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24 URBINO E MONTEFELTRO

di RENATO RAFFAELLI*

ERA LA MET esatta degli anni sessanta quando, per la prima volta, mi affacciai nella citt di Urbino, per iscrivermi alluniversit. Non era una scelta.
Semplicemente, essendo di Pesaro, era naturale andare nella sede pi vicina. Non
si avevano, allora, tante informazioni come adesso e non sapevo minimamente cosa vi avrei trovato.
IL CORSO che mi interessava era quello di Lettere Classiche, per le quali avevo
una predilezione fin dalle scuole medie.
Mi resi presto conto che la scelta di Urbino, per quel genere di studi, non poteva
essere pi felice. Per coincidenze fortunate, e per la lungimiranza del Rettore Carlo Bo, erano riunite in Urbino alcune delle personalit scientifiche pi rilevanti
nellambito degli studi classici. Fra queste, il grecista Bruno Gentili, presente sin
dallorigine della Facolt di Lettere, nel
1956, e il latinista Cesare Questa, arrivato nel 1963 come successore di Scevola
Mariotti, andato alla Sapienza di Roma. Eh, s, allora questa era la norma.
Come nelle universit medievali erano
per lo pi gli studenti a girare il mondo,
cos nelluniversit moderna, fino a qualche decennio fa, erano i professori a cambiare spesso sede, seguendo le tappe della
loro carriera per arrivare, alla fine, in
quelle pi prestigiose. Ora non pi cos,
le universit si sono municipalizzate e i
danni di questa mancanza di circolazione di uomini e di idee, e anche di una carriera che aveva tanti gradini da salire, sono sotto gli occhi di tutti. Il destino volle,
tuttavia, che sia Gentili che Questa, entrambi di scuola romana, allievi luno di
Gennaro Perrotta e laltro di Ettore Paratore, rimanessero a Urbino e vi creassero
una propria scuola.
LA RAGIONE per cui Questa rimase,
non dando retta alle sirene di universit
prestigiose, come quella di Firenze, che
pure lo avevano cercato, lho ascoltata da
lui tante volte. A Urbino stava bene, trovava nel Rettore Bo una sponda e un appoggio sicuro, vi aveva fondato un Istituto e poi un Centro di studi che gli davano
grandi soddisfazioni e in cui collaboravano con lui allievi, presto divenuti amici,

GIOVED 28 APRILE 2016

PERSONAGGI IL RICORDO DI RAFFAELLI

Con la scomparsa
di Cesare Questa
la fine di unepoca
lontani dalle invidie, o addirittura dagli
odi, piuttosto comuni invece nelle maggiori sedi accademiche, come Roma: ne aveva avuto lui stesso diretta esperienza. A
Urbino i primi corsi che tenne erano sugli
Annales di Tacito, autore su cui aveva
fatto la tesi di laurea, discussa con Paratore. Le sue lezioni erano letture attente e
scrupolose, rivolte alle particolarit di
uno stile impareggiabile e alla sua aderenza assoluta alla profondit del pensare e
del sentire dello storico, che, forse come
nessun altro, percep Il latinista
e disvel vilt e bas- Cesare
sezze
dellanimo Questa
umano. Ma nei primi anni urbinati, e
gi prima a Roma, i
suoi prevalenti interessi scientifici si erano rivolti a un autore
del tutto diverso: il solare Plauto. Aveva
cominciato con le
esercitazioni sulla
metrica plautina tenute a Roma, di supporto ai corsi svolti alla fine degli anni
50 dal suo maestro Paratore. Studi difficili e rigorosi quelli dedicati alla metrica e
ai cantica di Plauto, che richiedevano
una grande perizia filologica e in cui Questa si apr la strada da solo, acquisendo in
breve una competenza rara, per non dire
unica. Ad essa si aggiungeva una straordinaria conoscenza della tradizione manoscritta di Plauto. Anche a questa speciale
attenzione per i manoscritti era arrivato

