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II Capitolo

LA MISTAGOGIA: CONTESTUALIZZAZIONE DELLA


RIFLESSIONE

Il termine mistagogia, che ha origine dal verbo greco my che significa insegnare
una dottrina, iniziare ai misteri, rimanda alla particolare relazione che esiste tra il cristiano
e il mistero creduto, celebrato e vissuto nella comunit.1 Lespressione, nei primi secoli di
vita della chiesa, designava la prassi della comunit ecclesiale di radunare i neo-battezzati
quotidianamente durante lottava pasquale per consolidare la loro fede attraverso un pi
profonda conoscenza dei riti per mezzo dei quali essi erano entrati definitivamente e
pienamente nel mistero di Cristo.2 Tre gli elementi che costituivano lessenziale del
metodo mistagogico: la valorizzazione dei segni sacramentali; linterpretazione dei riti
alla luce degli eventi biblici; il significato in vista dellimpegno cristiano.3 In particolare il
prof. G. Ruta, sottolinea due accezioni del termine mistagogia:
In genere per "mistagogia" s'intende due realt distinte e tra loro connesse. In particolare, ci si
riferisce alla liturgia medesima o alla sua intelligenza (intus-legere), dopo averla celebrata, pi
specificatamente alla fase terminale dell'iniziazione cristiana degli adulti, che si svolge(va) di solito la
settimana dopo Pasqua, quale coronamento e approfondimento della celebrazione congiunta dei tre
sacramenti (battesimo, confermazione, eucaristia) durante la Veglia pasquale. Pi in generale, indica il
tipo di formazione cristiana che ricorre al metodo singolare, detto per l'appunto "mistagogico", che
consiste nel valorizzare i segni liturgici esperimentati, nel'interpretarli alla luce della storia della
1

Cfr. E. MAZZA, La mistagogia. Le catechesi liturgiche della fine del quarto secolo e il loro metodo,
CLV, Roma 19962, 14.
2
S. SIRBONI, Un pastore di fronte alle urgenze di una pastorale pi mistagogica, in Rivista di
Pastorale Liturgica 27 (1989) 3, 41-42.
3
U. MONTISCI, La mistagogia nelliniziazione cristiana. Visione teologica pastorale, in Catechesi
77 (2007-2008) 3, 67.

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salvezza mediante un originale approccio biblico (...), nel predisporre i fedeli all'impegno cristiano che
scaturisce dalla vita nuova in Cristo, accolta e personalizzata nella celebrazione sacramentale. In
entrambi i versanti, la costante pi evidente che l'esperienza precede la spiegazione e la riflessione.
Prima dell'esplicitazione verbale, c' l'evento in una successione di gesti e parole intimamente
connessi. 4

La citazione permette di delineare un orizzonte semantico abbastanza ampio, per


riflettere su una mistagogia che ultimo tempo delliniziazione (RICA 37) e, quindi,
parte integrante del processo, e stile pastorale nellorizzonte dellintegrazione fede-vita
vissuto da una comunit con un trama relazionale intensa e coinvolgente, sostenuta dalla
dallEucaristia domenicale. La mistagogia, in quanto tempo dell'IC, il tempo della sintesi
tra il mistero Pasquale vissuto nella liturgia, annunziato nella Parola e testimoniato nella
carit e la vita del credente. L'integrazione Pasqua-vita, accompagnata nella liturgia,
nell'ascolto della Parola, nella catechesi e nella carit apre il cuore del credente alla
progressiva novit della fede accolta, alla viva appartenenza alla comunit ecclesiale, la
Sposa dell'Agnello, e ad una visione rinnovata ed evangelica del mondo. In quanto stile
pastorale caratterizzata dal primato e dalla prevalenza del mistero di Dio e la conseguente
esigenza di lasciarsi toccare e visitare da parte del credente; dalla duplice centralit della
comunit trinitaria e della comunit umana: non vi mistero senza la presenza delluomo,
come non vi mistero senza la presenza di Dio; e non vi mistero de la duplice presenza
delluomo e di Dio non implica un rapporto di unione; 5 dalla gradualit di un Mistero che
svelandosi nella vita del credente illumina e porta al compimento (GS 22). Lo stile
mistagogico fa, dunque, sintesi tra il paradigma Kerigmatico e il paradigma comunitarioesistenziale, ponendo al centro la vita del credente come luogo in cui si d allo stesso
tempo il desiderio di senso e il Mistero di Dio:
Mistagogia significa accompagnamento a scoprire il mistero gi presente in ogni esperienza di vita,
per cercare Dio, che non si aggiunge per cos dire dallesterno e come completamento alla nostra vita,
ma gi presente in essa, pur restando sempre colui che deve venire. Si tratta quindi di introdurre a
uninteriorit e alla percezione di qualcosa che meraviglioso, venerando e santo, che in definitiva
incomprensibile e inesprimibile in e dentro tutto ci che si pu comprendere ed esprimere che
quindi trascendente nel cuore della vita.6
4

G. RUTA, Mistagogia. Alcuni punti nodali e alcune questioni di fondo (parte prima), in Itinerarium
20 (2012) 52, 94-95.
5
D. BARSOTTI, Il mistero della Passione-Morte-Risurrezione, in Rivista di Pastorale Liturigica 2
(1964) 3, 95-96.
6
W. KASPER, Tornare al primo annuncio, in Il Regno/Documenti 54 (2009) 11, 340.

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La riflessione del capitolo si sviluppa in quattro paragrafi:


1. Alcune proposte magisteriali e riflessive sulla mistagogia;
2. Il nodo pastorale;
3. I punti di non ritorno di una mistagogia con gli adolescenti;
4. Una riflessione conclusiva.

1.

ALCUNE PROSPETTIVE MAGISTERIALI E RIFLESSIVE SULLA


MISTAGOGIA

Compito del presente paragrafo costruire un quadro di riferimento sulla mistagogia


ponendosi in ascolto di cinque documenti scelti, 7 il RICA, la II Nota sullIniziazione
Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, la Nota per laccoglienza e lutilizzazione del
catechismo CEI, Evangelii Gaudium e gli orientamenti nazionali Incontriamo Ges, per
sottolineare e cogliere gli elementi centrali della mistagogia in quanto tempo
delliniziazione cristiana e stile pastorale. Nella seconda parte della riflessione, si
analizzeranno criticamente le prospettive di alcuni autori contemporanei italiani (V.
Angiuli, F. Cacucci, L. Meddi, G. Ruta) attraverso i quali approfondire la prospettiva
pastorale premessa necessaria alla descrizione del nodo pastorale nel secondo paragrafo.

1.1. I documenti
7

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Rito dell'Iniziazione cristiana degli adulti (ed. Italiana dell
Ordo Initiationos Christianae Adultorum, Editio Typica, Typis Polyglottis Vaticanis 1972), Libreria Editrice
Vaticana, Citt del Vaticano 1998; CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE DELLA CEI, Liniziazione cristiana.
2. Orientamenti e itinerari per liniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, 23 maggio
1999, in Notiziario CEI (1999) 7, 255-266; UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, Il catechismo per
liniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, Nota dellUfficio Catechistico Nazionale per laccoglienza e
lutilizzazione del Catechismo della CEI, in Collana documenti CEI n. 61, Elledici, Leumann (TO) 1991;
FRANCESCO, Evangelii Gaudium, Esortazione apostolica su Lannuncio del Vangelo nel mondo attuale,
Libreria Editrice Vaticana, Citt del Vaticano 2013; CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Incontriamo Ges.
Orientamenti per lannuncio e la catechesi in Italia, in Notiziario CEI 48 (2014) 4, 197-313.

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RICA

Lintroduzione al RICA precisa che la mistagogia tappa delliniziazione e quindi e


parte integrante del processo iniziatico con funzioni proprie che integrano, completano il
cammino iniziato, inserendo il credente sempre di pi in una prospettiva evangelica sulla
vita. Il percorso iniziatico si realizza in una comunit viva e capace di coinvolgere i
battezzati. In tale senso la mistagogia caratterizzata dallincontro tra la catechesi,
lesperienza della celebrazione e la vita del credente. Ai nn. 37 - 39 il RICA cos descrive
la mistagogia:
Dopo quest'ultimo grado, la comunit insieme con i neofiti prosegue il suo cammino nella
meditazione del Vangelo, nella partecipazione all'Eucaristia e nell'esercizio della carit, cogliendo
sempre meglio la profondit del mistero pasquale e traducendolo sempre pi nella pratica della vita.
Questo l'ultimo tempo dell'iniziazione cristiana cio il tempo della mistagogia dei neofiti.
In realt una pi piena e fruttuosa intelligenza dei misteri si acquisisce con la novit della catechesi e
specialmente con l'esperienza dei sacramenti ricevuti. I neofiti infatti sono stati rinnovati
interiormente, pi intimamente hanno gustato la buona Parola di Dio, sono entrati in comunione con
lo Spirito Santo e hanno scoperto quanto buono il Signore. Da questa esperienza, propria del
cristiano e consolidata dalla pratica della vita, essi attingono un nuovo senso della fede, della Chiesa e
del mondo.
La nuova e frequente partecipazione ai sacramenti, se da un lato chiarisce lintelligenza delle sacre
Scritture, dallaltro accresce la conoscenza degli uomini e lesperienza della vita comunitaria, cos che
per i neofiti divengono pi facili e pi utili insieme i rapporti con gli altri fedeli. Perci il tempo della
mistagoga ha una importanza grandissima e consente ai neofiti, aiutati dai padrini, di stabilire pi
stretti rapporti con i fedeli e di offrire loro una rinnovata visione della realt e un impulso di vita
nuova.

