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SOMMARIO

LUNA............................................................................3
MICHELA.....................................................................29
PAOLA.........................................................................39
Capitolo 1...............................................................40
Capitolo 2...............................................................49
Capitolo 3...............................................................65
ALESSANDRA..............................................................77
Capitolo 1...............................................................78
Capitolo 2...............................................................84
Capitolo 3...............................................................97
Capitolo 4.............................................................109
Capitolo 5.............................................................115
Capitolo 6.............................................................126
Capitolo 7.............................................................136
Capitolo 8.............................................................146
SANDRA....................................................................158
GISELLA....................................................................171
Capitolo 1.............................................................172
Capitolo 2.............................................................176
Capitolo 3.............................................................181
Capitolo 4.............................................................190
Capitolo 5.............................................................197
Capitolo 6.............................................................208
Capitolo 7.............................................................223
BONUS TRACK: MICRORACCONTI IN 1500 BATTUTE.232

LUNA

Luna era incazzata nera. Quello stronzo di Nicola!


A lei piaceva inventarsi storie e scrivere, fin da
bambina. Era il suo hobby, la sua passione. E poi a un
certo punto aveva iniziato, senza dirlo a nessuno, a
pubblicare racconti di fantascienza sotto lo
pseudonimo di Ecate, su siti in cui si potevano
pubblicare e leggere gratuitamente racconti di vario
genere. Ed era cos giunta, alla veneranda et di 22
anni, a un sito un po particolareracconti di
fantascienza, s, ma obbligatoriamente erotici o
pornografici.
Aveva letto, si era divertita, si era eccitata, e dopo
qualche tempo aveva deciso di provare a scrivere
qualcosa anche lei.
Ed era cos che aveva conosciuto Nicola. Lui era un
lettore del sito, le aveva scritto una mail per
commentare i suoi racconti e avevano iniziato a
chiacchierare. La cosa non le era sembrata affatto
strana, visto che molti lettori e scrittori sia di questo
che degli altri siti, quelli di fantascienza
convenzionale, lavevano contattata in precedenza,
e con alcuni di essi aveva proseguito il dialogo a lungo
o era tuttora in contatto.
Pian piano per Luna si era resa conto che questo caso
era diverso. Con ogni parola, lui ci provava. Faceva lo
spiritoso, la lusingava, quasi la coccolava. E a lei
piaceva. Si erano descritti lun laltro le proprie vite, le
proprie aspirazioni, si erano scambiati i loro veri nomi,
lamicizia su facebook. E mentre i giorni si

trasformavano in settimane dalle lusinghe e le coccole


Nicola era passato ad un approccio pi sensuale,
dapprincipio discreto per poi sfociare nellapertamente
sessuale. E leinonostante la stranezza della
situazione ne era eccitata.
Vorrei leccare quelle bellissime tette che vedo strette
nel costume nella foto che hai pubblicato ieri le aveva
scritto su Msn quel pomeriggiola cosa pi ardita che
le aveva scritto finora. E chiss come mai lei, timida di
natura, era stata al gioco. Vorresti vederle senza
niente sopra? aveva scritto, stupendosi di s stessa. E
si era stupita di s stessa ancora di pi quando al s
di Nicola si era ritrovata a togliersi la canottierina
estiva e il reggiseno, per poi fotografarsi il seno col
telefonino, e inviargli la foto.
A risposta era arrivata la foto dei capezzoli di lui, tesi
per leccitazione.
Immagino le mie mani che ti stringono le tette. Che
strizzano i capezzoli fino a farli diventare durissimi.
Mentre tu stringi i miei. Immagino di morderli, di
succhiarli fino a farti gridare di piacere, farti gridare
come una porca. Mi senti?
I capezzoli di Luna si erano tesi mentre si immaginava
le mani di lui su di s. Le sue mutandine iniziavano a
bagnarsi.
Quasi ansimando, aveva digitato Ti sentoe
immaginole mie mani che percorrono il tuo petto,

che stringono i tuoi capezzoli, che graffiano la tua


pelle
Il mio cazzo in tiro, duro. Lo vuoi vedere?
Una scarica di eccitazione percorse Luna, dalla testa ai
piedi. S digit tremando.
Nicola le mand la foto del suo membro eretto.
Risaltava scuro contro la pelle chiara del ventre di lui,
con le vene in rilievo, la cappella rosso violacea,
tesissima, e i testicoli gonfi.
Mai la mera vista di un fallo laveva eccitata cos
prima.
Com grosso! scrisse Vorrei prenderlo in bocca,
succhiarloleccarti le palle finch non mi dici che non
ce la fai pi!
S, e poipoi te lo caccio tutto in golati scopo la
boccati sborro dentro e tu la bevi tutta
Come una brava bambina, non ne lascio neanche una
goccia!
Brava, e poi lo lascio l, cos tu puoi succhiarlo ancora
finch non torna durodescrivimi come faresti
Succhio la cappella, prima piano perch ancora
sensibile, poi con sempre pi forza. Intanto con le mani
massaggio i testicoli. Quando inizio a sentire il fremito
ma ancora morbido, me lo metto tutto in bocca,
appoggiando le labbra alla tua pancia. Giocando con

lui con la lingua. Voglio sentirmelo crescere dentro,


voglio sentire la tua cappella contro la mia gola che
allontana le mie labbra dal tuo ventre, voglio sentire la
mia mascella spalancarsi piano piano
Oooohhh slidea ti fa bagnare?
Tantissimosono fradicia!
Mandami una foto!
Luna deglut. Ma ormai era in ballo. Si tolse anche le
mutandine ormai zuppe, e si scatt una foto della
vulva bagnata delleccitazione che questi scambi le
provocavano. Le labbra e il contorno dellano erano
prive di peli, e Luna si depilava i lati del pube cos che
rimanesse solo uno stretto triangolo scuro.
Leccamela Scrisse.
Con piacere. Ti apro le gambe al massimo, voglio la
tua figa spalancata. Con le dita apro le labbra, e ti
ficco subito la lingua dentro, in fondo. Ti scopo con la
lingua come farei col cazzo. Sfrego il clitoride con le
dita. Quando sento che stai per venire mi fermo, poi
ricomincio. Verrai solo col mio cazzo dentro!
Luna non riusc pi a trattenersi. Inizi a sfregare il
clitoride con la sinistra mentre con la destra digitava
Sono bagnatissimati premo la vagina contro la
faccia
Smetto di leccarti, continuo a sfregare il clitoride, ti
infilo dentro un dito

Cos? chiese lei, allegando una foto col medio in


vagina fino alla nocca.
Mentre attendeva la risposta di Nicola, le dita in vagina
divennero due. Si muovevano frenetiche dentro e fuori
lapertura bagnata allinverosimile.
S, cosquanto sei maiala! Le dita diventano due, poi
tre, le infilo forte e le tiro fuori, veloce. Ti immagino
che gridi e ti contorci. (Mi sto facendo una sega!)
Fammi vedere scrisse lei, mentre continuava a
muovere le dita, a darsi piacere.
Sulla foto la mano di Nicola scappellava il membro che
se possibile sembrava ancora pi duro di prima.
La mano che vedi nella foto sta dirigendo la mia
cappella contro la tua figaspingo forteentro
dentro!
Luna ebbe un brivido. Ormai si contorceva sulla sedia,
sfregando il clitoride e immergendo le dita in una
vagina che ormai traboccava umori.
Sriempimi tutta fino in fondo!!!
Tocco il fondo, m ritiro e spingo ancora. Ancora e
ancora. Forte, voglio spaccarti!
S..oh surlo a ogni colpo, mi sollevo e ti vengo
incontro. Pi forte!
E davvero voleva gridare Luna, e si mordeva il labbro
per non farsi sentire dai suoi genitori che in salotto

stavano guardando la tv e credevano che stesse


studiando.
S, ti martello di colpi, voglio trapanarti lutero! Il mio
cazzo durissimo corre veloce nella tua figa bagnata!
A gambe spalancate e con lo sguardo fisso sul monitor
Luna continuava a torturarsi la vagina con le dita,
avvicinandosi sempre di pi allorgasmo.
S, il tuo cazzo duro mi sta facendo venire!
Non ancorami sfilo e ti giro a pecorina...ti prendo da
dietro, di bottoti strizzo le tetteti monto come una
porca!
Allargo le gambe per agevolarti, mi spingo contro di
te a ritmo dei tuoi colpiSbattimi, sbattimi veloce!
Fammi venire! Sto gridando e sbrodolando per te
Entro ed esco veloce, come piace a teti sto
sfondandosborroti sborro dentro!
Ormai Luna non guardava pi il monitor, ma con gli
occhi chiusi visse nella mente la scena che insieme
avevano costruito, mentre le sue dita si muovevano
veloci sempre pi veloci dentro e fuori dalla vagina, sul
clitoride, finch con un gemito liberatorio venne e
venne, vibrando, per poi accasciarsi sulla sedia.
Riaprendo gli occhi vide che Nicola le aveva mandato
unaltra foto. Il suo pene, in fase di rimpicciolimento. Il
suo ventre e la sua mano ricoperti di sperma. Sei
venuta?

S
Strano, bizzarro ed arrapante. Luna si era sentita
molto depravata, molto porcacresciuta in una
famiglia in cui il sesso non veniva censurato ma in cui
le avevano insegnato che si faceva lamore col proprio
partner prescelto, e che la cosa era il magnifico
complemento di una storia damore, non aveva mai
vissuto la propria sessualit come trasgressione.
Aveva avuto tre fidanzati dei quali era stata molto
innamorata, coi quali aveva fatto lamore proprio
perch ne era innamorata, e adessoscopare con una
persona che non aveva mai nemmeno visto
fisicamente? Masturbandosi nuda nella sua stanza
davanti al pc con i suoi genitori in salotto, due porte
pi in l? Si sarebbe sentita meno maiala se avesse
fatto sesso anale con uno dei suoi ex!
E poipoi si erano salutati, e il pomeriggio seguente
lei aveva atteso la mail di Nicola, che di solito le
scriveva verso le 18 appena rientrato dal lavoro, per
fare il bis. Invano.
Dopo un paio dore, con leccitazione e lansia al
massimo, gli aveva scritto lei. Nada.
Non si era pi fatto sentire.
E oggi, dopo una settimana di silenzio, Luna aveva
scoperto che Nicola aveva bloccato la bacheca di FB in
modo che lei non la vedesse, e i messaggi in modo che
lei non gli scrivesse. Furbo, cos poteva vedere quello

che scriveva e pubblicava lei, cosa che non avrebbe


pi potuto fare se le avesse tolto lamicizia.
E laveva bloccata su Msn.
Lo stronzo aveva ottenuto quello che voleva, e adesso
la lasciava l con un palmo di naso. Come se Babbo
Natale avesse portato un fantastico giocattolo per poi
riprenderselo a Santo Stefano. Fanculo!
Avrebbe dovuto capirlo, visto che Nicola non le aveva
mai proposto che si vedessero, sebbene lui abitasse
nella zona nord di Milano, a venti minuti di macchina
da casa di Luna che abitava a Saronno, e che tra laltro
frequentava luniversit a Milano. Doppio, triplo
stronzo!

Erano passati dieci giorni dalla scoperta del blocco su


Facebook, e Luna ormai non pensava pi a Nicola se
non la sera prima di addormentarsi per inveire contro
di lui. Le bruciava ancora. Stava studiando per
prepararsi alla sessione di esami autunnale quando sul
desktop comparve la notifica di una nuova mail
sullindirizzo che usava per i racconti.
Ciao! Sono Claudio, lamico di Nicola (quello che
compare su tutte le sue foto su Facebook :P so che sei
tra i suoi contatti quindi mi avrai visto di sicuro). Mi ha
fatto leggere i tuoi raccontinotevolied eccitanti!
Complimenti!

Luna era seccatissima. Quello stronzo, non solo se


lera girata sul dito come niente, ma era anche andato
in giro a sbandierare chiss cosa ai suoi amici e adesso
questo qua chiss cosa voleva da lei. Se lo ricordava
vagamente dalle foto di Nicola: un ragazzo con una
cascata di ricci scuri che gli arrivavano alle scapole. Un
bel viso, laria timida e un po sfigata da quello che
passava la vita pi davanti al pc, con gli Iron nelle
orecchie, che a interagire fisicamente con gli altri.
Le venne in mente che una volta Nicola le aveva
parlato di lui, dicendole che erano amici fin da piccoli
nonostante Claudio fosse uno sfigato, testuali parole,
e che spesso se lo portava dietro alle feste perch se
no lui se ne sarebbe stato in casa da solo. Ricordava di
avere pensato, che bellamico! E che se Claudio voleva
stare a casa, era suo diritto di farlo no?
E che altro ti ha detto di me?
Che vi scrivete da un po e che sei una ragazza
interessante
Ah, e te lha detto lui di scrivermi?
No, e perch mai avrebbe dovuto?
Questa puzzava. Irritata and in cucina a bere un
bicchiere di succo fresco, rimuginando sul da farsi. E
scopr un altro lato di s finora sopito. Quello
vendicativo.
Cos Ma raccontami di teche fai di bello nella
vita? Digit, appena rientrata in camera.

Nei giorni seguenti si scrissero parecchio, e Luna riusc


a carpirgli un sacco di informazioni. Oltre che amico di
Nicola era anche il suo coinquilino. Frequentava
lultimo anno della specialistica in Informatica
(ovviamente) e per sbarcare il lunario la sera e il
sabato lavorava allIkea di Carugate. Era timido e
impacciato, per questo finora aveva avuto una sola
ragazza. I loro gusti musicali e letterari coincidevano, e
lei si divertiva a scrivergli e a leggere le sue risposte
senza perdere di vista lobbiettivo.
Finch un gioved sera lui le scrisse: Devo confessarti
una cosasono due giorni che ci penso e non riesco a
fare come se niente fosse. Laltroieri Nicola mi ha fatto
leggere lultima conversazione che avete avuto su
Msn. Laveva salvata. Avrei voluto smettere quando ho
capito dove si andava a parare, ma non ce lho fatta
ho letto tutto. Mi dispiace, e se non vorrai pi
scrivermibeh hai tutte le ragioni.
Stronzo stronzo stronzo stronzo stronzo stronzo
stronzo!
Nicola ovviamente, non Claudio. Che uomo di merda,
sbandierare le sue conquiste davanti al suo timido
amicoe suggerirgli di contattare quella che per lui
non era che un suo scarto. Suggerirgli di mangiare le
sue briciole. Stronzo nei confronti di Luna, certo, ma
soprattutto nei confronti di Claudio. Gran bellamico!
Luna tir un gran respiro. Era il momento della fase B
del suo piano.

Certo che il tuo amico proprio uno stronzo!


Rispose, E tu invece sei stato corretto nei miei
confronti. Lo apprezzo molto. Non sei riuscito a
smettere di leggere perch la cosati eccitava?
Lamo era stato lanciato. E adesso bisognava solo
vedere se la preda avrebbe abboccato.

Abbocc.
Ammise con grande imbarazzo che s, laveva eccitato.
Mostrandosi contenta (e lo era! Contenta che il suo
piano stesse funzionando, ma anche molto eccitata
allidea di dove avrebbe portato) Luna lo indusse ad
ammettere che era lei che lo eccitava. Che lei gli
piaceva.
Lo pilot a invitarla a casa sua per vedere un film
appena uscito che lui aveva scaricato. Sabato sera,
dopo il lavoro.

Venerd e la giornata di sabato passarono in un lampo.


Luna and in centro ad acquistare biancheria sexy
dato che i semplici perizomi in microfibra e push up
coprenti che portava di solito non le sembravano
abbastanza.
Si ritrov a comprare un reggicalzze in pizzo nero con
calze nere velate abbinate, push up praticamente
trasparente e string coordinato.

Sabato sera alle 21.30, ora in cui Claudio terminava


lorario di lavoro, Luna stava dando gli ultimi tocchi al
trucco. Solo kajal nero nellinterno delle palpebre, riga
di matita grigia molto marcata e tanto, tanto mascara
per sottolineare gli occhi, e poco lipgloss al lampone.
Era una di quelle persone fortunate che non avevano
bisogno di fondotinta o cipria. Fece una riga a zigzag
sui capelli, sistem con un po di gel il ciuffo pi lungo
davanti e tir su a istrice i capelli corti dietro.
Sopra al push up che metteva in risalto la sua terza
abbondante, Luna mise una camicetta nera senza
maniche, aderente e con le pences, che avrebbe
sbottonato di pi una volta uscita di casa. Sopra al
perizoma e al reggicalze mise una gonna nera
aderente, sotto il ginocchio, con uno spacco
vertiginoso che arrivava fino quasi allattaccatura della
coscia.
Mise un gioiello di opalite nel foro dilatato dellorecchio
sinistro, unica nota di colore della sua mise, e un
orecchino dargento a cerchio nel destro. Una banda di
cuoio nero al polso, un nastro di raso nero al collo a
m di choker.
Completavano il quadro gli anfibi Dr Martens a met
polpaccio. Scelse quelli e non i tacchi perch coi gusti
musicali di Claudio era sicura che li avrebbe trovati
molto pi eccitanti.
Sapeva di non essere una figa stratosferica Luna. E
sapeva di non essere brutta. Una ragazza carina ma
normale, come tantema il taglio di capelli corto,

spinoso, aggressivo,e un look sempre particolare


facevano s che molti ragazzi la guardassero due
volteo anche di pi! Stasera non avrebbe fatto
eccezione.
Alle 22.30 in punto suonava il citofono di Claudio.
Lui le apr la porta in jeans neri, maglietta nera e piedi
scalzi, coi capelli ancora umidi dalla doccia . Dal vivo
era molto pi carino che in foto, e anche pi alto. La
squadr da capo a piedi, avvampando, balbettando
qualcosa di incomprensibile, ingombrando lingresso
cos che lei era bloccata fuori. Era chiaro dal suo
sguardo che gli piaceva ci che vedeva e che non era
molto sicuro di come gestire la situazione.
Luna sent un moto di tenerezza per la sua goffaggine,
un vago senso di colpa perch lo stava usando, e una
morsa di eccitazione per il modo in cui lui la guardava,
per la consapevolezza delleffetto che gli faceva.
Finalmente lui si rese conto che stava bloccando
lingresso e la fece entrare e accomodare sul divano
del salotto, avvampando, dicendo che Nicola aveva
detto che sarebbe tornato tardi o addirittura il giorno
dopo e che quindi avrebbero potuto vedere tutto il film
comodamente sul divano, senza interruzioni,
avvampando di nuovo.
Fece partire il lettore dvx, spense la luce principale
lasciando solo unabat-jour e si accomod sul divano
accanto a lei, rigido come un baccal. Quasi non
respirava.

Dopo pochi minuti lei gli si accoccol contro


appoggiandogli la testa sulla spalla. Lui si irrigid
ancora di pi e Luna vide il suo petto alzarsi e
abbassarsi, sent il rumore del suo respiro affannoso.
Aspir lodore dei suoi capelli e della sua pelle, odore
di pulito e di maschio agitato. La morsa di eccitazione
si accentu, diffondendosi dallo stomaco allinguine in
un languore caldo e umido. La eccitava linnocenza di
lui, che aveva tutta laria di pensare che avrebbero
davvero guardato quel film e basta, la eccitava la sua
agitazione, il fatto che lei lo eccitava e che lui non era
in grado di mascherarlo. Lidea della seduzione.
Pass qualche minuto, e Claudio pian piano si rilass,
finch trov il coraggio di passarle il braccio intorno
alle spalle, attirandola ancora pi vicina. La testa di
Luna scivol nellincavo della sua spalla, e lei fingendo
di mettersi pi comoda si tir su un pochino,
appoggiandogli la testa sulla clavicola. Era la sua
occasione: girando il volto di lato, gli sfreg il naso
sullincavo del collo in un gesto intimo e tenero. Lui
inspir rumorosamente, ma lei non gli diede tregua: al
naso segu la bocca, che incise una scia di piccoli baci
su per il collo di lui.
Sal e sal, tirandosi su, tracciando la mascella, il
mento, per poi avvicinarsi alla bocca.
Si ferm l, staccandosi, sospesa con le labbra a un
centimetro scarso da quelle di Claudio, guardandolo
nella bassa luce dellabat-jour: i suoi occhi erano
spalancati, il suo respiro affannoso. Ed era molto sexy!

E poi con un suono che era per met un gemito e per


met un sospiro, Claudio percorse i pochi millimetri
che li separavano e la baci. Attir ancora pi vicina la
testa di Luna premendole una mano sulla nuca, e apr
la bocca, leccandole le labbra. Lei rispose sporgendo la
propria lingua, intrecciandola a quella di lui,
immergendo le mani nella sua morbida cascata di ricci.
Le lingue vorticavano insieme poi si staccavano per
permettere alle bocche di mordersi, di mangiarsi a
vicenda, per poi tornare a intrecciarsi in una danza
senza fine. Le mani, abbandonando le teste vagavano
sui corpi accarezzando da sopra i vestiti, dappertutto,
sfiorando, palpando e soppesando, per poi cercare di
intrufolarsi sotto agli abiti. La mano di Luna pass pi
volte sulla patta di Claudio, sfiorando unerezione che
doveva essere dolorosa da quanto era dura.
Si stacc ansimando, molto pi eccitata di come
avrebbe pensato di essere, di come aveva
programmato di essere.
Si alz in piedi, davanti a lui, e gli strizz
maliziosamente locchio prima di iniziare a sbottonarsi
la camicetta. Gli occhi di Claudio sembrarono sul punto
di schizzare dalle orbite quando vide il reggiseno di
pizzo semitrasparente, coi capezzoli eretti che
premevano perfettamente visibili sotto la stoffa.
Il respiro del ragazzo era affannoso, ed emise un verso
strozzato, quasi di dolore, quando lei si cal la gonna
ed apparve il reggicalze con sotto il perizoma
semitrasparente come il reggiseno.

No! Esclam Claudio, quasi gridando, quando Luna


fece per abbassarsi a togliersi gli anfibi. Ti prego,
tienili addossoe anche il reggicalze!
Allora devi aiutarmi a togliere il perizoma disse lei
avvicinandosi.
S, oh s! Esclam lui, in fervente adorazione,
appoggiandole la fronte contro il ventre appena lei fu
abbastanza vicina, per poi baciarle lombelico. Le sue
mani percorsero le gambe della ragazza, dal bordo
degli anfibi su fino ai ganci del reggicalze, in una lunga
e lenta carezza che le scaten i brividi. Le sganci le
calze e infilando le mani sotto i lembi del reggicalze le
cal il perizoma a terra. Metodico, riagganci tutti i
gancini alle calze e solo allora le osserv la vulva per
un istante, prima di posare un bacio leggero
allattaccatura delle grandi labbra, al vertice del
triangolino di pelo che Luna lasciava sul pube.
Luna rabbrivid e sent la scarica di eccitazione
bagnarla completamente. Allarg leggermente le
gambe e lui le appoggi le mani aperte sulle cosce,
sfiorandole le grandi labbra coi pollici avanti e indietro.
Sospirando Luna divaric maggiormente le gambe,
sporgendo in avanti il bacino in modo che Claudio
avesse il pieno accesso alla sua vulva. Linvito era
chiaro e lui non se lo fece ripetere. Percorse coi pollici
le piccole labbra, aprendole, scoprendo laccesso alla
vagina e il clitoride. Chinandosi in avanti, appoggi il
naso allattaccatura delle grandi labbra, aspirando
lodore di donna. Poi pos un bacio leggero sul clitoride

e cominci a leccarla, percorrendo la vulva da cima a


fondo e ritorno con lunghi colpi di lingua. Luna
ansimava, premendosi contro di lui.
I pollici di Claudio abbandonarono le labbra e
trovarono il clitoride, massaggiandolo con un
movimento circolare cadenzato come quello della
lingua. Gli ansiti di Luna divennero gemiti e presto la
bocca e il mento del ragazzo furono pieni di umori
mischiati a saliva.
Bruscamente Luna si staccera sul punto di venire,
ma era ancora troppo presto. Non laveva ancora visto
nudo.
Si inginocchi davanti a lui e presogli il viso tra le mani
baci la sua bocca bagnata di lei, leccandogli via il
proprio odore dalle labbra e dalla faccia, per poi
intrecciare la propria lingua alla sua. Poi lo spinse
indietro sul divano, afferr lorlo della sua maglietta e
la sfil.
La sua pelle era chiara, il suo corpo magro ma coi
muscoli definiti di chi fa un lavoro fisico e non indulge
troppo nel cibo e nellalcol. Una lucertola tatuata si
crogiolava sul suo pettorale destro, con la coda che
quasi sfiorava il capezzolo.
La lingua di Luna segu il disegno da poco sotto la
clavicola, dove cera la testa, al capezzolo. Lapp il
picco duro strappandogli un gemito. Lo morse, forte
ma senza lacerare la pelle, facendolo gridare.

Poi prosegu verso il basso e il centro, facendosi strada


a colpi di lingua verso lombelico, in mezzo alla sottile
striscia di peli scuri che conduceva gi verso linguine
e che Luna trovava molto sexy in un uomo con la
pancia piatta.
Lecc succhi la piccola cavit dellombelico, e
prosegu la discesa. Il fallo eretto spingeva i jeans
tenendoli leggermente staccati dal ventre di Claudio,
la punta sbucava dalla stoffa. Luna ci pass la lingua
fugacemente prima di sbottonargli i pantaloni,
facendolo ansimare.
Apr tutti i bottoni in un unico movimento e poi gli sfil
i jeans dalle gambe, gettandoli sopra il mucchietto dei
propri vestiti. Sotto, i boxer erano neri, aderenti e tesi
dallerezione. Luna si lecc le labbra prima di
avventarsi a togliere anche quelle. E finalmente
Claudio fu nudo.
Luna si inginocchi ancora tra le sue gambe e lui
scivol col bacino fino al bordo del divano. Il membro
scuro si ergeva davanti a lei, invitante. Luna lo sfior
con un dito, da cima a fondo, lentamente, per poi
tornare su e con delicatezza scappellarlo. Poi si chin
in avanti e appoggi le labbra sulla punta. Claudio
rabbrivid.
Afferrando la base con una mano Luna apr la bocca,
prendendo dentro il glande e parte dellasta,
chiudendoci sopra le labbra. Inizi a vorticare la lingua,
mentre muoveva la mano su e gi lungo la parte di
asta che rimaneva fuori. Con la coda dellocchio vide le

mani di Claudio afferrare il bordo del divano e


stringere, mentre un lungo gemito gli sfuggiva dalle
labbra. Allora la ragazza si mise a succhiare con forza,
e a massaggiare i testicoli con laltra mano. Era
troppo: dopo meno di un minuto lui la supplic di
smettere.
Lei smise di succhiare ma non di segare, e
appoggiando la guancia sullattaccatura della coscia di
lui disse, fingendo il broncio: Mi privi cos del mio
giocattolo preferito?
Note lo do solo in un altro modo
Claudio si alz, si inginocchi accanto a lei e le slacci
il reggiseno. Si riemp le mani coi suoi seni, premendo i
palmi sui capezzoli duri, e la baci di nuovo. Mentre le
lingue si intrecciavano, la spinse indietro fino a farla
sdraiare supina e con le gambe divaricate sul tappeto
davanti al divano, con lui inginocchiato tra le gambe,
con la schiena arcuata in modo da continuare a
baciarla. I suoi capelli lunghi e folti ricadevano come
una cascata che ricopriva i loro corpi.
Con la lingua di Claudio in bocca, Luna sent la punta
del suo membro farsi strada tra le pieghe della vulva,
appoggiarsi allingresso dellorifizio e scivolare senza
difficolt nella vagina madida. La stava riempiendo,
bocca e vagina. Gemette, sollevando il bacino per
aiutare Claudio a inserirsi fino in fondo. Ristettero un
istante, poi lui sollev il sedere e si ritrasse, per
scendere a schiantarsi con forza dentro di lei. Ancora e
ancora. La punta batteva contro la cervice, e Luna

gemeva contro la bocca di Claudio che non le dava


tregua, pompando con forza. Una mano ritrov il seno,
strizzando il capezzolo tra le dita, mentre il ritmo
incalzante delle spinte si faceva pi veloce, quasi folle.
Luna liber la bocca da quella di lui e grid. Frenetica,
si premeva contro di lui ad ogni spinta, e quando la
mano di Claudio scese dal seno e trov il clitoride,
Luna seppe che non avrebbe pi potuto trattenersi.
Venne urlando mentre il fallo la incalzava senza
perdere un colpo. Venne e venne contraendosi sotto di
lui e intorno a lui. E quando, passato lapice e ripresa
coscienza del mondo circostante lo sent chiedere:
Posso venire dentro? ebbe solo la forza di annuire,
non fidandosi della propria gola roca per il tanto
gridare.
Sent le sue mani afferrarle le natiche e sollevarle
leggermente il bacino da terra, sent i colpi che adesso
si erano fatti pi lenti ma se possibile ancora pi
profondi, e pi violenti. Sent la punta battere sul
fondo, lasta sfregare contro le pareti rese ipersensibili
dallorgasmo, e a ogni colpo le sfugg un gemito.
E infine lo vide strizzare gli occhi, lo ud gridare, e sent
i fiotti di sperma che la riempivano.
Rimasero abbracciati e ansimanti sul tappeto finch il
fallo non inizi a rimpicciolirsi. Allora Claudio si alz e
argin la cascata di sperma e umori con un fazzoletto
di carta. La ripul per bene e con un altro fazzoletto
ripul s stesso prima di attirarla sul divano, tra le sue
braccia, sotto una leggera copertina di pile per

proteggere la pelle sudata dallarietta di fine


settembre che entrava dalla finestra aperta.
Ridendo Luna si tolse gli anfibi, poi si accoccol meglio
contro di lui che nel frattempo armeggiava col
telecomando per far ricominciare il film che
ovviamente aveva proseguito ignaro del fatto che
nessuno lo stava pi guardando.
Lo rividero dallinizio e per tutto il tempo Luna fu
consapevole delle mani di Claudio posate sulle proprie
costole proprio sotto il seno, del suo pene inizialmente
piccolo e soffice appoggiato contro le proprie natiche.
Si accorse quindi subito appena il fallo riprese vita
verso la fine del film, iniziando a crescere e a indurirsi,
e si mosse leggermente in modo da accomodarlo nel
solco tra le natiche. Le mani di Claudio scivolarono
lentamente verso lalto, fino a trovarsi esattamente
sopra i seni di Luna.
I titoli di coda li trovarono che si stavano baciando, le
mani di Claudio che massaggiavano i seni di Luna, e lei
che muoveva lentamente il bacino su e gi per
sfregare il membro tra le natiche.
Poi la destra di Claudio le accarezz lo stomaco e il
ventre e si pos sulla vulva. Il medio si fece strada tra
le labbra e si infil nella vagina ancora madida, il
pollice stuzzic il clitoride con movimenti circolari.
Presto Luna lo volle di nuovo dentro: si sollev
leggermente, facendo scivolare il fallo tra le gambe e
portandone la punta contro il dito medio di Claudio che

continuava a penetrarla. Lui spost il dito, e lei con le


mani diresse la punta dentro di s, impalandosi
lentamente. Entrambi sospirarono, e presero a
muoversi allunisono, voluttuosamente. Non cera pi
la fretta della prima volta, entrambi erano gi stati
soddisfatti dal rapporto precedente e come di comune
accordo se la presero con calma.
Per lunghi minuti rimasero in quella posizione, ma il
divano era stretto e la rendeva scomoda cos Luna si
alz, voltandosi a guardare Claudio. Il fallo eretto e
brillante di umori era invitante, cos di nuovo Luna si
inginocchi davanti a lui e lo prese in bocca. Non si
accorsero della porta che si apriva, di Nicola che
entrava e che si bloccava sulla soglia, che notava i
vestiti sparsi, lodore di sesso, i fazzoletti di carta
gettati in un angolo, che riconosceva Luna.
Che notava il sedere di lei, inguainato nel reggicalze,
che si dimenava protendendosi verso lalto. La vulva
che brillava bagnata nella scarsa luce dellabat-jour.
Gli occhi chiusi di Claudio, la sua testa riversata
indietro sullo schienale.
Non si accorsero che Nicola si era slacciato i pantaloni
e aveva calato i boxer.
Poi Luna sent due mani che si posavano sulle sue
natiche. Due mani che non ci sarebbero dovute essere,
visto che quelle di Claudio erano posate sulla sua
testasi interruppe bruscamente e si gir.

Vide Nicola in ginocchio dietro di lei, intravvide i suoi


pantaloni calati, il suo pene eretto. Sent Claudio
irrigidirsi e il proprio cervello che si bloccava un istante
per poi prendere a lavorare freneticamente.
Questo imprevisto rendeva necessario cambiare il
piano, ma forse era unoccasione per rendere la sua
vendetta ancora pi dolce.
Sorrise, agitando il sedere invitante. Poi si gir verso
Claudio, lo guard rassicurante, gli strizz locchio e
come se niente fosse ricominci a succhiarlo. Con una
mano gli massaggiava lasta, con laltra gli tracciava
linee di fuoco sui petto e sul ventre. Claudio gemette e
si abbandon indietro, ancora perplesso ma la sua
reticenza veniva scacciata dallinnegabile piacere che
il suo inguine gli trasmetteva.
Luna sent le ginocchia di Nicola allargarle le gambe, le
sue dita scostarle le grandi labbra, la punta del suo
fallo scivolare agevolmente nel fodero lubrificato e
allargato dalle operazioni precedenti.
Se qualcuno il giorno prima le avesse detto che
avrebbe scopato due uomini contemporaneamente,
lavrebbe mandato a cagare. Adessoadesso scopr
che le piaceva essere riempita ad entrambe le
estremit, le piaceva sentire un membro che spingeva
nella sua vagina mentre ne succhiava un altro con
tutta s stessa. Non erano solo le sensazioni fisiche
che il suo corpo le trasmetteva, ma anche lidea stessa
che la mandava a fuoco, lidea di fare una cosa

depravata e perversa, lidea che soddisfare due uomini


la rendesse doppiamente sexy, doppiamente donna.
I colpi che provenivano da dietro la mandavano a
sbattere contro il ventre di Claudio, facendole ingoiare
molto pi cazzo di quanto fosse mai riuscita prima. I
gemiti di Claudio indicavano che apprezzava.
Nel giro di un paio di minuti le spinte di Nicola si fecero
sempre pi veloci, e Luna stava giusto iniziando a
prenderci veramente gusto quando lo sent gemere pi
forte, schiantarsi dentro di lei unultima volta e poi
uscire e venirle sulla schiena.
Gi finito?!? Cos, in due minuti, senza nemmeno
curarsi di provare a fare in modo che lei godesse?
Stronzo e incapace! Le venne da ridere. Le aveva
servito su un piatto dargento la vendetta pi dolce.
Avrebbe voluto semplicemente sbandierargli davanti a
pi riprese la sua estremamente soddisfacente, e non
cera nemmeno bisogno di fingere che lo fosse anche
se era stat pronta a farlo- relazione con Claudio per
poi frustrare qualsiasi eventuale tentativo di Nicola di
riprovarci, ma coscos era molto pi divertente. Era
perfetto!
Si tolse di bocca il membro di Claudio, ancora
perfettamente eretto, e rise sul serio.
Si alz, tirando su anche Claudio e disse, rivolta a
Nicola: Non solo sei una merda, ma scopi anche da
schifo! Vieni Claudio, andiamo in camera tua che

questa femminuccia non la voglio neanche pi vedere


in faccia, se no mi smonto E dopo aver raccattato i
propri vestiti e quelli di lui gli fece cenno di farle strada
verso la porta giusta.
Quando arriv sulla soglia, prima di chiudersela alle
spalle si gir di nuovo verso Nicola che era rimasto
impalato in mezzo al salotto e gli disse: Fai tanto il
figo ma non vali nienteil tuo amico che tu consideri
uno sfigato molto, molto pi bravo di te. Continua a
fare sesso via Msn va, che almeno le tue partner si
soddisfano da sole! E gli sbatt la porta in faccia.

MICHELA

Pur avendo chiuso il getto dell'aria condizionata che


puntava dritto sul suo sedile, Michela non aveva
affatto caldo. La temperatura su quel maledetto aereo
era sufficientemente bassa da permettere
l'allevamento dei pinguini, pens mentre si girava su
un fianco (beh pi o meno: i sedili dell'economy non
che si reclinino pi di quel tanto...) tirandosi bene la
copertina addosso e cercando una posizione comoda
per appisolarsi. Essere insonnolita ed infreddolita non
stava giovando al suo umore.
Matteo le pass una mano sul braccio. Hai freddo?
chiese a voce bassa, per non disturbare le persone che
cercavano di dormire davanti e dietro di loro.
Per fortuna era uno di quegli aerei che avevano solo
due posti nella fila laterale, cos non avevano
rompiscatole seduti a fianco ad invadere il gi misero
spazio.
Un pochino rispose Michela.
S anche io! Forse meglio se proviamo a coprirci
con entrambe le copertine, dato che dobbiamo stare
qua dentro altre 8 ore!
Armeggiarono un po', cercando di coprirsi entrambi.
Alla fine riuscirono a mettersi semisdraiati, di fianco,

incastrati a cucchiaio: cos le coperte erano sufficienti


per sovrapporsi quasi del tutto.
Michela si accoccol meglio nel tepore di Matteo,
grata delle sue braccia intorno al corpo. Meglio,
decisamente molto meglio! Chiuse gli occhi e si lasci
cullare, sull'orlo del sonno.
Lui le appoggi la fronte sulla testa, sfregando piano
il naso sulla nuca scoperta. Michela portava un
caschetto molto corto dietro, tanto che i capelli pi in
basso erano rasati per un paio di centimetri, e pi
lungo davanti, a punta. Matteo adorava annusare e
solleticare la sua nuca nuda, e non perse l'occasione di
farlo nemmeno quella volta.
Rilassata, Michela si lasciava coccolare in questo
modo, dolcemente, fluttuando nel dormiveglia, cullata
dal suono dei motori e dai lievi movimenti dei
compagni di volo.
Non sapeva per quanto fosse rimasta cos, se per
pochi minuti o pi di un'ora, accoccolata in quel modo,
ma improvvisamente la sensazione di benessere inizi
a cambiare, mutando sottilmente. Matteo, senza
smettere di strofinarle la nuca, aveva allungato la
mano, e ora le accarezzava delicatamente la coscia

nuda oltre l'orlo della sua gonna leggera, appena sopra


il ginocchio.
Leggere le sue dita la sfioravano, risalendo piano e
portandosi dietro l'orlo dell'indumento sotto le coperte.
Disegnando arabeschi sulla sua pelle sensibile,
all'esterno e all'interno. La mano era calda e delicata
sulla coscia ancora un pochino infreddolita, ed
improvvisamente Michela si ritrov piuttosto sveglia.
Lasci che Matteo proseguisse nel suo gioco di
risalita della sua gamba, lasci che l'eccitazione si
risvegliasse e salisse insieme a quella mano
stuzzicante.
Assestandosi meglio sul sedile spinse il sedere
indietro, annidandolo perfettamente contro il ventre di
lui. E allora lo sent, il suo membro rigido che premeva
contro le natiche, attraverso i vestiti.
Si mosse ancora un po', roteando il sedere, per
porlo, dritto e duro, esattamente lungo il solco.
Adorava sentirlo l.
Le dita di Matteo si erano inerpicate sempre pi su,
nel frattempo. Avevano oltrepassato, con un brivido da
parte di Michela, l'interno coscia ed erano approdate a
colpo sicuro sulla sua vulva. Lei non portava le

mutandine, quasi mai per la verit, e lui ne era


consapevole. E la cosa non mancava mai di dargli un
brivido.
Dapprima giocarono coi ricci sottili che ne
coronavano la sommit. Poi cercarono, dolci anche se
un po' titubanti, il clitoride, che trovarono duro e
sporgente. Si soffermarono a lungo l, massaggiando. Il
respiro di Michela acceler.
Infine le dita scesero lungo le labbra, cercando
l'umidit che sgorgava tra di esse. Copiosa.
Non era il momento, n il luogo... ma forse era
anche quello a rendere la sensazione del suo tocco
cos eccitante: il brivido del proibito, il timore di essere
scoperti da una hostess o un passeggero che si
incamminasse lungo il corridoio, e fare una figuraccia.
Michela non era mai stata cos bagnata.
Matteo affond un dito nella sua apertura calda e
umida, e lei sospir piano. Mentre lui lo muoveva,
dolcemente, Michela inizi ad oscillare il bacino,
massaggiando il membro di lui ormai marmoreo,
sfregandolo tra le natiche.
Muovendo le anche Michela faceva scorrere la rigida
forma del fallo lungo il solco e contemporaneamente si

premeva contro la mano di Matteo per poi recedere.


