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Giurisprudenza

Risarcimento del danno


Morte del congiunto

Uccisione del congiunto: quali


danni? quali soggetti legittimati?
Cassazione Civile, Sez. III, 20 febbraio 2015, n. 3387 - Pres. Petti - Est. Vincenti - P.M. Corasanti - P.C. c. Generali Italia S.p.a.
La liquidazione unitaria del danno da lutto sotto i profili morale ed esistenziale, pur concettualmente distinti,
ma sempre fortemente intrecciati, risulta coerente con l'esigenza di evitare duplicazioni risarcitorie e con lorientamento espresso dalle Sezioni Unite (Cass., SS.UU., 11 novembre 2008, n. 26792) in punto di unitariet
del danno non patrimoniale.

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI
Conforme

Cass. 7 novembre 2014, n. 23778; Cass., sez. un., 11 novembre 2008, nn. 26972-73-74-75.

Difforme

Cass. 20 agosto 2015, n. 16992; Cass. 9 giugno 2015, n. 11851; Cass. 23 gennaio 2014, n. 1361.

La Corte (omissis).
Ritenuto in fatto
1. - P.A., P.T., P.C. e G.S., quali familiari ed eredi di
Pi.An., agivano in giudizio, nei confronti dellAssitalia
S.p.A. e di S.R., per conseguire il risarcimento dei danni patiti, iure proprio e iure hereditatis, a seguito del sinistro stradale occorso il (OMISSIS), allorquando lo S.,
conducente del motociclo assicurato presso la predetta
compagnia, investiva il loro congiunto Pi.An. nel mentre questi stava attraversando la strada, causandogli gravi lesioni personali, in conseguenza delle quali decedeva
circa sette mesi dopo la data del sinistro.
1.1. - Ladito Tribunale di Roma, con sentenza del maggio 2007 resa nel contraddittorio delle parti, dichiarava
lo S. responsabile del sinistro nella misura del 50% e
condannava i convenuti, in solido tra loro, al pagamento della somma di Euro 99.727,18 in favore di P.A. (di
cui Euro 5.727,18 a titolo di danno biologico e morale
iure proprio, Euro 44.000,00 a titolo di danno morale
da morte ed Euro 50.000,00 per la quota di 1/2 del danno biologico e morale del de cuius), della somma di Euro 96.767,00 in favore di P.T. (di cui Euro 2.727,50 a
titolo di danno biologico e morale iure proprio, Euro
44.000,00 a titolo di danno morale da morte ed Euro
50.000,00 per la quota 1/2 del danno biologico e morale
del de cuius), della somma di Euro 32.7767,50 in favore
di P.C. (di cui Euro 2.727,50 a titolo di danno biologico
e morale iure proprio, Euro 30.000,00 a titolo di danno
morale da morte), della somma di Euro 8.551,43 in favore di G.S. (di cui Euro 12.741,00 a titolo di danno
biologico e morale iure proprio, Euro 55.000,00 a titolo
di danno morale da morte ed Euro 810,43 a titolo di
rimborso spese), oltre al pagamento della met delle
spese del giudizio, compensando la restante met.

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2. - Avverso tale sentenza proponevano appello P.A.,


P.T., P.C. e G.S., al quale resistevano lAssitalia S.p.A.
e S.R.; con sentenza resa pubblica il 12 giugno 2013, la
Corte di appello di Roma rigettava limpugnazione,
confermando in toto la sentenza gravata, della quale
condivideva integralmente la ricostruzione del fatto.
2.1. - La Corte territoriale - sul primo motivo di appello
concernente la responsabilit del sinistro stradale - ribadendo lapplicazione dellart. 2054 c.c., comma 1, operata dal primo giudice, osservava che, mentre lo S. non
aveva vinto la presunzione legale a suo carico, risultava
evidente il concorso di colpa del danneggiato, posto
che questi aveva intrapreso lattraversamento della
strada, in mancanza di strisce pedonali, senza avvedersi
(o, peggio ancora, avvedendosi, ma procedendo comunque) del sopraggiungere del veicolo, il quale aveva la
precedenza e viaggiava a velocit sicuramente assai moderata, come si desume dalla circostanza che esso stato
rinvenuto fermo in immediata prossimit del corpo del
P., l dove, inoltre, limprudenza della condotta del pedone era resa pi rilevante dal fatto che lincidente ha
avuto luogo intorno alle sei di sera di un giorno di novembre, dunque in condizioni di scarsa visibilit, aggravate dalla pioggia.
2.2. - In ordine al secondo motivo di gravame (riguardante il danno psichico patito dai congiunti del defunto), il giudice di appello osservava che, dalla relazioni
tecniche richiamate dagli appellanti, emergevano a carico di questi ultimi disturbi (ansia, rabbia, depressione, senso di estraneit, perdita di punti di riferimento,
insicurezza, angoscia, vertigine, e cos via), i quali assumevano senzaltro rilievo sotto il profilo morale-esistenziale e potevano assumerlo altres dallangolo visuale del danno psichico, ove esitino in una vera e propria malattia. Tuttavia, la malattia non era ipotesi

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realisticamente integrata a carico del tre figli della
vittima del sinistro, giacch nellatto di appello, sulla
scia delle tre relazioni menzionate, non veniva neppure
posta una specifica diagnosi, formulata, per lappunto,
nei riguardi dei P.. Sicch, la Corte territoriale condivideva le conclusioni del consulente tecnico dufficio
(non inficiate dalla generiche critiche del consulente di
parte) il quale, sulla scorta dei raccolti pareri psichiatrici, aveva ritenuto i tre figli colpiti da danno biologico
soltanto temporaneo, limitatamente allarco di durata
della malattia del defunto genitore. Il giudice di appello evidenziava, quindi, che il risarcimento del danno
psichico in favore dei tre figli del defunto non poteva
coesistere con il risarcimento, da essi conseguito, del
danno morale-esistenziale, derivato dalla perdita ... del
rapporto parentale, giacch la medesima ansia, rabbia
depressione eccetera rappresentano le medesime ricadute sofferenziali-relazionali riguardate dal duplice angolo di visuale del risarcimento del danno psichico e di
quello morale-esistenziale e non poteva esserci duplicazione risarcitoria.
Quanto, poi, alla G., la duplicazione risarcitoria (danno
psichico e danno da perdita del rapporto parentale) non
poteva essere evitata in mancanza di appello incidentale sul punto.
2.3. - In relazione al gravame sulla liquidazione del danno biologico iure hereditatis (terzo motivo di impugnazione), la Corte dappello reputava palesemente infondata la pretesa degli appellanti di conseguire un importo
(Euro 1.320.000,00) superiore a quello massimo ottenibile in ragione di una invalidit permanente del 99% in
caso di sopravvivenza del danneggiato, l dove nella
specie era, invece, corretta la parametrazione del danno
biologico allimporto giornaliero dellinvalidit temporanea al 100% per il periodo residuo di vita della vittima del sinistro (quasi dieci mesi), ulteriormente personalizzato al fine di ricomprendervi il profilo morale,
per lattesa consapevole della morte, tramite la moltiplicazione quasi per 20 volte dellimporto inizialmente
ottenuto (somma, secondo le tabelle del 2006, come
pure del 2007, che non arrivava a Euro 12.000).
2.4.- Quanto allimpugnazione (quarto motivo) sulla liquidazione del danno biologico iure proprio, il giudice
di appello la riteneva inammissibile, per difetto di specificit ai sensi dellart. 342 c.p.c., risolvendosi essa nella
apodittica affermazione della insufficiente liquidazione
operata dal tribunale, avuto riguardo alle risultanze della propria consulenza tecnica di parte, siccome preferibile alla c.t.u. Peraltro, in relazioni ai figli del defunto,
era gi risultata erronea la doglianza rivolta conseguire
anche il danno psichico permanente.
2.5. - La Corte territoriale reputava inammissibile, per
genericit, anche il motivo (quinto) volto a censurare il
mancato riconoscimento del danno patrimoniale futuro,
non avendo gli appellanti replicato allaffermazione del
primo giudice secondo cui la pensione era da presumersi
reversibile, n essendo emerso nel corso del giudizio
quale fosse il reddito del P., elemento necessario per
calcolare, anche in via equitativa, il pregiudizio asseritamente patito.

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2.6. - Il giudice di appello dichiarava, altres, inammissibile anche limpugnazione (sesto motivo) sul criterio di
liquidazione tabellare utilizzato dal Tribunale, giacch
la astratta successione di un criterio di liquidazione in
base alle tabelle non sfiora neppure la liquidazione in
concreto operata dal tribunale, sulla base di una dettagliata motivazione mossa dalla disamina delle circostanze del caso; sicch, avendo le tabelle solo funzione di
orientare la liquidazione (e non gi valore di legge),
gli appellanti avrebbe dovuto specificamente indicare
in che cosa avesse eventualmente errato il tribunale nel
procedere alla liquidazione del danno nel modo seguito.
2.7. - Quanto, infine, al gravame (settimo motivo) sul
riconoscimento del danno esistenziale, la Corte territoriale osservava, al di l della sua ammissibilit, che il
Tribunale aveva provveduto ad una liquidazione unitaria del danno da lutto sotto i profili morale ed esistenziale, pur concettualmente distinti, comunque
sempre fortemente intrecciati.
3. - Per la cassazione di tale sentenza ricorrono P. A.,
P.T., P.C. e G.S. sulla base di quattro motivi.
Resistono con distinti controricorsi lAssitalia S.p.A. e
S.R.
Questultimo, in prossimit delludienza, ha nominato
nuovo difensore con atto denominato comparsa di costituzione per sostituzione di difensore nel controricorso; il nuovo difensore ha sottoscritto e depositato memoria ex art. 378 c.p.c.
Considerato in diritto
1. - Preliminarmente, va dichiarata linammissibilit
della nomina dellavv. Cristiano De Antoni, in precedenza soltanto domiciliatario, quale nuovo difensore (in
luogo del revocato avv. Domenico Giampetruzzi) del
controricorrente S.R., in quanto effettuata con atto denominato comparsa di costituzione per sostituzione di
difensore nel controricorso e non con atto pubblico o
con scrittura privata autenticata ai sensi dellart. 83
c.p.c., comma 2, nella sua formulazione antecedente alle modifiche introdotte dalla L. 18 giugno 2009, n. 69,
art. 45 (giacch dette modifiche - che avrebbero consentito una nomina come quella anzidetta - non possono trovare applicazione nella presente controversia, in
quanto operanti, soltanto per i giudizi introdotti dopo
lentrata in vigore delle legge stessa, alla stregua di
quanto disposto dalla medesima L. n. 69, allart. 58).
Sicch, nella fattispecie, ancora pienamente efficace
la seguente regula iuris: Nel giudizio di cassazione - diversamente rispetto a quanto avviene con riguardo ai
giudizi di merito - la procura speciale non pu essere rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o
dal controricorso, poich lart. 83, comma 3, nellelencare gli atti a margine o in calce; ai quali pu essere apposta la procura speciale, individua, con riferimento al
giudizio di cassazione, soltanto quelli suindicati.
Pertanto, se la procura non viene rilasciata su detti atti,
necessario che il suo conferimento si realizzi nella forma prevista dal citato art. 83, comma 2, cio con atto

