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aprile l’inserto

GIUGNO 2005 w w w. d e c r e s c i t a . i t

PER UNA SOCIETÀ SERENA PACIFICA E SOLIDALE

Crescita
senza benessere
o benessere
senza crescita
Mauro Bonaiuti
utti abbiamo sempre più l’impressione di es-

T sere parte di un gioco più grande di noi, il cui


controllo sfugge a tutti e a ognuno, tutti noi
avvertiamo, più o meno consapevolmente, il pro-
gressivo diffondersi di varie forme di malessere psi-
cologico e sociale. In altre parole siamo sempre più
consapevoli che, nonostante la crescita del Prodotto
Interno Lordo (PIL), dei consumi e dei redditi, il
benessere sociale si va sempre più riducendo, anche
all’interno delle nostre società “ricche”.
Ho chiamato questo paradosso “il paradosso del
benessere”: fra le molte contraddizioni della società
contemporanea questa è forse la più drammatica,
perché ne pone in discussione il tratto dominante: il
mito dello sviluppo. E la sua spina dorsale, la cre-
scita economica illimitata.

La critica sociale allo sviluppo


A ben guardare, tutta la storia della modernità
può essere letta come la storia di una grande espan-
sione: militare, geografica, tecnico-scentifica, so-
prattutto economica. È la storia dello sviluppo, ap-
punto, e ha raggiunto il suo culmine nel dopoguer-
ra: sono gli anni del boom economico, della produ-
zione di massa e del patto keynesiano tra capitale e
lavoro. Sul fronte internazionale, a partire dal famo-
so discorso del Presidente Truman sullo stato del-
l’Unione del 1949, lo sviluppo è diventato la parola
d’ordine con cui l’Occidente si presenta agli altri
paesi, che non a caso diventano “paesi in via di svi-
luppo”. È così che la politica egemonica dell’Occi-
dente viene mascherata dietro un colossale pro-
gramma di emancipazione universale, con l’intero

Sopravvivere allo sviluppo?


pianeta chiamato a seguire l’Occidente lungo le
“magnifiche sorti progressive” della crescita e dello
sviluppo.
Naturalmente non voglio negare i miglioramenti
che si sono avuti nelle condizioni materiali di vita,
almeno nei paesi Occidentali, in tutto questo perio-
Serge Latouche* fondo, questa posizione «pro-cre- risorse naturali, per raggiungere un do ed in particolare nei così detti “trenta gloriosi”,
scita» è condivisa dalla sinistra, livello compatibile con la capacità cioè dal 1945 al 1975. Tuttavia, almeno a partire
«Sarebbe senz’altro una bella compresi anche molti «altermon- di carico accertata del pianeta1 . dagli anni Ottanta, è diventato sempre più evidente
soddisfazione poter mangiare ali- dialisti», che nella crescita vedono Indubbiamente, l’efficienza ecolo- che, a dispetto delle pretese universaliste dell’Occi-
menti sani, vivere in un ambiente la soluzione del problema sociale, gica è notevolmente migliorata; dente, la ricetta dello sviluppo non è estensibile a
equilibrato e meno rumoroso, non attraverso la creazione di posti di ma poiché la corsa forsennata alla tutti. I dati di cui disponiamo parlano chiaro: il PIL
subire più i condizionamenti del lavoro e una più equa ripartizione crescita non si ferma, il degrado dell’intero continente africano è, ancora oggi, infe-
traffico ecc.» Jacques Ellul dei redditi. globale del pianeta continua ad ag- riore al 2% del prodotto interno lordo globale, ed è
Per conciliare i due imperativi gravarsi. ormai evidente che l’Africa, e molti paesi dell’Asia,
l 14 febbraio 2002, a Silver contraddittori della crescita e del Se da un lato l’impatto am- sono condannati a restare al palo. In generale, a li-

I Springs, davanti ai responsabili


americani della meteorologia,
Gorge W. Bush ha dichiarato: «La
rispetto per l’ambiente, gli esperti
pensano di aver trovato la pozione
magica nell’ecoefficienza: un con-
bientale per unità di merci prodot-
te è diminuito, questo risultato è
sistematicamente azzerato dall’au-
vello planetario, le differenze di reddito tra i più
ricchi ed i più poveri si allargano drammaticamente:
il divario di reddito tra il quinto più ricco della po-
crescita è la chiave del progresso cetto cruciale, che rappresenta in mento quantitativo della produzio- polazione del pianeta e il quinto più povero è cre-
ambientale, in quanto fornisce le verità l’unica base seria dello svi- ne: un fenomeno cui si è dato il sciuto dalla proporzione di 30 a 1 nel 1960 a 74 a 1
risorse che consentono di investire luppo sostenibile. Si tratta di ridur- nome di «effetto rimbalzo». È ve- del 1997.
nelle tecnologie appropriate: è la re progressivamente l’impatto eco-
soluzione, non il problema» . Di logico e l’incidenza del prelievo di Segue a pagina III Segue a pagina II
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GIUGNO 2005

Segue Bonaiuti Crediamo sia giunto il mo- produzione, anzi questa crescita è possibilità di un’alternativa rea- no domandarsi se debbano cam-
mento di uscire dall’ambiguità di ritenuta il primo, ed essenziale, le, e la parola decrescita, non- biare prima le strutture o prima
Un solo dato per tutti: il red- queste formule, affermando final- obiettivo di ogni politica econo- ostante la doccia fredda che pro- l’immaginario collettivo serve
dito annuale delle 225 persone mente con chiarezza che l’attuale mica. Dobbiamo, poi, acquisire duce, incontra un grande succes- solo a ritardare il cambiamento:
più ricche del pianeta supera la processo di sviluppo non è soste- consapevolezza della natura en- so. Tuttavia riconosco che il ter- è evidente che entrambi sono ne-
somma dei redditi annuali del nibile, né socialmente né ecologi- tropica del processo economico: mine decrescita si può prestare cessari e che le une accompagna-
47% della popolazione mondiale camente. ogni attività produttiva comporta ad alcuni fraintendimenti. Ed è no, e sostengono, la trasforma-
(due miliardi e 500 milioni di Abbiamo parlato di alcune l’irreversibile degradazione di quindi bene chiarire subito cosa zione dell’altro.
persone). Nello scenario globale delle contraddizioni che crescita una certa quantità di materia ed la decrescita certamente non è:
ricchezza e benessere coesistono e sviluppo creano sul piano so- energia. Poiché la biosfera è un non è un programma masochisti- Perché piccolo è bello
sempre più con un vasto panora- ciale, fermiamoci ora sulla que- sistema chiuso, che scambia co-ascetico di riduzione dei con- A livello economico decresci-
ma di esclusi dal banchetto della stione ecologica. energia ma non materia con l’am- sumi e della produzione, attuato ta significa innanzitutto la ridu-
società di consumo. Quali che biente, si arriva all’importante nell’ambito di un sistema econo- zione delle dimensioni delle
siano le cifre di cui ci si serve per La questione ecologica conclusione che la crescita illimi- mico e sociale immutato rispetto grandi organizzazioni, tecnocra-
drammatizzare questa realtà, 2 L’evidenza empirica che si è tata della produzione e dei reddi- all’attuale. La decrescita non è zie, sistemi di trasporto, cura,
miliardi e 737 milioni di persone accumulata negli ultimi trent’an- ti, proprio perché basata sull’im- semplicemente crescita negativa. svago, ecc. Poiché queste dimen-
che vivono con meno di due dol- ni è, a questo proposito, robusta e piego di risorse energetiche e ma- È evidente, infatti, che una poli- sioni sono inscindibilmente con-
lari al giorno, o un bambino mor- concorde: basta ricordare l’im- teriali non rinnovabili, è in con- tica economica incentrata su una nesse alle dimensioni dei merca-
to ogni 3 secondi, queste testimo- pronta ecologica, ossia la superfi- traddizione con le leggi fonda- drastica riduzione dei consumi ti, occorre spostare il baricentro
niano come il grande programma cie di ecosistemi terrestri ed ac- mentali della termodinamica. Va creerebbe, data l’attuale struttura dell’economia dai mercati globa-
di sviluppo universale abbia falli- quatici necessaria a produrre le quindi abbandonata o, comunque, del sistema produttivo e delle li a quelli regionali e locali, rilo-
to. risorse consumate dalla popola- radicalmente rivista. preferenze, una drammatica ridu- calizzando l’economia, ed è
E, ancora, alla pattuglia dei zione umana e ad assimilarne i zione della domanda globale e chiaro che solamente ripensando
radicalmente esclusi si affacciano rifiuti. Negli USA è circa 5 volte Una decrescita sostenibile un aumento significativo della radicalmente l’economia potre-
all’interno dei paesi ricchi una superiore alla disponibilità media Se l’analisi che abbiamo svol- disoccupazione e del disagio so- mo risolvere la crisi ecologica.
pluralità di percorsi di disagio ed del pianeta: in altre parole per so- to è corretta, non ci resta che ab- ciale. Non è questa, certo, la pro-
emarginazione: i “nuovi poveri” stenere a li- spettiva che Vivere più semplicemente
si contano ormai in oltre cento vello globale auspichiamo. Il terzo livello è quello della
milioni tra Europa e Stati Uniti. lo stile di vita Ma decrescita dimensione dell’equità, della
Per quale motivo dunque la gran- dell’america- non significa giustizia e della pace, in altre pa-
de macchina dello sviluppo, il no medio, oc- neppure con- role della sostenibilità sociale.
grande sogno occidentale di offri- correrebbero dannare i pae- La storia ci fornisce indicazioni
re condizioni di vita decenti ed in circa cinque si del Sud del importanti, insegnandoci che una
continuo miglioramento per l’in- pianeti. I va- mondo ad civiltà fondata sull’espansione è
tera umanità si è infranto? lori dei paesi un’ulteriore ri- incompatibile con la conserva-
Per quanto il quadro sia com- europei sono duzione del zione della pace. Comportamenti
plesso credo si possa individuare circa due-tre reddito pro-ca- particolarmente aggressivi e
una ragione di fondo. Il progresso volte superio- pite. Per competitivi possono favorire la
tecnologico, e dunque la produtti- ri alla dispo- quanto la de- specie in contesti espansivi,men-
vità, hanno raggiunto livelli tali nibilità media crescita allu- tre in quelli non espansivi, come
che una minoranza è in grado di e dobbiano da, sul piano il nostro, sono premianti i com-
produrre tutto ciò di cui hanno considerare economico, ad portamenti cooperativi. La rior-
bisogno le economie mondiali. anche la Cina una riduzione ganizzazione del processo eco-
Gli altri, i “naufraghi dello svi- che ha, per complessiva nomico secondo modalità non
luppo” (sia singoli individui che a d e s s o , delle quantità predatorie è la premessa indi-
interi stati nazione), sono incapa- un’impronta fisiche prodot- spensabile per non fare della
ci di prendere parte a questo gio- pro-capite più te e delle ri- guerra l’unico possibile esito dei
co poiché non sono sufficiente- di sei volte sorse impiega- conflitti. Inoltre la decrescita, at-
mente efficienti e competitivi. inferiore a te, essa va in- traverso il progressivo aumentare
Chi crederebbe oggi che il quella ameri- tesa piuttosto della domanda di beni relaziona-
Bangladesh possa entrare nella cana. come una li, favorisce la sostenibilità so-
corsa tecnologica, iniziando a Certo i da- complessiva ciale ed ecologica: è la via del-
produrre telefonini, computers o ti possono trasformazio- l’economia sociale e solidale.
anche, più semplicemente, auto- sempre essere ne della nostra
mobili, abbigliamento, servizi tu- messi in dis- struttura so- Convivialità e partecipazione
ristici a prezzi competitivi e con cussione ma, ciale, econo- Il quarto livello è quello degli
risorse proprie? Ormai si sa che ad uno sguar- mica e politica assetti politici. La decrescita,
questi paesi non hanno niente di do d’insieme, e dell’imma- grazie alla riduzione delle di-
interessante da fornirci E sono, mostrano con ginario collet- mensioni delle imprese, delle
per dirla con Latouche, “buoni evidenza - a tivo. Questo istituzioni e dei mercati, valoriz-
per la demolizione”. Oggi, quin- chi voglia avendo come za la dimensione locale, favoren-
di, nemmeno le tecnocrazie inter- leggerli senza pregiudizi - quanto bandonare l’illusione dello svi- prospettiva un significativo au- do l’affermarsi di forme politi-
nazionali - dalla Banca Mondiale il sistema produttivo globale sia luppo sostenibile ed iniziare a mento, non certo di una riduzio- che partecipate e conviviali. Par-
al Fondo Monetario Internaziona- già oggi insostenibile per la bio- concepire, e ad osare, la decresci- ne, del benessere sociale. Quale tecipazione, innanzitutto, alla de-
le - hanno più il coraggio di par- sfera. Un passo in più: al di la ta. Decrescita è certamente una che siano le forme che la decre- finizione delle modalità di pro-
lare di sviluppo nei termini sopra delle cifre è necessario capire le parola forte, e come tutte le paro- scita assumerà, avrà sicuramente duzione della ricchezza, e quindi
accennati. ragioni profonde dell’insostenibi- le forti suscita notevoli entusia- un carattere multidimensionale al controllo democratico della
Ed è per questo che, alla fine lità ecologica dello sviluppo. I si- smi ma anche decise reazioni cri- ed è certo che ogni cultura, ogni tecnologia.
degli anni Ottanta fanno la loro stemi biologici e gli ecosistemi, a tiche. Perché, dunque, è stata territorio, la esprimerà in forme Offrire a sempre più persone
comparsa nuove formule di svi- differenza del sistema economi- scelta? Se è vero che l’economi- proprie e diverse. Per essere più una migliore qualità di vita in or-
luppo “aggettivato”: si parla di co, non tendono alla massimizza- co è il cuore dell’immaginario chiari, possiamo individuare al- ganizzazioni non disumanizzanti,
sviluppo umano, di sviluppo du- zione di alcuna variabile, sono al occidentale, e la crescita il totem meno quattro livelli sui quali ma al contrario portatrici di sen-
revole e soprattutto di sviluppo contrario soggetti a limiti invali- dell’economia, è chiaro che par- agisce il processo di decrescita: so, che consentano di aumentare
sostenibile. Questo però senza cabili. Negli organismi viventi un lare di decrescita significa innan- quello immaginario, l’economi- di tempo libero, di ridurre lo
mai mettere in discussione i pre- valore troppo grande di qualsiasi zitutto mettere in discussione la co, il sociale e il politico. Tente- stress e l’alienazione.
supposti del mito e delle pratiche grandezza, come uno troppo pic- centralità dell’economico nel no- rò ora di delineare alcuni di que- Si può ora comprendere co-
dello sviluppo: la fede incondi- colo, è sempre pericoloso: troppo stro immaginario ed iniziare a sti possibili processi di trasfor- me la decrescita rappresenti la
zionata nel progresso tecnico, la ossigeno comporta la combustio- pensare ad un’altra società. Va mazione, per ciascuno dei quat- sola risposta coerente al parados-
massimizzazione dei profitti per ne dei tessuti, troppo poco con- chiarito, tuttavia, che quello alla tro livelli. so del benessere indicato in aper-
le imprese e, soprattutto, la cre- duce all’asfissia. Nel mondo bio- decrescita è essenzialmente un tura. Solo nella piena consapevo-
scita illimitata della produzione e logico esistono quindi soglie che, appello: non siamo fronte ad un Ripensare l’immaginario lezza che la crescita, e lo svilup-
dei consumi, vera e propria spina per quanto flessibili e difficili da modello compiuto, ad una ricetta Poiché anche i valori hanno po, non sono la soluzione del no-
dorsale di ogni politica di svilup- stabilire, non possono essere su- “chiavi in mano”, ma piuttosto ad un carattere sistemico, le multi- stro malessere, come vorrebbero
po. perate. Questo principio contra- una matrice, ad una pluralità di nazionali, le tecnologie, le istitu- gli apologeti del pensiero unico,
Se, come ha sottolineato H. sta fortemente con gli assunti vie per decostruire il pensiero zioni, determinano la nostra cul- ma rappresentano piuttosto il
Daly, siamo ben consapevoli che della teoria economica dominan- unico e andare oltre la società tura ed i nostri valori, non meno problema, la causa, potremo fi-
sviluppo e crescita non coincido- te, secondo la quale per i soggetti della crescita. Come ogni appello di quanto siano da questi condi- nalmente uscire dall’ingranaggio
no, tuttavia è mai esistita una for- economici una quantità maggiore ha il merito di esprimere la ne- zionate. Non sarà possibile giun- e costruire una nuova prospetti-
ma di sviluppo senza crescita? di un bene è sempre da preferire cessità e l’urgenza di un’inver- gere ad una trasformazione am- va.
ad una quantità minore. A livello sione di rotta rispetto al paradig- pia e diffusa dei valori senza mo-
macroeconomico, quindi, nulla si ma dominante. Devo dire che dificare le condizioni sociali di
oppone ad una crescita continua molti hanno capito che dietro produzione della ricchezza. In
del reddito, dei consumi e della questo appello si nasconde la una prospettiva sistemica, l’eter-
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Lo scenario del cambiamento. Il programma delle 8 R