Lui aveva tirato le copertine fin sopra le teste, come
per dormire escludendo del tutto le luci soffuse
dell'aereo, ed ora le baciava e mordicchiava e leccava
la nuca, il collo, le orecchie. La sua mano libera si
insinu tra i loro corpi, sollevandole la gonna fino a
scoprire completamente le cosce e le natiche di lei,
per poi slacciare ad uno ad uno i bottoni dei pantaloni.
Riusc a calare braghe e boxer quel tanto che
bastava per tirare fuori il membro turgido ed
impaziente, e quando fu nudo lo riappoggi tra le
natiche di lei.
I due ripresero ad oscillare il bacino all'unisono,
lentamente, facendo scorrere l'asta nel solco,
respirando piano. Il fiato caldo di Matteo le solleticava
deliziosamente il collo, e le sue dita tra le gambe la
stavano facendo impazzire.
Ma voleva di pi. Gli scost la mano dalla propria
intimit, a malincuore.
Si tir su di qualche centimetro e sollev
leggermente una gamba. Tese indietro la mano,
afferrando il fallo rigido. Lo pieg delicatamente in
avanti, passandoselo tra le gambe, posandone la

lunghezza contro la vulva. Stringendo le cosce lo


chiuse in una morsa di carne calda, umida e vogliosa.
La forma leggermente arcuata del membro era
perfetta per quella posizione: l'asta seguiva la forma
del bacino di lei, e il glande poggiava giusto sul
clitoride, sfregandolo ogni volta che Michela oscillava
avanti e indietro. Ogni passaggio era una piccola
scossa di piacere che si accumulava nel suo basso
ventre.
Il fallo scorreva agevolmente lungo la vulva madida,
bagnandosi di umori sempre di pi. Il respiro usciva
ormai difficoltoso ad entrambi, che cercavano di
controllarlo per non fare rumore.
Ti voglio, le sussurr lui all'orecchio sto
impazzendo, ti voglio da morire!
Quelle parole si incisero a fuoco nell'eccitazione di
Michela. Lo voleva, lo voleva anche lei. Nonostante
tutto quello che li circondava, anzi forse anche grazie a
quello. Annu, incapace di parlare.
Matteo si ritrasse, posizionando la punta contro
l'ingresso palpitante. Con una piccola spinta la
penetr.

Lei soffoc un gemito tappandosi la bocca con la


mano. Era talmente eccitata dalla situazione, dal
rischio, oltre che dalle carezze e dallo sfregamento del
glande delle sue parti pi sensibili, che il membro la
fendette senza difficolt, affondando completamente,
finch i testicoli si posarono contro di lei.
Rimasero immobili per qualche istante, stretti l'uno
all'altra, lui infisso a fondo in lei. Michela lo sentiva
pulsare dentro di s rigido e caldo, Matteo percepiva
tutte le pi piccole contrazioni della nicchia
accogliente in cui si trovava immerso.
Poi lui protese la mano in avanti, a cercarle di nuovo
il clitoride. Sapeva che l lei era pi sensibile, era l che
godeva maggiormente. E lui voleva farla godere,
voleva sentirla contrarsi violentemente intorno a lui e
soffocare le sue grida nella coperta.
Mentre la massaggiava dolcemente, prese a
muoversi di nuovo: piccole oscillazioni, quasi
impercettibili, che lo facevano sfilare di poco, ma che
in quella situazione risultavano tremendamente
eccitanti.
Lei gli afferr la coscia, come a reggersi, e pi lui si
muoveva, pi lei stringeva, affondando le unghie nella
pelle, aiutandosi cos a mantenere la concentrazione

necessaria per non gridare sotto quei lievi colpi che la


squassavano dentro. Poi prese a ricambiare le spinte,
oscillando a sua volta. Ora il membro scorreva di pi,
affondando con pi forza, sfregando proprio dove
piaceva a lei, e le dita di Matteo danzavano frenetiche
sul clitoride sempre pi duro, mentre lui gemeva
sommessamente contro il suo collo.
E infine la pressione che si era andata accumulando
dentro di lei esplose in lunghi spasmi, ondate di feroce
piacere che stent a contenere nei confini della propria
bocca.
E sentendola sussultare e contrarsi proprio come
aveva immaginato sarebbe successo, anche Matteo si
lasci andare, affondando con foga un'ultima volta,
mordendole la spalla per non gridare, e liberando
dentro di lei tutta la sua essenza fino a restare
completamente svuotato.
Si bloccarono ancora congiunti, immobili come
statue, riprendendo fiato.
Poi Michela abbass le coperte scoprendo le loro
teste e si volt a guardare Matteo, cercando i suoi
occhi scuri nella penombra. Piano piano la sua bocca si
apr in un sorriso, ricambiato da quello gemello di lui,

ampio, sempre pi ampio fino a sfociare in una risata,


necessariamente silenziosa.
Benvenuti nel club dei 10.000 metri!

PAOLA

Capitolo 1
Paola controll di aver messo tutto nel borsone, si
allacci meglio il pareo e usc dalla stanza.
Coscienziosamente chiuse la porta avviandosi poi
verso la spiaggia. Primo giorno di vacanza, in un
minuscolo villaggio turistico, con una minuscola
spiaggia.
Era il primo giorno di settembre e fortunatamente il
tempo era stabile e molto caldo. Paola trov
lombrellone corrispondente alla propria camera, si
sdrai sul lettino e guard con un attimo di malinconia
la sedia sdraio, destinata a rimanere vuota.
Piantata in tronco, allet di 35 anni, dopo 5 di
convivenza, e 12 totali di rapportocostretta a trovarsi
una nuova casa, a traslocare con laiuto di suo fratello
che la guardava come una malata di tumore allo stadio
terminaleper fortuna ormai il grosso di quelle
sofferenze era alle spalle, e lei aveva deciso che le
ferie, prese appositamente a settembre per evitare la
calca e i prezzi astronomici, le avrebbe passate per
una volta al mare anzich in montagna. Sola?
Pazienza!
Si sarebbe abbronzata e avrebbe dedicato il proprio
tempo alla lettura, ultimamente un po trascurata per
via degli straordinari al lavoro che le facevano comodo

per pagare laffitto e le bollette, che ormai non aveva


pi nessuno con cui dividere.
Mentre si accingeva ad aprire il libro e leggere, con la
testa allombra e il resto del suo corpo voluttuoso al
sole, Paola not due ragazzi che si avvicinavano,
grondanti acqua dal bagno in mare appena fatto.
Erano un moro e un biondo.
Il moro era uno schianto. Alto e flessuoso, con la pelle
abbronzata e risplendente, i muscoli sodi e guizzanti, e
la tartaruga di addominali pi perfetta che Paola
avesse mai visto. Un viso perfetto, quasi da attore,
virile, perfettamente rasato. Quando furono
abbastanza vicini not che i suoi occhi erano verdi, di
un verde chiaro e risplendente. Insomma, una visione.
Il biondo accanto a lui sfigurava. Sembrava brutto.
Eppure, da unanalisi pi approfondita resa possibile
dal fatto che i due presero posto allombrellone
accanto al suo e condotta al riparo degli occhiali da
sole e del bordo del libro, emerse che brutto non lo era
affatto. Aveva il mento pi squadrato, la barba di
qualche giorno, il naso un po storto che sembrava
rotto, il fisico un po pi basso e massiccio di quello
dellamico, un lievissimo accenno di rotondit sugli
addominali che lo faceva sembrare grasso di fianco
allamico, ma che in realt non era niente male,
soprattutto con quel ciuffo di peli che partendo
dallombelico spariva nel costume.
Il moro era come un felino, si muoveva con grazia e
agilit. Il biondo era un torello, ed esprimeva potenza.

Entrambi dovevano avere qualcosa come due o tre


anni meno di lei.
Paola pass il pomeriggio osservandoli a tratti,
contenta di avere qualcosa su cui lustrarsi gli occhi.
Si accorse che entrambi ogni tanto lanciavano qualche
sguardo nella sua direzione, anche quando furono
raggiunti da un gruppetto di ragazze tutte
ovviamente che civettavano col moro - e un paio di
ragazzi.
Ridevano, scherzavano e un po schiamazzavano, e
Paola li osservava di sottecchi mentre leggeva.
Verso met pomeriggio decise che era il momento di
fare il bagno. Percep, pi che vederli, gli sguardi dei
due ragazzi che la seguivano. Era a disagio. Non era
abituata ad essere guardata cos svestita se non in
ambito sportivo. Anzi non era abituata ad essere
guardata come donna in realt. Andarsene in giro
sempre col proprio compagno in qualche modo laveva
sempre protetta da quel tipo di sguardi. Si sentiva la
pelle formicolare, ed era pienamente cosciente del
proprio corpo mentre si muoveva con forzata calma
sulla sabbia calda. Era consapevole del proprio sedere
sodo e abbondante che si agitava a ritmo con i passi,
dei fianchi che si muovevano sinuosi, sottolineati dalla
vita stretta. Dei segni della cellulite che non potevano
non vedersi nella luce forte ed impietosa del pieno
pomeriggio.

Immergersi nellacqua fu un sollievo, e si allontan con


ampie bracciate dalla spiaggia. Raggiungere lultima
boa e tornare indietro fu affare di pochi minuti per lei
abituata a macinare vasche in piscina, ma serv a
calmarla un attimo.
Era irrazionaleinsomma, era al mare, non era brutta
segni della cellulite a parte, era sola: era normale che
la guardassero! Non doveva farsi mettere a disagio.
Torn a passo deciso verso il proprio ombrellone, con
gli sguardi dei due che le percorrevano il ventre
leggermente tondeggiante e il seno piccolo ma sodo, e
sembravano bucare il ridotto tessuto del bikini.
Raddrizz le spalle, mossa che fece protendere il petto
in fuori. Decisa a farsi guardare.
Quando finalmente si sedette si accorse di essere
agitata. Aveva sempre trattato il proprio corpo con
noncuranza, spogliandosi in determinati ambiti (gli
spogliatoi della palestra, a volte per cause di forza
maggiore messi in comune tra uomini e donne, i rifugi
in montagna) con naturalezza, certa di essere solo un
corpo tra altri corpi. Non si era mai fatta guardare in
modo provocante, non era mai stata oggetto di
osservazione ed ammirazione a questo livello di
nudit.
La pelle le formicolava ancora quando verso le sei e
mezza si avvi verso la propria camera. Il villaggio era
organizzato in tre file parallele al mare di piccoli
bungalow quadrati, con una camera su ogni lato. Tra

ciascuna fila di casette correva un vialetto, e le


camere come quella di Paola, sul lato, avevano solo un
sentierino che si staccava dal vialetto principale. Non
era molto panoramico, dato che la portafinestra e la
finestra davano sulle aperture della camera di fronte,
ma era in compenso molto tranquillo dato che era
lultima fila di bungalow prima della pineta.
Dopo una doccia rinfrescante si rilass per qualche
minuto, nuda sul letto, prima di iniziare a spalmarsi il
doposole. Si stava accingendo a prendere la crema
quando sent dei rumori davanti alla propria
portafinestra: sbirciando tra le persiane accostate e
non chiuse per far circolare meglio laria vide che
erano proprio il biondo e il moroche avevano la
camera a fianco della sua!
B, logico, si disse: gli ombrelloni li avranno assegnati
in base alla disposizione delle camere
Voltando le spalle alla porta prese la crema e inizi a
spalmarla con metodo: prima appoggi ciascun piede
sul bordo del letto, applicando e massaggiando il
doposole dalle dita alla caviglia e poi su per il
polpaccio, il ginocchio e la coscia fino al sedere, poi
passando sulla pancia e su quello che riusciva a
raggiungere della parte bassa della schiena, infine
partendo dalle dita idrat gli avambracci, le braccia, le
spalle, il collo, il decollete, il seno, la parte alta della
schiena.
Le piaceva spalmarsi il doposole, percepire la pelle
assorbire la sostanza nutritiva e distendersi, le piaceva

massaggiare il proprio corpo e coccolarlo, e lo faceva


sempre con voluttuosa calma. Soprattutto con quella
particolare crema che grazie al mentolo dava una
sensazione notevole di freschezza.
Finito di spalmare il corpo prese dal beauty lidratante
per il viso e fu quando si volt per sedersi sul letto che
si accorse che la leggera brezza che si era alzata
aveva parzialmente scostato le persiane.
Sempre nuda si affrett a chiuderle, ma mentre
afferrava i bordi fece in tempo a vedere, tra le
persiane ugualmente semiaperte di fronte, due visi
che sparivano velocemente.
Chiuse la portafinestra con uno scatto, col cuore a
mille, e si sedette sul letto con il viso tra le mani.
Lavevano osservata!!!! Oddio, oddio, oddio, mentre si
metteva la crema sulle gambe era proprio davanti alla
portafinestra, e si era pi volte chinata in avanti
protendendo allindietro il sederecon le gambe
allargate e una sollevata per spalmare megliocome
un flash le pass per la mente limmagine di cosa i
ragazzi, se gi la stavano spiando, avessero visto: la
spaccatura tra le natiche semiaperta, il buchino ben
visibile, e pi indietrola vagina, le grandi labbra che i
suoi radi peli che teneva accorciati non riuscivano a
nascondere!
Si sent avvampare, era accaldatissima nonostante
leffetto fresco del mentolofaticava a respirare.

Una sensazione discordante con limbarazzo le fece


portare la mano alla vulva, e si sent umida. Comera
possibile che fosseeccitata?
Le dita percorsero i contorni delle labbra: madidi.
Immerse un dito dentro di s: bagnata come non lo era
da mesi. Incredula continu ad esplorarsi, con le dita
che avevano ancora tracce di mentolo e le lasciavano
scie fresche ma allo stesso tempo infuocate. Nella sua
mente i volti dei due ragazzi comparvero
allimprovviso, se li immagin che la guardavano, si
immagin che si toccavano facendolo. Immagin i loro
membri che si ergevano e le loro mani che li
scappellavano e li segavano. Si era buttata indietro sul
letto e ora le dita della sinistra tormentavano il
clitoride, quelle della destra a turno entravano e
uscivano con violenza dalla vagina o stringevano un
capezzolo, lasciandovi scie umide.
E in poco tempo, lorgasmo la travolse.

Nella stanza di fronte, Daniele era turbato. Attendendo


che Luca finisse di fare la doccia, ripens alla scena cui
aveva appena assistito. La sua erezione non
accennava a diminuireSemisdraiato sul letto, si
accarezz con una mano sotto il costume, rivivendo
ogni movimento della donna della stanza di fronte.
Non sapeva chi fosse, di schiena nella penombra con i
capelli raccolti da un mollettone, ma aveva il sedere
burroso che piaceva a lui, le cosce morbide e ampie,
una vita stretta da afferrare con entrambe le mani

mentre si spingeva dentro di leidio, erano stati


minuti di assoluta estasi seguire il percorso delle sue
mani coperte di crema su quella pelle morbida, e al
contempo osservare le natiche che si aprivano e
chiudevano rivelando e poi nascondendo e poi
rivelando di nuovo il tesoro nascosto. La mano di
Daniele aveva preso a muoversi pi in fretta,
stringendo il fallo in una morsa mentre scostava
freneticamente la pelle del prepuzio, e in pochi colpi
venne, inondandosi il ventre di sperma. Affannato e
nonostante tutto inappagato, venne colto da due
pensieri in contemporanea, negativi, amari: speriamo
che lei non ci abbia visti, se no che figura! E: ma tanto
sceglier Luca, come tutte.

Con un vestitino a fiori, semplice ma molto carino, che


le calzava a pennello portando lattenzione sul seno
sodo e la vita stretta ma distogliendola dal sedere e
dalle cosce grosse grazie a una gonnellina morbida e
svolazzante, Paola apr con cautela la porta, sbirciando
verso quella dei vicini. Chiusa, cos come la finestra. Si
affrett a sgattaiolare fuori, sperando che fossero gi
usciti. Sarebbe stato troppo imbarazzante incontrarli
ora.
Con sollievo li vide seduti a un tavolo nel salone
ristorante. Ovviamente era il tavolo accanto a quello
cui il cameriere la accompagn: vicini di stanza, vicini
di ombrellone, vicini di tavolouna persecuzione! Ma

chi lo gestiva quel villaggio, la signorina


Rottermaier?!?
Li salut con un cenno della testa, sforzandosi di
concentrarsi su altro per tutta la serata. Ogni tanto
gettava occhiate furtive nella loro direzione, ma non le
sembrava che la guardassero in modo particolare, o
meglio, non in modo diverso dal pomeriggiosper
che non lavessero riconosciuta. Ma per quanto
sarebbe riuscita a non farsi vedere entrare in camera?
Il cuore le batteva forte, e si sentiva ancora agitata ed
eccitata. E see se anche avessero saputo che era lei?
Se i loro sguardi non stessero cercando di indovinare
cosa cera sotto il suo vestito, ma lo sapessero gi?
Sarebbe stata una cosa cos terribile?
Confusa da quei pensieri e dalle proprie reazioni,
pass attraverso tutta la trafila gioco caff-babydancespettacolo dellanimazione come in trance, e con
sollievo si rec alla propria stanza, dove cadde in un
sonno agitato.

Capitolo 2
La mattina dopo si alz abbastanza presto, fece una
corsetta che le scaric parte della tensione, una doccia
rapida in camera e unabbondante prima colazione.
Era in spiaggia gi da un pezzo e aveva gi fatto il
bagno quando il biondo e il moro comparvero.
Ricominci la trafila del giorno prima: sguardi furtivi,
amici chiassosi.
Ma in qualche modo la consapevolezza di avere gi
mostrato loro il proprio corpo rese questo gioco pi
piccante. Inconsapevolmente gli occhi di Paola,
nascosti dalle lenti scure, seguivano non solo i volti, le
spalle, i muscoli del petto come il giorno prima, ma
anche i sederi (piccolo e sodo quello del moro, pi
abbondante ma ugualmente sodo quello del biondo), i
ventri dove sparivano nel costume, le cosce, gli
inguini.
Not che il moro flirtava con tutte, e che il biondo si
teneva in disparte conversando con gli altri ragazzi.
Che il moro si pavoneggiava, e il biondo invece
sembrava timido in presenza delle ragazze.
A pranzo colse altre caratteristiche dei due: il moro (se
non aveva capito male si chiamava Luca) era pi
chiassoso, il biondo, Daniele probabilmente, pi
pacato.

Il moro si buttava in tutti i giochi proposti


dallanimazione, generalmente primeggiando in quelli
di abilit fisica. Il biondo si teneva in disparte.
Il pomeriggio in spiaggia inizi come le altre volte:
Paola si accomod sul lettino, con occhiali da sole e
libro, e dopo un po arrivarono anche Luca e Daniele,
che si tuffarono brevemente in mare per rinfrescarsi e
poi tornarono al proprio ombrellone, lanciandole di
tanto in tanto qualche occhiata. Poi di nuovo arriv la
ciurma di quattro o cinque ragazze, stavolta
accompagnate da un solo ragazzo.
Il moro si dedic a loro, mentre il biondo continuava a
lanciare delle occhiate furtive, sia a lei sia al gruppetto
di spasimanti del suo amico.
Quelle indirizzate a lei erano piene di desiderio.
Quando Paola si alz per andare a fare il bagno, lo
sguardo del biondo le perfor la schiena. Se lo sentiva
addosso al punto da metterle i testa unidea bizzarra.
Ci pens mentre nuotava verso lultima boa, cercando
di scaricare il nervosismo.
Era single, cosa che era stata solo da ragazzina.
Voleva recuperare il tempo perduto e divertirsi. E
osare. E fu cos che, tutta bagnata e gocciolante, fece
tappa allombrellone per recuperare il portamonete e
ri-inforcare gli occhiali da sole dirigendosi poi, con lo
sguardo dei due vicini di ombrellone che le bucava la

schiena o il fondoschiena? verso il chioschetto.


Compr un calippo.
Saranno stati 15 anni che non mangiava pi un
calippo.
Si sedette sulla sedia a sdraio cercando di assumere
unaria di totale indifferenza, tolse la linguetta e inizi
a sfregare la parte inferiore tra le mani per smollarla e
far venire su il ghiacciolo.
Quando finalmente la punta emerse, Paola avvicin la
lingua, lappandola.
Poi accost il ghiacciolo alle labbra e succhi. E
continu cos, a far roteare la lingua sul dolce
ghiacciato e a prenderlo in bocca, estraendolo
ritmicamente dalla carta spingendo da sotto,
succhiando, fingendo estrema concentrazione sul libro
che teneva appoggiato sulle gambe incrociate.
Si godette il fresco del liquido dolce che le pervadeva
la bocca e le scivolava gi per la gola, e con la coda
dellocchio vide i due vicini di ombrellone che cercando
di simulare indifferenza le lanciavano occhiate
continue. Fortunatamente i loro amici sembravano non
badare a lei, concentrati nel gioco di carte che stavano
facendo.
Il biondo arrossiva visibilmente ogni volta che posava
lo sguardo su di lei, mentre il moro, pi composto,
sogghignava.

Finito il ghiacciolo Paola, reclinando la testa


allindietro, si vers in gola la parte di calippo che si
era sciolta ed era rimasta in fondo al tubo di cartone, e
un rivolo di liquido chiaro le rotol fuori dallangolo
della bocca. Lo ripul con la lingua e riabbass la testa
in tempo per vedere il biondo che percorreva di gran
carriera i pochi metri di spiaggia e si fiondava in
acqua.
Represse un sogghigno soddisfatto mentre una
sensazione di calore, che nulla aveva a che fare con il
sole splendido di quella giornata di fine estate, le si
spandeva nel basso ventre.
Reclinandosi indietro sul lettino incontr lo sguardo
incuriosito del moro, che la osservava senza essere
sicuro che lei lo stesse guardando attraverso le lenti
scure. Sorrise.
Il resto del pomeriggio pass tranquillo finch poco
prima delle sei il moro non si present davanti al suo
lettino con una palla sottobraccio.
Ciao le disse con voce calda e suadente.
Ciao rispose lei educatamente, tirandosi su a sedere
e sollevando gli occhiali da sole.
Ci manca un giocatore per fare una partita a beach
volley, le ragazze si rifiutanoti va?
Perch no, pens tra s e s Paola. E cos rispose.
Perch no? per vi avverto, non sono tanto brava!

Non un problema, vogliamo solo divertirci, non fare


una gara!
Allora ok!
Si alz, e il moro le porse la mano. Luca, piacere!
Paola e gliela strinse con decisione, cosa che le valse
uno sguardo stupito.
Le ragazze la stavano guardando come si guarda una
rivale pericolosa, il loro amico con blando interesse, il
biondo con intensit e unincomprensibile ansia.
Dopo le presentazioni (i nomi delle ragazze non se li
sarebbe mai ricordati tutti, lamico era Giorgio, il
biondo Daniele come aveva captato a pranzo), si
avviarono verso il campo da beach volley.
L si schierarono: Luca e Daniele da un lato, Paola e
Giorgio dallaltro. Le ragazze ovviamente si misero
tutte a sedere dal lato di Luca.
Paola iniziava a trovarle irritanti, non tanto per gelosia,
n per invidia per i loro corpi pi giovani e belli del
suo, quanto perch non sopportava le persone che
scodinzolavano. Le sembravano un branco di oche
insipide, fatte con lo stampino.
Gioc con impegno, e la bravura di Giorgio unita al
fatto che Daniele sembrava distratto cosa che gli
valse i rimbrotti di Luca e le risate delle ragazze che lo
mandarono ancora di pi in confusione

compensarono per la sua mancanza di abilit: la


partita fin in un pareggio.
Andarono poi tutti al bar del villaggio a bere un rapido
aperitivo, e Luca la monopolizz, suscitando occhiate
rabbiose da parte delle ragazze.
Era bello sentirsi al centro dellattenzione di un
ragazzo cos, e per un po Paola si fece avvolgere nella
sua nuvola di ammiccamenti e piccoli complimenti.
Non riusc a trattenere un brivido quando, allarrivo
delle loro ordinazioni, Luca si chin per sussurrarle
allorecchio Niente calippo stavolta? Peccato
Paola si sent avvampare, e lormai nota sensazione di
calore si diffuse di nuovo in tutto il basso ventre. Si
impose di calmarsi con un bel respiro, e quando alz lo
sguardo incroci quello di Daniele: azzurro, bruciante,
rassegnato. Si rese conto che da un po il ragazzo si
era chiuso in un silenzio imbronciato. Improvvisamente
cap: probabilmente piuttosto timido ed impacciato,
con un amico bello e socievole come Luca, doveva
sentirsi continuamente accantonato. Il brutto
anatroccolo. Anche se brutto non lo era affatto. Anzi,
pi lo guardava, pi le piacevano i suoi tratti forti e il
suo fisico muscoloso. Gli sorrise, non solo con la bocca
ma con tutto il viso, concentrando su di lui tutta
lintensit dei suoi occhi scuri, mediterranei, e lo vide
arrossire e distogliere lo sguardo. La sua timidezza era
disarmante, e deliziosa. Il calore non accennava a
diminuire.

Il resto dellaperitivo, poco meno di mezzora, si svolse


in una ridda di tentativi da parte delle ragazze, e di
Giorgio che Paola aveva dedotto essere omosessuale e
a sua volta attratto da Luca, di attirare lattenzione del
moro. E in un gioco di sguardi sfuggenti tra Paola e
Daniele. Lui non la guardava mai direttamente, ma i
suoi occhi, oh se bruciavano sul corpo della donna ogni
volta che pensava che lei non stesse guardando.
Paola era acutamente consapevole dei propri capezzoli
ormai quasi permanentemente eretti, che dolevano
ogni volta che percepiva il suo sguardo, e ogni volta
che Luca le sfiorava casualmente la coscia o il
braccio.
E infine si avviarono verso le camere: era ora di
prepararsi per la cena.
Le ragazze furono le prime a raggiungere il proprio
bungalow: erano l tutte insieme e si erano sistemate
in camere adiacenti. Il secondo fu Giorgio. E Paola si
trov sola con la coppia di amici, senza modo di
dileguarsi per non far loro capire che era lei la donna
della stanza di fronte.
E poi cos terribile? Si chiese. Una parte di lei, quella
che era ancora nonostante tutto condizionata dallasilo
dalle suore, dalla cultura cattolica del pudore,
dalleducazione a considerare il proprio corpo e il
desiderio come cose sporche e di cui vergognarsi,
gridava di s. Ma realizz che il resto di lei pensava di
no. Che, anzi, era eccitata al pensiero che i ragazzi
capissero che era proprio lei che avevano vista nuda.

Quando arrivarono al sentierino che portava alle


camere, vide la perplessit nei loro sguardi quando
capirono che svoltava anche lei. Colse lesatto
momento in cui la realizzazione si fece strada nei loro
cervelli, quando la videro tirare fuori la chiave.
Luca inal brevemente e rumorosamente, ma riusc a
mantenere una faccia neutrale. Danieleil suo volto
cambi tutti i colori dellarcobaleno. Le fiss con
insistenza i piedi mentre lei con aria perfettamente
naturale nonostante il cuore che sbatteva contro la
gabbia toracica e le fiamme nel basso ventre li salut
e si avvi verso la propria porta. Quando entr e si gir
per accostare le persiane, vide che erano ancora l a
fissarla.
Un pensiero birichino le attravers la mente. Non
agganci le persiane, le accost e basta, come la sera
prima.
Poi lasciando cadere borsa e pareo accanto al letto
and a fare la doccia.
Si tolse il bikini, constatando che lo slip era bagnato, e
lo lav nel lavandino mentre attendeva che lacqua
della doccia si scaldasse. Entr e tir la tenda,
lasciando che leffetto calmante dellacqua tiepida le
accarezzasse i nervi, ancora un po scombussolati
dalla propria inaspettata reazione a quella situazione.
Lentamente si insapon la pelle che formicolava e non
solo per il sole preso. Quando la mano pass tra le

grandi labbra percep distintamente la differenza tra il


bagnato dellacqua e lumidore l raccolto.
Si stuzzic un po, ma poi decise di lasciarsi in pace,
per mantenere alta leccitazione per ci che avrebbe
fatto dopo. Pass a lavarsi i capelli.
Ci mise volutamente un sacco di tempo.
Quando fin, era ragionevolmente certa che entrambi i
ragazzi avessero finito di lavarsi.
Lasciando lasciugamano steso sulla guida della tenda
della doccia ad asciugare, usc dal bagno
completamente nuda. La luce nella camera le disse
subito che le persiane si erano scostate, lasciando
aperto uno spiraglio. Senza guardare direttamente la
porta prese il doposole, lidratante per il viso e una
salvietta e si mise esattamente nello stesso punto
della sera precedente.
La luce nella stanza aument ancora: un altro piccolo
colpo di vento aveva allargato ancora un po lo
spiraglio.
Come la sera prima Paola si spalm la crema partendo
dalle punte del piede sinistro. Ma sapere, o
quantomeno sospettare, di essere osservata rendeva
la cosa molto, molto diversa.
I suoi movimenti erano pi lenti, pi voluttuosi. Non si
limitava a spalmare la crema, si accarezzava.

Girandosi di tre quarti per spalmare meglio la coscia


sinistra, ne approfitt per gettare unocchiata di sbieco
verso la porta senza farsene accorgere. Un solo
istante, ma fu sufficiente per intravedere delle forme
chiare appena allinterno della persiana dei ragazzi,
anchessa semiaperta. Come se niente fosse fin di
spalmare la coscia, ma il suo battito aveva accelerato.
Anzich sollevare il piede destro sul letto come aveva
fatto con laltro, si chin completamente in avanti,
divaricando e flettendo leggermente le gambe: cos
era tutta aperta, esposta, ma aveva anche la
possibilit di dare unaltra sbirciata allindietro. E, s,
erano proprio i ragazzi.
Risal lentamente massaggiando il polpaccio, il
ginocchio e quindi la coscia, raddrizzandosi pian piano
e nascondendo cos almeno un po la vista della vulva.
Ma non aveva certo finito.
Ormai completamente dritta, si massaggi la crema
sulle natiche, lasciando che le dita la spalmassero
lungo tutta la fessura. Pian piano si allarg ai fianchi,
poi le mani vennero avanti, spalmando il doposole sul
ventre, e infine sul monte di venere dai peli accorciati
e sulle labbra. Sapeva che da dietro potevano solo
intuire cosa stesse facendo, ma che il dubbio avrebbe
reso la vista pi piccante.
Si torment per qualche istante il clitoride, e inser un
dito nella vagina madida e calda, facendosi ansimare.
Poi smise, e messo ancora un po di doposole sui palmi

riprese a spalmare. Il ventre, lo stomaco, la parte


bassa della schiena.
Quando giunse al seno si gir leggermente, in modo
che dalla portafinestra fosse possibile delinearne un
po la rotondit. E li impast con le mani coperte di
crema, giocando coi capezzoli che loro non potevano
vedere ma che i movimenti delle sue braccia
rendevano chiaro essere loggetto delle sue attenzioni.
Leccitazione combinata alleffetto fresco del mentolo
li aveva resi eretti e sensibilissimi.
Con le braccia e il collo fu un po pi sbrigativa, poi
asciugatasi le mani nella salvietta, sempre in piedi e
dando le spalle alla porta si mise rapidamente
lidratante sul viso.
Pul di nuovo le mani nella salvietta e, senza cambiare
posizione torn a toccarsi tra le gambe. Le allarg
leggermente, sia per agevolarsi sia perch da dietro
intuissero le sue dita che si muovevano. Ne inser due
in vagina, muovendole con rapidit dentro e fuori
mentre lindice dellaltra mano sfregava il clitoride. Si
ferm prima di arrivare allorgasmo: non aveva ancora
finito.
Sollev la mano con le dita madide e lentamente la
port alla bocca, leccando il proprio odore.
Infine senza mai guardare la portafinestra si avvicin
allarmadio, lo apr ed estrasse i vestiti per la serata.
Un semplice vestitino nero, a mezza coscia, aderente e

scollato. Un perizoma viola coi bordi di pizzo, e un


reggiseno push up coordinato.
E, di tre quarti rispetto alla portafinestra, inizi uno
spogliarello allincontrario.
Prima si mise il perizoma, sollevandolo lentamente e
facendolo sfregare contro la pelle delle cosce.
Sporgendo allindietro il sedere nel sistemarselo.
Poi si allacci il reggiseno, chinandosi in avanti per
sistemare i seni nelle coppe.
Infine si fece scivolare il vestito addosso, lasciandolo
srotolarsi lentamente e coprire le sue forme come la
tenda di un palco.
Poi col cuore in gola si chiuse in bagno per pettinarsi e
truccarsi.

Cazzo! esal Luca proprio mentre Daniele esclamava


Ges Cristo!
Sincronizzati, gli sguardi si abbassarono sulle patte dei
pantaloni. Gonfie da scoppiare.

Quando, cinque minuti dopo, Paola usc dalla camera


con un velo di trucco (mascara, matita nera e rossetto
rosso), una catenina molto stretta al collo e un largo
braccialetto di cuoio ad ogni polso, li trov ad
attenderla sul vialetto.

Mentre si incamminavano verso il ristorante, Luca le


disse Ho visto che mangi solaperch non chiediamo
al caposala di metterti al tavolo con noi?
Paola esit un attimonon era un po troppo tutto
questo? Ma poi pens che sarebbe stato divertente. In
fondo i due ragazzi oltre che carini sembravano anche
simpatici.
Almeno cos non avrebbe pi dovuto guardarli di
sottecchi fingendo di pensare ad altro!
Per me va bene, anzi ti ringrazio! e poi rivolta a
Daniele: Tu sei daccordo?
Lui la guardava con bramosia, e si affrett a
rispondere S s!. Il suo sguardo riaccese la
sensazione di calore nel basso ventre di Paola, mai
completamente sopita ma che adesso tornava a
bruciare.
A cena Luca flirt in maniera indegna. Daniele invece
se ne stava un po sulle sue, intervenendo con
intelligenza e passione sugli argomenti che lo
interessavano e ascoltando senza proferire parola
quando gli altri due parlavano di qualcosa che non gli
interessava. Il suo sguardo per non si stacc da Paola
nemmeno per un istante. Alla fine della cena le aveva
passato ai raggi X tutte le parti del corpo che non
fossero coperte alla sua visuale dal tavolo.

Anzich a disagio Paola si sent eccitata da quello


scrutinio. Si sentiva forte, e bella come non si era mai
sentita prima.
Alla fine della cena aveva capito una cosa: che Luca
era stupendo, con il suo aspetto da modello e il suo
modo di fare allegro e impertinente, ma lei preferiva
Daniele, pi intelligente, pi pacato, e con un fuoco
dentro che per ora le era stato possibile solo
intravedere.
Fu una serata bizzarra.
Nessuno aveva voglia di guidare, quindi rimasero al
villaggio, evitando come la peste i giochi e gli
spettacoli dellanimazione ma installandosi sui tavolini
del bar insieme alle ragazze del pomeriggio, a Giorgio
e a un paio di altri ragazzi.
Bevvero, giocarono a carte, chiacchierarono.
Paola e Daniele si studiavano, si scrutavano. Giocando
a calciobalilla luno di fronte allaltra, Paola si chinava
in modo che si vedesse pi seno dentro la scollatura.
Succhiava la cannuccia del proprio drink come fosse
un piccolo membro. Non sapeva da dove le venisse
tutta questa spregiudicatezza, ma le piaceva.
Ogni volta che i loro occhi si incrociavano, restavano
come calamitati. Le prime volte Daniele arrossiva, e
Paola sentiva vampate di eccitazione che partivano
dallinguine e salivano su, verso il petto e la gola,
quasi soffocandola. Ma non si voltavano, tenevano gli

occhi incatenati. Era impossibile distoglierlinon fosse


stato per Luca.
Unico, in tutto il gruppetto, che non si fosse accorto di
come stavano le cose, continuava a tampinare Paola,
con crescente irritazione dellamico.
Inebriata da tutte quelle attenzioni, la ragazza non
riusciva a non farsi trascinare via per andare a fare
una partita coi videogiochi, o a non chinarsi verso di lui
quando le sussurrava qualcosa allorecchio. A non
sentire una scossa di piacere ogni volta che le sfiorava
la pelle.
Certo, poi quando Luca passava a dedicarsi a
qualcunaltra tornava a cercare Daniele con lo
sguardo, ma lo trovava sempre pi imbronciato. A un
certo punto lui smise di ricambiare gli sguardi.
Arrabbiata, Paola accett di fare coppia con Giorgio in
una partita a carte. Quando infine alz lo sguardo dal
tavolo dopo aver stracciato gli avversari, si accorse
che Daniele non cera pi. Decise che era ora di
andare a letto, e salutando tutti e declinando la
proposta di Luca di accompagnarla in camera, se ne
and a dormire.
Pi tardi, nel dormiveglia, sent voci rabbiose e
concitate che sembravano provenire dalla stanza di
fronte, e infine il suono di una porta che sbatteva e di
passi che si allontanavano.

