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Lart. 609 quater c.p., a differenza dellart. 609 bis c.p.

riguarda situazioni caratterizzate da


una condizione di preminenza, di autorevolezza del soggetto attivo sul minore, in ragione della
relazione fiduciaria intercorrente con esso, idonea a condizionare e a suggestionare il minore
stesso, inducendolo a prestare un consenso agli atti sessuali agevolato dalla specifica qualit
dell'agente senza tuttavia che costui ne faccia un uso strumentale per costringere il minore,
come invece richiesto per la configurabilit del diverso reato di violenza sessuale con abuso
di autorit ex art. 609 bis co 2 c.p.. (nella specie, La Corte Suprema relativamente all'accusa
mossa nei confronti di un insegnante, ritiene che mancava l'elemento dell'affidamento del
minore infrasedicenne per ragioni di istruzione, necessario per la configurabilit del reato di cui
allart. 609 quater, atteso che la vittima frequentava lo stesso istituto scolastico dell'imputato,
ma in una sezione diversa da quella in cui insegnava l'imputato, che non era dunque il suo
professore, ferma restando la responsabilit del docente ai sensi dellart. 609 bis c.p.).
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 6 dicembre 2012, n.47220 Pres. Petti est. Franco

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 27.9.010 il GUP del Tribunale di Trieste, all'esito di giudizio abbreviato, ha
ritenuto P.M. colpevole del reato di violenza sessuale, commesso ai danni di due allieve della scuola
media ove egli svolgeva la sua attivit di insegnante di lettere, e, con la diminuente del rito, ritenuta
la continuazione, lo condannava alla pena di anni sei di reclusione oltre pene accessorie come per
legge Con sentenza in data 27.9.2010 il GUP del Tribunale di Trieste, all'esito di giudizio ed oltre al
pagamento delle spese processuali, nonch al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili
costituite.
Proposto appello avverso detta sentenza da parte dell'imputato, la Corte di Appello di Trieste, con
sentenza in data 1.12.2011, in parziale riforma dell'impugnata sentenza, qualificati i fatti contestati
al P. ai sensi dell'art. 609 quater cp, rideterminava la pena inflitta in quella di anni cinque di
reclusione e sostituiva la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella
dell'interdizione dagli stessi per cinque anni. Confermava nel resto l'impugnata sentenza.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione il P. per i motivi di seguito esposti.
Al fine della comprensione della vicenda processuale opportuno esporre sinteticamente i fatti che
hanno dato luogo al procedimento. Esso tre origine dalla segnalazione pervenuta all'autorit
giudiziaria della relazione anche di carattere sessuale fra la minore C..R. , di anni tredici, alunna
della classe seconda media dell'istituto (OMISSIS) , dove il P. era insegnante supplente di lettere per
l'intero anno scolastico in corso, e lo stesso. La giovane studentessa, sentita a s.i.t. rivelava che il P.
era riuscito, con il suo modo di fare suadente ed accattivante, a conquistare la simpatia e la fiducia
incondizionata dell'intera classe, e in particolare era riuscito a catturare l'attenzione della giovane
allieva con la quale aveva instaurato un ottimo rapporto amicale. Tale simpatia si era presto
trasformata in una relazione con connotazioni sessuali. In particolare, in occasione di una gita
scolastica, al termine di una passeggiata serale con tutta la scolaresca durante la quale vi erano stati
gi degli approcci, il P. , al rientro in albergo, aveva portato la giovane alunna nella sua camera dove
l'aveva fatta distendere sul letto e, infilando la mano sotto gli indumenti, le aveva ripetutamente il
toccato il seno e la vagina, infilando un dito in quest'ultima, e aveva posto la mano destra della
ragazza sul suo organo genitale in erezione, tenendola ferma con la sua mano per vincere la
resistenza, fino a quando la ragazza si liberava dalla presa manifestando l'intenzione di uscire dalla
camera. Dopo quell'episodio la relazione continu e la giovane studentessa prese a frequentare,