La “società della decrescita” presuppone, come vertà e ancor più urgentemente per scarsità e ab- Predare meno piuttosto che “dare di più”.
primo passo, la drastica diminuzione degli effetti ne- bondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’im-
gativi della crescita e, come secondo passo, l’attiva- maginario economico. L’economia attuale, infatti, Ridurre Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri mo-
zione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando di di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il
il saccheggio della biosfera non può che condurci artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’ap- consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad
ad un miglior modo di vivere. Questo processo com- propriazione della natura e la sua mercificazione. un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La poten-
porta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, za energetica necessaria ad un tenore di vita deco-
ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistri- Ristrutturare. Adattare in funzione del cambia- roso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione,
buire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme pos- mento dei valori le strutture economico-produttive, i trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali)
sono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, equivale circa a quella richiesta da un piccolo radia-
conviviale e pacifica. così da orientarli verso una società di decrescita. tore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America
Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tan- consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale
Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in to più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto
base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando sradicato. questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto
quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà per assicurare a tutti condizioni di vita eque e digni-
prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla con- Rilocalizzare. Consumare essenzialmente pro- tose.
correnza, il piacere del tempo libero sull’ossessione dotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’econo-
del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illi- mia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni
mitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il economica va presa su scala locale, per bisogni lo- d’uso anziché gettarli in una discarica, superando
ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve cali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i così l’ossessione, funzionale alla società dei consu-
poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui va- movimenti di merci e capitali devono invece essere mi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua
lori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti “tensione al nuovo”.
sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare. (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra
e cambiamento climatico). Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decom-
Ricontestualizzare Modificare il contesto concet- ponibili derivanti dalle nostre attività.
tuale ed emozionale di una situazione, o il punto di Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pia-
vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne neta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa dis- di Serge Latouche
completamente il senso. Questo cambiamento si im- tribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro (da una proposta di Osvaldo Pieroni
pone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di po- soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. al Forum delle ONG di Rio)

Segue Latouche e perché non offre una possibilità obiettivo di una società del dopo- co perché la sinistra istituzionale è più costituire il fondamento del si-
di vita conviviale neppure ai «be- sviluppo, o di un altro mondo pos- condannata al social- liberismo, stema. Si potrebbero concepire mi-
ro che la «nuova economia» è rela- nestanti». È un’antisocietà malata sibile. Si tratta di fare di necessità finché che non osa affrontare la de- sure progressive da adottare in una
tivamente più immateriale (o meno della propria ricchezza e il miglio- virtù e di concepire la decrescita, colonizzazione dell’immaginario. serie di tappe.
materiale), ma essa non viene a so- ramento del tenore di vita di cui per le società del Nord, come un La decrescita è concepibile so- Ma è impossibile dire se saran-
stituire, bensì a completare l’eco- crede di beneficiare la maggioran- fine che ha i suoi vantaggi; mente lo nell’ambito di una «società della no accettate passivamente dagli at-
nomia tradizionale. E tutti gli indi- za degli abitanti dei paesi del Nord quest’obiettivo non è all’ordine del decrescita», i cui contorni devono tuali «privilegiati» che ne sarebbe-
ci dimostrano che a conti fatti il si rivela sempre più un’illusione. giorno per le società del Sud per- essere delineati e che non compor- ro colpiti, essi stessi vittime del si-
prelievo continua ad aumentare2. Indubbiamente, molti possono ché, pur essendo influenzate dall’i- ta necessariamente un regresso sul stema, dal quale sono mentalmente
Infine, ci vuole proprio la fede in- spendere di più per acquistare beni deologia della crescita, il più delle piano del benessere. Un primo pas- e fisicamente drogati. Comunque,
crollabile degli economisti orto- e servizi mercantili, ma dimentica- volte non sono «società della cre- so per una politica della decrescita, più di quanto possano fare tutti i
dossi per pensare che la scienza no di calcolare una serie di costi scita» in senso proprio. infatti, può essere quello di ridurre, nostri argomenti, l’inquietante ca-
del futuro possa essere in grado di aggiuntivi che assumono forme di- Adottare la parola d’ordine del- se non sopprimere, l’impatto am- nicola dell’estate 2003, in partico-
risolvere tutti i problemi, e per rite- verse, non sempre monetizzabili, la decrescita vuol dire innanzitutto bientale, ad esempio «rilocalizzan- lare nell’Europa sud-occidentale,
nere illimitate le possibilità di so- legate al degrado della qualità del- abbandonare l’obiettivo insensato do» l’economia e ridimensionando sta a dimostrare la necessità di una
stituire la natura con l’artificio. l’aria, dell’acqua, dell’ambiente, di una crescita fine a se stessa. Ma l’enorme mole degli spostamenti società della decrescita. Temo che,
Secondo Ivan Illich, la fine spese di «compensazione» e ripa- attenzione: il significato di decre- di uomini e merci sul pianeta. Non per l’indispensabile decolonizza-
programmata della società della razione imposte dalla vita moderna scita non è quello di crescita nega- meno importante è liberarsi della zione dell’immaginario, potremo
crescita non sarebbe necessaria- (farmaci, trasporti, intrattenimen- tiva, espressione antinomica e as- pubblicità più invadente e rumoro- largamente contare negli anni a ve-
mente un male. «C’è una buona to), o determinate all’aumento dei surda che è un po’ come dire sa, contrastando l’obsolescenza ar- nire sulla pedagogia delle catastro-
notizia: la rinuncia al nostro mo- prezzi di generi divenuti rari (l’ac- «avanzare retrocedendo», e che ri- tificiale dei prodotti, la cui sola fi.
dello di vita non è affatto il sacrifi- qua in bottiglie, l’energia, il ver- flette in pieno il dominio del con- giustificazione è quella di far gira- “Le Monde Diplomatique”,
cio di qualcosa di intrinsecamente de...). cetto di crescita nell’immaginario. re sempre più vorticosamente la novembre 2003
buono, per timore di incorrere nei Difatti, mentre si cresce da un Come è noto, basta un rallenta- megamacchina infernale.
suoi effetti collaterali nocivi - un lato, dall’altro si accentuano le per- mento della crescita per allarmare Un drastico ridimensionamento
po’ come quando ci si astiene da dite. In altri termini, in queste con- le nostre società con la minaccia dei processi che comportano danni Note
una pietanza squisita per evitare i dizioni la crescita è un mito, persi- della disoccupazione e dell’abban- ambientali, cioè della produzione 1 The Business Case for Sustai-

rischi che potrebbe comportare. Di no all’interno dell’immaginario dono dei programmi sociali, cultu- di valori di scambio incorporati in nable Development. Documento
fatto, quella pietanza è pessima di dell’economia del benessere, se rali e di tutela ambientale, che assi- supporti materiali fisici, non com- del World Business Council for
per sé, e avremmo tutto da guada- non della società dei consumi! Ma curano un minimo di qualità della porta necessariamente una limita- Sustainable Development per Jo-
gnare facendone a meno: vivere tutto questo purtroppo non basta a vita. Possiamo immaginare gli ef- zione della produzione di valori hannesburg.
diversamente per vivere meglio». farci scendere dal bolide che ci sta fetti catastrofici di un tasso di cre- d’uso per mezzo di prodotti imma- 2 Mauro Bonaiuti, Nicholas

La società della crescita non è portando diritti contro un muro, scita negativo! Così come una so- teriali. Per questi ultimi si potrebbe Georgescu-Roegen, Bioeconomia.
auspicabile per almeno tre motivi: per cambiare decisamente rotta. In- cietà fondata sul lavoro non può conservare, almeno in parte, una Verso un’altra economia ecologi-
perché incrementa le disuguaglian- tendiamoci bene: la decrescita è sussistere senza lavoro, non vi può forma mercantile. Tuttavia, se il camente sostenibile, Bollati Borin-
ze e le ingiustizie, perché dispensa una necessità, non un ideale in sé. essere nulla di peggio di una socie- mercato e il profitto possono sussi- ghieri, Torino, 2003. in particolare,
un benessere largamente illusorio, E non può certo essere l’unico tà della crescita senza crescita. Ec- stere come incentivi, non devono pp. 38-40.
IV aprile l’inserto
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Sinistra al bivio tra economia e ambiente


Carla Ravaioli economicamente rallentando le di Keynes e Galbraith esplicita- di intere popolazioni. Ma gli stru- gigantesco problema del nostro fu-
emissioni di gas serra.” mente indicano la guerra come la menti su cui si punta con più im- turo sulla Terra.
ino a non molti anni fa il Salvare l’economia, è dunque consueta soluzione di crisi e sta- pegno e entusiasmo sono le ener- Si crea così, nell’insistita so-