Capitolo 3
La mattina dopo Daniele non si fece vedere in
spiaggia. Le ore passarono con Luca che continuava a
fare il brillante, con lei e con le altre, ma per qualche
motivo a Paola non piaceva pi.
Daniele ricomparve per pranzo, con unespressione
neutra ma in qualche modo rigida. Parl ancora meno
del solito.
Coi capelli arruffati, la barba lunga e laria di quello
che ha dormito poco era estremamente sexy,
aumentando ancora lattrazione quasi animale che
Paola provava per lui, ma evitava di guardarla o di
incrociarne lo sguardo, frustrandola.
Di nuovo in spiaggia, Paola decise di provocarlo un po.
Ormai per lei era diventata una droga, bramava
mostrarsi, bramava il suo sguardo infuocato su di s.
Aspett un momento in cui la maggior parte del
gruppo era impegnato in altro (qualcuno leggeva,
qualcuno pisolava, qualcuno giocava a carte) e corse
al chiosco a prendere un gelato. Un cono.
Sedendosi proprio di fronte a Daniele assal il cono
come aveva fatto il giorno prima col calippo,
leccandolo tuttintorno e succhiando la punta del
gelato. Tutto questo fissando il ragazzo, guardandogli
le spalle, il petto ma soprattutto linguine. Lo vide

gonfiarsi, tendere il costume, e questo accese un fuoco


dentro di lei. Quando alz lo sguardo vide gli occhi
azzurri di lui bruciare di rabbia e desiderio.
Come il giorno prima, Daniele si alz e si avvi a
grandi passi verso il bagnasciuga, deciso a spegnere il
proprio desiderio nellacqua gelida.
Paola ingoi il resto del cono e lo segu, bofonchiando
un vado a fare il bagno allindirizzo dei pochi
presenti ancora svegli e attenti. Si tuff e prese a
nuotare fendendo le onde, e il suo allenamento le
permise di guadagnare terreno sulle bracciate
rabbiose ma in qualche modo scoordinate ed inefficaci
di Daniele che evidentemente non era una creatura
dacqua.
Lo super e si attacc con una mano allultima boa.
Lui emerse accanto a lei, ansimando, aggrappandosi a
sua volta alla boa e le disse rabbioso Si pu sapere
perch mi provochi in questo modo, visto che tanto poi
la darai a Luca come tutte? E cos divertente
prendermi per il culo?
E chi ti dice che la dar a Luca, o a chicchessia? Mi
hai presa per una di quelle rincoglionite che vi girano
intorno?
Non fece in tempo a finire la frase: la bocca di Daniele
si schiant sulla sua, una mano forte le afferr la nuca
tirandole la testa ancora pi vicina. Sembrava che lui
volesse mangiarle le labbra, la lingua dalla foga con

cui la baciava. La sensazione che stava provando la


sconvolgeva nel profondo, non aveva mai provato un
desiderio cos lancinante e immagini di lui che le
scostava il costume e la penetrava l, in acqua, le
attraversavano la mente come lampi.
Poi la mano di Daniele si spost dalla sua nuca, le
afferr la mano libera e se la port allinguine. Lei lo
sentiva, caldo e duro quasi da scoppiare, e mugol
mentre lo sfregava con la mano. Credette di svenire
quando lui si introdusse le mani di entrambi nel
costume, ponendo quella di lei intorno allasta
bollente, e iniziando a muoverla su e gi. Incredula ed
eccitatissima, Paola afferr la verga e prese ad
assecondare il movimento che lui le imponeva, finch
a un tratto lui ritir la propria mano e la infil sotto il
costume di lei, sfregandola tra le labbra.
Nel frattempo la sua lingua le stava letteralmente
scopando la bocca, e Paola le gemeva intorno, pi
forte quando un dito trov lingresso della vagina e si
fece strada dentro di lei, fresco contrasto con linterno
bollente del suo corpo.
Sent il membro nella sua mano sussultare pi volte, e
dal fatto che lacqua intorno al proprio polso si era
fatta pi calda, cap che era venuto.
Bruscamente, lui interruppe il bacio, e con voce
angosciata le disse Scusa, scusa non avrei dovuto
mi dispiace, perdonami!

E senza darle il tempo di rispondere part ad ampie


bracciate verso la spiaggia.
Troppo scombussolata per replicare in tempo, lo
guard allontanarsi, col fiato pesante e uneccitazione
inappagata nei lombi che le impedivano di connettere.
Quando il suo cervello finalmente si fu snebbiato a
sufficienza, Daniele ormai era arrivato alla spiaggia.
Quando ci arriv anche lei, di lui non cera traccia.
Gli altri le dissero che lavevano visto passare di corsa,
e la guardarono incuriositi e confusi: evidentemente la
boa era troppo lontana dalla spiaggia e da l non si
poteva distinguere se due persone stavano parlando
molto vicine o si stavano baciando.
Dopo essersi asciugata Paola fece il giro del villaggio,
ma Daniele si era dileguato. Prov anche a bussare
alla sua stanza, ma da dentro non provenivano suoni e
non ricevette risposta.
Rassegnata, scombussolata e insoddisfatta torn in
spiaggia, dove rimugin sullaccaduto. Non aveva
senso che lui scappasse cos, a meno chea meno che
non pensasse di essersi imposto, che lei non fosse
consenziente. Ecco il perch delle scuse! Che
stupido
Verso le 18.30 decise che ne aveva abbastanza:
voleva andare in camera, farsi una bella doccia e
restare da sola lontano dal chiacchiericcio e dalle
avances di Luca, che avevano leffetto di eccitarla ma
nello stesso tempo irritarlaprimo perch faceva cos

anche con un paio delle altre ragazze, e secondo


perch in fondo non era lui che voleva.
Raccolte le sue cose salut tutti e si avvi verso la
camera, gettando unocchiata alla porta della camera
dei ragazzi. Era forse socchiusa? Scroll le spalle ed
entr nella propria.
Si fece una doccia coi fiocchi, lunga e calda,
coccolandosi mentre si insaponava, massaggiandosi la
testa con la schiuma dello shampoo. Il ricordo del
bacio di Daniele, delle sue mani addosso, del suo
membro tra le dita, la perseguitavano. Lo voleva,
categoricamente, intensamente. A stento si trattenne
dal masturbarsi e sfogarsi l, in piedi sotto la doccia,
ma decise di fare con calma, coccolarsi, mettersi
comoda.
Uscita dalla doccia si asciug il grosso dei capelli col
phon, e avvolgendosi un asciugamano intorno al corpo
torn in camera. Si accorse subito che la solita brezza
aveva di nuovo aperto le persiane, e si avvicin
alluscio per richiuderle.
Quando per fu sulla soglia vide subito che la
portafinestra della camera di fronte era semiaperta.
Guard meglio: qualcuno era sdraiato sul letto, proprio
di fronte allingresso, senza maglietta. Nella penombra
non riusciva a distinguere chi fosse, ma sapeva che
non poteva essere Luca: aveva detto che a quellora
aveva appuntamento per un massaggio al centro
benessere appena fuori il villaggio.

Di nuovo, leccitazione dei sensi prevalse sulla ragione.


Fissando direttamente la figura sul letto, Paola dette
un colpetto alle persiane scostandole ancora un po e
indietreggi fino a trovare il beauty. Prese il doposole,
e torn allormai solita postazione. Ma stavolta non si
mise di spalle. Con aria di sfida, gir il tronco e le
gambe in modo da appoggiare un piede al letto, ma il
viso rimase rivolto verso la portafinestra, verso la
camera di fronte, verso Daniele.
E di nuovo, prese a spalmarsi il corpo con gesti
calcolati e sensuali. Le sembrava di non aver fatto
altro per tutta la vacanza.
Le mani carezzavano leggere la pelle, disegnando le
sue forme, ma gli occhi erano incollati su Daniele.
Il ragazzo si era tirato su a sedere sul bordo del letto
pi vicino alla finestra, e la scarsa luce che filtrava era
sufficiente a far capire a Paola che il suo volto era
rivolto verso di lei, che probabilmente il suo sguardo le
accarezzava le forme seguendo le sue mani
Il fresco del mentolo non era sufficiente a contrastare
le vampate di calore che investivano la donna a
ondate regolari: per la prima volta compiva quei gesti
per qualcuno che sapeva che lei sapeva di essere
guardata. Che sapeva che lei lo stava facendo di
proposito, per stuzzicare ed eccitare.
Insistette parecchio sulle natiche e la parte alta delle
cosce, e poi, girandosi dritta verso la porta, sul ventre.
Quando le sue dita si fecero strada tra i peli

ordinatamente regolati del pube e scomparvero tra le


grandi labbra, dandole un brivido, si accorse che lui
aveva una mano nei boxer, e che questa mano si
muoveva su e gi lentamente.
Il caldo aument di unaltra decina di gradi. I capezzoli
della donna erano ormai cos tesi da fare male.
Paola si sedette sul letto e apr le gambe. Dopo essersi
stuzzicata ancora un po, facendo in modo che Daniele
dallaltra parte del vialetto vedesse bene le sue dita
che scivolavano sul clitoride e tra le labbra, prese a
spalmarsi di doposole linterno coscia, poi senza
chiudere le gambe risal con le mani fino ai seni.
Fu allora che Daniele si alz. Paola non fece in tempo a
muoversi, che lui aveva gi attraversato di corsa i dieci
metri che li separavano e si era buttato in ginocchio
tra le sue gambe.
Dita frenetiche le accarezzarono le labbra,
scostandole, e una lingua impaziente trov la tenera
carne tra di esse, lapertura umida, e infine il clitoride.
Con un piccolo grido Paola gli intrecci le mani piene di
doposole tra i capelli, tenendolo contro di s, e le sue
cosce si chiusero su di lui.
Questa volta non lavrebbe lasciato scappare. Questa
volta avrebbero finito ci che avevano iniziato.
Mentre la lingua di Daniele la esplorava, saettando tra
il clitoride e la vagina, le sue mani le si strinsero sulle
natiche. Le dita affondavano nella carne morbida.

Paola ansimando si spingeva ritmicamente contro di


lui. Sentiva lorgasmo montare, sempre pi vicino ad
ogni colpo di lingua. Lui leccava le labbra, scendeva al
perineo e allano, risaliva affondando la lingua nella
vagina come un piccolo pene, e poi tornava sempre al
clitoride, in un circolo senza fine che la stava facendo
impazzire finch lultimo colpo di lingua sul clitoride la
scaten, e lei venne gridando il suo nome, tremando
tra le sue mani che la tenevano ferma, artigliandogli la
testa con le dita.
E infine si calm, respirando pesantemente, e
allentando la presa sulla testa e con le cosce. Quando
apr gli occhi e abbass lo sguardo su di lui, vide che la
guardava intensamente, con un sorriso sulla bocca
bagnata di lei.
Poi lui si sollev, and a chiudere la portafinestra
facendole temere che volesse di nuovo scappare.
Invece, con suo immenso sollievo, torn, e
sospingendo Paola indietro sul letto si adagi su di lei,
facendo aderire i loro corpi dal petto alle cosce, e la
baci, facendole sentire il proprio sapore tra le labbra
e sulla lingua.
La soddisfazione provata nellorgasmo spar
velocemente, sostituita da un nuovo, pi acuto
desiderio di lui. Tutta leccitazione dei giorni
precedenti non poteva essere dissipata in cos poco
tempo

Prima di impazzire di nuovo per leffetto combinato del


bacio e della sensazione del pene eretto e serico che
le premeva sul ventre, riusc a raccogliere il briciolo di
lucidit che le era rimasto per allungare una mano ed
aprire il cassetto del comodino, estraendo una scatola
di preservativi.
Nel frattempo Daniele era passato dal baciarle la
bocca al succhiarle e baciarle il collo, scendendo verso
la clavicola. Per agevolarlo Paola allarg le gambe e la
parte inferiore del suo corpo scivol nel mezzo: in
questo modo lasta and ad adagiarsi sulla vulva
bagnata. Incapace di resistere, la donna prese a
strusciarsi sul membro, bagnandolo dei propri umori,
rendendolo scivoloso. Daniele, mordendola pi forte,
ansim contro la sua pelle.
Rimasero cos a lungo, baciandosi mordendosi e
succhiandosi il volto, le labbra, il collo, la parte
superiore del torso, coi i sessi a contatto che si
muovevano in una lenta e voluttuosa danza. Le mani
di Daniele le impastavano i seni, quelle di Paola gli
tracciavano strisce roventi sulla schiena e sul petto.
Finch lui, giunto allo stremo, non si rizz sulle
ginocchia, offrendole il membro pulsante.
Paola estrasse rapidamente un preservativo dalla
bustina, ma prima di metterglielo prese in mano il fallo
congestionato, accarezzandolo per tutta la lunghezza,
passando il pollice sul glande teso, giocando a
scoprirlo e ricoprirlo. Respirando pesantemente,

Daniele stava ad occhi chiusi, immobile, lottando per


mantenere il controllo. La voleva, dio se la voleva.
Finalmente lei appoggi il preservativo sulla punta, e
lo srotol con unultima, lunga carezza prima di
riadagiarsi indietro sul materasso, pronta ad
accoglierlo.
Non fu necessario ripetere linvito in maniera pi
esplicita: con mano tremante per il desiderio Daniele
accost la punta allapertura palpitante e spinse a
fondo.
Paola si inarc, gemendo. Sentiva il membro farsi
strada dentro di lei, allargandole le pareti della vagina
in un unico delizioso movimento.
Arrivato in fondo Daniele si ferm un istante, e le cerc
la bocca con la propria, intrecciando la lingua alla sua.
Poi cominci a ritrarsi e a spingere, lentamente per
non perdere il controllo. Voleva che durasse.
Con lunghi e fluidi movimenti lo estraeva fino alla
punta per poi spingersi di nuovo fino in fondo,
battendo sul collo dellutero. Ad ogni colpo Paola
ansimava dentro la bocca di lui, intorno alla sua lingua.
Il fuoco, la frenesia di quei tre stranissimi giorni le
stavano amplificando tutte le sensazioni, sentiva ogni
centimetro del corpo di Daniele che si muoveva dentro
e sopra di lei e le trasmetteva brividi di piacere.
Sollev le gambe, intrecciandogliele dietro la schiena
per favorire una penetrazione pi profonda. Lo voleva
tutto, ne voleva il pi possibile.

E poi lui fece qualcosa di inaspettato. Le introdusse un


dito in bocca, tra le loro lingue frenetiche, e poi,
quando fu bagnato di saliva, lo port gi, vicino al
proprio membro che spingeva con sempre pi foga
dentro di lei. Le massaggi il perineo squassato dai
colpi, e risal verso lano, inumidendolo, stuzzicandolo.
Perplessa e stupita dal fatto che questo gesto fosse
cos piacevole, Paola lo lasci fare. Dopo un po,
Daniele port di nuovo il dito alle loro bocche, e di
nuovo lo fece bagnare di saliva. E stavolta, quando
torn gi, spinse con decisione, inserendo una falange.
Un attimo di stupore, di piacere misto a dolore poi
Paola si rilass, permettendogli di spingere ancora, di
far entrare tutto il dito.
Era piena di lui. Il suo corpo la schiacciava sul
materasso, le riempiva tutti i buchi, la vagina col fallo,
la bocca con la lingua, il culo col dito perfino il naso
col suo profumo di maschio, e le orecchie col dolce
suono dei suoi gemiti, che si facevano sempre pi forti
cos come le spinte con cui la martellava.
Con tutti i sensi in delirio, Paola venne gridando,
vibrando, e Daniele bevve i suoi gemiti.
Le contrazioni dei muscoli perineali intorno al membro
e al dito, la consapevolezza dellorgasmo appena
provocato, gli diedero alla testa. Con un grido
selvaggio aument ancora la forza, lintensit, la
velocit delle spinte, facendo vibrare e scricchiolare
pericolosamente il letto, finch anche lui venne, con
un ultimo liberatorio gemito.

Giacquero infine esausti e tremanti luno nelle braccia


dellaltra, finch Daniele non sent il membro iniziare a
rimpicciolirsi e dovette tirarlo fuori per impedire che si
sfilasse dal preservativo.
Con un sorriso malizioso Paola gli blocc la mano che
stava per togliere il preservativo e disse: Ci penso io.
In fondo ogginon ho ancora mangiato il calippo!
E tolto con cautela il profilattico per non sporcare le
lenzuola, si chin sul fallo che ormai stava perdendo
lerezione e con delicatezza, sapendo quanto fosse
sensibile in quel momento, lo prese in bocca e lo ripul,
strappando a Daniele un ultimo, prolungato,appagato
gemito.
Erano in ritardo per la cena, ma non importava.

ALESSANDRA

Capitolo 1
Alessandra usc dalla doccia.
Era met gennaio e faceva freddo, ma il vapore
dellacqua calda con cui si era lavata a lungo aveva
creato nella piccola stanza un microclima tropicale,
quindi la ragazza non rabbrivid nel mettersi
laccappatoio e iniziare a sfregarsi vigorosamente.
Con la pelle rosea per la doccia e la frizione della
spugna dellaccappatoio, inizi ad applicarsi la crema
idratante sul suo corpo in carne.
I problemi alla tiroide, strascico di una lunga malattia
che laveva colpita quando aveva 15 anni, le
causavano un leggero soprappeso, ma il medico le
aveva detto che era possibile che nel corso della sua
vita, con le variazioni del metabolismo, lo stress o il
cambiamento di stili di vita, la tiroide le avrebbe fatto
oscillare il peso da praticamente anoressica a obesa.
Per ora per era solo leggermente tonda, col sedere
pieno e delle belle cosce, il seno che sfiorava la quinta
e la pancia tondeggiante. Non era flaccida, questo no:
era anzi soda e sotto uno straterello di ciccia che non
riusciva a mandar via cerano muscoli dacciaio dovuti
al costante esercizio in piscina e in palestra. Aveva
iniziato ad allenarsi costantemente alla fine della
malattia, come sfida a s stessa per tornare ad avere
un corpo scattante come doveva essere quello di
unadolescente, e poi aveva continuato e adesso a 19

anni compiuti la settimana prima era decisamente


atletica.
Dopo aver applicato la pietra deodorante si rimise
laccappatoio e dopo aver aperto la finestra per far
uscire il vapore and in camera a vestirsi. Dopo cena
sarebbe andata da Marco a vedere un film, quindi
decise per un reggiseno a balconcino che le
sottolineava il seno abbondante, una maglietta
scollata con sopra un maglioncino leggero altrettanto
scollato chiuso con dei bottoncini a forma di fiore sul
davanti, una gonna longuette morbida con calze
autoreggenti.
Non mise le mutandine, da qualche mese non lo
faceva pi, o meglio quasi pi: ovviamente metteva gli
slip del costume in piscina, e le mutandine in palestra
sotto il kimono e di notte quando aveva il ciclo, ma da
quando aveva scoperto la coppetta mestruale, non le
era pi necessario metterle di giorno al di fuori
dellattivit sportiva, nemmeno quando aveva le
mestruazioni.
I suoi genitori finora non si erano accorti di nulla
perch a casa loro vigeva la regola che ognuno
facesse per s, tranne la spesa e cucinare che si
faceva a turno, e quindi ciascuno di loro faceva il
proprio bucato, se lo stendeva e se lo stirava. S,
anche pap.
Si trucc leggermente (solo matita e mascara) e infine
usc dalla sua stanza.

Era il suo turno di cucinare e apparecchiare, e i suoi


non erano ancora tornati dal lavoro, cos accese la tv e
si mise a spignattare, ma non diede molta retta ai
suoni e alle immagini provenienti dal tubo catodico,
persa nei propri pensieri.
Voleva fare sesso, si sentiva costantemente bagnata
Sembrer assurdo che una ragazza della sua et, con
un viso carino e un corpo armonioso sebbene con
qualche chilo di troppo, non riuscisse a trovare nessun
coetaneo disposto a uscire con lei
La sua mente come al solito tornava alle possibili
cause di questa situazione.
Alle elementari e alle medie era stata piuttosto timida,
e non aveva stretto grandi amicizie coi maschi.
Si era poi iscritta alle superiori a un liceo rinomato per
essere molto duro, e nessuno della sua classe delle
medie si era iscritto con lei: era quindi entrata in
quella scuola non conoscendo nessuno. Ad agosto tra
la prima e la seconda si era ammalata gravemente, e
in tutta la seconda era riuscita ad andare a scuola per
un totale di un mese, perdendo lanno. Aveva quindi
dovuto ricominciare con una classe nuova, e ancora
adesso che era in quarta, ed era robusta e finalmente
in salute, i compagni maschi continuavano a vederla
come lo scricciolo malato e fragile che era comparso
sulla porta il primo giorno di scuola. Le erano
affezionati, le volevano benecome a una sorella.

Il suo impegno a scuola e con le ripetizioni ai ragazzini


pi giovani al pomeriggio, altro sistema per
sconfiggere gli effetti psicologici e mentali della
malattia, le lasciavano poi poco tempo, e le avevano
fruttato la scomoda etichetta di secchiona un po
sfigata.
Lunico maschio oltre a Marco con cui aveva un
rapporto profondo era Alberto, che era omosessuale.
Non era vergine, tra la prima e la seconda prima di
ammalarsi aveva avuto unavventura estiva al mare
con un ragazzo della sua et ed entrambi avevano
perso la verginit una sera in spiaggia, ma per la
miseria erano passati pi di quattro anni!!!
Se solo Marco si fosse svegliato, e avesse risposto ai
suoi input invece che continuare a restare rigido come
un baccal quando lei gli si appoggiava addosso, a
guardarla di sottecchi quando pensava che lei fosse
distrattaper essere pi chiara ci mancava solo che lei
si appendesse un cartello: palpare qui con una
freccia verso il seno
Ladorazione che aveva per lui da ragazzina si era
trasformata (con grandi sforzi da parte di lei, per
evitarsi di soffrire) in una profonda attrazione sessuale,
ma lui sembrava non cogliere, come anni prima non
aveva colto la cotta che lei aveva per lui
A volte considerava lidea di cercarsi un gigol.

Nellappartamento a fianco anche Marco cucinava. Ci


si costringeva tutte le sere per non ridursi a ordinare
una pizza o mangiare insalata, ma ogni volta gli veniva
la malinconia; ogni volta pensava a comera diverso
prima. Prima che suo fratello partisse per la Germania,
prima che i suoi morissero in un incidente dauto,
lasciandogli in eredit una casa vuota. Dopo pi di due
anni, non si era ancora abituato del tutto alla loro
assenza, e si domandava se ci si sarebbe abituato mai.
Sorrise un po al pensiero che dopo cena Ale sarebbe
venuta come al solito a vedere un film.
Marco laveva vista crescere, e avendo sette anni di
differenza la considerava un po una sorella minore.
Cio, laveva considerata una sorella minore finch il
suo seno non aveva superato la taglia secondapoi le
cose si erano un attimo complicate. Solo nella sua
testa per, perch non avrebbe mai messo un dito su
di lei, si sarebbe sentito un verme. Anche se da
quando era diventata maggiorenne la sensazione di
essere un verme si era affievolita sempre di pi, fino
quasi a sparire, e sempre pi spesso si domandava
perch si trattenesse.
La loro abitudine a vedere un film insieme almeno un
paio di sere la settimana era nata quando Ale era
venuta a casa dallospedale, e lui e suo fratello Giorgio
si erano offerti di darle un occhio in assenza dei suoi
(allepoca Marco lavorava per turni, e Giorgio faceva
luniversit) e si era consolidata alla morte dei genitori

di Marco, quando Ale si era fatta carico di controllare


che mangiasse e non si deprimesse troppo, di tenergli
compagnia.
Quanti pomeriggi aveva passato seduto accanto al suo
letto dinferma, a leggere un libro ad alta voce?
Quante sere aveva passato lei sul suo divano,
tenendolo stretto mentre piangeva la sua solitudine e
disperazione?
Adesso quei brutti periodi erano finiti per fortuna,
avevano ricominciato entrambi a vivere, ma le sere
accoccolati sul divano, abbracciati o semisdraiati luno
sullaltro in affettuosa compagnia guardando un film,
erano rimaste un punto saldo nella loro vita. Tranne,
per Marco, la parte che riguardava laffettuosano,
decisamente laffetto non era pi lunica cosa che
provava quando la ragazza gli premeva addosso le sue
abbondanti curveE che fatica nasconderle tutte le
volte lerezione che lei gli suscitava solo entrando dalla
porta con quelle magliette scollate. E sospettava che
non portasse le mutandine.
Solo al pensiero gli venne duro. Di nuovo.

Capitolo 2
Alessandra aveva appena finito di cenare coi suoi
genitori, e come da regolamento toccava a pap
lavare i piatti e dare una pulita a lavello, tavolo e
pavimento dopo che lei ebbe sparecchiato.
Quindi lei fu libera di andare da Marco, ma ebbe un
ripensamento. Decise che stasera avrebbe dato una
drastica scossa al ragazzo. Torn in camera e si tolse
golfino, maglietta e reggiseno. Rimise solo il golfino.
Col seno che oscillava sotto la lana leggera, si affrett
alla porta temendo che i genitori notassero lassenza
di reggiseno, ma pap era chino sul lavandino e
mamma stava scaricando la lavatrice, e nessuno dei
due la guard uscire, limitandosi a urlare un ciao in
risposta al suo vado da Marco, a dopo!.
Suon alla porta, e Marco venne ad aprire; locchio gli
cadde automaticamente sul seno, come sempre, e
come sempre il ragazzo lo spost a forza sul viso
sorridente della sua amica.
Aveva fatto in tempo a notare per che il primo
bottoncino del maglione era slacciato, lasciando
vedere il solco tra i seni.
Il pene diede uno strappo. Fortunatamente la
maglietta abbondante e i pantaloni della tuta ampi
nascondevano un po la cosa. Si affrett a verso il
divano, dove si lasci cadere al solito posto.

Aveva gi preparato il dvd nel lettore, bastava solo


premere play sul telecomando.
Alessandra si accomod accanto a lui, alla sua sinistra,
stendendo le gambe lungo il divano e coprendole con
la copertina di pile. Si appoggi al suo fianco,
premendogli il seno morbido contro il braccio.
Marco si affrett ad avviare il film, e Alessandra allora
si protese verso il mobiletto alla destra di Marco, dove
cera il regolatore della luce principale della stanza,
che si poteva alzare e abbassare di intensit: di solito
guardavano il film in penombra, per far finta di essere
al cinema.
Nel fare ci per sorreggersi gli mise una mano sulla
coscia a un millimetro dallinguine, e gli schiaff
praticamente il seno in faccia: il secondo bottone si era
slacciato, mostrando un po di pi della curva del seno.
Marco deglut rumorosamente. Nel ritrarsi dopo aver
abbassato la luce, Alessandra accidentalmente gli
sfior il membro con la mano, percependo
distintamente la sua erezione attraverso la stoffa.
Dopo aver riassestato la copertina sulle gambe si
accoccol pi vicina a lui, mettendogli la testa sulla
spalla sinistra, il seno sempre schiacciato contro il
braccio, e gli pass il braccio destro dietro la schiena,
posandoglielo sul fianco. La mano sinistra gli riposava
sul ginocchio. Marco se ne stava teso e rigido come un
baccal, respirando a malapena. Dentro di lui
combattevano listinto di saltarle addosso e quello di
correre via, ma il secondo stava soccombendo, sotto la

spinta delle curve della ragazza e dellineluttabile


realt che Ale non era pi una bambina, ma
fisicamente, mentalmente e anagraficamente una
donna fatta e finita.
Il film inizi, ma nessuno dei due gli prest particolare
attenzione. Avrebbe potuto essere un film muto, o un
horror con litri di sangue e gente che urlava tutto il
tempo, e non si sarebbero accorti della differenza,
nonostante avessero gli occhi puntati sullo schermo.
Marco era concentrato sui punti di contatto tra il suo
corpo e quello di Ale, cercando di isolare le sensazioni
in modo che smettessero di trasmettersi al suo uccello
facendolo diventare sempre pi duro. Alessandra si
godeva il calore del contatto col ragazzo e lottava con
gli ormoni che le riempivano il sangue per cercare di
muoversi con calma.
Lentamente con la mano destra arricci il bordo della
maglietta fino a toccare la pelle nuda del fianco di
Marco. Percep distintamente che il ragazzo
rabbrividiva. Lievemente lo accarezz con le dita,
leggere come ali di farfalla, descrivendo dei cerchi che
per lui erano infuocati, e collegati direttamente con un
filo allinguine.
Fingendo di scostarsi una ciocca di capelli dal volto,
Alessandra spost la mano sinistra dalla gamba di
Marco, ma nei due passaggi avanti e indietro riusc a
sganciare altri due bottoni: lasola di lana tesa dal suo
abbondante petto cedeva solo a sfiorarla. Ormai il
tessuto le copriva a malapena i capezzoli, ma Marco,

con lo sguardo rigidamente fisso su una tv che non


vedeva, non se ne accorse.
Ovviamente la mano di Alesandra non torn sul
ginocchio, ma quasi allattaccatura dellinguine, e
anche l prese a disegnare cerchi con le dita. Il pollice
si avvicinava sempre di pi alla piega della gamba,
finch non ci arriv e inizi a scorrere l, avanti e
indietro. Marco represse un gemito, ma non riusc a
nascondere un altro brivido.
Il pollice si spost verso destra, sempre pi vicino al
punto in cui la coscia si congiungeva allo scroto e alla
base del fallo, che si tendeva dolorosamente
nellattesa. Le altre dita scesero sulla parte sensibile
dellinterno della coscia.
Ora il pollice aveva trovato lo scroto, e sempre a
piccoli cerchi inizi ad accarezzarne il lato. Marco esal
rumorosamente.
Doveva fermarla, o sarebbe venuto nei pantaloni.
Oppure le sarebbe saltato addosso.
Le mise la mano sulla mano, intrappolandole le dita tra
le sue, e gliela scost dalla coscia per posarla sul
divano.
Delusa, arrabbiata, Alessandra tolse anche laltra
mano e si alz.
Dove vai? chiese Marco.

Ma secondo te?!? Cosa devo fare, sdraiarmi nuda sul


pavimento? Ma no, non te ne fregherebbe niente
comunque! Te ne stai l col cazzo che ti esce dal collo
della maglietta, e ci scommetto che appena me ne
vado vai a sfogarti con una delle tue troiette, ma a far
divertire anche me non ci pensi neppure vero? Certo
che no, sono solo una bambina grassa vero?!
Le sue troiette erano un gruppo di ragazze che si
divertivano ogni tanto con lui e i suoi amici, ed era
vero che un paio di volte era uscito ed andato a letto
con una di loro dopo una serata sul divano con Ale, per
calmare un po i bollenti spiriti, ma come cavolo faceva
lei a saperlo?!? Laveva visto uscire e aveva
immaginato?
Mentre questo pensiero gli attraversava la mente
come un lampo, i suoi occhi erano calamitati dal seno
quasi scoperto della ragazza, ma lei si gir per
andarsene, nascondendolo alla vista.
Poi il suo cervello registr la frase successiva, e quella
dopo ancora, e qualcosa gli scatt nella testa,
bruciando completamente ogni residua resistenza che
aveva nei confronti del sesso con lei.
Fulmineo si protese a bloccarle un braccio, girandola,
per impedirle di andarsene, e mentre la afferrava il
golfino si tese ancora un po facendo uscire un altro
bottone dalla sua asola di morbida lana. Un capezzolo
si scopr, roseo ed eretto, e fece perdere la testa a
Marco.

Prese la ragazza per la vita e la spinse a sedere sul


basso divano ,poi si inginocchi davanti a lei e le
sbotton il resto del maglione, scostandone i lembi.
Il magnifico seno di lei, grosso, nudo, sodo e
palpitante, gli si par davanti, e Marco alz le mani per
prenderne possesso. Si blocc a pochi centimetri,
improvvisamente insicuro, e alz lo sguardo sulla
faccia di Alessandra con aria interrogativa. La ragazza,
con leccitazione che le brillava negli occhi, annu il suo
consenso, e il ragazzo abbass le mani a stringere le
mammelle.
Non riusciva a prenderle tutte, ma premette i palmi sui
capezzoli turgidi massaggiando con un movimento
circolare. Poi le spost sotto la massa morbida e calda
sollevandola, e si protese a prendere in bocca un
capezzolo. Era grosso, proporzionato al seno, e il
ragazzo lo lecc prima di chiuderci sopra le labbra e
succhiare, strappando un gemito ad Alessandra.
Lo lecc di nuovo, poi mosse la lingua in cerchi intorno
al capezzolo, sempre pi lontani, fino a passare
allaltro seno e dirigersi verso laltro capezzolo. Anche
questo venne leccato, succhiato e mordicchiato.
Alessandra si godeva ogni istante di quelle operazioni,
accarezzandogli la testa, il collo e le spalle mentre le
mani del ragazzo avevano abbandonato il seno per
sfiorarle la pelle della pancia e dei fianchi.
Continuarono cos per qualche minuto, poi Alessandra
stacc la testa di Marco dal proprio seno e lo fece

sedere accanto a lei sul divano; gli prese la testa tra le


mani e lo baci sulle labbra. Se le sfiorarono per un po
poi le lingue entrarono in gioco e i due si persero in un
bacio appassionato, mentre le mani di Marco
tornavano a manipolare i seni di Alessandra, e quelle
della ragazza si insinuavano sotto la maglia di lui per
stringere a sua volta i capezzoli eretti.
Marco le insinu una mano sotto la gonna, sempre
palpando il seno con laltra, e da sotto il ginocchio
dove cadeva lorlo risal lungo la coscia. Sospir
quando incontr lorlo delle autoreggenti e poi la pelle
nuda e serica, e sussult quando si rese conto di
essere arrivato allinguine, e che lei non portava le
mutandine, come aveva immaginato. Si ferm con le
dita l, contro le grandi labbra della ragazza, cercando
di calmarsi per non venire seduta stante. Non era mai
stato cos eccitato con una donna.
Alessandra intanto non era certo stata inattiva, e dai
capezzoli era scesa graffiando leggermente con le
unghie fino allombelico. Si era interrotta brevemente
quando Marco le aveva sfiorato le labbra, ma ora che
si era fermato la mano di lei prosegu verso il basso,
incontrando il glande che sporgeva sopra lorlo dei
calzoni della tuta e dei boxer, con lelastico che lo
spingeva verso il ventre del ragazzo.
Alessandra accarezz con un dito la pelle calda e tesa,
spargendo una gocciolina di liquido seminale su tutta
la punta, accarezzando poi in circolo verso il basso.

Marco interruppe il bacio per sussurrare con voce roca


Oddio Ale fermati o giuro che vengo.
Quando la ragazza spost le dita appoggiandogliele
sulladdome compatto, Marco appoggi la testa
nellincavo del suo collo, ansimando, lottando per
riprendere il controllo, aspirando il suo profumo di
donna.
Quando leccitazione fu scesa sotto il livello di
sicurezza, il ragazzo tolse il golfino di Alessandra e lo
butt da un lato. Poi la fece alzare e le sfil la gonna, e
quando lei cammin fuori dal mucchietto di stoffa lui
fece un passo indietro e rest a guardarla, nuda salvo
per le calze autoreggenti e le pantofole coi coniglietti,
che anzich smontarlo lo infiammarono ancora di pi.
Il suo sguardo, accarezzando la pelle chiara di lei, sal
dalle caviglie sottili ai polpacci muscolosi alle cosce
piene, fermandosi sul triangolo di pelo scuro dai
contorni perfettamente depilati tra le sue gambe, per
poi risalire su per laddome tondo, per il restringimento
della vita, fino al nuovo stop del seno, candido, dai
capezzoli eretti con lareola rosa scuro, poi ancora su
verso le spalle squadrate e il collo da cigno, fino a
posarsi sul viso, tondo anchesso, con le guance piene
e le labbra carnose, il naso un po storto che anzich
togliere bellezza al volto gli dava carattere, e gli occhi
verdi enormi contornati da ciglia folte. La luce negli
occhi del ragazzo la fece rabbrividire, ma era un
brivido bello.

Dio quanto sei bella! Pipi di quanto mi ero


immaginato
Alessandra inarc un sopracciglio con aria ironica ed
interrogativa, e lui imbarazzato: B eccoioma
senti un po, sei tu quella che ha attentato alla mia
virt, mi avrai immaginato anche tu nudo no?!?
Lei rise e gli disse Certo! E ora fammi vedere se
avevo immaginato bene!
Marco allora afferr i bordi della maglietta e
lentamente scopr gli addominali scolpiti, con una
striscia di peli che partiva dallombelico e spariva nei
pantaloni, i pettorali sodi coi capezzoli piccoli e scuri e
qualche rado pelo, le spalle larghe, il volto spigoloso
con la barba soffice di tre giorni e i capelli mossi che
cadevano a onde fin sotto le orecchie. E fin qua, niente
che lei non avesse gi visto, anche se ogni volta era un
tuffo al cuore.
Alessandra si lecc le labbra mentre le mani del
ragazzo, dopo aver buttato a terra la maglietta in un
mucchietto scomposto, scesero ad afferrare lorlo dei
pantaloni. Si cal calzoni e boxer insieme, e questi una
volta scesi a met coscia caddero a terra, lasciandolo
completamente nudo, col membro circonciso e
orgoglioso proteso in avanti e verso lalto. Su di esso e
sui testicoli gonfi si concentr lo sguardo della ragazza
che ignorando completamente le gambe muscolose,
leccandosi di nuovo le labbra osserv lasta scura e
rigida fremere, mentre una nuova goccia di liquido
seminale si formava sulla punta.

Improvvisamente Alessandra fu in ginocchio davanti a


lui, a leccare quella goccia. Marco gemette, le mani
che andavano ad immergersi nei ricci di lei mentre la
ragazza apriva la bocca e prendeva allinterno caldo e
umido il glande nudo.
Oooofffooohh AleAlefai piano ti pregomi stai
facendo impazzire!
Ma lei non voleva fare piano, voleva farlo venire l e
adesso, e berlo. Mentre le mani del ragazzo le
stringevano la testa, si mise a succhiare con pi foga
la punta del membro, per poi scendere sempre
succhiando lungo il lato dellasta, fino alla base e gi
per i testicoli, tirandosi in bocca la pelle morbida,
prendendo tra le labbra un ovale duro. Marco grid.
Mentre giocava coi testicoli, con una mano
massaggiava lasta, fermandola solo quando risal
leccando fino alla punta. Presa in bocca di nuovo
questa, ricominci il massaggio con la mano, mentre
mise laltra a coppa sotto i testicoli, massaggiandoli,
mentre Marco gemeva.
Succhi il glande, fece scorrere la lingua tuttintorno e
dentro la fessura, e alla fine Marco non ce la fece pi.
Vengo! sibil, e Alessandra sent i testicoli tendersi e
lasta irrigidirsi, e il primo fiotto di sperma le entr in
bocca. Per la sorpresa perse quasi la presa, per lei era
la prima volta, ma riusc a mantenersi in posizione e
continuando il massaggio di verga e testicoli inghiott
fino allultima goccia.