dietro suo invito, la casa del P. ove si rec svariate volte avendo in quell'occasione altri contatti
sessuali.
Sottoposta la sua utenza telefonica di intercettazione, risult che il P. , quasi subito dopo la fine
della sua relazione con la R. , o in concomitanza con questa, aveva allacciato altra relazione di
analoga natura con altra alunna dell'istituto (OMISSIS) , questa volta della terza classe, G..K. , di
anni quattordici, avendo anche con lei circa sei incontri nella sua abitazione con la scusa di farle
fare delle traduzioni in inglese, remunerati dal pagamento di schede telefoniche; in quelle occasioni
compiva atti sessuali con la minore baciandola ripetutamente in bocca con la lingua, toccandole il
seno, il pube; una volta, prendendo di sorpresa la ragazza, afferrava la mano e riusciva a porla sopra
l'organo genitale in erezione (sopra gli indumenti), trattenendola contro la volont della minore, che
impaurita riusciva a liberarsi dalla presa.
1 - col primo motivo del ricorso, il P. , premesso che con la sentenza di appello il fatto
originariamente contestato come reato di cui all'art. 609 bis cp, sia al capo A) (fatti commessi ai
danni della minore C..R. ) che al capo B) (fatti commessi ai danni della minore G..K. ), stato
diversamente qualificato come reato ex art. 609 quater cp, ha dedotto l'inconfigurabilit, per gli
episodi ai danni della minore G..K. , di detta fattispecie criminosa, cos come diversamente
qualificata rispetto all'originaria imputazione.
Osserva in proposito la difesa del ricorrente l'assenza del requisito dell'affidamento per ragioni di
istruzione richiesto dalla norma suindicata in quanto il prof P. non era insegnante di ruolo
dell'istituto scolastico frequentato dalla K. , ma solo supplente, e neppure della sua classe; la
ragazza non era dunque una sua alunna e i fatti si sono svolti dopo la fine della scuola, fuori dal
contesto scolastico, per cui non ravvisabile alcun rapporto di custodia e/o affidamento del minore
all'insegnante;
2 - Col secondo motivo censura l'entit della pena irrogata contestando i criteri di determinazione,
in particolare gli indici rilevatori della ritenuta gravit del fatto, ovvero la capacit di affabulazione
e di persuasione, in quanto descritte con connotazione negative da una sua sola alunna a fronte delle
altre testimonianze di
stima e di apprezzamento delle qualit umane e di docente dell'imputato, e l'intensit del dolo.
Ulteriore motivo di doglianza riguarda la mancata riduzione, da parte dei giudici di appello, del
risarcimento del danno liquidato alla parti civili, per effetto dell'esclusione del pi grave reato di
violenza sessuale di cui all'art. 609 bis c.p.p., operata con la sentenza di secondo grado.

Considerato in diritto

Il primo motivo fondato


La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha diversamente qualificato i
fatti, originariamente contestati al P. ai sensi dell'art. 609 bis c.p., come reato punibile ai sensi
dell'art. 609 quater c.c.. Il bene giuridico protetto da detta norma non la libert di
autodeterminazione della sfera sessuale in quanto si ritiene che il minore non abbia ancora
raggiunto la. capacit di esprimere un valido consenso nell'ambito sessuale, che dunque

