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MARIO STURANI

CACCIA GROSSA

FRA LE ERBE

1942-xxi

GIULIO EINAUDI, EDITORE

TORINO

PROPRIET RISERVATA

(Quando

ragazzi, ed anche

un

in lontane regioni e

mali inconsueti

ci

non pi

tali, si

sognano meravigliosi viaggi

desiderio strano di nuovi paesaggi e piante ed ani-

tormenta, e con struggimento guardiamo negli atlanti

piccole isole selvagge o le briciole di terra ancora sconosciute,

le

non s'imma-

gina certo che intorno a noi, a due passi da casa, vi sono ancora a migliaia
ignoti luoghi

quali a

da scoprire

e innumerevoli animali che in essi vivono e dei

mala pena possiamo concepire

l'esistenza.

Se riposando in un prato, avvicini


cino

le

ad una

erbe e

le

sguardo a terra e osservi da

piante, eccoti per incanto affacciato

vi-

ad un mondo nuovo,

vita insospettata.

Magica foresta
glie

lo

che in tutte

le

delle erbe! in

un palmo

di terra ci son pi meravi-

fantastiche inesplorate regioni del mondo. Tra

glio delle chiare tenere radici


alati, corazzati; chi

tempestato di miriadi di

gemme

tali

grovi-

da far impallidire

l'arcobaleno degli uccelli del paradiso, chi invece scolpito in

con corni e stravaganze

il

fan capolino straordinarie creature, animali

tali sul

un lucido ebano

capo da far nascondere umiliati elefanti e

rinoceronti. Sei paia di

zampe, due paia di

competere con loro tra

gli

uccelli

ed

ali,

due antenne,

e chi

mai pu

mammiferi ?

Vite straordinarie sono vissute nella foresta delle erbe: timidi sfruttatori di succhi vegetali

ed instancabili cacciatori e tremendi

assassini, abili

vasai e tessitori di delicati tessuti, modesti minatori e costruttori di palazzi

due volte pi

alti della torre Eiffel.

Sbiadisce e scolora al confronto la vita e l'industria degli altri ani-

mali e dell'uomo stesso; impallidisce

il

lussureggiare dei grandi boschi al

confronto con la magica foresta delle erbe.

Ad

essa ed ai suoi abitatori dedicato questo libro in segno di rico-

noscenza per

le

tante ore belle passate

miei amici preferiti del


rabei,

il

mondo

ad osservare,

degli insetti:

disteso in

Coleotteri,

un

prato,

corazzati Sca-

bellissimo aspetto e la meravigliosa vita di alcuni dei quali ho cer-

cato di descrivere e dipingere nella speranza di riuscire a suscitare almeno


in

qualcuno dei miei

lettori

piccole meraviglie della

il

gusto e l'entusiasmo per l'osservazione delle

Natura che

ci

stanno intorno e noi non conosciamo.

Mario Sturami

LA CICINDELA DEI CAMPI

La

vita degli insetti

meraviglie della natura

una

delle

>.

Buffon

CAPITOLO

LA CICINDELA DEI CAMPI

Mi son seduto

sul ciglio d'un sentiero che sale tra

ciuffi d'erica e

da crepature

l'erba bruciata dal sole; la terra intorno tutta percorsa

spacchi, ed quasi bianca, sabbiosa.

Gi
masso

in fondo, a valle,

il

fiume scorre torpido e pigro tra un am-

e l'altro di ciottoli tondi, e l'acqua dev'esser calda coi suoi luccichii

di metallo incandescente. Tutto intorno


sotto

il

colline

mummie,

le

bruciate, pelate,

colline

cui scarso terriccio asciutto sono a nudo,

come ossa

di gigantesche

rocce rosse ed ocra.

Sovrasta un cielo immenso, profondo, e fa caldo, un terribile caldo.


Il

pozzo vicino alla casa dove ho chiesto da bere, asciutto e sem-

bra la bocca di un forno. Se butti gi la secchia, senti un grande scatenio, e

non

tiri

Anche
Per

su che rumore e sassi

la

collina

ha

sete e

terra, nelle vigne, grosse

bile di odore caldo e dolciastro.

una dolce

fossa nella frutta:

e sabbia.

non pu bere che

sole.

pesche e susine inondano

Le vespe

e le api

si

dimenticano l'alveare,

l'aria

immo-

scavano, mangiando,
il

dovere, la legge e

impazziscono e muoiono di piacere e di profumo.


Sul muretto di sassi e terra che fiancheggia

una pelle secca


amante del sole

di biscia.

Non

si

e la vita pare scomparsa,

terra o bruciata dal sole di agosto.

alcun rumore che sia indizio di

Ma

il

sentiero, biancheggia

vede neppure una lucertola bench cosi


sprofondata nelle viscere della

Non vedo

volare

un

passero,

non odo

vita.

mi chino a terra e scorgo un foro circolare, di perfetta


geometria, con la terra ben battuta tutto intorno. Non pi grande della
ecco,

cannuccia di un pennello da acquerello ed

altri

fori

simili

sono vicini

nel sentiero

Chi ha bucato

la terra

con tanta precisione? e con quali delicati

strumenti ha fatto lo scavo?

La

mi

curiosit di sapere

fa dimenticare

Intanto ecco che qualcosa risale su pel

Con

foro

il

sole

ed

il

gran caldo.

improvvisamente

questo

mi chino ancora e mi accorgo che un dischetto,


met lucido e met terroso, ha tappato completamente la bocca della galleria. Avvicino una pagliuzza al tappo misterioso, ma prima che io riesca
a toccarlo, ecco che esso scompare nuovamente sotto terra.
Infilo la paglia nella galleria e mi accorgo che questa profonda
una ventina o poco pi di centimetri. Tento ancora di toglierla, ma qualscompare.

cautela

che cosa cerca laggi in fondo di trattenerla;

su e quella viene

io tiro in

tirata all'ingiii.

Sempre pi

incuriosito, lascio la pagliuzza nel foro e scavo tutt'in-

torno col temperino.

Dapprima

ma, a mano a mano che

lo

una

tolgo

crosta secca, dura alla superficie,

scavo procede, la terra

fa

si

del ciglio del sentiero


po' di

manda

umore per non morire

Con sempre maggior

fin

li

fili

Ora vedo

una

arida ed

bianchi delle radici a cercare un

del tutto.

metto

ansia ed attenzione

profondit la galleria che, anche sotto

da una bacchetta

fosse stata fatta

meno

Qualche erba secca

traccia di umidit la rende piti scura e pi soffice.

la paglia, quasi

terra,

nudo

continua

regolare

sua

nella

come

se

cilindrica affondata e poi tolta.

completamente

allo scoperto,

muoversi,

gi-

rare e salire: devo avere raggiunto l'estremit della galleria.

Con uno

strappo secco tiro su improvvisamente la pagliuzza ed ecco

che, attaccato alla sua estremit, scorgo qualche cosa di allungato e bianco

che

si

in

ha

del sentiero;

lasciato la presa

Metto questo diavoletto bianco dalla testa scura a riflessi metallici


di chinino vuoto per osservarlo a casa con pi agio. Son tutto

un tubetto

sudato;

Ho

Lo poso sulla terra battuta


come una molla in qua e in l.

contorce.

e scatta

il

sole

continua alto a bruciare la collina, e

l'aria greve, pesante.

voglia di un gelato, di un grande bicchiere di menta, e sogno, tornando

gi pel sentiero, paesaggi invernali e torrenti che sgorgano da ghiacciai tra

monti bianchi, tra monti bianchi di neve. Attorno


a nudo

la

roccia;

lontano, a valle,

il

sopra sovrasta immobile

fiume caldo e lento

sabbia.

IO

si

il

la

terra spaccata mette

caldo terribile e laggi,

perde fra

ciottoli tondi

e la

Dalla finestra aperta entrano


casa, tenuta buia tutto

uno spazio

c'

il

giorno,

dove

libero

il

si

rumori

e le voci della strada. Nella

sta bene. Sul tavolo, in

mezzo

ai libri,

una

tubetto di chinino manda, sotto la luce,

un'ombra che racchiude un riflesso chiaro, trasparente, e


chiaro si muove un'ombra scura allungata: il mio diavoletto.

strana ombra.
nel riflesso

Apro

il

tubo

metto in libert

con

la

punta

una molla

delle pinzette, eccolo di

Sul tavolo se ne sta

prigioniero.

il

immobile con due grandi mandibole aperte, ma,

se lo stuzzico lievemente

nuovo a contorcersi scattando come

d'orologio impazzita.

Lasciamolo in pace ed osserviamolo meglio sotto

la

lente.

La larva

appare come un budellino bianco, diafano, un po' strozzato ad ogni seg-

mento

del corpo ed alla cui estremit sta la testa, superiormente concava,

nera con
vesso,

ed

il

leria.

ha

riflessi

metallici verdastri.

lo stesso colore,

protorace formano

Due mandibole

il

ma

Anche

il

protorace, leggermente con-

da una crosta
disco che tappava cosi bene
ricoperto

formidabili

ed

aguzze,

si

di terra.
il

ergono

testa

perpendicolar-

mente al capo, e danno all'animale un aspetto terribilmente


una fredda e precisa macchina per supplizi (Fig. 1).

la

La

foro della gal-

feroce,

di

* Vedi i caratteri generali degli insetti nell'appendice alla quale rimando pure per
spiegazione delle singole parti del corpo nominate di volta in volta.

Questo tappo vivente, questo disco scuro dai

riflessi

metallici, per-

fettamente rotondo, solido e duro e forte, fa uno strano contrasto col resto
del corpo chiaro, cosi debole e quasi trasparente. Quella

una

rigida co-

razza d'antica armatura o di diabolico congegno di guerra; questo un


inerme, indifeso vermiciattolo dalla pelle morbida, color del burro;

con

ogni tanto, delle macchioline tondeggianti biondo scure, irte di peluzzi.

Sul dorso, a circa met corpo, lo strano diavoletto scattante ha una gobba
sulla

quale sono piantati due solidi

verso la testa g verso

Fig. 2

Ora

muove

Ho

il

La gobba

ricurvi

contemporaneamente

segmento coi due uncini (molto ingrandita).

del quinto

vermetto, non raggiunge

e scivola

uncini

fianchi (Fig. 2).

due centimetri

cercando di camminare sulla

di

lunghezza,

si

liscia superficie del tavolo.

pronto un tubo di vetro quasi interamente pieno di terra ben com-

pressa ed umida; con la cannuccia di

un pennellino

fonda qualche centimetro, nella terra contro


cerco di farvi entrare

L'impresa non
toccato

si

il

nuovo

facile:

il

la

inizio

una

galleria, pro-

parete di vetro,

ed ora

inquilino.

mio pensionante

torce, scatta, fa salti mortali sul tavolo.

12

recalcitra;

non appena

Ora addenta

il

pennel-

Al vero

-|

Larva della Cicindela

dei

campi nella

galleria (spaccato).

TAVOLA

lino che

ho avvicinato

mandibole: questo

alle

il

momento buono;

cosi solida che lo posso sollevare e mettere dentro

ma

a fargli lasciare la presa un'altra questione,

po

la

bocca del tubo con un

tagli longitudinali

la presa

tubo di vetro. Quanto

finalmente

stacca.

si

Tap-

ho praticato quattro

turacciolo sul quale

per poter lasciar circolare

il

l'aria

senza che

in-

prigioniero

il

possa sfuggire e cosi pure faccio all'estremit opposta, contro la terra del
fondo, per poter lasciar sgocciolare via l'umidit superflua.

Finalmente vedo

me

da

della galleria

il

mio vermiciattolo curiosare

iniziata; sosta

un

finalmente entra dentro al suo nuovo alloggio.

capo alla bocca

col

un

po' indeciso, fa

Lo vedo

giro intorno, e

calarsi gi a testa

avanti e la parete di vetro mi permette di osservarlo nei suoi movimenti

anche

sotto terra.

Lo vedo,

mia breve

arrivato al fondo della

galleria,

intento a ra-

schiare le pareti con la testa scavata a cucchiaio; raccoglie con le mandi-

bole

un grumo, si
un

galleria; sosta

terra contro

il

rigira a testa all'ins e si

arrampica

istante, e poi rovescia

testa e schiaccia

la

fino alla

bocca della

il

grumo

suolo. Batte bene, uguaglia colla parte superiore del

tappando l'apertura

rovesciato, sosta per poco

di

capo

col disco formato dalla te-

va a raschiare un altro poco

sta e dal pr torace; poi si rigira all'ingi e


di terra che riporta in alto.
Il

lavoro procede

filato;

ogni tanto lo sterratore

bocca

riposo, la galleria si approfondisce, la


fetto

con

la terra

ben battuta

tutto intorno.

si

prende un breve

si

regolarizza in cerchio persassolini

vengono

scagliati

lontano con uno scatto a catapulta della testa; le pareti interne vengono
pressate e ben lisciate con la parte inferiore della testa fortemente rigonfia

Quando

e convessa.

non viene

la galleria

portata all'esterno

pili

scavo procede fino ad

Da

fuori

fumarmi una
time case,

si

un

ma

non giunge

Il

brucier sul sentiero

un

centimetro

la

terra

semplicemente compressa e cosi

pili

lo

alcun rumore; m'affaccio alla finestra per

fondo alla strada, tra

come un'ombra

dulate delle colline.

qualche

20 cm. di profondit.

sigaretta. In

staccano,

profonda

le

macchie nere delle

ul-

sul buio del cielo, le molli linee on-

caldo scomparso,

ma domani

il

sole implacabile

piccolo mucchietto di terra.

k * A

Da

parecchi mesi ormai la mia larva vive nel suo nuovo alloggio. La

tana ora un tubo cilindrico lungo una ventina di centimetri e del diame-

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uguale per tutta

tro di quattro millimetri,

da un pezzo
a dire

non va

vero:

il

sotto o meglio sopra

la larva se

due

finito

questa che gli passa

protorace al

il

ne sta col corpo piegato a nella

gobba dorsale anco-

grossi uncini della

rati nelle pareti, la testa e

aguzze come due

ma

in cerca della selvaggina,

parte superiore della galleria,

mandibole

di terra, le

fil

aperte e sporgenti perpendicolarmente

falcetti,

affilate,

(Tav.

I).

cacciatore attende immobile che qualche insettino passi sul tappo vivente

con uno scatto fulmineo,

e allora,

dissimulata

si

Dove

bocchetto.

due

e cacciatore e

sul suolo

non pareva

un buco tondo

cente, ora solamente

Da

falcetti si

serra implacabile sul malcapitato.

distende lungo quanto

li

ed essa

Quando

lo

ha

afferrato e

l'insetto catturato

non

fondo alla galleria. Le mandibole

no completamente e allora
due,

la

essere che

il

si

non

dalle

quanto

un

si

tra-

sassolino verdastro, lu-

Caso, pazientemente immobile,


il

Caso, provocato da me,

lo lascia pi.

serrano sempre pi finch s'incrocia-

preda vien letteralmente

divisa,

di forbici. Gli

tagliata

in

umori vengono suc-

commestibile viene tagliuzzato, direi quasi masticato

due mandibole e dalle mascelle. Tutto quello che resta

massa

nel

molto forte, la lotta breve laggi

come sarebbe accaduto con un colpo

chiati, tutto

corpo contratto a

e buio.

tanto tempo la larva attendeva

passato di

chiudono, la tagliola ben


Il

cacciato precipitano gi

giorno e notte ferma nel suo tubo di terra: ora

in

ha

sterratore

naso.

il

Per ore e giorni e mesi

Il

Lo

l'altezza.

suo lavoro ed divenuto cacciatore; uno strano cacciatore,

il

un'informe

chitina vuota maciullata, inutilizzabile che viene portata dalla

di

larva alla superficie e scagliata lontano perch non lordi e non marcisca
nella tana.

Ma

spesso la tagliola

s'

corazzata; le mandibole trovano

chiusa su di una preda robusta, solida e

pane

pei loro denti e l'insetto preso in

trappola cerca disperatamente di liberarsi


galleria;

una volta

due robusti duri


i

due uncini penetrano

dosi solidamente.
tro le pareti

con

arrampicarsi

di

E allora entra in gioco


uncini. La gobba vien gonfiata

liberamente e sfuggire.

della galleria;

riuscito a riportarsi fuori pi facile

le

gobba dorsale

la

si

le

rete, e

pareti

divaricano ancoran-

Il

corpo viene nuovamente piegato a per premere con-

pili

punti d'appoggio. L'estremit posteriore e la parte in-

un

feriore dei primi segmenti dell'addome sono cosi puntellati contro

mentre contro

zampe

coi suoi

premuta contro

nella terra e

per la

su

puntare

l'altro

due ultimi

sono premute la gobba, coi due uncini

anelli del torace; le sei

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infissi

zampette a loro volta

lato

nella pasi

fissano

con

unghie. Cosi ancorata, diffcilmente la larva viene trascinata fuori

le

dagli sforzi disperati della vittima sempre chiusa dall'inesorabile tanaglia.

Ma

a volte questo succede e allora

coi suoi

il

corpo a corpo diventa appassionante

momenti drammatici ora favorevoli

ed ora all'orco af-

alla vittima

famato.

Fuori all'aperto, sui sentieri ben battuti e soleggiati, nei piccoli spazi
di terra liberi tra le erbe, nelle infuocate sabbie lungo
la

torrenti ed

fiumi,

scena la stessa. Qualche piccolo essere, formica, mosca, ragno, coleot-

tero,

passa nelle sue peregrinazioni sul trabocchetto e scompare inghiottito

nelle viscere della terra.

un

dieci centimetri

bocca

dalla

pezzi di zampe,

galleria

della

disarticolate,

ad-

domi svuotati che restano a testimoniare una piccola grande tragedia;

esse

spesso

si

trovano

resti del pasto:

elitre

ricordano un'insidia nascosta, un'improvvisa spesso breve lotta nella notte


sotterranea,

il

banchetto infernale di un affamato.


* * *

Ormai
sione di

l'inverno vicino e le prime brine

una nevicata:

freddo ha spinto

il

s'

preparata

mesi invernali

e in

una

mondo staranno
trata dal gelo, o una

pel

una

celletta

coltre di

dellini di continuare, sia

allargata. Li passer

Una dura

neve non impediranno

le

sole.

con cura; la bocca

sue sorelle sparse

ai delicati, indifesi

-k

bu-

"k

le

nevi

si

sciolgono e l'acqua fredda

La

dell'orifizio

Il sole

tor-

galleria viene disostruita, le pareti riattate e lisciate

riprende la sua precisa regolarit geometri-

dentro alla galleria viene tagliata; la larva riprende

mobile in agguato.

terra

crosta di terra impie-

ca e tutto intorno la terra viene battuta. Qualche radichetta che


filata

di

pure in un torpido sonno, a vivere.

primavera, coi primi tepori,

il

freddi

che arriva fino alla celletta terminale avverte la larva che tempo di
nare a godere

An-

stesso della terra.

anche nei campi

dall'inverno.

ie

mattino l'impres-

invernale;

un poco

celletta simile

al riparo

al

a cercarsi un rifugio

ha approfondito
superiormente con un lungo tappo di

l'alloggio

molto la galleria e l'ha ostruita


e s' ridotta al fondo in

danno

insetti

muschi o meglio nel cuore

sotto le cortecce, sotto ai

che la mia larva

gli

il

si

era in-

suo posto im-

batte sul tappo vivente e di notte la luna lo far

brillare di luci verdastre.

15

dopo

luglio,

mutato

di aver

raggiunge

tre volte la pelle, la larva

suo massimo sviluppo di un due centimetri e mezzo. Tutto quanto


viene accettato e svuotato,

Le

petito.

ma

al principio d'agosto svogliata,

vengono

migliori leccornie

rifiutate e scagliate fuori:

il

le offro

senza ap-

che sia am-

malata?

Ed

ecco che

il

perati ad otturare, sopra e sotto la

muratore che

mura

si

un

cacciatore ridiventa muratore; a

profondit la galleria viene allargata lateralmente e

La

vivo.

nuova

dieci centimetri di

gli sterri

vengono ado-

celletta, la galleria primitiva.

celletta viene rifinita, uguagliata,

ma

il

sem-

pre con maggiore svogliatezza. Finalmente la larva, ora di un bianco opaco


ceroso

mette lunga distesa nella sua bara e pare attendere

si

La sua grande ora

il

sonno eterno.

in un brivido mortale, si conuna nuova vitalit interiore che

trema

arrivata: ecco che

trae, si contorce, si gonfia sotto la spinta di

cerca di uscire, di esplodere.

E dopo
mediana
pupa

sforzi e contorcimenti la pelle del dorso si lacera sulla linea

del torace e

un nuovo

finalmente libera e la

metamorfosi

tica veste allontanata


al

La
come una strana perla

sorge dalle spoglie dell'antico.

essere

delicata, lucente di umori, quasi trasparente

fondo della cella (Tav.


Attraverso

il

per

s',

la

prima met, compiuta. L'an-

con un ultimo sforzo e giace ora, misero straccetto,


II).

vetro trasparente ho potuto seguire istante per istante

l'angoscioso meraviglioso miracolo. Nella sua bara di terra, lontana dalle

umori e

gioie del sole, racchiusi gli

pellicola di cellofan, la bella

future antenne e

zampe ed

membra ancor

le

dormente riposa,

ali cingenti

corpo. Essa sollevata da terra su di

tenere

come

in

una

capo reclinato sul petto,

il

fianchi fino alla linea

una doppia

fila

le

mediana del

di tubercoli allungati

nascenti dal dorso, che la tengono sospesa a mezz'aria. Fuori batte rabbioso
il

sole d'agosto, la terra bruciata; nella cella arriva

verso la spessa crosta arida e cotta dal sole, e

cora sotto terra

si

raduna

in lieve

il

un

dolce tepore attra-

poco d'umore racchiuso an-

vapore intorno

alla bella

dormente.

* # *

E sopraggiunge
scati

l'autunno. Ai primi giorni

da qualche pioggia,

descenti;

pupa

ha sognato abbastanza

Gli occhi castano chiari


tutte le

la

membra;

la

si

color avorio
si

prepara

scuriscono e

tenue pelle del dorso

16

si

di

settembre, gi rinfre-

illumina di tenui luci

al risveglio, al

iri-

nuovo miracolo.

un brivido madreperlaceo percorre


si

fende ed in brevi istanti ne esce

Pupa

e spoglia larvale della Cicindela dei

eampi

nella celletta della ninfosi (spaccato)

TAVOLA

II

l'insetto

adulto ancor tenero e molle. Le lunghe

lentamente

former

si

zampe

capovolge nella posizione normale.

le elitre

ed era ripiegato sui fianchi e

si

ed ora ricopre completamente

gonfiato, allungato,

Il

lo aiutano,

primo paio

ed ora

di ali,

congiungeva sul petto,


il

secondo paio

di ali

che
si

mem-

branose ripiegate ed ordinate sul dorso dell'addome.

Ed

ora

il

sano, attraverso

bianco ocra e

il

bianco latte dell'insetto a poco a poco pas-

una magica sfumatura verde chiaro con

perla, al verde veronese, al verde erba metallico,

rame

e di rubino.

La

elitre si

riflessi di

riflessi

madre-

infuocati di

parte inferiore, dal bianco latte passa, per una miste-

riosa alchimia, all'azzurro

verde delle

con

cupo

dell'acciaio

con

riflessi

bronzo e viola. Sul

sono disposte alcune macchioline avorio, e avorio

il

lab-

bro superiore e la base delle scure mandibole.

Fig. 3

Nel giro di dodici ore

armatura
piti, lo

razza.

il

Cicindela vista di fronte.

il

ha preso corpo,

gelatinoso

di metalli e pietre preziose:

smeraldo ed

Un

il

rame,

fatta

s'

l'oro, l'acciaio

una

rigida

bulinati e scol-

rubino hanno concorso a fare questa meravigliosa co-

bel ciuffetto di peli bianchi arricciato sul capo, sul torace e sui

fianchi, e le

zampe, tornite nel rame, sono ornate di candidi

sono formate da due collanine vellutate

peli.

Le antenne

cui quattro primi articoli sono in-

vece metallici e dal labbro sporgono sei setole bianche ricurve.

