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DAL <DE DEO CREANTE ET ELEVANTE> AI FONDAMENTI di ANTROPOLOGIA


TEOLOGICA: STORIA DI UN TRATTATO TRA CUGLIERI E CAGLIARI.
Ritengo di grande utilit ripercorrere la storia teologica di un trattato cos fondamentale.
Mi sembra opportuno procedere cos: considerare anzitutto la sua crescita a livello universale,
ecclesiale, per poi concentrarmi sul cammino proprio della nostra Facolt teologica nel periodo
cuglieritano e in quello cagliaritano.
La premessa di una storia teologica pi ampia, cattolica non ci distoglie minimamente dal
nostro cammino pi locale, e corrisponde bene alla realt teologica cuglieritana; grande dono di
Pio XI alla Sardegna, con collaborazioni diocesane, religiose sempre pi consistenti (ora anche
laicali), affidato alla cura e responsabilit della Compagnia di Ges. Essa esattamente per la sua
natura di Congregazione religiosa caratterizzata dal servizio universale della Chiesa
nell'ubbidienza al Vicario di Cristo in terra 1, assicurava a Cuglieri un ampio respiro cattolico,
come risulta anche dallo scambio di professori con la Facolt teologica S.J. di Chieri, un collegio
di docenti dal quale si attingeva abbondantemente per i servizi romani.2
Entriamo, dopo queste premesse necessarie, nella storia del nostro trattato nelle sue
vicende romane, alla Gregoriana, che sempre stata nel cuore delle attenzioni universali.
I. Dal trattato< de Homine> nella dogmatica teologica, al <De Deo creante et elevante>.
Consultando il pi diffuso e stimato corso completo di Studi teologici del sec. XIX e
primi inizi del XX, le <Praelectiones> del P. Giovanni Perrone SJ 3, individuiamo nel
Volume V un sobrio trattato <de Deo creatore>, diviso in tre parti: <De Angelis>, <De mundo>,
Cfr Formula dell'Istituto della Compagnia di Ges, nella Lettera apostolica di Giulio III
Exposcit debitum del 21/7/1550:" I. Chiunque nella nostra Compagnia che desideriamo insignita
del nome di Ges, vuole imitare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire soltanto il Signore
e la Chiesa sua sposa, a disposizione del Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra [....] si
persuada profondamente di fare parte di una compagnia istituita allo scopo precipuo di occuparsi
specialmente della difesa e propagazione della fede e del progresso delle anime nella vita e
dottrina cristiana." : IGNAZIO DI LOYOLA, Gli scritti, a cura di M. Gioia, UTET, 215.
2
Ricordo nomi di prestigio, come il Card. Carlo Maria Martini, il P.A. Vaccari, ma i nomi si
possono moltiplicare: i PP. Silverio Zedda, Mario Fois, P. Molinari, G.Rambaldi, P. Boccaccio, A.
Martina, G. Ferraro. Anche la Direzione accademica stata gestita da Padri con esperienza
romana: i PP.A. Martin,G. Bosio, I. Ganzi; il P. U. Burroni stato maestro dei Novizi ed
Istruttore di Terza Probazione, con docenza di teologia morale alla facolt teologica del Nord,
sede di Torino, e del Sud, sede di Napoli-Posillipo.
3
Il P. Giovanni Perrone SJ (+ 1878), il pi stimato e conosciuto teologo dei suoi tempi;
docente e prefetto degli studi al Collegio romano (attuale Gregoriana), le sue Paelectiones
theologicae conobbero ben 34 edizioni, dal 1835 alla fine del sec. XIX;considero l'edizione
trentatreesima di Marietti, Augustae Taurinorum, 1892, volume V < De Deo creatore>.
Conoscitore della teologia europea, ebbe rapporti anche con Newmann, conserv uno
stile scolastico; informato della novit scientifiche, rimanendo in atteggiamento difensivo delle
comuni credenze dei tempi e della Chiesa, anche se disposto al loro superamento, quando
richiesto; la sua perfetta conoscenza dell'insieme della teologia (Ispirazione, rivelazione, relazioni
scienza-fede...) gli forniva la possibilit di farlo.Cfr STEFANO MOSCHETTI, Le relazioni tra
scienza e fede, con riguardo al problema scientifico dell'ominizzazione nel contesto teologico del
Concilio Vaticano I, Piacenza 1974.
1

2
< De Homine>. In una completa prospettiva dogmatica si considera l'uomo, con attenzione a non
appesantire la trattazione con disquisizioni di andatura filosofica o propriamente esegetica, che
sono presupposte.
Gli argomenti tratati riguardano la <Protologia): creazione immediata dell'uomo da parte
di Dio, l'unit del genere umano per la discendenza dai protoparenti,la giustizia e la santit
originali, la gratuit di questo stato, il peccato originale e le sue conseguenze; riguardano la
<Escatologia> :la beatitudine celeste, purgatorio, inferno, limbo, giustizia universale e
risurrezione dei corpi.
Una trattazione della visione rivelata dell'uomo, ancora imcompleta nella teologia biblica,
inserita nell'insieme dei trattati teologici; una <Antropologia> ( ma il nome non compare) nella
Teologia, ma che gi concentra in una considerazione unitaria i temi <protologici ed
escatologici>.
Ancor pi concentra l'attenzione sull'uomo, restando sempre nella prospettiva di una
Antropologia nella Teologia,la novit introdotta da un altro Gesuita, Domenico Palmieri 4,
quando nel 1878 diede alle stampe il <De Deo creante et elevante>. Esso tratta della creazione,
dell'ordine soprannaturale e del peccato originale, dell'Immacolata concezione.
Un'opera poderosa, di 799 pagine: l'orizzonte sapienziale teologico-filosofico in cui il
Palmieri colloca il discorso sull'uomo risulta molto ampio. In questo perfettamante in linea col
programma di rinnovamanto degli studi teologici-filosofici portato avanti in modo sistematico dal
Leone XIII: volont ferma di fornire alla Chiesa una capacit di pensiero sicuro, universale,in
grado di orientare e illuminare la situazione culturale contemporanea molto frammentata, o
segnata da una vuota sistematica, come l'idealismo hegeliano, chiuso ad una vera trascendenza.5
Il grande impegno del Palmieri nel portare avanti una profonda e chiara dottrina sulla
creazione,( in verit, mi sembra pi filosofica che teologica) con l'aggiunta di una ampia e
completa esposizione teologica delle relazioni tra la natura umana ed il suo stato sovrannaturale,
era tale da offrire sicuri punti di riferimento: il contesto, bisognoso ancora di crescita, di
precisazioni, per delineare l'intelligenza della visione rivelata dell'uomo; proprio quello che
cercher di essere l'Antropologia teologica fondamentale.
Certo, valutando questo trattato alla luce della teologia promossa dal Vaticano II,
D.Palmieri fa parte di quella schiera di Gesuiti che molto si impegnarono nel fare rivivere le
scienze teologiche e filosofiche con prospettive sapienziali, universali, a somiglianza dei grandi
scolastici del sec. XIII. Questo era soprattutto il programma neotomista di Leone XIII (Enciclica
Aeterni Patris, del 1879), che chiese fosse allontanato da Roma ritendendolo non del tutto
partecipe dei suoi programmi di ispirazione tomista.. Il Palmieri accett tutto in silenziosa
obbedienza, continuando i suoi studi; tanto che lo stesso Leone XIII lo nomin teologo della
S.Penitenzieria, per la stima della sua sapienza e santit di vita. Considero la prima edizione :
Tractatus de Deo creante et elevante, auctore DOMENICO PALMIERI SJ, in Collegio Romano
Theologiae professore, Romae ex typographia polyglotta S.C. de Propaganda Fide, 1878; si d
una edizione postuma, edita a Prato nel 1910.
5
LEONE XIII, Enciclica Aeterni Patris del 4 /8/1879, in ASS 12(1879/80) 98-114., che
presenta S. Tommaso d'Aquino come Maestro esemplare della filosofia cristiana e della teologia,
non ogni questione, ma la sua Sapienza :"Diciamo la Sapienza di S.Tommaso: infatti se vi
qualcosa che dai maestri scolastici stata insegnata con poca considerazione, se ve ne qualche
altra che non si accordi pienamente con gli insegnamenti certi dei tempi pi recenti, o se ve n'
qualcuna non meritevole di essere accattata, non intendiamo certo che venga proposta al nostro
tempo come da seguirsi" DH 3140.
4

