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INTRODUZIONE:

[Ligeti, lontano e Atmospheres. Continua in ogni raccordo.]


AMORE IRA E VENDETTA HAN BEN INFLUITO
SULLE VICENDE CHE STO PER NARRARE
MA NON DISPOSERO SOL DI MORTALI,
CH ANCHE DI DEI SOGGIOGARO' LE FORZE:
SE ASCOLTARE VOLETE LOPERA MIA
IN FRONTE A VOI VI SONO BRAVI ATTORI
CHE IMPEGNANDO SI STANNO CON FATICA
E IL RUMORE PER LORO ASSAI MOLESTO

ARACNE E ATENA
UNA GIOVANE NELLA TELA RIUSC
A SUPERARE ATENA, MA LA DEA
SI VENDIC PUNENDOLA DEL VANTO.

Scenografia: strada con una casa (semplice e povera) con porta apribile; in scena sono gi presenti
un vasaio e un venditore (burattini) con rispettivi clienti.
Entra in scena Aracne dalla casa portando con s un telaio; lo posiziona al centro della scena e
inizia a lavorare; tra la folla, una persona guarda di sfuggita il lavoro di Aracne e,
meravigliandosi, si avvicina ad un'altra.
PERSONA 1: Hai visto la figlia di Idmone? (dando di gomito)
PERSONA 2: Chi, Aracne?
PERSONA 1: S, hai visto che bella tela? Tesse come una ninfa!
PERSONA 3 (avvicinandosi) : O come una dea!
ATENA (la vecchia): Se davvero cos, di certo la sua bravura deriva da Pallade Atena!
ARACNE (smette di lavorare indignata): No, vecchia! Niente affatto! Sarei disposta persino a
gareggiare con lei!
ATENA: La vecchiaia mi ha dato saggezza: fidati di me! Ambisci pure ad essere la pi grande
tessitrice tra i mortali, ma non voler competere con la dea e supplicala di perdonarti per quello che
hai detto troppo temerariamente e lei non ti rifiuter il perdono.
ARACNE: Taci, vecchia stolta! Queste cose valle a dire a tua nuora, se ne hai una, valle a dire a tua
figlia, se ne hai una! Io non cambio di certo opinione. Che Atena venga qui, che accetti la sfida, se
mi vince potr fare di me quello che vorr.
(guardandosi intorno) Allora, perch non viene?
ATENA: qui! (togliendosi parrucca e mantello e buttando il bastone)
Tutti si prostrano, tranne Aracne che per sussulta
[Corelli OK]
ATENA: Preparati alla sfida!
ARACNE: Io sono gi pronta!
Entrano ninfe con balletto che portano un telaio per Atena, escono.
Parte la musica [Beethoven Aracne OK] e Atena e Aracne iniziano a tessere, la folla guarda

stupita. Ad un certo punto la folla si porta davanti ai telai e le due tirano fuori le tele pronte. La
folla si ritira e si vedono le tele.
ATENA (tra s e s): Ho fatto male ad accettare la sfida, questa tela davvero pi bella della mia!
Non posso sopportarlo!
Si gira e strappa la tela di Aracne, rovescia il telaio
PERSONA 2: La vendetta di Atena sar atroce! Solo scappando potrai salvarti!
PERSONA 1: Dove potrebbe scappare da una dea?
ARACNE: Non mi resta nient'altro da fare se non impiccarmi!
ATENA: Non lo permetter! Ti lascer vivere ma penzolando allo stesso modo!
TRASFORMAZIONE IN RAGNO

ATAMANTE E INO:
VENDICATIVA FU LA DEA COL RAGNO
E TAL SAR AFRODITE CON UN PADRE:
CONTRO ATAMANTE, INO E LOR FIGLI
SCAGLI LA RABBIA DEGLI ANNI CHE LUI
TRASCORSE DA EMPIO VERSO LEI DIVINA.
LA STESSA SORTE SUBIRON LE ANCELLE,
CHE, INNOCENTI, PAGARO AMARO IL FIO,
E DI CARNE CHE ERAN DIVENNER PIETRA.

Furia: ha una torcia zuppa di sangue, un manto rosso e attorno alla vita una cintura da cui pende
una boccetta con dentro del veleno; in testa ha dei serpenti
Ino sta filando e canta, i suoi due figli neonati sono in una culla vicino a lei, Atamante fuori dalla
scena
[Wagner 1 Atamante OK]
(La Furia tenta di abbattere la porta)
INO: Atamante corri, uno straniero sta tentando di sfondare la porta!
Atamante entra correndo e la porta cade
ATAMANTE: Cosa succede? Chi costei? Corri a prendere i bambini e mettili in salvo!
FURIA: Sono la Furia Tisifone, giunta dall'Ade per punire Atamante che ha sempre disprezzato la
mia signora. Atamante, preparati a subire un supplizio peggiore della morte!
Ino tenta di uscire dalla porta principale con in braccio i bambini, ma la Furia si mette davanti
all'ingresso e le impedisce di passare; si toglie due serpenti dalla testa e li lancia addosso ad
Atamante e Ino; entrambi cadono a terra tramortiti; la Furia versa sopra loro il contenuto della
boccetta; impazziscono
FURIA: Il mio compito terminato. [al pubblico] Ammirate gli effetti dell'ira di Giunone!
Atamante e Ino si rialzano barcollando. I figli rimangono a terra lontano da Ino
ATAMANTE(indicando la moglie):Aiuto! Compagni, preparate le reti! Ho appena visto qui una
leonessa!