E veramente superbo

il

cavaliere.

Nessun torneo medievale ha mai ve-

duto una simile ricchezza ed eleganza d'armatura. Nessun'opera di Benve-

nuto potrebbe rivaleggiare col lavoro di bubno e di cesello che la natura ha


racchiuso in una lunghezza di due centimetri vivi (Fig.

Lo conosco bene
glese,

il

a causa della sua ferocia,

3).

una mia vecchia conoscenza. In indetto Coleottero tigre, mentre il buon Lin-

bel cavaliere:

17

neo

gli

sico,

il

nome

scientifico di Cicindela campestris e gli Indiani del

Mes-

pi prosaicamente, fanno infusioni in alcool di una specie simile per

una grata acquavite. Quante

ottenerne

volte lungo

o sugli aridi terreni sabbiosi costeggianti

sentieri battuti dal sole

torrenti e persino nelle strade cit-

tadine, fin dai primi giorni di primavera, l'ho vista alzarsi improvvisamente

a volo rapido quasi da sotto

mente volar via


Il

la

al

il

ma

rende agile e veloce,

sole la

copra perch

facile

piede per posarsi a poca distanza, e nuova-

il

mio avvicinare.

il

suo ardore

catturarla. Afferrata,

si

mia ombra

sufficiente che la

raffreddi in pochi istanti e sia cosi pi

un grato profumo

essa spande

di

prima-

vera, qualche cosa tra la violetta e la rosa. Corre veloce inseguendo gli
insettini di cui si

nutre e la sua vivacit cresce col crescere dell'ardore

del sole, s'affievolisce e

perdono

l'astro

si

spegne

nella sabbia o nella terra e


tino.

Qualche

tardo pomeriggio quando

al

riparo

cerca

di forza; allora essa

dove passa

in

la sera, la notte

ed

altra specie, che vive sulle spiaggie del mare,

ch'essa in tane cosi scavate e con l'alta

dele adulte racchiuse nella cella in

una

marea l'acqua

raggi del-

che

fossette
il

si

scava

primo matrifugia an-

salsa ricopre le Cicin-

bolla d'aria.

* * *

Nel tubo di vetro la mia Cicindela quieta, quasi immobile nella

dove avvenuta

celletta

la

ninfosi.

cosi,

quasi addormentata, rimane

per qualche settimana; ora invece la sorprendo intenta a toglier via la


terra che ostruisce superiormente l'estremit

Le

larva.

affilate,

dentate mandibole (Fig.

della
4),

vecchia

queste

fini

della

galleria

cesoie che le ser-

viranno per afferrare e dilacerare la preda, sono ora utilizzate come vanga,

zappa

e piccone e

celletta.

Con un

cindela sporge

il

il

tappo terroso

si

sgretola e cade

grumo a grumo

nella

ultimo sforzo l'estremo bastione vinto e rovina e la Ci-

capo fuori della

galleria.

All'aperto, nei campi, questo


liere dalla preziosa

corazza guarda

il

il

primo

istante in cui

suo nuovo

mondo

il

e riceve

bel cavail

primo

Le mandibole polverose ed il capo sono ripuliti e spazzolati con cura: non un granello deve offuscare lo splendore dello smeraldo e del rame. L'insetto sosta un poco affacciato alla bocca della galleria quasi ad assuefare alla luce gli occhi abbacinati e poi eccolo fuori
saluto del sole.

completamente, splendido e marziale.


I

femori delle gambe di dietro

si

strofinano

allegramente

contro

Fig. 4

Mandibola. Mascella coi palpi mascellari. Palpo labiale

di adulto di Cicindela ibrida (forte ingrandimento).

l'orlo

posteriore,

minutamente seghettato,

delle elitre

producendo uno

stri-

dio di felicit e di benessere.

Penso debba avere appetito non avendo toccato cibo dal tempo della
ninfosi,

e,

in

mancanza

preda viva,

di

offro

gli

un

pezzetto

di

carne

cruda prelevato in cucina alla cuoca che scuote la testa certo pensando
tra s e s:

Quanti

La carne
tre

hanno pel capo

grilli

accettata.

Avidamente

le

signori!

mandibole

affondano men-

vi si

palpi tremano assaporando e le antenne, protese all'innanzi, tastano

e annusano, se cosi

si

pu

dire.

* * *

Settembre se ne va,
pi forza e molti

insetti

la

temperatura s'abbassa,

hanno

il

sole

nit colla deposizione delle uova: che resterebbero a fare?

tardatari e quelli che ancora

cercano rifugio nel grembo della vecchia, antica nutrice.

si

le

uova

come

alla

madre

le delicate

di tutti, ritorna la

19

alcuni

ri-

la specie,

nel seno, nel

della Cicindela; nelle sue vi-

schiudono e vivono ed hanno alloggio

alla terra,

Ma

non hanno pensato ad eternare

cuore della terra, che sono affidate


scere

perde sempre

finito la loro esistenza e assicurata l'eter-

tenere larve, ed

Cicindela adulta appena

dopo una breve sosta

schiusa,

al

a cercare riparo dai freddi del

sole,

tardo autunno e dalle nevi dell'inverno. Essa

si

scava un'altra cella sotto

terra dove poter svernare.

Cosi sotto
la Cicindela

il

nostro cielo, cosi pure sotto

campestre

si

brumosi

Alpi e nei paesi del Nord,

il

chiusa da tutte

un blocco impietrato ed

Ma

le parti

a primavera,

collo

cieli

in

freddo ed

sciogliersi

il

gelo arrivano fino alla sua cella,

anche

delle nevi,

essa pure
la

terra

disce e in seno ad essa, la Cicindela ritorna alla vita; gli


ciati

si

sghiacciano e la vita interrotta, sospesa, riprende;

cato

si

rianima e

l'aria

sole,

impietra.

ammorbiumori ghiac-

il

respiro

man-

corpo.

il

aprile le Cicindele adulte ricompaiono e corrono veloci sotto

profumate di

essere che capita vicino,

afferrato con le

pitanti, gli

non appena

scorto, viene in-

e disarticolato; le viscere ancora pal-

mandibole

umori ancora vivi vengono divorati e succhiati e

nimento per tutto ci che

muove che

si

viene

spesso

tale l'acca-

inseguita

l'ombra

che qualche insettino che cammina sulle erbe porta sul suolo. Durante
pasto

il

ed aprono la stagione della caccia e dell'amore.

violetta,

Ogni piccolo
seguito,

si
si

ritorna a circolare, attraverso gli stigmi e le ra-

mificate trachee, per tutto

Ad

del nord,

assopisce nel lungo sonno invernale. Spesso, sulle

il

succhi gastrici vengono emessi sulla preda perch principiino gi

esternamente la digestione rammollendo e riducendo a poltiglia

Dopo mangiato
ripulirsi le

il

cibo.

Cicindele cercano qualche goccia d'acqua nelle erbe per

le

mandibole ed

palpi e per dissetarsi. Spesso

ed attanaglia disperatamente

il

cacciatore e

mi

il

divorato

una

capitato

morde

volta di tro-

vare una Cicindela con ancora attaccata ad un'antenna la testa di una

formica che, anche morta e staccata dal corpo, non aveva lasciato la presa.
Sulla terra o le sabbie bollenti per l'ardore del sole se ne stanno
col corpo sollevato

luce;

lunghe e

sulle sei

zampe a godersi il caldo e la


pu dire, sulla punta dei piedi
elitre, allargano le ali membranose

sottili

velocissime ed agili corrono, se cosi

e spesso

improvvisamente schiudono

le

si

e s'alzano a volo rapidissime per posarsi, poco

Cosi passano vivacissime e brillanti

stancabilmente
la

o,

nei brevi

discosto,

presso la preda.

le calde ore del giorno cacciando in-

momenti

di riposo,

spazzolando e ripulendo

splendente corazza.

Ho
campi o

rimesso in libert
sulle sabbie

lungo

il
i

mio

prigioniero: corra e voli anche lui pei

torrenti in piena;

goda anche

lui

il

libero sole.

Sul sentiero della collina, dove l'ho preso ancor piccolo budellino diafano

20

AI vero

=
1

Adulto maschio della Cicindela dei campi.

TAVOLA

III

dalla testa metallica, trover la

minute perle ovali


la

compagna

giallo arancio, in piccoli

madre scaver con

saranno deposte

principi

fori,

l'ovipostore nella terra per

le

uova, come

futuri budellini

che

di gallerie

mura-

tori e cacciatori.

* * *

Questa
sua variet
che

il

ha valso

le

la storia della Cicindela dei

cui
il

colore,

nome

campi. In Sardegna esiste una

un

anzich verde erba, di

bellissimo azzurro

di saphyrina: color dello zaffiro.

Altre Cicindele vivono in Italia oltre alla campestre, e tutte hanno


aspetto e costumi simili sia allo stato di larva che di insetto adulto. Qual-

cuna vive

sulle rive sabbiose del

campi

nei

mare

o dei corsi d'acqua, altre vivono

aridi o nelle radure soleggiate dei boschi ed altre ancora sulle

Tutte

alte praterie alpine vicino alle nevi eterne.


sole,

sono

amantissime

del

vivacissime, veloci nella corsa e nel breve volo, accanite, instancabili

predatrici riuscendo cosi

di

utilit

molti

distruggendo

all'uomo

insetti

nocivi.

* * *
't

'ti

Dalla finestra aperta mi giunge, tra gridii di rondini, la musica di


un'orchestrina di caff. Lontano le colline
c'

un

fiocco bianco di lana che

si

ville rosa, azzurrine, lilla, coi loro tetti

carta tra
ritratto

il

del

verde.

si

staccano nette nell'azzurro e

sfilaccia sulla cresta tra gli alberi.

rossi

qui sul tavolo, tra

rossi

libri

ed

sono come pezzetti di


i

pennelli, rimasto

mio bel cavaliere dall'armatura verde erba a

e macchioline d'avorio (Tav. III).

21

Le

riflessi

di

il

rame

IL

CARABO ESTINTO

Oblongus, niger,

rumque margine

thoracis

elytro-

rufo-cupreis, thorace

supra nigro-violaceo, laeuigato, transoerse strigato, elytris crenato striatis,

punctisque impressis
ridis,

triplici serie, vi-

antice attenuatis

L. 30;

l.

11.

mill. .

E. Sella

1885

CAPITOLO

IL

Ecco:

il

gira intorno

rigano

mano

il

CARABO ESTINTO

rumore dell'acqua

ad un ammasso

gente. L'avvocato
collo,

vi

II

dentro

tuffa

sempre pi

fa

si

di rocce, ed
le

distinto; la mulattiera

appare improvvisa e fresca

mani

scendono come un brivido gi per la schiena;

sulle labbra, gli

la sor-

e le porta al viso: le gocce gli


altre si fer-

scendono sul mento, sostano un breve istante incerte

Una

per poi cadere sulle mani bagnate.


sata ancora.

dell'acqua e

mi chino a

mia volta

le

sorsata nella gola secca,

una

sor-

mie mani diventano bianche pel gran freddo

terra per bere.

Tutto intorno, nella terra zuppa, un rigoglio di erbe e dalle pietre


gocciolanti

pendono muschi

fradici; l'acqua si sperde poi fra

ciottoli, at-

traversa la mulattiera e scorre gi gi incassata in uno stretto canalone.

in fondo

si

scorgono, in

una velatura che non

sapresti dire se di neb-

bia o polvere, le case dell'ultimo paese attraversato.


colle

ed

suo

il

vano pieni

finalmente

ci

siamo.

monte

ci

sacchi che

appare
ci

il

pare-

non ci pesano pi all'idea di poter presto sederci e


Dio vuole, lo stomaco. Sullo spiazzo un mulo stracarico, le-

di pietre

riempire, se

un

un orecchio e ci guarda con l'umido melanconico


muso ed un sonoro raglio ci saluta proprio al nostro giunUn gran vento gelato agita, come candide bandiere, le lenzuola ap-

gato ad

occhio: alza
gere.

alberghetto:

palo, drizza
il

pese al balcone e noi entriamo.


* * *

pancia piena

si

sta meglio,

ed

piedi

non dolgono pi

negli scar-

poni da montagna. L'avvocato tira fuori una carta (l'avremo guardata a

25

Torino gi cento volte) e noi siamo nel punto indicato dall'indice: metri
1382.

Dal

colle

bero essere

dobbiamo prendere per

cresta verso oriente e qui dovreb-

pascoli umidi, e nei pascoli umidi, se la stagione adatta e

se la fortuna ci assiste, qui

Questo nome

lo

dovremmo

avremo avuto

trovare
sulla

l'

Olympiae .
non so quante

bocca

volte

quando combinavamo la gita e durante questa; lo snocciolavamo, si pu


dire, ad ogni cento metri come le beghine gli ora pr nobis .
Carabus Olympiae Sella: questo nome l'avevo trovato da ragazzo
in un vecchio catalogo dei Coleotteri. A quell'epoca, avr avuto quattordici
anni, amavo assai ripetere ad alta voce, uno dietro l'altro, i nomi latini
dei Coleotteri che pili mi piacevano ed era una lunga litania:
Cicindla saphyrina

melancholica imperialis

circumdta Monna-Lisae
chiloleuca transversalis

Megodontus purpurascens
Jurcecki aurolimbatus

Coptolabrus longipennis

Calosoma auropunctatus
Chrysocarabus Olympiae
auronitens costellatus

L'

Olympiae non mancava mai,

Non
di

nomi

e la litania continuava.

so se l'avvocato nella sua giovent ripetesse anche lui delle collane

di Coleotteri,

ma

io

penso che

si e

son sicuro che

l'

Olympiae

non

poteva mancare.

Pi tardi avevo pescato, non so dove, che era assai raro


in

una

Pi tardi ancora, conosciuto l'avvocato, seppi da


rissimo,

e localizzato

sola valle alpina del nostro Piemonte.

ma

forse ora estinto e la razza

scomparsa e

lui

ci

che non solo era ra-

era venuta

una

fre-

nesia per questo insetto che avrei voluto poter tener vivo per trasportarlo

magari in qualche

altra localit alpina,

dove non fosse pi insidiato

dall'ac-

canita ricerca dei collezionisti e dove potesse vivere tranquillo.

Cosi avevamo preparata la


colle

gita,

preso

il

treno,

ed ora eravamo sul

a un quaranta minuti dai famosi pascoli umidi dell'alta

23

valle.

Una
lo

Immense
si

vera ansia da fanciulli

ci

prende

ora, in

cammino,

e gettiamo

sguardo innanzi lontano per veder di scoprire una macchia verde di erbe.
distese di rododendri in fiore coprono

naviga in un fresco mare rosa e verde

sciano posto ad

una

ftta

oliva.

molli ondulati pendii e noi

Ogni tanto

rododendri

boscaglia di faggi e betulle e allora

la-

terreno

il

coperto di eriche e qualche ginepro isolato ricorda in miniatura, con la sua

forma

slanciata,

cipressi di Toscana.

finalmente

ginito delle eriche

siamo:

ci
si

il

verde oliva dei rododendri e quello arrug-

perdono laggi dove una chiazza verde chiaro

ci in-

Carabo concolore.

dica che siamo oramai vicini. Qualche casupola di pastori; capanne di pietra col tetto lucente di lamiera ondulata;

una prateria chiusa da un muretto di

un

sassi;

ruscello che scorre attraverso


tutto

intorno

un verde

pili

secco ed arido; pi su, verso la cresta, sparpagliate decine e decine di vac-

che scampananti.
ci

osserva

Ma

muto

Un

cane

abbaia contro rabbioso

ci

qualche ragazzetto

e stupito.

noi ormai

non sentiamo n vediamo

pili

nulla, all'infuori

verde quadrato di erbe, e la ricerca incomincia frenetica e senza

Certamente chi non ha provato


tica a concepirne

il

gusto.

bassano cautamente la

mane

mano

e luccica negli occhi

la gioia della caccia agli insetti fa-

Emozionante come

jungla, essa riempie sempre di

una sana

gioia

e pili delle caccie grosse nella


i

fanciulli che

ammirati ab-

sulla splendente Cetonia, e questa felicit

anche dei vecchi entomologi

27

del

sosta.

e di tutti coloro

ri-

che

amano

le

meraviglie della natura. Per uno strano miracolo pare che costoro

non invecchino e rimangano ragazzi ingenui


to, come lo erano in giovent.

e felici

ad ogni cattura

d'inset-

* * *

Ogni pietra, per grande e pesante che sia, viene sollevata. L'avvod un gran da fare con un mucchio di pietroni che solleva uno ad
uno tra l'erba. Il primo Carabo che mi appare nell'ombra umida di un gran

cato

si

lastrone sollevato a stento

gemma

e la

mi affascina per un istante col suo splendore di


l'emozione. Ma non lui, non l' Olympiae >\

mano trema per

Fig. 6

Al vero

il

il

depressus,

primo un

il

piatto e lucente

altro,

un

Carabo depresso.

delle nostre Alpi. E dopo


Carabus concolor, Carabus cancellatus

Carabo depresso

altro ancora:

che in questi luoghi pure color verde smeraldo (Figg.

5-6-7).

Quante pietre abbiamo sollevato! La schiena duole, i polpastrelli bruciano mezzo spelati contro le dure asperit e le dita fanno male, ma la fatica continua.
I

ragazzetti muti sulla soglia delle baite ci osservano e sorridono.

Le

vacche continuano a scampanare pascolando.

Le boccette da caccia
non

la stagione adatta;

bile,

su per cresta verso

si

riempiono,

ma non un Olympiae.

troppo presto forse,

o, chiss,

viene la sera e noi ce ne torniamo, dopo aver sollevato


il

fumo che lontano manda

Forse

troppo tardi.
il

solleva-

al cielo gi scuro l'al-

berghetto.

Per quattro giorni abbiamo battuto


giorni

abbiamo

monti H intorno, per quattro

sollevato migliaia di pietre alla ricerca del rarissimo, forse

28

Al vero

=*

Carabo

di

Olimpia.

TAVOLA

IV

estinto, insetto.

Su questa

stessa terra, su queste stesse rocce, per circa ot-

ad ogni

tant'anni, sono passati ricercatori ed entomologi

estate, e le stesse

pietre che noi ora alziamo sono state sollevate ogni volta nella febbrile ri-

Nomi famosi

cerca.

dell'entomologia: Sella, Baudi, Ghiliani e centinaia di

Ogni pietra ha raschiato un poco di pelle agli indolenziti polpastrelli e molte dovrebbero portare un nome come sui marmi dei
cimiteri: un nome, sempre lo stesso: Carabus Olympiae.
ed

altri noti

ignoti.

* * *

Ed

ora dobbiamo tornare, ora

pesano pi
glie viene

Fig.

Carabo

una

un francese che

boia

che

registri

con

nomi

dei

cancellato.
1

Vedete? Questo veniva qui con tutta

questo, questo

cercare

sacchi ormai leggeri e quasi vuoti non

a salutarci. Ci fa vedere con orgoglio

Al vero

clienti:

sono pronti sul tavolo. L'albergatore arriva col conto e sua mo-

la famiglia ogni estate, e

venuto qui apposta dalla Francia per

Una

esiste solo qui.

boia

d'oro.

Ne

son venuti

tanti a cercarla.

L'avvocato ed
torio.

Ma

Italiani.

s,

io ci

guardiamo

venivano da tutte

C'era poi

un mercante

coglierli e spedirglieli in

stupefatti

le parti

ed incomincia l'interroga-

d'Europa, Tedeschi, Francesi, anche

tedesco d'insetti che lo aveva incarico di rac-

Germania.

pastori venivano all'albergo e glie

portavano; lui s'incaricava di spedirli. Prima della guerra del '14


lire l'uno
fitto delle

preso

li

pagavano, ed

li

fin dieci

pastori tanti ne prendevano che ci cavavano

il

baite per tutto l'anno. Centinaia e centinaia ne aveva spediti.

Ed

ora?

gli ultimi:

poi

chiedo io

non

se

Ora non

ne era pi

29

ce n' pili; nel

trovati.

1930 avevano

Anche quel professore


gnato

francese, nel '35 era venuto, l'aveva accompa-

ma

lui stesso sul posto,

mani

era tornato a

Una

vuote.

volta qual-

cuno, azzoppato o senza un'antenna, era stato rimesso in libert ed aveva fatto

razza nelle immediate vicinanze dell'albergo,

ma

anche di

in pochi anni

li

era scomparso, messo nelle bottigliette di vetro e spedito in Germania.


Solo qui

tiamo

trovava, ed era

si

di noi parla:

ognuno va

ricerca, ai pastori che

no, solo qui in tutto

Le erbe
i

piae

il

col pensiero al

mondo

si

mi guarda: met-

Carabus Olympiae

trovava, ed era

ma

alla sorgente,

fresche, imperlate di gocce d'acqua

muschi pendono dalle pietre


penso,

d'oro. L'avvocato

avevano alzato anch'essi

Ripassiamo davanti
ed

come

sacchi in spalla e salutato l'albergatore ci incamminiamo. Nessuno

ma

questa volta

il

come

alla accanita

d'oro.

questa volta non

ci

fermiamo.

vengon su nella terra fradicia

tutt'intorno. Bel posto pel

suo

tutte le pietre: dieci lire l'u-

nome non spunta

sulle

Carabus Olym-

mie labbra.

* * *

Bel posto! Forse anche qui

una

volta,

magari l'azzoppato che aveva

fatto razza, se ne stava sotto le pietre col ventre al fresco tutto

per uscire verso

mancata,

il

crepuscolo a caccia.

il

Camminando muto penso

giorno,

alla gita

sogno svanito di poterlo salvare dalla distruzione portandolo

al bel

su monti pi lontani dove non fosse pi disturbato, e vado col pensiero indietro negli anni,

pastori

non

vi

E mi par
una

quando ancora non era conosciuto

dagli entomologi

facevan caso.

da sotto
movimento quasi a fiutar nella
lunghe sottili zampe col corpo snello,

di vederlo all'incerta luce della sera metter fuori

pietra le lunghe antenne in continuo

nebbia, per poi uscire sollevato sulle

elegante ed oblungo, col corsaletto purpureo dorato e le elitre scolpite nell'oro

verde e rosso a costole parallele rilevate e granulate. Esso vaga veloce

tra le erbe scrutando e investigando sotto

screpolatura del terreno:

le

antenne e

stare e palpeggiare in cerca di preda.

con prodigiosi bagliori cangianti,


le

bestie

dormono

ad ogni radice

palpi sono mossi

Le

stelle

ma

qua

e l

per ta-

brillano sulla sua corazza

la notte fresca

al caldo nelle stalle,

sollevata, in ogni

ed umida;

pastori con

fuori l'aria fredda e la terra

gelata.

Va

diritto

davanti a s fino a che sul suo cammino non incontri una

lumaca, o un bruco o qualche insetto intorpidito dalla notte, e allora con


forti

morsi delle mandibole la preda viene assalita e squarciata (Tav. IV).

.30

Le chiocciole si ritirano nel guscio e si difendono emettendo bava schiumosa


dove il Carabo affonda le mascelle. Le carni sono finalmente trovate ed allora una goccia bruna di succhi intestinali brilla nella bianca spuma come

una perla

nera.

Le mascelle

fermenti attaccano

mente.
tre, il

Dopo
Carabo

il

e le

mandibole tagliuzzano e spezzettano mentre

tessuti lacerati liquefacendoli

digerendoli

esterna-

pasto, con l'addome ripieno gonfio e sporgente di sotto le

eli-

ripulisce e beve affondando la testa nella terra bagnata.

si

fa pi chiaro, le stelle

Il cielo si

po di cercare un riparo sotto


dal calore del sole. Allora vedo

il
il

mio

pi vicina non ancora occupata da

Le grandi

non sono pi

Olympiae

sono

scomparire.

vecchi tronchi caduti e infra-

riparo giornaliero costante di tutti

il

ed tem-

trotterellare verso la pietra

altri inquilini e

pietre, le cortecce sollevate,

ciditi nelle foreste,

cosi brillanti

quale nascondersi dalla luce e proteggersi

Carabidi cosi

amanti del buio, del fresco e dell'umidit.


