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Il coraggio di essere diverso:

Novecento

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Alessandro Baricco

Novecento, di Alessandro Baricco, la storia di un piaianista, diventato famoso per la sua bravura, che trascorre tutta la sua vita sulla nave dove era stato abbandonato in fasce, in una scatola, su un pianoforte. Lo
aveva trovato un uomo dellequipaggio che gli fa da padre
per alcuni anni, no al momento della sua morte, avvenuta in seguito ad un incidente. La storia viene raccontata da un amico di Novecento che per alcuni anni ha
fatto parte, insieme a lui, dellorchestra che suona nel
salone della prima classe del transatlantico Virginian.
Novecento un giorno, quando gia avvenuto uno
storico duello al piano con il cosiddetto inventore del jazz, Jelly Roll Morton, da cui esce vincitore, decide di scendere dalla nave, ma poi rinuncia.
Lamico torna a vivere a terra e dopo molti anni viene a sapere che Novecento rima
sto, nascosto, sulla nave ormai in disuso che
sta per esplodere. Lo raggiunge e riesce ad
avere con lui un ultimo, illuminante, colloquio.

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento


Novecento prima di morire spiega al suo amico perch non era
pi voluto scendere dalla nave, quel giorno di tanti anni prima: Non quel che vidi che mi ferm/ E quel che non vidi/
Puoi capirlo, fratello?/ quel che non vidi... lo cercai ma non
cera, in tutta quella sterminata citt cera tutto tranne

Ci che trattiene Novecento, abituato a vivere sulla nave, dallo scendere


gli ultimi gradini della scaletta la paura di quella immensa citt; si domanda come facciano le persone che vivono l a scegliere una strada tra
tutte quelle che ci sono, oppure come facciano a scegliere una donna o
una cosa da guardare e addirittura come facciano a scegliere un modo
per morire. La cosa che manca e che riesce a paralizzare Novecento la
ne,la ne di quella immensa citt che lui non riesce a vedere. stefano88
Novecento non vede la ne della citt e per lui, cresciuto davanti ad
uno strumento di 88 tasti, uno strumento di cui conosci ogni nota che
si nasconde sotto ogni tasto, questo era impensabile. Novecento mi
ha fatto pensare a Peter Pan, il ragazzo che non vuole crescere. donny

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Il fatto che Novecento non scenda mai dal Virginian pu essere interpretato come un simbolo di chi non vuole lasciare il posto dove nato. La nave
e la terraferma hanno due funzioni diverse: la nave la sua casa, mentre
la terraferma come uno scoglio che lui deve superare, un traguardo.
Novecento un simbolo di chi ha paura di ci che lo circonda e di ci che
non conosce. E terrorizzato perch scendendo dalla nave non sa cosa
lo aspetta, perch teme il confronto con un mondo diverso che lui non
ha mai conosciuto. Sul terzo gradino della scaletta ha visto la diversit
che gli ha fatto paura: non ha visto la ne di quella grande citt. marusca

Novecento per me lintroverso, un uomo che, data la sua personalit, sebbene molto chiusa, pu rispondere alle alternative che gli offre
la vita sia negativamente che positivamente. La nave molto signicativa per lui perch la sua casa n dalla nascita, invece la terraferma
rappresenta lapaura, paura di andare avanti affrontando la vita come
ognuno di noi. Novecento non voluto scendere perch in quel mondo
cerano tantissime scelte da fare, scelte che non riusciva a fare. daniele
Novecento un uomo che riuta il mondo, la vita piena di pericoli e di
sofferenze e che per salvarsi rimane sulla nave, un piccolo mondo che non
muta col passare dei giorni. jonny90

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento il simbolo della paura: non vuole scendere dalla nave


per timore di incontrare sulla terraferma un ostacolo che bloccherebbe il suo cammino. La nave per lui tutta la sua vita, o forse qualcosa che lo accudisce e lo protegge. La terraferma invece come
linferno, una cosa innaturale in cui meglio non mettere piede.
Secondo Novecento manca una ne ed proprio questo forse
che lo paralizza, il non poter trovare un punto, un limite su cui
fermarsi. Se fosse sceso sulla terraferma non sarebbe stato in grado di scegliere una strada, perch erano innite. simon9