(Ino urla)
ATAMANTE: Eccola! Compagni, presto saremo a casa a gloriarci della nostra grande preda: mia
moglie Ino per la caccia che va a buon fine ha sempre una ricompensa che gli uomini apprezzano
non poco (ridacchia)! Presto! Lanciate le reti! La vedo! L, tra i cespugli! Ma ecco un cucciolo. Ah
ah, preso! (prende il figlioletto) Amici, guardate ci che ho tra le braccia! (come se ascoltasse
qualcuno) Cosa? Ucciderlo? Avete ragione! E' presto fatto!
Atamante scaraventa a terra il figlio, che muore
INO: Oh Atamante mio, come hai potuto, il nostro figlio adorato, lhai ucciso con le tue stesse
mani!
Atamante corre verso Ino che scappa e esce da una quinta tenendo in braccio l'altro figlio
(voce fuori campo) ATAMANTE: Ecco la leonessa, compagni inseguiamola e uccidiamola.
Ino rientra dallaltra quinta e sale su una roccia
INO: Non sar mio marito, non sar lui ad uccidere me e mio figlio! Oceano, accoglici nelle tue
grandi braccia!(Ino si lancia gi)
(Silenzio, 10 secondi di pausa)
[Wagner 2 Atamante OK]
tromboni e corni
(Voce fuori campo)AFRODITE: Nettuno, dio delle acque, che hai un dominio appena secondo a
quello del cielo, ascolta tua nipote Afrodite: so di chiederti un grande favore, ma abbi compassione
dei miei cari che, come vedi, sono in bala delle onde dell'immenso Ionio: aggregali alle schiere dei
tuoi dei! Anch'io ho qualche influenza sul mare se vero che fui un tempo spuma d'onda in mezzo
all'oceano e da quella nacqui.
(Voce Fuori campo) NETTUNO: Mia buona Afrodite, far quello che mi chiedi perch come sono
cari a te, cos lo sono anche a me. Li render dei immortali, come siamo noi: cambieranno il loro
nome in Leucotea e Palemone
Entrano in scena delle ancelle sotto la roccia
violoncello
ANCELLA 1: Ho visto che la padrona si dirigeva qua nella sua corsa, ma dov? Non la vedo...
ANCELLA 2(urlando): Guardate l, non sono impronte quelle?
violoncelli
ANCELLA 3: S, (si dispera) la nostra padrona, la nostra amabile padrona...
ANCELLA 1: Come ha potuto una dea, che abita sulle alte cime dellOlimpo, Giunone, essere cos
crudele e causare la morte di un'intera famiglia!
Entra Giunone
Archi 1:27
GUNONE: Io sono Giunone, regina degli dei dell'Olimpo! Hanno osato mettersi contro di me e la
mia ira si abbattuta su di loro com giusto che sia! E ora far di voi unulteriore testimonianza
della mia ira!
ANCELLA 2: No, mai, io la seguir tra le onde!(si dirige correndo verso la roccia ma rimane
immobile)
ANCELLA 3: Cosa ci sta succedendo? Sento tutte le membra irrigidirsi, non riesco pi a spostarmi
non riesco a parl...(Diventa roccia)
oboe
ANCELLA 1: Io invece sento un terribile dolore alle braccia! (Apre le braccia che sembreranno
delle ali)
(Buio)
(Voce Fuori campo)GIUNONE: Ma la mia vendetta non ancora conclusa. Atamante rinsavisci!
Che venga annullato l'effetto del veleno dell'Echidna e di Cerbero. Che si renda conto di ci che ha
fatto e che si disperi nel suo dolore. Guarda Atamante, guarda la tua famiglia, tuo figlio giace morto

ucciso da te stesso nella tua follia. Tua moglie si gettata da una rupe con il tuo secondogenito. Sei
rimasto solo in questa tua reggia fredda che ha visto tanta morte e sofferenza!
tromboni
Rientra Atamante rinsavito
ATAMANTE(disperandosi):Come ho potuto? Come? La mia amata moglie, i miei adorati figli...
sono morti! A causa mia! Basta, non sono pi degno di continuare a vivere...
(Si getta dalla rupe)
(Buio)
archi che dissolvono
DIANA E ATTEONE:
SBAGLI ATAMANTE CHE FU DI CI CONSCIO,
MA ATTEONE NON POT DIRSI TALE,
CH LA TRAGEDIA GIUNSE A LUI IMPROVVISA:
SCHIVARLA NON RIUSC E NE FU COLPITO
PER LA FERAL DI DIANA IRA E VENDETTA.

In una foresta Atteone e tre compagni, affaticati dalla caccia, sulla destra del palco illuminati da
occhio di bue.
ATTEONE: Compagni, le nostre reti e le nostre armi sono sufficientemente coperte del sangue delle
prede che abbiamo catturato. Siamo stati fortunati; pu bastare per oggi. Quando Febo sul suo carro
far sorgere un altro giorno, riprenderemo la nostra fatica. Ora il Sole troppo alto e ardente perch
possiamo proseguire. Fermatevi e togliete le reti nodose. Riposatevi. Qui vicino c una valle
ombreggiata da un bosco di pini selvatici e aguzzi cipressi, chiamata Gargafia, consacrata a Diana
dalle vesti succinte: vi andr in esplorazione.
Atteone esce di scena, i compagni si sdraiano e vengono oscurati. La luce si sposta sulla fonte,
posta sullaltro lato della scena, dove le ninfe si detergono il corpo e vi danzano intorno
[Bach Diana OK].
Entra Diana (musica si abbassa e le ninfe le si fanno incontro)
DIANA:Oh mie ninfe, finalmente sono tornata dalla mia caccia fortunata; per oggi pu bastare, ora
ho bisogno di rinfrescarmi. Scudiera, prendi il giavellotto. Nefele, reggi la faretra, Iale larco
allentato. Intanto io mi sfilo la veste, Ranide e Psecade toglietemi i sandali e tu Crocale, mia
prediletta, raccoglimi i capelli sparsi sulle spalle e voi altre attingete lacqua con grandi anfore e
versatela sulle mie membra stanche.
Le ninfe iniziano ad obbedire danzando. (musica). Atteone arriva. Le fanciulle urlano e coprono
Diana.[Gluck Diana OK]
CORO DI NINFE: Chi costui?!!! Via!! Aiuto!!
DIANA:(arrossendo-sopraelevata) Oh no,se solo avessi qui le mie fedeli e infallibili frecce!
Crocale porgimi lanfora ricolma dacqua. Cos mi vendicher di costui che ha violato le leggi degli
dei!
(le porgono lanfora)
DIANA:Ora racconta di avermi visto senza veli se ci riesci!
Gli lancia lacqua
Tutti (0:27)
ATTEONE:Oh no! Ahhhh Che mi succede?! Perch sul mio capo stanno crescendo corna di
cervo? Perch il mio collo si allunga e le mie orecchie si appuntiscono in cima? Perch le mie mani
diventano zampe, e mi stanno crescendo folti peli sul corpo?.
METAMORFOSI

Le fanciulle con gioco di veli lo trasformano (corna e mantello marrone)


Si guarda nello specchio poggiato a terra a mo di laghetto
Ritornello (1:04)
ATTEONE:Mi resta soltanto la mente di un tempo. Che devo fare? Tornare a casa alla reggia o
nascondersi nei boschi? No, non posso tornare alla reggia: ho troppa vergogna, ma non posso
nemmeno passare la notte nei boschi: non sopravvivrei per la paura!
Tutti (1:19)
Entrano i cani in scena da tutti i lati e lo attaccano
ATTEONE:sono Atteone! Non mi riconoscete? Sono il vostro padrone! Ahi! Come fanno male le
ferite che mi infligge sul dorso il mio fedele Melanchete. No, Oresistrofo non azzannarmi la spalla,
basta! Sono io! Ah i denti di Terodamente mi penetrano le carni! Non posso sopportare il dolore
I compagni sentendo i latrati e le grida accorrono
COMPAGNO: Atteone dove sei? Per la tua pigrizia ti perdi questo spettacolo!
ATTEONE: Quanto vorrei non esserci, ma ci sono; vorrei assistere e non patire sul corpo la ferocia
dei miei cani, ma lira di diana non sar sazia finch io non sar morto!
(1:59)
I cani ne fanno strazio. Tra le urla muore. (musica sottofondo)
FIGLIE DI MINIA:
E SE LE DEE SADIRARONO S TANTO,
AND SU TUTTE LE FURIE IL DIO BACCO,
SCHERNITA E MESSA IN DUBBIO LA SUA SANTA
E DIVINA DI GIOVE PATERNIT