irrilevante, ma, proprio in vista del raggiungimento di tale obiettivo, la norma tutela l'integrit
psicofisica del minore con riguardo alla sfera sessuale in vista di un corretto sviluppo della propria
sessualit, proteggendolo dal rischio di approcci erotici che potrebbero incidere negativamente sul
processo di maturazione. E lo fa modulando gli interventi a tutela di questo bene in modo articolato,
avendo riguardo al diverso livello di maturit che caratterizza le fasi della crescita, distinguendo tre
diversa fasce di et: et inferiore a dieci anni, et compresa tra dieci e quattordici anni, et compresa
fra quattordici e i sedici anni. Infatti il legislatore ritiene che fino all'et di quattordici anni il minore
non ha ancora raggiunto uno stadio di sviluppo e di maturit psico - fisica necessari per intendere,
coscientemente le manifestazioni e valutare le conseguenze legate alla sfera sessuale, sicch il
delitto di cui all'art. 609 quater c.p., tutela il corretto sviluppo della personalit sessuale del minore
attraverso una sua assoluta intangibilit sessuale (art. 609 quater primo comma n. 1A ed ultimo
comma). Nella fascia di et ricompresa fra i quattordici anni e i sedici (art. 609 quater comma 1 n.2
c.p.p.) la tutela apprestata relativa in quanto si tiene conto che il minore, ha gi acquisito un certa
libert sessuale, tuttavia non ha raggiunto la completa maturit per cui potrebbe essere condizionato
nell'adesione all'atto sessuale dall'esistenza di rapporti fiduciari o di autorit, quali quelli indicati
dall'art. 609 quater comma primo n.2 c.p.p.. Di conseguenza il reato configurabile ai danni di
minori di et ricompresa nella suindicata fascia, solo qualora l'agente sia persona che abbia col
minore un rapporto di affidamento per ragioni di cura, istruzione, educazione, vigilanza, custodia, o
un rapporto di parentela o di convivenza. Si ritiene difatti che, proprio perch si sempre in
presenza di un adolescente che non ha ancora raggiunto la piena capacit di autodeterminazione,
certi tipi di rapporto non sono compatibili con il compimento di atti sessuali, stante il rischio di una
strumentalizzazione della fiducia riposta dal minore stesso, ci in ragione della peculiare relazione
esistente fra soggetto attivo e passivo del reato, della soggezione anche morale in cui si trova il
minore nei confronti di determinate persone e dell'influenza che le stesse possono esercitare su di
lui, in modo da poter agevolare il consenso o, comunque, impedirne un rifiuto. (v in tal senso Sez.
3, 13/05/2004-08/07/2004, Rv. 229358, Sez. 3, 25/02/2004-30/03/2004. Rv. 228610, Sez. 3,
27/05/2010 - 24/06/2010 Rv. 247289).
In entrambe le ipotesi il reato sussiste indipendentemente da alcuna forma di coercizione, in
presenza della quale ricorre il diverso reato di all'art. 609 bis c.p., nell'ipotesi aggravata, trattandosi
di minori, prevista dall'art. 609 ter c.p.p., Anzi la fattispecie in esame presuppone il consenso del
minore, sia pure condizionato dal particolare rapporto fiduciario con l'agente. In definitiva l'ambito
di operativit della norma in esame, che la distingue dalla diversa fattispecie di cui all'art. 609 bis
comma 2 c.p.p., circoscritto a situazioni caratterizzate da una condizione di preminenza, di
autorevolezza del soggetto attivo sul minore, in ragione della relazione fiduciaria intercorrente con
esso, idonea a condizionare e a suggestionare il minore stesso, inducendolo a prestare un consenso
agli atti sessuali agevolato dalla specifica qualit dell'agente senza tuttavia che costui ne faccia un
uso strumentale per costringere il minore, come invece richiesto per la configurabilit del diverso
reato di violenza sessuale con abuso di autorit ex art. 609 bis co 2 c.p..
Nella norma di cui all'art. 609 quater primo comma n. 2 c.p. ci che rileva la ruolo ricoperto; il
reato ricorre per il solo fatto della posizione rivestita dall'agente, che ingenera la presunzione di un
consenso del minore condizionato dalla relazione di affidamento esistente fra i due soggetti, mentre
nell'altro previsto dall'art. 609 bis c.p., l'abuso di autorit' comporta un uso strumentale della stessa
per costringere il minore a subire, senza consenso, gli atti sessuali.
Discende all'articolato sistema di tutela predisposto dalla norma in esame, che, mentre per i minori
degli anni quattordici, il reato di atti sessuali con minorenne configurabile sulla sola base del dato
anagrafico, per i minori che li hanno gi compiuti ma che non abbiano ancora compiuto gli anni
sedici, occorre il concorso di un ulteriore requisito afferente la qualit dell'agente, e cio che costui
sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore o altra persona cui per