Novecento il simbolo delluomo solitario, e quindi della solitudine, e manifesta la paura di uscire da una qualche specie di guscio. La nave, in qualche modo,
rappresenta questo guscio; la terraferma, la soglia da varcare, il pericolo.
Novecento cerca uno spazio limitato, e lo cerca in quellinnito spazio dove cerano
molte persone. Immagin la sua vita l nellinnito e cap che non avrebbe potuto accettarla. johnsay

Novecento ha paura di un confronto con un altra vita, una vita diversa.


nikitatub

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento si ferma sui gradini e non scende perch vede con i suoi occhi, e non pi solo con la mente, che il mondo troppo grande da suonare per lui; scatta in lui una paura che non aveva mai provato prima, la
paura di doversi confrontare con il mondo. matteoermejo

Sul terzo gradino della scaletta del Virginian, Novecento non riesce a
vedere la ne del mondo in cui sta per entrare; fu quello che lo paralizz: era abituato a vivere su una nave dove il mondo che gli passava davanti era di non pi di duemila persone alla volta; e poi non cera
molto da fare non cerano molte scelte da fare, invece sulla terra
ferma ci sono miliardi di scelte da fare, e per lui era troppo. alaintop

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento rinuncia a scendere a terra, lancia il cappello oltre il


mancorrente della scaletta e poi lentamente risale.

Novecento sta per scendere, si preparato con cura: un bel cappotto, un cappello, la valigia ma con quel gesto vuol dire che quel
mondo, quello che l davanti a lui, non il suo mondo e torna indietro, contento del suo mondo che gli bastava. marusca

Esprime cos un senso di libert. thedoctor


Insieme al cappello butta via tutti i suoi desideri, rinuncia. snaikeram
Vuol dire addio a quella citt e a tutto il mondo che non aveva mai visto ma
solo sognato attraverso i racconti dei viaggiatori sulla nave. silversharky
Il suo gesto sta a signicare che lui boccia il fatto di scendere
dalla sua nave, e quindi rinuncia alla propria vita. simon9
Il suo potrebbe essere un gesto di liberazione da qualcosa che lo
opprime e da cui, dopo molto tempo, riesce a liberarsi. spizzic7

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Con quel gesto forse vuol far capire la sua vita nel mare e il suo destino lasciarsi trasportare dalle onde, come il cappello. chadmuska
Novecento il simbolo della paura: non scende e butta il suo cappello che
come lui ondeggia e fugge da una parte e dallaltra, da solo insieme al suo
pianoforte e alla sua musica. matteoermejo
Lo fa,per vedere come reagisce la terraferma, per vedere se in qualche
modo avrebbe accettato il cappello o lo avrebbe respinto. Il cappello cadde
in acqua; lui non sapeva cosa volesse dire, lo guard giacere l, quindi risal per lasciare le cose come erano. Forse non riusciva ad immaginare
come il mare avrebbe reagito se fosse arrivato sulla terraferma. johnsay
Con quel gesto fa capire che non ha alcun senso ricominciare a vivere sulla terraferma. Come dice lui stesso, Novecento ha esaudito tutti suoi desideri sulla
nave quando ha capito quali sono le cose importanti della vita e le ha come bloccate in un gesto, una parola con il cappello ha buttato a mare anche tutti desideri che avrebbe cercato di esaudire ma che gli mangiavano lanima. giock90
Ci ho visto il desiderio di leggere come un segno del destino: se fosse volato a terra sarebbe sceso; se fosse caduto sullacqua sarebbe risalito. mido
Il gesto di lanciare il cappello per me ha un signicato simbolico cio quello della libert, una libert espressa soprattutto sul piano della vita; insomma non voleva ricominciare a vivere
una vita in maniera diversa da quella che gi aveva iniziato. daniele
Un gesto simbolico che riconduce alla libert: il cappello come un uccello
che vola. vale90

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento manifesta di possedere doti singolari, non solo musicali, che rivivono nel racconto dellamico/narratore e che lo aiutano
nella sua vita sulla nave.
Novecento
ha
moltissime
doti
straordinarie
ma
secondo me quella pi bella quella di saper ascoltare le persone in modo da potersi creare una visione del mondo. nikitatub
Oltre alle doti musicali Novecento, aveva anche grandi capacit di apprendimento. Era un ragazzo di poche parole, e questo lo si pu capire in chi era rimasto orfano due volte. Per quello
che gli si diceva lo apprendeva bene e in fretta: vedeva il mondo attraverso i racconti dalle persone con cui parlava. johnsay

