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Fenomeni di fiamma in

combustibili gassosi premiscelati


Una miscela omogenea di combustibile e comburente a
temperatura e pressione ambiente generalmente non
reattiva (i limiti di esplosione dipendono da temperatura e
pressione).
Se si applica una sorgente di accensione che aumenta
localmente la temperatura o genera una concentrazione alta
di radicali possibile una propagazione esplosiva della
reazione se la composizione della miscela compresa entro
certi limiti chiamati limiti di infiammabilit

La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Consideriamo una miscela di aria e combustibile in un lungo tubo. Se
applichiamo ad una estremit una sorgente di accensione si propagher
lungo il tubo unonda di combustione.
Se il tubo aperto in corrispondenza delle due estremit, la velocit di
combustione dellordine di 45 cm/s per gli idrocarburi (in generale
compresa tra 20 e 200 cm/s).
La velocit di tale onda controllata dai processi di trasporto (conduzione
del calore e diffusione dei radicali) per cui tale velocit molto minore
della velocit del suono nella miscela non bruciata.
Una volta rimossa la sorgente di accensione, la reazione si propaga per
effetto dello strato di gas a monte del fronte di fiamma a causa di due
meccanismi che sono analoghi a quelli presenti nei sistemi in
condizioni stazionarie.

La combustione

Ing. T. Donateo - Ing. A. de Risi

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Se, invece, il tubo chiuso allestremit dove si fa accendere
la miscela, si genera unonda supersonica che si chiama
detonazione. In questo caso londa durto che si genera
aumenta in modo significativo la pressione e la temperatura
causando una reazione esplosiva e un rilascio di calore che
in grado di sostenere la propagazione della fiamma.
Per capire perch in condizioni molto simili si generino onde
subsoniche o supersoniche necessario analizzare laspetto
fluidodinamico del processo.

La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
In un sistema di riferimento assoluto i gas non combusti sono fermi e
londa si muove con velocit u1. In un sistema solidale allonda i gas
non combusti entrano con velocit u1 ed escono con velocit u2.
1 Miscela fresca

Gas combusti 2

1u1 = 2u2
p1 + 1u1 = p2 + 2u2
2

1: condizioni del gas non combusto


2:condizioni del gas combusto

(conservazione della massa)


2

(conservazione della quantit di moto)

1 2
1 2
c pT1 + u1 + q = c pT2 + u2 + q (I principio della termodinamica)
2
2
p1 = 1 RT1
p 2 = 2 RT2
La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Combinando tali relazioni nelle cinque incognite si trova:

q=

1
p 2 p1 1
1
- ( p2 p1 ) +
1 2 1 2
1 2

M 12 =

relazione di Hugoniot

( p2 / p1 1)
1

1/ 2
1/ 1

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Relazione di Hugoniot: per ciascuna condizione iniziale (p1, 1,q), esiste
unintera famiglia di soluzioni possibili (p2, 2).
Per ogni valore di q si ottiene una curva diversa:
q=

1
p 2 p1 1
1
- ( p2 p1 ) +
1 2 1 2

2
1

Per q=0 la curva passa per il punto


iniziale 1 e si chiama urto di Hugoniot
perch fornisce la soluzione dellurto
semplice

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Le linee tratteggiate orizzontale e
verticale rappresentano le condizioni di
pressione costante e volume specifico
costante e dividono la curva in tre
sezioni, che a loro volta sono divise in
due parti dai punti di tangenza J e K.
Nella regione I la pressione finale
maggiore della pressione iniziale
mentre il volume specifico minore (il
loro rapporto <1 ma vicino a 1).
Dallespressione ricavata per il numero
di Mach si trova in questa regione
M1>1 (regione di detonazione).

P2

A
J

E
C

1(p1,1/1)

DETONAZIONE: onda supersonica


supportata dal rilascio di calore
(mediante la combustione)

D
1/2

La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Nella regione II la pressione finale
minore della pressione iniziale mentre
il volume specifico maggiore.
Dallespressione ricavata per il numero
di Mach si trova in questa regione
M1<1 (regione di deflagrazione).
DEFLAGRAZIONE: onda subsonica
supportata dal rilascio di calore
(mediante la combustione)
Nella regione III la pressione finale e il
volume finale sono entrambi maggiori
dei valori iniziali: M1 un numero
immaginario (NON E UNA
SOLUZIONE FISICA)

P2

A
J

E
1(p1,1/1)

C
K

D
1/2

Nei punti J e K si ha M2=1

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Considerazioni fluidodinamiche e
termodinamiche portano ad escludere
le zone A-J J-B e D-K per cui:
Nella detonazione lunica soluzione
possibile J;

P2

A
J

Nella deflagrazione sono possibili le


soluzioni tra C e K per cui si ha
bisogno di una ulteriore equazione (in
genere si assume la pressione costante)
Nel caso di flusso laminare (caso del
tubo) la velocit di deflagrazione si
chiama VELOCITA LAMINARE DI
FIAMMA

E
1(p1,1/1)

C
K

D
1/2

La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
DEFINIZIONE FISICA DELLA FIAMMA (DEFLAGRAZIONE):

Reazione chimica rapida e in grado di autosostenersi che avviene in una


regione di reazione discreta
A seconda che la velocit del gas sia maggiore e minore della velocit di fiamma si
possono avere due casi:
1)
2)

I reagenti sono introdotti nella zona di reazione;


La zona di reazione si muove nei reagenti;

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Gas com busti
Zona lum inosa
Zona scura

Flusso prem isc elato

STRUTTURA DELLA FIAMMA LAMINARE


Consideriamo la fiamma che si genera allestremit di un
becco Bunsen.
I combustibile gassoso che entra porta con s laria
dallambiente circostante; alluscita del tubo aria e
combustibile sono perfettamente miscelati. Il profilo di
velocit si considera laminare (profilo parabolico).
La zona grigia rappresenta la regione dei gas non combusti che
devono ancora attraversare la zona luminosa (porzione della
zona di reazione dove la temperatura pi alta perch dove
avviene il maggior rilascio di calore per effetto della
combustione).
Lo spessore della zona luminosa inferiore a 1mm.

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La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Il colore della zona luminosa dipende dal rapporto
aria/combustibile:

Gas com busti


Zona lum inosa

MISCELE POVERE colore VIOLA PROFONDO per la presenza


di radicali CH eccitati;
MISCELE RICCHE colore VERDE a causa delleccitazione delle
molecole di C2.
I gas combusti ad alta temperatura mostrano una luminosit rossa per
effetto dellanidride carbonica e dellacqua. Quando la miscela
molto ricca si formano particelle di carbonio e appare una intensa
radiazione gialla.