Cosi per tutto luglio
pietra negli umidi pascoli.

dalla valle e

ed

il

sommerge

il

solitario

girovago notturno gira di pietra in

Quando piove

quando

sole si vela, impallidisce e

scompare, allora pure di giorno

ricovero ed esce all'aperto a cacciare perch


viscere in perpetuo.
riani,

come

lui

la ftta nebbia sale lenta

nei suoi grigi vapori le alte praterie e

tutti gli altri Carabidi,

l'appetito

ad eccezione

gli

colli alpini,

egli lascia

il

attanaglia le

di pochi vegeta-

sono cacciatori crepuscolari e notturni, accaniti ed affamati.

Fig. 8

Al vero

Calosoma

31

sicofanta.

Carabi smaglianti nelle loro corazze cesellate

some

la famiglia dei piccoli

simo:
dieri

Carabidi splendidi ed eleganti come

Callistus lunatus

che

dell'aria

un

e scolpite, meravigliose Calo-

dalle elitre dorate tempestate di miriadi di smeraldi (Fig. 8), e tutta

ti

(Tav. V), o straordinarii

lanciano contro

un bruciante

il

superbo

bellis-

Brachini bombar-

getto liquido che al contatto

si

vaporizza in una nuvoletta di fumo producendo

9).

Veri agenti investigatori, vere guardie notturne dei

immediatamente

piccolo crepitio (Fig.

le dita

come

una quantit

prati dei boschi e degli orti, essi divorano

da esser

incredibile di luma-

Nord

che e di

insetti dannosi, tanto

America

in regioni infestate dai bruchi o negli orti o nei giardini a difesa delle

insalate a far

compagnia

stati

importati dall'Europa nel

alla tarda tartaruga e al

Fig. 9

modesto utilissimo rospo.

Brachino bombardiere.
Al vero =
I

Qui l' Olympiae cura, non pagato, gli interessi dei pastori che ancora non si sono accorti di lui nei pascoli che formano con le bestie l'unica
loro ricchezza.

* * *

Luglio passato, trascorso l'agosto e

fermo

sulle

Queste non sono pi


stanche non serrano
tordici

il

mio Carabo

vecchio e

mal-

zampe.

pili la

come una

agili e veloci

volta, e le

mandibole

preda che spesso riesce a sfuggire. Gli pesano quat-

mesi sulle spalle da quando schiuso dall'uovo l'anno prima. Al-

lora era un'agile allungata larva corazzata di nero, vorace ed affamata an-

cor pi dell'adulto. In pochi mesi, cacciando anch'essa sotto le stelle e la


luna, aveva raggiunto la maturit e
sotto

una pietra profondamente

si

era scavata

settembre, dopo

un

celletta nella terra

L era avvenuta la metamorfosi


pupa chiara e quasi trasparente.

infossata.

e dalla vecchia scura pelle era uscita la

una

corto periodo di riposo, era schiuso

32

il

Carabo bruno

TAVOLA V

ma

chiaro senza consistenza,

dura e

brillante.

in pochi giorni la corazza era quella di adesso:

Aveva passato

profondamente

l'inverno interrato

sotto qual-

che lastrone al riparo dagli ottanta centimetri, un metro e forse pi di neve,


per poi uscir nuovamente verso met

luglio.

Le

caccie, gli amori, la deposi-

zione delle uova; ed ora ai primi di settembre l'improvvisa vecchiaia e


gonia.

corpo non pi sollevato sulle

Il

lamente a terra mezzo paralizzato;

mente

una

le

sottili

zampe,

agili

antenne non

crosta terrosa incolla le mascelle ed

si

si

trascina

l'a-

ma-

agitano pi febbril-

palpi in

un immobile

groviglio.
Il

montagne nel cielo color dei rododendri e il


prima volta la luce del sole brilla sulla sua corazza

sole sorge dietro le

Carabo muore. Per

la

con infuocate luci d'oro verde e di porpora. Primi di settembre 1854. Un


passo leggero femminile si accosta, una mano gentile si abbassa e raccoglie

gemma. Il primo sguardo


smeraldo e di fiamma.

la

Poi

il

umano

si

posa sulle

elitre

color

scolpite

di

Carabo vien portato a Torino e l'anno seguente Eugenio Sella


Revue et Magazn de Zoologie la nuova specie scoperta

descriver sulla

dalla cugina Olimpia ed a

Con
telli

la propria

e l'estinzione in

lei

dedicata.

morte quel Carabo decreta

meno

la

morte di

tutti

suoi fra-

di ottant'anni della sua razza localizzata a quel-

l'unico pascolo umido.

Da

. I

musei

Francia, Inghilterra e
vati

il

magnifico insetto.

d'onore ai Carabi per


offrono in cambio
I

una caccia sfrenata vien condotta al Cail mondo, gli entomologi di


Germania chiedono e comprano a prezzi assai ele-

allora, col Sella in testa,

rabus Olympiae

mercanti

il

di zoologia di tutto

collezionisti d'ogni regione

vengono appositamente per organizzare

pastori vengono presi anch'essi dalla febbre ed

alzano pietre su pietre minacciando col bastone

Ora non

c'

suscitare

l'

posto

loro splendore e per la ricchezza della loro scultura,

d'insetti fiutano l'affare e

citt.

il

pi rari esemplari di Cina, Siberia, Caucaso e Spagna.

la ricerca e la spedizione, e

gono dalla

che riservano

Ora non

gli altri ricercatori

pi pericolo di prendere una bastonata:

Olympiae

che ven-

esiste pi: distrutta la specie, estinta la razza.


il

mio sogno

di far ri-

svanito.

* * *

Mi risveglia dal mio fantasticare l'avvocato: ha preso un magnifico


Coleottero copronlo dalla convessa corazza superiormente liscia, verde lac-

33

cata e sotto color dell'ametista;


lascia andare:

un

fosse stato

ma

comune, ne abbiamo gi

Olympiae

Sui pendii scoscesi appaiono ora

bianco e nero. Pi sotto

si

ancora

fondo valle

l'alto ci

la polvere vela

il

giunge ancora, a

mandre pascolanti

scorgono

le

tanti,

le esili betulle

dal tronco zebrato di

macchie scure dei castagni, pi

e l'aria

tratti col vento, lo

sotto

qua piti calda e pesante. Dalscampanare dei campani delle

sul colle nei pascoli umidi.

34

e lo

IL

SOMMERGIBILE VOLANTE

Tra

le

istituzioni o invenzioni di

cui s'inorgogliscono gli uomini, io cerco

invano quali sono quelle di cui un innon abbia avuto l'idea prima di

setto
essi

s>.

Georges Arma.nd Masson

CAPITOLO

IL

III

SOMMERGIBILE VOLANTE

Laggi, in fondo,

ammonticchiano

colline si

le

sulle colline, soffici,

morbide, come strane nubi verdi venute a posarsi sulla pianura.

E
perdono

l, sulle colline,

passano nuvole grasse, pingui di lana bianca e ne

fiocchi distratti nell'azzurro intenso e luminoso.

Qui

le foglie degli alti

pioppi

mandano tremule

sulle sabbie infuocate che, pili lontano, si

lievi

chiazze d'ombra

perdono e muoiono nelle fresche

acque del Sangone.


Dietro ai pioppi un'alta scarpata sassosa nasconde con
di acacie e di

Di

sambuchi,

l del

le

ultime case della

Sangone prati

le

piene

si

di imbrigliarlo e domarlo,

fai

citt.

torrente ancora libero e selvaggio;

il

porta via fette di terra e di prato e copre di sabbia

meno profondi mutando capricciosamente


si

sue macchie

e boschi.

Qui non giungono barche


con

le

ma

le

corso ogni anno.

Han ben

tratti

tentato

dighe son state travolte ed hanno ceduto o

sono coricate ed affondate nell'umida rena.

il

Dove

l'acqua pili alta

morto

e lento

ti

un

piacere tuffarsi d'estate e nuotare: se

lasci portare dalla

vedi passare bassi e veloci

corrente,

sopra

di

te

nel

cielo

rombanti areoplani del vicino campo d'avia-

zione di Mirafiori. Spuntano improvvisi sopra

corrono lo spazio libero del cielo e scompaiono

pioppi, in
dietro

le

un baleno

per-

scure macchie

dei boschi dall'altra parte del torrente.

Ma

il

paesaggio non ne turbato; la natura non ne offesa cosi

rapidi sorgono e scompaiono.

Non

la vecchia natura che

si

stupisce e

37

si

scompone

di fronte alle

macchine dell'uomo:

ogni

astrusa macchineria solo

quanto

la

nostra

invenzione

un debole

pi

mirabolante,

ogni

pi

una misera pietosa copia di


secoli ha risolto con tanta tran-

riflesso,

natura da migliaia e migliaia di

quilla semplicit.
Il

piccolo Coleottero bombardiere che mette in fuga

esplodendo

nuvolette

corrosive

un

volando di notte sulle umide erbe, riesce

dell'uomo

il

il

il

luce

riuscita

pura

a darci.

Sangone: da migliaia di anni, molto tempo prima

modesto e comune Maggiolino

Il

AI vero

il

(Fig. 10) col

suo volo rumoroso ha

comune Maggiolino.
I

problema del pi pesante

macchine volanti; e

suo lumino

rombanti areoplani, orgoglio della nostra epoca, nel-

Fig. 10

risolto

il

una

produrre

senza calore che nessuna nostra lampadina elettrica

l'azzurro cielo sopra

suoi nemici

inconscio precursore della terribile

guerra chimica, mentre la Lucciola, che accende e spegne

Possono ben passare

dell'aria

ed ha anticipato

grosso Coleottero oliva orlato di giallo,

le
il

nostre
Ditisco

marginale, che nuota veloce nelle chiare acque, se la ride dei nostri sommergibili.

All'imbrunire, stanco di starsene

annaspa malcerto sul fango della


le

eliche delle sue ali

biamo ancora pensato

membranose
al

sott'acqua,

riva, apre le

dure

e via a volo per

Ditisco

il

elitre,

cielo.

il

esce

fuori,

mette in moto

Noi non ab-

sommergibile volante.
* * *

Dopo

il

bagno, distesi mezzi nudi sulla spiaggia,

nell'arena calda, nelle orecchie bagnate

38

il

rumore

delle

le

mani affondate

acque che scorrono,

ci si

ubriaca di sole e a chiudere

gli

occhi

vede ancora un pulviscolo

si

Le palpebre sono abbassate, ma tu senti che nuvole bianche iridescenti come la schiuma dell'acqua fresca che muore ai tuoi piedi,
vanno nel cielo azzurro e tu sogni. Non pi esili pioppi, non pi il dolce
profumo di acacie in fiore, ma alte e sottili palme e un amaro odor di
mare, di quel mare che laggi lontano bagna le isole dei mari del sud e
si rompe in mille schegge sulle scogliere di corallo.
d'oro tremante.

Ci siamo
in quello

una

schiumare

della civilt e

sogno nelle paradisiache

stati tutti in

sud; ognuno di noi

uomo

primitivo

il

Eppure anche qui a due


acque

le

lava da tutte

ti

forma

cosi

una

fila

un posto dove una

volta passava

il

sono spostate lontano ed rimasto un piccolo

si

piccole pozzanghere,

di

dove l'acqua scorre lentissima


e scosti

le vernici

un tempo.

di

rigagnolo nascosto dai sambuchi e dai rovi. Ogni tanto


e

mari del

passi dalla citt, a saper guardare, ci sono

meravigliosi mari del sud. Conosco

Sangone. Ora

dei

isole

tuffato in quei mari di sogno,

si

spumeggiare di onde che

rifa

ti

volta almeno

e calma.

bassi rami dei sambuchi,

ti

Se apri

di

perde nel fango

si

in

laghetti

miniatura

l'intricato groviglio di spini

appare nella quieta ombra un umido

luccichio rotto a cerchi dall'affrettato tuffo di qualche rana guizzata via

quasi di sotto al piede.


Grossi pietroni tondeggianti sorgono

strato di foglie

come

isolette

dall'acqua scura

lussureggiare d'alghe sommerse e per lo spesso

un cupo

quasi nera per

morte che copre

il

fondo fangoso.

Come

graziosi rametti di

radici degli alberi e sulle

spuntano e pendono sotto una ripa le


piccole spiagge e nelle minuscole baie si ra-

duna una bionda schiuma

di bollicine che

corallo rosa, rosso e viola scuro,

il

poco sole che giunge

fin

li

tra le foglie illumina di iridescenze madreperlacee.

Fa
te

fresco,

nascosti cosi nell'ombra, e le ore passano senza che tu

ne accorga ad osservare

gli

equiseti

come strane

piante o

le

foreste

insetti.

gli

Sulle sponde crescono

d'altri paesi o di altri tempi, e ciuffi di

giunchi e di erbe acquatiche d'ogni specie sono sommersi od escono dalle

acque muovendo

alla

conquista

pacifica

dove, nei tratti liberi da vegetazione,


lucidi Coleotteri Carabidi ed

nidi pi conosciuti col

nome

delle

corrono

fradice
veloci

paradossalmente allungati

di

rizzaculo

riesce a ricoprire

(Fig.

Piccolissimi pesciolini

piccoli

stretti

Stafili-

agili

perch portano dritto e

zato in aria l'addome la cui nudit la giacchetta delle

non

fangose

spiagge

ed

elitre,

rial-

troppo corta,

11).

semitrasparenti

39

nuotano a schiere lungo

la

riva; qualche
le

rana riappare con

la testa fuor

d'acqua e

ti

osserva, e tra

alghe un brulichio di vita insospettata.

Le lumachine d'acqua

portano

si

dietro

eleganti

le

conchiglie

piatta spirale o a forma di minuscole buccine. Le loro uova sono attac-

come

cate,

tinose

delicate perline, alle piante acquatiche in piccole

(Tav.

VI

in

Dove giunge
insetti

il

sole

l'acqua limpida e chiara e tu puoi vedere

d'ogni specie nuotare o correre sul fondo o tra le alghe.

Di tanto
e poi

il

in tanto

qualcuno viene a

piccolo palombaro

recando

11

Stafilino

Al vero

Ce

ne

posteriore

di nero

altri,

un

(Pedero).

po' pi grossetti, a

c'

il

grande

Idrofilo color della

Quest'altro, che nuota veloce, grosso


giallo chiarissimo,

Coleotteri,

il

forma

di

mandorla, sono lac-

portano quattro macchioline rosse; nascosto tra

morte del fondo

un

ovali lucidi e macchiettati di paglierino sul

n' di piccolissimi,

bruno scuro;

di

e gi a capofitto se

all'estremit

scintillante bollicina d'aria.

Fig.

cati

galla, sosta col culetto in aria,

immerge nuovamente

si

torna alle sue peregrinazioni subacquee

una

masse gela-

alto).

il

pece

e robusto,

(Fig.

le

foglie

12).

verde oliva orlato

Ditisco terrore delle acque,

il

pescecane dei

mio sommergibile volante (Tav. VI).

Discendente dall'antica e nobile schiatta dei Carabidi cosi amanti


Ditisco e tutti

Coleotteri

dell'umidit,

il

l'acqua e

meravigliosamente

si

della

sua

famiglia,

vive

nel-

perfettamente modificato ed adattato

alla vita nel liquido elemento.

Esso come costruito sul disegno di un abilissimo ingegnere e

le

sue forme elegantemente curve corrispondono a quelle modernissime aereo

40

Al vero

=
|

Ditisco marginale.

TAVOLA

VI

ed idrodinamiche delle nostre macchine, opponendo


all'acqua nella quale destinato a muoversi.

il

minimo

di resistenza

corpo di questa meravi-

Il

macchina vivente reso impermeabile da una secrezione grassa ed


ha un contorno regolarmente ovale, assottigliato verso il capo e verso l'egliosa

stremit posteriore, pi spesso nella parte anteriore e presentante cos la


struttura pili adatta a fendere le acque nel nuoto veloce.
delle
si

zampe

posteriori,

non dovendo pi

una

sono appiattiti ed arricchiti di

rate modificandosi cosi in

renti

all'indietro,

esso

tarsi,

o piedi,

larga frangia laterale di ciglia do-

due robusti ed

agili remi.

Sommerso nelle acque chiare e ricche


non sono troppo forti, con pochi colpi

contemporaneamente

servire alla locomozione terrestre,

di vegetazione,

vigorosi dei

le

cor-

spinti

lunghi

tratti

velocissimo

percorre

dove

due remi

inseguendo la preda.

Fig. 12

Al vero

L' Idrofilo color della pece.


I

ogni essere vivente nelle acque;

insetti,

lumache, vermi e persino piccoli pesci e larve di rana non sfuggono

ai suoi

Feroce e vorace,

egli assale

attacchi.

Nascosto ed immobile fra


mentato, ma, non appena

le

alghe, esso pare placidamente addor-

suoi grandi

tondi

occhi

minutissimamente

sfaccettati e privi di palpebre percepiscono qualche cosa di vivo passare


vicino, esso scatta fulmineo e raggiunge la disgraziata vittima che viene

catturata e portata alla bocca con le

zampe

anteriori.

Invano

la

preda

tenta sfuggire e a nulla vale se essa robustamente corazzata: in questo

caso

il

Ditisco l'attacca nel punto d'unione del capo col protorace dove

pi delicata e facile da lacerare, e cosi ha ragione anche del-

la pelle
l'Idrofilo

che pure assai pi grande e vigoroso di

41

lui.

Le piccole
minose vengono

bestie sono direttamente ingoiate

mentre quelle pi volu-

mandibole e dalle mascelle.

fatte a pezzi dalle robuste

od

volte capita che l'ingordo ingoi pezzi duri di corazza

pu

digerire e che costretto allora a vomitare.

E
setto

meraviglioso pensare al miracolo di perfezione racchiuso in

che raggiunge appena

un gigante
di

che non

ossicini

mandibole e complicati pezzi

late,

Ed

una

riserve di grasso, per

in-

millimetro

al

hanno zampe ed antenne articoboccali, nervi che comandano ogni


la respirazione, intestino

un millimetro

straordinario che in

un

Ditisco

il

lui,

movimento, muscoli, minuti tuboli per


stione.

che sono inferiori

rispetto ai piccoli Coleotteri

lunghezza e che, anch'essi come

eppure

e mezzo,

tre centimetri

linfa circolante

ci

per la dige-

ancora posto per

sia

per mille altre piccole cose

necessarie alla vita.

L'apparato digerente del Ditisco assai simile a quello dei Carabi


e delle Cicindele

(Tav. VII). All'esofago segue l'ingluvie a

forma

di pera

che serve da temporaneo deposito del cibo appena ridotto in pezzi; una
strozzatura lo divide dal ventriglio dove quattro minuscoli dentini cornei

masticano e spappolano
testino

il

cibo che, cosi ridotto in poltiglia, passa nell'in-

medio o stomaco dove avviene

l'estremit posteriore dell'intestino

dal

detti

loro

primo scopritore

dall'interno del corpo

la

vera e propria digestione. Nel-

medio sboccano
che

funzionano

vasi di Malpighi cosi

da reni assorbendo

prodotti della disassimilazione e versandoli in se-

non

guito nell'intestino tenue. Questo nel Ditisco assai pi allungato che


nei

Carabi e nelle Cicindele e ne

differisce

senza di un'appendice inserita poco innanzi

specialmente
al

retto

specie di tasca dove vengono raccolti ed immagazzinati


biti del

la

pre-

costituente

una

residui

non

assor-

canale intestinale, che formano cosi un carico di zavorra che per-

mette al Ditisco di regolare


Cosi,

per

quando

esso

si

il

deve sempre

suo peso che

ingozzato di cibo

essere

uguale.

divenendo troppo pesante, allora

svuota l'ampolla rettale; quando invece troppo leggero, la riempie d'acqua, ingoiandola, in

modo da raggiungere

in

entrambi

casi

il

peso nor-

male. Solamente cosi equilibrato esso pu procedere velocemente nell'acqua


e cercare la preda.
Bello, elegante,

ma

feroce ed affamato, questo pirata subacqueo

va

a caccia specialmente all'imbrunire nella liquida e calma luce crepuscolare,


o addirittura di notte.

Di giorno, quando

stagno, e le limpide acque


cullato dal

il

sole rischiara fin sul

hanno chiare trasparenze

morbido ondeggiare

delle alghe, esso riposa

42

fondo

lo

opaline, mollemente

aggrappato a que-

43

ste o

semplicemente trattenuto sott'acqua da qualche foglia che

gli

impe-

disce di venire a galla.

Di quando

quando

in

sale alla superficie a respirare perch,

malgrado

passi tutta la vita immerso nell'acqua, esso non pu prendere direttamente

da essa

come fanno

l'ossigeno

qualche insetto,

pesci, certi anfibi, e

costretto a respirare l'aria atmosferica precisamente

antichi antenati. Allora esso

fuor d'acqua,

pone a

si

due zampe

le

come

ma

Carabi suoi

testa ingi, l'estremit dell'addome

posteriori divaricate ed innalzate fino a toc-

carne la superfcie. L'apice delle

elitre,

ben chiuso sull'addome durante

il

nuoto, vien sollevato e l'aria pu penetrare cosi sotto di esse e raggiun-

gere gli stigmi che


ricoperto

da una

si

aprono sui due

morbida

folta e

attraverso

L'aria,

lati superiori

pelliccetta.

paio di stigmi di

il

penetra in un sistema di tuboli

le cui

ogni segmento

addominale,

ramificazioni raggiungono tutte le

pi piccole parti interne del corpo e degli

a rinnovarne direttamente

arti

mentre

il

liquido circolante negli spazi liberi tra viscere e

non ha che

il

compito di nutrire ogni singolo organo. Questa linfa

l'ossigeno,

scere

dell'addome che qui

ricca di globuli bianchi

ma

vi-

priva di quelli rossi e bagna ogni parte in-

un vaso
ed aperto alle due

funzio-

terna del corpo ed solamente incanalata in

dorsale,

nante da cuore, posto sopra l'intestino

estremit; attra-

verso questo cuore, sospinta dalle pulsazioni, essa passa e ritorna a circolare.

Durante

zampe

pulisce luna con l'altra le


si
il Ditisco
quando ha raccolto sotto le elitre una suffisi immerge rapidamente recando a volte una

respirazione,

la

anteriori e

medie

e,

ciente provvista d'aria, esso

bollicina sporgente dall'estremit delle elitre.

Questa provvista d'aria serve ad alleggerire

sempre a

risalire a galla

respirazione

Come

quando

il

si

corpo che cosi tende

ed ha invece un'influenza trascurabile per

la vera

Ditisco immerso.

lui respirano tutti

di altre famiglie

il

Ditiscidi mentre molti Coleotteri acquaioli

comportano diversamente:

pece sporge fuor d'acqua

le

antenne

il

grande

Idrofilo color della

rivestite di peli idrofughi e

ste l'aria vien portata fin sotto le elitre e nella

lungo que-

parte inferiore dell'addome

dove rimane aderente per mezzo di una fitta peluria impermeabile che
assume l'aspetto di un velo argenteo; altri, come le H aemonia si servono
pure delle antenne con le quali raccolgono le piccole bolle d'ossigeno prodotte dalle piante acquatiche e le portano a rivestire tutta la parte inferiore del corpo che
le

si

presenta lucente come una goccia di mercurio. Cosi

larve delle metalliche e splendenti

45

Donace assorbono

esse

pure dalle

piante l'ossigeno necessario e

si

metamorfosano in bozzoletti posti in

diretto

rapporto coi canali aereiferi dei vegetali. Solo pochi, specialmente larve,
riescono a respirare assorbendo l'ossigeno direttamente dall'acqua.
Spesso, dopo aver respirato a lungo,

il

Ditisco, per la troppa legge-

rezza acquistata, non riesce ad immergersi facilmente ed allora ritorna in

funzione l'ampolla rettale che viene riempita d'acqua e


il

peso normale,

pu nuovamente

piccolo sommergibile

il

cosi,

riacquistato

tuffarsi e

nuo-

tare agevolmente.

