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1.

Premessa
Oggi il Ghetto di Roma non esiste pi. stato demolito quasi
completamente, tra la fine dell800 ed i primi del 900, in
attuazione del Piano regolatore del 1873, il primo Piano
regolatore di Roma capitale.
Resta in piedi soltanto lultima addizione, decisa da Leone
XII nel 1823, comprendente le case che affacciano su via della
Reginella e via S. Ambrogio, fra via del Portico dOttavia e
piazza Mattei (fig. 1).
Al posto dellantico, stratificato e sovraffollato frammento di
tessuto urbano, compreso fra il Tevere, la Piazza Giudea, la
via del Portico dOttavia e S. Angelo in Pescheria, oggi
troviamo il Tempio, i due grandi isolati a blocco e i villini
liberty verso il fiume ifigg. 2, 3).
Su questa area, della superficie complessiva di circa due
ettari e mezzo, vissuta per secoli una comunit complessa
ed articolata, unita dai vincoli fortissimi della cultura e della
religione, comprendente un numero di persone variabile da un
minimo di 1.800 unit alla met del 500, ad un massimo di
circa 10.000 unit alla fine del 600, dopo la concentrazione a
Roma delle scole, scacciate dalle citt dEuropa. Nel 1847
Massimo dAzeglio, nella sua accorata e civile testimonianza in
favore del popolo del Ghetto, rileva la presenza di circa 4.000
persone. Quindi, quando oggi parliamo di Ghetto ci
riferiamo pi ad una straordinaria, unica e drammatica
memoria storica, che non ad una testimonianza fisica di
edifici, di percorsi, di spazi di relazione.
Eppure, nonostante ci, il fascino del Ghetto, la sua carica di
interesse culturale ed umano, il suo valore di luogo simbolico
e di testimonianza, sono tuttora notevolissimi.
Tanto che il solo parlare di recupero e di risanamento di
questa parte di Roma richiama attenzione e partecipazione a
tutti i livelli, non soltanto nellambito della Comunit ebraica.
I motivi di questo interesse e di questa partecipazione sono
molteplici, alcuni evidenti e trasparenti, altri pi complessi, pi
evanescenti, pi legati a fatti generazionali.

Cos, ad esempio, per tutti coloro della mia generazione che


hanno vissuto gli anni della guerra e dellorrore nel delicato
periodo delladolescenza, il Ghetto rappresenta tuttora il
ricordo della tragedia e, insieme, il riferimento fisico della
speranza e dellimpegno.
Ma ci sono, a mio giudizio, altre motivazioni, di carattere pi
generale. Innanzitutto occorre tener presente che in questi
ultimi anni si rileva, in tutto il mondo, una nuova sensibilit nei
confronti delle testimonianze del passato, che non
appartengono pi soltanto alle comunit locali ed alle singole
etnie, ma costituiscono ormai un patrimonio comune per tutta
lumanit. C una domanda di memoria e di radici a cui il
Ghetto, come luogo che rappresenta la millenaria vicenda
della Comunit ebraica, pu rispondere in maniera
particolarmente efficace.
Inoltre il Ghetto, nonostante le recenti demolizioni e la
conseguente dispersione della popolazione originaria, rimane
una porzione di citt in cui il tessuto edilizio ed il tessuto
sociale sono ancora strettamente integrati, in un sistema di
spazi, di percorsi e di relazioni, che accoglie tutte le attivit
e le funzioni della comunit insediata e che costituisce
esempio validissimo per la indispensabile Fiz-5'1 luoghisimbolo opera di recupero e di riqualificazione della citt.
In fondo la via del Portico dOttavia ancora il corso del
vecchio insediamento e qui convergono quotidianamente, e
in special modo il sabato e la domenica, non soltanto gli ebrei
che abitano ancora nelle vicinanze, ma anche quelli che
vivono lontano, in tuttaltra parte di Roma [fig. 4), mentre
nelle stradine circostanti ancora esiste una tranquilla vita di
vicinato.
Questa integrazione sociale e questa complessit del tessuto
urbano sono un patrimonio prezioso, da tutelare con il
massimo impegno. Anche perch resi-stenza di una comunit
solida ed omogenea, come quella ebraica, condizione
determinante per la buona impostazione e la tempestiva
realizzazione di un programma di recupero che possa avere
carattere esemplificativo ed esemplare.
Infatti in questo caso, a differenza di quanto avviene
generalmente, lEnte pub-blico Regione e Comune ha

come interlocutore non soltanto il singolo proprietario o il


singolo condominio, ma anche la Comunit ebraica, la quale
potr individuare e proporre efficienti meccanismi di
intervento e di gestione, capaci di evitare il rischio che gli
edifici risanati vengano immediatamente ven-duti, con la
distruzione del tessuto sociale che si vuole, invece,
mantenere.
Oltre tutto il Ghetto collocato in un sistema di luoghisimbolo straordinario anche per Roma.
Un sistema che comprende il Campidoglio, la Rupe Tarpea, il
Teatro di Marcel-lo, il Tempio di Apollo, lIsola Tiberina e
lAracoeli, ai margini del Foro Roma-no e del Palatino (fig. 5).
Sulla base di queste considerazioni stata individuata unarea
di studio, delimitata dal Tevere, da via Arenula, da via delle
Botteghe Oscure e da via del Teatro di Marcello, che
comprende il rione S. Angelo e parte dei Rioni Regola e
Campitelli (fig. 6).
Larea suddetta caratterizzata da un tessuto urbano ed
edilizio particolarmen-te ricco e vario, in cui sono presenti
edifici di grande interesse storico-artistico e documentario.
Straordinariamente interessanti sono le testimonianze
archeologiche. Infatti nel-larea di studio sorgevano lantico
circo Flaminio e il Teatro di Marcello, i tem-pli di Apollo, di
Bellona, di Castore e Polluce, di Giunone Regina, di Giano,
della Speranza, di Giunone Sospita, nonch il Portico di
Ottavia, il Teatro di Balbo, il Portico di Filippo, il porto fluviale
ed i relativi depositi (Horrea). La figura 7 riporta alcuni
frammenti della pianta marmorea dellepoca di Settimio
Severo.
La citt romana, quella storica (documentata dal catasto
gregoriano) e quella attuale sono stratificate e strettamente
integrate fra loro.
Solo nelle aree interessate dalle demolizioni di cento anni
orsono (come il lungotevere, lIsola Tiberina, il Ghetto, via
Arenula, via delle Botteghe Oscure, via del Mare) risulta
evidente e drammatico il contrasto fra il tessuto storico e
quello attuale (fig. 8).

Un contrasto che pu essere ormai colmato soltanto dalla


memoria e dalle immagini del passato.
2. CENNI STORICI
Per i motivi esposti in precedenza e per una maggiore
comprensione delle analisi e delle ricerche svolte, sono
indubbiamente utili alcuni sintetici riferimenti storici, relativi
soprattutto alla vicenda del Ghetto.
Nel 1555 il Papa Paolo IV Carafa, gi famoso come inquisitore,
decide di deli-mitare un Claustro per serrar li giudei, con
lerezione di apposite mura e con la collocazione di 2 portoni,
in una parte di Roma gi in precedenza abitata dagli ebrei,
provenienti essenzialmente da Trastevere. Nel 1442, infatti,
Eugenio IV aveva prescritto laccentramento degli Ebrei in una
sola strada e nel 1468 la piazza antistante la Casa di Lorenzo
Manilio in via di Pescaria (attuale via del Portico di Ottavia)
viene chiamata FORUM IUDEORUM.
La pianta del Bufalini, delineata nel 1551, prima della bolla di
Paolo IV, riporta il nome della Piazza Giudea e della Via
Giudea, che costituiranno rispettivamen-te il punto di accesso
e lasse stradale pi importanti del futuro Ghetto (fg. 9). Il
CLAUSTRO di Paolo IV Carafa comprendeva poco pi di un
ettaro. La recin-zione partiva da piazza Giudea fuori del
Ghetto e correva parallela alla via di Pescaria (attuale via del
Portico di Ottavia) fino alla piazza omonima (davanti allantica
chiesa di S. Angelo). Poi girava verso il Tevere, fino a via del
Ponte Quattro Capi e tornava indietro lungo la via della
Fiumara, parallela al corso del fiume.
Al recinto si accedeva da due Porte, su piazza Giudea e su
piazza Pescaria. La via Rua, parallela alla via di Pescaria, era
larteria principale del Ghetto, centro commerciale della
comunit reclusa.
Gli ebrei rinchiusi nel Ghetto vengono spogliati dei loro averi e
delle loro case (ma prescritto un fitto modesto e bloccato, in
base allo ius GAZHAG), vengono privati del diritto di
esercitare
lusura,
vengono
bollati
come
peccatori

irrecuperabili ed obbligati a portare una berretta di colore


giallo.
Eppure le loro condizioni sono migliori di quelle riscontrabili
nel resto dItalia ed in altri paesi, tanto che il Ghetto di Roma
diventa rifugio per una popolazio-ne ebraica che fugge da
persecuzioni ancora pi feroci. Nel Ghetto di Roma, infatti, si
radunano le SCOLE ebraiche: la Scola del Tem-pio, la Scola
Nova, le Scole siciliana, catalana e castigliana, che vengono
riunite in un unico edificio, in ottemperanza allobbligo di
realizzare un solo tempio nel Ghetto.
Durante il Pontificato di Sisto V (1585-1590) il Ghetto viene
ampliato verso il Tevere, con lannessione dei terreni oltre via
della Fiumara e vengono aggiunte altre due porte, luna sulla
stessa via della Fiumara (vicino alla mola galleg-giante sul
Tevere) e laltra vicino al ponte dei Quattro Capi.
La pianta di Roma delineata da Antonio Tempesta nel 1593
registra fedelmente tale situazione: risultano evidenti le prime
edificazioni lungo il fiume, cio lun-go la ripa dei Giudei,
dove si insediano i ceti meno abbienti (fig. 10).
La rapida crescita della popolazione insediata determina
laddensamento e lac-crescimento in altezza degli edifici. Alla
met del 600 gli ebrei reclusi nel Ghet-to arrivano a 4.000
unit ed alla fine del secolo si arriva a 9.000-10.000 persone,
accatastate in condizioni di affollamento paurose.
Dalla carta disegnata da Giovanni Maggi nel 1625 risultano
evidenti sia lo svi-luppo in altezza degli edifici, sia
ledificazione intensiva della ripa dei Giudei
{fig- 11).
Nel settecento i punti principali di accesso al Ghetto, come
piazza Giudea e piazza di S. Angelo in Pescheria, acquistano
maggiore importanza nel tessuto urbano e la situazione viaria
ed edilizia si consolida definitivamente, come risulta da una
mappa del rione S. Angelo redatta da Anonimo nel 1775 (fig.
12), che presenta una notevole analogia con una planimetria
redatta nel 1777 sulla scorta delle piante del Nolli (1748) e di
altre piante della stessa epoca (fig. 13). Ai margini del Ghetto
raggiunge la sua definitiva configurazione il tessuto urbano
costituito da piazze e piazzette, come piazza Mattei, piazza