F problema ambiente era prati-


camente ignorato dai “grandi
della terra”. Non pochi tra i massi-
l’obiettivo primo, l’unico, si direb-
be, del mondo politico. E salvarla
nel suo “progredire”, cioè nella
gnazioni economiche, e Chomsky
ne parla come di un normale mez-
zo di gestione dell’economia.
gie rinnovabili, eolico, solare,
idrogeno, ritenute da sole capaci
di sostituire i fossili. In questo,
vraesposizione mediatica di ogni
nuova scoperta scientifica e di
ogni mirabolante invenzione tec-
mi esponenti della politica e del- sua forma attuale, finalizzata a Questo è il PIL, utilizzato co- d’altronde, assumendo scelte che nologica, l’ottimistica attesa di un
l’economia negavano l’esistenza uno sviluppo di fatto identificato me misura non solo di prosperità da tempo appartengono all’am- prossimo futuro libero da inquina-
stessa della crisi ecologica plane- con la crescita del PIL, secondo la economica, ma di benessere e pro- bientalismo. Scelte che sono in- mento e scarsità energetica. Un fu-
taria, liberandosene come di ubbie struttura e la regola del capitali- gresso sociale, da tutti i politici, di dubbiamente necessarie, ma non turo in cui non esistano vincoli
di cassandre catastrofiste, o tutt’al smo, cioè di un sistema fondato destra e di sinistra. Questa è la cre- risolutive, e per certi versi non po- non solo alla illimitata produzione
più la consideravano una variabile sull’accumulazione, di cui la cre- scita, da ogni parte continuamente co rischiose. e circolazione di autoveicoli, ma
marginale, separata dai grandi te- scita esponenziale del prodotto è auspicata come soluzione di tutti i La polarizzazione dell’atten- alla crescita del PIL da tutti invo-
mi della politica. lo strumento indispensabile. Cre- problemi del mondo: ignorando zione pubblica sulla ricerca di cata e alla moltiplicazione dei con-
Da qualche tempo però le cose scita indiscriminata - si noti - che che gli ultimi decenni, pur segnati energie rinnovabili onde sconfig- sumi ossessivamente auspicata; e
vanno cambiando. Leader politici non distingue tra produzione e da un costante aumento produtti- gere effetto serra e mutamento cli- la ricchezza aumenti tanto che a
di prima grandezza, da Schroeder produzione, né si pone domande vo, hanno visto dovunque una matico comporta infatti una lettura ognuno possa toccarne prima o
a Chirac a Blair, mostrano atten- poi la sua fetta, magari, perché no,
zione e perfino qualche preoccu- una fetta grossa. Non è questa la
pazione per l’ambiente, e perfino favola bella del capitalismo?
Bush, che solo sprezzanti dinieghi
ha opposto al Trattato di Kyoto e Cure risapute e non efficaci
più volte ha censurato i rapporti In tutto ciò, come dicevo, la
del suo stesso governo sulle indu- posizione delle sinistre non si di-
strie più inquinanti, di recente ha stingue, o quasi, da quella delle
mostrato di avvedersi del proble- destre. E non solo per quanto ri-
ma. A Davos, il celebre consesso guarda le politiche ambientali. In
che annualmente raccoglie i più effetti anche da sinistra l’insistito
preziosi cervelli della scienza eco- auspicio di una solida ripresa eco-
nomica, insieme ai rappresentanti nomica, mediante più alta produt-
dei massimi poteri mondiali, è sta- tività e competitività, aumento dei
ta dedicata al rischio ambiente non consumi e della crescita, rivela un
poca parte dell’ultima sessione. E sostanziale allineamento al para-
anche il G8 ha organizzato nel digma socioeconomico oggi vin-
marzo scorso a Londra un incon- cente nel mondo; quello stesso che
tro sul tema. - sacrosantamente quanto contrad-
dittoriamente - viene (dalla stessa
A contare è solo il business sinistra) poi accusato di impostare
Tutto ciò dovrebbe essere mo- la propria strategia economica su
tivo di compiacimento per gli am- disuguaglianze e esclusioni, di
bientalisti. Ma la cautela s’impo- scaricare sul lavoro tutti i costi che
ne, se di questi fatti si considerano il mercato non sopporta, di cancel-
gli obiettivi e le scelte che ne se- lare garanzie e diritti sociali. In
guono. Perché in realtà non è del questa logica le stesse attività in
crescente squilibrio ecologico che difesa dell’ambiente, benché senza
i politici mostrano di preoccuparsi, dubbio dalle sinistre praticate con
ma soltanto di una sua manifesta- maggiore assiduità e impegno, dif-
zione: il mutamento del clima. E ficilmente possono andare oltre
nel preoccuparsene non si propon- l’iniziativa episodica anche se si-
gono la difesa dell’ambiente, ma gnificativa. In pratica limitandosi
quella dell’economia. a un piccolo riformismo ecologi-
In questo senso il recente di- co, lontanissimo dal toccare la ra-
battito del G8 è quanto mai istrut- dice del problema.
tivo. “L’impatto dell’ambiente sul- È così che le sinistre continua-
l’economia” s’impone come tema no a sostenere vecchie politiche
centrale fin dalla relazione intro- sviluppiste richiamandosi al dove-
duttiva del cancelliere inglese re di sconfiggere povertà e fame,
Gordon Brown, e la minaccia eco- senza considerare che, come atte-
logica per l’economia mondiale, il circa le ragioni e le conseguenze drammatica caduta dell’ occupa- deformante della realtà. Un’analisi sta la Fao, il mondo produce cibo
rischio di rallentamento della cre- della produzione medesima; che zione, uno sfruttamento sempre che dimentica che non esiste ener- sufficiente a sfamare tutti i suoi
scita, il costo economico di un cioè persegue solo la valorizzazio- più duro del lavoro, un attacco si- gia in assoluto non inquinante: an- abitanti, e che a impedirlo è sol-
possibile ulteriore innalzamento ne dei capitali e in modo astratta- stematico allo stato sociale, un au- che l’eolico e il solare, se applicati tanto l’iniquità di una distribuzio-
della temperatura media, sono i te- mente autoreferenziale, totalmente mento delle disuguaglianze non su vasta scala, comportano forte ne governata dagli interessi del
mi più insistiti. L’altro è la neces- separato dalla realtà sociale e dai solo tra il Nord e il Sud del mon- dequalificazione paesistica o arti- mercato e delle multinazionali. È
sità di sostituire il petrolio: non suoi bisogni. do, ma anche all’interno dei paesi stico-culturale. E che tace il fatto così che le sinistre continuano a
tanto, parrebbe, in quanto causa Secondo il computo invalso, il industrializzati. Questo è ciò che che la produzione di ogni tipo non sentire in conflitto i due massimi
prima di inquinamento ma perché PIL calcola infatti in positivo an- le politiche “ambientali” dei re- è solo consumo di energia, ma di problemi del nostro tempo, crisi
sta finendo, e anche le trivellazio- che il reddito che in vario modo sponsabili del nostro futuro stre- numerose altre materie prime: così ecologica e disuguaglianza socia-
ni più spinte in profondità o cini- segue ogni catastrofe, alluvione, nuamente si impegnano a conser- che ad esempio la fabbricazione di le, invece di leggerli come le due
camente promosse in zone di frana, terremoto, incidente ferro- vare. un’auto (come ci dice John Mc facce di un unico problema, con-
grande valore naturalistico e cultu- viario o stradale, guerra: dunque Neil) crea un inquinamento equi- seguenti a un modello economico
rale, non danno i risultati sperati. mettendo il segno + davanti al La realtà deformata valente a quello procurato dalla socialmente quanto ecologicamen-
Esemplare il breve passo che prodotto dovuto all’aumentata atti- Gli strumenti proposti al fine stessa in dieci anni di circolazione. te insostenibile. E non sembrano
Bush, nella sua allocuzione pro- vità di ospedali, cliniche, medici, di conseguire tale obiettivo sono i E soprattutto tende a dare lo scon- nemmeno sfiorate dall’idea che
nunciata a Bruxelles durante la re- infermieri, ambulanze, pompe fu- più diversi. Cinici e iniqui come il volgimento climatico conseguente proprio il rischio ambientale po-
cente visita europea, ha dedicato nebri, azioni di disinquinamento, mercato dei crediti di emissioni di all’effetto serra non come il feno- trebbe essere impugnato come la
al mutamento climatico; il quale - ripristini di edifici strade binari, gas serra; fantasiosi e improbabili meno più allarmante del guasto più convincente evidenza della to-
ha detto - va affrontato come una ecc.; ma di questi eventi non con- come il sequestro di anidride car- ambientale (quale in effetti è), ma tale insostenibilità del capitalismo,
“grande sfida”, da condurre “ricer- sidera in alcun modo le conse- bonica nel sottosuolo; ad altissimo come il problema ambiente tout del quale, secondo la ragione stes-
cando, sviluppando, promuovendo guenze negative, e ne ignora total- rischio come il rilancio del nuclea- court: con una consolatoria quanto sa del loro esistere, le sinistre do-
nuove tecnologie….così che tutte mente non solo le perdite materiali re; freddamente sprezzanti di ogni pericolosa semplificazione che vrebbero volere la fine. Ma oggi
le nazioni potranno progredire e i guasti fisici di ogni tipo, ma ragione ecologica e sociale come mette in sordina la miriade di altri sono ormai pochi a ricordarsene.
morti, feriti, mutilati, dispersi, sen- la costruzione di 1500 muove cen- problemi, alcuni gravissimi, dalla
za casa. Così pure, in perfetta co- trali elettriche, con inevitabile de- crisi idrica, all’accumulo dei rifiu-
erenza, il PIL aumenta con la fab- vastazione di valli spesso di ti, alla perdita di biodiversità, al-
bricazione e il commercio di armi straordinaria bellezza, sommersio- l’inquinamento diffuso che insidia
e materiale bellico di ogni tipo. ne di paesi di grande valore stori- la salute di tutti, altri minori, ma
Non a caso economisti del calibro co e culturale, migrazione forzata che tutti insieme si sommano nel
aprile l’inserto V
GIUGNO 2005 w w w. d e c r e s c i t a . i t

La decrescita dell’immaginario
Marco Deriu più persone o soggetti. Il problema sumismo, senza rendersene conto origini, sottolinea Weber, «l’avidità lich – la dimostrazione economica
mi sembra dunque quello di ricrea- fanno un’operazione di riduzioni- smodata di guadagno non si identi- della controproduttività della cre-
er ragionare delle alternative re forme di socialità che indeboli- smo economico utilitarista. Stabili- fica minimamente col capitalismo e scita conferma la credenza che, per