Da uno sguardo di sintesi al RICA possibile ricostruire cinque tensioni


fondamentali nella "mistagogia" intesa come processo in un contesto pi strutturato, che
appunto l'IC: la tensione liturgica, la tensione catechetico/educativa, la tensione biblica, la
tensione ecclesiologia e la tensione vocazionale/esistenziale. Le cinque tensioni si
ritrovano, se pur con accenti diversi, in tutte le accezioni di mistagogia a conferma del fatto
che il progetto di catecumenato introdotto dal RICA il punto di riferimento per il
rinnovamento dell'IC non solo per gli adulti, ma anche per i ragazzi, seppur con le dovute
attenzioni legate allo specifico della loro esperienza di fede. In particolare il RICA
sottolinea quanto la mistagogia sia un tempo in cui ravviare la Grazia del sacramento e un

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tempo di inserimento nella comunit, di partecipazione viva al culmine della vita


comunitaria, la liturgia, un tempo favorevole per maturare una esistenza evangelica.
Orientamenti per l'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni
Nella seconda Nota sull'IC "Orientamenti per l'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi
dai 7 ai 14 anni" il tempo della mistagogia il tempo in cui in cui familiarizzare con gli
impegni di testimonianza approfondendo il cammino di conformazione a Cristo attraverso
lesperienza dei sacramenti ricevuti, l'ascolto della Parola, la catechesi e la carit. Tutta la
tensione educativa finalizzata a radicare la professione di fede nella comunit cristiana,
ad approfondire la fede stessa e a consolidare la pratica della vita cristiana:
Con la celebrazione del Battesimo, della Confermazione e dell'Eucaristia, non terminato l'itinerario
di iniziazione cristiana. Inizia il tempo della mistagogia, per familiarizzarsi sempre di pi con la vita
cristiana e i suoi impegni di testimonianza (RICA, 369). Il neofita educato, secondo la sua et, a
scoprire il posto dei sacramenti nella vita, a crescere in una sempre pi grande fedelt a Cristo,
rinnovandola con la grazia dei sacramenti. Il fanciullo o ragazzo neofita, attraverso la meditazione del
Vangelo, la catechesi, l'esperienza dei sacramenti e l'esercizio della carit, condotto ad approfondire i
misteri celebrati e il senso della fede, a consolidare la pratica della vita cristiana, a stabilire rapporti
pi stretti con gli altri membri della comunit. (IC/2 48)

Va segnalata anche lattenzione posta dalla Nota allapprofondimento esperienziale


del significato dei sacramenti (cfr. IC/2 48); attraverso la celebrazione, la carit, la
catechesi e lascolto della Parola, il credente approfondisce i misteri celebrati, penetra nel
mistero della fede, come senso da cui trarre significato per la vita, stabilisce rapporti di
carit con gli altri credenti, rinnovando il volto della sua chiesa, progredisce nella pratica
della vita cristiana (cfr. IC/2 48).
La Nota per laccoglienza e lutilizzazione del Catechismo CEI
La Nota per laccoglienza e lutilizzazione del Catechismo CEI (ICFR) al n. 21
riprende la duplice centralit dellinserimento nella comunit e dell'integrazione fede-vita.
In particolare si tratta di un itinerario che sintetizza lintero cammino diniziazione e
accompagna una sempre pi convinta professione di fede e personalizzazione
dell'esperienza di fede. Nello specifico l'itinerario mistagogico del Progetto Catechistico
Italiano, struttura tale consapevolezza attorno a cinque fulcri: approfondimento dei

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sacramenti celebrati; sostegno allo sviluppo della coscienza morale; orientamento della
dimensione vocazionale; educazione alla misionariet; educazione al servizio.8 Ritroviamo
le cinque tensioni accennate prima, riflettendo la prospettiva mistagogica del RICA, con un
accento pi marcato, se vogliamo, alla tensione vocazionale/esistenziale. Va puntualizzato
che la scelta del PCI di far coincidere la tappa mistagogica con ladolescenza, non solo
l'effetto dell'adozione dell'ordine tradizionale dei sacramenti dell'iniziazione (battesimo,
eucaristia e cresima) per cui, celebrata la cresima nel periodo 10-12 anni necessariamente
la mistagogia segue nella fascia 12-14, ma determinata dalla consapevolezza, nell'intento
pastorale e pedagogico del PCI, che le cinque tensioni della mistagogia, come cinque semi,
possono sbocciare nella vita del soggetto, solo se seminati nel terreno fertile
delladolescenza (ICFR 21):
La forma misteriosa e dirompente della crescita puberale, come il processo di identit, rende il
ragazzo come foglio sparso di un libro in balia di un vento impetuoso [...]. Ma chi crede di poterlo
usare con ordine e puntualit, con precisione e metodo, non potr che cozzare contro una realt che
non ubbidisce a un perentorio comando. E non si tratta di ribellione cosciente, ma di incapacit di
coordinamento e di riordinamento dei significati del proprio crescere vorticoso. Bisogna credere che
anche dentro questo crescere disordinato c' la forza della vita che viene da Dio e che risponde a un
orientamento che per il momento, con al pazienza di Dio, l'educatore assume come impegno di
presenza e accompagnamento, con la possibilit di orientare progressivamente queste energie verso
l'energia spirituale della fede.9

Evangelii Gaudium
Nellesortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco parla di prospettiva
mistagogica e di prospettive kerigmatica, indicandole come le due vie attraverso le quali la
catechesi assolve al suo compito di educare e servire la crescita del battezzato (EG 164166). Per quanto concerne il recupero dellimpostazione kerigmatica della catechesi il Papa
sottolinea che: tutta la formazione cristiana , prima di tutto, lapprofondimento del
kerygma che va facendosi carne sempre pi e sempre meglio, che mai smette di illuminare
limpegno catechistico e che permette di comprendere adeguatamente il significato di
qualunque tema che si sviluppa nella catechesi (EG 165). La sottolineatura della
prospettiva mistagogica, che indica il recupero della dimensione esistenziale, permette,
8

UFFICIO CATECHISTCO NAZIONALE, Il catechismo per l'Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei
ragazzi. Nota dell'UCN per l'accoglienza del Catechismo C.E.I., collana Documenti CEI, n. 61, Elledici,
Luemann (TO) 1991, 22.
9
G. MORANTE, Preadolescenti-adolescenti e confermazione. Processi che favoriscono la crescita
della fede nell'iniziazione cristiana... e dopo!. Elledici, Leumann (TO) 2002, 52.

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invece, di rileggere la catechesi nei tratti di unesperienza continua; essa si realizza


rispettando due dimensioni: la necessaria progressivit dellesperienza formativa in cui
interviene tutta la comunit e una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici
delliniziazione cristiana (EG 166). Uno stile diniziazione ed educazione alla fede,
quindi, che nella circolarit tra logica kerigmatica e logica esistenziale/comunitaria,
accompagna lo sviluppo degli atteggiamenti stabili della vita cristiana e la maturazione
della fede, attraverso il percorso dellinteriorizzazione-integrazione del messaggio e
labilitazione allesercizio della vita cristiana. La mistagogia lo stile che caratterizza tutto
il sistema educativo ecclesiale in quanto realizza lincontro tra lazione liturgia portatrice
del mistero, la catechesi chiamata a sviluppare la ricchezza di senso dellazione liturgica, la
Parola rivelatrice del senso ultimo della vita e la vita della persona luogo privilegiato in
cui si rivela e abita il mistero della Trinit.

IncontriamoGes
Gli Orientamenti per lannuncio e la catechesi in Italia Incontriamo Ges parlano di

mistagogia al n. 62. In particolare i vescovi definiscono il principio pastorale e pedagogico


della discontinuit degli itinerari mistagogici con gli adolescenti rispetto ai momenti
precedenti del processo iniziatico. Questo comporta inquadrare gli itinerari mistagogici
allinterno di una pastorale per gli adolescenti che tenga conto non solo delle mutate
attitudini cognitive ma anche dello sviluppo psico-affettivo-corporeo e spirituale che
investe la loro vita (IG 62).
Parlare di itinerari mistagogici significa accettare modalit esperienziali, capaci di servirsi di attivit
di laboratorio, prevedere uscite sul territorio percorrendo distanze sempre pi ampie, con lintervento
di esperti e di testimoni; definire la modulazione fra tempi di liturgia e spiritualit, riflessione e
approfondimento, assunzione e restituzione creativa. Ladesione alla comunit si configura poi anche
come maturazione di adeguate responsabilit e in esperienze di servizio caritativo ed educativo. Un
valore straordinario ha, in questa fascia di et, laccompagnamento spirituale e la proposta della
direzione spirituale (IG 62).

Una nota da sottolineare la rilettura di tutto limpegno con gli adolescenti


nellottica mistagogica. Al n. 25 infatti i vescovi affermano che lattenzione ai percorsi di
accompagnamento degli adolescenti, accompagnano il passaggio dalla catechesi di
iniziazione cristiana alla catechesi permanente. In tale senso la mistagogia diventa tempo

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propizio per ancorare la proposta iniziatica allordinariet della vita della comunit; tempo
propizio in cui immergere il ragazzo in cerca di un senso per la propria vita, nella ricchezza
del senso celebrato, creduto e vissuto nella vita Trinitaria.
Alla luce di quanto gi analizzato potremmo trarre un primo bilancio parziale. Le
prospettive magisteriali proposte presentano la mistagogia costituita da relazioni profonde
tra la tensione liturgica, la tensione catechetico/educativa, la tensione biblica, la tensione
ecclesiologia e la tensione vocazionale/esistenziale, se pur con accenti ed enfasi diverse.
Evidenziano inoltre la necessit che la mistagogia sia pensata allinterso di una visione di
pastorale integrata per gli adolescenti, in cui il radicamento nella comunit e la centralit
della questione integrazione fede-vita sono condizioni necessarie. Il passaggio successivo
sar arricchire quanto fin qui descritto con le riflessioni di alcuni autori italiani scelti.
1.2. Uno sguardo ad alcuni autori italiani: V. Angiuli, F. Cacucci, L. Meddi, G. Ruta
Assumere al mistagogia come criterio pastorale di fondo non nella logica dei
rattoppi o degli aggiustamenti, ma si colloca nellorizzonte di una radicale conversione
pastorale che dica uno stile ecclesiale capace di generare e accompagnare lesperienza di
fede. Attraverso una lettura critica e sintetica delle prospettive di quattro autori, che integra
la lettura ragionata dei documenti magisteriali appena compiuta, si vuole completare
lelaborazione di un quadro riflessivo che introduca la prospettiva pedagogica e pastorale
del presente studio.
mons. Vito Angiuli
La riflessione di mons. Vito Angiuli parte da una consapevolezza: perseverare nel
lungo lavoro di ricezione delle istanze teologico-pastorali del Concilio Vaticano II vuol
dire investire su una svolta mistagogica della pastorale. 10 Il mistero Pasquale il cuore di
un agire pastorale-educativo mistagogico e la Veglia pasquale, in quanto madre di tutte le
azioni celebrative in cui la vita delluomo si immerge nella vita di Dio, il paradigma
10

Per lapprofondimento del pensiero dellautore si confronti: V. ANGIULI, Educazione come


mistagogia. Un orientamento pedagogico nella prospettiva del Vaticano II, CLV, Roma 2010.