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pubblico o con scrittura privata autenticata, facenti riferimento agli elementi essenziali del giudizio, quali lindicazione delle parti e della sentenza impugnata.
A questultima conclusione deve pervenirsi anche con
riferimento allipotesi in cui sopraggiunga la sostituzione
del difensore nominato con il ricorso (o controricorso),
non rispondendo alla disciplina del giudizio di cassazione, dominato dallimpulso dufficio a seguito della sua
instaurazione con la notifica e il deposito del ricorso (o
controricorso) e non soggetto agli eventi di cui allart.
299 c.p.c. e segg., il deposito di un atto redatto dal nuovo difensore nella specie denominato comparsa di costituzione per sostituzione di difensore nel controricorso
su cui possa essere apposta la procura speciale (tra le
tante, Cass., 5 giugno 2007, n. 13086; cfr. anche Cass.,
13 febbraio 2013, n. 3554).
1.1. - Ne consegue linammissibilit della memoria ex
art. 378 c.p.c., redatta e depositata dal difensore privo
di valida procura.
2. - Con il primo articolato mezzo del ricorso denunciata, ai sensi dellart. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione delle norme di cui allart.
2054 c.c., art. 190 C.d.S., comma 5, art. 191 C.d.S.,
comma 2, art. 141 C.d.S., commi da 1 a 4, e art. 145
C.d.S., comma 1 (e dei principi al riguardo enunciati in
materia dalla giurisprudenza di legittimit), nonch dedotto vizio di motivazione ai sensi dellart. 360 c.p.c.,
comma 1, n. 5.
Le censure dei ricorrenti investono la decisione sul concorso (al 50%) di responsabilit per la causazione del sinistro (primo motivo di appello), assumendo che la
Corte territoriale, in assenza di elementi fattuali nuovi
o diversi da quelli in precedenza acquisiti, avrebbe erroneamente presunto una condotta imprudente del pedone, l dove invece era stato il conducente del ciclomotore (che circolava in prossimit di area di incrocio in
centro abitato, densamente popolato, in ora serale e
scarsa visibilit, spettando al pedone la precedenza per
aver iniziato lattraversamento e, anzi, gi occupato il
centro della carreggiata, larga 9 metri) a violare le norme del codice della strada innanzi indicate, cosi da rendere impossibile vincere la presunzione juris tantum
di sua esclusiva responsabilit ex art. 2054 c.c. Peraltro,
il ragionamento seguito dai giudici di merito sarebbe incongruo e contraddittorio per non aver ben correlato le
evidenze processuali relative al punto durto (centro
della carreggiata) ed alla presumibile velocit del ciclomotore (che era da ritenersi elevata o, comunque, inadeguata alle circostanze di luogo e di tempo, tanto da
determinare un urto con gravi conseguenze traumatiche
alla zona parietale della vittima). Inoltre, il conducente
del veicolo aveva reso dichiarazioni del tutto inattendibili, non potendo costituire elemento utile il rapporto
sul sinistro redatto dai vigili urbani, giunti successivamente allevento e in assenza di testimoni (e, dunque,
non essendo probante la posizione del corpo del P. dopo
lurto, ben potendo il ciclomotore esser stato spostato).
I ricorrenti argomentano, infine, sui principi giurisprudenziali della materia che sarebbero stati violati dal giudice di appello, avendo questi mancato di dar rilievo,

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segnatamente, allassenza di prova su una manovra di


attraversamento della carreggiata imprevedibile e repentina da parte del P.
2.1. - Il motivo non pu trovare accoglimento.
Alla luce della giurisprudenza, assolutamente prevalente
e consolidata, di questa Corte (tra le tante, Cass., 13
marzo 2009, n. 6168; Cass., 8 agosto 2007, n. 17397;
Cass., 22 maggio 2007, n. 11873; Cass., 29 settembre
2006, n. 21249), la presunzione di colpa del conducente
dellautoveicolo investitore prevista dallart. 2054 c.c.,
comma 1, non opera in contrasto con il principio della
responsabilit per fatto illecito, fondata sul rapporto di
causalit fra evento dannoso e condotta umana.
Pertanto, la circostanza che il conducente non abbia
fornito la prova idonea a vincere la presunzione non
preclude lindagine in ordine alleventuale concorso di
colpa, ai sensi dellart. 1227 c.c., comma 1, del pedone
investito, sussistente laddove il comportamento di questultimo sia stato improntato a pericolosit ed imprudenza (per un caso di concorso di colpa determinato
dallattraversamento del pedone al di fuori delle strisce
pedonali, senza dare la precedenza alle autovetture, quale obbligo sussistente anche nella vigenza del vecchio
codice della strada, cfr. pi di recente, nel solco dellorientamento anzidetto, Cass., 5 marzo 2013, n. 5399;
analogamente, cfr. Cass., 24 novembre 2009, n. 24689).
Ci sta a significare, per converso, non che sia esclusa
la possibilit di delibare leventuale concorso di colpa
tra conducente del mezzo e pedone allorquando non sia
dato apprezzare da parte di questultimo una condotta
imprevedibile e anormale - tale, dunque, da impedire al
conducente, che proceda nel rispetto di tutte le norme
della circolazione stradale e quelle di comune prudenza,
di prevenire levento -, ma che una situazione come
quella appena descritta configura il paradigma idoneo a
legittimare un giudizio di completa elisione della responsabilit del conducente e di superare, quindi, la
presunzione di responsabilit di cui allart. 2054 c.c.,
comma 1.
Una volta, poi, che sia stato accertato il concorso di
colpa tra investitore ed investito, i criteri di ripartizione
della colpevolezza costituiscono oggetto di un giudizio
di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimit se sorretto da adeguata motivazione.
A siffatti principi il Collegio intende dare continuit,
rilevando, altres, che il precedente su cui i ricorrenti
insistono particolarmente (Cass., 28 novembre 2007, n.
24745) soltanto in apparenza contraddice lindirizzo
giurisprudenziale richiamato, giacch in motivazione,
nellesaminare concretamente la fattispecie controversa,
evidenzia la mancanza di supporto argomentativo da
parte del giudice di merito in ordine alla imputabilit
soggettiva o al concorso causale del pedone.
La Corte territoriale si , dunque, mossa nellalveo di
una corretta interpretazione dellart. 2054 c.p.c., valutando le rispettive condotte del conducente e del pedone, per giungere, in forza dellapprezzamento di fatto ad
essa riservato, costruito in base ad una complessiva valutazione delle risultanze probatorie e, segnatamente, in
assenza di deposizioni testimoniali, sulla scorta degli ele-

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menti oggettivi emergenti dal verbale dei vigili urbani
sopraggiunti al sinistro, su cui era incentrata la (condivisa) ricostruzione del fatto (e non gi, dunque, la
conseguente valutazione) operata dal primo giudice: cfr.
p. 14 della sentenza impugnata, ad individuare gli estremi di una concorrente, pari, responsabilit nella causazione del sinistro. A tal riguardo il giudice di appello
ha, infatti, escluso che il conducente del motociclo
avesse fornito prova del superamento della presunzione
legale posta dallart. 2054 c.c. (e, dunque, di aver fatto
tutto il possibile per evitare levento), ma, al contempo,
ha ritenuto gravemente imprudente la condotta del pedone, per aver intrapreso lattraversamento della strada
in assenza di strisce pedonali e in situazione di scarsa visibilit (in ragione della pioggia e dellora serale), nonostante stesse sopraggiungendo a brevissima distanza il
ciclomotore (e, dunque, che il mezzo avesse la precedenza), ci essendo desumibile dalla sua ridottissima
velocit, siccome comprovata dalla posizione del veicolo dopo lurto e cio in. immediata prossimit del
corpo del P..
Si tratta di un apprezzamento di fatto, su cui si impernia
anche il governo delle norme sulla circolazione stradale
ritenute rilevanti nella concreta fattispecie, che si sottrae alle censure dei ricorrenti, non palesando errori di
diritto, n intrinseche aporie.
Peraltro, le doglianze ad esso mosse, oltre ad essere
orientate ad aggredire atomisticamente gli elementi sui
quali si impernia il complessivo giudizio fattuale (senza,
tuttavia, evidenziare prove decisive delle quali sia stata
trascurato lesame, ma, anzi, cercando di depotenziare le
emergenze probatorie acquisite), effettuano una lettura
delle risultanze processuali diversa ed alternativa a quella della Corte territoriale, surrogandosi, inammissibilmente, nellesercizio di un potere spettante soltanto al
giudice del merito, nella specie correttamente esercitato.
3. - Con il secondo articolato mezzo prospettata, ai
sensi dellart. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 1226, 2056
e 2059 c.c., artt. 2, 29, 30, 31 e 32 Cost. (e dei principi
al riguardo enunciati in materia dalla giurisprudenza di
legittimit), nonch dedotto vizio di motivazione ai
sensi dellart. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Le doglianze attengono alle pretese voci di danno e, segnatamente, quelle relative al danno psichico, al danno
biologico iure hereditatis ed al danno esistenziale (rispettivamente, secondo, terzo e settimo motivo di appello).
a) Quanto al danno psichico, la Corte territoriale, aderendo acriticamente al dictum del primo giudice e senza
congruamente apprezzare le risultanze processuali, non
avrebbe tenuto conto dellaccertamento oggettivo di carattere clinico di detto danno effettuato dalle specialiste
delle quali si era avvalso il c.t.u., mancando, poi, di recepirne la opinione espressa, cos erroneamente da riconoscere un effettivo danno psicopatologico alla sola
G. e non gi ai tre figli del P., ritenuti vittime soltanto
di transeunti turbamenti della psiche con ripercussioni
esistenziali e morali.

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b) Quanto al danno biologico patito dalla vittima del


sinistro (preteso iure hereditatis dagli attori), trattandosi di danno biologico terminale, giacch alle lesioni
era seguita, dopo nove mesi di lucida agonia, la morte
della vittima del sinistro, ad esso avrebbe dovuto riconoscersi maggiore gravita ... rispetto anche al danno alla salute valutato al 100%, non avendo, quindi, la Corte territoriale esercitato correttamente il potere di liquidazione equitativa, che, nella specie, non poteva condurre al riconoscimento di somme irrisorie (come evidenziato, segnatamente, dalla sentenza n. 7632 del 2003
di questa Corte).
e) Quanto, infine, al risarcimento del danno esistenziale, i ricorrenti (richiamando la sentenza n. 20292 del
2012 di questa Corte) assumono che la Corte dappello,
constatando lintreccio tra danno esistenziale e danno
morale, avrebbe reso una motivazione solo apparente,
perpetuando lerrore del primo giudice che non aveva
provveduto ad una liquidazione separata dei vari pregiudizi.
3.1. - Il motivo, in tutta la sua articolazione, privo di
consistenza.
3.1.1. - Quanto alla doglianza sub a), la Corte territoriale (cfr.p.2.2. del Ritenuto in fatto che precede) ha
espresso una motivazione sufficiente e plausibile, tenendo conto di tutte le risultanze processuali e delle critiche mosse alla consulenza tecnica dufficio, per giungere
al convincimento che, a carico dei figli della vittima
del sinistro, sussisteva un danno biologico temporaneo,
per la durata della malattia del padre, in ragione di disturbi emotivi relazionali (ansia, rabbia, depressione,
senso di estraneit, perdita di punti di riferimento, insicurezza, angoscia, vertigine, e cosi via), non altrimenti
esitato in malattia psichica, neppure diagnosticata nellatto di appello sulla scorta degli elaborati tecnici in
base ai quali faceva leva il motivo di gravame.
Sicch la portata della evidenziata ratio decidendi resiste alle doglianze dei ricorrenti, che, del resto, non ne
colgono appieno la portata, insistendo nella stessa prospettiva che permeava loriginario motivo di gravame.
3.1.2. - Deve, poi, ritenersi inammissibile la censura sub
b), giacch, a fronte di una motivazione (cfr. p.2.3. del
Ritenuto in fatto che precede) in cui si da adeguatamente conto dei criteri della liquidazione del danno
biologico patito dal vittima del sinistro per il periodo
residuo di vita (mettendosi in risalto anche la durata
non breve del periodo di sopravvivenza) e della personalizzazione del danno (con una moltiplicazione di quasi venti volte dellimporto iniziale), i ricorrenti adducono in modo del tutto generico (senza fornire elementi
oggettivi ulteriori a quelli utilizzati dalla Corte territoriale) che il potere di liquidazione equitativa sia stato
male esercitato, evocando, poi, un precedente di questa
Corte (Cass., 16 maggio 2003, n. 7632) da cui la sentenza impugnata non si discosta affatto, applicando, anzi, il principio di diritto ivi enunciato in fattispecie che
effettivamente si attaglia alla sua portata (e cio quella
di morte sopravvenuta alle lesioni dopo un considerevole lasso temporale, nella specie quasi dieci mesi), l dove la pi recente giurisprudenza di questa Corte (cfr.,