P alla crescita, o meglio alla so-


cietà della crescita, la doman-
da centrale non è “Che cosa?”, ma
scano la coazione del consumo, raf-
forzando altre fonti d’identità e di
sicurezza. Dobbiamo costruire un
scono che quello che basta alla loro
sopravvivenza individuale e fami-
gliare è l’essenziale, mentre ciò che
meno ancora con il suo “spirito”. Il
capitalismo può addirittura identifi-
carsi con l’inibizione di questo im-
gli esseri umani, ciò che conta pos-
sa essere espresso in termini econo-
mici».
piuttosto “In che modo?”. Le cate- senso del limite e della misura in- appartiene allo sperpero, al consu- pulso irrazionale, o almeno con la Se lottiamo per uscire dalla so-
gorie economiche della crescita e corporato, intrinseco nel nostro mo- mo sontuoso è superfluo. Così essi sua attenuazione razionale. Piutto- cietà di crescita non è principal-
dello sviluppo hanno messo radici do di vivere, di relazionarci, di defi- gettano discredito su uno dei pochi sto il capitalismo si identifica con la mente perché la crescita è dannosa
nel nostro immaginario in maniera nirci socialmente e culturalmente. riti sociali rimasti di dono e contro- ricerca continua, razionale, nell’im- o perché abbiamo paura delle con-
molto più profonda di quanto cre- Come ha giustamente sottolineato dono che, per quanto sfruttato com- presa capitalistica, di un guadagno seguenze ecologiche del nostro si-
diamo. Per cui è molto difficile ri- Wolfgang Sachs, «Una “rivoluzio- mercialmente, rappresenta ancora sempre rinnovato: ossia della “red- stema di vita. Al contrario se ha un
uscire veramente ad uscire dalle ne della sufficienza” non può essere un modo per creare, rinnovare, rin- ditività”». Questo non significa so- qualche senso parlare di antiutilita-
cornici in cui siamo rinchiusi. programmata né pianificata; per saldare legami familiari, d’amicizia stenere che tra i capitalisti odierni rismo, di decrescita, di convivialità,
realizzarla abbiamo bisogno di e d’amore. Rinunciare alla logica non abbia un ruolo anche l’avidità, è perché vogliamo ricollocare il
Una fiducia mal riposta cambiamenti rapidi e sottili nel sontuosa del dispendio, che si ac- ma ricordare che la spinta origina- conflitto sul piano dei sistemi sim-
Alcuni fautori della decrescita, pensiero culturale e nell’organizza- compagna ai rituali di dono, sen- ria e ancor oggi fondamentale del bolici, sul piano della lettura antro-
insistono ingenuamente sulla “sem- zione istituzionale della società». z’altro ci fa risparmiare e ridurre gli capitalismo non è la brama ma il pologica della società e dell’essere
plicità volontaria”. Il nostro rappor- Dunque la nostra riflessione sulla sprechi ma ci rinchiude in un’auste- calcolo, ovvero nelle parole di We- umano, dei suoi valori e desideri.
to con il consumo ha radici profon- sostenibilità deve concentrarsi sui rità e in un’autosufficienza beata e ber “l’uso pianificatorio di presta- Perché vogliamo contrapporre al
de che abbiamo ereditato e interio- valori e sugli schermi istituzionali in fondo deprimente. La logica an- zioni reali o personali al fine di desiderio illimitato di una ricchezza
rizzato, dunque non si tratta sem- e, quindi, sull’universo simbolico tiutilitaria del dono si oppone alla conseguire un profitto”. Anche di economica e di status, un desiderio
plicemente di educare il comporta- della società, più che sui processi valutazione ponderata dei filosofi fronte al capitalismo speculativo di altrettanto forte di una ricchezza
mento o di colpevolizzare la corsa energetico-materiali e sul mondo dell’austerità. Anziché attaccare il oggi ci si può chiedere come uscire della propria esistenza, delle nostre
all’acquisto. Noi dipendiamo dal delle quantità materiali. dispendio irrazionale tipico del do- da questa folle danza di una ricerca relazioni, dei nostri affetti, del pia-
consumo in termini materiali, poli- no si dovrebbe piuttosto attaccare la della ricchezza virtuale. Ma dubito cere di vivere assieme e non in
tici, psicologici e identitari. L’ec- La logica dell’austerità razionalità, apparentemente inscal- che si possa andar lontano sempli- competizione con gli altri.
cessiva fiducia nell’autocontrollo è La seconda questione richiama fibile, del quotidiano calcolo indivi- cemente con un richiamo moralisti- Da questo punto di vista, lo
un elemento del problema – della il tema dell’austerità e della ridu- duale. L’ideologia dei bisogni es- co ad un’economia più sobria e stesso termine “decrescita”, costrui-
nostra patologia culturale – piutto- zione dei consumi all’essenziale. senziali è in fondo asociale: così concreta, anche quando sia ancora- to aggiungendo un “de” privativo al
sto che un aspetto della sua solu- Ma che cosa è superfluo e che cosa notava lucidamente Ivan Illich già ta ai territori e ai reali bisogni della concetto di crescita, rischia di pre-
zione. Più ci si illude di controllare è essenziale per delle persone e per molti anni fa: «Incitando la gente gente. Il punto non può essere quel- starsi ad un fraintendimento conti-
il consumo e la dipendenza dai pro- una società umana? Molte delle so- ad accettare una limitazione volon- lo di contrapporre ad un’economia nuo. Costringe a chiarire ogni volta
dotti della nostra società di mercato cietà tradizionali hanno proibito o taria della produzione senza mettere speculativa, basata sulla moltiplica- che la decrescita non è la crescita
e più si ricade nella dipendenza. limitato l’accumulazione individua- in questione la struttura-base della zione infinita dei desideri, un’eco- stazionaria o negativa, ovvero non
Ogni volta che mettiamo avanti una le, ma hanno favorito le forme di società industriale, non si farebbe nomia più giudiziosa e un’immagi- è il suo semplice opposto ma allude
mentalità o un modo di ragionare dispendio sociale dei beni. Non esi- che conferire maggior potere ai bu- ne di essere umano più ascetica e ad un’altra società possibile. A
che insiste sulla nostra capacità di ste società tradizionale per quanto rocrati che ottimizzano lo sviluppo, distaccata; ridando nuovo fiato a chiarire che la decrescita non è pri-
porci razionalmente dei limiti, fi- “povera” che si sia privata di forme e ci consegnerebbe come ostaggi quella coscienza “enormemente vazione o depressione, ma convi-
niamo in realtà per riconfermare un di dono e controdono, di momenti nelle loro mani. La produzione sta- buona” o “farisaicamente buona” vialità o addirittura una vita festiva
dualismo tra una mente pensante di festa e di ostentazione sontuosa. bilizzata di beni e servizi ultra-ra- che, secondo Weber, accompagna- e dionisiaca. Che non è una que-
buona, innocente ed ecologica, ed Il consumo legato alla vita sociale zionalizzati e standardizzati allonta- va l’attività lucrativa alle origini del stione puramente di quantità ma di
un’abitudine del nostro corpo o per le società tradizionali è l’essen- nerebbe dalla produzione convivia- capitalismo. La questione centrale qualità della vita. E soprattutto che
della nostra società a sfruttare, a ziale, mentre l’utile e il tornaconto le ancor più, se possibile, di quanto rimane invece quella del senso, del- non è l’ultima ricetta dell’Occiden-
produrre, a consumare qualcosa. individuale sono secondari. Le nuo- non faccia la società industriale di la vita che desideriamo. te per il sud del mondo. Insomma ci
La strada verso un rapporto più ve forme di austerità e di semplicità sviluppo». sono molti malintesi, molte ambi-
equilibrato con le cose e il consu- volontaria proposte dalla cultura al- Per mostrare i limiti dell’etica Nuovi scenari sociali guità per un concetto che aspira
mo è molto più simile ad un pro- ternativa sembrano riportarci alla dell’austerità suggerisco di tornare In questa prospettiva appare più niente meno che a fondare un altro
cesso di disapprendimento e di dis- direzione contraria: il calcolo del- al lavoro di Max Weber sulle origi- chiaro quindi il rischio che la pro- immaginario. Per questo motivo,
intossicazione. Il cambiamento di l’essenziale per l’individuo e la sin- ni del capitalismo. La lezione di posta della decrescita, come quella dunque, sarebbe probabilmente un
cui abbiamo bisogno non è sempli- gola unità famigliare e il discredito Weber è che il capitalismo, lungi dell’economia alternativa, finiscano errore ridurre il dibattito solo a fau-
cemente soggettivo, nel senso che di ogni forma di consumo e dispen- dal nascere da una brama smodata col concentrarsi ancora sulle di- tori o critici della decrescita: non
non avviene semplicemente nella dio sociale. Coloro, tra gli stessi di guadagno, dal punto di vista dei mensioni economiche e materiali siamo ancora approdati ad un altro
mente del singolo individuo. È fautori della decrescita, che invita- valori morali trae origine al contra- della nostra condizione, anziché li- paradigma, anzi a dir la verità temo
piuttosto qualcosa che avviene nel- no per esempio a non regalarsi nul- rio dallo spirito di ascesi tipico del- berare nuovi immaginari sociali. che non siamo ancora nemmeno
le relazioni e nelle interazioni tra la per Natale per contrastare il con- l’etica puritana. Almeno alle sue «Paradossalmente – notava Ivan Il- usciti da quello vecchio.
VI aprile l’inserto
w w w. d e c r e s c i t a . i t GIUGNO 2005

La Décroissance: un giorn
S . D i v r y , V. C h e y n e t sufficienti per realizzare sia l’in-
e B. Clémentin contro che il giornale. Dopo il con-
vegno, però, l’idea del giornale è
l 27 aprile 2004, a Lione, in rimasta viva e si è evoluta.

I compagnia di Mauro Bonaiuti


e Serge Latouche, facemmo
una conferenza stampa per il lan-
Dal 1972 al 1980 in Francia
era stato pubblicato un giornale
chiamato “La Guele Ouverte” (La
cio del nostro giornale “La Dé- gola aperta), fondato da Pierre
croissance”. Malgrado i comunica- Fournier e distribuito in edicola.
ti stampa, alcuni giornalisti non Da quando questo giornale è spari-
vennero. Un anno più tardi, ven- to, il discorso critico sulla società
diamo 20000 copie ogni due mesi, dei consumi e del tecnoscientismo
di cui circa 5000 in abbonamento. è stato di difficile accesso al gran-
Non è che una goccia d’acqua in de pubblico. Dal 1999, poi, aveva-
confronto a tutti i media che in- mo iniziato a far uscire una rivista
stancabilmente predicano l’ideolo- annuale: Casseurs de pub, un Ad-
gia della crescita, ma per noi, per i busters alla francese (per quelli che
nostri modesti mezzi, è un grande non conoscono la rivista canadese
risultato. una sorta di rivista dell’anti-pub-
La Décroissance ha più o meno blicità). Diffondevamo anche una
origine con l’incontro, organizzato lettera di informazione bimestrale
a Lione nel settembre 2003 e inti- ai nostri abbonati, e ci siamo ap-
tolato “La decrescita sostenibile”, poggiati su questa esperienza per
al quale erano presenti Silvana De far nascere La décroissance, tra-
Gloria, Mauro Bonaiuti e Jacques sformando la lettera bimestrale in
Grinevald e dove fummo felici di un giornale vero e proprio. Il pri-
accogliere più di 300 persone. Ma mo numero, di 16 pagine, è uscito
il nostro obiettivo era, ed è sempre nel marzo del 2004 nelle edicole di
rimasto, quello di uscire dalle pic- tutta la Francia.
cole nicchie dei convinti per incon- Rapidamente gli abbonamenti
trare i nostri contemporanei. Ri- e le vendite de La Décroissance ci
flettendo con Serge Latouche ci hanno permesso di pagare una
era parsa una buona idea far uscire giornalista. Oggi un gruppo di tre
in edicola, in occasione dell’incon- persone “fabbrica” il giornale, re-
tro, un numero unico sulla decre- munerato al salario minimo. Un
scita: all’epoca questo non fu pos- comitato redazionale vigila sui
sibile, perché non avevamo forze contenuti, cosa importante poiché

Pensiero unico: resiste all’oppressione.

6 Ogni critica è per


autostrade e trafori, non dalla
proliferazione insensata del
trasporto su strada.

istruzioni per l’uso


sua natura negativa
Bisogna essere, sempre e co-
munque,“positivi”. SAPER
7 L’intimidazione RESISTERE
della maggioranza
COME AGISCE A partire da una maggioranza E REAGIRE
consolidata, “il 51% della po-
COME polazione pensa che”, o co- Per spezzare il pensiero unico
struita dai sondaggi, si defini- dobbiamo metterci nei panni
DIFENDERSI sce la posizione minoritaria dell’uomo ribelle, capace di
come anormale o contro na- dire NO. NO, non siamo co-
1 Il sofisma tura. Bisogna sempre fare co- stretti ad accettare i super-
dell’ineluttabile me gli altri (o come si suppo- mercati, l’auto o un’insensata
“Siate realisti”, “che voi lo vo- ne che gli altri facciano). crescita economica. Non so-
gliate o no”, “in economia no fatalità, ma solo il risultato
non c’è un pensiero unico, 8 Rendere naturale di una scelta legata a precisi
c’è semplicemente un’unica ciò che oggi è normale interessi e di una mancanza
realtà”… Il “normale” attuale diventa il di volontà politica. Non siamo
“naturale” di ogni tempo. Il assolutamente obbligati ad
2 La svalutazione mercato è uno stato naturale, accettare nulla: il realismo di
sistematica del passato dicono ad esempio, confon- cui molti si vantano è, invece,
Il passato è “superato”. An- dendo il piccolo mercato di il sottomettersi ad una logica
che quello che funzionava va un villaggio africano con l’Or- assurda. Se domani decides-
considerato come non propo- ganizzazione Mondiale del simo democraticamente di
nibile. Il pensiero unico me- Commercio. chiudere i supermercati e di
scola sistematicamente la abbandonare l’automobile e
contestazione dell presente 9 Invocare la moderazione la crescita economica, lo po-
ad esempi di errori passati. Il 4 La tecnologia e il giusto mezzo tremmo fare. E lo faremo.
ricorso all’analisi marxiana, ad si giustifica da sé Si può accusare di estremi- Non c’è alcuna mano invisibi-
esempio, è reso impossibile “Siamo arrivati sulla luna, smo chi rifiuta falsi compro- le che ci imponga queste
dallo stalinismo; difendere il questo giustifica la conquista messi. Lo sviluppo sostenibile scelte alienanti, a meno che si
servizio pubblico è, di per se spaziale”. “I jet sono belli, viene presentato come una tratti di un’imposizione ma-
stessa, un’idea improponibile, dunque sono bene”. E se si soluzione naturale ed equa, e scherata. L’importante è rifiu-
ad un politico basta, per fallisce, si cerca una nuova coloro che lo contestano ven- tare la sottomissione intellet-
squalificare un suo avversa- soluzione tecnica al “malfun- gono giudicati pericolosi tuale, non rassegnarsi al pen-
rio, accusarlo di essere un zionamento tecnico” per- estremisti. siero unico, alla vigliaccheria
“uomo del passato”. ché… non si torna mai indie- mentale, alla logica mortifera
tro! 10 La concessione che la nostra epoca vorrebbe
3 Ogni innovazione tecnica di facciata imporci.
è benessere sociale 5 Ogni critica ad una realtà Si ammette l’esistenza di cer-
OGM, nucleare, telefoni cellu- esistente è irrealistica te “disfunzioni”, definendole
lari, ecc.. Ogni evoluzione Il reale vale per il semplice “piccole derive” del sistema e
tecnica è un progresso per fatto che è. E i difensori del non conseguenze dirette del-
l’uomo. Ed è ben noto che “reale-così-com’è” possono lo stesso. La povertà nel mon-
“non si può fermare il pro- accusare gli altri, per esempio do è un problema di cattiva Questo per vivere
gresso” e che “finiranno per gli attenti al sociale, di rigidità regolazione della globalizza- con dignità,
trovare una soluzione”. Un
esempio: l’eliminazione delle
o immobilismo. In altre parole
si contrappone il reale econo-
zione, non una sua conse-
guenza, i problemi del traffico
non sottomessi,
scorie radioattive! mico al reale sociale… che nascono dalla mancanza di sapendo dire NO.
aprile l’inserto VII
GIUGNO 2005 w w w. d e c r e s c i t a . i t

nale che parla alla società


facciamo un discorso fortemente ta. Eppure il rifiuto di essere com-
radicale e sempre sul filo del ra- pletamente all’interno di un siste-
soio. Inoltre un comitato editoriale, ma di pensiero o di un modello esi-
composto per lo più da intellettua- stenti, è spesso giudicato dai nostri
li, contribuisce a La Décriossance compagni della sinistra come una
e numerosi volontari ci aiutano per debolezza. Di fronte all’ideologia
la diffusione e la spedizione. In- della decrescita, il nostro obiettivo
somma, è un progetto che va avan- non è costruire una contro ideolo-
ti solo grazie ad un lavoro colletti- gia, l’ideologia della decrescita,
vo. ma di sviluppare uno spirito criti-
Non ci aspettiamo granché, se co, quello della decrescita, che
non nulla, dai grandi media attuali. possa diventare in seguito un mo-
Finanziati in gran parte dalla pub- dello di pensiero. Con questo fine
blicità, sono posseduti da multina- cerchiamo di “aprire al massimo”
zionali (in Francia da fabbricanti di il giornale, in prima battuta ai let-
armi come Dassault e Lagardère) e tori, ma anche a personalità che
il discorso sulla decrescita li infa- non sono specificatamente sosteni-
stidisce molto. Tengono raramente trici della decrescita. E questo in
conto della nostra iniziativa e ogni numero, attraverso un dibatti-
quando questo succede avviene, di to sulle grandi questioni della so-
solito, è in maniera superficiale o cietà viste attraverso l’ottica della
per screditarci. Questo ci riconfer- decrescita.
ma l’importanza di essere presenti Quando guardiamo le edicole,
nella società con un giornale no- sicuramente, La Décroissance ci
stro: la riconquista di mezzi di co- sembra isolata rispetto agli altri
municazione liberi e pluralisti è, giornali, che invitano consumare
infatti, uno dei grandi cantieri della sempre di più. E anche se sappia-
decrescita. mo che non è con un giornale che
Per noi è anche importante ri- salveremo il mondo, quello che
badire che il giornale è una tribuna conta è restare in piedi e resistere.
dei dibattiti che dividono, e divide- Per questo siamo molto felici
ranno sempre questo movimento. della nascita de “La Decrescita”, e
Insistiamo molto sul rifiuto di “of- auguriamo buona fortuna ai nostri
frire un sistema globale chiavi in cari e care amici e amiche transal-
mano”, poiché persone dalle con- pini.
vinzioni anche molto diverse si ri-
trovano nel discorso della decresci- www.decroissance.org

