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Bush cambia strategia mentre le "faces of the fallen" lo osservano

Scritto da MarioEs
giovedì 11 gennaio 2007

George Bush ha placidamente dichiarato che si "assume la responsabilità degli errori in IRAQ" e la soluzione, ovviamente, è cambiare strategia.
Una persona dotata di un minimo di logica penserebbe: finalmente anche Bush ha capito che la guerra non può risolvere i problemi dell'Iraq!
E invece no. Cambiare strategia per il nostro uomo significa mandare altri 21.000 soldati "freschi freschi" in Iraq, più un pò di batterie di missili Patriot in
Medio Oriente per «rassicurare gli amici e gli alleati di Washington e rafforzare la sicurezza in Iraq».
Anche un bambino direbbe che c'è qualcosa che in questo "cambiamento" non sembra proprio essere tale. Piuttosto sembrerebbe essere un "o la va o
la spacca", un ultimo step verso quello scenario che nessuno o quasi vuole pronunciare ed augurarsi : l'ESCALATION militare (do you remember the
Vietnam War?).
Bauman, lo cito per l'ennesima volta, le chiama le battaglie di ricognizione, che sono da intendersi in questo caso come azioni militari "sperimentali" nel
senso che vanno "alla ricerca casuale di un'unica mossa azzeccata tra tante errate e sconsiderate".
Una valanga di tentativi - dice il sociologo - non garantisce il successo, ma mantiene viva la speranza che tra tanti tentativi falliti almeno uno "centrerà il
bersaglio".
E cita George Bernard Shaw quando dice che "così come il merluzzo deve produrre migliaia di uova perchè un solo pesce raggiunga la maturità, il fotografo
deve scattare migliaia di foto per produrne almeno una soddisfacente".
Intanto sono state spese migliaia di vite di soldati americani e chissà quante di civili e militari iracheni.
Se volete vedere le facce dei caduti Usa, il Washington Post dedica uno spazio sul suo sito alle FACES OF THE FALLEN.

Fonte: www.kataweb.it
I Morti in Iraq hanno superato quelli dell'11/9

Quindi a Bush conviene far vibrare quest'ultimo tasto e vedere, come in una partita a poker, se il rilancio darà qualche frutto, visto che si sa
che comunque è molto probabile perdere (le prossime elezioni per i repubblicani e "forse" anche la guerra in Iraq).
E' interessante sottolineare, come detto da Vittorio Zucconi sulla Rai, che la popolarità dell'uomo è maggiore quando si parla di lotta alterrorismo, per
cui ...è non molto nascondibile il perchè si torni a parlare di terrorismo abbinandolo all'Iraq.
Come ha giustamente evidenziato Giuseppe Granieri nel suo "Il buco democratico" , la triste realtà è che il nostroPresidente del mondo non ha in
questo momento una vera responsabilità politica, in quanto alla scadenza del suo mandato non potrà più essere rieletto (non ci sono "shadow of future").
In questo inquietante scenario, sarà in grado di fare gli interessi del mondo? O anche solo degli Usa?
Rispondete voi (la mia risposta è implicita).
Ancora Bauman paragona le battaglie di ricognizione ai focus group ossia "agli strumenti di acquisizione di informazione preferito dai politici moderni
prima di decidere la mossa successiva: saggiare le reazioni dell'elettorato a determinate possibili iniziative non ancora intraprese (...)".
E' la tattica della "lotta libera" a prendere il sopravvento sulla politica e sulla relativa diplomazia.
Sarà forse, come dice Bonanate nel suo libro "La Guerra", che si raggiungerà, paradossalmente, la "pace quando ilvincitore (della guerra) avrà plasmato
l'ordine internazionale secondo le sue intenzioni"?.
Oppure, come dice sempre Bonanate, c'è da sperare in una risposta dell'opinione pubblica internazionale pacifica (non pacifista) grazie anche al
processo di globalizzazione e di interdipendenza mondiale?
Resta il fatto che dobbiamo tutti prendere coscienza che il mondo è "pieno" e non ci sono terre di frontiera da conquistare.
Dobbiamo perciò cambiare mentalità e modo di far politica più che strategia: perchè l'obiettivo è poter convivere in modo pacifico.
Sarà utopistico, ma quello è l'obiettivo. Non lo dimentichiamo MAI.