* * *

Nelle calde sere d'estate e d'autunno quando sullo stagno incominciano a galleggiare e a navigar lente

prime

le

morte dei pioppi,

foglie

delicatamente colorate di bruno, di nocciola o di tabacco, e tutto intorno


i

fronde

rovi gi cosi verdi s'arrossano e le

prendendo sfumature

gialline, e le

acque son calate

un giorno sommerse,

intristiscono le piante

sambuco impallidiscono

di

allora

il

ne sporgono fuori

Ditisco capisce che lo

stagno sta per asciugarsi e cerca altre acque pi profonde, altre riserve di
caccia pi libere dalla putrida agonia delle alghe.

Esso

si

arrampica a

riva, esce fuori dal suo consueto

elemento e gof-

famente procede a terra verso un punto rialzato strascicando malamente


sulla crosta

fangosa

inutili

gli

remi.

Le ombre

inverosimilmente sono ora scomparse

Dal Sangone

sale

una nebbiolina chiara

degli alberi gi allungate

un'unica penombra vela


e le colline

le

cose.

lontane sono immerse

in grigi vapori.
Il

corpo sollevato sulle zampe anteriori, l'ampolla rettale svuotata,

molta aria inspirata attraverso


terni,

il

gli

stigmi per riempirne

due sacchi

in-

Ditisco dischiude le elitre: le ali membranose, nascoste e ripie-

gate sotto di esse,


e battono con

si

distendono per l'aria che penetra nelle loro trachee

un crescendo rumoroso ed

intenso.

Le antenne protese alvengono

l'innanzi vibrano e palpitano. Il ronzio al massimo, le elitre

completamente aperte

Le erbe stanno ora


gno e gi

le pili alte

il

sommergibile volante s'alza a volo nell'oscurit.

sotto di lui distanti

distanti sono

luccicori dello sta-

vette dei pioppi sono raggiunte ed eccolo libero e leggero.

Le dure elitre, immobili e rigide, aperte e perpendicolari al corpo


come le ali d'un areoplano, sostengono il Coleottero, mentre le vere ali
membranose, mosse e battute rapidissimamente, funzionano da eliche e gli
permettono di percorrere

le

vie del cielo.

46

Esso non pu gareggiare con

raggiungono in volo

ma

dieci chilometri del Maggiolino,


quillo, esso

Sotto
briche,

e di fascine bruciate

il

tempo

modesti

favorevole e tran-

notevoli distanze.
tra

isolate e basse casupole e

fumo

l'odor di

pure, se

pu lentamente percorrere
di lui ora la citt muore

ma

pazze velocit delle Libellule che

le

trenta chilometri all'ora e neppure con

prati:

villette.

che

si

non

ci

Giunge

sono ancora fabfin

lass

in

sente solo in campagna.

alto

Ora

sopra a grandi costruzioni, a gruppi di case popolari che paiono tagliate

e altissimi camini

fette;

mandano

lingue di nubi che stagnano

sottili

sospese a mezz'aria.
Dall'alto

lungo susseguirsi ed incrociarsi di viali e strade e piazze

il

d l'impressione che
quali

sulla

pianura vi sia un'immensa rete di canali nei

come tante lune

di collane di lampioni;

spesso

il

Ditisco, ingannato dal brillare dell'asfalto, racchiuse le ali sotto le elitre,

si

si

riflettono

le luci

butta a capofitto per tuffarsi in quell'acqua e precipita invece sul

duro pavimento di un
titi

od uccisi sotto

viale.

riesce

cosi

che spesso se ne trovano in

citt

ma, quando le cose vanno bene, allora


uno stagno o in un'altra pozza d'acqua.

fanali,

precipita realmente in

Leggero

liscio e

tramoregli si

pieno d'aria, l'ampolla rettale della zavorra vuota, esso non

sempre a fendere

la superficie e

ad avvinghiarsi

sotto questa a

qualche

pianta ed allora galleggia per ore ed ore finch, ingoiata molta acqua e
stabilito

il

ri-

peso consueto, pu finalmente immergersi e nuotare liberamente.


* * *

Mentre poche specie di Ditiscidi


altre sono cosi

poco

sensibili al

si

trovano nelle calde acque termali,

freddo da vivere persino nelle acque della

gelata Groenlandia o nei laghetti alpini oltre


fa freddo e giungono

nua a rimaner
ghiaccio,
i

la

muschi

ma

primi

geli,

nello stagno e a nuotare nelle

pili spesso essi escono fuori e

delle

tremda metri.

Da

noi

quando

qualche Ditisco meno freddoloso conti-

acque

si

sotto

un duro

strato di

nascondono nel fango o tra

sponde dove svernano per ritornare nell'acqua non appena

temperatura meno gelida.


* * *

La

crosta di ghiaccio che copriva lo stagno

tutto intorno e libera galleggia

mincia a

sciogliersi e

a lasciar

s'

fatta sottile, s' fusa

non pi serrata alle rive dove la neve incolibero uno stretto anello di nero fango men-

47

tre

rovi ed

salici

lacrimano e sgocciolano sotto un pallido

sole.

Nelle ac-

que, dalle alghe e dalle piante sommerse spunta gi qualche verde bottoncino e qualche tenera foglia, mentre fuori
pito e lontano

il

momento

mondo vegetale ancora assoQuando a marzo le nevi son

il

del suo risveglio.

Le femmine del Ditisco hanno


zampe anteriori e mediane allungati e stretti

fuse, incomincia la deposizione delle uova.


i

piedi o meglio

tarsi delle

Fig

13

Ditisco

Tarso o piede anteriore di


maschio mostrante le ventose.
Al vero =
I

normalmente mentre nei maschi

zampe

primi tre

articoli,

specialmente quelli delle

davanti, sono allargati e ricoperti nella parte inferiore di lunghe

ci-

una spessa suola formata da un grandissimo numero di campanule adesive sorrette da un sottile peduncolo. Nei tarsi anteriori poi sono
presenti anche due grandi dischi concavi funzionanti da ventose quando esse
sono appoggiate e premute contro una superficie liscia (Fig. 13). Inoltre quasi
tutte le femmine hanno le elitre solcate da parecchie lunghe scanalature che
nei maschi mancano o sono ridotte a poche strie superficiali di punti impressi.
Le uova sono deposte nelle piante acquatiche sommerse per mezzo di
glia e di

48

un

ovopositore tagliente che fende

solo

uovo in ogni incisione

Gran cura pone

scelta delle piante a cui affidare le uova: essa

pata di pianta in pianta che tasta e palpa con

mordicchia con

le

la

madre

nella

nuota irrequieta e preoccule

antenne o che addirittura

mandibole per assicurarsi della loro durezza, qualit e

bont. Finalmente essa trova quel che fa per

lei,

e allora, arrampicata sullo stelo, essa sfodera e


l'ovopositore.

un

tessuti e vi penetra dentro lasciando

cosi praticata.

Di tanto

o meglio per

adopera

suoi

lo sciabolino

in tanto essa sale a galla per respirare,

ma

figli,

del-

presto

ri-

torna alla sua dolce fatica.

uova non sono completamente al sicuro


come prelibate ghiottonerie da diversi insetti
rane, oppure vengono parassitizzate da alcune vespette; ma quando
vanno bene, l'embrione, a contatto dei verdi tessuti ricchi di ossige-

Pur essendo

cosi protette, le

dai nemici: esse sono ricercate


e dalle
le

cose

no,

si

sviluppa e cresce

dopo qualche settimana,

e,

il

guscio dell'uovo viene

spaccato e ne esce la giovane larva allungata e molliccia che presto acquista

un

color

bruno

riva, e viene spesso

dome che mette

foglia morta. Essa sta nascosta tra le alghe presso la

a galla a respirare con

fuor d'acqua (Fig.

gli

stigmi dell'estremit dell'ad-

14).

Vivendo di preda ed essendo ancor pi vorace dei

genitori,

essa fa

lumache

e di ogni

animale vivente nelle acque. Nell'ultimo stadio attacca pure pesci

fin di tre

una

strage di larve di zanzare e di libellule, di girini, di

centimetri di lunghezza

potendone uccidere una diecina

gravissimi danni nei vivai.

Fig. 14

Al vero

Larva

49

di Ditisco.

al giorno arreca

Bisogna vederla, quando caccia, la larva del Ditisco! Essa terribile

tempo meravigliosa: nuotando s'avventa sulla preda e l'afferra


e, attraverso una scanalatura di queste, inietta
nella ferita una secrezione gastrica che dapprima paralizza ed uccide la vittima, poi si diffonde negli organi interni decomponendoli e digerendoli con
e nello stesso

con

falciformi mandibole

le

straordinaria rapidit.

I tessuti

sono

cosi, in

brevissimo tempo, ridotti in

quida poltiglia che viene aspirata dalla larva attraverso

mandibole

fino

li-

la scanalatura delle

a che non rimane che la pelle completamente vuota.

Schiusa dall'uovo in aprile, grazie ad una carneficina interrotta quasi


esclusivamente per venire a galla a respirare e durata circa tre mesi ossia
fino al luglio, la larva del Ditisco orlata di giallo

ha raggiunto

il

massimo

dello sviluppo ed pronta per la ninfosi: allora, gonfia e tumida, lascia l'ac-

qua dove
i

foglie
le

finora vissuta e sale all'asciutto sulla sponda.

piccoli rizzaculo dal corto giacchettino e

morte e

le pietre,

Libellule sfiorando

il

lucente specchio dello stagno;

nella terra sottostante, alla profondit di

ma

essa

quali

si

una quindicina
i grumi

lisciati.

Cosi

si

forma una crosta spessa

tutto intorno alla celletta

dove

non

vi fa caso.

nasconde, scava

di centimetri,

rotonda delle dimensioni di una mela e

una

delle pareti ven-

gono saldati assieme con una secrezione simile a mastice e


e

di sotto le

minuscoli Carabidi, mentre nell'aria rapide saettano

Trovata una pietra od un pezzo di legno, sotto


celletta

Corrono intorno

compaiono veloci

battuti, compressi

dura di straordinaria

solidit

passa una settimana di riposo per

la larva

poi abbandonare la vecchia pelle e trasformarsi in pupa.


Fuori, tutto intorno allo stagno, la terra fangosa cotta dall'implacabile fuoco del sole
dit

matura

la

setto terrestre

il

cui ardore giunge fin nella cella, e nella calda umi-

pupa e presto schiude l'adulto che solo per poco rimane income erano i suoi antenati: rotto il guscio terroso della cella,

acque e a nascondersi fra


mosse dal lento scorrere delle acque.
esso ritorna a tuffarsi nelle

Pendono sommerse

nude

le radici dei pioppi,

le

alghe lievemente

bianche e rosa e rosso

scuro come coralli, e una bionda schiuma iridescente luccica nelle piccole
insenature della spiaggia.

Giungono giovani voci

e risa, e tu vedi, attraverso lo spinoso arruf-

fato groviglio dei rovi e tra le larghe foglie dei sambuchi, gruppi di ra-

gazzi seminudi nelle fresche acque del Sangone.

Ce

n'

uno che

fa

il

morto e

suoi occhi seguono gli areoplani che

passano bassi e veloci sul torrente e scompaiono dietro

50

boschi.

NELLE GROTTE

Cosi la natura mantiene una specie

di uguaglianza o di equilibrio tra tutti


gli esseri, e

mette cosi a profitto ogni

cosa, al fine che nulla

rimanga

inutile,

e che le sostanze che si distruggono,

aiutino alla formazione di quelle che


si

ricompongono.

cosi che la materia

organizzata, dopo aver servito ad


principio vitale, ritorna

ad un

un

altro e

passa incessantemente dalla morte alla


vita

Carlo'Perotti

1808

CAPITOLO IV

NELLE GROTTE
Bambino, due luoghi erano meravigliosi per

miei giochi oltre

al-

campagna: il solaio e la cantina. In autunno nel solaio stagnava,


nella calda penombra, un acuto odor di mele ed il sole entrava dall'alto,

l'aperta

attraverso

una minuscola

finestrella,

a illuminare

il

tremolio dorato delle

come uno

piccole particelle di polvere che salivano e scendevano nell'aria

sciame di minutissimi

insetti brillanti.

Nel solaio trovavo spesso qualche far-

fin li da chiss dove ad assopirsi, ed una volta, appeso come


una pera ad una trave del tetto, scoprii persino un pipistrello: lo toccai con
emozione con un dito, ma non so chi di noi due fu pi spaventato perch
cacciammo entrambi un acutissimo strillo.

fallina

venuta

Ma

pi ancora che

di mistero e di lieve

il

solaio,

mi attirava

la cantina.

Un'ombra fredda

paura velava buia ed incerta tutto l'umido ciarpame

radunava da anni. La candela accesa illuminava le


mandavano lunghe ombre che si perdevano nell'ombra. Ragnatele pendevano dalla volta lievemente agitate dal mio
inservibile che

li

si

scure macchie dei muri e le cose

muovermi

da ogni oggetto emanava un odore bagnato di muffa e di


un armadio sgangherato e senza pi
anta, una poltrona sfondata ed anche li, come nel solaio, casse da imbale

chiuso: antiche ferraglie arrugginite,

laggio

ammucchiate ed

ergentisi

come informi

stalagmiti.

Questo grande ammasso di casse occupava gran parte della cantina


con

riccioli di

legno e la carta straccia. Le masse chiare sorgevano alcune

lentamente dalle masse oscure dei fondi, altre


Il

si

staccavano nette e

sovrapporsi delle casse aveva prodotto dei vani, degli

cunicoli bui illuminati a volte d'improvviso

53

stretti

da brevi spicchi

taglienti.

e tortuosi

di luce tra gli

interstizi.

Ed

io

giravo l dentro carponi e conoscevo bene ogni chiodo spor-

Ogni pezzo

gente, ogni fessatura di tavola.

di legno

ristiche di ruggine nei

buchi

aveva un suo partico-

aveva macchie caratte-

lare disegno formato dal taglio delle venature ed

lasciati vuoti dai chiodi e colanti

gocce am-

brate di resina.

Per

me bambino

quelle erano le grotte e

dita: meravigliose grotte

il

li

giocavo a fare

troglo-

il

solaio e la cantina!
* * *

Quale strano

E qualcosa

fascino, misto di curiosit e di paura, suscita

il

buio!

magico e di occulto.

di proibito, di

Gli oscuri misteri nascosti nelle viscere della terra, la tenebrosa bellezza delle grotte

a varcare
gusti

han sempre

le soglie delle

attirato la curiosit dell'uomo e lo

han spinto

tenebre perpetue e a seppellirsi sotto terra, in an-

meandri e pericolosi

abissi,

per cercare di sollevare, anche di poco,

l'opaca nera coltre dello sconosciuto. Sar forse l'involontario fanciullesco


desiderio di trovare nelle viscere della terra tesori nascosti e favolose

mon-

tagne di pietre preziose custodite da draghi e simili mostruose creature di


cui la nostra fantasia e quella ancor pili prodigiosa della natura
lato

un giorno queste tenebre

sotterranee.

niscenza dei remoti, lontanissimi tempi in cui

vano

ha popo-

forse sar l'incosciente remii

nostri primogenitori vive-

e trovavano riparo nelle grotte.

Ormai son scomparse, cancellate dalla


un tempo e le loro ossa giacciono

le fiere di

uomini nelle buie caverne,

ma

faccia della terra le belve e


sepolte con le ossa dei primi

qualche cosa di quelle lontanissime epoche

perdentisi nella notte dei tempi rimasta viva nella notte perpetua delle
grotte a testimoniarci della vita di allora.

Sono rimasti

piccoli delicati e strani

abitatori delle pi profonde

caverne, dei pi angusti crepacci, briciole viventi di antichissime origini.

Chi sono? Chi vive in questo ambiente che parrebbe a prima

vista

negato alla vita? e che vita mai possibile in questa notte eterna?

Ed

per cercare e studiare questi esseri cavernicoli che oggi, a tanti

anni di distanza dai miei giochi da troglodita nella cantina, mi sprofondo


sotto terra

ad esplorar grotte

e crepacci e fessure.

Teatro di queste mie immersioni sotterranee sono


gnetto in vai di Lanzo, ad

una quarantina

di chilometri

le grotte del

Pu-

da Torino. In con-

fronto con quelle famose di Postumia, estese sotto terra per pi di otto
chilometri, o di quelle ancor pi vaste e raggiungenti

54

cento chilometri di

sviluppo come la

Mammouth Cave

nel

Nord America,

le grotte del

Pugnetto

sono qualcosa di poco pi della cantina dei miei anni giovanili: un susseguirsi di budelli e di cavit

medie

e grandi per

ma

cento metri nel cuore della montagna,

una lunghezza

di circa tre-

di origine abbastanza recente e

quindi ancor poco ricche di concrezioni calcaree. Parecchie ramificazioni


laterali, gallerie,

minori

pozzi e caverne ne aumentano l'estensione ed altre cavit

aprono sui fianchi della montagna intorno e vicino

si

alle

grotte

principali.

Alle

Borne

come localmente vengono

dette,

mi accompagna un

ragazzetto, figlio del proprietario. Davanti alla casetta che porta

Guida

alle grotte , accoccolato

in blocchetti

il

a terra, egli prepara

grigio carburo, mette

le

il

cartello

lampade: rompe

l'acqua e soffia nel beccuccio

per

lunga lingua di fiamma

sibi-

disotturarlo. Io sto pronto col fiammifero e la

lante vien regolata e ridotta a piatta fiammella semilunare.

Lascio nella stalla

il

sacco ed ogni altro ingombro,

me

per non sporcarmi e tengo con


di

muschio umido dove riporre

le

catture vive,

di tela per raccogliere terriccio e l'aspiratore.

aggeggio fatto di una bottiglietta


di ferro:
lica

rare,

ed

uno

con l'estremit

dell'altro

tubo, tutti
le dita

o che

Fig. 15

zappetta,

E questo uno

da una

gomma

prolungato da un tubo di

una

una

tuta

che

magico

da due tubi

sottile fitta rete

metal-

tiene in bocca per aspi-

piccoli e veloci insetti che


si

Aspiratore.

55

si

un sacchetto

strano,

cui tappo trapassato

il

di questi chiuso alla base

rovinerebbero prendendoli con

infilo

solamente qualche tubo di vetro pieno

si

salverebbero con la fuga e

che cosi vengono succhiati da terra

cadono

dentro

In tasca porto qualche candela di riserva ed

(Fig. 15).

alla

bottiglietta

cerini.

Cosi equipaggiati, in pochi minuti, per un sentierino tra

siamo

Appena

entrati la luce esterna giunge ancora

muschiose: a terra
foglie

castagni

alle grotte.

fango e

il

morte spinte

fin li

ad illuminare

le

pareti

sono coperte da mucchi di

le pietre f radice

dentro dal vento e muffe biancastre e candidi al-

lungatissimi funghi crescono su pezzi di legno marcito.

Questa assenza di pigmento sar poi


vita vegetale ed animale esistente nelle
pallidi esserini

il

la nota

Addentrandomi ancora,

bruno chiaro.
sempre

la luce esterna si fa

passa insensibilmente dalla penombra alla pi

lampade ad

la

cui colore passa, attraverso tutte le sfumature, dal bianco

latte al paglierino fino al castano rossiccio e al

si

dominante di tutta

Diafane bianche muffe e

grotte.

pili fioca, e

fitta oscurit:

noi

ora solo

le

acetilene suscitano umidi barbagli sulle pareti e sulle volte im-

perlate di minuscole goccioline d'acqua. Qui, all'estremo limite della pe-

nombra, dove ancora giunge una debolissima luce


con
di

riflessa,

vedo riposare,

chiuse a tetto sul grosso peloso addome, spruzzate ed imperlate

le ali

una minutissima rugiada,

delle Farfalle notturne dalle

delicate sfuma-

ture grige e rosa punteggiate di bianco. Fra queste ingenue, torpide, farfalline assopite

vedo aggirarsi

sono

strani, chiari fantasmi:

le

Dolicopode, pa-

renti cavernicoli delle verdi alate locuste che cantano e saltano nei prati.

Ma

queste

mancano

di ali e le loro

sono smisuratamente allungate e


tissimi, e

zampe ed antenne e i palpi boccali


Hanno ancora gli occhi, ma ridot-

sottili.

sono color paglia, quasi bianco, ornate sull'addome e sui cosciotti

sfumature biondo grigio scuro. Le vedo camminare


tranquille agitando lentamente all'innanzi le smisurate antenne, ma, se ap-

posteriori di graziose

pena avvicino
licopode

si

la

mano,

esse saltano via e

a svernarvi trovandovi una temperatura assai


Il

si

perdono nell'ombra. Le Do-

trovano solamente nelle grotte mentre

ragazzetto

devo abbassare

le Farfalline

meno

vengono solo

rigida dell'esterno.

mi precede pel buio corridoio e mi avverte quando


perch non vada a sbattere con questa contro la

la testa

volta che ora s' fatta bassa ed irregolare. Egli sa bene la strada e suo

padre ha tracciato, tra

pietroni caduti a terra,

comodit dei villeggianti che

Mi racconta

l'estate

vengono

un

piccolo sentiero per la

a visitare le grotte.

come me, son venuti per le bestioline .


Vengono e su pezzi di carta collocati su terriccio non troppo fradicio mettono del gorgonzola: pi puzza e meglio serve. Dopo qualche giorno i
di altri che,

56

Sfodrossi di Giuliani e Royerella di Rocca.

TAVOLA

Vili

professori

>

tornano e succhiano su tutte

le

odore; poi le travasano nella bottiglia dove

Quella del fumo dev'essere


per uccidere

gli insetti

bestioline

j'

la bottiglia, riempita

da qualche goccia

di sughero inumidite

senza

dal

attirate

fum

'1

per tre quarti di briciole

appunto

di etere acetico, che serve

farli soffrire

forte

ed esse muoiono.

troppo a lungo e

mantiene

li

freschi e morbidi per molto tempo.

Ora incomincia a piovere


mente

e dalle pareti rivestite di

cola l'acqua che

si

dall'alto:

un

continua-

volte sgocciolano

le

biancastro

calcareo

strato

perde nel fango e nelle mille

scivola

buchi e

e mille fenditure,

pozzi. Sul suolo cumuli di pietre e massi franati in caotica confusione sono

coperti
l'alto e

da colate stalagmitiche simili ad enormi masse di cera caduta dalrappresa. Qui la temperatura fresca, uguale l'estate come l' in-

verno; non

un

agita l'aria

soffio

calma

e satura di umidit ed

il

silenzio

rotto solo dai nostri passi e dallo stillicidio.

Minuscole

stalattiti

pendono

dall'alto e si sciolgono in lacrime sonore:

cade una goccia, un'altra, un'altra


note, tre tintinnii argentini

piange e lento, da

lattite

ancora; segue una pausa breve: tre

dopo un breve

anni,,

un

silenzio.

Da

tanto tempo la sta-

velo di calcare s'allunga alla sua estre-

mit: ogni goccia che cade ha lasciato un'infinitesimale particella cristallina.

Tra piccole pozzanghere,

lucente, nel

cettibilmente,

che

sul suolo coperto d'una crosta biancastra e

punto dov' caduta

una colonnina;

la stalattite

la lacrima, s'innalzer

a poco a poco, imper-

e cosi per migliaia e migliaia di anni fino a

pendente dalla volta verr ad unirsi

alla

stalagmite che

s'innalza dal basso.

Mi fermo a guardare
ad

il

maestso spettacolo e

la luce della

acetilene, sollevata in alto, illumina questo tenebroso

mondo

lampada
fatato

rimbalza, come una muta luminosa eco di sporgenza in sporgenza, susci-

tando nel buio improvvisi luccicori e

Da

qui a millenni anche

brilli.

le grotte

del Pugnetto avranno, in scala

ridotta, lo splendore e la fantastica bellezza

imponenti colate ed
loro

infiniti

quelle di Postumia, con

di

magici candelabri;

ma

anche

modeste proporzioni, hanno una selvaggia bellezza con

le

ora,

pur

nelle

caotiche frane

e le rovine di massi e di pietre affondate nel fango.

Mentre riprendo
sul suolo: avvicino la

il cammino vedo correre qualche cosa velocemente


lampada e l'aspiratore segue il piccolo essere. Una

forte inspirazione ed eccolo prigioniero: certamente lo


liani

un

Sfodrossi di Giu-

Coleottero color castano lungo quasi due centimetri con piccoli

occhietti scuri sporgenti ed assai simile, in piccolo,

57

ad un Carabo (Tav.