Quando tutto fu finito e i fallo inizi a perdere


rigidezza, guard in su, e vide che lui la guardava con
le pupille dilatate e gli occhi blu scuri e intensi di
passione. Aveva ancora le mani tra i capelli di lei, e la
tir in piedi, avvicinando la sua testa alla propria, e
baciandola.
Le infil la lingua in bocca e sent su di lei il proprio
sapore, e rimase sconvolto da quanto ci gli piacesse.
Adesso per voleva il sapore di lei nella propria bocca.
Interruppe il bacio e fece sedere di nuovo la ragazza
sul divano, e di nuovo si inginocchi davanti a lei.
Stavolta per la spinse indietro ad appoggiarsi allo
schienale e le tir il sedere sul bordo della seduta,
allargandole le gambe inguainate nelle autoreggenti.
Rimase per qualche minuto fermo, a contemplare il
suo fiore schiuso davanti a lui, gli occhi sempre scuri e
intensi, mentre lei si bagnava sempre di pi sotto il
suo sguardo.
Poi accarezz le grandi labbra con la punta delle dita,
le schiuse e accarezz le piccole, infine il clitoride.
Alessandra rabbrivid e gemette. Marco accost la
bocca alla vulva, leccandola su tutta la lunghezza,
leccando il clitoride con brevi colpetti, insinuando la
lingua nella vagina madida.
Poi succhi il clitoride, mentre con un dito penetrava
nel pertugio caldo facendola gemere di nuovo. Il dito
entr fino alla nocca, rivelando che non era vergine, e
il ragazzo prov una fitta fugace di gelosia e di rabbia

nei confronti di quello sconosciuto che era stato l


prima di lui.
Con il dito ancora dentro di lei si ferm, le appoggi il
mento sul monte di venere e guardandola negli occhi
disse: non ti penetrer stasera estrasse il dito, poi ne
reinfil due strappandole un ansito No, ti far venire
cos tir fuori le dita ormai bagnatissime, le reinser
E ti mander a casa con la curiosit fuori e dentro di
nuovo Cos domani sera quando tornerai qua sarai
matta di desiderio, fuori, dentro pi in fretta, E allora
ti scoper fino a farti perdere la testa e senza
smettere di muovere le dita ricominci a succhiare e
titillare il clitoride, cercando di ignorare la sensazione
che era lui quello che stava perdendo la testa
Le parole e le dita di lui la eccitarono in un modo
impensabile, e furono sufficienti pochi minuti per farla
venire gridando, le pareti della vagina che si
chiudevano sulle dita come a non volerle lasciare
uscire pi.
Quando gli spasmi si furono calmati, Marco si alz,
asciugandosi la barba bagnata degli umori di lei, e si
port alla bocca le dita che erano state dentro di lei,
leccandole tutte mentre la guardava negli occhi.
Poi si stesero sul divano, momentaneamente e
parzialmente appagati, ancora nudi e abbracciati sotto
la copertina di pile a guardare ci che rimaneva del
film.

Finito quello Alessandra si rivest e corse a casa,


gridando la buonanotte ai suoi prima di fondarsi in
camera in modo che non vedessero quanto fosse
scomposta.

Capitolo 3
La sera dopo Alessandra si mise unaltra gonna
morbida, pi corta di quella della sera precedente, e
una maglietta pesante e attillata con una fascia che
stringeva sotto il seno, in modo che non si notasse che
non portava il reggiseno.
Esci? le chiese sua madre mentre si mettevano a
tavola. Non era insolito che uscisse il venerd sera per
una cioccolata con le amiche o con Alberto.
No, vado da Marco a vedere un altro film
Ohdue sere di seguito? Sembrava migliorato,
ancora gi?
No mamma, non ti preoccupare, credo che un po
triste lo sar sempre ma adesso sta bene solo
che ..eccopiove e nessuno dei due aveva voglia di
uscire allora abbiamo deciso di vedere il seguito del
film di ieri Concluse precipitosamente, sperando
ardentemente che mamma non sospettasse bugie.
La madre fece finta di nulla, ma si era accorta
dellesitazione della figlia. In realt da tempo
sospettava che ci fosse qualcosa tra quei due, e in
effetti la cosa le stava anche bene: Marco era un bravo
ragazzo, responsabile, cortese e carino, e anche se per
la figlia avrebbe preferito un marito colto, magari
laureato Marco aveva frequentato una scuola
professionale di tre anni poi aveva subito iniziato a

lavorare non aveva comunque opposizioni da porre


ad una eventuale relazione con lui.
Se invece si limitavano a divertirsib che male cera?
La figlia era grande ormai, sapeva che non era vergine
e tempo prima laveva accompagnata lei stessa dal
ginecologo per un checkup e per la prescrizione della
pillola.
Era certa che la ragazza gliene avrebbe parlato a
tempo debito. Scambi con suo marito uno sguardo
che diceva ne-parliamo-dopo e cambi argomento.
Finito di lavare i piatti e rassettare la cucina, la
ragazza attravers il pianerottolo e suon il
campanello di Marco.
Si era fatto la barba, e con una maglietta a maniche
lunghe, aderente e dello stesso azzurro intenso dei
suoi occhi infilata nei jeans e i piedi scalzi era bello da
mangiare.
Per la prima volta da quando era piccola Alessandra
esit sulla porta di quella che considerava la sua
seconda casa: ieri sera le cose erano cambiate, e
stasera sarebbero cambiate ancora di pi. Per un
momento temette che la strada che aveva intrapreso
lavrebbe portata a perdere lamicizia con Marcoe
con Giorgio lontano, col quale riusciva a scambiarsi
solo qualche mail e qualche telefonata su skype,
temeva di far crollare uno dei pilastri della sua
esistenza.

Ma il sorriso caldo del ragazzo le fug


momentaneamente ogni dubbio, e varc la soglia col
cuore che le batteva per quello che sarebbe successo
di l a poco.
Marco non la condusse sul divano come al solito:
prendendola per mano fece strada verso la camera da
letto, quella che era stata dei genitori nella quale era
riuscito a convincersi a trasferirsi dopo pi di un anno
dallincidente.
La stanza era pulita e ordinata come il resto della casa,
il copriletto blu scuro tirato e senza una grinza, ma
Marco non se ne cur mentre ce la spingeva sopra e
iniziava a baciarla.
Entro pochi istanti la ragazza si trov con la gonna
sollevata e la mano di Marco che le impastava una
natica, mentre le proprie mani si infilavano sotto la
maglia di lui ad accarezzargli laddome e il petto dai
piccoli capezzoli turgidi. Era in fiamme, stava
bruciando di desiderio, per tutto il giorno limmagine
del membro di lui era stata nei suoi pensieri, tanto che
la mattina a scuola aveva dovuto trattenersi a forza
dal disegnarlo sul quaderno l in classe davanti a tutti.
Lo voleva, lo voleva e cerano tutti quei vestiti tra i
piedi che le impedivano di toccarlo
Interruppe il bacio, lo spinse supino e gli mont sopra,
stringendogli le ginocchia tra le sue, e si avvent sui
bottoni dei jeans, che vennero aperti in un lampo. Gli
cal contemporaneamente pantaloni e boxer, notando
brevemente che questi ultimi erano neri e attillati

come piacevano a lei, scendendo dal letto per


sfilarglieli dai piedi scalzi. Lui nel mentre si era tolto la
maglietta, e ora giaceva nudo sul letto, in attesa.
Alessandra percorse con dita di fata la pelle degli
stinchi e delle cosce, su per laddome fino ai capezzoli,
e poi gi diretta verso il membro che si ergeva
orgoglioso e durissimo.
Lo prese con una mano e inizi a massaggiarlo su e
gi, lentamente, mentre con laltra gli avvolgeva i
testicoli massaggiando anche questi con un lento
movimento rotatorio.
Quando avvicin il volto per leccarlo dalla base alla
punta, Marco strinse i pugni e preg che lessersi
masturbato pensando a lei durante la pausa pranzo e
prima di cena fosse sufficiente a dargli abbastanza
autocontrollo da arrivare a penetrarla. Imput leffetto
che faceva su di lui, molto maggiore di quello che gli
facevano le altre donne non aveva mai avuto
problemi a controllarsi prima alla lunga attesa e al
fisico di lei: gli piacevano le donne in carne, i fianchi
pieni, un sedere tondo e un po di pancetta lo facevano
impazzire e il suo senooddio il suo seno!
Interruppe il magnifico lavoro di leccate che stava
facendo su di lui per spogliarla, poi si sdrai e le fece
cenno di mettersi sopra di lui con la testa sul suo pube
e il pube davanti al volto di lui. Dopo un attimo di
incomprensione la ragazza cap cosa volesse fare e
spalanc gli occhi, e Marco cap che non aveva mai

fatto un 69. Un sorrisone soddisfatto gli si apr sul volto


illuminandolo.
Poich lui era molto alto, la posizione non era
scomoda. Dopo un attimo di assestamento Alessandra
riprese possesso del fallo, infilandosene in bocca la
punta e buona parte dellasta e cominciando a
succhiare, e Marco dovette lottare di nuovo per non
perdere il controllo. Si dedic allora alla vulva sopra di
lui, sfiorandola e leccandola, massaggiando con le dita
alternativamente il clitoride e il tratto muscoloso tra la
vagina e lano, sfiorando con le dita bagnate il roseo
ingresso posteriore. Nel frattempo anche lei, gemendo,
aveva trovato il muscolo duro e teso tra lo scroto e
lano, e aveva iniziato a massaggiarlo facendolo
ansimare contro la propria vulva.
Leccitazione cresceva e cresceva, e quando
Alessandra gemette pi forte allinserimento delle dita
di Marco in vagina, questi cap che era arrivato il
momento.
Ancora con le dita a fondo dentro di lei, il ragazzo
stacc un po a malincuore il volto dalla vulva bagnata
e chiese: Lolo facciamo?
Lei si stacco dal fallo e girandosi verso di lui annu, poi
si tir su e scese da sopra di lui, inginocchiandoglisi a
fianco.
Marco allung una mano verso il cassetto del
comodino, dal quale estrasse una scatola di

preservativi ma Alessandra scuotendo timidamente la


testa gli disse: prendo la pillola.
Oddio, oddio, oddiopotevano farlo senza
preservativo, poteva sentire il contatto con la carne
nuda di lei, venire dentro di lei e riempirlapoi la
doccia fredda: e le malattie?
Lo chiese a lei, dicendole che lui usava sempre il
preservativo, non laveva mai fatto senza con nessuna,
nemmeno con la sua ex che non poteva prendere la
pillola per motivi di salute, e quindi era sicuro di non
avere malattie contagiose.
Lei arrossendo rispose: Banche io sempre col
preservativonon lho ancora fatto da quando prendo
la pillola Omise di dirgli che erano passati quattro
anni dallultima volta
Marco allora colto da unondata di desiderio fortissima
pos sul comodino la scatola che aveva ancora in
mano e la prese tra le braccia, spingendola indietro sul
letto e sdraiandosi sopra di lei che aveva aperto le
gambe.
Il fallo rigido e congestionato sfreg contro la parte
superiore della vulva, trovandola ancora pi bagnata,
ma prima di penetrarla il ragazzo volle baciarla ancora
una volta: le lingue danzavano, e le mani scorrevano
sulla pelle della schiena e dei fianchi.
Infine Alessandra apr ancora di pi le gambe,
piegando le ginocchia, e Marco condusse con la mano

la punta del membro allingresso del corpo di lei. Le


chiese il permesso con gli occhi, che erano diventati
blu di passione e desiderio, e quando lei annu diede
una leggera spintarella.
Il grosso glande entr, facendola ansimare. Una
seconda spinta pi decisa mand il resto ad affondare
fino in fondo, ed entrambi gemettero.
Marco si ferm, con la fronte appoggiata a quella di lei,
ad occhi serrati, lottando per non venire subito al
contatto con il fodero caldo e bagnato, mentre
Alessandra ansimava, stupita della meravigliosa
sensazione di pienezza che anche solo laverlo fermo
dentro di lei le dava. Il fallo le tendeva e dilatava le
pareti della vagina e la ragazza si sentiva pulsare
attorno a lui.
Poi finalmente il ragazzo si ritrasse lentamente, per
tornare ad affondare altrettanto lentamente,
riempiendola sempre di pi, mentre Alessandra
sollevava il bacino per incontrarlo.
Si mossero lentamente a lungo, godendo ogni istante
della frizione della carne contro la carne, poi quasi
inconsciamente aumentarono la velocit, il ritmo,
sempre pi forte mentre leccitazione raggiungeva
picchi sempre pi alti. Ora Marco lo sbatteva dentro
furiosamente, aggrappato alle natiche della ragazza
per tirarla a s con forza ad ogni spinta, e altrettanto
furiosamente Alessandra si muoveva per riceverlo, con
le unghie piantate nella sua schiena per ancorarsi l e
non morire di piacere.

Il membro sempre pi duro scorreva e scorreva dentro


e fuori dal fodero ben lubrificato, e i ragazzi sentirono
lorgasmo avvicinarsi. Infine un colpo assestato pi a
fondo degli altri mand Alessandra oltre il limite, e la
ragazza morse la spalla di Marco per non urlare
facendo accorrere lintero vicinato, mentre ondate su
ondate di piacere la travolgevano facendole contrarre i
muscoli, specialmente quelli della vagina che
stringevano ritmicamente il fallo. Questa sensazione fu
quella che scaten lorgasmo del ragazzo, che venne
gridando nei capelli di lei e riversando quelli che
sembravano litri di sperma bollente nella profondit
del suo ventre.
Il fallo continu a muoversi mollemente dentro e fuori
dal fodero madido mentre il padrone, con la faccia sul
cuscino accanto alla testa di Alessandra, ansimava
cercando di riprendere fiato; lei faceva lo stesso, e il
magnifico petto si alzava e si abbassava nel tentativo
di inalare ossigeno a sufficienza.
Dopo un po Marco ancora ansimante sollev la testa e
guard Alessandra, si sorrisero e gli ansiti si
trasformarono in risa di pura gioia per lesperienza
appena vissuta.
Il membro ormai quasi a riposo scivol fuori dalla
vagina, lasciando i due ragazzi con un senso di
rimpianto, seguito da un rivolo di sperma e liquidi
vaginali che macchiarono il copriletto scuro.
Oh cavolo, che guaio! Esclam lei. Ma lui con gli
occhi che ancora ridevano si chin a toccare la piccola

pozza con le dita, e poi tirandole su piene di liquido, lo


sparse giocosamente sul seno di lei, scendendo poi a
leccarlo, e il sapore mischiato di loro due misto a
quello salato del sudore della ragazza lo infiammarono
di nuovo. Il fallo diede uno strappo, ricominciando
lentamente a crescere, e Marco fece succhiare le dita
ancora bagnate di loro due ad Alessandra; vederla che
leccava il liquido con aria sensuale fece raggiungere al
pene lerezione completa, e il ragazzo si accoccol tra
le gambe ancora aperte a leccare dalla vulva ci che
restava.
Ovviamente non si limit a questo, ma prese a
stimolarle il clitoride e a infilarle dentro le dita, due,
tre, mentre lei sollevava il bacino e ricominciava ad
ansimare.
Presto si trov matto di desiderio di rimettere il pene
nudo in quel nido accogliente, ma stavolta voleva
vederla cavalcare sopra di s.
Risal lungo il suo corpo e quando fu sdraiato su un
fianco di lato a lei, accarezzandole il seno le disse Che
ne dici di stare sopra tu stavolta?
Dico che va bene
Marco allora tir su un cuscino contro la testata del
letto e ci si appoggi in modo da avere il busto
semisollevato, mentre Alessandra gli si metteva a
cavalcioni e afferrava lasta del pene congestionato
portandone la punta contro il proprio orifizio. Si lasci
scendere pian piano, impalandosi sulla verga di carne

calda, e quando arriv con le grandi labbra a poggiare


sul pube di lui si lasci sfuggire un verso gutturale. Poi
prese a muoversi, su e gi lungo lasta lubrificandola di
nuovo dei suoi umori, mentre oscillava il bacino avanti
e indietro, con la testa riversata allindietro e la bocca
spalancata in una serie di gemiti ed ansiti. Era
magnifica, unamazzone in carne coi muscoli che
guizzavano e il seno enorme che oscillava a ritmo con
resto del corpo, la pelle candida che riluceva di sudore.
Marco mosse le mani ad afferrare le mammelle,
tenendo bacino immobile, conscio che se si fosse
messo a spingere a fondo ora sarebbe venuto subito,
mentre lui voleva attendere e continuare a guardare
questo spettacolo di donna che si muoveva sopra di lui
e godeva.
Manipol il seno e i capezzoli facendola gemere ancora
di pi, e quando sollev il busto per andare a succhiare
le rosee protuberanze, il clitoride prese a sfregare
contro il suo ventre.
Ooohh Marco! Ss meravigliosoah, aahh,
aahhhvengoaaahhhh
Gli spasimi dellorgasmo la colpirono facendola vibrare
su di lui, contrarre intorno a lui, e il ragazzo smise di
succhiare il seno per poterla vedere mentre veniva e
veniva, magnifica e risplendente, la vista pi erotica su
cui avesse mai posato lo sguardo.

Infine gli spasmi si calmarono e la ragazza appoggi le


mani sulla testata del letto inclinandosi in avanti a
testa china, riprendendo fiato.
Presto prese coscienza dellasta dura ed eretta ancora
piantata dentro di lei e ricominciando a muoversi
dolcemente sollev la testa e gli disse Adesso manchi
solo tucome facciamo a farti venire? Lui era perso
nella visione dei suoi seni, ipnotizzato dal movimento
oscillante di quella massa rosea e morbida, e senza
staccare lo sguardo dai capezzoli rispose B c una
posizione che mi fa godere da matti, se vuoidevi
girarti in avanti, dandomi la schiena
Detto fatto, Alessandra si alz sfilando il membro teso
e bagnato, si gir tornando a cavalcioni su di lui e lo
riprese dentro tutto fino in fondo con un unico
movimento fluido.
Si accorse di provare una sensazione strana, una
leggera scossa in un punto preciso, non
particolarmente fastidiosa ma nemmeno piacevole. La
imput ai due orgasmi appena avuti, ma decisa a far
godere Marco di nuovo, si pieg in avanti come le
aveva chiesto lui. La sensazione si fece pi forte.
Inizi a muoversi su e gi lungo lasta, ansimando,
facendosela scorrere dentro, e Marco gemendo inizi
subito a spingere da sotto, stringendole
convulsamente i fianchi.
La sensazione di scosse/quasi fastidio si fece pi forte,
unita a uno strano desiderio di fare la pip, mentre il

fallo duro come lacciaio le si schiantava dentro fino in


fondo, veloce, sempre pi veloce.
Poi, prima che riuscisse ad identificare la sensazione o
che questa riuscisse a compiere la propria evoluzione
trasformandosi in qualcosaltro, sent i gemiti di Marco
farsi pi forti e rochi, i suoi muscoli tendersi, le mani
che le stringevano i fianchi premere dolorosamente
per tenerla gi, e infine il fallo ora infisso il pi
profondamente possibile eruttare in fiotti di sperma
che le colmarono la vagina, mentre il ragazzo gridava.
Passata la tempesta Alessandra si adagi allindietro
contro Marco che le cinse le braccia intorno e
restarono cos, abbracciati e accaldati, mentre il
membro finalmente soddisfatto scivolava fuori dal suo
nido caldo e bagnato.

Capitolo 4
Il sabato non si videro, ma la domenica, approfittando
del fatto che i genitori di Alessandra erano stati invitati
a casa di amici a pranzo e sarebbero stati sicuramente
fuori almeno fino allora di cena, la passarono insieme.
Alle 11 appena i suoi si furono allontanati in macchina
lungo la strada, Alessandra si present sulla porta di
Marco con indosso la tuta e niente sotto, in tasca il
cellulare e il cordless per evitare problemi nel caso la
chiamassero.
Il ragazzo venne ad aprirle nudo come mamma laveva
fatto, il fallo gi eretto che la salutava, e le disse mi
sono svegliato cos, poco fa, pensando a te
Quando arrivarono in camera la tuta di Alessandra era
gi sparita.
Lui la spinse sul letto sfatto e sussurrando ti voglio, ti
voglio, subito penetr fino in fondo in un colpo solo
il suo orifizio gi bagnato senza nemmeno un
preliminare.
Sfugg a entrambi un sospiro a met tra il piacere e il
sollievo, e Marco si mise subito dimpegno a farla
godere muovendosi come uno stantuffo dentro e fuori
di lei. Fortunatamente lerezione mattutina era la pi
difficile da debellare: il ragazzo si era imposto di farla
venire per prima, e i suoi sensi ancora un po
anestetizzati dal sonno gli vennero incontro.

Alessandra invece era sveglia e arzilla gi da un po, e


per tutta mattina mentre tentava di studiare non
riusciva invece a smettere di pensare a Marco e al
sesso. Lanticipazione laveva resa eccitatissima, e
adesso lenergica azione del membro del ragazzo la
stava portando rapidamente allorgasmo.
Il ritmo dei suoi ansiti aument, finch essi non si
trasformarono in gemiti e infine in un grido soffocato
nel cuscino che odorava di lui, mentre le ondate di
piacere la travolgevano.
Solo quando il respiro della ragazza si fu calmato
Marco si permise di sciogliere le redini del proprio
piacere, e spingendo con pi foga venne fiottando
sperma nel fodero accogliente.
La sensazione della carne nuda, di riversarsi davvero
dentro di lei senza veli n barriere, era meravigliosa
come la prima volta, e gli dava un senso come di
possessoche il ragazzo non riusciva spiegarsi.
Cucinare insieme, mangiare imboccandosi a vicenda
con le dita e tornare a letto per passarci tutto il
pomeriggio fu la cosa pi naturale del mondo, e fu con
rimpianto che verso sera Marco la guard uscire ormai
rivestita, avvertita da un sms di mamma che i suoi
sarebbero arrivati di l a poco e che era opportuno che
lei preparasse la cena.
A causa di impegni lavorativi, studio, allenamenti,
riuscirono a rivedersi solo il gioved. Poich Alessandra
aveva il ciclo sarebbe terminato lindomani Marco

decise di portarla al cinema. Andarono al multisala, e


scelsero un film che entrambi volevano vedere ma non
erano ancora riusciti a farlo: era fuori da un po, la sala
era semivuota e in ultima fila con loro non cera
nessuno.
Alessandra sorrise tra s e s, soddisfatta di aver
insistito per quei posti, pensando che si sarebbe
divertita
Le luci si abbassarono e inizi linterminabile
pubblicit.
Finalmente questa fin, le luci si spensero del tutto e il
film ebbe inizio.
Non appena si era fatto buio, Alessandra aveva
appoggiato la mano sul ginocchio di Marco, e ora stava
risalendo lentamente verso linguine del ragazzo,
tracciando piccoli cerchi sulla coscia.
Arrivata allinguine, continu a tracciare i cerchi sullo
scroto, e poi sul pene. Su su le sue dita salivano lungo
lasta che era in stato di erezione dal momento in cui
Marco laveva vista in attesa sul pianerottolo, con dei
pantaloni neri a vita bassa e una maglietta
scollatissima sotto il cappotto.
Su su fino allorlo del maglione che copriva la parte
alta dei jeans, su sotto la lana fino al bordo dei
pantaloni, da cui la punta arrotondata sporgeva
premuta contro il ventre del ragazzo.

Alessandra la prese tra pollice ed indice, sfregandola e


graffiandola leggermente, facendo cerchi che
spandevano la goccia di liquido seminale che si era
formata sul forellino.
Il respiro di Marco si fece pi accelerato; non sapeva
dove la ragazza volesse andare a parare ma lo
sospettava, e ci che sospettava lo riempiva in ugual
misura di timore di essere scoperti e desiderio.
Le sue previsioni si rivelarono azzeccate quando la
ragazza smise per un attimo di stuzzicarlo per
slacciare i bottoni dei jeans e abbassare i boxer
incastrandoli alla stoffa pi pesante dei calzoni.
Marco allora prese la giacca dalla poltroncina accanto
dove laveva posata, e se la mise in grembo a m di
copertina.
Mentre il film andava avanti, Alessandra continu a
muovere la mano su e gi lungo lasta, stringendola
delicatamente, o le dita intorno al glande, con
leggerezza, stuzzicandolo, fermandosi sempre appena
iniziava a sentirlo fremere.
Quando arriv lintervallo lei lo stava ancora
accarezzando con delicatezza: appena si accesero le
luci tir via la mano da sotto la giacca e and in
bagno, ma lui non si mosse.
Tenne la giacca in grembo per nascondere unerezione
di proporzioni epiche: se lo sentiva gonfio da
scoppiare, le carezze di Ale lo stavano facendo

impazzire, se tornato il buio lei non gli avesse fatto


una sega vera e propria probabilmente sarebbe
esploso.
Quando torn dal bagno Alessandra osserv la faccia
di Marco e constat soddisfatta che era cotto a puntino
per quello che aveva in mente di fare dopo, e che lui in
uno stato normale non le avrebbe permesso di fare
Tornato il buio, riport la mano sotto la giacca
ricominciando ad accarezzare con pi decisione,
stringendo bene lasta in mano e facendola scorrere da
cima a fondo.
Il sangue (o era sperma? Marco pensava di avere
quello nelle vene ormai) gli rombava nelle orecchie e
lui prese a muovere il bacino per spingere pi forte il
pene nella mano di lei.
Alessandra blocc il movimento e con entrambe le
mani gli premette indietro le anche contro la
poltroncina. Era giunto il momento giusto per fare
quello che pregustava gi da quando Marco le aveva
mandato quel messaggio invitandola al cinema.
Lentamente sollev la giacca lasciandolo esposto,
consapevole del fatto che i pochi presenti erano
concentrati sul film, e stavano tutti davanti a loro,
nascosti dagli schienali delle poltroncine, poi si chin
su di lui e sfior il glande con le labbra.
A denti stretti Marco sibil Ma sei pazza?! Se ci
vedonoohooohh le sue obiezioni persero tutta la

forza quando la bocca calda della ragazza gli avvolse


del tutto la punta del membro.
Le labbra si chiusero poco sotto il glande, e la lingua di
Alessandra inizi a vorticare intorno alla punta
congestionata, mentre le sue mani massaggiavano la
parte di asta sottostante.
Marco mugol, cercando di non emettere suoni a
volume troppo alto per evitare di farsi sentire dal resto
degli spettatori, e ricadde indietro contro lo schienale
della poltrona.
Alessandra succhiava la punta con impegno, e una
mano ora si era infilata nei boxer ad accarezzargli i
testicoli gonfi di desiderio.
Lui credette di impazzire, ogni parte del suo membro
era succhiata o accarezzata. Inizi a muovere il bacino
su e gi, per scopare la bocca di lei, che deliziata lo
lasci fare, chiudendo il pi possibile le labbra intorno
allumida verga che ci scorreva dentro, mantenendo la
presa sui testicoli e sulla base.
Presto Marco non riusc pi a trattenersi e le esplose in
bocca con un grido soffocato, spingendole fiotti di
sperma gi per la gola.

Capitolo 5
Cos non va bene, pens Alessandra pi di due mesi
dopo, a fine marzo, mentre rivedeva con locchio della
mente per lennesima volta quella magnifica scopata
alla pecorina della sera prima davanti alla tv, che era
durata per tutto il tempo della partita della loro
squadra del cuore, con lui che si muoveva dentro di lei
a ritmo con le azioni, facendola venire a ogni gol a
favore e venendo a sua volta al triplo fischio finale
quando fu chiaro che avevano vinto .
No, proprio non andava. Pensava a Marco tutto il
tempo, non solo al sesso con lui ma a lui. Alle loro
conversazioni mentre giacevano abbracciati dopo il
sesso, a come i capelli gli ricadevano sulla fronte e a
quella volta che laveva portata in moto in un posto
panoramico e si erano messi a fare il picnic in cima al
mondo
Laveva portata a ballare coi suoi amici (niente troiette
in vista quella sera), a pattinare sul ghiaccio, a teatro e
ad un concerto metal, anche se a lui non piaceva
molto ed era rimasto preoccupato ai margini del pogo
nel quale lei si era buttata con entusiasmo.
Le aveva anche regalato un peluche (una mucca, con
tanto di mammelloni) per san Valentino, per la
miseria! Sostenendo che era anche la festa degli
amanti, non solo quella degli innamorati

No, non poteva permettersi di innamorarsi di lui, non


di nuovo.
Ci era cascata gi una volta, poco dopo essere guarita
dalla malattia, ma aveva capito che lui considerava
troppa la loro differenza di et, e uscirne era stato
faticoso e doloroso. Non voleva ripetere lesperienza.
Ne parl con Alberto, che era al corrente della sua
tresca come lei lo era delle sue, e lui con un sorriso
furbo le disse Chiodo schiaccia chiodo: trovati un altro
amante. Non necessario che smetti di farlo con
Marco aggiunse frettolosamente vedendo
lespressione di lei scurirsi basta che aggiungi un
nuovo amante!
Alessandra ci pens per tutto quel giorno e per il
successivo, meditando su chi potesse convincere a
fare sesso con lei. Ad un tratto le venne unidea
fulminante: Bruno, il bidello della palestra a scuola!
Era un omone sui 45 anni, non bello e non brutto ma
con un fisico potente e una voce bassa e sensuale, e
guardava sempre tutte le ragazze pi grandi della
scuola, lei compresa, come se fossero nude.
Sapeva di un paio di tipe che si erano gi diplomate,
che nel corso del loro ultimo anno avevano fatto sesso
con lui negli spogliatoi, dopo le lezioni.
Un piano dazione inizi a delinearsi nella sua mente.
Lo mise in atto il gioved successivo: aveva ginnastica
alla quinta ora, e il resto della sua classe faceva

religione alla sesta. Lei no, non era credente. Di solito i


suoi compagni si cambiavano in fretta e si
volatilizzavano dalla palestra per essere in classe in
tempo: come tutti i professori della loro scuola, il prof
di religione era un prete molto severo e fioccavano i 4,
altro che lora di relax che lIRC era nelle altre scuole
Alessandra si trovava dunque sempre da sola a finire
di cambiarsi e a uscire dalla porta sul retro, pi vicina
alla strada che portava a casa sua rispetto allingresso
principale.
Quel giorno fece accidentalmente cadere un
braccialettino dietro al materassone del salto in alto in
fondo alla palestra, e finito di cambiarsi, senza
mutandine come suo solito e stavolta anche senza
reggiseno, torn a recuperarlo.
Come sempre il bidello stava pulendo il pavimento
della palestra, e quando Alessandra fece il suo
ingresso coi tacchi che rimbombavano nellambiente
grande e vuoto, si interruppe per seguire con lo
sguardo ogni movimento dei suoi fianchi sotto la
gonna corta e scampanata.
Lei facendo finta di niente lo salut e gli disse che
probabilmente le era caduto un braccialetto dietro il
materasso; lasci cadere lo zaino accanto ad esso e ci
gatton sopra. Perfettamente consapevole di ci che
stava facendo, arriv in ginocchio fin quasi al bordo
contro il muro, a un paio di metri da dove
effettivamente sapeva esserci il braccialetto, e si chin
in avanti infilando un braccio tra muro e matrassone.

Le spalle andarono gi, il sedere su, e la gonna corta


lasci scoperti prima il bordo delle autoreggenti e poi
tutta la parte superiore delle cosce fino allattaccatura
delle natiche. Fingendo di frugare ancora, abbass
ulteriormente la parte superiore del corpo e allarg un
po le gambe cosicch la sua vulva nuda fosse
perfettamente esposta alla vista del bidello.
Fingendo grande concentrazione nella ricerca, la
ragazza gli grid: Ero convinta che fosse qui, non
che mi d una mano a cercare? spostandosi pian
piano lungo il materasso verso il punto dove aveva
lasciato cadere il braccialetto.
Lo sent avvicinarsi, salire sul materasso, soffermarsi a
poca distanza dietro di lei, col respiro pesante.
Agitando il sedere disse:
Ero seduta pi o meno qui, venga a vedere se riesce
a trovarlo lei
Luomo allora si inginocchi accanto a lei e mise a sua
volta la mano nellintercapedine tra materassone e
muro. Alessandra si volt verso di lui, lasciando un
braccio infilato: aveva sbottonato i primi bottoni del
golfino e in quella posizione chinata tutto un seno fino
al capezzolo era in mostra.
Luomo emise un verso strozzato, ma lei facendo la
finta tonta continu a frugare, avvicinandosi a lui. Si
tir su esultando: eccolo! Il seno restar scoperto,
appoggiato alla scollatura.

Lo sguardo delluomo era fisso sul capezzolo di


Alessandra, che finse di accorgersi che lui la stava
guardando e seguendo il suo sguardo abbass il
proprio sul seno.
Disse oh e si sfior il capezzolo con la mano. La
punta si erse immediatamente.
Quasi per riflesso la mano del bidello sal a sfiorare
anchessa il capezzolo, e Alessandra espir
rumorosamente.
Vedendo che lei non obbiettava, luomo mosse il
pollice in cerchio sul picco duro. Alessandra ansim.
Anche laltro capezzolo si tese per simpatia.
La ragazza allung una mano sulla patta delluomo,
trovando i calzoni tesi da una notevole erezione.
Mugolando, lui strinse entrambi i seni con le mani,
mentre lei gli accarezzava il membro attraverso la
stoffa.
Luomo rinsav per un istante: Qua ci vedono tutti, se
mi beccano mi licenziano, e a te ti sospendono!
E lei Andiamo nello spogliatoio femminile, non c pi
nessuno
Detto fatto, si chiusero dentro a chiave.
Bruno allung ancora le mani verso i seni di
Alessandra, che aveva riallacciato i bottoni del golfino
per percorrere il tragitto tra il materasso e lo
spogliatoio. In un attimo luomo li slacci tutti poi si

chin a succhiare i capezzoli della ragazza, facendola


gemere, mentre le sue mani le impastavano il sedere
nudo sotto la gonna.
Poi passarono davanti, e la trovarono aperta e
bagnata. Il bidello infil un grosso dito nellorifizio, non
trovando nessuna difficolt a farlo scorrere dentro fino
alla nocca.
Senti come sei bagnata, vuoi scopare eh?
S
Sicura? Il mio cazzo molto pi grosso di questo dito
Il dito in questione si muoveva avanti e indietro,
bagnandosi tutto degli umori di lei
Meglio ansim la ragazza
Si stacc, frug nello zaino estraendo una scatola di
preservativi che gli butt, poi si accomod sul lettino
da massaggi che cera in mezzo alla stanza, sedendosi
sul bordo con le gambe aperte e i piedi appoggiati di
lato, spalancata davanti a lui.
Bruno non si fece ripetere linvito, in un lampo aveva
aperto la scatola, tolto una bustina, estratto il
preservativo, sbottonati i pantaloni e ora stava
mettendo il condom su un pene di notevoli dimensioni.
Alessandra lo guard e si bagn ancora di pi allidea
di tutto quel bendiddio che sarebbe presto affondato in
lei. Allinizio lidea di Alberto le era sembrata
strampalata, ma adesso ci stava prendendo gusto.

Luomo si accost al lettino, la vagina di lei era


allaltezza giusta del suo fallo, che lui punt contro
lapertura per poi spingerlo lentamente dentro.
Alessandra gemette mentre il membro la riempiva, e
puntell le braccia allindietro pronta a ricevere i colpi.
Questi non tardarono ad arrivare: Bruno le afferr i
fianchi, tir indietro il bacino uscendo fino alla punta,
poi affondo di nuovo, iniziando una serie di spinte
fluide e veloci.
Si chin a prendere un capezzolo tra le labbra, e
Alessandra cominci a gemere, pi forte ad ogni colpo.
Il piacere che le trasmettevano la vagina e il seno,
uniti al pensiero di essere a scuola a scopare con un
semisconosciuto, pensiero che per qualche motivo le
dava alla testa, la trascinarono presto in un orgasmo
che la ragazza url a squarciagola, soffocato dalla
mano di lui che si era precipitata a tapparle la bocca
mentre le contrazioni della ragazza facevano venire
anche lui con un ruggito.
Si accordarono per vedersi il sabato mattina: Bruno
era in palestra dalle 7.30 anzich dalle 7.50 il
mercoled e il sabato, lavrebbe trovato nello
sgabuzzino degli attrezzi.
Il sabato mattina usc di casa alle 7.30 in punto
anzich alle 7.50 (nessuno se ne accorse, i suoi
uscivano alle 7.20 e lei era sempre mattiniera, pronta
con largo anticipo, quindi non ebbe bisogno di alzarsi

pi presto del solito) e alle 7.37 entrava nello


sgabuzzino della palestra, chiudendosi a chiave la
porta alle spalle.
Bruno era seduto su una sedia in un angolo, e si stava
masturbando mollemente, quasi svogliatamente. Le
fece cenno di avvicinarsi, e mentre lei percorreva lo
spazio che li separava si infil un preservativo.
La ragazza si ferm con le gambe ai lati di quelle di lui,
e dopo essersi sollevata la gonna scese ad impalarsi
sul suo membro eretto.
Lo cavalc con furia quasi saltando su di lui, facendo
scomparire a pi riprese il fallo nei recessi caldi e
ingordi del suo corpo, gemendo.
Luomo la lasci fare per un po, poi le afferr le
natiche e si sollevo in piedi: era forte!
Alessandra, chiedendosi come luomo potesse reggere
il suo peso senza almeno appoggiarsi al muro,
agganci le gambe alla schiena di lui e gli cinse il collo
per sostenersi, mentre il bidello ritraeva il bacino e poi
affondava in lei di colpo.
La ragazza soffoc un grido contro il braccio, poi lui
spinse di nuovo, e ancora e ancora, spaccandola,
riempiendola, e i gemiti di lei si fecero incontrollabili
mentre veniva travolta dallorgasmo.
Ma lui non si ferm, e and avanti ad affondare in lei
ancora per qualche minuto prima di riempire il
preservativo di sperma.