3
risultano evidenti limiti e sfasature.
Ne poniamo in risalto tre : un certo distacco tra la riflessione filosofica e l'evento della salvezza
con insufficiente teologia biblica, la difficolt nel valutare i nuovi apporti delle scienze
paleoantropologiche, lo scarso rilievo di una impostazione cristocentrica della sistematica
teologica.
I.1 L'insistere sulle capacit razionali dell'uomo nel campo della creazione, residuo della
reazione all'opposizione luterana tra < Theologia crucis e Theologia gloriae>.
Il Palmieri procede rigorosamante secondo S. Scrittura, Tradizione e speculazione; ma si
osserva nel campo della creazione uno sviluppo speculativo di qualit, logicamente rigoroso, ma
sovrabbondante, pi adatto ad un corso filosofico, che mortifica alquanto S.Scrittura e
Tradizione.
Le motivazioni di questi ampi sviluppi di filosofia della creazione si pu ricercare nella
reazione alla scarsa attenzione riservata alla metafisica, le naturali capacit dell'uomo di conoscere
Dio ,proprie della tradizione protestante . Il luterano concentrarsi sulla Croce salvifica di Cristo :
una <Theologia Crucis>, un Dio che nell'ordine della redenzione fa tutto, poca considerazione
della mediazione della stessa Umanit SS del Signore Ges.6
Sappiamo come questo concentrarsi sull'interiorit di una fede giustificante favorir nel
cattolico Cartesio un certo razionalismo della <res cogitans>, i suoi rapporti problematici colla
<res estensa>, favorir la teoria Kantiana dell'Io trascendentale, vuoto di contenuti reali circa Dio,
il cosmo e l'anima; infine la dialettica dell'idea assoluta di Hegel.7
Non era nell'intenzioni di Lutero, ma la Theologia crucis che salva per un fede interiore,
ha condotto a ci che aborriva, un vero razionalismo.
Anche empirismo e illuminismo, quando non coltivano un aperto materialismo,
presentavano una Teodicea molto superficiale.
Il pensiero cristiano nei programmi di restaurazione di Leone XIII, puntava molto su una
teologia-filosofia della creazione, capace di offrire un ambito di corretta sapienza universale, di
<recta ratio>, in cui situare e illuminare le agitate questioni del secolo.
Ma in quanto veniva elaborata,anche dagli autori cattolici, con un certo distacco dalla
rivelazione biblica, dalla tradizione viva del pensiero cristiano, poteva rischiare a sua volta di
Cfr B. GHERARDINI, La Theologia crucis, chiave ermeneutica per la lettura e lo studio di
Lutero, AAVV, La sapienza della Croce, Vol I, Elledici, 1976, 541-573. Y. CONGAR, La
christologie de Luther, in Chretien en dialogue, Cerf, Paris 1964; L. SCHEFFCZYK,Creation et
providence, Cerf, Paris 1967, 181ss;S.M. MOSCHETTI,La giustificazione luterana per la sola
fede e la sua integrazione nella Celebrazione e nel Credo della Chiesa, in Theologica & Historica,
XV (2006) 63-94.
7
Riportiamo l'interpretazione di Hegel sullo sviluppo della filosofia dell'interiorit : "In questo
nuovo periodo il principio il pensiero, il pensiero che parte da se stesso, questa interiorit che si
connota in riferimento al cristianesimo, e che il principio protestante.
Ora, il principio di ritenere questa interiorit in quanto tale, di rifiutare l'esteriorit
morta, l'autorit e di considerarla come inaccettabile. Secondo questo principio della interiorit, il
pensiero, il pensiero per s, la punta di diamante della coscienza, e questa interiorit ci che si
regge da s".
Hegel ritiene Agostino l'iniziatore di questo processo di interiore coscienza, col suo porsi
solo davanti al Dio solo; Cartesio avrebbe esposto metodicamente questo scendere nella propria
interiorit a prescindere dal mondo. Cfr. E. PRZYWARA, Augustin passions et destins de
l'Occident, Cerf, Paris 1987, 41.
6

4
svilupparsi con una certa andatura razionalistica, riflessioni sistematiche corrette ed intelligenti, in
uno sviluppo logico poco in riferimento alla vita e alle questioni dibattute.
Poteva ritrovarsi nuovamente in un certo tendenziale razionalismo, certo sempre
moderato da un forte senso della trascendenza del Creatore, dell'analogia a Lui della creatura.8
Questo insistere, e offrirne pubblico saggio, delle
capacit superiori, metafisiche, di pensiero e verit dell'uomo
non sempre indicava con chiarezza la sua situazione storica di
origine, cio il suo situarsi in una tradizione viva, di
rivelazione e di vita cristiana.9
Non che in questo campo mancassero solenni affermazioni
magisteriali : il Vaticano I parlando dei vantaggi della
Rivelazione, oltre alla conoscenza delle realt del tutto
soprannaturali, come la SS Trinit, che solo Dio pu offrire
all'uomo, ricordava inoltre :
" E' grazie a questa divina rivelazione che tutti gli
uomini possono, nella presente condizione [peccaminosa] del
genere umano, conoscere facilmente,con assoluta certezza e
senza mescolanza di errori, ci che nelle cose divine non di
per s inaccessibile alla ragione".(DH 3005).
Non si percepisce sempre in questi autori neoscolastici,
quando espongono rigorosamente la dottrina della creazione,
quanto il contesto della Rivelazione abbia influito decisamente
nella sua individuazione e sviluppo. Si pu dare l'impressione
Cfr I. BIFFI,Ragione, Fede, Teologia in Rosmini: dal Razionalismo al linguaggio teologico, in
Teologia 10(1985) 59-90; I. Biffi si riferisce in particolare alla seconda piaga, che l'insufficiente
educazione del Clero, di cui parla il teologo di Rovereto nel II cap. de: Le Cinque piaghe della
S.Chiesa. C.M. MARTINI, Come un Vescovo rilegge il libro delle cinque piaghe, in M.
MARCOCCHI -F. de GIORGI edd., Il gran disegno di Rosmini, Vita e pensiero, Milano 1999,
278, mostra il suo disagio per la volont del Rosmini a riportare ogni piaga nel quadro di uno
sviluppo storico sempre decadente rispetto all'esaltazione della Chiesa dei primi tempi. Aggiungo
io che questo era il programma della storiografia luterana.Certamante non il programma di
rinnovamanto portato avanti dal Rosmini.
9
Cfr quanto espresso nella Fides et ratio, nn 75-79 sui differenti stati della Filosofia, in
particolare n 76 sulla Filosofia cristiana ."Con questo appellativo si vuole piuttosto indicare un
filosofare cristiano, una speculazione filosofica concepita in unione vitale con la fede. Non ci si
riferisce quindi semplicemente ad una filosofia elaborata da filosofi cristiani, i quali nella loro
ricerca non hanno voluto contraddire la fede.Parlando di filosofia cristiana si intendono
abbracciare tutti quegli importanti sviluppi del pensiero filosofico che non di sarebbero realizzati
senza l'apporto, diretto o indiretto, della fede cristiana.
Due sono pertanto gli aspetti della filosofia cristiana: uno soggettivo, che consiste nella
purificazione della ragione da parte della fede. Come virt teologale essa libera la ragione dalla
presunzione, tipica tentazione a cui i filosofi sono facilmente soggetti [...].
Vi poi l'aspetto oggettivo, riguardante i contenuti: la Rivelazione propone chiaramente
alcune verit che, pur essendo naturalmente inaccessibili alla ragione, forse non sarebbero mai
state da esa scoperte, se fosse stata abbandonata a se stessa."
8

5
che l'uomo, nel suo attuale stato peccaminoso, possieda
capacit integre nel trattare di Dio creatore e della sua
opera, un po' troppo asettiche, nel loro esercizio, dal
contesto della vita della comunit dell'alleanza.
Certo, storicamente, non avvenuto cos, e questo
anche nel tempo della rivelazione biblica, il costituirsi del
libro ispirato del Pentateuco: sappiamo che riconosciuta
apertamente la capacit dell'uomo di conoscere il Creatore,
capacit che lo costituisce uomo, che non pu perdere, in
realt stato il manifestarsi del Dio dell'Alleanza, unico,
personale, spirituale, trascendente, a favorire il recupero
della conoscenza piena, senza errori dell'unico Dio della
creazione; il Dio dell'Alleanza anche l'unico Creatore.10
Il mito cosmogonico assiro-babilonese, egizio, degradato,
idolatrico,
stato, dall'autore ispirato del Pentateuco,
purificato, trasformato e reso atto ad esprimere la creazione
dell'unico Dio.11
I,2. Teologia-filosofia della creazione nel dialogo
difficile con le scienze paleoantropologiche.
Questa capacit riconosciuta del Dio rivelato nella storia
salvifica, il Dio dell'Alleanza, di assistere il corretto uso
della ragione per ritrovare ed esporre le verit della
creazione ancora accessibili alla ragione, poteva alleggerire
il contenzioso concordistico dei secoli scorsi sui problemi
dell'origine dell'uomo.12
Si assiste invece ad una certa diffidenza verso la scienza
sperimentale moderna, quasi un difendersi dalle sue scoperte,
come l'antichit dell'uomo, che quadra sempre di meno con i
dati che si pensa di individuare nelle Scritture; tanto pi
quando si tratta dell'origine per evoluzione del corpo umano.
Un atteggiamento difensivo, in attesa di ulteriori
sviluppi, che dovevano realizzarsi all'interno delle scienze
bibliche
:
migliore
conoscenza
del
contesto
culturale
dell'Oriente antico, ma sempre nella luce dell'Ispirazione
delle Scritture Sacre, della storicit propria, teologica delle
narrazioni pre-abramiche, la cosiddetta preistoria biblica (Gn
1-11); il tutto sempre sottoposto al giudizio autentico del
Magistero. 13
Cfr L.F. LADARIA, Antropologia teologica, Piemme-Pont. Univ. Gregoriana, Casale
Monferrato-Roma 1995,15-47
11
Cfr GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio, n 16.
12
Cfr S.MOSCHETTI, Le relazioni tra scienza e fede, con riguardo al problema scientifico
dell'ominizzazione nel contesto teologico del Concilio Vaticano I, cit., 27-32.
13
Ricordando, come affermava Benedetto XVI, che a problemi contingenti ed urgenti, come
nell'esegesi di Gen 1-11, la Commissione biblica ha potuto dare soluzioni contingenti; ma bisogna
10

6
Lo
sviluppo
delle
scienze
positive,
sperimentali
razionali, sono come uno stimolo esterno per migliorare
l'esegesi, separarla da impropri e antistorici concordismi; non
possono evidentemente entrare nel dato rivelato, a scanso di
ulteriori concordismi; possono e devono essere ugualmente utili
e necessari.14
I.3. La neoscolastica, e la mancanza di un cristocentrismo
sviluppato.
Se le articolazioni tra verit rivelate e di ragione, come
la Creazione, si dimostrano nei neoscolastici bisognose di pi
corretta impostazione, questo si nota specialmente per quanto
riguarda il Cristocentrismo, le relazioni tra Cristo e la
creazione stessa.
Che la creazione sia opera del Dio uno-tripersonale viene,
per es. dal Palmieri, lucidamente avvertito:
non potrebbe
essere altrimenti, un dato biblico incontrovertibile,
professato anche nel Credo niceno-costantinopolitano.
Il Palmieri disquisisce profondamente come il Verbo e lo
Spirito
Santo
partecipano
all'azione
creatrice
di
Dio,
distingue ci che nelle qualit delle creature pu essere
attribuito alle singole Persone, per la somiglianza alle loro
propriet di origine( generazione del Verbo; processione dello
Spirito Santo).
Nelle creature sub-umane si parla di
vestigia delle Persone trinitarie; nell'uomo, per la sua
sostanziale unit e la vita intellettiva e volitiva la
somiglianza risulta intensa: creato secondo l'Immagine
filiale , il Verbo di Dio.15
Queste corrette considerazioni non mi sembrano influire,
esplicitamente sullimpostazione della sistematica teologica, e
riconoscere che attraverso le soluzioni contingenti e imperfette, si assicurato un ordinato
progresso degli studi biblici, evitando derive ideologiche.Cfr.BENEDETTO XVI, Discorso alla
Curia romana del 22/12/2005, in Regno Documenti LI (2006), 8-9.
Ma gi l'esegeta cattolico F.H. REUSCH,Bibel und Nature. Vorlesungen uber die
mosaiche Urghesichte, Freiburg im Br.,1870, 370s, pur favorendo la dottrina tradizionale della
Chiesa nel confronto con le novit sull'origine dell'uomo, affermava che con gli antropologi del
futuro si intenderanno i teologi del futuro; pretenderlo dai teologi del suo presente sarebbe
troppo.
14
Pensiamo per es. a quanto le conoscenze attuali della genetica, che ci parlano di una cellula
uovo fecondata gi in posesso, nel proprio patrimonio di geni, di tutte le future caratteristiche (il
genotipo conduce al fenotipo), favoriscano il ritenere l'infusione da parte di Dio dell'anima
spirituale gi nell'atto dello stesso concepimento dell'embrione. L'unit del genotipo, che gi
precontiene tutte le caratteristiche che compariranno in futuro, appella all'infusione dell'Anima
spirituale, affinch tutto lo sviluppo sia umano, al servizio della Persona, la sua espressione.
15
Cfr D. PALMIERI, Tractatus de Creatione et de praecipuis creaturis, editio postuma, ed.
Giachetti, Prati,1910, 77-89.

