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UNIVERSIT DEGLI STUDI ROMA TRE

FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA


CORSO DI LAUREA IN LETTERE

TESI DI LAUREA IN STORIA DELLARTE MEDIEVALE

IL SEGNO DELLA VISIONE-VISIONI DI COSTANTINO NELLA TESTIMONIANZA


DI EUSEBIO RELATIVAMENTE ALLA VITA CONSTANTINI.

LIVIA TIRITICCO Matricola 41056/20


Relatore SILVANA CASARTELLI NOVELLI e Correlatore FABRIZIO BISCONTI

ANNO ACCADEMICO 2001 - 2002

INDICE

- INDICE
- INTRODUZIONE:
A) La questione nella letteratura storico artistica e iconografica.
B) Il segno della visione di Costantino: Lattanzio ed Eusebio.
B1 -Lattanzio e il De mortibus persecutorum.
B2 -Eusebio e la duplice testimonianza della visione.
1) ANALISI DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI CHE RINVIANO AL SEGNO DELLA
VISIONE, CON RIFERIMENTO AI RISPETTIVI CONTESTI DI OCCORRENZA.
1.1 Edizioni e traduzioni
1.2 Parallelo dei sintagmi nel testo, confronto tra latino, greco
e italiano.
1.3 Anagrafe dei lessemi e sintagmi in riferimento alla loro
collocazione testuale.
1.3.1 qeoshmeia tij e)pifainetai ADMIRABILE SIGNUM
Liber I, 28.1
1.3.2 to/n tou/ staurou= tro/paion CRUCIS TROPAEUM
Liber I , 28.2
1.3.3 to\ su/mbolon SIGNUM
Liber I, 29-30
1.3.4
kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon

p.I-III
p.IV-X
p.IX-XII
p.XI-XIII
p.1
p.2-24

p.25
p.26
p.27

SALUTARIS APPELLATIONIS SIGNUM

Liber I, 31.1

p.28
1.3.4 a to/n staurou= tro/paion CRUCIS TROPAEUM
Liber I , 31.2
p.31
1.3.4 b to\ swth/rion shmeion SALUTARE SIGNUM
Liber I , 31.3
p.32
1.3.5
to shmeion SIGNUM
Liber I, 32.1-2
p.33
1.3.5 a to\ su/mbolon SYMBOLUM
Liber I, 32.2
p.34
1.3.5 b tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj TROPAEUM VICTORIAE
Liber I, 32.2
p.35
1.3.6
te to\ nikhtiko\n tro/paion TROPAEUM VICTORIAE
Liber I, 37
p.36
1.3.6 a to\ swth/rion shmeion SALUTARE SIGNUM
Liber I, 37
p.37
1.3.7
to\ swth/rion shmeion
SALUTARE SIGNUM
Liber I, 39-41
p.38
1.3.7 a me/ga tro/paion TROPAEUM
Liber I, 40.1
p.41
1.3.8
to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon SALUTARIS PASSIONIS SIGNUM
Liber II, 4.2
p.41
1.3.9
to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II, 6.2
p.43
1.3.10 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II, 7
p.45
1.3.11 to shmeion
SIGNUM
Liber II, 9.1
p.46
1.3.12
to\ swth/rion tro/paion
SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II, 9.2
p.46
I

INDICE

1.3.12 a to/n tro/paion SALUTARE TROPAEUM


Liber II, 9.2
p.47
1.3.13
to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II, 16.1
p.48
1-3-14 to\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion SALUTARE SIGNUM
Liber II, 16.2
p.49
1.3.15 to\ tou= pa/qouj tro/paionDOMINICAE PASSIONIS TROPEUM
Liber III, 1.2
p.50
1.3.16 th/n swth/rion e)phgoriaj SALUTARE VOCABULUM
Liber III, 2.2
p.51
1.3.16 a to\ swth/rion shmeion
SALUTARE SIGNUM
Liber III, 2.2
p.52
1.3.16 b te to\ nikhtiko\n tro/paion TRIUMPHALE TROPAEUM
Liber III, 2.2-3.1
p.53
1.3.17 to\ swth/rion shmeion SALUTARE SIGNUM'
Liber III, 3.1
p.54
1.3.18 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber III, 3.2
p.55
1.3.19
to\ gnwrisma tou= a(giwta/tou e)keinou pa/qouj SACRATISSIMAE
ILLIUS PASSIONIS MONUMENTUM

Liber III, 30.1

p.56

1.3.20

th\n tou= swthriou pa/qouj pistin DOMINICAE PASSIONIS FIDEM


(riferito alla grotta)

1.3.21

h( ne/a kateskeua/zeto Ierousalh/m NOVA JERUSALEM

Liber III. 30.4

p.57

Liber III, 33.1


p.58
1.3.21a th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn TROPAEUM VICTORIAE
Liber III, 33.1
p.59
1.3.21b mnh=ma qespe/sion DIVINUM MONUMENTUM
Liber III, 33.3
p.62
SACRO SPECO Liber III, 35-38
p.63
1.3.22
1.3.23 to\n newn swthriou a)nasta/sewj e)narge\j a)nisth martu/rion basileu/j
SALUTIFERAE RESURECTIONIS TESTIMONIUM

Liber III, 40
1.3.24 to/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon

p.63

SIGNUM DOMINICAE PASSIONIS

Liber III, 49
1.3.25

p.64

te to\ nikhtiko\n tro/paion TRIUMPHALE SIGNUM AC TROPAEUM

Liber IV, 5.2


1.3.26

e)kklhsiaj qeou=

p.65
IN PALATIO ECCLESIAM DEI CONSTITUIT

Liber IV, 17.1


1.3.27

p.66

to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon SALUTARIS TROPAEI SIGNUM

Liber IV. 21
1.3.27 a to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber IV. 21
2) IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO, to\ nikhtiko\n tro/paion.
2.1 Il Labaron costantiniano originario.
2.2 L o)qo/nh.
2.3 Le immagines.
2.4.Il trofeo innanzi.

p.67
p.68
p.70
p.71
p.73
p.75
II

INDICE

2.5 Historia Ecclesiastica e Vita Costantini. La statua con lasta.


Differenza tra la statua con lasta e il labaron.
p.76
3) shmeion tro/paion su/mbolon = I LUOGHI DELLA ISOMORFIA SEMANTICA.
3.1 Determinazione di tro/paion rispetto a do/ru nel Labaron. p.78
3.2 Le varie combinazioni semantiche dei sintagmi complessi
con tro/paion.
p.79
3.3 Un esempio di isomorfia della forma dell espressione e
del contenuto con diversa funzione e diverso contesto. p.81
3.4 Isomorfia semantica delle forme e materie del contenuto
delle diverse espressioni verbali.
p.82
- CONCLUSIONE.
p.87
- GLOSSARIO.
p.88
- INDICE NUMERICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI RELATIVI ALLA VISIONE
OCCORRENTI NEL TESTO.
p.89
- INDICE ANALITICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI.
p.91
- INDICE ANALITICO DEI TEMI EVIDENZIATI.
p.94
- INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI.
p.96
- FONTI DI RIFERIMENTO
p.99
- BIBLIOGRAFIA
p.100
- TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI
p.107-127

III

INTRODUZIONE

INTRODUZIONE
Linteresse di questo argomento di analisi per una tesi di storia dellarte
medievale consiste nella ricchezza, ed anche complessit, della testimonianza
di Eusebio Cesareae Palaestinae Episcopus, lautorevolissimo apologeta e
biografo e amico personale dellimperatore Costantino, relativamente al segno
della visione/visioni costantiniane, nel merito sia della sua forma sia del suo
significato; e quindi della sua rappresentazione in immagine nellarte
cristiana del secolo IV e seguenti.
A) LA QUESTIONE NELLA LETTERATURA STORICO ARTISTICA E ICONOGRAFICA.
Nella letteratura storico artistica e iconografica, il segno della visione
costantiniana viene tradizionalmente confuso con la rappresentazione della
croce del Golgotha, facendolo coincidere, nel suo statuto di simbolo cruciforme,
con limmagine della croce=strumento del supplizio.
Per chiarire questo sbandamento iconografico, prendiamo in esame
alcuni passi della letteratura storica-artistica, aprendo lanalisi da Grabar,
Martyrium. Recherches sur le culte des Reliques et de lart chretien antique,
edito nel 1946, in cui lautore dichiara di interrogarsi sullinvasione
dellimmagine cruciforme nelliconografia cristiana, relativamente al culto della
Passione, spiegando che: La croce gemmata e tutte le croci di tutte le forme e
di tutte le dimensioni che larte cristiana riprodurr instancabilmente a partire
dal V secolo... imputabile al culto della reliquia della vera croce fondata
allepoca costantiniana a Gerusalemme 1
e ancora che la rappresentazione della croce gemmata nasce quale copia de:
la croce di metallo prezioso e magnificamente decorata che dopo Teodosio II
(408-450) (rimpiazzando forse unaltra croce, meno preziosa e pi antica), si
innalzava davanti allatrium interno del Golgotha 2
Per concludere: la croce trionfale appartiene ad una delle principali creazioni
delliconografia palestinese della Passione. 3
Qui viene individuato quello che, da ultimo, Silvana Casartelli Novelli 4 indica
come:
Uno slittamento di codice, dal segno cruciforme (di valenza iconica e identit semantica
ben precisa) alloggetto croce=strumento della crocifissione di Ges Nazareno assunta ,da
Grabar, a referente paradigmatico <<de lenvaissemente par les images de la croix de lart
chrtien, qui pendant plusieurs sicles lignora completement>> 5

In ultimo constatiamo, attraverso la leggendaria invenzione del


ritrovamento della vera croce da parte di Elena, come la lezione di Grabar
unifica sia le immagini della croce gemmata formata doro e di pietre preziose

Traduzione da GRABAR 1946 (1972 Variorum reprint), p.188 e 275.


Traduzione da GRABAR 1946 (1972 Variorum reprint), Vol. II, p. 188 e cfr. anche CASARTELLI
NOVELLI 1996 A, in part. cap.3.1 p.62 ss.
3Traduzione da GRABAR 1946 (1972 Variorum reprint), p.275
4 CASARTELLI NOVELLI 2000 B, in c.d.s.
5 CASARTELLI NOVELLI 2000 B, in c.d.s., Traduzione da GRABAR 1946 (1972 Variorum reprint, p. 276,
per quanto riguarda la citazione in francese. [...] le invasioni delle immagini della croce nellarte cristiana,
che durante molti secoli lignor completamente []
1
2

IV

INTRODUZIONE

e sia le immagini della croce fiorita, a immagini del culto della croce della
Passione. 6
Relativamente al segno della visione Grabar opera una netta cesura,
stimando che: lunico contributo di Costantino alla iconografia cristiana il
monogramma di Cristo; 7 operando quindi una vera distinzione fra il segno
della visione come monogramma/cristogramma e le polimorfiche immagini
cruciformi, gemmate e fiorite, il cui referente nella croce patibolo.
Nel volume de Larte paleocristiana. Visione e spazio dalle origini a Bisanzio.,
M. Zibawi non ignora la simbologia del segno cruciforme quale segno cosmico,
presente nella figurazione cristiana, per cui leggiamo:
La croce vittoriosa accompagna colui che conduce <<alle fonti delle acque della vita>>
(Ap.7,17). Dalle pareti dei cimiteri alle cupole delle chiese si erge per unire le profondit
della terra alle altezze dei cieli. La forme primitive del nuovo albero della vita si evolvono e
si moltiplicano, i padri della chiesa nascente vedevano nello strumento della redenzione un
segno cosmogonico divino. La X impressa dal Demiurgo sulluniverso soltanto una nuova
versione della croce di bronzo issata da Mos sul tabernacolo; Giustino afferma: <<Platone
lesse la narrazione ma senza comprenderla bene. Non vide che quel segno era una croce,
credette che fosse una X e disse che dopo Dio, il primo principio, la seconda virt era
impressa come una X nelluniverso>>. Nel III secolo, sui graffiti delle catacombe, la
<<seconda virt>> presenta rami di uguale lunghezza e appare unita allancora e alla
palma. Incisa <<a forma di T>> accostata ai nomi impressi sui marmi sepolcrali per
fortificare i defunti e <<portare loro la grazia>> 8

Si osservi che, mentre, J.Ries, nellintroduzione della stessa opera, pone


in risalto limmaginario dellhomo religiosus e le immagini ierofaniche che
nascono dalla simbolica del sacro, come lalbero e lacqua della vita, le
immagini antropomorfe, fitomorfe e zoomorfe, nonch quelle geometriche
appartenenti alla lingua sacro, M. Zibawi, sottolinea il recupero dei segni
archetipi del sacro, mettendo in luce la continua isomorfia semantica che da
questo immaginario, passando per il segno cosmogonico divino della X del
Demiurgo platonico e dallAntico Testamento al testo dellApocalisse, arriva a
ricongiungersi alla X, quale iniziale del Nome di Cristo.(Tav. I, IV a e b, V a e b)
In Zibawi, dunque, il monogramma costantiniano vale lidentit di segno
cruciforme teologico, recuperando il valore simbolico del segno divino delle
Sacre Scritture.
Ma continuando la lettura del saggio di Zibawi, leggiamo:
Sul finire del IV secolo, allepoca di Teodosio [quindi Tedosio I (379-395)], lo strumento del
supplizio viene ricoperto di gemme e di perle e posto nellabside della chiesa. Sui mosaici
che decorano le dimore di Dio, la croce di gloria riluce nei cieli delle cupole; issata sul trono
vuoto delletimasia, annuncia il ritorno di colui che <<si estende nellimmenso spazio da
Nord a Sud, e invita alla conoscenza del Padre gli uomini ovunque dispersi>> 9

6 CASARTELLI NOVELLI 2000 B, in c.d.s.: [] In qualsiasi forma e materia dellespressione, tutte le


polimorfiche invenzioni/creazioni delle croci dominanti la scaena christiana a partire dalla visione di
Costantino e dalla sua Pace della Chiesa, dice Grabar, avrebbero il loro referente nella croce patibolo, del
Golgotha.
7 GRABAR 1983, p.60
8 CRIPPA - ZIBAWI 1998, p.308
9 CRIPPA - ZIBAWI 1998, p.308

INTRODUZIONE

In merito allalbero della vita, menzionato da Zibawi quale immagine


ierofanica archetipa e archetipica della simbolica del sacro, vorremmo
considerare che essa non pu trovare la sua identit nello strumento del
supplizio, non rappresenta lalbero della morte ma della rigenerazione e non
diventa mai croce della Passione, tanto meno nellimmaginario messianico
cristiano.
Riportiamo alcuni passi esaustivi delle Sacre Scritture:
Lungo il fiume, su una riva e sullaltra, crescer ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde
non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perch le loro
acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.
(Ez. 47,12)
Mi mostr poi un fiume dacqua viva limpida come di cristallo, che scaturiva dal trono di Dio
e dellAgnello. In mezzo alla piazza della citt e da una parte e dallaltra del fiume si trova
un albero di vita che d dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dellalbero
servono a guarire le nazioni.(Ap.22,1-2) 10

Dunque lalbero della vita e il segno cruciforme sono immagini


cosmogoniche, nello statuto di simbolo dellImmortalit e della Rigenerazione
cosmica.
(Tav. II, III)
Rileviamo che Zibawi riprende la tesi di Grabar, ma ponendo,
relativamente alla figura della croce, lo strumento del supplizio come referente
della croce gemmata e della croce fiorita nelle absidi delle Chiese.
Inoltre notiamo che linvenzione della croce gemmata viene anticipata
dalle date di Teodosio II, citato da Grabar, alle date di Teodosio I, quindi di fine
IV secolo, nel tentativo di creare nella croce gemmata del Golgotha
larchetipo/prototipo delle croci gemmate figurate nelle absidi delle Chiese,
presenti in particolare nelle Chiese romane, a cominciare da S. Pudenziana.
Nella letteratura relativa allimmaginario paleocristiano, segnaliamo
inoltre che, la croce gemmata viene letta come collocata sul trono vuoto
delletimasia (preparato per) diventando un simbolo deuteroparusiaco, ossia
della seconda venuta del Messia per il Giudizio Universale alla Fine dei
Tempi.
Entrambe le lezioni di Grabar e di Zibawi hanno fissato, pur a diverso
titolo, una distinzione fra il segno della visione di Costantino e la croce
gemmata, fissandone due opposte identit iconiche, luna di segnosimbolo
che discende e appartiene allimmaginario archetipo e archetipico del sacro,
laltra di copia ovvero di immagine rappresentativa di un oggetto-stato del
mondo fisico naturale, costituito dalla croce del supplizio patita dal Cristo sul
Golgotha.
Come ultima conclusione di questa linea interpretativa delle croci, in
particolare dei mosaici romani apocalittici E. Parlato, relativamente al mosaico
absidale di San Clemente, e nello specifico della rappresentazione della
Crocefissione che si innalza al suo centro nel tipo del Christus Patiens,
leggiamo:
[] la croce che ne segna lasse di simmetria erede delle croci gemmate di et
costantiniana.
10 CORSINI 1980, Ap.22,1-12: E mi mostr un fiume dacqua di vita, limpido come di cristallo, che
sgorga dal trono di Dio e dellAgnello. In mezzo alla piazza e sulle due rive del fiume, lalbero della vita,
che fruttifica dodici volte, in quanto produce ogni mese il suo frutto; e le foglie dellalbero [servono] per
curare le genti

VI

INTRODUZIONE

dove abbiamo lultima confusione interpretativa per cui la Crocifissione di San


Clemente in Roma sarebbe iconograficamente e semanticamente isomorfa alle
croci gemmate delle decorazioni musive absidali romane del V e IV secolo.
(Tav. VI)
In merito alle absidi delle Dimore di Dio, pertanto lecito interrogarci su
come vengano letti gli iconema-fulcro delle decorazioni absidali delle basiliche
romane, in particolare nel mosaico della basilica di S. Maria Maggiore in Roma,
che Sisto III (432-440) dedicava plebi Dei.
Nella zona absidale di questa basilica al centro dellarco abbiamo, allinterno
delliride smeraldina apocalittica, la croce gemmata posta sul trono gemmato
ricco di tutti i simboli cristologici-apocalittici (sul cuscino poggiano la clamide
purpurea e il diadema, sotto al trono il suppedaneo col rotolo dei sette sigilli).
(Tav. VII, VIII)
Leggiamo dallApocalisse:
Ed ecco, cera un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era
simile nellaspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il
trono. (Ap.4, 2b-3) 11
E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto
sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. (Ap.5,1) 12

Dunque il trono non vuoto, ma vi la presenza di Colui, il Cristo


(Lo/goj di Dio incarnatosi per il compimento dellopera di salvezza dellumanit
nel tempo della Chiesa, sposa di Cristo sulla terra), che rappresentato , non
in forma umana ma in figura di croce gemmata.
Mentre abbiamo visto che, da Grabar in poi, limmagine della croce
gemmata posta sul trono gemmato delliconema-fulcro di S. Maria Maggiore
viene letta come rappresentazione dello strumento del supplizio ricoperto di
pietre preziose e perle.
Relativamente alliconografia romana, a Grabar 13 spetta di avere distinto
che i grandi manifesti absidali del V-IX secolo sono unicamente ispirati
allApocalisse giovannea, ma Egli pensa ancora allApocalisse come ad un
testo deuteroparusiaco, secondo la lectio tardo medievale, e non allApocalisse
come testo della cristologia rivelata quale stata recentemente riproposta nel
suo messaggio originario da Corsini e da Ravasi, recuperando il significato
stesso della parola Apocalisse =Rivelazione del Cristo=Emmanuel,
Lo/goj incarnato a compiere lopera di salvezza di Dio per lumanit tutta.
Completamente diverso il risultato della nuova lettura del messaggio
simbolico apocalittico restituitoci da Corsini e da Ravasi. 14
Nella basilica di S. Maria Maggiore al centro dellarco absidale, al di sotto
delliride smeraldina e delliconema del trono - croce gemmata, campeggia il
titulus XISTUS EPISCOPUS PLEBI DEI della dedica di Sisto III (432-440), insieme
11 CORSINI 1980, Ap.4, 2b-3: Ed ecco, un trono stava collocato nel cielo e sul trono uno seduto.
Questo Seduto appariva alla vista come pietra di diaspro e di sardonice. Intorno al trono, un arcobaleno
che appariva simile a smeraldo.
12 CORSINI 1980, Ap.5,1: E vidi nella destra del Seduto sul trono un libro scritto dentro e fuori,
sigillato con sette sigilli.
13 Sullargomento pi ampiamente e in modo pi esaustivo Vd. CASARTELLI NOVELLI 1996 A, in
part. cap.2.5 pp.60-62 e cap. da 3.2 a 4.3 pp.69-79.
14 CORSINI 1980 e RAVASI 1999.

VII

INTRODUZIONE

con lampio programma decorativo musivo, al popolo di Dio, in quanto non


solo il popolo eletto ora il destinatario dellopera di salvazione ma, attraverso
lIncarnazione del Cristo luniverso popolo di Dio. Questo il messaggio della
Chiesa di Roma, lannuncio del IV e V secolo impostato sulla simbologia
apocalittica della <<cristologia rivelata>>, come osserva S.Casartelli Novelli: 15
la croce gemmata [] viene figurata usando quale sostanza semica del suo piano
despressione la sostanza semica del piano espressivo .. delloreficeria preziosa
nellApocalisse; distinguendo pertanto che questa croce gemmata costituisce il modello
semiotico specificatamente romano della croce-salutis di Costantino-Eusebio, codificato a
Roma circa dalla met del IV secolo nel testo-salutis <<apocalittico>> romano
contestualmente alla invenzione o messa in codice nellarte cristiana delle teofanie-visioni
absidali tratte dallApocalisse di Giovanni.

E ancora:
Testo-salutis che ritengo modellizzato con un peculiare processo semiosico di
transcodificazione iconica dal racconto scritturistico delle visioni dei capp. IV e V
dellApocalisse il macrotesto di preziosa oreficeria achiropita che <<compie>>
la rivelazione giovannea.
La Gerusalemme nuova scende dal cielo tra gli uomini, trovando la sua
realizzazione nella Chiesa e in particolare nella Chiesa di Roma Mater Ecclesia
Catholica, cos come era stata proclamata nel Concilio cristiano di Arles nel 314
(convocato da Costantino).
Limmaginario apocalittico viene mantenuto dalla Chiesa di Roma nelle
sue straordinarie decorazioni musive: da S. Pudenziana, del tempo di papa
Siricio (384-399), la data pi alta, e la pi bassa del tempo di papa Innocenzo I
(402-417), fino ai mosaici absidali del pontificato di Pasquale I (817-824) S.
Prassede, S. Maria in Domenica e S. Cecilia eseguite in piena et carolingia e
del pontificato di Gregorio IV (827-844). (Tav. IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV)
Nelle citazioni da S. Casartelli Novelli,sopra riportate, possiamo verificare
la proposta di una continuit iconica-semantica fra il segno della visione
costantiniana e la croce gemmata.
Abbiamo anche rilevato come il segno della visione costantiniana sia un
segno che nella tradizione giudeo-cristiana e gentilo-cristiana discende dalla
tipologia dellimmagine cruciforme nella figura del Tau, presente nellAntico
Testamento come nellApocalisse giovannea:
(Tav. XVI, XVII)
Il Signore gli disse: <<Passa in mezzo alla citt, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau
sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono>>
[] << [] Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze,
bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte;
cominciate dal mio santuario!>>.(EZ.9,4.6) 16
Vidi poi un altro angelo che saliva dalloriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E grid a
gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il
mare:<<Non devastate n la terra, n il mare, n le piante, finch non abbiamo impresso il
sigillo del nostro Dio sulla fronte dei Suoi servi>>. (Ap.7,2-3) 17

CASARTELLI NOVELLI 1996 A, nellordine citato pp.78,48, e cfr. anche p. 81.


Cfr. Anche Es.12, 7.13 per il tema delle porte degli israeliti segnate con il sangue dellagnello in
Egitto; Is.44,5 per il tema dellappartenenza al Signore.
17 Cfr. TESTA 1981, P.15
15
16

VIII

INTRODUZIONE

Come osservano Bagatti e Testa 18 i monogrammi cristologici esistono dai


primissimi anni della Chiesa, documentati in particolare dagli ossuari giudeocristiani ritrovati al Dominus Flevit di Gerusalemme.
La lezione della Casartelli Novelli si distingue, nel merito, perch afferma
non solo la continuit morfologica ma anche lisomorfia semantica tra il segno
della visione costantiniana croce, croce monogrammatica e chrismon e
limmagine della croce gemmata ritenendo che il segno-salutis costantiniano
trova la sua espressione nella croce in oreficeria gemmata e preziosa, come
risulta dalla lezione della visione di Eusebio.
(Tav. XVIII, XIX)
Per cui leggiamo:
Alla luce dellavanzamento generale degli studi sullontologia funzionale del linguaggio
delle immagini nella simbolica della cultura, risulta [] che le polimorfiche croci=immagini
cruciformi dominano la totalit della figurazione paleocristiana e altomedievale in assoluta
autonomia di codice e/o antinomia semantica rispetto al racconto della crocifissione: a
cominciare dalle massime invenzioni/creazioni musive dei massimi programmi absidali
romani di IV-IX secolo, la cui iconografia lo stesso Grabar ha peraltro riconosciuto
distinguersi in quanto i soli ispirati unicamente allApocalisse.

Inoltre lAutrice, sempre in riferimento ad Eusebio, sottolinea che:


la mancata comprensione dellimmaginario giovanneo, a partire dal Bassomedioevo ha
fissato in chiave millenaristica e deuteroparusiaca limmaginario visionario cui nel tempo
del giudeo-cristianesimo e dei martiri lesule Giovanni affidava al contrario lannuncio della
<<escatologia gi realizzata>> e/o <<cristologia rivelata>> dellApocalisse/Rivelazione []
il piccolo libro che lantimillenarista Eusebio ha assunto autorevolmente a testo sacro 19

A questo punto risulta nodale rispetto alla spiegazione delliconografia romana


dei secoli IV-IX ed in generale paleocristiana e altomedievale, una analisi del
testo di Eusebio relativamente alla figura e materia dellespressione/figura e
materia del contenuto del segno della visione/visioni di Costantino.
B) IL SEGNO DELLA VISIONE DI COSTANTINO: LATTANZIO ED EUSEBIO.
B1) LATTANZIO E IL DE MORTIBUS PERSECUTORUM.
Il breve scritto viene riguardato come una fonte preziosa per i primi anni
del regno di Costantino. Il Franchi 20 osserva che Lattanzio non sempre
imparziale nei suoi giudizi, ma si dimostra accuratissimo nel riferire gli
avvenimenti del suo tempo dei quali ha una conoscenza sicura e spesso
circostanziata, e tende a riportare la guerra tra Costantino e Massenzio in una
forma espositiva breve e chiara. 21 Al proposito leggiamo:
Se la istituzione del labaro precedette di molto la discesa di Costantino, Lattanzio forse lo
lasci in disparte nel racconto poich il suo intento era quello di accennare, ancor pi che
riassumere per sommi capi, la rapida marcia attraverso lItalia e la battaglia di ponte
Milvio. Lattanzio non si occupa dei precedenti della spedizione ma ci trasporta subito sulle
rive del fiume Tevere, tralasciando le vittorie anteriori quali Susa, Torino, Milano, Verona,
Aquileia, Modena.

BAGATTI 1981, TESTA 1981.


CASARTELLI NOVELLI 2000 B in c.d.s., nel cui interno vi il riferimento a GRABAR 1946 (1972
Variorum reprint), p.231, CORSINI 1980 e ROSSANO1980.
20 FRANCHI D CAVALIERI 1953, p.5
21 FRANCHI D CAVALIERI 1913, p.178 s.; TARTAGLIA 1984, V.C. I, 28.1, p.50 n.80.
18
19

IX

INTRODUZIONE

Per quanto riguarda linquadramento storico della testimonianza di Lattanzio,


sappiamo che egli fu nominato, da Costantino, precettore di Crispo, figlio
primogenito dellimperatore, verso il 316 o il 317 e da allora dimor a Treviri
nelle Gallie.
Il De mortibus risale o al 313-315, la data pi probabile, e riporterebbe il
racconto della voce corrente in Nicomedia poco dopo la vittoria, o al 317-320, la
data pi bassa, periodo in cui Lattanzio era precettore di Crispo e attingeva
alle informazioni direttamente dallambiente della famiglia dellimperatore.
Sicuro soltanto che essa non si pu abbassare oltre il 320.
Eusebio invece scrive dopo la battaglia di Crisopoli del 324, quando con la
sconfitta di Licinio, Costantino diventa Constantinus Maximus Augustus e
conquista anche lOriente.
Riportiamo il passo dellopera di Lattanzio 22 :
3.Dimicatum, et Mazentiani milites praevalebant, donec postea confirmato animo
Constantinus et ad utrumque paratus [cfr. Verg. Aen.II,61] copias omnes ad urbem proprius
admovit et e regione pontis Muluii consedit. 4.Imminebat dies quo Maxentius imperium
ceperat, qui est a.d. sextum Kalendas Novembres, et quinquennalia terminabantur.
5.Commonitus est in quiete Constantinus ut caeleste signum Dei notaret in scutis atque
ita proelium committeret. Facit ut iussus est et transversa X littera <I> summo capite
circumflexo, Christum in scutis notat. 6.Quo signo armatus exercitus capit ferrum. Procedit
hostes obviam sire imperatore pontemque transgreditur. Acies pari fronte concurrunt,
summa vi utrimque pugnatur: neque his fuga nota neque illis [cfr. Verg. Aen. X,757].

Lautore riprende proprio il segno della X, che era gi quello del Demiurgo di
Platone, in assoluta autonomia dalla croce della passione, dunque la ambigua
con la P quale monogramma cristologico; il quale come hanno chiarito Bagatti
e Testa esiste nel simbolismo giudeo-cristiano e negli ossuari gerosolimitani
come segno teologico, segno del Nome, secondo la tradizione delle Sacre
Scritture, dai Profeti fino allApocalisse. 23
(Tav. XXI, XXII, XXIII)
Lattanzio scrive che prima di iniziare la battaglia Costantino Christum in scutis
notat, limperatore imprime ovvero sugli scudi dei soldati il caeleste signum Dei.
Il termine usato da Lattanzio il verbo notare.
Franchi D Cavalieri analizza in modo puntuale il passo di Lattanzio: Littera X
transversa summo capite circumflexo 24 ed osserva anche:
Costantino fece notare sugli scudi dei combattenti la croce caeleste signum
Dei.
In una nota 25 lautore riporta: Lattanzio usa il verbo notare, ma sappiamo
daltronde che le impresse sugli scudi solevano dipingersi a colori (Veget. II, 28).

SOURCES CHRETIENNES n.39 LACTANTIUS, De mort. 44,1-6


TESTA 1981, p.25.389.403; BAGATTI 1981, (Vol.I) pp.153-208. FRANCHI D CAVALIERI 1913, p.181
nota 3, osserva che con la definizione signum Dei chiamata la croce con espressione biblica , riporta il
cfr. con CYPRIAN, Ep. 58, 8 dove signum Dei e signum Christi era nelluso comune, e Ap, 9,4
24 FRANCHI D CAVALIERI 1953, p.9 e nota 32 e 33 p. 75: Il monogramma (croce monogrammatica)
infatti pure, anzi diremmo, in primo luogo una croce.
Nota 33: Come il latino littera X transversa summo capite circumflexo, cos litaliano una traversa con
lestremit superiore arricciata designa inequivocabilmente il monogramma (croce monogrammatica). Solo
infatti una X traversa (e cio posta di traverso, obliqua dunque cos +) ha un summo caput, nella
posizione ordinaria ha due capita. E il summo caput della I nel monogramma non il caput della lettera
X. A differenza degli altri monogrammi nei quali la croce molto pi dissimulata.; FRANCHI D CAVALIERI
1913, p.181 e nota 1- 182; LACTANTIUS, De mort..persec., 44.
25 n.1 p.181 del suo testo citato
22
23

INTRODUZIONE

Per Lattanzio il segno che Costantino vede in sogno quindi, senza ambiguit,
il monogramma del Cristo; e poich la testimonianza di Lattanzio precedente
a quella di Eusebio 26 , consideriamo che la prima testimonianza della visione
costantiniana senza ambiguit del segno, la cui la forma dellespressione la
X che ambiguati alla P in figura di cristogramma e la materia e forma del
contenuto il Nome di Cristo.
C una chiarezza in Lattanzio che non corrisponde allimpianto del testo di
Eusebio, perch Lattanzio riporta una sola visione del segno che il
monogramma cristologico formato dalla vecchia X, dalla tau di Ez.9,4 e del
segno sigillo del Dio vivente di Ap. 7, 2-3, quindi comprensiva della tradizione
biblica e scritturistica, rappresentato
negli ossuari giudeo-cristiani di
Gerusalemme del I-III secolo, contestualmente alle lettere apocalittiche a w.
In merito Testa osserva: per i giudeo-cristiani la croce non fu lo strumento del
supplizio di Cristo, n il segno cultuale, ma una categoria teologica. Cio fu il
grande simbolo della forza (th)/ isxujV) e della potenza (kai arxh/j) di Cristo. 27
Tutti questi segni cruciformi sono segni polimorfici e complessi, definiti segni
teologici, sigillo del Dio vivente.
B2) EUSEBIO E LA DUPLICE TESTIMONIANZA DELLA VISIONE.
Eusebio d una testimonianza certa della testimonianza della visione
in quanto Egli afferma di riportare la confessione fattagli in ultimo dallo stesso
Costantino; ma il suo racconto inizia da lontano:
V.C. I, 25 Non appena si fu saldamente assiso sul trono, subito cominci a
prendersi cura della parte dellimpero che era stata del padre, [] Assoggett
tutte le genti barbare che, stanziate intorno al fiume Reno e allOceano
occidentale, osavano ribellarsi, e le rese docili da indomite che erano
V.C. I, 26 Considerava lintiero globo terrestre alla stessa stregua di un grande
corpo, e vedeva che proprio il capo del mondo, cio la citt regina dellImpero
romano, era oppresso da un tirannico servaggio. Si prepar intanto ad abbattere
la tirannide.
Le parti dellimpero di cui Costanzo, padre di Costantino, si era occupato
erano la Britannia e la Gallia, come spiega Tartaglia, il quale ci rende noto
anche che Costantino appena asceso al trono, fu impegnato in molte operazioni
militari sul confine del Reno, contro Alamanni e Franchi, popolazioni che
furono dal neo imperatore sconfitte, insieme ai loro rispettivi re, Ascario e
Ragasio. Inoltre fu costruito un ponte sul Reno, vicino a Colonia .
Il tiranno di cui parla Eusebio in questo contesto Massenzio, Figlio di
Massimiano, che i pretoriani, sulla falsa riga di quanto accaduto in Eboracum
a Costantino, acclamarono augusto in Roma il 306.X.28 28
Se vero quello che scrive lo stesso Eusebio, ossia lo scopo sotteso alla
presente opera consiste nel narrare e nello scrivere soltanto degli eventi della vita
di Costantino che hanno attinenza con la fede e la religione. (V.C. I, 11.1),
CASARTELLI NOVELLI 1987pp.55-56.
BAGATTI 1981, Vol. I pp.153-208; TESTA 1981, pp.241.297.389.400, vi sono riportate le tavole
anche dellevoluzione grafica dei vari monogrammi di Cristo e labbinamento con altre lettere messianiche.
Cfr. Dt,23,13-17; Is.9,5; Sal.95,10; Ef.9,1; 1 Cor.1,24; Giustino Apol. I,55,2 in PG.6,411 e Dialogo 91,
PG.6,691.
26
27

28 TARTAGLIA 1984, pag. 56, in particolare le note 69, 70 per quanto concerne la Gallia e 73 per il
riferimento a Massenzio.

XI

INTRODUZIONE

potremmo convenire con Franchi D Cavalieri, quando afferma che


probabilmente allillustre biografo poco interessava il luogo in cui avvenne il
prodigio, o forse limperatore aveva taciuto il nome di una localit delle Gallie
oscura e ignota ad Eusebio, forse, ancora questi ne aveva dimenticato il nome.
Comunque Eusebio voleva porre sicuramente laccento (V.C. I, 29) sulla visione
avuta in pieno giorno alla presenza dellesercito, partecipe dellapparizione.
Eusebio quando scrive il De vita Constantini specifica di aver ricevuto le
notizie direttamente dalla fonte veritiera dellimperatore. Su quando questo
possa essere accaduto, troviamo risposta nelle stesse parole di Eusebio. Egli
afferma che avvenne quando ebbe modo di conoscere familiarmente
limperatore, sicuramente dopo la battaglia di Crisopoli del 324.
V.C. I, 28, 1: il vittorioso imperatore in persona, molto tempo dopo, quando cio
fummo onorati della sua amicizia e della sua familiarit, rivel laccaduto
direttamente a noi, che siamo gli autori della presente opera, [] egli stesso
conferm con solenni giuramenti le sue parole
Analizzando il racconto rileviamo che:
Eusebio non specifica n quando n dove avvenne la visione, ma in V.C. I, 2526 abbastanza chiaro che Costantino si trovasse ancora nei territori renani e
che avute le notizie su quanto si verificava a Roma, incominciasse a prendere
forma in lui lidea di unimpresa su Roma, la citt regina soggiogata dalla
tirannide di Massenzio. Costantino aveva qualche perplessit sulla riuscita
dellimpresa, preoccupato soprattutto degli insuccessi dei suoi predecessori.
Eusebio specifica solo la circostanza che Costantino si preparava ad abbattere
la tirannide, sia la visione sia il seguente sogno avrebbero avuto luogo quando
limperatore non ancora in Italia ma si trovava ancora nelle Gallia 29.
V.C. I, 28.2-29 A causa di tale visione un grande sbigottimento si impadron di lui e di
tutto lesercito, che lo seguiva nel corso di un suo viaggio e che fu spettatore del miracolo.
Raccontava che molta era la sua incertezza sulla natura di quella apparizione. Mentre
rifletteva e pensava a lungo allaccaduto, sopraggiunse veloce la notte.

Eusebio lascia intuire che vi sia un certo lasso di tempo che intercorre tra il
momento della visione, durante una spedizione di perlustrazione, e la battaglia
alle porte di Roma.
Il viaggio in cui si ebbe la manifestazione divina era indefinito, riporto un
frammento del testo in greco:
to\ stratiwtiko\n apan, o dh\ stellome/n% poi poreian suneipeto/ 30
stellesJa/i poreian = ( in lat.) iter facere = andare in viaggio o in marcia militare
31 .
A differenza di Lattanzio, Eusebio colloca la visione in un periodo lontano
rispetto alla discesa in Italia e alla battaglia di ponte Milvio. Inoltre nel merito
della descrizione dei fatti inerenti la visione, Egli instaura un percorso di
espressioni ad alto valore semico utilizzando qeoshmeia tij e)pifainetai e
staurou= tro/paion che non adoperer pi nei passi e nei libri successivi.
Lintento quello di stabilire una ben strutturata teologia politica che
abbia dei cardini saldi su cui appoggiarsi e svilupparsi, per cui i passi I, 28,
TARTAGLIA 1984, V. C. I, 28. 1, nota 80 pag. 59.
GCS. V.C., I, 28.2, p. 30
31 FRANCHI D CAVALIERI 1953, pag.21, e nota 97 pag.92; FRANCHI D CAVALIERI 1913, p.171-172
29
30

XII

INTRODUZIONE

29.2 e 30, per la loro ricchezza e complessit, sono molto importanti e


chiariscono la natura dello staurou= tro/paion/ swth/rion shmeion manifestatosi,
ossia quella di segno cruciforme.
Inoltre Eusebio avvalora lapparizione in pieno cielo, davanti agli occhi
dei soldati, con un sogno durante la notte seguente alla visione, dove viene
rafforzato il valore del segno grazie alla presenza di Cristo stesso che si mostra
a Costantino per ordinargli di costruire unimmagine simile al segno della
visione.
Cos il mattino seguente Costantino, radunati gli artigiani e gli orefici, decide di
realizzare il segno cruciforme/ staurou= tro/paion in materia di alta oreficeria
preziosa di gemme e perle.
Oltre a ci Eusebio fornisce nel testo una serie di informazioni sulle varie
realizzazioni in immagine di questo segno cruciforme/ croce gemmata che
rimarr volutamente un segno polimorfico, pur mantenendo il suo significato di
sigillo della elezione di Dio.
Pertanto Eusebio, ponendo nelle Gallie il seme della cristianit di
Costantino nel suo progetto di teologia politica, tesse una tela al fine di
strutturare lopera dellimperatore intorno al cardine del segno della visione
che diviene il segno di Costantino.
(Tav. XXIV, XX)
Da questo momento Costantino dedicher tutta la sua opera alla
cristianizzazione dellimpero ottenendo la ricostituzione di una unit nella sua
sola figura di imperatore prima, acquistando la sovranit totale sullOccidente,
con la sconfitta di Massenzio, poi facendo capitolare nelle sue sole mani anche
lOriente, con la sconfitta di Licinio. (V.C. II, 16.1)
A questo proposito, Eusebio sottolinea, nel II libro in merito agli episodi
di tensioni e di scontri tra Costantino e Licinio, (V.C. II, 1-19) che limperatore
giudicava imminente un intervento da parte sua per porre rimedio alla
tirannide di Licinio in Oriente. Per questo motivo Costantino ritenne necessario
prepararsi allestendo lesercito e le insegne del Dio cristiano, giacch ogni altro
tipo di intervento con azioni di clemenza , tolleranza e piet, avevano avuto
come risultato un indurimento da parte di Licinio.
Dunque Costantino chiamato dalla divinit ad essere il protettore dei
cristiani, per prepararsi allincontro con Licinio - racconta Eusebio - si
raccoglieva in preghiera, invocando quel Dio cristiano che lo aveva gi assistito
precedentemente, ottenendo in tal modo nuovamente lispirazione divina grazie
al dono di unapparizione celeste. (V.C. II, 12.2).

