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Quando interpretare sinonimo di inventare: la Cassazione estende il repechage alle mansioni inferiori - LAVORO | Diritto e Giustizia

24/11/15 11:36

LAVORO

LAVORO SUBORDINATO | 20 Novembre 2015

Quando interpretare sinonimo di inventare: la Cassazione


estende il repechage alle mansioni inferiori
di Mario Scofferi - Giglio & Scofferi Studio Legale del Lavoro

Lart. 2103 c.c. va interpretato nel senso che, nei casi di legittime scelte imprenditoriali comportanti interventi di ristrutturazione
aziendale, ladibizione del lavoratore a mansioni diverse - ed anche inferiori a quelle precedentemente svolte, senza modifica del
livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del codice civile se essa rappresenta lunica alternativa praticabile in luogo
del licenziamento per motivo oggettivo.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 23698/15, depositata il 19 novembre)
Ad affermarlo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23698, depositata il 19 novembre 2015.
Il caso. La Corte dAppello di Brescia, confermando la pronuncia di primo grado, dichiarava lillegittimit del licenziamento per motivo
oggettivo comunicato da una societ ad un proprio dipendente.
I Giudici di merito ritenevano infatti che, a fronte della soppressione del posto di lavoro occupato dal dipendente, la societ non avesse
offerto a questultimo il reimpiego nelle mansioni (inferiori) di responsabile dellufficio acquisti, resosi vacante in epoca di poco precedente al
licenziamento.
Contro tale sentenza la societ ricorreva alla Corte di Cassazione, articolando vari motivi.
Quando lart. 2103 dice nullit intende derogabilit. In particolare, la ricorrente lamentava innanzitutto la violazione dellart. 3
della L. n. 604/1966 e dellart. 2103 c.c. atteso che, contrariamente a quanto affermato dai Giudici di merito, lobbligo di repechage che la
gravava non poteva essere esteso sino alla verifica sullesistenza di mansioni inferiori a quelle da ultimo svolte dal dipendente.
Motivo che tuttavia, sulla base del principio esposto in massima, non viene condiviso dalla Corte.
Ritiene infatti la Cassazione di dare continuit giuridica al proprio pi che minoritario orientamento, per il quale lart. 2103 c.c. deve
essere interpretato alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire unorganizzazione aziendale produttiva ed
efficiente e quello del lavoratore al mantenimento del posto.
Leffetto di tale bilanciamento , ad avviso della Corte, linesistenza di una violazione della norma codicistica tutte le volte in cui
lassegnazione alle mansioni inferiori (perentoriamente qualificata dallart. 2103 c.c. come nulla) sia funzionale ad evitare il licenziamento.
Questa ricostruzione sarebbe avallata da varie fonti. Ad avviso della stessa Corte, inoltre, questa conclusione sarebbe (il condizionale
dobbligo) in coerenza con la ratio sottesa a numerosi interventi normativi - peraltro tutti riferiti a fattispecie affatto peculiari che, ad
avviso di chi scrive, altro non fanno che confermare la regola generale espressa dalla lettera dellart. 2103 c.c. e salve le ipotesi di novazione
da tempo individuate dalla giurisprudenza - ultimo dei quali la modifica apportata dal c.d. Jobs Act.
Nemmeno servirebbe il consenso del lavoratore. Ma v di pi. Ad avviso della Corte, a questi fini nemmeno sarebbe necessario un
patto di demansionamento ovvero una richiesta del lavoratore in tal senso anteriore o coeva al licenziamento (come invece riteneva,
condivisibilmente, la maggior parte delle - davvero poche - sentenze che autorizzavano il repechage su mansioni inferiori), atteso che in
questo scenario sarebbe onere del datore di lavoro, proprio in attuazione dei principi di correttezza e buona fede [....] rappresentare al
lavoratore la possibilit di unassegnazione a mansioni compatibili (ancorch inferiori, ndr) con il suo bagaglio professionale.
Quando il diritto diventa opinione. La Corte, infine, accoglie il ricorso della societ, pur in relazione ad altri condivisibili motivi.
Riteniamo tuttavia di soffermarci sul principio pocanzi esposto in quanto, ad avviso di chi scrive, sintomatico di unaleatoriet del diritto
incompatibile con un sistema asseritamente civile.
E noto, infatti, che lobbligo di repechage di per s frutto di una, pur coerente, invenzione giurisprudenziale.
Che ora questobbligo venga esteso peraltro senza nemmeno il consenso del dipendente - a mansioni inferiori francamente grottesco,
tanto pi alla luce di una norma codicistica che perentoriamente qualifica lassegnazione a mansioni inferiori come nulla.
Ancor pi grottesco poi che, senza ritenere necessario il consenso del dipendente o una sua preventiva manifestazione di volont in tal
senso, la stessa Corte stia di fatto arrogando a s prerogative del legislatore, che recentemente intervenuto in materia modificando lart.
2103 c.c. .
Insomma: limpressione di chi scrive che, pi che applicare in maniera rigorosa una norma di legge, la Cassazione sia stata mossa da
quello che la pi autorevole dottrina ha definito pietismo giuridico, il quale, tuttavia, non pu certo giovare ad un paese che, oggi pi che
mai, ha necessit di soluzioni certe e valide sempre e per tutti.

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