Vili).

Infatti appartiene alla stessa famiglia; anch'esso predatore e vive nelle

caverne o sotto

grandi pietre infossate all'esterno. Poco distante trovo del

le

formaggio lasciato evidentemente come esca da qualche mio collega. La

un fuggi fuggi

luce provoca

quattro

Sphodropsis

pietre. L'aspiratore

fare

compagnia

minuti animaletti e di

di lattei

altri

tre o

che cercano di salvarsi in qualche fessura o sotto

funziona a meraviglia ed in breve anche

le

vanno a

essi

pezzo di formaggio ricoperto in parte di

al primo. Il

candide alte muffe mentre altrove decomposto e pullula di vermiciattoli,


larve di Ditteri che, certamente, servivano di facile preda ai miei Coleotteri

a giudicare dai loro rigonfi addomi sporgenti e contrastanti, bianchi come


sono, colle elitre castane.

Intorno al formaggio alcune Moschettine saltellano mentre

a Zanzaroni,

alzano a volo incerto. Le catture sono riposte nei tubi di

si

vetro pieni di muschio e l'esplorazione

grandi spaziose caverne dove

sentiero,

continua.

Passiamo ora attraverso

pu camminare senza pericolo

si

dopo aver rasentato neri pozzi e profonde buche,

ed eretto un altarino dove infracidiscono


portati fin qui

nina litografata su
pulisce e

monda

da qualche gitante
latta. Il

dal

in

gli

una nicchia

avanzi di rododendri e di

altri

omaggio ad una semplice Madon-

ragazzetto avvicina la

marciume

allarga nel-

si

l'ultima sala. In fondo a questa, nella roccia, stata scavata

fiori

di dar con

ancora uno stretto corridoio, anzi budello in saUta, poi

la testa nella volta;


il

altre, simili

la nicchietta.

lampada ad

frotte

fuggono

acetilene e
i

bianchi

appiatiti Isopodi, essermi simili agli Onisci delle cantine e dei luoghi umidi,

mentre

minuscoli Collemboli impauriti


qui, in

ecco, sotto

si

salvano con piccoli

uno spazio pianeggiante, incomincio ad alzar

un pezzo

di legno marcio,

un

salti.

pietre.

Ed

Coleottero d'aspetto globoso e di

dimensioni simili a quelle di una piccola Coccinella. Se ne fugge velocis-

simo mentre

altri

due o

tre

sbucano fuori agitando dinanzi a loro

le

an-

tenne. L'aspiratore pronto, aspiro fortemente ed eccoli racchiusi nella pri-

gione di vetro. Avvicino la fiamma per osservare la cattura: quattro perline allungate, castano chiare

antenne e

e,

sporgenti da ognuna di esse, due lunghe

zampette allungate e

sei

sottili.

Sono umili campioni della fauna cavernicola come conviene siano

gli

abitatori delle

modeste grotte del Pugnetto e non possono gareggiare con

la prodigiosa

eleganza del cieco Leptodero delle meravigliose grotte della

Carniola. In

un

da mdle e una notte come


un ben pi degno castellano.

castello incantato

terraneo di Postumia

ci

vuole

Immaginate una trasparente delicatissima

58

quello sot-

fiaschetta tornita in

un'am-

bra rossiccia e dal collo

sottile

lunghissime antenne e

sei

ed elegantemente allungato: aggiungetevi due

smisuratamente lunghe

e- sottili

un'idea approssimativa di quel meraviglioso insetto

Ma

zampe

e avrete

(Tav. IX).

pur senza raggiungere quelle finezze d'eleganza anche


bellezza ed un nome

quattro perline hanno una loro delicata

Royerella

o per esser piti precisi

<

Roccai

Della-Beffaella

mie

le

gentile:

nome

dal

degli scopritori, piccolo Coleottero cieco esclusivo delle grotte del Pugnetto

(Tav. Vili), e appartenente

come

Leptodero

il

oppur

quale fan parte

fori, grossi

Coleotteri che all'aperto sotterrano

di topi e talpe di cui

neri

nutrono s

Fig. 16

Ne

Il

delle

Necro-

(Fig.

16).

Necroforo.

catturo ancora qualcuna con l'aspiratore e travaso anch'esse in

altri tubi di vetro,

poi raccolgo nel sacchetto di tela terriccio, pietre, pez-

legno fradicio e croste di stalagmite.

zetti di
Il

pietra:

famiglia

cadaveri di piccoli uccelli,

e le loro larve

Al vero

stessa

alla

fasciati di strisce arancione

Silfe della

ragazzo chino anch'egli a terra e mi fa luce mentre alzo una

Eccone una, eccone una!

trotterella, e poi chiede:

bestioline e che

mi

un

grida indicandomi

globetto che

Chiss cosa stanno a fare quaggi al buio

mai possono trovare da mangiare?

le

L'ingenua domanda del ragazzo in sostanza ancora la stessa do-

manda che

si

pongono

dotti:

come vivono?

di che

si

nutrono? perch

si

trovano in questo strano ambiente? Poche domande a cui finora la scienza

non ha potuto rispondere che con pochi

dati

di

fatto

con moltissime

ipotesi.

Quanti problemi

biologici,

quante

ipotesi sulla vita di queste stra-

ordinarie esistenze attendono ancora una soluzione ed una conferma!

quanta gelosa avarizia

la

Che sappiamo mai

natura

ci

Con

lascia penetrare nei suoi segreti misteri.

della vita delle larve, per la maggior parte sco-

nosciute, delle specie pi tipicamente


strette fessure impenetrabili allo

cavernicole

sguardo umano?

59

relegate

forse

nelle

E che mai possiamo


totale cecit e della

rispondere a chi chiede ragione della

mancanza

di

pigmento

pili

meno

di alcuni Coleotteri delle grotte

quando vediamo che anche fuori di queste sotto pietre profondamente infossate o nei muschi e sotto gli ammassi di foglie morte e infracidite molte
specie hanno occhi ridottissimi ed altre ne sono pure completamente prive
e presentano la stessa mancanza di pigmento? (Fig. 17).

Fig. 17

Piccolo Carabide cieco e senza pigmento che vive sotto strati di foglie morte.

Al vero

Perch vicino ad alcuni tozzi e globosi abitatori delle tenebre


ranee trotterellanti su corte zampette

zampe straordinariamente allungate

vediamo

ne

altri

sotter-

con antenne

e dal corpo anteriormente ristretto e

affusolato mentre l'addome ricoperto dalle

elitre

prende forma globosa e

domande senza

risposta, passo passo ritor-

rigonfia?

Cosi,

niamo

pensando

indietro.

alle tante

Qualche

pipistrello che

dorme tranquillamente appeso

alla

volta a testa all'ingiu e tutto racchiuso nell'ampia mantellina delle sue ali

vien preso dal ragazzo e deposto pigolante in


se

li

porta nella stalla dove

e allora, volando,

calore

il

mangiano

le

li

un

fazzoletto.

Mi

spiega che

fa svegliare dal letargo dell'inverno

mosche. Di

pipistrelli

ne ho veduti molti qui

appesi: alcuni piccoli, altri invece assai pi grandi, e di pipistrelli devono


essere le bianche ossicine ed

vato durante

il

cammino a

minuscoli crani ben ripuliti che ho osser-

terra in

due o

60

tre posti.

Leptodero

di

Holienwart

TAVOLA

IX

Finalmente appare
ci

fa

la luce esterna:

siamo di nuovo all'aperto e

fumare addosso tutta l'umidit raccolta

il

sole

nelle grotte.

* * *

Mia prima
ed

il

cura, a casa, quella di preparare

pi simile possibile a quello delle grotte.

di quelle che servono per gli

accumulatori

gono riempite per due quinti di

terriccio,

Due

un ambiente adatto

grandi vasche di vetro,

sono l'ideale e ven-

elettrici,

di pietre

di

pezzi di legno

marcio raccolti al Pugnetto. La terra ancora umida e dall'acuto odor di

ma lascio che si accumuli disordinatamente in


formino piccole anfrattuosita e vani dove i miei prigionieri

muffa, non la eguaglio,

modo che

si

potranno vivere e nascondersi. Perch

vero dominio della massima parte

il

dei Coleotteri cavernicoli e specialmente

con

rete di fenditure collegate

in ogni senso

le

delle

larve

loro

vastissima

la

grandi cavit sotterranee ed intersecanti

massicci calcarei. In queste fessure sono confinate moltis-

sime specie che, solo accidentalmente o perch attirate dal nutrimento, capitano nelle grotte vere e proprie. Cosi pure, pi raramente, esse possono

raggiungere nelle loro peregrinazioni

le

grandi pietre infossate profonda-

mente nel terreno soprastante e le tane delle talpe e dei conigli dove qualche specie stata pure trovata. Le Roverelle con qualcuno dei Ditteri simili
a Zanzaroni raccolti sul formaggio, vengono alloggiati in

mentre

nell'altra

metto

gli

prese all'entrata delle grotte.


di vetro, racchiuse in
al

buio dove

le lascio

un

camera ed

il

meno

vaschetta,

Le due vaschette sono ricoperte da una

sacchetto di carta e poste in

per qualche giorno perch

tranquillamente ambientarsi nel nuovo

temperatura

una

Sfodrossi, la Dolicopoda e le Farfalle notturne

rigida che

non

alloggio.

all'esterno e

un armadio a muro

miei

allievi

Nell'armadio

meno calda

termometro indica nove gradi sopra

lo

lastra

zero

possano

muro

la

di quella della

che corrispon-

dono, abbastanza esattamente, alla temperatura delle grotte del Pugnetto.

* * *

Da

pi di mezzo anno ormai

miei allevamenti prosperano e mi

sciano intravedere qualche aspetto della vita cavernicola.

la-

Le Roverelle sono

sempre in buona salute, e mi hanno dato una larvetta pallida, ricoperta in


tutto

il

corpo di strane setole portanti all'estremit una coroncina di spi-

nule, certamente nata nella vaschetta e

61

che stata isolata in una scatolina

(Fig.

18).

Tutto quello che ho potuto osservare che

adulti dei candidi fdamenti delle muffe.

si

nutriva come

gli

vissuta in allevamento tre mesi,

quando pensavo stesse per compiere la metamorfosi, s' distesa lunga


un pezzetto di carta e non si pi riavuta: forse l'umidit non
era sufficiente o, chiss, l'ambiente non adatto.
Ogni sera trasporto le vaschette sul tavolo per osservare come vanno
le cose. Le Roverelle fuggono veloci in ogni senso, cercando riparo sotto i
pezzi di legno fradicio, sorprese e disturbate dalla luce che non possono
vedere, essendo completamente cieche, ma le cui radiazioni chimiche immediatamente percepiscono. Qualcuna ha scavato delle piccole fossette in un
e

tirata sotto

pezzo di carne cotta che pare

gradimento, altre

sia stato di loro

invece sotto terra nelle piccole nicchie e fessure che

Fig. 18

si

si

trovano

scorgono, attraverso

Larva di Roverella Roccai.


Al vero =
!

la parete di vetro, tra


i

detriti legnosi e sotto

il
i

terriccio e le pietre,

oppure

le

trovo nascoste sotto

pezzi di stalagmite rotta.

volte per la luce

non pare disturbarle

e allora posso osservarle

con calma. Spesso ne sorprendo qualcuna ferma su di un grumetto di


intenta a ripulirsi lentamente e senza fretta.
il

Una zampina

terra,

spazzola

liscia e

dorso della corazza color castano rossiccio chiaro e tutta ricoperta da

una

fitta

ghe

e pelose

peluria biondiccia e lucente. Contemporaneamente

vengono portate

alla

bocca dove

nettano e puliscono con cura ogni segmento.


sciata e ripulita tutta, la Royerella se ne

va

completamente di occhi essa vaga sull'umido

le

le

antenne lun-

mascelle ed

Dopo

essersi

palpi ne

spazzolata,

li-

in giro per la vaschetta. Priva


terriccio e sui pezzi di sta-

Con
come il

lagmite veloce e sicura come se potesse vedere la strada che percorre.


le

antenne protese in avanti essa tasta ininterrottamente

cieco col suo bastone e fiuta e

la via

annusa finch non trova qualche piccolo

resto muffito o qualche Dittero morto. Allora la cieca Royerella sosta,

con piccoli strappi delle mandibole divora

pallidi

steli

delle

muffe ed

ogni resto organico che possa servirle di nutrimento. Spesso nelle sue peregrinazioni essa

si

imbatte in un'altra Royerella ed allora ognuna di esse

62

improvvisamente

d ad una fuga veloce e

si

nasconde precipitosamente

si

in qualche screpolatura del terreno. Nella loro cecit, ogni altro essere vi-

vente incontrato rappresenta un possibile nemico, un possibile predatore ed


esse

sono

ad ogni buon conto


gli

si

salvano con la fuga. Per la Roverella

nemici

Sfodrossi e forse qualche ragno.

Nell'altra vaschetta

dove ho messo parecchie di quelle farfalle grige

e rosa prese all'entrata delle grotte scopro le malefatte degli Sfodrossi,


lefatte alle quali forse

intenti a divorare

prendo accorsi

non

estranea

anche

Dolicopoda; spesso

la

l'addome delle farfalline rovesciate a terra oppure

tutti

Carabi da

me

Gli Sfodrossi

anche

ma-

trovo
sor-

li

insieme su qualche pezzetto di carne sia cruda che cotta

che pare esser loro assai gradita come del resto


e ai

li

lo

era anche alle Cicindele

tenuti in cattivit.
si

son poi ingozzati e rimpinzati

di larve di Ditteri

fin

che pullulano nel formaggio.

quasi a scoppiare
Essi, forse

perch

ancora provvisti di piccoli occhietti, sono ancora pi sensibili alla luce che

non le Roverelle e non c' verso di farli uscir fuori dai nascondigli dove
vanno a cacciarsi non appena vengono illuminati. Spesso li trovo radunati
tutti assieme sotto una stessa pietra o, ancor pi di frequente, arrampicati su
di un pezzo di stalagmite. Si sono trovati talmente bene e il nuovo alloggio stato cosi ben accetto che han deposto le uova dalle quali sono
schiuse sei larve ora gi abbastanza grandicelle (Fig. 19). Due uova che
ho potuto isolare mi han dato invece una grande delusione: dopo una settimana si son ricoperte di filolini chiari ed in breve son state invase dalla
muffa. Son curiose le larve: hanno una gran paura degli adulti loro genitori

conoscendone la cieca voracit

e se

ne

stanno

buchi sottoterra dove vanno a caccia di collemboli

sempre
e

specialmente

larve di Ditteri che, raggiunta la maturit dopo aver fatta


sulle pareti di vetro della vaschetta,

interrate

in

delle

una passeggiata

scendono a terra a compiere la meta-

morfosi in piccole cellette ovali. Questi Ditteri

si

sono prodigiosamente mol-

da quando i primi tre o quattro individui han deposto le loro uova


nel formaggio messo da me a loro disposizione ed ora pullulano allo stato di
larve in ogni marciume mentre gli insetti adulti depongono altre uova e svotiplicati

lazzano qua e l malamente.

Questo straordinario moltiplicarsi


suscit diversi problemi.
sotto

forma

Certamente

di questi Ditteri nel

pensavo

di esche lasciate dagli entomologi,

non

formaggio mi

nelle grotte, eccetto che

esiste

formaggio che possa

nutrire a centinaia le larve dei Ditteri, preda favorita degli Sfodrossi o per-

mettere l'esistenza delle muffe, nutrimento delle Roverelle.

63

allora nelle grotte di che

si

nutrono

bianchi vermiciattoli degli Zan-

zaroni e le Roverelle?

La

mia domanda mi giunse osservando

risposta a questa

tata dal Pugnetto e

messa

la terra por-

nelle vaschette.

Nell'oscuro terriccio, che

manda umidi

lucori, brillano dei

frammenti

verde smeraldo dorati ed abbaglianti: che cosa mai possono essere? Sotto
lente essi

mi rivelano

la loro strana,

Fig. 19

Larva dello Sfodrossi


Al vero =
I

razza di qualche Coleottero,

ma

quale?

di Ghiliani.
1

Non certamente un

nessuno di questi possiede una cosi brillante armatura,


quasi

si

ma

cavernicolo poich

anzi, nella totalit o

presentano senza pigmento, chiari, d'un bianco gialliccio o

biondo castano
ch'essa di

piti

meno

scuro. Un'intera

un verde magnifico

l'enigma: sia essa che

la

impensata natura. Sono pezzi della co-

zampa

al

pi di un

trovata nel terriccio ed an-

e lucente risponde alla

mia domanda

e scioglie

pezzetti di corazza appartengono sicuramente

grosso, corpulento Coleottero stercorario che sfrutta le

64

ad un

brune focacce sparse

a terra nei dintorni e frutto della digestione delle vacche pascolanti. Questo Coleottero

in cerca di

il

nuovo

Geotrupe
cibo,

Questi insetti a sera volano ronzando

(Fig. 20).

ma

sono afferrati sovente dagli aguzzi denti dei pi-

che di giorno restano assopiti nelle grotte

pistrelli

quando

e,

il

tramontare, escono dai loro ripari e silenziosamente percorrono


cielo.

sole sta

per

vie

del

le

Centinaia di moscerini, farfalle crepuscolari e notturne sono ingoiate

a volo, mentre

vengono spesso sgranocchiati e

grossi Coleotteri coprofaghi

divorati con pi calma, all'alba nelle caverne.

Qualche zampa o qualche pezzo


terra e

il

suolo

si

copre di questi

piccole briciole di corazza che

care e sono stati espulsi con

Fig. 20

Il

volte, nelle caverne, centinaia

Geotrupe.

e centinaia di certe specie di pipistrelli gregari

cino all'altro, e

il

guano deposto da migliaia

chia al suolo in spessi


gestione,

si

strati.

cade cosi a

pi numerosi ancora delle

succhi intestinali non hanno potuto attac-

le deiezioni.

Al vero

disarticolata

di elitra

resti e di quelli

si

radunano assieme, uno

e migliaia di secoli si

Questo guano, come

vi-

ammuc-

residui isolati della di-

copre spesso di muffe e fungosit che sono quasi l'unica risorsa

alimentare delle specie cavernicole non predatrici. Le larve delle Mosche

che avevo trovato nelle esche di formaggio ed un'infinit di Collemboli


pullulano e vivono nelle masse di guano, mentre
leotteri della stessa famiglia

le

Roverelle ed

altri

Co-

trovano di che nutrirsi nelle muffe, nei cada-

veri dei Ditteri adulti ed in ogni altra sostanza organica in decomposizione.


I

predatori,

trove
di

come

nelle grotte del

Pugnetto

ciechi Anoftalmi, trovano facile

lo

Sfodrossi di Giuliani ed al-

preda negli sfruttatori di guano

marciume.
Chiss cosa stanno a fare quaggi al buio

le

bestioline e che

possono trovare da mangiare? Alla domanda del ragazzetto potrei ora

65

mai
al-

meno

in parte rispondere.

Una

avvenimenti concatenati l'uno

serie di piccoli

come gli anelli di una catena mi permette di stabilire come e che


cosa mai possano trovare le bestioline da mangiare nelle grotte. Perch i
all'altro

piccoli esseri che vivono nelle caverne possano nutrirsi,

quante condizioni

concatenate sono necessarie! Strana catena questa: la nera vecchia terra

mai esausta che cede alle pallide tenere radici i suoi miracolosi succhi minerali. La calda luce del sole e l'ossigeno dell'aria che fan verdi le erbe e le
piante. Poi vengono le mandre di vacche e la verde chioma della terra vien
raccolta, macinata, dissugata.

menta,

si

succhi gastrici innaffiano la poltiglia che fer-

Le erbe ondeggianti

dissolve e scompone.

carne soda, sangue rosso pulsante e bianco


lizzato:

resti indigeribili

che

Ma

latte.

dei pascoli sono ora

non

tutto stato uti-

vacche disseminano sotto forma di brune

le

focacce saranno sfruttati dal Geotrupe e

muteranno per una nuova me-

si

ravigliosa alchimia nella splendente sua corazza di smeraldo e di ametista.

la catena continua; gli anelli si legano l'uno all'altro e l'uno senza l'altro

non possono

esistere.

Ronzando rumorosamente, vola alto nel cielo il Geotrupe in cerca di


nuove focacce, di nuovo nutrimento ed ecco giungere silenziosamente a
volo nell'incerta luce del crepuscolo

pronte ad afferrare con

il

pipistrello

con

le

gli aguzzi dentini ogni insetto.

fauci spalancate

Ed

il

Geotrupe

preso, chiuso nella morsa. Luccicano ancora per poco le brillanti elitre di

smeraldo; per poco ancora

ner

ghiottite in

una pi nera

caldo soffio del respiro del pipistrello appan-

non coriaceo

sua dura corazza, diventano

sotto la

le brillanti stelle

scompaiono

in-

Le carni
pu essere

notte e gi gi nel pi profondo del buio.

del Geotrupe, quel poco di

la

il

suo ventre color dell'ametista, poi

il

e di digeribile che ci

le carni

ed

il

sangue del pipistrello e

catena continua.
I

resti

della digestione, povera roba morta, caduti a terra, per

nuova trasformazione dalla morte


di essi

si

nutrono

vermiciattoli

alla vita si

figli

pano piccole fungosit biancastre

altre trasformazioni, altre vite che

con

Ma

la

svilup-

si

muffe unici rappresen-

catena non finisce qui:

morte danno vita ad

la loro

una

in doppio nutrimento:

degli alati Ditteri; con essi

e diafane filiformi

tanti del regno vegetale nelle buie caverne.

seri. I lustri globetti castani, le

mutano

Roverelle, questi piccoli

altri es-

Coleotteri

ciechi

troveranno nelle muffe e nelle fungosit una briciola di sostanza, un atomo

da aggiungere

ai loro tessuti

mentre

gli

ingozzeranno delle larve dei Ditteri e di


spese del guano.

66

allungati e appiattiti Sfodrossi


tutti

piccoli esseri

che vivono

si

alle

Nulla va perduto, tutto viene utilizzato, non

esiste la

morte in natura,

atomi, ad altri
Le materie pi strane, pi impensate, quelle che parrebbero non
avere pi nulla da cedere, tanto sono sfruttate, permettono che pur con esse
si animi un nuovo soffio di vita.

ogni cosa animata o inanimata serve solo a dar vita ad

altri

esseri.

E quale

lunga, complicata trasformazione della materia necessaria

perch una piccola Roverella possa vivere nelle grotte:


erbe, vacche,

brune focacce, Geotrupe,

pipistrello,

terra, sole, pioggia,

guano, candide muffe;

e finalmente la materia, filtrata cosi attraverso tanti passaggi,


il

pu

fornire

cibo del piccolo Coleottero cieco che, a sua volta, ultimo anello della ca-

tena, sar forse nutrimento del

bruno

Strane esistenze di uno strano

ovunque,

Sfodrossi.

mondo

queste!

Ed anche

come

qui,

per la vita e la fredda, crudele guerra di ogni

la lotta spietata

atomo vivente per procacciarsi una briciola

di nutrimento e

un

istante di

pi nell'eternit.

* * *

Spietata lotta

giorno

d'ogni

anche per

noi:

il

pane vuol sudore

fatica.

Ma

quando

la sera,

stanco pel lavoro diurno,

dopo aver dato

mi

schette e osservo a lungo ogni


stioline ,

la

buona notte

ai

miei bambini,

siedo davanti al tavolo dove porto le mie va-

minima occupazione ed

industria delle

dimentico ogni fatica e preoccupazione e a poco a poco

il

be-

mio

pensiero vaga lontano. Le trasparenti barriere di vetro lentamente scompaiono,

il

pugno

mi pare d'esser tornato nel solaio


un tempo dove bambino giocavo a fare il troglodita.

di terra

nella cantina di

si

ingigantisce e

67

GEMME

LORDURE

Gli insetti sono

ture che esistano al

fronto possibile

le

pi belle crea-

mondo senza

con-

A. Berlese

Cosa strana: l'imenottero, il meglio


dotato tra gli insetti industriosi, non
conosce il lavoro paterno: mentre parrebbe che in esso le esigenze dei pic-

dovessero sviluppare grandi attiresta invece limitato quanto


una farfalla, la cui famiglia costa cosi

coli

tudini,

poco

stabilire.

