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La leggenda di Serrara Fontana

Piccolo, questo Comune di Serrara Fontana, con i suoi soli 6,69 Km. Piglia nome dalle sue antiche frazioni
più importanti: Fontana e Serrara. Sebbene quasi tutto accollinato, questo Comune si impone per la
bellezza e per la varietà del suo territorio, che comprende l’ Epomeo e S. Angelo, le numerose cave e i
greci abitati di Noia, Calimera, Succhivo, Ciglio, le spiagge dei Maronti, del Gradone, dell’istmo di S.
Angelo, nonché il Belvedere di Serrara, di Costantino e l’ Epomeo. Alcuni etimologi dissero Serrara
significava granaio di Cerere o chiuso tra i monti, e che Fontana derivi dai suoi fonti d’acqua. Dalle
sorgenti di Buceto, infatti, situate in alto presso l’ Epomeo, la purissima acqua fu incanalata dal 1580 e
diretta verso l’antica Città d’ Ischia. Fontana si trova a 452 mt. Sul livello del mare e vanta origini molto
antiche, come la sua chiesa parrocchiale, S. Maria la Sacra, fatta erigere dal vescovo Bartolomeo Bussaro
di Pavia nel 1374. “ In questo casale – scrive lo storico D’Ascia – l’ultimo degli Angioini trovò ospitalità..
Asilo e pace trovarono ancora i vescovi d ‘ Ischia in quei tempi di guerre e spoliazioni interne, avvenute
nel corso del XV secolo.. In esso si ricoverò Bartolomeo di Pavia.. e l’altro vescovo Giovanni De Cico,
quando il Castello d’ Ischia fu assediato.. qui meditò i suoi infelici piani di attacco il figlio di Renato
(Giovanni D’ Angiò), quando l’ultima battaglia preparava a Ferrante, appoggiandosi a un ambizioso e a un
traditore”. Oltre alla preziosa acqua di Buceto, vi sono altre acque potabili: del Ciglio, di Calavasìa; vi
sono numerose acque caldissime pullulanti dappertutto, specie al Gradone, a Cava Putrella e a Cava
Scura, divenute ormai famose in tutto il mondo per le loro virtù curative e per i meravigliosi e moderni
complessi termali sorti sui loro bacini, quali Afrodite, Apollon, Tropical. Non inferiori per cure e per
potenza di calore sono le varie fumarole adibite a stufe e perfino le arene medicamentose, che tanto
scalpore hanno destato per la salute che ridanno ai sofferenti. A questo punto Comune appartiene la cima
più alta dell’isola d’ Ischia, l’ Epomeo, (789 mt.) . E’tutta una montagna di tufo verde. La sua parte più
alta fu scavata per ricavarne un dominatorio nei primi tempi, ma probabilmente per rifugio e per comodo
ai soldati di stanza lassù, per scrutare se dal mare fossero in vista legni nemici, per cui il posto fu anche
detto Monte della Guardia. In questo secondo momento, forse ingrandito, ospitò alcuni eremiti con la
relativa chiesetta dedicata a S. Nicola, per cui l’ Epomeo fu anche detto San Nicola. Si vuole che la
chiesetta e l’eremo siano stati scavati antecedentemente al 1459. La statua del Santo porta la data 1500.
Nella chiesetta v’è una lapide sepolcrale del 1672. I primi eremiti si trovano nella seconda metà del ‘600.
In questo luogo di meditazione si ritirarono fra Giorgio il Bavaro, fra Valentino Moretti dell‘ Amorrea, fra
Giuseppe D’Argout, fra Nicola Ramy, fra Gabriele D’ Ambra, frate Antonio, padre Michele, fra Desiderio ed
altri. Il D’ Argout era capitano del Castello d’ Ischia e volle ritirarsi eremita dell’Epomeo in seguito ad una
grazia che lo scampò da morte sicura. Varie sono le etimologie della parola Epomeo: “lo guardo” e
“Carbone ardente”, il De Rivaz; “monte che sovrasta a tutte le sorgenti” o “sopra il ferone”, lo Ziccardi.