ragioni di cura, educazione istruzione vigilanza, custodia, il minore affidato, o che abbia con
quest'ultimo una relazione di convivenza.
Venendo al caso in esame, ritiene questa corte che tale ulteriore requisito, segnatamente
l'affidamento del minore infrasedicenne per ragioni di istruzione, manchi nella relazione instaurata
fra il P. e la minore G..K. .
Come emerso dalle sentenze di merito, la K. frequentava la scuola media (OMISSIS) ma in una
sezione diversa da quella dove insegnava l'imputato, che non era dunque il suo professore.
Tale circostanza non di per s sola idonea ad escludere la fattispecie criminosa in esame in quanto,
secondo consolidato indirizzo di questa Corte 'La condizione di affidamento per ragioni di
istruzione, di vigilanza o di custodia prevista per il reato di atti sessuali con minorenne (art. 609quater, comma primo, n. 2, cod. pen.) pu avere carattere temporaneo o occasionale, potendo
configurarsi anche quando il soggetto attivo non sia l'insegnante diretto del minore, ma appartenga
comunque alla stessa struttura scolastica, all'interno della quale venga a diretto contatto con la
vittima in ragione dell'incarico di svolgere lezioni o sostituzioni nelle varie classi (Cass sez. 3,
14/03/2012 - 10/07/2012 Rv. 253053, Sez. 3 22/05/2007 - 05/06/2007 Rv. 236735).
Bench non sia richiesto che l'agente svolga stabilmente le funzioni di insegnante della classe
frequentata dal minore, potendo anche essere un mero supplente che abbia rivestito
occasionalmente tale ruolo, tuttavia necessario che il contatto fra lo studente infrasedicenne e
lagente avvenga in ambito scolastico e in ragione della docenza, perch, diversamente, non sarebbe
configurabile il rapporto di affidamento per ragioni di istruzione educazione vigilanza richiesto
dall'art. 609 quater comma 1 n 2c.p.p..
Ebbene, tale condizione non ricorre nel caso in esame.
Il P. , oltre a non essere l'insegnante titolare della classe frequentata dalla parte offesa, non era
neppure supplente di quella classe e non aveva mai svolto, neppure occasionalmente, attivit di
insegnamento che lo ponessero a contatto con la minore K.G. . Egli apparteneva, si, in qualit di
insegnante supplente di altra classe, alla struttura scolastica frequentata dalla minore, ma non era
mai stato il suo insegnante, neppure occasionalmente.
L'incontro fra l'imputato e la studentessa era avvenuto quando l'anno scolastico era da poco
terminato, fuori dal contesto scolastico, in occasione di un raduno sulla, spiaggia, organizzato, per
festeggiare la fine della scuola, dagli alunni del P. insieme allo stesso, incontro cui la ragazza aveva
partecipato pur non appartenendo a quella classe. Peraltro, avendo la K. terminato la terza media,
dopo la parentesi estiva non avrebbe pi ripreso a frequentare l'istituto scolastico ove insegnava
l'imputato.
Non pare condivisibile la tesi sostenuta dai giudici di appello secondo cui il rapporto di docenza
aveva avuto prosecuzione anche nella fase estiva, in cui si sono svolti i fatti contestati, sia pure in
forma diversa presso l'abitazione del professore, ove la K. si recava per svolgere per suo conto della
traduzioni in lingua inglese; che quindi il P. avesse conservato tale ruolo nei confronti della minore
allorch si sono svolti gli accadimenti contestati.
La qualit di insegnante della giovane studentessa non pu riconoscersi al P. neppure con
riferimento a tale attivit. Il fatto che la ragazza traesse dalle traduzioni una remunerazione, sia pure
modesta, vale ad escludere che esse venissero svolte nell'ambito di un rapporto di docenza.