XIII

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

CAPITOLO 1
ANALISI DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI CHE SIGNIFICANO CROCE E
NOME DI CRISTO CON RIFERIMENTO AI RISPETTIVI CONTESTI DI
OCCORRENZA.
1.1. EDIZIONI E TRADUZIONI.
La nostra analisi stata condotta sulla base della traduzione in italiano
della Vita Constantini curata da Luigi Tartaglia 1 , del quale abbiamo voluto
riportare insieme ai passi anche alcune note. La traduzione del Tartaglia,
voluta da Antonio Garza, fu realizzata sulledizione critica allestita da Fr.
Winkelmann 2 per la serie dei Griechische Christliche Schriftsteller .
Inoltre per lanalisi del testo greco abbiamo fatto riferimento al GCS
Griechische Christliche Schriftsteller di F. Winkelmann e si dato uno
sguardo alla Patrologia Greca di J. Migne, anche se non un testo di tipo
critico, in quanto riproduce oltre al testo greco,anche la traduzione latina e le
note del Valesius. 3
In nota ad alcuni passi si ritenuto importante aggiungere una
traduzione letterale direttamente eseguita sul testo greco del GCS.
Qui di seguito viene presentata la sequenza dei passi del testo di Eusebio,
selezionati per la nostra analisi, riuniti insieme per una pi facile
consultazione.

TARTAGLIA, 1984.
Ledizione del Winkelmann si basa sui seguenti manoscritti:
Vat. gr. 149, s. X (=V); Mosq. Gr. 50, s. XII (=J); Marc. Gr. 340, s. XII (=N); Paris. Gr. 1437, s. XIII (=A);
Paris. Gr. 1432, s. XIV (=B); Marc. Gr. 339,s. XIII (=M).
3 PG XX 905-1230: Eusebii Pamphili de Vita beatissimi imperatoris Constantini Magni libri IV,
Parisiis 1857. La PG del Migne riproduce il testo, la traduzione e le note del Valesius. Come apprendiamo
dal Tartaglia, Henri de Valois (Valesius) cur nel 1659 la sua edizione nella quale apport numerosi
miglioramenti al testo greco, corredandolo di una traduzione latina e di numerose note di carattere
filologico e storico . I manoscritti utilizzati dal Valesius sono, oltre al codice A del Winkelmann, il
Paris.gr.414 ( s. XIV ), il Paris. Gr. 1438 ( s. XVI ).
1
2

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

1.2 SINTAGMI NEL TESTO IN UN CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI..
L. TARTAGLIA

(a cura di) In
Eusebio di Cesarea, Sulla vita
di Costantino Napoli 1984.
(Dora in poi TARTAGLIA)

TARTAGLIA

LIBER I

F. WINKELMANN (a cura di) Die


griechischen christlichen
schriftsteller. Eusebius
Werke. Vol. I, 1 parte uber
das leben des kaiser
konstantin. F. Winkelmann,
Berlino 1975. (Dora in poi
GCS)
GCS

J.P. Migne (a cura di)


Patrologiae cursus completus,
patrum Graecorum. Eusebii
Pamphili De Vita Constantini.
Opera omnia, tomus 2, vol.
XX. Parigi 1857.
(Dora in poi PG)
PG

I, XI
..quippe cum istituti operis
argumentum admoneat me,
ut ea sola quae ad dei cultum
pertinent, dicendo ac
scribendo persequar.
I,12 (13)
cfr. MOSE-COSTANTINO
liberatore del popolo
dalle tenebre della schiavit
tenebre della persecuzione
alla piena luce della libert del
culto.
I,27
Ben consapevole di come gli
fosse necessario ottenere un
aiuto pi potente di quello che
le sole forze militari riescano a
garantire, ricercava la
protezione di un Dio, perch
riteneva di secondaria
importanza gli eserciti e il
numero dei soldati (credeva che
questi nulla potessero senza
lassistenza divina),
sostenendo, invece,
linsuperabilit e linvincibilit
dellaiuto che proviene da Dio.
Pensava, dunque, a quale Dio
dovesse scegliersi come
protettore, dei molti che nel
passato avevano rivestito la
suprema carica dello Stato,
tutti avevano riposto le loro
speranze in una pluralit di
divinit, avevano poi
trovato una fine tuttaltro che
felice, senza che nessuna di
quelle divinit fosse
intervenuta in loro favore per
evitare che soccombessero
sotto i colpi delle sciagure
inviate dal cielo. Soltanto suo
padre aveva intrapreso la
strada opposta e aveva
condannato lerrore che quelli

I, XXVII
ob maleficas artes
magicasque praestigias quas
tyrannus studiose
consectabatur: deum sibi
adjutorem quaesivit.
Armorum quidem apparatum
et militum copias secundo
loco ducens; auxilium autem
divini numinis invictum et
inexpugnabile esse tibi
persuadens. Igitur cogitare
apud se coepit, quem nam
sibi deum adscisceret ex
plurimis qui ante se
imperium tenuerant, eos
quidem qui in deorum
multitudine spem suam
collocassent. nec deorum
quemquam praesto illis
adfuisse, qui eos invecto
divinitus exitio liberaret ,
solum ipsius patrem qui
contrariam prioribus illis
viam iniisset, et qui eorum
qiudem errorem
condemnasset , unum vero
supremum omnium deum
toto vitae spatio coluisset;
eundem servatorem ac
imperii custodem, et omnium
bonorum auctorem
habuisse solum vero

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

avevano commesso, trovando


nel Dio che signore assoluto
delluniverso, e che egli aveva
venerato per lintiera durata
della vita, il salvatore e il
custode dellimpero, oltre che il
dispensatore di ogni benee
pensava che soltanto il Dio
paterno meritasse di essere
venerato.

deum genitoris sui sibi esse


colendum censuit.

I, 28.1
Cominci allora ad invocarlo,
pregando e supplicando di
mostrargli chi mai egli fosse e
di porgergli il soccorso delle
sua destra nelle circostanze
attuali. Mentre limperatore era
assorto in questa preghiera e
rivolgeva in tutta sincerit la
sua supplica, gli apparve un
SEGNO DIVINO veramente
straordinario

I, XXVIII
Huius ergo opem (28,1)
implorare coepit, orans atque
obsecrans ut se ipsi
noscendum praeberet, ac
praesentibus negotiis
adiutricem manum
porrigeret. Haec precanti ac
suppliciter postulanti
imperatori, ADMIRABILE
quoddam SIGNUM a deo
missum apparvit.

Nellora in cui il sole a met


del suo cammino, quando il
giorno comincia appena a
declinare, disse di aver visto
con i propri occhi, in pieno
cielo e al di sopra del sole, il
SEGNO LUMINOSO di una
CROCE, unita alla quale cera
una iscrizione che diceva:CON
QUESTA VINCI!

"...eu)xome/n% de\ tau=ta kai


liparwj
iketeu/onti t% basilei
qeoshmeia tij
e)pifainetai
paradocota/th,.." 4
"...a)mfi meshmbrina\j
h(liou wraj, hdh th=j
h(me/raj a)poklinou/shj,
au)toij o)fqalmoij
idein efh e)n au)t%
ou)ran% u(perkeimenon
tou= h(liou staurou=
tro/paion e)k fwto\j
sunista/menon,
grafh/n te au)t%
sun h=fqai le/gousan:
tou/t% nika...." 5

Horis diei meridianis,


(28,2) sole in occasum
vergente, CRUCIS
TROPAEUM in coelo ex luce
conflatum, soli super
positum, ipsis oculis se
vidisse affirmavit, cum
huiusmodi inscriptione:
HAC VINCE.

4 Traduzione letterale I, 28.1: Mentre pregava in queste cose e insistentemente (ardentemente)


supplicava il Signore, apparve la straordinaria (inaspettata) manifestazione divina.
5 Traduzione letterale I, 28.2: Intorno allora meridiana del sole, quando il giorno appena declina,
disse di aver visto con i propri occhi nella stessa volta celeste al di sopra del sole il trofeo della croce
costituito (formato) insieme dalla luce, [] diceva: Con (in) questo vinci.

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
I, 29-30

LIBER I

GCS

e)pv/ei katalabou=sa. enqa


Allora gli si mostr in sogno
dh\ u(pnou=nti
Cristo, figlio di Dio, con il
au)t% to\n Xristo\n
SEGNO che era apparso nel
tou= qeou= su\n t%
cielo e gli ingiunse di costruire fane/nti kat' ou)rano\n
unimmagine simile a quella del shmei% o)fqh=nai te
SEGNO osservato in cielo e di
kai parakeleu/sasqai,
servirsene come difesa nelle
mimhma poihsa/
battaglie contro i nemici.
menon tou=
Convoc poi presso (30) di s
kat' ou)rano\n
orefici e artigiani esperti in
pietre preziose, si mise a sedere o)fqe/ntoj shmeiou tou/t%
pro\j ta\j twn
in mezzo ad essi ed illustr la
polemiwn sumbola\j
forma del SEGNO, che ordin
a)lech/mati xrh=sqai.
di riprodurre in oro e pietre
preziose. Un giorno, per volere ama d' h(me/r#
dellimperatore, oltre che per
dianasta\j toij filoij e)c
concessione divina, anche noi
hgo/reue to\
avemmo lonore di vedere
a)po/rrhton. kapeita
questo oggetto con i nostri
xrusou= kai liqwn
stessi occhi
polutelwn
dhmiourgou\j
sugkale/saj me/soj
au)to\j kaqiza/nei kai
tou= shmeiou th\n
eiko/na fra/zei,
a)pomimeisqai te
au)th\n xrus% kai
polutele/si liqoij
diekeleu/eto.
I, 32.1-2 6
Ma ci avvenne un poco pi
tardi. Nella circostanza sopra
detta, colpito dalla
straordinariet della visione,
decise di non venerare nessun
altro Dio allinfuori di quello
che aveva visto con i propri
occhi.
Convoc i sacerdoti depositari
della sua dottrina e chiese loro
chi mai fosse (questo) Dio e che
cosa volesse significare il
SEGNO che gli era apparso in
visione. I sacerdoti dissero che
si trattava del Dio figlio
unigenito dellunico e solo Dio,

tou\j twn au)tou= lo/gwn


mu/staj a)nekaleito,
kai tij eih qeo\j outoj
h)rwta 1.32.2 tij te o(
th=j o)fqeishj oyewj
tou= shmeiou lo/goj. oi
de\ to\n me\n einai qeo\n
efasan qeou= tou= e(no\j
kai mo/nou
monogenh= paida, to\ de\
shmeion to\ fane\n
su/mbolon me\n
a)qanasiaj einai,
tro/paion d'u(pa/rxein
th=j kata\ tou= qana/tou

PG

I, XXIX- XXX
Nox tandem supervenit.
Tum vero Christus dei
dormienti apparvit cum
SIGNO illo quod in coelo
ostensum fuerat,
praecepitque, ut militari
SIGNO ad similitudinem eius
quod in coelo vidisset
fabricato,
eo tamquam SALUTARI
PRAESIDIO in praeliis
uteretur.
Ille primo statim di (30)
luculo surgens, arcanum
omne amicis exposuit.
Convocatis deinde auri ac
gemmarum fabris, medius
inter eos sedens, speciem
SIGNI eis sermone depinxit,
iussitque ut auro ac lapillis
similitudinem eius
exprimerent.

I, XXXII.1-2
Sacerdotes arcanae illius
(32,1) doctrinae mysteriis
instructos ad se accersivit; et
quisnam ille deus esset
interrogavit, quidve SIGNI
illius visio sibi (32,2) vellet.
Illi hunc quidem deum esse
dixerunt, unius ac solius dei
unicum filium SIGNUM vero
illud quod ostensum fuisset,
IMMORTALITATIS
SYMBOLUM esse, et
TROPAEUM VICTORIAE
quam ille in terris olim
versatus, de morte retulisset.
Simul causas illius adventus

6 Invece di seguire lordine del libro, si segue lordine cronologico, poich si pensato che questo
paragrafo potesse essere collocato dopo i capitoli I,32 e I,37 per osservare la continuit della sequenza
della visione sogno: invenzione/creazione/collocazione in battaglia senza interromperla da questa
parentesi descrittiva. Si ritiene di pi logica consequenzialit la scelta operata, poich I, 31.1-2 risulta
come una sorta di capitolo-parentesi dettagliatamente descrittivo del Labaron nella sua forma definitiva
ottenuta dopo la battaglia di Crisopoli, 324 d.c.; la narrazione riguarda la doppia testimonianza giurata di
Costantino e di Eusebio, avvenuta tardi rispetto alla testimonianza di Lattanzio 315 la data pi alta e
320 la pi bassa quando Costantino diventa Massimo Augusto e conquista anche lOriente.

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

nikhj, hn e)poih/sato/
e che il SEGNO che gli si era
manifestato rappresentava il
pote parelqwn e)pi gh=j,
SIMBOLO dell IMMORTALITA, e)didasko/n te ta\j th=j
raffigurante il TROFEO della
paro/dou aitiaj, to\n
VITTORIA sulla morte,
a)kribh= lo/gon au)t%
VITTORIA che Cristo aveva un th=j kat' a)nqrwpouj
tempo ottenuta durante il suo
oikonomiaj u(potiqe/menoi.
passaggio sulla terra;
illustrarono i motivi della sua
venuta e gli diedero una chiara
spiegazione circa
lINCARNAZIONE.

eum docuerunt, accuratam


INCARNATIONIS rationem ei
exponentes.

I, 32.3
e quando.. .ebbe chiaro il
significato della visione celeste,
si rinsald nel suo proposito,
persuaso che fosse Dio in
persona a trasmettergli la
conoscenza di quelle verit.
Decise cos di dedicarsi alla
lettura dei libri sacri. Colloc
inoltre al suo fianco, in qualit
di consiglieri, i sacerdoti di
Dio

I, XXXII.3
exinde (32,3) ...ipsemet
divinorum librorum lectioni
vacare instituit; et cum
sacerdotes dei sibi assessores
adscivisset

I, 37
Scelse, dunque, come suo Dio
il Signore delluniverso e invoc
Cristo come salvatore e
soccorritore; pose alla testa
degli opliti e dei dorifori della
scorta il TROFEO del suo Dio,
che d la VITTORIA, cio il
SEGNO SALVIFICO, e si mise
alla guida di tutto lesercito con
il proposito di riguadagnare ai
Romani la libert che avevano
ricevuta dagli antenati.

I, XXXVII
Cumque summum omnium
prosthsa/menoj dh=ta
deum patronum sibi
adscivisset, Christumque
e(autou= qeo\n to\n
eius filium servatorem atque
e)pi pa/ntwn swth=ra/
auxiliatorem invocasset, et
te kai bohqo\n
VICTORIAE
TROPAEUM,
a)nakalesa/menoj to\n
SALUTARE
scilicet SIGNUM
Xristo/n, au)tou= te to\
ante
milites
ac
stipatores
nikhtiko\n tro/paion
suos statuisset, cum omni
to\ dh\ swth/rion
exercitu progressus est, eo
shmeion twn a)mf' au)to\n
consilio ut romanis
o(plitwn te kai dorufo/rwn libertatem quam a majoribus
prota/caj h(geito
suis acceperant, interventu
panstrati#=,
suo restitueret

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
I, 31.1-2 7
In unalta asta ricoperta doro
sinnestava un braccio
trasversale in modo da formare
una croce; in cima a tutto era
fissata una CORONA
INTESSUTA DI PIETRE
PREZIOSE ED ORO; SU
QUESTA CORONA DUE
SEGNI, INDICANTI IL NOME DI
CRISTO, MOSTRAVANO, PER
MEZZO DELLE PRIME
LETTERE (CON IL RHO CHE SI
INCROCIAVA GIUSTO NEL
MEZZO), IL SIMBOLO DELLA
FORMULA SALVIFICA:
l imperatore prese poi
labitudine di portare anche in
seguito questo
MONOGRAMMA inciso sul suo
elmo.

LIBER I

GCS

Hn de\ toi%de
sxh/mati
kateskeuasme/non.
u(yhlo\n do/ru xrus%
kathmfiesme/non
ke/raj eixen e)gka/rsion
staurou= sxh/mati
pepoihme/non, anw de\
pro\j akr% tou= panto\j
ste/fanoj e)k liqwn
polutelwn kai xrusou=
sumpeplegme/noj
katesth/rikto, kaq' ou
th=j swthriou
e)phgoriaj to\
su/mbolon du/o stoixeia
to\ Xristou= paradhlou=nt
a onoma dia\ twn prwtwn
u(pesh/mainon
xarakth/ rwn,
AL BRACCIO
xiazome/nou tou= r(w
TRASVERSALE, CHE ERA
kata\ to\ mesaitaton: a dh\
INFISSO NELLASTA, SI
kai kata\ tou=
TROVAVA SOSPESA UNA TELA
kra/nouj 1.31.2 fe/rein
DI GRAN PREGIO:SI
eiwqe ka)n toij meta\
TRATTAVA DI UN MANTO
tau=
ta xro/noij o( basileu/j.
REGALE RICOPERTO DI UNA
GRANDE VARIETA DI PIETRE
tou= de\ plagiou ke/rwj
PREZIOSE , INTRECCIATE
tou= kata\ to\ do/ru
TRA LORO E SFAVILLANTI
COME I RAGGI DELLA LUCE, peparme/nou o)qo/nh tij
TUTTO TRAPUNTO DORO e)kkremh\j a)pvwrhto,
basiliko\n ufasma
poikili# sunhmme/nwn
Questo tessuto, legato al
polutelwn liqwn
braccio trasversale, aveva
fwto\j au)gaij e)castra
uguale misura sia in lunghezza pto/ntwn
che in larghezza; lasta
kalupto/menon su\n
verticale, che dalla base si
poll% te
allungava di molto verso lalto,
kaqufasme/non xrus%,
proprio sotto il SEGNO DELLA
a)dih/ghto/n ti xrh=ma toij
CROCE , lungo lorlo superiore
del [variopinto] drappo, recava o(rwsi pare/xon tou=
ka/llouj. tou=to
disegnato in oro il busto
me\n oun to\ fa=roj tou=
dellimperatore caro a Dio,
ke/rwj e)chmme/non
insieme con quello dei suoi
su/mmetron mh/kouj te kai
figli. Di questo SEGNO
pla/touj perigrafh\n
SALVIFICO limperatore si
serv sempre come difesa
a)pela/mbane:
contro.. le forze nemiche..
to\ d' orqion do/ru,
th=j ka/tw a)rxh=j
e)pi polu\ mhkuno/menon
anw mete/wron,
u(po\ t% tou= staurou=
tropai% pro\j au)toij

PG

I, XXXI.1-2
hasta longior auro contecta,
transversam habet antennam
instar crucis. Supra in ipsa
hastae summitate CORONA
ERAT AFFIXA, GEMMIS ET
AURO CONTEXTA. IN HAC
SALUTARIS
APPELLATIONIS SIGNUM,
DUAE VIDELICET LITTERAE,
NOMEN CHRISTI PRIMIS
APICIBUS DESIGNABANT,
LITTERA, P, IN MEDIO SUI
DECUSSATA. Quas quidem
LITTERAS imperator in galea
gestare post haec etiam
consuevit.
PORRO EX ANTENNA QUAE
OBLIQUE PER HASTAM
TRAJECTA EST, VELUM
QUODDAM DEPENDEBAT;
TEXTUM VIDELICET
PURPUREUM PRETIOSIS
LAPIDIBUS INTER SE
JUNCTIS, ET LUMINIS SUI
FULGORE OCULOS PRAE
STINGUENTIBUS
COOPERTUM MOLTOQUE
INTERTEXTO AURO
Atque hoc velum antennae
affixum, latitudinem
longitudini aequalem habuit.
Ipsa vero recta hasta ab
infima sui parte in magnam
longitudinem producta, in
superiori parte sub ipso
CRUCIS SIGNO ad ipsam
veli variis coloribus depicti,
summitatem, auream deo
chari imperatoris et
liberorum eius immaginem
depictam pectore tenus
sublimem gestabat. Hoc
igitur SALUTARI SIGNO
tanquam munimento
adversus oppositas
quorumvis hostium copias
imperator semper est usus;

Vd. qui nota 6.

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

akroij tou = diagrafe/ntoj


u(fa/smatoj th\n tou=
qeofilou=j basile/wj
eiko/na xrush=n me/xri
ste/rnwn twn t' au)tou=
1.31.3 paidwn o(moiwj
efere. tou/t% me\n
oun t% swthri%
shmei% pa/shj a)nti
keime/nhj kai
polemiaj duna/mewj
a)munthri% dia\ panto\j
e)xrh=to basileu/j,
twn te stratope/dwn
a(pa/ntwn h(geisqai ta\
tou/tou o(moiwmata
prose/tatten.
I, 38
Cfr. tra MOSE e COSTANTINO
I, 38,1
ES.15,4-5
38,2ss
FARAONE=MAR ROSSO
MASSENZIO=TEVERE
I, 39.2
Citta regina Roma
I, 40.1-2 e 41.1

ben conscio dellaiuto ricevuto


da Dio, subito rese la preghiera
di ringraziamento a colui che
era stato LARTEFICE della
VITTORIA. Poi con una grande
iscrizione e con colonne votive
fece conoscere all intiera
umanit il SEGNO
SALVIFICO, e giusto nel mezzo
della citt regina, a ricordo
della vittoria contro il nemico,
innalz il GRANDE TROFEO
di una CROCE

e su questo EMBLEMA
SALVIFICO, presidio del potere
romano e di tutto limpero, fece

I, XL.1-2 e XLI.1
o( d' em futon th\n eij to\n
qeo\n eu)se/beian kekthme/noj
mh/t' e)pi taij boaij
xaunou/ menoj mh/t'
e)pairo/menoj toij e)painoij,
th=j d' e)k qeou=
sunvsqhme/noj bohqeiaj,
1.40.1 eu)xaristh/rion
a)pedidou paraxrh=ma
eu)xh\n t% th=j nikhj
aiti%. grafv= te
mega/lv kai sth/laij
apasin a)nqrwpoij
to\ swth/rion
a)nekh/rutte shmeion,
me/sv tv= basileuou/sv
po/lei me/ga tro/paion touti
kata\ twn
polemiwn e)geiraj,
diarrh/dhn de\
a)necaleiptoij
e)gxara/caj tu/poij
swth/rion touti
shmeion th=j 1.40.2
Rwmaiwn a)rxh=j kai th=j

sed cum dei auxilium (39,3)


sibi adfuisse probe
intelligeret, illico VICTORIAE
AUTORI gratiarum actionem
supplex rependit. Et clara
voce ac (40,1) titulorum
inscriptionibus, SALUTARE
SIGNUM cunctis hominibus
annuntiavit: hoc TROPAEO
in medio urbis regiae
adversus hostes erecto, atque
hoc SALUTARI SIGNO quod
imperii romani ac totius orbis
praesidium est, litterarum
notis nunquam interituris
inciso.
Statim ergo sublimen(40,2)
hastam in modum crucis,
sub manum statuae suae in
celeberrimo urbis loco poni
jussit, et huiusmodi
inscriptionem latino sermone
subjici: - HOC SALUTARI
SIGNO quod verae virtutis
argumentum est, vestram
urbem tyrannicae
dominationis iugo liberatam

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

scolpire una chiara ed


indelebile epigrafe. Infatti diede
subito lordine di collocare, in
uno dei punti pi centrali di
Roma,
un asta a forma di croce
accanto ad una statua che
effigiava la propria persona,

kaqo/lou basileiaj
fulakth/rion.

au)tika
d' oun u(yhlo\n do/ru
staurou= sxh/mati u(po\
xeira idiaj eiko/noj
e)n a)ndria/nti
kateirga sme/nhj twn e)pi
Rwmhj dedhmosieume/nwn
e)n to/p% sth/santaj
au)th\n dh\ tau/thn th\n
grafh\n r(hm
/ asin
au)toij e)gxara/cai
e sopra vi fece incidere la
tv= Rwmaiwn
seguente iscrizione con parole
in lingua latina:- CON QUESTO e)gkeleu/etai fwnv=:
SEGNO SALVIFICO, autentico "Tou/t% t%
emblema di fortezza, liberai la
swthriwdei shmei%
vostra citt dal giogo della
t% a)lhqei e)le/gx%
tirannide: al Senato e al Popolo th=j a)ndreiaj th\n
Romano restituii, con la
"po/lin u(mwn zugou=
libert, lantico prestigio e
turannikou=
splendore.
diaswqeisan
h)leuqe/rwsa: eti mh\n kai
th\n "su/gklhton
kai to\n dh=mon
Rwmaiwn tv= a)rxai#
e)pifanei# kai
lampro/thti
"e)leuqerwsaj
a)pokate/sthsa."1.41.1
Questo fu il modo in cui
O
me\n oun qeofilh\j
limperatore caro a Dio,
basileu\j wde/ pv tv=
illuminato dalla FEDE nella
tou= nikopoiou=
CROCE VITTORIOSA faceva
staurou= o(mo logi#
conoscere ai Romani, in piena lampruno/menoj su\n
franchezza, il Figlio di Dio."
parrhsi# pa/sv to\n
uio\n tou= qeou
I, 43.1
Sovvenzioni per oratori

servavi: Senatui Populoque


Romano inliibertatem asserto
pristinum decus nobilitatis
splendoremque restitui.
In hunc modum (41,1) dei
amatissimus imperator
VICTRICIS CRUCIS
confessionem prae se ferens,
filium dei romanis libere
atque ingenue praedicavit.

I, 43.3
Costantino come Sole
I, 44.1
le cure pi premurose le
dedicava alla per la chiesa di
Dio
Egli come se per volere
divino fosse stato designato
vescovo universale, convoca in
concilio i ministri di Dio

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

DE VITA CONSTANTINI.
TARTAGLIA
II, 1.2
Licinio non osava aggredire
apertamente le chiese di Dio
sottoposte alla sua
giurisdizione perch temeva la
reazione di Costantino.
Cfr.AT9,1
II, 3.2
Alla testa di tutti furono
collocate le insegne che
testimoniavano della giusta
fiducia che era stata riposta in
Dio.
II, 4.2
al suo fianco vi erano
costantemente presenti i
sacerdoti di cui abbiamo
parlato e che la sua guida,
come quella di tutto il suo
esercito, era affidata al
SIMBOLO della PASSIONE
SALVIFICA.
II, 6.2
Costantino invoc allora il Dio
salvatore e signore
delluniverso e questo fu il
segnale che egli diede ai suoi
soldati: subito risult vincitore
del primo scontro; poi, non
molto tempo dopo, vinse una
seconda battaglia.con laiuto
del SEGNO SALVIFICO che
guidava sempre le sue truppe.

II, 7
Questo EMBLEMA, ovunque
apparisse, provocava la fuga
dei nemici...ordinava che
proprio in quel punto fosse
presente il SEGNO
SALVIFICO, come se si
trattasse di un talismano che
avesse virt di propiziare la
vittoria

GCS

LIBER II
PG

II, IV.2
suneinai
SALUTARIS (4,2) quoque
PASSIONIS SIGNUM, et
t' au)t% kai pareinai dia\
panto\j tou\j eirhme/nouj, k ipsum et universum eius
exercitum antecedere
ai to/ ge tou= swthriou
pa/qouj su/mbolon
au)tou= te kai tou=
panto\j kaqhgh/sasqai
stratou=,
e)ntau=qa dh\ Kwnstantinoj
qeo\n swth=ra to\n e)pi
pa/ntwn e)pikalesa/menoj,
su/nqhma/ te tou=to dou\j
toij a)mf' au)to\n o(pli taij,
prwthj e)kra/tei
parata/cewj, eit' ou)k eij
makro\n deute/raj
sumbolh=j kreittwn hn
kai kreitto/nwn hdh
nikhthriwn e)tu/gxane, tou=
swthriou tropaiou
propompeu/ontoj th=j
a)mf' au)to\n fa/laggoj
Enqa d' oun a)nefa/nh
tou=to, fugh\ me\n twn
e)nantiwn e)gineto,
diwcij de\ twn
kratou/ntwn. o dh\
sunidwn basileu/j, tou=
oikeiou stratou= ei pou
ti ta/gma kekmhko\j e(wra,
oio/n ti nikhtiko\n
a)lecifa/rmakon e)ntauqoi
to\ swth/rion tro/paion
pareinai diekeleu/eto, %
parautika sune/fainen
h( nikh,

II, VI.2
Tunc vero Constantinus
(6,2) servatore ac supremo
omnium deo in auxilium
vocato, atque signo militibus
suis dato, hostes primo
praelio fuditet longe
maiorem victoriam retulit
cum SALUTARE CRUCIS
TROPAEUM exercitum ipsius
antecederet

II, VII
Certe ubicunque hoc
SIGNUM conspectum fuerat,
continuo fuga
hostiumillico
SALUTARE TROPAEUM

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

II,9.1-2
..il soldato che portava sulle
spalle lINSEGNA durante lo
scontro fu preso dalla paura..
per sottrarsi al combattimento
la affid ad un compagno..
laltro che era fuggito
abbandonando la difesa dell
INSEGNA, venne colpito da un
dardo

Il compagno.. ebbe salva la


vita grazie al TROFEO
SALVIFICO che teneva
sollevato in alto. .i proiettili
andavano a schiantarsi tutti
contro lasta del TROFEO

efh ga/r pot' e)n me/sv tou=


pole/mou sumbolv=, ktu/pou
kai taraxh=j a)qro/aj
dialabou/shj to\
stratiwtiko/n, to\n e)pi twn
wmwn fe/ronta to\
shmeion u(po\ deiliaj e)n
a)gwni gene/sqai kapeita
metaparadou=nai au)to\
e(te/r%, wj an diafu/goi to\n
po/lemon. wj d' o( me\n
u(pode/dekto, o( d' u(poba\j
e)kto\j e)ge/neto th=j tou=
shmeiou fulakh=j, be/loj
a)kontisqe\n au)tou= kata\
th=j nhdu/oj ph/gnutai kai
th\n zwh\n
a)faireitai au)tou=.
a)ll' au)to\j me\n deiliaj
kai a)pistiaj dikhn
e)ktisaj e)ntau qoi nekro\j
ekeito, tou= de\ to\
swth/rion tro/paion
aiwrou=ntoj zwh=j e)gineto
fulakth/rion, wj
polla/kij belwn kat'
au)tou= pempome/nwn to\n
me\n fe/ronta dias%zesqai,
to\ de\ tou= tropaiou do/ru de/
xesqai ta\ ballo/mena.

II, IX.1-2
is qui hoc SIGNUM humeris
ferebat ...
Vix alter ille SIGNUM
gestandum susceperat

at SALUTARE (9,2) ...


CRUCIS TROPAEUM, ei qui
ipsum sublime gestabat
incolumitatem praestitit ...
hasta vero SALUTARIS
TROPAEI, missilia excepit.

II,11 LICINIO=FARAONE Es.9,


12
COSTANTINO=MOSE
Es.33, 7
II,16.1-2
..dal momento che aveva
conosciuto per esperienza
diretta quanto divina ed arcana
fosse la potenza che si celava
nel TROFEO SALVIFICO per
mezzo del quale lesercito di
Costantino era solito vincere..
Costantino, invece, munito
della corazza della sua fede Ef.6,14 contrapponeva alla
moltitudine dei nemici il
SEGNO SALVIFICO e
DATORE di VITA
servendosene come deterrente
e come difesa contro il male.

Eit' erg% maqwn o(po/sh


tij hn qei+kh\ kai
a)po/rrhtoj e)n t% swthri%
tropai% du/namij, di' hj o(
Kwnstantinou kratein
emaqe strato/j,

oide me\n oun poluplhqei# q


ewn qarrou=ntej su\n
pollv= duna/mei xeiro\j
stratiwtikh=j e)pv/esan,
nekrwn eidwla kamo/ntwn
e)n a)yu/xoij a)ga/lmasi
probeblhme/noi: o(
d' eu)sebeiaj qwraki peri
pefragme/noj, to\
swth/rion kai zwopoio\n

II, XVI.1-2
Post haec cum re(16,1)
ipsa didicisset arcanam
quamdam ac divinam
potentiam in SALUTARI
TROPAEO inesse, cujus ope
constantini exercitus
victoriam referre
consuevisset.
Constantinus vero (16,2)
pietatis lorica contectus,
SALUTARE ET VIVIFICUM
CRUCIS SIGNUM, velut
terriculamentum quoddam et
potentissimum ad depellenda
mala munimentum

10

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

shmeion wsper ti
fo/bhtron kai kakwn
a)munth/rion t% plh/qei
twn e)nantiwn pare/tatte.
II, 18
tutti gli altri cheavevano
riposto la fiducia negli indovini,
accettarono di fatto il Dio di
Costantino senza alcun
indugio, e ammisero di
riconoscere in lui il vero ed
unico Dio.
II, 19,1 Unit dellimpero
II, 19,2
ovunque risuonavano
unanimi gli elogi per il
vincitore, e tutti ammettevano
di riconoscere nel salvatore di
Costantino lunico vero Dio.
Insigne per la perfezione della
sua fede, limperatore vincitore
accolse nelle proprie mani
lOriente e ricostitu sotto il suo
potere lunit monolitica
dellImpero romano, [...]
II, 21
i beni dei santi martiri di Dio
ereditati dai parenti o dalle
chiese.
II, 36
eredit dei beni alla chiesa
locale (costituzione
costantiniana 321 Roma)
II,40
Luoghi dei martiri alle chiese
Martyria.
II, 44
[...]Governatori che nella
maggioranza dei casi erano
tv= swthri% pistei
devoti alla FEDE SALVIFICA
II, 46
Donativi alle chiese da
Costantino cfr. I 42,2
edificazione nuove chiese III 25
ss
II, 48
Editto autunno 324.
Eusebio lo presenta
come ,
documento- editto di tolleranza
della religione pagana.
II, 55.1
..ho condotto lesercito
th\n sh\n sfragida
vittorioso ovunque ponendo
pantaxou= proballo/menoj
innanzi la tua INSEGNA.
kallinikou h(ghsa/mhn
stratou=:
II, 64
epistola sett./ott. 324

II, XLIV
Qui SALUTARI FIDEI dicati
essent

II, LV.1
Tuum SIGNUM ubique
praeferens, victorem
exercitum duxi.

11

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
III, 1.1-4
egli eleggeva a suo presidio e
a garanzia della vittoria proprio
lEMBLEMA contro il quale gli
empi lanciavano con maggiore
accanimento le loro bestemmie,
e andava orgoglioso del
TROFEO della PASSIONE.

i testi delle Sacre Scritture;


egli ordinava che a spese dell
erario imperiale si moltiplicasse
anche il numero di questi libri
e che gli esemplari cos
riprodotti venissero adornati
con preziose e magnifiche
decorazioni.
III, 2.2-3.1
Fu cos che Costantino, con
piena confidenza si diede
infaticabilmente a predicare a
tutti il Cristo, figlio di Dio, n
prov affatto vergogna del
NOME SALVIFICO di Lui, anzi,
si fece un vanto della missione
affidatagli. Rese ben nota la
propria immagine sia con lo
imprimere il suo stesso volto
sul
lEMBLEMA SALVIFICO, sia
con lesporre, colmo di orgoglio,
quel TROFEO che gli garantiva
la VITTORIA alla vista di tutti
anche in un dipinto.

III, 3.1
Il quadro collocato ben in alto
davanti allingresso principale
del palazzo imperiale,
raffigurava il capo
dellimperatore sormontato dal
SEGNO SALVIFICO;la belva
nemica ed ostile, che aveva
perseguitato la Chiesa di Dio
con lempia tirannide, era
riprodotta sul basso, in forma
di drago.

LIBER I

GCS
o( de\ tou\j mh\ ontaj oti
mh\ eisin ergoij kai
lo/goij a)pele/gxwn to\n
mo/non onta pareka/lei
gnwrizein. eiq' oi me\n
blasfh/moij to\n Xristo\n
tou= qeou= diexleu/azon
fwnaij, o( de\ e)f' %
ma/lista oi aqeoi ta\j
blasfhmiaj e)ki noun
tou=t' au)to\ nikhtiko\n
e)pegra/feto fulakth/rion,
t% tou= pa/qouj
semnuno/menoj tropai%.

PG

III, I.1-4
hic vero illud ipsum (1,2)
quod impii homines male
dictis praecipue incessebant,
SALUTIS praesidium esse
scripsit. DOMINICAE
PASSIONIS TROPEO sese
efferens.

..hic sacrorum voluminum


(1,4) exemplaria sumptibus
imperialis aerarii propagari,
et magnifico apparato
decorari mandavit.

kai ti newteron h to\


qau=ma th=j basile/wj
a)reth=j e)k qeou= sofiaj
t% qnht% ge/nei
dedwrhme/non; toiga/rtoi
to\n Xristo\n tou= qeou=
su\n parrhsi# tv= pa/sv
presbeu/wn eij pa/ntaj
diete/lei, mhd<e\n> e)gka
lupto/menoj th\n
swth/rion e)phgorian,
semnologou/menoj d' e)pi
t% pra/gmati: fanero\n
e(auto\n kaqisth, nu=n me\n
to\ pro/swpon t% swthri%
katasfragizo/menoj
3.3.1 shmei%, nu=n
d' e)nabruno/menoj t%
nikhtik% tropai%,

o {me\n} dh\ kai e)n


{grafh=j} u(yhlota/t%
pinaki pro\ twn basilikwn
proqu/rwn a)nakei me/n%
toij pa/ntwn o)fqalmoij
o(ra=sqai prou)tiqei, to\ me\n
swth/rion <shmeion>
u(perkeimenon th=j au(tou=
kefalh=j tv= grafv=
paradou/j, to\n d' e)xqro\n

III, II.2-III.1
Quippe ille cum omni (2,2)
fiducia ac libertate christum
dei cunctis perpetuo
praedicavit, nec SALUTARI
VOCABULO censeri erubuit.
Verum ob eam rem sese
magnopere efferens, omnibus
se noscendum exhibuit: dum
nunc quidem SALUTARI
SIGNO vultum consignat,
nunc TRIUMPHALI gloriatur
TROPAEO.

III, III.1
quin etiam in sublimi (3,1)
quadam tabula ante
vestibulum palatii posita,
cunctis spectandum
proposuit, SALUTARE
quidem SIGNUM capiti suo
super positum..

12

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

kai pole/mion qh=ra to\n


th\n e)kklhsian tou= qeou=
dia\ th=j twn a)qe/wn
poliorkh/santa
turannidoj kata\ buqou=
fero/menon poih/saj e)n
dra/kontoj morfv=.
III, 3.2
3.3.2 dio\ kai basileu\j u(po\
Perci anche limperatore, per toij au)tou= te kai twn
mezzo di questo dipinto ad
au)tou= paidwn posi be/lei
encausto, additava a tutti il
peparme/non kata\ me/sou
drago mentre, sotto i piedi suoi tou= ku/touj buqoij te
e dei suoi figli, veniva trafitto
qala/tthj a)perrimme/non
da un dardo nel mezzo del
dia\ th=j khroxu/tou
ventre e scaraventato nei
grafh=j e)deiknu toij
gorghi profondi del mare.e
pa=si to\n dra/konta, wde/
significare che esso era stato
pv to\n a)fanh= tou= twn
precipitato negli abissi della
a)nqrwpwn ge/nouj
perdizione dalla POTENZA del
pole/mion ainitto/menoj,
TROFEO SALVIFICO che
on kai duna/mei tou= u(pe\r
sormontava la sua testa.
kefalh=j a)nakeime/nou
swthriou tropaiou kata\
buqwn a)pwleiaj
kexwrhke/nai .

III, III.2

quem SALUTARIS (3,2)


illius TROPAEI quod capiti
ipsius superpositum erat"

III, 5,1 festivit del Salvatore


controversia su data della
Pasqua.
III, 6,1 8 Costantino convoc
un concilio ecumenico
III, 10,1 luogo del concilio: (la
sala centrale del palazzo
imperiale)
III, 10,3 Costantino vestito di
porpora e oro e pietre preziose.
III, 10,5
piccolo sedile in oro massiccio
KATHISMA di Costantino al
concilio di Nicea N: Piccolo =
Per rispetto ai vescovi
Ecclesiastici per
riconoscimento della
particolare natura della chiesa
Oro = Presenza di Costantino
come imperatore.
III, 11,1 9
8 Vd Tartaglia 1984, V.C. III, 6.1, N 29 imp. gra/mmasi timhtikoij Costantino
in forza dellautorit datagli dallessere egli stesso vescovo universale designato per volere divino.. convoca
i vescovi a concilioIl resoconto eusebiano dellassise nicena indica chiaramente il modo in cui si
configurava il rapporto tra limperatore e la gerarchia ecclesiastica: da una parte il sovrano di fatto al di
sopra dei vescovi, in quanto, oltre a convocarli interviene nel dibattito conciliare facendo valere il proprio
arbitrato anche in materia di fede, dallaltra per mantiene un atteggiamento di grande rispetto verso
lepiscopato.
9 Vd Tartaglia 1984, V.C. III, 11.1, N 46 p.129 discorso di apertura di Costantino al concilio di
Nicea Costantino rivendica il ruolo di mediazione in qualit di Conservo (anche in altri documenti di
Costantino) (Dorries).

13

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

problema su chi debba


occupare il primo seggio e su
chi sia il presidente del concilio
DE VITA CONSTANTINI.

TARTAGLIA

LIBER III

GCS

PG

III, 14 10
Lunit della fede prevalse..
III, 21.3
la DOTTRINA SALVIFICA

th\n swth/rion para\ toij


pa=si doca/ zesqai
didaskalian.

