Sei sulla pagina 1di 5

con grande orgoglio che raccolgo l'invito dell'ANPI di Chioggia a celebrare, in

questa cara ricorrenza, i caratteri e l'eredit della Liberazione nella nostra citt.
Lo devo ai valori della Resistenza, ricevuti nel dna da mia madre e coltivati dalla
mia famiglia nel tempo. Lo devo all'amore per questa isola e ci che la circonda,
per la storia del Novecento, trasmessimi anche dal mio maestro: il professor Sergio
Ravagnan che per molti anni mi ha preceduto nel tenere questo discorso, e al quale
dedico un forte abbraccio di ringraziamento per la continua attivit di ricerca.
Giorni fa rileggevo appunto il volume fondamentale che ha scritto ormai trent'anni fa
assieme a Gianni Scarpa, con le testimonianze dei partigiani chioggiotti e i racconti
di vita: e mi sono convinto che anche in questa citt d'acqua e di terra, di fiumi e di
bosco avevamo degli eroi, i nostri Pertini, le cui figure sarebbe bello vedere
conosciute dalle giovani generazioni. Magari chiss, ritratte nelle loro magliette.
Emilio era calzolaio, Egidio vendeva generi alimentari, Vittorino faceva il panettiere
a Sottomarina, Otilla manteneva la figlia svolgendo lavori pesanti, padre Antonio
divent presto sacerdote, Giusto veniva da Cavanella, era marinaio e come i soldati
di Cefalonia si ribell ai tedeschi, fu deportato in Germania dove trov la morte.
Avevano venti, trenta, quarant'anni, e non hanno avuto paura di stare dalla parte
giusta e seguire il grande bisogno di libert, con tutti i rischi che avrebbe
comportato l'esporsi, anche a scapito di rappresaglie dirette o trasversali.
Erano socialisti, comunisti, democratici cristiani, laici e azionisti. Ma soprattutto
appartenevano al popolo: perch a Chioggia, a Sottomarina e nei territori
circostanti, la Resistenza fu -pi che altrove- un fatto di popolo e non di lite,
germinato nell'idem sentire delle persone che avevano tollerato fin troppo i soprusi
ventennali dei fascisti e l'occupazione nazista dopo l'8 settembre 1943.
Per molti anni l'imbianchino Sante Varagnolo, detto Bandierin, veniva rinchiuso e
confinato prima delle parate dei gerarchi, quando non immerso coi piedi
nell'abbeveratoio dei colombi ghiacciato, poco distante da qui. Per molti mesi la
popolana Giuditta di Sottomarina ascoltava di nascosto Radio Londra, e passava
informazioni preziose ai resistenti, prima che le fosse confiscato l'apparecchio.
Uomini e donne del popolo erano i 60 morti che la citt ha pianto sotto i
bombardamenti, 300 i suoi figli dispersi nel mare e sui fronti di una guerra
scellerata, voluta da Benito Mussolini.
Ed stato grazie a un uomo del popolo, il giornalaio Ugo Casson, se Chioggia fu
risparmiata dalle bombe alleate la sera prima della Liberazione: alle ore 19 del 26
aprile 1945, Ugo fece il giro della citt, calle per calle, gridando di accendere tutte le
luci e i fuochi possibili, in segno di resa agli aerei angloamericani. Furono bruciate