In definitiva, come dato di desumere dalla pacifica ricostruzione dei fatti contenuta nelle sentenze
di merito, il ricorrente non ha mai svolto la funzione di insegnante, sia pure solo occasionalmente e
temporaneamente, nei confronti della parte offesa K.G. , n durante l'anno scolastico n durante la
pausa estiva.
Deve dunque essere disattesa la sentenza impugnata in punto di sussistenza di un rapporto di
affidamento per ragioni di istruzione fra l'imputato e la minore G..K. . Discende da ci
l'inconfigurabilit del reato di cui all'art. 609 quater comma 1 n. 2 c.p.p. contestato al capo B).
La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata limitatamente al capo B) con, eliminazione
della relativa pena.
2- invece infondato il secondo motivo concernente la misura il trattamento sanzionatorio.
Si richiamano in proposito i principi costantemente espressi dalla Suprema Corte, secondo cui le
statuizioni in ordine all'entit della pena, implicando una valutazione discrezionale tipica del
giudizio di merito, sfuggono al sindacato di legittimit qualora non siano frutto di mero arbitrio o di
ragionamento illogico e siano sorrette da sufficiente motivazione. Proprio perch la determinazione
della misura della pena tra il minimo e il massimo edittale rientra nell'ampio potere discrezionale
del giudice di merito, questi ottempera all'obbligo motivazionale di cui all'art. 125, comma terzo,
cod.pen. anche se abbia valutato globalmente gli elementi indicati, nell'art. 133 cod. pen. e, qualora
la determinazione della pena non si discosti eccessivamente dai minimi edittali, anche adoperando
espressioni come 'pena congrua', 'pena equa', 'congruo aumento', ovvero richiamandosi alla gravit
del, reato o alla personalit del reo. (Cass. Sez. III, Sentenza del 29/05/2007 RV 237402, Sez. 4,
Sentenza n. 41702 del 20/09/2004 Rv. 230278).
Tanto premesso, la Corte di Appello, in sede di rideterminazione della pena a seguito della diversa
qualifica giuridica data ai fatti e alla conseguente esclusione dell'aggravante in equivalenza della
quale erano state poste le generiche, ha apportato innanzitutto una riduzione per effetto della
esclusone della fattispecie della violenza sessuale e ha fornito una convincente argomentata e logica
motivazione delle ragioni della determinazione della pena irrogata. Altrettanto infondata la
censura relativa alla mancata riduzione del risarcimento del danno (riguardante il solo capo A
essendosi costituiti parte civile solo i genitori della minore R.C. ), che avrebbe dovrebbe conseguire
alla, eliminazione della fattispecie di reato pi grave, l'art. 609 bis, esclusa dalla Corte di Appello.
E difatti il danno subito dalla minore R.C. , indipendentemente dalla esclusione della fattispecie
criminosa ex art. 609 bis per effetto della riqualificazione dei fatti come reato di cui all'art. 609
quater c.p.p, rimane inalterato in quanto discende dalla condotta complessiva dell'imputato; esso
altrettanto grave se si considerano gli effetti negativi derivanti dall'opera di persuasione posta in
essere dal prevenuto per convincere la minore, approfittando della fiducia incondizionata riposta in
lui, attraverso manifestazioni di innamoramento, a compiere gli atti sessuali, impedendole di
coglierne la reale portata, condizionandone la maturazione psico fisica, distorcendo la percezione di
certi fondamentali valori, quale il rapporto insegnante - discente.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al


capo B) perch il fatto non sussiste ed elimina la relativa pena di anni uno di
reclusione. Rigetta nel resto il ricorso.