Il

dono

dell' istinto

sfugge alle nostre previsioni

meglio

fondate.

stra

E ci sfugge cosi bene che, con nosomma sorpresa, nei manipolatori


trova la nobile prerogativa

di sterco

si

di cui

mellifero privo

il

J.

H. Fabre

CAPITOLO V

GEMME
Il

ser stato

LORDURE

trasloco dell'elefante e del rinoceronte io

uno spettacolo superbo

il

non

l'ho visto.

Ma

dev'es-

veder uscire dall'antico palazzo barocco

tutto mattoni e granito, sede del vecchio museo, tutto quel circo equestre

imbalsamato e incartapecorito.

Durante

la sosta nella piazza,

minassero verso la nuova sede,

il

prima che

pachiderma deve aver avuto un vivace

mente

riflesso in

carri e

brillio e

quei due globi di vetro.

Un

il

soffio

agitato leggermente le criniere dei leoni e qualche


via. Si, le pellicce di tutti questi animali

vive in questo cimitero che traslocava,

mosso

dall'aria, colla

esser stato

muta

furgoni

si

devon

ma

il

cielo si dev'esser

d'aria

tarma dev'esserne volata

essere state le uniche cose

contrasto di questo pelame

ridicolo.

Quello che nelle chiuse sale

un

di

un museo pu ancora aver avuto


bel-

una

falso.

Solo gli insetti racchiusi nelle loro scatole a vetri


e,

tragico intrecciarsi di rughe e di crepe, tutta

mescolanza di vecchio e di
evidente l'inganno

deve

tristezza di tutta quella vita imbalsamata,

malinconicamente

vernici tutto

nuova-

pura deve aver

qualche cosa come una parvenza di vero, qui all'aperto rivela sotto
letti e le

incam-

vitreo sguardo dell'imbottito e screpolato

non mostrano

cosi

tolta l'immobilit e la mancanza di qualche zampa od

antenna, essi conservano ancora, anche nei musei, la nobilt di colori e di

forme che avevano in

vita.

Sono andato a vederli nella nuova sede; dal magnifico palazzo Carignano dove nacque Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II e dove nel 1861
fu proclamato

il

Regno

essi hanno
San Giovanni.

d'Italia,

giraffa nel vecchio ospedale

71

traslocato con l'elefante e la

Qui

le sale

non hanno pi quell'ampia architettura imponente

e con-

servano qualcosa di freddo, una certa aria di ammalato, e par sempre di

dover vedere spuntar fuori dietro ad un cammello o ad una zebra, una

un infermiere

suorina con l'acqua e limone o

col termometro.

Gli insetti, con gli uccelli, sono ai piani superiori, in

Era un pezzo che non

lata centrale di cassettine a vetri.


i

meravigliosi battaglioni di Farfalle. Sulle loro

meravigliosamente colorata. L'azzurro cielo


dreperla

sminuzzata,

s'

variopinti

fiori

una lunga

sfi-

rivedevo: ecco

posata una polvere

ali s'

mauna spolveratura can-

s' ridotto

ridotti in

li

in squamette, la

giante, e tutta la farina dei bianchi, dei bruni, dei grigi e dei verdi s' di-

sposta in chiazze, macchie e ghirigori.

Ecco

superbi

Morpho

sulle cui ali

ancora l'azzurro pro-

si riflette

fondo e smagliante del cielo del Surinam. Mi ricordo d'averli veduti nelle
meravigliose tavole a colori della pittrice Maria Sibilla di

tlantico su di

un

veliero

metamorfosi degli

Ecco

d'ogni paese.

Mosche

poi

le

quei luoghi e dipingerli in tavole ora famose.

Papilio

Nuova Guinea patria degli


E via via in ogni vetrina
le

nel
l'A-

per recarsi laggi, esclusivamente per studiare

insetti di

longicaudati

Meriam che

ne parte dall'Olanda e attraversa

1698, alla bella et di 51 anni, se

e gli

Ornithoptera

di

Amboina

e della

uccelli del paradiso col cui splendore gareggiano.

centinaia e centinaia di Farfalle d'ogni colore e


e Cicale e strane Cavallette ed

enormi Libellule

cui iridescenze rivaleggiano coll'arcobaleno.

Ed
del colore

ora ecco

una

Coleotteri: duri e corazzati essi uniscono alle bellezze

solidit e

una forma

plastica

da

farli

assomigliare a pietre

preziose scolpite e cesellate da qualche fantasioso gioielliere.


vetrate che

li

Le

cassettine

racchiudono sembrano piuttosto vetrine o bacheche di

gemme

pronte ad essere incastonate in qualche anello o in qualche monile e infatti


gli

antichi sacerdoti dei Faraoni

nizzarono uno di

essi.

tata ornano ancor oggi

ben

accorsero del loro splendore e divi-

si

Scarabei sacri d'oro, di pietra dura, di porcellana smalil

petto rinsecchito delle decrepite

come qualche Scarabeo vero montato

in

spilla le attillate camicette delle nostre

Specialmente nei Coleotteri

oro ravvivava

mamme

mummie, proprio
come ciondolo o

nel 1900.

esotici, spesso giganteschi, c'

uno sfoggio

di ornamentazione e di scultura di tale straordinaria ed incredibile variet


da destar ammirazione anche nelle persone pi insensibili e rozze.
Corazze di metallo fuso intarsiate di candidi velluti; superfici lisce
a specchio; elitre zigrinate e cesellate; livree sontuose da paggetti del quat-

trocento; armature

da guerrieri da operetta, e corni e alabarde e spadini

12

veni

=:

Cetonia dorata ed Antassia.

TAVOLA X

piantati diritti sulla testa o sul protorace. Pelliccette e ciuffi e pennacchietti

da

ballerina, e gorgerine e rasi e sete e lustrini,

preziosi.

Zampette con pettinini

madreperla avorio e legni

e spazzole e raspette

per la pulizia personale.

Spruzzi di polvere d'oro su fiamme verdi ed azzurre ed iridiscenze

ed arcobaleni. Essi sono realmente

Ma

non

c'

creature pi ornate che io conosca.

le

bisogno di aver sott'occhio queste esotiche meraviglie per

convincersene: basta guardare con una lente anche

minuti e

meno

per trovare anche in

vistosi

essi

Coleotteri nostrani pi

innumerevoli variet di scul-

ture e magnificenze e iridescenze e splendori.

Ecco qua in mezzo a mille


goli di cartoncino,

un

altre bestioline incollate su piccoli rettan-

globetto laccato di

un superbo

rosso vermiglio su cui

- Scarabeo rinoceronte, maschio.


Al vero =1

Fig. 21

sono cadute sette goccioline d'inchiostro di china; davanti

globetto ha due

il

coccarde gialloUne spiccanti sul nero.

la

comunissima Coccinella:

la bestiolina del

buon Dio, come

la

la Gallinella del Signore, la

chiamano

Si dice che porti fortuna, che sia di

buon augurio, tanto

colorazione fa piacere a guardarla. Col Maggiolino esso


conosciuto,

ma

ci sia di utilit.

non tutti sanno quanto esso


Le Coccinelle infatti vivono

Madonnina,

bambini.

il

l'allegra

sua

Coleottero pi

e molti altri della sua famiglia


sulle piante

vi

fanno strage

danno recano alle coltivazioni.


Qualche specie esotica, come l'ormai famosa Rodolia Cardinalis ,
stata introdotta dall'Australia in diversi paesi ed anche in Italia per combattere un insettino dannosissimo agli agrumi; e dal Giappone e dal Nord
America altre specie di Coccinellidi sono state introdotte da noi per comdegli afidi o pidocchi delle piante che tanto

battere, in

compagnia

di

una

vespetta,

73

un

altro insetto cosi nocivo ai gelsi

da aver prodotto nella sola

Italia,

prima che

vi fossero introdotti questi suoi

accaniti nemici, danni per pili di cinquanta milioni annui.

Benvenute quindi
Ecco qua un

le graziose Coccinelle.

altro magnifico Coleottero

ben conosciuto da

tutti:

Cetonia dorata. Chi non l'ha vista appoggiata o mezzo nascosta tra
di

una

rosa, cosi brillante nella

la

petali

sua verde corazza? Tagliata fuori da un

pezzo di giada, splendente di lucidi

riflessi

dorati essa

ha

elitre

ornate di

opache macchioline biancastre (Tav. X).

Ed

ecco lo Scarabeo rinoceronte col suo cornetto ricurvo, grosso e

pesante (Fig. 21)

pu

ecco

Cervo volante,

il

gigante dei nostri Coleotteri; esso

il

stare a pari per statura e per aspetto coi migliori campioni esotici della

sua razza. La testa del maschio allargata e nera porta due enormi mandibole
dentate color castano che

servono per farsi bello davanti alla femmina

gli

e a combattere per lei con gli altri pretendenti (Fig. 22).

Quest'altro,

meno

conosciuto,

parente prossimo del Maggiolino,

pi vistosa la sua livrea.

nome

il

Fig. 22

la

dei pili belli e pi grandi: esso

sua mole assai maggiore, ed assai

Maggiolino marmoreggiato dei pini;

scientifico Poliphylla fullo

Al vero

uno

ma
.

il

suo

Sul cuoio castano rossiccio o nero della

Cervo volante maschio.

74

sua corazza spiccano strani ghirigori o marmoreggiature formate da un


strato di

ftto

squamette d'un bianco cretaceo. Le antenne del maschio sono

enormemente sviluppate
titi

e gli ultimi sette articoli

sono allungati ed appiat-

a lamelle elegantemente curve formanti un magnifico ventaglio che nella

femmina

invece ridotto

pensa che

nelle collezioni

ad una piccola mazzetta (Tav. XI). Chi


sia

un

lo

vede

insetto esotico di chi sa quale calda e lon-

tana regione, e invece esso non raro, specialmente in primavera ed estate


nelle pinete dei

monti o presso

il

mare, ed a volte

Afferrato o molestato esso produce

uno strano

si

stridio

trova persino in

abbastanza

citt.

distinto.

* * *

Polifilla,

Maggiolino, Cervo volante, Rinoceronte e Cetonia fan tutti

parte della famiglia degli Scarabeidi o

gono

Lamellicorni alla quale

apparten-

Coleotteri pi giganteschi e pi ricchi di forme straordinarie per

ornamentazione.

Fig. 23

Al vero

Specialmente

Golofa di Porter, maschio.


1

maschi di questa famiglia fanno sfoggio di enormi

sproporzionati corni, e protuberanze e creste d'ogni genere sporgenti dal

capo

dal protorace. Queste appendici cosi strane e singolari, mancanti

quasi sempre o assai ridotte nelle femmine, hanno l'unico scopo dell'abbel-

Hmento

del maschio che pare esserne conscio ed orgoglioso.

75

Ogni volta che visitando un museo arrivo alle vetrine degli Scarabeidi,
una sempre nuova meraviglia ed ammirazione mi suscitano questi squadroni di stravaganti alabardieri. C' chi porta dritto sul protorace

corno fornito di spazzolino a cui fa riscontro

un

piantato nel bel mezzo del capo (Fig. 23); c' chi
ricurvi e di alte

ture

si

un

alto

sciabolino dentato

orna la testa di uncini

lame seghettate.

Vi sono corna dritte


rastrelli

sottile

all' innanzi,

gettate curve all'indietro, tridenti e

da contadino, pugnali da bandito e

da guerriero

tutte le pi inverosimili

arma-

cinese.

Fig. 24.

Al vero

Questo che ho sotto


alto sul

no

gli occhi, di

capo un suo corno ricurvo

al centro s'innalza ai fianchi in

un verde smeraldo smagliante porta

all'indietro

due

mentre

il

protorace quasi pia-

creste triangolari assottigliate e

pun-

tute.

vederlo cosi splendido e nobile come una pietra preziosa tu diresti

che esso non possa vivere che su qualche velluto in una vetrina di
liere

gioiel-

o al pi su qualche rara orchidea o su qualche nobile fiore di serra.

Da

quale mai febee e lontana contrada giunger questa

vente? Guardo

il

cartellino posto sotto di lui:

Bolivia (Fig. 24).

76

gemma

vi-

Oxysternon conspicillatum

Poli lilla

fililo.

TAVOLA

VII

Se non conoscevo
e

suo posto non tra


colla

suo

nome conosco

sua razza ed

la

diamanti e

gli ori

fiori

suoi costumi

profumati; no,

di qualche artista gioielliere!

il

Esso

sua ingannevole superba corazza da gran parata un umile modesto

spazzino!

Un

semplice Coleottero stercorario che vive sfruttando

Poco dopo

ma

il

luoghi che frequenta: no, non corolle di magici

di lui nella vetrina eccone

un

tutto nero e lucido: questo lo conosco bene:

simo Copride lunare che spesso trovo

fin dai

Addetto

Geotrupe
Egiziani e

ma

il

al servizio della

come

il

Coprislunaris

, il

comunis-

splendore del suo

lo

mestiere lo stesso: spazzino.

spazzatura come

Oxysternon

l'

come

cui resti trovavo nelle grotte, e

le lordure.

per armatura

primi giorni d'aprile indaffa-

Non ha

rato presso lo sterco di vacca (Fig. 27 e 28).

parente d'America,

simile

altro

lo

come

il

Scarabeo sacro degli

piccolo Ontofago toro che porta sul capo due

sottili

ricurvi cornetti (Fig. 25).

Fig. 25

- Ontofago toro maschio.


Al vero
'

Umile

suo mestiere

il

ma

necessario per eliminare le lordure, por-

tarle sotto terra e trasformarle in altre materie pi adatte a nutrire le piante.


Il

suo aspetto dei

pili notevoli.

Sulla testa piatta e semicircolare esso

porta un cornetto alto ed appuntito nel maschio, breve e bifido nella fem-

mina, ed d protorace profondamente incavato ai

due protuberanze

femmina queste

lati

dai quali sporgono

mezzo presenta un leggero incavo. Nella

triangolari; nel

sculture sono assai

meno

pronunciate

quasi

svanite

(Fig. 27 e 28).

Le zampe sono
elitre

corte, e quelle anteriori

sono striate e tutto

rossicce orla

il

il

dentate e atte allo scavo; le

corpo spesso e tozzo.

protorace, e pure

Una

frangia di ciglia

cosciotti sono orlati di peli rossi. Il suo

77

corno dritto sul capo e la scultura del suo protorace non la cedono per stravaganza a nessuno dei suoi parenti spazzini e stanno a pari col tridente del

Geotrupe Tifeo

(Fig. 26) e

con

le

corna da minuscola vaccherella dell'Onto-

fago toro.

Cosi superbamente ornato esso era stato divinizzato, come lo Scarabeo


sacro, dagli Egiziani.

* * *

Umile

suo mestiere, vergognoso

il

il

nome

stupendo l'aspetto e ancor pi meravigliose


dalla

madre

e,

caso quasi unico nel

Coi tepori d'aprile, quando

le

foglie,

compare
le

raccogliere

il

prodigate

alla

mondo degli insetti, dal padre.


mandre lasciano il chiuso delle

dinuovo pascolano calme sui prati dove


conosce

della sua corporazione,

cure

le

le

ma

prole

stalle e

erbe metton fuori le nuove tenere

Copride lunare a sfruttare

lo

sterco

bovino. Esso non

lunghe peregrinazioni degli Scarabei sacri che vagano qua e l a


i

viveri

che riuniscono in pallottole e rotolano nella tana,

Fig. 26

Geotrupe Tifeo, maschio.


= I

Al vero

78

ma

d'indole pia sedentaria

si

stabilisce direttamente sotto

una larga focaccia

scavata sotto di questa una tana, raccoglie a piccoli brandelli

viveri e

e,
li

trascina a ritroso per immagazzinarli. Nella cella, al riparo dall'ardore del

lontano dai pericoli, nella quieta oscurit sotterranea

sole,

banchetta.

Consumata

Copride lunare

il

la provvista, col fresco della sera esce

da

all'aperto e vola in cerca di un'altra focaccia

sfruttare.

nuovamente

cosi di festino

in festino passa l'aprile e finisce maggio; ora di accasarsi e di pensare a

metter su famiglia. Trovata la sposina su qualche grassa torta bovina, non

pensa
al

piti

pancia

alla propria

ma

ai

figli.

mucchio una tana a circa una ventina

Marito e moglie scavano sotto


centimetri

di

profondit.

di

Gli

- Copride lunare maschio.


Al vero =

Fig. 27

sterri

vengono portati ed accumulati fuori e formano una grossa monta-

zampe

gnola. L'orlo tagliente del capo e le dentate

menti da scavo e in breve la cella acquista

una

stanzetta spaziosa bassa e larga

cosi scavata;

nato, le pareti rassodate perch la volta

pavimento e parte
sterco.

La

delle

non

sale su a raccogliere

il

il

nutrimento per

il

sui

crolli

vengono coperti

cella rifinita, rinforzata e rassodata

deve pensare a portar gi

ciata, e

pareti

anteriori sono gli stru-

dimensioni

le

di

uno

suolo

necessarie:

viene spia-

due minatori;

il

strato feltroso di

pronta ed ora la coppia

futuri figliuoli. Verso sera

si

materiale che viene portato gi bracciata per brac-

che nella notte vien radunato nella quantit necessaria. Ora la

coppia impasta e rimesta la pagnotta cosi formata.


qua, una pressione del capo l per uguagliare

79

le

Un

zampa
sporgenze. La

colpettino di

gobbe e

le

pasta vien lavorata, rimestata, battuta e mondata con cura per una

mana, dopo

di

sapienti colpetti e

solo effetto della

mai

zampe

un

blocchetto

giudiziosi ritocchi acquista a poco

a poco pel

blocco con l'orlo tagliente del capo e con

che sotto

setti-

che ben fermentata e matura. Ora la sposa taglia dal


le

anteriori

compressione la forma di una sfera perfetta senza essere

stato scosso e spostato.

Copride un vero scultore che gira attorno

Il

a colpi di pollice.
dello,

il

Ma

mentre

Copride lavora nella

lo scultore

pili

alla creta

da modellare

lavora in piena luce e copia

un mo-

completa oscurit e non ha dinanzi alcun

modello da copiare: esso sa perfettamente senza vedere la quantit precisa

- Copride lunare femmina.


Al vero =

Fig. 28

di pasta che deve tagliare e la

forma esatta che deve

darle, e tutto questo

senza averlo appreso da nessun maestro e in alcuna scuola.

Il

Copride nato

con questo suo sapere.


* * *

Una

giornata intera stata necessaria per abbozzare la sfera, e un'al-

tra intera giornata viene impiegata al ritocco e alla lisciatura.

Ora

la

madre

arrampicata sul piccolo globo, essa ne palpa e tasta

la parte superiore, poi vi

culla

scava una piccola fossetta e in questa minuscola

depone un uovo. Con

e ravvicinati fino a che

si

infinita

cura

giorno di lavoro ha acquistato la forma di

mit; e la
sitare

un

madre

gli orli della fossetta

sono rialzati

richiudono sull'uovo. Ora la sfera dopo

un uovo appuntito

alla

un

altro

sua estre-

ritorna alla pagnotta per tagliare un'altra sfera e depo-

altro uovo.

80

In tutto essa fabbrica sette od otto ovoidi collocati uno vicino

ne

l'altro e la cella

quasi

piena lasciando appena posto per

veglianti e presentando l'aspetto di

un nido con

le

due

al-

sor-

sue uova verde bronzo

scuro.

La
una

superficie di ciascun ovoide pi

specie di crosta esterna,

ma

dura perch ben battuta e forma

all'estremit

cella dell'uovo questa crosta porosa, e

superiore,

proprio

costituita

da

come

sopra la

feltro e attra-

verso questo feltro passa l'aria necessaria all'uovo ed alla futura larva.

Ad

ogni cosa ha pensato la madre previdente, anche al passaggio del-

l'aria attraverso la crosta!

L'uovo appena deposto assai grosso e continua ad ingrossare fino


a triplicare di volume. Quindici, venti giorni dopo la deposizione, schiude la
larva gi grandicella che trova
tiglia

suo primo nutrimento nella fluida pol-

il

essudata dalla materia circostante e radunatasi nella celletta dell'uovo.

* * *

Fuori fa caldo e

il

calore che giunge fin

gliare e screpolare gli ovoidi che

mamma

con cura;

le screpolature

vengono riparate e stuccate; la coppia palpa ed


ovoidi e ne ripara ogni minimo guasto. Sempre

gli

mamma

trimento dentro l'ovoide:

Non

la nidiata.

di vegetazione parassita viene raschiata ed asportata

ispeziona continuamente

pap

sotto nella cella fa sca-

coprirebbero in breve di muffe se pap e

non sorvegliassero continuamente

Ogni principio

al buio,

si

li

essi

seguono nella loro crescita senza vederli.

li

sono molti sette o otto

figli

tamorfosi mentre

loro piccoU raschiare

figli

nel

mondo

degli insetti, dove spesso

le

poche raggiungono

grandi figliolanze di

nel caso del Co-

madre

altri

insetti,

alla ventura,

abbandonate sempre
sono decimate e solo

ultimi stadi.

gli

Qui invece padre


non paghi

ma

sono curati ed allevati e tutti arrivano a compiere la me-

dal padre, e spessissimo dalla

e,

briciola di nu-

vediamo uova depositate a centinaia ed a migliaia,


pride tutti

una

odono

madre collaborano a procacciare

di questa fatica, continuano a curarli

il

cibo ai

figlioli

anche dopo. Perch tante

cure da parte dei genitori?

Ogni screpolatura diventerebbe fenditura


ed in breve
la larva

il

e spacco sotto la canicola

calore asciugherebbe e seccherebbe l'interno dell'ovoide e cosi

non potrebbe

pili nutrirsi e

perirebbe.

Sotto la crosta esterna, dura e sempre curata e stuccata da padre e

81

madre,

la

massa interna conserva

la sua umidit e pastosit e la larva

non

corre cosi alcun pericolo. Se le fenditure arrivano fino all'interno, la larva

per suo conto

le

stucca e tura con gli escrementi raccolti e tenuti in serbo

ma senza l'aiuto di pap e


non giungerebbe mai a poter impedire che gli spacchi si ingrandiscano e che anche l'interno venga raggiunto dalle muffe.
Dopo un mese e mezzo, ossia verso la fine di luglio la larva si trasforma in pupa che presto presenta una strana colorazione: le elitre son
in

una

tasca sotto

mamma

una

gibbosit della schiena,

essa

bianche, ambrate, mentre la testa,


fico

non odono pi
essi

il

questi

si

rammollisce e

Pap
il

mamma,

gli insetti

le

della

rumore prodotto dal raschiare

continuano indaffarati a curare


Alla fine di settembre, con

nato

protorace e

il

color rosso ribes. Per tutta la durata

zampe sono di un magnininfosi pap e mamma

delle

mandibole dei

figli

ma

gli ovoidi.

prime piogge dell'autunno,

le

il

guscio di

adulti escono facilmente dalla loro prigione.

che per ben quattro mesi non hanno mai abbando-

nido, escono ora in

compagnia della prole a godere nuovamente

le

gioie dell'aria libera e dei voli serali in cerca di focacce.

E dopo
la

tanta abnegazione per

sua strada e pap e

mamma

porta questa ingratitudine

figli

padre e

figliale:

vanno ognuno per


Ma non immadre hanno compiuto il loro

questi se ne

non sono che

dei proprii simili.

dovere e questo sufficiente!

* * *

Nella vetrina del museo in mezzo alle splendide

naeus
il

esotici sta

cartellino porta

umile e modesto
il

nome

la localit della cattura,

ottima

mamma

e di

il

scientifico

ma

gemme

dei

Pha-

nero cornuto Coleottero: sotto di lui

Copris lunaris Linneo

e la data e

nulla scritto della sua meravigliosa vita di

buon pap.