candele e lumi sulle terrazze, i fanali delle barche, legna e stracci anche negli orti di
Sottomarina. Gli aviatori alleati dall'alto compresero e si dileguarono, Chioggia fu
salva e la mattina successiva, il 27 aprile 1945, il campanile di Sant'Andrea innalz
la bandiera bianca. Nel pomeriggio entrarono in citt i reparti partigiani della brigata
Clodia; l'annuncio della ritrovata libert venne dato dal balcone di questo municipio,
dove si insedi la prima giunta provvisoria guidata dall'avvocato Piero Scarpa, con i
rappresentanti di tutto il Comitato di Liberazione Nazionale. Mentre i chioggiotti
festeggiavano in piazza, i nuclei combattenti della brigata Vittorino Fiore andavano
a
liberare
anche
il
litorale
di
Pellestrina.
Zerlino Boscolo Marchi era uno di loro. Aveva 19 anni, era di famiglia socialista.
Faceva la staffetta, si nascose in campagna, partecip ai sabotaggi: Se ze da
coparli, anca adesso, mi ha detto quando l'ho incontrato la scorsa settimana, nella
sua casa di Sottomarina, mentre leggeva il quotidiano e aveva gli occhi lucidi nel
mostrare i ricordi della vita nei campi, del suo impegno sindacale e politico nel
dopoguerra. Zerlino usava dire alla moglie: In viaggio ci andremo un'altra volta, il
25 aprile lo voglio trascorrere in piazza. Avrei tanto voluto invitarlo ora qui con me
sul palco, ma l'ultimo partigiano stamattina convocato al teatro Toniolo di Mestre,
dove gli viene conferita la prestigiosa medaglia della Liberazione, istituita dal
ministero della Difesa per tutti i resistenti italiani rimasti in vita. Al partigiano Zerlino
Marchi, all'ultimo partigiano di questa citt, io chiedo un commosso applauso di
ringraziamento.
Zerlino a tutt'oggi presidente dell'ANPI di Chioggia, l'associazione che fin
dall'immediato dopoguerra ha provveduto a documentare, a catalogare, a
promuovere il pi esaltante periodo della nostra storia. L'Associazione Nazionale
Partigiani d'Italia negli ultimi anni si prefissa di passare il testimone, dalla
generazione che ha fatto la Resistenza e che inevitabilmente -purtroppo- sta per
venire meno, a quelle che la hanno seguita, fino alle prossime. Citando il
compositore Mahler: il nostro compito tenere acceso il fuoco, non di conservarne
le ceneri. Perch siamo ci che siamo stati, e siamo quello che saremo: le nuove
tecnologie consentono di rendere eterne le carte, i materiali, gli archivi,
digitalizzandone i contenuti e potendoli fruire con un clic dovunque ci troviamo. Vi
invito al proposito a visitare, nella sala adiacente al museo civico, l'esposizione
relativa ai primi giorni di Chioggia italiana e garibaldina con i registri del
Risorgimento, del quale la Resistenza si detta essere in continuit. E in tale spirito
dico grazie a Francesco Zennaro, giovane regista di Cavanella d'Adige, che ha
immortalato attraverso un cortometraggio le testimonianze degli anziani relative al
barbaro eccidio della famiglia Baldin e di Narciso Mantovan, la cui memoria come

ogni anno andremo ad onorare in loco al termine di questa manifestazione.


Non un caso che ogni anno all'ANPI si iscrivano migliaia di giovani e di
giovanissimi in tutta Italia. Non un caso che la pagina online del comitato di
Chioggia, aperta da poco e aggiornata in tempo reale, sia gi molto seguita e
partecipata: i programmi scolastici raramente si spingono oltre l'analisi della
Seconda Guerra Mondiale, perci la curiosit per le origini anche culturali del
sistema repubblicano e per le vicissitudini degli scorsi settant'anni spesso devono
essere appagate altrove. E non per l'ignavia di insegnanti appassionati, quanto per
una concezione ministeriale radicata in tempi lontani, che pretende si imparino fatti
oltremodo remoti e privi di conseguenze nell'attualit, anzich parlare con gli allievi
di cosa successo il giorno prima nel mondo, e dei motivi che hanno generato
questi eventi, provvedendo a renderli adulti pi consapevoli. Dalla sua prigionia,
Antonio Gramsci scriveva al figlio Delio: Studia la storia, perch riguarda gli uomini
viventi. E tutto ci che riguarda gli uomini, quanti pi uomini possibile, tutti gli
uomini del mondo, in quanto si uniscono fra loro in societ e lavorano, e lottano, e
migliorano se stessi, non pu non piacerti pi di ogni altra cosa.
La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. La storia d torto e d
ragione: il 25 aprile tornato vivo nel sentimento civico, evitando di essere una
mera rappresentazione sterile, quando i suoi valori si sono sentiti minacciati,
quando andava di moda negarne la portata e parlare di guerra civile. ora di dirlo
chiaro, forte e in modo definitivo: non fu una indistinta guerra civile, fu una guerra di
Liberazione. Le parti che si erano combattute non erano equivalenti: una era
determinata dalla fede nella libert, nell'eguaglianza, nella democrazia, l'altra da un
torto profondissimo, dalla cieca obbedienza a un regime oscurantista. Distinguere il
bene dal male, i buoni dai cattivi fa bene sempre, anche oggi e in ogni campo.
Nonostante tardive degenerazioni e pericolosi sbandamenti, le forze nate dalla
Resistenza hanno garantito al Paese decenni di prosperit e di libero confronto
politico fondato sulle idee e non sulla prepotenza del pi forte, del pi ricco, del pi
armato: un sistema che ha accresciuto la consapevolezza della popolazione ed
espanso progressivamente quei diritti sociali e civili che il fascismo aveva negato.
Sappiamo che in tal senso il percorso non pu dirsi giunto alla piena soddisfazione.
Ma soprattutto, dalla Resistenza maturarono i pi alti traguardi dell'Italia civile, i
quali ancora oggi reggono saldamente le fondamenta della nostra comunit: giusto
settant'anni fa, il 10 marzo 1946, le donne italiane poterono accedere al voto per la
prima volta nella storia. Non pi solo mogli, madri, figlie, sorelle a piangere i caduti,
ma finalmente protagoniste in prima persona nel lavoro e nella vita pubblica,