7
quindi sull'impianto generale della visione dell'uomo e del suo
comportamento spirituale-morale; risulta invece evidente in S.
Tommaso, nella sua Summa.16
Ancor pi si nota l'insufficiente esplicazione della
categoria dell'Immagine di Dio, che ritroviamo nella pienezza
umica di Cristo, nella partecipazione subordinato dell'uomo.17
La categoria dell'Immagine di Dio propria dei Testi
biblici frutto di una intensa riflessione sulla storia
salvifica, il dialogo prolungato Dio-uomo( Codice sacerdotale,
tradizione sapienziale, lettere paoline); sono una quasi
definizione dell'uomo, per orientare la sua vita nel progetto
di Dio, secondo la sua misura e la sua norma, la sua pienezza
definitiva, il Signore Ges.
II. La svolta verso il costituirsi di una antropologia
teologica.
Nel
pensiero
moderno,
sempre
pi
post-cristiano,
constatiamo
con
evidenza
un
concentrarsi
di
interessi
sull'uomo, sino
alla dimenticanza che creato secondo
l'Immagine di Dio, con derive razionalistiche o materialistiche
che ne compromettono la dignit, il valore.
Risulta necessario che anche la Teologia si interroghi con
pi attenzione sull'uomo, nel quadro sicuro della storia
salvifica, il suo vertice in Cristo, della verit di una
creazione cristofondata e finalizzata. Una operazione teologica
molto delicata, perch da una antropologia teologica, il cui
specifico
qualificante
risulta
l'essere
autenticamente
teologica, si poteva anche slittare in una insostenibile,
assurda teologia antropologizzata.
Anche se il termine di Antropologia teologica, anzi
soprannaturale,compare sin dal secolo XIX, come nel Rosmini,18
S. Tommaso d'Aquino, Prologo della II parte della Summa:
"Poich l'uomo stato creato ad Immagine di Dio, in quanto [...] dotato di intelligenza e libero
arbitrio dominio dei propri atti, dopo avere trattato dell'esemplare cio di Dio e delle creature che
sono venute all'essere per la divina potest secondo la sua volont, ci rimane di trattare della sua
Immagine in quanto principio delle proprie azioni, per il libero arbitrio e per la capacit di
disporre di s"
17
Cfr C. SCHONBORN, L'homme cr par Dieu : le fondement de la dignit de l'homme, in
Gregorianum 65 (1984), 337-353, ove a pag.344 osserva "[...] si pu anche dire senza
esagerazione che i grandi periodi di rinnovamento teologico sono stati pure dei momenti forti
della teologia dell'Immagine di Dio. Alquanto negletta nella teologia scolastica, il tema ha
ricevuto un luogo di prim'ordine nei documenti dell'ultimo Concilio e del Magistero recente". Cfr
COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Comunione e servizio, La persona
umana creata a immagine di Dio, in La Civ. Catt. 2004 IV 254-286.
18
A. ROSMINI, Antropologia soprannaturale, T. I e II, a cura di U. Muratore, Opera omnia vv.
39-40, Citt nuova ed., Roma 1983.
16

8
l'elaborazione
sistematica
primaria
si
deve
individuare
anzitutto nel Vaticano II, in particolare nella prima parte
della Gaudium et spes.19
II.1. L'Antropologia teologica della prima parte della GS
E' cosa nota che la GS rappresenta il frutto maturo di un
Concilio che ha riflettuto sulla Chiesa, partendo dalla sua
Liturgia (Sacr. Concil.), considerando la Parola di Dio in essa
fedelmente trasmessa e insegnata (Dei Verbum).
La Chiesa,mentre acquista cos una pi esplicita e
riflessa coscienza della sua natura, essere <universale
sacramento della salvezza>(LG n 48), della comunione con Dio,
del suo essere comunit della nuova alleanza, ha quasi sentito
l'esigenza di precisare i suoi rapporti col <mondo> dei
problemi umani, e quindi d'interesse comune a tutti gli uomini;
indicare il contributo specifica della Chiesa per la loro
soluzione corretta.
A questo interrogativo era possibile dare una risposta
positiva, perch gi la LG presentava un'impostazione migliore
circa le realt create ( terrene, temporali, secolari,
naturali)
e
le
realt
pi
specificamente
ecclesiali
(escatologiche, eterne, sacre, soprannaturali).20
Il rapporto spirituale-temporale viene nella LG espresso
con particolare attenzione allorch si parla della vita e
dell'attivit del laico cristiano :in esse ritroviamo la stessa
esistenza secolare, con le sue riconosciute libert ed
autonomie, ma animata da valori evangelici, sottoposta al
progetto storico e al comandamento di Dio (nn 30-31).
La LG si mostra cos gravida di una matura riflessione sul
temporale, nella sua riconosciuta consistenza ed autonomia, e
nella sua necessaria armonia e ordinazione ai valori spirituali
ed escatologici.
Questa riflessione - cos rettamente impostata affinch la
Chiesa, specialmente attraverso i suoi laici possa realizzare
la totalit della sua missione - si presentava parimente capace
di prolungarsi in una costituzione pastorale sui complessi
rapporti Chiesa-mondo, per la salvaguardia dell'uomo.
I Padri del Vaticano Ii avvertirono l'urgenza e la
Cfr L. LADARIA, L'uomo alla luce di Cristo nel Vaticano II, in Vaticano II : Bilancio e
prospettive venticinque anni dopo (1962-19879, a cura di R. Latourelle, Cittadella ed. Assisi
1987, vol II, 938-951; J. MOROUX, La dignit de la personne humaine, in Y.CONGAR, M.
PEUCHMAURD, ED.,
L'Eglise dans le monde de ce temps,Constitution pastorale
<Gaudium et spes>, T. III, Unam sanctam 65c, Paris 1967; Id., Sur la dignit de la personne
humaine, situation et signification du chapitre I, ibidem 65 b, T.II.
20
Cfr lo studio di G. MARTELET, la Chiesa e il temporale: verso una nuova concezione, in G.
BARAUNA ed.,La Chiesa del Vaticano II, Vallecchi, Firenze 1965,541-560.
19

9
difficolt dell'operazione teologica21. E' noto che dopo
l'individuazione dei problemi pi urgenti, raccolti insieme
perch oggetto del dialogo Chiesa-mondo,( ora la seconda parte
della GS), si present la necessit di esplicitare i fondamenti
di una antropologia teologica, che di quei dialoghi, nella
concretezza delle questioni, rappresentasse l'orizzonte, la
guida e la norma.
I Padri sentirono questo compito urgente, ma anche nuovo
e difficile da realizzare, perch mai si era tentata una tale
sintesi teologica : formulare le linee essenziali della visione
rivelata dell'uomo, in modo tale da essere intesi anche dai non
cristiani.
Ma se una riflessione cos spinta e con interlocutori cos
allargati
rappresentava
un'assoluta
novit,
dobbiamo
riconoscere essere semplicemente normale che la comunit
dell'Alleanza, ben stabilita nella sua situazione , qualificata
da una intensa e vissuta comunione con Dio salvatore, sorretta
dai segni sacramentali della sua presenza, allarghi il suo
sguardo alla situazione universale dell'uomo; stabilisca un
dialogo
accogliendo
prospettive
e
sottoponendole
a
discernimento in forza di ben individuate realt di fede.
Un modo simile di procedere si pu individuare anche nella
GS: come criterio fondamentale per dialogare col mondo delle
questioni umane si pone la categoria e dimensione
della
creazione, dell'uomo creato secondo l'Immagine di Dio, cio
Cristo, alfa ed omega di tutto l'operare di Dio (nn. 12; 10 e
22; 32; 38).
L'uomo creato secondo l'Immagine di Dio, Ges Cristo,
l'uomo la cui dignit risulta fondata (cap. I), il cui
inserimento nella societ ricerca e promuove il bene personale
di tutti (cap. II), la cui attivit, redenta nella Pasqua di
Cristo, bene orientata verso la pienezza escatologica
(cap.III): in questo orizzonte la Chiesa pu dialogare col
mondo in vista della difesa e retta promozione dell'uomo(IV).
Questa sintesi di Antropologia teologica conciliare si
present possibile poich gi si davano evidenti precedenti
nella stessa S. Scrittura.
II,1,1: Il modello di Antropologia teologica individuabile
in Gen 1-11.
Una prima somiglianza fondante gli insegnamenti della GS
si pu individuare nella cosiddetta preistoria biblica (Gn 111): essa non intende solo descrivere le grandi linee della
storia teologica, degli eventi etico-religiosi determinanti la
Cfr La relatio di E.Guano, in Act. Sjn., vol. III, pars V, 1975,206; G.Garrone, relatio gneralis,
ivi, vol. IV, pars I, 1976,555-557.
21