III, XXI.3
ut SALUTARIS
DOCTRINA

III, 25
in Gerusalemme il santissimo
luogo della resurrezione del
Salvatore risultasse agli occhi
di tutti illustre e venerando.
Pertanto diede subito lordine
di costruire un oratorio.
III, 26.1
il santissimo sepolcro che
il simbolo stesso della
immortalit, voglio dire il
sepolcro presso il quale fece
risplendere la sua luce langelo
disceso dal cielo, quando
ribalto la pietra..
III, 26.2
..grotta SALVIFICA ..

to\ swth/rion antron

III, XXVI.2 SALUTAREM


speluncam

III, 26,4 11
Cristo Sole
III, 28
la caverna come luogo pi
sacro.
III,29.1
caverna SALVIFICA ..edificato to\ swth/rion antron
un santuario degno del
Signore..

III, XXIX.1 ..SALUTAREM


speluncam..

III, 29.2
..fede nel verbo SALVIFICO..

III, XXIX.2 ..SALUTARIS


fidei doctrinam..

th=j eij to\n swth/rion


lo/gon pistewj

10 TARTAGLIA 1984, V.C. III, 14, N 53 p.130 fu il personale intervento di Costantino che convinse
anche i vescovi pi riluttanti ad accettare il concetto dellaconsustanzialit (omou/sia) del Figlio al Padre.
(Tartaglia)
11 Cristo = vittoria sulla morte / Sole = vittoria sulle tenebre. Entrambi = luce visibile

14

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI.

TARTAGLIA
III, 30.1
Infatti, che il MONUMENTO
DELLA SANTISSIMA
PASSIONE DI CRISTO, da
molto tempo celato sotto terra,
dopo aver fatto perdere le sue
tracce per un lunghissimo
periodo di anni, sia tornato a
risplendere al cospetto dei suoi
servi

III, 30.4
..luogo che fin dal principio fu
sacro per volere di Dio, e che
divenuto ancora pi sacro da
quando ha portato alla luce la
TESTIMONIANZA della
PASSIONE SALVIFICA.

LIBER III

GCS
to\ ga\r gnwrisma tou=
a(giwta/tou e)keinou pa/qouj
u(po\ tv= gv= pa/lai
krupto/menon tosau/taij
e)twn perio/doij laqein,
axrij ou dia\ th=j tou=
koinou= pa/ntwn e)xqrou=
a)naire/sewj e)leuqerwqeisi
toij e(autou= qera/pousin
a)nala/mpein emelle, 3.30.2
pa=san ekplhcin wj
a)lhqwj u(perbainei.

PG

III, XXX.1
Nam SACRATISSIMAE
ILLIUS PASSIONIS
MONUMENTUM, sub terra
jam pridem occultatum tot
annorum spatio delituisse,
omnem severa admirationem
superat.

III, XXX.4
on qeou= prosta/gmati
aisxisthj eidwlou
prosqh/khj wsper tino\j
e)pikeime/nou ba/rouj e)kou/
fisa, agion me\n e)c a)rxh=j
qeou= krisei gegenhme/non,
a(giwteron d' a)po
fanqe/nta a)f' ou th\n tou=
swthriou pa/qouj pistin
eij fwj proh/gagen,
oikodomhma/twn ka/llei
kosmh/swmen.

ex quo DOMINICAE (30,4)


PASSIONIS FIDEM in lucem
protulit..

III, 32
..il luogo pi straordinario e
meraviglioso che esista al
mondo venga adornatola
volta della basilica debba
essere a cassettoni o se debba
avere una foggia diversa.
Perch se sar a cassettoni, la
si potr anche rivestire in
ORO.
III, 33.1-3
..e nel luogo stesso in cui fu
sepolto il Salvatore venne
costruita la NUOVA
GERUSALEMME, in
contrapposizione della citt
antica e famosa, la quale, dopo
il cruento assassinio del nostro
Signore, fu travolta fino a
subire lestrema devastazione,
pagando con ci il fio per la
colpa dei suoi empi abitanti. Di
fronte ad essa limperatore, con
sontuosa e prodiga
munificenza edific un
MONUMENTO CHE
TESTIMONIAVA LA VITTORIA

kai dh\ kat' au)to\ to\


swth/rion martu/rion h(
ne/a kateskeua/zeto
Ierousalh/m,
a)ntipro/swpoj tv= pa/lai
bowme/nv, h meta\ th\n
kuriokto/non mi aifonian
e)rhmiaj e)p' esxata
peritrapeisa dikhn etise
dussebwn oikhto/rwn.

III, XXXIII.1-3
..et in ipso servatoris (33,1)
nostri martyrio NOVA
fabricata est JERUSALEM, ex
adverso veteris illius
celeberrimae, quae post
nefariam domini caedem
ultimam vastitatem experta,
pro incolarum impietate
poenas persolverat. Contra
hanc igitur imperator
TROPAEUM VICTORIAE,
quam servator noster de
morte retulerat, ambitioso
cultu erexit. Atque haec
forsitan (33,2)
fuerit recens illa ac NOVA

15

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

che il Salvatore aveva


conseguita contro la morte e
forse non errato identificare
proprio in questo monumento
la NUOVISSIMA
GERUSALEMME annunciata
dagli oracoli dei profeti, quella
Gerusalemme nei cui confronti
innumerevoli sono le lodi che a
lungo celebrano le profezie
ispirate dallo spirito divino.

Prima di ogni altra cosa


Costantino volle adornare il
sacro speco, perch lo
considerava come il CENTRO
IDEALE DEL MONDO
INTIERO: si, trattava, infatti
del sepolcro grondante perenne
memoria, del luogo che serbava
il TROFEO DELLA VITTORIA
che il nostro grande Salvatore
aveva conseguita contro la
morte, del divino sepolcro,
presso il quale un giorno
risplendette la luce dellangelo
che annunci a tutti gli uomini
la buona novella della
rigenerazione rivelatasi
attraverso il Salvatore:
III, 34.1
..il sacro speco CENTRO
DEL MONDO.

3.33.2 tau/thj d' oun


antikruj basileu\j th\n
kata\ tou= qana/tou
swth/rion nikhn
plousiaij kai dayile/sin
a)nu/you filotimiaij,
ta/xa pou tau/thn ousan
th\n dia\ profhtikwn
qespisma/twn
kekhrugme/nhn kainh\n
kai ne/an Ierousalh/m, hj
3.33.3 pe/ri makroi lo/goi
muria di' e)nqe/ou
pneu/matoj qespizontej
a)numnou=si: kai dh\ tou=
panto\j wsper tina\
kefalh\n prwton a(pa/ntwn
to\ iero\n antron
e)ko/smei: mnh=ma d' hn
aiwniou mnh/mhj ge/mon,
tou= mega/lou swth=roj
ta\ kata\ tou= qana/tou
perie/xon tro/paia, mnh=ma
qespe/sion,

Tou=to me\n oun prwton


wsanei tou= panto\j
kefalh\n

JERUSALEM, de qua in
sacris voluminibus tot
praeconia ab ipso divino
spiritu pronuntiata
leguntur.

Primum igitur sacram (33,3)


illam speluncam, ut.. totius
operis caput, exornavit.
DIVINUM scilicet
MONUMENTUM, iuxta quod
olim coelesti luce radians
angelus, regerenationem
quae perservatorem
ostendebatur, omnibus
nintiaverat.

III, XXXIV.1
tanquam totius operis
caput, imperatoris
magnificentia
eximiis columnis..

III, 35
il sacro speco adorn con
colonne di gran pregio e
sommo sfarzo. La zona
allaperto ricopr di lucida
pietra.
III, 36,1
teoria dei porticati su 3 lati. Al
lato opposto alla caverna che
guardava ad Oriente era
congiunta la basilica. Linterno
rivestito con piastre di marmo
policromo, la superficie esterna
con pietra levigata.
III, 36,2
interno: soffitto intagliato a
cassettoni ricoperto in oro
splendente cos che tutto il
tempio scintillasse come pei
raggi della luce
III, 37
su entrambi i lati la duplice fila

16

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

di un doppio porticato,
disposta su 2 piani per tutta la
lunghezza del tempio; anche la
volta del colonnato era tutta
ricoperta in oro. Il porticato
sulla facciata esterna della
basilica poggiava su colonne
gigantesche tre porte
ottimamente orientate verso
Levante.
III, 38
il CENTRO di tutto ledificio era
lEMISFERO, collocato
allestremit opposta della
basilica: lo recingevano le 12
colonne, tante quante sono gli
apostoli del Salvatore; la
sommit di ognuna delle
colonne recava lornamento di
un grandissimo cratere
dargento.
( vd. N96 pag.143)
III, 40
Questo fu il santuario che
limperatore fece erigere per
offrire una testimonianza
visibile della risurrezione del
Salvatore.. 12

To/nde me\n oun to\n newn s


wthriou a)nasta/sewj
e)narge\j a)nisth martu/rion
basileu/j,

III, XL
Hoc igitur templum
tanquam salutiferae
resurrectionis testimonium
imperator exstruxit..

III, 40
lo adorn con monumenti
votivi eseguiti in oro, argento e
pietre preziose.
III, 41.1
due sacre spelonche (altri siti)
1) prima apparizione del
Salvatore la GROTTA di
BETLEMME.
2) ricordo della
ascensione al cielo avvenuta
sulla cima
di un monte MONTE
degli ULIVI.
III, 43.1
consacr l due templi.
III, 43.2
la piissima imperatrice volle
adornare con monumenti
meravigliosi il luogo che aveva
visto partorire la MADRE di
DIO e abbell.
III, 43.3
sul Monte degli Ulivi, la madre
dellimperatore eresse maestosi
edifici in ricordo della ascesa al
cielo del Salvatore
12

TARTAGLIA 1984 N 77 pag.190: consacrazione della chiesa del S.SEPOLCRO-17sett. 335

17

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.

delluniverso, fond l un
tempio di preghiera in onore
del Salvatore. 13
III, 43.4
queste le due magnifiche e
splendide chiese.
III, 47.4
limperatore fond in Palestina
i pregevoli edifici..
III, 48.2 consacrava la sua citt
(Costantinopoli) al Dio per il
quale i martiri avevano
sacrificato la loro vita.
III, 49
nelle fontane collocate al centro
delle piazze ..Buon Pastore.
III, 49

III, XLIX

Eidej d' an e)pi me/son


a)gorwn keime/naij krh/naij
ta\ tou= kalou= poime/noj
su/mbola, toij a)po\ twn
qeiwn logiwn o(rmwme/noij
gnwrima, to/n te Danih\l
su\n au)toij le/ousin e)n
xalk% peplasme/non
xrusou= te peta/loij
e)kla/mponta. tosou=toj de\
qeioj erwj th\n basile/wj
Tanto grande era lamore
kateilh/fei yuxh/n, wj e)n
divino che aveva pervaso
au)toij toij a)nakto/roij
lanimo dellimperatore, che
nello stesso palazzo imperiale, twn basileiwn, kata\ to\n
nella sala che tra tutte la pi pa/ntwn e)coxwtaton oikon
splendida, giusto nel mezzo di th=j pro\j t% o)ro/f%
un grandissimo riquadro che si kexruswme/nhj fatnwsewj
apre nel centro del soffitto a
kata\ to\ mesaitaton,
cassettoni tutto ricoperto di
megistou pinakoj
oro, fu inciso il SIMBOLO
a)nhplwme/nou me/son
della PASSIONE SALVIFICA,
e)mpeph=xqai to\ tou=
risultante dallaccostamento di swthriou pa/qouj
pietre preziose dei pi diversi
su/mbolon e)k poi kilwn
colori incastonate nelloro
sugkeimenon kai
massiccio. A quanto sembra,
questa immagine della croce fu polutelwn liqwn e)n
xrus% poll%
eseguita per volont
kateirgasme/nwn.
dellimperatore caro a Dio
fulakth/rion de\ dokei
perch servisse da
tou=to au)th=j basileiaj t%
salvaguardia in difesa
qeofilei
dellimpero.
pepoih=sqai.
III, 57
oi me\n t% swthri%
..pertanto si convertirono al
VERBO SALVIFICO
prose/feugon lo/g%,

13

Tantus porro divini numinis


amor imperatoris animum
occupaverat, ut in totius
palatii eminentissimo
cubiculo, in maxima tabula,
quae in medio lacunaris in
aurati expansa est, SIGNUM
DOMINICAE PASSIONIS ex
auro pretiosisque lapidibus
elaboratum infixerit. Atque
hoc tanquam praesidium ac
tutelam imperii, piissimus
princeps statuisse mihi
videtur

III, LVII
..ad SALUTAREM CHRISTI
DOCTRINAM

TARTAGLIA 1984 N 103 pag. 145 pellegrinaggio di Elena in Palestina 326-329/330.

18

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
IV, 5.2
..pertanto, fiducioso nel suo
Salvatore, protese anche contro
questi barbari il TROFEO
VITTORIOSO DELLA CROCE..

LIBER IV

GCS
ou)k hn d' ara outoj
basilei forhto\j o( lo/goj,
ou)de\ t% nikhtv= kalo\n
e)nomizeto ta\ isa toij
emprosqen prosfe/rein, t%
d' au)tou= e)pi qarrwn
swth=ri to\ nikhtiko\n
tro/paion kai tou/toij
e)panateinaj,

PG

IV, V,2
itaque, servitori sui (5,2)
auxilio fretus, triumphali
SIGNO AC TROPAEO in eos
etiam illato

IV, 8
..assumendosi il compito di
comune protettore dei cristiani
di ogni parte della terra
IV, 9
epistola autografa di
Costantino:
Io sono il difensore della
divina fede, e per ci stesso
partecipo della vera luce. Seguo
la strada indicata dalla vera
luce, e per ci stesso ho
conoscenza della divina
fede.Ammetto pubblicamente
di professare il culto che mi
insegna la conoscenza del
santissimo Iddio. Con al mio
fianco la potenza di questo
Dio..Questo il Dio che io
venero: il mio esercito che a
Lui consacrato, reca sulle
proprie spalle il suo emblema
IV, 15.1
Con quanta forza gli fosse
radicata nellanima la fede in
Dio, lo si intender anche
considerando che fece incidere
la propria effigie sulle monete
auree in modo da apparire con
lo sguardo levato al cielo,
nellatteggiamento di chi prega
con le palme delle mani rivolte
verso il Signore.
IV, 15.2
Anche nelle regge di alcune
citt, sugli stemmi .in alto
sui portoni dingresso,
limperatore era ritratto in
piedi, con il viso rivolto al cielo
(16) e con le mani protese in
guisa di orante .

19

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
IV, 17.1 14
..lindizio che lascia intuire la
straordinaria religiosit di
Costantinoegli nel palazzo
imperiale volle riprodurre come
limmagine di una chiesa

IV, 18.2 15
( i fedeli dorifori.. funzione di
guardie del corpo ) ..onoravano
..il GIORNO SALVIFICO
dedicato al Signore..
IV, 18.3
Costantino impart.. istruzioni
perch lesercito tutto
onorasse.. il GIORNO
SALVIFICO del Signore, detto
pure della luce e del sole.

LIBER IV

GCS
Ske/yaito d' an tij ta\
tou/twn semno/tera,
diagnou\j wj e)n au)toij
toij basi leioij
e)kklhsiaj qeou= tro/pon
die/qeto,

PG

IV, XVII.1
..qualiter ille in palatio
quondam velut Ecclesiam Dei
constituit.

kai au)toi th\n swth/rion


kai kuriakh\n h(me/ran

IV, XVIII.2
et SALUTAREM ac (18,2)
dominicum DIEM perinde
honorabant

th\n de/ ge swth/rion


h(me/ran, hn kai fwto\j
einai kai h(liou e)pw
numon sumbainei,

IV, XVIII.3
porro cum exercitum (18,3)
omnem ad SALUTARIS DIEI,
qui lucis ac solis appellatur
nomine, religiosum cultum
institueret..

IV, 19
.. non.. far dipendere ogni
speranza dalla forza fisica, ma
.. sufficiente la fede nel Dio
che Signore delluniverso, nel
Dio che dispensatore, come di
ogni bene, cos pure della
vittoria era necessario che i
soldati recitassero le preghiere,
tenendo sollevate al cielo le
mani e rivolgendo gli occhi
della mente alle altezze ove ha
sede il sovrano celeste..
invocarlo quale dispensatore di
vittoria, salvatore, difensore e
soccorritore.

14 PG,17,1 del Migne: nota a pi di pagina Cfr. De Laudibus Constantini oratio in ejus tricennalibus
abita, 628.Migne pag 1366.
15 TARTAGLIA 1984,V.C. IV,18.2,Nota 24 pag 175: due leggi che Costantino eman nel 321: la
prima stabiliva il riposo per gli artigiani e i tribunali nel giorno consacrato al sole(venerabili die solis); la
seconda confermava. Con lespressione dies solis le leggi si riferiscono alla festivit cristiana della
domenica. Lespressione reca in s una sostanziale ambiguit per il grande interesse che aveva
Costantino a mantenere stretti rapporti con i ceti dirigenti dello Stato, ceti presso i quali il culto
monoteizzante del sole era particolarmente diffuso. E questo lo stesso motivo che potrebbe spiegare la
disponibilit dellimperatore (almeno fino al 321/ 324) ad accettare sulle monete e sui monumenti la
presenza del sol invictus, la qual cosa .non ostacolava ma anzi, agevolava la diffusione di immagini della
religione cristiana.. Infatti fin dall epoche pi antiche, i simboli della luce propri della religione solare
come di quella cristiana e giudaica, avevano dato luogo a singolari coincidenze (De Giovanni).

20

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
IV, 21
Anche sulle armi fece
riprodurre il SIMBOLO DEL
TROFEO SALVIFICO, vietando
che lesercito schierato venisse
preceduto, secondo luso dun
tempo, dalle effigi auree degli
di: ci fu consentito
unicamente al TROFEO
SALVIFICO della CROCE.

LIBER IV

GCS
Hdh de\ kai e)p' au)twn
twn oplwn to\ tou=
swthriou tropaiou
su/mbolon
katashmainesqai e)poiei,
tou= te e)no/plou stratou=
propompeu/ein xruswn me\n
a)galma/twn, o(poia
pro/teron au)toij eqoj hn,
to\ mhqe/n, mo/non de\ to\
swth/rion tro/paion.

PG

IV, XXI
Quinetiam in ipsis armis,
SALUTARIS TROPAEI
SIGNUM jussit effingi utque
ante instructum armis
exercitum non aurea signa et
simulacra, ut antea moris
erat, sed solum CRUCIS
TROPAEUM praeferretur
mandavit.

IV, 22.1
Egli stesso come un vero e
proprio sacerdote dei sacri
misteri della fede
IV, 24 16
ricevendo a convito dei
vescovi, afferm di essere
anchegli un vescovo.. voi
sovrintendete a quanti fanno
parte della organizzazione della
chiesa; io, invece, come se
fossi stato costituito da Dio
vescovo di quei di fuori

nqen eiko/twj au)to\j e)n


E
e(stia/sei pote\ deciou/menoj
e)pisko/pouj lo/gon
a)fh=ken, wj ara kai au)to\j
eih e)piskopoj, wde/ ph
au)toij eipwn r(h/masin
e)f' h(me te/raij a)koaij:
"a)ll' u(meij me\n twn eisw t
h=j e)kklhsiaj, e)gw de\
twn e)kto\j u(po\ qeou=
kaqestame/noj e)piskopoj
an eihn."

IV, 29.3
adduceva prove sulla falsit
del politeismo, dimostrando
che la superstizione pagana
non era altro che un
ingannevole ricettacolo di
empiet; poi faceva conoscere il
Dio che lunico Signore
assoluto del mondo
IV, 29.3
..giungeva a parlare della
incarnazione del Salvatore, e
dimostrava come essa si fosse
realizzata secondo il giusto
principio della necessit.

16

TARTAGLIA 1984 V.C. IV, 24, N 32 pag. 177.

21

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

LIBER IV

TARTAGLIA
GCS
IV, 29.4 17
..Diceva che Dio il quale
Signore delluniverso, aveva
concesso a lui il supremo
potere su questa terra; egli a
sua volta, ad imitazione
dellOnnipotente, aveva affidato
ad essi lamministrazione di
singole parti dellimpero.

PG

IV, 34
Costantino, la cui premura
per le chiese di Dio era..
assidua ed incessante, ci invi
allora una lettera per
lallestimento di alcuni testi
sacri. (35,3) unita alla festivit
della Pasqua:
IV, 36,1
In Costantinopoli.. farvi
costruire anche un cospicuo
numero di chiese.. trascrivere..
cinquanta volumi in
pergamena pregiata,
chiaramente leggibili e facili da
spostare per luso (cinquanta
volumi delle Sacre Scritture)
IV, 37
spedizione di ternioni e
quaternioni rilegati in volumi
pregevolmente decorati..
IV, 41
ESTATE 335
Concilio nella citt fenicia di
Tiro per ristabilire
definitivamente la pace
religiosa in Oriente.(casi
controversi di Ario e Atanasio)
IV, 43
Concilio spostato a
Gerusalemme SETT. 335
IV, 45 18
Festa della Consacrazione
celebrata con esultanza nella
stessa ricorrenza del
trentennale dellimperatore.
17.SETT.335

17 TARTAGLIA 1984 V.C. IV, 29.4,N 48 i concetti basilari della concezione costantiniana del potere:
1) derivazione divina dellautorit imperiale. 2) il sovrano come imitatio dei (mi/mhsij tou= krei/ttonojV)
(Mazzarino).
18 TARTAGLIA 1984 V.C. IV, 45, N 77 pag.190.

22

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

TARTAGLIA
IV, 46
descrizione precisa del
tempio del Salvatore, dellantro
SALVIFICO, dei magnifici
edifici da lui stesso voluti e dal
gran numero dei monumenti in
oro, argento e pietre preziose
che erano stati col innalzati.
IV, 47
I sinodo di NICEA 325
II sinodo di GERUSALEMME
335 (entrambi convocati
dallimperatore)

LIBER IV

GCS

PG

oi(/oj d o/ tou=
swth=roj
new=j, oi(/on to)
swth=rion antron...

caeterumqualis forma
basilicae Servatoris, qualis
sacrae speluncae species sit,
quanta operis venustas et
elegantia

IV, 53
Costantino regn
306.VII.25
337.V.22
IV, 58
Chiesa
SS. Apostoli in Costantinopoli :
Fece erigere lintiera
chiesa immensa variet di
pietre dogni genere: la rivest
di marmo.. ricoprendo doro
tutto il soffitto, che fece
dividere in cassettoni
finemente lavorati
IV, 59
Intorno alledificio si apriva
una vastissima area a cielo
scoperto; su ciascuno dei
quattro lati di questarea
correvano dei porticati, i quali
racchiudevano lo spiazzo
centrale e il tempio stesso;
lungo i porticati si trovavano
allineati appartamenti reali
IV, 60.3
Sempre l fece erigere dodici
sarcofaghi , alla stregua di
sacre steli in onore e memoria
della comunione degli apostoli;
in mezzo fece collocare la cassa
che era destinata a s stesso,
in modo.. che avesse su
ciascuno dei due lati sei dei
sarcofaghi consacrati agli
apostoli.

23

CONFRONTO TRA ITALIANO, GRECO, LATINO.


DE VITA CONSTANTINI

LIBER IV

TARTAGLIA

GCS

IV,60.5
ed ebbe reso lieto e
luminoso il giorno
SALVIFICO

th/n te swth/rion
dih/gagen h(me/ran

IV, 61.2
chiesa dei Martiri ad Elenopoli
in Bitinia.
IV, 61.2 19
il santo Battesimo liberare
lanima umana dagli errori
commessi su questa terra.
IV, 62
..finalmente giunto il tempo
in cui anche noi potremo
godere del suggello che d la
vita eterna, il tempo della
IMPRONTA SALVIFICA..

kai eu)xome/n% th=j e)n qe% t


uxein swthriaj
kairo\j e)lpizo/menoj: wra k
ai h(ma=j a)polau=sai th=j a)qa
natopoiou= sfragidoj,
4.62
.2 wra tou=
swthriou sfragismatoj, <o
u> metasxein

IV, 62.4
I vescovi.. compirono i sacri
riti .. e gli parteciparono i
misteri della fede. Cos
Costantino fu lunico tra gli
imperatori di tutte le epoche ad
essere rigenerato dai misteri di
Cristo e ad acquistare per
mezzo di essi la perfezione. Fu
qeiaj te sfragidoj
ritenuto DEGNO del SIGILLO
DIVINO

PG

IV, LX.5
Nam cum primas paschalis
festi exercitationes obiisset,
ipsum servatoris nostri
diem..

IV, XLII
.. ut signum illud quod
immortalitem confert,..
tempus est, ut salutaris
signaculi participes fiamus.

IV, LXII.4

IV, 70.2 ..
chiesa SS. Apostoli del
Salvatore vi deposero la bara.
IV, 71.2
.. gli procur lonore di essere
accomunato al ricordo degli
apostoli.
IV, 73
monete coniate: Costantino su
un cocchio a 4 cavalli in guisa
di auriga nellatto di essere
accolto in cielo da una mano..
dallalto.

19

TARTAGLIA 1984 V.C. IV, 61.2, N116 pag.201.

24

CAPITOLO1.3
ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI IN RIFERIMENTO ALLA LORO
COLLOCAZIONE TESTUALE.
1.3.1 qeoshmeia tij e)pifainetai ADMIRABILE SIGNUM
Liber I, 28.1
Cominci allora ad invocarlo
32 , pregando e supplicando di
mostrargli chi mai egli fosse e
di porgergli il soccorso della
sua destra nelle circostanze
attuali. Mentre limperatore
era assorto in questa
preghiera e rivolgeva in tutta
sincerit la sua supplica, gli
apparve un SEGNO DIVINO
veramente straordinario

"...eu)xome/n% de\ tau=ta kai


liparwj
iketeu/onti t% basilei
qeoshmeia tij
e)pifainetai
paradocota/th,.." 33

Huius ergo opem(28,1)


implorare coepit, orans atque
obsecrans ut se ipsi
noscendum praeberet, ac
praesentibus negotiis
adiutricem manum
porrigeret. Haec precanti ac
suppliciter postulanti
imperatori, ADMIRABILE
quoddam SIGNUM a deo
missum apparvit.

- Analisi del sintagma


In greco: qeoshmeia tij e)pifainetai tradotto con admirabile signum ;
qeoshmeia, aj / qeoshmeion, ou, to/ = manifestazione divina
e)pifainw= mostrare apparire
paradocoj, on = straordinario, inaspettato.
In latino: admirabile segno.
In italiano: Tartaglia riporta segno divino per un termine che dal
greco traduciamo di norma come manifestazione divina .
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di questa formula linguistica determinata semplicemente
con paradocoj, straordinario e dallaccostamento di qeoshmeia ed e)pifainw, una
manifestazione divina in visione diurna come risposta alle preghiere
dellimperatore.
Il contesto quello in cui limperatore incominci ad invocare Dio perch
si manifestasse a lui per porgergli quellaiuto, il soccorso di cui necessitava.
Costantino pregava e supplicava per ottenere da Dio un segno visibile della sua
presenza ed essenza e un soccorso nelle circostanze in cui egli si trovava.
Costantino rifletteva sulla spedizione che stava per intraprendere alla volta di
Roma per porre fine alla tirannide 34 , pensava a quale Dio dovesse scegliersi
come protettore e ancora dei molti che nel passato avevano rivestito la suprema
carica dello Stato, tutti avevano riposto le loro speranze in una pluralit di
divinit, senza che nessuna di quella divinit fosse intervenuta in loro favore .
Dopo tali considerazioni Costantino giudicava una vera follia perder tempo con
quelle divinit inesistenti [] e pensava che soltanto il Dio paterno meritasse di
essere venerato. (V.C. I, 27)
In merito alla funzione, viene definita la peculiarit della visione, come
chiarisce Casartelli Novelli 35 , straordinariet nel merito e nel metodo, di segno
GIOELE 3,5: Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato
Traduzione letterale I,28.1: Mentre pregava in queste cose e insistentemente (ardentemente)
supplicava il Signore, apparve la straordinaria (inaspettata) manifestazione divina.
34 Cfr. qui introduzione B2 p. XI-XIII sullanalisi di quale abbia potuto essere il momento e il luogo
della visione; V. C. I, 28 e 30.
35 CASARTELLI NOVELLI 2000 A.
32
33

25

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

fausto ma inedito nella forma e nella sostanza rispetto alla tradizione dei
presagi augurali.
Secondo J.Ries 36 il simbolo, come linguaggio simbolico del sacro, serve
alluomo per fare la propria esperienza dellinvisibile.
Sicch tale linguaggio diviene linguaggio della rivelazione dove linvisibile si
rende visibile tramite un elemento mediatore, strumento della manifestazione
divina.
La natura stessa del Cristianesimo insieme con la religione ebraica quella di
essere una Religione Rivelata.
1.3.2 staurou= tro/paion CRUCIS TROPAEUM
Liber I ,28.2
Nellora in cui il sole a met
del suo cammino, quando il
giorno comincia appena a
declinare, disse di aver visto
con i propri occhi, in pieno
cielo e al di sopra del sole, il
SEGNO LUMINOSO di una
CROCE, unita alla quale cera
una iscrizione che diceva:
CON QUESTA VINCI !

"...a)mfi meshmbrina\j
h(liou wraj, hdh th=j
h(me/raj a)poklinou/shj,
au)toij o)fqalmoij
idein efh e)n au)t%
ou)ran% u(perkeimenon
tou= h(liou staurou=
tro/paion e)k fwto\j
sunista/menon,
grafh/n te au)t%
sun h=fqai le/gousan:
tou/t% nika...."

Horis diei meridianis,


(28,2) sole in occasum
vergente, CRUCIS
TROPAEUM in coelo ex luce
conflatum, soli super
positum, ipsis oculis se
vidisse affirmavit, cum
huiusmodi inscriptione:
HAC VINCE.

- Analisi del sintagma


In greco: tro/paion, ou / tro/paion,to/
tro/paioj, a, on = che mette in fuga il nemico.
In latino: viene tradotto in modo letterale con crucis tropaeum in coelo
ex
luce conflatum. il trofeo della croce in cielo fuso insieme dalla luce.
Conflo, as, avi, atum, are = fondere insieme, combinare, formare,
comporre; cos come il termine greco e)k fwto\j sunista/menon,
In italiano: il segno luminoso di una croce.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita nel suo significato da stauroj . E
trofeo a forma di croce fuso insieme dalla luce e/o con funzione di trofeo.
Sempre nel merito della visione Eusebio pone una distinzione utilizzando il
termine di shmeion nel paragrafo successivo quando racconta come il trofeo
apparso in cielo fu mostrato in sogno da Cristo a Costantino ingiungendogli di
costruire unimmagine simile.
staurou= tro/paion
e shmeion a livello morfologico sono diversi per la forma
dellespressione. Il primo ha unarea semantica definita dal stauroj, mentre
shmeion ha unarea semantica meno definita, pi estesa e con una densit
vastissima; vengono utilizzati rispettivamente per la visione e per il sogno ma,
come vedremo in seguito, sono uniti tra loro dalla convergenza di significato 37 .
In merito alla funzione, il trofeo viene visto unito ad uniscrizione che
promette una vittoria. Per cui nonostante non compaia la parola nikhtiko\n che
troveremo pi il l, gi da qui viene stabilito che la funzione di questo segno
quello della vittoria.
36
37

CASARTELLI NOVELLI 2000 B; CASARTELLI NOVELLI 1996 C p.15-26.


Per i casi isomorfia semantica Cfr. ind. anal.dei temi, p. 94s e 3.4 p. 82s.

26

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Su dove sia posizionata liscrizione rispetto al trofeo, Eusebio non lo specifica,


ma contestuale e cotestuale al segno della visione.(Tav. XXV, XXVI).
In merito alla resa in immagine, qui Eusebio non riferisce molte
informazioni mentre nei passi successivi lautore far in modo tale da rendere
pi chiaro non solo la possibile resa in immagine ma comunicher anche quale
sia il significatum di questo segno della visione. Pertanto Eusebio utilizza un
linguaggio simbolico e le immagini cui rimanda esplicitamente sono immaginisegni e non immagini-narrative, come osservano Grabar e Casartelli Novelli. 38
1.3.3 to\\ shmeion SIGNUM e Tou= shmeiou th\n eiko/na
Liber I ,29 e I,30
Allora gli si mostr in sogno
Cristo, figlio di Dio, con il
SEGNO che era apparso nel
cielo e gli ingiunse di costruire
unimmagine simile a quella
del SEGNO osservato in cielo
e di servirsene come difesa
nelle battaglie contro i
nemici.

e)pv/ei katalabou=sa. enqa dh\


u(pnou=nti
au)t% to\n Xristo\n
tou= qeou= su\n t%
fane/nti kat' ou)rano\n
shmei% o)fqh=nai te
kai parakeleu/sasqai,
mimhma poihsa/
menon tou=
kat' ou)rano\n
o)fqe/ntoj shmeiou tou/t%
pro\j ta\j twn
polemiwn sumbola\j
a)lech/mati xrh=sqai.

Nox tandem supervenit.


Tum vero Christus dei
dormienti apparvit cum
SIGNO illo quod in coelo
ostensum fuerat,
praecepitque, ut militari
SIGNO ad similitudinem eius
quod in coelo vidisset
fabricato, eo tamquam
SALUTARI PRAESIDIO in
praeliis uteretur.

ama d' h(me/r#


dianasta\j toij filoij e)c
hgo/reue to\
a)po/rrhton. kapeita
xrusou= kai liqwn
polutelwn
dhmiourgou\j
sugkale/saj me/soj
au)to\j kaqiza/nei kai
tou= shmeiou th\n
eiko/na fra/zei,
a)pomimeisqai te
au)th\n xrus% kai
polutele/si liqoij
diekeleu/eto.

Ille primo statim di luculo


surgens, arcanum omne
amicis exposuit. Convocatis
deinde auri ac gemmarum
fabris, medius inter eos
sedens, speciem SIGNI eis
sermone depinxit, iussitque
ut auro ac lapillis
similitudinem eius
exprimerent

Liber I ,30
Convoc poi presso di s
orefici e artigiani esperti in
pietre preziose, si mise a
sedere in mezzo ad essi ed
illustr la forma del SEGNO,
che ordin di riprodurre in oro
e pietre preziose. Un giorno,
per volere dellimperatore,
oltre che per concessione
divina, anche noi avemmo
lonore di vedere questo
oggetto con i nostri stessi
occhi

-Analisi del lessema


In greco to\ shmeion segno, impronta, sigillo.
In latino la traduzione fedele, signum.
In italiano la traduzione fedele, segno.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion non qui definita, per cui il suo significatum
vastissimo; ci che sappiamo che Eusebio qui, per la prima volta nel testo,
38

CASARTELLI NOVELLI 1996 B p. 643; GRABAR 1983, pp. 23-50, p. 83ss.

27

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

impiega shmeion 39 , abbiamo gi osservato come egli ponga una distinzione


usando staurou= tro/paion per la visione diurna e shmeion per il sogno e si gi
individuato tra i due termini lesistenza di una relazione di isomorfia semantica
40 poich i essi rinviano ad uno stesso referente= il segno della visione.
In merito al contesto, due volte shmeion viene utilizzato per indicare la
visione notturna, ossia il sogno, dove il segno apparso in cielo fu mostrato da
Cristo a Costantino, ordinandogli di tradurlo in immagine. Poi il termine viene
utilizzato nel contesto della convocazione degli artigiani ed orefici, per illustrare
loro
come
dovesse
essere
riprodotto
in
immagine
il
segno,
tou= shmeiou th\n eiko/na,
nella materia delloreficeria preziosa, 41 codificata,
quindi, nel peculiare codice iconico apocalittico informato alloro e pietre
preziose di cui costituita la macro- visione/macro-oreficeria achiropita della
Gerusalemme celeste scritturistica. 42
Per
il
rinvio
alla
realizzazione
in
immagine
staurou= tro/paion / shmeion assumer una figura gemmata.
In merito alla funzione, Cristo stesso ha donato e concesso a Costantino
il segno con lordine di riprodurlo in immagine e rafforza la duplice visione con
la spiegazione di servirsene come difesa in battaglia contro i nemici; qui inizia il
tema dellattribuzione di fulakth/rion al segno della visione che si riproporr
maggiormente in tutti i contesti di battaglia.
Dalla scelta dei termini si evince come Eusebio volesse dare rilievo a ci
che limperatore aveva visto in sogno, poich proprio il segno di Cristo e la sua
manifestazione e lordine del Cristo stesso di tradurlo in immagine, sigilla
unalleanza stipulata da questo Dio che elegge in Costantino il mediatore e il
realizzatore dello sviluppo, dellimpero ma soprattutto della Chiesa nascente,
cui Costantino lavorer con un programma ad ampio raggio, iconograficoarchitettonico dottrinale-ecclesiastico, dando avvio alla nascita del processo
ufficiale di cristianizzazione dellimpero romano.
Ecco per cui Eusebio amministra sapientemente le espressioni verbali
congiungendo unespressione di tipo militare come staurou= tro/paion con il segno
ierofanico.
1.3.4 kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon SALUTARIS
APPELLATIONIS SIGNUM
Liber I ,31.1-3
La sua foggia era la seguente.
In unalta asta ricoperta
doro sinnestava un braccio
trasversale in modo da
formare una croce; in cima a
tutto era fissata una CORONA
INTESSUTA DI PETRE
PREZIOSE ED ORO; SU
QUESTA CORONA DUE
SEGNI, INDICANTI IL NOME
DI CRISTO, MOSTRAVANO,
PER MEZZO DELLE PRIME

Hn de\ toi%de
sxh/mati
kateskeuasme/non.
u(yhlo\n do/ru xrus%
kathmfiesme/non
ke/raj eixen e)gka/rsion
staurou= sxh/mati
pepoihme/non, anw de\
pro\j akr% tou= panto\j
ste/fanoj e)k liqwn
polutelwn kai xrusou=
sumpeplegme/noj

.. hasta longior auro


contecta, transversam habet
antennam instar crucis.
Supra in ipsa hastae
summitate CORONA ERAT
AFFIXA, GEMMIS ET AURO
CONTEXTA. IN HAC
SALUTARIS
APPELLATIONIS SIGNUM,
DUAE VIDELICET LITTERAE,
NOMEN CHRISTI PRIMIS

to\ shmeion accostato a staurou= tro/paion del 1.3.2, V.C. I, 28.2.


Cfr. per i casi di isomorfia semantica 3.4 p.82s.
41 Cfr. qui, 2.2. p.71s per largomento dell o)qo/nh e il discorso sulla forma e materia
dellespressione; CASARTELLI NOVELLI 1996 C. e CASARTELLI NOVELLI 1983, in part. su SAUSSURE e LOTMAN
pp.63-73 e 133-169.
42 CASARTELLI NOVELLI 1996 B, pag. 642-643 CASARTELLI NOVELLI 1987, pag.105-172.
39
40

28

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI


katesth/rikto, kaq' ou
LETTERE
(CON IL RHO CHE SI
th=j swthriou
INCROCIAVA GIUSTO NEL
e)phgoriaj to\
MEZZO), IL SIMBOLO DELLA su/mbolon du/o stoixeia
FORMULA SALVIFICA:
to\ Xristou= paradhlou=nta
l imperatore prese poi
onoma dia\ twn prwtwn u(pes
labitudine di portare anche in h/mainon xarakth/ rwn,
seguito questo
xiazome/nou tou= r(w
MONOGRAMMA inciso sul
kata\ to\ mesaitaton: a dh\
suo elmo. AL BRACCIO
kai kata\ tou=
TRASVERSALE, CHE ERA
kra/nouj 1.31.2 fe/rein
INFISSO NELLASTA, SI
eiwqe ka)n toij meta\
TROVAVA SOSPESA UNA
tau=ta xro/noij o( basileu/j.
TELA DI GRAN PREGIO:SI
TRATTAVA DI UN MANTO
REGALE RICOPERTO DI UNA tou= de\ plagiou ke/rwj
tou= kata\ to\ do/ru
GRANDE VARIETA DI
peparme/nou o)qo/nh tij
PIETRE PREZIOSE ,
INTRECCIATE TRA LORO E
e)kkremh\j a)pvwrhto,
SFAVILLANTI COME I RAGGI basiliko\n ufasma
DELLA LUCE, TUTTO
poikili# sunhmme/nwn
TRAPUNTO DORO
polutelwn liqwn
fwto\j au)gaij e)castra
Questo tessuto, legato al
pto/ntwn kalupto/menon
braccio trasversale, aveva
su\n poll% te
uguale misura sia in
kaqufasme/non xrus%,
lunghezza che in larghezza;
lasta verticale, che dalla base a)dih/ghto/n ti xrh=ma toij
o(rwsi pare/xon tou=
si allungava di molto verso
ka/llouj. tou=to
lalto, proprio sotto il SEGNO
me\n oun to\ fa=roj tou=
DELLA CROCE , lungo lorlo
ke/rwj e)chmme/non
superiore del drappo
(variopinto), recava disegnato su/mmetron mh/kouj te kai pl
in oro il busto dellimperatore a/touj perigrafh\n
caro a Dio, insieme con quello a)pela/mbane:
dei suoi figli. Di questo
SEGNO SALVIFICO
to\ d' orqion do/ru,
limperatore si serv sempre
th=j ka/tw a)rxh=j
come difesa contro.. le forze
e)pi polu\ mhkuno/menon
nemiche, e ordin che altri
anw mete/wron,
oggetti simili ad esso fossero
u(po\ t% tou= staurou=
messi alla testa di tutti i suoi
tropai% pro\j au)toij
eserciti.
akroij tou = diagrafe/ntoj
u(fa/smatoj th\n tou=
qeofilou=j basile/wj
eiko/na xrush=n me/xri
ste/rnwn twn t' au)tou=
1.31.3 paidwn o(moiwj
efere. tou/t% me\n
oun t% swthri%
shmei% pa/shj a)nti
keime/nhj kai
polemiaj duna/mewj
a)munthri% dia\ panto\j
e)xrh=to basileu/j,
twn te stratope/dwn
a(pa/ntwn h(geisqai ta\
tou/tou o(moiwmata
prose/tatten.