AMBIENTAZIONE: Reggia di Minia (interno, donne sedute, ceste di lana, occorrente per filare la
lana)
Figlie di Minia sono in casa. Bussa un araldo
ALCITOE: Leucippe, sorella, ti prego, vai a vedere chi bussa alla nostra porta.
(Leucippe si alza e apre la porta. un messaggero)
MESSAGGERO: Sorelle, vi porto i saluti del sacerdote, che mi ha incaricato di avvisare tutti i
cittadini di lasciare incompiuti i propri doveri per partecipare alla cerimonia indetta in onore di
Bacco. Il sacerdote ha aggiunto anche che terribile sar lira del dio se il suo culto verr trascurato.
Vi esorto perci a lasciare le vostre occupazioni, a lasciare la lana non filata nel cesto e di recarvi al
tempio.
ALCITOE: Grazie Poliangellio, di certo non mancheremo alla cerimonia del dio: saremo al pi
presto al tempio per rendere onore a Bacco. Ma fermati, desideri una bevanda fresca? Dei fichi?
MESSAGGERO: Grazie, ma purtroppo devo proseguire il mio compito.
Il messaggero esce. Alcitoe rimane seduta
ARSIPPE: Sorella, perch non vieni a prepararti? Non hai forse detto a Poliangellio che presto
saremo al tempio?
ALCITOE: S, ma non ho intenzione di partecipare ad una cerimonia in cui venerato un dio
sempre ubriaco, che si accompagna di esseri ripugnanti quali sono i fauni, non figlio di Giove e non
degno della sua condizione divina. Bacco il pi spregevole degli dei e non merita certo di essere
onorato con un culto solenne.
LEUCIPPE: Non hai sentito il messaggero? Se non verr venerato scatener la sua ira.
ALCITOE:Non temo un dio che barcolla mentre cammina: cosa potrebbe fare di male ad una donna
in forze come me? Bacco nei suoi momenti migliori cos ubriaco da non conoscere pi neanche se

stesso, figuriamoci se in grado di punire una donna per delle parole che la sua mente ottenebrata
dal vino interpreta come empiet!
ARSIPPE: Vieni, placato e benevolo pregano le figlie di Ismene ma tu ci stai chiedendo forse di
rimanere in casa a filare? In questo modo desteremo lira del dio!
ALCITOE: S, proprio questo vi chiedo, amabili sorelle. Mentre le altre non lavorano e assistono a
cerimonie false, anche noi, che siamo impegnate da Pallade, dea migliore di Bacco, alleggeriamo
con vari discorsi lutile lavoro delle mani e a turno, in comune, riferiamo alle nostre attente orecchie
qualche racconto che non ci faccia sembrare il tempo lento a passare.
LEUCIPPE:Arsippe, facciamo come dice la nostra sorella maggiore Alcitoe e iniziamo a filare in
casa la lana. Inizia pure tu Alcitoe a narrare una storia antica per rendere il lavoro meno pesante e
faticoso.
ALCITOE: Riflettendo su quale racconto riferire, sono in dubbio, oh Dercete di Babilonia, se
narrare di te, di cui gli abitanti della Palestina credono che, mutata la forma, agiti le acque con gli
arti coperti di squame, o se riferire piuttosto di come tua figlia, rivestita di penne, abbia trascorso gli
ultimi anni della sua vita in alte torri, o come una Naiade con il suo canto magico e le erbe, abbia
mutato dei giovani in pesci, finch non sub la stessa metamorfosi, oppure raccontare del perch
Eco la si possa solo sentire e mai vedere. Anzi, penso che opter per questultima storia. [Mahler
Figlie OK]
Un tempo, infatti, Eco era una ninfa, bella e giovane che spesso intratteneva la dea Giunone. Poi
per Giunone scopr che i lunghi discorsi che tanto la interessavano altro non erano che una scusa
usata dal marito per stare di nascosto dalla moglie con le altre ninfe. Eco venne duramente punita:
da quel momento costretta a ripetere solo le ultime parole degli altri. Questa sua disgrazia, in
effetti, ne port una ancor maggiore con s: innamorata di Narciso, ella non riusc a fare altro che
ripetere le ultime parole di questi, rendendosi, per quanto bella fosse, un essere strano e inquietante,
quindi odiosa alla vista di Narciso. Ma dopo essere stata respinta e aver assistito al compiersi del
destino dellamato, and disperata e vergognosa a nascondersi nella selva, decidendo di non
abbandonare pi nessun antro e nessuna grotta. Lamore, per di pi respinto, le procurava un dolore
tanto forte da non permetterle di dormire, di mangiare, di essere felice. Alla fine il suo corpo si
dissip, ma la voce rimane: si dice che le sue ossa si siano trasformate in roccia. Ma da allora
nessuno lha pi vista: solo il suono sopravvive di lei.
(Rientra il messaggero)
MESSAGGERO: Mi sembrava di avervi detto chiaramente, fanciulle, di venire alla cerimonia in
onore di Bacco ma evidentemente avete preferito fare altro. Ho forse fatto qualcosa di sbagliato nei
vostri confronti?
ALCITOE: Caro Poliangellio, tu non hai fatto nulla che ci potesse fare indisporre. Ho consigliato
alle mie sorelle di non partecipare ad una vergognosa cerimonia in onore di un tale spregevole dio e
le mie care sorelle hanno seguito il mio consiglio.
ARSIPPE: Abbiamo esattamente fatto come dice Alcitoe e ci siamo dedicate a filare la lana. Inoltre,
Poliangellio, ci siamo dilettate raccontando a turno delle storie e abbiamo conosciuto la terribile
metamorfosi di Eco.
MESSAGGERO: Non vi avevo forse informato del fatto che se qualcuno non avesse assistito alle
cerimonie, avrebbe causato lira di Bacco? Spero per voi che non accada tutto ci, ma temo
seriamente per voi: venendo qui da voi ho visto unaquila volare con un serpente tra gli artigli. E
sicuramente un cattivo presagio.
METAMORFOSI: Le tre figlie di Minia iniziano a contorcersi e si gettano a terra muovendosi per
il palco sofferenti. Si nascondono dietro i telai. I telai sono costruiti in modo tale che una parte
possa ruotare su se stessa e mostrare il retro decorato con uva e tralci. Cos, in questo modo si
dar lillusione dellavvenuta metamorfosi della tela in vite [Beethoven Figlie OK]

Solo (0:24)
ARSIPPE: Per quale motivo le tele cominciano a verdeggiare e il tessuto appeso a coprirsi di
foglie?! Una parte si muta in vite e quelli che prima erano i fili si mutano in tralci. La porpora
trasmette il suo colore alle uve.
ALCITOE: Il mio corpo si sta rimpicciolendo ed un sottile piumaggio ricopre le mie braccia. Non
mi riesco a muovere!
LEUCIPPE: Cosa ci sta succedendo, sorelle?! Forse avremmo dovuto veramente assistere a quella
cerimonia e ben aveva detto quel messaggero!
Orchestra (0:52)
BACCO: Non potete sottrarvi alla mia ira: non avete forse detto pi volte che io non sono figlio di
Giove? Non avete forse detto pi volte che non sono degno della mia condizione divina? Non avete
forse detto che io, sempre ebbro, non sarei mai stato in grado di punirvi? Voi avete preferito
rimanere in casa: ecco quello che vi spetta! Il destino ha stabilito che voi veniste trasformate in
pipistrelli e che tutto intorno a voi venisse ricoperto di foglie a causa della vostra sfrontatezza.
Avreste dovuto seguire il consiglio del mio Poliangellio che bene vi aveva avvisato.
Solo
IO E ARGO:
VOLUTO FU TALE ORRORE DALLIRA
DI BACCO CHE VUOL ESSER RISPETTATO.
MA L'UOM CATTIVA SORTE SI ATTIRA
ANCHE SENZA GIAMMAI ESSER EMPIO STATO.
COS FU TRASFORMATA IN VACCA IO
SANZAVER COLPA ALCUNA COMMESSA.

