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aprile 2016

L’analisi

aprile 2016 L’analisi NOI 27 famiglia vita No al trasumanesimo Unavitasenzaumanità E Gian Luigi Gigli bambini

NOI

27

famiglia

famiglia vita

vita

No al trasumanesimo Unavitasenzaumanità

E

Gian Luigi

Gigli

No al trasumanesimo Unavitasenzaumanità E Gian Luigi Gigli bambini che non avrebbero potuto far- lo. La

bambini che non avrebbero potuto far- lo.

La tecnica utilizzata sarà la Crispr-Cas9,

una "forbice molecolare" che permette

di operare con precisione sul Dna per

tagliarne la sequenza in qualsiasi punto

e sostituire il frammento da correggere.

Sarà così possibile modificare il patri-

monio genetico da trasmettere alla di-

scendenza. Per ora gli embrioni ottenu-

ti non potranno essere impiantati e non

saranno destinati a riproduzione, ma u-

na volta messo a punto, il meccanismo

potrebbe essere utilizzato anche per ga- rantirsi un prodotto "sano" o per sele-

zionarne le caratteristiche desiderate.

È palese il rischio che l’editing geneti-

co possa essere utilizzato per "editare"

esseri umani su misura. È lo stesso E- doardo Boncinelli ad ammetterlo: «Stu- diare per cercare di capire qualcosa non

ra il 1957 quando il biologo Ju-

lian Huxley, fratello dell’auto-

re de "Il mondo nuovo") e già noto per

essere stato a capo dell’Unesco, coniò il termine "transumanesimo". L’idea di aumentare e migliorare la qualità della specie umana grazie alle applicazioni della ricerca scientifica (enhancement) è tuttavia più antica e trova radici nel movimento eugenetico. Tra i concetti fondanti del transumane- simo vi è infatti l’eugenetica, o "igiene razziale", attraverso la selezione degli esseri umani. Non a caso lo stesso Ju-

lian Huxley, da presidente della Euge- nics Society, sostenne la necessità di im- pedire la riproduzione «di certe classi di persone anormali o difettose» attraver-

so la sterilizzazione forzata.

Accanto alla sterilizzazione, il miglio- ramento della specie viene effettuato sopprimendo i feti "tarati" con l’aborto eugenetico, una pratica diventata routi- naria per le possibilità diagnostiche di amniocentesi ed ecografia e, più di re-

cente, per la disponibilità di test di scree- ning di su larga scale per la trisomia 21.

La selezione è ancor più facile nella fe-

condazione in vitro. Il bando previsto in Italia dalla Legge 40/2004, è infatti or- mai caduto, seppure limitatamente, con

la sentenza 229 della Consulta, del 21

ottobre 2015. Non è dunque più sanzio- nabile penalmente la condotta selettiva

del sanitario, se volta esclusivamente a evitare il trasferimento in utero di em- brioni affetti da malattie genetiche tra- smissibili. Anche in questo caso la pro- spettiva del transumanesimo si traveste

di umanitarismo ideologico, nascon-

dendo il suo volto disumano dietro la retorica buonista.

Rimane da consentire l’uso dell’embrione a

fini scientifici. Dopo un tentativo cinese nel 2015, il primo via libe-

ra ufficiale alla mani-

polazione di embrioni umani è stato dato lo scorso 1 febbraio

dall’Autorità britanni-

ca responsabile degli

studi sulla fertilità e su- gli embrioni, autoriz- zando una sperimenta-

zione per individuare e neutralizzare i geni malati nel Dna.

Si tratterebbe, ovviamente, di fini uma-

nitari: distruggere alcuni embrioni per individuare le cause degli aborti spon- tanei, consentendo di nascere a tanti

Dietro lʼidea di aumentare e migliorare la qualità della specie umana grazie alle applicazioni della ricerca scientifica, come dietro la riproduzione artificiale, ci sono interessi economici enormi. Altro che preoccupazioni umanitarie!

è mai sbagliato, che poi un giorno la

scienza ci condurrà verso la creazione di bambini geneticamente modificati non lo possiamo escludere». Prima ancora che problemi etici, la de- cisione britannica suscita, tuttavia, in- terrogativi scientifici. Potrebbe, infatti, portare a risultati a lungo termine im- prevedibili. «Quando si va a toccare il Dna per correggere una mutazione di- fettosa – ammonisce Bruno Dallapicco-

la – si possono indurre errori in altre par- ti del genoma», con conseguenze tran- sgenerazionali. Senza considerare che,

a parità di genoma, ciò che rende le cel-

lule diverse tra loro è la diversa attiva- zione o repressione dei singoli geni, l’e- pigenetica, di cui sappiamo ancora tre- mendamente poco. Per questo, in attesa di conoscerne le motivazioni, la recentissima sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha deciso di rinviare al legislatore ogni de- cisione sull’ammissibilità dell’uso di embrioni umani a fini di sperimentazio- ne distruttiva non può che essere salu- tata con apprezzamento. Dietro la riproduzione artificiale e l’enhancement della specie umana, so- no in gioco interessi economici enormi che non hanno nulla di umanitario. Co-

sì come hanno solo interessi di potere co- loro che, dopo aver sganciato la ripro- duzione dalla sessualità, mirano a co- struire una società di esseri genetica- mente modificati per renderli indistinti

e manipolabili a loro volta.

Per completare la filiera dell’industria della riproduzione artificiale, manca or- mai solo l’utero artificiale. Una tenta- zione che periodicamente ritorna con l’obiettivo reale – fare a meno del ven- tre materno – mascherato ancora una volta dall’obiettivo umanitario dichia- rato: aiutare la maternità delle donne che non riescono ad avere un figlio natural- mente a causa di danni all’utero. Tornano in mente due libri fondamen- tali del ’900. Uno è "Il mondo nuovo", in cui Aldous Huxley, fratello di Julian, descrive nel 1932 l’utopia di un nuovo modello di società, forgiato dalle tec- nologie della riproduzione, dall’euge- netica e dal controllo mentale. L’altro è "Il padrone del mondo", in cui nel lontano 1907 il convertito Robert H. Benson metteva in guardia profetica- mente dall’umanitarismo divenuto par- tito dominante, quasi una religione do- tata di liturgie e in cui la filantropia ha preso il posto della carità. Umanitari- smo e scienza (chi è contrario?) per far penetrare senza resistenze la disumanità del potere tecnologico.

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