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tra le altre, Cass., 8 aprile 2010, n. 8360; Cass., 24 marzo 2011, n. 6754; Cass., 20 settembre 2011, n. 19133;
Cass., 13 giugno 2014, n. 13537), riconduce alla dimensione del danno morale (ovvero del danno non patrimoniale) il danno c.d. tanatologico (o anche quello
catastrofale), ossia lipotesi della morte che segua le
lesioni fisiche dopo breve (o brevissimo) tempo, con
sofferenza della vittima rimasta lucida durante lagonia,
in consapevole attesa della fine.
3.1.2.1. - Infine, da soggiungere soltanto che il difensore dei ricorrenti si soffermato, nella discussione orale in udienza, sul diritto al risarcimento del c.d. danno
alla vita, richiamando la sentenza di questa Corte n.
1361 del 23 gennaio 2014, cos introducendo, per, una
questione che non stata affatto veicolata con i motivi
di ricorso e, quindi, gi come tale inammissibile.
Peraltro, non pu non rilevarsi che la ricostruzione sostenuta da Cass. n. 1361 del 2014 si fonda comunque
sulla postulata diversit ontologica tra danno biologico
e danno da perdita della vita, con la conseguenza che,
per conseguire il risarcimento di tale ultima tipologia di
danno, occorre proporre rituale e tempestiva domanda
gi nel giudizio di merito (ossia in primo grado), la quale, pertanto, non pu essere prospettata per la prima
volta in questa sede di legittimit (ci che, dunque,
non avrebbero potuto comunque fare i ricorrenti, in difetto di previa proposizione di detta domanda).
3.1.3. - Quanto, infine, alla censura sub c), occorre osservare che la Corte territoriale ha confermato la decisione del Tribunale di liquidazione unitaria del danno
non patrimoniale ai sensi dellart. 2059 c.c., patito dagli
attori, in forza della quale era ricompresa nella quantificazione del danno morale anche lulteriore voce richiesta di danno esistenziale, per lo stravolgimento
delle abitudini di vita ed il peggioramento del proprio
stato danimo, operandosi una personalizzazione del
danno nella sua complessiva quantificazione, anche in
ragione del fatto che, nella specie, tutto il danno biologico e morale liquidato attiene alla condizione psicologica di vita e relazionale degli attori. Si tratta quindi,
di motivazione che sfugge alle critiche dei ricorrenti,
non solo perch, da un lato, coerente con lorientamento espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. in
particolare Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n.
26792) in punto di unitariet del danno non patrimoniale e nellottica di evitare duplicazioni risarcitorie
(che anche i precedenti citati dai ricorrenti non mettono in discussione), e, dallaltro, nel suo percorso intelligibile ed affatto contraddittorio, in alcun modo apparente. Ma anche perch la stessa motivazione ha risposto alle palesate esigenze degli appellanti (ora ricorrenti) di una valutazione del danno non patrimoniale (in
tutta la sua estensione) in ragione del pregiudizio subito dai familiari del Signor P. in relazione al normale,
quotidiano, relazionarsi alla vita (cfr. p. 41 del ricorso),
senza che, poi, in questa sede, siano state sollevate critiche, specifiche e pertinenti, sotto il profilo della concreta liquidazione effettuata dal giudice del merito.

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4. - Con il terzo mezzo denunciata, ai sensi dellart.


360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione dellart. 342 c.p.c.
La Corte territoriale, nellesaminare il quarto, quinto e
sesto motivo di impugnazione, li avrebbe erroneamente
dichiarati inammissibili per difetto del requisito di specificit, giacch le argomentazioni svolte dagli appellanti non erano affatto generiche alla stregua dei principi
espressi dalla giurisprudenza in materia, come risulterebbe: per il quarto motivo dai da pp. 1 a 3, sub Cap.
B.3.2., pp. 29/31 dellatto di appello; per il quinto motivo dai da pp. 1 a 7, sub Cap. B.3.3., pp. 31/33 dellatto
di appello; per il sesto motivo dai da pp. 1 a 3, sub Cap.
B.3.4., pp. 31 e 34 dellatto di appello.
4.1. - Il motivo infondato.
4.1.1. - Occorre premettere che la denuncia, con il ricorso per cassazione, di un vizio attinente allapplicazione dellart. 342 c.p.c., in ordine alla specificit dei motivi di appello, investe il giudice di legittimit del potere
di esaminare direttamente gli atti e i documenti sui
quali il ricorso si fonda, non potendo essere limitata la
cognizione allesame della sufficienza e logicit della
motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la
questione (cfr. in tal senso, Cass., 10 settembre 2012, n.
15071). Si tratta, infatti, di un error In procedendo
comportante la nullit della sentenza impugnata, che si
sostanzia nel compimento di unattivit deviante da un
modello legale rigorosamente prescritto dal legislatore
(cfr. Cass., sez. un., 22 maggio 2012, n. 8077, che ha
esaminato, nella medesima prospettiva, il vizio di nullit dellatto di citazione per indeterminatezza delloggetto della domanda e delle ragioni poste a suo fondamento, anchesso, dunque, comportante - come nel caso di
specie - il previo esercizio del potere del giudice del merito di interpretare un atto del processo), per cui laccertamento demandato alla Corte di cassazione deve consistere unicamente nella verifica del rispetto, da parte del
giudice di merito, della legge processuale, a nulla rilevando il modo in cui egli abbia motivato la propria decisione (cfr. Cass., 31 luglio 2012, n. 13683).
Ci posto, pu procedersi alla delibazione dellatto di
appello, giacch la censura, sebbene dedotta sotto il
profilo della violazione di legge ai sensi dellart. 360
c.p.c., comma 1, n. 3, evidenzia nella sostanza il vizio
processuale che si asserisce inficiante la decisione adottata sul punito dalla Corte di appello (e, dunque, da intendersi veicolato in base al citato art. 360, n. 4), nonch rispetta la necessaria specificit, indicando puntualmente anche le parti rilevanti dellatto processuale su
cui questa Corte deve soffermare la propria indagine.
Ai fini di tale delibazione rileva il principio, consolidato, per cui la specificit dei motivi di appello deve essere commisurata alla specificit della motivazione e non
ravvisabile laddove lappellante, nel censurare le statuizioni contenute nella sentenza di primo grado, ometta di indicare, per ciascuna delle ragioni esposte nella
sentenza impugnata sul punto oggetto della controversia, le contrarie ragioni di fatto e di diritto che ritenga
idonee a giustificare la doglianza (Cass., 27 gennaio
2014, n. 1651; Cass., 27 gennaio 2011, n. 1924; Cass.,

Danno e responsabilit 1/2016

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


18 aprile 2007, n. 9244; nella medesima prospettiva,
Cass., sez. un., 25 novembre 2008, n. 28057).
4.1.2. - La dichiarata inammissibilit del quarto motivo (cfr. pp. 13 e 18 della sentenza impugnata) riguarda
esclusivamente la misura della liquidazione del danno
biologico in favore della G., l dove richiesta nel
30%.
La decisione in rito non attiene, dunque, alla posizione
dei figli di Pi.An., essendo stata respinta la loro domanda di liquidazione del danno biologico sub specie di psichico permanente; n, peraltro, investe ulteriori profili
della liquidazione del danno in questione (come quello
dellapplicazione delle tabelle), affrontati nel merito dal
giudice del gravame (cfr. p. 17 della sentenza impugnata, in ordine al terzo motivo di appello). Tanto precisato, le ragioni dellimpugnazione che specificamente interessano si riducono sostanzialmente alla seguente affermazione: Per i motivi gi esposti nei paragrafi dedicati ai (contestati) risultati della espletata CTU, si pu
ritenere ragionevole valutare nel 30% il danno biologico subito dalla moglie (p. 30 dellatto di appello).
Invero, tenuto conto che sulle critiche alla c.t.u. il giudice di appello si era gi espresso, nel merito, in sede di
scrutinio del secondo motivo di impugnazione e che tale motivazione, oggetto di censura in questa sede con il
secondo mezzo di ricorso per cassazione, ha superato il
vaglio di questa Corte, il riferimento alla percentuale
del 30% di invalidit (ove non lo si ritenga di per s assorbito nellesame anzidetto) rimane, comunque, del
tutto isolato e privo di supporto argomentativo specifico, non prendendosi affatto in considerazione (e, quindi, specificamente criticata) la motivazione resa dal primo giudice a fondamento della riconosciuta percentuale
del 12/13% (cfr. pp. 9/10 della sentenza impugnata).
4.1.3. - La dichiarata inammissibilit del quinto motivo
di appello (pp. 13, 14 e 18 della sentenza impugnata) riguarda la pretesa risarcitoria del danno patrimoniale
futuro.
Il giudice di primo grado aveva escluso che fosse stata
fornita prova della capacit reddituale del sig. P.A. e
della sua effettiva contribuzione economica alle esigenze della moglie e dei figli, pi che maggiorenni allepoca
dei fatti, non essendo stata prodotta neppure la dichiarazione dei redditi del familiare defunto;
peraltro, era da presumersi che il de cuius fosse pensionato e che, quindi, il coniuge potesse godere della sua
pensione di reversibilit.
Nellatto di appello (segnatamente a p. 32), oltre al richiamo di precedenti giurisprudenziali, gli unici elementi di fatto richiamati sono let del defunto, la conclusione dellattivit lavorativa come dirigente dazienda e lacquisto di un immobile nel 1998, in forza dei
quali si sostiene che egli aveva ... ancora numerosi anni di capacit produttiva e che avrebbe continuato a
contribuire ai bisogni familiari.
Sicch, appare evidente che quanto dedotto con limpugnazione prescinda del tutto dalla ratio decidendi - sopra richiamata - che avrebbe dovuto essere puntualmente criticata.

