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Sutra buddhisti

LAngulimalasutta (Discorso di Angulimala) un testo che fa


parte del Majjhima Nikaya, una delle compilazioni che
costituiscono il Sutta Pitaka, una delle tre raccolte di testi del
canone buddhista della tradizione antica (Theravada),
insieme al Vinaia Pitaka (che contiene regole istruzioni per
la disciplina dei monaci) e dell Abhidarma Pitaka (che
comprende una moltitudine di discussioni filosofiche). Il
testo, attraverso il racconto di Angulimala, un brigante che
cambia vita dopo aver incontrato il Buddha, diventa un
monaco e giunge alla liberazione, esprime la fiducia del
buddhismo nella conversione attraverso lamore.
Quello che segue il passo che descrive il momento della
conversione di Angulimala. Il brigante cerca di tendere una
imboscata al Buddha che cammina a passo normale ma, per
quanto si affanni, non riesce a raggiungerlo:
Egli [Angulimala] si ferm e grid al Beato: Fermati, asceta,
fermati, asceta!.
Io mi sono fermato, Angulimala, fermati anche tu!, rispose
il Beato.
Allora il brigante Angulimala pens: Gli asceti, figli dei Sakya, dicono sempre la verit, asseriscono sempre la
verit. Ora, sebbene questasceta stia ancora camminando, dice: Io mi sono fermato, Angulimala, fermati anche
tu!. E se io facessi delle domande a questasceta?.
Allora il brigante Angulimala si rivolse al Beato con queste stanze:
O asceta, mentre stai camminando tu dici che ti sei fermato,
ma ora, nel momento in cui io mi sono fermato, tu mi dici che non mi sono fermato!
Ora ti chiedo, asceta, che senso abbia questo,
che cio tu ti sia fermato e io mi sia fermato.
E il Beato rispose:
Angulimala, io mi sono fermato per sempre,
io mi astengo da ogni forma di violenza verso gli esseri viventi,
ma tu non hai alcun controllo nei confronti di ci che vive:
questa la ragione per la quale io mi sono fermato e tu non ti sei fermato!
E il brigante Angulimala disse:
Dopo lungo tempo questo asceta, il venerabile saggio,
venuto in questa grande foresta per me!
Avendo ascoltato la tua strofa che mi ha insegnato il Dhamma,
io rinuncer per sempre alla violenza.
Cos dicendo, il brigante prese la sua spada e le sue armi
E gett tutto in una fossa spalancata e abissale.
Il brigante rese omaggio ai piedi del Beato,
e proprio in quel momento chiese di ottenere la rinuncia alla vita mondana.
Il Risvegliato il saggio dalla grande compassione,
il maestro del mondo con tutti i suoi deva,
rivolse a lui queste parola: Vieni, monaco.
cos che egli divenne un monaco.
[La rivelazione del Buddha, a cura di R.Gnoli, Mondadori, Milano 2001, pp.484-485.]
Il Sedakasutta (Samyutta Nikaya, 47.19) un breve, bellissimo testo nel quale il Buddha illustra, con un efficace
apologo, il legame strettissimo tra lamore di s, inteso come cura della propria perfezione spirituale, e lamore
per laltro.
Un giorno il Beato soggiornava tra i Sumbha, in una loro citt chiamata Sedaka.
Ivi il Beato si rivolse ai monaci dicendo: Un tempo, o monaci, un acrobata che si esibiva con lasta di bamb,
dopo aver innalzato lasta, si rivolse a Medakathalika, sua assistente: Vieni, cara Medakathalika, sali sullasta di

bamb e stai sulle mie spalle.