Alle 7.58 Alessandra entrava in classe perfettamente


ricomposta: tempismo perfetto!
Bruno per era un uomo di grandi appetiti, e il sesso
mattutino con la studentessa anzich soddisfarlo
laveva reso pi arrapato del solito. Vedersi passare
davanti ragazze sudate in calzoncini corti per tutta la
mattina non aiutava di certo la sua condizione, ed
ebbe un bel daffare a nascondere lenorme erezione
che premeva contro la stoffa dei pantaloni.
Schizz a casa appena finito di lavorare, senza
trattenersi a chiacchierare coi colleghi o fermarsi al
bar per un aperitivo come spesso gli capitava,
sfiorandosi il membro teso attraverso i calzoni mentre
guidava nel traffico.
Trov sua moglie Rossana in cucina, che lavava
linsalata nel lavandino mentre sui fornelli cerano gi
le pentole del pranzo. Senza dire una parola si port
alle sue spalle sfregandole lerezione contro le natiche
sode e stringendole i seni con le mani.
La donna sospir, contenta: lavorava come
receptionist in una palestra e vedere tutta mattina
giovanotti muscolosi e unti con strette canottiere
rendeva anche lei eccitata e vogliosa.
Dopo essersi slacciato la patta e aver calato pantaloni
e boxer scoprendo il membro in procinto di scoppiare,
il marito le sollev la gonna con una mano, scoprendo
le gambe nude: Rossana odiava i collant e anche in
pieno inverno li toglieva appena arrivava a casa.

Laltra mano scivol sotto maglione e maglietta,


sollevando il reggiseno per liberare i seni piccoli e
ancora solissimi
La donna inclin in avanti il busto appoggiandosi bene
al lavandino, e apr leggermente le gambe.
Pizzicando un capezzolo, Bruno spost di lato il
perizoma scoprendo la vulva madida, e flettendo le
gambe per abbassarsi allaltezza giusta prese a
sfregare la punta congestionata del membro in quel
caldo umidore. Poi una spinta decisa mand la verga
ad affondare interamente nel fodero allagato.
Entrambi gemettero.
Luomo spingeva deciso e fluido, e la moglie gemeva
ad ogni affondo. Quando sent lapprossimarsi
dellorgasmo rallent e si ferm, piantato dentro di lei:
Rossana non era ancora pronta.
Approfittando della pausa la donna si volt a guardare
il marito e gli chiese Te la sei scopata anche
stamattina eh? La ragazza a scuola
Lui sent il fallo contrarsi al ricordo di Alessandra, e le
sue mani strinsero pi forte i capezzoli della moglie e
le disse S, prima mi sono fatto cavalcare, poi senza
uscire lho sollevata e lho sbattuta da sotto, in piedi
La donna ansim immaginando il marito che
immergeva il fallo in quella carne giovane e fresca e
gli disse: La vedrai ancora?

Mercoled disse lui ricominciando a spingere con


rinnovato vigore.
Speriamo che ti lasci arrapato come oggi ansim lei
e adesso spaccami, e riempimi lutero di sperma
Sempre pronto a soddisfare i desideri della moglie,
Bruno la afferr per i fianchi e aument la forza e la
velocit delle spinte, finch lei non inizi a gridare il
proprio orgasmo e lui le scaric in profondit
labbondante contenuto dei propri testicoli.

Capitolo 6
Pass cos un altro mese, e alla fine di aprile
Alessandra si rese conto che il sesso con Bruno non
era sufficiente a toglierle dalla testa Marco. Aveva
continuato a vedere il primo nello sgabuzzino due
mattine alla settimana, e il secondo due, tre sere la
settimana e le domeniche in cui lui non fosse di turno.
Evidentemente il ragazzo ci aveva preso gusto al sesso
con lei: la cercava continuamente, quasi
ossessivamente, ogni volta che aveva un minuto libero
dal lavoro, dalla palestra e dalla Croce Verde dove era
volontario. Certo, erano anche molto amici e anche
prima si sentivano spesso e poiera molto pi comodo
chiamare lei che doveva solo attraversare il
pianerottolo piuttosto che uscire di casa per andare da
una del suo harem
Ma questo aveva un risvolto negativo: Alessandra
pensava (troppo) a lui.
Forse, si disse, dovrei prendermi un altro amante.
Aveva notato che Stefano, un suo compagno di classe
alto e taciturno, durante lora di storia dellarte quando
salivano in aula proiezioni per vedere dei filmati
riguardanti quadri, chiese eccetera, si metteva sempre
nellangolo in fondo e credendosi non visto, si
masturbava.
Chiss perch, vederlo con la coda dellocchio darsi
piacere la infiammava.

Era carino, non proprio bello ma carino, se ne stava


sempre sulle sue, senza dare confidenza a nessuno:
questo, unito allinteresse costante e praticamente
esclusivo per i giochi di ruolo, generalmente
respingeva le ragazze; Stefano era quindi single e a
quanto ne sapessero in classe non aveva nemmeno
uscite occasionali.
Insomma, era perfetto per lo scopo di Alessandra.
Alla successiva lezione di storia dellarte si mise
accanto a lui nellangolino dellaula.
Quando il prof spense le luci e avvi il video, come al
solito Stefano si mise il maglione in grembo e
mettendoci sotto le mani si sbotton e inizi ad
accarezzarsi.
Alessandra attese un paio di minuti, poi fingendo di
osservare lo schermo con interesse, allung la mano
sotto il maglione del ragazzo, sfiorandogli il membro
scoperto.
Lui fece un salto sulla sedia, ma non poteva
ovviamente dire niente per non farsi beccare dal prof o
dai compagniSi guard intorno nellaula illuminata
solo dalla luce della tv finch si rese conto che ci che
lo stava toccando non poteva essere che la mano do
Alessandra, dato che gli altri erano tutti troppo lontani.
Lei tenne la posizione e continu ad accarezzarlo piano
con due dita, finch Stefano ancora incredulo inizi a
rilassarsi e a lasciarla fare.

La mano di Alessandra allora si avvolse intorno allasta


tesa, iniziando a muoversi su e gi sfoderando e
rinfoderando la punta, dapprima lentamente, poi
sempre pi in fretta mentre sentiva il corpo del
ragazzo tendersi e gli ansiti soffocati farsi pi frequenti
e strozzati.
Poi la verga ebbe un sussulto, e la mano di lui fulminea
fu l con un fazzoletto di carta a contenere la piena,
mentre Stefano mugolava piano mordendosi il labbro.
Quando tutto fu finito, Alessandra ritrasse la mano e
torn a concentrarsi sul filmato come se niente fosse.
In realt era bagnatissima.
Il suo sguardo interrogativo la segu per tutto il tragitto
verso la loro aula, e le bruci la schiena per tutta la
successiva ora di matematica. Al suono della
campanella dellintervallo, passando accanto al suo
banco per andare agli appendiabiti sul fondo dellaula
a cercare nella giacca monetine per la macchinetta del
caff, gli lasci cadere un biglietto sopra lo zaino:
Credo tu abbia bisogno di ripetizioni, se vuoi ti d una
mano (queste ultime quattro parole erano sottolineate)
questo pomeriggio alle 15 da me
Tornando al proprio banco allinizio dellora successiva,
trov nellastuccio un piccolissimo pezzetto di carta
con su scritto semplicemente ok, e voltandosi verso
di lui lo vide che la guardava con aria perplessa e nel
contempo eccitata.

Camminando verso casa rifletteva su come le cose


erano cambiate questa primavera: bastava un po di
audacia e di iniziativa per trovare in fretta un sacco di
uomini con cui andare a lettose solo lavesse capito
prima, anzich aspettare che fossero loro a compiere
la prima mossa!
Il campanello suon alle tre in punto, ed ecco sulla
soglia Stefano, allampanato ed imbarazzato, con lo
zaino di scuola nero sopra la maglietta nera degli
Slayer portata fuori dai jeans neri e le Converse All
Star sempre nere che sbucavano dallorlo rovinato.
Alessandra era contravvenuta per una volta alla sua
regola di stare senza mutandine perch pensava che
la cosa avrebbe potuto lasciare perplesso un ragazzo
giovane e presumibilmente inesperto, come
immaginava lui fosse, e aveva scelto di mettersi una
gonna chiara con sotto un perizoma scuro. Facendogli
strada in casa, sapeva che lo sguardo di lui sarebbe
finito proprio l.
Lo condusse in camera sua, dove il ragazzo pos a
terra lo zaino balbettando: Lho portato perch se no
mia madre faceva domande, le ho detto che avevi
bisogno una mano con lultimo argomento di fisica
e si interruppe, non sapendo cosa aggiungere,
palesemente a disagio, confuso.
Lei si sedette sul letto ma non lo invit ancora a
raggiungerla. Gli disse: Tu cosa pensi che sia
successo stamattina?

Il ragazzo avvamp. Come, cos successo?!?


Si si ok lo so cosho fatto, ma perch credi che labbia
fatto?
Non ne ho ideanon mi sembra di esserti mai
piaciuto particolarmentesotto quel punto di vista
intendo
B io penso che tu sia molto carino. Poi ti ho visto che
ti ehmtrastullavi nellaula video e mi venuta voglia.
Di fare sesso. Con te. Solo sesso e basta. Sempre che
tu sia daccordo visto che nemmeno io ho
limpressione di essere la tua donna ideale A questo
punto era rossa in volto anche leinon pensava
sarebbe stato cos difficile essere franca! Aveva
dovuto praticamente forzare ogni parola, ma ormai le
aveva dette, e leco aleggiava l tra loro.
Sosolo sesso? Nientaltro? Niente uscite, regali di
compleanno, mesiversari, ti-faccio-conoscere-le-mieamiche o roba del genere?
Nono, solo sesso
Lui sembr sollevato, meno confuso, pi sicuro.
Sorrise.: Alloraallora va bene
Per ti devo avvertire, mi sembra giusto essere
onesta: non sei il solo
Ah. ok, voglio direnon un problema, basta che
non ti fai venire in mente cose strambe tipo incontri a

tre o roba del genere. E poi neanche io posso garantirti


fedelt assoluta.
Lei sorrise Nono, per me uno alla volta pi che
sufficiente! E la fedelt non mi interessa.
Poi batt la mano accanto a s sul copriletto: Vieni
qui.
Lui si sedette accanto a lei, sfiorandola ma non proprio
toccandola.
Con un altro sorriso Alessandra lo baci sulle labbra.
Erano morbide e fresche, e la rada barbetta
tardoadolescenziale le faceva il solletico.
Sorprendendola un po, lui le infil quasi subito la
lingua in bocca, e mentre il bacio si approfondiva le
sue mani forti che odoravano leggermente di grasso
meccanico iniziarono senza esitazione ad esplorare le
curve del corpo di lei da sopra i vestiti.
Si posarono senza esitazione sul seno, pizzicando i
capezzoli che gi spiccavano eretti attraverso la stoffa
leggera della maglietta e del reggiseno di pizzo.
Alessandra mugol.
Scesero poi lungo i fianchi della ragazza spostandosi
dietro, sul sedere, accarezzandolo fin dove poggiava
sul letto.
Senza staccare le mani n la bocca da lei, il ragazzo si
tolse le scarpe coi piedi e poi la spinse indietro sul
letto, sdraiandosi accanto a lei.

Fianco a fianco si esplorarono a vicenda, togliendo


man mano i vari indumenti fino a restare con solo la
biancheria.
Lultimo ad andarsene fu il reggiseno, e la quinta della
ragazza fu da subito oggetto di adorazione da parte
del compagno, che tocc, impast, lecc e succhi a
lungo e con perizia, facendo mugolare ed ansimare di
piacere la ragazza.
Alessandra fu ancora pi stupita nel constatare che
Stefano aveva un piercing sul capezzolo sinistro, una
semplice barretta con due palline di colore diverso,
viola e verde. Non appena il ragazzo smise di dedicare
la propria attenzione al suo seno, la ragazza si chin a
prendere delicatamente in bocca il capezzolo forato,
gioiello e tutto. Stefano esal bruscamente, e poi
mugol manifestando tutto il proprio piacere per
questa azione.
Prima di scendere con le mani a togliergli i boxer,
Alessandra gli domand: Com che sei cos sicuro ed
esperto? Non offenderti ma a scuola sembri il classico
ragazzo timido e solitario che non ha molto a che fare
con le ragazze
Lui le strizz locchio e le disse: B, i giochi di ruolo
mica li faccio solo sul pcanche dal vero! E ci sono in
giro certe assatanatela cosa a volte prende delle
pieghe, diciamo, inaspettate. Prima con te ero in
imbarazzo perch temevo che volessi metterti con me
o roba del genere, quando ho capito che non era
cos...limbarazzo passato!

Lei si mise a ridere: E bravo il mio nerd! Allora via


questi boxer, che voglio salutare un amico!
Lui non si fece pregare, ma prima di farsi toccare fece
togliere le mutandine anche a lei.
Cos siamo pari! e sdraiatosi sul letto a rovescio, le
present davanti al viso il fallo gonfio, posando la testa
di fronte allinguine di lei.
Era scuro, non particolarmente lungo ma piuttosto
spesso, e il prepuzio si era gi ritirato a scoprire il
glande violaceo e congestionato.
Alessandra inizi a coprire e scoprire la grossa punta,
sentendo Stefano ansimare prima di immergere la
faccia nei recessi di lei: la lecc tutta, soffermandosi
sul clitoride, poi le infil dentro la lingua, come se
fosse un dito o un fallo. Soffocando un grido, la
ragazza prese in bocca la parte superiore della verga,
menando con la mano quella inferiore, concentrandosi
su quello per non venire a causa delle dita e della
lingua del compagno che la stavano facendo
letteralmente impazzirese era bravo! Non bravo
quanto Marcole disse una vocina nella testa, che lei
prontamente scacci.
Si interruppero come di comune accordo prima di farsi
venire a vicenda, poi Stefano prese un preservativo
dalla tasca dello zaino e se lo infil sul membro
fremente.

Alessandra stesa supina sul letto allarg le gambe e lo


accolse, e lui affond piano, a piccole spinte,
fermandosi quando fu dentro fino ai testicoli, prima di
ritrarsi e cominciare a spingere con decisione.
Dopo un po lei pieg le ginocchia e le pos sui suoi
fianchi, ancorando i talloni sulle sue natiche,
stringendo a s tutto il suo corpo magro.
In questo modo lui non poteva dare lunghi affondi, ma
oscillavano insieme, mentre il fallo cambiava
angolazione nella vagina e il clitoride sfregava contro il
pube di lui.
In pochi minuti Alessandra venne gemendo, ma
Stefano non aveva ancora finito.
Districandosi dalle gambe di lei, la fece sdraiare prona
con le gambe divaricate, poi si stese su di lei
penetrandola, facendole chiudere le gambe
stringendole con le proprie. In questo modo il fallo non
entrava del tutto ma sfregava contro il perineo e il
solco delle natiche, e la punta batteva con forza sulla
parete della vagina.
Alessandra ricominci ad ansimare, mentre Stefano
gemeva sbattendola con forza. Infil le mani sotto di
lei stringendole i capezzoli, e cos ancorato grid il
proprio orgasmo flottando sperma nel preservativo.
Quella notte, a letto, la ragazza si sfior la vagina
sazia, pensando ai suoi tre amanti: a Bruno, grande,

forte, potente, che sembrava sempre dovesse


spaccarla da un momento allaltro.
A Stefano, agile e sorprendentemente esperto e
attento.
A Marco, dolce, bello, perfetto..no! Non doveva
pensare a lui.

Capitolo 7
Un mese e mezzo dopo.
Alessandra suon il campanello. Marco le era sembrato
strano prima al telefono, e anche il fatto che ieri non si
fosse fatto sentire mentre di solito le scriveva sempre
almeno un messaggio quando era in pausa pranzo le
faceva pensare che ci fosse qualcosa che non andava.
Inoltre non si vedevano da tre giorni, e lei era
vogliosissima di fare sesso con lui ma anche solo di
vederlo.
Lui apr la porta, sexy come sempre, sexy da toglierle
il fiato. Oggi portava solo i jeans, e unaria
imperscrutabile nella stanza in penombra. Senza dire
una parola le chiuse la porta alle spalle poi la spinse
contro il muro e la baci con foga. Le sue mani erano
dappertutto, praticamente strappandole di dosso il
vestito leggero che portava. Dopo averglielo sfilato
dalla testa lasciandola completamente nuda la baci
ancora con violenza, e Alessandra rimase stupita,
anche se non del tutto dispiaciuta, di questo
comportamento: di solito era sempre dolce,
appassionato certo, ma mai violento.
Le scese con la bocca lungo il collo, succhiando forte,
lasciandole un segno rosso sulla clavicola, scese
ancora a morderle il capezzolo, facendole quasi male,
poi si diresse alla vulva ormai bagnatissima della
ragazza, che a questo punto ansimava forte.

Lecc le labbra e le morse il clitoride strappandole un


grido mezzo di piacere mezzo di dolore, poi le infil
bruscamente due dita dentro, muovendole con forza.
Alessandra gemette di piacere, muovendo il bacino in
risposta mentre lui spingeva.
Ancora bruscamente Marco si alz e sempre muto la
condusse in camera da letto, dove la spinse allindietro
sul letto.
Alessandra cadde sdraiata e ansimante, e lo vide
sbottonarsi i jeans e liberarsene. Non aveva niente
sotto, e per un attimo rimase in piedi accanto al letto,
nudo e cos bello che lei voleva piangere per la
consapevolezza che non poteva averlo davvero, cos
cupo e arrabbiato che le fece quasi paura.
Poi si avvent, letteralmente, su di lei, penetrandola
bruscamente, facendole male, facendosi male, ma
andando decisamente avanti, ignorando le proteste di
lei e cominciando a spingere con una forza che non
aveva mai usato prima.
Sembrava che volesse penetrare tutto dentro di lei a
martellate, che volesse imprimersi nel suo corpo,
marchiarla da dentro. Le sue mani le stringevano
dolorosamente i fianchi lasciandole i segni delle dita
sulla pelle, e lui la attirava da l verso di s con foga,
per aumentare la forza e la violenza delle spinte.
Alessandra dopo un fastidio iniziale cominci a
prenderci gusto, e decise di contraccambiare:
piantando le unghie nelle natiche del ragazzo lo

attirava a s con tutta la forza della sua muscolatura


possente, gridando ad ogni colpo, non pi di dolore ma
di piacere.
Il fallo le si schiantava nella vagina bagnata
allinverosimile, martellandole un punto preciso che le
trasferiva piccole scosse, i testicoli le battevano sulle
natiche, e presto il piacere irradiandosi da quel punto
preciso si fece insopportabile e Alessandra incapace di
trattenersi oltre venne gridando il nome del ragazzo, e
le potenti contrazioni dei suoi muscoli pelvici
rallentarono i colpi di Marco.
Lorgasmo era stato talmente intenso da farle perdere
per qualche istante il contatto con la realt, e quando
si riebbe si accorse che Marco si era fermato, ancora
duro e piantato a fondo dentro di lei, ansimante e con
la testa china. Non riusciva vederlo in faccia.
Vieni cos anche quando lo fai con quel moccioso?
Alessandra rimase di sasso. Come lo sai? fu lunica
cosa che riusc a dire, dopo parecchi istanti di silenzio.
Lui estrasse il fallo dal fodero bagnatissimo, poi lo
spinse dentro di nuovo con uno schianto che la fece
tremare. Continuava a non guardarla, a non lasciarle
vedere il suo viso.
Laltroieri sono tornato prima dal lavoro perch
dovevo andare dal dentista. La tua camera confina con
la mia cabina armadio, ricordi? Vi ho sentiti. Poi
quando sono uscito lho visto passare davanti alla mia

porta e prendere le scale. Allora ho chiesto alla signora


Martini al piano terra: mi ha detto che lha visto
passare almeno una volta alla settimana nellultimo
mese.
Alessandra fiss la sua testa, muta, non riusciva a
vederlo in faccia e non sapeva che dire, che fare, non
capiva perch lui le stesse facendo quella scenata: in
fondo anche lui vedeva le sue troiette no? Intrappolata
sotto di lui, intorno a lui, iniziava a provare un senso di
panico.
B, non hai niente da dire? E il tuo ragazzo? Lo sa di
me? Gli si incrin la voce alla fine.
Alessandra scosse la testa, una, due volte. Marco
prese un respiro e le chiese: Unun amante allora? E
lunico?
Alessandra annu poi scosse la testa di nuovo. Marco
esclam, rabbioso: Cristo!. Sollev la testa e la
guard, con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di
qualcosaltro che lei non riusc a definire.
Adesso si era ripresa dalla sorpresa, e stava iniziando
ad arrabbiarsi anche lei: Tu ti scopi le tue troiette, io
le mie. Non si mai parlato di esclusiva no?
E lui, sempre pi rabbioso: No, hai ragione, non se n
mai parlato. Allora se vuoi il cazzo prendilo!! E
ricominci come prima, violento, selvaggio. Faceva
vibrare il letto, che sbatteva contro la parete, e ad ogni
affondo Alessandra pensava che lavrebbe spaccata in

due, che sarebbe morta di violenza e piacere, e che se


lera meritato.
Vennero insieme, urlando, e Marco poi si abbatt su di
lei, esausto e ansimante.
Senza una parola di pi, il ragazzo estrasse il pene
semirigido dalla fessura inondata dei loro piaceri
congiunti, e la mand a casa dolorante, confusa e
infelice.
Marco non poteva essere gelosoforse era solo
arrabbiato perch la vedeva ancora come una
bambina, e nonostante tutto quello che avevano fatto
insieme non riusciva ad accettare lidea che lei avesse
una vita sessuale attiva e varias, si convinse che
doveva essere cos.
Non cera altra spiegazione per la violenza con cui
laveva presa, lui di solito cos dolce e tenero.
Quella notte dorm male, fece brutti sogni e si svegli
con la sensazione che si stava comportando male. Era
il penultimo giorno di scuola, un venerd, e non era
molto convinta quando si infil nello sgabuzzino della
palestra prima dellinizio delle lezioni.
Bruno era gi l, durante gli ultimi giorni di scuola
faceva gli straordinari, e quando la vide chiudere a
chiave tir fuori dai pantaloni il pene eretto e gi
coperto dal preservativo. Nonostante i dubbi la
ragazza si sent bagnare a quella vista, e voltandosi di

spalle si appoggi al cesto dei palloni da basket,


allargando le gambe.
Il bidello le sollev la gonna, accarezzandole le natiche
tonde e la fessura umida che occhieggiava tra di esse.
Poi piegando le gambe accost la punta incappucciata
allorifizio e si spinse dentro.
La sbatt velocemente, muovendo il membro dentro e
fuori con movimenti fluidi, stringendole un capezzolo
con una mano e sfregandole il clitoride con laltra, e in
pochi minuti Alessandra stava gemendo nelle prime
avvisaglie dellorgasmo. Bruno allora smise di
controllarsi e quando le contrazioni della vagina si
fecero pi intense e i gemiti pi forti indicandogli che
lei stava venendo era pronto a scaricare nel lattice del
preservativo una notevole quantit di sperma.
Il pensiero di quello che aveva fatto ieri sera con la
moglie e uno dei ragazzi della palestra, le immagini di
lei presa tra loro due, penetrata in entrambi gli orifizi,
col volto distorto da un piacere cos grande da essere
quasi insopportabile, fu ci che gli fece superare il
limite: ruggendo venne e venne nel pertugio caldo
della ragazza.
A met mattina le arriv un messaggio di Marco,
telegrafico: stase c vediamo?
Cio. Dopo tutta la scenata della sera prima, non una
parola di scusa, una spiegazione, nemmeno un ciao?!?

Voleva fare finta di nulla? Benissimo, lavrebbe fatto


anche lei: ok, solita ora

Marco fiss il cellulare, arrabbiato con lei per la


freddezza con cui gli aveva risposto, per la sofferenza
che gli causava, arrabbiato con s stesso perch non
poteva, non poteva fare a meno di lei.

Nel pomeriggio Alessandra si trov con Alberto per un


gelato. Leccando i loro coni seduti sulle altalene del
parchetto, il ragazzo le parl delle bizze della sua
ultima fiamma, un emo un po troppo entusiasta nei
confronti dei tagli sulle bracciavoleva tagliare anche
Alberto, il quale chiaramente si opponeva
strenuamente! Lasciarlo o non lasciarlo? Per un po le
avventure dellamico le fecero passare di mente i
propri dubbi e le risollevarono il morale. Dopo un po
per decise di chiedergli consiglio e conforto. Gli
raccont gli ultimi sviluppi, e i dubbi che aveva sulla
propria condotta degli ultimi mesi.
Alberto le disse che se si sentiva a disagio ad andare
ancora a letto con Stefano e Bruno, forse doveva
smettere di farlo, soprattutto se lo scopo per cui lo
faceva, cio dimenticare Marco, non era stato
raggiunto. Adesso sarebbe stato anche pi facile
troncare: domani era lultimo giorno che trascorrevano
tutti nello stesso edificio prima delle vacanze estive,

quindi per tre mesi se non voleva non li avrebbe pi


dovuti incontrare se non per caso.
E poi sarebbe stato il caso di smettere di vedere anche
Marco, se la cosa la faceva soffrire tanto.
Lei non voleva, le piaceva troppo passare il tempo con
Marco e andare a letto con lui, ma forseforse era
lunico modo per smettere di soffrire prima di ritrovarsi
uno zombie come lultima volta.
S, quella sera avrebbe troncato con lui, e domani con
Bruno e Stefano. Avrebbe iniziato lestate libera,
soprattutto mentalmente, e si sarebbe guardata
intorno. Non doveva essere cos difficile, no, trovare un
ragazzo decente che lapprezzasse?
Ma quando dopo cena entr in casa di Marco e lui la
strinse forte e la port in camera, non le riusc di dire
nulla. Si presero con foga, non come la sera prima ma
comunque con forza. Marco la prese da dietro,
sbattendo la punta contro il fondo del suo canale,
sfregando col glande il punto G ad ogni passaggio,
portandola allorgasmo con rapidit e poi una seconda
volta mentre anche lui veniva.
Stavolta non la mand via, ma rimasero in silenzio
abbracciati sul letto, sdraiati su un fianco con il pene
ormai a riposo ancora immerso parzialmente in vagina,
per lungo tempo, ascoltandosi respirare.
Alessandra ogni tanto pensava Adesso glielo dico ma
poi non lo faceva.

Sempre in silenzio si rivest e torn a casa, esitando


sulla porta, cercando il coraggio per mettere la parola
fine ai loro incontri, ma non ci riusc e torn di nuovo a
casa infelice.
La mattina dopo, appena entrata nello sgabuzzino
disse a Bruno: Oggi lultima volta, non ci vedremo
durante lestate e non ricominceremo a settembre
Lui la scrut dispiaciuto, ma vide la determinazione sul
volto di lei e fece buon viso a cattivo gioco.
B, queste cose non durano mai abbastanzaallora
mettiamo a frutto questultimo incontro e cos fece,
suonandola come un violino sui materassini da yoga.
Quando alla fine delle lezioni comunic la sua
decisione anche a Stefano, questi le disse: Ah, lhai
capito allora!
Capito cosa?
Che vuoi solo lui!
Lei lo guard incuriosita.
Mass, quello che ti scrive tutti quei messaggi! Si vede
sai?
Alessandra arross fino alla radice dei capelli, e lui rise.
Mi dispiace che tu abbia deciso di troncare con me,
era divertente venire a letto con te ma credo che alla
fine per te sia la cosa migliore e poi possiamo sempre

restare amicise vuoi passare del tempo con un nerd


come me!
Lo salut con un sorriso e la promessa di sentirsi in
settimana per andare a fare due passi al parco, ma
mentre camminava da sola verso casa continuava a
rimuginare sulle sue parole. Aveva ragione, accidenti,
se aveva ragionee cos non andava bene, doveva
trovare un modo efficace per togliersi dalla testa
Marco. Doveva smettere di vederlo.

Capitolo 8
Non smise di vederlo quella settimana, n quella dopo,
n quella dopo ancora.
Quasi ogni giorno lui le mandava un sms chiedendole
di vedersi, adesso che anche gli allenamenti erano
finiti e restava solo la Croce Verde a tenerlo
impegnato.
Ogni volta lei tentennava ma poi non era capace di
resistere, di negarsi il piacere carnale e la tortura
mentale di stare con lui sapendo che il ragazzo non
ricambiava i suoi sentimenti.
Ogni volta lo facevano rabbiosamente, violentemente,
in silenzio.
Ogni volta, dopo, giacevano vicini, senza dire niente.
Ogni volta Alessandra tornava a casa dolorante nel
corpo e nellanima, arrabbiata con lui per il suo
comportamento, e con s stessa per non essere
capace di dire basta.
E le sere che non la contattava, le passava con Alberto
o con le amiche - nessuno dei quali ormai la
sopportava pi - fremente di gelosia al pensiero che lui
in quel momento fosse da una delle sue troiette.
Poi un caldo sabato pomeriggio che stava mangiando
una granita in centro con unamica, le arriv da lui
dopo tre giorni di silenzio un messaggio inaspettato:

So che i tuoi sono via per il weekend. Dormi da me


stanotte?
Praticamente sput met del sorso di granita che
stava prendendo mentre leggeva, e laltra met le
and di traverso.
Giovanna sbirci il cellulare da sopra la sua spalla
mentre le batteva con la mano sulla schiena per
aiutarla con la granita di traverso. Lamica non sapeva
di Bruno, e credeva che con Stefano ci fosse solo
uscita e che dopo un po dincontri fossero andati a
lettosolo Alberto sapeva tutto di queste cose. Per la
ragazza era a conoscenza di tutto quello che
riguardava Marco, e le disseNon vorrai accettare
vero?
Alessandra tentenn e poi digit OK e prima di
cambiare idea premette invia.
Lamica sospir e le disse Sei unidiota. Domani sera
mi toccher chiamare Anna e Lucia e attrezzarci col
cioccolato per venire a raccogliere i cocci come al
solito. Mol-laaa-loooo quante volte te lo devo dire?
Non posso mollarlo, non stiamo insieme!
Meglio! Allora basta che non lo vedi pi!
Ma non era facile non vederlo. Decidere di farlo era
facilissimo, ma poi le sue dita si muovevano da sole
sulla tastiera del cellulare per rispondere ok, va bene,
s, invece dei no, non ci sono, non ti voglio pi vedere
che la sua parte razionale le urlava di scrivere. E poi

ogni volta che lo vedeva le parole con cui si preparava


a casa per dirgli che non si dovevano pi vedere le
sparivano dalla testa o le morivano in gola prima di
riuscire a pronunciarle.
E cos anche quella sera si present sulla soglia di casa
di Marco dopo cena, col cuore dolente e un sacchettino
con lo spazzolino da denti e la maglietta che usava
solitamente per dormire.
Faceva molto caldo e lui indossava solo un paio di
bermuda a fiori. Era dimagrito, e lei non se nera
nemmeno accorta, si rese conto con una fitta di
preoccupazione sia per la condizione di lui sembrava
uno straccio sia per la propria distrazione: presa dalla
propria sofferenza, aveva smesso di osservarlo sul
serio, e lui stava tornando lo spettro che era subito
dopo la morte dei suoi.
Cera qualcosa che non andava, e lei non riusciva a
capire cosa, e questo la spaventava.
Tutto questo attravers la sua mente in un lampo
mentre entrava, poi lui la stava gi spingendo verso la
camera, poi le stava sfilando il vestitino leggero dalla
testa lasciandola nuda, poi si stava togliendo i
bermuda, restando nudo a sua volta, bellissimo come
sempre, fissandola con occhi scuri e cerchiati prima di
spingerla sul letto e iniziare a baciarla, ad
accarezzarla, a toccarla come non faceva da tempo.
Quando scese con una scia rovente di baci dal seno
alla vulva, facendole solletico con la rada barba

incolta, il cervello di Alessandra smise


momentaneamente di funzionare, e come sempre
sotto le mani di lui, la ragazza divenne un essere
puramente sensuale, concentrato nelle proprie zone
erogene e proteso verso quelle di lui.
Marco la lecc lentamente, concentrandosi a lungo su
ciascuna parte. Cominci dalle grandi labbra, che
accarezz e lecc e succhi prima di passare alle
piccole labbra e poi risalire fino al clitoride.
Qui si sofferm ancora di pi, facendola fremere e
gemere e implorare di prenderla, o almeno di metterle
dentro un dito. Lecc e lecc e succhi e lecc ancora,
fino a che lei con un gemito pi forte venne,
bagnandogli la barba del proprio piacere.
Solo allora, mentre lei ancora fremeva negli ultimi
spasmi di godimento, supina e con le gambe
spalancate, Marco si stese su di lei e la penetr,
fendendo il fodero madido come un coltello nel burro.
Alessandra gemette di nuovo.
Il ragazzo rimase un po cos, immerso fino in fondo in
quella guaina calda e guizzante, per imprimersi nella
memoria la sensazione di stare dentro di lei, la forma e
il calore della sua vagina, il modo in cui si stringeva
intorno a lui, ma non solo. Voleva memorizzare ogni
singolo particolare di lei, nuda e bellissima sotto di lui,
il leggero velo di sudore su quel seno che lo faceva
impazzire, i capezzoli rosati ed eretti, la curva del
ventre contro il proprio, i capelli scarmigliati e lodore
inebriante della sua pelle.

La studiava, mandando a memoria tutto quanto,


perch aveva deciso che non doveva pi vederla. Lei
non era sua, non lo sarebbe mai stata, non lo voleva,
no? Era solo un giocattolo per lei, come gli altri con cui
andava, no? E lui soffriva troppo per questa
condizione, stava male al pensiero di lei che stringeva
un altro, e ogni volta che entrava in lei sapendo che
non ricambiava i suoi sentimenti moriva un pochino di
pi.
Per questo le aveva chiesto di dormire l da lui quella
notte: lavrebbe presa fino allo sfinimento e oltre, per
impararla a memoria, per imprimersi su di lei e dentro
di lei, per tutta la notte e la giornata di domani, e
quando fosse stata ora di mandarla a casa le avrebbe
detto che non si dovevano pi vedere.
Con gli occhi chiusi per non piangere, concentrandosi
solo sul corpo di lei, inizi a muoversi con lenta
dolcezza, percependo ogni movimento, ogni sospiro
mentre scivolava dentro e fuori da lei, iniziando a dirle
addio. Fu lungo e lento, completamente diverso dai
coiti violenti e frettolosi dei giorni precedenti, tanto
che dopo un orgasmo altrettanto dolce condiviso
simultaneamente, mentre giacevano luno nelle
braccia dellaltra, tutta una serie di campanelli
dallarme iniziarono a suonare nella testa di
Alessandra.
Ma Marco non le diede il tempo di esaminarli e
riflettere su cosa ci fosse di sbagliato. La voleva
ancora, e le succhi i capezzoli mentre immergeva le

dita nella vagina piena di lui, eccitandola di nuovo,


facendola montare sopra di lui rivolta in avanti come
gli piaceva tanto, lasciandola muoversi
voluttuosamente su di lui che imparava a memoria la
curva della sua schiena e il solco tra le natiche, e le
contrazioni e i brividi lungo il suo corpo meraviglioso
mentre veniva, mentre lo faceva venire.
Marco avrebbe voluto continuare ancora ma lei,
consumata fisicamente ed emozionalmente, si
addorment, nuda sopra le lenzuola stropicciate, con
la testa sul cuscino di lui e il suo seme che ancora le
usciva tra le gambe.

Si svegli di soprassalto dopo qualche ora, fuori era


completamente buio e si sentiva solo qualche
sporadica macchina passare. Dalla finestra entrava
una lieve brezza che rinfrescava un po il caldo
opprimente. Ma era nel posto sbagliatoAlessandra
rimase completamente disorientata finch non si rese
conto di non essere a casa sua, ma in quella di Marco.
Allung il braccio per toccarlo ma non trov nulla. Lui
dovera?
Scost il lenzuolo Marco doveva averla coperta e si
alz. Da sotto la porta filtrava un lieve bagliore, e
seguendolo la ragazza vide che la luce in salotto era
accesa, sebbene messa al minimo. La stanza era in
penombra, ma i suoi occhi adattati al buio della
camera non faticarono a individuare Marco, seduto

accanto alla finestra con le spalle curve, che guardava


fuori nella notte cittadina.
La sent, si volt, e per un momento alla fioca luce
della lampadina regolabile Alessandra vide i suoi occhi,
due pozzi neri di tristezza, e si sent stringere lo
stomaco. Poi lui incurvando ancora di pi le spalle si
volt di nuovo verso lesterno e il buio.
Alessandra allora si avvicin e sfiorandogli una spalla
gli disse: Marco, mi preoccupicosa c che non va?
Lui scatt in piedi come una molla, come se lavesse
scottato. I suoi occhi ora vispi lanciavano fiamme di
rabbia.
Tu non vai, tu e i tuoi amanti da quattro soldi! Ogni
volta che ti scopo, mi domando se con loro usi delle
precauzioni, o se mi stai attaccando qualcosa! Ti ho
vista crescere e adesso mi tocca vederti comportarti
da puttana?
Fu come se lavesse schiaffeggiata! Alessandra si
arrabbi: Ma che cazzo dici? E che cazzo vuoi da me?
Tu che hai addirittura un harem che condividi con i
tuoi amici! Hai una bella faccia a star qui a farmi la
morale!
Lui la fiss per un attimo poi distolse lo sguardo
abbassandolo verso il pavimento e con voce che
colava ghiaccioli disse: Non c pi
Cosa?!?

Lharem, le mie troiettenon le vedo pi da quando


ci sei tu
Alessandra strabuzz gli occhi, la rabbia sgonfiata che
veniva sostituita da un senso di dolore al petto, di
panico. Cosa vuoi dire?
Non sono pi andato a letto con nessunaltra da
quando tuda quando noi si interruppe, stringendo
le mani a pugno lungo i fianchi, piantandosi le unghie
nei palmi, sempre guardando il pavimento. Speravo
che potessimoma no, per te solo sesso e basta, e
io sono un coglione! Un coglione che non riesce a
smettere di volerti, di cercarti pur sapendo che quello
che fai con me lo fai anche con altri!
Unimmensa ondata di calore attravers Alessandra,
quasi facendola cadere.
Non con te non solo sesso!
Ah no? E allora con gli altri che fai? Incontri a scopo di
studio? Rispose lui sarcastico.
Facevo. Ho troncato con entrambi e comunque
cercavo di non pensare a te. Ecco, glielaveva detto
Cercavi?!? Ma mi prendi per il culo?!?
Tu non capisci! Io non mi posso innamorare ancora di
te! Laltra volta la cosa mi ha quasi ammazzatatu
non mi volevi e io stavo cos malenon posso ripetere
quellesperienza!