affinch il brillare naturale dei loro occhi non lo scambiassero per pianto, come
canta Ivano Fossati. Del loro contributo alla Liberazione e al progresso, e della
richiesta che l'ANPI di Chioggia ha effettuato -cio raddoppiare la P nella sigla
dell'associazione per individuare le Partigiane- parler a breve la professoressa
Gina Duse.
Tra poche settimane, il 2 giugno, celebreremo i settant'anni della Repubblica, a
seguito del referendum istituzionale che nel 1946 decise, con un pronunciamento
popolare, che anche i Savoia fossero ritenuti responsabili del regime e della guerra.
L'ordinamento repubblicano nato dalla Resistenza ormai dato per acquisito e non
pi stato messo in discussione dai logici passaggi e aggiustamenti espressi prima
nella societ e nei corpi intermedi in cui si organizza, poi nella classe politica.
Dal Comitato di Liberazione Nazionale prese le mosse l'Assemblea Costituente,
che dal giugno 1946 per un anno e mezzo redasse la Costituzione repubblicana,
approvata nel dicembre 1947 e tutt'ora in vigore. All'assemblea parteciparono
anche due parlamentari chioggiotti: Riccardo Ravagnan e Lina Merlin.
I costituenti introdussero nel testo i moventi dell'azione partigiana, dalla pratica
delle libert di parola, di stampa e di associazione alla funzione sociale dell'attivit
di impresa, dalla primazia e salvaguardia dell'interesse generale sopra quello
privato al carattere universalistico della scuola, della sanit e dell'assistenza,
all'articolo 11 che annuncia: l'Italia ripudia la guerra. E vollero cristallizzarli in una
struttura, ritenuta la pi avanzata nel mondo da molti esperti, che includeva anche
le possibilit di un proprio futuro aggiornamento: cos si deciso che la prima parte,
contenente appunto i principi fondamentali, non fosse emendabile, quanto invece la
seconda, relativa agli organi di Stato e alle autonomie locali, suscettibile di
interpretare l'adeguamento della forma di governo alla realt sopravvenuta.
Le grandi conquiste dovute alla Resistenza, senza la quale assai difficilmente si
sarebbero manifestate nei medesimi aspetti con cui le conosciamo e pratichiamo,
non hanno per estirpato dal sangue della nazione quella sorta di eterno fascismo
italiano di cui a pi riprese hanno scritto grandi intellettuali come Pier Paolo
Pasolini, Leonardo Sciascia, Carlo Levi, Giorgio Bocca e il compianto Umberto Eco.
Essere antifascisti oggi significa indignarsi quando un diritto invece che riconosciuto
e applicato viene conculcato, quando le minoranze etniche, religiose, sessuali
vengono discriminate ed emarginate, quando vengono fatte tacere voci dissonanti e
non viene esercitato il beneficio del dubbio. Significa chiedere misure adeguate
ancorch drastiche di fronte a uno Stato sovrano nelle cui prigioni morto sotto
indicibili sofferenze il giovane ricercatore Giulio Regeni, e altri con lui. Significa
impegnare la comunit internazionale, le organizzazioni europee e atlantiche a

debellare con ogni mezzo il terrorismo medievale di matrice jihadista, costato la vita
tra gli altri alla studentessa lagunare Valeria Solesin. Significa accogliere con
dignit quanti scappano dalla guerra, dalle privazioni, dalla paura che le lancette
della storia tornino pericolosamente indietro verso stagioni che non vogliamo
rivedere mai pi. Per noi, e per tutte le donne e gli uomini di questa terra.
Ai futuri amministratori della citt, e al consiglio comunale dei ragazzi, concludo
chiedendo di continuare l'impegno affinch la storia e la memoria collettiva di
Chioggia siano sempre tenute presenti e valorizzate nel modo che meritano.
Perch, come dice il manifesto dell'ANPI per questo 25 aprile, la libert costata
tanto, ma a volte dimentichiamo di averla. Viva il 25 aprile, viva l'Italia liberata.