Scenografia: radura e bosco con un ruscello


Io passeggia in una radura vicino ad un fiume raccogliendo fiori; Giove la vede, si innamora di lei
e le si rivolge. [Bach 1 Io OK]
solo (0:30)
GIOVE: Fanciulla, figlia del fiume Inaco, giovane Io, che puoi rendere felice chiunque sposandolo,
entra nel bosco per sfuggire al cocente sole e sappi che, se hai paura delle bestie feroci che potresti
trovarvi, hai la protezione di un dio e non di uno qualunque ma di me, Giove, Re degli dei.
(1:04)
Giove si avvicina ma lei si ritrae timorosa e iniziano ad inseguirsi brevemente [Bach 2 Io OK]
GIOVE: Non mi fuggire!
Giove la abbraccia, cala la nebbia; entra in scena Giunone
GIUNONE: Dov quel disgraziato di mio marito, Giove? Sono ore che lo cerco ovunque ma vedo
soltanto nebbia! Conoscendolo, sicuramente mi sta tradendo! Dissolviti nebbia!
Giunone, diradatasi la nebbia, si volta per cercare Giove e intanto questultimo dice:
GIOVE: Presto, Io, trasformati in una candida giovenca!
METAMORFOSI DI IO IN VACCA; Giunone trova Giove
GIUNONE: Ma che splendido animale! A chi appartiene?
GIOVE: nata dalla Terra!
GIUNONE(con fare sospettoso) : tua, dunque! Me la regaleresti?
GIOVE (esitando, tra s e s): che fare? Cedere alla mia consorte la donna amata? Ma, se non lo
faccio, Giunone si insospettir.
(rivolgendosi a Giunone) Certamente cara!

GIUNONE (sola con la vacca): Mio marito me l'ha regalata ma non sono convinta che sia
realmente una giovenca; sospetto sia l'ennesima amante di Giove e che lui voglia unirsi con
lei...devo assolutamente impedirglielo. La affider al carceriere Argo! Vieni Argo!
ARGO: Mi hai chiamato, signora? (nel frattempo io si allontana verso il bosco)
GIUNONE: S, ho una prigioniera per te! Sorvegliala attentamente con i tuoi cento occhi e non farla
avvicinare da nessuno!
Argo cerca di prendere Io che per fugge in platea. Argo la ricattura (sempre in platea), le mette
una corda al collo e la trascina in fondo al palco. Qui Io si specchia e si accorge del suo aspetto.
IO: Ma cosa vedo?! Cosa sono diventata? Ho l'aspetto di una giovenca!
Nel frattempo, in primo piano entra Mercurio.
GIOVE (voce fuori campo): Messaggero degli dei, Mercurio, ascolta tuo padre, Giove! Vai a
liberare Io, che prigioniera di Argo ma che desidero avere vicina.
MERCURIO: Obbedisco, Giove! Trover un modo per farlo addormentare e per ucciderlo!
[Brahms Io OK]
Mercurio, travestito da pastore si reca da Argo (che in fondo alla scena con Io), si mette vicino a
lui e incomincia a suonare una zampogna.
ARGO: O giovane pastore, che dolce suono esce dal tuo strumento!
MERCURIO: vero! Vuoi che ti racconti la storia di come stato inventato?
ARGO: S, volentieri!
[nel boccascena si sviluppa la storia di Pan e Siringa (burattini); Mercurio racconta la scena]
MERCURIO: Sui monti dell'Arcadia viveva una ninfa chiamata Siringa che, seguace di Diana,
aveva fatto voto di castit. Il satiro Pan, vedendola tornare dalla caccia, se ne innamor
ardentemente e, bruciando dalla passione, si mise ad inseguirla. La ninfa, spaventata, riusc a
sfuggirgli fino a che arriv al fiume Ladone e, non potendo attraversarlo, preg le compagne Naiadi
di trasformarla in canna palustre. Cos avvenne e Pan stava per andarsene deluso quando,
all'improvviso, un soffio di vento, vibrando dentro la canna, produsse una dolce musica. Pan decise,
allora, di rimanere per sempre in compagnia della ninfa, dividendo la canna in pi parti e unendole
tra loro. Diede a questo strumento lo stesso nome della ninfa, Siringa.
Mercurio allora si rimette a suonare; Argo si addormenta. Mercurio lentamente tira fuori la spada
dal fodero e colpisce Argo al collo uccidendolo. Io assiste alla scena. [Mahler Io OK]
Archi (1:07)
MERCURIO: Finalmente Argo non vive pi! Padre, vieni a vedere e apprezza ci che ho fatto!
Entrano Giove e Giunone; Giove si dirige istintivamente verso Io mentre Giunone, disperata
trasforma Argo in pavone.
GIOVE (gettando le braccia al collo di Giunone): Perdonami, moglie adorata, ancora una volta! E
risparmia Io! Prometto sulla palude Stigia di non farti pi soffrire.
Io si ritrasforma in ninfa