Danno e responsabilit 1/2016

4.1.4. - La dichiarata inammissibilit del sesto motivo


(pp. 14, 18 e 19 della sentenza impugnata) riguarda la
liquidazione del danno morale in base al sistema delle
tabelle.
Nellatto di appello (pp. 33 e 34) il profilo argomentativo dellimpugnazione si incentra esclusivamente sullintervenuto cambiamento nel 2007 dei criteri tabellari di riferimento, assumendosi, quindi, che i criteri tabellari del 2006 sono ormai da considerare superati, dovendosi in effetti applicare i nuovi parametri valevoli
per il 2007.
Nessuna critica viene, dunque, mossa alla concreta liquidazione del danno nella specie operata dal giudice di
primo grado, sulla base di elementi e parametri oggettivi, nonch contestualizzati rispetto alla vicenda controversa (cfr. pp. 9 e 10 della sentenza impugnata).
Con la conseguenza che il motivo di appello si colloca
su un piano di non consentita astrattezza, postulando
un mero automatismo della misura risarcitoria derivante
dalla meccanica applicazione di tabelle aggiornate, che,
per, in siffatti termini, non dato configurare, considerato che dette tabelle rappresentano un criterio di liquidazione che funge da parametro di conformit rispetto ad una valutazione equitativa del danno non patrimoniale, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., dal quale
il giudice, ricorrendo in concreto circostanze idonee,
pu motivatamente discostarsi (cfr., in tale prospettiva,
Cass., 7 giugno 2011, n. 12408; sullinammissibilit, per
difetto di specificit, di motivo di appello concernente
la mera applicazione del sistema tabellare, cfr. anche
Cass., 17 settembre 2013, n. 21229).
5. - Con il quarto mezzo prospettata, ai sensi dellart.
360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa motivazione circa
un fatto controverso e decisivo per il giudizio, non essendosi pronunziata la Corte territoriale in ordine alla
denunciata responsabilit oltre il massimale previsto
dalla polizza di assicurazione stipulata dal signor S. contro il rischio derivante dalla circolazione del ciclomotore, avendo lAssitalia S.p.A. mal gestito la vertenza,
con conseguente richiesta di condanna in solido della
stessa al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali reclamati dagli appellanti.
La Corte dappello, investita del motivo di impugnazione sulla omessa pronuncia del Tribunale sulla richiesta
condanna ultramassimale dellAssitalia per mala gestio,
avrebbe anchesso mancato di pronunciarsi al riguardo,
con conseguente omessa motivazione circa tale fatto,
certamente controverso e decisivo per il giudizio.
5.1. - Il motivo inammissibile.
Non solo - insistendosi unicamente sul vizio di motivazione - non viene specificamente dedotta la nullit della sentenza impugnata per violazione dellart. 112 c.p.c.,
quale denuncia che deve in ogni caso evincersi dal contesto del motivo a prescindere dalla esatta indicazione
delle norme di legge delle quali si lamenta linosservanza (Cass., sez. un., 24 luglio 2013, n. 17931; Cass., 29
agosto 2013, n. 19882), ma neppure reso intelligibile
il pregiudizio che limpugnazione intende eliminare (la
quale deve essere sorretta da un interesse concreto, che
spieghi influenza in relazione alle domande o eccezioni

71

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


proposte, in funzione di una pronuncia avente pratico
rilievo: tra le altre, Cass., 23 maggio 2008, n. 13373; in
relazione puntuale ad errores in procedendo, cfr.
Cass., 9 luglio 2014, n. 15676), posto che neppure allegato che la pronuncia di condanna dellAssitalia
S.p.A., in solido con lo S., abbia avuto ad oggetto un
importo che superava il massimale di polizza assicurativa, cosi da rendere necessario lesame da parte della
Corte di appello (e dello stesso primo giudice) della domanda di condanna della compagnia assicurativa ultramassimale (altrimenti assorbita nella decisione resa).
6. - Il ricorso va, dunque, rigettato ed i ricorrenti condannati, in solido tra loro, al pagamento delle spese del
presente giudizio di legittimit, come liquidate in dispositivo (con la precisazione che, in favore dello S., non
possono liquidarsi le spese processuali in relazione allattivit difensiva compiuta dal legale privo di valida procura).

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimit, che liquida in complessivi Euro
4.500,00, di cui di cui Euro 200,00, per esborsi, oltre
spese generali ed accessori di legge, in favore della Generali Italia S.p.A., nonch in complessivi Euro
2.700,00, di cui di cui Euro 200,00, per esborsi, oltre
spese generali ed accessori di legge, in favore di S.R.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1quater, d atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte dei ricorrenti, dellulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto
per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Tribunale di Firenze, Sez. II civ., 26 marzo 2015, n. 1011 - Est. Donnarumma


Va riconosciuta la configurabilit di un danno non patrimoniale a carico della fidanzata non convivente della
vittima primaria di un reato, non rilevando la sussistenza in termini di necessariet di un rapporto di coniugio,
quanto piuttosto la ravvisabilit e la prova di uno stabile legame tra due persone, connotato da stabilit e significativa comunanza di vita e di affetti.

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI
Conforme

Cass. pen. 10 novembre 2014, n. 46351; Cass. 21 marzo 2013, n. 7128.

Difforme

Cass. 16 marzo 2012, n. 4253.

Il Tribunale (omissis).
Ragioni di fatto e di diritto della decisione
1. Sui danni non patrimoniali - Premessa
Quanto ai danni non patrimoniali meritevoli di risarcimento, alla luce dei recenti arresti delle Sezioni Unite
(v. Cass. Civ., Sez. Un., 11.11.2008), necessario premettere che:
- il danno non patrimoniale deve essere inteso nella sua
accezione pi ampia di danno determinato dalla lesione
di interessi inerenti alla persona non connotati da rilevanza economica;
-la norma di riferimento (art. 2059 cc.) norma di rinvio, che rimanda alle leggi, che determinano i casi di risarcibilit del danno non patrimoniale (vd. Art. 185
c.p., v. i casi previsti da leggi ordinarie);
- al di fuori dei casi espressamente determinati dalla legge, in virt del principio della tutela minima risarcitoria
spettante ai diritti costituzionali inviolabili, la tutela
estesa ai casi di danno non patrimoniale prodotto dalla
lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti
dalla Costituzione;

72

- in questottica, va ricondotto nellambito dellart.


2059 c.c. anche il danno da lesione del diritto inviolabile alla salute (art. 32 Cost.), ed. danno biologico;
- nellambito della categoria generale del danno non patrimoniale, il ed. danno morale ed il danno ed. esistenziale non individuano autonome sottocategorie di danno, ma tra i possibili pregiudizi non patrimoniali descrivono un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza
soggettiva anche transeunte;
- il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che il pregiudizio deve essere interamente ristorato, ma si devono evitare duplicazioni;
- determina duplicazione di risarcimento la congiunta
attribuzione del danno biologico e del danno morale o
del danno esistenziale, nonch la congiunta attribuzione
del danno morale e di quello esistenziale; emmai, il giudice deve procedere ad adeguata personalizzazione della
liquidazione del danno biologico, valutando nella loro
effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza.
2. Sul risarcimento spettante a P.F.
A) ragionevole ritenere che gli stretti congiunti di
una persona deceduta in conseguenza dellaltrui illecito

Danno e responsabilit 1/2016

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


abbiano diritto, iure proprio, al risarcimento del danno
morale direttamente sofferto, inteso come intima sofferenza, che non degenera in patologia (ex multis, Cass.
Civ., 25-2.1997, n.1704). Sotto altro profilo, qualche
anno fa, si pervenuti allammissione della risarcibilit
del danno da uccisione di congiunto, consistente nella
definitiva perdita del rapporto parentale.
Si detto che linteresse fatto valere nel caso di danno
da uccisione di un congiunto quello alla intangibilit
della sfera degli affetti e della reciproca solidariet nellambito della famiglia, alla inviolabilit della libera e
piena esplicazione delle attivit realizzatrici della persona umana nellambito di quella peculiare formazione sociale, che la famiglia, la cui tutela trova fondamento
nelle norme costituzionali, di cui agli artt. 2, 29 e 30
Cost. Trattandosi di un pregiudizio, che si proietta nel
futuro - a differenza di quanto accade con il danno morale soggettivo - e dovendosi avere riguardo al periodo
di tempo, per il quale si sarebbe presumibilmente esplicato il godimento del congiunto, ammesso il ricorso a
valutazioni prognostiche e per presunzioni, pur sulla base di elementi oggettivi.
Come si premesso al paragrafo 1, nellambito di una
rivisitazione complessiva della materia del risarcimento
del danno non patrimoniale, la Suprema Corte ha osservato che determina duplicazione di risarcimento la
congiunta attribuzione del danno morale e del danno
da perdita del rapporto parentale, poich la sofferenza
patita nel momento in cui la perdita viene percepita e
quella che accompagna lesistenza del soggetto che lha
subita altro non sono che componenti del complesso
pregiudizio, che va integralmente ed unitariamente ristorato.
Sicch, occorre far luogo ad una valutazione del danno
non patrimoniale tendenzialmente unitaria, quantomeno sul fronte delle voci di danno che tradizionalmente
si indicano come danno morale e danno esistenziale.
Nellambito di tale valutazione, occorre considerare la
giovane et dello scomparso, la gravit del fatto illecito,
lintensit del vincolo di sangue esistente tra la vittima
e gli istanti, let del congiunto danneggiato, la relazione di convivenza nonch tutti gli elementi peculiari
della fattispecie concreta, cos che il risarcimento sia, il
pi possibile, adeguato al danno e non meramente simbolico.
Nella specie, alla luce di una valutazione complessiva di
tutte le circostanze del caso concreto e tenuto conto
della tabella per la liquidazione del danno da perdita
parentale che trova applicazione presso il Tribunale di
Roma - tabella che, a differenza delle altre, ha il pregio
di indicare valori precisi -, il tribunale ritiene equo e
congruo riconoscere al genitore convivente P.F. la somma d euro 272.745.00. oltre rivalutazione ed interessi
al tasso legale.
B) Una distinta considerazione e valutazione merita il
danno biologico che, per effetto della morte del congiunto, ha patito P.F.
La documentazione versata in atti e le risultanze della
c.t.u. - che vanno indenni da vizi, per cui possono essere assunte alla base della decisione - danno conto ade-