Zona scura

La fiamma pu essere pensata come composta da tre zone:


- Zona di preriscaldamento;
- Zona di reazione;
- Zona di ricombinazione;
La combustione

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Flusso prem isc elato

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Rea genti

Zona di
Reazione

Zona di
Prerisc aldam ento

Tempera tura
dq/dt

HO2

H2O 2

P. intermedi

Struttura della
fiamma
La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
La zona di reazione composta da una
regione in cui avvengono le reazioni di
pirolisi e una zona in cui si consumano i
prodotti intermedi CO e H2.
Per molecole molto stabili come il metano,
non avvengono fenomeni rilevanti di pirolisi
a causa del breve tempo di residenza Reagenti
allinterno della fiamma.
Negli idrocarburi saturi, si formano
frammenti di combustibile (oleofine,
idrogeno e idrocarburi pi leggeri).
Poich la temperatura di fiamma circa la
stessa per tutti i combustibili, anche le
velocit di combustione sono dello stesso
ordine (40cm/s per una miscela
stechiometrica in aria).
La combustione

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Zona di
Preriscaldam ento

Zona di
Reazione

Temperatura
dq/dt

HO2

H2O2

P. intermedi

Struttura della fiamma


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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Le caratteristiche effettive della zona di reazione e le variazioni di composizione
attraverso la fiamma dipendono dal flusso convettivo dei gas non combusti verso la
zona di fiamma e dalla diffusione dei radicali dalla zona di reazione ad alta temperatura
verso la zona di preriscaldamento.
Tale diffusione dominata dagli atomi di H per cui si forma HO2 nella parte a bassa
temperatura della zona di preriscaldamento. A causa delle basse temperature non
avvengono fenomeni di branching per cui si forma il perossido di idrogeno che fluisce
nella zona di reazione dove forma radicali OH che sono i maggiori responsabili
dellossidazione del combustibile essendo piccole le concentrazioni di O e H.
Nella parte finale della zona di reazione si consumano i prodotti intermedi e la CO si
converte in CO2 producendo il picco di rilascio del calore. La curva di rilascio decade
per la scomparsa della CO e dei rimanenti intermedi.
La temperatura segue una salita esponenziale a causa della diffusione del calore verso i
gas in riscaldamento. Nella zona di ricombinazione laumento di temperatura molto
ridotto a causa delle basse concentrazioni dei radicali.

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
VELOCITA LAMINARE DI FIAMMA: velocit alla quale i gas non
combusti si muovono attraverso londa di combustione in direzione normale
alla superficie dellonda.
- teorie termiche (diffusione del calore)
Teoria di Mallard e Le Chatelier
Teoria di Semenov (ricavata dalle teorie di Zeldovich e Frank-Kamenetskii)

- teorie basate sulla diffusione delle specie chimiche


Teoria di Tanford e Pease
- teorie dettagliate (tengono conto sia della conduzione del calore che determina il
preriscaldamento della miscela, sia della diffusione di intermedi instabili che
promuovono le reazioni a catena)

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Sono stati condotti degli esperimenti per verificare quale delle due teorie fosse
pi idonea per la determinazione della velocit di fiamma.
I dati di temperatura e pressione non sono sufficienti per il confronto: nei
modelli termici al crescere della temperatura iniziale si ha un incremento della
temperatura di fiamma in quanto aumentano la velocit di reazione e la
velocit di fiamma. Nei modelli diffusivi allaumentare della temperatura
iniziale si ha un aumento della temperatura di fiamma poich aumentano i
processi di dissociazione e la concentrazione di radicali che diffondono pi
velocemente verso i gas non combusti.
Lanalisi delleffetto dellacqua sulla velocit di ossidazione della CO ha dato
supporto alle teorie diffusive in quanto ci possibile con la diffusione dei
radicali idrossili.
In alcuni casi, per, la diffusione di radicali non c per cui necessario
considerare gli aspetti termici per spiegare la velocit di fiamma.
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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Hirschfelder ha sviluppato una teoria dettagliata in cui si tiene conto dei
processi termici e diffusivi mediante un set di equazioni non lineari complesse
che possono essere risolte con metodi numerici. Il problema si ha per T=T0
dove la velocit di reazione dovrebbe essere nulla ma ci non possibile
utilizzando lespressione di Arrhenius.
Questa teoria stata modificata da Friedman e Burke in modo da rendere nulla
la velocit per T=T0.
Karman e Penner hanno semplificato le equazioni in modo da facilitarne la
soluzione.
La soluzione esatta della velocit di propagazione della fiamma laminare
richiede lutilizzo delle equazioni della fluidodinamica modificate per tener
conto del rilascio e della propagazione del calore e della variazione delle
specie chimiche nella zona di reazione.

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati

Zona II

Zona I

ZONA I: la miscela di riscalda per conduzione


ZONA II: la miscela reagisce

Tempera tura

TEORIA DI MALLARD E LE CHATELIER

Tf

Ti

regione di
conduzione

T0

regione di
combustione

x
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La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
TEORIA DI MALLARD E LE CHATELIER
Bilancio della ZONA I: si assume che il calore trasmesso per conduzione sia uguale al
calore necessario ad innalzare la temperatura dei gas non combusti fino alla
temperatura di accensione (che segna il confine tra la zona I e la zona II)
.

m c p (Ti T0 )= t

T f Ti

A: sezione trasversale della fiamma assunta unitaria (ipotesi unidimensionale)


.

m = AS L

SL =

Si ottiene una espressione della velocit laminare in funzione dello


spessore della zona di preriscaldamento che non noto.

T f Ti

c p (Ti T0 )
La combustione

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Zona II

Zona I

Tale spessore pu essere correlato alla velocit


di fiamma mediante il tempo di reazione , che a
sua volta correlato alla velocit di reazione in
termini di frazioni in massa o molari:

Temperatura

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Tf

Ti

SL
S
= S L =
L
d / dt RR

regione di
conduzione

T0

regione di
combustione

Introducendo la diffusit termica :

SL =
Per gli idrocarburi il valore dello spessore
(a 1300K) dellordine di 0.1 cm.

cp

RR

T f Ti
Ti T0

RR

SL

La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
E importante tenere presente il risultato di tale modello (la velocit di
propagazione laminare di fiamma proporzionale alla radice quadrata della
velocit di reazione) per capire se altri modelli pi complessi forniscono risultati
pi dettagliati.
Infatti per prevedere in modo accurato tale velocit necessario conoscere le
velocit di reazione di tutte le reazioni coinvolte dei processi di fiamma e le
propriet termofisiche di miscele molto complesse alle alte temperature.
Dalla relazione trovata possibile esprimere la dipendenza della velocit di
fiamma dalla pressione:

d
= k n p n 1 = A exp( E / RT ) n p n 1
dt
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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
1
2

1
1 n 1
n2 2
SL p ( p )

Per reazioni del secondo ordine la velocit di fiamma indipendente dalla pressione.
Questo risultato stato verificato sperimentalmente sugli idrocarburi che, avendo un
ordine di reazione complessivo pari a due hanno velocit di fiamme indipendenti dalla
pressione.
Per quanto riguarda la temperatura di accensione, tenendo conto del maggior peso
dellesponenziale e che la temperatura che ha un effetto maggiore quella finale, si pu
scrivere:
1

S L exp( E / RT f ) 2

La temperatura iniziale ha influenza solo per il debole effetto sulla temperatura finale.