82

NEMICI NASCOSTI

Voraci bestie, se vi lasciassi fare,

sarei privato assai presto del

mormo-

rio dei pini divenuti calvi. Voglio oggi

indennizzarmi delle mie noie. Faccia-

mo un

patto: voi avete

una

storia

raccontare; raccontatemela, e per

da
un

anno, per due e pi, fin che io non sia


pressapoco al corrente di tutto, vi lascio
dovessero
pietosamente .

tranquille,

pini

J.

soffrirne

H. Fabee

CAPITOLO VI

Tra

insetti

gli

NEMICI NASCOSTI

pochissime sono

le

specie

utili,

innumerevoli quelle

pi o

meno

nocive: ogni erba, pianta e albero, ogni frutto, grano e semente

ha

suo o

il

suoi sfruttatori accaniti e terribili, ed essendo

il

mondo

vege-

tale direttamente o indirettamente legato alla nostra nutrizione, alle nostre

costruzioni e al nostro benessere

ben

logico che ci

interessi di questi

si

nemici nascosti.

Ogni anno migliaia

e migliaia di alberi sono minati ed uccisi

nuscoli esseri: fino a ieri quell'albero portava

una

regalava frutti in abbondanza, improvvisamente

rami

si

ricca

le

da mi-

chioma verde e

foglie ingialliscono e

ci
i

seccano come bruciati internamente e l'albero muore.

Ogni anno raccolti interi d'ogni genere vengono decimati e rovinati:


ogni anno nei silos e nei granai, tonnellate e tonnellate del nostro grano cosi
prezioso vengono distrutte da piccole Farfalline o da piccoli Coleotteri. Ogni
anno centinaia
all'agricoltura

di milioni di

ed

danni vengono arrecati dagli

insetti alle foreste,

come legname da

costruzione, farine

ai prodotti di queste

e paste.

cosi negli Istituti di

Entomologia agraria vien studiata

la vita dei

mezzi

pili efficaci

piccoli essermi che ci arrecano tanto

per lottare contro di


lo annienti,

essi:

danno

per questo insetto

per quest'altro

si

va a scovare

e
si

si

cercano

trova

il

prodotto chimico che

nelle pili lontane regioni

parassita animale; veleni d'ogni genere, prodotti insettifughi,

ed

asfissianti,

tati nella

metodi fisico-meccanici vengono cosi

guerra contro

Una

gli insetti

nocivi e spesso

studiati, provati
risultati

il

suo

gas velenosi

ed adot-

sono meravigliosi.

volta l'entomologo era sinonimo di folle ed era raffigurato con

85

(fig.

29),

armato di acchiappafarfalle o del retino per i Coleotteri


da tarocchi e forse ancor oggi molte

abiti

ridicoli

come

raffigurato nelle carte

persone pensano che sia un po' da pazzi, che sia


fantili giochi

il

un perdere tempo

in in-

cercare e studiare la vita di queste piccole creature e non

sanno che anche questa schiera di sconosciuti studiosi necessaria

al loro

benessere e alla loro stessa vita: se sulla loro tavola non

possono nutrirsi di verdura e

che

allo studioso

essi forse si

manca il pane, se
di frutta possono ben dire un grazie anche
raffigurano ancora come un buffo signore che

corre e quasi svolazza dietro alle farfalline ed agli scarafaggi.

3o

Fig. 29

Sotto

il

Retino pieghevole in quattro.

grande microscopio binoculare

dell'Istituto

vita rivela la sua intima struttura e ci mostra

strumenti coi quali esso depone


frutti.

le

uova

che spesso

l'insetto in prigionia

insetti conosciuti

vengono

rente e sfrutta le inutili e

man mano

non

ed osservate
ci

il

di
gli

verdure o nei nostri


la vita di questi in-

le

minime

lascia scorgere.

studiati.

ortaggi;

nostro cielo potrebbe essere importato

casualmente

86

ci

indiffe-

essere

quest'altro

gioni ed infestare e rovinare piante e colture fino a ieri

particola-

cosi tutti gli

Questo che oggi

magre piante selvatiche potrebbe

invogliato ed attirato dai succolenti nostri


sotto

atomo

schiudersi dell'uovo fino agli ultimi stadi. All'aperto vengono con-

trollate le esperienze fatte in laboratorio


rit

piccolo

infinitamente ingranditi

sulle nostre

Nei vasti laboratori vien seguita passo passo

setti dallo

il

domani

sconosciuto

da lontane

immuni.

re-

Le nostre patate non conoscono ancora per esempio il flagello della


Nord America in Francia e in Germania
dove ha prodotto e produce danni incalcolabili, ma da un giorno all'altro
Dorifora, Coleottero importato dal

l'invasione potrebbe avvenire e distruggere anche

da noi questa ricchezza.

Carta da tarocchi rappresentante l'entomologo come

lavori, gli studi, le scoperte degli scienziati

centinaia di volumi e la vastissima letteratura

il

matto

>

riempiono centinaia e

entomologica

si

arricchisce

ogni anno di migliaia e migliaia di memorie degli studiosi di ogni parte del

mondo,

ma

pur tuttavia una quantit incredibile di

pressapoco sconosciuti e poco

nome

si

insetti

sono

ancora

sa oltre al loro aspetto esteriore, al loro

e al posto che tengono nella classificazione.

Dalle seicentomila specie di insetti descritte ben duecentomila appar-

87

tengono al solo ordine dei Coleotteri, che l'ordine pi grande di tutto

il

regno animale, e di queste duecentomila specie di Coleotteri dodicimila sono


quelle viventi in Italia.

Ma
il

di

un numero

cosi

grande gi molto se comunemente

si

Maggiolino un Coleottero dannoso. Se tu chiedi, esso proprio

quasi indicato e di tutti

gli altri,

normalmente, non

il

sa che
solo o

sa nulla di nulla.

si

* * *

Qualche cosa

pi sa

di

contadino colpito direttamente, dalle co-

il

razzate bestioline, nel suo interesse, nei suoi campi, nelle sue vigne, nel suo
granaio: egli sa che quel piccolo granello lucente verde dorato o d'un az-

muso a becco che

zurro metallico con quel suo lungo

Fig. 30

Il

Al vero

ad un elefante in miniatura,
che

gli

il

sigaraio.
I

cattivo sigaraio,

la vegetazione si arresta,

vendemmia

(Fig. 30).

grappoli

Rinchite o punteruolo

lungo muso (Fig.

31).

ma

landra; da fuori nulla

si

rino adulto e del chicco

lui
i

quando

addio allora

Calandra

provvisto

di

quattro millime-

il

vermiciattolo bianco figlio della Ca-

vede di quel che avviene nel cuore farinoso del

chicco e in venti-quaranta giorni ecco uscirne per

non

un tondo

naso lungo

meno lungo palo

bocca con

le

Coleotte-

rimanente del corpo,

88

piantato in mezzo

due piccole mandibole.

curioso e straordinario per la lunghezza del


il

il

scientificamente Curculionidi, son tutti dan-

alla fronte e portante all'estremit la

a beccuccio, lungo quanto

foro

resta che la pelle esterna.

nosissimi. Si riconoscono per quel pi o

Il piti

frumento conservato nei granai poco sorve-

ogni chicco di grano alloggia

anche

Cosi piccino, non raggiunge infatti

esso arreca enormi danni al

Questi dal

seccano,

si

della famiglia del sigaraio conosce pure la

o punteruolo del grano, color bruno, piccolino,

tri,

il

arrotola le foglie delle viti in minuscoli sigari e sa che,

numeroso,

gliati:

fa rassomigliare

lo

il

muso

assottigliato

Balanino delle noe-

ciole: la

sua nera corazza ornata di squamette

allungate

color

nocciola,

una vicino all'altra e formanti una graziosa pelliccetta. Dal capo semisferico, tra un occhietto e l'altro spunta il rostro sottilissimo e ricurvo all'ingi sul quale sono inserite le due antenne, il cui primo articolo assai
lungo e gli ultimi tre sono ingrossati e formano una mazzetta rigonfia (Taposte

vola XII). Mentre

il

depone

Balanino un abilissimo trivellatore che alloggia la pro-

le

uova,

il

sigaraio esperto nell'arte di arrotolare le foglie dove

pria prole nelle grasse provviste protette dal durissimo cofanetto della nocciola

mentre qualche suo parente, armato anch'esso di allungatissima

lina, preferisce le

ghiande e

trivel-

le castagne.

Quando rompendo una

nocciola o

mangiando una castagna siamo

improvvisamente disgustati da un acre amaro sapore possiamo esser

Fig. 31

La Calandra del grano.


Al vero =

d'aver sotto
si

denti

certi

grassi e bianchi figlioletti dei Balanini che

prima

di noi

son messi a tavola direttamente dentro al boccone saporito.

Che

se

ne fa

il

Balanino del suo muso spropositato che parrebbe do-

vergli essere pili d'impaccio che d'utilit?

Da maggio

a giugno non

difficile incontrarlo intento ai suoi lavori in

vista di trovar alloggio e nutrimento ai


preferiti: dritta sulle

di

zampe

posteriori,

una nocciola quasi matura,

la

suoi
i

buona

basso l'occhiuta testolina e porta sotto

Le due mandibole sporgenti, piccole

il

mamma

rostro,

ma

figli

arrampicato sui

frutti

piedi ben premuti sulla superficie

Balanino incurva verso

normalmente

il

dritto all'innanzi.

dure, appuntite e taglienti, inco-

minciano sul duro guscio del frutto ad incidere e a forare. La piccola scodellina cosi principiata e scavata viene

sempre

pili

approfondita e

lo strato

legnoso finalmente trapassato dal delicato strumento che poco pi spesso

89

di un capello. Un po' di .riposo, sempre in quella scomoda posizione, un tremulo palpar delle antenne sul duro guscio del frutto e poi la trivellina s'affonda ancora, sempre pi, ormai immersa nella tenera polpa; e la trapanazione continua lenta ma sicura fino a che non incontrato il fondo del cofanetto nel punto dove la bianca mandorla riceve l'umore nutritivo direttamente dal picciuolo ove attaccata. Ora il sottile trapano viene adagio

adagio sollevato e

tolto, e

nel foro infilato l'allungato ovipositore, normal-

mente nascosto nell'interno del corpo,

madre

se

deposto.

ne va ad un'altra nocciola a ripeter l'operazione: una palpatina di

antenne per assicurarsi che

madre

posto da un'altra

un uovo vien

futuro figliolino cos sicuro di trovar riparo e ricchi viveri e la

Il

met agosto

fatto passare

le

il

cofanetto non sia gi abitato da

e la trivellina ricomincia

de-

larve mature bucano le pareti della loro prigione

grasso molle corpo attraverso questo foro,

il

un uovo

suo lavoro.

il

si

e,

lasciano cadere

a terra dove presto s'affondano e dove compiranno la metamorfosi. Le nocciole cosi

consumate e bucate cadono presto anch'esse a terra ingannando

ragazzino che

le

raccoglie e

topo campagnolo che

il

le

il

porta nel nido come

provvista per l'inverno.

Nocciole e castagne vengono cosi consumate in gran numero dalle larve

ma

Curculionidi non

si

accontentano solo di ghiande, castagne e nocciole: questa specie attacca

le

prima

dei balanini

di arrivare alla nostra tavola,

radici delle viti, quest'altra le piante

da

frutto; questa

si

accontenta di

un

acre spicchio d'aglio; questa distrugge le barbabietole mentre fagioli, fave,


cavoli e rape son rovinati e distrutti da altri piccoli portatori di trivella in

mezzo

alla fronte.

si

salvano

grandi alberi delle nostre foreste: pini,

abeti e pioppi e faggi e salici ed altri ancora vengono

dai dannosi Curculionidi e ad essi

si

attaccati

essi

pure

alleano altri Coleotteri di altre famiglie.

* * *

Quando
non

morte sotto

tu

cammini

in

un bosco

o in

una

foresta,

il

grave silenzio

che dal lieve frusciare e dall'attutito scricchiolar delle foglie

rotto
i

tuoi passi. Oltre a questo

pace dei boschi tu non odi che

rumore quasi

indistinto, nell'ombrosa

canto di qualche uccellino nascosto o

il

il

picchiar ripetuto del picchio che col lungo becco aguzzo va in cerca di qual-

che larva sotto

le cortecce.

Eppure a milioni
senso

il

insetti

d'ogni genere scavano e forano per ogni

duro cuore degli alberi ed

strano

90

che queste innumerevoli mandi-

non producano un infernale rumore,


un baccano tremendo d'indiavolata segheria.
Solo di notte, quando il sonno leggero per i molti anni e per i molti
dispiaceri e ci si rigira nel letto e non si riesce a chiuder occhio, solo allora
il minuto pertinace Anobio fa udire il suo richiamo fra i due sessi con secchi colpettini ripetuti, seguiti da un breve silenzio. E allora questi rintocchi
bole intente tutte insieme a rosicchiare

nel silenzio della notte uniti alle angosce

il

ridotti

un giorno

duro legno dei nostri mobili sforacchiati dal

morte

come

lo

chiamavano

Fig. 32

Ma
il

tarlo,

Anobio (orologio
Al vero =

come
della

della morte).
1

fuori, nei quieti boschi e nelle foreste, noi

rumore

in polvere

dall' orologio

nostri vecchi (Fig. 32)

udire

pare ricordino che

dell'insonnia

dobbiamo morire, che anche noi saremo

non siamo capaci

di

delle mille e mille mandibole.

C' chi sgranocchia sotto le cortecce

come

le

larve dei Bostrici (Fig. 33),

degli Elateridi (Fig. 34) e dei Buprestidi, cosi brillanti ed eleganti questi ul-

timi nella loro corazza metallica (Tav.


viscere pi profonde del legno e chi

mina

a destra)
e

c' chi si

affonda nelle

scava gallerie nei rametti e chi

invece s'accontenta del legname gi imputridito e ridotto quasi ad humus.


Altri disdegnano

bui cunicoli e

gli

oscuri trafori nel corpo degli al-

beri e preferiscono invece attaccare e distruggere le

gemme

e le foglie gi

verdi che spesso riducono a delicatissimi ricami di nervature rispettate. Altri

ancora s'affondano nell'umido terreno in cerca delle radici e


ribilmente nocivi e producono grandi danni.

91

tutti

sono

ter-

Fig. 33

Bostrico cappuccino.

Al vero

Dove sono
giungono

le

arrivati

Coleotteri rodilegno, rodifoglia e rodiradice presto

malefiche muffe ad accrescere

irrimediabilmente

il

danno ed

intere foreste sono cosi spogliate della verde chioma, dissanguate e rose in-

ternamente e ridotte a secca legna buona neppur pi per ardere.

Quante

volte nei boschi ci

beri ancora l'anno

prima fronzuti

imbatte negli squallidi scheletri di

si

e fiorenti!

Ora

essi

alzano al cielo

le

al-

nude

braccia dei rami secchi: a brandelli cade la corteccia e tu vedi fori e forellini e

misteriose scritture incise e ripiene di fradicia e nera rosura. Se tu batti

contro odi

un cupo rimbombo

di legno

sicchiate e sforacchiate dai Coleotteri

Ma

cavo e

buone

al

piede

si

aprono caverne

solo pili pel nido di

questo lo spettacolo di una pianta ormai gi morta mentre un'in-

finit di alberi

ancora verdi

e dall'ottimo aspetto celano nel loro seno la rovina

prodotta dai Coleotteri che presto o tardi ne provocheranno la


Oltre ai Curculionidi, tra
in

ro-

qualche topo.

prima linea

le

fine.

Coleotteri autori di questi misfatti, stanno

globose Crisomele spesso ornate di bellissime colorazioni e

Fig. 34

Al vero

Elateride.
I

92

riflessi metallici,

divoratrici di

gemme

e foglie (Fig. 35),

Bostrici; gli Scoliti

e gli Ilesini le cui gallerie larvali sono scavate con curiosi ghirigori fra la

corteccia e

il

legno o che addirittura vi

si

addentrano;

Cervi volanti

le cui

grosse larve scavano profonde e larghe gallerie nelle quercie, alcuni Lamelli-

corni e

una numerosa schiera

Fig. 35

di altri sfruttatori degli alberi.

La Melasoma

Al vero

del pioppo.
1

* * *

Ma

pi di

gicorni che,
visti di

tutti

come

arrecano danni ai boschi e alle foreste

dice

nome,

il

corna assai lunghe

e,

si

Coleotteri lon-

distinguono dagli altri per essere prov-

specialmente nel maschio, oltrepassanti di pa-

recchio l'allungato e stretto corpo. Questi portatori di lunghe antenne sono


in genere anche

da noi

assai grandi e robusti ed

hanno un aspetto

elegantis-

simo e spessissimo sono meravigliosamente ornati di bei disegni e di splendidi colori.

Cosi maestosi e superbi nelle loro forme ed ornamentazioni

certamente tra
lezionisti.

piti

bei Coleotteri e sono quindi tra

L'Acantocino

edile,

sono

che vive a spese del pino, ha per esempio una

delicata colorazione grigio cenere con le elitre ornate di


stre e le

essi

pi ricercati dai col-

due fasce bruna-

antenne sottilissime sono lunghe nel maschio quasi quattro volte

l'intero corpo.

L'Aromia moscata

invece color verde dorato o azzurro metallico ed

emana un profumo gradevolissimo di rosa muschiata ed era


sciutissima col nome di Moscardina dai vecchi contadini che
vano

sui salici e la

ponevano

nelle tabacchiere a

naso.

93

profumare

perci conola raccoglieil

tabacco da

Le Saperde,

di cui

qualcuna arreca danni ingentissimi

sentano spesso bellissimi e delicati colori mentre

o capricorno, gigante dei nostri longicorni raggiungendo

metri di lunghezza, corazzato di cuoio

con l'estremit delle

elitre

di

un

ai pioppi, pre-

comune Cerambice

il

zigrinato

cinquanta

eroe

milli-

rugoso nero lucente

bel bruno rosso carminato (Fig. 36). Esso

vola volentieri verso sera in giugno e luglio d'albero in albero e

le

sue larve

scavano grandi gallerie nel tronco delle vecchie quercie.

Fig. 36

- Maschio di Cerambice eroe o gran capricorno.


Al vero
I

Molte altre specie sono assai belle ed eleganti


tutte la Rosalia alpina (Tav. XIII).
limetri, coperto di
elitre e sul

un

TI

ma

la pi

superba di

suo corpo nero, lungo quaranta mil-

finissimo velluto color azzurro cenere ornato sulle

protorace di alcune macchie di

un magnifico nero opaco

orlate

di grigio perla chiaro e le sue lunghissime antenne, azzurro cenere anch'esse,

sono ornate all'estremit di ogni articolo di un ciuffo di lunghi peli neri.

Essa vive in tutta Italia sui monti e


tronchi dei faggi e dei

Cosi

belli,

si

trova,

ma non

frequentemente, sui

salici.

eleganti ed ornati,

longicorni sono tra

nostri peggiori

nemici allo stato di larva. Alberi da frutto, conifere, quercie, pioppi,


olmi e
salito

si

pu

salici,

dire ogni albero, sia vivente che gi tagliato e lavorato, as-

da questi

Coleotteri.

Le uova sono deposte

94

nelle

screpolature

della

Al vero

Rosalia delle Alpi.

TAVOLA

XIII

corteccia o nelle piaghe gi prodotte

da

altri insetti e le

larve che ne schiu-

dono s'ingrossano a poco a poco e vivono spesso per anni a spese degli
beri alterandone le funzioni organiche e

pure un

tale

causandone spesso

deperimento che piante ancora in piedi

ma

la

al-

morte op-

corrose e mi-

nate da esse cadono facilmente abbattute dai forti venti e dai cicloni.

Queste larve hanno l'aspetto di grossi allungati salamini biancastri

ad ogni segmento del corpo; assai sovente sono prive di zampe


procedono nelle gallerie per mezzo di callosit e rughe presenti sui ri-

strozzati
e

gonfiamenti dorsali e ventrali dei primi

Fig. 3?

Larva

di

sei o sette

segmenti (Fig.

37).

Le

Cerambice (grandezza naturale).

due robuste mandibole segano, tagliano

e raspano le fibre legnose che pos-

sono essere digerite solamente grazie a fermenti del loro stomaco cosi potenti

da

esser capaci di alterare e

modificare la cellulosa e trarne nu-

trimento.

* * *

Strana vita quella di queste larve!

Immaginate

d'essere nei

panni o

meglio

nella

larva appena sgusciata dall'uovo; immaginate d'essere


vermiciattolo

cieco

sordo,

senza

gambe

pelle

un

della

piccola

tenero, delicato

senza braccia, privo d'ogni

manun appetito formidabile.


Voi incominciate a scavare una galleria e a chiudervi e a seppellirvi
nel cuore di una vecchia quercia. Non potete indietreggiare perch die-

sentimento, commozione e desiderio, e fornito solamente di due robuste


dibole e di

vivi

tro di voi la galleria

pi stretta del vostro corpo e tutta ostruita di ro-

sura e siete perci obbligati a procedere innanzi, sempre innanzi mangiando


letteralmente la strada.

E
luto con

rodere, rodere, rodere notte e giorno e giorno e notte nel buio asso-

un magro

e povero nutrimento, e

sempre

altra larva incroci la vostra galleria proprio a

95

met

col terrore che qualche

della vostra pancia o

che

il

verso

sottile
il

ovopositore del diabolico imenottero parassita raggiunga attra-

legno la vostra morbida pelle di raso bianco e vi deponga

un uovo

da cui sguscer una larvetta cbe vi divorer vivo.


O l'incubo pauroso da brutto sogno! O la terrorizzante novella
Kafka!

Eppure bisogna rodere e rodere ancora per


anni e allora vi sentite gonfi e torpidi,

ma

tre anni,

alla

per tre lunghi

dovete rodere e rodere ancora.

Raggiunta nuovamente dal cuore della quercia

la corteccia esterna,

dovete ancora raschiare e limare e raspare di mandibola fino a lasciare sola-

mente un

sottile velo

e cieco e

luminoso

il

il

vostro

il

mondo buio

del sole e dell'aria libera che raggiungerete adulti.

legno facilmente infranto dal becco del picchio che vi

sottile velo di

sente

legnoso a debole diaframma tra

mondo
pu

sotto e che

fare di voi

da un momento

all'altro

un

ghiotto

boccone.

Un

malessere strano vi percorre come

ma

l'altra e la pelle gonfia e tirata,

un

brivido da un'estremit al-

voi dovete ancora lavorare di raspa

una nicchia spaziosa ben riparata dall'esterno da una


fibre e da una calotta pietrosa prodotta da elementi tenuti in serbo finora che chiuda come un tappo l voe di succhiello e farvi
triplice barricata di

avanzi legnosi e di

stra prigione ovattata di fine raschiatura

solo

allora,

pronto alla metamorfosi. Dentro di voi ha termine


si

compie gi da qualche tempo e

la pelle

il

premuta

finalmente,

lento

siete

mutamento che

e gonfiata dagli

umori

interni finalmente si lacera e spacca e voi uscite dalla vecchia spoglia sotto

forma

pupa immobile

di

Oh
E

e dormente.

terribile sogno!

il

finalmente arriva

vi fascia,

il

La

strana vicenda nelle viscere della quercia!

giorno in cui di nuovo la pellicola sottile che

dopo un lungo sonno

si

lacera e voi siete l'adulto Coleottero

ancora tenero e umido d'umori. Pi


rigida corazza, in

mente uscire

un duro

tardi,

rassodato, e

guscio o scheletro

esterno,

racchiuso
voi

potrete

ma
una

in

final-

e correre e volare e suggere la linfa colante dalle ferite degli

alberi o inebriarvi su qualche largo e

bianco

fiore

di

sambuco,

ma

per

qualche mese di gioia e di libert sono occorsi tre anni, tre lunghi anni
di angosciosa prigionia.

allora, se

tivo, allora

d'insetti

ed

non sarete gi

forse arriver
egli,

il

stato divorato

da qualche uccellaccio

cat-

ragazzetto a catturarvi per la sua collezione

dopo qualche oh! d'ammirazione per

e per le vostre sottili e lunghe antenne, vi far

senza risveglio coi vapori mortali dell'etere

96

la vostra bella corazza

addormentare d'un sonno

acetico

e,

disposte

zampe

antenne accuratamente simmetriche, vi metter vicino

ai magnifici

Carabi,

Cetonie e alle brillanti Cicindele impalato su di uno spillo od

alle splendenti

un

incollato su di

E cosi, il vostro nome e


un altro cartellino, finir la
uovo deposto in una piagata corteccia.

rettangolino bianco di cartone.

la data e la localit della cattura scritti su di

vostra vita iniziata dal piccolo

Oppure

arriver l'uomo di scienza che avr da chiedervi conto dei

danni della quercia,

vostri misfatti ai

e nel

grande laboratorio sarete spiato,

osservato e studiato.
* * *

Ma

forse

non incontrerete

l'uccellaccio

cattivo o

il

ragazzetto e lo

scienziato e allora potrete volare nel fresco crepuscolo e pavoneggiarvi sul

tronco di qualche albero, e andare orgogliosi e superbi della vostra elegante


bellezza.