quasi da solo, operando dal 1954, ancora


studente, fino al 1966 nella Biblioteca
Apostolica Vaticana, come collaboratore
dellInstitut de Recherche et dHistoire
des Textes. Fu unesperienza decisiva nella sua formazione e da questi inizi e su
queste fondamenta prese vita una produzione scientifica sulla metrica e sui cantica di Plauto che attraversa molti decenni,
fino al coronamento
di ciascuno di questi
filoni con due opere
della piena maturit, ciascuna delle
quali potrebbe illustrare, da sola, la vita intera di uno studioso: ledizione definitiva dei Titi Macci
Plauti cantica (Urbino 1995), in occasione della quale gli fu
conferita la Cittadinanza onoraria di
Sarsina, e la conclusiva rielaborazione
de La metrica di
Plauto e di Terenzio
(Urbino 2007), ove
lanalisi e la ricchissima esemplificazione dedicate a Plauto sono estese a Terenzio, con un confronto ampio e fecondo. La sua vocazione plautina
fu anche segnata da un omen, cos almeno avrebbero creduto gli antichi. Poco
tempo dopo luscita della sua edizione critica delle Bacchides di Plauto (Firenze
1965), fu infatti scoperto e pubblicato
(Londra 1968) un frammento del Ds
exapatn, la commedia di Menandro che
ne era stata il modello. Per la prima volta

si poteva confrontare direttamente una


commedia di Plauto con una porzione abbastanza significativa della commedia
greca da cui era stata tratta e affrontare
su basi circoscritte, ma finalmente sicure,
un tema che, dalla fine dellOttocento,
aveva angustiato varie generazioni di filologi. Cos Questa, ancora relativamente
giovane (era nato nel 1934), si trov al
centro del dibattito internazionale che ne
scatur e vi assunse, con i suoi scritti, un
ruolo di primissimo piano.
LO SPAZIO, non meno del tempo, tiranno. Non ne resta per dire dei tanti altri
suoi interessi, dalla tradizione di Plauto
in et medievale e umanistica alla fortuna dellantico nellopera italiana (erano
questi, come Il ratto dal serraglio, Bologna 1979, gli studi di cui si diceva pi
fiero); dalle edizioni critiche per il corpus
dellEditio Plautina Sarsinatis allinfluenza di Seneca sul teatro dei Gesuiti.
Tutti ambiti che sapeva padroneggiare
grazie alle sterminate conoscenze, anche
musicali, e alla profondit della formazione filologica di base. Non c spazio neppure per dire della sua appassionata appartenenza alla Accademia dei Licei, in
cui fu accolto molto presto e in cui si ritrov pienamente, come in famiglia.
MA NON SI PU tacere della generosit senza pari che ha sempre dedicato ai
lavori dei suoi allievi e dei suoi amici, mettendoli al primo posto e gioendo di essi
molto pi che dei suoi propri. Una generosit poco comune in ambito accademico,
dove linvidia endemica e, peggio, dove
molti baroni di un tempo (ma luso permane ) mettevano a frutto senza troppi
scrupoli il lavoro delle torme di assistenti
e collaboratori che li circondavano. Perch Questa era a suo modo un barone, ma
di quelli che consideravano questa condizione come un privilegio che comportava
una quantit ingente di rigidissimi doveri, verso se stessi e verso gli altri. Un barone daltri tempi, insomma, di cui temo si
sia perso lo stampo. Dopo quella di Gentili, avvenuta un anno e mezzo fa, la sua
scomparsa, il 4 febbraio scorso, segna per
Urbino la fine di unepoca irripetibile.
* Gi docente di letteratura latina
nellUniversit di Urbino

EVENTI

Appuntamento
dedicato
al poeta
Raffaello Baldini
OGGI pomeriggio dalle 16,30 il Collegio Raffaello ospita una giornata di studi organizzata
dalla Fondazione Carlo e Marise Bo sul poeta Raffaello Baldini: sar presentato il volume
monografico della rivista Il parlar franco. Interverranno Gualtiero
De Santi e Rita Giannini, curatori della rivista
edita da Pazzini, Tiziana Mattioli ed Ennio
Grassi che presenteranno il volume Raffaello
Baldini, prima del dialetto (Raffaelli Editore).
A CONCLUSIONE,
lo spettacolo di Silvio
Castiglioni Nel labirinto. Alle 18,30, nella
chiesa di San Domenico, la conferenza del
professor Stefano Zamagni, noto economista italiano, membro
dellAccademia Pontificia delle Scienze, dal titolo Economia e Misericordia. La conferenza, che realizzata
nellambito delle attivit del giubileo, organizzata dallArcidiocesi.