Insaziabili consumatori di pianeti


Una sola terra Una risorsa essenziale, così per la vegetazione.
non ci basta il petrolio Petrolio, da ricchezza La biodiversità
L’umanità vive del suo capita- Ci impegnano con tutte le for- a problema diminuisce ogni giorno
le naturale e, com’è ormai ab- ze ad estrarlo e, al ritmo attua- Dopo averlo estratto bruciamo L’inquinamento contribuisce Invertiamo la tendenza:
bondantemente riconosciuto le di consumo, avanzano 40 il petrolio nei nostri motori, e al decadimento della biodiver- la decrescita
dalla comunità scientifica, anni di petrolio. Ma dobbiamo gli scarti di questa combustio- sità e 100 specie spariscono Qual’è allora la cosa più ur-
consumiamo circa due piane- pensare alle riserve di petrolio ne invadono l’atmosfera. Il ogni giorno. E noi aggraviamo gente da fare? Rimettere i pie-
ti: in altre parole per continua- come ad un bicchiere pieno di pianeta è limitato nelle sue ri- il problema. La nostra civiltà, di per terra. Ritrasformare l’e-
re a vivere in questo modo ab- depositi: più ci si avvicina al sorse, ma lo è anche nella sua con la sua fede in una tecnica conomia, il denaro, la scienza,
biamo bisogno di due volte le fondo, più diventa difficile ed capacità di assorbire l’inqui- e scienza onnipotenti, conti- la tecnica, il lavoro, il consu-
risorse della terra. Il 20% della energeticamente costoso namento che produciamo. nua a cercare risposte tecno- mo, in strumenti al servizio
popolazione mondiale, i paesi estrarlo e, arrivati al fondo, Quanto anidride carbonica scientifiche alla crisi ecologica dell’umanità. E capire i limiti
ricchi, consuma l’80% delle ri- quando occorrerà un barile di può riciclare? La soglia è at- e quella di maggior successo, del pianeta: i paesi ricchi con-
sorse e al restante 80% ne re- petrolio per estrarne uno, tutta tualmente di 0.5 tonnellate attualmente, è lo sviluppo so- sumano troppo e inquinano
sta solo il 20%. Ma chi è oggi l’operazione sarà inutile e do- equivalenti carbone per terre- stenibile. Purtroppo è una ri- troppo, devono ridurre la pro-
un ricco? Grosso modo chi vremo fermarci. Ci sarà sem- stre per anno. Gli abitanti dei sposta inadeguata, che ampli- duzione e i loro consumi, os-
possiede un’automobile.Se pre petrolio sulla terra, ma sa- paesi più ricchi producono co- fica solo il problema, un pro- sia decrescere in termini di
tutto il mondo consumasse rà inutile provare ad estrarlo. me media 3 tonnellate di CO2, blema che è invece, essen- PIL. Ma questa decrescita, se
come noi, i ricchi, avremmo Il momento in cui l’estrazione ossia 6 volte di più di quello zialmente, politico e filosofico. porterà con sé una crescita
bisogno di 8 pianeti. E nel comincerà a declinare è il co- che il pianeta può sopportare, Perché non è di più tecnica e nelle relazioni sociali sarà, pri-
2050? È prevista una crescita siddetto “picco massimo di ma anche il resto dell’umanità più scienza che abbiamo bi- ma di tutto, un rifiorire del be-
del 65% della popolazione Hubbert”. Hubbert è l’uomo ha raggiunto il limite delle 0.5 sogno, ma di sobrietà e di una nessere per tutti gli individui.
mondiale, quindi allora occor- che ha previsto con quindici tonnellate equivalenti carbone migliore distribuzione delle
reranno 12 pianeti. E se a anni di anticipo il picco di e il clima impazzisce. E se ricchezze. Ma noi non voglia-
questo aggiungiamo una cre- estrazione del petrolio negli umani e animali possono spo- mo vedere quello che dovreb-
scita media del 2% fino al Stati Uniti, ed è un nome che starsi velocemente, per adat- be essere evidente e la nostra
2050 (un’ipotesi non partico- sarà presto famoso ovunque. tarsi alle conseguenze del ri- cecità non fa che aggravare la
larmente azzardata) ci vorran- Intanto l’offerta non riesce già scaldamento climatico, non è situazione.
no 30 pianeti. più a soddisfare la domanda e
Trenta pianeti? Sarà difficile il prezzo del petrolio va alle
trovarli, e a quel punto saremo stelle.
davvero nei guai.
VIII aprile l’inserto
w w w. d e c r e s c i t a . i t GIUGNO 2005

Desideri che sfuggono al nostro controllo


Luigi Zoja fa un executive americano guada- se ne ricava, è un programma di di comunicazione ci offrono a mo- a loro volta tendono a limitarsi
gnava in media 40 volte più del produzione. Poi, sempre più, l’illu- dello - soffre della sindrome di agli aspetti economici e tecnologi-
suo salariato medio ed oggi 475 sione di un programma. Si illude, e Icaro. Una sindrome che i manuali ci.
o cos’è il denaro, ma cosa volte di più. E questo non è che il ci si illude, di disporre adesso di di psicopatologia non descrivono Quando parleremo dell’origine

S può farsi valore, cosa può ar-


ricchirmi? Quale parte di
questa ricchezza è compatibile con
dato più visibile. Quello più so-
stanziale sta nel fatto che oggi gli
alti ruoli vengono remunerati con
una soddisfazione, di monetizzare
un valore che, se tutto andrà bene,
sarà disponibile solo nel futuro.
perché riguarda noi tutti. Il rischio
è che, come Icaro, l’uomo nuovo
che vuole troppo, l’uomo il cui
di tutto questo, dell’uomo che ha
perso il controllo dei propri desi-
deri? Cosa ci possono dire la psi-
l’umanesimo e, al tempo stesso, consistenti partecipazioni aziona- Universalizzando nel quotidia- desiderio è entrato in metastasi, si cologia e la ricostruziopne storica?
separabile da me Quando e come è
come uomo, in iniziato il culto di
modo che io possa questo dio che divo-
lasciarla ai miei fi- ra i suoi devoti fe-
gli? deli ?
Il progresso del I Greci - radice
mondo è economi- di quel pensiero oc-
co e tecnologico: e cidentale che la glo-
sghignazza di fron- balizzazione rende
te a queste senti- universale - erano
mentali domande. terrorizzati dalla fa-
L’umanista ra- me di infinito che si
duna in sé valori nasconde nell’uo-
finiti come il suo mo. La chiamavano
corpo. Legge So- hybris e avevano
focle in greco e come unico coman-
Kant in tedesco, ri- damento la condan-
esce a distinguere na dell’hybris, la
un quadro falso e nemesis. Eppure,
un racconto plagia- coi loro successi
to: ma sono qualità culturali e militari,
doppiamente limi- proprio i Greci insu-
tate, perché mori- perbirono e, gra-
ranno con lui. dualmente, rove-
Cresce all’infi- sciarono la proibi-
nito la pianta del- zione dell’arroganza
l’economia. For- nell’adorazione del-
malmente, i suoi l’arroganza.
valori continuano In un certo sen-
ad accumularsi. so, la storia dell’Oc-
Hong Kong cidente è la storia di
sfila quale modello questa follia, e degli
vincente della nuo- sforzi per continua-
va ricchezza che, re a reprimere il
in pochi decenni, senso di colpa e di
sconfigge la pover- disagio psichico che
tà. Ma come il comporta.
mondo sta perden- In questo senso,
do l’acqua che tutti i nostri studi sui dis-
avevano gratuita- astrosi potenziali
mente, così Hong dello sviluppo infi-
Kong nell’ultimo nito non sono solo
mezzo secolo ha espressione delle
perso il 37% della moderne capacità di
luce del sole e ora far calcoli previsio-
neanche il più ric- nali, ma anche del
co dei suoi cittadi- sopravvivere, nel
ni può riaverla. nostro inconscio
Ogni decennio collettivo, dell’anti-
la psicopatologia chissimo mito se-
definisce nuove condo cui volere
sindromi. C’è il troppo era sgradito
pericolo che debba agli dei, portava
aggiungerne all’in- sfortuna e preparava
finito, perché i de- sciagure.
sideri stanno sfug- Ma allora, se è
gendo al nostro vero che nessuna
controllo. Voglia- cultura può negare
mo all’infinito e vogliamo l’infini- rie. Valendosi della loro posizione, no questa distorsione psicologica, fermi solo quando gli si stacche- completamente le proprie origini e
to. Forse è un effetto collaterale i top executives hanno la possibili- la bulimia corrisponde all’ingoiare ranno le ali. disobbedire alle proprie eredità
della scomparsa della divinità. La tà di gonfiarne artificialmente il nel presente consumi alimentari Il Brasile combatte con suc- culturali, siamo finalmente di
divinità è stata una onnipresenza valore e venderle per tempo agli futuri. cesso la fame. Ma, per la prima fronte a una buona notizia. Oscu-
così radicale in ogni espressione ingenui. Ai redditi moltiplicati af- Una barretta di cioccolato è volta, i dati del Brasile indicano ramente, ci sentiamo ancora in
umana, che inconsciamente cer- fiancano, così, la capacità di molti- piacevole. L’atteggiamento rivolto che il numero degli individui se- colpa per l’assurdità del nostro vo-
chiamo di farla rinascere dentro di plicare il capitale, anche senza all’accumulo e alla presentifica- riamente sovrappeso od obesi su- lere infinito. Le nevrosi che espri-
noi, desiderando e mimando la in- produrre altro che la convinzione zione del tempo futuro, chiede di pera il numero dei sottonutriti. mono molto del nostro disagio so-
finitudine divina. che esso valga di più. Sono mae- ripetere subito quel piacere. Si in- L’uscita dalla fame dipende in no “sane”. La critica allo sviluppo
L’Università del Surrey ha stri dell’economia o dell’avidità? ghiotte una seconda barretta. Ine- buona misura dal progresso eco- senza limiti ha dalla sua non solo
condotto uno studio psicologico Si va verso una presentifica- vitabilmente, il piacere è un po’ nomico, quindi è abbastanza pre- recenti cifre e ragionamenti, che
comparato di criminali, casi psi- zione del domani, una accelerazio- minore. Non si accetta questa leg- vedibile. L’eccesso di fame in chi potrebbero lasciar freddi, ma pro-
chiatrici ed executives ai più alti li- ne e un appiattimento del tempo ge naturale del limite, si cerca di è già ipernutrito, invece, è legato a fonde, antichissime emozioni, che
velli del mondo economico. Se- dovuta al desiderio di avere subito. rifarsi mangiandone subito una ter- fattori psicologici e culturali, ben chiedono giustizia. Giustizia per la
condo i risultati, i disordini caratte- Le imprese economiche do- za. Il piacere diminuisce ancora. Il difficili da prevedere e da control- terra maltrattata, ma anche per gli
riali dell’ultimo gruppo non si di- vrebbero nascere con un program- consumatore deve quindi consu- lare. antichi miti che insegnavano l’im-
stinguono da quelli dei due prece- ma di produzione di certi prodotti. mare altro cioccolato. Cade defini- Adoriamo un dio-sviluppo, portanza dei limiti e sono stati ar-
denti, sono semplicemente presen- Ma oggi, vendere il prodotto è di- tivamente nel circolo vizioso. Non senza fine e senza fini. I dibattiti rogantemente calpestati.
ti diverse accentuazioni quantitati- ventato meno interessante. Co- sappiamo più volere. Non sappia- sulle terrificanti implicazioni di un
ve. Forse, l’Università del Surrey stringe ad aspettare tempi che indi- mo più desiderare. L’uomo - so- culto inghirlandato di razionalità L’autore ha sviluppato questi
avrebbe potuto risparmiarsi la ri- spongono l’economia speculative. prattutto l’uomo che occupa posti economica e tecnologica, ma nel temi nel libro
cerca. Bastava pensare che 25 anni Quello che si vende, e il valore che di potere economico e che i mezzi fondo profondamente irrazionale, “Storia dell’arroganza”
aprile l’inserto IX
GIUGNO 2005 w w w. d e c r e s c i t a . i t