APOLLO E DAFNE:
NON PU SOTTRARSI A AMORE GIOVE PADRE

E APOLLO CERTO A QUEL NON RESTIO


CHE SEMPRE DAFNE AMA ANCHE TRASFORMATA

Foresta del Parnaso. Alberi, un ruscello e una grotta o qualcosa che possa fungere da riparo.
Entra Apollo
Apollo: Dove si nasconde? Lho seguito da Delfi sino a qui, sul Parnaso, lui alato ed io a piedi.
qui da qualche parte, ma non lo vedo, avrei dovuto metterlo in riga a Delfi, quando potevo, quando
lavevo davanti agli occhi.
RICORDO DI APOLLO (lApollo-attore cammina avanti e indietro per la scena pensieroso,
guardando ogni tanto il boccascena dove viene rappresentato il ricordo): Nel boccascena Apollo e
Cupido marionette. Tempio di Delfi, mare, serpente pitone che giace morto.
[Prokofiev Apollo OK]
APOLLO: (indica Cupido con la spada) ragazzino, cosa credi di fare con quelle armi degne solo di
uomini forti? Quello che stai usando deve stare sulle spalle di uno come me, Febo Apollo, io che ho
appena ucciso Pitone, che con il suo corpo gonfio occupava molti iugeri di terra. Tu accontentati di
renderti autore di amori da poco, lascia agli uomini la gloria delle armi.
CUPIDO: Trafigga pure tutto e tutti il tuo arco, ma se, come si dice, tutti gli animali [come te]
valgono meno di un dio, di tanto tu sei inferiore a me.
APOLLO: Attento a ci che dici e a chi lo dici, stai parlando con il figlio di Giove, padre di dei e
uomini.
CUPIDO: Tale onore va meritato. Sei sicuro di esserne degno?
APOLLO: Come osi mettere in dubbio il valore di un dio?
CUPIDO: Oso e se continui con questa tua presunzione non mi limiter ad osare
APOLLO: Ragazzino insolente! Stai al tuo posto, come ti permetti di sfidarmi? Se volessi potrei
schiacciare la tua arroganza senza alcuna fatica.
CUPIDO[con ironia]: Sto tremando come una foglia, Apollo! Qualcuno mi aiuti! Il nobile dio della
poesia mi sfida!
APOLLO: Cosa credi di fare!? Se Giove non vedesse tutto non pensare che saresti ancora vivo,
ragazzino dalla lingua biforcuta!
CUPIDO: Ora basta Apollo: adesso prova a dire che sono solo un ragazzino temerario. (scocca una
freccia colpendo Apollo alla schiena)
APOLLO: Ah, Cupido! Hai solo dimostrato di essere un gran codardo: colpisci da lontano a
tradimento per i tuoi capricci infantili. Affrontami da dio a dio, dimostra di essere degno di tal
nome.
CUPIDO: Febo, se vuoi affrontarmi mi troverai sul Parnaso insieme al mio alleato Amore. Ci
incontreremo l. [se ne va]
(1:22)
SULLA SCENA:Apollo scuote la testa. Intanto si fa buio e Apollo vuole cercare un riparo.
APOLLO: La superbia cos frequente tra gli uomini si diffusa anche tra le nuove generazioni degli
dei: nessun dio, per di pi effemminato e il cui unico scopo della sua eterna esistenza il generare
infatuazioni amorose, un dio bambino, ha mai osato schernire un nobile dio quale il dio degli
oracoli, della musica e della poesia. Se davvero regnasse la giustizia tra gli dei certo lui sarebbe
grandemente punito. Ma come figlio di Afrodite intoccabile: se solo potessi averlo tra le mani
senza subire alcuna conseguenza penso che probabilmente non se ne andrebbe con tutti gli arti
attaccati al corpo.
[Debussy Apollo OK] Ma si sta facendo buio. Anche gli dei al crepuscolo cercano un riparo. Quella
grotta (o qualsiasi cosa sia) fa al caso mio. Allalba ricomincer a cercarlo. (Sistema il riparo in
modo tale che si possa coricare e si addormenta)

(0:34)
Alba. Entra Dafne ferita. A Terra vicino alla grotta dove ha dormito Apollo la freccia di Cupido.
[Bizet Apollo OK]
APOLLO(si sveglia e vede Dafne): Chi quella fanciulla? Diana? No di certo, ma in bellezza non
ha nulla da invidiare n a lei, n a Selene, n ad Ecate, n ad Atena. I suoi capelli doro che
scendono disordinati sul collo sparsi al vento che li avvolge in nodi con tanta grazia meritano di
essere ammirati ore ed ore, i suoi occhi scintillano come due astri splendenti, la sua grazia non
cosa mortale: non una dea, non una musa, le conosco una per una, le saprei riconoscere, ma daltra
parte la sua bellezza non pu essere certo posseduta da una mortale. Deve essere una ninfa (Dafne
scopre la ferita causata dalla freccia del disamore di Cupido) ferita! (vede la freccia di Cupido
a terra e la raccoglie non visto da Dafne) Non posso credere che quellinsolente ragazzino abbia
colpito questa amabile dea con una freccia. Una dea cos bella non meriterebbe neanche di essere
sfiorata. Ma per Giove, devo aiutarla con la sua ferita! (esce dal cespuglio e si avvicina) Ninfa, sei
ferita, lascia che ti aiuti, servono solo alcune erbe e starai subito meglio.
[Vivaldi Apollo OK]
DAFNE(spaventata): Chi sei? Perch sei qui? Non voglio il tuo aiuto. (si allontana man mano che
Apollo avanza)
APOLLO: Ninfa, perch arretri? Non ti voglio fare nulla di male. (si avvicina velocemente)
Dafne: Stammi lontano chiunque tu sia, lasciami in pace! (fugge)
APOLLO: Non fuggire, ti voglio solo aiutare con la tua ferita! Non ti inseguo come un nemico!
Non sono il lupo che insegue lagnello, non sono il falco che insegue la colomba, non sono il leone
che insegue una cerva! (rivolgendosi al pubblico) Guardate, guardate la sua bellezza: forse non
degna di un dio? La sua corsa leggera non ha altro effetto che farla apparire ancor pi bella. La
ninfa mi ha intrappolato, pur senza volerlo, nella sua rete damore. Io lamo! (guardando verso
lalto) Padre, vorrei che lei fosse mia degna compagna sullOlimpo, alla tua destra.
DAFNE: Ma sono io che non lo voglio!
Apollo: Fermati! (perso) le tue gambe non devono graffiarsi, non meritano di inciampare (Apollo
inciampa e, rialzatosi subito, ricomincia ad inseguirla) rallenta, te ne prego! Non vuoi sapere chi
colui che arde damore per te? (continua a correre) Non sono un montanaro, non un pastore che fa
la guardia a pecore e capre. Non sai da chi stai fuggendo, per questo fuggi. Sappi che io sono Febo
Apollo, dio della musica e della poesia, protettore di numerose citt della Grecia. Le mie frecce non
sbagliano mai il bersaglio, eppure, meglio di esse, ha colpito il segno quellunica che mi fer in
mezzo al petto. Taumaturgo, taumaturgo mi chiamano, il dio della medicina. Se solo lamore si
potesse curare con le erbe come la tua ferita!
DAFNE: Apollo, ora so chi sei, ma voglio essere lasciata in pace comunque. Non ho bisogno di te
n di nessuno.
APOLLO: Non vuoi neanche fermarti ad ascoltarmi? Non ho intenzione di farti nulla di male!
DAFNE: Lunico motivo per cui io mi possa fermare il non vederti pi.
APOLLO: Ma perch? Cosa ho fatto per causare questa tua paura verso di me?
DAFNE: Io non ho paura di te.
APOLLO: Allora fermati!
DAFNE: Non ho la minima intenzione di farlo!
APOLLO: La mia tenerezza sprecata, se voglio ottenere qualcosa devo raggiungerla e fermarla
(corre pi veloce)
Tutti (1:10)
DAFNE: gi alle mie spalle! Sento il suo alito che mi soffia sul collo! Aiuto! Natura, io che tanto
ho fatto per te, ti chiedo aiuto! Peneo, padre, aiutami! Se vero che voi fiumi avete potere divino
sfigura questo mio aspetto per cui sono piaciuta! Terra spalancati, distruggi il mio corpo e trasforma
questa bellezza che causa della mia rovina!
(1:39)
METAMORFOSI: DAFNE SI GETTA A TERRA E VIENE CIRCONDATA DA BALLERINI,