La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
TEORIA DI ZELDOVICH, FRANK-KAMENETSKII E SEMENOV
Nella loro teoria si considera la diffusione dei radicali nel senso che lenergia
termica trasportata dalla diffusione delle specie anche se non si considera
leffetto della diffusione dei radicali sulla velocit di reazione.
Ipotesi di partenza:

la temperatura di accensione assunta pari alla temperatura di fiamma per cui


eliminata dallespressione della velocit laminare di propagazione.

cp e costanti e legate dalla relazione /cp=D (con D diffusivit massica),


ovvero =D
in generale -D= viscosit cinetimatica o diffusivit della quantit di moto
le tre diffusivit sono legate dai numeri adimensionali:
Pr= / (Prandtl)
Sc= /D(Schmidt) Le=D/ (Lewis)

Dal punto precedente deriva che il rapporto tra il coefficiente di conduzione


termica e il calore specifico a pressione costante non dipende dalla pressione.

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
TEORIA DI ZELDOVICH, FRANK-KAMENETSKII E SEMENOV
Lequazione di continuit unidimensionale per i reagenti attraverso londa
termica di combustione si scrive:

. d (a / )
.
d 2 (a / )
+ m
+ w=0
2
dx
dx

(diffusione)

(convezione)

(generazione)

Dove a la concentrazione di reagenti espressa in moli per cm3

In modo analogo si pu ricavare lequazione dellenergia:

.
d 2T
dT
+ m cp
2
dx
dx

wQ = 0

La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
.

m c pT

dT
dx

dT
x
dx
.
dT

m cp T +
x
dx

d
dT

T +
x
dx
dx

T+

a
m
x
.

d a

dx

a d (a / )
d
d (a / )

x A D
D +
A=
dx

dx
dx

d 2 (a / )
Ax
dx

(convezione)

(diffusione)

d (a / )
+
x

dx
. a
d (a / )
m +
x
dx

. a
. a
. d (a / )
d (a / )
x A m A = m
xA
m +

dx
dx

(generazione)
.

m xA

d a d (a / )
x
+
dx
dx

La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Introducendo le variabili adimensionate rispetto alle condizioni iniziali:

c p (T T0 )

a0

T=
a=

Q
a

. d (a)
.
d 2 (a)
D
+ m
+ w=0
2
dx
dx

d2 T

c p dx

dT
m
dx
.

+ w=0

Condizioni al contorno:

x =

a=0

x = +

a=

a0

T =0

c p (T f T0 )
T=
Q

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La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Le due equazioni hanno forma identica se vale lipotesi D=/cp, se le
condizioni al contorno per le due variabili adimensionate sono uguali, le due
variabili sono coincidenti su tutto lintervallo per cui si ha:

T=

c p (T T0 )
Q

=a=

a0

c pT0 +

a0

Q = c pT f = c p T +

La somma delle energie termica e chimica per unit di massa di miscela si


mantiene costante nella zona di reazione: la relazione tra temperatura e
composizione della miscela la stessa che si ha nel comportamento adiabatico
di una reazione a pressione costante.
In queste ipotesi le due equazioni coincidono per cui possibile risolverne solo
una. Semenov ha scelto di risolvere lequazione dellenergia.

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Anche in questa teoria londa termica pensata composta da due parti:.
La zona I (gas non combusti) considerata come una zona in cui non
avvengono reazioni chimiche
.

m c p dT
d 2T

2
dx
dx

x =

x = 0

= 0;

T = T0
T = Ti

T = Ti
T = Tf

Zona II

x = 0

x = d

Zona I

d 2T
wQ
+
= 0;
2
dx

Tempera tura

Nella zona di reazione II dominano i termini di diffusione e di generazione


mentre il termine convettivo pu essere trascurato.
Tf

Ti

regione di
conduzione

T0

regione di
combustione

x=0

x=d

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La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Una ulteriore condizione la continuit del flusso di calore allinterfaccia tra le due zone:

dT
dT
=

dx

x =0, I
dx x = 0, II

d dT
dT d 2T

=2
dx dx
dx dx

La soluzione si ottiene con la seguente procedura:


Moltiplicando lequazione della zona II per 2(dT/dx):
.

dT d 2T
w dT d dT
=

= 2 Q
dx dx
dx dx dx

Q Tf .
dT

= 2 Ti wdT
dx

x =0

Dallequazione della zona I si ha invece, utilizzando le condizioni al contorno:


.

d dT m dT

= cp
dx dx
dx

x =

dT m
= c pT + cost
dx

dT m
= c p (T T0 )
dx
.

x=0

m
dT

= c p (Ti T0 )
dx x =0

Dalla condizione di continuit allinterfaccia:


.

1/ 2

Q Tf .

2 Ti wdT

m c p (Ti T0 )

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
A causa dellandamento esponenziale della velocit di reazione la velocit di accensione molto
vicina a quella finale di fiamma per cui si pu scrivere:
.

1/ 2

Q Tf .