Danno e responsabilit 1/2016

guatamente di un danno biologico eziologicamente riconducibile allevento morte per cui causa.
Sicch, facendo riferimento alla tabella del danno biologico predisposta ed applicata dal Tribunale di Milano
- che, in relazione alla liquidazione del danno biologico,
trova costante applicazione presso questo Tribunale di
Firenze - e prevedendo equitativamente un incremento
per considerare linabilit temporanea riconosciuta dal
c.t.u. ma non quantificata, si ritiene congruo ed equo
quantificare in 30.665.80. oltre rivalutazione ed interessi, il danno biologico patito da P.F.
Gli importi test liquidati dovranno essere decurtati
della somma di 59.266,66 gi corrisposta dalla compagnia di assicurazione e da attualizzare ad oggi.
C) A titolo di danno patrimoniale emergente, va riconosciuto un risarcimento pari ad 1.965.17. oltre rivalutazione ed interessi, per spese funerarie documentate.
3 - Sul risarcimento spettante a P.V.
A) Per le medesime ragioni esposte in relazione alla posizione dellattore P.F. ed applicando il medesimo parametro (tabella in uso presso il Tribunale di Roma), va
riconosciuto alla genitrice del defunto limporto di
272.745.00. oltre rivalutazione ed interessi, a titolo di
risarcimento del danno da perdita parentale.
B) A titolo di risarcimento del danno biologico, che
trova riscontro nella documentazione versata in atti e
nelle risultanze della c.t.u., va riconosciuto limporto di
29.901.30 (oltre rivalutazione ed interessi), cui si perviene applicando la tabella elaborata dal Tribunale di
Milano e prevedendo un incremento in via equitativa
in considerazione della inabilit temporanea riconosciuta ma non quantificata dal c.t.u.
Anche in tal caso, va detratta la quota gi ricevuta dallattrice, che pari ad 59.266,66, da attualizzare ad
oggi.
4. Sul risarcimento spettante a P.S.
A) Applicando la tabella elaborata dal Tribunale di Roma, si liquida limporto di 141.075.00. oltre rivalutazione ed interessi, a titolo di risarcimento del danno da
perdita del congiunto.
In tal caso, mette conto rilevare che, alla luce degli atti,
da escludere una relazione di stabile convivenza con il
de cuius, poich risulta una residenza diversa da quella
degli altri familiari ed un significativo periodo di permanenza nella citt di Padova per ragioni di studio.
B) Alla luce delle risultanze peritali, a titolo di risarcimento del danno biologico va riconosciuto limporto di
5.975.30 (oltre rivalutazione ed interessi), precisandosi che in tal caso si applica la tabella ministeriale ex art.
139 C.d.A., con un lieve incremento che tiene conto
della inabilit temporanea riconosciuta dal c.t.u. ma
non quantificata.
C) Non pu trovare riconoscimento il risarcimento del
danno per perdita di chance, poich il nesso eziologico
non adeguatamente provato.
Anche in tal caso va detratto limporto che lattrice ha
gi ricevuto, pari ad 59.266,66, da attualizzare ad oggi.
5 - Sul risarcimento spettante a S.M.R.

73

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


Alla luce degli atti, allattrice S.M.R., spetta il solo risarcimento del danno da perdita del congiunto, che, secondo la tabella romana, va liquidato in misura pari ad
122.265.00. oltre rivalutazione ed interessi.
6 - Sul risarcimento spettante a G.D.
A) La domanda di risarcimento del danno non patrimoniale - sub specie di danno morale ed esistenziale -
meritevole di accoglimento. In tema di risarcibilit dei
pregiudizi di natura non patrimoniale conseguenti alla
lesione di un diritto inviolabile della persona, secondo
la sentenza 10 novembre 2014, n. 46351, della Cassazione Penale, il riferimento ai prossimi congiunti della
vittima primaria, quali soggetti danneggiati iure proprio,
deve essere inteso nel senso che, in presenza di un saldo
e duraturo legame affettivo tra questi ultimi e la vittima, proprio la lesione che colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare lingiustizia del danno e a
rendere risarcibili le conseguenze pregiudizievoli che ne
siano derivate (se e in quanto queste siano allegate e dimostrate quale danno-conseguenza), a prescindere dallesistenza di rapporti di parentela, affinit o coniugio
giuridicamente rilevanti come tali.
Con sentenza 8 ottobre 2012, la Corte di Appello di
Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado - con la quale il Tribunale di Milano, in data 10 ottobre 2011, aveva condannato Tizio del reato di omicidio colposo, per avere cagionato, in concorso con Caio,
per colpa consistita nella violazione della disciplina in
materia di circolazione stradale, la morte del pedone
Mevio - rideterminava lammontare della somma liquidata, a titolo di provvisionale, in favore della parte civile costituita.
Avverso la sentenza del Giudice di secondo grado interponeva gravame di legittimit il difensore del responsabile civile deducendo la violazione dellart. 74 cod.
proc. pen. e dellart. 2697 cod. civ. con riferimento sia
alla risarcibilit del danno subito dalla fidanzata non
convivente della vittima dellincidente stradale, sia rispetto alla non corretta applicazione della disciplina
dellonere probatorio, nel caso di richiesta risarcitoria
ex art. 185 cod. pen.
La Corte di cassazione (Cassazione penale, sez. IV,
10.11.2014, n. 46351), con un sintetico, ma lineare e
corretto excursus circa la risarcibilit dei danni ai prossimi congiunti della vittima primaria ed in ordine alla
nozione enucleatasi a livello giurisprudenziale di prossimi congiunti, ha riconosciuto la risarcibilit in astratto dei danni iure proprio patiti dalla fidanzata non convivente della vittima primaria, evidenziando come a rilevare sul piano dellan debeatur non sia tanto la sussistenza di rapporti di parentela, di affinit o coniugio cos come civilisticamente definiti, quanto piuttosto la
sussistenza di un rapporto tra due soggetti, il quale risulti caratterizzato da duratura e significativa comunanza
di vita e di affetti; con la conseguenza che, in tale prospettiva, i parametri costituzionali dovranno individuarsi non gi negli artt. 29 e 30 Cost., quanto piuttosto
nellart. 2 Cost, il quale accorda rilievo alla sfera relazionale personale in quanto tale e non richiede necessa-

74

riamente la ravvisabilit di un rapporto di coniugio tra


due soggetti legati sul piano affettivo.
Chiarisce la Suprema Corte che per convivenza non
deve intendersi la sola situazione di coabitazione tra
prossimo congiunto e vittima primaria di un illecito,
quanto piuttosto lo stabile legame tra due persone connotato da duratura e significativa comunanza di vita e
di affetti, con la conseguenza che, in tale prospettiva, i
parametri costituzionali a venire in considerazione non
sono quelli di cui agli artt. 29 e 30 Cost., quanto piuttosto lart. 2 Cost., il quale accorda rilievo alla persona
umana intesa sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit e, prime tra tutte,
quelle primigenie, vale a dire quelle illuminate da un
intenso e duraturo legame affettivo, anche ove lo stesso
non risulti genetico o giuridico.
Va, pertanto, riconosciuta la configurabilit di un danno a carico della fidanzata non convivente della vittima
primaria di un reato, non rilevando, come detto, la sussistenza in termini di necessariet di un rapporto di coniugio, quanto piuttosto la ravvisabilit e la prova di
uno stabile legame tra due persone, connotato da stabilit e significativa comunanza d vita e di affetti. In sede
civile, la Suprema Corte ha, addirittura, statuito che, in
caso di relazione prematrimoniale o di fidanzamento
che - a prescindere da un rapporto di convivenza attuale al momento dellillecito - era destinato successivamente ad evolvere in matrimonio, il risarcimento del
danno non patrimoniale trova fondamento nellart. 29
Cost., inteso come norma di tutela costituzionale non
solo della famiglia quale societ naturale fondata sul
matrimonio, ma anche del diritto del singolo a contrarre matrimonio e ad usufruire dei diritti-doveri reciproci
inerenti le persone dei coniugi, nonch a formare una
famiglia quale modalit di piena realizzazione della propria vita individuale (Cass. Civ., 21.03.2013, n. 7128).
esattamente questo il caso di specie, avendo lattrice
dato ampiamente conto di un rapporto sentimentale
molto risalente nel tempo, connotato da stabilit e profonda condivisione (si veda, tra laltro, la vasta documentazione fotografica allegata al fascicolo attoreo),
che, solo qualche giorno dopo il d del tragico evento,
avrebbe trovato nel matrimonio il proprio naturale coronamento.
documentato - e, per vero, non contestato - che i due
fidanzati avevano acquistato una casa sin dal 2.5.2001,
impegnando i rispettivi patrimoni in ragione del 50%
cadauno e trasferendovi la propria residenza gi dal
26.5.2001.
provato che i predetti avessero formalizzato le reciproche promesse con la richiesta di pubblicazione del matrimonio, fissato per il giorno 8.2.2003, laddove il decesso di P.M. intervenuto il 26.1.2003.
Condividendo e facendo proprio il pensiero della Suprema Corte, per cui la relazione prematrimoniale o di
fidanzamento che, a prescindere da un rapporto di convivenza attuale al momento dellillecito, sia destinata
ad evolvere in matrimonio trovi il fondamento della tutela risarcitoria nellart. 29 Cost., inteso come norma di
tutela costituzionale, non solo della famiglia quale so-

Danno e responsabilit 1/2016

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


ciet naturale fondata sul matrimonio, ma anche del diritto a contrarre matrimonio e quindi a formare una famiglia fondata sul matrimonio, questo Giudice ritiene
che, ai fini della liquidazione del pregiudizio, il danno
non patrimoniale patito dallattrice G.D. per effetto
della perdita del futuro marito possa essere liquidato
equiparando la condizione in esame a quella di un coniuge che con coabita con laltro.
Sicch, applicando, ancora una volta, la tabella del Tribunale di Roma e considerando il parametro relativo al
coniuge non convivente (laddove la convivenza intesa come coabitazione), si perviene alla liquidazione
dellimporto di 263.340,00. oltre rivalutazione ed interessi.
B) Per le ragioni esposte (legame sentimentale stabile e
duraturo, destinato ad evolvere nel matrimonio) , senzaltro, risarcibile anche il danno biologico patito dallattrice, dal momento che la documentazione in atti e
le risultanze peritali danno adeguatamente conto di un
pregiudizio psico - fisico eziologicamente riconducibile
allevento morte per cui causa. Sicch, considerando
gli accertai postumi permanenti in ragione del 9/10%
ed applicando la tabella del Tribunale di Milano, con
un lieve incremento per ricomprendere linabilit temporanea riconosciuta e non quantificata dal c.t.u., si ritiene equo e congruo liquidare nella misura di
23.796,85 (oltre rivalutazione ed interessi) il danno biologico patito da G.D.
C) A titolo di risarcimento del danno patrimoniale
emergente va riconosciuto limporto di 1.878.00 (oltre rivalutazione ed interessi) per spese documentate e
riconosciute congrue dal c.t.u.
Limporto di 510,00 corrisposto al ctp e quello corrisposto al c.t.u. vanno liquidati nellambito delle spese
di lite.
D) Non sono meritevoli di risarcimento i danni dedotti
in relazione alla vendita della casa destinata ad abitazione coniugale ed allestinzione del mutuo, poich non si
ravvisa un rigoroso nesso di consequenzialit immediata
e di
retta rispetto allevento morte per cui causa.
I danni in parola risentono, per cos dire, di una precisa
scelta, esercitata in un certo momento e con certe modalit.
Non provata limpossibilit di estinguere il mutuo e
vendere la casa in un momento storico diverso e, tenuto
conto del mercato immobiliare, ragionevole ritenere
che i dedotti danni sarebbero stati evitati se le operazioni suddette fossero state condotte prudentemente.
Non sono risarcibili i danni dedotti in relazione a spese
documentabili e non documentate: in questottica si disattende la domanda di risarcimento relativa alle spese
connesse allevento nuziale, non essendo adeguatamente provato il quantum.
Non risarcibile il danno dedotto in relazione ai futuri
ed eventuali apporti patrimoniali derivanti dal matrimonio, poich la posizione economica e la capacit di
guadagno dei nubendi induce a ritenere che essi avrebbero provveduto autonomamente e rispettivamente al