La capacit di ascoltare i racconti degli altri e di leggere le persone, capacit grazie alla quale, piano piano si era costruito un suo
mappamondo personale, anche se quel mondo non lo aveva mai visto.
Inoltre un modo di pensare tutto suo, molto strano. somonec06

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Una dote di Novecento il coraggio, anche se questa termine pu sembrare
non molto adatto per quanto riguarda la sua avventura sulla scaletta; per
stato coraggioso quando ha affrontato Jelly Roll Morton linventore del Jazz.
In questa prova non ha avuto paura, perch suonare era il suo forte, e
quindi con molta freddezza lo batt e usc dal duello assai felice. simon9

Novecento sa essere semplice: nonostante fosse uno dei pi


grandi pianisti di quel tempo non stato mai arrogante, come
Jelly Roll Morton, che si riteneva linventore del jazz. alaintop

Novecento da solo ha cominciato a suonare il pianoforte. marusca

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento quando suona sembra essere da tuttaltra parte con la testa;


sa cosa c nei diversi posti nel mondo senza essere mai sceso dalla nave
perch sa leggere la gente. La dote pi straordinaria secondo me saper
leggere la gente cio con unocchiata capire chi ti trovi di fronte. jonny90
Essere ingenuo ma allo stesso tempo capire la vita. sanfulle

La dote pi straordinaria di Novecento il suo modo di parlare: molto


calmo, non troppo spedito ma altrettanto preciso e giusto. Mi ha colpito
molto perch vorrei esserne capace anche io: molto bello saper usare
bene le parole ed proprio questo che Novecento sa fare: anche se molto
chiuso e di poche parole riesce ad ipnotizzare la gente che lo ascolta. daniele

Novecento ha paura dellinnito. donny

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Si pu raccontare un episodio in tanti diversi modi: attraverso la


chiave di lettura tragica o drammatica ma anche sottolineandone
gli aspetti umoristici o surreali.
Un dettaglio abbastanza surreale la descrizione di parte dellequipaggio del Virginian. johnsay

Non credo che ci sia bisogno di spiegarvi come questa nave sia, in molti
sensi, una nave straordinaria e in denitiva unica. Al comando del capitano Smith, noto claustrofobo e uomo di grande saggezza (avrete certo
notato che vive in una scialuppa di salvataggio), lavora per voi uno staff
praticamente unico di professionisti assolutamente fuori dallordinario:
Paul Siezinskj, timoniere, ex sacerdote polacco, sensitivo, pranoterapeuta, purtroppo cieco... Bili Joung, marconista, grande giocatore di
scacchi, mancino, balbuziente... il medico di bordo, dott. Klausermanspitzwegensdorfentag, aveste urgenza di chiamarlo siete fregati..., ma soprattutto: Monsieur Pardin,lo chef, direttamente proveniente da Parigi
dove peraltro subito tornato dopo aver vericato di persona la curiosa
circostanza che vede questa nave priva di cucine, come ha argutamente
notato, tra gli altri, Monsieur Camembert, cabina 12, che oggi si lamentato per aver trovato il lavabo pieno di maionese, cosa strana, perch
di solito nei lavabi teniamo gli affettati, questo per via dellinesistenza
delle cucine, cosa a cui va attribuita tra laltro lassenza su questa nave
di un vero cuoco, quale certamente era Monsieur Pardin,subito tornato a
Parigi da cui proveniva direttamente, nellillusione di trovare qui sopra
delle cucine che invece, a rimaner fedeli ai fatti, non ci sono e questo grazie alla spiritosa dimenticanza del progettista di questa nave,
linsigne ingegner Camilleri, anoressico di fama mondiale (pp.15-16)

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Novecento, con accanto il suo amico, durante una tempesta si mette a suonare il
pianoforte, che ondeggia nel salone delle feste, provocando cos molti danni; anche
questo episodio serve a rendere Novecento una persona strana ,diversa dalle altre
e con unaltra visione della vita. nikitatub
Togli i fermi, disse. La nave ballava che era un piacere, facevi fatica a stare in piedi, era una cosa senza senso sbloccare quelle rotelle.
Se ti di di me, toglili.
Questo matto, pensai. E li tolsi.

