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Con le strade ancora occupate dai cadaveri Port au Prince si sveglia nella

sua prima domenica post terremoto. Ma, anche con Hillary Clinton sul
posto, per gli haitiani un giorno come gli altri. Anzi peggio, perch pi
passano i giorni pi diminuiscono le speranze di trovare qualcuno ancora
vivo sotto le macerie, e aumenta la certezza del disastro.
Nonostante la presenza massiccia degli aiuti internazionali e la
militarizzazione dei caschi blu, le condizioni di vita della gente rimangono
invariate. C' confusione, insicurezza e disperazione. Le risorse finiscono
e si accendono focolai di tensione.
In molti quartieri si continua a scavare ma dopo cinque giorni quasi
impossibile trovare qualcuno ancora vivo.
Passando davanti l'universit GEOC c' un assembramento e una
squadra di soccorso francese. Ho ricevuto un messaggio dagli Stati
Uniti. Un amico mi ha scritto che sua figlia sotto le macerie. Lei ha
inviato un sms a suo padre negli Usa e lui ha girato a me. qui sotto.
Dobbiamo cercarla e tirarla fuori, grida senza sosta Fernand, mostrando
a tutti il cellulare col messaggio.
Da parte loro i soccorritori possono fare poco Il palazzo era di otto piani,
i cani non sentono nulla, anche a causa della presenza di cadaveri tra le
macerie. Se c' davvero qualcuno di vivo qui sotto bisogner portare via
un po' di piani con la ruspa e provare a tornare domani.
Le ricerche continuano apparentemente senza un ordine preciso.
All'improvviso le squadre di soccorso vengono chiamate dalla gente per
strada, se si ha il sospetto che ci sia ancora qualche sopravvissuto sotto i
crolli.
L'atmosfera nella base logistica delle Nazioni Unite molto confusa.
Funzionari, militari, forze di polizia, brulicano senza un senso apparente.
Nell'ospedale da campo allestito all'interno della base i medici si
occupano prevalentemente di fratture esposte, traumi cranici,
escoriazioni gravi.
la priorit sono i nostri confessa Mariana, arrivata dalla Spagna per
supportare l' ufficio UNDP dell'ONU ho avuto paura per molti colleghi
che invece siamo riusciti ad estrarre ancora vivi.
Le parole di Mariana confermano la sensazione che gli aiuti siano
concentrati nelle zone bene della citt e la devasta Petit Ville, il quartiere
dove vivevano la maggior parte degli stranieri.
Centre Ville, il centro, invece abbandonato a se stesso. Davanti al
palazzo presidenziale in rovina, una massa di disperati si ammassata in
una delle tante tendopoli. Intorno le rovine, la distruzione, interi palazzi
crollati. In alcuni casi la pressione dei piani superiori ha fatto schizzare
via quelli intermedi che sono piovuti dal cielo sui passanti. Nessuno
scava. Non ci sono mezzi della protezione civile n haitiana n di nessun
altro. I cadaveri sono in avanzato stato di decomposizione e spesso
ammucchiati ai lati delle strade. L'odore ormai si fatto insopportabile:
bucce d'arancia, dentifricio, panni imbevuti d'alcol, la gente cerca di
proteggersi dalla puzza di morte penetrante e dolciastro con quello che
trova. In questa zona della citt come nelle periferie non si visto nessun
tipo di aiuto, su alcuni edifici sono appesi cartelli in inglese: US marines

help, body inside.


Nessuna speranza per gli haitiani intrappolati nella zona sbagliata della
citt: dove sono gli aiuti internazionali? ci domanda gridando in
lacrime il parroco della chiesa del Sacro Cuore, ridotta in macerie alla
radio parlano di mezzi e milioni di dollari in aiuti, ma noi non abbiamo
visto nulla, non venuto nessuno ad aiutarci.
E col peggiorare della situazione e l'immobilit degli aiuti, sicuro che
aumenteranno episodi di sciacallaggio, violenza e rivolta, dovuti
principalmente alla disperazione e alla frustrazione.
Federico Mastrogiovanni
Simone Bruno