Una lacrima le scese solitaria, e lui la guard


perplesso, ferito. Non capiscoquale altra volta? E
cosa centra con quelli l?
Dopo che sono guaritaho capito di essere
innamorata di te. Ma per te ero una bambinanon sai
quanto ho pianto, quanto ho soffertoe non voglio,
non posso rifarlo, non posso lasciarmi andare! E
quando abbiamo iniziato a fare sesso e tutto stava
tornando, i sentimenti per te, il doloreHo pensato
che andando a letto con qualcun altro, avrei smesso di
pensare a te!
Tutta la rabbia, il dolore, la paura, la disperazione lo
abbandonarono, lasciandolo vuoto, e Marco cadde in
ginocchio, abbracciandole i fianchi e appoggiandole il
volto sul ventre. Lei si accorse di sentire una
sensazione di umido sulla pelle nudastava
piangendo?!?
Sono un cretino singhiozz avrei dovuto parlarti,
parlarti subito, ma pensavo che fosse evidente
troppo tardi adesso? Ha funzionatoha funzionato
andare a letto concon quei?
Lei gli accarezz la testa, i suoi morbidi capelli; mentre
unaltra lacrima le cadeva dagli occhi, la tensione
accumulata in quei mesi si scioglieva e una sensazione
di calore la invadeva.
No, non ha funzionato. Non ha funzionato per niente!

Lui trem un attimo e la strinse pi forte, poi senza


dire una parola si alz, e lei vide alla luce del lampione
stradale che filtrava dalla finestra il suo volto scavato e
chiazzato. Non voleva pi vederlo cos, mai pi.
Marco la prese in braccio, pesante comera, portandola
in camera, sul letto che per tante volte aveva accolto i
loro giochi, che ancora odorava di loro e del loro
piacere congiunto.
La pos sul materasso e le strisci accanto,
abbracciandola stretta. Lei lo strinse a sua volta e per
un po stettero in silenzio. Poi lui parl contro la sua
spalla.
Sai, non ho mai portato nessuna qui, in questa
stanza, non volevoprofanarla con sesso casuale
solo te, solo te ho portato quie allinizio non capivo
nemmeno io perch, ma poi una notte mi sono
svegliato col tuo odore sul cuscino accanto a me e ho
pensato a quando eri malata e ti leggevo tutti quei
libri, a quanto mi sei stata vicina quando sono morti i
miei, e ho capito che ti ho portata qui perch qui che
ti volevo, vicina a me, sempre
Alessandra sorrise, e girandosi e spostandosi si mise
con la faccia a livello della sua e guardandolo negli
occhi gli disse Ed esattamente dove voglio essere!
Quando facevofacevo sesso con gli altriho capito
una cosa: che con loro mi mancava qualcosa perch
perch con loro era solo sesso, mentre con tenoi due
facevamo lamore.

Allora lui la baci, con dolcezza, e le loro labbra


presero a muoversi insieme e le lingue a danzare
come se fossero state create apposta per quellunico
scopo, e le mani riscoprirono il corpo dellaltro,
tracciando ogni singolo centimetro quadrato di pelle.
Era come esplorarsi per la prima volta, perch
finalmente lo facevano con la consapevolezza di darsi
amore e non solo piacere, e fu bellissimo quando le
dita di Marco si fecero strada nel fodero bagnato di
Alessandra, mentre la sua lingua leccava il clitoride,
mentre il ragazzo gemeva perch lei gli stava leccando
lasta dalla base alla punta, per poi prendere in bocca
il glande teso e caldo e succhiarlo tra un gemito di
piacere e laltro.
Quando lui le mont sopra, penetrando ancora una
volta nel suo pertugio caldo e accogliente, si sent a
casa come non si era mai sentito.
Quando il fallo eretto raggiunse il fondo, e loro due non
poterono essere pi vicini di cos, guardandola negli
occhi le sussurr Ti amo
Quando si ritir e si spinse di nuovo in fondo, arriv la
risposta. Ti amo! gemette la ragazza.
Per la prima volta, fecero lamore sapendo di farlo. E fu
solo la prima di tante, tante altre.

SANDRA

La voce al telefono era un sommesso sussurro, ma


aveva un tono deciso, quasi intransigente. Sandra
sogghign tra s e s: era sempre cos... quando la
chiamavano, parlavano sempre sottovoce per paura
che qualcuno, chiss chi, li sentisse, ma allo stesso
tempo le parlavano come se lei fosse di loro propriet,
come se lei fosse la loro serva. Illusi.
Mise gi il telefono e torn a studiare.

Qualche ora dopo, completamente nuda ed in


ginocchio sotto un tavolo da poker, stava ancora
sogghignando. Passava a random da un cazzo all'altro,
tutti ritti, tutti lucidi della sua saliva. Gli uomini cui
quelle obbedienti appendici appartenevano stavano
giocando, cercando di non perdere la concentrazione
ogniqualvolta la ragazza imboccava il loro pene teso,
lo succhiava, lo leccava, lo mordicchiava, per poi
abbandonarlo e passare al prossimo: ritenevano che
rendesse il gioco pi interessante.
Ritenevano che lei fosse al loro servizio... poveri
sciocchi, non sospettavano che fosse l'esatto contrario:
erano loro, questi uomini di mezza et arrapati ed
affamati di figa giovane che le garantivano
divertimento e soldi. La chiamavano, la scopavano, la

pagavano. Tutti godevano, anche e soprattutto


Sandra, ma i soldi fluivano dalle loro tasche a quelle di
lei, quindi alla fine dei conti quella che usciva da quelle
serate pi ricca, e senza perderci nulla, era proprio lei.

Aveva capito presto che tra le gambe possedeva


una miniera d'oro, anzi che l'intero suo corpo era una
miniera d'oro.
Ricordava ancora con la massima chiarezza, dopo
quasi quattro anni, la faccia del vicino quando, a
quindici anni, si era tolta il vestitino sul bordo della di
lui piscina per il primo bagno della stagione: avidit e
desiderio passarono in un lampo distorcendogli i
lineamenti. La fortuna di Sandra fu di stare guardando
proprio in quella direzione in quel preciso istante.
Imbarazzata e sorpresa aveva abbassato lo sguardo,
che era capitato sul davanti del suo costume chiaro
che iniziava a gonfiarsi. Lui se ne accorse e chiuse
immediatamente i lembi dell'accappatoio.
La ragazza era giovane ma non ingenua, anzi.
Aveva capito subito cosa fosse successo. Era cresciuta
molto quell'inverno sotto i vestiti pesanti: l'estate
precedente era una ragazzina goffa e spigolosa, ora
era sulla via di diventare una donna. Le sue gambe si

erano tornite, i suoi fianchi allargati e la sua vita


stretta. Il seno, l'anno prima fresco e tondo, era
cresciuto, e sarebbe cresciuto ancora un pochino, ma
gi riempiva abbondantemente i triangoli di un
costume ormai troppo piccolo.
E ora un uomo l'aveva notato. Si era emozionata
all'idea, si era anche eccitata, ma la sua mente
pragmatica aveva iniziato a far girare le rotelline per
capire come sfruttare la situazione a proprio
vantaggio.
Sapeva, dai discorsi di amiche pi grandi, dalla tv e
dai libri, che c'erano uomini disposti a tutto per del
sesso. E che c'erano uomini che prediligevano le
ragazzine.
Non compr costumi nuovi quell'anno, nonostante le
insistenze della mamma che continuava a ripeterle che
quelli che aveva erano troppo piccoli, fingendo fitte di
rabbia adolescenziale verso la perfida madre che
voleva privare la povera figlia dei capi d'abbigliamento
preferiti.
E and in piscina dai vicini il pi possibile, con la
scusa di chiacchierare con Angelica, la loro figlia che
aveva un anno meno di lei, cercando di andarci
soprattutto nel weekend quando lui era a casa,

mostrandogli tutto quello che c'era da mostrare nei


suoi costumi ristretti, carezzandosi mentre metteva la
crema solare e a volte anche scoprendosi
accidentalmente un capezzolo o un pochino di pelo
inguinale quando nessun altro guardava, e rimanendo
ogni volta soddisfatta delle reazioni che suscitava.
Il pover'uomo pass tutta la prima parte dell'estate
semiseduto sulla sdraio con un giornale sulle gambe.
Si present sulla loro porta una domenica
pomeriggio che sapeva benissimo che n Angelica n
la madre sarebbero state a casa, fingendo di
essersene scordata.
Il vicino ovviamente non ci pens nemmeno a
mandarla a casa.
Sandra gli chiese di tenerle compagnia in piscina, e
senza aspettarlo si tuff nella vasca. Ne riemerse
senza la parte superiore del costume,
accidentalmente persa nell'impatto con l'acqua...
Dieci minuti dopo era stesa sul lettino a bordo
piscina, senza pi nemmeno il pezzo sotto del costume
e la testa del vicino tra le cosce. Per la prima volta
qualcuno che non fosse sua madre o il dottore aveva
visto la sua intimit, la stava toccando, addirittura

leccando... e a Sandra piaceva, oh se le piaceva. Pi


che masturbarsi, quello era sicuro. Venne sulle labbra
avide dell'uomo che la bevvero tutta.
Ma non perse la testa: se la tenne ben stretta e
funzionante sulle spalle: altri cinque minuti dopo aveva
il glande del vicino che le accarezzava la vulva
lubrificata di saliva e umori dell'orgasmo, e
cinquecento euro nella borsa: il prezzo della sua
verginit.
Il piacere provato non aveva diminuito l'eccitazione,
anzi... il cuore le batteva a mille, la vagina pulsava
pronta e bagnata, la mente era in fiamme per
l'ottenuto traguardo e le infinite possibilit che le si
aprivano davanti
Quando lui spinse, entrando dove nessuno era mai
stato, aprendola, dilatandola, riempiendola, non prov
il dolore che aveva preventivato ma solo piacere,
piacere, piacere.
Venne di nuovo, proprio mentre lui la riempiva di
sperma.
Finse disperata preoccupazione, accusandolo di non
avere preso precauzioni (in realt Sandra aveva
iniziato di nascosto a assumere anticoncezionali un

paio di settimane prima), e mezzora dopo gli si


concesse di nuovo in cambio della promessa da parte
di lui di pagarle la pillola ogni mese.
E scopr che agli uomini piaceva versare lo sperma
anche al di fuori della vagina: se lo sciacqu dal seno
poco dopo, in piscina.
Impar molte altre cose in quei mesi, sul sesso, sul
corpo degli uomini e sul proprio corpo.
Fece pagare al vicino, in molti modi diversi (soldi,
regali, passaggi in macchina, ricariche telefoniche)
ogni singolo amplesso, ogni pompino che gli concesse
per tutta la durata delle scuole superiori fino al giorno
che era partita per una citt lontana e l'universit. E
non solo a lui... lasci, se non proprio dei cuori
infranti, parecchi cazzi a secco quando si trasfer.
Non le fu difficile farsi un nuovo giro, ben pi
ampio e lucroso, lontano dalla piccola cittadina di
provincia da cui proveniva, in cui tutti conoscono tutti
ed difficile muoversi senza suscitare pettegolezzi.
Qui invece milioni di persone si incrociavano senza
nemmeno guardarsi...
I suoi pensavano che facesse la cameriera in un pub
per pagarsi le spese e contribuire all'affitto, mentre lei

accumulava denaro in un conto di cui nessuno era a


conoscenza.
Ma non erano solo i soldi che le interessavano: ci
teneva a riuscire bene all'universit, e ci teneva a farlo
senza barare. Per questo aveva deciso che non
sarebbe andata a letto con alcun professore o
assistente per ottenere voti pi alti. Ma ci non le
impediva di farlo coi compagni di corso pi bravi...
Ce n'era uno, Luigi, un secchione sfigato talmente
perso nel suo mondo che non parlava mai con
nessuno, bravissimo ma da cui nessuno era mai
riuscito ad ottenere una spiegazione, un aiuto nello
studio.
Gli aveva preso la verginit nei bagni dell'ultimo
piano del terzo dipartimento, un amplesso goffo e
rapido fatto di colpi inesperti e gemiti soffocati per non
farsi sentire dalla gente che passava di fuori. Ora lui
trascorreva a casa di Sandra almeno un pomeriggio la
settimana a scopare e studiare, e i voti gi alti di lei
avevano avuto un'impennata.

E ora era qui, come molte altre sere, perfettamente


truccata, coi lunghi capelli biondi raccolti in cima alla

testa che le ricadevano sulle spalle, le scarpe dal tacco


vertiginoso e nient'altro addosso, che passava da un
cazzo all'altro tra le gambe di un tavolo da poker. Loro,
in giacca e cravatta con solo i falli che sporgevano dai
calzoni slacciati, pensavano di dominarla ma era lei
che aveva tutto il potere, il potere di farli impazzire di
desiderio, il potere di dire di no quando non le andava
sapendo che l'avrebbero richiamata, e soprattutto il
potere di chi ha, letteralmente, i denti intorno alla
parte del corpo pi preziosa per un maschio.
Sapeva cosa sarebbe successo di l a poco: uno di
loro, probabilmente il biondo poich aveva sentito il
suo cazzo sobbalzare pi degli altri tra le sue labbra, si
sarebbe stancato di questo gioco, l'avrebbe tirata fuori
da sotto il tavolo e l'avrebbe stesa sul piano da gioco,
spargendo fiches ovunque. Poi le avrebbe allargato le
gambe e l'avrebbe penetrata con foga maltrattenuta,
mentre un altro, presumibilmente il pi vecchio del
tavolo, le avrebbe infilato il membro in bocca, per
tenersi caldo mentre gli altri, a turno, la scopavano in
vagina o nel culo. Quando anche l'ultimo si fosse
soddisfatto, avrebbero ripreso a giocare, e lei sarebbe
tornata sotto il tavolo a resuscitare falli mosci coperti
di sperma.

Avrebbero creduto che i suoni che emetteva ad ogni


orgasmo fossero fasulli, e forse in fondo al proprio
cuore uno di loro, tornando a casa e guardando le
proprie figlie adolescenti addormentate, avrebbe
anche provato piet per lei.
A riprova del suo potere, le cose andarono quasi
come le aveva previste: il biondo la fece uscire da
sotto il tavolo e la spinse sullo schienale della poltrona,
piegata in due con le gambe a penzoloni e la testa che
sfiorava la seduta.
Poi il biondo si infil uno dei preservativi che
avevano posato sul tavolo, le allarg le gambe ed
entr in lei deciso, facendola gemere e tremare di
piacere, mentre il pi anziano le sollevava la testa e le
imboccava un cazzo umido e teso. Con la coda
dell'occhio vide gli altri due che se lo menavano, in
attesa.
Il biondo entrava e usciva da lei con foga,
montandola con l'urgenza di chi si vuole svuotare le
palle, e venne prima che lei potesse godere. Lo sostitu
il riccio, col cazzo grosso e gonfio, che la riemp
muovendosi con metodica calma. Dentro, fuori, dentro,
fuori, le dita che cercavano e trovavano i capezzoli di
Sandra, le palle che le premevano sul clitoride. Il riccio,

approssimandosi all'orgasmo, aument il ritmo e la


forza delle spinte e la ragazza venne una volta, poi una
seconda, mugolando intorno al membro che
inesorabile le scopava la bocca.
L'uomo che la stava montando, un istante prima di
venire si sfil da lei, si tolse il preservativo e le venne
sulla schiena.
Il terzo prese subito il suo posto: lungo e sottile le
batteva sul fondo causandole un sublime mix di dolore
e piacere. Non ci mise molto: anche prima, mentre lo
succhiava, era stato sul punto di venire un paio di
volte, ma non aveva lo spirito di iniziativa del biondo e
aveva aspettato che qualcun altro facesse la prima
volta. Non vinceva mai nelle serate in cui Sandra
rimaneva fino a mattina e li vedeva fare i conti, e non
avrebbe mai vinto, pens ora mentre lo sentiva
sussultare e sobbalzare dentro di lei dopo solo pochi
violenti, frettolosi e poco abili colpi.
Poi il pi anziano del gruppo si mise dietro di lei e
lentamente le penetr la vagina con il pene
incappucciato.
Era lui che la chiamava con quell'assurdo tono
perentorio sotto voce. Si mosse con la calma del
padrone, e mentre la prendeva le infilava il pollice

nell'ano, allargando l'orifizio. Ben consapevole di


quello che stava per accadere Sandra gemette,
portando le mani indietro ad allargarsi le chiappe in un
chiaro invito. Lui si ritrasse dalla vagina e con un unico
colpo glielo mise nel culo. Sandra grid, contorcendosi
come un pesce preso all'amo venendo sotto i colpi
inesorabili che le squassavano le viscere.
E poi via, di nuovo sotto al tavolo a resuscitare cazzi
unti
di lubrificante dei preservativi, con i propri umori
vischiosi che le colavano tra le gambe.

Dopo la doccia, parte integrante dell'accordo che


Sandra stipulava coi suoi clienti, la ragazza infil con
cura i propri vestiti, costosi ed eleganti, prese la borsa
Vuitton originale, ora molto pi pesante di quando era
arrivata, e si avvi verso l'uscita. I suoi clienti, ancora
al tavolo da gioco, la salutarono cercando

Appagata e soddisfatta Sandra avvi la macchina e


part alla volta di casa. Domani aveva l'ultimo esame
del primo anno ed era certa che l'avrebbe passato
brillantemente, come gli altri.

GISELLA

Capitolo 1
La famiglia M. era composta da 4 membri e mezzo.
Il signor Carlo, sua moglie Elisa, i loro due figli Adriana
e Davide (22 e 20 anni) e il membro a met era
Gisella, 18 anni, rimasta orfana di entrambi i genitori
pochi mesi prima dellinizio della storia e presa in casa
dai coniugi M, gli unici parenti che aveva e che lei
chiamava zii anche se il grado di parentela era pi
lontano.
Erano gli anni 50.
Gisella era molto bella, anche se uninnata timidezza e
una scarsa autostima facevano s che non se ne
rendesse conto: i lunghi capelli castani erano lucidi e
leggermente mossi, il viso perfetto da bambola, il
corpo slanciato con gambe ben tornite, sedere sodo,
fianchi pieni, vita snella e seno abbondante, la pelle di
porcellana. Questo fece s che la zia e la cugina la
odiassero dal primo istante che mise piede in casa
loro. Davide era assorbito dagli amici e dalla baldoria e
non notava minimamente quella figura silenziosa e
timida come un topolino che era apparsa
improvvisamente in casa, e lo zio era sempre chiuso a
piano terra nellufficio della sua piccola ditta di 3
operai.
Gisella era trattata come una serva dalle donne e
ignorata dagli uomini, quindi quando allinizio di
giugno fu il momento per la zia e i cugini di trasferirsi

come tutte le estati al mare dove la famiglia aveva


una casetta, si stabil che la ragazza sarebbe tornata in
citt con lo zio, dopo aver accompagnato al mare il
resto della famiglia il sabato successivo, per
preparargli i pasti e tenere pulita la casa e lufficio,
cos si sarebbero risparmiati di dover prendere una
donna a servizio per quei mesi. Non che Gisella avesse
fatto altro in quei mesi.
La mattina della partenza si stiparono in macchina con
i bagagli per tre mesi di zia e cugini e partirono.
La casa era a poco pi di unora di auto dalla citt, e
presto, scaricati i bagagli e controllato che tutto fosse
in ordine, si precipitarono tutti in spiaggia.
Gisella rimase sotto lombrellone quasi tutto il giorno,
ma il costume fuori moda e sgraziato che la cugina le
aveva prestato non riusc a nascondere allo sguardo
dello zio la bellezza del corpo sottostante. Come mai
non laveva mai notata?
Quando la ragazza finalmente si alz per andare a fare
il bagno, a met pomeriggio, e si incammin verso il
bagnasciuga, luomo dovette posarsi in grembo il
giornale per nascondere lerezione repentina che gli
caus la vista delle sue lunghe gambe e del sedere
tornito.
Pensando di essere impazzito, quando Gisella si avvi
verso la cabina per cambiarsi (era ormai il tramonto e
dovevano tornare in citt), Carlo disse che andava in
bagno e la segu.

A Gisella non piaceva chiudersi a chiave, e poi in giro


non cera quasi pi nessuno, e per lui fu quindi facile
introdursi nello stretto spazio della cabina e chiudere
la porta.
La ragazza, che aveva abbassato il costume fino alla
vita e ora cercava di coprirsi il seno con le mani,
esclam: zio, ma che fai!. Luomo le fece segno di
tacere e lei, timida e remissiva, si zitt.
Lo zio allung poi la mano a scostare le braccia di dei
da davanti al petto, e rimase ad osservarle il seno con
avidit per qualche istante. Lo sguardo bruciante di lui
fece un effetto strano a Gisella: avvert un calore al
basso ventre, una sensazione di bagnato. Confusa fece
un passo indietro e si trov contro la parete di legno
della cabina.
Lo zio allung una mano a toccarle il seno: col palmo
aperto la premette sulla mammella morbida,
stringendo leggermente le dita, poi alz anche laltra a
sfiorarle il capezzolo che si era erto.
Un nuovo lampo le attravers linguine, e la ragazza
emise un suono strozzato.
Allora ti piace, eh?, chiese luomo, e lei
inguaribilmente sincera, e molto confusa riguardo a
quello che stava accadendo (nessuno le aveva mai
spiegato cosa avvenisse tra un uomo e una donna)
annu.

Lo zio allora si avvicin ancora di pi e lasciando una


mano sul seno con laltra le afferr una natica,
spingendo il pube della ragazza contro la propria
erezione. Gisella emise un altro suono strozzato, poi il
petto inizi ad alzarsi ed abbassarsi convulsamente
mentre lui sfregava il proprio membro rigido tra le
gambe (anche se lei non sapeva che quelloggetto
duro che le stava causando piacere fosse un fallo
maschile) e le baciava il collo. Gemette quando lo zio
abbass la testa e le succhi un capezzolo, poi laltro,
e il suo bacino distinto si mosse contro quello
delluomo.
Carlo si trattenne a stento dallo strapparle il costume e
penetrarla l, in piedi. Si era assentato troppo dalla
spiaggia, e poi entro unora avrebbe avuto la ragazza
tutta per s per tre mesipoteva ben aspettare un
po.
Si stacc da Gisella, apr la porta della cabina e usc
senza una parola. Quando raggiunse gli altri il pene
era gi tornato a livelli accettabili, grazie al fatto che
aveva pensato alla matematica per tutto il tragitto.
Gisella rimase appoggiata alla parete, ansante e
confusa, fiotti di umidore che le colavano tra le gambe.
Port una mano l in mezzo e si accorse che era
davvero bagnata, e nello sfiorarsi si caus un brivido di
piacere. Infine si riscosse e fin di cambiarsi.
Quando torn dagli altri cerc di non guardare lo zio,
ma era sempre cos timida che nessuno si accorse che
lo stava facendo pi intensamente del solito.

Capitolo 2
Avevano lasciato zia e cugini ancora in spiaggia, e si
erano avviati verso la macchina, parcheggiata in
pineta.
In giro non cera nessuno, e lo zio si azzard a palpare
il seno di Gisella sotto labito di cotone leggero.
La reazione della ragazza in cabina gli aveva fatto
capire che sotto quellaria timida cera un corpo
vogliosoLa sua intenzione era di eccitarla molto pi
di quanto non avesse fatto in cabina, cosicch appena
arrivati a casa lavrebbe portata a letto e lei sarebbe
stata incapace di resistergli, anzi sarebbe stata
vogliosa!
Gisella sospir, una nuova scossa in mezzo alle cosce,
e chiudendo gli occhi appoggi la testa allindietro sul
sedile.
Carlo lo prese come il segno di accondiscendenza qual
era, e rapido sbotton i primi bottoni dellabito per
infilare la mano destra nello scollo, dentro al
reggiseno.
Gioc un po coi seni e coi capezzoli, mentre il respiro
di Gisella si faceva pi rapido. Dopo un po la mano
sinistra si appoggi sul ginocchio della ragazza,
sollevando il vestito, e si mosse su, sempre pi su,
trasmettendole brividi che le causarono la pelle doca.

Gisella sapeva da qualche parte in fondo alla mente


che non avrebbe dovuto lasciarsi toccare cos da un
uomo, ma il resto di lei trovava tutto questo cos
piacevole, seppure un po spaventoso, che mise a
tacere quella vocina e lo lasci fare.
Quando la mano dello zio arriv a sfiorarle gli slip,
allarg istintivamente le gambe, e luomo sfior il
tessuto bagnato, strappandole un ansito.
A quel punto Carlo ritrasse le mani e mise in moto
lauto, lasciando Gisella stordita, sorpresa e delusa che
si fosse fermato.
Dopo qualche minuto, quando ebbero raggiunto la
strada principale ormai quasi deserta, Carlo stacc la
destra dal volante e si slacci i bottoni dei pantaloni.
Estrasse il fallo eretto e dolorante di desiderio, gi
scappellato.
Gisella, che lo stava osservando, inspir rapidamente e
rumorosamente alla vista di quelloggetto, non
sapeva come altro definirlo, sembrava un bastone rosa
un po bitorzoluto con la cima liscia e gonfia.
Le pass per la mente il lampo di un ricordo: il beb di
una cugina, un maschietto. Quando la mamma laveva
cambiato, Gisella aveva visto il pisellino rosa. Ma di
sicuro non poteva trattarsi della stessa cosa, vero?
Lo zio non perse tempo e, presale la mano, se la pose
sul membro.

Gisella era sorpresa. Mosse la mano, toccandoera


caldo, asciutto e sotto uno strato soffice di pelle serica
era duro come lacciaio.
Afferralo
La ragazza chiuse le dita intorno al membro che ebbe
una piccola scossa.
Ora stringi, non troppo forte, e muovi la mano su e
gi..eccocosaaaahhhhs, bravatira la pelle
sulla punta e poi tirala indietrocosooohhh s.s
aaahhh
Quando il piacere lo port vicino allorgasmo,
stringendo forte il volante della macchina luomo la
fece fermare.
Poi approfittando del fatto che in quel tratto la strada
fosse sostanzialmente rettilinea, allung di nuovo la
destra verso di lei, sollevandole la gonna fino alla vita
e scoprendo le cosce e le mutandine, le prime ormai
quasi invisibili nella diminuita luce del crepuscolo, le
seconde che risaltavano bianche.
Le accarezz le cosce, risalendo dal ginocchio fino
allattaccatura, poi piano piano infil le dita sotto lorlo
delle mutandine.
Incontr un labbro, coperto di peli. Lo massaggi e poi
pass oltre, sfiorando linterno della vulva con la punta
delle dita. Gisella ansim, e anche Carlo nel sentirla
bagnata. Spost la mano e le disse di togliersi le
mutandine. Lei esit poi la lussuria prevalse, sempre

tacitando la vocina che le diceva di non farlo, e se le


sfil. Allarga le gambe.
Le dita delluomo tornarono a posarsi sulla vulva,
accarezzando le piccole labbra madide, poi si
spostarono sul clitoride. Gisella esal con violenza, poi
cominci ad ansimare quando lo zio si mise a
massaggiare quel punto duro del suo corpo di cui non
conosceva lesistenza fino a un attimo prima.
Inconsciamente muoveva il bacino contro la mano di
lui.
Lo zio allora spost le dita pi in basso, e annid la
punta del medio allingresso dellorifizio. Poi
lentamente spinse dentro il dito, facendogli nel
contempo eseguire un movimento circolare che fece
ansimare la ragazza ancora di pi. Si ferm solo
quando trov limene, allora inizi a muovere il dito
dentro e fuori: gi fino allimene, poi su fino a uscire,
fuori a massaggiare il clitoride e dentro di nuovo fino
allimene. Gisella muoveva il bacino a ritmo, i suoi
ansiti erano sempre pi forti e concitati, punteggiati di
mugolii e gemiti, finch la ragazza non grid e
laumento dellumidore sulla mano unito agli spasimi
che lavevano colta fecero capire alluomo che era
venuta.
Quando la ragazza si riprese, Carlo le prese la mano e
se la rimise sul fallo, ancora pi teso e congestionato
di prima. Se fai come prima con la mano, anche io
prover lo stesso godimento che hai provato tu

Gisella afferr la verga e ricominci a muovere la


mano lungo lasta, a scappellare e ricappellare il
glande, e luomo muoveva il bacino avanti e indietro
per amplificare i movimenti. Presto il piacere fu tale
che dovette accostare in un tratto non illuminato, ed
estrasse il fazzoletto dalla tasca. Poi si lasci andare,
ansimando, coprendo la punta col fazzoletto un attimo
prima di venire. Gisella percep il membro indurirsi
ancora di pi, poi lo sent sussultare e attraversare da
strane contrazioni, mentre lo zio gridava. Infine tutto si
calm, e Gisella tolse la mano.
Lo zio le porse il fazzoletto. Quando gli uomini
godono, emettono una sostanza. Si chiama sperma.
Annusalo e ricordatelo.
In realt di sperma sul fazzoletto ce nera poco. Carlo
aveva un problema di produzione di sperma, il che
aveva reso difficile concepire i suoi due figli, e oramai
era diventato sterile. A volte aveva orgasmi senza
emissione alcuna di liquido seminale, e il suo corpo
non produceva pi spermatozoi. Molto comodo quando
vuoi portarti a letto una parente senza metterla
incinta

Capitolo 3
Carlo riavvi lauto e per un po i due procedettero in
silenzio.
Luomo per era ancora molto eccitato, e quellunico
orgasmo non era certo servito a spegnere il fuoco che
sentiva nel basso ventre, un fuoco che era rimasto
dormiente per quasi un ventennio ma che adesso si
era risvegliato in tutta la sua violenza.
Carlo infatti da giovane aveva appetiti notevoli, e
appena sposati lui ed Elisa avevano avuto rapporti
sessuali tutti i giorni, anche pi volte al giorno, con
seghe spagnole e lavori di bocca (suonare il piffero,
lo chiamavano affettuosamente tra loro) quando lei
aveva le mestruazioni.
La difficolt a concepire era stato per il fattore
spronante per la donna, che dopo il secondo figlio si
era rifiutata di continuare con quei ritmi. La cosa gli
aveva creato notevoli fastidi: oltre alla frustrazione
infatti erano subentrati dolori ai testicoli e febbri
causati dalla mancata emissione dello sperma, e ci
aveva dato il colpo di grazia alla sua fertilit. Ma Elisa
era stata irremovibile, e lui, ancora innamorato, aveva
accettato la situazione e subito le conseguenze
rimanendo fedele alla moglie. Col tempo i desideri si
erano sopiti, grazie anche allaumentare della mole e
al diminuire della bellezza della moglie, che stava
invecchiando malissimo pi per negligenza che per
naturaCarlo non pretendeva certo che la figura e il

viso della moglie restassero quelli di quando aveva


ventanni, anzi riteneva che ogni et di una donna
avesse il suo fascino, ma la moglie si era trasformata
nel tempo in una grassa megera coi capelli di stoppa,
la pelle spenta e i denti mal curati, acida perdipi.
Pretendeva da lui sempre di pi, sempre pi soldi per i
bei vestiti e i gioielli, unica cosa a parere del marito
che poteva far distinguere il suo aspetto da quello di
una barbona, senza dargli nulla in cambio se non
rimbrotti. E lui aveva imparato a concentrarsi sul
lavoro, per guadagnare abbastanza da mantenere la
moglie (e la figlia Adriana, che era sulla buona strada
per diventare unElisa bis, e Davide che aveva anche
lui le mani bucate), per passare il pi tempo possibile
in officina lontano dalla famiglia, e per non pensare
alle proprie frustrazioni sessuali.
Non aveva mai considerato prima lidea di tradire la
moglie, anzi aveva forzato su di s labitudine a non
vedere le altre donne: la giornalaia, la cameriera del
ristorante, la donna delle pulizie che avevano prima
dellarrivo di Gisella non erano donne per lui, ma
semplicemente delle persone che svolgevano una
mansione: aveva imparato a non notare i loro corpi,
belli o brutti che fossero.
Era talmente abituato a questa vita da asceta che non
aveva notato nemmeno Gisella: fino a quel giorno in
spiaggia, per lui era come se avessero preso in casa
una bambina di 8 anni, o una prozia di 90.

Chiss cosa era scattato nella sua mente, ma quel


giorno aveva visto Gisella.
Il suo membro addormentato si era svegliato, i suoi
testicoli in letargo avevano improvvisamente
cominciato a produrre liquido seminale. La sensazione
era quasi dolorosa, come quando in un arto
addormentato ricomincia a circolare il sangue e si
sente un fastidioso formicolo, ma anche esilarante, e
Carlo non riusciva a formulare altri pensieri che non
riguardassero linfilarsi nel corpo della ragazza.
Gisella era ancora confusa. Cresciuta da genitori molto
rigidi, indietro perfino per la mentalit ancora chiusa
dellItalia degli anni 50, non sapeva assolutamente
nulla di cosa fosse un rapporto sessuale. Non aveva
idea di come i bambini entrassero nella pancia delle
donne, ed essendo di natura poco curiosa e molto
remissiva, non aveva mai pensato di chiedere, visto
che in casa largomento era tab.
Quando le erano arrivate le mestruazioni la mamma le
aveva detto che succedeva a tutte e che si sarebbero
interrotte solo quando, sposata, fosse rimasta incinta e
quando avesse raggiunto una certa et. Punto.
Le aveva anche detto che nessun uomo mai avrebbe
dovuto toccarla o vederla completamente nuda a parte
il marito. Punto.
Fine dei discorsi di natura sessuale in casa loro.

Inoltre leducazione rigida impartitale aveva anche


impedito alla ragazza di toccare anche
accidentalmente il proprio corpo, di fare esercizio fisico
di alcun tipo che non fossero i lavori domestici, e
quindi Gisella non conosceva nulla di s e delle proprie
reazioni, viveva quasi in uno stato di anestesia.
Ma ora la mamma era morta, e anche il pap, e la
mancanza di affetto che le avevano dimostrato per
tutta la vita stavano facendo svanire nella mente della
ragazza tutte le loro costrizioni e raccomandazioni. Si
trov a desiderare di provare ancora quelle
meravigliose sensazioni che lo zio le aveva fatto
provare poco fa in parti di s di cui conosceva a
malapena lesistenza, non vedendo, nella sua
ignoranza, alcuna controindicazione.
Carlo ovviamente non sapeva che Gisella fosse cos
ignorante, e pensava che la ragazza avesse deciso
consapevolmente di lasciarlo fare.
Quindi sentendo nuovi segni di vita nel proprio inguine,
prese la mano della ragazza e se la pose di nuovo sul
membro, che non era stato messo via e adesso stava
ergendosi di nuovo, chiedendole di accarezzarlo con
pi calma e gentilezza di prima.
Allung poi la mano verso la vulva di lei, ancora
scoperta (la ragazza, persa nelle proprie sensazioni e
fantasticherie, non aveva ancora pensato che avrebbe
dovuto ricomporsi) e a sua volta la accarezz e
manipol gentilmente. Voleva farla riscaldare piano
piano fino a casa, per poi portarla a letto e condurla al

limite dellorgasmo in modo da rendere meno dolorosa


e traumatica la prima penetrazione.
Ormai mancavano meno di quindici minuti di strada,
che furono tutti impiegati da dita efficienti che
massaggiavano con dolcezza asta, glande, labbra e
clitoride. Nellauto si sentiva solo il rumore del loro
respiro, che da normale e rilassato acceler fino a
diventare affannoso.
Nellabitato buio e quasi deserto a quellora di sera
nessuno not che le due persone sullunica auto di
passaggio avevano i genitali scoperti e stavano
masturbandosi lun laltra.
Arrivati davanti al cancello di casa, Carlo sistem i
propri vestiti, scese, apr cancello e portone
dellofficina e risali per condurre dentro lauto. Nel
breve tragitto continu a sfregare il clitoride di Gisella,
che ormai si muoveva frenetica sotto la sua mano.
Incapace di resistere oltre, appena fermata lauto nel
solito angolo dellofficina si chin sulla ragazza e le
lecc la vulva, strappandole un gridolino.
Scese di nuovo e chiuse cancello e portone. Nel
frattempo anche Gisella era scesa e ora stava
togliendo le borse dal bagagliaio. La gonna le era
ricaduta a coprirle le gambe, ma luomo vide che
aveva le mutandine in mano: estrasse allora il fallo
congestionato e si avvicin alla figura china sul
bagagliaio, e sollevandole da dietro la gonna si sfreg
sulla vulva madida, voluttuosamente, staccandosi per

abbastanza in fretta per non cedere alla tentazione di


penetrarla l in officina, da dietro.
Prese la propria borsa e si avvi verso la porta che
conduceva dallofficina in casa, il pene eretto che
sporgeva in avanti fuori dai vestiti. Gisella, incerta
sulle gambe, lo segu dappresso con la propria borsa.
Carlo lasci cadere la sua borsa in corridoio, e decise
di essere diretto con la ragazza.
Finora abbiamo giocato le disse ma adesso
desidero che tu venga a letto con me. Se non vuoi, vai
in camera tua, e io non ti toccher pi, te lo prometto.
Se anche tu invece mi desideri, seguimi in camera
mia. La scelta tua. E senza aggiungere altro si avvi
verso la propria stanza.
Gisella non esit. Sul piatto della bilancia cerano da
una parte gli anni passati a non provare nulla,
anestetizzata dalla freddezza altrui, dallaltro il paio
dore di puro piacere sensuale appena trascorse. Il suo
corpo, prima della sua mente, si mosse per seguire lo
zio, anche se non aveva ben chiaro cosa significasse
andare a letto.
Alla vista della ragazza sulla soglia della sua camera
da letto, il pene di Carlo diede un altro strappo,
tendendosi allinverosimile, e lui pens che se si fosse
lasciato andare avrebbe avuto un orgasmo solo a
quella vista.

La condusse verso il letto, e la fece sedere sul bordo.