E adesso vieni a sederti qua, mi disse allora Novecento.


Non lo capivo dove voleva arrivare, proprio non lo capivo. Stavo l
a tenere fermo quel pianoforte che incominciava a scivolare come
un enorme sapone nero... Era una situazione di merda, giuro, dentro alla burrasca no al collo e in pi quel matto, seduto sul suo
seggiolino - un altro bel sapone - e le mani sulla tastiera, ferme.
Se non sali adesso, non sali pi, disse il matto sorridendo.

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Okay. Mandiamo tutto in merda, okay? tanto cosa c da perdere, ci
salgo, daccordo, ecco, sul tuo stupido seggiolino, ci son salito, e adesso?
E adesso, non aver paura.
E si mise a suonare.
Ora, nessuno costretto a crederlo,
e io, a essere precisi, non ci crederei
mai se me lo raccontassero, ma la verit
dei fatti che quel
pianoforte incominci a scivolare, sul
legno della sala da ballo, e noi dietro a lui, con Novecento che suonava, e non
staccava lo sguardo dai tasti, sembrava altrove, e il piano seguiva le onde e
andava e tornava, e si girava su se stesso, puntava diritto verso la vetrata, e
quando era arrivato a un pelo si fermava e scivolava dolcemente indietro, dico,
sembrava che il mare lo cullasse, e cullasse noi, e io non ci capivo un accidente,
e Novecento suonava, non smetteva un attimo, ed era chiaro, non suonava
semplicemente, lui lo guidava, quel pianoforte, capito?, coi tasti, con le note,
non so, lui lo guidava dove voleva, era assurdo ma era cos. E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento,
quel che stavamo facendo,
quel che davvero stavamo
facendo, era danzare con
lOceano, noi e lui, ballerini
pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer,
sul dorato parquet della
notte. Oh yes. (pp. 28-30)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Uno degli episodi in cui lautore cerca di stemperare latmosfera ricorrendo allumorismo
quello del duello al piano con Jelly Roll Morton: strano il dialogo, fatto di poche
pungenti battute; Novecento sente suonare il suo avversario e si commuove no alle
lacrime; Morton posa una sigaretta accesa sul bordo del piano; Novecento ne accende
con le corde dopo aver nito di suonare il brano che lo far vincere. donny e johnsay

Si usava, allora. Si sdavano a colpi di pezzi di bravura e alla ne uno


vinceva. Cose da musicisti. () Era quella cosa l che aveva in mente Jelly Roll, per farla nita con sta storia del pianista sullOceano, e tutte
quelle balle. () Novecento, lui, non che si interessasse molto alla
cosa. Non la capiva neanche bene. Un duello? E perch? Per era curioso. Voleva sentire come diavolo suonava linventore del jazz. () Credo che avesse in mente di imparare qualcosa. Qualcosa di nuovo. Era
fatto cos, lui (): non aveva il senso della gara, non gli fregava niente
sapere chi vinceva: era il resto che lo stupiva. Tutto il resto. ()

Lei quello che ha inventato il jazz, vero?


Gi. E tu sei quello che suona solo se ha lOceano sotto il culo, vero?

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Si erano presentati. Jelly Roll si accese una sigaretta, lappoggi in
bilico sul bordo del pianoforte, si sedette, e inizi a suonare. Ragtime. Ma sembrava una cosa mai sentita prima. Non suonava, scivolava.

() La sigaretta era sempre l, sul bordo del pianoforte: mezza consumata,


ma la cenere era ancora tutta l. Avresti detto che non aveva voluto cadere
per non far rumore. Jelly Roll prese la sigaretta tra le dita, aveva mani
che erano farfalle, lho detto, prese la sigaretta e la cenere se ne stette
l, non voleva saperne di cadere, forse cera anche un trucco, non so, certo
non cadeva. Si alz, linventore del jazz, si avvicin a Novecento, gli mise
la sigaretta sotto il naso, lei e tutta la sua cenere bella ordinata, e disse:
Tocca a te, marinaio.

