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A te far dono della vita come bottino - 7 gennaio

Mt 2,13-18 (Lezionario feriale di Bose)


I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:
lzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta l finch non ti avvertir: Erode
infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo.
14Egli si alz, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugi in Egitto, 15dove rimase fino alla
morte di Erode, perch si compisse ci che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuri e mand a uccidere tutti i
bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in gi, secondo il
tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si comp ci che era stato detto per mezzo del
profeta Geremia:
18Un grido stato udito in Rama,
un pianto e un lamentogrande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perch non sono pi.
13

Qui abbiamo in primo luogo lobbedienza di Giuseppe al messaggero del Signore. Quello che langelo chiede, Giuseppe
lo compie prontamente, silenziosamente. Egli colui sul quale il Signore sa di poter contare, responsabile, decentrato da
s, estraneo a ogni protagonismo.
Ges nel corso della sua crescita imparer da lui e da grande dir: Non cerco la mia volont, ma la volont di colui che
mi ha mandato (Gv 5,30).
stata lobbedienza di Giuseppe a salvare la vita del Figlio di Dio. La promessa di Dio non si sarebbe potuta compiere
senza il consenso di quelluomo che ne portava, intera, la responsabilit. Anche oggi, Dio vincolato al nostro ascolto
dei messaggi che ci manda, messaggi che ci danno la direzione, poi tocca a noi studiare le strade.
Di fronte a pagine come questa si coglie tutta la concretezza dellincarnazione: per il Figlio di Dio, ha significato vivere
nella propria carne le tribolazioni e le fatiche dei bambini, e poi degli uomini del suo tempo, senza esenzioni. La sua non
stata uninfanzia privilegiata, stata segnata da situazioni disperate, difficili. Uninfanzia della quale Ges non ha mai
parlato, ma che certamente lo ha profondamente segnato. Ges appare da subito un sopravvissuto e poi un profugo!
Per noi oggi, che assistiamo a migrazioni di dimensioni bibliche, questa pagina particolarmente eloquente.
E tuttavia Ges si salvato da quella strage di innocenti, una strage nella quale il ricercato era lui, mentre altri hanno
perso la vita al suo posto. Ges ha ricevuto per la seconda volta la vita in dono (A te far dono della tua vita come
bottino, in tutti i luoghi dove tu andrai Ger 45,5). Ma avendo pi tardi scelto di viverla sotto il segno della condivisione ?
quella condivisione che lo porter a mettersi in una fila di peccatori per ricevere il battesimo, lui che non aveva peccato ?,
da adulto accetter, nella libert e per amore, di andare incontro alla morte violenta. Quella morte violenta che i bambini
non avevano scelto, lui la accoglie consapevolmente e la condivide alla fine con loro, per la salvezza di quegli innocenti
e per la salvezza di tutti gli uomini.
Scrive Agostino a proposito dei santi Innocenti: Certo non avevate let per poter credere nel Cristo che avrebbe patito,
ma avevate la carne, nella quale poter sostenere la passione per quel Cristo che avrebbe patito.
La chiesa, che in passato non li considerava martiri, in quanto morti prima dellet della ragione, oggi li celebra con i
paramenti rossi del martirio:
Teologicamente vuol dire che si pu essere martiri senza esserne coscienti Ogni esistenza umana che si conclude in
una morte ingiusta, ha il significato del martirio. il caso di un bambino innocente sgozzato, come di coloro che sono
annientati da un cataclisma Il sangue sparso ingiustamente identifica al Cristo.
La morte ingiusta identifica al Cristo, che lo si sappia o no, e il saperlo secondario.
(D. Barthlemy, Il povero scelto come Signore)
Sorella Laura

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