Costaguti, piazza Lovatelli, piazza Campitelli, piazza


Montanara.
interessante il confronto fra la situazione di piazza Mattei
illustrata in una stampa del Falda (1756) e quella attuale (figg.
14, 13, 16).
La mappa del Catasto Gregoriano (1816) coincide
sostanzialmente con quelle illustrate in precedenza: la
accuratezza del rilievo e della elaborazione grafica consente
di valutare in maniera adeguata le caratteristiche del tessuto
urbano.
Nel 1823 Leone XII, su sollecitazione dei banchieri Rothschild,
del re di Francia e dellImperatore dAustria, amplia il recinto
del Ghetto includendovi via della Reginella, via S. Ambrogio e
parte di via di Pescaria, con 1 aggiunta di altre 3 porte. I nuovi
limiti del Ghetto e le porte relative sono illustrate in una
planimetria elaborata sulla base del Catasto Gregoriano (figg.
17, 18).
Interessanti testimonianze sullo stato degli edifici e sulla vita
dellepoca, non soltanto nel Ghetto ma anche nelle altre parti
del rione S. Angelo, si ricavano dagli acquarelli di Achille Pinelli
(1809-1844): nel confronto con la situazione attuale risultano
evidenti labbandono e la degradazione degli spazi urbani e
degli edifici (figg. 19, 20).
Particolarmente interessanti sono le immagini che illustrano il
mercato del pesce sulla Piazza e sulla via di Pescaria (figg.
21,22), quelle che illustrano le botteghe ricavate nei fornici del
Teatro di Marcello (figg. 23, 24) e quelle che illustrano le case
del Ghetto sul Tevere, la ripa dei Giudei (fig. 23, 26) ed i
molini galleg-gianti, rimasti in funzione fino al 1870 (fig. 27).
Della piazza delle Cinque Scole, completamente distrutta,
esiste una rappresen-tazione del 1832, non completamente
aderente alla realt, ma piuttosto efficace Fig. 27, Moia sui
Tevere [fig 28). Oggi tornato almeno il nome, attribuito
allinforme spazio risultante
dalle demolizioni nel quale fu collocata nel 1934, per volere
del principe Bon- compagni, governatore di Roma, la fontana
di Giacomo della Porta, che in passato segnava lo spazio
urbano di piazza Giudea (fig. 29, 30).

Eppure, nonostante le brutali demolizioni e nonostante lo stato


di degrado e di abbandono degli spazi urbani, delle
attrezzature e degli edifici, ci che ancora esiste ha un valore
enorme di memoria storica, di testimonianza, di esempio. La
quinta settentrionale di via del Portico di Ottavia tuttora
sostanzialmente integra, da S. Maria del Pianto a S. Angelo in
Pescheria e sono integre le stradi-ne della Addizione
Leoniana, via della Reginella e via di S. Ambrogio, con
lomonima piazzetta. Hanno mantenuto il loro carattere ed il
loro sapore an che le piazze e le piazzette circostanti con le
loro fontane (figg. 31, 32) e sulla Fis- 28- Piazza delie via del
Portico di Ottavia la casa di Lorenzo Manilio ancora la stessa,
con le sue pietre antiche e con le sue botteghe tradizionali.
Dalla piazza di S. Angelo in Pescheria il 16 ottobre 1943,
allalba, parti la razzia che vuot il Ghetto e che avvi ai campi
di sterminio oltre 2000 ebrei romani (figg- 33, 34).
Il recupero urbano ed edilizio del Ghetto di Roma diventa, in
questo quadro, occasione per una iniziativa congiunta della
Regione Lazio e del Comune di Roma, con il costante interesse
della Comunit ebraica, che abbia valore esem-plificativo ed
esemplare e che possa, successivamente, estendersi allintero
rione ed a tutto il Centro Storico.
Una iniziativa che pu e deve diventare messaggio di pace, di
comprensione e di civilt per tutti i popoli.
3. IL PROGRAMMA DI STUDIO E DI ANALISI
In questo quadro di memoria storica e di testimonianze
stratificate si colloca il programma di studio e di analisi
impostato dalla Regione Lazio ed in questo quadro si dovranno
inevitabilmente collocare le future iniziative di pianificazione,
di progettazione e di intervento che assumer il Comune di
Roma.
E comunque importante il fatto che si sia ormai configurato un
interessante meccanismo di collaborazione e di confronto fra
le due Amministrazioni locali, come premessa per un futuro
coinvolgimento delle Amministrazioni centrali dello Stato e
degli organismi comunitari, i quali, nel caso specifico, hanno
gi dichiarato il loro interesse per liniziativa.

In conclusione ci sono tutte le condizioni per avviare una


operazione complessa ed impegnativa, il cui compimento
richieder necessariamente tempi non brevi.
La prima fase riguarda lanalisi dello stato di fatto, in termini
storico-culturali, urbanistici, architettonici, edilizi, funzionali,
socio-economici, nonch lo studio di fattibilit per un primo
intervento. Essa stata conclusa ed i risultati sono sintetizzati
di seguito.
Come gi accennato in precedenza, larea di studio risulta
delimitata dal Tevere, da via Arenula, da via delle Botteghe
Oscure, da via dellAra Coeli e da via del Teatro di Marcello. Per
linquadramento storico-critico e funzionale tuttavia
opportuno tener conto anche del Campidoglio e dellIsola
tiberina, che costituiscono, con larea di studio, un complesso
unitario ed omogeneo.
Gli studi svolti sono strettamente finalizzati al recupero del
Ghetto, che dovr necessariamente svilupparsi su tre livelli: il
recupero urbano di base (con il risanamento delle reti
tecnologiche e degli spazi pubblici); il recupero edilizio
primario (che riguarder le opere di consolidamento e di
risanamento igienico-fun-zionale relative a pi unit
immobiliari); il recupero edilizio secondario (che riguarder il
recupero ed il risanamento delle singole unit immobiliari,
cio appartamenti, negozi, botteghe).
Sulla base delle analisi svolte dal gruppo di lavoro e,
separatamente, daHUfficio Speciale per gli Interventi nel
Centro Storico (U.S.I.C.S.), sono state individuate 4 unit di
primo intervento lungo lasse via S. Maria del Pianto-via del
Portico di Ottavia (fig. 35). E stato inoltre previsto il recupero
urbano delle strade suddette e di piazza delle Cinque Scole,
con la riqualificazione delle infrastrutture a rete, delle
pavimentazioni e degli elementi di arredo urbano.

Le analisi svolte, che saranno sinteticamente illustrate nei


punti successivi, sono le seguenti:

L'area del Ghetto: le trasformazioni urbane:


*
Larea del Ghetto: la presenza ebraica:

Larea del Ghetto: analisi storica del tessuto edilizio;

Il tessuto urbano: analisi per isolati;

Il tessuto urbano: lo spazio pubblico;

Il tessuto urbano: il colore degli edifici;

Il tessuto urbano: le reti tecnologiche.


3.1. Larea del Ghetto: le trasformazioni urbane
La ricerca, sostanzialmente sintetizzata in Premessa, ha avuto
per oggetto il confronto sistematico della vicenda del Ghetto
con quella, pi complessa, di Roma.
Sono state analizzate pertanto le cartografie storiche
disponibili e sono state analizzate le previsioni dei piani
regolatori e le relative realizzazioni, partendo dal P.R.G. 1873,
il primo piano regolatore di Roma capitale che, appunto, prescrisse la demolizione del Ghetto, con la realizzazione dei
muraglioni del Tevere e dei 4 isolati compresi fra il
lungotevere, via del Portico di Ottavia, lattuale piazza delle
Cinque Scole e piazza di Monte Savello.
3.2. Larea del Ghetto: la presenza ebraica
Gli ebrei giungono probabilmente a Roma gi pi di duemila
anni orsono, come liberi mercanti provenienti dallEgitto e
dalle isole greche, formando una piccola comunit che si
accresce in seguito alle ambascerie dei Maccabei.
Essi fissano la loro residenza in Trastevere, il quartiere che
accoglie tutti i di-versi, per religione o per etnia, perch,
essendo fuori dal pomerium, almeno fino allepoca di
Augusto, non soggetto alle leggi che vietano lesercizio di
culti non consentiti dal Senato; inoltre trovandosi in prossimit
del porto offre possibilit di traffici e scambi.
Qui successivamente gli ebrei edificano la loro sinagoga, che
sembra possa iden-tificarsi con la casa medievale sita in vicolo
dellAtleta (antico vicolo delle Pal-me), sulla cui colonna a
sostegno della bifora di facciata, sono ancora visibili alcuni
caratteri ebraici.