41

dellagire pastroale-educativo mistagogico (QNF 11). La pastorale mistagogica mediata


da un agire ecclesiale centrato sul mistero pasquale di Cristo, cuore dellesistenza cristiana,
e da un agire educativo inteso come accompagnamento mistagogico:11
La mistagogia crea un circolo virtuoso tra ortodossia, ortoprassi e ortopatia. Il cristiano celebra ci
che crede, sente come realt personale ci che professa nella fede comune ed invitato a praticare
ci che celebra. Verit di fede, comportamento esistenziale e celebrazione si rapportano
vicendevolmente in un fecondo intreccio tra assenso veritativo, orientamento della vita e consonanza
con ci che il mistero comunica a tutti []. auspicabile che il rinnovamento pastorale gi in atto,
assuma sempre pi la forma di un accompagnamento mistagogico. 12

Educare, nella prospettiva dellautore , quindi, introdurre al mistero di Cristo come


sola verit del mistero delluomo, accompagnare luomo ad esplorare il suo mistero nella
luce di Cristo. I luoghi privilegiati in cui il mistero delluomo, il desiderio di vita
delluomo, incrocia il Mistero di Dio, il desiderio di riverlarsi di Dio trino, sono la liturgia,
la catechesi e la vita stessa delluomo. Nella celebrazione e nella mistagogia liturgica si
afferrati da Cristo introdotti alla vita divina. lui il mistagogo che agisce e provoca
lesperienza della grazia nel singolo e nella comunit. Nella catechesi mistagogica la
comunit accompagna, con la forza dello Spirito, nella consapevolezza del dono ricevuto e
nella conoscenza, intesa come spere (IG 27), del mistero di Cristo. Nella vita e nella
mistagogia della vita quotidiana si accompagnati nella maturazione di una lettura
evangelica della propria storia e della propria esistenza, nella consapevolezza che ogni
attimo della vita il luogo in cui si rivela il volto di Cristo. La vita del battezzato
assimilata sempre di pi alla vita di Cristo, tanto da ritrovare il senso di S nel Tu
amorevole di Cristo.13
Nellaccompagnamento mistagogico il mistero di Cristo che introduce al mistero
delluomo e ci possibile perch il mistero di Cristo si riflette nel mistero delluomo. 14 In
tal senso compito della mistagogia guidare luomo verso il suo mistero iniziandolo ad un
esperienza di fede che compimento del suo desiderio di senso e incontro con il Mistero di
comunione della trinit.15 Se il centro dellagire educativo in stile mistagogico il Mistero,
11

Cfr. ANGIULI, Educazione come mistagogia, 13-60.


ANGIULI, Educazione come mistagogia, 59-60.
13
Cfr. ANGIULI, Educazione come mistagogia, 56-60.
14
Cfr. ANGIULI, Educazione come mistagogia, 101-106.
15
Cfr. ANGIULI, Educazione come mistagogia, 96-101.
12

42

lautore identifica due differenti azioni mistagogiche relative alle prospettive antropologica
e teologica sul Mistero: una mistagogia come esperienza liturgico-sacramentale del
mistero e una mistagogia come esperienza esistenziale e vitale del mistero. Nella prima
accezione mistagogia significa sia il compimento di unazione sacra e in particolare la
celebrazione dei sacramenti delliniziazione sia la spiegazione orale o scritta del mistero
nascosto nella Scrittura e celebrato nella liturgia. 16 Nella seconda accezione, mistagogia
significa percepire la presenza di Dio nella vita quotidiana; significa introdurre ad una
rilettura in chiave misterica della propria esistenza, per scorgere la presenza di Dio che
pi intimo a me di quanto lo sia io stesso (DCE 17). Le due prospettive sono distinte, ma si
integrano tra di loro nellaccompagnamento mistagogico: luna essenziale allaltra. []
Esse sono correlate luna con laltra perch entrambe, a livelli diversi, si propongono di
realizzare lunit della persona attraverso la corrispondenza tra ortodossia, ortoprassi e
ortopatia.17 Concludendo la lettura della prima prospettiva, leducazione come
accompagnamento mistagogico far sperimentare il Mistero attraverso lamore, celebrato
e percepito nella propria vita, favorire il raccordo tra il dinamismo chiave del mistero
delluomo, la ricerca di un senso, e il dinamismo chiave dellesistenza di Dio, donarsi in
quanto Vita piena, Gioia piena.
mons. Francesco Cacucci
Limportanza della mistagogia come scelta pastorale il nucleo della riflessione del
secondo autore, mons. Francesco Cacucci. 18 In questottica, cuore dellagire pastorale il
mistero del Risorto, presente e operante, per mezzo dello Spirito nella liturgia. La comunit
ecclesiale, nella ricchezza della vita suscitata dallo Spirito, inizia e accompagna i battezzati
nel mistero di Cristo lungo il corso dellanno liturgico. La centralit del mistero di Cristo,
anima della scelta mistagogica, caratterizza unagire ecclesiale attento alla circolarit vitale
tra Parola, celebrazione e vita.19 Perch tale scelta pastorale si realizzi centrale la
presenza di una comunit viva e corresponsabile nellaccompagnamento alla fede. Due
16

ANGIULI, Educazione come mistagogia, 117.


Cfr. ANGIULI, Educazione come mistagogia, 122.
18
Per lapprofondimento del pensiero dellautore si confronti: F. CACUCCI, La mistagogia. Una scelta
pastroale, Dehonaine, Bologna 2006.
19
Cfr. CACUCCI, La mistagogia, 57-62.
17

43

sono i motivi che giustificano la scelta di una pastorale mistagogica: la natura stesso del
mistero della Trinit in cui si immerge il mistero delluomo; la significativit del mistero di
Cristo per la vita del credente. Ritorna la duplice accezione della scelta mistagogica, una
mistagogia come esperienza liturgico-sacramnetale e una mistagogia come esperienza
esistenziale e vitale del mistero. Entrambi le scelte sono integrate in un accompagnamento
pastorale che progressivo inserimento nel Mistero perch, sperimentato nellazione
liturgica, possa illuminare la vita del credente. Si tratta di una mistagogia permanente che
sostiene il credente nella fedelt al dono ricevuto.20 Il cuore della mistagogia permanente
la celebrazione della domenica in quanto pasqua della settimana; dalla domenica giorno in
cui la comunit celebra il mistero di Cristo, viene la luce che sostiene i battezzati nel
cammino di conformazione a Cristo.21
Un autentica pastorale mistagogica tender alla sintesi tra la via della verit, la via
del mistero e la via della responsabilit.22 La via della verit nellottica di un penetrare il
mistero di Ges, conoscerlo e gustarne la bont e lamore (IG 27). La via del mistero
apre alla celebrazione e alla partecipazione del Mistero attraverso il rito:
La capacit di poter cogliere il mistero, partendo dai segni visibili, innanzitutto dono di Dio, pi che
frutto dellintelligenza e dellimpegno delluomo. Con la fede egli ci ha donato anche occhi penetranti,
capaci di passare da ci che si vede a ci che invisibile. La fede, dunque, lelemento essenziale che
permette alla mistagogia di non ridursi a semplice operazione di intelligenza o a sola spiegazione dei
riti, ma di passare dai riti al Mistero in essi presente e operante .23

La via della responsabilit, in fine, esprime lattenzione della comunit alle tante
povert sulle quali discerne. Sentire profondamente la passione per luomo, per lenire le
ferite del corpo sociale con il balsamo della misericordia e della carit.

prof. Giuseppe Ruta

La terza prospettiva quella proposta dal prof. Giuseppe Ruta. 24 In particolare egli
identica nellespressione mistagogia due realt distinte ma connesse: la liturgia celebrata
20

Cfr. CACUCCI, La mistagogia, 21-28.