10
vita della famiglia umana prima della vocazione di Abramo, ma
intende anche precisare la relazione del popolo dell'alleanza
con tutti gli altri popoli, le comuni dimensioni umane, ben
individuare e situare la loro consistenza davanti all'unico Dio
creatore e salvatore.22
Il primo risultato di questa grandiosa operazione di fede
e di sensibilit umana una pi esplicita e universale
affermazione che tutto creato da Dio (Gn 1,1-2,4a) :il Dio
personale, trascendente, spirituale, unico dell'Alleanza
anche l'unico Creatore del tutto.
L'uomo, ogni uomo, creato secondo l'immagine di Dio (Gn
1,26-27), in forza del soffio vitale di Dio (Gn 2,7), capace
quindi di dialogare con Dio, accogliere il comandamento divino,
discernere responsabilmente il bene ed il male. E' s segnato
dalle conseguenze del peccato delle origini, conseguenze che
toccano tutti i nodi decisivi dell'esistenza, ma a tutti
promessa la redenzione (Gn 3). Anche l'Alleanza si delinea come
un bene offerto a tutti: al Sabato, giorno del riposo e della
pace con Dio, giorno celebrativo dell'Alleanza, non forse
ordinata l'intera creazione, ogni attivit dell'uomo? (Gn 2,14).
Notiamo
ancora
come
il
materiale
sottoposto
al
discernimento
teologico
in
forza
di
queste
dimensioni
dell'alleanza, sono i dati culturali dell'oriente antico :miti
cosmogonici, giardino degli dei, albero della vita, liste di re
sumerici mitici, commistione di divino ed umano.
I problemi umani considerati sono, essenzialmente, quelli
esaminati nella II Parte della GS: Matrimonio e famiglia (Gn
2,20-24; 3,16; 6,1-2), progresso della cultura e della vita
economica-sociale (4,17-22), la pace ed i rapporti tra le
comunit politiche (4,2-16; 4,23-24; 11, 1-9). Ma quale cambio
di visione e quindi di gestione della vita, quando in questa
confusione di realt cosmiche divine e umane, si introduce il
principio della creazione, che cio solo Dio Dio, che tutto
il resto opera sua, che l'uomo creato sin dagli inizi
secondo la sua immagine, invitato alla comunione con Lui !
La dignit e salvezza dell'uomo consiste nel perseverare
nella comunione obbediente con Dio; senza questa fedelt eticoreligiosa il progresso umano nell'estendersi dei rapporti
sociali e nel sottomettere la terra si risolve a danno
dell'uomo: Caino uccide Abele, il fabbro Lamech moltiplica la
sua vendetta (4,3-24); il diffondersi del peccato, specialmente
il disordine del matrimonio, riporta il caos originario della
Cfr N. NEGRETTI-C. WESTERMANN-G. von RAD, Gli inizi della nostra storia, Marietti,
Torino 1974, 7-60.
22

11
confusione
delle
acque
(6,1-9.19);
l'opprimente
tirannia
politica di Babilonia, nel segno delle sue torri protese verso
il cielo, provoca l'incomunicabilit dei popoli e l'indurimento
delle culture (11,1-9).
Questa prospettiva cos universale, questo riconoscimento
della
bont
originaria
della
creazione
nonostante
le
conseguenze perduranti del peccato, questa lettura della
storia, di ci che fa progredire in senso salvifico l'umanit,
rappresenta,
ricordiamolo
sempre,
il
frutto
maturo
dell'Alleanza accolta dal popolo di Dio. L'Alleanza, fedelmente
vissuta nella concretezza dei comuni problemi umani, ha una sua
forza propria, capace di liberare l'uomo da confusioni
degradanti la sua dignit, di restituirgli la consistenza vera,
oggettiva della creazione, la libert donata della sua
esistenza personale e sociale, nelle sue attivit.23
II.1.2.I
modelli
sapienziali
e
neotestamentari
di
Antropologia teologica.
Passiamo ora all'epoca del post-esilio, in cui il popolo
di Dio dovette convivere con la cultura ellenistica e la sua
visione razionalista e fondamentalmente monista del mondo;
vediamo come questo <cosmo> divinizzato - percepito come un
insieme bello, bello, ordinato, ma assolutizzato, dotato di
logos-pneuma immanenti, quindi di leggi proprie da riconoscere
ed osservare (in questo consiste la sapienza) - rischi di
prendere il posto di Jahw.
Ma anche in questa situazione culturale, lungi dal
secolarizzarsi, lo jahwismo purifica e assume nell'integra
fedelt all'unico Dio creatore e salvatore la nuova visione di
vita.
I libri sapienziali riflettono la nuova situazione
culturale, con le sue prospettive pi oggettive del mondo; si
cerca avidamente la sapienza, come retto modo di gestire la
propria vita, in tutti i suoi aspetti. Ma l'intera operazione
sapienziale si svolge davanti a Jahw salvatore e creatore
universale, nell'atmosfera propria dell'alleanza: l'inizio
della Sapienza infatti il timore di Dio.24
Il risultato di questo impegnativo discernimento una
visione di fede pi perspicace dei rapporti tra il Dio creatore
e salvatore ed il cosmo: la sapienza avidamente ricercata
Cfr C. TRESMONTANT, Cristianesimo, Filosofia, Scienza, Jaca Book, Milano 1983, 1343.;R. MINNERTH,Le chrtiens et le monde, Gabaslda, Paris 1983,1-37.
24
Cfr F. FESTORAZZI, Il valore dell'esperienza e la morale sapienziale, in Fonfmaenti biblici
della teologia morale. Atti della XXII Settimana biblica, Paideia, Brescia 1973, 117-146; W.
KERN, Interpretazione teologica dela fede nella creawzione, in Mysterium salutis 11/2 : La storia
della salvezza prima di Cristo, Queriniana, Brescia 1970,73-77
23

12
nell'esperienza umana viene in definitiva da Dio, una sola
cosa con Lui, il suo progetto creatore, stata diffusa
dappertutto , ma la sua sede privilegiata la legge ed il
culto di Israele; essa fa gli amici di Dio.
Il fondamento antropologico di questa lettura ancora
l'uomo capace di Dio, creato secondo la sua immagine (Sir 17,112;Sap 2,23): egli invitato ad aprirsi alla sapienza
creatrice per la gestione di un mondo di cui meglio si
percepisce la consistenza.
Possiamo quindi intuire come il vertice di questo
discernimento che congiunge autonomia e consistenza ricevute,
di creazione, con la comunione pi intensa con la vita di Dio,
sar sviluppato nella nuova alleanza in Cristo. Il progetto
sapiente di Dio creatore e redentore si realizza in Cristo,
inteso sin dalla fondazione del mondo, perch siamo in Lui
figli santi ed immacolati, a lode della sua gloria (Ef 1,3-12).
Cristo svela l'uomo all'uomo e, manifestandogli l'amore del
Padre scende in profondit nella sua vita umana, illuminando e
redimendo le situazioni essenziali della sua esistenza.(Cfr GS
n 22).
Mentre Cristo libera il cuore dell'uomo dal peccato e
dall'egoismo, mentre manifesta con autorit la volont divina
sui fatti decisivi religiosi ed etici della vita dell'uomo (per
es. sacerdozio, famiglia, accoglienza dei deboli, tutto sempre
in relazione a Lui, norma, alfa ed omega della vita umana),
lascer piuttosto all'uomo di penetrare responsabilmente le
leggi particolari della creazione. La libert del cuore, la
grande legge della carit, rende atti a ricercare le leggi di
una natura creata buona, anche se l'uomo deve restare
vigilante, attento a Cristo, perch fragile e peccatore, perch
passa la figura di questo mondo.25
Notiamo come in questa situazione neotestamentaria di
serrato dialogo col mondo, riappare la categoria dell'immagine
di Dio: essa il Cristo, nuovo e definitivo Adamo, redentore,
cui dobbiamo conformarci; gi il primo Adamo appare come tipo,
abbozzo deturpato dal peccato, del futuro e definitivo, Cristo
Signore (Col 1,15; 1 Cor 15,45-49; 2 Cor 3,18-4,2; Rom 5,14;
Rom 8,29).26
Cfr G. MARTELET, Il Primogenito di ogni creatura. Abbozzo di una visione cristologica
della creazione, in Communio, n 1/1976, 34-47. R. COSTE, Dimensioni politiche della fede,
Cittadella, Assisi 1973,54-58; H.U. von BALTHASAR, Neuf thses pour un thique chrtienne;
H. SCHURMANN, La question du caractre obligatoire des jugements de valeur et des
directives morales du Nouveau Testament ( testi approvati in forma generica dalla Commissione
teologica internazionale), in Enchiridion Vaticaunm , vol V (1974-1976), EDB 1980, 612-661.
26
Cfr S. MOSCHETTI, La legittima autonomia delle realt terrene. Riflessioni sulla <Gaudium
25

13
III. L'Antropologia teologica fiorita nel post-concilio.
Questo modello conciliare di una visione dell'uomo cos
radicata nella S. Scrittura, cos capace di restituire al
pensiero cristiano identit e capacit di dialogo, ha indotto
quasi tutti i Trattatisti a lasciare il nome ( non i contenuti)
del <De Deo creante et elevante>, per accogliere, con varianti
significative, il titolo di Antropologia teologica27: se il
trattato si limita alla Creazione, creazione in Cristo,
creazione dell'uomo secondo la pienezza dell'immagine di Dio,
cio Cristo,redentore dell'umanit, si aggiunge volentieri
l'aggettivo <fondamentale>
Pionieri di questa svolta antropologica di sensibilit e
titoli, sono stati i Professori,ancora della Gregoriana,
M.Flick e Z. Alszeghy, miei maestri.
Dopo
dispense
in
latino
ad
uso
degli
studenti,
pubblicavano
nel
1969
un
testo
di
Fondamenti
di
una
28
Antropologia teologica , con i contenuti dei loro precedenti
trattati, <il Creatore>, <Il Vangelo della grazia)29. I
Contenuti de <il Creatore> sono esposti, con sensibilit
antropologica, nel Libro primo, dal titolo significativo :
l'uomo sotto il segno di Adamo; i contenuti de <Il Vangelo
della grazia> nel Libro secondo :L'uomo sotto il segno di
Cristo.
Come ogni svolta teologica, ha conosciuto contestazioni :
specialmente la teologia del peccato originale attraversava un
momento delicato.
Il P. Alszeghy, specialista di creazione (gli si pu
attribuire una paternit particolare del Libro primo, l'uomo
sotto il segno di Adamo),organizza la materia in tre parti
:l'uomo creatura di Dio, l'uomo immagine di Dio, l'uomo
alienato per il peccato.
I contenuti dell'<Uomo sotto il segno di Adamo>, del P.
Alszeghy, sarebbero degni di ampie considerazioni; un'opera da
pionieri, che ha conosciuto sviluppi nell'opera del Padre L.F.
et spes>, Civilt Cattolica 1984 IV 428-440.
27
Ricordiamo alcuni dei trattati pi usati : I. SANNA, Chiamati per nome, Antropologia
teologica, ed.San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1994;L.F. LADARIA, Antropologia teologica
cit.; G. GOZZELINO,Vocazione e destino dell'uomo in Cristo, Saggio di Antropologia teologica
fondamentale (protologia), Elle dici Leumann (To) 1985,G. COLZANI, Antropologia teologica,
l'uomo paradosso e mistero, Corso di teologia sistematica 9, EDB 1997
28
M. FLICK, Z. ALSZEGHY, Fondamenti di una antropologia teologica, nuova collana di
teologia cattolica 10, lib. ed. Fiorentina, 1970
29
M. FLICK - Z. ALSZEGHY, Il Vangelo della Grazia, un trattato dogmatico, nuovo corso di
teologia cattolica VI, Lib. ed. Fiorentina 1964;Iidem, Il Creatore, l'inizio della salvezza, ibidem,
III, parte II.