APICIBUS DESIGNABANT,
LITTERA, P, IN MEDIO SUI
DECUSSATA. Quas quidem
LITTERAS imperator in galea
31,2 gestare post haec etiam
consuevit. PORRO EX
ANTENNA QUAE OBLIQUE
PER HASTAM TRAJECTA
EST, VELUM QUODDAM
DEPENDEBAT; TEXTUM
VIDELICET PURPUREUM
PRETIOSIS LAPIDIBUS
INTER SE JUNCTIS, ET
LUMINIS SUI FULGORE
OCULOS PRAE
STINGUENTIBUS
COOPERTUM MOLTOQUE
INTERTEXTO AURO
Atque hoc velum
antennae affixum,
latitudinem longitudini
aequalem habuit. Ipsa vero
recta hasta ab infima sui
parte in magnam
longitudinem producta, in
superiori parte sub ipso
CRUCIS SIGNO ad ipsam
veli variis coloribus depicti,
summitatem, auream deo
chari imperatoris et
liberorum eius immaginem
depictam pectore tenus
sublimem gestabat. Hoc
igitur SALUTARI SIGNO
tanquam munimento
adversus oppositas
quorumvis hostium copias
imperator semper est usus;

29

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

-Analisi del sintagma


In greco si ha kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon
In latino salutaris appellationis signum laddove
appellatione.
In italiano il simbolo della formula salvifica.

43

appellatio

nome,

-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica precipuamente definita, il lessema su/mbolon legato
e definito da due aggettivi swthrion ed e)phgoriaj.
In merito al contesto, come indicato (n.6 p.7) tale passo la descrizione
dettagliata del Labaron. Il simbolo del Nome salvifico, il monogramma
cristologico, troneggiava in alto ad un vexillum che risultava del tutto nuovo
rispetto ai vexilla imperiali precedenti.
In
merito
alla
funzione
il
termine
kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon definito il simbolo del potere
salvifico.
In merito alla sua realizzazione in immagine, qui il testo molto preciso e
dettagliato, descrive la foggia di questo segno, collocato allinterno di un
vexillum militare:
unasta a forma di croce u(yhlo\n do/ru xrus% ... staurou= sxh/mati
= alta asta ricoperta doro a cui sinnestava un braccio trasversale;
una corona, la cui materia despressione sono le pietre preziose ed oro,
collocata sulla cima con due segni (stoixeia = lettere, elementi) indicanti il
Nome
di
Cristo
(lettera
P
in
medio
sui
decussata)
che
rivelavano (u/po shmai/nw a.eshmh/na = rivelo, mostro, annunzio) il simbolo della
formula salvifica, e il contenuto che traspare il monogramma cristologico;
Eusebio introduce kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon
con chiaro
riferimento ai
due segni del Nome salvifico di Cristo. 44
Altro segno, la cui traduzione in immagine definita, anche il monogramma
fatto incidere sullelmo dellimperatore. 45
(Tav. XXVII, XXVIII a e b).
Orbene, noi sappiamo che il momento in cui Eusebio vide il Labaron,
nella sua forma definitiva ottenuta grazie ad elaborazioni ed aggiunte con gli
anni e le numerose vittorie, fu dopo la battaglia di Crisopoli del 324. 46
Pertanto allinizio del passo I, 31 Eusebio decide di collocare due
realizzazioni in immagini, quella del Labaron che si accinge a descrivere e
quella del monogramma di Cristo sulla galea dellimperatore.
Ma quello che risulta discordante proprio la collocazione di questo passo I,
31, 1-2 tra I, 30 e I, 32.1.
Osserviamo che I,30 finiva con: Un giorno, per volere dellimperatore,
oltre che per concessione divina, anche noi avemmo lonore di vedere questo
oggetto con i nostri stessi occhi. Eusebio si riferisce a I, 29 dove Costantino
illustra e ordina di realizzare la forma del segno in oro e pietre preziose, senza

43
44
45
46

Cfr. to\ swth/rion shmeion 1.3.4 b, V.C. I,31.3; staurou= tro/paion 1.3.4 a, V.C. I 31.2.
CASARTELLI NOVELLI 1987, p.115-120; GRABAR 1983, p. 58-61.
TARTAGLIA 1984, nota 84 p.61
Per il problema della forma originaria e definitiva del labaron rimando alla n.49 p. 32, e Cfr.

2, p. 70s.

30

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

dire quale sia questa forma. Per cui I, 31 non affatto legato ad esso n tanto
meno consequenziale alla manifestazione divina.
Infatti il passo I, 32 inizia: Ma ci avvenne un poco pi tardi. Nella
circostanza sopra detta, colpito dalla straordinariet della visione, decise di non
venerare nessun altro Dio allinfuori di quello che aveva visto con i propri occhi
Convoc i sacerdoti.
Quindi il passo prettamente descrittivo, coronato dalle due frasi che rispetto al
momento della visione rimandano ad un periodo pi tardo, sembra essere stato
collocato come in un secondo momento in questo spazio del testo. Per cui la
frase : ci avvenne poco pi tardi pu riferirsi bene sia a I, 30 sia a I, 31,
collocatovi dopo, ma in entrambi i casi il punto fermo che Eusebio ci dice che
lui stesso vide tardi i molti modi in cui fu realizzato il segno della visione.
Inoltre, come vedremo nel paragrafo seguente (1.3.4 a) Eusebio, genialmente,
per giustificare linserimento del passo I, 31 e legarlo volutamente alla visione,
utilizza lo stesso termine di staurou= tro/paion.
1.3.4 a to/n staurou= tro/paion

CRUCIS TROPAEUM (Liber I ,31.2)

-Analisi del sintagma


In greco si ha staurou= tro/paion e il termine indica colui che mette in fuga il
nemico in latino lo stesso termine rimane pressoch invariato nellespressione
e nel contenuto.
In latino viene tradotto crucis signum.
In italiano fedeli al testo latino si ha segno della croce.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita da stauro/j; viene ripreso
laccostamento tra i due termini staurou= tro/paion 47 e shmeion, proprio come
abbiamo gi notato nel 1.3.2 (p 43s.); essi appartengono a due aree
semantiche diverse, il contesto e la funzione sono la stessa e risultano isomorfi
sul
piano
semantico
in
quanto
le
formule
linguistiche
staurou= tro/paion, to\ swth/rion shmeion e kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj
to\ su/mbolon fanno riferimento ad uno stesso piano di contenuto.
Tutto
il
passo
con
kaq' ou th=j swthriou e)phgoriajto\ su/mbolon
/staurou= tro/paion/to\ swth/rion shmeion in disgiunzione rispetto ai
passi precedenti. Ma Eusebio opera un forte legame con essi poich utilizza il
termine staurou= tro/paion che viene adoperato solo in I, 28 nella visione in cielo,
oltre che qui in questo contesto.
Le realizzazioni del Labaron, del dipinto nella sala grande e quello
nellingresso del palazzo imperiale, sono tutte realizzazioni tarde con funzioni
diverse, ma questa del Labaron viene collocata, da Eusebio, esattamente tra la
convocazione degli artigiani e la spiegazione dei sacerdoti sul significato del
segno.
Lintenzione dellautore quella di vedere concretizzata comunque la presenza
del simbolo, che segno-trofeo, sia sul Labaron sia sul soffitto della sala di
rappresentanza, laddove tali rappresentazioni vengono assunte come punticardine per confermare linvestitura di Costantino ricevuta direttamente dal
Cristo nella visione in sogno.
47

Cfr. per il caso di isomorfia semantica 3.4 p. 82s.

31

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

In merito al rinvio alla realizzazione in immagine da Eusebio reso


chiaramente
il
riferimento
alla
corona
con
il
monogramma
=
48
staurou= tro/paion/swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon
collocato su unasta alta
verticale a cui sinnestava un braccio trasversale;
-una corona intessuta di pietre preziose ed oro posta sulla cima con
-due segni, stoixeia, indicanti il Nome di Cristo che rivelavano il simbolo della
formula salvifica e rappresentano il monogramma cristologico.
Inoltre sono descritti dallautore alcuni attributi regali con cui tale segno
salvifico viene arricchito:
-un manto regale, ossia una tela di gran pregio , ricoperto di una variet di
pietre preziose intrecciate tra loro e tutto trapunto doro;
-un busto dellimperatore insieme con i suoi figli disegnato in oro era posto
proprio sotto staurou= tro/paion.
Sappiamo che Eusebio vide tardi il labaron nella sua forma definitiva, acquisita
dopo il 324. 49
1.3.4 b to\\ swth/rion shmeion SALUTARI SIGNO ' (Liber I ,31.3)
-Analisi del sintagma
In greco to\\ swth/rion shmeion.
In latino tradotto salutare signum .
In italiano segno salvifico .
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion ben definita dallaggettivo swth/rion, e il
termine e strettamente connesso a staurou= tro/paion. 50
In merito alla funzione: Eusebio ci dice che un segno di cui limperatore
poteva servirsi come difesa contro le forze nemiche.
Il trofeo della croce diviene nello stesso tempo il segno salvifico che ha in s
come caratteristica predominante quella di funzione profilattica, una potenza 51
e un valore tali da difendere un imperatore e il suo esercito in battaglia contro i
nemici.

Per la distinzione tra tro/paion e do/ru 3.1 p.78s.


Alcuni autori ritengono che il supparum e il busto dellimperatore con i figli siano posteriori al
312 d.c., forse del 317 d.c.; Vi stata una lunga discussione sulla possibilit o meno della presenza del
labaro costantiniano gi nella battaglia di Costantino contro Massenzio. Tra gli studiosi che negarono tale
possibilit, vi Grgoire. Inoltre bisogna evidenziare che il labaro a cui Eusebio fa riferimento in questo
contesto non proprio quello istituito ab origine da Costantino subito dopo la visione e sogno, ma quello
nella forma inaugurata dopo la definitiva vittoria su Licinio nella battaglia di Crisopoli 324-IX-18, visto
dal vescovo di Cesarea molto tempo dopo (V.C. I, 28,1 e 30). Gli elementi il supparum o textum
purpureum pretiosis lapidibus inter se junctis. intertexto auro e il busto dell imperatore insieme con quello
dei suoi figli, disegnato in oro - sicuramente furono aggiunti non prima che i fogli di Costantino fossero
elevati alla dignit di cesari, quindi dal 317 in poi.
Ma per una pi profonda analisi del problema rimando ad autori quali TARTAGLIA 1984, nota 82 p.60;
FRANCHI D CAVALIERI 1913, p. 165; FRANCHI D CAVALIERI 1953, pp. 23-26 in part. (n.116 p.99) (n.120 p.
100) (n.123 p.101), p. 27 in part. (n.124 p. 102); Cfr. anche qui Introduzione B2, p. XI-XIII sul problema
di quando Eusebio vide il labaro; CONTI 1998 1999.
50
Cfr.
staurou= tro/paion
1.3.4
a,
V.C.
I,
31.2;
kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon 1.3.4, V. C. I, 31,1; per quanto lisomorfia semantica
delle formule linguistiche cfr. 3.4 p. 82s.
staurou= tro/paion / to\ su/mbolon, trovano il coronamento in V.C. IV, 21 p.109-112. cfr. in merito alle
varie combinazioni di tro/paion 3.2 p. 79s.
51 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion cfr. ind. anal.dei temi, p. 94s; anche
CECCHELLI 1954, p.47.
48
49

32

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

In riferimento a V.C. I, 31.3, Eusebio afferma che Costantino ordin di


mettere alla testa di tutti gli eserciti altri oggetti simili a quello che aveva
descritto pocanzi. Non chiaro se con questa affermazione lautore abbia
voluto dire che Costantino ordin di disporre alla testa dei suoi eserciti altri
vessilli imperiali, insegne fatte ad imitazione del to\ swth/rion shmeion, come
evidenziano il Franchi d Cavalieri e il Crivellucci 52 . Vero che nel IV libro (IV,
21) viene reso chiaramente il riferimento alla realizzazione di armi ed effigi
auree che hanno impresse il simbolo del trofeo salvifico.
1.3.5 to\ shmeion SIGNUM
Liber I ,32.1-2
Ma ci avvenne un poco pi
tardi. Nella circostanza sopra
detta, colpito dalla
straordinariet della visione,
decise di non venerare nessun
altro Dio allinfuori di quello
che aveva visto con i propri
occhi.
Convoc i sacerdoti depositari
della sua dottrina e chiese
loro chi mai fosse (questo) Dio
e che cosa volesse significare
il SEGNO che gli era apparso
in visione. I sacerdoti dissero
che si trattava del Dio figlio
unigenito dellunico e solo
Dio, e che il SEGNO che gli si
era manifestato rappresentava
il SIMBOLO dell
IMMORTALITA, raffigurante il
TROFEO della VITTORIA
sulla morte, VITTORIA che
Cristo aveva un tempo
ottenuta durante il suo
passaggio sulla terra;
illustrarono i motivi della sua
venuta e gli diedero una
chiara spiegazione circa
lINCARNAZIONE.

...tou\j twn au)tou= lo/gwn


mu/staj a)nekaleito,
kai tij eih qeo\j outoj
h)rwta 1.32.2 tij te o( th=j o)
fqeishj oyewj
tou= shmeiou lo/goj. oi
de\ to\n me\n einai qeo\n
efasan qeou= tou= e(no\j
kai mo/nou
monogenh= paida, to\ de\
shmeion to\ fane\n
su/mbolon me\n
a)qanasiaj einai,
tro/paion d'u(pa/rxein
th=j kata\ tou= qana/tou
nikhj, hn e)poih/sato/
pote parelqwn e)pi gh=j,
e)didasko/n te ta\j th=j
paro/dou aitiaj, to\n
a)kribh= lo/gon au)t%
th=j kat' a)nqrwpouj
oikonomiaj u(potiqe/menoi.

Sacerdotes arcanae illius


(32,1) doctrinae mysteriis
instructos ad se accersivit; et
quisnam ille deus esset
interrogavit, quidve SIGNI
illius visio sibi (32,2) vellet.
Illi hunc quidem deum esse
dixerunt, unius ac solius dei
unicum filium SIGNUM vero
illud quod ostensum fuisset,
IMMORTALITATIS
SYMBOLUM esse, et
TROPAEUM VICTORIAE
quam ille in terris olim
versatus, de morte retulisset.
Simul causas illius adventus
eum docuerunt, accuratam
INCARNATIONIS rationem ei
exponentes.

-Analisi del lessema


In greco to\ shmeion usato due volte.
In latino traduzione fedele, signum.
In italiano traduzione fedele, segno.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion non definita, ha una densit vastissima.
FRANCHI D CAVALIERI 1953, p. 17 e in part. anche nota 81 p.85. CRIVELLUCCI, Lorigine, pp. 88104 e 222-260. Il Franchi riporta nella sua nota losservazione del Crivellucci, il quale afferma che,
secondo Eusebio, Costantino volle che il solo staurou= tro/paion andasse innanzi al suo esercito (V.C. I,
37), per guidare le sue truppe (V.C. II, 6.2), per propiziare la vittoria (V.C. II, 7), per rendere salva la vita a
chi lo innalzava in battaglia (V.C. II, 9.2); inoltre Costantino viet che lesercito schierato fosse preceduto
dalle effigi degli di pagani, consentendo solo al tropaeum di occupare il primo posto (V.C. IV, 21). Dunque
non pi i simulacri aurei degli di come in uso fino ad allora. Costantino viet la presenza in battaglia
degli dei militares o bellorum. Il Crivellucci distingue queste dalle semplici insegne militari.
Infine Cfr. 1.3.27 V.C. IV, 21 p 109-110.
52

33

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Si verifica, inoltre, una relazione di isomorfia semantica 53 tra le tre formule


linguistiche to\ dh\ swth/rion shmeion/ to\ su/mbolon / tro/paion
kata\ tou= qana/tou nikhj,
che hanno una chiara diversit nella forma
dellespressione a livello morfologico ma uno stesso significato, per cui Eusebio
li utilizza come termini isomorfi legandoli tra loro per spiegare la Incarnazione
salvifica del Figlio di Dio.
In merito alla funzione viene specificato che si tratta di un simbolo
dellimmortalit, raffigurante il trofeo della vittoria sulla morte nella formula
del sigillo del Dio dei Viventi.
In questo paragrafo, shmeion e su/mbolon hanno una estensione molto vasta
poich sono da soli, mentre tro/paion ha due aggettivi che lo definiscono
maggiormente, come vedremo nel 1.3.5b. Cos gi da questi accorgimenti si
individua il determinarsi di unimmagine cruciforme, croce/ croce
monogrammatica/ monogramma cristologico, che segno teologico nella sua
invenzione costantiniana come nuovo modello semiotico di immagine cristica
nella langue del IV secolo 54 della cristologia rivelata, di matrice apocalittica
romana.
Dio si rivelato cos, nella sua azione potente di Colui che capace di suscitare
la vita e la vittoria dal nulla, dal timore, da una situazione di morte.
Eusebio punta a mettere in luce sia la rivelazione di Dio a Costantino per la
missione riunificatrice dellimpero, in un consolidamento politico e soprattutto
religioso, sia ladozione di Costantino di questo Dio che gli ha dato una grande
vittoria.
Il frutto di questunione sar evidente nel concilio di Nicea del 325 di cui
Eusebio parla nella V.C. III, 6. 55
Attraverso le polimorfiche immagini cruciformi cristiche dellimmaginario
apocalittico e nella cristologia rivelata, simbolizzanti la rigenerazione e
limmortalit per arrivare a rendere visibile linvisibile, 56 viene comunicato con
maggior intensit un nuovo linguaggio verbale e figurativo capace di rendere
manifesta lopera di Dio nella persona del Figlio, Lo/goj incarnato, estesa a tutto
il popolo di Dio.
1.3.5 a to/ su/mbolon a)qanasiaj SYMBOLUM (Liber I C. XXXII, 2)
-Analisi del lessema
In greco to\ su/mbolon.
In latino la traduzione rimane fedele symbolum
In italiano la traduzione fedele, simbolo.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di su/mbolon non definita ed molto vasta, solo
laccostamento con gli altri due termini aiutano a stabilire almeno il piano del
contenuto che invece pi chiaro.
Per il contesto, siamo sempre nel merito della convocazione dei sacerdoti
per conoscere il significato del segno della visione.
53 to\ shmeion accostato a th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn.
Cfr th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn 1.3.5 b, V.C. I, 32.2 p. 57-58. cfr. quanto detto
sullisomorfia semantica 3.4 p. 82s.
54 CASARTELLI NOVELLI 1987, p.115-120; CASARTELLI NOVELLI La croce, pp. 536-545; CAVALCANTI, La
croce, pp. 529-535; GRABAR, 1983, pp. 58-61; CASARTELLI NOVELLI 2000 B.
55 TARTAGLIA 1984, p.124s.
56 CASARTELLI NOVELLI 2000 B, in part. pp.18-23; CONTI 1998-1999.

34

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

In merito alla funzione: il termine su/mbolon a)qanasiaj, svelano i sacerdoti,


il segno del Dio Figlio Unigenito dellunico e solo Dio rappresentante il
simbolo dellimmortalit e raffigurante il trofeo della vittoria sulla morte. Il
trofeo della croce apparso in cielo e/o il segno di Cristo apparso in sogno
indicavano la manifestazione del Dio nei suoi attributi di potere e vittoria sulla
morte; essi sono i simboli di un memoriale di vittoria sulla morte e risurrezione
del Cristo, vivo e presente laddove memoriale significa non un ripetersi di un
rito in ricordo di un evento, bens leternarsi di quellevento con il suo potere
vittorioso e vivificante 57 attraverso un linguaggio iconico di un contenuto,
attraverso i segni apocalittici = della rivelazione.
1.3.5 b tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj TROPAEUM VICTORIAE Liber I
C. XXXII, 2
-Analisi del sintagma
In greco tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj. 58
In latino tropeum victoriae
In italiano trofeo della vittoria sulla morte.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita dallaccostamento di aggettivi
quali morte e vittoria. Rinvia sicuramente a staurou= tro/paion di V.C. I, 28.2
apparso in cielo fuso insieme dalla luce, che era unito ad uniscrizione che
annunciava la vittoria in nome di quel segno. Come abbiamo accennato anche
nel 1.3.5 (p55), tro/paion, qui viene definito con gli aggettivi, dunque la sua
area semantica pi circoscritta, nel significato, rispetto ai due termini
precedenti. Il significato di= tro/paion viene arricchito proprio da nikhj che per la
prima volta ritroviamo nel testo e che esalta il riferimento al mistero della
Incarnazione del Cristo. Quindi in merito alla visione in cielo troviamo il
termine tro/paion sempre con funzione nicefora, grazie alla iscrizione
contestuale nei passi inerenti la spiegazione dellImmortalit e Incarnazione del
Cristo, lo troviamo accostato al termine vittoria sulla morte e pi in l
vedremo che viene utilizzato, grazie a questa funzione, in battaglia.
Il contesto sempre quello della convocazione dei sacerdoti da parte di
Costantino per avere spiegazioni sul segno della visione.
Questo il momento in cui, forse, le sorti della citt regina', 59 le sorti
dellimpero e dello stesso Costantino sono in rapido cambiamento. lautore
stesso a dirlo:
Egli Costantino si lasciava istruire da questi discorsi ed era pieno di stupore per la divina
apparizione concessa al suo sguardo, e quando grazie alle delucidazioni che gli furono
fatte, ebbe chiaro il significato della visione celeste, si rinsald nel suo proposito,
persuaso che fosse Dio in persona a trasmettergli la conoscenza di quelle verit. Decise
cos di dedicarsi alla lettura dei libri sacri. 60 Colloc inoltre al suo fianco, in qualit di
consiglieri, i sacerdoti di Dio. ( V.C. I, XXXII.3).

Cfr to\ shmeion 1.3.5, V.C. I, 32.1-2.


Cfr. le varie combinazione acquisite di volta in volta da tro/paion 3.2 p.79s. to\ shmeion
1.3.5/5 a , V.C. I, 32.2.
59 Lautore definisce pi volte Roma come citt regina: V.C. I, 26 (per due volte); I, 33.1; I, 39.1; I,
40.1; III, 7.2; IV, 63.3; IV, 69.
60 Sul tempo che intercorse tra la visione /sogno e la discesa sulle rive del Tevere, rimando al
Introduzione parte B2, p. XI-XIII e al FRANCHI D CAVALIERI 1913, p. 172; scorrendo la lettura della Vita, si
57
58

35

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Limperatore intuisce da tali fatti che questo Dio lo ha scelto per


investirlo di una missione importante di cui, forse, lui stesso non ancora ben
consapevole.
Probabilmente Costantino da tutto ci trae la conferma che questo Dio cos
potente quello che ha risposto alla sua preghiera ( V.C. I, 27); ora sa di poter
affrontare lavversario, il tiranno che aveva usurpato con azioni empie il
governo della citt regina, il nemico dellimpero.
Forse Costantino si preoccupava solo dellaspetto socio-politico, militare per il
suo intento di unificazione imperiale sotto la sua persona, non consapevole,
probabilmente, di quanto questa adozione avrebbe avuto frutti ben pi enormi
soprattutto per la Chiesa di cui Eusebio, vescovo di Cesarea, suo biografo e
teologo di corte, figlio.
1.3.6 to\ nikhtiko\n tro/paion TROPAEUM VICTORIAE
Liber I, 37
Scelse, dunque, come suo
Dio il Signore delluniverso e
invoc Cristo come salvatore e
soccorritore; pose alla testa
degli opliti e dei dorifori della
scorta il TROFEO del suo Dio,
che d la VITTORIA, cio il
SEGNO SALVIFICO, e si mise
alla guida di tutto lesercito
con il proposito di
riguadagnare ai Romani la
libert che avevano ricevuta
dagli antenati.

prosthsa/menoj dh=ta
e(autou= qeo\n to\n
e)pi pa/ntwn swth=ra/
te kai bohqo\n
a)nakalesa/menoj to\n
Xristo/n, au)tou= te to\
nikhtiko\n tro/paion to\
dh\ swth/rion
shmeion twn a)mf'
au)to\n o(plitwn te
kai dorufo/rwn
prota/caj h(geito
panstrati#=,

..Cumque summum omnium


deum patronum sibi
adscivisset, Christumque
eius filium servatorem atque
auxiliatorem invocasset, et
VICTORIAE TROPAEUM,
SALUTARE scilicet SIGNUM
ante milites ac stipatores
suos statuisset, cum omni
exercitu progressus est, eo
consilio ut romanis
libertatem quam a majoribus
suis acceperant, interventu
suo restitueret.

-Analisi del sintagma


In greco to\ nikhtiko\n tro/paion 61 = il trofeo della vittoria.
In latino traduzione fedele, victoriae tropaeum.
In italiano traduzione fedele, trofeo del suo Dio, che d la vittoria.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita dallaggettivo nikhtiko\n che in s
racchiude il valore niceforo. Laccezione di trofeo vittorioso era stata gi
introdotta in V.C. I,28.2 con liscrizione accanto al segno della visione. Anche
in questo passo, si individua una relazione di isomorfia semantica, 62 creata
dallunione di to\ nikhtiko\n tro/paion con to\ swth/rion shmeion in cui si manifesta
lo stesso contenuto sul piano linguistico.
Il contesto di questi passi quello della preparazione dellesercito.
Costantino decide di collocare il trofeo della vittoria alla testa degli opliti e
dorifori della scorta ed egli stesso si pone alla guida del suo esercito con la
finalit di riconquistare la libert dellimpero (dalla tirannide). Gli attributi di
individuano i passi in cui Eusebio racconta come Costantino dopo la rivelazione del Dio, si interrogava su
chi fosse, scrut le sacre scritture, forgi il segno e scelse come suoi consiglieri i sacerdoti di quel Dio.
61 Cfr to\ swth/rion shmeion. V.C. I, 37 p. 59-60 to\ swth/rion tro/paion in V. C. II,
VI.2 p.74-76. Cfr. anche le varie combinazione acquisite di volta in volta da tro/paion. Cfr. qui 3.2 p.
79s.
62 Cfr. quanto detto sui casi isomorfia semantica 3.4 p. 82s.

36

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

potere, forza e vittoria che Eusebio esalta nei vari passaggi del testo servono a
sottolineare che questo Dio che Costantino sceglie come suo, vuole donargli la
vittoria nelle battaglie ma anche e soprattutto in Nome di Cristo.
Per il rinvio alla resa in immagine, il trofeo del suo Dio il segno forgiato
in cima ad unasta a forma di croce la cui materia dellespressione costituita
da una corona intessuta di pietre preziose ed oro con i due segni indicanti il
Nome di Cristo. Costantino decise di porlo alla testa della sua scorta nonch
innanzi allesercito soprattutto nei luoghi di maggior pericolo e debolezza.
Secondo alcuni autori si tratta della campagna della primavera del 312
sul fiume Monginevro nellItalia Settentrionale.
Come riporta il Tartaglia 63 , le fonti antiche che testimoniano questa campagna
sono Lattanzio ed Eusebio nella Vita Constantini e nella Historia Ecclesiastica,
dove senza entrare nel dettaglio della informazione, secondo lo stile della Vita,
Eusebio pone come riferimento dellepisodio un confronto con un passo
fondamentale delle Sacre Scritture, ossia il passaggio del Mar Rosso del popolo
degli ebrei guidati da Mos.
1.3.6 a to\ swth/rion shmeion SALUTARI SIGNO (Liber I, 37)
-Analisi del sintagma
In greco to\ swth/rion shmeion 64
In latino traduzione fedele, salutare signum.
In italiano traduzione fedele, segno salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion definita dallaggettivo swth/rion con profondo
nesso con to\ nikhtiko\n tro/paion.
Il contesto sempre quello della battaglia e della posizione che viene
assunta dal trofeo.
La funzione ricavata dalla sinonimia con il termine precedente per cui
lattributo quello della vittoria e della libert dalla tirannide.
Dopo questa decisione, in merito alla posizione del trofeo negli
schieramenti del suo esercito, Costantino pi sicuro delle sorti della battaglia,
nei passi successivi del testo, mosse battaglia contro le forze di Massenzio pi
volte, per giungere cos ..vicinissimo a Roma. 65 ( V.C. I, 38.1)
1.3.7 to\ swth/rion shmeion SALUTARI SIGNO
Liber I, 39-40.1-2-41
ben conscio dellaiuto
ricevuto da Dio, subito rese la
preghiera di ringraziamento a
colui che era stato
LARTEFICE della VITTORIA.
Poi con una grande iscrizione

o( d' em futon th\n eij to\n


qeo\n eu)se/beian kekthme/noj
mh/t' e)pi taij boaij xaunou/
menoj mh/t' e)pairo/menoj
toij e)painoij, th=j d' e)k
qeou=

sed cum dei auxilium (39,3)


sibi adfuisse probe
intelligeret, illico VICTORIAE
AUTORI gratiarum actionem
supplex rependit. Et clara
voce ac (40,1) titulorum

63 TARTAGLIA 1984, V.C. I, 37.1, n.96 p.64. Alcune fonti citate sono EUSEBIO Hist. Eccl. IX 9, 2-8;
LACTANT., De mort. pers. 44; paneg. Lat. 12 (9); paneg. Lat.4 (10). Lautore richiama talvolta il confronto di
Costantino con Mos, e dei suoi nemici, Massenzio e Licinio, con il Faraone egiziano. Cfr. TARTAGLIA 1984,
nota 37 p.48. V.C. I, 12; I, 19; I, 20.2; I, 38; II, 11-12; EUSEBIO Hist. Eccl. IX 9, 2-8.
64 Cfr. to\ nikhtiko/\n tro/paion 1.3.6 V.C. I,37 p.59-60 s. Nesso tra to\ nikhtiko/\n tro/paion e
to\ swth/rion shmeion nei due segni linguistici traspare la stessa immagine di contenuto, in perfetta
isomorfia semantica cfr. a questo proposito 3.4 p. 82s.
65 V.C. 38, 1-2 scontro tra Costantino e Massenzio sulle rive del Tevere presso Ponte Milvio
312.X.28. V.C. I, 39.2 ingresso trionfale nella citt regina.312.X.29.

37

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI


sunvsqhme/noj bohqeiaj,
e con colonne votive fece
conoscere allintiera umanit 1.40.1 eu)xaristh/rion
il SEGNO SALVIFICO, e
a)pedidou paraxrh=ma
giusto nel mezzo della citt
eu)xh\n t% th=j nikhj aiti%.
regina, a ricordo della vittoria
grafv= te mega/lv
contro il nemico, innalz il
kai sth/laij apasin
GRANDE TROFEO di una
a)nqrwpoij to\ swth/rion
CROCE e su questo
a)nekh/rutte shmeion,
EMBLEMA SALVIFICO,
me/sv tv= basileuou/sv
presidio del potere romano e
po/lei me/ga tro/paion
di tutto limpero, fece scolpire
touti
kata\ twn polemiwn
una chiara ed indelebile
e)geiraj, diarrh/dhn de\
epigrafe. Infatti diede subito
a)necaleiptoij e)gxara/caj
lordine di collocare, in uno
tu/poij swth/rion
dei punti pi centrali di
touti shmeion th=j
Roma, unasta a forma di
croce accanto ad una statua
1.40.2 Rwmaiwn a)rxh=j
che effigiava la propria
kai th=j kaqo/lou basileiaj
persona, e sopra vi fece
fulakth/rion.
incidere la seguente iscrizione
con parole in lingua latina:au)tikad' oun u(yhlo\n
CON QUESTO SEGNO
do/ru staurou= sxh/mati
SALVIFICO, autentico
u(po\ xeira idiaj
emblema di fortezza, liberai la
eiko/noj e)n a)ndria/nti
vostra citt dal giogo della
kateirga sme/nhj twn e)pi
tirannide: al Senato e al
Rwmhj dedhmosieume/nwn
Popolo Romano restituii, con
e)
n to/p% sth/santaj
la libert, lantico prestigio e
au)th\ndh\ tau/thn th\n
splendore.
grafh\n r(hm
/ asin au)toij
Questo fu il modo in cui
e)gxara/cai tv= Rwmaiwn
limperatore caro a Dio,
e)gkeleu/etai fwnv=:
illuminato dalla FEDE nella
CROCE VITTORIOSA faceva
"Tou/t% t% swthriwdei
conoscere ai Romani, in piena shmei% t% a)lhqei
franchezza, il Figlio di Dio."
e)le/gx% th=j a)ndreiaj
th\n "po/lin u(mwn zugou=
turannikou= diaswqeisan
h)leuqe/rwsa: eti mh\n kai
th\n "su/gklhton
kai to\n dh=mon R
wmaiwn
tv= a)rxai# e)pifanei# kai
lampro/thti "e)leuqerwsaj
a)pokate/sthsa."1.41.1
O
me\n oun qeofilh\j
basileu\j wde/ pv tv=
tou= nikopoiou=
staurou= o(mo logi#
lampruno/menoj su\n
parrhsi# pa/sv to\n
uio\n tou= qeou=

inscriptionibus, SALUTARE
SIGNUM cunctis hominibus
annuntiavit: hoc TROPAEO
in medio urbis regiae
adversus hostes erecto, atque
hoc SALUTARI SIGNO quod
imperii romani ac totius orbis
praesidium est, litterarum
notis nunquam interituris
inciso. Statim ergo
sublimen(40,2) hastam in
modum crucis, sub manum
statuae suae in celeberrimo
urbis loco poni jussit, et
huiusmodi inscriptionem
latino sermone subjici: - HOC
SALUTARI SIGNO quod
verae virtutis argumentum
est, vestram urbem
tyrannicae dominationis iugo
liberatam servavi: Senati
Populoque Romano in
libertatem asserto pristinum
decus nobilitatis
splendoremque restitui.In
hunc modum (41,1) dei
amatissimus imperator
VICTRICIS CRUCIS
confessionem prae se ferens,
filium dei romanis libere
atque ingenue praedicavit.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion shmeion
In latino traduzione fedele, salutare signum
In italiano traduzione fedele, segno salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
38

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Larea semantica di shmeion definita grazie allaggettivo swth/rion.


Risulta
interessante
laccostamento
di
questa
formula
66
linguistica con la seguente .
In merito al contesto: Costantino ha fatto il suo ingresso trionfale nella
citt regina; viene acclamato da tutti come un liberatore, salvatore e
benefattore ma rimase ben conscio dellaiuto ricevuto da Dio, subito rese la
preghiera di ringraziamento a colui che era stato lartefice della vittoria. (V.C. I,
39.3).
In particolare in questo passo viene raccontato lepisodio della collocazione del
grande trofeo giusto nel mezzo della citt regina, in uno dei punti pi
importanti di Roma, accanto alla statua di Costantino contestualmente e
cotestualmente ad una iscrizione, insieme a colonne votive, che esaltava lopera
di liberazione dalla tirannide e la restituzione allimpero del prestigio e dello
splendore in Nome del Dio che gli aveva donato il suo favore.
Alcuni autori, come il Cecchelli, sulla base di antiche fonti, hanno tentato di
individuare il luogo dove fu collocata la statua di cui parla Eusebio. Cos
Cecchelli afferma che lunico probabile luogo dove porre la statua potesse
essere quello della Basilica detta Nova, che fu iniziata da Massenzio ma
ultimata da Costantino allindomani dellingresso nella citt di Roma, dopo la
vittoria di Saxa Rubra. Da una notizia del de Caesaribus dello Pseudo Aurelio
Vittore apprendiamo che <<tutte le opere costruite da Massenzio
sontuosamente, i senatori dedicarono a Costantino>>. 67
In questa area Costantino eresse solo degli edifici civili e pubblici, tra i
quali la Basilica Nova, relegando la costruzione delle chiese in aree al di fuori
del pomerium della citt, su territori di propriet privata imperiale, nonostante
la funzione di tali chiese fosse prettamente pubblica. Come dice Krautheimer:
Politicamente e religiosamente il centro di Roma era terreno delicatissimo. 68
Il centro di Roma era sotto lautorit del Senato e del ceto dei patrizi
pagani e Costantino applic una politica di diplomazia per evitare qualsiasi tipo
di conflitto con la vecchia aristocrazia in segno di rispetto nei loro confronti ma
anche per non inimicarsi i detentori del potere romano poich aveva bisogno
del loro appoggio in un momento di grande fragilit imperiale, per raggiungere
gli obiettivi politici che si era prefisso, ossia restituire al senato e al popolo
romano lantico prestigio e splendore e ricostituire sotto il suo potere lunit
monolitica dellimpero romano.
In merito alla funzione in questo contesto: Eusebio che il segno salvifico
collocato in uno dei punti pi centrali di Roma (A) il presidio del (nuovo) potere
romano e di tutto limpero ed lemblema di fortezza con cui Costantino liber
la citt del Senato e del Popolo Romano dal giogo della tirannide (di Massenzio),
come strumento con cui fu possibile restituire lantico prestigio e splendore
allimpero; antico in questo contesto sinonimo di pagano, ma le basi su cui
viene ripristinato sono del tutto nuove. Sarebbe pi corretto dire del nuovo
potere romano giacch abbiamo appena detto che tale potere stato e continua
ad essere nelle mani del patriziato pagano romano.

66 Allinterno di V.C. I, 40 per ben tre volte to\ dh\ swth/rion shmeion viene utilizzato da Eusebio.
Cfr. me/ga tro/paion 1.3.7 a, V. C. I, 40 p. 67. Cfr. i casi di isomorfia semantica 3.4 p. 82s.
67 PSEUDO AURELIO VITTTORE, De Caesaribus, 40, 26; Cfr. qui 2.5 p.76s, per la posizione della
Basilica Nova nel foro e relativa bibliografia in nota; CECCHELLI 1954, p.14-16, per la collocazione della
statua.
68 KRAUTHEIMER 1981, pp.42-43, KRAUTHEIMER 1987, p.41 per il programma edilizio e politico nel
rispetto dellaristocrazia romana.

39

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Si pu parlare di un nuovo potere nascente se vogliamo leggere nelle


parole di Eusebio una proposta di una nuova chiave dinterpretazione dei fatti
storici che si stavano svolgendo, quali la vittoria di Costantino su Massenzio
nonch dopo anche su Licinio, la costruzione delle basiliche cristiane alla
periferia della citt di Roma nei territori di propriet imperiale, lorganizzazione
dei concilii su tematiche cristologiche per opera di Costantino ed altro.
Eusebio sembra introdurre il discorso secondo cui
- solo con il segno salvifico che Roma pu salvarsi dai tiranni che non
farebbero altro che portala alla rovina in un progressivo disgregamento;
- solo elevando tale segno potente possibile ripristinare un potere
ormai instabile e vacillante, dunque to\ swth/rion shmeion, come un potente
fulakth/rion, 69 assiste limperatore e gli dona la vittoria, in modo tale da rendere
la persona dellaugusto invincibile non tanto per le sue qualit ma per la
protezione che (accordatagli) proviene dalla presenza del Dio cristiano nei
simboli del suo Nome e della sua Incarnazione Passione Resurrezione;
- quando Eusebio dice la vostra citt vuole indicare il riconoscimento da parte
di Costantino che Roma, sotto la potenza vivificante di questo nuovo
straordinario emblema, continua ad appartenere al Senato e che a loro vuol
essere riconsegnata, nella libert dal giogo tirannico di Massenzio.
Inoltre lantico prestigio e splendore restituito al Senato e al Popolo romano
necessariamente sar arricchito da un originale e innovativo significato capace
di realizzare una rifondazione nuovissima delle fondamenta della citt regina. 70
Per il rinvio alla realizzazione in immagine, sappiamo da questi passi che
il grande trofeo fu posto in uno dei punti centrali di Roma, accanto alla statua
di Costantino, come abbiamo gi detto, ma Eusebio non indica in nessun modo
la forma o la materia di questo trofeo, dice solo unasta a forma di croce
accanto ad una statua che effigiava limmagine di Costantino, con incisa sopra
uniscrizione 71 = una sorta di croce astata. Ci che non viene esplicitato , se vi
sia al di sopra della traversa, sulla estremit superiore del braccio verticale, o
una rho (P), tale da formare una croce monogrammatica collocata su unasta
alta, oppure proprio il Chrismon, nella rappresentazione pi complessa
dellinventio costantiniana-eusebiana. (Tav. XXIX, XXX).
To\ swth/rion shmeion e tro/paion sono gli stessi termini utilizzati da Eusebio per
descrivere il segno forgiato dagli artigiani ed orefici su ordine di Costantino.
Con questo non vogliamo necessariamente dire che lasta della statua
dellAugusto era identica nella sua realizzazione al Labaron, ma intendiamo
evidenziare che non poteva essere una semplice asta con traversa a forma di
croce, come una qualsiasi asta, ma che vi era sicuramente una modellizzazione
del simbolo, in forma di croce monogrammatica, croce o Chrismon inserito
nella corona di alloro.
1.3.7a me/ga tro/paion TROPAEO (Liber I, 40.1)
- Analisi del sintagma
In greco me/ga tro/paion 72

69 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion, Cfr. ind. anal.dei temi, p.94s; cfr.
anche CECCHELLI 1954, p.47.
70 KRAUTHEIMER 1981, pp. 13-76.
71 Cfr. qui 1.3.7/7 a.
72 Accostamento tra to\ swth/rion shmeion e tro/paion cfr. 1.3.7, V.C. I, 40.

40

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

In latino viene riportato solo tropeum.


