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Lunica strada che collega Port Au Prince alla frontiera sono

ottanta chilometri di caos. Una strada sterrata per lunghi


tratti, percorsa da enormi jeep che portano aiuti e
personale di soccorso, da un lato, e da camion ricolmi di
disperati dallaltro. Troppo per una arteria che, pur essendo
una delle sole tre uscite dalla capitale haitiana, poco pi
larga di una corsia. A Port Au Prince molti abbandonano la
citt, hanno perso tutto e tornano verso le zone rurali dove
ancora hanno qualche conoscente. Il flusso di persone che
dalla capitale si sposta in campagna ha generato un
effetto esodo che potrebbe avere degli effetti negativi.
C' chi si preoccupa che l'arrivo di molti appartenenti alle
bande urbane di Port au Prince possa portare violenza e
criminalit nelle citt di provincia, normalmente pi
tranquilli della capitale.
Chi pu affrontare il viaggio, invece, raccoglie quanto pu e
scappa verso la vicina Repubblica Dominicana.
La frontiera saltata. Un gruppo di guardie armate
dominicane cerca di mantenere una parvenza di ordine,
mentre dal lato Haitiano invece gli uffici sono proprio
chiusi. nato un piccolo mercato illegale dove si rimedia
qualche cosa da mangiare e acqua potabile, ovviamente a
prezzi di molto superiori al dovuto. Si passa senza il
controllo dei documenti, lunico criterio che sembra
adottare la polizia di frontiera bloccare gli Haitiani a piedi
che a occhio giudicano pi poveri. Ma tanto poco pi in la
dai buchi nella rete passa chiunque.
Lanti-haitianismo a Santo Domingo lo ha inventato il
dittatore Rafael Trujillo mentre in Europa scoppiava la
seconda guerra mondiale. Il dittatore decise di far
massacrare tutti gli haitiani nella Repubblica Dominicana e
da quel momento diventato comune, per dittatori e
presidenti, dare la colpa dei mali del paese agli immigrati
dell
unico
paese
confinante. Crisi economiche,
disoccupazione, delinquenza, tutto colpa degli haitiani.
Tanto stata forte la propaganda per anni che oggi esiste

un razzismo strisciante, non solo tra gli hotel di lusso e i


casin del lungomare, ma anche e soprattutto tra i
dominicani pi poveri.
Un Haitiano su 10 prima del terremoto era immigrato nel
vicino paese, ora non possibile capire cosa stia
accadendo.
A poche decine di chilometri dalla frontiera, alle porte della
capitale, il caos. Traffico bloccato e migliaia di persone che
si muovono a piedi. Personale medico internazionale,
cooperanti e camion di aiuto restano fermi per ore sotto il
sole. Furgoni pieni di cadaveri e familiari sono invece fermi
per ore nel tentativo di lasciare la citt o di fare
rifornimento di benzina o acqua. Qualche disperato si
aggira tra le macchine bloccate nell' ingorgo e cerca di
sbirciare tra i vetri oscurati della cooperazione internazione
per chiedere qualcosa da mangiare o un po' di denaro.
Ovunque le donne camminano portando enormi pacchi
sulla testa.
Dopo i primi giorni dal sisma, il soccorso delle decine di
migliaia di feriti, la conta dei morti, la ricerca dei superstiti,
il problema pi impellente la distribuzione di acqua, cibo
e benzina Qui se non entro tre giorni non si trovano questi
beni primari, la situazione sar insostenibile, sostiene
Jean, cooperante francese da anni ad Haiti. La gente
raccoglie l'acqua di scarico perch la citt senza acqua, e
presto aumenter la tensione per accaparrarsi la benzina.
Migliaia di persone si affollano nelle tendopoli improvvisate
da ong e Nazioni Unite, dormendo per strada, lontano dalle
case, per paura di nuove scosse di assestamento o della
caduta dei molti edifici pericolanti. La distribuzione dei
soccorsi per va ancora a rilento.
Probabilmente ora di viveri e beni di prima necessit ne
sono arrivati a sufficienza commenta un funzionario ONU
che preferisce rimanere anonimo il problema , come

sempre, quello di distribuirli senza generare tumulti.


Per strada i volti della gente sono spaesati. Molti haitiani,
ancora sotto shock, vagano per le strade, spesso
indossando mascherine o stracci sulla bocca, per resistere
al persistente odore di morte che si diffonde ovunque e si
appiccica addosso.
La sensazione costante quella di indeterminatezza,
disperazione e confusione che certamente non passeranno
presto.
Federico Mastrogiovanni
Simone Bruno