2 Ti wdT

m c p (T f T0 )

Ricordando che:
.

m = S L 0

a0

Q = c p (T f T0 )
1/ 2

I
1 T .
Si trova: S = 2
con I = wdT dove w = Z 'exp( E / RT )

L
a0 T
c p (T f T0 )
Poich lo spessore della zona II molto piccola e lenergia di attivazione tale che E/RT>>1, la
maggior parte della reazione avviene in prossimit della temperatura di fiamma, definendo:
f

= (T f T0 )

con

0 < < (T f Ti ) << T f

E
E
E
E

E E
=
=
=
(1 + ) =
RT R(T f ) RT (1 ) RT f
Tf
RT f RT f 2
f
Tf

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La combustione

Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Lintegrale I si pu scrivere nella forma:

I=

1
a0

Tf

Ti

Z 'exp( E / RT )dT =

Tf
1
Z 'exp( E / RT f ) exp( E / RT f2 )d
T
i
a0

introducendo una variabile intermedia :

= E / RT f2

Tf

Ti

exp( E / RT f2 ) =

RT f2
E

e d =

RT f2
E

(1 e i )

RT f2
E

si ottiene:
2

I=

Z ' RT f
exp( E / RT f )
a0 E
1/ 2

2 Z 'exp( E / RT f ) RT f2
SL =

c p 0 a0
(T f T0 )
E

La combustione

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Fenomeni di fiamma in
combustibili gassosi premiscelati
Questa espressione stata ricavata nellipotesi di considerare il numero di moli sotante durante la
reazione. Nel caso pi generale si pu scrivere:
1/ 2

2 ( c )
2 2
f
p f T n A Z 'exp( E / RT f ) RT f
0

r
SL =


2
_ 2

(
)
T
n
B
T
T
E
0
f
p
f


c p 0

E per equazioni del II ordine si trova che la velocit laminare di fiamma indipendente dalla
pressione!
Inoltre dallequazione precedente si pu concludere che, cos come ottenuto con la teoria semplice
di Mallard e Le Chatelier:
1/ 2

SL
Z 'exp( E / RT f )
c

0 p

S L ( RR )

1/ 2

La combustione

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Misura della
velocit di fiamma
Definizione: velocit alla quale i gas non combusti si muovono attraverso londa di combustione in
direzione ortogonale alla superficie dellonda.
N.B. Tale definizione facilmente applicabile solo nel caso di una fiamma piana indefinita e
stazionaria.
ESEMPIO: si consideri un esperimento in cui il gas sia fornito al centro di una sfera e fluisca
radialmente verso lesterno in modo laminare con una fiamma sferica stazionaria. Il movimento
verso linterno della fiamma bilanciato dal movimento verso lesterno dei gas. Se lesperimento
avviene in un volume infinito a pressione costante, larea della superficie dellonda dipender da
dove la superficie localizzata. Larea della sfera per la quale T=500C sar diversa da quella per
cui T=1500C. Pertanto, se la velocit di combustione definita come il volume di gas non
combusti consumati per secondo, diviso per larea della fiamma, il risultato sar dipendente dalla
particolare superficie considerata. Lunica quantit che rimane costante nel sistema la portata di
gas urrAr che deve essere indipendente dal raggio r in cui viene valutata.
Landamento che si ottiene in questo caso del tipo riportato in figura con il tratto blu continuo.

La combustione

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17

Misura della
velocit di fiamma
In questa curva non esiste nessuna regione in cui si pu
ritenere costante la temperatura ed quindi difficile
definire la velocit di fiamma e poterla confrontare con
quella misurata nel caso di propagazione piana.
Confrontando le due velocit in figura si pu assumere
che esse coincidano nella zona in cui si ha la salita ripida
di temperatura. Questa ipotesi si pu ritenere valida se la
curvatura della fiamma grande rispetto al suo spessore.
La velocit di combustione pu essere definita come il
valore a cui si avvicina asintoticamente ux per x che
tende allinfinito. Poich la temperatura dei gas non
combusti varia esponenzialmente con x, il valore di ux
diventa effettivamente costante a breve distanza dalla
fiamma.
Per quanto riguarda la zona a bassa temperatura il valore
di ur sempre maggiore del valore limite di ux ma
prossimo ad esso nel punto in cui ur minimo

ur
ur
ux
Tl
ux
Tl
r,x

35

La combustione

Misura della
velocit di fiamma
Tale valore limite pu essere calcolato con la
formula:
.

ur =

ur

r Ar

ur

Poich la distanza di interesse quella


immediatamente sul lato dei gas non combusti, la
ux
densit sar prossima a quella dei gas combusti e la
Tl
velocit pu essere ricavata dalla portata
.
volumetrica dei gas incombusti: m/ r
Quindi, per ottenere un valore della velocit di
combustione vicina a quella della fiamma piana
necessario localizzare e misurare una area il pi
possibile lontana dalla zona di fiamma sul lato del
gas non combusti. Nel caso della fiamma Bunsen
molto complesso misurare la velocit di fiamma.

La combustione

Ing. T. Donateo - Ing. A. de Risi

ux
Tl
r,x

36

18

Misura della
velocit di fiamma
A.

B.

Temperatura

Metodi utilizzati per la misura della


fiamma:
Si osserva la parte luminosa della
fiamma e si utilizza per la misura il
lato dei gas non combusti.
Si acquisisce unimmagine
Shadowgraph

Zona di
preriscaldamento

Si acquisisce unimmagine Schlieren

D.

Si utilizza la tecnica
dellinterferometria

Zona di
rea zione
Zona
luminosa

T=
u
T0

C.

Tf= Tb

Ti

37

La combustione

Elementi di Ottica
Modello Fisico (wave)

Picchi

V = c o 3x108 m/s

Sorgente puntiforme

Modello Geometrico

Raggi
La combustione

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38

19

Elementi di Ottica
Legge di Snell:

n1sin 1 = n 2sin 2

n1 < n 2
Mezzo 1
Mezzo 2

39

La combustione

Elementi di Ottica

Superficie dacqua

Palo

La combustione

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40

20

Elementi di Ottica

Fuoco

La combustione

41

Caratterizzazione Ottica della Densit


Le tecniche che descritte sono tutte basate sul fenomeno di rifrazione
della luce in un fluido a densit variabile causate dalla variazione
dellindice di rifrazione.
Per questa caratteristica esse sono applicabili solo ad applicazioni in cui
le variazioni di densit sono significative come per esempio flussi ad alta
velocit, flussi convettivi, flussi con elevati gradienti termici (combustione)
Purtroppo quasi tutte queste tecniche danno informazioni
fondamentalmente di tipo qualitativo e pertanto sono da ritenersi solo
tecniche di visualizzazione. Tuttavia esse sono tecniche non intrusive e
idonee alla caratterizzazione di flussi non stazionari.

La combustione

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42

21

Caratterizzazione Ottica della Densit


Quando la luce attraversa la superficie di separazione di due mezzi con
diverso indice di rifrazione n viene rifratta, ossia cambia la sua direzione. La
relazione che ci definisce di quanto la luce devia dalla sua direzione la legge
di Snell.
Se si definisce come indice di rifrazione di un mezzo il rapporto fra la velocit
della luce nel vuoto e quella nel mezzo:

c*
n = 1
c

La legge di Snell si pu scrivere come:

n1 sin(1 ) = n2 sin( 2 )

2
La combustione

43

Caratterizzazione Ottica della Densit


Molti gas, come laria, hanno un indice di rifrazione che funzione della densit,
cos se un fascio di luce passa attraverso una regione a densit variabile (n
variabile) esso verr deviato e rallentato secondo quanto schematizzato in
figura.