Cfr. CACUCCI, La mistagogia, 33-42.
22
F. CACUCCI, Ecclesia sub verbo Dei, in M. VERGOTTINI (a cura di), A misura del Vangelo. Fede,
dottrina, Chiesa, San Paolo, Cinisiello Balsamo (MI) 2003, 226.
23
CACUCCI, La mistagogia, 46.
24
RUTA, Mistagogia; G. RUTA, Mistagogia. Esperienze in atto e indicazioni metodologiche, in
Itinerarium 21 (2013) 53-54, 139-160
21

44

e la sua intelligenza alla luce della celebrazione; lattenzione formativa della comunit che
attraverso i riti, la centralit della Parola e lattenzione alla vita, accompagna i fedeli nella
maturazione della vita nuova in Cristo.25 Ritornano le due accezioni, liturgica ed
esistenziale, gi riscontrate negli autori precedenti. In entrambe le accezioni la costante
sottolineata dallautore il precedere dellesperienza sulla spiegazione, la fede prima
ancora che contenuto spiegato lincontro vivo con il Signore della vita (SpS 2). Scopo
della mistagogia introdurre nella conoscenza del mistero [] guidare la fede nella
conoscenza di questa dimensione ontologica che va oltre ci che si vede e ci che si tocca
[] guidare gli occhi della fede verso la verit. 26 Lautore individua tre scelte
metodologiche fondamentali: il primato dellagire divino; la centralit dellinterazione tra
la comunit trinitaria e la comunit ecclesiale; la gradualit e la continuit del cammino
mistagogico per accompagnare la progressiva conformazione al Mistero. Mentre, per
quanto concerne lessenza della mistagogia egli sottolinea tre aspetti: la centralit sulla vita
del soggetto; la consapevolezza del Mistero in cui il credente immerso; il rapporto
personale con il Mistero del Tu divino:
La mistagogia lintegrazione della persona nella dinamica del mistero secondo il modo del mistero
stesso [] la vita stessa in quanto giudicata degna di essere vissuta perch campo dellesperienza del
mistero.27

Mistagogia allora penetrare il mistero della Trinit presente nel mistero delluomo
e, allo stesso tempo, accompagnare la rilettura della propria vita, del proprio desiderio di
senso, nella luce della Verit di Cristo. La mistagogia, dunque, non solo una scelta di
tecnica pastorale o di strategia pastorale, ma uno stile ecclesiale, uno stile di educazione
alla fede in cui discernere, progettare e agire.
prof. Luciano Meddi

25

Cfr. RUTA, Mistagogia, 93-95.


E. MAZZA, Che cos la mistagogia, in Rivista di Pastorale liturgica 27 (1989) 154, 8, 9, 13.
27
B. SCHREIBER, La mistagogia, in E. ANCILLI M. PAPAROZZI , La mistica. Fenomenologia e
riflessione teologica, Citt Nuova, Roma 1984, II, 368-369.
26

45

Lultima prospettiva il Catecumenato crismale riflettuto dal prof. Luciano Meddi.28


Partendo dalla consapevolezza che l'IC dei ragazzi deve avere delle attenzioni pedagogiche
diverse dall'IC degli adulti, lautore riflette la mistagogia non tanto come una tappa postsacramentale, ma come vera strada catecumenale, come dinamica che precede e
accompagna l'IC sacramentale. Considerata la peculiarit del periodo fanciullezza preadolescenza - adolescenza e il rinnovato contesto culturale in cui oggi la comunit
ecclesiale inizia alla fede, nella proposta iniziatica del catecumenato crismale la mistagogia
via all'IC dei ragazzi. Due le opzioni di fondo:
La prima riguarda ladattamento dei quattro momenti alle et evolutive. Si propone di individuare
meglio i tempi dellevangelizzazione, iniziazione mistagogia collegandoli seguendo non solo la logica
liturgico-sacramentale ma anche quella psico-logica. La seconda mette in luce il tema del rapporto tra
dono sacramentale e libert della persona suggerendo di riconsiderare il tempo formativo, legato alla
celebrazione dei sacramenti, nella prospettiva della crescita della persona. Nasce cos una
organizzazione della IC dei ragazzi che: accoglie la prospettiva catecumenale, la ripensa adattandola
allet psico-sociali e non lascia intendere che gli obiettivi perseguiti fossero totalmente estranei alla
situazione pastorale.29

Nella prospettiva mistagogica l'IC pone in sinergia i passaggi della fede, i passaggi
della vita, le condizioni di apprendimento e la trasformazione ed elaborazione del
personale progetto di vita. La mistagogia quindi cuore del processo iniziatico ed anche
via preferenziale delliniziazione cristiana. Tutta la riflessione sul Catecumenato crismale
verte su una tesi centrale che lo stesso prof. Meddi esplicita nel suo secondo testo
sullargomento Il catecumenato crismale. Risorsa per la pastorale degli adolescenti.
Nellintroduzione al testo egli richiama una delle questioni centrali evidenziate nella sintesi
della discussione fatta in occasione del Convegni Catechistici Regionali del 2012 30 sulla
forma pedagogica che litinerario di IC dovr assumere. In merito egli afferma:
non sembri strana al lettore la tesi centrale di questo libro, secondo la quale tale forma deve
mettere a tema la questione dellet pi adatta e della durata dellultimo tempo dellIC: la
celebrazione della cresima-confermazione. Tutta questa riflessione si sta riassumendo con
lespressione catecumenato crismale.31
28

La prospettiva presentata nel testo di L. MEDDI A. M. DANGELO, I nostri ragazzi e la fede.


Liniziazione cristiana in prospettiva educativa, Cittadella, Assisi 2010; L. MEDDI, Il catecumenato crismale.
Risorsa per la pastorale degli adolescenti, Elledici, Torino 2014.
29
MEDDI DANGELO, I nostri ragazzi e la fede, 8.
30
C. SCIUTO - S. SORECA, Un quadro della catechesi in Italia, in Il Regno - Documenti 57 (2012)
19, 603-620.
31
MEDDI, Il catecumenato crismale, 9.

46

La scelta mistagogica, come stile di una pastorale con gli adolescenti, nellottica di
una offerta formativa inquadrata nelle finalit proprie dellIC, cio linserimento nel
Mistero pasquale e nella comunit e labilitazione alla missione della Chiesa
(discepolato),32 con lo sviluppo e la responsabilit evolutiva di ogni persona. In tal senso,
nel riflettere lIC e nello specifico la mistagogia, la comunit ecclesiale dovr tener
presente tre attivit precise: la presentazione della proposta (traditio); interiorizzare il dono
dello Spirito attraverso la vita sacramentale e laccompagnamento (redditio); orientare la
comprensione del Mistero di Cristo, sostenere la risposta della fede e formare i nuovi
credenti (receptio). A partire dalla terza attivit, lautore comprende il processo di IC come
processo

di

trasformazione

costituito

da

quattro

passaggi:

socializzazione,

evangelizzazione, interiorizzazione e integrazione. Lintegrazione di quattro passaggi che


descrivono la portata antropologia del processo iniziatico, favorisce laccoglienza della
fede e accompagna in una rilettura della propria vita e delle proprie categorie culturali alla
luce del Vangelo:
Abbiamo quindi bisogno di unimpostazione di ICR che metta in stretta unione il rapporto tra passaggi
della fede, passaggi della vita e condizioni di apprendimento, trasformazione ed elaborazione del
personale progetto di vita. Per superare la crisi occorre infatti un modello olistico capace, cio, di
includere le dimensioni della vita: la conoscenza, ladesione della volont, labilitazione a realizzare la
proposta evangelica.33

In altri termini, lIC e in particolare la mistagogia, per la sua peculiarit il luogo


dellinculturazione della fede, sola via delladesione personale a Cristo: la Mistagogia
come via della formazione per emettere latto di fede. 34 Il catecumenato crismale ha,
quindi, il compito di sviluppare questa dimensione dei appropriazione culturale e sociale
della fede da parte delle nuove generazioni.35 Ci possibile se nella proposta dei percorsi
iniziatici si tenga conto sia delle tappe evolutive della dimensione religiosa del ragazzo in
modo da agganciare la proposta di fede alla specifica apertura al trascendente presente

32

Sul concetto di discepolato cfr: U. MONTISCI, Ladulto nella fede: traguardo dellIniziazione
Cristiana?1/2, Catechesi 83 (2013-2014) 2, 75.
33
MEDDI, Il catecumenato crismale, 36.
34
MEDDI, Il catecumenato crismale, 37. Cfr. anche 35-38.
35
MEDDI, Il catecumenato crismale, 18. Cfr. anche 43-53.

47

nelladolescente, sia ai compiti di crescita e di sviluppo del ragazzo stesso. 36 Il


Catecumenato crismale (11-19 anni), posto dallautore al termine dellIC, una vera
mistagogia della vita cristiana:37 rileggere e narrare se stessi alla luce del Vangelo;
comprendere il proprio posto nella Chiesa e nella societ; maturare una adeguata sintesi
della propria fede per dare ragione della propria speranza; annunciare la Parola che libera e
salva.
Ritornando a considerare, in unoperazione inclusiva, il cuore della mistagogia alla
luce delle indicazioni magisteriali e degli aspetti fondamentali delle tesi degli autori
presentati, si sottolineano tre scelte di metodo per una impostazione mistagogica della
pastorale con gli adolescenti: un nuovo sguardo sulla realt; un modo nuovo di percepire la
fede; un nuovo modo di vivere il tempo e lo spazio. Per quanto concerne la prima scelta, si
tratta di accompagnare ad uno sguardo pi profondo sulla realt, educando alla verit, alla
bellezza e alla bont. La vita cristiana accoglienza della Verit ed apertura all realt
nella sua bellezza, bont e amabilit.
La seconda indicazione metodologica riguarda il modo di proporre lesperienza di
fede. fondamentale evitare ogni spiritualismo o pragmatismo, ma proporre una vita di
fede come esperienza profondamente umana che coinvolge luomo in tutte le sue
dimensioni e potenzialit. Immergersi nella vita di fede vivere profondamente i tratti
caratteristici della propria umanit guardano alluomo nuovo Ges il Cristo. Vivere
secondo Dio perch si capaci di Dio; perch aperti alla rivelazione di Dio comunicata a
noi nel suo Verbo per mezzo del quale tutto fatto e tutto esiste.
La terza indicazione relativa ad un nodo nuovo di viere lo spazio e il tempo. Ci
che maggiormente caratterizza la realzione delluomo postmoderno con il tempo e lo
spazio la tensione verso la riduzione al presente, il ridurre tutto ad un consumo bulimico
del presente. La mistagogia in quanto luogo del ritorno sullesperienza vissuta, pu
mediare unesperienza di spazio abitato dal Mistero celebrato, quindi capace di

36

Cfr. L. MEDDI, Catechesi e formazione della vita cristiana, Messaggero di Padova, Padova 2004, cc.

37

Cfr. Il catecumenato crismale, 61-92.

6-7.