Inginocchiatosi davanti a lei, le sbotton la parte
superiore del vestito, scoprendo il reggiseno bianco,
che venne prontamente slacciato e scostato dal seno
della ragazza. Un mugolio gli sfugg alla vista delle
curve perfette, del capezzolo piccolo e rosa che
sporgeva durissimo dallareola.
Pos le mani su quelle colline morbide e bianche,
strappandole un sospiro. Nella mente di Gisella la voce
della madre le disse che non si doveva fare toccare,
ma le scosse di piacere le diedero sicurezza, e la
giovane scacci quel pensiero.
Carlo chin la testa e le lecc i capezzoli, uno alla volta
mentre le dita giocavano con laltro, poi ne prese in
bocca uno e succhi. Gisella grid, stupita che
qualcosa che lui stava facendo a livello del petto le
facesse sentire delle fitte gradevoli allinguine, e sent
una strana umidit che le si formava tra le gambe,
aumentando sempre di pi
Luomo si dedic al seno per qualche minuto poi
spinse la ragazza indietro sul letto e le apr le gambe:
ora Gisella era semisdraiata, con la parte superiore del
corpo adagiata sul letto e le gambe piegate, coi piedi
sul pavimento. Carlo le sollev la gonna e per la prima
volta ebbe la possibilit di vedere il suo fiore alla luce.
Ci tuff la bocca, leccandola tutta, sentendo il sapore
della sua eccitazione. Prima le grandi labbra, poi le
piccole, poi il clitoride, poi il foro della vagina, e via
daccapo, succhiandola tutta. Gli ansiti di Gisella si

fecero gemiti, i gemiti grida, e luomo cap che stava


per essere travolta dallorgasmo. Continuando a
lavorarla con le dita, immergendole un po in vagina e
un po massaggiandole il clitoride, riusc a sfilarsi la
camicia e a posizionarla appallottolata sotto il sedere
della ragazza per non macchiare tutta la biancheria del
letto. Poi prese in mano il fallo e con quello continu il
massaggio, per poi inserirne la punta nella fessura
madida, entrando senza fatica ma incontrando quasi
subito limene.
Gisella aveva gli occhi serrati e stringeva in pugno le
coperte, il petto le si alzava e abbassava
freneticamente, ed aveva tutta s stessa concentrata
in quella piccola parte del suo corpo di cui aveva
praticamente ignorato lesistenza fino ad oggi, e che
adesso le stava dando lesperienza pi piacevole e
sconvolgente della sua vita. Sent qualcosa di grosso
entrare in lei ed arrestarsi, poi le dita dello zio che
massaggiavano quel punto cos sensibile,
massaggiavano, massaggiavano, labisso nero e
luminoso che laveva colta prima in macchina che si
avvicinava sempre di pifinch Gisella non ci cadde
dentro gridando, spasmando, sprofondando nel
piacere.
Una fitta rapida di dolore si mischi al godimento, e
poi la sensazione di essere riempita. Il dolore diminu,
sostituito da spasmi di piacere sempre pi forti, la
sensazione di riempimento rimase.

Poi lorgasmo fin, e la ragazza rimase ansante sul


letto, le gambe aperte con lo zio in mezzo, e
qualcosaqualcosa dentro di s.
Quel qualcosa inizi a sfilarsi, e Gisella mugol in
protesta, ma poi ritorn a riempirla, facendola
sospirare. Indietro di nuovo, poi avanti fino in fondo,
strappandole un sospiro ogni volta.
Carlo stava infatti muovendo il membro dentro e fuori,
solo di pochi centimetri, per capire se la ragazza
provasse dolore. I sospiri sembravano di piacere, e
luomo allora prov ad accelerare il ritmo, ad
aumentare la profondit delle spinte.
Gisella rispose con ansiti e movimenti del bacino: gli
veniva istintivamente incontro, assecondando
linserzione del fallo turgido.
Le afferr le natiche, continuando ad affondare in quel
fodero stretto ed elastico, e chin la testa sul seno,
prendendo in bocca un capezzolo e succhiando. Gisella
gemette. E per lui fu troppo: i testicoli si tesero e
venne, emettendo quelle poche gocce di liquido
seminale sterile nella profondit del corpo di lei, le sue
grida soffocate dalla mammella.
Rimase per qualche istante riverso sulla ragazza
ansimando, poi estrasse il membro ormai in fase di
inflaccidimento tamponando il sangue virginale con la
camicia.

Capitolo 4
Gisella era un po delusa. Quando lo zio aveva
ricominciato a muoversi dopo che lei aveva goduto,
pian piano la ragazza aveva sentito avvicinarsi il
momento di una nuova esplosione di piacere, ma poi
lo zio si era irrigidito e aveva emesso quella sostanza
che lui chiamava sperma, e tutto era finito troppo
presto.
Poi lo zio laveva ripulita dal sangue (non era sicura
che fosse dovuto a qualcosa che le aveva fatto, per
sperava che non le stesse arrivando il ciclo con dieci
giorni di anticipo) e laveva mandata in bagno a
sciacquarsi, e in camera sua a mettersi la camicia da
notte.
Quando era tornata in camera laveva trovato intento
a preparare il letto per la notte, e ora giaceva accanto
a lei sotto le lenzuola, immobile, col respiro pesante.
Nessun segnale che avrebbe ricominciato presto coi
suoi giochi piacevoli. La sua natura passiva e
arrendevole come sempre le imped di fare alcunch, e
alla fine dopo essersi rigirata nel letto pi e pi volte
fremendo di frustrazione, si era addormentata.
In realt anche Carlo non era riuscito a prendere sonno
facilmente: il desiderio era tornato, ormai scatenato
dallinserzione del fallo in quella vagina giovane ed
elastica, in un corpo che ricambiava il suo ardore
anzich sopportarlo e basta. Lapatia degli ultimi anni
era stata spazzata via, e adesso avrebbe voluto

passare lintera giornata, 24 ore consecutive nonstop


immerso nella calda fessura, ma la ragione gli diceva
di non esagerare, che non poteva infliggere su un
corpo appena deflorato una serie di rapporti
consecutivi.
Alla fine era riuscito ad addormentarsi anche lui, ma la
mattina dopo unerezione dolorosamente enorme lo
svegli allalba.
Protese una mano verso Gisella, e dopo una delicata
ispezione scopr che la ragazza stava dormendo a
pancia in su, con le gambe leggermente divaricate, e
che la camicia da notte di cotone leggero si era alzata
fin sopra la vita. Fu felice di averle impedito di mettersi
le mutandine, la sera prima. La sua vulva era calda e
leggermente umida.
Gisella venne strappata al sonno da una sensazione
piacevole allinguine, una sensazione di delizioso
sfregamento. Apr gli occhi e nella scarsa luce che
filtrava dalle imposte vide lo zio, vicinissimo, sdraiato
su un fianco, proteso verso di lei. Cap che la
sensazione era causata dalla sua mano che le
accarezzava le parti intime sotto le lenzuola,
insistendo sul clitoride, e passiva come sempre, si
accomod meglio sul materasso, piegando un po e
aprendo bene le gambe, e lo lasci fare.
Carlo non aspettava altro che questo invito: affond un
dito nella vagina poi due, strappando un gemito a
Gisella, muovendoli dentro e fuori mentre col pollice
sfregava ancora il clitoride. Improvvisamente sent un

fiotto di liquido sulla mano, allora incapace di resistere


oltre scost le lenzuola, si inginocchi in mezzo alle
gambe spalancate della ragazza e con la mano accost
la punta del pene allorifizio madido.
Una leggera spintarella mand il glande a inserirsi
completamente, una seconda spinta pi pronunciata
infil met asta, una terza spinta mand lintero
membro in vagina fino in fondo, facendo gemere la
ragazza: ora linguine di Carlo poggiava interamente
contro la vulva di Gisella, e i suoi testicoli riposavano
sul perineo e sullano della giovane.
Luomo ristette un istante, sopprimendo limpulso di
mettersi a spingere con forza: magari pi avanti,
quando la ragazza fosse stata pi avvezza ai rapporti
sessualiadesso non doveva esagerare, non voleva
farle male.
Ripreso il controllo, estrasse il membro fino alla punta
e affond, senza dare colpi nella maniera pi delicata
e fluida che gli riusc, mentre si ancorava con le mani
ai fianchi di Gisella. Ora il fallo si muoveva veloce nel
fodero ben lubrificato, e la ragazza ansimava di
piacere e muoveva il bacino in risposta alle spinte
delluomo. Erano entrambi talmente eccitati che bast
pochissimo per mandarli in estasi: part Gisella, che
allennesimo inserimento della verga fino in fondo
venne gemendo, preda degli spasimi.
Carlo, che stavolta era meno frenetico della sera
prima, si accorse che la vagina della ragazza si
contraeva con grande forza ad ogni scossa

dellorgasmo, strizzandogli il fallo e generando una


sensazione meravigliosa, che spinse anche lui oltre
lorlo del baratro.
Si riebbero entrambi poco dopo, ancora congiunti. Il
membro, a causa dellenorme eccitazione iniziale, era
ancora turgido, e si stava muovendo quasi di volont
propria nel fodero allagato, avanti e indietro,
mollemente.
Carlo allora si protese a sollevare la camicia da notte
di Gisella, tirandola su fin sotto il mento, scoprendo la
pancia piatta e il seno perfetto. Continuando a
muoversi in lei, le esplor le mammelle con le mani,
palpandole, stringendole luna contro laltra e
immaginando il proprio fallo l in mezzo, pizzicando i
capezzoli: ogni movimento causava nella ragazza un
ansito di puro godimento.
Quando Carlo si chin a prendere in bocca un
capezzolo, langolo di penetrazione cambi,
diventando pi profondo e piacevole, e le gambe di
Gisella si mossero da sole verso lalto ad ancorarsi
dietro la schiena delluomo, i talloni sulle natiche.
Le spinte tornarono intense e profonde: ora Carlo
estraeva il membro quasi per intero per poi spingerlo
dentro fino alla radice con un colpo, la forza che
bramava prima ora incontenibile; Gisella non
sembrava soffrirne, anzi: gli occhi chiusi, si
aggrappava alle spalle dello zio piantandogli le unghie
nella pelle, rispondendo coi movimenti del bacino ad

ogni colpo gemendo ad ogni colpo,gemiti di piacere


che gli davano alla testa e lo spingevano a dare di pi.
Quando sent approssimarsi lorgasmo si blocc, la
verga tesissima piantata in profondit nel corpo della
ragazza. Un mugolo di protesta le scapp dalle labbra,
e Carlo disse Non voglio che finisca subito. Voglio che
duri, voglio tenerti a letto tutto il giorno, e non posso
venire ogni dieci minuti, sen non ce la faccio.
Gisella contempl la prospettiva di unintera giornata a
provare quelle sensazioni e sorrise. Non le era
nemmeno passato per la mente che era domenica e
avrebbero dovuto andare a messa, che cerano mucchi
di biancheria da stirare e la casa da pulireno, lunica
cosa a cui riusciva a pensare era il bastone rosa dello
zio (non sapeva come altro chiamarlo) infilato dentro
di s, che si muoveva causandole quelle scosse.
Carlo percep la sensazione orgasmica allontanarsi, e
quando fu sicuro che non sarebbe venuto per un altro
po, ricominci a spingere. And avanti cos per dieci
minuti abbondanti, con Gisella sotto di lui che
rispondeva colpo su colpo, poi luomo spost le
braccia, infilandole dietro alle ginocchia della ragazza
e portandogliele ai lati del petto. Questo movimento le
fece inarcare la schiena, e port la vulva pi in alto,
aprendola completamente allamante e modificando
langolo di penetrazione.
Al colpo successivo Gisella sent il membro sfregare un
punto particolare, che le caus una scossa non

interamente piacevole, e una strana sensazione come


di voler fare la pip.
Poich per il resto di lei stava godendo, e non osava
interrompere il piacere dello zio, decise di ignorare
questa sensazione. Il fastidio per si fece sempre pi
forte ad ogni colpo, finch ad un certo punto cambi,
per diventare il piacere pi grande che avesse provato
finora.
Ogni volta che lo zio spingeva il proprio pene in
profondit, Gisella gridava mentre le sue mani
stringevano convulsamente le ginocchia, tenendole gi
per mantenersi aperta a questa meravigliosa
penetrazione. Sollecitato dalle manifestazioni di
piacere della ragazza, Carlo spinse pi forte, pi
veloce, pi a fondo, e alla fine i suoi sforzi furono
premiati: Gisella esplose in un orgasmo furioso,
gridando come unossessa e contorcendosi in preda
agli spasmi di piacere. Il fallo fu risucchiato in vagina e
schiacciato dalle contrazioni dei muscoli perineali della
ragazza.
Carlo stette fermo, cavalcando londa, mentre Gisella
sotto di lui sfogava il proprio piacere.
Finalmente la ragazza si calm e si accasci, col
respiro ancora spezzato e rauco. Carlo allora le
permise di tirare gi le gambe e mosse tentativamente
il fallo nel fodero talmente bagnato da sembrare un
lago; vederla e sentirla venire cos laveva eccitato
oltre ogni dire,e la sua verga, dura come lacciaio, era
in fiamme: non riusciva pi a stare fermo.

Si mosse con delicatezza mentre il respiro di Gisella


tornava normale, poi mentre la sentiva di nuovo
iniziare a rispondere alle sue spinte divenne pi
frenetico, aumentando la velocit sempre di pi: lo
tirava fuori e lo spingeva dentro sempre pi
velocemente, loperazione agevolata dallenorme
quantit di umori prodotti dalla ragazza, che aveva
ricominciato ad ansimare.
Di nuovo si port al limite dellorgasmo, e di nuovo
rallent per poi fermarsi: era ancora troppo presto per
venire.
Stavolta usc dalla vagina madida con un plop, e
Gisella stupita e contrariata apr gli occhi che aveva
tenuti serrati finora.
Carlo si alz in piedi accanto al letto; il membro era
ancora eretto e tesissimo, lucido e scintillante di umori
alla luce del mattino che filtrava dalla finestra.
E ora di fare colazione le disse.

Capitolo 5
Gisella segu lo zio in cucina. Prima di uscire dalla
stanza luomo le aveva slacciato i bottoni della camicia
da notte, di modo che il seno fosse perfettamente
visibile nello scollo. Lui si era messo solo la maglietta
del pigiama estivo, e il fallo si protendeva in avanti e
verso lalto sollevandone lorlo.
Automaticamente la ragazza si mise a fare il caff:
prese la moka, la riemp dacqua e ci mise il caff. Poi
la pose sul fornello e accese il fuoco. Improvvisamente
Carlo le fu dietro e le sollev la camicia da notte,
sfregando il fallo nudo sulla vulva madida da dietro,
senza penetrarla. Le sue mani le impastavano i seni
attraverso lo scollo della camicia, e la sua bocca le
leccava e succhiava la base del collo. Gisella ansimava
e mugolava, cercando di contorcersi per far entrare la
punta del membro dentro di s, bagnandolo della
propria eccitazione e rendendolo ancora pi scivoloso.
La moka borbottava: il caff era pronto. Carlo si stacc
e si sedette a tavola, dopo aver preso il pane e la
marmellata dalla credenza, e come se niente fosse si
mise a mangiare. Gisella, perplessa, vers il caff nelle
tazzine, ma quando pass accanto allo zio per portare
la moka nel lavello lui la ferm, le tolse la caffettiera di
mano e scost la maglietta dal membro congestionato.
Scostando la sedia dal tavolo, fece mettere la ragazza
a cavalcioni sopra di s, e poi le mostr come
impalarsi sul fallo fremente.

Con un verso gutturale Gisella scese a prenderlo tutto


fino in fondo, centimetro dopo centimetro. I seni della
ragazza erano ora quasi a livello del viso di Carlo, che
si protese a succhiarli mentre lei si muoveva su e gi
lungo la verga dura come lacciaio. Con le mani sui
giovani fianchi luomo dirigeva e aiutava i movimenti.
Permise a Gisella di muoversi per un paio di minuti, poi
le blocc le anche e la fece alzare. Le disse di sedersi e
fare colazione, cosa che lei fece mugugnando.
La ragazza era sempre pi confusa, non capiva perch
lo zio continuasse ad interrompere linserimento. Si
sentiva in fiamme, ma allo stesso tempo provava una
sensazione di bagnato tra le gambe che iniziava ad
associare alleccitazione e al piacere. Mangi il proprio
pane e marmellata e bevve il caff senza nemmeno
sentirne il sapore, tanto era persa nelle sensazioni
sessuali provenienti dallinguine e dal seno.
Alla fine si alz automaticamente per sparecchiare ma
Carlo la acchiapp e la spinse sul tavolo, sul lato
sgombro, con la camicia da notte tirata su sotto il
mento, stesa supina col sedere vicino al bordo e con le
gambe aperte a penzoloni.
Senza perdere altro tempo luomo accost la punta del
membro allorifizio accogliente, sollev le gambe di
Gisella ponendole i talloni sul bordo del tavolo e con
ununica, lunga spinta dei reni penetr fino in fondo
nella vagina ben lubrificata e aperta. Gisella gemette.
Carlo inizi a muoversi con lentezza dentro e fuori,
piano, piano, facendo scorrere tutta lasta nel fodero

stretto. Gisella strinse automaticamente i muscoli del


perineo per avvolgere ancora di pi quel palo che la
riempiva: Carlo esal bruscamente il respiro,
momentaneamente sopraffatto dal piacere.
Riprese il controllo e mentre il membro scorreva con
fluidit e lentezza nella fessura, accarezz tutto il
corpo della ragazza, le spalle, la pancia, i fianchi, infine
il seno, sul quale si sofferm per palparlo, impastarlo,
stuzzicare i capezzoli, mentre Gisella mugolava di
piacere.
Progressivamente le spinte si fecero pi vigorose e gli
ansiti della ragazza pi rochi ed eccitati; ora Carlo le
aveva afferrato i fianchi e li usava come puntello per
spingersi a fondo con pi forza, lampi di piacere che gli
saettavano nellinguine.
Di nuovo gli ansiti di Gisella si fecero gemiti, e di
nuovo Carlo rallent per poi fermarsi. Si stacc,
lasciando la ragazza, frustrata, con le gambe a
penzoloni e la vagina che colava umori, a riprendere
fiato.
Sparecchi, e le disse Ti aspetto in camera.
Gisella lo segu con passo malfermo, coi genitali gonfi
di desiderio insoddisfatto: desiderava un orgasmo cos
tanto che per la prima volta nella sua vita prov
listinto di protestare, anzi quasi avrebbe potuto urlare.
Ma Carlo non gliene diede il tempo: la sospinse sul
letto e le tolse la camicia da notte: era la prima volta

che la spogliava del tutto, e alla sola vista il suo


membro gi tesissimo ebbe un ulteriore guizzo. Si
tolse anche lui la maglietta e senza troppe cerimonie
mise la ragazza a quattro zampe. Si inginocchi dietro
di lei infilandole le mani tra le cosce: Gisella comprese
e divaric le gambe: ora la vagina era ben visibile da
dietro.
Ancora una volta luomo accost il glande allorifizio
bagnato, e ancora una volta si spinse fino in fondo in
un colpo solo. La ragazza gemette.
Carlo ricominci a spingere con movimenti calmi e
fluidi, ma Gisella presto si rese conto che langolo era
tale che di nuovo una parte del membro batteva su
quel punto specifico che le dava le scosse. Man mano
che i movimenti delluomo si facevano pi rapidi, il
fastidio provocato dal contatto con quel punto si
trasformava in piacere assoluto, e presto la stanza fu
riempita dai gemiti di Gisella, oltre agli ansiti delluomo
e al rumore della carne sulla carne.
Oooohhh ziossproprio lspingisaaahh
Carlo si teneva al fianco della ragazza con una mano,
mentre laltra le impastava il seno e pizzicava il
capezzolo; ora per la mano dal seno si spost al
clitoride di Gisella, duro e sporgente sopra la vagina
piena e tesa, e si mise a massaggiarlo furiosamente,
mentre le spinte ormai furiose si susseguivano a
distanza ravvicinata.

Saahhs.s zioahhziozioaaaaahhhhh
Gisella fu presa da un duplice orgasmo, vaginale e
clitorideo, e Carlo la sent sussultare e stringergli il
membro in una morsa, il che rese ancora pi piacevole
il suo movimento di dentro e fuori.
Gisella venne e venne, mentre Carlo la cavalcava, e
infine si accasci con il busto in avanti e la testa sulle
braccia, il sedere ancora in alto e luomo che
continuava a muoversi dentro di lei. Ancora poche
spinte, e anche lui esplose gridando.
Lunico pensiero coerente che fu in grado di fare, dopo
essersi sdraiato di lato trascinando anche la ragazza
con s, col membro ormai flaccido che era scivolato
fuori dalla vagina ancora madida, era che fosse una
fortuna che intorno alla casa ci fosse parecchio
giardino, altrimenti le loro grida avrebbero allertato
tutto il vicinato.
Poi entrambi esausti ed appagati scivolarono in un
sonno ristoratore.
Si svegliarono nel primo pomeriggio, affamati e di
nuovo eccitati.
Si recarono in cucina completamente nudi, sicuri di
non ricevere visite inaspettate: i loro parenti vivevano
tutti in unaltra citt, Gisella non aveva amici, Carlo
ben pochi e non venivano mai a casa per non dover
vedere quella megera di sua moglie, e gli amici della
moglie e dei figli sapevano che loro erano al mare.

Carlo apparecchi la tavola, e intanto osservava


Gisella che preparava il pranzo. Quando la ragazza
ebbe messo la pentola sul fuoco, le si accost da
dietro e le apr le gambe, penetrandola per qualche
minuto mentre lei si appoggiava al fornello. Come la
mattina iniziarono un gioco di penetrazioni brevi senza
che Carlo venisse, ma la seconda volta che la prese, di
nuovo sul tavolo a met del pasto, Gisella ebbe un
orgasmo.
Lo fecero sulla sedia alla fine del pasto dopo il caff,
Carlo seduto e Gisella che si impalava sul fallo, rivolta
in avanti; lo fecero carponi sul pavimento del salotto
mentre Carlo sentiva alla radio le notizie, poi tornarono
a letto dove finalmente Carlo si concesse di venire per
la terza volta.
Dopo essersi lavati avevano cenato, poi erano tornati a
letto dove avevano scopato in diverse posizioni fino a
crollare addormentati. Gisella era venuta altre due
volte, Carlo una sola.
Cominciarono cos una routine quotidiana che
intervallava le loro solite attivit con una miriade di
rapporti sessuali.
Carlo si svegliava sempre piuttosto presto, con
unalzabandiera di marmo: procedeva quindi a
quietare un po i bollenti spiriti nel fodero ormai
sempre madido di Gisella per circa unoretta, alla fine
della quale si concedeva di venire. Gisella veniva
almeno un paio di volte. Poi se era ancora presto si
riaddormentavano, momentaneamente appagati,

attendendo il suono della sveglia, altrimenti si


alzavano per fare colazione. Carlo poi si vestiva, a
volte dopo aver penetrato ancora Gisella senza venire,
e scendeva in ufficio a lavorare.
La ragazza passava la mattinata a pulire casa, lavare e
stirare la biancheria, usciva a fare la spesa, cucinava,
lavorava a maglia o allunicinetto, ricamava.
A volte a met mattina Carlo saliva in casa con la
scusa del caff e montava Gisella l dovera, in piedi in
cucina contro il lavello o in lavanderia chini sul
mastello del bucato o sdraiati sul divano, senza
nemmeno togliersi i vestiti: ormai Gisella non portava
pi n mutande n reggiseno.
Il pranzo era spesso interrotto da Carlo che sdraiava
Gisella sul tavolo e la penetrava accanto a piatti e
bicchieri che tintinnavano per le vibrazioni, senza
venire n farla venire: gli orgasmi di mezzogiorno
erano riservati a quando andavano a letto per
unoretta dopo il pasto. Alle due in punto Carlo tornava
in ufficio.
Gisella scendeva verso le quattro per pulire e
riordinare lufficio, ma mentre prima spesso Carlo
usciva quando cera lei, adesso restava l e, inudito (o
almeno cos credeva) tra il rumore delle macchine,
chiudeva la porta col chiavistello per poi montare di
nuovo Gisella lei seduta o piegata a 90 sulla scrivania,
o facendosi impalare sulla sedia, o direttamente
sdraiati sul pavimento.

Finite le pulizie la ragazza tornava in casa, dove finiva


le proprie faccende, si lavava e preparava la cena.
Carlo risaliva alle sette, si lavava e andava in cucina a
cenare: l si ripetevano le stesse scene del pranzo.
Dopo cena andavano in salotto ad ascoltare la radio,
copulando sul divano o sul pavimento, poi si infilavano
a letto, dove continuavano a fare sesso fino ad
addormentarsi.
In tutto venivano lui dalle tre alle cinque volte al
giorno, lei almeno una decina.
Quando a Gisella vennero le mestruazioni, Carlo le
mostr come fargli un pompino, cosa fosse una
spagnola, e la fece comunque venire sfregandole il
clitoride attraverso gli strati di stoffa degli assorbenti.
Tra mani, bocca e seni la ragazza riusciva cos a farlo
godere e alleviare un po lo stato di erezione costante
che ormai non lo abbandonava quasi mai. Carlo
pensava che non fosse normale, essere sempre cos
eccitato: allinizio del matrimonio con Elisa avevano
scopato tanto, s, ma questo gli sembrava troppo
comunque non gli importava: finalmente aveva di
nuovo un altro scopo oltre al lavoro e lo perseguiva
con costanza e determinazione, pagando la maggior
fatica con pasti pi abbondanti e pi ore di sonno.
Gisella invece fioriva: la pelle pallida aveva preso
colore, e lesercizio fisico le faceva bene.
Passato un mese venne per il momento di una visita
al mare dal resto della famiglia.

Si era ai primi di luglio, e gli amanti partirono un


venerd sera subito dopo cena, dopo un ultimo
rapporto sessuale consumato contro la portiera della
macchina.
Quando arrivarono al mare, lo zio parcheggi in pineta,
fuori dalla vista delle case e della strada principale e,
incapace di resistere e pensando a due giorni di
astinenza, pieg indietro lo schienale del sedile di
Gisella e faticosamente scavalc la leva del cambio e
si posizion tra le sue gambe allargate, penetrandola
come due ragazzini in camporella.
Il fallo entrava e usciva rapidamente dal fodero, la
macchina vibrava, e i due non si trattennero nemmeno
un po: dopo pochi minuti vennero gemendo.
Quando entrarono in casa scoprirono che il pensiero di
far dormire Gisella in camera con Adriana non aveva
nemmeno sfiorato la famiglia, e avevano quindi
sgombrato una parte della soffitta, dove avevano
posizionato la branda di scorta.
Carlo ovviamente ne approfitt subito, e appena Elisa
si fu addormentata sgattaiol di sopra.
Stesero a terra un vecchio lenzuolo trovato in un baule
l in soffitta, per fare meno rumore possibile, poi
Gisella si sdrai con le gambe aperte, e Carlo si
affrett a leccarle la vulva vogliosa per poi penetrarla
con foga. Il membro duro che le scorreva tra le gambe
era eccitante come sempre, e la ragazza dopo una
decina di minuti venne, soffocando i gemiti di piacere

nella spalla dello zio, che le agganci poi le ginocchia


dietro le proprie braccia, spostandogliele verso il petto
e penetrandola ancora pi a fondo col suo angolo
preferito. Il fallo le premeva il punto giusto e Gisella
venne di nuovo quasi subito, seguita a ruota da Carlo
che si era preso una mammella in bocca per non far
sentire le sue grida.
Luomo torn poi nella sua stanza, dove Elisa
continuava a dormire ignara di tutto.
La mattina dopo in spiaggia Carlo dovette tenere il
giornale in grembo tutto il tempo, fingendo di dormire,
per nascondere lerezione che non riusciva a spegnere
nemmeno pensando alla matematica finanziaria, al
rosario o a mille altre cose altrettanto noiose.
Verso la fine del pomeriggio, quando Gisella and a
fare il bagno, luomo la segu di corsa e la convinse a
nuotare fino allo scoglio pi lontano.
Gli girarono intorno, e appena furono completamente
fuori dalla vista della spiaggia, accertatosi che non
cerano pattini o pedal in vista, Carlo spinse Gisella
contro la roccia, in un punto privo di ricci, estrasse
nellacqua il membro congestionato, le tir di lato la
parte di costume che le copriva la vulva e
puntellandosi alla belle meglio su una sporgenza di
roccia la penetr di botto.
Il contrasto del pertugio caldo con lacqua fresca lo
fece gridare, e inizi a muoversi furiosamente dentro
di lei: era consapevole che doveva fare in fretta.

Gisella si aggrappava alle sue spalle, con le gambe


avvolte intorno ai suoi fianchi, e muovendo il bacino
rispondeva colpo su colpo ad ogni spinta.
La tensione di unintera giornata passata senza sesso
quando erano ormai abituati a farlo ogni due-tre ore a
parte durante la notte si fece sentire: una decina di
colpi furono sufficienti per farli venire entrambi.
Carlo estrasse subito il membro finalmente afflosciato,
e si riavviarono verso la spiaggia. Il tutto era stato cos
breve che nessuno si era accorto di nulla, e Carlo
pens che almeno una volta al giorno, quando
venivano al mare, potevano nascondersi l per una
sveltina.

Capitolo 6
Era met della mattina seguente e Gisella desiderava
follemente quella che nella propria mente chiamava
linserzione.
Ieri sera lo zio era riuscito a salire in soffitta per
metterglielo dentro, ma avevano dovuto fare in fretta,
in silenzio, e lei era frustrata e insoddisfatta.
Era scesa in spiaggia da sola dopo la messa, gli zii e i
cugini erano andati al mercatino ma lei aveva preferito
stare tranquilla.
Entr in cabina per cambiarsi, e quando ne usc, con
indosso il costume, vide che il figlio del proprietario del
bagno, Andrea, un bel ragazzo di 18 o 19 anni, stava
riparando la serratura della cabina accanto. Era
chinato per lavorare, e quando alz lo sguardo al
rumore della porta che si apriva, si trov con la faccia
a livello del seno di Gisella: come al solito lo fiss: Ogni
volta che Gisella compariva in spiaggia, si sentiva lo
sguardo bruciante del ragazzo sulle natiche, sulle
gambe e sul seno.
Questa cosa la eccitava tantissimo, aggiungendo fuoco
al fuoco, e per la prima volta nella sua vita la ragazza
fece qualcosa anzich subire lo svolgersi degli eventi:
prese liniziativa.
Port lentamente e deliberatamente una mano al petto
e con un dito scost la parte superiore del costume dal

seno quel tanto che bastava per mostrare al ragazzo il


capezzolo turgido.
Andrea emise un verso strozzato, o sguardo puntato su
quel picco roseo ed eretto, e senza pensarci due volte
spinse Gisella indietro, dentro alla cabina, e chiuse la
porta.
Le pos le mani sui fianchi, e lei si avvicin, allora il
ragazzo la baci sulla bocca, insinuandole dentro la
lingua.
Gisella rimase sorpresa per un attimo: lo zio non
laveva mai fatto, per non era spiacevole, quindi
mosse la lingua per intrecciarla con quella di Andrea,
che nel frattempo aveva iniziato a palparle il seno.
Ma la ragazza voleva di pi, e spinse il bacino contro
quello di lui, sfregando il pube contro lerezione che
era improvvisamente comparsa nel costume del
bagnino e gemendo di piacere e desiderio.
Ehi calma, mi fai venire subito cos disse Andrea
staccandosi Andiamo in un posto pi sicuro.
Poi la prese per mano e la condusse fuori dalla cabina,
sul retro del bagno verso un capanno degli attrezzi al
limitare della pineta: suo padre era via per tutto il
giorno con sua madre, e i clienti non avevano motivo
di venire l. Non avrebbe dovuto abbandonare il bagno,
ma la tentazione era troppo forte.
Una volta dentro, nella penombra fresca, Andrea
ricominci a baciare e palpare Gisella, per stavolta le

fece scivolare le spalline del costume gi dalle spalle,


arricciandole lindumento in vita, e si chin a succhiare
i capezzoli.
La ragazza si inarc contro di lui ansimando.
Andrea allora scese ancora pi gi, e arrivato alla vita
inizi ad abbassare il costume, seguendone il
movimento con le labbra fino alla vulva. Lo abbass
poi del tutto fino a farlo cadere a terra, e Gisella ne
usc allargando le gambe.
Al ragazzo non servivano altri inviti, e cominci a
leccarle le labbra e il clitoride, per poi inserire un dito
in vagina e lavorare sia da dentro sia da fuori.
Per Gisella lattesa era stata troppa e la frizione delle
sue dita e della sua lingua la fecero venire di colpo,
gridando.
Soddisfatto, con la bocca e le dita bagnate degli umori
della ragazza, Andrea si alz e si tolse la maglietta e il
costume: il suo fallo rigido e voglioso si protese
orgoglioso verso lalto, il grosso glande violaceo gi
scappellato che sporgeva sopra lasta davorio.
Prima che Gisella ci potesse mettere le mani (non
voleva che lo facesse venire cos), il ragazzo si
avvicin a un armadio in un angolo e protendendosi
tast sopra, fino a trovare una scatoletta.
Ne estrasse una bustina, che conteneva un
preservativo (molto pi spesso e gommoso di quello
dei giorni nostri). Se lo mise.

Gisella era incuriosita da quello strano oggetto: perch


Andrea si era messo della gomma sul pene?
Ma cos quel coso?
Un preservativo, non ne hai mai visto uno?
Noa cosa serve?
A non farti restare incinta
Qualcosa nella mente di Gisella fece click: non aveva
ancora connesso latto con la possibile conseguenza.
Ma allora lo zio
Il suo corpo esigente per le fece accantonare il
pensiero: la vista del pene eretto, anche se coperto da
quel bizzarro ammennicolo, aveva risvegliato a piena
forza i desideri momentaneamente sopiti con
lorgasmo, e la ragazza si avvicin di nuovo ad Andrea.
Il ragazzo la sospinse su un mucchio di corde e teli in
un angolo, dove la fece distendere a gambe divaricate.
Si inginocchi davanti a lei e port la punta del pene
incappucciato a contatto con lorifizio bagnato, e si
spinse allinterno.
Il materiale del preservativo rendeva lingresso meno
scorrevole dellinserzione a nudo, ma con un paio di
spinte Andrea fu comunque dentro fino alla radice con
un grugnito, mentre Gisella gemeva. L si ferm un
istante e le sussurr Il preservativo ha anche un altro
vantaggiomi toglie un po di sensibilit, cos duro di

pi e le mordicchi il lobo, il collo, mentre iniziava a


muovere il fallo dentro e fuori dal fodero madido.
La ragazza gli agganci le gambe intorno ai fianchi
sollevandole, si aggrapp con le mani alla schiena e
cominci ad oscillare il bacino in risposta alle spinte.
Quando Andrea si ritirava, Gisella muoveva il sedere
verso il mucchio di teli e corde, quando spingeva, la
ragazza sollevava il bacino andandogli incontro. I
testicoli sbattevano contro lano e il perineo di Gisella,
mentre i due si muovevano con sempre maggior
velocit, sempre maggior furia.
Presto Gisella non resistette pi e accecata dal piacere
venne di nuovo, gemendo e gridando. La sua vagina si
strinse sul membro incappucciato che ancora si
muoveva al suo interno, aumentando il godimento di
Andrea: ancora poche spinte e venne anche lui, fiotti di
sperma bollente che si riversavano nel preservativo.
Ansimando Andrea pos la testa sul seno di Gisella, poi
pian piano riprese fiato e tenendo il preservativo con
due dita si sfil.
Gisella mugol una protesta, ma doveva accontentarsi
di questo: presto lassenza di Andrea sarebbe stata
notata, e se i suoi fossero tornati dal mercato e non
lavessero trovata, sarebbe successo un casino.
Si rivestirono e si riavviarono verso la spiaggia, Andrea
con una sedia sdraio sottobraccio per giustificare la
loro presenza al capanno.

A pranzo Carlo comunic alla famiglia che visto che


arrivava il maltempo (grossi nuvoloni carichi di pioggia
si stavano avvicinando dalle montagne), lui e Gisella
sarebbero partiti subito dopo mangiato. In realt non
gli importava della pioggia, ma non ne poteva pi dal
desiderio di affondare il membro nel fodero della
ragazza.
Cadevano le prime gocce quando caricarono le borse
in macchina e partirono.
Carlo guidava ad alta velocit, estraendo le dita dalla
vagina di Gisella solo per cambiare marcia, mentre la
ragazza gli manipolava il fallo dacciaio e i testicoli
surriscaldati.
Ladrenalina della corsa sulla strada bagnata, il piacere
delle carezze di Gisella e le lunghe ore di astinenza e
desiderio a un certo punto ebbero la meglio e luomo
venne gridando, cercando di mantenere lo sguardo
sulla strada. (Nota per i lettori: questo un episodio di
pura fantasia, da NON replicare assolutamente!!!!
Quando guidate, fate solo quello!)
Quando lo zio si fu un attimo calmato, diminuendo
leggermente la velocit, Gisella azzard la domanda
che le rimbalzava in testa dalla mattina.
Zio scusa se te lo chiedo manon rischiamo di fare
un bambino?
Carlo si era aspettato questa domanda fin dallinizio, e
si stupiva che la ragazza avesse aspettato tanto, senza

mostrare oltretutto preoccupazione: non si era ancora


reso conto che lei non sapeva nulla di nulla,
scambiando la mancanza di domande e palesarsi di
paure con la sua naturale riservatezza e timidezza.
Non ti preoccupare, sono sterile: il mio sperma non
in grado di fecondarti. Per visto che prima o poi ti
sposerai, bene che tu sappia che gli altri uomini
emettono molto, molto pi sperma di me, quindi
quando lo vedrai non ti preoccupare
Gisella pens al preservativo di Andrea, pieno di
sostanza bianchiccia, e immagazzin linformazione
nella propria mente.
Il discorso aveva eccitato di nuovo Carlo, che acceler
per arrivare a casa il prima possibile.
Una volta messa la macchina in officina, Carlo trascin
in casa Gisella senza nemmeno prendere le borse, e
appena dentro la spinse sul pavimento.
Lei vogliosa apr le gambe sollevando il vestito e
luomo penetr in un colpo solo, con violenza, sapendo
che quel fodero accogliente non ne avrebbe sofferto,
anzi avrebbe goduto dellattrito e del colpo sul fondo.
Infatti Gisella gemette, accogliendolo tutto,
rispondendo ai suoi colpi, e venne poco dopo
bagnando lasta durissima dei suoi umori.
Ma Carlo non riusciva ancora a venire, allora quando
lultimo spasmo di Gisella si plac, usc e la fece girare
a quattro zampe, per poi prenderla alla pecorina, il

fallo congestionato che si muoveva come un pistone


nella fessura madida, dilatandola e riempiendola.
La ragazza non aveva mai sentito il membro cos
grosso, duro e caldo, e anche i testicoli erano tesi e
congestionati.
La rigidezza e le dimensioni maggiorate della verga
che le si piantava dentro, il ritmo forsennato con cui lo
zio la spingeva e la tirava fuori, mentre con una mano
le impastava il seno e con laltra le sfregava il clitoride
infiammato, la fecero esplodere in un altro orgasmo,
un lunghissimo, accecante orgasmo clitorideovaginale.
I suoi muscoli perineali strizzavano ritmicamente il
pene follemente ingrossato che ancora scivolava
dentro e fuori, mandando luomo su picchi di piacere
mai raggiunti, ma ancora non riusciva a venire, e
continu quindi a pompare mentre Gisella smetteva di
gridare tornava alla realt, col respiro affannoso.
Carlo spingeva e spingeva, senza smettere di palpare
il seno e sfregare il clitoride, e di nuovo Gisella pass
dal respiro affannoso agli ansiti, dagli ansiti ai gemiti,
dai gemiti alle grida, e venne di nuovo, trascinando
finalmente con s anche luomo.
Carlo sent i testicoli tendersi, il pene dilatarsi fino a
diventare un dirigibile, e infine esplose, mentre i
testicoli si strizzavano riversando le poche gocce di
liquido seminale prodotte in profondit nel corpo della

ragazza, perdendo quasi conoscenza, ondate su


ondate di piacere che lo travolgevano.
Giacquero a lungo scomposti sul pavimento fresco,
mentre fuori il temporale impazzava quasi in risposta
alla tempesta dei sensi che si era appena svolta in
casa.
Il mese di luglio pass come quello di giugno: rapporti
sessuali in casa, in ufficio, perfino in cantina una sera
che erano scesi entrambi a prendere il vino e lolio.
Nel weekend a cavallo tra luglio e agosto tornarono al
mare.
Di nuovo partirono il venerd sera, fecero sesso al buio
in pineta prima di andare a casa, e di nuovo Carlo
sgattaiol in soffitta appena Elisa prese sonno.
Luomo aveva ancora la verga piantata in profondit
nella ragazza dopo che erano entrambi venuti, quando
le espose il piano per il giorno dopo:
Mi sono portato da lavorare e domani mattina rester
a casa. Quindi tu alzati presto e vai in spiaggia, cos a
met mattina quando arrivano tutti hai la scusa per
tornare su: dici che sei stata troppo al caldo e che ti
venuto mal di testa, e ricominci a spingere.
Cos fecero, con una variante che Gisella ovviamente
non aveva comunicato allo zio: la mattina alle 8,
appena arrivata in spiaggia incontr Andrea, che
seduta stante la port nel capanno.