La combustione

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44

22

Caratterizzazione Ottica della Densit

La legge di Gladstone-Dale stabilisce la relazione fra lindice di rifrazione n e la


densit dellaria

Lunghezza
d'onda [nm]

0.2239
0.2250
0.2255
0.2259
0.2264
0.2274
0.2281
0.2290
0.2304
0.2316
0.2330

912.5
703.4
644.0
607.4
567.7
509.7
480.1
447.2
407.9
380.3
356.2

n = 1 + k

n*

1.288

1.2732
1.2745
1.2751
1.2756
1.2762
1.2774
1.2783
1.2794
1.2811
1.2826
1.2843

Indice di Rifrazione n .

1.284

1.280

1.276

1.272
300

500

700

900

Lunghezza d'onda [nm]

* Valori dellindice di rifrazione calcolati per p=1.0E5


Pa e T=288 K
La combustione

45

Caratterizzazione Ottica della Densit

Leffetto del gradiente di densit sulla


posizione finale del fascio triplice:

1) Un cambiamento della posizione finale del fascio sullo schermo. Il fascio


deviato da p a p. Questo effetto sfruttato dalla tecnica Shadowgraph
2) Un cambiamento dellangolo di incidenza sullo schermo (da a =+).
Questo effetto sfruttato dalla tecnica Schlieren
3) Un ritardo nel tempo di arrivo t=t-t che funzione sia della variazione
dellindice di rifrazione che del diverso cammino.
La differenza del tempo di arrivo sfruttata nella tecnica dellInterferometria.
La combustione

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46

23

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method

Per realizzare la shadowgrafia in configurazione base necessaria una sorgente


di luce puntiforme S, un sistema di collimazione del fascio luminoso (raggi
paralleli) L ed uno schermo. Si dimostrer che limmagine che si forma con
questa tecnica proporzionale alla derivata seconda della densit.

47

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method
Si supponga di avere un fascio
collimato di luce che entri in una
regione in cui si ha una variazione
lineare di densit unidimensionale
nella direzione y.
Per una siffatta distribuzione si ha:

= a y + 0
d 2
=0
d y2

Langolo fra lasse y e il fascio in ogni punto


2

Per la legge di Snell si pu quindi scrivere:

n sin = cos t
2

La combustione

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48
Continua

24

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method

n sin = cos t
2

n0 cos( 0 ) = n cos( )

Posto 0=0

cos =

2
2

n0 1 + k 0
=
n 1 + k

Per <<1 e k<<1 pu essere riscritta come:

(1 + k 0 )(1 k ) 1 k ( 0 )

2k ( 0 )

49

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method
dy
= tan 2k ( 0 ) = 2kay
dx

Il percorso seguito dal fascio luminoso una parabola!

y=

ka 2
x
2

Point Source

La combustione

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50

25

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method

Point Source
Bubble of high
density gas

La combustione

51

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method

La combustione

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52

26

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Shadowgraph method

La combustione

53

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Point Source

La combustione

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54

27

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Extended Source

55

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method
Mask
(knife edge)

Light
Source

Test
Section
Knife
edge

Image

Image
of
source

Displaced
Image

Image
of
Test
Section

Knife edge intercepts part of source image


Density gradient causes displacement
of source image
Color Schlieren uses a color in
place of knife edge
La combustione

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56

28

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method
Camera
Knife
edge

Test Section
Light
Source
57

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Light Source

2nd Field Mirror

1st Field Mirror


Test Section

Screen/Instrument Panel
La combustione

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Knife Edge

58

29

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Lamp

Condenser Lens

A-A

Light Source
Section A-A
La combustione

59

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Step 1: Find the focal length of the field mirrors

Focal Length

La combustione

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60

30

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Step 2: Set up the first field mirror

Light Source

1st Field Mirror


Test Section
61

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method
Step 3: Set up the second field mirror

Light Source

2nd Field Mirror

1st Field Mirror


Test Section

Screen/Instrument Panel

La combustione

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62

31

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Step 4: Set up the knife edge

Focus the
source image
on the knife

Adjust the cutoff

Obtain a uniform
darkening of the image

La combustione

63

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Knife edge too close


to second field mirror

Knife edge too far from


second field mirror

La combustione

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Uniform darkening

64

32

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

La combustione

65

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

La combustione

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66

33

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method

Schlieren for Flight Test

67

La combustione

Caratterizzazione Ottica della Densit


The Schlieren method
Schlieren

Shadowgraph

Displays a mere
shadow
Shows light ray
displacement
Illuminance level 2
n
responds to
x 2
No knife edge used

La combustione

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Displays a focused
image
Shows ray
refraction angle,
Illuminance level
n
responds to
x
Knife edge used for
cutoff
68

34

Caratterizzazione Ottica della Densit


Interferometria
Light
Source

Beamsplitter
Mirror

Mirror
Beamsplitter

Image

Test Section
La combustione

69

Caratterizzazione Ottica della Densit


Interferometria

La combustione

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70

35

Misura della
velocit di fiamma
Temperatura

A. Osservazione della parte luminosa:


Questo sistema non soddisfacente perch la zona
luminosa corrisponde alla fase finale del
fenomeno.

B. Metodo Shadowgraph:

Zona di
preriscaldamento

Questo metodo misura la derivata dei termini:

1 T
oppure - 2
x
T x

Tf= Tb

Ti

Zona di
rea zione
Zona
luminosa

T=
u
T0

per cui misura il primo fronte di variazione e non


definisce in modo preciso una superficie. Sarebbe
necessario acquisire due superfici a monte e a
valle della fiamma. Il segnale che si ottiene pi
luminoso nella zona dei gas combusti perch
lespressione riportata sopra maggiore se T0<Tf

71

La combustione

Misura della
velocit di fiamma
Bordo visibile

C. Metodo Schlieren
Il metodo consente di misurare:

Bordo di Schlieren

1 T
oppure - 2
Bordo d ombra interno
x
T x
Il valore massimo di questi termini si ha in
corrispondenza del punto di flesso della curva che
prossimo alla temperatura di accensione. Questa
superficie giace molto vicino alla fiamma, ed
pi facilmente definibile per cui questo metodo
quello pi consigliato.