A testimonianza della presenza ebraica nel quartiere


rimangono alcuni toponimi: Ruga Judaeorum ricordata dal
Rodocanachi e Corte Judaei nanti al palazzo citata dal
Mattioli nella via di S. Francesca Romana; fino al Medioevo
nelle piante di Roma compare un Campus Judaeorum lungo
la via Portuense. Durante il Medioevo parte della comunit si
trasferisce sullaltra riva del Tevere: in Campo Marzio, nella
Suburra e presso Porta Capena, fino a quando la bolla di Papa
Paolo IV Cum nimis absurdum del 14 luglio 1555 obbliga
tutti gli ebrei residenti nelle varie parti della citt a vivere
rinchiusi nel Ghetto di S. Angelo. Il recinto, costruito in tutta
fretta, prevede due accessi, sulla piazza Giudea e sulla piazza
di Pescaria; una terza porta viene per aggiunta verso la
chiesa di S. Ambrogio {fig. 36).
Al 1589, sotto Sisto V, risale il primo ampliamento,
contemporaneamente al- lobbligo, per gli ebrei dello Stato
Pontificio, di risiedere solo nelle citt di Roma, Ancona ed
Avignone: viene annessa la zona della Fiumara e vengono
aperte altre due porte, per le quali viene dato lincarico a
Domenico Fontana.
Alla met del 600 gli ebrei reclusi nel Ghetto raggiungono le
4.000 unit, a causa dellarrivo degli esiliati: il successivo
processo di concentrazione e di affollamento cos intenso
che dopo pochi decenni, alla fine del secolo, la popolazione
residente nel claustro sar pari a circa 10.000 unit.
Nel 1823 Leone XII amplia ulteriormente il Ghetto con
lannessione di via della Reginella e parte di via Pescaria e con
laggiunta di altre tre porte.
Il quartiere si articola ora intorno a tre piazze principali: piazza
Giudea, piazza delle Tre Cannelle e piazza delle Cinque Scole;
su questultima si trova laccesso alle sinagoghe ebraiche,
riunite in un unico edificio per rispettare il decreto che
proibisce agli ebrei di avere pi di un luogo di culto.
Alla met dellOttocento la presenza ebraica nel Ghetto risulta
comunque note-volmente diminuita, tanto che nel 1847
Massimo dAzeglio nel suo scritto Emancipazione degli ebrei
parla di 3.900 persone stipate nellammasso informe di
case e di tugurii; la superficie complessiva dellarea
raggiunge appena i 23.000 mq e la densit abitativa, pur

dimezzatasi nellarco di un secolo e mezzo, resta comunque


elevatissima.
Nel 1870, con la liberazione di Roma dal dominio papale, il
Ghetto viene aperto, sebbene le porte fossero gi state
materialmente rimosse nel 1848; nel 1889 si decide di avviare
un programma di opere pubbliche comprendente il risanamento dellintera area, che per, in seguito ad alterne
vicende, viene compieta- mente rasa al suolo, compreso
ledificio delle Cinque Scole, inizialmente rispar-miato dallo
sventramento.
La demolizione del vecchio quartiere segna la sorte della
presenza ebraica nella zona: alcune famiglie abbandonano le
vecchie abitazioni e si stabiliscono nelle strade limitrofe, ma
poco a poco la gran parte della popolazione sposta la propria
residenza in altri quartieri della citt.
Le poche famiglie rimaste abitano nelle zone adiacenti
allantico Ghetto risparmiate dalle demolizioni, tra piazza
Costaguti, piazza Mattei, via della Reginella, via di S. Angelo in
Pescheria, fino al Portico di Ottavia.
Tuttavia gi allinizio di questo secolo, e ancor pi dal 1945 in
poi, landamento demografico ha subito notevoli variazioni,
con una tendenza allulteriore diminuzione del numero dei
residenti.
Nonostante molti ebrei risiedano oggi a notevole distanza da
questa zona il centro del quartiere ebraico rimasto per loro
un luogo di riferimento, di ritrovamento di identit e di
memorie.
Attualmente nellarea di studio, su una popolazione residente
di 2.087 abitanti (i dati disponibili risalgono al giugno 1989) si
contano ancora ben 446 ebrei (fig. 37), corrispondenti circa al
21% del totale: ma la centralit del luogo legata anche
alla presenza di numerose attivit commerciali e artigianali
picco-le e grandi, dei luoghi di riferimento tradizionali per la
comunit intera, del Tempio Maggiore.
Alle poche centinaia di residenti si aggiungono quindi
quotidianamente, e in special modo il sabato e la domenica,
decine di ebrei provenienti da tutti i quartieri di Roma, a
conferma del fatto che, al di l della mera e astratta
registrazione del dato statistico e demografico, la zona del

Ghetto ha oggi una funzione di richiamo tradizionale e di


riferimento topografico didentit, un aspetto ed una
fisionomia urbana particolari e, proprio nel caso di Roma,
unici.
3.3. Larea del Ghetto: analisi storica del tessuto edilizio
Come stato accennato in Premessa, larea oggetto del
presente studio una delle pi interessanti della Roma antica
e storica, gi ricca, in epoca romana, di grandi edifici civili e
religiosi, i quali, caduti in rovina, furono utilizzati per funzioni
diverse: Fabi e Savelli si fortificarono nel teatro di Marcello,
mentre nel teatro di Balbo sorse il Castrum aureum, propriet
del monastero di S. Ma-ria, cui subentr pi tardi quello di S.
Caterina dei Funari. Quanto al portico dOttavia, prossimo al
Tevere, esso ospit da tempo remotissimo quella che fu per
molto tempo lunica pescheria della citt.
In questa area, che comprende il rione S. Angelo e parte dei
rioni Regola, S. Eustachio e Campitelli, erano presenti
mestieri tipici (funari, fabbricanti di calce, cardatori e cimatori,
fabbri e calderai, pescivendoli, conciatori, nonch piccoli
commerci e prestiti su pegno, generalmente esercitati dagli
Ebrei).
Numerose famiglie illustri risiedevano nella zona: tra queste i
Savelli (sostituiti nel 700 dagli Orsini), i Mattei, i Serlupi, i
Patrizi, i Costaguti, i Boccapaduli, i Margani.
Ben sedici erano nel 500 le chiese del rione S. Angelo: di esse
molte non esistono pi e di alcune si anche perduta la
traccia: S. Nicol degli Orsini presso il teatro di Marcello, S.
Cecilia, S. Abbaciro ad elephantum, S. Martino de
maxima, S. Andrea de pallacina, S. Maria in candelabro,
o in capite mola- rum, S. Leonardo in albis, S. Salvatore
de Baronicis, SS. Muzio e Coppete, S. Valentino: questultima
stata demolita poco dopo il 1870.
Ne rimangono quattro: S. Angelo, S. Caterina dei Funari, S.
Ambrogio alla Massima, S. Stanislao dei Polacchi, alle quali si
sono aggiunte ora, trasferitevi dai rioni vicini, quelle di S.
Maria in Campitelli, di S. Rita, di S. Nicola in Carcere e di S.
Gregorio della Divina piet.
Lanalisi storica del tessuto edilizio ha avuto per oggetto 32
dei 34 isolati che costituiscono larea di studio (fig. 38): non

sono stati analizzati lisolato n. 15 (comprendente la chiesa e il


convento di S. Ambrogio alla Massima) e lisolato n. 5
(comprendente la chiesa di S. Caterina dei Funari ed il
complesso dei Polacchi), perch essi sono stati gi studiati
dallU.S.I.C.S. del Comune di Roma. La ricerca ha seguito due
linee: la raccolta del materiale storico-critico gi disponibile
a stampa, e lanalisi sistematica del materiale raccolto nei due
fondamentali Fondi ottocenteschi esistenti nellArchivio
Capitolino: il Titolo 54 e lIspettorato edilizio (figg. 39, 40). Le
informazioni raccolte sono state integrate ove possibile e
necessario con citazioni di altri fondi dellArchivio di Stato e
della Biblioteca Vaticana. E stato privilegiato il periodo storico
pi vicino al nostro tempo, sia perch la ricerca finalizzata al
recupero delledilizia esistente, sia perch mentre ormai
generalmente
accettata
la
necessit
di
conservare
attentamente i manufatti pi antichi, non ancora ben
definita la disciplina duso e di intervento da applicare
nelledilizia pi recente.
Non stata pertanto approfondita, n poteva esserlo in
questa sede, la ricerca archivistica su fonti ancora da
esplorare, n la ricerca archeologica (in unarea che pure
comprende grandi e importanti complessi edilizi antichi, come
il Tea-tro di Marcello, il Circo Flaminio, la Crypta Balbi, il Portico
di Ottavia con i relativi templi, i 3 templi del Foro Olitorio, il
Portico di Filippo). Limpostazione dello studio deriva anche da
una precisa scelta storiografica: quella di recuperare una
specifica significativit a tutto il tessuto edilizio consolidatosi
nel processo storico, evidenziando la contestuale importanza
dei monumenti e degli edifici che costituiscono il tessuto
stesso. Allattenzione sistematica portata agli edifici talvolta
considerati minori si poi aggiunta una attenta analisi della
tipologia edilizia, con la individuazione del modello tipologico
e delle modificazioni che esso ha subito nel tempo. Tutto ci
non per riproporre, in sede progettuale, il tipo originario, bens
per fornire alloperatore pubblico e/o privato tutte le realt
da considerare nella operazione di tutela-reinteipreta- zioneconsewazione, che costituisce la base del progetto di
recupero. Cos procedendo la lettura tipologica confluisce in
quella storico-critica, ponendo le premesse per la

individuazione di un sistema di raggruppamento degli edifici,


in relazione alle categorie di intervento definite dalle norme
vigenti.
Alle categorie di edifici individuate corrispondono precise
categorie di intervento sinteticamente illustrate nella
figura 41 come risulta dallelenco seguente:
CATEGORIA A.l: Comprende gli edifici nodali (palazzi, chiese e
simili)
di
parti-colare
importanza
storica,
artistica,
monumentale.
Tra i palazzi nobiliari si rilevano il sistema chiuso dei palazzi
Mattei dellisolato n. 4; il sistema aperto dei palazzi del
tardo cinquecento e del primo seicento che circondano
piazza Campitelli (Palazzi Lovatelli, Capizucchi, Albertoni,
Patrizi, Cavalletti); lallineamento palaziale di piazza Aracoeli
(Palazzi Massimo di Rignano, Fano, Astalli, Muti-Bussi); i
complessi collocati negli isolati, con funzioni polarizzanti
(Palazzetto Cenci, Palazzo Santacroce, Palazzo di Lorenzo
Manili, Palazzo Costaguti e Boccapaduli).
Fra le chiese ed i complessi religiosi rivestono particolare
rilevanza il grande Monastero di S. Francesca Romana, di
fronte al Campidoglio; le Chiese e Con-fraternite di S. Caterina
dei Funari e dei Polacchi; la chiesa ed il convento di S.
Ambrogio deda Massima; le chiese di S. Maria in Publicolis, di
S. Maria del Pianto, di S. Tommaso ai Cenci, di S. Angelo in
Pescheria, di S. Gregorio, di S. Maria in Campitelli, la Sinagoga.
In tali casi si prescrive il restauro secondo le definizioni
riportate in allegato. In sede progettuale e sulla base dei rilievi
effettivamente compiuti potranno essere ammessi, se
adeguatamente
motivati,
interventi
di
risanamento
conservativo.
CATEGORIA A. 1.1: Comprende le facciate o parti di
costruzione di particolare valore architettonico, ancorch
inserite in un tessuto edilizio privo di particolari qualit. Si
tratta, in genere, di manufatti risultanti da operazioni di
ridisegno di facciate o di singole parti di edifici, che hanno
spesso elevato valore stilistico ed estetico. Rientra in questa
categoria il palazzetto posto alla destra della chiesa di S.
Maria in Campiteli, sulla piazza omonima, che finge un
organi-smo palaziale settecentesco di notevole valore, senza