48

coinvolgere, e unesperienza del tempo in cui testimoniare leredit del memoriale e la


prospettiva della speranza escatologica.
Completo le tre scelte metodologiche con lindicazione di tre scelte pratiche
fondamentali riscontrabili in modo trasversale nelle prospettive esaminate: la centralit
della comunit per la pastorale mistagogica; limportanza di proporre percorsi ed
esperienze nelle quali, tenendo conto delle peculiari caratteristiche della percezione e
dellapprendimento delladolescente, sia possibile sperimentare la fede come generatrice di
uno stile di vita; lessenzialit della liturgia mistagogia del tempo e dello spazio, in quanto
nei suoi tempi percorso propizio che da ritmo e spazio alla processo di maturazione della
fede.
Rilanciare la riflessione sulla mistagogia partendo dalle peculiarit delladolescenza
riletta nella prospettiva fenomenologica fondamentale se si vuole riflettere uniniziazione
ed uneducazione alla fede che aiutino i nostri ragazzi a fare memoria del dono di Dio nella
loro vita, nella loro esperienza di adolescenti, se si vuole accompagnare la contemplazione
del Mistero celebrato nei sacramenti, in quanto Mistero di amore in cui celebrare la vita.
In tale senso una mistagogia che vuole coinvolgere la vita dei ragazzi, che vuole
accompagnare la progressiva maturazione del dono della fede in loro e di unappartenenza
viva alla comunit ecclesiale e che vuole comunicare le basi per il complesso compito di
costruzione di un orizzonte di significato innervato dai valori evangelici (maturare una
mentalit di fede - Rdc 38), deve investire sulla "totipontenza" della adolescenza. Ci
possibile puntando sulla capacit catalizzante della mistagogia nel suo essere tempo
propizio di passaggio, dalla straordinariet dell'esperienza iniziatica, sostanziata dalla
ricchezza dei sacramenti celebrati, alla ordinariet e continuit della vita comunitaria
quotidiana e della vita cristiana.

2.

IL NODO PASTORALE
Potremmo partire da una considerazione: se da una parte si andata affermando nella

riflessione catechetica limportanza delleducazione alla fede degli adolescenti, dallaltra si


fa fatica a considerarli soggetti attivi nella progettazione dellazione pastorale di una

49

comunit. importante prima di tutto, prima di costruire eventuali proposte di formazione


cristiana di respiro catecumenale, riflettere sul significato ecclesiale della loro presenza.
necessario recuperare, accanto alla centralit della categoria della presenza letta
nellorizzonte della cura pastorale, lattenzione alla categoria della presenza colta nella
dimensione del protagonismo delladolescente, data la peculiare ricchezza della sua
esperienza di fede per la comunit.
2.1. Il significato ecclesiale della presenza delladolescente nella comunit
Ladolescenza, come gi ampiamente motivato nel primo capitolo, costituisce una
condizione esistenziale in quanto il periodo nel quale si struttura la tensione alla ricerca
di senso, quell'inquietudine creativa che determina il dinamismo autoformativo del
soggetto, e che, quindi, provoca costantemente la comunit ecclesiale nel suo essere
custode e mediatrice della Parola di vita che si offre in quanto senso e speranza.
Linquietudine adolescenziale, il modo peculiare di abitare il tempo e lo spazio, nella
tensione a ricercare un senso oltre la propria vita, caratterizza la dimensione esodale
delladolescenza. Nel suo essere un modo particolare di stare nel mondo, ladolescenza va
considerata, quindi, nel suo protagonismo creativo e stimolante all'interno del tessuto
connettivo della comunit ecclesiale.38
bene considerare, quindi, alcuni macrocaratteri dellesperienza religiosa
adolescenziale in quanto elementi che arricchiscono lagire ecclesiale. Ne indico quattro. Il
primo caraterete lerranza. La tensione ad uscire, ad andare verso esperienze in cui
cercare ci che appaga il desiderio di senso, caratterizza il modo di stare in comunit e il
modo di vivere lesperienza religiosa. La spinta del cambiamento, la ricerca di nuovi
stimoli sono per i ragazzi esercizio per definire quali siano i valori essenziali per progettare
il proprio s. In tale senso lo stare in comunit lesperienza religiosa delladolescente
determinata da una forte tensione alla trasformazione, o meglio, la vita, il modo di abitare i
vissuti un vero e proprio laboratorio di costante trasformazione necessario per
riconoscere ed elaborare significati utili alla propria auto definizione.

Ci invita la

38

Cfr. P. GAMBINI, Gli adolescenti di oggi unopportunit per ripensare la catechesi, in Catechesi
74 (2005-2006) 5, 13-26.

50

comunit a non fermarsi su forme statiche di espressione della fede e di comunicazione


della fede ma, fecondata dallerranza adolescenziale, stimolata a curare lattitudine al
cambiamento e alla traforazione.
Il secondo carattere concerne la domanda forte di relazione, in particolare lesigenza
di relazioni di qualit. Lesigenza di relazioni sincere e calorose determinata dal desiderio
di alleanza nellesperienza dellerrare. La relazionalit non vissuta solo come una
modalit di interazione, ma uno dei significati centrali dellesistenza. Ci stimola la
comunit a curare il tessuto relazionale per evitare di essere percepita come istituzione
vuota. Alla base di molti abbandoni della vita comunitaria c proprio la percezione della
Chiesa come una istituzione vuota e insignificante perch priva di relazioni significative.
Il terzo o carattere esprime lesigenza di concretezza di pregnanza dellesperienza
religiosa per la vita. La tensione a giudicare lesperienze vissute nelorizzonte dellutilit
coinvolge necessariamente anche la sfera religiosa. Tale tensione se da una parte pu dire
un pericolo di utilitarismo e pragmatismo nel relazionarsi con il sacro, dallatro esprime un
bisogno di concretezza, di immediato rimando di quanto vissuto nella relazione con Dio, ai
vissuti fondamentali per il ragazzo. Lesigenza di trovare nellesperienza di Dio una
risposta ai propri drammi, ai propri dubbi, alle proprie incertezze, esprime il desiderio di
unesperienza di Dio che prenda carne nella vita, che tocchi la vita e che sia significativa
per la vita. Dio percepito come colui al quale rivolgere le proprie invocazioni, una
presenza reale capace di agire direttamente nel proprio vissuto. sicuramente il retaggio di
una percezione infantile di Dio ma, daltro canto, esprime un valore fondamentale per la
significativit dellesperienza religiosa: vivere la fede come generatrice di uno stile di vita.
Tale carattere stimola la comunit a ridire la propria fede in modo che possa incontrare i
modelli culturali degli adolescenti. Leggere e riscrivere il Vangelo con gli adolescenti
partendo dalla loro situazione perch incroci la vita reale degli stessi, la loro esigenza di
senso e i loro desideri pi profondi.
Lultimo carattere descrive la tensione alla privatizzazione dellesperienza religiosa.
Progredire nella lettura personale dellesperienza religiosa, molto spesso coincide con la
riduzione della propria partecipazione alle pratiche rituali. La separazione dalla pratica
nellorizzonte di unenfasi sullaccezione soggettiva della fede, potremmo dire che un

51

passaggio

quasi

obbligato

nella

maturazione

dellesperienza

religiosa.

La

soggettivizzazione progressiva si muove proprio verso la costruzione di una propria


religiosit sempre pi indipendente dallistituzione. In realt tale caratteristica non
costituisce necessariamente un male, n la causa diretta dellabbandono adolescenziale, ma
unindicazione chiara per la progettazione educativa nelle nostre comunit. Infatti
sottolinea lesigenza di un tessuto comunitario forte, non nel senso di rigido,
autocelebrante e autoreferenziale, ma perch composto da una trama comunionale intensa,
dinamica e duttile, e, quindi, capace di adattarsi per accogliere e accompagnare l'incostanza
e l'imprevedibilit della presenza adolescenziale.
Pensare una mistagogia per gli adolescenti per le nostre comunit, vuol dire quindi
investire sul potenziale trasformativo del ragazzo, affinch egli sperimenti quanto, nel dono
della fede, nel dono dei sacramenti e nel dono della Parola condivisi con i sui compagni
nella propria comunit, Cristo stesso a raccontargli la Bellezza della sua vita.

2.2. La comunit capace di accompagnare la presenza delladolescente


Alla luce di quanto fin qui riflettuto doveroso porci una domanda: in quale
comunit possibile pensare ad una proposta formativa che investa sulla ricchezza della
presenza degli adolescenti? La partecipazione il contesto pedagogico-pastorale in cui
recuperare il significato ecclesiale della presenza dei ragazzi. necessario rafforzare
limpegno nellaccoglienza degli adolescenti per realizzare uneducazione alla vita di fede
attraverso itinerari adeguati e personalizzati che, coinvolgendo la famiglia e integrando le
indicazioni psico-pedagogiche, li conducano ad unesperienza autentica di Dio in seno alla
propria comunit, fino alla misura alta della santit.
La complessit della postura esistenziale delladolescenza comporta pensare ad uno
stile ecclesiale capace di investire sulla peculiarit della presenza adolescenziale e allo
stesso tempo orientare verso la realizzazione della progettualit. 39 importante chiedersi
come accompagnare gli adolescenti nella loro ricerca perch non perda consistenza e non
si smarrisca nellindifferenza e nellindividualismo. L'accompagnare, nasce dal desiderio
39

Cfr. S. BARBETTA, Una comunit per rievangelizzare gli adolescenti, in Catechesi 74 (20042005) 5, 27-37.