D. Interferometria
Questo metodo misura direttamente la densit o la
temperatura ma troppo sensibile e pu essere
usato esclusivamente per fiamma bidimensionali

La combustione

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72

36

Misura della
velocit di fiamma
Configurazioni sperimentali:

a)
b)
c)
d)
e)

Fiamme coniche stazionarie su tubi cilindrici e ugelli;


Fiamme in tubi;
Metodo della bolla di sapone;
Esplosione a volume costante in recipienti sferici;
Metodi delle fiamme piatte;

La combustione

73

Misura della
velocit di fiamma
Metodo del bruciatore:
In questo metodo i gas premiscelati fluiscono in un tubo cilindrico rivestito in materiale
isolante e sufficientemente lungo per assicurare un flusso laminare alluscita. Il gas
brucia alla bocca del tubo e si pu misurare in vari modi la forma del cono di Bunsen.
Quando si utilizzano ugelli invece di tubi lunghi il flusso uniforme e non parabolico
per cui il cono ha spigoli diritti. A causa della superficie complicata della fiamma, le
procedure di misura del cono di fiamma possono portare a risultati diversi.
N.B: la velocit di combustione non costante in tutto il cono ma minore in
prossimit delle pareti a causa del raffreddamento che comporta pi basse temperature e
quindi minori velocit di reazione. Alla punta del cono, invece, la velocit di reazione
molto alta perch c un effetto di accumulo.
E stato verificato che il 30% della porzione interna del cono fornisce una velocit di
fiamma costante per cui si possono avere risultati confrontabili con gli altri metodi.

La combustione

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74

37

Misura della
velocit di fiamma
La prima procedura utilizzata per calcolare la velocit di fiamma con questo metodo consisteva nel
dividere la portata volumetrica per larea del cono di fiamma:

SL =

Q cm3 / s
= [cm / s ]
A cm 2

Si ottengono quindi risultati diversi a seconda del cono scelto. Esperimenti condotti con particelle
fini di ossido di magnesio disperse nel flusso gassoso hanno dimostrato che le linee di corrente
rimangono inalterate fino al cono di Schlieren e poi divergono dallasse del Bunsen prima di
raggiungere il cono visibile. Questi esperimenti hanno evidenziato che il cono di Schlieren quello
pi adatto per la valutazione del fronte di fiamma.
Il cono di shadow comunque molto usato essendo molto pi semplice rispetto alla tecnica
Schlieren. Inoltre, tale cono trovandosi sul lato pi freddo della fiamma consente di avere risultati
pi corretti rispetto al cono visibile. Il fatto che il cono di fiamma pu agire come lente nelle
misure shadow genera incertezze sulleffettiva misura del cono.
Alcuni hanno utilizzato solo la parte centrale del cono e hanno utilizzato la portata volumetrica
attraverso un tubo con raggio corrispondente a tale sezione.
La combustione

75

Misura della
velocit di fiamma
Un altro modo per valutare la velocit di fiamma consiste nel valutare langolo formato
dal cono di fiamma con lasse del bruciatore, misurato in corrispondenza della
porzione centrale del cono:

S L = uu sin
SVANTAGGI DEL METODO:

a)
b)

Non possibile eliminare completamente gli effetti della parete;


necessario avere una sorgente stazionaria di gas e ci pu essere complicato nel
caso di gas rari o puri

Gli altri tre metodi che ora vedremo utilizzano invece piccole quantit di gas.

La combustione

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76

38

La combustione

77

Misura della
velocit di fiamma

Metodo del tubo cilindrico

La miscela si trova in un tubo orizzontale aperto ad una estremit in corrispondenza della quale
avviene laccensione. La velocit con cui progredisce la fiamma nei gas non combusti assunta
pari alla velocit di fiamma. La difficolt del metodo consiste nella curvatura del fronte di fiamma
dovuta di convezione e nei fenomeni di spegnimento della fiamma a parete.
Poich si stabilisce unonda di pressione a causa della combustione non corretto affermare che i
gas a valle del fronte di fiamma non sono influenzati dalla fiamma stessa. Londa di pressione fa s
che i gas non combusti abbiano una velocit che deve essere sottratta per valutare in modo corretto
la velocit laminare di fiamma. La presenza dellattrito a valle causa un aumento dellonda di
pressione e, quindi, la lunghezza del tubo pu influenzare la velocit di fiamma.
In alternativa possibile mettere un tappo alla fine del tubo e crearvi un foro misurando lefflusso
con una soluzione di sapone. La velocit di crescita della bolla di sapone consente di ottenere la
velocit alluscita del tubo e quindi valutare la velocit dei gas non combusti. La presenza di una
restrizione allestremit aperta consente, inoltre, di minimizzare gli effetti del flusso inverso dei
gas combusti che si espandono.
Questi accorgimenti consento di ottenere buoni valori ma esistono comunque gli errori dovuti allo
spegnimento a parete e al fenomeno di convezione che potrebbe essere limitato mettendo il tubo in
verticale.

La combustione

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78

39

Misura della
velocit di fiamma

Metodo della bolla di sapone

Si tratta di un metodo sferico sviluppato per eliminare gli effetti a parete. La miscela contenta

in una bolla di sapone e laccensione avviene al centro mediante una scintilla che
genera unonda sferica. In questo sistema la pressione si mantiene costante per la

presenza del film di sapone. La crescita del fronte di fiamma lungo il diametro pu essere
analizzato acquisendo immagini fotografiche. In ogni fase dellesplosione i gas
combusti a monte della fiamma occupano un volume maggiore rispetto ai gas non combusti
per cui i gas freschi nei quali avviene la propagazione della fiamma si muovono verso
lesterno. In queste condizioni la quantit di materiale che deve entrare nella fiamma per
aumentare il volume corrisponde alla velocit misurata per cui:

S L A 0 = ur A r S L = u r ( r / 0 )

Il grande svantaggio di questo metodo consiste nellincertezza su rapporto di temperatura T0/Tf


necessario per ottenere il corrispondente rapporto di densit. Altri svantaggi:
1)
Il metodo pu essere usato solo per fiamme velocit per evitare leffetto convettivo dei gas
caldi;
2)
Il metodo non pu essere usato nel caso di miscele secche;

La combustione

79

Misura della
velocit di fiamma
Metodo della bolla di sapone

La combustione

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80

40

Misura della
velocit di fiamma
Metodo della bomba sferica chiusa
Il metodo simile a quello della bolla di sapone ma essendo il volume costante si ha una
variazione sulla pressione per cui necessario misurare la pressione
contemporaneamente alla propagazione del fronte di fiamma. Poich necessario misurare
la compressione adiabatica dei gas non combusti anche questo metodo come il precedente
pu essere usato esclusivamente per fiamme veloci. Inoltre, il gas nel quale si propaga la
fiamma cambia continuamente le sue caratteristiche per cui sia la velocit di combustione
che la velocit di fiamma variano durante lesplosione. Queste caratteristiche rendono il
metodo incerto. Per la misura della velocit di fiamma stata ricavata la seguente
correlazione dove R il raggio della sfera e r il raggio della fiamma sferica allistante t:

R 3 r 3 dp dr
S L = 1

2
3 p u r dr dt
Poich il termine tra parentesi quadre molto prossimo ad uno difficile ottenere unaccuratezza
elevata.