14
Ladaria, successore nell'insegnamento di Antropologia teologica
alla Gregoriana. Passiamo ora ad esaminare il nostro cammino
locale.
IV. Il <De Deo creante et elevante> nel periodo cuglieritano.
Ne abbiamo documentazione scritta: nel <Cursus theologicus
a professoribus facultatum Cheriense et Kurulitanae exaratus>,
il vol. II, opera di C. Bozzola, presenta il titolo: <De Deo
uno et Trino, de Deo creante et elevante>30. Esposizioni chiare,
sintetiche,
certo
nello
stile
neoscolastico,
che
gi
conosciamo, con i suoi vantaggi , ed i suoi limiti.
Nell'annuario della Facolt compare come testo del corso
per l'ultima volta nell'anno accademico 1957-1958; il P. A.
Perego che tiene il corso, vi aggiunge. come testo di
riferimento, la parte I della Summa di S.Tommaso.
Nell'anno accademico 1960-1961, lo stesso P. Perego, al
posto del trattato del P.Bozzola, nomina il testo prodotto dai
Gesuiti delle facolt teologiche spagnole, della stessa qualit
neoscolastica, molto pi voluminoso.31
Mi sembra segno di grande sensibilit teologica, desiderio
velato di superamento dei limiti della neoscolastica, che ai
testi neoscolastici (P. Bozzola ha il pregio della sobriet),
si aggiunga la Somma di S.Tommaso. S.Tommaso infatti, con pi
aderenza alla S.Scrittura, porta a maturit gli insegnamenti
dei Padri sulla partecipazione delle Persone trinitarie
all'azione creatrice dell'Unico Dio.
Non
solo
come
questione
interessante,
ma
come
fondamentale, strutturante il piano stesso della Somma. Bene
riportare una citazione:
" Dobbiamo dire che ci era necessaria la conoscenza delle
Persone divine per un duplice motivo: in primo luogo per avere
una idea esatta circa la creazione del mondo; in secondo luogo
e a maggior ragione per avere una idea esatta della salvezza
del genere umano, che si realizza per l'incarnazione del Verbo
e per il dono dello Spirito Santo" ( S. Th., I, q. 32, art. 1,
ad 3.).
Tommaso pu quindi affermare:
" Le Persone divine hanno un influsso causale sulla
creazione in base alla natura delle rispettive processioni: Dio
Padre ha operato la creazione mediante la sua Parola, che il
Figlio, e mediante il suo Amore che lo Spirito" (S. Th. I, q.
C. BOZZOLA, De Deo uno et Trino, de Deo creante et elevante, Cursus teheologicus a
professoribus Facultatum cheriensis et kurulitanae exaratus, vol II, M.D'Auria ed., Neapoli 1948
31
I.M. DALMAU, I. F. SAGUES,De Deo uno et trino. De Deo creante et elevante. De
peccatis, Sacrae Theologiae Summa, Iuxta Constitutionem Apostolicam " Deus scientiarum
Dominus" II, B.A.C., Matriti 1955.
30

15
45,art.VI respondeo).
In tal modo le processioni delle Persone costituiscono
anche i principi per la produzione delle creature; commenta W.
Kern :
"Come le realt sono parola della Parola, cos sono pure
doni del Dono [ lo Spirito Santo]. Il carattere di parola si
manifesta nella possibilit che ha l'essere di conoscere, di
essere conosciuto e di avere un'essenza, il carattere di dono
nella sua tensione, nella sua attualit, nel suo dinamismo
realistico ed efficace, nel suo valore"32
Insegna S.Tommaso, I, q.45, art.7, respondeo :[...]
troviamo in tutte le creature la rappresentazione della SS
Trinit come vestigia, in quanto troviamo in ciascuna creatura
degli aspetti che necessario attribuire, come a loro causa,
alle Persone divine. Infatti ogni creatura sussiste nel proprio
essere, ha inoltre una forma che ne determina la specie, e
finalmente un ordine verso qualche altra cosa. Allora diciamo
che in quanto essa una sostanza creata rappresenta la causa o
principio: e cos indica la persona del Padre, che principio
senza principio. In quanto poi ha una data forma o specie
rappresenta il Verbo, poich la forma dell'opera d'arte deriva
dal verbo mentale dell'artista. Finalmente in quanto la
creatura dice ordine o tendenza, offre una somiglianza con lo
Spirito santo che Amore."
Valgono per noi come traccia e vestigio della SS Trinit
non una qualche considerazione superficiale o aggiunta delle
cose, ma quello che fondamentalmente sono, secondo la loro
intrinseca unit sostanziale, verit e bont : in altre parole
i
trascendentali
della
tradizione
metafisica.
Questa
riflessione avvenuta nell'ambito del pensiero cristiano, alla
luce dell'intelligenza del Mistero trinitario del Dio rivelato,
Uno-Tripersonale,
per
le
relazioni
di
origine
secondo
conoscenza ed amore, generazione del Figlio, comune spirazione
dello Spirito Santo; il rigore teologico-metafisico di Tommaso
ci avvisa trattarsi di attribuzioni alle Persone divine.
Accenniamo a questo contributo fondamentale della Summa di
S.Tommaso, perch assicura l'unit qualificata del suo Pensiero
teologico e filosofico, il piano della Summa; ma senza
confusioni tra il primato del dato rivelato e la susseguente
riflessione filosofica.
L'uomo,in quanto creato secondo l'Immagine di Dio, nella
sua vita morale spirituale, pu realizzare la grandiosa
<circulatio> di riportare a Dio tutta la realt creata (II
W. KERN,Interpretazione teologica della fede nella Creazione , in J. FEINER-M. LOHRER,
Mysterium salutis, 4, cit., 121.
32

16
Parte della Summa); questo avviene per l'Incarnazione sino alla
Passione e Risurrezione del Verbo, la missione dello Spirito
Santo, concretamente nella vita sacramentale della Chiesa (III
Parte).
Mi sembra che la considerazione della Summa di S.Tommaso
nei programmi del< De Deo creante et elevante> negli anni
cuglieritani, sia un segno bello del desiderio di superare la
neoscolastica, per esempio quella consegnata, con grande
scientificit, nel corso dei Gesuiti spagnoli.
Il rigore con cui procede S.Tommaso, cui i neoscolastici
erano
correttamente
attenti,
qualificava,
non
bloccava
minimamente, come nei loro testi, una prospettiva trinitaria
cristologica, pneumatica dell'intera storia salvifica. La
dottrina delle attribuzioni, che riferiva alle Persone divine
le
qualit
fondamenteli
della
creatura
filosoficamante
considerata, evita ogni insostenibile identit tra il dato
rivelato e quello naturale, ma contemporaneamente permette una
fondata visione universale, sapienziale dell'opera di Dio
salvatore dell'uomo, per Cristo, nella vivificazione dello
Spirito Santo.
Altro limite della neoscolastica, in questo poco fedele ai
suoi stessi principi, gi l'abbiamo notato, era una certa aria
di sufficienza verso quei dati delle scienze sperimentali pi
recenti,
che
stimolavano
l'elaborazione
di
esegesi
e
speculazioni teologiche pi fedeli alla stessa rivelazione,
senza anacronistici concordismi.
Ci piace notare come nell'opera del P.Perego, edita dalla
Morcelliana nella Biblioteca di scienze religiose, dal titolo
la Creazione33, si nota una buona informazione sulle scienze
moderne, come nella sua opera sulla Grazia, stesso editore e
collana, un buona informazione, partecipata, della discussione
sul Soprannaturale ormai in corso.
La vita teologale di Cuglieri non trascorsa senza
prospettive; notiamo anche la citazione , come testo, da parte
del P. Mario Serra, dell'opera di Flick-Alszeghy, Fondamenti di
antropologia teologica, nell'Annuario dell'ultimo anno di
Cuglieri, Anno accademico 1970-1971.
Passiamo quindi al periodo cagliaritano, in cui posso
parlare in prima persona, una sezione io, meglio noi perch
ogni trattato deve sempre inserirsi nell'insieme degli studi
teologici.
V. La svolta cagliaritana : Fondamenti di Antropologia
A. PEREGO, la Creazione, Biblioteca di scienze religiose, sez. I, Teologia, Morcelliana,
Brescia 1958
Id., La Grazia, ibidem 1960
33