52

di coinvolgersi con colui che si accompagna, di guardare al cuore. Coinvolgersi non


tirare l'accompagnato, costringendolo ad un passo che non riuscirebbe a tenere, ma
prenderlo su di s, caricare sulla propria vita la sua vita, specialmente nelle fase di avvio
del cammino di ricerca, quando si sperimenta la fatica di iniziare, di rompere con la
tranquillit dello scontato e del conosciuto, per avventurarsi sui sentieri della crescita.
Unimmagine evangelica molto suggestiva, che riconsegna il valore dell'atteggiamento del
farsi carico e del prendersi cura, quella del Samaritano che carica il malcapitato sul suo
giumento. Non si limita a soccorrerlo, ma gli fa spazio nella sua vita e si prende cura di lui.
La comunit ecclesiale non pu limitarsi a soccorre o a rimettere in piedi la persona,
indicando verso quale direzione andare ma, per un tratto di strada, deve prendere su di se la
vita del ragazzo; deve mostrare come nella sua vita il Signore Ges si rivelato, perch
l'altro possa riconoscerlo nella propria vita e realizzare, cos, la propria esistenza.
La capacit educativa di coinvolgersi, di farsi carico caratterizzata da alcuni
atteggiamenti fondamentali che la comunit deve assumere. Proviamo a identificarne
quattro. Il primo l'accettazione incondizionata delladolescente. Il sentirsi accettato
radicalmente facilita l'auto-rivelarsi, agevola la creativit nei propri comportamenti,
sostiene e accresce la fiducia nel fronteggiare le situazioni educative difficili.
L'atteggiamento di accettazione comporta la sospensione del giudizio, un profondo rispetto
e interessamento, la capacit di identificarsi con la parte sofferente dell'altro, di leggere le
esperienze positive o difficili che sta vivendo e che lo condizionano. Sentirsi accettato,
aiuta il ragazzo ad accettarsi, ad incontrare se stesso e il suo vissuto profondo con
speranza, con desiderio di crescere. L'accettazione incondizionata genera la fiducia, per la
quale il cuore delladolescente pu aprirsi all'accompagnamento, tanto da chiedere
ospitalit "sulla vita" della comunit.
Il secondo atteggiamento la stima e il rispetto della vita e dell'essere
dell'adolescente. Promuovere con la stima e con il rispetto quei comportamenti funzionali
alla crescita, pu contribuire a rendere pi efficace il processo educativo e pu sostenere il
benessere dei ragazzi. La priorit di tale atteggiamento, permetter, inoltre, di aiutare
ladolescente ad individuare quei comportamenti disfunzionali alla sua crescita. La stima e
il rispetto possono veicolare quei mezzi intellettuali, quelle convinzioni e motivazioni che

53

sostengono il ragazzo nel processo di ricerca e quindi di educazione; aiutarlo a maturare la


consapevolezza delle proprie risorse e dei comportamenti positivi, agevola l'acquisizione di
conoscenze e competenze che concretizzano un miglioramento qualitativo della vita.
Il terzo atteggiamento la gentilezza. Il ragazzo sperimenta la percezione e la
valutazione della comunit anche nel modo in cui quest'ultima accoglie e accompagna. Far
sentire gli adolescenti un peso per la loro indisponibilit a lasciarsi coinvolgere in cammini
precostituiti dice una mancanza di accoglienza e di attenzione al loro vissuto. Una presenza
educativa caratterizzata dalla fretta, dalla superficialit e dalla durezza relazionale, medier
una scarsa considerazione della vita di colui che si educa. La gentilezza e la cordialit,
mentre, sono fattori facilitanti nel processo educativo e aiutano il ragazzo a crescere nella
sicurezza mediata dalla cura e dallattenzione. Quando in comunit la relazione educativa
vissuta con calore umano, con uno stato di animo positivo, ladolescente sperimenta
apprezzamento e rispetto. L'ultimo atteggiamento l'ottimismo. La comunit deve essere
fiduciosa circa la possibilit di riuscita delladolescente. L'ottimismo apre la relazione
educativa alla fiducia e alla positivit, in quanto attitudine psicologica positiva che
incoraggia e valorizza il ragazzo, sostenendolo nel raggiungimento delle proprie mete e
nelle svolte positive alle difficolt che incontra. In un clima relazionale caldo e accogliente,
l'ottimismo suscita energie e risorse impensate, fondamentali per rafforzare la struttura
motivazionale che sostiene la crescita.40
I quattro atteggiamenti tratteggiano uno stile ecclesiale ed educativo che potremmo
definire un accompagnare che guarda al cuore. lo sguardo compassionevole di Ges.
Quante volte Ges guarda il suo popolo con compassione (Mt 9,36), guarda al cuore
dilaniato dalla solitudine e dispersione e, guardando, lo ama e, amandolo, si rivela quale
Messia nella potenza di Parole ed opera che annunziano vita e speranza. Guardare al cuore
farsi carico dell'altro riconoscerlo nella sua originalit e fare spazio nel tessuto
ecclesiale perch ladolescente possa esprimersi e cos essere protagonista nel modo in cui
la comunit racconta se stessa e annuncia il Vangelo.
Accogliere ladolescente, pensare partendo dal suo protagonismo una mistagogia
adatta, generare nuovamente, accompagnare verso nuovi modi di esprimere la propria
40

Gli atteggiamento sono declinati dalla riflessione del prof. Formella. Cfr. Z. FORMELLA,
Leducatore maturo nella comunicazione relazionale, Aracne, Roma 2009, 65-71.

54

vita. Una comunit generativa si appassiona del futuro dei ragazzi e partecipa alla
costruzione di un mondo migliore. Generativit , appunto, pronunziare il nome di chi si
educa, restituire la bellezza e l'originalit della sua identit, in una relazione educativa in
cui l'educando si rivede nello sguardo appassionato e speranzoso di chi educa. Per lo stesso
principio, la comunit ecclesiale chiamata a rigenerare sempre nella fede i suoi figli,
accompagnandoli nei passaggi di vita pi critici. 41 Laccompagnamento , quindi, lo stile
ecclesiale da assumere nella mistagogia con gli adolescenti. Prima di delineare i tratti
fondamentali di una mistagogia in cui la comunit accompagna, necessario approfondire
lo stile dellaccompagnamento.
L'accompagnamento caratterizzato da tre tensioni fondamentali: la fiducia, il
sostegno e la progettualit. Nella fiducia ladolescente si apre a nuove esperienze e
situazioni che attivano il processo di crescita e che segnano positivamente la maturazione
della fede. Ci possibile solo se percepisce la vita della comunit come garanzia della
bont del percorso educativo. La fiducia fonda l'autorevolezza della comunit e degli
educatori: il ragazzo si lascia dire, disponibile a lasciarsi accompagnare e orientare
perch legge nello sguardo e nei gesti degli adulti della comunit il bene e il desiderio di
bello per lui e percepisce nella vita della comunit la Bellezza della vita evangelica. La
fiducia educativa la condizione perch, colui o colei che si accompagna nel cammino di
fede, si apra alla Parola che svela la propria identit e dona il senso profondo della vita.
Nel sostegno la comunit fa sentire il ragazzo accolto e compreso. Ogni processo
educativo dinamismo costante di crisi e nuovi equilibri, quindi faticoso, dispendioso e
quindi non pu essere un'avventura solitaria. L'accompagnamento sostiene il ragazzo
perch, nel passaggio adolescenziale, nella crisi del nuovo modo di percepire il mondo e
gli altri, possa rifondare le motivazioni che sostengono il suo stare in educazione. Nei
passaggi di vita che scandiscono la crescita, una comunit ecclesiale presente sostegno
nel cammino di ricerca, luogo in cui poter incontrare il Signore della Vita, Ges Cristo.
La progettualit sintetizza tutta la fecondit dell'accompagnamento, che ha come fine
ultimo, l'autonomia del ragazzo. Egli deve percepire che il cammino iniziato lo guider alla
41

Cfr. M. SEMERARO, Per una pastorale generativa. Il cammino di rinnovamento dellIniziazione


Cristiana, Miter Thev, Albano 2014; Per una riflessione biblica e pedagogica cfr. J.P. SONNET, Generare
narrare, Vita e Pensiero, Milano 2014.

55

realizzazione di un proprio progetto di vita. Accompagnarlo nella progressiva


consapevolezza di tale compito, sostenerlo nella libera scelta dei valori di riferimento, vuol
dire camminare con lui lungo la strada della sua maturazione integrale. Per la comunit
ecclesiale che educa vuol dire accompagnare la maturit della fede, misura della quale la
capacit, di colui o colei che accompagnato/a, di vivere la fede come prospettiva di
sintesi della sua vita e di appartenere alla comunit ecclesiale in quanto luogo della sua
crescita permanente. In tale senso, la fiducia, il sostegno e la progettualit sono tre tensioni
che caratterizzano un accompagnamento capace di intercettare tutte le energie vitali e
motrici della crescita.
Nell'educazione alla fede, accompagnare richiede la capacit di affiancarsi con
rispetto a colui che sta cercando e va interrogandosi. I modi e i tempi della ricerca non
vanno imposti da colui che accompagna perch, in realt, l'educatore si affianca al
cammino di ricerca e riscoperta di s nella fede. I tempi, i luoghi e i processi della ricerca
sono dettati dal cammino interiore e dal progressivo dischiudersi di colui che cerca. Chi
accompagna, in altre parole, serve il cammino interiore delle persone. Sa ascoltare,
provocare per sostenere l'entusiasmo e, allo stesso tempo, sa coinvolgersi, raccontando la
sua esperienza di ricerca e di fede. Raccontare la propria fede, vuol dire presentare il
Vangelo a partire dall'esperienza di vita, facendolo risuonare come proposta di senso e
speranza, nella ricerca di chi si accompagna. Accompagnare sostenere il sogno di vita nel
cuore di chi cerca, in particolare, accompagnare nel cammino della fede trasmettere la
Verit che trasforma. Nell'accompagnare, mettendo in gioco la sua fede, la comunit
testimonia la memoria dellincontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che
trasforma. Con il cuore radicato nella Parola, annunzia l'amore di Dio, sola forza che pu
trasformare il cuore di chi in ricerca.
Accompagnare unesigenza intrinseca alla comunit adulta: non viva una
comunit che non assume su di s la responsabilit della generativit; non madre una
comunit che non assume su di s la responsabilit di sostenere e accompagnare le nuove
generazioni nel cammino della fede. La comunit capace di accompagnare il contesto in
cui progettare una mistagogia per gli adolescenti condivisa ed inclusiva. Condivisa perch,
ogni soggetto che agisce nella comunit, siano essi movimenti o singoli fedeli che vivono

56

il servizio educativo, deve sentire la responsabilit di unazione educativa unitaria, nella


prospettiva della rete e della pastorale integrata e integrale. Inclusiva perch, non considera
gli adolescenti unicamente come destinatari dellazione pastorale, ma valorizza la loro
presenza nellambito della progettazione della pastorale e dei percorsi mistagogici. La
comunit, nella diversit dei suoi protagonisti, accoglie la peculiarit dellesperienza di
Cristo dei ragazzi e, accanto alle altre, la considera origine della ricchezza della fede
condivisa. Trovare dei punti di contatto non un movimento unilaterale della comunit
verso ladolescente, ma un crocevia nel quale convergono i diversi carismi in movimento,
nella consapevolezza che la comunione delle diversit messe in rete un luogo dallinfinita
potenzialit di crescita.42 Una mistagogia pensata nellorizzonte di una pastorale inclusiva
che faccia sintesi tra una pastorale della solidariet, del farsi prossimo per svelare il senso
pieno del vivere, e una pastorale del protagonismo, in cui ogni battezzato, nelle sue risorse,
pietra viva delledificio spirituale qual la comunit cristiana.