La combustione

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Misura della
velocit di fiamma

La combustione

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41

Misura della
velocit di fiamma
Metodo del bruciatore a fiamma piatta
Il metodo consente di ottenere un fronte di fiamma molto semplice
in cui larea di shadow, di Schlieren e visibile sono coincidenti per
cui le misure sono molto accurate.
Per ottenere una fiamma piatta possibile utilizzare un disco
metallico poroso oppure una serie di piccoli tubi di diametro
inferiore a 1mm alluscita di un tubo di dimensioni pi grandi. La
fiamma in genere accesa con una portata volumetrica troppo alta
e il flusso o la composizione sono aggiustati in modo da ottenere
una fiamma piatta. A questo punto si misura il diametro della
fiamma e larea viene divisa per la portata volumetrica. Se la
velocit di uscita del gas pi alta della velocit di fiamma, si
ottiene un cono; se la velocit pi bassa la fiamma tende a
spegnersi. Per definire in modo accurato il bordo della fiamma,
intorno al bruciatore viene fatto fluire gas inerte. Controllando
lefflusso dei gas combusti con una griglia possibile ottenere una
fiamma pi stabile.

La combustione

83

Misura della
velocit di fiamma
Metodo del bruciatore a fiamma piatta
Il metodo nella forma originale sviluppata da Powling applicabile
esclusivamente a miscele con velocit di combustione bassa
(minore di 15 cm/s). Per velocit pi alte, infatti, il fronte di
fiamma si posiziona troppo lontano dal bruciatore e assume una
forma conica.
Spalding e Botha hanno esteso il metodo a velocit maggiori
raffreddando la piastra in modo da avvicinare il fronte di fiamma.
In pratica si aggiusta tale raffreddamento finch non si avvicina sufficientemente la fiamma al
bruciatore. A questo punto si misura la velocit di fiamma per diversi valori di raffreddamento e si
estrapola il valore di fiamma adiabatica.
Questo metodo preferibile rispetto agli altri perch il calore che si genera sottratto alla piastra e
non al gas per cui lo spegnimento si ha sulla piastra e non sulle pareti.
Per quanto riguarda la temperatura, si calcola quale dovrebbe essere la temperatura iniziale se non
ci fosse la sottrazione di calore. Poi si determina la velocit della miscela che darebbe la portata in
massa corrispondente a tale temperatura. Tale velocit corrisponde alla velocit adiabatica di
fiamma.
La combustione

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42

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La combustione

85

La combustione

86

43

Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DELLA TEMPERATURA
Se si approssima la cinetica di ossidazione degli idrocarburi con una reazione globale lenergia di
attivazione del processo risulta dellordine di 40kcal/mol per cui il termine esponenziale
nellequazione della velocit di fiamma praticamente insensibile a variazioni nella temperatura di
fiamma. Ovviamente c un effetto della temperatura sulla diffusivit che dipende dalla
temperatura secondo una potenza di 1.75.
EFFETTO DELLA PRESSIONE
Per quanto riguarda la dipendenza dalla pressione, le formule ricavate con la teoria termica
consentono di affermare che, se n lordine globale di reazione, la velocit di fiamma
proporzionale alla pressione elevata ad n-2. Pertanto, per reazioni del II ordine la velocit di
fiamma indipendente dalla pressione.
Nellosservare le misure sperimentali della velocit di fiamma in funzione della pressione
necessario determinare se la temperatura mantenuta costante mediante diluizione con inerti.
Infatti, man mano che la pressione aumenta diminuiscono i fenomeni di dissociazione per cui la
temperatura tende a salire. Nel caso degli idrocarburi, comunque, la temperatura varia di poco a
causa della quantit minima di dissociazione per pressioni al di sopra di quella atmosferica mentre
c un effetto maggiore nel caso di pressioni inferiori.
87

La combustione

Misura della
velocit di fiamma

Come prima approssimazione si pu assumere che la reazione tra laria e un idrocarburo sia del II
ordine anche se lordine della reazione globale dipende dal range di temperatura per il quale stato
ridotto il modello. In genere lordine varia tra 1.5 e 2.0 e 1.75 il valore pi frequentemente
trovato. Ci spiega perch i dati sperimentali mostrano una diminuzione della velocit di fiamma
allaumentare della pressione.
Utilizzando i concetti sviluppati nello studio dei modelli di ossidazione degli idrocarburi
possibile analizzare pi in dettaglio linfluenza della pressione.
Si trovato, infatti, che la reazione chiave della catena di branching nei sistemi contenenti
idrogeno :

H + O2
O + OH

(62)

Qualsiasi processo che riduce la concentrazione di idrogeno e qualsiasi reazione che compete con
questa nel reagire con gli atomi di H tender a ridurre la velocit globale di ossidazione inibendo la
combustione. In particolare, la seguente reazione competitiva:

H + O2 + M
HO2 + M

(63)

Tale reazione del terzo ordine e quindi maggiormente dipendente dalla pressione. Pertanto,
allaumentare della pressione la reazione (63) inibisce la reazione globale e riduce la velocit di
fiamma.

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44

Misura della
velocit di fiamma

In figura sono riportati i risultati di calcoli analitici della velocit della fiamma mediante schemi
cinetici dettagliati. Tali risultati sono abbastanza consistenti con i risultati sperimentali.

Per valori al di sotto della pressione atmosferica si osserva solo una debole riduzione della velocit
di fiamma allaumentare della pressione mentre per pressioni pi alte (1-5 atm) la riduzione della
velocit allaumentare della pressione diventa pi pronunciata.