alcuna corrispondenza con la discontinua ed eterogenea


edilizia retrostante.
In tali casi si prescrive il restauro conservativo delle parti
aventi elevato valore architettonico, mentre pu essere
ammessa la manutenzione straordinaria per le parti di tessuto
retrostante.
CATEGORIA A. 1.2: Comprende edifici nodali (palazzi, chiese e
simili) trasformati, manomessi o di minore importanza
rispetto a quelli della categoria A.l oppure formati da parti
aggiunte ad organismi della categoria A.l.
Rientrano in questa categoria il Palazzo Margani su via
Aracoeli, manomesso in occasione dello sventramento di via
Botteghe Oscure; il Palazzo tra piazza Paga- nica via
Paganica via dei Falegnami; le appendici nord del palazzetto
Cenci, preesistenti allorganismo progettato da Martino Longhi
il Vecchio nel secondo cinquecento ed, infine, il villino
contiguo alla Sinagoga, sul Lungotevere Cenci. In questi casi si
prescrive generalmente il risanamento conservativo.
CATEGORIA A.2: Comprende edifici del tessuto seriale di
impianto, di rilevan-za storico-documentaria, che conservano
la tipologia e/o i caratteri delledilizia originaria
Rientrano in questa categoria alcune parti dellaggregato
edilizio medioevale, non eccessivamente manomesse,
(residuo di case-bottega a schiera, mercantili o artigianali,
molto diffuse a Roma prima delle trasformazioni urbanistiche
ed edilizie promosse dai Papi del XVI secolo) di cui rimane una
piccola testimo-nianza su via dei Falegnami.
Si prescrive il restauro, con particolari accorgimenti di tutela.
CATEGORIA A.2.1: Comprende edifici del tessuto seriale di
impianto analoghi a quelli della categoria A.2, che hanno
subito trasformazioni interne a causa di rifusioni o di
trasformazioni varie.
Questi casi di manomissione tipologica si presentano su due
porzioni di tessuto edilizio: in via S. Maria del Pianto, in
contiguit al Palazzo Santacroce e su via del Portico di Ottavia.
Si prescrive il risanamento conservativo.
CATEGORIA
A.2.2:
Comprende
edifici
risultanti
da
manomissione della tipologia seriale di impianto (di tipo
opposto a quello della Categoria A.2.1), assoggettati ad

apparenti rifusioni: una facciata unitaria, per lo pi di


carattere ottocentesco riunisce figurativamente pi
cellule, che invece conservano loriginaria autonomia
tipologica (sistema androne-scala-affaccio).
Si prescrive il risanamento conservativo: possono essere
ammessi interventi di manutenzione straordinaria con
adeguamento statico e funzionale, previa auto-rizzazione.
CATEGORIA A.2.3: Comprende per lo pi edifici o manufatti di
intasamento, su aree di pertinenza degli edifici nodali o del
tessuto seriale, in genere privi di particolari qualit, la cui
rimozione pu contribuire a migliorare la qualit abitativa e/o
spaziale degli edifici o delle aree aperte contigue.
Fenomeni di intasamento si rilevano nel cortile di palazzo
Lovatelli, nelle aree di pertinenza delle case artigiane di via
dei Falegnami e di via del Portico di Ottavia, nel cortile
dellisolato n. 6.
Ulteriori episodi potranno essere rilevati in sede di redazione
dei progetti di recupero.
Si raccomanda, ove possibile, la eliminazione degli edifici e dei
manufatti di intasamento che si configurano come vere e
proprie superfetazioni.
CATEGORIA A.3: Comprende edifici risultanti da sostanziali
modifiche dellori-ginario tessuto di base, consistenti per lo pi
in rifusioni, con trasformazioni tali da costituire nuove unit
edilizie e/o nuovi organismi.
Si tratta per lo pi dei risultati pi positivi delle operazioni di
rielaborazione edilizia compiuti nel XIX secolo, a partire da un
tessuto edilizio preesistente. Si possono citare, tra gli altri, il
palazzo Guglielmi su via Paganica, la casa Renassi su via dei Delfini, i palazzi Maccaroni-Odescalchi e VelliCardarelli su piazza Margana, il Palazzo Senni in via dei
Polacchi, le appendici ottocentesche al Palazzo Boccapaduli in
via dei Falegnami, le vaste rielaborazioni edilizie che hanno
configurato tra il XV e il XVIII secolo i vari palazzi Cenci
nellisola dei Cenci al Monte dei Cenci (Palazzetto Cenci
nellArco dei Cenci, Palazzo Cenci al Monte, Palazzo Cenci al
Pianto).

Si prescrive il risanamento conservativo: sono ammessi


interventi di manuten-zione straordinaria con adeguamento
statico e funzionale, previa autorizzazione.
CATEGORIA A.3.1: Comprende costruzioni risultanti da vicende
edilizie analoghe a quelle della precedente categoria, aventi
minori qualit organiche e/o formali. In particolare in questo
gruppo si evidenziano per lo pi quinte edilizie, come quella
fronteggiante via Florida e prospiciente piazza Argentina,
quella su largo Arenula e la contigua via di S. Elena, alcune
parti di edifici su piazza Costaguti e su piazza Margana.
Si prescrive in genere il risanamento conservativo per le
quinte; sono ammessi interventi di manutenzione
straordinaria con adeguamento statico e funzionale, previa
autorizzazione.
CATEGORIA A.3.2: Comprende edifici o brani edilizi originati
dal tessuto di base, residuali, non rifusi organicamente in
costruzioni, ma significativi dellimpianto dorigine.
Si prescrive il mantenimento dei caratteri residuali,
ammettendosi peraltro in-terventi di ristrutturazione edilizia.
CATEGORIA A.3.3: Comprende facciate o parti architettoniche
di qualit, rico-struite in conseguenza di spostamenti
dellorganismo originario demolito.
Si ritrovano nelle costruzioni realizzate a chiusura su piazza S.
Maria in Campi- telli, le quali comprendono la facciata della
casa di Flaminio Ponzio una volta sullarea degli attuali Fori
Imperiali e la chiesetta di S. Rita da Cascia una volta
esistente vicino alla scalinata della chiesa dellAracoeli.
Esse documentano qualit architettoniche di livello diverso
rispetto a quella della categoria A. 1.1; non solo per lo
straniamento spaziale conseguente allo spo-stamento
delledificio, ma anche a causa del processo di demolizione e
ricostru-zione con varianti a cui sono stati sottoposti.
Si prescrive comunque il loro mantenimento e restauro nelle
parti indicate nella planimetria (fig. 41), in quanto
testimonianze e documenti di indubbio valore. Si ammettono
interventi di ristrutturazione edilizia, con divieto di
demolizione e ricostruzione, per le parti di recente costruzione
e prive di valore testimoniale.

CATEGORIA A.4: Comprende edifici di recente costruzione


conseguenti agli sventramenti urbanistici ottocenteschi (via
Arenula, via delle Botteghe Oscure, il Ghetto, il Lungotevere)
forniti di aspetti qualitativi e caratterizzanti il nuovo ambiente
urbano.
Sono ammessi interventi di risanamento conservativo;
possono essere consentiti limitati interventi di manutenzione
straordinaria con adeguamento statico e funzionale, previa
autorizzazione.
CATEGORIA A.5: Comprende edifici di recente costruzione,
aventi scarsa qualit architettonica o ambientale.
Trattasi in particolare di due inserti: uno il blocco delle nuove
scuole costruito nel primo novecento dopo la demolizione
dellantico Ghetto, laltro compren-dente le parti moderne
giustapposte alla facciata della Casa di Flaminio Ponzio e la
fodera esterna laterale e posticcia della chiesa di S. Rita da
Cascia ricostruite tra piazza Campitelli e via del Teatro di
Marcello.
Sono ammessi interventi di demolizione e ricostruzione nel
rispetto della disci-plina stabilita dai piani di recupero.
CATEGORIA A.6: Comprende aree o parti di volumi residuali,
risultanti da sven-tramenti non pi reintegrati (buchi o strappi)
localizzate soprattutto nellisolato di S. Maria del Pianto e
conseguenti alle demolizioni del Ghetto.
Per esse si impone una reintegrazione edilizia che ricomponga
la testata delliso-lato e il suo fianco su via S. Maria del Pianto.
3.4. Il tessuto urbano: analisi per isolati
3.4.1. La scheda di analisi e la sintesi dei dati
La ricerca costituita essenzialmente da una analisi del
tessuto urbano riferita agli isolati, effettuata utilizzando una
scheda-tipo, appositamente predisposta, in cui sono riportati i
dati metrici e di destinazione duso rilevati direttamente sul
posto e visualizzati nella planimetria in scala 1:500 allegata a
ciascuna scheda (% 42, 43, 44, 43).
In particolare per ogni isolato esaminato la scheda-tipo riporta
le seguenti indi-cazioni:
LATI DI LOCALIZZAZIONE: comprendono il numero dordine
dellisolato riferito al quadro dunione generale e lelenco delle
strade e piazze che lo delimitano.