CHE DANZANO E ALLONTANANO APOLLO. COPERTA DA QUESTI, SI COPRE DI


FRONDE. TERMINE DELLA DANZA
[Strauss Apollo OK]
APOLLO: Cosa hai fatto? Hai scelto di perdere la tua bellezza, di rinunciare al tuo corpo degno di
un dio pur di sfuggire allamore di chi avrebbe potuto renderti immortale. Ora al posto delle tue
bianche braccia io non vedo altro che rami frondosi, al posto delle gambe e dei piedi profonde
radici, al posto del tuo petto un solido tronco, al posto dei capelli una verde chioma di alloro.
(Apollo tende la mano per accarezzare la pianta, ma questa si ritrae). Alloro, fuggi anche adesso?
Non capisci che il mio amore sincero? Io avrei fatto di te la dea al mio fianco, alla destra di Giove,
ti avrei reso la mia divina sposa. Ma tu hai scelto di diventare un tuttuno con la natura che ami.
Perch quella lunico amore vero che puoi provare, anche se un dio non fosse intervenuto. Io vedo
il tuo passato: tuo padre desiderava che tu ti sposassi, ma tu non hai mai voluto realizzare il suo
desiderio. Da quando sei diventata donna sempre hai fuggito ogni uomo, ma fu un dio, Cupido, che,
colpendoti con la sua freccia divina, ti indusse un tale odio nei confronti degli uomini. Egli colp
anche me, ma non pensare che il mio amore per te sia stato suscitato dai capricci di un ragazzino:
lui mi ha colpito, vero, ma non sa che gli dei sono immuni alleffetto dei suoi dardi. Sottraiti
anche tu a quelleffetto subdolo, fai prevalere la tua parte divina su quella naturale. Sappi che io ti
amo, che tu sia una bellissima ninfa o un nobile alloro. Se me lo permetti, io far di te la mia pianta
sacra, il simbolo delleccellenza. Sarai corona sul capo dei poeti, uno dei quali far di te il nome con
cui chiamer la donna da lui amata; cingerai le tempie dei vittoriosi negli agoni poetici, sportivi e
militari; adornerai la testa di re e imperatori. Dafne, questo sar il tuo nome: alloro nellantica
lingua. Dimentica il tuo vecchio nome da ninfa. Per mille e millanni i mortali si ricorderanno di
noi, io ti render immortale nella memoria degli uomini, ti render il simbolo delle aspirazioni di
molti uomini che faranno della parola la loro ragion dessere. Sarai la pianta che loro venereranno
come la gloria eterna. Ma non sarai immortale solo nella memoria umana. Io ti avr sempre in testa.
Ti ricorder sempre e ti avr sempre corona sul mio capo. Dafne, mi basta solo un tuo segno perch
io realizzi tutto ci. Ti prego, lascia che leghi per sempre al mio nome un alloro che tanto amo.
(Dafne fa un cenno chinando la testa e Apollo abbraccia e bacia lalbero)
NARCISO ED ECO:
LAMOR DI APOLLO NON FU RICAMBIATO,
DELLA LIBERT ESSENDO DAFNE AMANTE.
COS NARCISO NON POT SODDISFARE
DI S'L DISIO CHE POI SAR DI MORTE
LUNICO VERO E TRAGICO MOTIVO.
La scena buia. Entra solo Liriope, unico elemento illuminato della scena, che
tiene tra le braccia un bambino. [Bruckner Narciso OK]
(0:12)
LIRIOPE: Oh, Tiresia! Io, Liriope, giungo fin qui per chiedere a te il futuro di
questo bambino, mio figlio, Narciso. Oh, divino oracolo, dimmi, riuscir a vivere
a lungo di una vita felice? Arriver alla vecchiaia? Oh, Tiresia, ti prego, rendimi
lattesa meno dolorosa, e rivelami cosa sar del mio Narciso!
TIRESIA (voce imponente fuori campo) :Liriope, tuo figlio riuscir ad avere ci
che tu vuoi, solo se non conoscer se stesso!
LIRIOPE(guardandosi in giro sospettosa e spaventata): Ma chiss cosa
significa Cos oscuro Chiss (esce)

Le luci si accendono e la scena si apre con Eco e una ninfa che camminano per
una selva. Dimprovviso sentono dei rumori che vengono da fuori la scena e si
fermano.
NINFA (indicando il punto da cui provengono i rumori): ferma Eco, ferma!
Guarda l! Eccolo, lo vedi? Narciso, che caccia con i suoi compagni. Guardalo
Con quella sua bellezza che causa cos tante vittime! (sospira) Disprezza per
tutti coloro che lo amano e non d ascolto a nessuno
ECO: a nessuno
NINFA: Ah, povera Eco. So che bruci anche tu damore per lui. Ma daltronde, se
possibile, la tua situazione ancora pi difficile di quella degli altri. Con la
maledizione di Giunone, come potresti riuscire dove gi loro falliscono? Non
puoi farti capire, ripeteresti solo le sue ultime parole!
ECO: (sospirando) ultime parole
Narciso fuori campo, urla ecco, si dirigono in quella direzione! Seguitemi!. Le
ragazze appaiono spaventate.
NINFA: attenta, si stanno dirigendo verso di noi! Non devono vederci! (corre
via)
Eco si guarda intorno, non vuole scappare. Decide di nascondersi. Entra
Narciso e appena di spalle Eco si sporge dal nascondiglio per guardarlo. Eco
fa un rumore, Narciso se ne accorge, Eco torna a nascondersi.
NARCISO: allora, qualcuno c?
ECO: c!
(Narciso si guarda intorno, non vede nessuno)
NARCISO(urlando): Vieni!
ECO: Vieni!
(Narciso continua a guardarsi intorno)
NARCISO(agitato): Perch fuggi via da me?
ECO: Perch fuggi via da me?
NARCISO: Allora incontriamoci!
[Mozart Narciso OK]
ECO (gioendo) : Incontriamoci!
(esce dal suo nascondiglio, correndo a braccia aperte)
NARCISO: Toglimi le mani di dosso! Vorrei morire piuttosto che darmi a te!
ECO: (piangendo) darmi a te!
(Narciso fugge via e la ninfa torna sulla scena, agitata e con il fiato grosso)
NINFA: ecco dove ti eri cacciata! Ho cominciato a correre tanto veloce che non
mi sono accorta che non mi stessi seguendo. Ma.. Perch piangi? Che fai? (Eco
le si butta addosso a peso morto) Ah, ho capito, colpa di Narciso!
Maledizione! Ah, dea Nemesi, dea della vendetta, ti prego, ascolta le mie
parole: possa egli amare con altrettanta intensit e non possedere lamato!
(scappa, trascinando Eco)
(Narciso torna sulla scena)
NARCISO: quanta fatica scappare dalle bestie veloci e dalle persone
irriverenti! Poveri illusi! Come se potessi occuparmi di loro! Mi fanno venire solo