Far come dici, maestro, rispose, o monaci, lassistente Medakathalika allacrobata che si esibiva con lasta di
bamb e, salendo sullasta di bamb, si pose sulle spalle del maestro.
Allora, o monaci, lacrobata che si esibiva con lasta di bamb disse alla sua assistente Medakhatalika: Prenditi
cura di me, cara Medakathalika, e io mi prender cura di te. Proteggendoci a vicenda, e prestandoci attenzione
reciprocamente, faremo mostra di abilit, riceveremo la ricompensa e scenderemo incolumi dallasta di bamb.
O monaci, quandegli ebbe detto cos, lassistente Medakathalika gli rispose: Maestro, non pu assolutamente
essere cos! Tu, maestro, prenditi cura di te e io mi prender cura di me! Se ciascuno di noi protegger se stesso e
prester attenzione a s, faremo mostra di abilit, riceveremo la ricompensa e scenderemo incolumi dallasta di
bamb. Tale, in questi casi, la regola.
Il Beato aggiunse: Cos lassistente Medakathalika parl al maestro: Io mi prender cura di me stesso: o
monaci, con questo spirito che devono essere praticati i fondamenti della presenza mentale. Io mi prender
cura degli altri: con questo spirito che devono essere praticati i fondamenti della presenza mentale.
O monaci, colui che si prende cura di se stesso si prende cura degli altri e colui che si prende cura degli altri si
prende cura di se stesso.
E in che modo, o monaci, colui che si prende cura di se stesso si prende cura degli altri? Con la pratica, con la
meditazione, con una pratica ripetuta. cos, o monaci, che colui che si prende cura di se stesso si prende cura
degli altri.
E in che modo, o monaci, colui che si prende cura degli altri si prende cura di se stesso? Con la pazienza, con il
non nuocere, con lamore e con la solidariet. cos, invero, o monaci, che colui che si prende cura degli altri si
prende cura di se stesso.
Io mi prender cura di se stesso: o monaci, con questo spirito che devono essere praticati i fondamenti della
presenza mentale. Io mi prender cura degli altri: con questo spirito che devono essere praticati i fondamenti
della presenza mentale. O monaci, colui che si prende cura di se stesso si prende cura degli altri e colui che si
prende cura degli altri si prende cura di se stesso.
[Ivi, pp.441-442.]
Nel Kakacupamasutta (Discorso dellesempio della sega, Majjhima Nikaya, 21) vi un passo, che d il titolo al
sutra, che indica con un esempio estremo la radicalit del principio del perdono e dellamore del nemico nella
prospettiva del buddhismo.
O monaci, anche se dei banditi, dei malfattori, vi facessero a pezzi, parte dopo parte, con una sega a due mani,
colui che nutrisse pensieri di odio verso di loro non praticherebbe i miei insegnamenti. In un caso del genere,
dovreste esercitarvi cos: Le nostre menti resteranno impassibili, e non pronunceremo parole malvagie; saremo
pieni di amicizia e compassione, con una mente piena di gentilezza amorevole, senza covare odio. Ci rivolgeremo
alla persona che ci fa a pezzi con una mente intrisa di gentilezza amorevole e, a partire da quella persona,
pervaderemo il mondo intero con una mente intrisa di gentilezza amorevole, una mente immensa, gr5ande,
immensurabile, priva di inimicizia e priva di malevolenza. cos, o monaci, che dovreste esercitarvi!
O monaci, se voi teneste sempre presente nella mente questo insegnamento sullesempio della sega, potrebbe
esistere una parola, piccola o grande, rivolta contro di voi che non potreste sopportare? No, venerabile signore.
Perci, monaci, voi dovete tenere sempre presente nella emnte questo insegnamento sullesempio della sega.
Esso vi porter beneficio e felicit per lungo tempo.
Cos insegn il Buddha e i monaci furono felici di ascoltare le sue parole.
[Ivi, pp.457-458.]
Il Dhammapada il testo pi amato, letto, seguito della tradizione buddhista, di cui compendia, in versi
notevoli per la bellezza delle immagini e lefficacia espressiva, la dottrina, con particolare attenzione
allinsegnamento morale. Il capitolo X si intitola Il bastone e tratta della violenza. Tutti gli esseri viventi
cercano la felicit. La violenza interrompe questa ricerca, portando il suo stesso portatore allinfelicit.
Tutti temono il bastone,
tutti sono atterriti dalla morte.
Considerando gli altri come se stesso,
un uomo non dovr uccidere n far uccidere.
Tutti temono il bastone,
a tutti la vita cara.
Considerando gli altri come se stesso,
un uomo non dovr uccidere n far uccidere.
Chi colpisce con un bastone

gli esseri che desiderano la felicit,


desiderando egli stesso la felicit,
una volta morto non la ottiene.
Chi non colpisce con un bastone
gli esseri che desiderano la felicit,
desiderando egli stesso la felicit,
una volta morto la ottiene.
Non rivolgerti ad alcuno con parole dure!
Coloro che le ricevono le useranno a loro volta contro di te.
Doloroso , invero, il litigio verbale;
(se li colpirai con bastoni), bastoni in risposta ti colpiranno.
[Ivi, p.529.]

2004 Palabre