IMMAGINI FOTOGRAFICHE: ogni scheda contiene un numero


variabile di fotogra-fie (con un minimo di 4) in relazione alla
dimensione dellisolato, in base alle quali possibile
ricostruire schematicamente i profili stradali dinsieme e, contemporaneamente, cogliere alcuni particolari e dettagli
significativi.
PLANIMETRIA: stata appositamente elaborata in scala 1:500
e contiene indica-zioni relative alle destinazioni dei piani
terreni, alle destinazioni prevalenti degli edifici, allaltezza
stimata e alle propriet, rilevate tramite sopralluogo diretto e
di seguito brevemente descritte:
Destinazioni dei piani teneni: sono raggruppate in sei
categorie (residenze, attivit commerciali, bar e ristoranti,
banche e uffici, botteghe artigiane, garages e depositi).
Destinazioni prevalenti degli edifici: sono raggruppate in tre
categorie (edifici destinati prevalentemente a residenza, a
servizi pubblici e privati, ad altre destinazioni).
Altezza stimata: indicata da due numeri: il primo indica il
numero dei piani, mentre il secondo indica laltezza stimata
in metri.
Propriet pubbliche: sono indicate da lettere (A, B o C)
corrispondenti a tre diverse categorie (propriet del
Comune, propriet del Vicariato ed enti rappre-sentati,
propriet dello Stato). I dati sono stati ricavati dalla Carta
delle propriet pubbliche fornita dallU.S.I.C.S.
Dati metrici-, comprendono un totale di 14 voci, elencate di
seguito, relative alle superfici ed ai volumi, calcolate tramite
rilievo diretto e misurazioni effettuate sulle planimetrie
catastali 1:500.
1.
Superficie complessiva delimitata
2.
Superficie netta dellisolato
3.
Superficie di strade, piazze e spazi pubblici
4.
Superficie coperta complessiva
5.
Superficie scoperta complessiva
6.
Indice di dotazione degli spazi pubblici destinati alla
circolazione e alla sosta
7.
Indice di copertura dellisolato
8.
Volume complessivo degli edifici a prevalente
destinazione residenziale

9.
Volume
complessivo
degli
edifici
destinati
prevalentemente a servizi pub-blici
10. Volume
complessivo
degli
edifici
destinati
prevalentemente ad attivit am-ministrative politiche,
culturali, ecc.
11. Volume complessivo dellisolato
12. Indice di edificazione territoriale
13. Indice di edificazione dellisolato
14. Popolazione residente (al giugno 1989)
Tutte le informazioni contenute nelle schede per isolato (dati
metrici, quantitativi, di localizzazione, di destinazione duso,
ecc.) sono state raccolte, sintetizzate e graficizzate nella
tabella riassuntiva e nelle tavole di sintesi in scala 1:2000,
elaborate sulla base dei dati ritenuti pi significativi, secondo
il seguente ordine:
1.
Delimitazione dellarea di studio e numerazione degli
isolati
2.
Gli spazi pubblici
3.
Indice di edificazione degli isolati
4.
Destinazioni prevalenti degli edifici (fig. 46)
5.
Destinazioni dei piani terra (fig. 47)
6.
Altezza degli edifici
7.
Propriet pubbliche (fig. 48)
8.
Distribuzione della popolazione residente (fig. 49)
3.4.2. Lindagine sulla popolazione residente
In coerenza col metodo adottato per lindagine urbanistica
anche il rilevamento della popolazione residente stato fatto
sulla base dellisolato, superando i tra-dizionali criteri di
accorpamento dei dati per sezioni di censimento.
I dati disponibili presso il C.E.U. (Centro Elettronico Unificato
dellAnagrafe di Roma) fanno riferimento al singolo abitante,
registrato con nome, cognome, data di nascita e indirizzo di
residenza: dopo aver elaborato una planimetria in scala 1:500
con il rilievo delle vie e dei numeri civici dellarea, stato
possibile localizzare tutti i residenti per edificio, sulla base
del relativo numero civico. La rappresentazione grafica dei
dati suddetti contenuta nella corrispondente tavola di sintesi
(fig. 49), e consente una immediata e chiara visualizzazione

della effettiva distribuzione degli abitanti residenti, non solo


allinterno dellarea ma, soprattutto, aHinterno degli isolati.
Sulla base dei dati disponibili, stata successivamente
elaborata una ulteriore articolazione delle informazioni
esistenti in relazione al numero e alla struttura delle famiglie,
e alle classi di et, con i relativi confronti con le corrispondenti
medie comunali.
3.4.3. Considerazioni conclusive
Poich i dati anagrafici disponibili riportano soltanto la
popolazione residente, che risulta senza dubbio di gran
lunga inferiore alla popolazione effettivamente presente
nellarea, a conclusione della ricerca vengono proposte delle
indagini di verifica. Queste potranno essere condotte in
tempi successivi, utilizzando metodi di rilevamento pi
attendibili che consentano di verificare oltre agli abitanti
effettivi, anche la reale distribuzione delle abitazioni, degli
uffici e delle altre attivit.
I risultati della analisi per isolati possono dunque costituire il
reticolo di base su cui successivamente riportare i dati relativi
agli edifici ed alle unit immobiliari, desumibili sia da
rilevazioni dirette, sia dal riporto degli elementi di
conoscenza disponibili presso i numerosi archivi cartacei
che attualmente vengono utilizzati soltanto in minima parte
(attrezzature di rete, utenze per unit immo-biliari, imposte
per asporto dei rifiuti solidi, entit e consistenza degli alloggi
in fitto, ecc.).
In sostanza l'estensione dellanalisi per isolati allintero centro
storico e, succes-sivamente, alla citt consolidata ed alle
recenti espansioni, potrebbe costituire una base razionale e
concreta per la costruzione di un sistema informativo
comunale territorializzato estremamente utile per la
gestione della citt e del territorio comunale.
3.5. Il tessuto urbano: lo spazio pubblico
Lanalisi stata svolta considerando gli attuali aspetti,
funzionali e formali, de-gli invasi spaziali nellarea di studio.
Sono stati pertanto analizzati anche gli elementi architettonici
e costruttivi che qualificano lambiente urbano, in ma-niera
positiva o negativa, con riferimento ai fattori e alle situazioni
di degrado. Le riflessioni critiche sugli elementi analizzati

hanno delineato una sorta di lin-guaggio formale omogeneo


sulla base del quale stato possibile costruire laba-co degli
elementi (repertorio dei dettagli) al quale riferirsi per gli
interventi di recupero e di trasformazione.
Gli studi relativi allo stato di fatto, al sistema di fruizione degli
spazi ed allarre-do sono stati estesi allintera area di studio
[figg. 50, 51, 52). Per gli aspetti di carattere morfologicoformale, sono stati analizzati gli invasi delle piazze che
presentano
qualit
spaziali
rilevanti
ed
ulteriori
approfondimenti sono stati svi-luppati nellarea pi limitata
compresa fra via di S. Maria del Pianto, via del Portico di
Ottavia, via de Funari, via de Falegnami, via di S. Angelo in
Pe-scheria e via Arenula: una spina di origine medievale, con
successivi inserimenti e trasformazioni, che nellinsieme
sembrata in grado di esprimere i caratteri fondamentali dello
spazio urbano.
Nellambito di questarea sono state in particolare analizzate
alcune strade e piazze: via del Portico di Ottavia, via di S.
Maria del Pianto, via de Falegnami, piazza Mattei, via de
Funari, piazza Lovatelli, via del Foro Piscario e sono stati
rilevati e descritti, in apposite schede e tavole, gli elementi di
qualificazione dello spazio urbano articolati come segue:
3.5.1. Individuazione e analisi dellinvaso stradale omogeneo
di riferimento (fig. 53)

descrizione sintetica delle caratteristiche morfologiche


dellinvaso stradale (quinte e fondali);

descrizione sintetica delle caratteristiche funzionali


dellinvaso stradale;

individuazione degli elementi qualificanti alla scala


dellinvaso stradale;

individuazione degli elementi di degrado.


3.5.2. Individuazione degli elementi che deteterminano la
qualit dello spazio

elementi
architettonici
compresi
nella
fascia
basamentale degli edifici: accessi, aperture, particolari (vedi
schede A fig. 54);


elementi di arredo urbano (vedi schede B figg. 55, 56),
sia di competenza privata, relativi agli esercizi commerciali
(accessi, vetrine, insegne e sistemi di illuminazione), sia di
competenza pubblica, relativi allinvaso stradale (sistemi di
illuminazione, fontane, cartellonistica, spazi verdi), sia, infine,
elementi delle aree stradali (pavimentazioni, marciapiedi,
tombini, paracarri)
U 51).
3.5.3. Descrizione degli elementi rilevanti
per la loro valenza qualificante o dequalificante
Con riferimento alle facciate degli edifici ed agli elementi di
arredo pubblico e privato, e con rilevazione delle situazioni di
degrado (elementi originali in stato di degrado, elementi non
originali in contrasto con il carattere dellinvaso stradale e
delle unit edilizie).
3.5.4. Sintesi dei risultati derivanti dalla descrizione dei singoli
elementi

tavola sinottica dello stato di degrado dellinvaso


stradale;

tavola sinottica delle attribuzioni funzionali (fig. 58);

tavola sinottica
architettonici rilevanti.

degli

elementi

di

qualificazione

3.5.5. Costruzione dellabaco degli elementi ricorrenti


Oltre alla scelta di un repertorio di particolari e dettagli,
lanalisi critica svolta ha consentito la formazione di un abaco,
contenente gli elementi architettonici pi comuni e ricorrenti,
con la descrizione della tipologia, della morfologia, della
linguistica, delle tecnologie costruttive (figg. 59, 60).