Opinioni o coscienza ?
Luca Mercalli mondo» (p. 346). «Soddisfatta la
domanda di cibo e di abitazione,
La natura richiede poco; ma nonché dei prodotti industriali tra-

“ ha smisurate esigenze chi


vuol seguire le opinioni uma-
ne. I desideri che nascono dalla dei consumi e della qualità degli mente perché fa a pugni con i prin- ciò che non sappiamo e non ri-
dizionali e, più in generale, dei be-
ni materiali che forse sono diven-
tati persino troppo ingombranti,
natura hanno un limite; quelli in- stessi, la sua bandiera. cipi fisici. Approdare oggi a una usciamo a prevedere, ci dà la mi- una parte almeno della domanda
vece che derivano da falsa opinio- Le scrissi che era venuto il mo- consapevolezza dei limiti della sura dell’infinita prudenza che do- potrebbe orientarsi verso le fasce
ne sono senza fine”. mento di abbandonare le sirene crescita è una conquista culturale, vrebbe guidarci nell’azione» (p. alte dei bisogni: l’arte, la cultura,
Lucio Anneo Seneca, Lettere a della crescita continua, che si pote- è una maturazione interiore di 23). «La scarsità del capitale natu- l’amore per la natura, il paesaggio,
Lucilio, XVI va pensare a un’economia diversa, enorme portata. È difficile giun- rale ed il peggioramento delle sue i monumenti, i parchi naturali, o
che riconoscesse “i valori della so- gerci, perché per comprendere la caratteristiche qualitative sono or- verso una migliore qualità delle re-
Sono nato nel 1966 nella peri- brietà e del senso del limite, impo- complessità dell’intreccio biogeo- mai una realtà incontrovertibile, lazioni umane» (p. 348). «Si può
feria torinese. Nell’infanzia ho sti non da qualsivoglia ideologia, chimico con quello economico e che mette in evidenza l’esistenza fare l’ipotesi che il senso del limite
avuto tutto ciò che desideravo. ma da semplice rispetto del secon- psicologico dell’era consumistica, di limiti assoluti, non solo relativi di un’economia ecologica consista
Giocattoli di plastica, l’albero di do principio della termodinamica”. ci vuole conoscenza e sensibilità. e legati allo stato delle tecnologie» anche nel saper fermare l’invaden-
Natale con le palline luminose, i In tale contesto le suggerivo Però quando la si acquisisce se- (p. 90). «La capacità di carico del- za del mercato e nell’allargare gli
fumetti di Topolino. Ma ho avuto che sarebbe stato fondamentale condo me è impossibile tornare in- la biosfera è data e rappresenta un spazi di vita governati da attività
anche un piccolo orto che mi ha abbandonare le grandi opere, fer- dietro. Non è un’opinione, è una limite non valicabile» (p.92). «Di non profit, volontarie, conviviali o,
insegnato come funziona la vita mare il consumo di suolo, disin- profonda condivisione basata sui fronte a una crisi economica, nes- più semplicemente, da non attivi-
sulla Terra, mi ha svelato i grandi centivare gli sprechi e l’uso del su- principi fisici fondanti dell’Uni- suno sa proporre altro che politi- tà» (p. 348). «È corretto domanda-
cicli della materia e dell’energia. perfluo nonché gli eccessi nell’im- verso. che di rilancio della crescita, e la re all’economia di ritirarsi, di farsi
Non sono mai stato particolar- piego di materie prime ed energia, Non è una teoria economica, misura dell’incremento del PIL re- da parte? La risposta è che dovreb-
mente ambientalista. Ammiravo la a vantaggio di un benessere più se- una moda, un pensiero ancora po- sta il punto di riferimento di ogni be proprio esserlo» (p. 348).
scienza e la tecnica e vivo tuttora reno e libero dal senso di competi- co maturo, in stadio evolutivo, per governo per misurare il successo «Troppo spesso si parla di “leggi
immerso in esse, senza computer zione sociale generato da modelli il quale ci si può permettere di dire delle proprie politiche. Occorre inesorabili dell’economia”, quasi
mi riesce difficile lavorare, consi- pubblicitari ormai patologici. ieri la pensavo così, ma oggi sono quindi porsi la domanda del perché si trattasse di un sistema di fini ul-
dero Internet l’invenzione del se- La lettera ebbe grande eco, cir- tornato indietro. No, quello del li- due secoli di crescita del prodotto timi e non di un semplice strumen-
colo. Ma ho sempre cercato di es- to per perseguire dei fini. Imparare
sere sobrio, di non sprecare, di ca- a controllare l’invadenza dell’eco-
pire dove sono i limiti di un qual- nomia in tutte le sfere della vita è
siasi sistema. l’operazione preliminare per impa-
Oggi il mio antico orto torinese rare a controllare la crescita, ma
è diventato un parcheggio per anche per riportare l’economia nel
grosse automobili. E il processo di grande solco delle scienze sociali,
artificializzazione del paesaggio si che si interessano all’uomo nella
è improvvisamente accelerato, sua interezza» (p. 349).
senza freni. Ruspe ovunque, sgra- Queste cose furono scritte solo
ziati capannoni, strade, parcheggi, 12 anni fa, prima dell’ingresso in
anonime villette e centri commer- politica. Torno ora sulla frase: “Ma
ciali, un delirio. Ho profondamen- noi - il Piemonte - non possiamo
te avvertito una dissonanza, mi ha rimanere fuori dallo sviluppo né
invaso la consapevolezza che, do- possiamo rinunciare alla creazione
po la grande crescita degli anni di reddito, conseguenza immediata
1960-80, con tutti i suoi vantaggi dell’arresto della crescita”. Non
(non avrei avuto i giocattoli) e gli comprendo la puntualizzazione re-
svantaggi (non avrei conosciuto la lativa al Piemonte: sembra lasciar
bruttezza della periferia urbana), il intendere che altre regioni possano
territorio non avrebbe potuto sop- invece permettersi di uscire da
portare un’espansione esponenzia- questo anello di retroazione. Eppu-
le dei desideri umani. Il territorio e re chi, se non le regioni dove più
le sue risorse sono spazi finiti, la vicino è il limite del precipizio am-
crescita continua non ne tiene con- bientale, dovrebbe tirare il freno?
to. “Al contrario, dobbiamo rima-
La scienza aveva ormai co- nere dentro questi meccanismi di
struito una vasta analisi del rischio crescita. E dobbiamo rimanerci
connesso con questo fenomeno, perché le dinamiche che governa-
tutto era già cartografato, monito- no i processi economici non per-
rato, ambientalmente valutato: re- colò su Internet in tutta Italia, mi mite della crescita continua è il nei paesi occidentali abbiano ali- mettono di fermarsi a un certo li-
torica e propaganda. Lo spazio in- procurò la soddisfazione di riceve- pensiero, è l’acquisizione ultima mentato una sorta di “droga da vello: chi si ferma non mantiene le
fatti era sempre di meno, i motivi re oltre 200 e-mail da persone che che corrisponde al nostro posto nel crescita” per cui tutti ritengono che posizioni acquisite, ma corre il for-
della crescita sempre più ridicoli. condividevano il messaggio e che mondo reale, è la giusta distanza un’economia che non cresce è tissimo rischio di tornare indietro”.
Nonostante leggi, regolamenti, as- sento profondamente affini. La da mettere tra noi e la pericolosa un’economia che va indietro, in È una visione spaventosamente
sessorati e ministeri dell’ambiente, pioggia di messaggi arrivò anche legge esponenziale. assoluto e rispetto alle altre, che ineluttabile, figlia di quelle “leggi
roboanti dichiarazioni di sostenibi- al sito dell’interessata che rispose Ogni organismo dispone di fat- non innova e in cui i livelli di be- inesorabili dell’economia” che po-
lità, ogni giorno un pezzo di piane- di essere sostanzialmente d’accor- tori limitanti anche interni. Pensia- nessere tendono a regredire» (p. chi anni prima venivano profonda-
ta spariva sotto i miei occhi. Il teo- do sulla necessità a priori di con- mo a noi stessi: perché non siamo 92). «Se la specie umana vuole so- mente criticate dalla medesima
dolite del geometra, le reti di pla- frontarsi con i limiti ambientali, dei giganti? Perché le nostre cellu- pravvivere, deve riuscire a fermare mente. Però per chi - come ci inse-
stica arancione, la betoniera, il ma convinta dell’impossibilità di le non continuano a moltiplicarsi il treno in corsa della crescita che gna Luigi Sertorio - ha capito che
nuovo scatolone cementizio. Uo- arrestare la crescita: “Anch’io, an- continuamente facendoci crescere sta minando le basi naturali della le uniche leggi inesorabili che go-
mini che con noncuranza e rapaci- ni fa, pensavo fosse necessario ar- per tutta la vita ma si arrestano po- sua stessa esistenza» (p. 98). «Sia- vernano il mondo e noi stessi, non
tà muovono una leva sul bulldozer, rivare a una sorta di “blocco dello co dopo l’adolescenza? E se conti- mo all’ipertrofia nella produzione sono quelle dell’economia, bensì
“manovrano senza dolore e senza sviluppo”. Mi sono resa conto, col nuano a crescere senza controllo lo di oggetti. Ecco allora che il pro- quelle della termodinamica, la
affetto il suicidio della loro memo- tempo, che il blocco puro e sem- chiamiamo cancro. Accettare che dotto-merce diventa sempre di più quale «più che una dottrina di po-
ria”, una bella citazione presa da plice non è possibile. Ho studiato e ci sono limiti è un punto d’arrivo, un sostituto di ciò che veramente tenzialità è una dottrina di limita-
Matteo Melchiorre, stesse mie sen- riflettuto a lungo sulla teoria del- e Seneca l’aveva già capito. Sem- vorremmo, una migliore qualità zioni, di insegnamenti su quello
sazioni per il suo Veneto. l’arresto della crescita. Ma noi - il mai oggi il cammino che abbiamo della vita» (p. 342). «Le parole che non si può fare», allora questa
A un certo punto non ho più Piemonte - non possiamo rimanere da compiere consiste nel continua- chiave che dovranno caratterizzare è l’ammissione che non resta che
potuto resistere e, insieme a Chiara fuori dallo sviluppo né possiamo re a vivere a lungo su questa Terra lo sviluppo sostenibile sul piano una sola strada: andare a tutta ve-
Sasso, ho scritto un libro, “Le rinunciare alla creazione di reddi- mantenendo un ragionevole benes- sociale mi sembrano, allora, essere locità dentro il precipizio (o contro
mucche non mangiano cemento”. to, conseguenza immediata dell’ar- sere senza scontrarci con quei li- almeno tre: qualità, lentezza, con- il muro, scegliete voi).
Un mattino di febbraio 2005 l’ho resto della crescita. Al contrario, miti. Qui c’è posto per la scienza e templazione» (p. 346). «La con- Semplicemente, è vero che si
messo in una busta con una lettera dobbiamo rimanere dentro questi per la filosofia. templazione è forse la caratteristi- corre un certo rischio di tornare in-
e l’ho recapitato a mano al negozio meccanismi di crescita. E dobbia- Allora perché la professoressa ca più importante di una società dietro (solo un po’, nel senso che
elettorale di Mercedes Bresso, nel- mo rimanerci perché le dinamiche Bresso fa marcia indietro? Disser- sostenibile, che contrasti la tenden- decrescita vuol dire continuare a
la vecchia Torino medievale. Nella che governano i processi economi- tava di Georgescu-Roegen quando za all’ipertrofia. Le nostre econo- fare la doccia calda, magari con i
lettera in sintesi le dicevo che, vi- ci non permettono di fermarsi a un io ancora giocavo con la sabbia e mie hanno sviluppato con la natura pannelli solari, rinunciando alla Ja-
sto il suo brillante curriculum di certo livello: chi si ferma non ha scritto un libro che s’intitola e con le cose un rapporto essen- cuzzi), ma si eviterebbe così che le
docente in economia ambientale, mantiene le posizioni acquisite, ma “Per un’economia ecologica” dove zialmente appropriativo e di uso. dinamiche naturali - ben più impe-
aveva l’opportunità più unica che corre il fortissimo rischio di torna- esprime ammirevoli concetti co- L’economia dello sviluppo sosteni- riose di quelle dei processi econo-
rara di proporre un programma po- re indietro”. me: «In ecologia, più ancora che in bile deve riscoprire e valorizzare la mici - ci facciano tornare improv-
litico che facesse della decrescita, Inutile dire che questa risposta altre discipline che orgogliosamen- dimensione contemplativa delle re- visamente, e tutti, allo stadio evo-
o quanto meno della stazionarietà non mi ha soddisfatto. Semplice- te hanno cercato di dimenticarlo, lazioni fra gli esseri umani e il lutivo della Gola di Olduvai.
X aprile l’inserto
w w w. d e c r e s c i t a . i t GIUGNO 2005