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Jelly Roll () stacc un blues che avrebbe fatto piangere anche un macchinista tedesco, sembrava che tutto il cotone di tutti i negri del mondo fosse l e
lo raccogliesse lui, con quelle note. Una cosa da lasciarci lanima. () Toccava
di nuovo a Novecento. Gi part male perch si sedette al piano con negli occhi due lacrimoni cos, per via del blues, si era commosso, questo si pu anche
capire. Il vero assurdo fu che con tutta la musica che aveva in testa e nelle
mani cosa gli venne in mente di suonare? Il blues che aveva appena sentito.
Era cos bello, mi disse poi, il giorno dopo, per giusticarsi, pensa te. Proprio non aveva la minima idea di cosa fosse un duello, non ne avva la minima
idea. Suon quel blues. Per di pi nella sua testa si era trasformato in una serie di accordi, lentissimi, uno dopo laltro, in processione, una noia micidiale.

Fu a quel punto che Jelly Roll Morton perse denitivamente la pazienza.


Pi che andare al piano, ci salt sopra. () Poi attacc a suonare. Ma suonare non la parola. Un giocoliere. Un acrobata. Tutto quello che si pu
fare, con una tastiera di 88 tasti, lui la fece. A una velocit mostruosa.
Senza sbagliare una nota, senza muovere un muscolo della faccia. Non era
nemmeno musica: erano giochi di prestigio, era magia bella e buona. Era
una meraviglia, non cerano santi. Una meraviglia. () Novecento: aveva
la faccia pi delusa del mondo. E anche un po stupita. Mi guard e disse:
Ma quello completamente scemo....
Non gli risposi. Non cera niente da rispondere. Lui si pieg verso di me e
mi disse:
Dammi una sigaretta, va... ()
Poi appoggi la mia sigaretta sul bordo del pianoforte.
Spenta.
E inizi Cos.

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Il pubblico si bevve tutto senza respirare. Tutto in apnea. Con gli occhi inchiodati sul piano e la bocca aperta, come dei perfetti imbecilli. Rimasero cos, in silenzio, completamente tronati, anche dopo
quella micidiale scarica nale di accordi che sembrava avesse cento
mani, sembrava che il piano dovesse scoppiare da un momento allaltro.

In quel silenzio pazzesco, Novecento si alz, prese la mia sigaretta, si


sporse un po in avanti, oltre la tastiera, e la avvicin alle corde del piano.
Leggero sfrigolio.
La ritir fuori da li, ed era accesa.
Giuro.
Bella accesa.
Novecento la teneva in mano come fosse una piccola candela. Non
fumava, lui, neanche sapeva tenerla fra le dita. Fece qualche passo e arriv davanti a Jelly Rolil Morton. Gli porse la sigaretta.
Fumala tu. Io non son buono. (pp.38-42)

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Come allimprovviso ( ma proprio allimprrovviso?) cade un
quadro, cos allimprovviso Novecento decide di scendere dal Virginian. Ed ecco allora il discorso dei quadri e dei chiodi. alaintop

A me mha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni,
poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, gi, cadono. Stanno l attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono gi, come sassi. Nel silenzio pi assoluto, con tutto immobile intorno,
non una mosca che vola, e loro, fran. Non c una ragione. Perch proprio
in quellistante? Non si sa. Fran. Cos che succede a un chiodo per farlo
decidere che non ne pu pi? Cha un anima, anche lui, poveretto? Prende
delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da
farsi, ne parla- vano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data,
unora, un minuto, un istante, quello, fran. O lo sapevano gi dallinizio,
i due, era gi tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per
me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, daccordo, allora buona notte, notte. Sette anni
dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E una di quelle
cose che meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un
quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami pi. Quando apri il giornale e leggi scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo
andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei
vecchio. Quando, in mezzo allOceano, Novecento alz lo sguardo dal piatto e mi disse: A New York, fra tre giorni, io scender da questa nave.
Ci rimasi secco.
Fran.