Sono state escluse dallanalisi tutte le indicazioni linguistiche


derivanti da edifici di tipo monumentale. Su questi, infatti, i
possibili interventi debbono rientrare nella sfera del restauro
scientifico e, quindi, non possono fornire indicazioni utili per
interventi di recupero, che non pu non ammettere limitate
trasformazioni indipensabili per rispondere alle esigenze
residenziali e commerciali degli edifici.
Labaco suddetto, desunto dalle schede A e B, comprende:
accessi alle residenze;
accessi ai negozi;
elementi accessori in forme semplici e linguisticamente pi
sofisticate.

sistemi
di
illuminazione-,
con
riferimento
alle
localizzazioni dei punti illumi-nanti, classificati per tipologia e
con indicazione dello stato di degrado, come risulta dalla fig.
52 e dalle schede allegate;

fontane: con riferimento alle schede relative alle tre


fontane monumentali presenti nellarea di studio ed agli altri
elementi di arredo, fontanelle a colon-nina di tipo
standardizzato, riportate in planimetria;

elementi stradali: stato rilevato il tipo e lo stato delle


pavimentazioni su tutta larea di studio (fig. 57) ed inoltre
nellabaco sono state riportate le tipologie di pavimentazione
usate per le strade, per le piazze e per i marciapiedi, non-ch
le tecnologie ed i tipi di materiale impiegato (asfalto, cubetti
di basalto di varie dimensioni, lastre di selce, ecc.). Sono state
riportate anche le tipologie di disegno delle varie
pavimentazioni;

paracanv. sono state individuate le relative tipologie, in


pietra ed in metallo forgiato.
3.5.6. Indicazioni per il programma di progettazione
Sulla base delle analisi illustrate nei punti precedenti sono
state formulate indi-cazioni progettuali articolate in tre parti:

una prima parte considera gli interventi sugli spazi


pubblici a livello urbano di base (fig. 61), ed ha per oggetto le
opere di competenza comunale necessarie per la

riqualificazione degli spazi pubblici (ripristino di punti


illuminanti, integrazione di impianti di illuminazione,
rifacimento di alcuni tratti di pavimentazione, sostituzione
del manto dasfalto con pavimentazioni del tipo tradizionale);

una seconda parte contiene indicazioni progettuali


finalizzate alla costruzione di una normativa in grado di
governare pi adeguatamente le trasformazioni necessarie
per lallestimento delle vetrine dei negozi e di recuperare
situazioni di degrado molto marcato per quegli allestimenti in
netto contrasto con lambiente. Le indicazioni formulate
rappresentano esemplificazioni progettuali su situazioni
fortemente degradate ed in forte contrasto con lambiente,
utilizzando il vocabolario costruito nella fase delle analisi
degli elementi archi- tettonici (fig. 62);
la terza parte riguarda il programma di progettazione per il
primo intervento che ha per oggetto il luogo centrale di
memorie e di relazioni sociali dellarea del Ghetto,
comprendente la via del Portico di Ottavia, piazza Costaguti,
via S. Maria del Pianto ed il relativo collegamento. Gli
interventi previsti hanno per oggetto pavimentazioni stradali
ed elementi di arredo.
3.6. Il tessuto urbano: il colore degli edifici
Lo studio sul colore degli edifici del Ghetto stato preceduto
dalla raccolta di unampia documentazione relativa ad
interventi di analoga natura, effettuati a Roma ed in altre
citt.
Questa raccolta, associata ad una osservazione diretta di
interventi pi o meno appropriati, ha confermato che,
soprattutto a Roma, non esiste o quanto meno
insufficiente una metodologia di analisi e di intervento,
presupposto necessario alla redazione di un piano del colore
avente per oggetto edifici realizzati nellarco di duemila anni.
Inoltre, finora sempre mancata la possibilit di considerare
un brano di citt storica abbastanza vasto, sul quale
sviluppare un esauriente confronto di analisi e di proposte.
Lo studio sul colore degli edifici del Ghetto offre una occasione
preziosa per una prima riflessione sui criteri e sulla
metodologia di intervento da adottare, non solo nel caso

specifico (che gi molto significativo, considerata la


complessit storica del tessuto edilizio e la vastit
dellarea), ma addirittura per lintera citt storica.
Partendo dallesigenza di sperimentare proposte di coloritura
di alcuni spazi ur-bani particolarmente significativi, sono state
in particolare considerate le strade e le piazze. Le strade
dellarea di studio, almeno quelle del suo nucleo pi anti-co,
presentano due tipologie sostanziali: la strada-corridoio con
botteghe a pia-no terra (per esempio via dei Falegnami) e la
strada priva di botteghe, di dimensioni molto ridotte in
larghezza e di scarsa luminosit (per esempio via S. Angelo
in Pescheria).
Il sistema delle piazze costituito da spazi di arrivo e di sosta
(come piazza Costaguti) e da spazi di attraversamento (come
piazza Mattei). E stato perci approfondito lo studio delle
facciate poste sullasse via dei Funari, piazza Mattei, via dei
Falegnami e sullasse via del Portico dOttavia, via di S. Maria
del Pianto e piazza Costaguti.
Nellimpostare lo studio sul colore, dopo aver considerato le
scarsissime infor-mazioni di tipo storico, sono stati ipotizzati
accostamenti cromatici, derivanti dalle analisi in loco, che si
sono rivelati alquanto omogenei nella bicromia travertinomattone. Una bicromia che pu presentare una gamma di
tonalit che nel caso in esame tende verso quelle pi scure sia
per la sovrapposizione delle tinteggiature nelle varie epoche,
sia per la tendenza tardo-ottocentesca ad accentuare i toni
pi cupi. Sono state utilizzate gamme di colori pi tenui,
anche tenendo conto del fatto che il mattone usato in et
rinascimentale e barocca, tendeva al giallo-arancione, mentre
le cortine laterizie antiche, quali quella do- miziana e traianea,
tendevano al rossiccio.
La scelta di utilizzare colori lievemente pi chiari, soprattutto
nelle quinte stra-dali che si presentano poco luminose, ha
permesso di creare dissolvenze cromatiche che, assieme
allaccostamento delle tinte secondarie sul partito
complessivo della strada (cornici, fasce, infissi, etc.)
favorissero la cosiddetta fusione di facciata con i colori
fondamentali dei fondi.

C da rilevare che nel Ghetto stato applicato diffusamente il


criterio di non definire il rapporto tra tinte fondamentali e
secondarie della facciata; spessissimo si incontrano facciate dove la tinta delle cornici delle porte
o delle finestre assimilata alle tinte dei fondi, con una
monocromia che appiattisce larticola-zione della facciata
stessa.
La questione della fusione delle quinte urbane
particolarmente importante nello spazio racchiuso delle
piazze. Nello studio dei prospetti di piazza Costagu- ti, tipico
esempio di piazza racchiusa, non attraversata da assi di
percorrenza, ci si imbattuti nel problema dellaccostamento
di colori caldi e freddi: il palazzo Boccapaduli, stato
recentemente tinteggiato secondo una bicromia grigio-bianco,
mentre palazzo Costaguti e la quinta dellisolato ad esso
prospiciente, sono da tinteggiare con colori caldi.
Si evidenzia il problema degli accostamenti cromatici e delle
loro distonie, che si coglie in maniera particolarmente forte
sulle piazze, soprattutto a Roma, dove dal 600 al 700 si
diffuse luso di tinte soprannaturali, dai colori freddi (celestino, verdino, grigio), accostate ai colori che imitavano i
materiali naturali, quali la pietra e soprattutto il mattone.
Nel caso in esame si ipotizzata una mediazione, tramite
dissolvenze cromati-che, nellaccostamento tra i colori della
terra e quelli del cielo, naturali e sopran-naturali: in situazioni
di scarsa luminosit sono state ricercate attenuazioni di
tonalit, anche sfumando le tinte degli edifici adiacenti
mentre, in situazioni di maggiore luminosit, queste sfumature
non sono state accentuate e sono state unificate le tinte
secondarie di cornici e fascie.
Lanalisi svolta si basata, innanzitutto, sul rilievo dei
prospetti degli isolati oggetto dello studio di fattibilit: lisolato
12, delimitato da piazza Costaguti, via del Portico dOttavia,
via della Reginella, piazza Mattei e via dei Falegnami; lisolato
n. 13, delimitato da piazza Costaguti, via in Publicolis e via S.
Maria del Pianto e lisolato n. 14 delimitato da piazza Mattei,
via della Reginella, via del Portico dOttavia e via di S.
Ambrogio. Il rilievo stato eseguito strumen-talmente nella
scala 1:100.

Quindi stato approntato, con riferimento ad uno studio


sommario sui colori degli edifici del centro storico di Roma e
sulla scorta della letteratura in materia, un abaco dei colori
composto da tre tavole. La prima tavola comprende le tinte
base, cio le terre naturali e relative tinte scalate, con
semplice aggiunta di bianco: linsieme delle tinte base e delle
tinte scalate ha prodotto una gamma di 48 colori. La seconda
tavola comprende le composizioni delle terre naturali
mescolate tra loro e ha prodotto una gamma di 48 colori. La
terza tavola stata redatta alla fine dellanalisi degli isolati e
in essa sono contenuti i colori del Ghetto [fig. 63]
E stato inoltre approntato un abaco degli elementi morfologici,
con particolare riferimento al tessuto connettivo oggetto della
ricerca, al fine di definire quelli che saranno i supporti del
colore. Sono stati classificati 60 elementi, raccolti in 10 schede
dove, sul particolare schematico e astratto di un prospetto,
viene evidenziato lelemento individuato nella fotografia di
una facciata del Ghetto ifig. 64).
Infine sono state classificate le tecniche di colorazione degli
elementi e i loro materiali costitutivi, cio il supporto
cromatico.
stata quindi definita una scheda-tipo, analitica, in cui sono
stati trasferiti i dati relativi alle caratteristiche storicofilologiche, topografiche, morfologiche, urbanistico-ambientali
ed allo stato di conservazione degli intonaci e delle tinteggiature, corredati dal rilievo dei prospetti e da una
esauriente documentazione fotografica (fig. 65). Di particolare
importanza sono le informazioni relative allintera facciata,
come lorientamento (che influisce sulla illuminazione e sulla
conservazione della tinteggiatura e dei paramenti) e come la
posizione (le case dangolo, ad esempio, possono trasmettere
o collegare la colorazione di una strada a quella delle strade
che lintersecano).
Successivamente stata eseguita una comparazione dei
prospetti al fine di verificare lidoneit degli accostamenti
cromatici, anche in relazione alla posizione del singolo
prospetto ed infine sono stati eseguiti i bozzetti di colorazione
della quinta stradale, secondo una scelta dei colori che