In italiano viene tradotto trofeo che il Tartaglia specifica essere di una croce
mentre in greco (ed anche in latino ) non vi .
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion non definita. In questo contesto tro/paion
utilizzato senza aggettivi che lo definiscano meglio.
Per la funzione in questo contesto si rimanda al precedente.
Per il rinvio alla realizzazione in immagine, viene specificato, da Eusebio, solo
che si tratta di unasta alta a forma di croce con la presenza del tro/paion il
tutto collocato accanto ad una statua di Costantino con uniscrizione.
1.3.8 to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon
SALUTARIS PASSIONIS SIGNUM
Liber II, 4.2
al suo fianco vi erano
costantemente presenti i
sacerdoti di cui abbiamo
parlato e che la sua guida,
come quella di tutto il suo
esercito, era affidata al
SIMBOLO della PASSIONE
SALVIFICA.

suneinai
t' au)t% kai pareinai dia\
panto\j tou\j eirhme/nouj, kai
to/ ge tou= swthriou
pa/qouj su/mbolon
au)tou= te kai tou=
panto\j kaqhgh/sasqai
stratou=,

.SALUTARIS (4,2) quoque


PASSIONIS SIGNUM, et
ipsum et universum eius
exercitum antecedere ..

- Analisi del sintagma


In greco to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon 73
In latino traduzione fedele, salutaris passionis signum.
In italiano traduzione fedele, simbolo della passione salvifica.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di su/mbolon definita. Entriamo in una nuova area
semantica la cui definizione data da pa/qoj in combinazione con swthrion.
Analizziamo il sintagma: 74
-In V.C. I, 31 lautore adotta th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon ossia il simbolo
della formula salvifica per descrivere il monogramma di Cristo che nella
realizzazione in immagine trova la sua collocazione sullasta dorata a forma di
croce ed Eusebio ci dice anche che la forma dellespressione costituita dalla
corona realizzata in pietre preziose e oro e allinterno vi sono collocate dentro le
due stoixeia (lettere) del Nome di Cristo.
- Qui in V.C. II, 4.2, dove al posto di e)phgoriaj Eusebio usa pa/qoj , nel contesto
della battaglia contro Licinio, potrebbe sembrare che il termine adoperato
to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon e in particolare laccostamento di passione e
salvifica , risulti alquanto strano ed erroneo; ma in realt lIncarnazione
Passione Resurrezione di Cristo la forma della Rivelazione preziosa
dellopera di restaurazione della comunione dellumanit con il Dio cristiano, il
Figlio di Dio ottenne il riscatto della vita sulla morte compiendo le Sacre
Scritture e dando alla nuova ra, quella della Chiesa di Dio.

Termine utilizzato anche in V.C. III, 49; forma e sostanza dellespressione isomorfica della
forma e sostanza del contenuto uguali, completamente diversa risulta la funzione e il contesto.
74 Cfr. qui 3.3.
73

41

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Lopera salvifica compiuta da Cristo assumendo la forma cruciforme,


immagine segno, per eccellenza, della unificazione del cielo con la terra,
delloriente con loccidente, ossia il simbolo della pienezza, della rigenerazione,
della totalit e ancora il segno della croce cosmica in funzione cristica nel
nuovo sistema culturale imperiale inaugurato con Costantino. 75
- Vedremo poi in V.C. III, 49 come lo stesso termine verr utilizzato in un
contesto
diverso,
in
cui
la
resa
in
immagine
rinvia
al
to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon che fu impresso nel centro del soffitto a
cassettoni ricoperto doro nella sala pi grande del palazzo imperiale 76 , nella
materia iconica delle pietre preziose incastonate nelloro.
Nella riflessione di analisi e dal confronto tra V.C. II, 4.2 e V.C. III, 49 si
evidenzia che:
lo stesso identico segno linguistico to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon, rimane
invariato sul piano morfologico linguistico nella forma e sostanza
dellespressione e risulta isomorfico sul piano della forma e sostanza del
contenuto 77 , il Nome di Cristo (vedi circa il rapporto con V.C. I, 31
th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon p 79) ma sono diversi i contesti e la funzione
(Cfr. 3.4)
In merito al contesto: Eusebio sta utilizzando dei termini in un contesto il
cui significato originario deve necessariamente risemantizzarsi per dare
compiutezza alla narrazione. Qui Costantino si trova in procinto di dover
affrontare gli attacchi del suo nemico Licinio, nel testo detto anche tiranno, e
preparava lallestimento del suo esercito. 78
Alla testa di tutti furono collocate le insegne che testimoniavano alla giusta fiducia che
era stata riposta in Dio. Ben sapendo di aver bisognodellaiuto delle preghiere, chiam
a s i sacerdoti di Dio, in quanto pensava che costoro dovessero accompagnarlo e stargli
accanto in qualit di buoni custodi dellanima sua. Ovviamente il tiranno era
perfettamente a conoscenza del fatto che le vittorie sui nemici Costantino le otteneva
grazie alla sola assistenza divina; sapeva anche che al suo fianco vi erano costantemente
presenti i sacerdoti di cui abbiamo parlato e che la sua guida, come quella di tutto il suo
esercito,
era
affidata
al
simbolo
della
passione
salvifica.
(to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon) (V.C. II, 3 e 4, 1)

Vengono posti in rilievo due elementi fondamentali per la Chiesa:


il simbolo della passione salvifica memoriale della presenza di Cristo nella
pienezza della sua umanit divina, inscindibile di Incarnazione, Passione e
Resurrezione per la salvezza dellumanit e il collegio sacerdotale
rappresentante e custode della dottrina cristologia.
Al simbolo viene qui attribuita la funzione di guida dellimperatore e del suo
esercito.
Non sappiamo nulla sulla esatta forma di tale segno iconico, poich
lautore non specifica se si tratta del solo Chrismon, come quello che fu inciso
sullelmo dellimperatore o come il monogramma o la croce che sormontava il
capo di Costantino nel dipinto ad encausto posto nellingresso del palazzo
imperiale, oppure se si trattava del complesso staurou= tro/paion, segno
cruciforme o ancora della croce monogrammatica che Lattanzio dice che fu

Cfr. CASARTELLI NOVELLI.2000 B.


Inoltre cfr. ind. anal.dei temi per l accostamento di simbolo e passione, Nome Di Cristo.
77 CASARTELLI NOVELLI 2000 B.
78 TARTAGLIA 1984, V.C. II, 3.2, nota 10 p.86, ritiene che questi episodi siano relativi alla guerra
Cibalense del 316-317 o a quella del 324.
75
76

42

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

disegnata sugli scudi poco prima della famosa battaglia di Saxa Rubra. Il
Tartaglia, 79 afferma che si tratta del Labaro con il monogramma cristologico.
Se ci soffermiamo sulla lettura del brano qui analizzato, sembrerebbe che
Eusebio con to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon intendesse riferirsi al trofeo
salvifico il monogramma cristologico del Nome - collocato sullasta
cruciforme condotto in battaglia come guida del suo esercito. Comunque il
termine to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon un simbolo che rimane molto
denso.to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon , secondo la distinzione fatta dal Grabar
tra le immagini, una immaginesegno, ad alta densit semantica reinventata in
un linguaggio iconico apocalittico quale quello del signum salutis
eusebiano, 80 un linguaggio del sacro nato dalla inventio di un simbolo
complesso.
Quello utilizzato da Eusebio un linguaggio simbolico del sacro in quanto
linguaggio della Rivelazione, come sottolinea il Ries, dove si rende visibile
lInvisibile. Il linguaggio simbolico del segno della visione gioca cos un ruolo
determinante nel sistema culturale romano apocalittico del sec. IV. 81
1.3.9 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II , 6.2
Costantino invoc allora il
Dio salvatore e signore
delluniverso e questo fu il
segnale che egli diede ai suoi
soldati: subito risult
vincitore del primo scontro;
poi, non molto tempo dopo,
vinse una seconda
battaglia.con laiuto del
SEGNO SALVIFICO che
guidava sempre le sue
truppe.

e)ntau=qa dh\ Kwnstantinoj qe


o\n swth=ra to\n e)pi
pa/ntwn e)pikalesa/menoj, su/
nqhma/ te tou=to dou\j
toij a)mf' au)to\n o(pli taij, p
rwthj e)kra/tei
parata/cewj, eit' ou)k eij
makro\n deute/raj
sumbolh=j kreittwn hn
kai kreitto/nwn hdh
nikhthriwn e)tu/gxane, tou= sw
thriou tropaiou
propompeu/ontoj th=j
a)mf' au)to\n fa/laggoj

Tunc vero Constantinus


(6,2) servatore ac supremo
omnium deo in auxilium
vocato, atque signo militibus
suis dato, hostes primo
praelio fuditet longe
maiorem victoriam retulit
cum SALUTARE CRUCIS
TROPAEUM exercitum ipsius
antecederet.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion tro/paion propompeu/ontoj
Il verbo propompeu/w vuol dire = andare avanti in processione\precedere\portare
nel corteo.
In latino viene tradotto con cum salutare crucis tropaeum
antecederet quindi
con laggiunta del termine croce.
In italiano traduzione diversa del Tartaglia con laiuto del segno salvifico che
guidava
-Analisi morfologico-linguistica

TARTAGLIA 1984, nota 10 p.86.


A questo proposito cfr. GRABAR 1983, pp. 23-50.83; CASARTELLI NOVELLI 1987, pp.115-120.
81 GRABAR 1983; CASARTELLI NOVELLI 1996 B, pp.643-649; in particolare una citazione della
CASARTELLI nella nota 17 p.649, molto esaustiva: H. parret, Saussure, p.35, cita: <<Ricordiamo (che in
linguistica) quando si parla di creazione, non si tratta di creazione ex nihilo. Lattivit creatrice sar solo
attivit combinatoria, la creazione di nuove combinazioni () Ma per la lingua non mai possibile
costruire una forma di punto in bianco per mezzo di un vero atto creativo ()>>. La Casartelli afferma che
anche per Grabar, a cui abbiamo fatto qui molte volte ricorso, il concetto di creazione iconografica, di
ascendenza saussuriana; CASARTELLI NOVELLI 1983, pp.159-177.
79
80

43

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Larea semantica di tro/paion determinata dallunione con laggettivo swth/rion


per cui risulta maggiormente definita.
Si notato che nel II libro viene utilizzato tro/paion accostato a swth/rion per
molte volte. Nel I libro laggettivo swth/rion era abbinato a su/mbolon quando
parla della formula salvifica in riferimento alle due lettere del Nome di Cristo,
X e P, ed era abbinato anche a shmeion, mai a tro/paion 82 che aveva accanto sul
piano
dellespressione
aggettivi
diversi:
staurou= tro/paion / nikhtiko\n tro/paion/ tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj.
Qui la formula linguistica di to\ swth/rion tro/paion presente in II, 6.2; 7; 9.2;
16.1, il contesto sempre quello della battaglia 83 e la funzione quella di essere
guida, di portare lesercito alla vittoria e di svolgere anche una funzione
profilattica.
Se
si
analizza
bene
il
significato
delle
parole
in
greco
to\ swth/rion tro/paion propompeu/ontoj si noter che Eusebio pone laccento sul
trofeo che innanzi a tutto lesercito come se fosse il trofeo stesso a dare
vittoria alle truppe con la sua sola presenza.
Se si scorre nella lettura, in V.C. II, 7 si avr conferma di ci, difatti quando il
trofeo salvifico veniva portato in prima linea nelle battaglie provocava la fuga
dei nemici e collocato nei punti nevralgici di maggior debolezza, propiziava la
vittoria come un fulakth/rion. 84
Ritornando al passo in questione:
Nella traduzione latina (PL) vi linserimento della parola crucis
probabilmente per rendere evidente il collegamento con staurou= tro/paion di
V.C. I,28.2 momento della visione e di V.C. I,31.1 momento della descrizione
del Labaron realizzato da Costantino pi tardi.
Poich abbiamo rilevato che queste tre formule linguistiche tro/paion,
shmeion e su/mbolon con i vari attributi si ritrovano tra loro soprattutto nel I libro
in una relazione di isomorfia semantica, ossia hanno sempre come referente lo
stesso significato: il Nome di Cristo, avendo Tartaglia intuito ci, ha pensato di
poter giocare con i termini scambiando tro/paion con shmeion sapendo che non
avrebbe alterato il significato del contesto. In questo caso appropriato lo
scambio che lautore ha proposto anche se ritengo che il testo greco e quello
latino siano pi esaustivi per la comprensione del pensiero di Eusebio. 85

82 cfr. qui
3.2, dove si analizzeranno tutte le combinazioni acquisite di volta in volta da
tro/paion.
83 Siamo, secondo il Tartaglia, nella trattazione della battaglia di Adrianopoli, combattuta il
324.VII.3.
84 Cfr.il riferimento al V.C. II, 7 e 9. Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion, Cfr.
ind. anal.dei temi, p. 94s; anche CECCHELLI 1954 p.47.
85 possibile che il Tartaglia abbia ritenuto di poter tradurre in questo modo, prendendo spunto
dallaccostamento che dei due sintagmi fa Eusebio nel V.C. I, 37 laddove dice che il trofeo della vittoria
portato in guerra il segno salvifico creando un legame di isomorfia semica tra i due sintagmi cosicch
non solo come accade nel solo testo greco, tra due formule linguistiche vi sia una isomorfia, ma anche tra
il testo greco e quello italiano vi sia una isomorfia di contenuto tra sintagmi (sul piano dellespressione)
per uno stesso significato (sul piano del contenuto).

44

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.10 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM


Liber II , 7
Enqa d' oun a)nefa/nh tou=to,
Questo EMBLEMA, 86
ovunque apparisse, provocava fugh\ me\n twn e)nantiwn
la fuga dei nemici
e)gineto, diwcij de\ twn
..ordinava che proprio in
kratou/ntwn. o dh\
quel punto fosse presente il
sunidwn basileu/j, tou=
SEGNO SALVIFICO, come se
oikeiou stratou= ei pou
si trattasse di un talismano
ti ta/gma kekmhko\j e(wra, oi
che avesse virt di propiziare
o/n ti nikhtiko\n
la vittoria
a)lecifa/rmakon e)ntauqoi
to\ swth/rion tro/paion
pareinai diekeleu/eto, % par
autika sune/fainen
h( nikh,

Certe ubicunque hoc


SIGNUM conspectum fuerat,
continuo fuga
hostiumillico
SALUTARE TROPAEUM..

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion tro/paion
In latino salutare tropaeum
In italiano viene tradotto con segno salvifico cos come accaduto in
II,6.2

V.C.

-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita dallaccostamento con laggettivo
swth/rion.

Il contesto di questi passi del II Libro di Eusebio quello della battaglia e viene
individuata anche la posizione che il trofeo ha nello schieramento dellesercito,
ossia innanzi nel luogo pi difficile dello scontro.
I due riferimenti V.C. II, 7 e il seguente V.C. II, 9.2 sono legati e il secondo di
conferma al primo.
Il paragrafo 7 collegato a sua volta al paragrafo 6.2 lo convalida quando
afferma che to\ swth/rion tro/paion 87 veniva collocato nel fronte dello
schieramento dove lesercito vacillava, su comando dellimperatore, poich si
era visto come ovunque apparisse, provocava la fuga dei nemici.. (V.C. II, 7 ).
In merito alla funzione: lautore racconta che quando questo emblema
appariva, provocava la fuga dei nemici, e che Costantino ordinava di porlo nei
punti pi difficili della battaglia, come se la sua sola presenza avesse il potere
di favorire la vittoria come un fulakth/rion 88. La presenza del trofeo salvifico
presenza del Nome di Cristo.
Per il rinvio alla realizzazione in immagine, ipotizzabile che si tratti del
trofeo composto dal monogramma cristologico posto su unasta cruciforme,
ossia del Labaron.

In V.C. II, 7 il GCS. riporta in latino signum e il Tartaglia emblema laddove Eusebio invece non
adopera swth/rion.
87 Cfr. shmeion 1.3.11, V.C. II, 9.1.Cfr. qui 3.2 p. 79s, dove si analizzeranno tutte le
combinazioni acquisite di volta in volta da tro/paion.
88 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion cfr. ind. anal.dei temi, p.94s.
86

45

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.11 to/ shmeion SIGNUM


Liber II , 9.1
..il soldato che portava sulle
spalle lINSEGNA durante lo
scontro fu preso dalla
paura..per sottrarsi al
combattimento la affid ad un
compagno..laltro che era
fuggito abbandonando la
difesa
dell INSEGNA, venne colpito
da un dardo

efh ga/r pot' e)n me/sv tou=


pole/mou sumbolv=, ktu/pou
kai taraxh=j a)qro/aj
dialabou/shj to\
stratiwtiko/n, to\n e)pi twn
wmwn fe/ronta to\
shmeion u(po\ deiliaj e)n
a)gwni gene/sqai kapeita meta
paradou=nai au)to\
e(te/r%, wj an diafu/goi to\n
po/lemon. wj d' o( me\n
u(pode/dekto, o( d' u(poba\j
e)kto\j e)ge/neto th=j tou=
shmeiou fulakh=j, be/loj
a)kontisqe\n au)tou= kata\
th=j nhdu/oj ph/gnutai kai th\n
zwh\n

.is qui hoc SIGNUM


humeris ferebat.
Vix alter ille SIGNUM
gestandum susceperat..

- Analisi del sintagma


In greco shmeion 89
In latino signum
In italiano viene tradotto insegna.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion molto vasta, non ben definita.
Il contesto sempre quello della battaglia.
La funzione quella protettrice per chi non abbandona la difesa del segno.
Gli episodi di questo II libro sono tutte testimonianze che confermano il potere
salvifico del trofeo.
Anche in questo passo di V.C. I, 9.1-2 vi un caso di isomorfia semantica tra
shmeion e to\ swth/rion tro/paion . 90
1.3.12 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II , 9.2
Il compagno.. ebbe salva la
vita grazie al TROFEO
SALVIFICO che teneva
sollevato in alto. .i proiettili
andavano a schiantarsi tutti
contro lasta del TROFEO

a)faireitai au)tou=.
a)ll' au)to\j me\n deiliaj
kai a)pistiaj dikhn
e)ktisaj e)ntau qoi nekro\j
ekeito, tou= de\ to\
swth/rion tro/paion
aiwrou=ntoj zwh=j e)gineto
fulakth/rion, wj
polla/kij belwn kat'
au)tou= pempome/nwn to\n
me\n fe/ronta dias%zesqai,
to\ de\ tou= tropaiou do/ru
de/xesqai ta\ ballo/mena.

at SALUTARE (9,2)
CRUCIS TROPAEUM, ei qui
ipsum sublime gestabat
incolumitatem praestitit
..hasta vero SALUTARIS
TROPAEI, missilia excepit.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion tro/paion 91
89
90

shmeion accostato a to\ swth/rion tro/paion 1.3.12/12 a, V.C. II,9.2.


Cfr. per quanto riguarda i casi di isomorfia semantica 3.4 p. 82s.

46

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

In latino salutare crucis tropaeum.


In italiano trofeo salvifico
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita grazie allattributo swth/rion che
sottolinea maggiormente il significato.
La funzione attribuita in questo contesto resa dallepisodio accaduto
durante la battaglia, ad un soldato che ricevette il trofeo dalle mani di un
compagno e che per questo ..ebbe salva la vita senza che i dardi lo
toccassero.
La definizione pi forte che viene fuori da questa area semantica di
to\ swth/rion tro/paion nel II Libro quella di elemento protettivo in battaglia i cui
significati sono di tipo salvifico a livello militare.
1.3.12a to/n tro/paion SALUTARIS TROPAEI
Liber II , 9.2
- Analisi del sintagma
In greco to\ tou= tropaiou do/ru. 92
In latino viene tradotto con salutaris tropaei, il traduttore latino ha ritenuto
importante aggiungere salutaris giacch dal testo si evince che sia portatrice di
salvezza sulla morte .
In italiano lasta del trofeo.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion qui definita dalla presenza di do/ru= lasta.
Vi sono solo due passi, come diremo nel 3.2, in cui Eusebio esplicitamente
distingue tro/paion da do/ru, chiarendoci quale sia il significato preciso dellarea
semantica di tro/paion e quale sia la sua espressione figurativa, o il Chrismon o
la croce, in cui traspare la presenza del Cristo.
In V.C. I, 31.1 Eusebio dice che lasta che di molto si allungava verso lalto,
proprio sotto il trofeo della croce, recava disegnato in oro il busto dellimperatore.
Quindi trofeo riferito non alla complessiva insegna ma solo a ci che veniva
rappresentato e raffigurato nella parte pi alta dellasta cruciforme.
Qui in V.C. II, 9.2 Eusebio dice che i proiettili si schiantavano tutti contro
lasta del trofeo. Dunque di nuovo pone una distinzione cercando di isolare il
termine di trofeo solo esclusivamente a ci che era mostrato nella parte alta del
vexillum . 93
Per il rinvio alla realizzazione in immagine: dai passi sopra citati, si tratta
dellasta a forma di croce sormontata nella parte alta da un trofeo raffigurato
mediante il simbolo della formula salvifica che, come descrive chiaramente
Eusebio in V.C. I, 31.1, costituito sul piano della forma dellespressione da
una corona con i due segni della X e P, la cui materia costitutiva la materia di
oreficeria in oro e pietre preziose, e sul piano del contenuto il richiamo al
simbolo del Nome del Cristo che in questo contesto ha il potere di salvare la
vita realmente in battaglia a coloro a cui affidato. (Tav. XXXI, XXXII, XXXIII a
e b).
91
92
93

Cfr. qui 1.3.9.


to\ swth/rion tro/paion 1.3.12, V.C. II, 9.2; shmeion 1.3.11, V.C. II, 9.1.
Cfr. distinzione tra tro/paion e do/ru 3.2 p. 79s.

47

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

La funzione attribuita qui quella del trofeo che dona la salvezza e svolge
unazione profilattica nei confronti del soldato a cui fu affidato che si salv.
1.3.13 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II , 16.1
..(Licinio)dal momento che
aveva conosciuto per
esperienza diretta quanto
divina ed arcana fosse la
potenza che si celava nel
TROFEO SALVIFICO per
mezzo del quale lesercito di
Costantino era solito
vincere..

Eit' erg% maqwn o(po/sh


tij hn qei+kh\ kai
a)po/rrhtoj e)n t% swthri% tr
opai% du/namij, di' hj o( Kwn
stantinou kratein
emaqe strato/j,

Post haec cum re (16,1)ipsa


didicisset arcanam quamdam
ac divinam potentiam in
SALUTARI TROPAEO inesse,
cujus ope constantini
exercitus victoriam referre
consuevisset.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion tro/paion. 94
In latino traduzione letterale, salutari tropaeum.
In italiano traduzione letterale, trofeo salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita non solo dallaggettivo swth/rion
ma anche dalla parola du/namij.
In merito alla funzione: lo stesso Licinio, per esperienza diretta secondo
la testimonianza di Eusebio, consapevole della divina potenza del trofeo
costantiniano e della misteriosa forza dellazione salvifica del simbolo innalzato.
Infatti Licinio che persisteva comunque nella ricerca di altre divinit
raccomandava ai suoi soldati di non rivolgergli mai le armi contro
to\ swth/rion tro/paion per nessuna ragione.
Il testo parla del trofeo con il quale lesercito di Costantino era solito vincere in
battaglia, quindi il rinvio alla resa in immagine potrebbe essere al Labaron
costantiniano cos come in V.C. I, 31.

94 Cfr to\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion 1.3.14, V.C.II, 16.2. Cfr. per le varie combinazioni di
tro/paion 3.279s.

48

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.14 to\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion SALUTARI SIGNO


Liber II , 16.2
Costantino, invece, munito
della corazza della sua fede 95
contrapponeva alla
moltitudine dei nemici il
SEGNO SALVIFICO e
DATORE di VITA
servendosene come deterrente
e come difesa contro il male.

oide me\n oun poluplhqei# qe


wn qarrou=ntej su\n
pollv= duna/mei xeiro\j
stratiwtikh=j e)pv/esan,
nekrwn eidwla kamo/ntwn e)
n a)yu/xoij a)ga/lmasi
probeblhme/noi: o(
d' eu)sebeiaj qwraki peri pe
fragme/noj, to\
swth/rion kai zwopoio\n
shmeion wsper ti
fo/bhtron kai kakwn
a)munth/rion t% plh/qei
twn e)nantiwn pare/tatte.

Constantinus vero (16,2)


pietatis lorica contectus,
SALUTARE ET VIVIFICUM
CRUCIS SIGNUM, velut
terriculamentum quoddam et
potentissimum ad depellenda
mala munimentum.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion. 96
In latino viene tradotto salutare et vivificum crucis signum
In italiano il segno salvifico e datore di vita.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion ben definita dalla presenza non solo di
swth/rion ma anche da zwopoio\n = datore di vita.
Adoperare zwopoio\n potrebbe risultare molto importante, poich si
evidenzierebbe limportanza data allimmagine cruciforme quale immagine
cristica i cui attributi sono la rigenerazione e la vita. 97
Eusebio introduce nel II libro gli episodi degli scontri tra Costantino e
Licinio. In II, 3.1 lautore mette in evidenza la qualit di Costantino come
protettore dei cristiani in questo caso di quelli di Oriente che Licinio
governava. Costantino giudicava che recare aiuto ai perseguitati era
unazione pia, ma lintervento avrebbe dovuto essere pi consistente rispetto
allazione di clemenza che al contrario aveva gi indurito Licinio. Cos
Costantino si prepar ad allestire il suo esercito e le insegne che
testimoniavano la potenza e la forza del Dio cristiano, non attaccando per
primo battaglia, contro Licinio, nel rispetto dei patti stipulati, ma attendendo
che i liciniani, fiduciosi nel gran numero dei loro di, che avanzavano con un
vasto e forte schieramento di soldati(V.C. II,16.2).
La vittoria su Licinio viene considerata da Eusebio come momento in cui tutte
le regioni che erano sottoposte a Roma si ricongiunsero in unit e i popoli
dellOriente si riunirono a quelli dellOccidente. Lautorit dellimperatore si
diffuse in ogni luogo della terra, di modo che lintiero corpo dellimpero si
uniform ad un unico principio assoluto del potere, come ad ununica testa 98
(V.C. II, 19.1). Eusebio testimonia che dopo la capitolazione dellOccidente nelle
mani di Costantino, con la sconfitta di Massenzio, anche lOriente sembrava
inchinare il capo e riconoscere la potenza del trofeo salvifico donato da Dio a
95 Ef.6,14. Importante richiamo implicito o volutamente esplicito alle Sacre Scritture, disseminato
allinterno dellopera
96 Cfr. to\ swth/rion tro/paion 1.3.13, V.C. II, 16.1.
97 CASARTELLI NOVELLI S., La Croce; CASARTELLI NOVELLI 2000 B.
98 Qui c anche una citazione di Eusebio di un passo biblico Is. 9,1.

49

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Costantino. La vittoria su Licinio viene vista anche come momento in cui tutti
gli altri, che fino a poco tempo prima erano andati orgogliosi per la fiducia riposta
negli indovini, accettarono di fatto il Dio di Costantino senza alcun indugio, e
ammisero di riconoscere in lui il vero ed unico Dio. (V.C. II, 18) (ripreso anche in
V.C. II, 19.2).
Eusebio evidenzia in II, 12.2 che Costantino con prudenza e saggezza si
preparava ad affrontare questo momento delicato del suo governo, per cui
Costantino dedicava molto tempo al raccoglimento per pregare e invocare il Dio
che lo aveva gi assistito. In questo modo otteneva nuovamente lispirazione
divina grazie al dono di unapparizione celeste.
1.3.15 to\ tou= pa/qouj tro/paion DOMINICAE PASSIONIS TROPEO
Liber III, 1.2
..egli ..eleggeva a suo
presidio e a garanzia della
vittoria proprio lEMBLEMA
contro il quale gli empi
lanciavano con maggiore
accanimento le loro
bestemmie, e andava
orgoglioso del TROFEO
della, PASSIONE.

o( de\ tou\j mh\ ontaj oti


mh\ eisin ergoij kai
lo/goij a)pele/gxwn to\n
mo/non onta pareka/lei
gnwrizein. eiq' oi me\n
blasfh/moij to\n Xristo\n to
u= qeou= diexleu/azon
fwnaij, o( de\ e)f' %
ma/lista oi aqeoi ta\j
blasfhmiaj e)ki noun
tou=t' au)to\ nikhtiko\n 99
e)pegra/feto fulakth/rion, t%
tou= pa/qouj
semnuno/menoj tropai%.

.hic vero illud ipsum (1,2)


quod impii homines male
dictis praecipue incessebant,
SALUTIS praesidium esse
scripsit. DOMINICAE
PASSIONIS TROPEO sese
efferens.

- Analisi del sintagma


In greco to\ tou= pa/qouj semnuno/menoj tro/paion 100
In latino viene tradotto con dominicae passionis tropeo, ossia trofeo della
passione del Signore. Si tratta del trofeo che rappresenta il momento
della
Incarnazione - Passione Resurrezione di Ges
Cristo
come
evento
vivificante per il mondo.
In italiano traduzione fedele al testo greco, trofeo della passione.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion qui ha una nuova estensione poich
laggettivo utilizzato pa/qoj.
Attributi del trofeo: in questo caso viene eletto come presidio garante
della vittoria.
Lanalisi sin qui condotta auspica a mettere in evidenza che immagine
cruciforme e Nome di Cristo, semplificato nella chi (X) e nella rho (P),
acquistano una peculiare caratteristica simbolica. Divengono immagini-segni
con funzione di immagini cristiche la cui natura non quella di significare o
rappresentare semplicemente qualche cosa, ma quella specifica di condurre,
tramite molteplici significanti, il significato salvifico che trova nel Lo/goj
Incarnato la sua totale estensione e pienezza.
Si notato che il termine pa/qoj utilizzato poche volte nel testo, in particolare:
99 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion, Cfr. ind. anal.dei temi, p. 94s; anche
CECCHELLI 1954, p.47.
100 Cfr. per le varie combinazioni acquisite da tro/paion 3.2 p.79s.

50

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

- in V.C. II, 4.2 e in III, 49 nella stessa formula linguistica ma in contesti e con
funzioni diverse: 101
- in questo passo lo abbiamo in combinazione con tro/paion ed lunica volta
che accadr;
- poi lo avremo legato a pi/stin in V.C. III, 30.4 in merito al contesto del luogo del
sacro speco.
Eusebio nonostante prediliga mettere in evidenza i temi della salvezza,
della vittoria, della forza e potenza del Cristo, della sua capacit di donare la
vita come Figlio del Dio vivente, non trascura affatto anche un altro aspetto
saliente di questa Incarnazione e Resurrezione. Egli recupera anche il termine
di pa/qoj che inscindibile e prezioso nellambito del discorso della vita terrena
di Cristo, sostenuto da termini quali swth/rion e riferito allimmagine simbolo
dellImmortalit che trova nel Cristo la sua piena realizzazione.
1.3.16

th/n swth/rion e)phgoriaj SALUTARI VOCABULO


Liber III, 2.2-3.1

Fu cos che Costantino, con


piena confidenza si diede
infaticabilmente a predicare a
tutti il Cristo, figlio di Dio, n
prov affatto vergogna del
NOME SALVIFICO di Lui,
anzi, si fece un vanto della
missione affidatagli. Rese ben
nota la propria immagine sia
con lo imprimere il suo stesso
volto sul
lEMBLEMA SALVIFICO, sia
con lesporre, colmo di
orgoglio, quel TROFEO che gli
garantiva la VITTORIA alla
vista di tutti anche in un
dipinto.

kai ti newteron h to\


qau=ma th=j basile/wj
a)reth=j e)k qeou= sofiaj
t% qnht% ge/nei
dedwrhme/non; toiga/rtoi
to\n Xristo\n tou= qeou=
su\n parrhsi# tv= pa/sv
presbeu/wn eij pa/ntaj
diete/lei, mhd<e\n> e)gka
lupto/menoj th\n
swth/rion e)phgorian,
semnologou/menoj d' e)pi
t% pra/gmati: fanero\n
e(auto\n kaqisth, nu=n me\n to\
pro/swpon t% swthri%
katasfragizo/menoj
3.3.1 shmei%, nu=n d' e)nabru
no/menoj t%
nikhtik% tropai%,

Quippe ille cum omni (2,2)


fiducia ac libertate christum
dei cunctis perpetuo
praedicavit, nec SALUTARI
VOCABULO censeri erubuit.
Verum ob eam rem sese
magnopere efferens, omnibus
se noscendum exhibuit: dum
nunc quidem SALUTARI
SIGNO vultum consignat,
nunc TRIUMPHALI gloriatur
TROPAEO.

- Analisi del sintagma


In greco swth/rion e)phgoriaj
In latino traduzione fedele, salutare vocabulum.
In italiano traduzione fedele, nome salvifico.
e)phgoriaj viene impiegato con

swth/rion (in greco: nome, appellazione) quando


Eusebio dice che Costantino .si diede infaticabilmente a predicare a tutti il
Cristo, figlio di Dio, n prov affatto vergogna del nome salvifico di Lui, anzi si
fece un vanto della missione affidatagli. (V.C. III, 2.2).
Eusebio sottolinea come Cristo stesso aveva ordinato a Costantino di
tradurre in immagine il segno della visione, realizzato nella materia di
oreficeria preziosa e in forma di immagine cruciforme e o monogramma di
Cristo (sul Labaron, sugli scudi, sugli elmi e nei dipinti). La definizione che

101

Cfr. qui 1.3.8 , 1.3.24 e 3.3; inoltre 1.3.20.

51

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

viene fuori dalle parole stesse di Eusebio quella di una investitura che Cristo
fa direttamente a Costantino, il quale resosi consapevole di ci dai numerosi
episodi verificatisi, incominci a predicare il Cristo, Figlio di Dio elevando il suo
Nome salvifico. 102
1.3.16 a to\ swth/rion shmeion SALUTARI SIGNO
Liber III, 2.2-3.1
- Analisi del sintagma
In greco to\ swth/rion shmeion
In latino traduzione fedele al testo greco, salutaris signo.
In italiano traduzione quasi fedele al testo greco, traduce emblema salvifico
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di shmeion definita da swth/rion. la formula linguistica
pi utilizzata da Eusebio.
Qui to\ swth/rion shmeion 103 continua ad essere accostato al termine
to\ nikhtiko\n tro/paion. Ma nonostante sia mantenuta la loro relazione di
isomorfia semantica, viene cambiato il fattore del contesto, non siamo pi in
battaglia ma nellambito del dipinto collocato nellingresso del palazzo
imperiale.
Il contesto quello in cui Costantino volle imprimere sul segno
salvifico, 104 che il trofeo vittorioso il suo stesso volto, rendendo nota la sua
immagine. In pi Eusebio dice che volle rappresentare anche lo stesso trofeo in
un dipinto alla vista di tutti.
La funzione che viene attribuita in questo contesto quella di segno
garante di vittoria da esporre con orgoglio.
Per il rinvio alla realizzazione in immagine, non cos scontato che ci sia
il riferimento al Labaron come in battaglia, ma il Chrismon che sormontava il
capo dellimperatore nel dipinto ad encausto nellingresso principale del
palazzo; in entrambi i casi ripeto viene confermata lisomorfia semantica che
individua nel Nome di Cristo il fulcro centrale di tutta la struttura linguistica
nel testo di Eusebio.
Viene sottolineata la fama che limmagine di Costantino stava acquistando e la
decisione di imprimere il suo volto sul to\ swth/rion shmeion.
Questo intento Costantino lo realizza, come ci dice Eusebio, in diversi
modi: noi sappiamo che il vescovo di Cesarea ebbe modo di vedere il
nikhtiko\n tro/paion / swth/rion shmeion nella realizzazione definitiva del Labaron,
in un momento non precisato dallautore ma come si evince dalla lettura di
tutto il testo, sicuramente in un momento successivo la battaglia di Crisopoli
del 324. A quel tempo il Labaron era stato sicuramente gi arricchito del
supparum e delle immagines di Costantino e dei tre figli elevati alla dignit di
Cesari. 105 .
Inoltre apprendiamo da questi passi in esame che la realizzazione
dellaccostamento della sua immagine accanto a quella del to\ swth/rion shmeion
Cfr. lindice analitico dei temi: Nome di Cristo p. 94s.
Cfr te to\ nikhtiko\n tro/paion 1.3.16b, V. C. III, 2.2 p. 87s. Cfr. per isomorfia semantica
3.4, p. 82s.
104 TARTAGLIA 1984 nota 17 pag. 122, afferma che si tratta del labaro con inserimento del volto
dellimperatore; ID., in riferimento a V.C. I, 31.2, nota 82-83-84 pp. 60-61.
105 Per le aggiunte apportate al Labaron originario Cfr. qui 2, p. 70s; FRANCHI D CAVALIERI 1953,
P. 27.
102
103

52

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Costantino la realizza anche in un contesto diverso rispetto a quello dei vexilla


imperiali, ossia negli ambienti del palazzo imperiale, quelli di maggior
rappresentanza dove era possibile che la traduzione in immagine del comando
divino fosse ben visibile.
1.3.16 b

to\ nikhtiko\n tro/paion TRIUMPHALI TROPAEO


Liber III, 2.2-3.1

- Analisi del sintagma


In greco te to\ nikhtiko\n tro/paion
In latino tradotto con triumphali tropeo
In italiano traduzione letterale, trofeo che gli garantiva la vittoria.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita dallaggettivo nikhtiko\n.
E la seconda volta che troviamo questa formula linguistica.
La prima volta stato nel I, 37 dove il contesto era quello della
preparazione dellesercito e della collocazione del trofeo tra gli opliti e i dorifori
della scorta e la funzione era quella di donare vittoria nella battaglia. Per il
rinvio alla resa in immagine il riferimento era sicuramente al Labaron presente
nella battaglia.
Qui in III, 2.2 la forma dellespressione del termine rimane invariata ci
che cambia il contesto.\ nikhtiko\n tro/paion viene utilizzato per indicare ci che
fu esposto in un dipinto nel palazzo imperiale. La funzione rimane sempre
quella di essere un segno garante di vittoria. Per la resa in immagine, grazie ai
suggerimenti dei passi successivi, si intravede la possibilit che il riferimento
sia al monogramma cristologico che sormontava il capo dellimperatore, come
poi abbiamo rappresentato in molte monete e medaglioni dellepoca, ma non si
esclude la possibilit che si tratti anche di un segno in forma di croce. (Tav.
XXVIII a e b , XXXIV, XXXV).
Vogliamo aggiungere che Eusebio non specifica chiaramente se si tratti del
cristogramma nella forma del Chrismon costantiniano - che ritroveremo anche
sulla galea - costituito dalla X e P del Nome di Cristo allinterno di una corona
laureata in materia di oreficeria preziosa o del segno cruciforme.

53

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.17

to\ swth/rion shmeion SALUTARE SIGNUM'


Liber III , 3.1

Il quadro collocato ben in


alto davanti allingresso
principale del palazzo
imperiale, raffigurava il capo
dellimperatore sormontato
dal SEGNO SALVIFICO

o {me\n} dh\ kai e)n {grafh=j}


u(yhlota/t% pinaki pro\ twn
basilikwn proqu/rwn a)nakei
me/n% toijpa/ntwn o)fqalmoij
o(ra=sqai prou)tiqei, to\ me\n
swth/rion <shmeion>
u(perkeimenonth=j au(tou=
kefalh=j tv= grafv= paradou/j
,
to\n d' e)xqro\n kai pole/mion
qh=ra to\n th\n e)kklhsian
tou= qeou= dia\ th=j twn a)qe/wn

quin etiam in sublimi (3,1)


quadam tabula ante
vestibulum palatii posita,
cunctis spectandum
proposuit, SALUTARE
quidem SIGNUM capiti suo
super positum..

poliorkh/santa turannidoj
kata\ buqou=fero/menon
poih/saj e)n dra/kontoj morf
v=.

- Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion shmeion
In latino salutare signum
In italiano segno salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
shmeion viene riportato da I.A. Heikel che, nella sua Eusebius Werke, pose un
esame completo della VC (CGS pp.82 N.3), ed qui unito a swth/rion. Vi da
parte di Eusebio una sorta di descrizione del quadro realizzato ad encausto
collocato in alto davanti allingresso del palazzo imperiale. Il palazzo imperiale
di cui parla sempre quello di Costantinopoli. Tartaglia 106 nel suo testo
riporta che secondo Dragon possa trattarsi della porta monumentale pi tardi
denominata Chalk della reggia di Costantinopoli. Eusebio dice che raffigurava
il capo dellimperatore Costantino sormontato dal segno salvifico. Interessante
il collegamento di questo segno col il seguente termine di trofeo salvifico, in
modo da riproporre la relazione di isomorfia semantica tra le due formule
linguistiche to\ swth/rion shmeion e to\ swth/rion tro/paion. 107

106
107

TARTAGLIA 1984, nota18 pag.122.


Cfr. per quanto riguarda l isomorfia semantica 3.4, p. 82s.

54

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.18 to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM


Liber III , 3.2
Perci anche limperatore,
per mezzo di questo dipinto
ad encausto, additava a tutti
il drago mentre, sotto i piedi
suoi e dei suoi figli, veniva
trafitto
da un dardo nel mezzo del
ventre e scaraventato nei
gorghi profondi del mare.e
significare che esso era stato
precipitato negli abissi della
perdizione dalla POTENZA del
TROFEO SALVIFICO che
sormontava la sua testa.