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento sta scendendo la scaletta. In questo momento chi legge sta vivendo un istante di suspance e si chiede se scender o no da quella benedetta nave.
C anche un po di tensione drammaticit per il fatto che Novecento possa avere paura
di scendere quel gradino, una cosa semplice, e in questo caso per allentarla un po,
lautore ricorre ad una battuta e fa quasi dimenticare ci che sta accadendo. simon9

Sta un po l, nel vento, immobile, a guardare davanti a s. Guarda New


York. Poi scende il primo gradino, il secondo, il terzo. Li la musica si
interrompe di colpo e Novecento si inchioda. Lattore si toglie il cappello e si gira verso il pubblico)
Fu al terzo gradino che si ferm. Di colpo.
Che ?, ha pestato una merda?, disse Neil OConnor, che era un
irlandese che capiva mai un cazzo, per non cera verso di togliergli il
buon umore, mai.
Avr dimenticato qualcosa, dissi io.
Cosa?
E che ne so cosa...
Forse s dimenticato perch sta scendendo. (pag.49)

Il coraggio di essere diverso: Novecento


Novecento immagina la scena del suo
arrivo in paradiso: ce uno che cerca
il suo nome nella lista e non lo trova;
Novecento nellesplosione della nave ha
perso un braccio, il sinistro; ma l sono
disponibili solo due destri stefano88

Gi me la vedo la scena, arrivato lass, quello che cerca il mio nome nella lista e non lo
trova.
Come ha detto che si chiama?
Novecento.
Nosjinskij, Notarbartolo, Novalis, Nozza...
E che son nato su una nave.
Prego?
Son nato su una nave e ci sono anche morto, non so se risulta l sopra...
Naufragio?
No. Esploso. Sei quintali e mezzo di dinamite. Bum.
Ah. Tutto bene adesso?
S, s, benissimo... cio... c solo sta faccenda del braccio... si perso un braccio... ma
mi hanno assicurato...
Manca un braccio?
S. Sa, nellesplosione...
Dovrebbero essercene un paio di l... qual che le manca?
Il sinistro.
Ahia.
Sarebbe?
Ho paura che siano due destri, sa?
Due bracci destri?
Gi. Nel caso, lei avrebbe problemi a...
A cosa?
Voglio dire, se prendesse un braccio destro...
Un braccio destro al posto del sinistro?
Mah... no, in linea di massima... meglio un destro che niente...
E quel che penso anchio. Aspetti un attimo, glielo vado a prendere.
Se mai ripasso fra qualche giorno, le fosse arrivato un sinistro...
()
Certo sai che musica per con quelle mani, due, destre se solo c un pianoforte

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Abbiamo scelto...

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. E una cosa difcile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in pi di
mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure cera sempre uno, uno solo, uno che per primo.., la
vedeva [] Allora si inchiodava, l dovera, gli partiva il cuore mille,
e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: lAmerica. (pag. 11)

Quello che per primo vede lAmerica. Su ogni nave ce n uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no... e nemmeno
per una questione di diottrie, il destino, quello. Quella gente che
da sempre caveva gi quellistante stampato nella vita. E quando erano
bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, gi la vedevi,
lAmerica, gi l pronta a scattare, a scivolare gi per nervi e sangue
e che ne so io, no al cervello e da li alla lingua, n dentro quel grido,
AMERICA, cera gi, in quegli occhi, di bambino, tutta, lAmerica. (pag. 12)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Questo me lha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il pi


grande pianista che abbia mai suonato sullOceano. Negli occhi della gente
si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto.
Cos, diceva: quello che vedranno. (pag.12)

Suonavamo perch lOceano grande, e fa paura, suonavamo perch la


gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dovera, e chi
era. Suonavamo per farli ballare, perch se balli non puoi morire, e ti
senti Dio. E suonavamo il ragtime perch la musica su cui Dio balla,
quando nessuno lo vede. (pag. 14)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Quelle cose le facevano gli emigranti, di solito. Partorire di nasco


sto, da qualche parte del ponte, e poi lasciare l i bambini. Mica per
cattiveria. Era miseria, quella, miseria nera. Un po come la storia dei
vestiti.., salivano che avevano le pezze al culo, ognuno col suo vestito consumato dappertutto, lunico che cavevano. Poi per, dato che
lAmerica era sempre lAmerica, li vedevi scendere, alla ne, tutti
ben vestiti, con la cravatta anche, gli uomini, e i bambini con certe
camiciole bianche... insomma, ci sapevano fare, in quei venti giorni di viaggio cucivano e tagliavano, alla ne non trovavi pi una tenda sulla nave, pi un lenzuolo, niente: si erano fatti il vestito buono
per lAmerica. A tutta la famiglia. Potevi mica dirgli niente... (pag.18)