tenesse conto del dato analitico, filologico, estetico e


ambientale (figg. 66, 67, 68).
Dallanalisi svolta sugli intonaci e sulle coloriture del tessuto
connettivo del Ghetto sono emersi dati interessanti che
indicano soprattutto ci che non si deve fare in tema di
tinteggiatura degli edifici storici. In particolare, sempre
riferendosi al tessuto edilizio di base, risulta un diffuso stato di
degrado delle facciate (pari ad oltre l80% degli edifici
analizzati) e, negli interventi, un uso improprio delle tecniche
e dei colori.
Lo studio effettuato sui colori degli edifici nel Ghetto, lungi dal
voler essere un vero e proprio piano del colore, si propone
come metodologia propedeutica alla redazione del piano.
Esso, tuttavia, presenta aspetti progettuali che stato
necessario affrontare e risolvere per verificare il metodo
proposto.
Inoltre lo studio si configura come un contributo alle analisi sul
colore degli edifici che, in maniera frammentaria, sono state
svolte su piccole porzioni del centro storico di Roma.
3.7 Il tessuto urbano: le reti tecnologiche
Non ha senso parlare di recupero degli edifici e delle singole
unit immobiliari, se prima non si garantisce un adeguato
livello di consistenza e di servizio delle reti tecnologiche
e degli spazi pubblici. Soprattutto nelle aree in cui, come nel
caso in esame, la degradazione delle fognature e delle
condotte idriche risulta evidente per la diffusa presenza di
umidit nelle murature e per i dissesti delle superfici stradali
che, in taluni casi, interessano anche le fondazioni degli
edifici.
Da ci derivata la necessit di una attenta rilevazione dello
stato di fatto, che stata condotta sia attraverso la raccolta
degli elementi di conoscenza disponibili negli archivi cartacei
comunali e nelle memorie del personale addetto, sia
attraverso sopralluoghi e saggi, che hanno avuto
essenzialmente per oggetto la rete fognaria. I dati raccolti
sono stati successivamente elaborati e graficizza- ti: dal loro
coordinamento sono risultate indicazioni progettuali per gli
interventi di recupero e di riqualificazione.

La ricerca relativa alla rete fognante stata finalizzata alla


costruzione di una planimetria delle reti tecnologiche,
attualmente inesistente. Essa stata svolta ricorrendo agli
archivi comunali e circoscrizionali ed integrando le relative
indi-cazioni con appositi sopralluoghi.
I dati relativi alla rete ITALGAS sono stati agevolmente reperiti
presso gli Uffici comunali competenti, mentre pi difficile
stata la raccolta dei dati relativi alle reti idriche (ACEA),
elettriche (ENEL) e telefoniche (SIP): dalla esperienza
compiuta risultata in tutta evidenza la necessit di un
efficiente coordinamento programmatico, operativo e,
soprattutto, conoscitivo.
Come gi accennato i rilievi hanno riguardato essenzialmente
la rete fognaria, con riferimento sia ai condotti pubblici, sia a
quelli privati di allacciamento, sia ai pozzetti, sia ai punti di
discontinuit in cui cambiano sezioni e caratteristiche
costruttive dei condotti stessi. Tutto ci al fine di individuare
lesistenza e le cause di perdite di liquami che determinano
rischi di inquinamento, di instabilit delle fondazioni e delle
sedi stradali, di risalita dellumidit nelle murature. E stata
tentata una ispezione generale della rete utilizzando una
cinepresa montata su ruote gommate motrici, manovrata
dallesterno, ma i risultati sono stati molto modesti. Infatti la
scarsa potenza della macchina non ha consentito di vincere la
resistenza dellacqua e del fango depositato sul fondo.
Di conseguenza stata compiuta una sistematica campagna
di rilevazioni, utiliz-zando una squadra di maestranze
specializzate, che ha effettuato sopralluoghi diretti, calandosi
nei collettori attraverso i tombini. Sulla base delle ricerche
compiute sono stati redatti gli elaborati grafici riportati nelle
figg. 69, 70, 71. In particolare i collettori principali sono
apparsi in buone condizioni, statiche e di efficienza, compresi
quelli di epoca classica, che fanno parte dellantica rete che
aveva come collettore la cloaca massima e che sono ancora in
esercizio. In molti punti si rilevata una notevole quantit di
fango depositato sul fondo. La rete dei fognoli privati, di
allaccio ai fabbricati, apparsa invece notevolmente
degradata, con diffuse perdite di acqua e di liquami nel
terreno sottostante i fabbricati. Inoltre si sono rilevati

numerosi casi di imbocchi abusivi e realizzati in difformit


delle norme vigenti, nonch perdite in fognatura di acqua
delle reti idropotabili. In particolare su via del Portico dOttavia
e su via dei Falegnami si rilevano attacchi non idonei,
mentre allacciamenti secchi realizzati in mattoni, che
denunciano dispersione di liquami nel suolo, si incontrano in
quasi tutte le strade, nonch a piazza Campitelli.
Risultano infine non efficienti alcune caditoie in mattoni,
spesso ostruite, ed intorno ad un tombino in via S. Ambrogio si
rilevano estesi fenomeni di erosione e di dissesto, che
interessano
anche
il
terreno
sottostante
alledificio
adiacente.
Dalle ricerche e dai rilievi risultano le seguenti proposte di
intervento:

revisione radicale dei fognoli privati di allacciamento e


dei relativi attacchi ai collettori pubblici;

manutenzione straordinaria e ripulitura dei collettori


pubblici, con il consoli-damento delle parti danneggiate e/o
fatiscenti;

manutenzione straordinaria ed integrazione delle reti


idrica, elettrica, telefonica e del gas.
Ulteriori elementi di conoscenza, di priorit e di scelte
potranno risultare dai progetti esecutivi futuri.
3.8. Considerazioni conclusive
A conclusione delle analisi sintetizzate nei punti precedenti,
appare opportuno svolgere alcune considerazioni, generali e
specifiche, sul carattere esemplificati-vo ed esemplare
che lo studio dellarea del Ghetto e la proposta di primo
intervento possono assumere nel pi ampio quadro della
riqualificazione del centro storico e della sterminata periferia
romana.
3.8.1. Citt consolidata e centro storico come modello per la
riqualificazione della periferia
Dopo decenni di discussione sulla delimitazione del centro
storico, risulta evi-dente che distorcente e sterile pretendere
di irrigidire una realt che cambia con levolvere dei criteri di
valutazione e di giudizio. Testimonianze storiche e tessuti
edilizi che nel recente passato erano considerati privi di valore

ed indegni di tutela (anzi da eliminare per recuperare spazi


verdi alla citt) oggi sono oggetto di ben pi consapevole e
civile attenzione. Pertanto appare necessario parlare di citt
consolidata, ponendo laccento su un processo quello del
consolidamento della citt, appunto la cui continuit
secolare si interrotta in questi ultimi anni e che pu essere
riattivato solo con un deciso intervento pubblico.
Infatti nel passato la citt si sviluppava secondo un disegno
originario ben preci-so, allinterno di delimitazioni naturali e
costruite chiaramente definite: basti ricordare che in tante
citt di impianto romano e medievale lo spazio interno alle
mura si riempito solo nellottocento. Inoltre le prime
espansioni extra- moenia mantenevano i caratteri del
tessuto originario. In epoca pi recente, invece, la citt si
frantumata in tanti episodi slegati, diffusi pi o meno
casualmente su territori vastissimi, aventi generalmente
carattere monofunzionale, in ossequio ai dettami del
razionalismo. Essi, nel loro insieme, formano le sterminate
periferie, sgangherate e degradate, in cui oggi vive la maggior
parte della popolazione, non soltanto nel nostro Paese, ma in
tutti i paesi in cui lo sviluppo industriale ha provocato
rapidissimi
processi
di
polarizzazione-con-centrazionecongestione .
La periferia dipende funzionalmente dalla citt consolidata
ed priva di qualit urbana, i cui fattori fondamentali si
individuano nella complessit e nella integrazione delle
funzioni
e
degli
spazi,
nella
riconoscibilit,
nella
delimitazione, fondamentale, questultima, anche per la
definizione dei diritti e dei doveri intus et extra moenia.
Essa caratterizzata dalla diffusione sul territorio dei pi
incredibili episodi edilizi che hanno determinato la citt
esplosa, la citt- spray, la citt spontanea, con il trionfo
della casualit e dellabusivismo. Oc-corre riconoscere che
questo tipo di espansione senza qualit stato involontariamente giustificato anche dai fautori del piano aperto.
Oggi la riqualificazione delle periferie un impegno prioritario,
non soltanto per ridurre i movimenti pendolari che strangolano
la citt consolidata e per mi-gliorare il funzionamento dei
sistemi insediativi, ma anche e soprattutto perch 1 attuale

dualismo tra citt consolidata e periferie determina


gerarchizzazioni, emarginazioni e tensioni sociali fortissime,
che contribuiscono alla diffusione delle varie forme di
violenza, di vandalismo, di consumo della qualit urbana. A
tal fine indispensabile avviare una complessa operazione
politico-amministrativa, urbanistica, culturale, con un
impegno pubblico rilevante e di lunga lena, indispensabile
anche perch, mentre nel passato la condizione periferica
era transeunte nel tempo e nello spazio e si superava secondo
meccanismi spontanei (la citt cresceva per addizioni, con
continuit, per cui bastava la realizzazione di una casa piu
esterna per superare la condizione periferica), oggi essa
tende a diventare permanente perch gli insediamenti, tutti
rigidamente monofunzionali, sono diffusi casualmente su spazi
enormi e perch la popolazione urbana non cresce pi.
La indispensabile opera di riqualificazione deve essere
impostata su criteri ben definiti. Finora si generalmente
parlato di ricuciture, di tessuti interstizia-li, di
integrazioni funzionali, di pi ricca dotazione di servizi ed
attrezzatu-re, ma il discorso deve essere ulteriormente
sviluppato. Occorre recuperare tutti gli strumenti del disegno
urbano ed occorre, in particolare, recuperare le tipologie
urbane: un patrimonio culturale e progettuale che stato
sottovalutato dal Movimento Moderno e dal razionalismo, in
nome di una rivendicata libert dellarchitetto, il quale, nei
casi in cui contestava la disciplina dellisolato e della rue
corridor, si trovava, in effetti, a contestare la citta.
Alla cancellazione delle tipologie urbane (le grandi assialit,
la maglia stradale, la piazza, il corso, il viale alberato, la
galleria, il giardino pubblico, lisolato)
si cercato di rimediare gonfiando le tipologie edilizie oltre
ogni limite di razionalit e di senso comune: i disastrosi
risultati di questa operazione si rilevano chiaramente in tutte
le periferie urbane, con un ricco campionario proprio qui, a
Roma.
Recuperare le tipologie urbane significa, oltre tutto, restituire
la sua fondamen-tale funzione allo spazio pubblico, che
sempre stato, nella millenaria vicenda della societ umana,
struttura della citt e fondamento del disegno urbano. La citt