I cantieri della decrescita,


Altro spiraglio: sono più di una NOTE AL TESTO
trentina gli ecovillaggi censiti sul
territorio del Bel Paese6. Di fatto
poi quelli concreti (con residenti 1 Michea, Jean-Claude, Il vicolo

un vasto arcipelago
cieco dell’economia, Elèuthera,
tutto l’anno) sono molti di meno, Milano, 2004, cfr. alla Prefazione
ma si tratta pur sempre di reali e curata dall’autore
stimolanti progetti che hanno biso-
gno di tempo per stabilizzarsi. An- 2 Per contatti e informazioni
che qui si perseguono ideali molto www.utopiaggia.net. Alcuni mem-
bri della cooperativa La Piaggia
diversi, che vanno dalla struttura- figurano inoltre tra i promotori
Valerio Pignatta to, inquinamento, disuguaglianza consapevolmente avviando su que- zione in comunità spirituale 7 a della nota iniziativa culturale de-
che il sistema economico ha crea- sta strada. Qui possiamo solo ac- quella prettamente ecologista8, dal- nominata “La fiera delle utopie
«…il fatto è che le cose anda- to, ma anche un cammino conscio cennare ad alcune delle esperienze la comune9 alla semplice vicinanza concrete” che si tiene ogni anno
vano di male in peggio e la gente verso valori di vita che si ritengono del vario e vasto mondo dei cantie- di famiglie che affidano bambini a Città di Castello (PG). Si veda:
www.utopieconcrete.it
era veramente pronta a cambiare. importanti e che spesso esulano ri della decrescita. Nel verde del- in difficoltà e hanno una gestione
Era letteralmente nauseata dell’a- dall’ambito materiale più puro. l’Umbria, ad esempio, troviamo la comunitaria del denaro10. 3 Sugli Elfi e altri gruppi simili si
ria malsana, dei cibi sintetici, della Quindi non solo autoproduzione, cooperativa la Piaggia2, una comu- Idem sul versante “urbano”. può leggere il libro di Manuel
follia pubblicitaria. Ricorse alla lavoro a basso regime ed economia nità essenzialmente tedesca, ecolo- Comuni11, associazioni, gruppi12 e Olivares, Comuni, comunità ed
politica perché, in definitiva, era di sussistenza, ma anche incentiva- gista, egualitaria, nata dalla sinistra movimenti stanno facendo un ecovillaggi in Italia, Malatempo-
ra, Roma, 2003
l’unica via per l’autoconservazio- zione delle relazioni, della cultura, non istituzionale e basata sull’idea egregio lavoro di valorizzazione
ne». della gioia di vivere, della solida- di lavorare insieme e di essere della sobrietà e della solidarietà, e 4 Sull’esperienza di Paride Alle-
Ernest Callenbach, Ecotopia rietà ai più deboli, della ricerca spi- “leggeri” per il pianeta. Sin dagli hanno provato che la qualità della gri – Ca’ Morosini (Reggio Emi-
rituale o dell’impegno sociale. anni Settanta qui si portano avanti vita migliora reimpossessandosi lia) - si può leggere un articolo
ono in molti ormai, Alex Za- riassuntivo di Carlo Giorgi,

S notelli in testa, a farci notare


che in effetti non si vota nel-
l’urna ma ogni volta che acquistia-
“«Non è la quantità di persone
che fa la ragione». Paride Alle-
gri, una storia di resistenza con-
tadina” all’indirizzo internet:
mo qualcosa o consumiamo un ser- www.golemindispensabile.it
vizio. In realtà fare “politica” ha
5 Sull’esperienza di Etain Addey
oggi, nelle condizioni di mercato e si può leggere la sua testimonian-
ambientali che si sono create, un za diretta nel libro: Una gioia si-
significato più esteso di quello che lenziosa. I diari di Pratale. Rac-
ha avuto sino a qualche tempo fa. conti di una vita diversa, Ellin
La consapevolezza di questa dina- Selae, Murazzano, 2003
mica non è ancora diffusa, ma le 6 Per approfondimenti e informa-
premesse per una presa di coscien- zioni sui singoli ecovillaggi si
za generale sono ormai avviate ine- può vedere la pagina internet del-
sorabilmente. la Rete Italiana Villaggi Ecologi-
Sempre più vasti gruppi sociali ci (RIVE) all’indirizzo:
stanno comprendendo che l’econo- www.aaamterranuova.it/rive/elen
co.html
mico, che si voglia o no, è l’ambito
in cui tutti ci muoviamo e che non 7 Interessante tra le altre, e sicu-
si esce da questo sistema soltanto ramente pro-decrescita ante litte-
definendo un nuovo immaginario ram, l’esperienza del movimento
(sebbene come vedremo anche dell’Arca fondato da Lanza del
Vasto, uno dei principali artefici
questa operazione sia di importan- della nonviolenza gandhiana in
za capitale). Sono però le nuove Europa. Le comunità sono molto
forme di vita e di scambio, che attive in Francia: www.lanzadel-
seppur in tempi lunghi e con sfor- vasto.org e www.canva-ass.org,
zo, possono davvero invertire defi- ma ci sono anche referenti in Ita-
lia: http://digilander.libero.it/ar-
nitivamente il “produci, consuma, cadilanzadelvasto/
crepa” che caratterizza l’attuale,
iniquo, scenario sociale. E queste 8 Vedi ad esempio il villaggio di
associazioni/invenzioni sociali e Granara (PR):
umane, nuove e antiche allo stesso www.alekos.org/granara/; oppure
tempo, attraversano oggi un felice quello di Torri Superiore (IM):
www.torri-superiore.org
momento di grande natalità. Questi
“sentieri in utopia”, come direbbe 9 Possono sembrare progetti poli-
Martin Buber, incrociano ormai la tici e sociali d’altri tempi, ma al-
strada di diversi individui. L’infor- cuni sono ancora molto vivi e
mazione che ci sono persone e propositivi. Vedi ad esempio Uru-
pia in Puglia, la cui situazione è
gruppi che vivono secondo altri descritta nell’articolo di France-
schemi economici e relazionali è sco Codello, “Urupia: un’utopia
alla portata di tutti, ormai. concreta”, in Libertaria, Milano,
L’idea di realizzare nel seno anno 6, n. 4, ottobre-dicembre
della vecchia società forme nuove 2004, pp. 62-67. Per una descri-
di aggregazione sociale ed econo- zione della comune di Bagnaia
(SI) si veda invece: www.unpatto-
mica, con stili di vita improntati al- Di fatto, perché ci sia un cam- attività manuali come orto, for- del diritto di non consumare scioc- tranoi.it/bagnaia.htm
la semplicità materiale e alla ric- biamento concreto occorre che si maggi, ceramiche, ristrutturazioni camente. Ad esempio, l’opera di
chezza relazionale e culturale, non verifichi una rottura completa con murarie ma allo stesso tempo an- monitoraggio dei consumi che le 10 L’esperienza dell’Associazio-
è certo nuova. Tutta la tradizione l’ordine sociale ed economico esi- che Internet, insegnamento, eventi famiglie aderenti ai Bilanci di Giu- ne Comunità e Famiglia va in
della sinistra ottocentesca è già pie- stente. È vero che se si continua a culturali e azione ambientalista sul stizia portano avanti ormai da questo senso e anzi lo supera di
gran lunga. Si veda al sito:
na di questi tentativi. Per non par- trascorrere gran parte della propria territorio. anni13 ha dimostrato che è possibi- www.acieffe.org
lare dell’entusiasmo religioso con vita all’interno del sistema e dei Ma le “soluzioni” o “proposte” le cambiare le cose dal basso, sen-
cui sette eretiche e spirituali, in meccanismi che lo regolano, sarà di tipo “agricolo” sono veramente za aspettare che i vertici della so- 11 È da tempo nata l’Associazio-
ogni secolo, hanno tentato di vive- difficile riuscire a compiere trasfor- tante: si va da quelle più estreme, cietà recepiscano le istanze di giu- ne Rete dei Nuovi Municipi, co-
re l’eguaglianza evangelica e la mazioni reali dello stesso. come gli Elfi dell’Appennino pi- stizia e di salute ambientale e per- muni che si sono associati sulla
giustizia sociale. Bisogna poi sottolineare che il stoiese3, che rifiutano qualsiasi tec- sonale. Infatti, come diceva Jac- base di una “Carta” contrattuale
che contiene molti punti in comu-
In queste realtà che rientrano, culto del progresso e della moder- nologia e mirano all’autosufficien- ques Ellul, la cosa migliore che si ne con la visione della decrescita.
chi più chi meno consapevolmente, nità sono la base comune sia del li- za, alle piccole aziende agrituristi- può fare per sottrarre potere alle Si veda:
nel concetto di “decrescita”, acqui- beralismo che della sinistra. La che familiari, che propongono istituzioni esistenti è di non pren- www.nuovomunicipio.org
stano valore attività oggi bistrattate fonte filosofica illuministica è in- “semplicemente” cibi biologici e derle sul serio. Secondo lo storico
o mercificate dalla società liberista: fatti la stessa. Entrambi quindi han- recupero ambientale sempre all’in- francese, quasi tutti i sistemi politi- 12 Si pensi ad esempio al fenome-
attività domestiche, cura degli an- no spinto l’occidente verso una terno di una visione al “ribasso” ci ed economici possono attuare no dei Gruppi d’Acquisto Solida-
le (GAS), che propongono acqui-
ziani, dei bambini o dei disabili, tu- crescita materiale infinita, che ha la dello spreco di risorse e dei ritmi di una repressione se ci si oppone ad sti etici e ambientalmente respon-
tela dell’ambiente, produzione di stessa consistenza concettuale di vita, per arrivare sino ad esperienze essi attivamente ma, allo stesso sabili bypassando multinazionali
cibi di qualità, promozione della una religione, la religione del “pro- più articolate come quelle di Paride tempo, è d’altra parte difficilissi- e grande distribuzione e che si
pace, autoproduzione di beni e di gresso”. È per questo che oggi si Allegri4 o di Etain Addey5, sorte di mo per loro reagire se non vengo- stanno diffondendo in tutta la pe-
servizi, risparmio energetico, mo- rende anche «politicamente neces- fattorie modello del pensiero non no presi sul serio. E cosa fare di nisola: www.retegas.org
bilità alternative ecc. saria una rottura radicale con l’im- omologato dove si sperimentano meglio se non organizzarsi in pro-
13 Per avere un’idea della mole
La scelta di stili di vita “legge- maginario intellettuale della sini- percorsi di crescita culturale e di prio per vivere in modo semplice e di lavoro e iniziative smossi dalle
ri” non è solamente un tentativo di stra»1. E molti individui, gruppi e decrescita materiale e protezione felice a dispetto della loro follia 500 famiglie dei bilancisti si veda
risposta ai problemi di sfruttamen- associazioni si stanno più o meno ambientale radicale. energivora? il portale www.bilancidigiustzia.it
aprile l’inserto XI
GIUGNO 2005 w w w. d e c r e s c i t a . i t

La sostenibilità
Critica al sovrasviluppo
zative di partenza (non profit,
personale volontario, democrazia

nel territorio organizzativa, utilità sociale), con


forti contaminazioni dal mondo

e distretti di economia solidale


profit (mercificazione dei beni
Laura Rossi relazionali, conversione degli
utenti in clienti, monetizzazione
’Economia Solidale è un si- dei servizi, imprenditorializzazio-

L gnificativo strumento di po-


tenziamento e trasformazio-
ne sociale, prodotto dall’iniziativa Davide Biolghini “solidali” sudamericani : tale ap- necessarie categorie d’analisi più
ne del lavoro sociale).