17
teologica.
V. 1 Un po di storia.
Sfogliando
l'annuario
della
Facolt
nel
periodo
cagliaritano, dall'anno accademico 1971-1972, notiamo che il
trattato da me costantemente insegnato, presenta , sino
all'anno accademico 1985-86 , l'indicazione <Dio creatore, la
giustizia originale, il peccato; questioni di cosmologia
connesse con i trattati dogmatici.>
Evidentemente avrei preferito il titolo che compare
dall'anno
accademico
1985-86
:
<Fondamenti
di
[una]
Antropologia teologica, questioni teologiche e filosofiche
connesse con l'ipotesi scientifica dell'evoluzione>. Non ho
voluto sollevare questioni con la direzione accademica che
preferiva elencare i contenuti, sui quali si sviluppavano gli
interrogativi antropologici, per delineare,nel contesto e al
servizio illuminato della cultura attuale, i fondamenti della
visione rivelata dell'Uomo. Sempre bene indicare il quadro
teologico di riferimento : cos la svolta di Anropologia
teologica viene meglio percepita, in modo costruttivo.
Mi domandavo come si potesse unire ad un trattato
teologico la questione, certo importantissima, della filosofia
della natura, la cosmologia. Ho sempre fatto notare come
stata la visione sapienziale, matura, unitaria del pensiero
cristiano ad assicurare il contesto culturale in cui potuto
decollare, con rigore, il metodo sperimentale razionale,
all'inizio del 1600 per la genialit di Galileo Galilei; come a
questa
maturazione
filosofica
ha
certo
contribuito
l'elaborazione teologica,per la genialit di Atanasio e anche
del suo amico il sardo Eusebio, della categoria cristologica,
<sostanza ,consustanziale>, che indica l'identit di Cristo col
Padre: la persona filiale di Cristo sta dalla parte del
Creatore, una sola sostanza con Lui, non della creatura.
Questa preziosa indicazione, dell'essere Cristo una sola
cosa col Padre, costituisce l'affermazione centrale della vita
Trinitaria professata nel Credo Niceno-costantinopolitano,
introduce alla corretta comprensione della partecipazione di
Cristo alla creazione :" per Quem omnia facta sunt".
Giova ancora ricordare come la stessa categoria della consustanzialit sia servita a Calcedonia ( vi troviamo un altro
sardo geniale, il diacono di Leone Magno, Ilaro, poi suo
successore) ad indicare l'umanit integra del Signore Ges,
consustanziale
alla
nostra:
un
fondamentale
riferimento
antropologico.
Come la stessa categoria <sostanza> sar ancora preziosa
nel dogma eucaristico, per indicare l'identit tra in corpo
dato
e il sangue versato nel Sacrificio eucaristico con il

18
corpo e sangue del Crocifisso glorioso; la differenza sta solo
nelle specie conviviali del pane e del vino, il suo modo di
apparire a noi pellegrinanti: un fondamentale riferimento per
la Chiesa corpo di Cristo, che si costituisce in pienezza e
vive per la celebrazione e la comunione al Corpo eucaristico.
Offerte queste indicazioni preziose per il dogma Cristico,
Antropologico ed Eucaristico-ecclesiale, che si radicano nella
teologia della creazione, mi stato graditissimo il ripristino
del corso filosofico di Cosmologia. 34
Dopo queste premesse del quadro storico, passiamo ai
contenuti dell'insegnamento cagliaritano dei fondamenti di
Antropologia teologica.
V.2.Metodo generale, e teologia biblica.
Ho sempre conservato come guida metodologica quanto
richiesto da Vaticano II, al n 16 dell'Optatam totius:
"Nell'insegnamento della teologia dogmatica , prima
vengano proposti gli stessi temi biblici; si illustri poi agli
alunni il contributo dei Padri della Chiesa Orientale ed
Occidentale nella fedele trasmissione ed enucleazione delle
singole verit rivelate; nonch l'ulteriore storia del dogma,
considerando anche i rapporti di questa con la storia generale
della Chiesa.
Inoltre , per illustrare quanto pi possibile i misteri
della salvezza gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne
il nesso per mezzo della speculazione, avendo S.Tommaso per
maestro; si insegni loro a riconoscerli
presenti ed operanti
sempre nelle azioni liturgiche ed in tutta la vita della
Chiesa; ed essi imparino a cercare la soluzione dei problemi
umani alla luce della Rivelazione, ad applicare le verit
eterne alle mutevoli condizioni di questo mondo e comunicarle
in modo appropriato agli uomini contemporanei."
Mi sono sempre pi convinto della preziosit metodologica
di questo ordine, nel ricercare la visione rivelata dell'uomo:
ricercarne i suoi fondamanti anzitutto nella rivelazion
biblica, seguirne poi lo sviluppo, la crescita nel pensiero
cristiano (che sempre in dialogo con altre prospettive,
culture come gi avveniva ai tempi del costituirsi della S.
Scrittura), ci offre i contenuti di intelligenza della Fede, ci
attrezza ad un dialogo fecondo, costruttivo, con la cultura e
le difficolt di oggi.
E' stato opportunamente affidata al Padre C. Ferraris SJ, che univa competenze filosofiche e
Fisiche ( Ingegnere del politecnico di Torino); per poi essere attribuito a me a partire dall'anno
accademico 1989-1990. Oltre all'attrezzatura naturalistica e filosofica era necessaria anche
competenza universitaria in Fisica, per cui risult preziosa una consulenza, collaborazione di fisici
competenti, come il Prof. Don Camillo Giori e poi il Prof Nazario Zucca.
34

19
Relazioni tra Dio dell'Alleanza e Dio della creazione, un
unico Dio, che diventer nel Nuovo testamento relazioni tra la
pienezza della rivelazione del Dio Uno Trinitario in Cristo e
la creazione.
Focalizzarle bene sin dall'inizio del trattato, nel loro
rivelarsi e nel loro svilupparsi nel pensiero cristiano, ci
allena a situarci bene nelle difficolt dell'oggi, ricevere
luce sapienziale per orientarci, risolverle.
Ricordiamo ancora una volta come, nell'attuale stato di
peccaminosit universale, da quanto sappiamo del costituirsi
del testo ispirato del Pentateuco, Jawhe il Dio unico,
personale, trascendente dell'Alleanza ad essere riconosciuto
come l'unico creatore. Il movimento della rivelazione procede
dal Dio della alleanza, accolto, riconosciuto, al Dio della
creazione.
Certo sempre ricordando che la capacit di conoscere il
creatore costitutiva dell'uomo, esercitabile anche dai pagani
(Rm 1,18-20), viene correttamente riattivata nel contesto della
rivelazione storica.
Ugualmente necessario interrogare i libri sapienziali:
viene ridimensionato il cosmo ellenistico, monistico, per
affermare il Dio della creazione, alleanza, che lo ha creato
con sapienza, immettendovi questo suo progetto di saggezza:
l'uomo lo deve ricercare, per divenire familiare di Dio, vivere
moralmente, gestire con efficacia e realismo la sua vita;
l'Israelita individuer la fonte della sapienza gi nella sua
legge e nel suo culto.35
Questa vicinanza estrema del Dio della creazione-alleanza
alla vita dell'uomo gi prelude all'Incarnazione del Verbo.
Nella storia evangelica Ges di Nazareth
si mostra
perfetto conoscitore dell'opera del Padre, con cui opera per
illuminare e risanare l'uomo; e Giovanni e Paolo potranno
ulteriormente affermare espressamente che tutto stato creato
in, per, verso Cristo, per essere in Lui ricapitolato.36
Nel delineare la visione rivelata dell'uomo, in ogni tappa
della
storia
salvifica,

sempre
necessario
anzitutto
accogliere gli eventi storici della rivelazione, sino al loro
Cfr M. GILBERT-J.N. ALETTI, La sapienza e Ges Cristo, Gribaudi, Torino 1981;M.
GILBERT ed., La sagesse de l'Ancien Testament, Ducolot-Gembleaux-University press-Leuven
1979;G. LARCHER, Etude sur le livre de la sagesse, Gabalda, Paris 1969; ASS. CATH. PUR
L'ETUDE DE LA BIBLE, La sagesse biblique de l'ancien au nouveau testament, Lectio divina
150, Cerf, Paris 1995
36
Cfr G. MARTELET, Il Primogenito di ogni creatura. Abbozzo di una visione cristologica
della creazione, in Communio n 1/1976, 34-47; A. FEUILLET,Le Christ sagesse de Dieu,
Gabalda, Paris 1966
35

20
vertice, che tutti li qualifica e li ricapitola in s nella
<pienezza> di Cristo, novit assoluta di essere l'Immagine,
Logos, Parola filiale del Padre umanamente espressa; a
partire da questi eventi convergenti divinamente ricapitolati
in Cristo che si pu dare corretta lettura delle molteplici e
unificate dimensioni costitutive l'umano.
La dimensione creaturale d la consistenza propria
dell'uomo e del suo mondo, sempre in radicale dipendenza da Dio
nell'esistere e nell'operare; ma tutto qualificato in Cristo,
l'Immagine in pienezza del Dio invisibile, alfa ed omega
dell'umanit, perch sempre pi sia conformata a Lui, che ne
assicura la coesione sociale, la solidariet.
L'accoglienza di Cristo, amato di pi perch <pleroma>
pienezza divina umana di grazia ,di sapienza, scienza, verit
(Col 1,19; 2,3.9;Ef 1,22s;4,11-16; Gv 1,14-18), ci permette di
ottenere una integrazione vera, ordinata di basar-nefes, soma,
sarx-psych, corpo ed anima, nella forza della Ruah, lo Pneuma,
lo Spirito Santo; unit che tocca il leb, il cuore stesso
intellettivo ,volitivo, consapevole in retta coscienza.
In prospettiva di Cristo, Parola, Immagine filiale del
Padre umanamente espressa, una sobria antropologia teologica
delle prospettive e categorie bibliche risulta convincente,
vero
fondamento
degli
ulteriori
sviluppi
del
pensiero
cristiano, capace di riorientarlo, se smarrisce il cammino.
Alla neo scolastica, con i suoi corretti programmi
sapienziali, organici mancava specialmente una antropologia
biblica, cristofondata e qualificata. Graditissima mi poi
stata l'accoglienza della <Fides et ratio>, un discorso
sapienziale, amplissimo, ricupero di una filosofia cristiana
( vera filosofia perch sviluppata
con proprio metodo
filosofico, ma nell'ambito e con lo stimolo della rivelazione
cristica
n
76),
che
pone
nel
suo
cuore
l'evento
dell'Incarnazione-pasqua,
per
affermare
che
l'unico
Dio
dell'Alleanza, suo vertice la Pasqua di Cristo, anche l'unico
universale creatore ( nn 16 e 34).
L'unico Dio dell'Alleanza, essendo l'unico creatore fa
rivivere
in
Genesi,
Sapienziali,
Salmi
le
culture
mediorientali, egizie, certo totalmente purificate, rinnovate
per esprimere correttamente, anche nelle loro prospettive, la
creazione e la sapienza dell'unico Dio creatore e salvatore.
Mi ha confermato, la <Fides et ratio> nn. 36-41, che per
cogliere la visione rivelata dell'uomo nei tempi dei Padri,
dobbiamo seguire il cammino storico del pensiero Cristiano; il
Dio della Salvezza, unico creatore ha in s una forza di luce,
carit, capace di accogliere aspetti buoni ( i germi del Verbo
di Giustino) di ogni cultura, purificarli, rinnovarli sulla