La combustione

89

Misura della
velocit di fiamma

La ragione di questo cambio di comportamento duplice:

al di sotto della pressione atmosferica la reazione (63) non compete con la (62) e ogni
diminuzione dovuta a tale reazione compensata da un aumento della temperatura;

Al di sopra della pressione atmesferica la reazione (63) compete con la (62), la


variazione di temperatura con la pressione piccola e si trova una pi marcata riduzione della
velocit allaumentare della pressione;
EFFETTO DEL RAPPORTO DI EQUIVALENZA
La variazione della velocit di fiamma con il rapporto di equivalenza segue la variazione di
temperatura. Poich per un idrocarburo la temperatura massima di fiamma si ha per un rapporto di
equivalenza leggermente superiore allo stechiometrico, la velocit di fiamma si comporta allo
stesso modo. Nel caso di sistemi H2-O2, il massimo della velocit si ha comunque sul lato ricco
perch leccesso di idrogeno aumenta in modo significativo la diffusivit termica. Lidrogeno
gassoso presenta la massima velocit di fiamma laminare (325 cm/s).
N.B. In realt i valori di velocit di fiamma riportati in letteratura dipendono dal tipo di tecnica
utilizzata per cui possibile trovare dati tra loro inconsistenti.

La combustione

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90

45

Misura della
velocit di fiamma
Le velocit di fiamma delle paraffine
(ad eccezione del metano) sono
simili tra loro perch esse hanno la
stessa temperatura di fiamma (45
cm/s). Anche le oleofine, avendo lo
stesso rapporto C/H, hanno la stessa
temperatura di fiamma (50 cm/s) ad
eccezione delletene che ha un valore
leggermente superiore (75 cm/s). A
causa della sua temperatura di
fiamma molto alta lacetilene ha una
velocit massima di fiamma pari a
160 cm/s.

La combustione

91

Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DELLA CONCENTRAZIONE DI OSSIGENO
La velocit del metano diminuisce di 10 volte passando
dallossigeno puro allaria, quella del propano di 7.5 volte, 3.4
volte per lidrogeno e 2.4 volte per la CO. Considerando leffetto
della temperatura sulle velocit globali e sulle diffusivit ci si
aspetterebbe una variazione di 5 volte per tutti i combustibili.
Nel caso del monossido di carbonio la debole variazione si
spiega con il fatto che la concentrazione di radicali OH non
aumenta tanto quanto ci si aspetterebbe. Per gli idrocarburi, la
concentrazione della piscina di radicali aumenta
significativamente quando si passa allossigeno puro a causa
dellaumento di temperatura e dellassenza delleffetto diluente
dellazoto.
Nel caso di combustione con ossigeno puro la velocit massima
di fiamma aumenta allaumentare della pressione poich leffetto
della temperatura prevale sulla competizione tra le due reazioni.

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46

Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DELLA TEMPERATURA INIZIALE
La temperatura iniziale ha effetto in quanto si ripercuote sulla temperatura finale. Siccome il
rilascio di energia chimica sempre molto pi grande rispetto allenergia sensibile dei reagenti,
piccole variazioni della temperatura iniziale hanno un piccolo effetto sulla temperatura di fiamma.
Ad ogni modo, lespressione della velocit di fiamma contiene la temperatura di fiamma in un
termine esponenziale per cui piccole variazioni di temperatura possono fornire variazioni
significative sulle velocit di propagazione.
Se la temperatura iniziale molto al di sopra di quella ambiente, la reazione (63) pu influenzare
la zona di preriscaldamento in quanto si tratta di una reazione di ricombinazione la cui velocit
diminuisce allaumentare della temperatura per cui la velocit di fiamma pu essere ulteriormente
attenuata.

La combustione

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Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DELLA DIFFUSIVITA
Clingman et al ha condotto degli esperimenti sulla velocit di
fiamma del metano al variare della composizione della miscela
O2/inerti (N2, Ar e He).
I risultati in figura si spiegano tenendo conto che largon e
lazoto hanno diffusivit termiche uguali ma largon un gas
monoatomico per cui ha un calore specifico pi basso rispetto
allazoto. Poich il calore rilasciato lo stesso per i tre sistemi,
la temperatura finale sar pi alta nel caso dellArgon rispetto
allazoto. Pertanto anche la velocit di fiamma sar pi alta.
Largon e lelio sono entrambi monoatomici per cui la
temperatura finale la stessa nei due casi e la differenza nella
velocit di propagazione si pu spiegare tenendo conto che la
diffusivit dellelio molto maggiore di quella dellargon
rispetto al quale ha anche una maggiore conducibilit termica e
una densit minore.

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47

Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DI ADDITIVI CHIMICI
Si trovato che, nonostante le differenze nelle propriet di ossidazione alle basse temperature,
luso di additivi in grado di ridurre il tempo di induzione non comporta altro effetto se non quello
delle diluizione della miscela. Ci dimostra che la velocit laminare di fiamma controllata dalla
regione di reazione ad alta temperatura.
Nel caso della CO come gi illustrato nello studio dei meccanismi cinetici la presenza di piccole
quantit di idrogeno o composti contenenti lidrogeno produce un aumento significativo della
velocit di fiamma a causa delleffetto dei radicali OH.
Anche per quanto riguarda gli additivi anti-detonazione non si trovato alcun effetto di
diminuzione della velocit di fiamma nel caso di combustione a pressione costante. Questi additivi
servono a ridurre la concentrazione di radicali mediante assorbimento. Tale riduzione ha un effetto
significativo nelle reazioni di preaccensione o in vicinanza dei limiti di infiammabilit sulla
possibilit di iniziare i processi di combustione. In questi casi, infatti, le concentrazioni di radicali
sono tali che il fattore di branching vicino al valore limite per le esplosioni per cui qualsiasi
riduzione pu impedire linnescarsi dellesplosione. In vicinanza del rapporto stechiometrico la
concentrazione di radicali normalmente cos grande che improbabile che laggiunta di additivi
possa alterare la velocit di reazione e la conseguente velocit di fiamma.

La combustione

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Misura della
velocit di fiamma
EFFETTO DI ADDITIVI CHIMICI
Alcuni composti alogenati come il Freon possono influenzare i limiti di infiammabilit degli
idrocarburi in quanto i loro atomi intrappolano i radicali di idrogeno necessari per lo step di
branching. In prossimit dei limiti di infiammabilit il valore di prossimo a quello critico per
cui qualsiasi riduzione dei radicali pu comportare lallontanamento dal regime esplosivo.

La combustione

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Misura della
velocit di fiamma
LIMITI DI STABILITA
Alcuni composti alogenati come il Freon possono influenzare i limiti di infiammabilit degli
idrocarburi in quanto i loro atomi intrappolano i radicali di idrogeno necessari per lo step di
branching. In prossimit dei limiti di infiammabilit il valore di prossimo a quello critico per
cui qualsiasi riduzione dei radicali pu comportare lallontanamento dal regime esplosivo.

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