3.

I PUNTI DI NON RITORNO DI UNA MISTAGOGIA CON GLI ADOLESCENTI


La riflessione sul protagonismo delladolescente allinterno della comunit, assume

tutta la sua importanza nella riflessione sullIC, cuore dellagire pastorale ecclesiale. Nel
riflettere una IC adeguata ai nostri ragazzi, le singole comunit esprimono la loro
responsabilit e la loro capacit di accoglienza, ma allo stesso tempo sono chiamate a
pensare itinerari differenziati considerando, in ambito di progettazione, le peculiarit
proprie delle et coinvolte negli itinerari di IC. In questo senso, recuperiamo lanalisi
fenomenologica del primo capitolo e la poniamo in sinergia con quanto riflettuto sulla
mistagogia alla luce delle indicazioni magisteriali e delle prospettive degli autori
presentati. La tesi fondamentale del presente studio considerare ladolescenza tempo
propizio per la Mistagogia. Non si tratta solo di unopportunit legata alla scansione
temporale degli itinerari di IC; infatti, la specificit della postura esistenziale
42

Per approfondire cfr. S. NOCETI, Educare nella comunit cristiana, co-educarsi come comunita, in
P. ZUPPA (a cura di), Apprendere nella comunit. Come dare ecclesialit alla catechesi, Elledici, Leumann
(TO) 2012, 77-94; S. CURRO, Dalla comunit di pratica alla pratica del bello. Tra un convegno e laltro, in
Zuppa (a cura di), Apprendere nella comunit. Come dare ecclesialit alla catechesi, 215-221.

57

delladolescente, caratterizzata dal compito evolutivo fondamentale della ricerca di senso e


quindi della definizione della propria identit, che motiva lopportunit della scelta
mistagogica per leducazione alla fede degli adolescenti. Di seguito si propongono cinque
punti strategici di un itinerario mistagogico con gli adolescenti che riprendono,
sviluppandole, le cinque tensioni individuate nella riflessione sulla mistagogia (la tensione
liturgica, la tensione catechetico/educativa, la tensione biblica, la tensione ecclesiologia e
la tensione vocazionale/esistenziale)
3.1. La centralit dellesperienza nei percorsi mistagogici
Il primo fulcro la centralit dellesperienza, come prospettiva pedagogica
fondamnetale, che dica concretamente laccoglienza, la cura e lamore della comunit,
mediazione essenziale per sperimentare lamore del Padre per ogni ragazzo coinvolto nel
cammino mistagogico. La mistagogia tende a trasmettere innanzitutto una vita e non idee;
alla scuola della mistagogia, si pi facilitati nel realizzare quella circolarit vitale tra
Parola, celebrazione e vita.43 La scelta esperienziale impone un percorso esigente che
chiede di mettere al primo posto i ragazzi nella loro situazione esistenziale, i loro mondi
vitali, le loro domande di vita, per operare una lettura evangelica della vita, per discernere
le esperienze di Grazia nel loro vissuto e per costruire percorsi di ricerca che investano
sulle loro potenzialit e capacit caratterizzanti la loro tensione esodale. La mistagogia
tempo in cui si sperimenta come si vive da cristiani e, quindi, come la dinamica di dono
propria della fede intercetta il desiderio di ricerca e di progetto nella vita delladolescente.
Nella tensione vocazionale/esistenziale della mistagogia possibile agganciare
linquietudine creativa delladolescente che si esprime nei vissuti che ne caratterizzano lo
stile di vita. Le esperienze proposte e vissute negli itinerari coinvolgono il ragazzo e ne
stimolano il processo di crescita alla luce dei valori proposti. Come ampiamente descritto
nel primo capitolo, leducazione deve essere esperienza catalizzante: nel suo carattere
orientativo alla Parola che plasma la vita, la mistagogia proporre esperienze ed attivit
innervate di Vangelo per accompagnare il ragazzo nellappropriazione personale dei
significati proposti.
43

MONTISCI, La mistagogia nelliniziazione cristiana, 73.

58

3.2. La catechesi essenziale: da una totalit estensiva ad una totalit intensiva


Il secondo fulcro la scelta della catechesi essenziale, che in modo adeguato alle
diverse situazioni, nella dinamica di un ritorno al dono ricevuto, introduce i ragazzi sempre
pi al cuore del Mistero celebrato. Sarebbe opportuno sottolineare, in relazione
all'esperienza esodale e di crisi propria delladolescenza, i paradigmi biblici esodo - terra
promessa, morte - vita, passione - resurrezione, rileggendoli alla luce del criterio
ermeneutico dell'integrazione fede-vita. Una catechesi che, nella sua organizzazione, nei
suoi linguaggi, nei suoi strumenti, nelle sue ambientazioni e nella sua didattica, incontri
subito la vita degli adolescenti, cercando di evidenziare lessenziale del messaggio
cristiano pi che la completezza e lo colleghi alle dinamiche personali. In questa
prospettiva che recupera la centralit della scelta esperienziale, la catechesi pu essere
definita come comunicazione esperienziale significativa della fede cristiana.44 Stile
privilegiato per realizzare la catechesi come comunicazione esperienziale la narrazione
nella quale trovano una sintesi la storia di Ges, della Chiesa e di chi ascolta. 45 In tal senso
la catechesi essenziale incarna le tensioni catechetico/educativa e biblica della mistagogia,
nella prospettiva di una rilettura della storia personale del ragazzo come tassello della
grande narrazione della salvezza.46 Accompagnare il ragazzo nella comprensione e
penetrazione graduale del Mistero del Dio Uno e Trino e della sua storia di amore con
lumanit, gettare una luce sulle contraddizioni, sulle energie, sulle tensioni che
caratterizzando la sua vita:
Il carattere storico del messaggio cristiano ha delle ripercussioni sulla catechesi. Chiede, in primo
luogo, che sia potenziata la catechesi biblica, in vista di una proposta che faccia conoscere le opere e
le parole con le quali Dio si rivelato allumanit e aiuti a leggerle alla luce della fede. Mette in luce,
inoltre, la necessit di una comunicazione della fede significativa per la persona umana. 47

44

E. ALBERICH, La catechesi oggi. Manuale di catechetica fondamentale, Elledici, Leumann (TO)


2001, 117.
45
Cfr. R. TONELLI, La narrazione nella catechesi e nella pastorale giovanile, Elledici, Leumann (TO)
2002, pp. 79-87; 93-99.
46
Cfr. MONTISCI, La mistagogia nelliniziazione cristiana, 72.
47
MONTISCI, La mistagogia nelliniziazione cristiana, 72.

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Si sottolinea, inoltre, come il recupero delle formule di fede neotestamentarie e della


Tradizione in cui si sintetizza il Kerigma, potrebbe essere la via allessenzialit in quanto
testimonianze ed espressioni di una totalit intensiva e non estensiva.48
3.3. La liturgia: via per educare lo sguardo alla Bellezza del mistero celebrato
Il terzo fulcro lenfasi sulla liturgia che, misurata nelle sue forme sulle singole
capacit di percezione, via per educare lo sguardo alla Bellezza del mistero celebrato ed
espressione del protagonismo del ragazzo con la sua famiglia nella preghiera della
comunit. In particolare fondamentale abilitare lo sguardo del ragazzo affinch non si
fermi alla superficie ma penetri nel cuore dei riti. La mistagogia valorizza il rito che rende
presente il mistero celebrato. La comunit che celebra il rito prende parte allatto salvifico,
immerge la vita dei singoli fedeli nella bellezza del Mistero.49 Infatti celebrando i divini
misteri la liturgia stessa inizia a i misteri in quanto azione di Dio, epifania di Dio:
Ecco cos la liturgia: questa potenza inaudita del fiume di vita nellumanit di Cristo risorto. In essa
tutte le promesse del Padre trovano compimento. Da allora, la comunione della santa Trinit si
diffonde incessantemente nel nostro mondo e inonda il nostro tempo con la sua pienezza. Ormai
leconomia della salvezza diventata liturgia.50

La peculiare apertura al mistero delladolescente lo dispone ad unesperienza


liturgica rivelatrice del Mistero. Se sapientemente mediata e adattata, lazione liturgica pu
essere allo stesso tempo luogo in cui esprimere il desiderio di senso e luogo in cui aprirsi
allincontro con Cristo Ges conformando sempre pi la propria vita alla sua. Alfabetizzare
al linguaggio liturgico abilitare il ragazzo a percepire il mistero a cui il linguaggio
simbolico rinvia. Il simbolo evoca il Mistero, rende possibile accostarsi alla Verit di Dio e
pone il soggetto davanti la manifestazione del mistero. Iniziare alla simbolica liturgia
donare al ragazzo la possibilit di esprimere il suo mistero e loccasione per sperimentare il
Mistero della Trinit nella sua vita. In fine si sottolinea la centralit della domenica per
l'itinerario mistagogico, perch espressione dell'ordinariet della vita comunitaria nella
quale inserire ladolescente e della essenzialit dell'eucaristia per il processo iniziatico.
3.4. Leducazione allaffettivit responsabile
48

Cfr. E. BIEMMI, Il catechista e la sua formazione. Intervento in qualit di responder alla relazione
del prof. Pier Paolo Triani, in Notiziario dellUCN, dicembre (2011) 3, 65, www.chiesacattolica.it/UCN.
49
Cfr. O. CASEL, Il mistero del culto cristiano, Borla, Torino 1966, 58.
50
J. CORBON, Liturgia alla sorgente, Qiqajon, Magano (BI) 2003, 52.