una gran fame e una gran sete. Ma guarda, l, c una pozza dacqua! Qualcosa
che fa al caso mio, menomale! Almeno un po di riposo
[Brahms Narciso OK]
(Si dirige verso la pozza dacqua. Si inginocchia come per bere ma appena si
sporge si immobilizza)
NARCISO: ma Ma chi ? Questo giovane con questi occhi, che sembrano
due stelle I capelli, guarda che capelli Degni di Apollo! E questo viso, cos
bello, con queste guance rosee e lisce
(Si abbassa e cerca di baciare il riflesso. Non riesce. Poi cerca di abbracciarlo)
NARCISO: ma cosa succede? Non riesco a raggiungerti le mie labbra non ti
incontrano, le mie braccia non ti stringono.. perch fuggi da me?
(disperato, si alza e si rivolge agli alberi)
NARCISO: selve, ci fu mai qualcuno che soffr dun amore pi crudele del mio?
Voi sicuramente lo sapete, perch siete state di rifugio a molti, quando ne
avevano bisogno. Voi che siete cos anziane, ricordate di aver mai visto
qualcuno, nel corso della vostra lunga vita, qualcuno che si sia consumato cos?
Sono innamorato, vedo loggetto del mio amore, ma non riesco ad afferrarlo
e ci che mi provoca un dolore ancor pi maggiore che non ci divide un
immenso mare, n una grande lontananza, n le mura di una citt o una
grande distesa montuosa ma solo poca acqua! E un niente quello che si
frappone tra me e lui Tutte le volte che sporgo le braccia verso di lui, si sforza
di raggiungermi Si direbbe che io possa toccarlo, e che lui mi desideri.
Chiunque tu sia, esci fuori e vieni qui! Perch mi deludi, amore mio, e dove
fuggi? Di certo non il mio aspetto o la mia et che ti fanno scappare,
altrimenti tutti gli altri non mi avrebbero amato. Allunghi le braccia quando lo
faccio io, ricambi il mio sorriso, le mie lacrime ma, aspetta ora chiaro! Io
amo me stesso! La mia immagine non mi inganna pi. Brucio damore per me
stesso e sono io ad accendere il fuoco che mi divora. Quello che bramo in
me Cosa posso chiedere, cosa devo fare? Potessi separarmi dal mio corpo!
Desidero qualcosa che nessun altro amante potrebbe chiedere: che loggetto
del mio amore fosse lontano da me! Ma il dolore mi toglie le forze e non ho pi
molto tempo da vivere: muoio nel fiore della giovinezza! La morte non mi
spaventa, se smetter di soffrire: solo che vorrei che il mio amato
sopravvivesse, ma ci non potr accadere!

(Narciso torna alla pozza dacqua. Inizia a piangere. Urla allimmagine di non
fuggire, poi si tira gi la veste dal petto e inizia a picchiarsi, esprimendo il
dolore anche a voce. Nel frattempo entra Eco, e ripete le espressioni di dolore
di Narciso. Narciso inizia a rantolare sempre meno)
NARCISO: ohim, fanciullo amato invano! Addio!
ECO: Addio!
Avviene la metamorfosi. Eco si avvicina, coglie il narciso che si formato e
accarezzandolo esce di scena.
TISBE E PIRAMO:
LAMOR DI QUELLO FU CERTO EMPIO

MA TAI NON FURONO TISBE E PIRAMO.


GIOVANI AMANTI DA UN MURO DIVISI.
PARLAR SI POSSONO TRA UNA FESSURA
MA BACIARSI NON LORO CONCESSO.
DEL LOR TRAGICO AMOR SAR SUGGELLO
UN COLOR NUOVO DEI FRUTTI DI FRONDE.

E notte. Piramo e Tisbe si parlano attraverso un fessura nella parete, sulla


sinistra del palco, illuminati dalla luce dellocchio di bue
[Rachmaninov Piramo OK]
TISBE: Oh parete maligna, perch ostacoli il nostro amore? Ah se ci permettessi
di unirci con tutto il corpo, o, se questo troppo, almeno ti aprissi quel tanto
che basta per darsi dei baci! Noi non siamo degli ingrati: riconosciamo di
esserti gi debitori perch consenti alle parole di giungere alle orecchie amate
attraverso questa fessura!
(Baciano entrambi il muro)
PIRAMO:Non solo tu, o muro maligno, impedisci il nostro amore: i nostri padri lo
proibirono!
TISBE: Ah quanto soffro per questo amore proibito
PIRAMO: Tisbe, ho un piano: nel silenzio di questa notte eluderemo la
sorveglianza, lasceremo labitato. Poi ci incontreremo al sepolcro di Nino e ci
nasconderemo al buio sotto il gelso dalle bacche bianche come neve; l
consumeremo il nostro amore
TISBE: Ah Piramo, il tuo piano folle e pericoloso, ma non posso desistervi
Buio. Tisbe giunge al gelso (sulla destra del palco) e si siede sotto
TISBE:(in agitazione perch non vede lora che arrivi Piramo) Ah chiss dov il
mio amato! Non vedo lora sia qua, con me
Si sente un ruggito di una leonessa. Tisbe urla spaventata. Da dietro un
cespuglio spunta una leonessa. Tisbe scappa e le scivola il velo dalle spalle. La
leonessa lo straccia con le fauci insanguinate, poi se ne va. Dal lato opposto
del palco arriva Piramo e si getta sul velo.
Piramo:Cosa vedo qua? Questo il velo della mia amata Tisbe! Ma
insanguinato, per gli dei immortali! Questa stessa notte vedr la fine di due
innamorati. Di noi lei era la pi degna di vivere a lungo; lanima colpevole la
mia. Sono stato io ad ucciderti, io ti ho spinta a venire di notte in questi luoghi
spaventosi e non sono neppure arrivato per primo. Straziate il mio corpo e
divorate con morsi feroci questi visceri scellerati, tutti voi leoni che abitate
questa selva! (cambiando tono) Ma da vili limitarsi a desiderare la morte
(Raccoglie i brandelli del velo e vi piange e li bacia.)
PIRAMO:(guardando il velo) Imbeviti ora anche del mio sangue!
Si trafigge il ventre col pugnale e cade a terra supino. I frutti della pianta
(bacche) da bianchi diventano rossi (gioco di luci, con luci di natale (?)).
Torna Tisbe. Lo vede, impallidisce, rabbrividisce, avanza e indietreggia incerta,
poi si getta sul corpo e scoppia a piangere.
TISBE: Piramo, che ti successo? Perch ti ho perduto? Piramo, rispondi, la
tua carissima Tisbe che ti chiama. Mi senti? Alza lo sguardo.
(Vede il suo velo e il pugnale e capisce)