Danno e responsabilit 1/2016

proprio mantenimento ed avrebbero contribuito in


egual misura alla gestione del menage familiare.
7. Sul risarcimento spettante a C. A.
A) La documentazione versata in atti e, segnatamente,
le risultanze peritali danno adeguatamente conto di un
danno biologico riconducibile al sinistro per cui causa.
Il perito dufficio pervenuto alle seguenti conclusioni:
- postumi permanenti 8/9 %
- inabilit temporanea assoluta di giorni 30
- inabilit temporanea parziale di giorni 60 al 50%
- inabilit temporanea parziale di giorni 90 al 25%.
Sicch, applicando la tabella ministeriale ex art. 139
C.d.A. e personalizzando il quantum in considerazione
della gravit dellillecito e di tutte le peculiarit del caso concreto, il danno non patrimoniale complessivamente patito da C .A. va liquidato in misura pari ad
19.762,56. oltre rivalutazione ed interessi.
Va detratto rimporto gi ricevuto, pari ad 12.000,00,
da attualizzare ad oggi-fi) A titolo di danno patrimoniale emergente va riconosciuto limporto di 1.980,02
(oltre rivalutazione ed interessi) per spese documentate
e riconosciute congrue dal c.t.u.
8 - Sul risarcimento spettante a F.S.
A) In relazione alla posizione del terzo chiamato ha
correttamente rilevato il G.I. pro tempore che ... quanto alla richiesta di ctu medico-legale sulla persona di F
.S. non risultano specifiche contestazioni in ordine agli
esiti della relazione medico legale allegata dalla difesa
del suddetto a sostegno delle pretese risarcitone avanzate ricorrendo pertanto evidenti ragioni di economia
processuale ad escludere la necessit di tale mezzo istruttorio ... (vd. ordinanza del 27/30.5.2011).
Sicch, si tiene conto delle risultanze della consulenza
medico legale allegata al fascicolo del terzo chiamato
(doc. 9):
- postumi permanenti in ragione del 4%
- inabilit temporanea totale di giorni 44
- inabilit temporanea parziale di giorni 44 al 50%.
Applicando la tabella ministeriale ex art. 139 C.d.A. si
perviene alla liquidazione dellimporto risarcitorio di
6.478.83. oltre rivalutazione ed interessi.
B) A titolo di risarcimento del danno patrimoniale
emergente va riconosciuto limporto di 432.50 (oltre
rivalutazione ed interessi) per spese mediche documentate (vd. ricevute allegate al fascicolo del terzo chiamato). Limporto di 151,29 relativo al compenso del ctp,
per giurisprudenza pacifica, rientra nelle spese di lite.
9 - Conclusivamente
A) Ogni altra istanza disattesa, in quanto non provata,
vanno accolte le sole domande gi ritenute meritevoli
di accoglimento.
Nello specifico, tenuto conto di quanto si statuito con
la sentenza non definitiva in punto di an debeatur, i
convenuti vanno condannati, in solido tra loro, a corrispondere le somme sopra liquidate agli attori ed al terzo
chiamato F.S.
B) Solo per completezza, vai la pena precisare che per
tutti i congiunti del de cuius va esclusa la risarcibilit
del danno non patrimoniale iure hereditario. orientamento consolidato, soprattutto nella giurisprudenza del-

75

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


la Suprema Corte, che, nel caso di lesione dellintegrit
fisica con esito letale intervenuto immediatamente o a
breve distanza dallevento lesivo, non sia confgurabile
un danno biologico stricto sensu, poich la morte non
costituisce la massima lesione possibile del diritto alla
salute, ma incide sul diverso bene giuridico della vita, la
cui perdita coincide con il definitivo venir meno del
soggetto e, quindi, non si traduce e non pu tradursi
nella contestuale acquisizione al patrimonio della vittima di un diritto al risarcimento trasferibile agli eredi.
Chi perde la vita non acquista un diritto risarcitorio,
poich, fino a quando egli in vita, non vi perdita;
quando morto, non titolare di alcun diritto e non
in grado di acquistarne.
Diversamente, nel caso in cui intercorra un apprezzabile
lasso di tempo tra le lesioni e la morte dalle stesse determinata, ravvisabile un diritto al risarcimento del danno
biologico trasferibile agli eredi, che si va a liquidare in relazione alla effettiva menomazione della integrit psicofisica subita dal soggetto leso ed alla durata de! danno: in-

somma, uno degli elementi costitutivi ed indefettibili del


danno biologico la durata (vd., tra le altre, Cass. Civ.,
n. 458/2009, che esclude la risarcibilit del danno biologico iure hereditario nel caso di sopravvivenza della vittima
per tre soli giorni dopo il sinistro).
Nel caso in esame, chiaramente emerso che il giovane
de cuius immediatamente deceduto, per cui non pu
riconoscersi un risarcimento del danno biologico iure
hereditario.
N pu riconoscersi un risarcimento del danno morale
iure hereditario, che avrebbe richiesto momenti di lucidit e consapevolezza, tali da consentire la percezione
del proprio stato (cfr. documentazione clinica e Cass.
Civ., N. 28423/2008).
Lesito del giudizio depone per la soccombenza dei convenuti, che vanno, perci, condannati, in solido, al rimborso in favore degli attori e dei terzi chiamati.
A carico dei convenuti, in solido, vanno definitivamente poste anche le spese di c.t.u.
(omissis).

IL COMMENTO
di Claudia Madonia (*)
Le due sentenze in commento si inseriscono nel tormentato dibattito giurisprudenziale sul danno da lutto, confermando principi gi pi volte ribaditi e, allo stesso tempo, introducendo rilevanti novit. In particolare, la pronuncia del Tribunale di Firenze riconosce il diritto al risarcimento anche alla fidanzata non convivente della vittima, condividendo la nozione pi estesa di
prossimi congiunti formulata di recente dalla giurisprudenza di legittimit.

Le due sentenze in esame costituiscono un ulteriore tassello del vivace dibattito giurisprudenziale sul
tema del danno sofferto dai familiari per la morte
del congiunto a seguito di sinistro stradale.
Invero, dato il silenzio normativo, nel corso degli
anni gli operatori del diritto hanno tentato di delineare i contorni di tale peculiare figura di danno e
dindividuare i soggetti legittimati ad esperire lazione di risarcimento, senza esser giunti ancora oggi ad una conclusione concordemente accolta (1).
Questo travagliato percorso esegetico emerge dalle
suddette pronunce, che toccano solo incidentalmente la questione controversa del danno da per-

dita della vita, ponendo lattenzione sui danni patrimoniali e non patrimoniali reclamati iure proprio dai familiari. Un elemento di novit poi introdotto dalla decisone del Tribunale di Firenze
che, discostandosi dallorientamento sino ad ora
dominante, ha riconosciuto il diritto al risarcimento anche alla fidanzata della vittima, nonostante il
difetto del requisito della convivenza.
Dunque, nellesaminare le sentenze sopra riportate,
la presente riflessione si concentrer sul cosiddetto
danno da lesione del rapporto parentale, sul legame di questultimo con le altre figure di danno alla
persona derivanti dalla morte di un congiunto, sulla questione della legittimazione attiva e, infine,

(*) Il contributo stato sottoposto, in forma anonima, alla


valutazione di un referee.
(1) Senza alcuna pretesa di completezza, per unanalisi dellevoluzione giurisprudenziale che ha conosciuto la figura del
danno da lutto cfr. G. Facci, Il risarcimento del danno patrimoniale da uccisione di un familiare, in Sesta (a cura di), La responsabilit nelle relazioni familiari, M. Torino, 2008, 409 ss.; M.
Franzoni, Il risarcimento del danno non patrimoniale da uccisio-

ne del familiare, ivi, 389 ss.; Id., Il danno risarcibile, in Trattato


della responsabilit civile, diretto da Franzoni, II, Milano, 2010,
647 ss.; G. Belli, Uccisione del congiunto, danno catastrofale,
danno tanatologico e danno parentale: a che punto siamo?, in
Resp. civ., 2012, 542 ss.; B. Guidi, Storia e vicissitudini del danno da morte, in questa Rivista, 2013, 1207 ss.; R. Mazzon,
Luccisione del congiunto, in P. Cendon (a cura di), Famiglia e
responsabilit civile, 2014, Milano, 119 ss.

Premessa

76

Danno e responsabilit 1/2016

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


sulla risarcibilit della vita in s e per s, come bene autonomo e distinto dalla salute.

La morte di una persona fisica si configura quale


fonte di grande sofferenza per il nucleo familiare,
privato definitivamente del rapporto affettivo con
il congiunto. Tale pregiudizio oggi pacificamente
qualificato come danno da lesione del rapporto parentale, per la cui risarcibilit i familiari sono legittimati iure proprio. Come ribadito dal giudice fiorentino, linteresse fatto valere quello alla intangibilit della sfera degli affetti e della reciproca solidariet nellambito della famiglia, quale formazione sociale ove si esplica la personalit delluomo,
la cui tutela trova fondamento negli artt. 2, 29 e
30 Cost. (2).
Tale figura di danno si inserisce nel pi ampio panorama del danno non patrimoniale e dellevoluzione giurisprudenziale che questultimo ha conosciuto.
In linea con la rilettura dellart. 2059 c.c. posta
con le note sentenze di San Martino (3), entrambe
le pronunce in commento precisano che la congiunta attribuzione del danno morale e del danno
da perdita del rapporto parentale darebbe luogo ad
una duplicazione risarcitoria, considerato che le
due voci di danno sono fortemente intrecciate e

non risultano ontologicamente distinguibili. Tale


pregiudizio, dunque, deve essere quantificato unitariamente sulla base di una pluralit di parametri (4), tra cui il grado di parentela, la gravit dellillecito commesso e let della vittima.
Tuttavia, i principi enunciati risultano tuttaltro
che pacifici. Difatti, a pochi mesi di distanza dalla
sentenza n. 3387, la stessa Cassazione ha messo in
luce la necessit di distinguere la componente morale e quella esistenziale del danno alla persona, osservando come ogni vulnus arrecato ad un interesse tutelato dalla Carta costituzionale si caratterizza
() per la sua doppia dimensione del danno relazione/proiezione esterna dellessere, e del danno
morale/interiorizzazione intimistica della sofferenza (5). In questa recente decisione, la S.C. richiama i medesimi precedenti giurisprudenziali adombrati nella pronuncia in commento (6) e affida al
giudice di merito il compito di valutare e riparare
le diverse voci di danno in base alle peculiarit di
ciascun caso concreto.
Seppur abbia il merito di tentare di supere i limiti
che il diritto inevitabilmente incontra nel confrontarsi con il dolore umano, la ricostruzione giuridica
operata a giugno non convince. Difatti, come gi
avvenuto in altre occasioni (7), questultima risulta
solo formalmente attuativa dei principi posti nel
2008 (8), distinguendo pregiudizi che, anche se

(2) Com noto, la consacrazione della nuova figura del


danno da lesione del rapporto parentale risale a Cass. 31 maggio 2003, n. 8827 e Cass. 31 maggio 2003, n. 8828, in questa
Rivista, 2003, 816 ss. con nota di G. Ponzanelli, Ricomposizione
delluniverso non patrimoniale: le scelte della Corte di Cassazione, ed altres con nota di A. Procida Mirabelli di Lauro, Lart.
2059 c.c. va in paradiso; in Corr. giur., 2003, 1017 ss., con nota
di M. Franzoni, Il danno non patrimoniale, il danno morale: una
svolta per il danno alla persona. In tale occasione si , altres,
messa in luce lequivocit dellespressione danno di riflesso o
di rimbalzo, precisando che nel caso di evento plurioffensivo
la lesione infatti contestuale ed immediata per tutti i soggetti
che sono titolari dei vari interessi incisi.
(3) Cass., SS.UU., 11 novembre 2008, n. 26972, pubblicate
su tutte le principali riviste, fra le quali in questa Rivista, 2009,
19 ss., con nota di A. Procida Mirabelli di Lauro, Il danno non
patrimoniale secondo le Sezioni Unite. Un de profundis per il
danno esistenziale, ed altres con nota di S. Landini, Danno biologico e danno morale soggettivo nelle sentenze della Cass.
Ss.uu. 26972, 26973, 26974, 26975/2008.
(4) In merito ai trend liquidatori applicati dalle corti di merito
in ordine al risarcimento del danno da morte nelle sue varie
declinazioni cfr. E. Serani, Il risarcimento del danno da morte
dopo le Sezioni Unite del 2008: prassi e aporie delle Corti di merito, in questa Rivista, 2013, 1200 ss.
(5) Cass. 9 giugno 2015, n. 11851, in Foro it., 2015, 2737
ss., con nota di G. Ponzanelli, Incertezze sul risarcimento del
danno alla persona: sofferenza e qualit della vita nella r.c. auto.
Condivide le recenti osservazioni della Suprema Corte P. Ziviz,
Danno alla persona, le due distinte componenti: Cass.