60

Il quarto fulcro sottolinea leducazione allaffettivit responsabile, che espressione


dellaccogliere e del lascarsi amare, dellessere amabili e capaci di amore, orienta il
desiderio di uscita verso l'altro, accompagna la tensione progettuale e sostiene il
progressivo radicarsi delle motivazioni della fede per una presenza creativa e costruttrice
nella comunit ecclesiale. Tale attenzione, nello specifico, coerente con la ricerca della
qualit delle relazioni altro valore quotato nel vissuto adolescenziale. In tal senso molti
degli abbandoni adolescenziali sono motivati dallassenza di relazioni significative nella
loro esperienza ecclesiale, relazioni nelle quali sentirsi riconosciuti come soggetti portatori
di capacit e quindi capaci di arricchire il vissuto ecclesiale. La qualit relazionale entra, a
pieno diritto, nella struttura dei valori significativi per un adolescente.
Investire sulla sfera affettiva nei percorsi mistagogici comporta prima di tutto
riconoscere la specificit dellaltro. Relazionarsi sinceramente con ladolescente,
comunicare il riconoscimento della sua ricchezza, della peculiarit della suo relazionalit
sessuata, vuol dire accoglierlo come portatore di un significato. Ed proprio nella
relazione sincera, nellaccogliere il mistero che il ragazzo porta, che possibile introdurlo
alla conoscenza del Mistero che porta in s. Il secondo passaggio favorirne il
protagonismo riconoscendo la libert delladolescente di progettare il proprio futuro e
anche di caratterizzare il tessuto ecclesiale in cui vive. Nellitinerario mistagogico,
ladolescente il primo responsabile della sua formazione, perch prende contatto con ci
che abbiamo indicato nel primo capitolo come il dinamismo fondamentale della crescita: la
ricerca di significato. In questo modo possibile alimentare e sostenere la progressiva
maturazione di una appartenenza sincera e responsabile, garanzia di perseveranza nei
percorsi di educazione alla fede. Lappartenenza, come espressione del protagonismo
responsabile delladolescente nel tessuto relazionale della comunit, il valore educativo
che specifica la tensione ecclesiologica della mistagogia.
Garantire appartenenza alladolescente vuol dire recuperare tutto il vissuto umano
delle nostre comunit intesto come cammino di maturazione mai pienamente realizzato, in
cui ognuno posto accanto allaltro nello specifico delle sue responsabilit: si tratta di
comunicare un vissuto relazione vivo e dinamico, in cui ladolescente cammina accanto
alladulto come al bambino, caratterizzando il passo con la peculiarit della sua andatura.

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3.5. La formazione al servizio via del protagonismo nella comunit ecclesiale


Il quinto fulcro concerne la formazione al servizio, come sostegno affinch il ragazzo
maturi la consapevolezza che giunto il tempo di cominciare a donare. In altre parole il
tempo in cui i ragazzi vanno inseriti progressivamente in alcuni servizi importanti e
significativi nella vita della comunit. Percorrere un cammino di fede in parrocchia
richiede al ragazzo un apertura di sguardo e di impegno sui bisogni della vita della
comunit. Il servizio va calibrato sulle capacit di ciascuno e deve essere presentato con
stile positivo, perch il cuore del ragazzo si apra allentusiasmo nel viverlo. Il servizio, in
questo modo, svolge un duplice funzione: sostenere lappartenenza alla comunit
ecclesiale perch il ragazzo si stente co-responsabile della vita interna; permette di
esprimere la propria appartenenza nellimpegno e nella dedizione profuse nel servizio.
importante che il servizio sia monitorato dalleducatore, questo garantisce un sostegno
motivazionale per il ragazzo che, nellattenzione degli adulti, percepisce stima e rispetto. I
servizi da svolgere in comunit sono vari:
servizi liturgici: tutto ci che direttamente o indirettamente legato alla vita
celebrativa della comunit;
sevizi catechistici: la possibilit di affiancare i ragazzi agli educatori in alcune
responsabilit allinterno del cammino mistagogico, per coinvolgerli nella
progettazione di alcune attivit dellitinerario;
servizi caritativi: introdurre i ragazzi alla sensibilit verso alcune povert
nellottica dellattenzione agli altri e ai loro vissuti;
servizi manuali: indicare ai ragazzi tante piccole attenzioni necessarie alla vita
quotidiana della comunit che richiedono disponibilit e cura.

4. UNA RIFLESSIONE CONCLUSIVA


Prima di coniare alcune attenzioni pedagogiche e scelte strateggiche per una
mistagogia possibile con gli adolescenti, importante richiamare i passaggi fondamentali
della riflessione fatta. Nel primo capitolo stata introdotta ladolescenza nella duplice
prospettiva esistenziale e teleologica. Per fare questo si scelta una lettura fenomenologica
delladolescenza con lintento di identificare il dinamismo fondamentale che ne

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caratterizza il modo di vivere. Leggendo in un'ottica sincronica il processo di sviluppo


dell'individuo, ladolescenza si presenta come periodo in cui si pongono quei processi che
permangono ed influiscono sul cammino di costruzione del S. Con ladolescenza si entra
in un kairos, un tempo mistico, perch tempo in cui si svela il desiderio di futuro. Lessere
in ricerca costituisce il modo di essere nel mondo delladolescente, un modo autonomo che
dice la peculiarit del suo sguardo sulla realt. Lo spazio e il tempo sono stati
presentati come i vissuti in cui maggiormente ladolescente esprime la sua esigenza di
autonomia e la sua ricerca. Incidere sul processo esistenziale adolescenziale riempire di
significato lo spazio e il tempo attraverso esperienze pregnate di valori. Uno spazio
percepito come significativo dal ragazzo sar luogo in cui esprimere la complessit del suo
vissuto e in cui aprirsi alla presenza educativa delladulto. Lo stesso vale per il tempo
inteso come tempo vissuto e sentito espressione della dimensione temporale vissuta
interiormente dal ragazzo. il tempo della vita interiore in cui prendono forma i progetti,
in cui il passato riletto come bagaglio di esperienze per investire sul proprio futuro.
Ladolescenza , quindi, il periodo della vita in cui nasce in modo consapevole
lesigenza di senso come elemento cruciale che ne costituisce lessenza. Infatti nella
rottura con lo stile di vita infantile, nella ricerca, a volte, confusionaria di un modo di
esprimere se stessi e di vivere alcune situazioni, che il ragazzo intuisce la possibilit di un
senso che lo aiuti a strutturare la sua originalit. Il senso percepito, desiderato e ricercato si
concretizza in significati concreti che permettono al ragazzo di esprimere la sua
personalit. Esprimere se stesso , in altre parole, orientarsi ad un agire libero e
responsabile. In tale senso, un passaggio fondamentale nella riflessione del primo capitolo,
stato indicare lesercizio della libert e responsabilit come essenziali per progettare il
proprio S: la ricerca di senso coincide, concretamente, con uno sviluppo inteso come
continua riprogettazione. In prospettiva educativa ladolescenza tempo da risignificare,
nella consapevolezza che la ricerca di senso che ne costituisce il dinamismo essenziale,
lelemento strutturante la personalit adulta. Educare ladolescente significa, allora,
promuovere la ricerca di senso coltivando e orientando le sue tensioni allo sviluppo.
Nel presente capitolo la mistagogia, stata presentata come il tempo in cui
risignifiare ladolescenza, il tempo in cui considerare la tensione esistenziale della ricerca

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di senso come la condizione trascendentale per accogliere il Mistero celebrato e vissuto.


Inoltre sono stati tracciati i lineamenti fondamentali della mistagogia attraverso una lettura
critica di alcuni documenti e di alcuni autori. Una pastorale e uneducazione mistagogica
sono strutturate su una triplice esperienza: esperienza esistenziale-vitale; esperienza
liturgico-sacramentale; esperienza conoscitiva. Lattenzione allesperienza esistenzialevitale, intesa come proposta dello stile di vita evangelico, permette di intercettare la
fondamentale ricerca di senso e la tensione progettuale delladolescente. La cura per
lesperienza liturgico-sacramnetale la possibilit, per il ragazzo, di leggere il suo mistero
nel Mistero celebrato. Approfondire lesperienza conoscitiva accompagnare il ragazzo
nella conoscenza di Cristo e nel rendere ragione delle sue scelte di fede.
Considerare ladolescenza come tempo opportuno per la mistagogia ha permesso di
individuare un nodo pastorale centrale nella progettazione degli itinerari mistagogici
costituito da due questioni: qual il significato ecclesiale della presenza degli adolescenti
nelle nostre comunit e quale comunit capace di accompagnare la presenza
delladolescente. Si sono, quindi, descritti i tratti fondamentali dellesperienza religiosa
adolescenziale, per considerarne il peculiare protagonismo e, successivamente, si
individuato nellaccompagnamento la virt pastorale e pedagogica di una comunit
responsabile della scelta mistagogica. Nellultimo paragrafo del capitolo si sono, in fine,
individuati i fulcri di una mistagogia con gli adolescenti. Compito del capitolo successivo
sar indicare attenzioni pedagogiche e scelte strategiche per un itinerario mistagogico che
concretizzi lidea di mistagogia delineata.

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