3.3.2 dio\ kai basileu\j u(po\


toij au)tou= te kai twn
au)tou= paidwn posi be/lei
peparme/non kata\ me/sou
tou= ku/touj buqoij te
qala/tthj a)perrimme/non
dia\ th=j khroxu/tou
grafh=j e)deiknu toij
pa=si to\n dra/konta, wde/
pv to\n a)fanh= tou= twn
a)nqrwpwn ge/nouj
pole/mion ainitto/menoj,
on kai duna/mei tou= u(pe\r
kefalh=j a)nakeime/nou
swthriou tropaiou kata\
buqwn a)pwleiaj
kexwrhke/nai.

quem SALUTARIS (3,3)


illius TROPAEI quod capiti
ipsius superpositum erat"

-Analisi del sintagma


In greco to\ swth/rion tro/paion
In latino traduzione letterale, salutaris tropaei.
In italiano (potenza del) trofeo salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di
tro/paion definita da swth/rion, poich questa
formula labbiamo gi incontrata pi volte nel I libro e l il contesto era sempre
stato quella della battaglia.
Quindi identica la forma dellespressione e identico il significato, ossia
quello del Nome del Cristo, Lo/goj Incarnato, 108 presente nei suoi simboli
ierofanici. Il fattore che cambia il contesto, per cui non possibile
cristallizzare o costringere una formula in un solo contesto ma possibile, e
qui lo vediamo applicato, che Eusebio decida di riutilizzare in un altro contesto
lo stesso sintagma, pur rimanendo invariati gli altri fattori compresa la
funzione, arricchendo per gli attributi di potenza e vittoria di un elemento
nuovo, quello della redenzione che in ambito militare mancava.
Per nemici si intende nel testo sia coloro che agivano con Licinio,
considerato secondo il Tartaglia nelle vesti del drago; sia ad un diverso livello
interpretativo, le forze demoniache che accompagnano la belva ostile, il drago,
il serpente antico.
Vi una moneta emessa 326-330, ora al British Museum che raffigura il
Labaron mentre trafigge il serpente. Nel testo di Eusebio invece il drago si trova
sotto i piedi di Costantino e dei suoi figli mentre viene trafitto da un dardo nel
mezzo del ventre. Eusebio dice che ci significa che il nemico occulto del genere
umano era stato precipitato negli abissi dalla potenza del trofeo salvifico. 109
(Tav. XXVIII a e b, XXXIV, XXXV, XXXVI)
108

Cfr. ind. analitico dei temi: Nome di Cristo, p. 94s; Cfr. per le combinazioni di

tro/paion

3.2, p.79s.
109 MAURICE 1908-1912 Vol.I, Tav. IX n.2, Vol. II, Tav. XV n.7, emessa 326-330, ora al British
Museum. Vi una moneta che raffigura il labaro che trafigge il serpente. Mentre qui si parla della
persona stessa dellimperatore che con una sorta di sfra/gij, il monogramma di cristo sul capo (forse il
Chrismon sulla galea) trafiggeva il drago.Cfr. qui 2.4 p. 75.

55

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.19 to\ gnwrisma tou= a(giwta/tou e)keinou pa/qouj SACRATISSIMAE


ILLIUS PASSIONIS MONUMENTUM
Liber III, 30.1
Infatti, che il MONUMENTO
DELLA SANTISSIMA
PASSIONE DI CRISTO, da
molto tempo celato sotto
terra, dopo aver fatto perdere
le sue tracce per un
lunghissimo periodo di anni,
sia tornato a risplendere al
cospetto dei suoi servi

to\ ga\r gnwrisma tou=


a(giwta/tou e)keinou pa/qouj
u(po\ tv= gv= pa/lai
krupto/menon tosau/taij
e)twn perio/doij laqein,
axrij ou dia\ th=j tou=
koinou= pa/ntwn e)xqrou=
a)naire/sewj e)leuqerwqeisi
toij e(autou= qera/pousin
a)nala/mpein emelle, 3.30.2
pa=san ekplhcin wj
a)lhqwj u(perbainei.

Nam SACRATISSIMAE
ILLIUS PASSIONIS
MONUMENTUM, sub terra
jam pridem occultatum tot
annorum spatio delituisse,
omnem severa admirationem
superat.

-Analisi morfologico-linguistica
Qui vi una formula linguistica molto particolare. In merito al contesto,
Eusebio sembra riferirsi al luogo del sacro speco ma non specifica di quale
struttura si tratti, rende noto solo che il luogo era una grotta.
La funzione attribuita quella di un luogo salvifico, sacro, il simbolo
dellimmortalit, il santissimo sepolcro.
Nei precedenti paragrafi (III, 6.1) Eusebio narra della convocazione di un
concilio ecumenico da parte di Costantino. Il concilio di cui parla quello di
Nicea tenuto nel 325.
Eusebio sottolinea il ruolo di mediatore e conservo tenuto da Costantino (il
quale) in forza dellautorit datagli dallessere egli stesso vescovo universale
designato per volere divinomantiene un atteggiamento di rispetto verso
lepiscopato di Dio.
Eusebio usa termini quali th\n swth/rion didaskalian per la dottrina cristologica
(III,21); inoltre introduce il discorso su Gerusalemme definendola (III, 25) il
luogo santissimo della resurrezione del Salvatore e si sofferma sul sacro speco
che definisce come il simbolo dellImmortalit (III,26.1) e to\ swth/rion antron.
Eusebio racconta che limperatore Costantino si fece promotore di un
grande progetto edilizio in Palestina, affinch nella citt di Gerusalemme fosse
venerato il luogo della passione e sepoltura di Cristo. Eusebio definisce con
molta chiarezza quali siano i veri attributi della grotta della sepoltura e quale
valore simbolico avesse agli occhi di tutti i cristiani e della Chiesa. Lautore
racconta come il luogo fu a suo tempo interrato e furono inoltre edificati
santuari alle divinit pagane, in particolare alla dissoluta divinit di Afrodite e
fosse esposto a riti di sacrifici su altari pagani ed impuri; Egli racconta inoltre
gli sforzi e le energie impiegate pi tardi per dissotterrare la grotta santa, il
ritrovamento del luogo pi sacro e caro alla Cristianit, ledificazione nei pressi
della grotta di un santuario di cui non viene specificato altro; linvio di una
lettera al Vescovo Macario della Chiesa di Gerusalemme.
Tartaglia 110 riporta il commento del Dorries su tale parte del racconto.
Questultimo individua una sottile contraddizione nei termini utilizzati da
Eusebio, dice che:
un elemento di notevole importanza per quella che egli definisce la Kreuzestheologie di
Costantino il fatto che, mentre la Risurrezione rappresenta il trionfo della vita sulla morte
110

Tartaglia 1984, nota a p. 84.

56

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI


e ledificio vero e proprio fatto erigere dallimperatore in Gerusalemme non una Chiesa
del Sepolcro, bens una Anastasis (Chiesa della Resurrezione), nel documento (di
Eusebio) il ritrovamento del sepolcro viene invece celebrato come testimonianza della
passione di Cristo.

e dice che questa contraddizione dovuta alla discordanza tra termini quali
passione con elementi quali resurrezione e vita.
Orbene, riteniamo che non si possa parlare di una vera e propria
contraddizione giacch secondo Eusebio il termine passione un elemento
indispensabile nel binomio di Incarnazione e Resurrezione di Cristo nel piano
di salvezza e redenzione di tutta lumanit da parte di Dio, nella persona del
Cristo, suo Figlio unigenito.
Lautore stesso definisce grotta simbolo dellimmortalit e grotta salvifica. 111
Questa grotta il luogo della testimonianza di questa opera di salvezza.
1.3.20 th\n tou= swthriou pa/qouj pistin DOMINICAE PASSIONIS
FIDEM(riferito alla grotta)
Liber III , 30.4
on qeou= prosta/gmati
aisxisthj eidwlou
prosqh/khj wsper tino\j
e)pikeime/nou ba/rouj e)kou/
fisa, agion me\n e)c a)rxh=j
..luogo che fin dal principio
qeou= krisei gegenhme/non,
fu sacro per volere di Dio, e
a(giwteron d' a)po
che divenuto ancora pi
fanqe/nta a)f' ou th\n tou=
sacro da quando ha portato
swthriou pa/qouj pistin
alla luce la TESTIMONIANZA
ei
j fwj proh/gagen,
della PASSIONE SALVIFICA.
oikodomhma/twn ka/llei
kosmh/swmen.

ex quo DOMINICAE (30,4)


PASSIONIS FIDEM in lucem
protulit..

-Analisi del sintagma


In greco th\n tou= swthriou pa/qouj pistin
In latino reso con dominicae passionis fidem
In italiano testimonianza della passione salvifica.
-Analisi morfologico-linguistica
Questa formula linguistica molto particolare. Conferma quanto detto
nei 1.3.15 (p.86) e 1.3.19 (p.96), in merito al termine pa/qoj unito in uno
stesso sintagma con swthrion pistin.
La funzione attribuita qui quella della testimonianza della passione
salvifica di Cristo, luogo sacro.
Passione salvifica rende perfettamente il concetto di Resurrezione per la
salvezza e di riscatto dellumanit da parte di Ges Cristo. Eusebio sa con arte
accostare questi due termini swthrion e pa/qoj di per s discordanti per creare
una nuova espressione di grande valore simbolico da applicare al monumento,
testimone della Passione e Resurrezione, in cui i lacci della divinit del Figlio di
Dio sostengono la passione umana tramite la quale passato il Cristo,
elevandola su un piano simbolico salvifico, quindi non vi alcun riferimento
alla morte fisica.

111

Cfr. 1.3.15, p 82-83.

57

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.21 h( ne/a kateskeua/zeto Ierousalh/m NOVA JERUSALEM


Liber III, 33.1-3
..nel luogo stesso in cui fu
sepolto il Salvatore venne
costruita la NUOVA
GERUSALEMME, in
contrapposizione della citt
antica e famosa, la quale,
dopo il cruento assassinio del
nostro Signore, fu travolta
fino a subire lestrema
devastazione, pagando con ci
il fio per la colpa dei suoi empi
abitanti. Di fronte ad essa
limperatore, con sontuosa e
prodiga munificenza edific
un MONUMENTO CHE
TESTIMONIAVA LA VITTORIA
che il Salvatore aveva
conseguita contro la morte e
forse non

kai dh\ kat' au)to\ to\


swth/rion martu/rion h(
ne/a kateskeua/zeto
Ierousalh/m,
a)ntipro/swpoj tv= pa/lai
bowme/nv, h meta\ th\n
kuriokto/non mi aifonian
e)rhmiaj e)p' esxata
peritrapeisa dikhn etise
dussebwn oikhto/rwn.
3.33.2 tau/thj d' oun
antikruj basileu\j th\n
kata\ tou= qana/tou
swth/rion nikhn
plousiaij kai dayile/sin
a)nu/you filotimiaij,
ta/xa pou tau/thn ousan
th\n dia\ profhtikwn
qespisma/twn
kekhrugme/nhn kainh\n
kai ne/an Ierousalh/m, hj

errato identificare proprio in


questo monumento la
NUOVISSIMA
GERUSALEMME annunciata
dagli oracoli dei profeti, quella
Gerusalemme nei cui
confronti innumerevoli sono le
lodi che a lungo celebrano le
profezie ispirate dallo spirito
divino.
Prima di ogni altra cosa
Costantino volle adornare il
sacro speco, perch lo
considerava come il CENTRO
IDEALE DEL MONDO
INTIERO: si, trattava, infatti
del sepolcro grondante
perenne memoria, del luogo
che serbava il TROFEO
DELLA VITTORIA che il
nostro grande Salvatore aveva
conseguita contro la morte,
del divino sepolcro, presso il
quale un giorno risplendette
la luce dellangelo che
annunci a tutti gli uomini la
buona novella della
rigenerazione rivelatasi
attraverso il Salvatore:
Monumento che
testimoniava la vittoria.

..et in ipso servatoris (33,1)


nostri martyrio NOVA
fabricata est JERUSALEM, ex
adverso veteris illius
celeberrimae, quae post
nefariam domini caedem
ultimam vastitatem experta,
pro incolarum impietate
poenas persolverat. Contra
hanc igitur imperator
TROPAEUM VICTORIAE,
quam servator noster de
morte retulerat, ambitioso
cultu erexit.

Atque haec forsitan (33,2)


fuerit recens illa ac NOVA
JERUSALEM, de qua in
sacris voluminibus tot
praeconia ab ipso divino
spiritu pronuntiata
leguntur.

3.33.3 pe/ri makroi lo/goi mur


ia di' e)nqe/ou
pneu/matoj qespizontej
a)numnou=si: kai dh\ tou=
panto\j wsper tina\
kefalh\n prwton a(pa/ntwn to\
iero\n antron
e)ko/smei: mnh=ma d' hn
aiwniou mnh/mhj ge/mon,
tou= mega/lou swth=roj
ta\ kata\ tou= qana/tou
perie/xon tro/paia, mnh=ma
qespe/sion,

th\n kata\ tou= qana/tou


swth/rion nikhn

Primum igitur sacram (33,3)


illam speluncam, ut.. totius
operis caput, exornavit.
DIVINUM scilicet
MONUMENTUM, iuxta quod
olim coelesti luce radians
angelus, regerenationem
quae perservatorem
ostendebatur, omnibus
nuntiaverat.

tropeum victoriae

58

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

-Analisi morfologico-linguistica
Anche questa formula linguistica particolare.
Il contesto il luogo del martirio salvifico e della costruzione della nuova
Gerusalemme.
La funzione attribuita qui quella di luogo di martirio che ha portato la
salvezza e viene aggiunto un nuovo significato alla nuova Gerusalemme, ossia
luogo di resurrezione, fatta costruire proprio l in contrapposizione allantica
citt.
Sembra insolito che Eusebio annunci la descrizione delledificazione di
un santuario sul luogo della sepoltura di Cristo come la costruzione della
nuova Gerusalemme. Non solo ma dice anche che tale citt nuova sar in
contrapposizione dellantica citt teatro di devastazioni subite in seguito alla
morte del Signore.
Lintento dellautore quello di far individuare al lettore che lopera di
edificazione non solo serv a monumentalizzare il luogo della morte e
resurrezione del Signore, il sepolcro simbolo dellimmortalit, ma anche a far
prendere coscienza ai fedeli e ai pagani che tale monumento diveniva
testimonianza della vittoria conseguita dal Cristo sulla morte, e costituiva le
fondamenta della nuova Gerusalemme ossia la Chiesa che nella sua forma
materica veniva costituita da pietre vive.
1.3.21a th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn TROPAEUM VICTORIAE
(Liber III, 33.1)
-Analisi del sintagma
In greco th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn
In latino tropaeum victoriae, quam servator noster de morte retulerat,
ambitioso cultu erexit.
Refero, refers, retuli o rettuli, relatum, referre comp. di fero =
conseguire, ottenere riportare.
In italiano monumento che testimoniava la vittoria
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di questa formula linguistica unica in tutto il testo
eusebiano. In base ad alcuni riscontri (nellindice analitico di tro/paion) si
pensato di far rientrare questo sintagma allinterno della categoria dellarea
semantica di tro/paion, poich molte volte il termine tro/paion 112 stato accostato
ad aggettivi come nikhtiko\n in I,37; III, 2.2; IV,5.2 e nikhn legato a qana/toj in
I,32.2. Dunque:
in V.C. I, 32 tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj - trofeo della vittoria sulla morte.
Eusebio utilizza il termine nel contesto della spiegazione da parte dei
sacerdoti, depositari della dottrina del Dio della visione, di chi fosse questo Dio
e che cosa significasse il segno apparso
in V.C. I, 37 to\ nikhtiko\n tro/paion - trofeo del suo Dio, che d la vittoria.
Eusebio utilizza il termine nel contesto della collocazione del Trofeo-Labaron
alla testa degli opliti e dei dorifori della scorta
in V.C. III, 2.2 to\ nikhtiko\n tro/paion trofeo che gli garantiva la vittoria.

112

Cfr. per le varie combinazioni acquisite da tro/paion 3.2 p. 79s.

59

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Eusebio utilizza il termine nel contesto della esposizione del trofeo della vittoria
in un dipinto ad encausto nel palazzo imperiale
in V.C. IV, 5.2 to\ nikhtiko\n tro/paion trofeo vittorioso.
Eusebio utilizza il termine nel contesto nuovamente della battaglia, nel IV libro,
contro gli Sciti per sottometterli al dominio romano.
Cos
questa
formula
th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn,
molto
particolare, utilizzata in un contesto di edificazione di un monumento-trofeo;
per cui Eusebio dice che limperatore edific la vittoria salvifica sulla morte, sul
luogo della sepoltura del Cristo, intendendo riferirsi al monumento
rappresentativo di questa vittoria conseguita dal Salvatore.
Non viene specificato n descritto come debba essere tale monumento/trofeo in
questo paragrafo, ma Eusebio dice che limperatore considerava il sacro speco
il centro del mondo intero. Dunque vi il sepolcro e su questo viene edificato
un monumento/trofeo non ben descritto.
In merito alla funzione attribuita, si detto, vittoria sulla morte, definito
come luogo sacro e centro del mondo intero.
Sicuramente per la citt antica e famosa si intende la Gerusalemme storica
che fu scenario del cruento assassinio del nostro Signore, e che fu travolta
fino a subire lestrema devastazione.
Gerusalemme, la citt di Davide capitale e centro religioso di Israele con gli
attributi quali: citt di Dio, citt santa il cui cuore era la montagna dove era
costruito il tempio, considerata in Israele la metropoli futura del popolo
messianico, luogo dove lo Spirito santo ha fondato la chiesa cristiana.
In merito a th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn , possiamo dire che
Eusebio una trasposizione semantica nellutilizzare un termine che veniva
adoperato in un linguaggio prettamente militare e pagano per indicare la
vittoria che veniva conseguita in seguito ad una battaglia o una guerra, sia
essa simbolica (politica, oratoria) oppure reale. Consideriamo che lautore un
vescovo della Chiesa Chiesa che stava acquistando forma e consistenza anche
a livello dottrinale e teologico - che si serve di termini risemantizzandoli in un
contesto nuovo, termini che avevano gi una loro portata semantica ricca che
qui rimane ma n acquista un altra: trofeo/monumento/vittoria risemantizzati
in un contesto di dottrina cristologia.
Qui in V.C. III, 33 viene ricordato il momento e il luogo stesso della Passione
e Resurrezione di Cristo, luogo che si auspicava potesse diventare memoriale di
tale evento con un opera grandissima come quella progettata da Costantino.
Lautore continua dicendo: forse non errato identificare proprio in questo
monumento la nuovissima Gerusalemme.
La grande novit di Eusebio nel definire il luogo della sepoltura e
resurrezione del Salvatore come nuova Gerusalemme. Tale parola viene
utilizzata pi volte.
Lautore decide di usare questa terminologia la nuovissima Gerusalemme.
Analizziamo il passaggio che definisce la nuova Gerusalemme.
Consideriamo il confronto con il testo dellApocalisse proposto dal Tartaglia 113
nella sua analisi:
Ap.21,2 a Vidi anche la citt santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo,
da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

113

Tartaglia L.1984, V.C. III, 33.3 nota 90 pag. 142

60

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Consultando la Bibbia di Gerusalemme, 114 relativamente ai passi


dellApocalisse sulla Gerusalemme celeste, si nota un capitoletto il n.4
intitolato La Gerusalemme Futura e subito dopo un primo piccolo sottotitolo
La Gerusalemme Celeste .
La prima denominazione molto interessante se consideriamo che sta ad
indicare proprio quella metropoli futura messianica di cui si parlava sopra, ma
nel testo vero e proprio dellApocalisse si parla di nuova Gerusalemme che
discende dal cielo e da Dio. Quindi detta nuova e non celeste.
Nuova Gerusalemme sia nellApocalisse che nel testo di Eusebio.
Il passaggio che rende Gerusalemme nuova la rinascita, se cos si pu dire,
del luogo della sepoltura di Cristo. Non dimentichiamoci per che Eusebio
molto chiaramente specifica che la nuova citt si contrappone dinanzi alla citt
antica e questo semplicemente perch il Golgota era il luogo situato poco fuori
le mura, al tempo in cui visse e mor Ges Cristo. 115 Di conseguenza ecco che
la citt di Gerusalemme acquista una nuova valenza alla luce dei fatti del 335
(Tav. XXXVII, XXXVIII)
Dal riferimento proposto dal Tartaglia continuiamo nellanalisi nelle
pagine seguenti.
Ap.21,3: Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con
gli uomini! (Ap.7,15-17). Egli dimorer tra di loro (Ez.37,27) ed essi saranno suo popolo ed
egli sar il Dio-con-loro.
Ez.37,27: In mezzo a loro sar la mia dimora: io sar il loro Dio ed essi saranno il mio
popolo. Le genti sapranno che io sono il Signore che santifico Israele quando il mio
santuario sar in mezzo a loro per sempre.
Ap.7,15a-17: e Colui che siede sul trono stender la sua tenda sopra di loro. Non
avranno pi fame, n avranno pi sete, n li colpir il sole, n arsura di sorta, perch
lAgnello che sta in mezzo al trono sar il loro pastore e li guider alle fonti delle acque
della vita.
Ap.21,10s Langelo mi trasport in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostr la
citt santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il
suo splendore simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro
cristallino. 116

Qui siamo, sempre consultando la Bibbia di Gerusalemme, nel secondo piccolo


sottotitolo la Gerusalemme messianica relativamente al passo dellApocalisse
sulla Gerusalemme celeste, dove inizia la descrizione della citt santa da parte
di uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli
a Giovanni. Anche in questo contesto lautore sottolinea la discesa dal cielo e
da Dio della citt santa, Gerusalemme.
Eusebio era un conoscitore attento delle Sacre Scritture, dellAntico e del
Nuovo Testamento, e aveva un acuto intuito e discernimento nel saper leggere i
fatti della storia, come quelli che stavano svolgendosi sotto i suoi occhi. La
Parola delle Sacre Scritture si poteva compiere, il luogo della morte e
resurrezione del Salvatore era il luogo designato come fondamenta della Chiesa
nascente in forma si materica ma soprattutto simbolica.
Pensiamo che Eusebio utilizzi come terminologia proprio quella di nuovissima
Gerusalemme per rendere chiaro il collegamento con le sacre Scritture e in
particolare con lApocalisse di Giovanni.

La Bibbia di Gerusalemme, ediz. Dehoniane Bologna. Ap.21, 2 p 2657 ss; cfr. CORSINI 1980
Cfr. tavole delle illustrazioni: piantina di Gerusalemme al tempo di Ges Cristo, pp. 107-127.
116 CORSINI 1980.
114
115

61

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI


Ap.3, 12 b Il vincitore lo porr come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne
uscir mai pi. Incider su di lui il nome del mio Dio e il nome della citt del mio Dio,
della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio
nome nuovo. (Ez. 48,35).
Ez. 48,35 La citt si chiamer da quel giorno in poi: L il Signore.
(Nota: in ebraico jahweh-sham.)

Il tempio dove Dio risiedeva nel cuore della Gerusalemme terrestre ora
scomparso. Ricordiamo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.c.
Il luogo del nuovo culto spirituale ormai il corpo del Cristo immolato e
risuscitato, e frutto di questo ragionamento lopera grandiosa progettata da
Costantino ed Eusebio con lapprovazione del vescovo di Gerusalemme Macario
117 : il monumento che testimoniava la vittoria che il Salvatore aveva
conseguita contro la morte.
Luogo della sepoltura di Cristo / luogo della morte e resurrezione del
Salvatore / ecco la dimora di Dio con gli uomini / santuario del Signore in
mezzo a loro per sempre / lagnello che sta in mezzo al trono sar il loro
pastore / la citt santa, la nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da Dio /
l il signore.
1.3.21 b mnh=ma qespe/sion

DIVINUM MONUMENTUM (Liber III, 33.1-3)

-Analisi del sintagma


In greco mnh=ma to/jV = a) monumento, ricordo, segno;
b) monumento sepolcrale, lapide, arca, tomba.
qespe/sion = divino.
Per cui, confrontando le tre colonne in italiano, greco e latino a si noter:
V.C. III, 33.1
Monumento che testimoniava
la vittoria.

th\n kata\ tou= qana/tou


swth/rion nikhn

tropeum victoriae

mnh=ma qespe/sion

divinum monumentum.

V.C. III, 33.3


Trofeo della Vittoria Divino
sepolcro

In latino traduzione letterale divinum monumentum


In italiano il Tartaglia traduce con trofeo della vittoria e divino sepolcro.
-Analisi morfologico-linguistica
Eusebio utilizza mnh=ma qespe/sion, divinum monumentum in riferimento
non alledificio ma alla sacra spelunca che Costantino adorn. Il sepolcro stesso
grondante perenne memoria il sacro speco considerato da Costantino il
centro ideale del mondo intero.
Questo avviene anche in V.C. III, 30.1 quando dice che sacratissimae illius
passionis monumentum era celato da gran tempo sotto terra. 118

117
118

TARTAGLIA 1984, V.C. III, 30.1 pp. 140-141.


Cfr. qui 1.3.19/20, V.C. III, 30.1.4.

62

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.22 SACRO SPECO (Liber III C. XXXV - XXXVI - XXXVII XXXVIII).


Lautore fa un rinvio alla realizzazione delledificio costruito sul sacro speco:
Fu adornato con colonne di gran pregio e sommo sfarzo.
La zona allaperto fu ricoperta di lucida pietra. Viene applicata la teoria dei
porticati su tre lati. Al lato opposto alla caverna che guardava ad Oriente era
congiunta la basilica. Linterno rivestito con piastre di marmo policromo, la
superficie esterna rivestita con pietra levigata.
Allinterno il soffitto intagliato a cassettoni ricoperto in oro splendente cosicch
tutto il tempio scintillasse come per i raggi della luce. Su entrambi i lati la
duplice fila di un doppio porticato, disposta su due piani per tutta la lunghezza
del tempio.
Anche la volta del colonnato era tutta ricoperta in oro.
Il porticato sulla facciata esterna della basilica poggiava su colonne gigantesche
e tre porte erano ottimamente orientate verso Levante.
Il centro di tutto ledificio era lemisfero, collocato allestremit opposta della
basilica; lo recingevano dodici colonne, la sommit di ognuna delle colonne
recava lornamento di un grandissimo cratere dargento. (Tav. XXXIX a e b, XL,
XLI, XLII, XLIII, XLIV).
1.3.23
to\n newn swthriou a)nasta/sewj e)narge\j a)nisth martu/rion basileu/j
SALUTIFERAE RESURECTIONIS TESTIMONIUM
Liber III, 40.
Questo fu il santuario
Hoc igitur templum
To/
n
de
me\
n
ou
n
to\
n
new
n
che limperatore fece
tanquam salutiferae
swthriou a)nasta/sewj
erigere per offrire una
resurrectionis
e)narge\j a)nisth martu/rion
testimonianza visibile
testimonium imperator
basileu/j,
della risurrezione del
exstruxit..
119
Salvatore..
-Analisi del sintagma
In greco martu/rion, ou to/ = a) testimonianza, prova b) martirio.
In latino salutiferae resurrectionis testimonium
In italiano una testimonianza della nuova salvifica resurrezione del Salvatore.
-Analisi morfologico-linguistica
La formula linguistica molto particolare indica il luogo che svolge la funzione
di testimonianza visibile della resurrezione del Salvatore.
Eusebio nel parlare del luogo del sacro speco usa diverse formule
linguistiche 120 :
in V.C. III,30.1 Monumento della sua santissima passione,
in V.C. III, 30.4 Testimonianza della passione salvifica,
e qui in V.C. III, 40 Testimonianza della resurrezione del Salvatore.
In Eusebio tutto ci non assume alcuna contraddizione ma pu essere inteso
come una maggior chiarificazione per il lettore di quanta valenza simbolica quel
sacro speco possa assumere nellottica della nuova mistica imperialecristiana, come segno iconico di una manifestazione divina.
119
120

Tartaglia, 1984, nota 77 pag.190: consacrazione della chiesa del S. SEPOLCRO-17 sett. 335.
Cfr qui 1.3.19/20, V.C. III, 30.1-4.

63

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.24 to\ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon SIGNUM DOMINICAE


PASSIONIS
Liber III, 49
Tanto grande era lamore
divino che aveva pervaso
lanimo dellimperatore, che
nello stesso palazzo imperiale,
nella sala che tra tutte la
pi splendida, giusto nel
mezzo di un grandissimo
riquadro che si apre nel
centro del soffitto a cassettoni
tutto ricoperto di oro, fu
inciso il SIMBOLO della
PASSIONE SALVIFICA,
risultante dallaccostamento
di pietre preziose dei pi
diversi colori incastonate
nelloro massiccio. A quanto
sembra, questa immagine
della croce fu eseguita per
volont dellimperatore caro a
Dio perch servisse da
salvaguardia in difesa
dellimpero.

Eidej d' an e)pi me/son


a)gorwn keime/naij krh/naij
ta\ tou= kalou= poime/noj
su/mbola, toij a)po\ twn
qeiwn logiwn o(rmwme/noij
gnwrima, to/n te Danih\l
su\n au)toij le/ousin e)n
xalk% peplasme/non xrusou=
te peta/loij e)kla/mponta.
tosou=toj de\ qeioj erwj
th\nbasile/wj kateilh/fei
yuxh/n, wj e)n au)toij toij
a)nakto/roij twn
basileiwn,
kata\ to\n pa/ntwn
e)coxwtatonoikon th=j
pro\j t% o)ro/f%
kexruswme/nhj fatnwsewj
kata\ to\ mesaitaton,
megistou pinakoj
a)nhplwme/nou me/son
e)mpeph=xqai to\ tou=
swthriou pa/qouj su/mbolone)k
poi kilwn sugkeimenon kai
polutelwn liqwn e)n
xrus% poll%
kateirgasme/nwn.
fulakth/rion de\ dokei
tou=to au)th=j basileiaj t%
qeofilei pepoih=sqai.

Tantus porro divini numinis


amor imperatoris animum
occupaverat, ut in totius
palatii eminentissimo
cubiculo, in maxima tabula,
quae in medio lacunaris in
aurati expansa est, SIGNUM
DOMINICAE PASSIONIS ex
auro pretiosisque lapidibus
elaboratum infixerit. Atque
hoc tanquam praesidium ac
tutelam imperii, piissimus
princeps statuisse mihi
videtur

-Analisi del sintagma


In greco to\ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon
In latino viene tradotto con segno della passione del Signore.
In italiano simbolo della passione salvifica.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di su/mbolon molto ben definita grazie allaccostamento
con aggettivi quali swthrion e pa/qoj.
E la seconda volta che to\ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon viene utilizzato da
Eusebio. La prima volta stato in II, 4.2 dove il contesto era quello della
battaglia contro Licinio dove Costantino si preparava allo scontro con accanto
le insegne del suo Dio e lappoggio dei sacerdoti come consiglieri, e la funzione
del simbolo era quella di essere lunica guida per il suo esercito 121 .
Per il rinvio alla resa in immagine, anche se non suggerito da Eusebio ma
ricavato dal simbolo della formula salvifica di I,31, il riferimento era
probabilmente al monogramma del Nome di Cristo posto sulla sommit del
Labaron. Qui in III,49 la forma dellespressione della formula linguistica rimane
invariata, ci che cambia il contesto per cui qui il sintagma viene utilizzato
121 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion, Cfr. ind. anal.dei temi, p. 94s;
CECCHELLI 1954, p.47. Cfr. Anche qui 3.3.

64

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

per indicare ci che fu inciso al centro di un soffitto nella sala pi importante


del palazzo imperiale. La funzione anche cambia, per cui la presenza del
simbolo serve a svolgere funzione di fulakth/rion per limpero.
Per la realizzazione in immagine, qui Eusebio ci da delle indicazioni
abbastanza precise. Il su/mbolon fu inciso in un riquadro al centro di un soffitto
a cassettoni ricoperto in oro, nella sala pi splendida del palazzo imperiale, e la
materia di espressione, sul piano figurativo, di questo simbolo era costituita
dalla materia iconica 122 delle pietre preziose incastonate nelloro. Ora lunica
cosa su cui Eusebio rimane oscuro la forma dellespressione, sul piano
figurativo, ossia non ci dice se il to\ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon sia raffigurato
in forma del Chrismon costituito dalle prime due lettere X e P del Nome di
Cristo allinterno di una corona laureata oppure del segno cruciformecroce
gemmata. Entrambi comunque i modi della raffigurazione esaltano la potenza
del segno di Cristo Lo/goj Incarnato visibile ed evidenziano, ai fruitori di quelle
sale, la predilezione che il Cristo ha fatto dellimperatore Costantino. (Tav. XLV,
XLVI, XLVII).
1.3.25 te to\ nikhtiko\n tro/paion TRIUMPHALI SIGNO AC TROPAEO
Liber IV, 5.2
..pertanto, fiducioso nel suo
Salvatore, protese anche
contro questi barbari il
TROFEO VITTORIOSO
DELLA CROCE..

ou)k hn d' ara outoj


basilei forhto\j o( lo/goj,
ou)de\ t% nikhtv= kalo\n
e)nomizeto ta\ isa toij
emprosqen prosfe/rein, t%
d' au)tou= e)pi qarrwn
swth=ri to\ nikhtiko\n
tro/paion kai tou/toij
e)panateinaj,

..itaque, servatori sui (5,2)


auxilio fretus, TRIUMPHALI
SIGNO AC TROPAEO in eos
etiam illato..

-Analisi del sintagma


In greco to\ nikhtiko\n tro/paion 123
In latino Il traduttore ha preferito rendere con trofeo e segno vittoriosi
In italiano trofeo vittorioso della croce aggiungendo il termine croce.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion definita da nikhtiko\n.
La stessa formula linguistica stata utilizzata dallautore per tre volte:
allinizio
dove il contesto era quello della posizione
in V.C. I, 37
del trofeo alla testa dei dorifori e degli opliti
come guida potente dellesercito;
nel centro del testo
dove il contesto era quello del dipinto ad
in V.C. III, 2.2
encausto sul soffitto dellingresso del
palazzo imperiale;
infine qui
dove il contesto quello di nuovo della
in V.C. IV, 5.2
battaglia contro i barbari nemici dellimpero.
In merito allattribuzione di una funzione, viene riconfermata quella di difesa
dellimpero. Difatti il contesto si riferisce allepisodio di Costantino che
sottomette al dominio romano gli Sciti.
122
123

CASARTELLI NOVELLI 1983, pp. 89-98 e 150-181.


Cfr. 1.3.6 p. 59s e 1.3.16 b, p. 87; Cfr. 3.2 per le combinazioni varie di tro/paion p. 79s.

65

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Poich siamo in un contesto di battaglia, in merito al rinvio allimmagine,


si pu ipotizzare dallanalisi sin qui svolta che Eusebio prediliga il termine
tro/paion nel contesto della battaglia per indicare, nella realizzazione del nuovo
vexillum imperiale, liconema-fulcro rappresentato dal segno della visione,
come sigillo del Dio cristiano.
1.3.26 e)kklhsiaj qeou= IN PALATIO ECCLESIAM DEI CONSTITUIT
Liber IV, 17.1
..lindizio che lascia intuire la
straordinaria religiosit di
Costantinoegli nel palazzo
imperiale volle riprodurre
come limmagine di una
chiesa

Ske/yaito d' an tij ta\


tou/twn semno/tera,
diagnou\j wj e)n au)toij
toij basi leioij
e)kklhsiaj qeou= tro/pon
die/qeto,

..qualiter ille in palatio


quondam velut Ecclesiam Dei
constituit.

Eusebio nel V.C. IV, 8 afferma che Costantino si assunse il compito di comune
protettore dei cristiani di ogni parte della terra. Inoltre ci garantisce le sue
affermazioni riportando alcune epistole dellimperatore come in V.C. IV, 9.
Eusebio in V.C. IV, 15.1 riporta che nellimperatore tanto era radicata ormai la
convinzione, o se vogliamo, la fede nella potenza del Dio che gli si era rivelato,
da far incidere la propria immagine sulle monete auree nellatteggiamento di
orante, ossia nellatteggiamento di chi prega con le palme delle mani rivolte
verso il Signore.
Nel paragrafo in questione, laffermazione di Eusebio - volle riprodurre come
limmagine di una chiesa - risulta molto particolare poich dichiara che
Costantino, ormai forte nella sua fede in Cristo, allinterno del palazzo
imperiale, si adoperava ferventemente per la Chiesa: guidava la preghiera di chi
si riuniva a celebrare i riti del culto, prendeva i Libri delle Sacre Scritture, e si
dedicava alla meditazione della parola divina. Ci chiediamo che cosa intendesse
Eusebio quando dice che volle riprodurre come limmagine di una chiesa nel
palazzo imperiale.
In V.C. III, 49 lautore dice che nel palazzo imperiale, nella sala che fra tutte
era la pi splendida fu impresso (scolpito) salutaris passionis signum 124
costituito da pietre preziose incastonate nelloro massiccio, nel centro del
soffitto a cassettoni, anchesso in oro. Qui ci chiediamo quale fosse questo
palazzo imperiale.
Il palazzo di cui Eusebio parla sembrerebbe essere quello di Costantinopoli.
Anche in V.C. III, 3.1 parla di un quadro ad encausto che Costantino volle che
fosse collocato in alto davanti allingresso principale del palazzo imperiale,
raffigurante il trofeo della vittoria, il segno salvifico che sormontava il capo
dellimperatore, 125 sulla cui forma dellimmagine Eusebio non d precisazioni
ma che sicuramente trovava nel Nome di Cristo il suo significatum.
Il palazzo imperiale di cui parla potrebbe essere sempre quello di
Costantinopoli.
Come abbiamo gi accennato, Tartaglia 126 nel suo testo riporta che secondo
Dragon possa trattarsi della porta monumentale (pi tardi denominata Chalk)
della reggia di Costantinopoli.

Cfr.qui 1.3.24, V.C. III, 49.


Cfr.qui 1.3.16 b/17, V.C. III, 3.1.
126 TARTAGLIA 1984, nota 18 p.122, nota 118 p. 149. DRAGON Naissance dune capitale.
Constantinople et ses institutions de 330 451(Bibliothque Byzantine, Et. VII)
124
125

66

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

1.3.27

to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon


SIGNUM
Liber IV, 21

Anche sulle armi fece


riprodurre il SIMBOLO DEL
TROFEO SALVIFICO,
vietando che lesercito
schierato venisse preceduto,
secondo luso dun tempo,
dalle effigi auree degli di: ci
fu consentito unicamente al
TROFEO SALVIFICO della
CROCE.

Hdh de\ kai e)p' au)twn


twn oplwn to\ tou=
swthriou tropaiou
su/mbolon
katashmainesqai e)poiei,
tou= te e)no/plou stratou=
propompeu/ein xruswn me\n a)
galma/twn, o(poia
pro/teron au)toij eqoj hn, to\
mhqe/n, mo/non de\ to\
swth/rion tro/paion.

'SALUTARIS TROPAEI
Quinetiam in ipsis armis,
SALUTARIS TROPAEI
SIGNUM jussit effingi utque
ante instructum armis
exercitum non aurea signa et
simulacra, ut antea moris
erat, sed solum CRUCIS
TROPAEUM praeferretur
mandavit.

-Analisi del sintagma


In greco to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon 127
In latino traduzione fedele anche se to\ su/mbolon viene reso con signum.
In italiano simbolo del trofeo salvifico.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di
su/mbolon molto ben definita da aggettivi quali tropaion
e swthrion; lunica volta che questa formula linguistica viene utilizzata nel
testo, essa composta dallunione di due figure verbali diverse tropaiov e
su/mbolon che fino ad ora erano rimaste ben distinte.
Il trofeo salvifico viene indicato da Eusebio (V.C. II, 9.2) in tutti i contesti di
battaglia del II libro, come quel segno posto sulla sommit dellasta cruciforme
raffigurante il sigillo del Nome di Cristo.
Qui Eusebio dice che il simbolo di questo trofeo viene riprodotto anche sulle
armi dellesercito. Dove la voce armi potrebbe essere riferita probabilmente agli
scudi. 128 (Tav. XXI, XXII).
Vi sono due ordini di problemi che restano aperti:
- quale sia la forma e materia dellespressione, sul piano figurativo, del simbolo
del trofeo salvifico posto sulle armi.
Dunque nonostante si sia giunti ad unisomorfia semantica 129 , per il rinvio
allimmagine vi una sorta di polisemia figurativa. Per cui Eusebio non dice se
sulle armi sia stato riprodotto:
- il Chrismon costantiniano nella formula eusebiano: Duae litterae, nomen
Christi primis apicibus designabant, lettera, P, in medio sui decussata.
- o la croce monogrammatica definita da Lattanzio 130 : Fecit ut iussus est
et transversa X lettera <I> summo capite circumflexo, Christum in scutis
notat.
Tuttavia vi anche un altro punto che rimane poco chiaro. Eusebio usa il
termine di armi quindi non sappiamo con esattezza se si riferisca agli scudi come invece dichiara con maggior esattezza Lattanzio - oppure genericamente
ad ogni sorta di armi.

127 Cfr. per varie combinazioni acquisite da tro/paion 3.2.6 p. 79s. Cfr. qui 1.3.4, V.C. I, 31.1
e 1.3.8, V.C. II, 4.2 e 1.3.24, V.C. III, 49, anche 3.3.
128 Cfr. 1.3.4/4 a, V.C. I, 33.1; Cfr. qui introduzione B2, p. XI-XIII.
129 Cfr per i casi di isomorfia semantica 3.4 p. 82s.
130 EUS. V.C. I, 33.1 p.50 e LACT. De mortibus 44,5

67

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Come abbiamo gi accennato nel 1.3.4b 131 sulla questione di mettere alla
testa di tutti gli eserciti altri oggetti simili al segno salvifico descritto da
Eusebio, qui si trova conferma di quanto dice il Crivellucci quando afferma che
Costantino viet che lesercito fosse preceduto dalle effigi degli dei pagani
militares o bellorum, desiderando che il solo to\ swth/rion tro/paion andasse
innanzi e guidasse le truppe schierate per la battaglia, propiziando la vittoria e
rappresentando un fulakth/rion per tutto limpero romano.
1.3.27a to\ swth/rion tro/paion SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
(Liber IV C. XXI)
Eusebio ripropone qui la necessit di far precedere lesercito schierato
per la battaglia, solamente dal to\ swth/rion tro/paion vietando che ci accadesse,
secondo luso dun tempo, per le effigi auree degli di pagani. 132
-Analisi del sintagma
In greco to\ swth/rion tro/paion
In latino crucis tropaeum
In italiano traduzione fedele al testo greco ma con laggiunta della voce croce.
-Analisi morfologico-linguistica
Larea semantica di tro/paion qui definita da swth/rion. Questa formula
linguistica stata molto usata da Eusebio. 133
Trofeo preparato e condotto in battaglia alla testa dei dorifori degli opliti e di
tutto lesercito, trofeo innalzato in prima linea nei luoghi pi difficili della
battaglia poich non era considerato un elemento rappresentativo ma un
fulakth/rion potente in battaglia contro i nemici dellimpero e di Costantino a
cui Dio stesso ha scelto di rivelarsi e di manifestare il suo favore. 134
Laggiunta apportata sia in latino che in italiano, potrebbe lasciar intendere che
gli traduttori abbiamo voluto riferirsi per trofeo proprio al Labaro costantiniano
di cui Tartaglia 135 parla nel suo libro e che corrisponderebbe al complesso
segno del trofeo costituito dal simbolo del Nome di Cristo collocato in cima ad
unasta cruciforme secondo lusuale iconografia romana imperiale militare. 136
Ricapitolando.
La stessa formula linguistica to\ swth/rion tro/paion la incontriamo:
Allinizio
in V.C. II, 6.2-7-9
il contesto quello della battaglia e la
II, 16
funzione quella di mettere in fuga i nemici nei punti
deboli del combattimento.
Nel centro del testo

Cfr. 1.3.4b, V.C. I, 31.3, in part. n. 52 p. 33.