11851/2015, in www.personaedanno.it.
(6) Nella pronuncia in commento, la Cassazione precisa
che il precedente del 20 novembre 2012, n. 20292, citato dai
ricorrenti, non mette in discussione lunitariet del pregiudizio
non patrimoniale. La sentenza richiamata pubblicata in Resp.
civ. prev., 2013, 116 ss., con nota P. Ziviz, Danno esistenziale:
nuova tappa di un lungo cammino; in questa Rivista, 2013, 129
ss., con nota di G. Ponzanelli, Non tanto il danno esistenziale,
ma il quantum il vero problema del danno non patrimoniale;
in Corr. giur., 2013, 315 ss. con nota di G. Villa, Ancora sulle
etichette del danno non patrimoniale, il quale mette in luce le
contraddizioni di tale decisione, che esordisce con una prima
affermazione, ovvero che il danno non patrimoniale non suscettibile di frammentazione, a seconda delle diverse etichette che teoria e prassi hanno elaborato nel corso del tempo
per superare i limiti posti dallart. 2059 c.c., ma si conclude
approvando la liquidazione del danno esistenziale operata dal
giudice di merito.
(7) Si possono ricordare: Cass. 20 novembre 2012, n.
20292, cit.; Cass. 3 ottobre 2013, n. 22585, in Foro it., 2013, I,
3434 ss., con note di A. Palmieri - R. Pardolesi, Il ritorno di
fiamma del danno esistenziale (e del danno morale soggettivo):
lincerta dottrina della Suprema Corte sullart. 2059, e di G. Ponzanelli, Nomofilachia tradita e le tre voci di danno non patrimoniale. Inoltre, da ultimo, v. Cass. 20 agosto 2015, n. 16992, in
questa Rivista, 2015, 1127 ss., con nota di G. Ponzanelli, La III
Sezione: tabelle, risarcimento integrale, voci di danno.
(8) Nelle sentenze di San Martino si legge che di danno
esistenziale come categoria autonoma non pi dato discutere.

Il risarcimento del danno non patrimoniale


sofferto dai familiari

Danno e responsabilit 1/2016

77

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


concettualmente diversi, risultano inscindibili sul
piano sostanziale.
Come osservato in dottrina, la pluralit di voci
non accettabile, soprattutto perch esse sono gi
protette in modo adeguato dallattuale sistema (9).
Dunque, risulta condivisibile quanto affermato nelle sentenze sopra riportate, le quali evitano in concreto, e non solo astrattamente, il rischio di duplicazione risarcitoria, rimanendo pur sempre fermo
che la quantificazione del danno deve essere attuata personalizzandola in considerazione della condizione psicologica di vita e relazionale del danneggiato (10). A tal fine, come ribadito dalla Cassazione nel 4.1.4., il giudice potr motivatamente discostarsi dalle tabelle, le quali rappresentano un
criterio di liquidazione che funge da parametro di
conformit rispetto ad una valutazione equitativa
del danno non patrimoniale.
Le pronunce in esame, inoltre, precisano che al
danno da lesione del rapporto parentale si deve affiancare la valutazione delleventuale danno biologico, risarcibile ogniqualvolta levento morte determini nei familiari linsorgenza di una vera e propria
patologia psichica accertata medicalmente (11).
Qualora invece, come nel caso posto allo scrutinio
della S.C., non risulti provato uno specifico pregiudizio del diritto alla salute, distinto rispetto alle ricadute sofferenziali-relazionali gi ricomprese nellambito del suddetto danno da perdita del legame
parentale, il danno biologico non sar configurabile per i principi gi esposti e, di conseguenza, non
potr essere liquidato.

Legittimazione attiva: anche la fidanzata


della vittima ha diritto al risarcimento?

(9) Cfr. G. Ponzanelli, Non tanto il danno esistenziale, ma il


quantum il vero problema del danno non patrimoniale, cit.,
spec. 138. Vedi altres Id., Quale danno? Quanto danno? E chi
lo decide poi?, in questa Rivista, 2015, 71 ss.
(10) Cfr. 3.1.3 della sent. n. 3387 in commento.
(11) Cfr. Corte cost. 27 ottobre 1994, n. 372, in Nuova giur.
civ. comm., 1995, 406 ss., con nota di P. Ziviz, Danno biologico
e morte della vittima: equivoci vecchi e nuovi; in Foro it., 1994,
3297 ss., con nota di G. Ponzanelli, La corte costituzionale e il
danno da morte.
(12) Sono trascorsi pi di ventanni da quando la Suprema
Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale del convivente more uxorio: Cass.
28 marzo 1994, n. 2988, in Resp. civ., 1995, 569 ss., con nota
di S. Coppari, Famiglia di fatto e diritto al risarcimento del danno per morte del convivente; In Dir. fam. e pers, 1996, 877 ss.,
con nota di A. Lepre, Convivenza more uxorio e risarcimento
del danno. Si deve segnalare che oggi il ddl n. 2081 (XVII Legislatura), recante Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, prevede
espressamente la risarcibilit del superstite in caso di morte
del compagno causata dal fatto illecito di un terzo (art. 18).
(13) In questi termini, Cass. 16 marzo 2012, n. 4253, con
cui la Suprema Corte ha negato il diritto al risarcimento del

danno ai nipoti per luccisione del nonno, in quanto non conviventi. La sentenza stata pubblicata in questa Rivista, 2013,
35 ss., con nota di M. Rossetti, Senectus ipsa est morbus, ovvero che male c se ti ammazzano un nonno? (critica ad una
aberrante sentenza della Corte di cassazione). LAutore osserva
che ritenere che solo i familiari conviventi con la vittima possano nutrire per essa un affetto meritevole di tutela affermazione che non solo non trova riscontro nella legge; non solo
cozza con lid quod plerumque accidit, ma per di pi contrasta
con un principio reiteratamente affermato dalla S.C. in tema di
liquidazione del danno non patrimoniale: il divieto di automatismi risarcitori.
Con particolare riferimento alla posizione dei nonni, si deve
rilevare che linterpretazione della Cassazione oggi stride con i
principi posti dalla recente riforma del diritto di famiglia e, in
particolare, con lart. 317 bis c.c., norma che riconosce espressamente il diritto degli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Pertanto, si potrebbe ipotizzare
che tale riconoscimento legislativo escluda una verifica specifica della relazione affettiva nonno-nipote come elemento che
fonda lingiustizia della lesione subita e di conseguenza la risarcibilit del danno.
(14) Cass. Pen. 10 novembre 2014, n. 46351, in www.personaedanno.it.

78

Esaurita la questione della configurabilit del danno da lesione della rapporto parentale e delle altre
voci di danno non patrimoniale iure proprio, risulta
ora opportuno indagare chi siano i soggetti legittimati ad agire per il risarcimento di questo pregiudizio.
In merito, secondo lorientamento dominante in
giurisprudenza, il criterio per individuare la legittimazione attiva va identificato nel fatto che le vittime sono i congiunti stretti della persona deceduta
(coniuge, figli, genitori), mentre, quando i congiunti sono meno prossimi sar necessario che sussista il requisito della convivenza (12). Dunque, la
coabitazione individuata quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza lintimit dei rapporti parentali e il legame tra danneggiato primario
e secondario acquisisce rilevanza giuridica ai fini
del risarcimento del danno da lutto (13).
Rispetto a tale questione, come gi scritto, la decisione del Tribunale di Firenze fa un ulteriore passo
in avanti e riconosce il diritto al risarcimento anche alla fidanzata non convivente della vittima, richiamando quanto affermato di recente dalla Cassazione Penale (14), per cui il riferimento ai prossimi congiunti deve essere inteso nel senso che, in
presenza di un saldo e duraturo legame affettivo tra
questi ultimi e la vittima, proprio la lesione che
colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare lingiustizia del danno ed a rendere risarcibili
le conseguenze pregiudizievoli che ne siano derivate, a prescindere dallesistenza di rapporti di paren-

Danno e responsabilit 1/2016

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


tela o affinit giuridicamente rilevanti come tali.
Si precisato, inoltre, che la convivenza non deve intendersi necessariamente come coabitazione,
quanto piuttosto come stabile legame tra due persone, connotato da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti. Quindi, secondo tale ricostruzione giuridica, che trova conforto anche
nella pronuncia della S.C. del marzo 2013 (15), il
diritto della fidanzata troverebbe fondamento non
gi negli artt. 29 e 30 Cost., quanto piuttosto nellart. 2 Cost., che attribuisce rilevanza costituzionale alla sfera relazionale della persona in quanto tale, indipendentemente dalla sussistenza di un rapporto di coniugio.
Questa soluzione esegetica, se da un lato risulta
condivisibile, merita per alcune precisazioni.
Il problema che si pone, infatti, quello di conciliare il diritto del superstite alla tutela del rapporto
parentale con lesigenza di evitare una dilatazione
economicamente insostenibile dei danni risarcibili (16). In merito, lelemento della convivenza costituisce sicuramente un parametro idoneo, ma
non esclusivo, per accertare la sussistenza di un
rapporto giuridicamente rilevante ai fini del risarcimento; cos come, viceversa, la convivenza da sola
non sufficiente a provare lesistenza di una comunanza di vita e di affetti nonch linsorgenza di
uno stato di prostrazione e di dolore riscontrabile,
nella normalit, nellipotesi di morte di una persona cara.
Questa considerazione si pone in linea con i principi posti a livello sovranazionale dalla Corte Europea dei Diritti dellUomo, la quale, nel pronunciarsi sul tema delle coppie di fatto, ha chiarito che
lesistenza di ununione stabile indipendente dalla convivenza (17).
Di conseguenza, si deve ritenere che il bilanciamento tra il diritto al risarcimento del danno e il
(15) Cass. 21 marzo 2013, n. 7128, in D&G online, 22 marzo
2013, con commento di R. Savoia, La convivenza non determinante per il risarcimento del danno non patrimoniale del congiunto. In tale occasione la Suprema Corte ha riconosciuto il
diritto al risarcimento alla moglie per le lesioni subite dal marito, nonostante allepoca dellevento fosse solamente fidanzata
con la vittima.
(16) In questi termini Cass. 16 marzo 2012, n. 4253, cit.
(17) Corte europea dei diritti delluomo, Oliari e altri c. Italia,
21 luglio 2015, in http://www.echr.coe.int/. Con questa recente pronuncia la Corte di Strasburgo ha condannato lItalia per
non prevedere alcuna forma di riconoscimento e di tutela delle
unioni fra persone dello stesso sesso, in violazione dellart. 8
della Convenzione. In relazione allelemento della convivenza,
in particolare, viene messo in luce che nel mondo globalizzato di oggi diverse coppie, sposate, o che hanno contratto ununione registrata, attraversano periodi in cui vivono la loro relazione a distanza, dovendo mantenere la residenza in paesi di-