consolidata il modello vitale e funzionante da utilizzare per


la riqualificazione delle periferie recenti: in essa infatti si
ritrovano e si leggono agevolmente, nella loro capacit
strutturante, tipologie urbane e spazi pubblici che nelle
periferie recenti non ci sono pi o sono ridotti a schematici
simulacri. Pertanto il centro storico, che costituisce la parte
essenziale della citt consolidata, non va considerato come
una sorta di area museale ma come lunico luogo in cui
sono presenti i fattori di qualit che, nel loro insieme,
costituiscono la citt. Un bene che oggetto di una domanda
sociale insopprimibile, in tutto il mondo.
Da ci derivano sia lestrema attualit del recupero del centro
storico (e della citt consolidata), sia la necessit di
mantenere, appunto, le sue qualit essenziali di
complessit e di integrazione delle funzioni, degli spazi, delle
relazioni. Infatti se il centro storico continua ad essere
sottoposto allattuale processo di terziarizzazione esasperata,
diventa un insediamento monofunzionale, privo di qualit,
come un qualsiasi centro direzionale di periferia.
3.8.2. Analisi del tessuto edilizio e sistema
informativo territorializzato
Per avviare il processo di recupero della citt consolidata e di
riqualificazione della periferia, occorrono non soltanto
adeguati strumenti di pianificazione e di intervento, ma
anche efficienti meccanismi di gestione, che devono
necessariamente comprendere la costruzione di sistemi
informativi territoria- lizzati in cui possano essere
agevolmente riportati (e successivamente reperiti) tutti i dati
relativi al patrimonio edilizio, ai suoi valori (storicoartistici, archeologici, documentari, funzionali), al suo stato
di consistenza ed alla sua utilizzazione. Il sistema informativo
suddetto pu essere costruito partendo da una griglia
fondamentale di dati metrici, di destinazioni duso e di
propriet (pubbliche e private), con riferimento agli isolati, alle
strade ed ai numeri civici. Su questa griglia fondamentale
potranno essere successivamente riportati gli ulteriori
approfondimenti relativi agli edifici ed alle singole unit
immobiliari, con riferimento sia alla normativa urbanistica ed
edilizia, alla diagnosi del degrado, ed agli interventi, sia alla

disciplina ed alle modalit duso, sia, infine, alla esazione dei


canoni delle pubbliche utenze (acqua, luce, gas, telefoni) e
delle imposte.
Le analisi illustrate nei punti precedenti consentono la
formazione della griglia fondamentale suddetta ed anticipano
una serie di dati di edificio, soprattutto per ci che concerne
lanalisi storica e la normativa urbanistica ed edilizia. Appare
quindi possibile ed opportuno applicare gli stessi criteri ad
altre aree ben definite della citt consolidata ed anche della
periferia recente, cos da costruire sistematicamente, per
parti
successive,
un
efficiente
sistema
informativo
territorializzato.
3.8.3. Questioni di piano e di progetto:
criteri generali e disciplina dintervento
Per la definizione della disciplina dintervento appare riduttivo,
in coerenza con le considerazioni svolte in precedenza, parlare
di norme riferite soltanto al cen-tro storico. E certamente pi
logico parlare di Zone A di particolare interesse culturale ed
ambientale, ovviamente facendo coincidere il termine
Zona con quello di edificio, complesso edilizio, categoria di
edifici.
In questo modo si riesce a considerare nella stessa logica sia i
tessuti e gli edifici pi antichi, sia quelli pi recenti della citt
consolidata, sia, infine, i complessi ed edifici isolati di
particolare interesse storico-artistico e documentario.
Per la completa definizione della disciplina di piano nella citt
consolidata e nel centro storico, non sembrano esserci altri
problemi di carattere tecnico: il piano infatti gi scritto
nella stratificazione secolare dei tessuti urbani, degli edifici,
delle pietre, dei documenti. Si tratta di saper interpretare tutto
ci tenendo conto della articolazione di progetti e di
interventi sui tre livelli del recupero urbano di base, del
recupero edilizio primario (delle strutture e delle parti comuni)
e del recupero edilizio secondario (delle singole unit
immobiliari), tenendo presente che senza aver realizzato gli
interventi relativi ai primi due livelli inutile e ridicolo
parlare di recupero degli alloggi, dei negozi e degli spazi
edificati destinati ad altre attivit. Questo ovvio chiarimento

necessario perch al livello del recupero edilizio primario


devono essere definite le operazioni relative alla diagnosi del
degrado ed agli interventi di consolidamento e di rifunzionalizzazione. Inoltre il recupero urbano di base, che deve
essere promosso e realizzato dal Comune, ha per oggetto
proprio lo spazio pubblico, luogo per eccellenza delle relazioni
sociali, nella sua ricca articolazione di tipologie urba-ne, di
materiali, di utilizzazioni diverse. Dallo studio delle sue
caratteristiche e dalle relative necessit di intervento pu
partire il recupero del disegno urbano e della tipologia urbana.
La progettazione dei singoli interventi deve essere comunque
impostata sulla logica della conservazione e del rispetto delle
originarie forme e funzioni. Tutta-via non si pu eccedere nella
ricostituzione delle tipologie originarie, anche per-ch non
facile dire a quale periodo storico ci si debba riferire. Nel
passato sono stati distrutti meravigliosi interni barocchi di
chiese per rimettere malamente in luce ossature romaniche e gotiche: interventi di
questo genere non possono essere piu ammessi n auspicati.
Comunque oggetto di conservazione e di recupero deve
essere non soltanto il singolo edificio, ma anche il tessuto
urbano, con i suoi spazi, i suoi allinea-menti, i suoi volumi, le
sue altezze. Pertanto, nel rispetto di tale tessuto (chiaramente documentato e leggibile), pu essere accettato il
linguaggio dellarchitet-tura contemporanea per riedificare
aree che risultano libere per crolli o per de-molizioni.
3.8.4. Dalle analisi generali alle realizzazioni
Dopo decenni di polemiche e di ricerche generali e
specifiche ormai tempo di passare alla fase delle
realizzazioni. Anche perch disponiamo ormai di una notevole
mole di conoscenze e perch bisogna assolutamente superare
il criterio che stato dominante per decenni di
intervenire solo dopo aver completato i pi incredibili e
onnicomprensivi programmi di rilevazione e di ricerca. Il P.R.G.
del 1962 delimitava il centro storico in maniera molto
restrittiva e lo disciplinava solo in termini di tutela generica,
rinviando la preci-sazione della disciplina a future analisi, da
estendere a tutte le zone A, che venivano poi affidate alle

facolt di Ingegneria e di Architettura. Le quali, come noto,


hanno fatto ben poco.
Da allora il discorso andato avanti in maniera schizoide, su
due piani completamente separati: da un lato si continuava
stancamente a ribadire la necessit di un discorso globale, di
conoscenza e di piano, esteso allintero centro storico (nella
sua delimitazione equivoca e fluttuante), mentre, dallaltro
lato, si concentravano attenzione e capacit operative su
interventi singoli e settoriali, diffusi un po ovunque, con
grande clamore di notizia e di polemica, ma con risultati ben
modesti.
Intanto il centro di Roma si modificava profondamente nella
struttura e nella fisionomia, attraverso una miriade di
interventi privati, pi o meno legittimi. Quindi occorre passare
alle realizzazioni ed a tal proposito appare indispensabile
concentrare lattenzione su ben definite porzioni della citt
consolidata, pro-muovendo interventi coordinati di tutti gli
operatori pubblici e privati interessati, nellambito di
programmi concreti, operativi, comprensibili a tutti. Per far
questo occorrono doti di umilt, di coerenza, di continuit, di
impegno, che finora sono mancate sia nella Amministrazione
comunale, sia negli ambienti culturali, accademici e
professionali. Certamente non si vuole frantumare in tanti
episodi il discorso generale. La ricerca generale sui metodi e
strumenti di analisi e di pianificazione non pu non essere la
pi ampia possibile. Ma anche nel nostro campo, come in ogni
campo della scienza, lapplicazione e la sperimentazione
devono essere concentrate nel tempo e nello spazio, perch solo in questo modo
possibile effettuare pi assoluto disprezzo di qualsiasi norma e
di qualsiasi esigenza di fruizione dello spazio pubblico. La
situazione aggravata dal fatto che larea in esame
utilizzata come parcheggio anche da coloro che sono diretti
agli Uffici pubblici del Campidoglio, di piazza Venezia e delle
altre zone limitrofe.
Occorre pertanto prevedere adeguate attrezzature di
parcheggio, sia per i resi-denti che per i pendolari, ed a tal
proposito appare degna di considerazione la possibilit di
ricavare appositi spazi al di sotto dellAventino, in galleria, con

accesso da via Marmorata e dal Lungotevere, nonch al di


sotto del Lungoteve-re, dentro i muraglioni. Si tratta,
ovviamente, di una ipotesi la cui fattibilit richiede
approfondite verifiche.
E da considerare anche, per un futuro certamente non
prossimo, lipotesi di una citt o quanto meno di un centro
storico senza automobili e pertanto opportuno che gli
spazi suddetti, scavati dentro il muraglione del
Lungotevere e dentro la collina dellAventino, siano pensati
anche per usi diversi, sempre pubblici, con una
configurazione interna ben pi ricca di quella che
normalmente assegnata ai parcheggi sotterranei.