Ibidem; V.C. I, 37; II, 6.2; II, 7; II, 9.2; FRANCHI D CAVALIERI 1953, p.17 n.81p.85; CRIVELLUCCI,
Lorigine, pp. 88-104 e 222-260.
133 Cfr. i paragrafi relativi al II libro, pp. 41-50, ed anche Indice Numerico dei Lessemi e Dei
Sintagmi p. 90s; Cfr. per le varie combinazioni acquisite da tro/paion 3.2 p. 79s, in part. 3.2.4.
134 Sul valore di propiziare la vittoria come un fulakth/rion , Cfr. ind. anal.dei temi, p. 94s,
anche CECCHELLI 1954, p.47.
135 TARTAGLIA 1984; V.C. III, 3.1 N 17 pag.122, e V.C. I, 31.2 N 82-83-84 pag. 60-61 per il labaro
costantiniano.
136 CONTI 1998-1999.
131
132

68

ANAGRAFE DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

in V.C. III, 2.2


Infine qui
in V.C. IV, 21

nel dipinto ad encausto nellingresso del palazzo


imperiale dove il trofeo salvifico posto sul capo
dellimperatore.
dove il contesto che ritorna quello della battaglia in
cui Eusebio dichiara che la sola presenza consentita
tra tutte le possibili effigi auree divine, quella sovrana
del segno della visione.

69

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO: IL LABARON COSTANTINIANO

CAPITOLO 2
IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO, to\ nikhtiko\n tro/paion.
2.1 __ IL LABARON COSTANTINIANO. __
Come abbiamo gi esposto in precedenza il labaro originario
costantiniano fu arricchito rispetto alla sua forma iniziale: fu istituito da
Costantino, allindomani della visione e del sogno, per essere innalzato poi, a
partire dal 312.X.28, innanzi al suo esercito, nei punti nevralgici delle
battaglie, nonch nei luoghi della battaglia di maggior debolezza.
Il nikhtiko\n tro/paion era come un fulakth/rion capace di suscitare la
vittoria e con la sua forza preservava coloro che lo portavano e metteva in fuga i
nemici.
Dal passo della V.C. I, 31 apprendiamo che: 138 la sua foggia era costituita da:

un asta lunga (u(yhlo\n do/ru) rivestita di oro (xrus% kathmfiesme/non)


aveva nella parte alta una traversa a forma di croce (staurou= sxh/mati pepoihme/non) al
sommo di tutto era collocata una corona intessuta da pietre preziose ed oro
(ste/fanoj e)k liqwn polutelwn kai xrusou= sumpeplegme/noj), su di esso, due lettere
(du/o stoixeia to\ Xristou= paradhlou=nta onoma) indicanti il nome di Cristo, mostravano
(rivelavano, u(pesh/mainon) per mezzo delle prime impronte, il simbolo del nome salvifico
(dellappellazione salvifica kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon) disponendo in
forma di X (xiazome/nou tou= r(w kata\ to\ mesaitaton:, da xiazw = dispongo o segno in forma
di X; in latino decussare ) con il P sopra nel mezzo.

Fin qui il labaro che, secondo noi, appoggiando la tesi di altri autori come
il Franchi d Cavalieri, 139 fu quello che venne posto alla testa dei dorifori ed
opliti dellesercito costantiniano nelle sue battaglie, a partire da quella
affrontata e vinta nei pressi delle rive del Tevere a Saxa Rubra 312.X.28.
In un secondo momento, non precisato dallautore, ma sicuramente in una
data che potrebbe essere quella a partire dal 324 in poi, furono apportate delle
modifiche al trofeo vittorioso della croce.
Quindi continuando dal passo di I, 31.2: al braccio traverso, infisso
nellasta, un drappo pendente, stava sospeso (o)qo/nh), un tessuto regale
(basiliko\n ufasma) coperto (combinato, congiunto) con una variet di pietre
preziose (polutelwn liqwn) intrecciate, sfavillanti come raggi di luce, avvolto con
molto oro intessuto (poll% te kaqufasme/non xrus%), a coloro che osservavano
offriva un avvenimento di indescrivibile bellezza.
Questo tessuto unito al braccio trasversale, aveva le stesse misure sia in
altezza che in larghezza.
Non si conosce lanno esatto in cui limperatore mostr al vescovo il
to\ nikhtiko\n tro/paion, il nuovo stendardo imperiale nella sua forma definitiva,
dopo la vittoria del 324 su Licinio, adorno del supparum e delle immagines di
Costantino e dei suoi figli, 140 ma sappiamo che avvenne come ci racconta
Eusebio in V.C. I, 30. potuto incontrare Costantino , come si evince dalla V. C.,
sono: V.C. III, 10 durante il concilio tenuto a Nicea nella sala centrale del
palazzo imperiale, inaugurato il 325.V.20; V.C. IV, 47 durante il secondo
concilio convocato dallimperatore a Costantinopoli nel 336).

Cfr. qui V.C. I, 31.1-2.


FRANCHI D CAVALIERI 1953; FRANCHI D CAVALIERI 1913.
140 CASARTELLI NOVELLI 1987, pp.55-56. FRANCHI D CAVALIERI 1953, pag. 27, secondo il quale il
vescovo di Cesarea sembra abbia visto il labaro nella reggia di Costantinopoli non prima del 325, forse nel
336, al tempo del concilio di Costantinopoli, quando senza dubbio il labaro era ornato delle immagini dei
tre Cesari successori del padre, Costantino II, Costanzo II e Costante.
138
139

70

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO: L o)qo/nh

2.2 __ L o)qo/nh __

Il termine utilizzato da Eusebio o)qo/nh, hj, h, a) =tela, lino, tela sottile per
veste muliebre, trama; b) vela, designa una stoffa fine. In questo caso potrebbe
far supporre, per laccostamento ad un alta asta (do/ru, che in greco designa =
albero, fusto dalbero, tronco dalbero, asta della bandiera insegna)
allimmagine di una vela di una nave pendente dallalbero principale 141 .
I vessilli imperiali in generale e romani nello specifico, erano costituiti da un
supparum che sicuramente era arricchito da ricami in oro e la tela che lo
componeva era di color porpora, nella maggior parte dei casi. 142
Sulla sommit dei vessilli imperiali pagani, campeggiava di solito, limmagine o
di qualche divinit o per lo pi una mano, unaquila o qualche altro animale
simbolico o una cuspide. 143
La grande diversit del supparum del vexillum costantiniano era nella
grande profusione di pietre preziose da cui il drappo era tempestato, intrecciate
in modo tale da far rifulgere di luce staurou= tro/paion.
Cos
to\ nikhtiko\n tro/paion,
per
quanto
riguarda
la
materia
dellespressione, si rivest delle materie delloreficeria preziosa per omologia
semica con la macro-oreficeria acheropita della Gerusalemme messianica
giovannea, secondo la lectio antimillenaristica dellApocalisse, sostenuta dal
vescovo di Cesarea, 144 per quanto riguarda la forma dellespressione, fu operata
una ricodificazione e una ambiguazione di elementi di diversa natura, militare
quali gli stendardi imperiali, simbolici quali il segno del Nome con le lettere
sacre, su pi livelli, sempre nelle materie delloreficeria preziosa, realizzata con
gemme e perle.
Furono ricodificati i simboli della croce monogrammatica e del chrismon
presenti gi nella simbolica dei testi sacri e degli ambienti cimiteriali,
occupando il posto di onore rispettivamente notati sugli scudi dellesercito
dellimperatore Costantino, come apprendiamo da Lattanzio, 145 e collocati in
cima allasta crucigera, nella inventio del Labaron costantiniano-eusebiano
risemantizzando la forma del vexillum militare imperiale romano pagano (V.C. I,
31.1-2).
Immagini-segni sovraconnotati la cui caratteristica la alta polimorfia e
polisemia, capaci di organizzare simboli e ideogrammi preesistenti nella
complessa modellizzazione e codificazione della nuova iconografia cristiana
ribattezzata romana e di tutto limpero, per restituire al Senato e al Popolo
romano lantico prestigio e splendore (V.C. I, 40.2), con lavvento di Costantino
ed Eusebio e con il suo programma politico-imperiale che vedeva come fulcro
portante del nuovo impero il to\ swth/rion shmeion come presidio del potere.

141 Per la traduzione dei termini, si utilizza il Vocabolario di greco italiano, Rocci. Il richiamo alla
figura della nave, uno dei primissimi simboli utilizzati dal cristianesimo primitivo, possibile in due
contesti, sia in questo caso con il supparum, per il quale lautore utilizza il termine greco di o)qo/nh, sia in
alcuni carmina inviati a Costantino da Optaziano Porfirio, nel 326, in cui il monogramma di cristo detto
come gi noto e solenne PORFIRIO OPTAZIANO carmina 4, 8, 9, 14, 16, 19, 24, ad es. c.19: il celeste signum,
signum immortale, cio il tropaeum piantato nel mezzo della mistica nave, al posto dellalbero, altro non
che il monogramma X P. Cfr. a tale riguardo PL, 17, 723b, PS AMBROS. Sermo 47,2.
142 Per le varie specie di insegne dellesercito imperiale nella seconda met del IV secolo, cfr le
indicazioni in S. GREGORIO NAZANZIENO, Orat. 4, in Julian. 1, 66 (PG, 35, 588b) a. 365 (seconda met IV
sec.). FRANCHI D CAVALIERI 1953, nota 81 p. 85.
143 CONTI 1998-1999.
144 CASARTELLI NOVELLI, la croce; Casartelli 1987.
145 Cfr. qui INTRODUZIONE B1, p. X-XII; LACTANTIUS, De mort. persec., 44.

71

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO: L o)qo/nh

Vorremmo precisare, senza particolare approfondimento in questo


contesto, che Eusebio non specifica quale sia il colore del supparum, non dice
se di porpora come di solito usano essere quelli romani.
LAutore parla di tessuto regale (basiliko\n ufasma), e se pensiamo che in V.C.
IV, 62 utilizza il termine di per indicare gli abiti candidi indossati dal
neo battezzato Costantino, possiamo ipotizzare, che probabilmente anche
lo)qo/nh di cui parla in riferimento al drappo del labaron possa essere stato
quindi non di porpora ma bianco come il bisso o il lino pregiato che il termine
stesso rappresenta e richiama.

72

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO: LE IMAGINES

2.3 __ LE IMAGINES. __
Sappiamo dalle fonti che il vexillum imperiale soleva portare effigiate le
immagini dei principi regnanti, Augusti e Cesari.
Ad esempio, nellarco degli argentari a Roma vediamo le aste delle insegne
pretoriane portare in alto il supparum e pi in basso le immagines clipeate di
Settimio Severo e dei suoi figli Caracalla e Geta (questultimo ritratto fu
scalpellato in seguito alla damnatio memoriae).
In merito ad altre aggiunte prodotte sul Labaron, riprendiamo il passo della
V.C. I, 31, 1-2.
L asta eretta (to\ d' orqion do/ru) che di molto si allungava dallinizio alla base, in
alto (anw mete/wron) sotto il trofeo della croce (u(po\ t% tou= staurou= tropai%)presso
la sommit del drappo descritto
(pro\j au)toij akroij tou = diagrafe/ntoj u(fa/smatoj),
recava
limmagine
dellimperatore caro a Dio, (th\n tou= qeofilou=j basile/wj eiko/na xrush=n )
ornata doro fino al petto, con quella dei suoi figli.
Alla fine della descrizione del tessuto regale, Eusebio si accinge a
spiegare la posizione delle imagines di Costantino e dei suoi figli.
Su analisi attenta del testo in greco di Eusebio, si ricava che la posizione delle
eiko/na non affatto sul tessuto regale, poich la descrizione del drappo
appena conclusa, ma direttamente sullasta eretta, in uno spazio di risulta
che va da sotto il trofeo della croce e la sommit del drappo descritto. Il fatto di
considerare le imagines sul drappo, o comunque nella parte inferiore dellasta
dovuta probabilmente dallessere stati ingannati dal termine di trofeo della
croce e dai modelli gi presenti nellarte romana
Quindi le imagines si trovano nella parte alta dell orqion do/ru poco sotto
la corona in cui campeggia il monogramma di Cristo e sopra il bordo superiore
del drappo.
Che le immagini siano collocate sullasta eretta e non sul drappo, lo vediamo
confermato dal testo stesso, notando che il soggetto del verbo efere non l
o)qo/nh ma orqion do/ru.
Molti autori tra cui il Franchi d Cavalieri si chiedono se i ritratti siano
separati o tutti raccolti in uno solo.
Tornado al testo greco di Eusebio, egli usa il termine plurale di ma non
specifica se siano distinti, oppure raccolti insieme. Cos sar molto difficile
poterlo stabilire con certezza.
Vi un altra mancata precisazione, se cos vogliamo dire, pur tenendo
conto che lobiettivo prefissato di Eusebio nel racconto non era quello di
trasmetterci i dettagli degli oggetti in questione. Ci si chiede a quali figli
dellimperatore Eusebio si riferisse, e la risposta da ricavare sta nel fatto di aver
informazioni nebulose anche sulla data in cui Eusebio ebbe modo di vedere il
Labaron. 146
Se la data fosse da dopo la vittoria su Licinio nel 324, i ritratti dei figli
elevati alla dignit di Cesari e rappresentati accanto al padre sul Labaron,
potrebbero essere quelli di Crispo e Costantino II (elevati alla dignit di Cesari
nel 317), oppure, morto Crispo, quelli di Costantino II e Costanzo II
(questultimo divenuto Cesare nel 323), oppure quelli di Costantino II, Costanzo
II e Costante (dal 333, anno in cui divenne Cesare Costante). 147 Alcuni autori
Cfr. qui n. 140, p.70 e p. 73 ed anche n.49.
Sulla problematica relativa alla questione della istituzione del labaron, la datazione, le sue
aggiunte, le immagines, e le opinioni di vari autori, cfr. FRANCHI D CAVALIERI 1953, p. 26s.
146
147

73

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE ROMANO: LE IMAGINES

come Maurice, ritengono che i medaglioni riproducono i ritratti dei figli dal
momento della loro elevazione a Cesari, avvenuta per i primi figli di Costantino
nel 317, quindi stabiliscono anche un terminus post quem, in base a ci, per la
datazione del labaro nella sua fase definitiva.
Secondo lanalisi accurata svolta sui passi del testo di Eusebio riteniamo
di poter essere concordi con Franchi d Cavalieri 148 , di poter mantenere
distinta la data dellorigine del lbaron dalla data in cui Eusebio vide il trofeo
della vittoria e di non poter giungere ad alcuna certezza su quali siano i figli
che furono rappresentati accanto al padre. Potremmo solo azzardare delle
ipotesi, tenendo conto delle riflessioni di Franchi d Cavalieri, e dire che se
Eusebio vide il trofeo della vittoria, probabilmente, come dice lautore sopra
citato, nel 336 al tempo del concilio di Costantinopoli, allora le immagines dei
suoi paidej sono quelle di Costantino II, Costanzo II e Costante.

148

Cfr. qui nota precedente.

74

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE: IL TROFEO INNANZI

2.4 __ IL TROFEO INNANZI __


Come afferma Conti 149 , vi un continuum tra lepoca pagano-imperiale e quella
cristiana.
Il vexillum imperiale romano albero-croce il punto di partenza della
trasformazione in trofeo-croce dimpronta cristiane e imperiale da Costantino.
Naturalmente alcuni elementi mutano, come linserimento del chrismon, e
cambia il significato profondo dei segni, il loro portato semantico.
Il trofeo ha un significato molto antico prettamente dappartenenza militare ed
ogni volta che viene riutilizzato in un sistema culturale che muta, cambia
anche i suoi significati ..150
Mentre nel mondo greco, ottenuta la vittoria, il trofeo veniva dedicato ad un
Dio, qui nella Vita Constantini il Dio stesso che si fa garante della vittoria
mostrandosi in visione/sogno a Costantino enunciando che nel segno del suo
Nome avr la vittoria, non solo nelle battaglie ma anche nella realizzazione del
progetto di unificazione dellimpero sotto lautorit di un unico imperatore,
Costantino.
Dal racconto di Eusebio si evidenzia che la forma della realizzazione del
Labaron del tipo antropomorfo, cos come afferma Conti, a manichino
sfruttando unasta alta una stulis a figura di croce come la forma della
figura umana.
In greco una stulis unasta lignea lunga con unasta trasversale a cui veniva
appoggiato il drappo.

149
150

CONTI 1998-1999.
CASARTELLI 1983.

75

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE: H.E. E V.C. LA STATUA CON LASTA

2.5__ HISTORIA ECCLESIASTICA E VITA CONSTANTINI. LA STATUA CON ASTA.


DIFFERENZA TRA ASTA DELLA STATUA E LABARON.__
Lopera della Historia Ecclesiastica.9, 9.10, la cui stesura risale al 324
antecedente al concilio di Nicea, non fa riferimento alla visione, n alla
invenzione e istituzione del labaro, ma ricorda la statua di Costantino elevata
nel Foro romano, nel luogo pi frequentato della citt, in onore e ricordo della
vittoria ottenuta contro Massenzio.
H. E. 9, 9.10-11: immediatamente diede ordini che un memoriale della passione del
Salvatore fosse sistemato nella mano della sua statua. E quando lo posero nel luogo pi
frequentato in Roma con nella mano destra il segno del Salvatore, egli comand di scolpire
questa iscrizione con queste parole in latino: << Hoc salutari signo quod verae virtutis
insigne est, vestram urbem tyrannicae dominationis jugo liberatam servavi. Senati
populoque romano in libertatem asserto pristinum decus nobilitatis splendoremque
restitui.>> 151

V.C. 40, 1-2: Poi con una grande iscrizione e con colonne votive fece conoscere allintiera
umanit il segno salvifico, e giusto nel mezzo della citt regina, a ricordo della vittoria
contro il nemico, innalz il grande trofeo di una croce e su questo emblema salvifico,
presidio del potere romano e di tutto limpero, fece scolpire una chiara ed indelebile
epigrafe. Infatti diede subito lordine di collocare, in uno dei punti pi centrali di Roma,
unasta a forma di croce accanto ad una statua che effigiava la propria persona, e sopra vi
fece incidere la seguente iscrizione con parole in lingua latina:
<<con questo segno salvifico, autentico emblema di fortezza, liberai la vostra citt dal giogo
della tirannide: al Senato e al Popolo Romano restituii, con la libert, lantico prestigio e
splendore>>.
to\ swth/rion shmeion collocato giusto nel mezzo della citt regina, in uno dei

punti pi importanti di Roma.


La valle del Foro il luogo pi frequentato di Roma sin dai primi anni
della citt, soggetta a cambiare di volta in volta la sua funzionalit, soprattutto
con lavvento della Repubblica poi con il dominio incontrastato del
Mediterraneo occidentale con la fine delle guerre puniche, per continuare dopo
la crisi della Repubblica con il passaggio del potere nelle mani di personaggi
dal forte carisma monarchico infine durante tutto larco della vita della Roma
imperiale.
Alcuni autori, come il Cecchelli, sulla base di antiche fonti, hanno voluto
tentare di individuare il luogo dove fu collocata la statua di cui parla Eusebio;
egli afferma che lunico luogo probabile dove collocare la statua potesse essere
quello della Basilica detta Nova, che fu iniziata da Massenzio allincirca nel
308.
Secondo il nuovo progetto edilizio di Massenzio la costruzione della basilica
avvenne nellarea del foro, dopo un secondo incendio del 283, lungo la via
sacra nei pressi del colle Velia, zona occupata dagli avanzi del portico
neroniano e da alcune tabernae ricavate da Domiziano nella parte perimetrale
del portico, in cui avevano sede probabilmente gli Horrea piperitaria, ormai
bruciati nellincendio. 152

151 TESCAROLI (a cura di), EUSEBIO, Hist. Eccl., IX, 9.11:<<Con questo segno salutare, che vera
prova della fortezza, ho salvato e liberato la vostra citt dalla dominazione tirannica, e inoltre ho liberato e
restituito lantica fama e splendore al senato e al popolo romano.>>; cfr. anche qui 1.3.7.
152 VALENTINI-ZUCCHETTI 1940-1953, I p. 102. COARELLI, Roma, tav., edificio n. 28, p 57 e p.104,
LUGLI, 1946, pp.224-228; LUGLI, 1938, pp. 172-174 per la posizione della Basilica Nova nel foro; CECCHELLI
1954, p.14-16, per la collocazione della statua.

76

IL NUOVO VEXILLUM IMPERIALE: H.E. E V.C. LA STATUA CON LASTA

La basilica per fu ultimata da Costantino dopo aver inflitto la sconfitta a Saxa


Rubra al suo avversario il 28 ottobre del 312.
Da una notizia del De Caesaribus dello Pseudo Aurelio Vittore apprendiamo
che <<tutte le opere costruite da Massenzio sontuosamente, i senatori
dedicarono a Costantino>>. 153
Lassetto originario della basilica non fu modificato, vi era la grande
navata centrale con una grande volta costituita da tre crociere, e due navate
minori. Le modifiche apportate da Costantino riguardarono lorientamento della
basilica, che fu innovativamente concepito nel senso della lunghezza con
lentrata sul lato corto ad est, su una via piccola ed ortogonale alla Via Sacra,
con un piccolo portico; sulla parete opposta fu progettato labside
semicircolare.
(Tav. XLVIII, XLIX)
La posizione dellingresso alla basilica cos modificata, affacciava sul Foro e il
piccolo portico dingresso aveva quattro colonne di porfido ed una lunga
scalinata direttamente gettanti sulla Via Sacra, mentre sul lato opposto al
nuovo ingresso pose il nuovo abside con nicchie su due piani e catino
cassettonato. Sembrerebbe che proprio in questo abside maggiore si trovasse
collocata la statua colossale che impugnava nella mano destra il
to\ swth/rion shmeion.
Nella zona pi centrale della citt Costantino eresse solo degli edifici civili e
pubblici, quali oltre alla Basilica Nova anche larco trionfale presso il Colosseo,
larco di Giano Quadrifronte nel Foro Boario, le terme sul Quirinale, relegando
la costruzione delle Chiese in aree al di fuori del pomerium della citt, su
territori di propriet privata imperiale, nonostante la funzione di tali chiese
fosse prettamente pubblica. Politicamente e religiosamente, dice Krautheimer, il
centro di Roma era terreno delicatissimo. 154
Il centro di Roma era sotto lautorit del Senato e dei patrizi pagani e
Costantino applic una politica di tipo diplomatica per evitare qualsiasi tipo di
conflitto con la vecchia aristocrazia in segno di rispetto nei loro confronti ma
anche per non inimicarsi i detentori del potere romano poich aveva bisogno
del loro appoggio in un momento di gran fragilit imperiale, per raggiungere gli
obiettivi politici che si era prefisso, ossia restituire al Senato e al Popolo
romano lantico prestigio e splendore e ricostituire sotto il suo potere lunit
monolitica dellimpero romano.
La statua aveva nella mano destra una lunga asta a forma di croce con
un iscrizione, la cui immagine possiamo ipotizzarla simile alla croce
sormontata dal signum del monogramma di Cristo, il Chrismon, raffigurato nei
sarcofagi di passione e non essere affatto difforme nella forma al nuovo vessillo
imperiale reinventato con i simboli cristologici, oppure simili alla croce con la
estremit superiore arricciata a formare un P, nella forma della croce
monogrammatica, raffigurata in molti sarcofagi in cui campeggia il Cristo
stauroforo.
(Tav. XXIX-XXX)
Nellopera H.E., dal testo dellepigrafe che Eusebio tramanda si evince che tale
signum, grazie al quale fu conseguita la vittoria contro il tiranno Massenzio,
costituito da unasta crucigera, molto simile nella foggia proprio al labaro che
Costantino condusse con s nelle successive campagne militari.
PSEUDO AURELIO VITTORE, De Caesaribus, 40,26
KRAUTHEIMER 1981, pp.42-43, KRAUTHEIMER 1987, p.41.per il programma edilizio e politico nel
rispetto dellaristocrazia romana, attribuita la vittoria conseguita contro il tiranno Massenzio. Dal testo
dellepigrafe che Eusebio tramanda si evince che tale signum costituito da una asta crucigera che
probabilmente si avvicina molto o forse si identifica proprio con il labaro che, dice Eusebio, Costantino
condusse con s e il suo esercito nelle successive campagne militari.
153
154

77

DETERMINAZIONE DI tro/paion RISPETTO A do/ru

NEL LABARON

CAPITOLO 3

shmeion - tro/paion- su/mbolon

I LUOGHI DELLA ISOMORFIA SEMANTICA.


3.1 _ DETERMINAZIONE DI tro/paion RISPETTO A do/ru
Contesto di occorrenza:
I, 31.1-3

NEL

LABARON ._

DESCRIZIONE DELLA FOGGIA DEL tro/paion

1.3.4/4a/4b p. 47-54

Al braccio trasversale si trovava sospesa una tela di gran pregio: [] un manto regale
ricoperto di [] pietre preziose [] tutto trapunto dorolasta verticale che, dalla base si
allungava di molto verso lalto, [] proprio (sotto) u(po\ t% tou= staurou= tropai% lungo
lorlo superiore del (variopinto) drappo, recava disegnato in oro il busto dellimperatore
caro a Dio insieme con quello dei suoi figli.

Eusebio specifica che il termine tro/paion utilizzato per indicare ci che


rappresentato/raffigurato nella parte alta dellasta cruciforme.
Contesto di occorrenza:
II, 9.1-2

BATTAGLIA.

1.3.12/12a p. 80-82

il compagno [] ebbe salva la vita grazie al to\ swth/rion tro/paion [...] i proiettili
andavano a schiantarsi tutti contro (lasta del trofeo) to\ de\ tou= tropaiou do/ru

Lautore sottolinea la distinzione tra do/ru e tro/paion intendendo riferirsi - in


armonia con lanalisi fin qui svolta al simbolo della formula salvifica posto
sulla cima del labaron.
In entrambi i casi, proprio le parole di Eusebio ci aiutano a distinguere per
tro/paion (in isomorfia semantica con shmeion) solo il simbolo salvifico che
campeggiava sulla sommit dellasta a forma di croce (il vexillum imperiale) e
che era costituito delle prime due lettere del Nome di Cristo, la cui materia
despressione la profusione di pietre preziose ed oro.

78

LE VARIE COMBINAZIONI DI SINTAGMI COMPLESSI DI

3.2 _

tro/paion.

LE VARIE COMBINAZIONI DI SINTAGMI COMPLESSI DI tro/paion.

3.2.1 - to/n tou s


/ taurou= tro/paion
- I, 28.2 Contesto di occorrenza:VISIONE INCIELO
- I, 31.2 Contesto di occorrenza:DESCRIZIONE DEL shmeion/ tro/paion
In V.C. I, 28.2 il passaggio dalla qeoshmeia tij e)pifainetai a staurou= tro/paion
accompagnato da tou/t% nika che giustifica e connota, la consegna a
Costantino di un trofeo in forma di croce luminosa.
Ricordiamo la straordinariet di utilizzare questo termine solo esclusivamente
nel merito della visione, e in I, 31.2 per giustificare il legame del passo come
diretta ma improbabile realizzazione dellordine impartito da Cristo. 155
3.2.2 - tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj
- I, 32.2 Contesto di occorrenza: CONVOCAZIONE DELLASSEMBLEA
SACERDOTI, SPIEGAZIONE DEL SEGNO AVUTO IN VISIONE E IN SOGNO.

DEI

Il segno che gli si era manifestato rappresentava il simbolo dellImmortalit raffigurante il


tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj.

Nomen Chisti, Figlio di Dio Lo/goj Incarnato, autore della vita eterna ottenuta
con la vittoria della morte. Figura semica fondamentale come chiave di lettura
di tutte le altre figure semiche.
- th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn

- III, 33.1 Contesto di occorrenza:


DELLA SEPOLTURA DI CRISTO.

LA NUOVISSIMA GERUSALEMME LUOGO

Di
fronte
alla
citt
antica
e
famosa,
limperatore
edific
th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn che il Salvatore aveva conseguita contro la
morte e forse non errato identificare proprio in questo monumento la NUOVISSIMA
GERUSALEMME.

Luogo della sepoltura del Cristo, contrapposta alla citt antica edificazione
della vittoria/trofeo (monumento).
Nonostante il sintagma nella sua complessit non sia del tutto differente nella
forma e sostanza dellespressione tranne che per la sostituzione di tro/paion
con swth/rion - qui sia la funzione sia il contesto sono completamente diversi.
Mentre in V.C. I, 32.2 il rinvio alla resa in immagine al monogramma
cristologico.
qui in V.C. III, 33.1 il riferimento al un monumento/documento posto sul
luogo del sacro speco, che assume un nuovo nome e significato, per
affermazione dellautore, la Nuova Gerusalemme contrapposta allantica citt
spettatrice e autrice dellassassinio del Signore.
Per cui la stessa figura semica 156 viene utilizzata per due piani di contenuto
diversi tra loro:
Nome di Cristo
sacro speco, nucleo
fondamentale: centro
ideale del mondo intero.

155
156

Cfr. qui 1.3.4/1.3.4 a.


ECO 1985, p. 73ss.

79

LE VARIE COMBINAZIONI DI SINTAGMI COMPLESSI DI

tro/paion.

3.2.3 - to\ nikhtiko\n tro/paion


- I, 37 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA.
Trofeo che d la vittoria posto alla testa degli opliti e dorifori della scorta, alla
guida del suo esercito.
- III, 2.2 Contesto di occorrenza: DIPINTO AD ENCAUSTO.
Costantino espose il trofeo alla vista di tutti in un dipinto ad encausto
nellingresso principale del palazzo imperiale.
- IV, 5.2 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA.
Costantino protese il trofeo contro anche i barbari.
Il termine viene dislocato in tre punti, inizio centro fine della struttura del
testo in riferimento a contesti di occorrenza diversi, con funzione diversa:
mostrato in battaglia ed esposto nel palazzo imperiale. 157
3.2.4 - to\ swth/rion tro/paion
- II, 6.2 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA
Trofeo che guida le truppe di Costantino il quale ebbe la vittoria.
- II, 7
Contesto di occorrenza: BATTAGLIA
Costantino ordina che nel punto debole del combattimento fosse presente il
trofeo. Attributo:talismano, propiziatore della vittoria. fulakth/rion.
- II, 9.2 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA
Il soldato a cui fu affidato il trofeo che teneva in alto, ebbe salva la vita poich i
dardi colpivano solo lasta del trofeo.
- II, 16.1 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA
Licinio conosce a sue spese la potenza celata nel trofeo. Costantino usciva
vittorioso da ogni battaglia con il suo esercito.
Appare il termine per la prima volta nel II libro, dove il contesto pi
frequente quello della battaglia.
- III, 3.3 Contesto di occorrenza: DIPINTO AD ENCAUSTO.
Nellingresso principale del palazzo imperiale. Descrizione di come il nemico
occulto dellumanit era precipitato negli abissi grazie alla potenza del trofeo.
Qui vi lutilizzo di to\ swth/rion tro/paion e to\ nikhtiko\n tro/paion in riferimento
allo stesso piano di contenuto. Il termine cambia completamente contesto,
dalla battaglia al dipinto..
- IV, 21 Contesto di occorrenza: BATTAGLIA.
Costantino
ordin
che
lesercito
schierato
fosse
preceduto
dal
mo/non de\ to\ swth/rion tro/paion vietando le effigi auree degli dei pagani. Torna il
contesto della battaglia .
3.2.5 - to\ tou= pa/qouj tro/paion
- III, 1.2 Contesto di occorrenza:
BESTEMMIATORI.

MOSTRARE IL TROFEO DINANZI AGLI EMPI

Egli eleggeva come fulakth/rion (lemblema) contro il quale gli empi (aqeoi) lanciavano
..le bestemmie e (si vantava/ rendeva solenne) andava orgoglioso del
to\ tou= pa/qouj tro/paion.

3.2.6 - to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon


IV, 21 Contesto di occorrenza:RIPRODUZIONE DI ARMI PER LA BATTAGLIA.
157

Cfr. lindice analitico dei sintagmi e dei temi p. 91.

80

LE VARIE COMBINAZIONI DI SINTAGMI COMPLESSI DI

tro/paion.

Anche sulle armi fece riprodurre to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon, vietando che
lesercito schierato venisse preceduto, secondo luso dun tempo, dalle effigi auree degli
di: ci fu consentito unicamente al to\ swth/rion tro/paion.

Eusebio propone lui stesso di unificare tropaion e su/mbolon per costruire


ununica preziosa formula linguistica. 158
3.3 _ UN

ESEMPIO DI IDENTICA FORMA DELLESPRESSIONE E DEL CONTENUTO CON


DIVERSA FUNZIONE E DIVERSO CONTESTO._

Contesto di occorrenza:
II, 4.2

BATTAGLIA.

1.3.8 p. 70-73

al suo fianco vi erano [] sacerdoti


to/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon.

[]

la

sua

guida

era

affidata

al

Termine identico sul piano linguistico con quello di III, 49


Pietre preziose In II, 4.2 si ricava. da I, 31.2. In III, 49 esplicitamente definito
da Eusebio.
Isomorfia della forma e materia del contenuto.
Nome in II, 4.2 Nome di Cristo = Incarnazione - Passione - Resurrezione dove
per forma e materia del contenuto si pu pensare al trofeo nella costituzione
complessa del Labaron semplicemente perch ogni qual volta si parli di
battaglia in Eusebio. Sembra evidente il riferimento al Labaron costituito con
unasta cruciforme insieme al chrismon (tro/paion) sulla sommit della do/ru.
Contesto di occorrenza:
III, 49

DIPINTO SUL SOFFITTO DEL PALAZZO IMPERIALE.

1.324 p. 112-114.

giusto nel mezzo di un grandissimo riquadro che si apre nel centro del soffitto a
cassettoni
tutto
ricoperto
di
oro,
fu
inciso
to/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon, risultante dallaccostamento di pietre preziose
[] incastonate nelloro massiccio [] da salvaguardia in difesa dellimpero.

Eusebio parla di fulakth/rion, per la difesa dellimpero.


Diverso il contesto ed anche la funzione: luno il trofeo/segno salvifico che
guidava le battaglie, laltro lo stesso emblema inserito nel soffitto della sala
pi rappresentativa del palazzo.
Il simbolo della salvezza entra nellimmaginario cristiano nel/dal IV secolo.
Il Segno/Simbolo/Trofeo = Nome di Cristo, prototipo archetipico modello
della iconografia cristiana romana imperiale costantiniana, secondo la lectio
apocalittica di Eusebio, Vescovo di Cesarea.

158

Cfr. 3.4, p. 132-139.

81

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE

3.4 _

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE._

Lobiettivo di questultimo capitolo quello di individuare i luoghi della


relazione di isomorfia semantica, ossia la convergenza del significatum di
alcune figure semiche che risultano tra loro come sinonimi, in vari contesti
(battaglia, visione, sogno, dipinto), con le loro diverse funzioni acquisite
(potenza, vittoria, libert, salvezza, protezione, elezione) e con i loro diversi
rinvii alla resa in immagine.
Dunque osserveremo se a questi molti significanti corrisponde un unico
significato che in essi si manifesta e traspare quale unico indiscusso
protagonista: il Nome di Cristo.
Nel I libro del testo eusebiano, lautore propone spessissimo la legatura tra le
figure verbali, su/mbolon / shmeion/ tro/paion, pi frequentemente tra
shmeion / tro/paion.

Iniziando da I, 28, Eusebio usa in modo distinto i due termini


shmeion e tro/paion, ossia prima impiegando staurou= tro/paion
in I, 28.2 in cui
l'autore non fa una descrizione della forma ma una descrizione del significato
del segno, e subito dopo adopera shmeion in I, 29-30 trattando completamente
della visione diurna e del sogno notturno, lasciando che i due termini shmeion e
siano legati in modo tale da avere lo stesso significato, che il segno apparso
in visione, segno che Cristo ordina di tradurre in immagine. Con shmeion,
dunque, lautore insiste proprio sul valore semico, sottolineando che si tratta di
un segno, che non copia di un oggetto ma simbolo, che ha una precisa
identit 159 .
Quindi, in questi primi passi del testo eusebiano, si tratta del segno luminoso
che ha la forma di croce, ed lo stesso segno di cui parla Lattanzio.
Le due espressioni staurou= tro/paion, di tipo militare e shmeion=simbolo
vengono legate insieme per cristallizzare, nel segno della visione, lelezione e la
vittoria concessa a Costantino in Nome di Cristo.
In
I,30
Eusebio
usa
una
formula
particolare,
tou= shmeiou th\n eiko/na, immagine del segno di cui ha gi parlato nei passi
precedenti, da far riprodurre dagli artigiani in materia di oreficeria preziosa.
In I,31.1-3 su/mbolon /shmeion/ tro/paion dislocate nello stesso passo sono
egualmente viste in riferimento al Nome di Cristo. In merito a su/mbolon si
osservato che meno utilizzato da Eusebio ma ogni volta sempre in modo pi
specifico, per indicare propriamente il segno/sigillo del Nome salvifico.
In I,32.2 Eusebio continua la legatura di su/mbolon / shmeion/
tro/paion impiegando tre verbi come leganti, ossia manifestare, rappresentare e
sussistere.
In questo contesto della convocazione dei sacerdoti per conoscere il significato
del segno della visione, Eusebio evidenzia il mistero della Incarnazione per cui
le tre formule linguistiche non hanno altro referente che la manifestazione del
Lo/goj di Dio Incarnato a compimento dellopera di creazione e di salvazione del
Padre.
Nei passi I,37; I,39-40.1-2; II,9.2; III,2.2; III, 3.1-2, laccostamento che si
ripropone quello tra shmeion e tro/paion. Sono le due aree semantiche che
Eusebio lega insieme pi frequentemente. Il concetto di segno vittorioso viene
riproposto dopo I, 28.2, in I, 37 con il termine nikhtiko\n accanto a tro/paion. Si
159

CASARTELLI NOVELLI 1996 A, p.50s.