21
misura di Cristo, pienezza del Logos37, Immagine filiale del
Padre, sino al formarsi , opera sempre imperfetta e da portare
avanti, una omogenea cultura cristiana.38
V.3. Ireneo e la logos-teologia dei Padri.
Un corso di Antropologia teologica fondamentale deve
essere molto sobrio; non un corso monografico, ma alcune
tappe
storiche
del
costituirsi
di
una
sistematica
cristologica-antropologica sono cos decisive che devono essere
colte.
Come il primo costituirsi di una teologia dogmatica a
servizio della vita e del pensiero dell'uomo creato e redento
secondo l'Immagine di Dio, Cristo: penso ad Ireneo di Lione, la
sua genialit del costruire una teologia, potremmo dire
biblica, con categorie tratte soprattutto dai libri sacri,
diffidenza verso speculazioni sbrigliate, immature che portano
nella gnosi dualistica ad un completo snaturamento del pensiero
e vita cristiana. 39
Ireneo riesce perfettamente nel suo intento di restituirci
l'Immagine vera dell'Uomo, perch esamina e organizza tutto
nella luce e prospettiva dell'evento di Cristo,la sua Pasqua,
che l'Eucaristia, vera coppa della sintesi, rende presente40.
La sua vita e croce, gi attiva in tutte le tappe
dell'<economia divina>, tutte le riassume e ricapitola in se,
restituendo all'uomo il senso della bont fondamentale del
creato, del suo stesso corpo, plasmato dalle due Mani del
Padre, il Verbo e lo Spirito Santo,ad Immagine dell'incarnando
Cristo.
In questa sintesi poderosa, corretta, cristologica tutte
le prospettive bibliche trovano consistenza ed ordine; l'uomo,
i riferimenti, la fonte del suo impegno morale e spirituale
nella verit e carit verso la beatitudine.
Anche una ben riuscita teologica biblica deve ancora
cercare di esprimersi in categorie culturali pi concettuali,
come
quelle
ellenistiche
proprie
del
primo
ambito
dell'Evangelizzazione, se vuole dimostrare la forza di un
cristocentrismo, pienezza di tutti i tesori della scienza e
della sapienza, a dimensioni di tutta la creazione, le culture
Cfr S. GIUSTINO I Apologia 46
Cfr B. SESBOUE, ed., Histoire des dogmes, T. II, L'homme et son salut, Desle. Paris, 1995,
29-592; L. SCHEFFCZYK, Histoire des dogmes, T.II, fascicule 2a, Creation et providence, Cerf,
Paris 1967, 55-117
39
IRENEO di Lione, Contro le eresie e gli altri scritti, a cura di E. Bellini, Jaca Book, Milano
1979; B. SESBOUE, Tout recapituler dans le Christ, Christologie et soteriologie d'Irene de
Lyon, Desle, Paris 2000
40
Cfr B. SESBUE, Tout recapituler dans le Christ, cit., 137, 157-159. Ad. haer. V,18,5; V,2,3.
37
38

22
umane.
In antropologia teologica necessario seguire quella via,
gi indicata da Giovanni e da Paolo, di Cristo logos, di Cristo
eikon, Parola Immagine filiale del Padre.
Un cammino lento, ma facilmente rintracciabile nel
formarsi del Credo Niceno-costantinopolitano41, nel Concilio di
Calcedonia. Certo, seguendo il cammino teologico del logos ed
eikon notiamo numerose dispersioni di prospettive; la linea
ariana, pi pericolosa perch tocca la Persona divina del Verbo
incarnato, Immagine, consostanziale, del Padre invisibile, ma
anche la linea nestoriana, che tende a ridurre Ges ad un
modello storico; la linea alessandrina, che esaltando il logos
e l'anima umana come Immagine di Dio, non riesce a conservare
in tutto l'unit dell'uomo, che sta tutto davanti a Dio, creato
secondo l'Imagine di Cristo.
Amo sempre ricordare come sono stati i Concili
cristologici, Nicea ,Efeso e Calcedonia ad assicurare, nella
prospettiva e partecipazione a Cristo, le dimensioni rivelate
dell'uomo: la sua creazione secondo l'Immagine consustanziale
del Padre, come questa Immagine, nella sua natura umana
consostanziale a noi, perfetta in anima, le sue facolt
spirituali, e corpo, in inscindibile unit, senza alcune
confusione.(DH 301-302; 553-559)
La cristologia la salvezza dell'antropologia : non
infatti Cristo l'Immagine modello, divina-umana, secondo la
quale siamo stati creati e redenti, per parteciparne sempre pi
intensamente, di gloria in gloria ?( Cfr 2 Cor 3,12-18).
Mi piace sempre ricordare e anche ispirarmi, alla
genialit di fede intelligente dei sardi Eusebio ed Ilaro,
vicini a Atanasio e Leone Magno, il primo nella questione
dell'Arianesimo, Nicea, il secondo nelle questioni dell'umanit
di Cristo, ad Efeso-Calcedonia. Atanasio-Eusebio, Leone MagnoIlaro hanno confermato la Chiesa nell'identit di Cristo Verbo
incarnato,ed in lui dell'uomo, in ogni aspetto fondamentale
della sua vita.
V.4 L'uomo creato secondo l'immagine di Dio, nella grande
sintesi sapienziale di Tommaso d'Aquino.
Certo, bisogna aspettare il XIII secolo perch la logos
teologia
maturi
nella
sapienza
teologicafilosofica,
trinitariamente fondata, cristologicamente e pneumaticamente
costruita verso una conclusione eucaristica, una <causa> finale
che qualifica tutto il percorso. Il piano della Somma di
Cfr J.N.D. KELLY, I simboli di fede della Chiesa antica, ed. Dehoniane Napoli 1987; R.
CANTALAMESSA, Cristo immagine di Dio, le tradizioni patristiche su Colossesi 1,5, in La
cristologia di S. Paolo, Atti della XXIII Settimana biblica, Paideia, Brescia 1976, 259-288.
41

23
S.Tommaso.
Se la Chiesa dal Tridentino in poi chiede costantemente
ai teologi di ispirarsi a S.Tommaso non certo per farci
guardare al passato : ma per ricordarci che una sapienza
cristiana, capace di visioni corrette ed unificanti ogni
contesto di vita e cultura, risulta possibile ( Fides et ratio
n 85).
L'impianto
cristologico-trinitario
della
Summa,
qualificante la stessa creazione, che permette una vita moralespirituale, secondo virt, beatitudini doni dello Spirito
Santo, comandamenti dell'uomo creato secondo l'immagine di Dio
Cristo, nel contesto della vita sacramentale eucaristica della
Chiesa sempre rinnovabile, per qualificare, rilanciare il
pensiero e la vita dell'uomo in ogni tempo e cultura.
Evidentemente con tutto il progresso dell'esegesi, delle
questioni antropologiche variamente specificate da aggettivi
opportuni, filosofici, culturali....., quando , fedelmente alla
realt dell'uomo, non si chiudono in se stesse, ma restano
aperte ad integrazioni pi ampie e caratterizzanti, di sapienza
universale filosofica ed infine teologica.
Dobbiamo constatare, si tratta di vera , non impugnabile
verit storica, che solo in questo contesto sapienziale di un
uomo cristiano che sicuro della sua identit di essere creato
secondo l'immagine di Dio, sa chinarsi con fiducia sulla sua
opera,
anche
fisica,
sicuro
di
poterne
trovare
l'intelligibilit
iscritta,
anche
a
livello
di
misure
quantitative,
matematicamente
e
geometricamente
espresse,
assistiamo
al
decollo
corretto
del
metodo
sperimentale
razionale; un decollo opera geniale di Galileo, che ha saputo
formulare
un metodo corretto, proporzionato all'oggetto
studiato, che ha portato alla crescita esponenziale delle
scienze e delle susseguenti tecniche.42
V.5. Il dramma della separazione tra fede e ragione; una
ragione impoverita.
Certo la storia della teologia, e anche la Fides et ratio
nn 45-48, ci avvisano della difficolt del pensiero cristiano a
gestire in modo armonico il parto utilissimo ed impegnativo, da
lui
solo
realizzato,
delle
nuove
scienze
sperimentali
razionali.
Nominalismo, opposizione della theologia crucis
e
theologia
gloriae
nella
riforma,
razionalismi
di
appiattimento matematico geometrico, empirismi sensitivi e
trascendentalismi kantiani, dialettiche dell'idea assoluta o
della materia pure essa assoluta, antropologie della morte di
Dio ne sono stato, in modo variegato, il sintomo, il frutto.
42

Cfr S.L. JAKI, La strada delle scienze e le vie verso Dio, Jaca Book, Milano 1988