TISBE: La tua stessa mano e lamore ti hanno ucciso, o infelice! Ma anchio ho


una mano forte anchio ho lamore sar questo che mi dar la forza: ti
seguir nella morte. E si dir che io, sventuratissima, sono stata la causa e la
compagna della tua fine. E tu che avresti potuto essermi strappato soltanto
dalla morte, neppure da questa mi sarai strappato! (con lo sguardo al cielo)
Questa preghiera vi rivolgiamo, o padri, di non negarci di essere posti in uno
stesso sepolcro. Noi che siamo stati uniti da un amore vero, uniti fino
allestremo istante! (guardando lalbero) E tu, albero, copri con i tuoi rami i
nostri corpi, ma serba un ricordo di questa tragedia e abbi sempre frutti cupi, a
lutto, a ricordo del nostro sangue versato!
(Si pugnala e muore.)
BAUCI E FILEMONE:
NON SEMPRE AMOR DI TRAGEDIE FORIERO
E PIANTO E LACRIME FA SCORRER MOLTE:
BAUCI E FILEMONE NE SON LA PROVA:
ACCOLSER MERCURIO E GIOVE IN CASA,
SEMPLICE E DOGNE RICCHEZZA PRIVA
IL DIO, COMMOSSO, LI RICOMPENS.
CON FILEMONE BAUCI SEMPRE VISSE
E CON FILEMON ALLOR MOR BAUCI,
TRASFORMATI IN VICINI ALBERI I DUE.
SCENOGRAFIA= divisa a met, interno ed esterno:
sfondo esterno: paesaggio collinare (alberi e cespugli)
interno: casa piccola, tetto in paglia e bamb, mobili semplici (obbligatori: un tavolo traballante, 4
sedie, un letto, focolare(?), credenza), cibi semplici, coperta rozza, tre brocche di cui una vuota e
due con qualcosa di simile a vino, un catino con acqua e panni
Bauci e Filemone sono allinterno della casa. Mercurio e Giove fuori scena. [Beethoven 1 Bauci
OK]
MERCURIO: Sono sfinito, non ne posso pi!
GIOVE: coraggio, figlio mio, ancora poco e siamo in cima alla collina
MERCURIO: Padre, finalmente! Vedo una casetta!
(entrano in scena)
MERCURIO: Giove, padre mio, speriamo che qui ci accolgano Nessuno a valle lha fatto Ma
siamo Dei! Perch ci hanno respinto?
GIOVE: Mercurio, vedi, noi siamo dei ma ora non ne abbiamo laspetto ci hanno preso per
viandanti mortali e come tali ci hanno trattato. Ora, proviamo a bussare e speriamo!
(bussa; Bauci e Filemone aprono la porta)
BAUCI: chi siete?
MERCURIO: siamo viandanti e abbiamo bisogno di un posto per riposarci.
FILEMONE: prego, entrate!
Musica molto alta [Beethoven 2 Bauci OK]; i personaggi parlano tra di loro mentre Bauci cucina e
prepara la tavola, mettendo qualcosa per stabilizzare il tavolo sotto la gamba che lo fa traballare e
prendendo il cibo dalla credenza. Filemone 1)offre sedie e coperte ai viandanti 2) porta loro il
catino con acqua e panni per i piedi 3) sistema il letto. Bauci fa segno di andare a tavola e tutti si
siedono, iniziano a mangiare e continuano a parlare. Si abbassa la musica.

BAUCI: Filemone, finito il vino Vieni e aiutami a prenderne dellaltro (si alzano e si girano di
spalle, per prendere una brocca piena dalla credenza)
(Giove prende la brocca, fa un cenno a Mercurio, la abbassa sotto il tavolo e la scambia con una
piena. Bauci e Filemone tornano)
FILEMONE: ma.. com possibile.. era vuota! Bauci, come te lo spieghi? (si guardano stupiti)
(Giove si alza)
GIOVE: la spiegazione semplice: io sono Giove, questo mio figlio Mercurio. Siamo i vostri dei!
(Bauci e Filemone, visibilmente attoniti, si siedono ad ascoltarlo)
GIOVE: siete gli unici che ci hanno ospitato, nonostante non sapeste la nostra vera natura. I vostri
empi vicini pagheranno la pena che si sono meritati, ma voi vi salverete. Dovete solo seguirci.
(escono di casa, e si affacciano verso valle. Video che rappresenta un'inondazione/acqua. )
[ Beethoven 3 (temporale) Bauci OK]
GIOVE: la vostra casa lunica, come vedete, che si salvata dallinondazione. Abbiamo per
deciso di trasformarla in uno splendido tempio: adesso, giusto vecchio e tu, sua degna consorte,
esprimente un desiderio.
(Filemone e Bauci parlottano)
FILEMONE: Oh Giove, chiediamo di essere sacerdoti addetti al culto del vostro tempio e che la
morte ci porti via nello stesso momento, dato che tutta la vita labbiamo passata in perfetto accordo,
cos che nessuno dei due veda laltro morire!
GIOVE: cos sia!
Si spengono le luci. Al riaccendersi, la casa diventata un tempio: pavimenti in marmo, colonne,
tetto doro e porte cesellate. Al posto del tavolo un altare. Bauci e Filemone sono seduti fuori e
appaiono molto pi anziani.[Mahler Bauci OK]
BAUCI: caro, guarda questa distesa dacqua.. Ti ricordi di quando uscendo di casa vedevamo le
colline e le selve?
FILEMONE: gi Ma in fondo stato il volere di Giove e Mercurio. Ormai passato cos tanto
tempo Ogni giorno mi sento pi stanco del precedente, ma la voglia di stare con te non
diminuisce mai. Ringrazio gli dei per ci che ci hanno concesso.
(Bauci abbraccia Filemone ma se ne ritrae spaventata)
BAUCI: ma, Filemone, che ti succede? Le mie mani hanno sentito qualcosa di strano E ora,
vedendoti ma cosa
Avviene la metamorfosi. Alla fine, sono diventati due tronchi dalbero, quercia e tiglio, davanti
allingresso del tempio e vicini tra loro.
CHIUSURA:
INDUBBIO, IRA, VENDETTA E AMOR SONO
DEL MIO RACCONTO I PRINCIPALI ATTORI
SEBBEN NON PARLINO N SI VEDANO.
MUOVONO GLUOMINI A LOR PIACIMENTO,
LI ACCOLGONO, LI ATTIRANO A S,
LI RESPINGONO SECONDO IL LOR VOLERE.
MA GRAZIE A LORO CHE CINGO DALLORO
IL CAPO MIO; DEVO LOR RINGRAZIARE
SEL POEMA CHE SCRISSI HA IN ORO LINIZIO.

RINGRAZIO LOR, MA RINGRAZIO ANCHE VOI


OH MIEI UDITORI E MIE SPETTATORI.
MA DEI MIEI VERSI GI SON TROPPO SAZIO,

PERCI LESTO MAVVIO ALLA CONCLUSIONE:


CON UN DISTICO, CERTO ASSAI DA BRUTO,
FINISCO IL MIO POEMA E VI SALUTO.