Stavolta avevano pi tempo: il padre di Andrea aveva


assunto un ragazzino per aprire gli ombrelloni e gestire
la cassa quando loro erano impegnati, e adesso non
veniva pi al bagno la mattina.
Rapidamente si spogliarono, poi Andrea recuper i
preservativi dallarmadio e si sdrai sul solito mucchio
di corde e teli, facendo mettere Gisella a quattro
zampe sopra di lui, con la vagina a livello della sua
bocca e la bocca allaltezza del pene.
La ragazza afferr subito il concetto, e quindi afferr
subito anche il fallo teso e dolorante di desiderio,
massaggiandolo, leccandolo e succhiandolo mentre il
bagnino si occupava delle sue labbra, del suo clitoride
e del suo orifizio.
Quando il ragazzo sent lorgasmo avvicinarsi, fece
fermare Gisella e si mise il preservativo, invitando poi
la ragazza a salirgli a cavalcioni, rivolta in avanti, e
farsi penetrare.
Lei non ci pens due volte e si impal lentamente sulla
verga svettante, cominciando un movimento
oscillatorio del bacino avanti e indietro che non
permetteva al membro di sfilarsi pi di tanto ma che
causava una variazione di angolatura interna e una
frizione deliziosa tra le parti.
Andrea le spinse la schiena in avanti fino a farle
poggiare i peso sui gomiti e inizi a muovere il bacino
per sfilare ed infilare il fallo, ora piegato in avanti. I
testicoli sfregavano sul clitoride ad ogni movimento, e

presto, muovendosi sempre pi in fretta, i due vennero


gemendo.
Andrea si tolse il preservativo e si sciacqu al rubinetto
messo in un angolo del capanno, poi torn sul mucchio
con Gisella: per un po chiacchierarono,
accarezzandosi ed esplorandosi. Per lui era bello
parlare con una ragazza della sua et: faceva sesso
spesso, s, ma la maggior parte erano signore annoiate
che prendevano gusto per il bel bagnino, ma che
volevano pi che altro un giocattolino sessuale. Lui
accettava perch godeva e perch faceva bene agli
affari (era molto cinico, il ragazzo), e tra s e s e con
gli amici le derideva, per con Gisella era diverso: lo
faceva esclusivamente per piacere, e lei era cos
entusiasta e non lo trattava come un cagnolino bene
addestrato.
Presto si ritrovarono di nuovo con le dita che
affondavano nella vagina o avvolte intorno al membro
nuovamente eretto, e Andrea infilatosi il preservativo
rotol sopra Gisella per un nuovo round.
Prima delle 9 erano di nuovo entrambi in spiaggia, lui
ad aprire ombrelloni e procurare sdraio, lei allombra a
leggere una rivista.
Elisa e i figli arrivarono alle 10.30, e i ragazzi sparirono
subito con i loro amici. Gisella attese ancora una
ventina di minuti poi accusando mal di testa si avvi
verso casa. La zia fu contenta di non averla pi davanti
agli occhi, la sola vista di quel corpo perfetto e di

quellaria da topolino timido la innervosivano. Almeno


a casa il corpo era coperto, e restava solo il topolino!
Per le 11 era in casa: avevano fino alle 13 13.30
prima che Elisa tornasse per il pranzo.
Con Carlo non persero tempo nemmeno a sparire in
soffitta: appena chiusa la porta di ingresso, le mani
delluno erano gi dentro i vestiti dellaltra e lo fecero
l in piedi, contro la porta, senza nemmeno spogliarsi
del tutto, col telaio che vibrava ad ogni vigoroso
inserimento del pene in vagina.
Poi salirono in soffitta, con una scorta di cibo per
Gisella, che al ritorno di Elisa non sarebbe neanche
scesa a pranzo: Carlo avrebbe detto alla moglie che
visto che aveva ancora da lavorare, sarebbe rimasto a
casa anche nel pomeriggio, assicurandosi cos che la
ragazza non peggiorasse.
Luomo estrasse infine il fallo grondante dalla vagina
madida solo quando sentirono la porta dingresso
aprirsi e chiudersi, e lo reinfil verso le 16 quando la
zia torn in spiaggia.
Per il giorno dopo la scusa non poteva reggere di
nuovo, e Carlo si rassegn ad una giornata di
astinenza salvo forse una capatina allo scoglio.
E cos fu, almeno per lui.
La mattina dopo infatti erano tutti in spiaggia da un
po quando Gisella dovette tornare in cabina a
prendere il cappello. Mentre si stava avvicinando

emerse un uomo da quella a fianco. Proprio in quella


Gisella inciamp e gli cadde praticamente addosso:
luomo protese le braccia per sostenerla, e una mano
gli fin accidentalmente sul seno della ragazza. Stava
iniziando a scusarsi, quando si accorse che la ragazza
non solo non protestava, anzi guardava la mano che
era rimasta sul suo petto con aria interessata. Luomo
prov a strizzare un po la mammella, e invece dello
sberlone che si era aspettato gli rispose un sospiro
inconfondibile di piacere, mentre il capezzolo
diventava turgido sotto la sua mano. Gianni, cos si
chiamava, ebbe unerezione. Prov ad appoggiarla
addosso alla ragazza, che era rimasta immobile:
immediatamente lei si mosse per sfregarcisi sopra.
Non credendo alla propria fortuna, luomo le disse che
qui cera troppa gente, di farsi trovare verso le 12.15,
cio dopo una mezzora, allinizio del sentiero fuori dal
bagno, tra i primi alberi della pineta, fingendo magari
con la sua famiglia di tornare a casa un po prima.
Gisella annu e scapp via. Fortunatamente lo zio era
al baretto due bagni pi in l con alcuni amici, e la
ragazza riusc ad andarsene nellindifferenza del resto
della famiglia.
Trov Gianni che gi laspettava, con un telo in spalla.
Egli la condusse verso una zona di dune, tra la pineta e
la spiaggia libera, assai poco frequentata. L, tra una
duna e laltra il pi lontano possibile dal sentiero e
fuori dalla vista di chiunque, luomo stese il telo ed
estrasse dalla tasca una scatola di preservativi.

Esitando, un po imbarazzato, Gianni le disse: Vorrei


chiederti una cosa che non oso chiedere a nessuna
vorreib, vorrei farlo alla pecorina
Gisella si limit ad annuire: basta che glielo metteva
dentro , andava bene in qualunque modo.
C unaltra cosala prima volta con una donna,
ecco, lo trovo talmente eccitante che vengo non
appena lho messo dentro. Per mi ritorna duro molto
in fretta, e possiamo rifarlo. Poi duro di pi
Va bene disse lei, e senza perdere altro tempo si
mise carponi sul telo, tirandosi la gonna del vestito
leggero su per la schiena e scostando il costume dalla
vulva.
Gianni deglut alla vista dei suoi genitali esposti e
visibilmente bagnati, poi trepidando si mise in
ginocchio dietro di lei, con le mani tremanti che
faticavano ad aprire la confezione del preservativo e a
metterlo.
Finalmente riusc ad accostare la punta allorifizio, e a
spingersi dentro: un colpo e un ansito di Gisella per
affondare il glande, un secondo altro ansito di Gisella
per inserire met dellasta, al terzo fu dentro fino ai
testicoli, e mentre la ragazza gemeva, come previsto,
venne.
Rimase immobile per qualche istante, mentre il
membro si afflosciava nel preservativo colmo di
sperma. Lo tolse, si ripul per bene il pene con un

fazzoletto, e stava per menarselo per farlo tornare


duro quando Gisella gli si accost e lo prese in bocca.
Gianni strabuzz gli occhi: nessuna, n la sua defunta
moglie n le rare donne che riusciva a conoscere in
balera e a portarsi a letto aveva mai nemmeno
contemplato una cosa del generesolo posizione del
missionario per lui finora!
Immediatamente il fallo torn duro, e dopo unultima
leccata Gisella si rimise carponi sul telo.
Luomo si mise un nuovo preservativo e infil di nuovo
tutta la verga nel corpo esile della ragazza, stavolta in
un movimento solo, facendola gemere. Si tir poi
indietro per affondare ancora e ancora, aggrappato ai
suoi fianchi per tirarsela contro ad ogni spinta: faceva
aderire al proprio ventre e alle proprie cosce il sedere
e le cosce di lei, mentre i testicoli penduli le battevano
sul clitoride e sul monte di venere.
Per dieci minuti buoni il fallo di Gianni si mosse dentro
e fuori dal fodero di Gisella, la quale a met del
percorso venne. Infine anche lui fu preso dallorgasmo,
e rivers nel preservativo fiotti su fiotti di sperma
bollente.
Gisella riusc ad essere a casa prima degli altri, che
non si accorsero di nulla.
Nel pomeriggio, lei e Carlo si soddisfecero con una
capatina allo scoglio, e finalmente a sera ripartirono
verso la citt.

Capitolo 7
Il luned successivo, secondo luned di agosto, lofficina
era pi silenziosa del solito: due dei tre operai infatti
avevano iniziato la loro settimana di ferie. Il terzo
invece lavorava: aveva infatti accompagnato la madre
al mare per due settimane nel mese di giugno.
Si chiamava Piero, era grande, grosso e scapolo, e
aveva 35 anni.
Da un po Piero sospettava che Gisella facesse pi che
le pulizie in ufficio.
Era infatti quello che lavorava pi vicino alla porta, e si
era accorto che da quando la signora M. era al mare, il
signor M. restava sempre in ufficio quando Gisella era
l, mentre prima spesso usciva. Inoltre a volte gli
sembrava, in mezzo al rumore delle macchine, di
sentire il suono di gemiti.
Quel luned, complice lassenza dei colleghi, i
macchinari erano quasi tutti spenti, e pochi minuti
dopo che Gisella fu entrata nellufficio, Piero sent
distintamente dei gemiti.
Si avvicin alla porta e sbign dalla serratura, che era
priva di chiave.
La scrivania era proprio davanti alla porta, e luomo
pot vedere di spalle Gisella seduta l sopra, sul lato
pi lontano.

La gonna sollevata le si raccoglieva lungo i fianchi e


sul ripiano dietro il sedere, e le gambe nude si
stringevano intorno ai fianchi altrettanto nudi del
signor M., che aveva la camicia sollevata e stava
mordendo il collo della giovane.
Dalla sua posizione non poteva vedere se il signor M.
la stesse effettivamente penetrando, ma dai
movimenti del suo bacino e dalle vibrazioni che si
riflettevano nel corpo di lei, era abbastanza sicuro che
era proprio ci che stava succedendo.
Dopo pochi minuti, durante i quali il signor M. si era
chinato a succhiare i seni di Gisella attraverso lo scollo
del vestito, Piero sent i gemiti della ragazza farsi pi
acuti e gli ansiti del suo capo farsi pi rochi, e quando
gridarono entrambi cap che erano venuti.
Il signor M si stacc e and a sciacquarsi al lavandino
nellangolo, e nel fare ci il fallo nudo, ancora piuttosto
eretto e scintillante di umori entr nel campo visivo
delloperaio, e ci fug ogni dubbio che gli era rimasto.
Gisella nel frattempo era scesa dal tavolo e senza
mettersi alcuna biancheria (non cerano mutandine in
vista, almeno per quel che riusciva a vedere Piero)
aveva iniziato a rassettare lufficio.
Restava da capire se non la portasse o se
semplicemente se lera scostata senza toglierla per
scopare.

Il pomeriggio successivo non appena Gisella entr in


ufficio e Carlo ebbe chiuso la porta col chiavistello,
Piero che era rimasto in ascolto del fatidico click si
precipit al buco della serratura e vi incoll locchio.
Vide Gisella con le mani appoggiate al bordo della
scrivania pi vicino alla porta. Era di spalle, con le
gambe larghe e il busto leggermente piegato in avanti.
Il signor M. le stava sollevando la gonna, scoprendo
man mano davanti agli occhi famelici delloperaio le
bellissime gambe della ragazza, su su fino al sedere.
Carlo poi infil un lembo dellindumento nel colletto
cosicch stesse su, scoprendo anche la parte inferiore
della schiena. Per qualche istante Piero vide
distintamente le grandi labbra leggermente pelose
della ragazza, poi la testa del signor M. che si
inginocchiava dietro di lei a leccarle la vulva gli
coprirono la visuale. Un altro dubbio era fugato: Gisella
non portava le mutandine.
Il signor M. port una mano verso la vulva, e Piero cap
che ci stava infilando dentro le dita. Gisella inizi ad
agitarsi, e i suoi ansiti arrivarono distintamente alle
orecchie avide delluomo che li stava spiando.
Finalmente il signor M. si alz, si cal le braghe ed
estrasse il fallo, che Piero non riusciva a vedere. Poi
piegando un po le gambe e tenendole ben divaricate
abbass la punta (Piero lo intu dai movimenti), la
accost allorifizio bagnato e penetr. Il gemito di
Gisella fece sussultare il membro di Piero, che a
questo punto era duro come lacciaio.

Loperaio riusciva a intravedere,a seconda di come si


muoveva il signor M., la vagina di Gisella riempita da
quel membro duro, seminascosta dai testicoli tesi
delluomo.
Loperaio rimase fino alla fine, e anche dopo, quando il
fallo bagnato fu ritirato e Gisella rimase per qualche
istante a riprendere fiato, ancora piegata in avanti con
le gambe aperte e il vestito tirato su, mostrandogli la
vulva bagnata e la vagina dilatata, dalla quale
stranamente non colava sperma, che non si vedeva
nemmeno schizzato sulla schiena o che. Boh, magari il
signor M. aveva usato un fazzoletto e Piero non se
nera accorto.
Rest a guardare mentre si tirava gi la gonna e si
metteva a pulire lufficio, poi torn al suo lavoro, coi
gemiti della ragazza che gli risuonavano ancora nelle
orecchie.
Quella notte dopo essersi masturbato furiosamente
decise che il giorno dopo avrebbe provato a
convincere Gisella a concedere anche a lui il privilegio
di penetrare nel suo corpo. Si sarebbe portato
ottimisticamente anche i preservativi: non aveva
intenzione di fare il salto della quaglia e rischiare una
gravidanza con una ragazza, carina s, ma che
conosceva a malapenache lo facesse il signor M. se
ci teneva!
Ottimisticamente, comunque, perch non credeva che
sarebbe riuscito a convincerla in un solo giorno, ma
voleva dare una mano alla fortuna.

La fortuna volle che Carlo la mattina dopo dovesse


andare da un cliente alle 8 e restarci fino a pranzo,
quindi dopo aver preso Gisella sul tavolo della
colazione pass in ufficio e usc proprio mentre
arrivava Piero. Gisella scese poco dopo per andare a
fare la spesa, passando dallofficina per uscire.
A questo laveva costretta Elisa, per umiliarla
trattandola come la servit di altri tempi, ma la cosa
era scivolata addosso a Gisella, che ormai passava di
l per abitudine anche quando la zia non cera.
Piero le si avvicin. Si era premurato di non sporcarsi
le mani, riordinando i disegni invece che iniziare subito
a lavorare sulle macchine, e anzich salutarla e
scambiare due rapide e vuote chiacchiere sul tempo
come al solito, le si accost pi di quanto era solito
fare e le accarezz la guancia con un dito.
Lo sai che sei bella? Le chiese.
Gisella, bloccata dalla timidezza, non rispose, si limit
a fissarlo.
Molto bella sussurr lui, e scese con la bocca a
sfiorarle le labbra.
Gisella rimase ferma mentre luomo le muoveva con
dolcezza le labbra sulle sue, poi le metteva una mano
sui fianchi e una alla base del collo per sostenerle la
testa e le leccava piano le labbra.

Un piacevole brivido la scosse, e la ragazza sporse la


lingua fuori dalla bocca, per intrecciarla con quella
delloperaio.
Presto i due furono abbracciati stretti luno contro
laltra, mentre le bocche e le lingue che danzavano, e
Gisella prese a muovere il bacino contro quello di
Piero, dove una notevole erezione si stava palesando.
La ragazza non sembrava sconvolta nel sentire quel
palo tra le gambe, infastidita o decisa a scostarsi, anzi
ci si premeva sopra con entusiasmo, emettendo piccoli
suoni nella bocca delluomo.
Piero allora prov a palpare una mammella, sentendo
il capezzolo turgido, e ricevette in risposta altri mugolii
di piacere ed assenso.
Spost quindi anche laltra mano sul seno e prese a
impastarli entrambi, mentre continuava sfregare
lerezione contro il pube di Gisella.
Lei divaric un po le gambe per accogliere meglio
contro di s il fallo turgido, e luomo percep anche
attraverso i vestiti quanto fosse bagnata.
Piero si stacc e pilot la ragazza verso il tavolo dove
poggiavano i disegni, che era la superficie pi pulita
dellintera officina, e facendola appoggiare contro di
essa ricominci a baciarla, a palparla e a sfregarsi tra
le sue gambe allargate.
Le sbotton il davanti del vestito, e rimase scosso
quando si accorse che non portava il reggiseno. Si

chin a prendere in bocca un capezzolo, mentre con la


mano massaggiava ancora laltra mammella. Gisella
continuava a mugolare di piacere.
Dopo aver dedicato qualche minuto a ciascun seno,
Piero sollev Gisella a sedere sul tavolo, e le tir su la
gonna a scoprire le gambe lisce e il pube senza
mutandine. La ragazza spalanc ulteriormente le
gambe, mostrando le pieghe bagnate della vulva, e col
fiato corto Piero ci si tuff per leccarla e toccarla: non
laveva mai fatto, la sua ex fidanzata e le poche donne
che era riuscito a portarsi a letto negli ultimi anni da
scapolo erano molto pi pudiche e non gli avevano
praticamente nemmeno permesso di guardarle nude
Lecc le labbra e il foro, e si accorse che quando
sfiorava quel nodulo duro e sporgente dove le labbra si
univano, Gisella sussultava: insist allora l con la
lingua e le dita, finch la ragazza non inizi a gemere
pi forte e a premersi sulla sua faccia.
A quel punto Piero si ritrasse e si alz, sbottonandosi i
pantaloni ed estraendo il membro pi grosso che
Gisella avesse visto finora, teso, con la punta violacea
che svettava. Si mise un preservativo e si accost di
nuovo alla giovane, che pieg le gambe mettendo i
talloni sul bordo del tavolo e si adagi indietro
appoggiandosi sui gomiti.
Piero pos la punta del pene sullorifizio, la afferr per
le natiche e spinse. Muoveva il bacino in avanti in
modo uniforme, e centimetro dopo centimetro il grosso
fallo penetrava nella grotta bagnata.

Gisella pens che lavrebbe spaccata a met, ma


quando infine la punta tocc il fondo, si rese conto di
essere ancora intera. Piero non le diede il tempo di
esaminare la sensazione oltre: con lo stesso moto
costante dellandata, ritir il pene fino a lasciare
dentro solo il glande, per poi invertire la rotta e tornare
ad immergersi fino in fondo.
Ad ogni giro leccitazione di Gisella cresceva, e con
essa la quantit di umori vaginali, e laumentata
lubrificazione permetteva a Piero di muoversi pi in
fretta, sempre pi in fretta.
Entro pochi minuti luomo si muoveva furiosamente
dentro e fuori, mentre Gisella gemeva sempre pi
forte, la vagina tesa intorno a quella mazza incredibile.
Venne con un urlo inarticolato, e quasi subito luomo si
lasci andare e riemp il preservativo di fiotti di
sperma.
Allattivit sessuale di Gisella si era cos aggiunto un
nuovo componente: spesso la sera Piero riusciva a
trovare una scusa per rimanere in officina qualche
minuto pi dei colleghi, e i due si incontravano nello
sgabuzzino per una rapida scopata.
Certo, al ritorno della zia e dei cugini dal mare le cose
si sarebbero complicate, ma la ragazza era fiduciosa
che lo zio avrebbe trovato una soluzione per
penetrarla spesso. Gi parlava di farla diventare la sua
segretaria, e di lasciare alla moglie lo studiolo del
primo piano come le continuava a chiedergli,
trasferendo i suoi libri e i suoi puzzle al secondo piano,

nella stanza vuota adiacente a quella di Gisella, con la


quale guardacaso aveva una porta comunicanteE poi
ci sarebbero sempre state le estati!
E poi chissil garzone del panettiere la guardava in
un certo modo
Insomma, qualunque cosa le riservasse il futuro,
Gisella era certa che avrebbe avuto un fallo tra le
gambe almeno una volta al giorno, e tanto le bastava.

BONUS TRACK:
MICRORACCONTI IN
1500 BATTUTE

SALVATAGGIO
Il lago era quieto nel quasi crepuscolo. Come al
solito in quelle sere estive c'eravamo solo io e il
ragazzo col Terranova. Lo addestrava come cane da
salvataggio. Il ragazzo aveva un fisico da urlo:
adoravo guardarlo in costume. A volte lo vedevo
guardare nella mia direzione.
Quella sera venne da me. Da vicino era ancora pi
appetitoso, con degli occhi marroni magnetici. Ciao,
sono Enrico, non che affogheresti per me?
Lo guardai a bocca aperta. Rise. Mi serve una cavia
per addestrare Ares.
Volentieri risposi alzandomi. Sentii i suoi occhi
tracciare il mio corpo, brucianti, ed ebbi un brivido. Poi
il suo sguardo cadde sul libro che stavo leggendo.
Diario di una ninfomane. La sua espressione mut
leggermente, come se mi stesse valutando. Sollev un
sopracciglio.
In men che non si dica mi trovai in acqua a
sbracciarmi fingendo di annegare. Ares arrivava, io mi
aggrappavo alla sua imbracaturae mi facevo trascinare
a riva. Ripetemmo l'esercizio pi volte, poi Enrico mi

port al largo con la barca, mi lasci l e torn sulla


spiaggia.
Finsi un malore e i due vennero a salvarmi. Si
tuffarono entrambi dalla barca, Ares mi raggiunse per
primo. Enrico, subito dietro, mi circond con le braccia
nell'acqua fredda, mi attir contro il suo petto solido e
caldo. Il suo corpo scivol contro il mio, tutto. La sua
erezione premette contro la mia coscia, esplicito
invito. Lasciai scivolare la mano indietro, stringendolo
attraverso la stoffa. Niente pi esercitazione, per
quella sera...

I.R.A.
Oscillavamo pigramente all'ancora.
Daniel sedeva irrequieto accanto a me, guardando a
valle verso il ponte, le mie gambe, il ponte, il mio seno,
il ponte. Era pi nervoso che tre notti prima, quando ci
eravamo arrampicati sul pilone centrale per piazzare le
cariche.
Non avevamo fatto altro che stuzzicarci nell'ultimo
mese. E oggi...oggi la tensione era alle stelle.
Giocava nervosamente col radiocomando
rigirandoselo tra le mani guantate. L'antenna mi sfior
il seno. Daniel si blocc. Un sorriso determinato gli fior
sul volto e la punta metallica mi sfior di nuovo.
Usandola come un'estensione delle dita percorse il mio
corpo sopra i vestiti leggeri. Non avrei mai pensato di
potermi eccitare cos senza nemmeno essere toccata
direttamente: ogni passaggio riverberava in ogni mia
fibra. Le labbra socchiuse lottavo per respirare.
Rumore di una zip. Mi voltai a guardarlo: estratto il
membro turgido dai calzoni se lo massaggiava
fissandomi i capezzoli eretti.
Lo volevo!

Allontanai l'antenna dal mio corpo e gli salii a


cavalcioni, scostando la stoffa delle mutandine. Mi
calai su di lui che finalmente mi riemp il corpo e
l'anima. Lo cavalcai furiosa e, impazienti, venimmo
entrambi in pochi colpi.
Convoglio in arrivo! Gracchi la ricetrasmittente.
Ci staccammo ancora ansimanti.
Attraverso il binocolo osservammo le auto avanzare
sul ponte. Daniel premette il pulsante sul
radiocomando. BOOM!
Lo gett nel fiume col walkie talkie. Senza guardarci
indietro virammo verso monte a tutta velocit.

MARCHIO A FUOCO
Fiamma si svegli sussultando. Pass le mani
guantate tra i capelli. Di nuovo quel sogno...avrebbe
mai smesso di perseguitarla?
In realt era una memoria di quando aveva 16 anni:
lei e il suo primo ed unico moroso erano stesi su un
prato. Lui si era tolto la maglia rimanendo solo coi
jeans, e le aveva insinuato le mani sotto la camicetta
sottile, scostando il reggiseno e sfiorandole i capezzoli
tesi.
Baci, carezze, eccitazione che saliva. Poi lui si era
steso su di lei che aveva aperto le gambe, cullando il
suo corpo contro di s, l'erezione che sfregava esitante
contro il pube attraverso i vestiti.
Fiamma l'aveva stretto a s, le mani sul sedere. Fu
allora che inizi a sentire quell'odore che non avrebbe
mai scordato: jeans bruciato prima, pelle ustionata poi.
Grida di dolore, lui che si alzava come un fulmine.
Mostro, sei un mostro! grid prima di scappare di
corsa scomparendo per sempre. Piccole fiammelle
danzavano ancora sui suoi palmi mentre lo guardava
andar via.
Mostro? Forse: era un'Incendiaria.

Quel ricordo aveva appestato i suoi sogni per anni


mentre Fiamma imparava a isolarsi dagli altri, a
contenere la sua maledizione con guanti speciali e
buona volont. Poi era quasi sparito.
Ma oggi...oggi era diverso.
Lui, non giovane, non bello, ma con l'aria
interessante di chi ha visto molto, si era alzato
dall'angolo del bar da cui la osservava ogni giorno, si
era avvicinato, le aveva preso la mano guantata e
aveva sussurrato: So cosa sei...e a me piace giocare
col fuoco!

ICARO
Correva con la musica che le martellava le orecchie.
Correva per dimenticare.
Ma come dimenticare se anche la musica ti porta i
ricordi alla mente?
He was the fire restless and wild
And you were like a moth to that flame
Una falena, attratta da lui irrimediabilmente. Come
una falena era finita bruciata, come Icaro che, troppo
vicino al sole, era precipitato.
Quanta merda aveva accettato da lui, perch era
cos bello, colto? Quanti insulti per avere il suo corpo,
per gridare ancora di piacere sotto le sue spinte?
Quante balle si era bevuta per l'illusione di avere un
Uomo tutto suo?
Si era fatta convincere a fare qualsiasi cosa. Aveva
accettato di non portare pi i jeans in sua presenza,
solo gonne. E niente collant, perch lui potesse
toccarla dove voleva, al ristorante, al cinema, perfino
in chiesa. E prenderla senza nemmeno spogliarla,
semplicemente trascinandola in bagno, in un vicolo, in
macchina.
Master of puppet

I'm pulling your strings


Twisting your mind and smashing your dreams
Bastava che muovesse il dito e lei come un
burattino correva. La governava a colpi di cazzo, di
dita e di lingua.
L'aveva convinta che l'altra non era niente, solo una
che si scopava ogni tanto.
Poi era saltata fuori una terza, e ancora aveva
accettato.
E oggi aveva scoperto che c'era anche una
fidanzata ufficiale...quella che avrebbe sposato.
There are no flowers, no not this time
There'd be no angels gracing the lines
Just this stark words I find
Una lacrima le scese sulla guancia: stavolta era
davvero finita.

CAPELLI D'ORO
Cosa?!? Tuon Thor, scagliando una saetta che
colp il muro in fondo alla sala facendo cadere un
discreto numero di calcinacci. Un servo si affrett a
pulire.
Sua moglie Sif singhiozzava sommessamente, la
testa rapata che brillava alla luce del fuoco. Lasci
sfogare il marito, che in preda alla rabbia stava ora
metodicamente smantellando le pareti del salone a
colpi di martello, imprecando contro Loki.
Appena il dio fu di nuovo in grado di intendere, Sif lo
implor:
Trovalo, Thor, e portalo da me. Voglio la mia
rivincita!
Non preoccuparti, tesoro, lo trover. E i nani ti
faranno dei capelli nuovi, tutti d'oro le disse lui con
tenerezza.
Usc di corsa dalla fortezza, tuffandosi gi da Asgard
nel mondo degli umani. Sapeva dove avrebbe trovato
quel buffone.
E infatti era nella solita radura, che dimenava
all'aria il culo nudo affondando senza sosta tra le cosce

spalancate di Freya, dea della seduzione e ninfomane


insaziabile.
L'unico preavviso che quell'attaccabrighe ebbe fu lo
sbarrarsi degli occhi di lei. Ma Thor, svelto, lo prese per
la collottola e lo trascin ad Asgard, gettandolo con le
brache ancora calate davanti alla moglie.
Sif lo guard ferocemente, mischiando gli astragali:
Stavolta giochiamo coi miei. Se vinci, ti conceder il
mio corpo. Ma se perdi e Thor, port avanti

Svailfri, recalcitante e con l'immenso membro


gi teso lo concederai tu a lui
Qualche mese dopo nacque Sleipnir, il cavallo
volante ad otto zampe di Odino.
Indovinate chi lo partor?

ESPERIMENTO FALLITO?

La dottoressa sedeva su un bancone del Lab2 nel


segretissimo centro ricerche ai piedi dell'Himalaya.
Finiva di pranzare osservando il collega, che ripuliva
le beute e aspettava che le sostanze nel becher sul
bancone centrale reagissero.
Era certa che anche lui fosse attratto da lei ma non
sapeva come fare per convincerlo a farsi avanti.
Si era presa un mal di gola venendo al lavoro ogni
giorno con scollature vertiginose che mostrava al
dottore ad ogni occasione sbottonando il camice,
passava tutte le sue pause pranzo nel suo laboratorio
leccando e mordendo con aria sensuale banane,
ciliege, uva, con le lunghe gambe scoperte che
oscillavano lascive, insomma le aveva provate tutte
senza risultato.
Lui la guardava quasi sbavando ma non osava farsi
avanti. La donna aveva perso il sonno al punto da farsi
prescrivere lo Xanax.
Quel giorno stava praticando una fellatio ad un
wafer come ormai d'abitudine, seguita dagli occhi avidi

di lui, quando decise che era giunto il momento di farsi


avanti lei.
Prima di pranzo si era tolta le mutandine. Sollev
camice e gonna e apr le gambe, allargandosi le labbra
con le dita. E finalmente lui si mosse: in un lampo
aveva le brache calate e la stava penetrando.
Un attimo di estasi e poi il becher trascurato esplose
come un vulcano ed il contenuto invest la schiena del
dottore . Immediatamente gli crebbe la pelliccia,
divent enorme e anche il suo membro si espanse,
causando alla scienziata l'orgasmo migliore della sua
vita.
E fu cos che nacque lo yeti.

SOLO IO E LUI
La lucertola correva su per la parete di calcare,
talmente bianco e compatto da accecare.
La seguivo pigra, stesa sul mio KeeWay per
combattere l'umido del prato, un pacchetto di
sigarette e una bottiglia dello zio Jack al mio fianco.
Monopoli di stato, tz! Droghe legalizzate da riempire
di tasse. Ma oggi andava bene cos, oggi volevo
perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
E di me stessa.
Per questo avevo lasciato a casa l'orologio.
Circondata dal ronzio delle api alla costante ricerca
del nettare riposavo la mente e l'anima, assorta nel
farmi assorbire dalla natura, nel dissolvere me stessa e
i miei problemi, coadiuvata da quel poco di alcool che
ero riuscita a bere.
Talmente assorta che non sentii i passi finch non
mi furono praticamente addosso.
Tu! esclamai balzando in piedi.
S, io!
Cosa vuoi?
Te.

La parola rimase sospesa nell'aria, sopra il ronzio


delle api alla ricerca del nettare, sopra il fruscio della
lucertola sulle foglie secche, sopra il battito furioso del
mio cuore. Sospesa come un timido flebile raggio di
sole in una giornata tempestosa.
Non attese risposta. Mi strapp dalla bocca il mozzo,
mi spinse indietro sul KeeWay. Le sue mani gi
cercavano il mio corpo sotto i vestiti, dolci e fameliche
ad un tempo.
Caddi in un dolce oblio, un mondo parallelo che
nessun monopolio di Stato, e nessuna sostanza
proibita, avrebbero potuto donarmi.
Il tramonto ci bagn la pelle nuda della sua luce
rosata: non esisteva orologio, non esistevano
problemi. Solo io e lui...

RAPERONZOLO.
Per lei era sempre quaresima, chiusa l dentro,
intrappolata tra un panorama mozzafiato e la
televisione. Sola.
A mangiare polenta.
Eh s perch per via dell'incantesimo poteva far
apparire nella sua stanzetta in cima alla torre solo
oggetti inorganici che non potessero esserle utili a
scappare. Al cibo ci pensava quella stronza della
strega: faceva apparire polenta, a colazione pranzo e
cena. Che culo!
Aveva un sacco di libri e la tv cos non si annoiava
troppo, ma ormai aveva letto di tutto, anche le cose
che non le interessavano sul serio, e ora era priva di
stimoli.
Aveva un sacco di attrezzi per fare ginnastica e
tenersi in forma, giocava a vestirsi e truccarsi ma per
chi? Nessuno la vedeva! Eppoi quando raggiungeva un
numero di vestiti sufficiente a formare una corda che
arrivasse a tre-quattro metri da terra i pi vecchi
svanivano.

Ma finalmente ci che la strega non aveva mai


pensato toglierle era pronto! E finalmente sarebbe
uscita di l.
Diede un ultimo colpo di spazzola, intrecci i capelli
e leg l'estremit alla catena di abiti che aveva gi
preparato. Ne fiss l'altro lembo ai chiodi che aveva
piantato accanto alla finestra fingendo di appendere
quadri, mise lo zaino con coltello, torcia, soldi e
l'odiata polenta in spalla e si cal.
Arriv giusta giusta a terra, con un colpo di coltello
recise i capelli alla nuca e con il gesto dell'ombrello in
direzione della cima della torre spar tra gli alberi.
Perch aspettare il principe quando puoi fare da te?

PRONTO SOCCORSO
Chi lavorava al pronto soccorso dell'ospedale di XXX
ne aveva viste di cotte e di crude. Roba da alieni, che
nemmeno nella pi perversa fantasia del regista degli
X-files si sarebbe potuta trovare, eppure loro ci
avevano a che fare tutte le notti.
Una volta era la tipa che aveva giocato con una
banana sbucciata, e i residui le avevano causato
un'infezione vaginale. Un'altra era il cretino che si era
infilato nel sedere la bottiglia della passata di
pomodoro, vuota, ovviamente dalla parte del fondo (e
quante unit di sangue gli avevano dovuto
trasfondere!). Zio e nipote incastrati in piscina. Quello
con la bacchetta di vetro infilata nell'uretra, che
ovviamente si era spezzettata risalendo nella vescica.
Per non parlare dei due deficienti col tubo di cartone
e il criceto.
Insomma, a volte il dottor Rossi avrebbe voluto
trasferirsi in Yemen. L almeno la concentrazione della
popolazione era ridotta, il che significava meno idioti
che piombavano in pronto soccorso alle tre di notte
conciati alla peggio maniera, il che di solito implicava
che l'ospedale lo buttasse gi da letto e lo facesse
rientrare in servizio anche se non era il suo turno per

togliere qualche improbabile oggetto da posti ancora


meno probabili.
Come stanotte, pens imprecando e premendo
l'acceleratore. Un idiota aveva sentito che il
peperoncino attira il sangue, e per curare l'impotenza
che aveva fatto? Non avendo altro in casa, si era
spalmato l'uccello di wasabi... ma il caro buon vecchio
viagra no, eh?

REMIEL

Che noia, che barba, che barba, che noia


cantilenava l'arcangelo, seduto sulla sua nuvoletta a
fumarsi una canna. Sempre la stessa vita, mai niente
di nuovo!
Remieeel! Tuon una Voce dall'alto.
Uff, manco il tempo di farsi un joint...questo
schiavismo bofonchi lui, spegnendo il mozzo ma non
osando esprimersi ad alta voce.
Salt gi e cadde, cadde cadde... fino al mondo
degli umani. Qualcuno tanto per cambiare ci aveva
lasciato le penne: accadeva ogni pochissimi secondi e
lui via a raccattare le anime di tutti i cristiani, gli ebrei
e i musulmani per portarli ai rispettivi paradisi. Se no
chi lo sentiva Quello l sopra? E meno male che
almeno i buddisti, gli induisti, gli animisti eccetera
appartenevano ad altri dei...
Arriv che il corpo della vittima ancora fumava, con
l'anima stranita che vagava intorno ai miseri resti. Il
deficiente si era messo a riparare un motore diesel in
mezzo ad una pozza d'acqua, facendosi luce con una
vecchia lampada elettrica dal filo spelacchiato... come

questo aveva toccato l'acqua ZZZOT! L'uomo era


rimasto fulminato.
Remiel prese per mano l'anima e decoll. O almeno
ci prov: il tizio puntava i piedi (non che ne avesse di
reali, ma comunque opponeva resistenza).
Mmmm un altro di quelli recalcitanti! Gemette
l'arcangelo tra s e s.
L'uomo tirava verso una brunetta procace, dall'aria
affranta.
Mia moglie, mia moglie, non posso lasciarla!
Un lento sorriso apparve sulla bocca dell'arcangelo.
Non preoccuparti, caro... penser IO a lei...

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La copertina di:
Vaigotti grafica applicata di Matteo
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L'illustrazione per il racconto Luna


di:
Morpheus
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