24
I Fondamenti di Antropologia teologica richiedono sobria
conoscenza di questi percorsi difficili di un pensiero
cristiano, poi post cristiano, di corto respiro, con frutti
esiziali,
pur
in
tanta
molteplicit
di
dati
parziali
interessanti e utili.
Una Chiesa che celebra fedelmente L'Eucaristia, in
comunione obbediente col Successore di Pietro ed il Collegio
apostolico, pu generare la luce ed energie morali-spirituali
per pazientemente illuminare, purificare, riportare ad unit,
ricostruire una visione sapienziale
rispettosa della realt
umana.43
E' stato il progetto del Vaticano I: rinnovare una fede
sobriamente intelligente su Dio creatore, sulla creatura
partecipe, in modo limitato della bont e verit divina; un Dio
rivelatore della sua vita intima, che offre soprannaturalmente
a noi, e che insieme favorisce il retto uso della ragione sulle
realt salvifiche ancora a portata dell'uomo (Cfr DH 3005).
V.6. Il contesto favorevole del Vaticano II.
Progetto completato dal Vaticano II, il suo accentuato
cristocentrismo, la sua visione sapienziale dell'uomo, aperta a
tutto l'umano, stimolante il retto esercizio della ragione e
del cuore; avendo come riferimento, ispirazione la pienezza
dell'Immagine di Dio, Il Verbo incarnato, fondamento della
creazione ed operante nella sua Pasqua la redenzione, vero alfa
e omega della Persona e dell'umanit intera.
Muovendoci sin dall'inizio nella prospettiva biblica di
una creazione cristofondata e finalizzata, la sua comprensione
nella grande teologia del sec. XIII, si accoglie volentieri il
frutto del grande lavoro di H. de Lubac per migliorare
l'intelligenza teologica delle relazioni tra il Soprannaturale
cristico e la natura.44
Una riflessione che si differenzia da quella neoscolastica
in quanto parte non dalla natura, ma dal dato rivelato
soprannaturale ; infatti tutto creato e redento in Cristo,
una natura pura non mai esistita.
Necessaria ugualmente l'affermazione della natura, il
soggetto creato che riceve fin dall'inizio, in assoluta
gratuit, la stato soprannaturale cristico;
una intima e
qualificante presenza del Soprannaturale nella natura umana,
senza alcuna confusione, come al suo livello di unione
ipostatica in Cristo,
si realizza tra il divino e l'umano:
Cfr PETER HENRICI, La Chiesa e la filosofia, in ascolto della <Fides et ratio>,
Gregorianum 80 (1999) 635-544
44
H. de LUBAC, Il mistero del soprannaturale, Opera omnia, vol 11, Jaca Book Milano 1978;
ID., Piccola catechesi su natura e grazia, in Spirito e libert, ibidem, vol 13, 1980, 11-100
43

25
<inseparabiliter, inconfuse>.( DH 301-302;358)
Il Vaticano II usa con molta sobriet la categoria del
soprannaturale, ma si muove nell'ambito di una tradizione viva,
che de Lubac ha cercato di porre meglio in risalto; il Concilio
l'ha espressa con le categorie nuove di una <legittima
autonomia delle realt terrene>45. Le relazioni tra il
soprannaturale
cristico
e
la
natura
umana
risultano
particolarmente preziose nell'impostare il discorso sulla vita
spirituale morale dell'uomo, come espresso nella Enciclica
<Veritatis splendor>46.
Specialmente il dialogo col mondo comune dei problemi
umani ne ha pericolare necessit, come abbiamo gi notato nella
GS, come ormai esperienza vissuta, con fatica e speranza, nei
nostri giorni.
V.7. Il peccato originale, senso pieno rivelato di come
l'uomo solidale, peccatore sin dall'inizio, viene redento dal
Crocifisso glorioso.
I fondamenti di Antropologia teologica richiedono per la
loro completezza, come troviamo gi insinuato nel Perrone,
ancor pi accentuato nel Palmieri e negli autori di casa
nostra, una trattazione del Peccato originale. Rientra nei
fondamenti, perch, pur essendo opera volontaria dell'uomo sin
dagli inizi, influisce sulle relazioni con Dio, tutte le
relazioni sociali, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Certo, sempre da considerarsi li dove viene in pienezza
rivelato e redento :la Croce gloriosa di Cristo. Una grazia
sovrabbondante, come ama in modo quasi martellante affermare
S.Paolo, Rm 5, 15-21, capace di superare, per chi la accoglie,
le deficienze solidali di grazia conseguenze del peccato
originale.
Essendo il Peccato originale un senso pieno della
Scrittura, manifestatosi in una continua tradizione viva che,
attraverso Agostino ci porta alla sua definizione a Trento,
necesario visitare con attenzione la grande crisi del pensiero
e della vita cristiana del secolo della Riforma.47
Cfr S. MOSCHETTI, La legittima autonomia delle realt terrene: Riflessioni sulla Gaudium
et spes, Civilt Cattolica 1984 IV 428-440
46
Cfr I. BIFFI, La prospettiva biblico-cristologica della Veritatis splendor, in G. Russo, ed.,
Veritatis splendor, ed. Dehoniane Roma 1993, 87-96; M. RHONHEIMER, Autonoma y
teonoma moral segn la enciclica Veritatis splendor, in G. Del Pozo Abejon ed., Comentarios a la
Veritatis splendor, B.A.C. Madrid 1994, 87-96; A. BONANDI, Veritatis splendor, trentanni di
teologia morale, Glossa, Milano 1996.
47
Cfr P. GUILLY, ed., La culpabilit fondamentale. Pch originel et anthropologie moderne,
Duculot-centre interdisciplinaire des Facults catholiques, Gembleaux-Lille 1975; L. LIGIER,
Pch et conaissance, essai de Thologie biblique sur le pch d'Adam et le pch de l'homme,
45

26
Una visione pessimista dell'uomo, perch l'elevazione
soprannaturale, sembrando richiesta necessariamente dall'umano
creaturale, nella sua perdita sconvolgimento totale della
creatura uomo. In questa prospettiva risulta problematica anche
la sua corrispondenza attiva alla grazia ridonata dalla Croce
di Cristo.
L'accordo sulla giustificazione del 30/10/ 199948 ha
rilanciato il dialogo ; secondo la tradizione viva della
ChiesA, una qualificata vita morale-spirituale in tutte le
vocazioni, attraverso una impegnata lotta spirituale che la
grazia del Crocifisso glorioso rende possibile e gradita, si
pu sempre rilanciare; con l'umilt propria del cristiano
programmare con perseveranza.( DH 1515; Catechismo della Chiesa
Ccattolica 407)
L'attenzione al Peccato originale, abbondantemente redento
nella Croce gloriosa di Cristo, rende realistica ogni forma di
educazione e autoeducazione, per fare rifiorire la vita
personale e comunitaria della Chiesa. La piena vittoria sulle
deficienze frutto del peccato originale si ha quando, ad
imitazione dell'Immacolata concezione, da cui esce solo del
bene per tutti, corrispondendo generosamente alla propria
vocazione, tutte le mediazioni subordinate della grazia di
Cristo, sacerdotali, di vita consacrata, familiari, laicali
vengono progressivamente in pienezza riaperte, esercitate.
La
neoscolastica,
neotomismo
intendevano
le
stesse
finalit; esse ci sono poste con pi lucidit a disposizione
nelle prospettive migliorate, secondo il Vaticano II di una
Antropologia teologica, che cerca di porre pi in luce la vera
sinfonia del dogma per la pienezza della vita dell'uomo.
Questa sinfonia richiede la correttezza di tutte le note e
spartiti; se viene meno, con sfasatura e stonature, la
consapevolezza della nostra costitutiva dimensione creaturale,
certo
mai
separata
dalla
qualificazione
cristologica
trinitaria, la sinfonia globale viene compromessa, l'uomo corre
pericoli.
I neoscolastici ci possono ancora incoraggiare nel
coltivare la dottrina della creazione, la dipendenza dal
Creatore nell'essere e nell'operare, certo inserita nella
qualificazione cristico-pneumatica.
V.8 Un buon test che l'antropologia teologica ha raggiunto
Pont. univer. gregoriana Paris 1960; ID., Pch d'Adam et pch du monde. Bible-KippurEucharistie, Le nouveau Testament, Aubier, Paris 1961. M. FLIK-Z. ALSZEGHY, il peccato
originale,, BTC 12, Queriniana, Brescia 1972
48
Cfr S. M. MOSCHETTI, La giustificazione luterana per la sola fede e la sua integrazione
nella celebrazione e nel credo della chiesa, in Theologica & historica, XV (2006) 63-94

27
i suoi scopi si pu ritrovare nella teologia-filosofia della
libert, e delle opportune liberazioni.
La dimensione teologica della libert ci riempe di stupore
: Cristo, Figlio di Dio totalmente libero nel compiere sempre
la volont del Padre, anche quella gi iscritta nella sua SS
Umanit, tipica, solidale con la nostra, ci dona una strepitosa
libert, la capacit di volere sempre e solo il vero bene,
amarlo e realizzarlo anche nei nemici. Una libert teologica,
perch partecipe dell'ineffabile capacit di amore gratuito del
Figlio di Dio: beatitudini (Mt 5-7); inno della carit (I Cor
13), coi frutti dello Spirito (Gal 5,22s), una libert lesa dal
peccato, redenta dalla Croce di Cristo; una liberta che si
esercita in una impegnata, talora drammatica lotta col male.
Viene cos riattivato il pieno esercizio del nostro libero
arbitrio, un libert dai molti condizionamenti umani psichici,
sociali, essendo una libert propria da un soggetto spirituale
espresso in un corpo. L'Antropologia teologica attenta a
tutti questi condizionamenti, sa utilizzare anche i contributi
scientifici che li pongono meglio in risalto, senza mai cadere
in prospettive deterministiche49. L'uomo anima spirituale
espressa in un corpo, cui comunica la sua dignit:
quindi
capace di realizzare il vero bene in modo responsabile.
Lo Spirito Santo potenzia la libert umana, capacit di
vero-bene responsabile, nella forza inesprimibile della carit
divina. Capacit di educazione, autoeducazione, capacit di
liberazioni sociali, avendo sempre come norma il valore della
persona umana, da promuovere con la partecipazione responsabile
di tutti, ricuperando le emarginazioni, nella prospettiva di
una societ-comunione di Persone.50
Ci che i discepoli del Signore celebrano e vivono nella
Ripresentazione eucaristica della Pasqua del Signore, per la
glorificazione del Padre, che la vera vita dell'uomo.

Cfr L. RULLA, Antropologia della vocazione cristiana, I, Basi interdisciplinari, ed. Piemme,
Casale Monferrato 1985.
50
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Libertatis nuntius, AAS 75
(1984) 876-909; ID., Libertatis conscientia, AAS 79 (1987) 554-599.
C.I. GONZALEZ, Il documento su libert cristiana e liberazione, Civilt Cattolica 1986
II 20-32
ID., La teologia de la liberacion a la luz del magisterio de Jean Pablo II en America latina,
Gregorianum 1986, 5-46
S. MOSSO, Contenuti e significati dell'istruzione su
alcuni aspetti della Teologia della liberazione, Civilt
Cattolica 1984 IV 534-548
49

28
[Estratto da
IUVENTUTI DOCENDAE AC EDUCANDAE, Per gli
ottantanni della Facolt Teologica della Sardegna, Aisara,
Cagliari 2007.]