82

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE

ha una densit che si fa maggiore e siamo sempre nella funzione salvifica del
segno e mai di copia di un oggetto.
Si notato che viene operata una distinzione nellutilizzo dei termini, per cui
shmeion (in I, 39-40.1-2 e II, 9.1) si trova per lo pi adoperato in riferimento al
Labaron quando lautore deve indicare il segno nella sua realizzazione in
immagine, preferisce sempre utilizzare shmeion.
Mentre tro/paion ha un pi preciso riferimento alla funzione nicefora del segno
della visione e, in funzione di Costantino e delle sue milizie in quanto terribile
annuncio di morte per i suoi nemici, in particolare in II, 9.1-2, quando Eusebio
vuole specificare che viene resa salva la vita per chi difende linsegna
affidatagli, usa il termine tro/paion come il pi indicato per evidenziarne la
funzione salvifica. Nel passo seguente al II, 9.2, ossia in II, 16.2 affermer che il
segno salvifico anche datore di vita, per cui sia tro/paion che
shmeion acquistano questa caratteristica :
sigillo niceforo salvifico datore di vita il denominatore comune di tutte
queste aree semantiche.
Infine vi in IV, 21 lunione di tro/paion e su/mbolon in ununica
espressione linguistica per suggellare lunicit del significato: su/mbolon stato
sempre termine molto ben definita dallautore con aggettivi quali
swth/rion, e)phgorian, pa/qoj ed infine con tro/paion.
Bisogna ricordare che in Eusebio non abbiamo mai un termine
cristallizzato, che appare in un solo contesto con una sola funzione o
addirittura con una sola attribuzione in quanto lautore volutamente preferisce
che, grazie alle legature utilizzate tra i vari sintagmi, si crei una catena iconica
densissima. Il segno della visione cos rimane un segno polimorfico che si
inserisce nella grande catena iconica che comprende la tau di Ezechiele, il
sigillo del Nome di Dio dellApocalisse e i segni cristologici degli ossuari
gerosolimitani, tutti segni che nella loro continuit appartengono per eccellenza
alla funzione dei segni ierofanici e cosmogonici.
Per concludere, in virt delle osservazioni condotte nellintroduzione in
merito allimportanza del testo di Eusebio che mostra la profonda diversit e
autonomia del segno teologico e cristologico rispetto alla croce patibolo del
Golghota, e in base allanalisi fin qui svolta, abbiamo individuato che in
risposta alla specialissima investitura concessa a Costantino dal Dio cristiano,
limperatore si apprestava a organizzare una serie di realizzazioni di opere che
attestassero e consolidassero ufficialmente il favore ricevuto dalla divinit
cristiana. Le realizzazioni nel merito della iconografia paleocristiana del IV
secolo di Roma, Costantinopoli e dei luoghi della Terra Santa in riferimento agli
elementi forniti da Eusebio, sono le seguenti:
- In ambito prettamente militare le realizzazioni furono: il labaron, le insegne
su cui campeggiava il trofeo salvifico, la galea dellimperatore e la riproduzione
sulle armi dellesercito del simbolo del trofeo salvifico.
In ambito romano, in riferimento a quanto rilevato dalla testimonianza di
Eusebio, le fonti antiche ci attestano che a Roma Costantino si dedic allopera
di edificazione della basilica di S.Pietro, come pietra miliare tra le numerose
che fece costruire, con il suo catino absidale realizzato a mosaico in foglia
doro, dove nellarco absidale campeggiava liscrizione dedicatoria della Basilica
da parte di Costantino vincitore a Dio, in cui viene ricordato il favore ricevuto
dal Dio cristiano testimoniato da Eusebio:
83

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE

QUOD DUCE TE MUNDUS SURREXIT IN ASTRA TRIUMPHANS HANC


CONSTANTINUS VICTOR TIBI CONDIDIT AULAM 160
Inoltre, dal Liber Pontificalis apprendiamo che Costantino e la madre
Elena donarono sempre in S.Pietro una croce in oro purissimo, come simbolo
del segno cruciforme della visione, la cui didascalia incisa ricordava la
donazione della Chiesa da parte di Costantino e della madre Elena al Dio della
visione:
"crucem
ex
auro
purissimo
lib.
CL
in
mensurae
locus
ubi
scriptum...CONSTANTINUS AUGUSTUS ET HELENA AUGUSTA HANC DOMUM
REGALEM SIMILI FULGORE CORRUSCANS AULA CIRCUMDAT... ex litteris
nigellis ." (LP, I 176) 161
In ambito Costantinopolitano, nel palazzo imperiale Costantino si
adoper alla realizzazione di due opere:
- il dipinto ad encausto posto in alto nellingresso e il segno-simbolo in oro e
pietre preziose incastonato nel soffitto della sala di rappresentanza del palazzo.
Le realizzazioni in ambito gerosolimitano sono, nel merito di ci che ci
riporta Eusebio, la grande opera di costruzione del monumento-testimone della
passione salvifica del Signore, il complesso dellAnastasis, come luogo di
Rivelazione della Resurrezione del Cristo.
Di seguito riportiamo tutti i passi sopra citati dove risulta evidente la legatura
dei diversi termini in una relazione di perfetta isomorfia semantica, per cui il
nucleo semico attorno al quale ruota tutta la complessa testimonianza di
Eusebio il Nome del Cristo.
Contesto di occorrenza: VISIONE.
I, 28.2
1.3.2 p. 42-43
Nellora in cui il sole [] disse di aver visto con i propri occhi, in pieno cielo e al di sopra
del sole staurou= tro/paion unita [] cera una iscrizione tou/t% nika

Contesto di occorrenza:
I, 29-30

SOGNO.

1.3.3 p. 44-46

Allora gli si mostr in sogno Cristo, figlio di Dio, (con il) shmeionche era apparso nel cielo
e gli ingiunse di costruire unimmagine simile a quella (del) shmeion, osservato in cielo e
di servirsene come difesa nelle battaglie contro i nemici.

Contesto di occorrenza:
I, 31.1-3

DESCRIZIONE DELLA FOGGIA DEL

su/mbolon / shmeion/ tro/paion

1.3.4/4a/4b p.47-54

In unalta asta ricoperta doro sinnestava un braccio trasversale [] in cima [] era


fissata una corona intessuta di pietre preziose ed oro; su questa [] due segni indicanti il
nome di Cristo, mostravano, per mezzo delle prime lettere (con il Rho che si incrociava
giusto nel mezzo), kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon Al braccio trasversale
[] si trovava sospesa una tela di gran pregio: [] un manto regale ricoperto di [] pietre
preziose [] tutto trapunto doro [] lasta verticale [] proprio (sotto)
u(po\ t% tou= staurou= tropai% recava disegnato in oro il busto dellimperatore [] Di
questo to\ swth/rion shmeion limperatore si serv sempre come difesa contro [] le forze
nemiche.
Cfr. KRAUTHEIMER-CORBETT-FRAZER 1980, p.179.
Cfr. KRAUTHEIMER-CORBETT-FRAZER 1980, p. 18. Per il Liber Pontificalis (= LP): Le Liber Pontificalis, ed.
Louis Duchesne,I e II voll., Parigi 1886-1892: III vol. Parigi 1957
160

161

84

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE

Contesto di occorrenza:
INTERROGAZIONE SUL SIGNIFICATO DEL su/mbolon / shmeion/ tro/paion

I, 32.2

1.3.5/5a/5b p.55-60

Convoc i sacerdoti ..e chiesecosa volesse significare to shmeion che gli era apparso
in visione [] rappresentava il su/mbolon dellImmortalit raffigurante il
tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj

Contesto di occorrenza:
I, 37

BATTAGLIA.

1.3.6/6a p. 61-63

pose alla testa degli opliti e dei dorifori della scorta il to\ nikhtiko\n tro/paion del suo
Dio (che d la vittoria), cio to\ swth/rion shmeion riguadagnare ai Romani la libert
ricevuta dagli antenati..

Contesto di occorrenza:
I, 39.3-40, 1-2

STATUA AL CENTRO DELLA CITTA.

1.3.7/7a p..64-69

con una grand4e iscrizione e colonne votive fece conoscere allintiera umanit
to\ swth/rion shmeion e giusto nel mezzo della citt regina [] innalz il me/ga tro/paion
(di una croce aggiunge il Tartaglia) e su questo to\ swth/rion shmeion presidio del potere
romano e di tutto limpero, fece scolpire una epigrafe [] e) collocare in uno dei punti pi
centrali di Roma, unasta a forma di croce accanto ad una statua [] iscrizione: con
Tou/t% t% swthriw dei shmei% [] emblema di fortezza liberai la vostra citt dal giogo
della tirannide: [] al Senato e al Popolo Romano restituii, con la libert, lantico
prestigio e splendore.

Contesto di occorrenza:
II, 9.1-2

BATTAGLIA.

1.3.11-12/12a p..79-82

Il soldato che portava sulle spalle to shmeion [] per sottrarsi al combattimento lo affid
ad un compagno [] abbandonando th=j tou= shmeiou fulakh=j venne colpito[]; il
compagno [] ebbe salva la vita grazie al to\ swth/rion tro/paion i proiettili andavano
a schiantarsi tutti contro (lasta del) to\ de\ tou= tropaiou do/ru

Contesto di occorrenza:
III, 2.2-3.1

DIPINTO AD ENCAUSTO NELLINGRESSO


PRINCIPALE DEL PALAZZO IMPERIALE.

1.3.16/16 a/16b p. 88-92

Costantino si diede [] a predicare a tutti il Cristo, Figlio di Dio, n prov affatto


vergogna del th\n swth/rion e)phgorian, [] Rese nota la propria immagine con
limprimere il suo stesso volto sul t% swthri% katasfragizo/menoj shmei% [] con
lesporre to\ nikhtiko\n tro/paion che gli garantiva la vittoria, [] in un dipinto.

Contesto di occorrenza:
III, 1-3

DIPINTO AD ENCAUSTO NELLINGRESSO


PRINCIPALE DEL PALAZZO IMPERIALE.

1.3.17/18 p. 93-95

il quadro collocato ben in alto davanti allingresso principale del palazzo imperiale,
raffigurava il capo dellimperatore sormontato dal to\ swth/rion shmeion (segno salvifico)
[] il nemico occulto del genere umano [] precipitato negli abissi [] dalla potenza del
to\ swth/rion tro/paion che sormontava la sua testa.

85

ISOMORFIA SEMANTICA DELLE DIVERSE FIGURE SEMICHE

Contesto di occorrenza:
IV, 21

RIPRODUZIONE DI ARMI.

1.3.27 p. 119-120

Anche sulle armi fece riprodurre il to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon

Gli altri contesti di su/mbolon:


sia di V.C. I, 31.1
in cui i due segni stoixeia indicanti il Nomen
Christi mostravano kaq' ou th=j swthrioue)phgoriaj to\ su/mbolon
- sia di V.C. II, 4.2
in cui limperatore aveva sempre al suo fianco
presenti i sacerdoti e la guida del suo esercito era affidata al
to/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon

- sia di V.C. III,49


in cui nel mezzo di un riquadro al centro di un
soffitto
a
cassettoni
tutto
ricoperto
di
oro,
fu
inciso
to/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon la cui materia dellespressione era la
profusione di pietre preziose incastonate nelloro.

86

CONCLUSIONE

Breve conclusione.
Si riscontrato 162 che tra i vari sintagmi esiste una catena iconica,
ossia un legame che confermerebbe la presenza di un solo vero significatum
veicolato e consolidato tramite/attraverso il testo. Questo si verifica, perch
Eusebio non cristallizza mai un termine in un solo contesto e con una sola
funzione, ma lo riutilizza anche in un contesto diverso, confermandone magari
la
funzione
o
rafforzandola.
E
il
caso
di nikhtiko(n tropaion
e
swth/rion tro/paion che rinnovano il loro valore semantico di vittoria e potenza
salvifica sia in contesti di battaglia (V.C. II), sia in quelli di rappresentazione in
immagini (V.C. III, 2-3), sia con riferimento ai dipinti del palazzo imperiale.
Il richiamo alla catena iconica consente di interpretare il testo come to/poj
dellinventio della croce, non ancora intesa come patibolo, strumento della
passione, ma come segno di vittoria 163 . Una confermata e documentata nuova
creazione iconografica tramite la quale il linguaggio delle immagini iconiche
diviene efficacemente capace di significare e manifestare il Kerygma/annuncio
della Cristologia Rivelata.
Il testo della Vita Constantini offre, per le sue caratteristiche, oltre ad un
notevole interesse, utili suggerimenti per una utilizzazione interdisciplinare e
preziosi spunti in campo oltre che filologico e letterario anche artistico
iconografico e monumentale. Ad alcune di queste ipotesi di lavoro si fatto
cenno durante il percorso e ci si riserva la possibilit di ulteriori occasioni di
studio.
Ci sembra infine di aver inquadrato i temi che fanno luce sullimportanza
del testo di Eusebio che raccoglie la testimonianza della profonda diversit e
autonomia del segno teologico e cristologico rispetto alla croce patibolo del
Golghota, e ci sembra altres di aver individuato che in risposta alla
specialissima investitura concessa a Costantino dal Dio cristiano, limperatore
abbia iniziato un programma ben organizzato di realizzazioni di opere
monumentalidocumentali, iconografiche e architettoniche, in Occidente e
Oriente attestanti e consolidanti ufficialmente il favore ricevuto dalla divinit
cristiana.

162
163

Cfr. Appendice: V.C. I, 37; II, 5.2; III, 2.2-3.1; III, 49; IV, 5.2.
Cfr. il tema apocalittico ed anche lideologia imperiale in cui Costantino afferma il suo potere

vittorioso.

87

INDICE NUMERICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

GLOSSARIO
ROCCI e MONTANARI.
, ewj = l'elevare; costruzione..., erezione di un trofeo, Plut.;
da a)nista/mai, il sorgere, il levarsi, risveglio Ipp.; il rialzarsi N.T.;
do/ru = che in greco designa = albero, fusto dalbero, tronco dalbero, asta della
bandiera insegna.
eik?w=n, o/noj, o/ni, o/na, h/ = immagine, figura, pittura, simulacro, archetipo,
modello.
e)pifainw = mostrare apparire
e)phgoria, aj, h/, = nome, appellazione.
zwopoio\j, o/n = che produce la vita, che vivifica, che da la vita.
qeoshmeia, aj; qeoshmeion, ou, to/ = manifestazione divina
nikh, hj, dor. nika= vittoria.
nikhtiko\n, h/, o/n = che conduce alla vittoria, buono a vincere.
o)qo/nh , , = ) tela, lino, tela sottile per veste
muliebre, trama; b) vela.
pa/qoj, ouj, to/ = ci che si prova di bene o male nel fisico e nel morale,
1) esperienza, prova; patimento, sofferenza. 2) stato dellanimo agitato,
passione, commozione, in particolare come passione di Cristo.
paradocoj, on = straordinario, inaspettato
propompeu/w = andare avanti in processione\precedere\portare nel corteo
shmeion , ou=, to/, ion. shmhion, dor. sameion, mhion, maion (shma ) = segno celeste,
testimonianza, segno, segnale, sigillo, suggello, impronta.
su/mbolon, ou, to/ = simbolo, segno, segnale.
swth/rioj, on = che salva, salutare, libera, preserva.
stauro/j, ou=, o) = palo; strumento di pena di supplizio, croce.
stellesJa/i poreian = iter facere = andare in viaggio, in marcia militare (Il
Franchi traduce: viaggiare alla volta di un luogo)
stoixeion, ou, to/ = lettera, elemento, principio.
tro/paion, ou / tro/paion,to (Sof. Tr. 751 ni/khj t. trofeo di vittoria)
tro/paioj ,, = che mette in fuga il nemico
fulakth/rion, = a) presidio, luogo difeso, forte, fortilizio, stazione militare
(Tuc. 4.31.1, Aeschn. 2.133); b) preservativo, difesa (Dem., 6.24; Pl. Leg. 917b);
amuleto, talismano (Plut. 23.378b, Diosc.2 5.154); c) (presso gli Ebrei) filatterie
o strisce membranacee con versetti della legge, (Mt. 23,5).
CASTIGLIONI MARIOTTI
- Conflo, as, avi, atum, are = fondere insieme, combinare, formare, comporre
- Refero, refers, rettuli o rettuli, relatum, referre= conseguire, ottenere,
riportare.
ZINGARELLI DIZIONARIO ITALIANO
Trofeo: segno della vittoria innalzato sul campo di battaglia; dapprima un
albero cui si appendevano le armi dei vinti./ vittoria, trionfo./ segno,
monumento, ricordo figurativo

88

INDICE NUMERICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

INDICE NUMERICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI RELATIVI ALLA VISIONE


OCCORRENTI NEL TESTO.
- 'Tro/paion'
15 volte nel testo + 1
Liber I C. 28.2
C. 31.2
C. 32.2

To\ tou staurou= tro/paion

C.
C.
Liber II C.
C.
C.
C.
C.
Liber III C.
C.
C.
C.

To\ te nikhtiko\n tro/paion


( me/ga ) Tro/paion
o\ swth/rion tro/paion
o\ swth/rion tro/paion

37.1
40.1
6.2
7
9.2
9.2
16.1
1. 2
2.2
3.2
33.2

Liber IV C. 5.2
C. 21

To\ tou staurou= tro/paion


Tro/paion thj kata\ tou=
qana/tou nikhj

o\ swth/rion tro/paion
Tro/paion
o\ swth/rion tro/paion
to\ tou= pa/qouj tro/paion
To\ te nikhtiko\n tro/paion
o\ swth/rion tro/paion
Th\n kata\ tou= qana/tou
swth/rion nikhn

p.3, 26
p. 6, 28
p.4, 33
p.5, 36
p.7, 37
p.9, 43
p.9, 45
p.10, 46
p.10, 47
p.10, 48
p.12, 50
p.12, 51
p.13, 55
p.16, 58

To\ te nikhtiko\n tro/paion


o\ swth/rion tro/paion

p.19, 65
p.21, 67

To\ shmeion
To\ shmeion

p.4, 27
p.4, 27
p.4, 27
p.6, 29.32
p.4, 33
p.4, 33
p.5, 37
p.7, 37
p.7, 37
p.7, 37
p.10, 46
p.10, 46
p.10, 49
p.12, 52-53
p.12, 52-53

'Shmeion'
14 volte nel testo
Liber I C. 29
C. 29
C. 30
C. 31.3
C. 32.2
C. 32.2
C. 37.1
C. 40.1
C. 40.1
C. 40.1
Liber II C. 9.1
C. 9.1
C. 16.2
Liber III C. 2.2
C. 3.1

Tou= shmeiou th\n eiko/na

To\ swth/rion shmeion


Tou= shmeiou lo/goj

To\ shmeion
To\\ swth/rion shmeion
To\\ swth/rion shmeion
To\\ swth/rion shmeion
To\\ swth/rion shmeion
To\ shmeion
Th)j tou= shmeiou fulakth/j
To\\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion
To\\ swth/rion shmeion
To\\ swth/rion shmeion

89

INDICE NUMERICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

- 'Su/mbolon'
5 volte nel testo.
Liber I C. 31.1
C. 32.2
Liber II C. 4.2
Liber III C. 49
Liber IV C. 21

kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj


to\ su/mbolon
To\ su/mbolon a)qanasiaj
To/ tou= swthriou pa/qouj su/mbolon
To/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon
To\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon

- Swthrion'
combinato
con
termini
su/mbolon, shmeion e tro/paion.
Liber III .C.
C.
C.
C.
C.
C.

2.2
21.3
26.4
29.1
29.2
40

C. 57

diversi

rispetto

Th/n swth/rion e)phgorian


Th\n swth/rion didaskalian
To\ swth/rion antron
To\ swth/rion antron
To\n swth/rion lo/gon
To\n newn swthriou a)nasta/sewj
e)narge\j a)nisth martu/rion basileu/j
To\n swth/rion lo/gon

p.5, 28
p.4, 34
p.8, 41
p.18, 64
p.21, 67

p.12
p. 14
p. 14
p. 14
p. 14
p. 17
p. 21

90

INDICE ANALITICO

DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

INDICE ANALITICO DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI.


1) to shmeion
SIGNUM
Liber I C. 29
C. 29
C. 32.2
Liber II C. 9.1

1 a) tou= shmeiou th\n eiko/na


SIGNUM
Liber I C. 30

1.3.3

1 b) tou= shmeiou lo/goj


SIGNUM
Liber I C. 32.2
1 c) th/j tou= shmeiou fulakth/
SIGNUM
Liber II C. 9.1

1.3.3
1.3.3
1.3.5
1.3.11

1.3.5

1.3.11

p.4, 27
p.4, 27
p.4, 33
p.10, 46

p.4, 27

p.4, 33

p.10, 46

2) me/ga tro/paion
TROPAEO (SALUTARIS TROPAEI)
Liber I C. 40.1
1.3.7 a
Liber II C. 9.2
1.3.12 a

p.11, 38.40
p.14, 47

3) su/mbolon me\n a)qanasiaj


SYMBOLUM
Liber I C. 32.2

1.3.5 a

p.4, 34

4) to\ swth/rion shmeion


SALUTARI SIGNO
Liber I C. 31.3
C. 37.1
C. 40.1
C. 40.1
C. 40.1
Liber III C. 2.2
C. 3.1

p.6, 29.32
p.5, 37
p.7, 37
p.7, 37
p.7, 37
p.12, 52-53
p.12, 52-53

5) to\ swth/rion kai zwopoio\n shmeion


SALUTARI SIGNO
Liber II C. 16.2

1.3.14

1.3.4 b
1.3.6 a
1.3.7
1.3.7
1.3.7
1.3.16 a
1.3.17

6) staurou= tro/paion
CRUCIS TROPAEUM (CRUCIS SIGNO)
Liber I C. 28.2
1.3.2
C. 31.2
1.3.4 a

p.10, 49

p.3, 26
p. 6, 28

91

INDICE ANALITICO

DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

7) to\ swth/rion tro/paion


SALUTARE CRUCIS TROPAEUM
Liber II C. 6.2
C. 7
C. 9.2
C. 16.1
Liber III C. 3.2
Liber IV C. 21

1.3.9
1.3.10
1.3.12
1.3.13
1.3.18
1.3.27 a

p.9, 43
p.9, 45
p.10, 46
p.10, 48
p.13, 55
p.21, 67

8) tro/paion kata\ tou= qana/tou nikhj


' to\ nikhtiko\n tro/paion
th\n kata\ tou= qana/tou swth/rion nikhn
TROPAEUM VICTORIAE (TRIUMPHALI SIGNO AC TROPAEO *)
Liber I C. 32.2
1.3.5 b
p.4, 33
C. 37.1
1.3.6
p.5, 36
Liber III C. 2.2
1.3.16 b
p.12, 51
C. 33.2
1.3.21 a
p.16, 58
Liber IV C. 5.2
1.3.25
p.19, 65
9) to\ tou= pa/qouj tro/paion
DOMINICAE PASSIONIS TROPAEO
Liber III C. 1.2
1.3.15

p.12, 50

10) kaq' ou th=j swthriou e)phgoriaj to\ su/mbolon


SALUTARIS APPELLATIONIS SIGNUM
Liber I C. 31.1
1.3.4

p.5, 28

11) to/ ge tou= swthriou pa/qouj su/mbolon


SALUTARIS PASSIONIS SIGNUM (SIGNUM DOMINICAE PASSIONIS)
Liber II C. 4.2
1.3.8
p.8, 41
Liber III C. 49
1.3.24
p.18, 64
12) to\ tou= swthriou tropaiou su/mbolon
SALUTARIS TROPAEI SIGNUM
Liber IV C. 21
1.3.27

p.21, 67

92

INDICE ANALITICO

DEI LESSEMI E DEI SINTAGMI

Altri sintagmi particolari:


13) qeoshmeia tij e)pifainetai
ADMIRABILE SIGNUM
Liber I C. 28.1

1.3.1

p.3, 25

14) th\n swth/rion e)phgorian


SALUTARI VOCABULO
Liber III C. 2.2

1.3.16

p.12

15) to\ gnwrisma tou= a(giwta/tou e)keinou pa/qouj


- SACRATISSIMAE ILLIUS PASSIONIS MONUMENTUM
Liber III C. 30.1
1.3.19

p.15, 56

16) to/ tou= swthriou pa/qouj pistin


DOMINICAE PASSIONIS FIDEM
Liber III C. 30.4

p.15, 57

1.3.20

17) to\n newn swthriou a)nasta/sewj e)narge\j a)nisth martu/rion basileu/j,


- TEMPLUM SALUTIFERAE RESURRECTIONS TESTIMONIUM
Liber III C. 40
1.3.23
p.17, 63
18) h( ne/a kateskeua/zeto Ierousalh/m
NOVA JERUSALEM
Liber III C. 33.1-3

1.3.21

p. 15, 58

93

INDICE ANALITICO

DEI TEMI

INDICE ANALITICO DEI TEMI EVIDENZIATI.


1) Accostamento
:
casi di isomorfia
semantica,
convergenza del
del significato

2) Citt Regina
Roma

1.3.2
1.3.3
1.3.4 a/b
1.3.5
1.3.6/6 a
1.3.7/7 a
1.3.11/12a
1.3.16 a/b
1.3.17/18
1.3.27
1.3.5 b
1.3.7

V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C:

I, 28.2
I, 29/30
I, 31.2-3
I, 32.1-2
I, 37
I, 40
II, 9.1-2
III, 2.2-3.1
III, 3.1-3
IV, 21

V.C.I, 26 (Tartaglia 1984)


V.C. I, 32.2
V.C.I, 33.1(Tartaglia 1984)
V.C. I, 39.1
V.C. I, 40.1
V.C. III, 7.2
V.C. IV, 63.3
V.C.IV, 69

3) Confronto
Mos-Costantino.

V.C. I, 12
V.C. I, 19
V.C. I, 20.2
V.C. I, 38
V.C. II, 11-12
H.E. 9, 2-8

4) Dipinti nel Palazzo


Imperiale

V.C. III, 2.2


V.C. III, 3.1
V.C. III, 49

5) fulakth/rion

1.3.4 b
1.3.7
1.3.10
1.3.11
1.3.15
1.3.24
1.3.27 a

V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.

I, 31.3
I, 40.1-2
II, 7
II, 9.1
III, 1.2
III, 49
IV, 21

6) Politica egemone
ecclesiastica e
imperiale.

1.3.2
1.3.5
1.3.5 b
1.3.7
1.3.14

V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.

I, 28.2
I, 32.1-2
I, 32.2
I, 40.2
II, 19.1(Tartaglia 1984)

7) Richiamo alle
Sacre Scritture.

1.3.1
1.3.14
1.3.14
1.3.21 a

V.C.
V.C.
V.C.
V.C.

I, 28.1 (GL.3, 5)
II, 16.2 (EF.6, 14)
II, 16.2 (IS. 9, 1)
III, 33.1 (MT.28,2s)
94

INDICE ANALITICO

DEI TEMI

8) Simbolo e
Passione
Nome di Cristo.

1.3.5
1.3.8
1.3.15
1.3.16
1.3.18
1.3.19
1.3.20
1.3.24

V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.
V.C.

I, 32.2
II, 4.2
III, 1.2
III, 2.2-3.1
III, 3.3
III, 30.1
III, 30.4
III, 49

9) Trofeo
innanzi.

1.3.3
1.3.4 a
1.3.4 b
1.3.6/6 a
1.3.9
1.3.10
1.3.12
1.3.13
1.3.25
1.3.27 a

V.C. I, 29
V.C. I, 31.2
V.C. I, 31.3
V.C. I, 37
V.C. II, 6.2
V.C. II, 7
V.C. II, 9
V.C. II, 16
V.C. IV, 5.2
V.C. IV, 21

10)
.

1.3.5 b

V.C. I, 32.2

1.3.6
1.3.16 b
1.3.25

1.3.21 a

V.C. I, 37
V.C. III, 2.2
V.C. IV, 5.2
V.C. III, 33.1

95

INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI

INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI.


Tav. I atal Hyuk, decori parietali ad <<albero della vita>>.
(TOPOROV 1973 e CASARTELLI NOVELLI 1996 C)
Tav. II Arezzo, Pieve di S. Maria. Facciata esterna.
Tav. III Treviri. Stadtbibliothek, cod.31 f.71r, La visione di
Giovanni: lagnello crucigera e lalbero della vita al centro della <<Nuova
Gerusalemme>>. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A)
Tav. IV a, b, e V a, b Tavole con i segno cosmici. (I. PENA P.
CASTELLANA R. FERNANDEZ Les cnobites syriens. Milano, 1983.)
Tav. VI Roma, Basilica di San Clemente. Catino absidale.
Tav. VII - VIII Roma, Santa Maria Maggiore, particolare
delliconema- ulcro apocalittico al centro dellarco absidale, prima e dopo
i restauri (foto B. Zanardi).
Tav. IX Roma, SS. Cosma e Damiano, iconema-fulcro dellarco
absidale con il trono gemmato, i segni apocalittici e lAgnus Dei.
(CASARTELLI NOVELLI 1996 C).
Tav. X Roma, Santa Prassede, iconema-fulcro dellarco absidale
con il trono gemmato, i segni apocalittici e lAgnus Dei. (CASARTELLI
NOVELLI 1996 C).
Tav. XI - Roma, Santa Pudenziana, catino absidale. (CASARTELLI
NOVELLI 1996 C).
Tav. XII Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat.5407 f.154,
abside di Santa Pudenziana, disegno annotato da A. Chacn.
(CASARTELLI NOVELLI 2000 A).
Tav. XIII Roma, Santa Prassede, catino absidale.
Tav. XIV-XV Roma, San Giovanni in Laterano, catino absidale
attuale, e disegno seicentesco del mosaico absidale. (CASARTELLI NOVELLI
1996 C).
Tav. XVI Tau legato al chrismon. Graffito inciso presso la Cripta
dei Papi, nel cemeterio di S. Callisto a Roma. (GUARDUCCI 1958, Fig.148
p.305)
Tav. XVII Tau legato al chrismon. Lapidetta romana oggi al Museo
Civico di Bologna. (GUARDUCCI 1958, Fig.151 p. 308).
Tav. XVIII Tavola riportata da Testa): Evoluzione grafica
del Chrismon. (TESTA 1981, Fig. 146 p.401).
Tav. XIX Tavola riportata da Testa: i principali incontri
di questo segno con gli altri Nomi di Ges Cristo. (TESTA 1981, Fig. 147
p.403).
Tav. XX Roma. Lapide sepolcrale di S. Callisto: colomba con un
cero o fiaccola o nellatto di incidere il monogramma di Cristo.
(GUARDUCCI 1958, Vol. I, Fig. 71 p. 188 e WILPERT 1929-1936, III SUPPL.,
Fig. 228 P. 9)
Tav. XXI XXII Ravenna. S. Vitale, mosaico dellimperatore
Giustiniano, ed il particolare dello scudo con il monogramma di Cristo.
(BOVINI 1957)
Tav. XXIII Roma. Musei Vaticani, Lastra inv. Lat. n.198.
(CASARTELLI NOVELLI 1996 C)
Tav. XXIV Roma. Musei Vaticani, Fronte (fram.) inv. Lat. n.170.
(CASARTELLI NOVELLI 1996 C)
Tav. XXV-XXVI - Roma, graffito sul muro g, del trofeo di S. Pietro,
96

INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.

Tav.
Tav.
Tav.
Tav.

Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.
Tav.

nella Basilica di San Pietro in Vaticano. (GUARDUCCI 1958, Vol. II, p.


127).
XXVII Labaron, moneta nummus di Costantino coniato ad
Arles. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).
XXVIII a e b Medaglione di Costantino, coniato a
Ticinum.Dritto e rovescio. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).
XXIX XXX Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione: 1inv. Lat. nn. 106; 2- sarcofago di Sesto Probo (part.) (CASARTELLI NOVELLI
1996 C).
XXXI - Roma. Campo Santo Teutonico, sarcofago con la croce
monogrammatica insieme alle lettere apocalittiche, a e w. (DAICKMANN
1967, FIG. 138).
XXXII Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione: 1- inv.
Lat. nn 174 a (CASARTELLI NOVELLI 1996 C E DAICKMANN 1967, FIG. 208).
XXXIII a e b - Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione: inv.
Lat. nn. 171, anche il part.).(CASARTELLI NOVELLI 1996 C E DAICKMANN 1967,
FIG. 49
XXXIV Lapide aquileiese, simbolo cristiano in forma di croce
monogrammatica collocato sulla testa di unorante.(Lapide inedita
ritenuta da GUARDUCCI 1958Fig. 106 p.238)
XXXV Simbolo cristiano in forma di chrismon posto con
studiata precisione sulla testa dellorante in un epitaffio romano. Mutilo
marmo sepolcrale rinvenuto nel cimitero di Domitilla. Guarducci 1958,
Fig.107 p. 238).
XXXVI Moneta con monogramma costantiniano. (CASARTELLI
NOVELLI 2000 A)
XXXVII Piantina di Gerusalemme nel I secolo. Posizione del
Golgotha presso il Gareb. (BAGATTI TESTA 1978-84, Fig. 1)
XXXVIII Schizzo della topografia del Golghota. (BAGATTI
TESTA 1978-84, Fig. 2)
XXXIX a e b a) Pianta del S.Sepolcro secondo lItinerario di
Arculfo c.670. (BAGATTI TESTA 1978-84, Fig. 8); b) De locis Sanctis,
Vienna, cod. 458, f.4v, Il S. Sepolcro di Gerusalemme secondo Arculfo..
(CASARTELLI NOVELLI 2000 A, P.165)
XL Parigi. Bibliothque National, Nouv. Acq. Lat. 1132, f. 33v,
La visione della nuova Gerusalemme nellApocalisse di SaintAmand.
(CASARTELLI NOVELLI 2000 A, P.165).
XLI Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.4, rovescio.
(GRABAR 1958, Plance X).
XLII - Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.5, rovescio.
(GRABAR 1958, Plance XI).
XLIII - Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.5, diritto.
(GRABAR 1958, Plance XI).
XLIV - Bobbio, Ampolla n.15. (GRABAR 1958, Plance XLV).
XLV Nazareth. Mosaico pavimentale di Kh. Siyar el-Ghanam,
da Testa apprendiamo: da vecchie rovine scoperte negli scavi nel 1955
venuta alla luce una vasca in rapporto ideale con il tema del pavimento
in mosaico che si trova attiguo alla vasca stessa, nel lato Nord, nella
navata centrale della Chiesa: vasca e tema del mosaico che dovevano far
parte piuttosto delledificio cultico di Stile sinanogale, anteriore alla
97

INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav.
Tav.
Tav.
Tav.

costruzione bizantina. In uno dei campi del pavimento (di nostro interesse)
la croce monogrammatica (Testa 1981, Fig.8 p.2)
XLVI Costantinopoli. Santa Sofia, figura della croce
emperlee. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C)
XLVII - Ravenna. La croce del catino absidale di S. Apollinare
in Classe. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C)
XLVIII Pianta del Foro romano alla fine dellImpero.
(LUGLI 1946, TAV. IV)
XLIX La Basilica di Costantino. Schema ricostruttivo
(G. Tognetti).(LUGLI 1946, FIG. 56 P.228)

98

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In Apocalisse prima e dopo. E. Corsini. Torino 1980,

pp.1-10.
SAGGIORATO 1968
A. SAGGIORATO, I sarcofagi

paleocristiani con scene di Passione. Bologna 1968,


Studi di antichit cristiane 1.

TARTAGLIA 1984
L. TARTAGLIA (a

cura di), In Eusebio di Cesarea, Sulla vita di Costantino


(Associazione studi tardo antichi di Eusebio di Cesarea). Napoli 1984.
TESTA 1981
E. TESTA, Il

simbolismo dei giudei-cristiani. Studium Biblicum Franciscanum,


Collectio Maior 14, Jerusalem (1962-63) 1981.
TESTINI 1980
P. TESTINI, Archeologia

Cristiana. Edipuglia, Bari 1980.

TOPOROV 1973
V.N.TOPOROV, L<albero universale>. Saggio di interpretazione semiotica. In J.M
Lotman e B.A.Uspenskij B.A. (a cura di) Ricerche Semiotiche. Nuove tendenze
delle scienze umane nellURSS, ed. it. A cura di C.Strada Janovic, Torino 1973,
p.148-209.
WILPERT 1903
G. WILPERT, Le

pitture delle catacombe romane.Testo e tavole. Roma 1903.

WILPERT 1929-1936
G. WILPERT, I sarcofagi

cristiani antichi. vol. III (vol. I testo-tavole,vol. II testotavole. Roma 1929-1936).

VALENTINI- ZUCCHETTI 1940-1953


R. VALENTINI G. ZUCCHETTI, Codice

topografico della citt di Roma, 4 voll. Fonti


per la storia dItalia, s.n., Roma 1940-1953.

VINCENT- ABEL 1914


H. VINCENT - F.M. ABEL,

Jrusalem. Ed.J.Gabalda. Paris 1914.

ZIBAWI 1998
M. ZIBAWI,

Larte tra lultima Antichit e Bisanzio V secolo. In Larte


paleocristiana. Visione e spazio dalle origini a Bisanzio. M.A. Crippa - M. Zibawi
(a cura di). 1998, pp.217-308.

106

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. I atal Hyuk, decori parietali ad


<<albero della vita>>. (Vd. TOPOROV 1973
e CASARTELLI NOVELLI1996

Tav. II Arezzo, Pieve di S. Maria. Facciata


esterna.

Tav. III Treviri. Stadtbibliothek, cod.31 f.71r,


La visione di Giovanni: lagnello crucigera
e lalbero della vita al centro della <<Nuova
Gerusalemme>>. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A)

Tav. IV a, b - tavola dei segni cosmici (I. PENA P.CASTELLANA R. FERNANDEZ


Les cnobites syriens. Milano, 1983.)

107

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. V a, b - tavola dei segni cosmici (I. PENA P.CASTELLANA R. FERNANDEZ Les cnobites syriens.
Milano, 1983.)

Tav. VI Roma, Basilica di San Clemente. Catino absidale.

108

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. VII -VIII Roma, Santa Maria Maggiore, particolare delliconema-fulcro apocalittico al centro
dellarco absidale, prima e dopo i restauri (foto B. Zanardi).

Tav. IX Roma, SS. Cosma e Damiano, iconema-fulcro dellarco absidale con il trono gemmato, i segni apocalittici e
lAgnus Dei. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).

109

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. X Roma, Santa Prassede, iconema-fulcro dellarco absidale con il trono gemmato, i segni
apocalittici e lAgnus Dei. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).

Tav. XI - Roma, Santa Pudenziana, catino absidale. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).

110

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XII Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat.5407 f.154, abside di Santa Pudenziana, disegno
annotato da A. Chacn. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A).

Tav. XIII Roma, Santa Prassede, catino absidale.

111

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XIV-XV Roma, San Giovanni in Laterano, catino absidale attuale, e disegno seicentesco del
mosaico absidale. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).

112

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XVI Tau legato al chrismon. Graffito inciso presso la Cripta dei Papi, nel cemeterio di S.
Callisto a Roma. (GUARDUCCI 1958)

Tav. XVII Tau legato al chrismon. Lapidetta romana oggi al Museo Civico di Bologna. (GUARDUCCI
1958).

Tav. XVIII Tavola riportata da Testa: Evoluzione grafica del chrismon. (TESTA 1981).

113

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XIX Tavola riportata da Testa: [..] i principali incontri di questo segno con gli altri Nomi di Ges
Cristo. (TESTA 1981).

Tav. XX Roma. Lapide sepolcrale di S. Callisto: colomba con un cero o fiaccola o nellatto di incidere
il monogramma di Cristo. (GUARDUCCI 1958 e WILPERT 1929-1936)

Tav. XXI Ravenna. S. Vitale, mosaico dellimperatore Giustiniano ed il particolare dello scudo con il
monogramma di Cristo. (BOVINI 1957)

114

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXII Ravenna. S. Vitale, mosaico dellimperatore Giustiniano, particolare dello scudo con il
monogramma di Cristo. (BOVINI 1957)

Tav. XXIII Roma. Musei Vaticani, Lastra inv. Lat. n.198. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C)

Tav. XXIV Roma. Musei Vaticani, Fronte (fram.) inv. Lat. n.170. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C)

115

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXV-XXVI - Roma, graffito sul muro g, del trofeo di S. Pietro, nella Basilica di San Pietro in
Vaticano. (GUARDUCCI 1958).

Tav. XXVII Labaron, moneta nummus di Costantino coniato ad Arles. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C).

116

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXVIII a e b Medaglione di Costantino, coniato a Ticinum. Dritto e Rovescio. (CASARTELLI


NOVELLI 1996 C).

Tav. XXIX Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione - inv. Lat. nn. 106 (CASARTELLI NOVELLI
1996 C).

117

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXX Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione- sarcofago di Sesto Probo (part.) (CASARTELLI
NOVELLI 1996 C).

Tav. XXXI - Roma. Campo Santo Teutonico, sarcofago con la croce monogrammatica insieme alle
lettere apocalittiche,  e . (DAICKMANN 1967, FIG. 138).

Tav. XXXII- Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione: 1- inv. Lat. nn 174 a (CASARTELLI NOVELLI
1996 C E DAICKMANN 1967, FIG. 208).

118

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXXIII a e b - Roma. Musei Vaticani, sarcofagi di Passione: inv. Lat. nn. 171, anche il
part.).(CASARTELLI NOVELLI 1996 C E DAICKMANN 1967, FIG. 49

119

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXXIV Lapide aquileiese, simbolo cristiano in forma di croce monogrammatica collocato sulla
testa di unorante.(Lapide inedita ritenuta da GUARDUCCI 1958Fig. 106 p.238)

Tav. XXXV Simbolo cristiano in forma di chrismon posto con studiata precisione sulla testa
dellorante in un epitaffio romano. Mutilo marmo sepolcrale rinvenuto nel cimitero di Domitilla.
Guarducci 1958, Fig.107 p. 238).

Tav. XXXVI Moneta con monogramma costantiniano. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A)

120

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXXVII Piantina di Gerusalemme nel I secolo. Posizione del Golgotha presso il Gareb. (BAGATTI
TESTA 1978-84, Fig. 1)

Tav. XXXVIII Schizzo della topografia del Golghota. (BAGATTI TESTA 1978-84, Fig. 2)

Tav. XXXIX a a) Pianta del S. Sepolcro secondo lItinerario di Arculfo c.670. (BAGATTI TESTA 197884, Fig. 8). (CASARTELLI NOVELLI 2000 A, P.165)
121

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XXXIX b De locis Sanctis, Vienna,


cod. 458, f.4v, Il S. Sepolcro di Gerusalemme secondo Arculfo. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A, P.165)

Tav. XL Parigi. Bibliothque National, Nouv. Acq. Lat. 1132, f. 33v, La visione della nuova
Gerusalemme nellApocalisse di SaintAmand. (CASARTELLI NOVELLI 2000 A, P.165).

122

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XLI Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.4, rovescio. (GRABAR 1958, Plance X).

( )

Tav. XLII - Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.5, rovescio. (GRABAR 1958, Plance XI).

(+ ) ( )

123

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XLIII - Monza. Museo della cattedrale, Ampolla n.5, diritto. (GRABAR 1958, Plance XI). +

Tav. XLIV - Bobbio, Ampolla n.15. (GRABAR 1958, Plance XLV).


+

124

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XLV Nazareth. Mosaico pavimentale di Kh. Siyar el-Ghanam, da Testa apprendiamo: []da
vecchie rovine scoperte negli scavi nel 1955 venuta alla luce una vasca in rapporto ideale con il tema
del pavimento in mosaico che si trova attiguo alla vasca stessa, nel lato Nord, nella navata centrale
della Chiesa: vasca e tema del mosaico che dovevano far parte piuttosto delledificio cultuale di Stile
sinanogale, anteriore alla costruzione bizantina. In uno dei campi del pavimento (di nostro interesse)
la croce monogrammatica [] (Testa 1981, Fig.8 p.2)

Tav. XLVI Costantinopoli. Santa Sofia, figura della croce emperlee. (CASARTELLI NOVELLI 1996 C)

125

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XLVII Ravenna. La croce del catino absidale di S. Apollinare in Classe. (CASARTELLI NOVELLI
1996 C)

Tav. XLVIII Pianta del Foro romano alla fine dellImpero.(LUGLI 1946, TAV. IV)

126

TAVOLE DELLE ILLUSTRAZIONI

Tav. XLIX La Basilica di Costantino. Schema ricostruttivo (G. Tognetti).(LUGLI 1946, FIG. 56 P.228)

127