Filostrato dice che sulla vetta esisteva un tempio dedicato a Nettuno, il cui simulacro stava tra la prora e l’
aratro. L’Epomeo fu meta di tutti i turisti, antichi e moderni, per essere la vetta dalla quale si ammirare
tutta l’isola d’ Ischia. Infatti, i tramonti, in generale, rappresentano uno spettacolo grandioso. I locali,
invece, preferivano ammirare lo spettacolo dell’alba e del sorgere del sole, che nulla cede in potenza a
quello del tramonto: intere comitive si partivano dai vari paesi per raggiungere nottetempo la vetta. Si
marciava al suono dei tradizionali strumenti di circostanza, “triccabballacchi” e “ serrecchie”, coi quali,
poi, si salutava) il primo raggio di sole, accompagnandolo la celebre canzone:‘e ngoppe Santu Nicolae
sopra S.Nicolae na bellezza, oi né;è una bellezza a vedere, amica;ma quanno sponta ‘o sole,è cosa a
straverè!è uno spettacolo da rivedere sempre! Perché il sole a mano a mano va scoprendo i dolci colli del
Liaturo, la Punta del Bianchetto, il declivio piacevole di Pietra dell’ Acqua, quindi i paesucoli ancora
immersi nella nebbiolina del loro calduccio notturno, i casolari sparsi, affogati nei vigneti, fino alle spiagge
ribaciate dallo sciabordio del mare e alle barche rientranti dalla pesca notturna. Il turista di una volta,
quello che pigliava appunti sul proprio taccuino, ci ha lasciato descrizioni entusiaste; ma anche quello
attuale non può non ritenere nell’ animo e nella memoria le proprie impressioni dalla vetta dell’ Epomeo.
Chi, se questo turista ha quel tanto da sentire il fascino della natura, gli potrà cancellare dalla mente la
visione, che gli è data di vedere dalla punta del Castanito? Castanito? Castanito è la collina che si vede a
sinistra del Belvedere di Serrara. Si protende sopra S. Angelo, Istmo e Promontorio, del Cavone, di Punta
Chiarito, di Punta Imperatore. Ma a sinistra, l’occhio si posa con senso quasi di paura sopra quella conca,
che, compresa dal netto crinale formato dalle colline, è profondamente incisa da enormi valloni, le
cosiddette Cave, fino alla spiaggia dei Maronti. In ognuna di questa Cave vi sono sorgenti di acqua sia
calda sia fredda. Certo il mormorio d i queste acque non si percepisce, ma se la fantasia ci viene in aiuto,
sarà facile intuirlo quasi come un canto dolce e melodioso, si direbbe di Sirene invitanti lontani marinai ad
approdare. E’ questa, anche l’immagine che ne diede chi, interpretando quel canto come la sola parola
Ischia, modulata artisticamente dalle Sirene, scriveva: fruscio di due i strette in carola, sospiro d’ebbra a
che i cuori serra! Quello che oggi appare agli occhi del turista come un bellissimo e caratteristico borgo
marinaio, è lo sbocco a mare del comune. S. Angelo, abbarbicata sui crinali che da Serrara si inabissano
nel mare, costruita come un presepe con le innumerevoli scale che penetrano nel suo cuore, con le sue
tufacee corrose dal mare e dai venti, offre al turista l’essenza forse più suggestiva dell’isola d’ Ischia. Le
stradine ospitano solo il passeggio pedonale o al massimo di carrelli elettrici, la piazza che si affaccia sul
porticciolo offre al turista un angolo di paradiso, il promontorio, detto Torre che si innalza nel bel mezzo
del mare e si unisce al borgo per mezzo di una sottile striscia di sabbia, gelosamente custodisce resti di
un’antica Torre di avvistamento. Ma anche questo piccolo quanto grazioso paesino, è ricco di storia. I
primi abitanti risultano essere i greci, che, all’incirca verso il 1800 a. C. , trovarono in questo luogo un
facile e sicuro approdo, le generosità delle acque termali di Cava Grado, è un terreno fertile che assicura
una soddisfacente agricoltura. Un monastero dedicato al culto dell’ Arcangelo Michele, antecedente
all’anno 1000, fu fondato dai Benedettini. Fino agli inizi del 1800 l’isolotto occupava un posto di
particolare importanza strategica ed economica.