Reti come strutture


di cittadini e soggetti economici proccio propone l’uso di griglie di precise di quelle collegate alla so- di relazioni
responsabili che desiderano man- on sono un economista: ho analisi in grado di riconoscere la la appartenenza ai settori “tradi- Ci sono modalità diverse di
tenere il controllo di come e cosa
producono, consumano, rispar-
miano, investono e scambiano.
N cominciato da qualche
tempo ad analizzare le na-
scenti esperienze di reti di econo-
pluralità delle forme economiche
“alternative” già esistenti anche
nel capitalismo neoliberista, per-
zionali” dell’economia solidale
(finanza etica, commercio equo,
ecc.), alla condivisione dei princi-
proporre la costruzione di reti tra
i soggetti presenti nei DES: c’è
chi considera le maglie come l’e-
Questo approccio trasversale in- mia solidale come “ricercatore- ché agenti di possibili processi di pi della carta RES (sostenibilità lemento determinante per l’evo-
clude iniziative in tutti i settori, partecipante” e a partire dal primo cambiamento sociale “hic et sociale, economica ed ambientale luzione sinergica dei nodi e chi le
dal consumo critico all’agricoltura dei termini, le reti, quello su cui nunc”. e metodo partecipativo, a cui ora vede come semplici canali di in-
biologica, dalla moneta sociale al- peraltro ho maggiori competenze si aggiunge un richiamo all’eco- formazione tra nodi che rimango-
la finanza etica, dal commercio e interessi. Le “note sparse” che Il divario nomia delle relazioni - vedi no autonomi: per superare tale di-
equo alla gestione dei beni comu- seguono cercano di misurarsi an- Nord-Sud www.retecosol.org) e alla suddi- cotomia sembra necessaria la de-
ni. Esperienze diverse che hanno che con il secondo dei termini, È senz’altro diffuso nei DES visione delle imprese tra coopera- finizione di quali “progetti fede-
però tutte un comune obiettivo: ratori” possano avviare la coope-
creare un modo nuovo di essere razione tra i diversi nodi, per por-
società, attraverso una forma di re in termini concreti la questione
economia concepita, pensata e del governo partecipato delle reti.
praticata per il benessere di tutti,
un’economia pacifica e rispettosa Autosostenibilità
dell’uomo e dell’ambiente. locale
Queste esperienze, insieme ad Lo sviluppo innovativo della
altre come il turismo responsabile società locale tramite la costru-
e le cooperative sociali, sono in zione di “sfere pubbliche” e di la-
forte crescita: ad esempio in Italia boratori territoriali viene propo-
esistono oggi circa 400 botteghe sto anche nella carta RES come
del commercio equo e solidale, modello cui i DES dovrebbero ri-
cinque MAG e dalla loro espe- ferirsi, ma non ci sono ancora
rienza è nata Banca Popolare Eti- esperienze e riflessioni significa-
ca. tive. Quale potrebbe essere allora
In questa situazione molto vi- il modello di “sviluppo autoso-
vace, il percorso per la costruzio- stenibile”, cui riferire la costru-
ne di una rete italiana di economia zione di reti locali di economia
solidale prende avvio il 19 ottobre alternativa?
2002 nel corso di un seminario Con quali pratiche e strumenti
promosso dal GLT Impronta Eco- si può favorire la definizione co-
logica e Sociale della Rete di Lil- mune di scenari di trasformazio-
liput. ne territoriale tra i soggetti dell’e-
Il primo passo di questo pro- conomia solidale e le ammini-
getto è stato la definizione della strazioni locali? Una prima con-
“Carta per la Rete Italiana di Eco- dizione, come affermato dalla
nomia Solidale” (RES), che rias- Rete del Nuovo Municipio, sem-
sume i principi ispiratori dell’eco- bra essere che i progetti siano
nomia solidale e promuove la praticabili, socializzati e parteci-
creazione di Distretti di Economia pati: è sufficiente?
Solidale (DES), laboratori in cui Infine mi sembra importante
sperimentare la strategia delle reti porsi il problema di come legare
a partire dalle esigenze e dalle ca- il confronto sull’insieme delle
ratteristiche dei singoli territori. questioni inerenti alla decrescita,
In sintesi, il DES è un tentati- e al suo legame con lo sviluppo
vo di perseguire simultaneamente di reti locali di economia solida-
gli obiettivi della sostenibilità eco- le, con la discussione proposta -
logica e sociale di un territorio, at- per così dire - dai nostri interlo-
traverso la partecipazione attiva e cutori “esterni”, di cui richiamo
la reciprocità fra i diversi soggetti solo due domande:
economici, i consumatori e, spes- 1) La critica al “sovrasvilup-
so, le istituzioni locali. È un tenta- po” come si inserisce nel dibatti-
tivo certamente molto ambizioso, to promosso da alcuni economisti
in quanto richiede, a chi intende l’economia solidale, a partire da (come peraltro in altri settori “al- tive e non. critici “tradizionali” e all’interno
aderire, la negoziazione collabora- alcune questioni rilevate sul tema termondialisti”) il richiamo alla Manca inoltre un orizzonte di del sindacato sugli interventi ne-
tiva di quelle caratteristiche orga- della critica al “sovrasviluppo” tra necessità di abbandonare l’attuale riferimento economico condiviso, cessari per fare i conti con la cri-
nizzative e tecnologiche che, tra- i soggetti che stanno promuoven- modello di sviluppo, basato sulla poiché la sola sobrietà, o il consu- si, tra chi propone di stimolare la
dizionalmente, sono di esclusiva do progetti di Distretti di Econo- crescita illimitata e sul consumo mo critico, non paiono sufficienti. domanda (consumo sì, ma qua-
pertinenza dell’imprenditore. mia Solidale (DES) : vorrebbero di risorse non rinnovabili, perché Ma quanto proposto dalla “de- le…) e chi propone di sostenere
Questo non solo richiede il supe- essere una proposta di agenda sia distruttore dell’ambiente e del la- crescita sostenibile” , sia pur ac- l’offerta (produzione sì, ma qua-
ramento della logica tradizionale per questa nuova rivista, sia per i voro e non portatore del benesse- cettato per la parte di analisi criti- le…)?
della massimizzazione del profit- percorsi di ricerca/intervento sul re promesso (“bem vivir” come ca, risulta ad alcuni di difficile 2) Quale “spiegazione” pro-
to, ma presuppone il passaggio ad campo. dice il brasiliano Euclides Man- “spendibilità” nell’azione concre- porre rispetto alle conseguenze in
una cultura della democrazia e Premetto che l’ipotesi di rife- che); tale critica investe in primo ta, non essendo ancora declinato termini di disoccupazione dell’at-
della cooperazione, che sappia so- rimento, utilizzata per queste pri- luogo la forbice esistente a livello in relazione a specifiche “applica- tuale recessione, e quelle poten-
prattutto fare proprie quelle ten- me riflessioni, è che tra il capitali- mondiale tra Nord e Sud, tra “so- zioni”. zialmente analoghe ascrivibili nel
sioni alla convivialità, al senso di smo neoliberista e la critica neo- vrasviluppo” e “sottosviluppo” (il “senso comune” a qualsiasi pro-
limite, al ritorno alla scala locale marxista alla nuova economia ci 20% della popolazione mondiale Forme di lavoro getto di “decrescita?
che sono la base inevitabile di sia una terza via, che introduce consuma l’80% delle risorse), ma nell’economia sociale Per una prima agenda di lavo-
qualunque ipotesi di decrescita. nelle attività produttive la recipro- fatica a correlarsi con i contesti Sembra che le esperienze di ro ce n’è più che a sufficienza:
Per il momento le esperienze cità nelle relazioni interpersonali locali e con quello nazionale. “altre economie” partano da zero: auguro a questa rivista di dare un
concrete maturate nel contesto ita- e l’economia del dono; il modello non viene colta la necessità di fa- contributo significativo alle pos-
liano sono, per quanto interessanti è ripreso da Karl Polanyi ed in Soggetti economici re il bilancio del movimento co- sibili risposte.
ed in rapido sviluppo, ancora trop- particolare da alcuni economisti e modelli di sviluppo operativistico e mutualistico di fi-
po limitate per consentire di trarre Non vengono infatti proposti ne ottocento; ma nemmeno delle
conclusioni definitive: le reti di criteri univoci per individuare esperienze più vicine del terzo
economia solidale, e soprattutto quali sono i soggetti economici settore al cui interno, secondo al-
l’esperienza dei distretti, sono at- “altri”, che possono o meno fare cuni, sarebbero intervenuti forti
tese alla prova dei fatti. parte dei DES. Sembrano quindi mutamenti delle culture organiz-
XII aprile l’inserto
w w w. d e c r e s c i t a . i t GIUGNO 2005

LA RETE
ITALIANA
DELLA
DECRESCITA
Di fronte alla globalizzazione,
trionfo planetario del mercato,
bisogna concepire e volere
una società nella quale i valori
economici non siano più cen-
trali o unici: dobbiamo rinun-
ciare alla corsa dissennata
verso un consumo sempre
maggiore e l’economia deve
tornare ad essere un mezzo al
servizio della vita umana, non
un fine ultimo.
Questo non solo per evitare
un’ulteriore degradazione delle
condizioni ambientali e di vita
sulla Terra, ma anche e so-
prattutto per fare uscire l’uma-
nità dalla miseria psichica e
morale in cui si trova. Operare
una vera e propria decoloniz-
zazione del nostro immagina-
rio, una “dis-economicizzazio-
ne” indispensabile per cam-
biare il mondo prima che il
cambiamento del mondo ce lo
imponga dolorosamente.
Queste, in sintesi, le conside-
razioni alla base della riflessio-
ne che ha portato alla costitu-
zione della Rete Italiana per la
Decrescita, che vuole pro-
muovere un ripensamento ra-
dicale del sistema sociale,
economico e culturale in cui
viviamo.
Il primo atto della Rete è stata
la creazione di un sito intera-
mente dedicato alle tematiche
Georgescu-Roegen In effetti, nel corso della storia del pensiero economico non so-
no mancate critiche, in alcuni casi anche radicali, alla teoria
standard, ma nessuno è mai arrivato a metterne seriamente in
della decrescita. Il sito ospita
una sezione documentale che

Precursore solitario
raccoglie alcuni tra i contributi
discussione il paradigma fondamentale. Contestazione che, in- più significativi sulla decresci-
vece, è alla base della critica sviluppata da Georgescu-Roegen, ta. Nati da una ricerca ormai
fin dall’introduzione della sua prima grande opera, Analytical più che decennale sui temi
Economics: Issues and Problems (1966). Quì individuò nel della critica sociale ed ecolo-
Nicholas Georgescu-Roegen, nato in Romania nel 1906, addot- dogma meccanicistico l’errore fondamentale del pensiero eco- gica allo sviluppo, tra cui il
torato in statistica all’Università di Parigi nel 1930, emigrato ne- nomico occidentale, le cui conseguenze sono all’origine della “Manifesto del dopo sviluppo”
gli Stati Uniti nel 1948 dove svolse una brillante carriera come crisi ecologica e sociale che attanaglia l’umanità, lanciata nel vi- di Serge Latouche, e un’este-
professore di economia, è considerato il fondatore di quel cam- colo cieco della crescita illimitata. sa bibliografia. È anche attiva
po di studi transdisciplinari tra economia e ecologia, noto oggi una mailing list, nata per far
come Ecological Economics, e che egli denominò “bioecono- In The Entropy Law and the Economic Process (1971), univer- dialogare le diverse anime di
mia”. salmente considerato il testo fondamentale nell’ambito della questo movimento, favorendo
bioeconomia, egli riformulò la descrizione del processo econo- quello che ci auguriamo pos-
La straordinaria intuizione di Georgescu, che lo spinse a formu- mico e delle sue relazioni con l’ambiente in una prospettiva ter- sa diventare un fecondo con-
lare una concezione radicalmente nuova del processo econo- modinamica e biologico-evoluzionista. Per la prima volta, sve- fronto di idee e di esperienze.
mico, consiste nell’integrare l’economia umana nel più ampio lando la dimensione biofisica del processo economico, si pote-
contesto dell’economia della natura. Infatti, il processo econo- va inquadrarlo in maniera rigorosa all’interno del contesto eco- Per contattarci:
mico è strettamente connesso all’ambiente biofisico che lo so- logico della biosfera. www.decrescita.it
stiene, dal quale preleva costantemente materia-energia sotto info@decrescita.it
forma di risorse naturali che restituisce continuamente sotto for- Secondo questa prospettiva è chiaro che l’economia mondiale
ma di rifiuti: quindi una sua corretta rappresentazione non può deve necessariamente rispettare alcuni limiti ecologici globali,
in alcun modo prescindere dall’analisi di questa relazione. legati alla capacità di carico degli ecosistemi, alla stabilità dei Per approfondire
cicli biologici e geochimici, all’equilibrio del sistema climatico: *Bonaiuti M., Obiettivo decresci-
ta., EMI, Bologna, 2004
Il fatto, del tutto evidente, che tra processo economico e am- limiti che il nostro mondo ha ormai raggiunto. Ecco perché
*Bresso M., Per un’economia
biente esista una mutua e ininterrotta influenza è completamen- Georgescu-Roegen criticò aspramente la crescita illimitata, “la ecologica., Edizioni Carocci,
te ignorato dalla teoria economica standard che, al contrario, si grande ossessione degli economisti” e lo sviluppo sostenibile Roma, 1993.
fonda su una concezione circolare e isolata del processo eco- (perché «chi davvero potrebbe pensare che lo sviluppo non im- *Melchiorre M., Requiem per un
nomico, in cui tutto si risolve in un movimento pendolare tra plichi necessariamente, in qualche misura, una crescita quanti- albero, resoconto dal Nord Est.,
produzione e consumo. Le origini di questa concezione risalgo- tativa?»), arrivando ad auspicare l’avvento di una società della Edizioni Spartaco, Santa Maria
no agli albori del pensiero economico occidentale, quando i decrescita, che sappia rispondere agli ideali di un’economia Capua Vetere, 2005.
fondatori della scuola neoclassica iniziarono a edificare la giusta e compatibile con le leggi fondamentali della natura. *Mercalli L., Sasso C., Le muc-
scienza economica nell’ambito del paradigma meccanicistico. che non mangiano cemento.,
In quello stesso momento, però, le straordinarie scoperte del- Società Meteorologica
Subalpina, Torino, 2004.
l’evoluzione biologica (Darwin), della rivoluzione termodinamica
*Ravaioli C., Un mondo diverso
(Carnot), e della legge dell’entropia (Clausius) introducevano è necessario., Editori Riuniti,
un altro paradigma: quello del divenire della natura, del tempo Ringraziamo tutte le amiche e gli amici che che ci Roma, 2002
irreversibile, dell’evoluzione cosmica. hanno aiutato a realizzare questo primo numero: *Sertorio L., Vivere in nicchia,
In questo senso bisogna concordare con il giudizio di Jaques Aprile, Dalma Domeneghini, Silvio Garbini pensare globale., Bollati
Grinevald, filosofo e bioeconomista francese, che afferma che Boringhieri, Torino, 2005.
la scienza economica tradizionale è ancora ferma al XIX secolo,
Erik Leguy, Manuela Marchisio, Erika Martelli *Zoja L., Storia dell’arroganza.
poiché ancorata a una visione della natura pre-termodinamica e Karin Munk, Carla Ronga e Carlo Filippo Ruzzi Psicologia e limiti dello svilup-
pre-evoluzionista. po., Moretti & Vitali, Bergamo,
2003.