Lo era davvero il pi grande. Noi


suonavamo musica, lui era qualcosa di diverso. Lui suonava (pag.17)
() tutte le volte, prima di iniziare a
suonare, l, in sala da ballo, Fritz Hermann, un bianco che non capiva niente
di musica ma aveva una bella faccia per
cui dirigeva la band, gli si avvicinava e gli
diceva sottovoce: Per favore, Novecento, solo le note normali, okay?. (pag.27)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Non sei fregato veramente nch hai da parte una buona storia, e
qualcuno a cui raccontarla
Lui laveva una buona storia. Lui era la sua buona storia. (pag.17)

Viaggiava. Era difcile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e
di neve, e di tigri e... voglio dire, non cera mai sceso, da quella nave,
proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure, era
come se le avesse viste, tutte quelle cose. (pag. 32) [] Negli occhi di
qualcuno, nelle parole di qualcuno, Lui, quellaria laveva respirata davvero. A modo suo: ma davvero. Il mondo magari, non laveva visto mai. Ma
erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava lanima. (pag. 33)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Novecento ascoltava. Poi incominciava a sorare i tasti, () ed erano


suoni dellaltro mondo. Cera dentro tutto: tutte in una volta tutte
le musiche della terra. Cera da rimanere di stucco. E rimase
di stucco, il senatore Wilson, a sentire quella roba, e a parte
quella storia della terza classe, lui, tutto elegante, in mezzo a
quella puzza, perch era puzza vera e propria, a parte quella storia, lo dovettero portare gi di forza, allarrivo, perch se era
per lui sarebbe rimasto l sopra, a sentire Novecento per tutto il resto dei fottuti anni che gli restavano da vivere. (pag.36)
Lui suonava dove voleva lui. E dove voleva lui era in mezzo al mare, quando la terra solo pi luci lontane, o un ricordo, o una speranza (pag.37)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Cera tutto!
Ma non cera una ne. Quel che non vidi dove niva tutto quello. La ne
del mondo!
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti niscono. Tu sai che
sono 88, su questo nessuno pu fregarti. Non sono inniti, loro. Tu, sei
innito, e dentro quei tasti, innita la musica che puoi fare. Loro sono
88. Tu sei innito. Questo a me piace. Questo lo si pu vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me/
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di
milioni di tasti, milioni e
miliardi!
Milioni e miliardi di tasti, che non niscono mai
e questa la vera verit, che non niscono mai e
quella tastiera innita!
Se quella tastiera innita, allora
Su quella tastiera non c musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un
seggiolino sbagliato: quello
il pianoforte su cui suona Dio! (pag.56)
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone
per volta. E di desideri ce nerano anche qui, ma non pi di quelli che ci
potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicit, su una
tastiera che non era innita.
Io ho imparato cos. La terra, quella una nave troppo grande per me. E
un viaggio troppo lungo. E una donna troppo bella. E un profumo troppo
forte. E una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scender.
Lasciatemi tornare indietro. (pag.57)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

Io, che non ero stato capace di scendere da quella nave, per salvarmi sono
sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio.
Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non centra
la pazzia. E genio, quello. E geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi lanima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte
le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna,
una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili; ondeggiava
la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo,
mai, una notte intera, quando si alz non fu lei che usc dalla mia vita, furono
tutte le donne del mondo. Il padre che non sar mai lho incantato guardando
un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di
quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere lultima cosa che guardava al mondo, quando se ne and, guardandomi negli occhi, non fu lui ad
andarsene ma tutti i gli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da
qualche parte nel mondo, lho incantata sentendo cantare un uomo che veniva
dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il ume
che adagio scendeva, la neve dinverno, i lupi la notte, quando quelluomo n
di cantare n la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che
avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato,
sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho
detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho
detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla
tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola,
quando ti ho visto entrare qui. Non pazzia, fratello. Geometria. (pp.58-59)

Il coraggio di essere diverso: Novecento

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