Come
infuocate, e

voi forse, ignare dell'uomo, le Cicindele gioiranno sulle sabbie


i

Carabi vagheranno di notte sulle umide erbe, e

ter felice nel suo stagno; hbere

come

tenebre delle grotte o pascoleranno

il

Ditisco nuo-

voi trotterelleranno le Roierelle nelle

felici sulle

bianche muffe e l'ornato Mag-

giohno marmoreggiato rosicchier l'ago di un pino e sulle rose di macchia


si

ubriacheranno

Cetonie mentre pap e

le

miglia; tranquillo

come voi

mandorla della nocciola


ger la foglia,
solo per la

il

il

mamma

Balanino pianter

Copride cureranno
il

la fa-

suo succhiello nella

manbuon Dio ha creato non

e tutta l'infinita turba dei Coleotteri nocivi

frutto, le

pancia e

il

sementi e l'albero che

benessere

dell'

riparo delle piccole bestioline corazzate.

97

uomo,

il

ma

anche

a nutrimento

APPENDICE

Caratteri generali degli Insetti e loro classificazione.


Caratteri generali dei Coleotteri, loro caccia e conservazione.
Bibliografia.

Chi invece, alla vista di un animale gradito per la raccolta non sente
altro che l'avido impulso dell'uccidere
e del prendere, non ha nessuna idea

della dignit e del valore della scienza


della natura

Dott.

Egeb

Caratteri generali degli

Gli insetti

si

distinguono fra

gli altri

Insetti.

Artropodi, al cui tipo apparten-

gono, per avere uno scheletro esterno diviso in tre regioni:


-

II

mente

tre

Il
- Il

Capo con

le

appendici boccali, due antenne e

Torace composto di pro-meso

gli occhi.

e metatorace, portante inferior-

paia di zampe articolate e superiormente uno o due paia di

ali

volte mancanti.
Ili

L'Addome suddiviso tipicamente

Fig. 38

Il

Schema

in 11 segmenti (Fig. 38).

di insetto.

sistema nervoso composto da

un

cervello, posto

superiormente

al

tubo digerente nel capo, da una catena di gangli posta inferiormente, e


dalle varie ramificazioni che raggiungono ogni parte interna del corpo.
Il

verso

il

sistema circolatorio costituito da

un cuore o vaso dorsale

quale, entrando dalla parte posteriore, passa

101

il

attra-

liquido detto impro-

priamente sangue, e

dopo esserne uscito per

al quale,

aver circolato tra un organo e

La

ed

la parte anteriore

l'altro, ritorna.

respirazione, in generale

aerea,

ramificate all'interno del corpo e che

si

avviene per mezzo di trachee

aprono all'esterno sui

lati

del corpo

per mezzo di stigmi.


Il

sistema digerente composto di

parti e nel quale sboccano

Sono pure presenti un sistema


stema riproduttore

Fig. 39

di ghiandole

i)

Schema

delle parti interne di

Intestino

ce)

Cervello

Cuore o vaso dorsale Organi della riproduzione -

o)

intestinale diviso in tre

(salivari ecc.)

ed un

si-

(Fig. 39).

ab) Apertura boccale

stema nervoso

un tubo

tubi di Malpighi con funzioni di reni.

c)

s)

g)

un

insetto,

Catena ganglionare del

si-

Stigmi - r) Ramificazione delle trachee


> Circolazione
del sangue.

Gli insetti, dopo lo sviluppo embrionale che avviene nell' uovo, pas-

sano attraverso varie trasformazioni giovanili o metamorfosi pi o

profonde dopo

le

meno

quali essi raggiungono con la maturit lo stato di adulto

o di immagine. Alcuni insetti escono dall'uovo con la forma gi simile, statura esclusa, all'adulto e non hanno quindi vere e proprie metamorfosi,

come avviene

negli Apterigoti. Altri,

come ad esempio

le

Cavallette,

hanno

metamorfosi incomplete ed escono dall'uovo con una forma simile a quella


dell'adulto dal quale differiscono per specialmente per la

mancanza

di

ali.

hanno le metamorfosi complete ed escono dall'uovo sotto forma


Larva completamente diversa dall'adulto e che, dopo essersi nutrita abbon-

Altri ancora
di

dantemente,

si

trasforma in

Pupa che non

si

nutre e dalla quale, final-

mente, sfarfaller l'adulto come avviene per esempio nelle Farfalle e nei
Coleotteri.

102

Classificazione degli Insetti.


Senza metamorfosi: Apterigoti (sempre privi di

giovani, statura

ali;

esclusa, simili all'adulto).

Ordine
III:

I:

Proturi.

Tisanuri (esempio

Fig. 40

il

Fig. 41

Cavalletta.

sempre

alati),

simili all'adulto

ma

ali).

(es.

la

Mantide

religiosa)

Fig. 43

biotteri

Fig. 44

Cimice.

X: Dermatteri

Corrodenti

(es. le

XIII: Mallofagi

pidocchio dell'uomo)

XVII: Odonati

XV:

(es.

Fig. 45

Farfalla.

pidocchi pollini)

Plecotteri

103

IX:

XI: Zoratteri

(es.

XVIII: Tisanotteri

Fig. 4?

Ape.

Em-

Maggiolino.

XII:

(es.

l'effemera)

il

XIX: Emitteri

cimici e cicale, Fig. 43).

Fig. 46

VII: Or-

XIV: Anopluri

XVI: Efemerotteri

V: Mantoi-

termiti)

(es. le

forficule o forbicine)

(es.

insetto stecco)

Vili: Isotteri

la libellula, Fig. 42)

(es.

scarafaggi)

le blatte o

VI: Fasmoidei

totteri (es. cavallette e grilli, Fig. 41)

(es.

Libellula.

Pterigoti (salvo poche eccezioni, adulti

Ordine IV: Blattoidei (esempio


dei

Fig. 42

Metamorfosi incomplete: Exopterigoti (giovani

a)

senza

Collemboli (esempio la pulce dei ghiacciai)

II:

pesciolino d'argento dei luoghi umidi, Fig. 40).

Pesciolino d'argento.

Con metamorfosi:

Mosca.

2AMPA

Fig. 48

PARTI DEL CORPO DEI COLEOTTERI.


{Cicindela campestris

104

L.).

Metamorfosi complete: Endopterigoti. (Dall'Uovo schiude la Larva

b)

completamente diverso dall'adulto. Trasformazione in Pupa e

d'aspetto

quindi in Immagine).

Ordine XX: Neurotteri


sche scorpioni)

tutte le farfalle, Fig. 44)

XXV:

Strepsitteri

XXVII:

Ditteri

friganea)

(es.

Coleotteri

(es.

XXI: Mecotteri

(es.

mo-

XXIII: Lepidotteri

(es.

maggiolino, Fig. 45)

il

XXVI: Imenotteri

(es.

mosche, Fig. 47)

XXVIII: Afanitteri

(es.

XXIV:

formicaleone)

(es.

XXII: Tricotteri

api, Fig. 45,

vespe e formiche)
(es,

la pulce).

Caratteri generali dei Coleotteri.


Il

nome

insetti

tri

Coleottero deriva dal greco xoXe?

volgarmente detti

Coleotteri,

ala. I

per

non volano,
due ali

tegumeno del corpo

il

le ali posteriori

gate, coperte e

come inguainate

Coleotteri

sta
il

e,

il

tra

massimo

la

al-

quando

non sono che

appaiono completamente corazzati

ali,

jiteqv

gli

e l'addome sul cui dorso sono ripie-

hanno metamorfosi complete

non prende cibo

riconoscono

dalle dure elitre che altro

Larva, priva completamente di


la pelle e che, raggiunto

fodero-guaina e da
si

assai consistente e per avere,

membranose

anteriori coriacee; cosi essi

Scarabei,

e cio dall'uovo

le

(Fig. 48).

schiude la

quale crescendo muta parecchie volte

di sviluppo, si trasforma in

Pupa. Que-

dopo un certo periodo di tempo, da essa schiude

Coleottero adulto (Fig. 49).

Le dimensioni

dei Coleotteri variano

da meno

centocinquanta millimetri come ad esempio raggiunge


che uno dei giganti del

mondo

di

un millimetro

ai

Dinaste ercole

l'esotico

degli insetti.

comprendono circa duecentomila specie

descritte e in

ne vivono pi di dodicimila. Molti sono dannosissimi


qualcuno invece utile distruggendo gli insetti nocivi.

all'agricoltura,

Coleotteri

Italia

Caccia e conservazione dei Coleotteri.


Per cacciare
zione. Essi sono

Coleotteri occorrono alcuni strumenti di facile costru-

un paio

di pinzette per prendere

qualche piccola anfrattuosita o nelle materie sudicie.


tela forte e ftta che serve

per prendere

105

Coleotteri nascosti in

Un

retino (Fig. 29) di

Coleotteri nascosti tra le erbe ed

fiori

erbe.

e che

si

adopera muovendolo a mo' di falce sfiorando velocemente

Questo stesso retino pu pure servire per pescare

Coleotteri

le

che

vivono negli stagni e nei laghetti. In questo caso occorre munirlo di un

manico pi lungo.

Un

ferro;

uno

di questi

da un dischetto

gomma

da una semplice

aspiratore costituito

un tappo

chiusa superiormente da

attraverso

il

deve essere chiuso dalla parte interna della

di finissima rete metallica, e porta all'esterno

bottiglietta

un tubo

di

lungo una cinquantina di centimetri. Tenendo in bocca questo tubo

ed aspirando fortemente,

piccoli Coleotteri

vengono aspirati

leggermente curvo e cadono dentro alla boccetta.

gono quelle specie che per


prendere con

un

bottiglietta

quale passano due tubi di

le dita e

che

la loro piccolezza
si

non

Coll'aspiratore
si

rovinerebbero (Fig.

sacchetto di tela forte chiuso al fondo

dall'altro

da una

si

tubo

raccol-

potrebbero agevolmente

15). Il crivello consiste in


fitta rete

metallica. Serve

immagine o adulto

pupa
Fig. 49'

METAMORFOSI DEI COLEOTTERI.


(Cicindela campestris

L.).

Dall'uovo nasce la larva che dopo diverse mute. (I, II, III) raggiunge la maturit
e si trasforma in pupa > dalla quale schiude l'< immagine o adulto.

106

per setacciare

morte ed

le foglie

detriti

degli alberi o lungo le rive dei fiumi

cano cosi da questi

detriti

dopo

vegetali che

si

E pure

setaccia.

ai piedi degli alberi

ed

il

trovano ai piedi

ed uscendo dalle maglie della rete vanno a

cadere su di un pezzo di tela o di carta bianca che

quando

si

le piene. Molti insettini si stac-

necessaria

si

pone

sotto al crivello

una zappetta che serve per scavare

dove spesso molti Coleotteri

nascondono tra

si

il

tronco

terriccio.

Se

vogliono conservare vivi

si

Coleotteri per studiarne la vita oc-

corre riporre le catture in qualche bottiglietta dal tappo finemente bucherellato

per

passaggio dell'aria ed necessario che esse siano provviste di

il

un batufolo

non ab-

di cotone idrofilo inumidito d'acqua, perch gli insetti

biano a patire la mancanza di umidit. Cosi pure occorre badare a non mettere assieme agli altri
si

vanno tenuti

Coleotteri carnivori che

isolati.

casa

porranno in cassettine vetrate chiuse superiormente da una rete metallica

che permetta all'aria di circolare ed impedisca


cassette si metter
fine o di terra

tina e

si

ben

uno

un

strato di

fughe. Sul fondo delle

le

dieci centimetri

setacciata, qualche pietra, del

ed anche pi di sabbia

muschio e qualche pian-

bader a spruzzare ogni giorno dell'acqua e a fornire

gli insetti di

un

piatto fondo

appropriato nutrimento. Per

piccoli Coleotteri sufficiente

pieno di terra o sabbia coperto da una semplice moscarola di tela metallica.

Se invece

si

vogHono raccogliere solamente per farne

collezione, oc-

corre ucciderli al pi presto senza farli soffrire. Anzi, a questo proposito

bene non stancarsi dal ripetere che


uccidere malamente insetti solo per
di

povere bestie orribilmente

queste raccolte senza

un

il

inutile

il

raccogliere ed

gusto di avere qualche scatola piena

infilzate

preciso

e crudele

magari ancora in

vita!

Se

si

fanno

scopo scientifico o senza una seria pas-

sione meglio allora far raccolta di francobolli o di vignette di scatole

da

una

cerini!

Per uccidere

gli

bottiglietta ripiena per

di legno

insetti occorre riporli

due

non appena

catturati in

terzi di briciole di

sughero o di segatura

un

piccolo tubetto conte-

non resinoso un po' grossa

dove

sia

nente un batufolo di cotone idrofilo inumidito con qualche goccia di etere


acetico o, in

mancanza

di questo, di benzina.

Cosi equipaggiati potete incominciare a cacciare.

vano ovunque. Nei

Coleotteri

si

tro-

prati, nei boschi, sulle piante e sugli arbusti dai quali

potete farli cadere battendone

rami con un bastone e ponendo

sotto

pezzo di tela bianca o meglio un ombrellino rivestito internamente di

un
tela

bianca. Dovete cercare lungo le rive dei fiumi, sotto le pietre, sotto le cor-

107

un

tecce gi

po' sollevate, sotto

muschi, negli escrementi, sotto

piccoli

cadaveri di animali. Ricordatevi per di rimettere pietre, fascine ecc. che


al loro

sollevate,

posto primitivo. Alcune

allora occorre setacciare

vivono nelle grotte sui

specie

vivono nei formicai ed

contenuto di questi su di un panno bianco. Altre

il

detriti vegetali

o sul guano: queste specie

si

atti-

rano anche con esche poste su pezzi di carta (mai entro bicchieri interrati
si pu ritornare nelle grotte o se non si ritrovano, molti insetti
non potendone uscire muoiono). Queste esche sono il formaggio di

dove, se non

cadono

odore molto

forte, piccoli

escrementi umani. Poste


sul posto

animali morti, pezzetti di ossa e di tendini e

le

esche in luoghi facilmente ritrovabili

dopo qualche giorno

esse attirati. Spesso

si

e coll'aspiratore si raccolgono gli insettini

Una

di esse

da

trovano cosi specie assai rare e a volte nuove per la

scienza. Nelle grotte occorre essere

mente pratico

gli

ritorna

si

sempre accompagnati da qualcuno vera-

ed essere muniti di lampade ad acetilene e di candele.

caccia assai proficua quella

piene dei fiumi; molti insetti

fatti uscire

fatta

dai

dopo

loro

le

inondazioni

nascondigli

le

trascinati

dalla corrente vengono poi rigettati sulle rive assieme coi detriti vegetali d'o-

gni genere. Si trovano cos specie assai rare ed altre portate fin

li

dalle

gne o da luoghi lontani. In questo genere di caccia riesce assai utile


Altri luoghi del tutto speciali
coli

mammiferi

si

monta-

crivello.

nidi dei pic-

degli uccelli.

Negli stagni e lungo


tiche che

dove occorre cercare sono

il

pescano col

le rive dei laghi si

trovano molte specie acqua-

retino.

un quadernetto la
data della caccia, il luogo preciso con tutte quelle altre indicazioni utili come
orientamento dei luoghi, altitudine, stato atmosferico, umidit o meno della

Ovunque

localit ecc.

cerchiate tenete sempre annotato su di

Se durante

la stessa gita passate

avere diverse boccette da caccia in

fiume non
in

un

si

modo che

per luoghi differenti occorre


le

catture fatte in riva ad

un

confondano con quelle fatte nella stessa giornata per esempio

bosco.

Coleotteri.

Coleotteri cosi raccolti nelle bottiglie da caccia devono essere, pre-

via constatazione che siano realmente morti, preparati prima di essere messi

a posto nelle cassettine.

tal fine o subito

108

dopo

la

caccia

anche dopo

qualche giorno (conservandosi per lungo tempo morbidi nelle giunture se

te-

nuti nelle boccette ben tappate grazie all'etere acetico) occorre preparare
Coleotteri in

modo che

zampe

le

simmetricamente intorno
lasciar scorgere

con

zarli
le

bene ogni singola parte; a

da acquerello

nellini

grosse specie,

ma

Dopo

e degli aghi.

gli spilli speciali

rarsi quelli speciali

con

l'altro

acqua su dei rettangoli

Della

insetti

per collezione. Questi rettangolini sono

nome

col

Beffae,

infil-

usa per

essi

facil-

spilli

procu-

difficile

su

spilli

devono essere posti

altri

infilzati

scientifico della specie, variet, aberrazione;

1909. 8

se femmina

se maschio,

Breuning. |

Lago del Moncenisio m.


I

Gli

ed in questo momento assai

nome

del

inflatus,

Kr;

il

Esempio: Mesocarabus problematicus, Herbst; var.

non
si

di cartoncino bianco rigido

dei Coleotteri.

data esatta, la localit precisa della cattura ed

la

raccoglitore.

ab.

uno

cartellini

adoperano dei pen-

di che, io consiglio di

che possono essere quelli comuni, e sotto di

due

si

per entomologia, come normalmente

e sostenuto, proporzionati alle dimensioni


gli

uopo

tal

di incollarli tutti grandi e piccoli con qualche goccio-

lina di colla solubile in

mente rovinano

modo da

corpo senza sporgerne troppo e in

al

e le antenne siano disposte ordinatamente e

Alpi Graie,

giugno 1939. M. Sturani.

Coleotteri cosi preparati e ben secchi sono disposti in scatole di le-

gno o di cartone con coperchio vetrato o non, a chiusura ermetica ed aventi


internamente un fondo composto di uno strato di torba o sughero o faesite
ultra porosa
lit.

un

po' spesso sul quale

Nelle scatole, che in Italia

coll'altro

si

si

possano piantare

con

gli spilli

faci-

trovano dalla ditta Gruppioni di Bologna

materiale entomologico, va messo in

un angolo un

tubetto conte-

nente un batuffolo di cotone inumidito di qualche liquido fortemente inset-

come

tifugo

mirbano o

l'essenza di

il

creosoto puro oppure

un poco

di pol-

vere di diclorobenzol (Globol).

Quando

Coleotteri della collezione sono

metterli in ordine occorre mettere

un

recipiente piatto e basso su della carta

coprire

il

una

recipiente con

mal

disposti e

da

lastra di vetro.

filtro

si

ri-

inumidita con acqua e

Dopo ventiquattro

ore

facilmente distaccare dai rettangolini di cartoncino ed essendo

rammollite

vuole

si

rettangolini con attaccati gli insetti in

si

le

possono rimettere in ordine senza paura di rompere

possono

giunture
le

zampe

e le antenne. Se qualche Coleottero fosse attaccato dalle muffe o dai tarli

occorre pulirlo con

un pennellino morbido zuppo

forico o addirittura tenerlo

Nella collezione

si

di

benzina o di etere

immerso per qualche tempo

sol-

in qusti liquidi.

tenga sempre, quando ci possibile, un esemplare

109

maschio e uno femmina e


betti di vetro

ben

le

diverse variet ed aberrazioni e in piccoli tu-

anche

sigillati

Cos pure bene mettere vicino

la larva e la

pupa

le foglie corrose

in alcool a settanta gradi.

da

essi o quelle arrotolate

per esempio dal sigaraio e tutto ci che interessa la vita di questi

come

insetti,

danneggiati ecc.

frutti e legni

Piccola bibliografa riguardante gli Insetti in generale


e
Tra

le

Coleotteri in particolare.

opere di carattere divulgativo sugli Insetti ottima quella in

due volumi sull'embriologia e morfologia degli


sono famosi

l'istinto degli Insetti

Insetti di

Antonio Berlese,

Editrice Lombarda).

Gli Insetti (Milano, 1909-1925, Societ

Sui costumi e

Souoenirs entomologiques di

J.

H. Fabre

da C.

(edizione definitiva, serie I-X, Parigi, 1919-25) tradotti in italiano

Si-

Casa Editrice Sonzogno).

niscalchi (Milano, 1922-27,

Sui Coleotteri non esiste in Italia alcuna opera seria di carattere non

esclusivamente scientifico.

manuali Hoepli Coleotteri

Italiani (Milano, 1894)

e II libro dei coleotteri (Milano, 1896), di Achille Griffini,

da tempo. La Fauna Coleopterorum

volumi ed un supplemento, descrive tutte


italiani,

ma

mole e

tivo di piccola
all'estero.

partie

manca

tuttora

Tra queste

Cooptres

Marie Planet

>

le specie e variet di Coleotteri

una buona opera di carattere divulgaprezzo accessibile come invece ne esistono molte

di

cito

in Italia

ad esempio YHistoire naturelle de

di L. Fairmaire nella

(Parigi,

sono ormai esauriti

Italica del Porta, 1923-34, in cinque

1923, les

Remy

fls

nuova edizione

la

Trance,

rifatta

8"

da Louis-

d'Emile Deyrolle), e La Faune de la

France. volumi

5-6, di

Questi due

possono essere consultati utilmente perch la maggior parte

libri

Perrier (Parigi,

anche in

delle specie descritte si trova


e ricche di tavole

a colori sono

le

Italia.

1935,

Librairie

Delagrave).

Altre opere straniere ottime

seguenti in lingua tedesca. Reitter,

Germanica: Kfer des deutschen Reichs, 5

voli.

Fauna

(Stoccarda, 1908-1916). Cal-

wer, Kferbuch (Stoccarda, 1916, 7" edizione).

In Italia poi la
gata Liguria

nui e

le

9),

Societ Entomologica Italiana

pubblica

Memorie

il

Bollettino Entomologico

>.

no

(Genova, Via Briin dieci

numeri an-

INDICI

INDICE
Prefazione
Capitolo

I.

La Cicindela

III.

IV.

V.

VI.

Appendice.

dei

campi

Sommergibile Volante

>

>

23

Carabo Estinto

II. - Il

p.

>

35

Nelle grotte

5i

Gemme

>

69

83

>

99

Il

e lordure

nemici nascosti
Caratteri generali degli Insetti e loro classificazione.

Ca-

ratteri generali dei Coleotteri, loro caccia e conservazione.

Bibliografa

INDICE DELLE TAVOLE

....

Coccinella dai sette punti

campi

copertina

I.

Larva

II.

Pupa

III.

Adulto maschio della Cicindela dei campi

IV.

Carabo

della Cicindela dei

nella galleria (spaccato)

e spoglia larvale della Cicindela dei

(spaccato)

di

campi

16

Olimpia

V.

Callisto lunato

VI.

Ditisco

VII.

Apparato digerente

di

>

20

28

> 32

marginale

p. 12

nella celletta della ninfosi

Cicindela

40

> 43

VIII.

Sfodrossi di Giuliani e Roverella di Rocca

56

IX.

Leptodero di Hohenwart

>

60

X.

Cetonia dorata ed Antassia

XI.

Polifilla f ullo

XII.

Balanino delle nocciole

XIII.

Rosalia delle Alpi

113

>

72

>

76

>

88

>

94

FINITO DI STAMPARE

NEGLI STABILIMENTI DELLA


IL 15

NOVEMBRE

S.A.T.E.T.

1942-XXI

1158 01002 8909


576
S93c