Danno e responsabilit 1/2016

pericolo di una ingiustificata espansione dei soggetti danneggiati non pu essere ancorato esclusivamente allelemento della coabitazione. Allo stesso
tempo, per, al fine di escludere il risarcimento in
casi di situazioni di mera occasionalit, si rende necessario accertare la sussistenza di un consolidato
rapporto affettivo e di un progetto di vita in comune, sulla base di dati oggettivi ed esterni.
Nel caso posto allattenzione del giudice fiorentino, la prova di tale relazione data dalla esistenza
di un progetto matrimoniale destinato a realizzarsi
pochi giorni dopo luccisione e formalizzato con la
richiesta di pubblicazione del matrimonio. Dunque,
nonostante il difetto della convivenza, tali elementi consentono di qualificare il rapporto esistente
quale formazione sociale ove si svolge la personalit delluomo, riconosciuto e garantito allart. 2
Cost., e pertanto di configurare come ingiusto il
danno conseguente alluccisione del fidanzato. A
ci si aggiunga che, il vincolo prematrimoniale deve essere ricondotto anche nellambito di tutela
dellart. 29 Cost., da intendersi come fondamento
costituzionale del diritto del singolo a contrarre
matrimonio e a formare una famiglia (18).
Il danno non patrimoniale iure hereditario
Ci si deve infine soffermare su unulteriore sfaccettatura del rischio di unindefinita estensione dei
danni risarcibili a seguito delluccisione di un congiunto, ovvero sulla questione controversa del danno da perdita della vita o danno tanatologico.
Il giudice di Firenze dedica solo poche righe a tale
tema, limitandosi a richiamare il costante orientamento giurisprudenziale che nega il diritto al risarcimento del danno iure hereditatis nel caso di morte
immediata o che segua entro brevissimo lasso di
tempo allevento lesivo, schivando qualsiasi riferiversi, per motivi professionali o di altro tipo. La Corte ritiene
che tale fatto non abbia di per s alcuna incidenza sullesistenza di una relazione stabile e sulla necessit che essa sia tutelata.
(18) Speculare rispetto alla fattispecie in esame quella del
coniuge separato, circostanza in ordine alla quale la giurisprudenza ha precisato che lo status di separato - connettendosi
alla sua non definitivit e alla possibile ripresa della comunione
familiare, oltre che, comunque, alla pregressa esistenza di un
rapporto di coniugio nei suoi aspetti spirituali e materiali, e alla
eventuale esistenza di figli - non preclude il diritto al risarcimento del danno per luccisione del coniuge. Cfr. Cass. 12 novembre 2013, n. 25415, in Fam. e dir., 2015, 480 ss., con nota
di V. Restuccia, Il coniuge superstite separato ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale derivante da fatto illecito
del terzo; Cass. 17 gennaio 2013, n. 1025, in Foro it., 2013,
1580 ss.

79

Giurisprudenza

Risarcimento del danno


mento alla sentenza Scarano. La Terza Sezione
della S.C., invece, evita di affrontare il nodo problematico, dichiarando linammissibilit della domanda esposta nella discussione orale in udienza,
in quanto non precisata tra i motivi del ricorso.
Invero, ai tempi delle due decisioni in commento
era ancora attesa la pronuncia delle Sezioni Unite,
intervenute solo lo scorso 22 luglio per ridefinire il
quadro giuridico del danno da perdita della vita,
sconvolto della citata sent. n. 1361 del 2014 (19).
Questultima, com noto, ha riconosciuto il diritto
al risarcimento del danno tanatologico, acquisito
dalla vittima istantaneamente al momento della lesione mortale e poi transitato nellasse ereditario
trasmesso ai congiunti (20). Tale pregiudizio, secondo la Corte, costituirebbe uneccezione alla regola in forza della quale i danni risarcibili sono solo quelli che consistono nelle perdite che sono
conseguenza della lesione della situazione giuridica
soggettiva e non quelli consistenti nellevento lesivo in s considerato. Difatti, la morte avrebbe per
conseguenza la perdita non gi solo di qualcosa
bens di tutto; non gi di qualche effetto o conseguenza, bens di tutti gli effetti e conseguenze, di
tutto ci di cui consta (va) la vita della (di quella
determinata) vittima e che avrebbe continuato a
dispiegarsi in tutti i molteplici effetti suoi propri se
lillecito non ne avesse causato la soppressione.
Formulando tale ontologica ed imprescindibile
eccezione si tentato di non incrinare i principi
posti dalle Sezioni Unite nel novembre del 2008,
precisando che la perdita della vita va valutata ex

ante e non gi ex post rispetto allevento che lo determina.


La nuova linea interpretativa, tuttavia, non stata
condivisa dalle Sezioni Unite (21), le quali hanno
riaffermato limpossibilit tecnica del risarcimento
del danno tanatologico, dando continuit al risalente e consolidato orientamento giurisprudenziale (22). Non questa la sede per ripercorrere il travagliato dibattito e per dar conto della recente pronuncia delle Sezioni Unite, tuttavia una breve riflessione risulta indispensabile.
In particolare, nella sentenza dello scorso luglio si
legge che nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, lirrisarcibilit deriva non dalla natura personalissima del diritto leso, () ma dalla assenza
di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilit di uno spazio di vita
brevissimo (23). Viene negata cos lipotizzata eccezione al principio della risarcibilit dei soli danni
conseguenza, mettendo in luce come lanticipazione del momento di nascita del diritto di credito al
verificarsi dellevento lesivo farebbe venir meno la
granitica distinzione tra il bene salute e il bene
vita (24).
Diversamente, quando intercorra un apprezzabile
lasso di tempo tra le lesioni e la morte, sar ravvisabile un diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, trasmissibile agli eredi, configurato talvolta come danno biologico terminale, altre volte come danno catastrofale (25). Secondo la Su-

(19) Cass. 23 gennaio 2014, n. 1361, in Corr. giur., 2014,


761 ss., con nota di G. Facci, Il danno da perdita della vita alla
prova delle Sezioni Unite; in questa Rivista, 2014, 363 ss.,
con nota di G. Ponzanelli - di R. Foffa, nonch postilla di R.
Pardolesi - R. Simone. Per unanalisi dellimpatto della decisione Scarano sul panorama giuridico esistente cfr. altres R. Simone, Il danno da perdita della vita: logica, retorica e sentire sociale, in questa Rivista, 2014, 794 ss., nonch F. P. Patti, Danno da nascita e danno da morte: due sentenze a confronto, in
Resp. civ. prev., 2014.
(20) La sentenza Scarano si pone in linea di continuit
con le riflessioni di parte della dottrina e, in particolare, N. Lipari, Danno tanatologico e categorie giuridiche, in Riv. crit. dir.
priv., 2012, 528 ss.; C. M. Bianca, Il danno da perdita della vita,
in Vita not., 2012, 1498 ss.
(21) Cass., SS.UU., 22 luglio 2015, n. 15350, in questa Rivista, 2015, 10, 889 ss., con nota di V. Carbone, Valori personali
ed economici della vita umana; M. Franzoni, Danno tanatologico, meglio di no ; R. Pardolesi e R.Simone, Danno da morte
e stare decisis: la versione di Bartleby; G. Ponzanelli, Le Sezioni
Unite sul danno tanatologico; in Resp. civ. prev., 2015, 1530 ss.,
con nota di M. Bona, Sezioni Unite 2015: no alla Loss of life,
ma la saga sul danno non patrimoniale continua.
(22) Questo orientamento trova il proprio caposaldo in
Cass., SS.UU., 22 novembre 1925, n. 3475, in Foro it., 1926, I,

328 ss. I principi posti dalla Suprema Corte hanno poi trovato
autorevole conferma nella sentenza della Corte cost. 27 ottobre 1994, n. 372, cit. In particolare, com noto, la Consulta ha
chiarito che la morte non costituisce la massima lesione possibile del distinto bene salute, ribadendo che un diritto di risarcimento pu sorgere in capo alla persona deceduta limitatamente ai danni verificatisi dal momento della lesione a quello
della morte, e quindi non sorge in caso di morte immediata, la
quale impedisce che la lesione si rifletta in una perdita a carico
della persona offesa, ormai non pi in vita.
(23) Vengono espressamente richiamate le parole di Epicuro, gi citate nella sentenza del 1925: Quindi il pi temibile
dei mali, la morte, non nulla per noi, perch quando ci siamo
noi non c la morte, quando c la morte non ci siamo pi
noi. La morte quindi nulla, per i vivi come per i morti: perch
per i vivi essa non c ancora, mentre per quanto riguarda i
morti, sono essi stessi a non esserci.
(24) Nel realizzare una comparazione con la tradizione giuridica di altri Stati europei, la Suprema Corte precisa che l'ampia motivazione della sentenza n. 1361 del 2014 () non contiene argomentazioni decisive per superare l'orientamento tradizionale, che, d'altra parte, risulta essere conforme agli orientamenti della giurisprudenza Europea con la sola eccezione di
quella portoghese.
(25) In ordine a tale questione, le Sezioni Unite hanno preci-

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Giurisprudenza

Risarcimento del danno


prema Corte, non trova fondamento lobiezione
per cui risulterebbe contradditorio risarcire tali lesioni gravissime e non la soppressione della vita
stessa, in quanto la diversa soluzione striderebbe
con la funzione riparatoria propria della responsabilit civile. Il diritto alla vita, infatti, deve essere
valutato sotto il suo profilo generale o pubblico, la
cui tutela affidata alle norme penali.
Dunque, la tanto attesa sentenza delle Sezioni
Unite riconduce il risarcimento del danno da morte allinterno della struttura della responsabilit civile, escludendo una funzione sanzionatoria della
stessa e superando una palese forzatura del principio della risarcibilit dei soli danni conseguenza.
Com stato messo in luce (26), indirettamente
sembra aggiungere che per liquidare adeguatamen-

te il danno da morte di una persona non occorra


inventare una nuova figura o forzare una modalit,
quella iure hereditario.
In conclusione, alla luce del nuovo, o meglio vecchio, risultato ermeneutico raggiunto, si deve dedurre che in caso di uccisione di un familiare i superstiti hanno diritto di ottenere, oltre al danno
patrimoniale, anche il danno da lesione del rapporto parentale e leventuale danno biologico personalmente subito, nonch il danno biologico del de
cuius, qualora la morte non sia stata una conseguenza immediata della lesione.
La tutela risarcitoria del diritto alla vita in s e per
s, dopo un singolo caso di riconoscimento, sembra
esser stata definitivamente messa da parte.

sato che la distinzione terminologica non muta il risultato sostanziale, in quanto la liquidazione del danno dovr in ogni caso essere effettuata dal giudice di merito in base alle peculiarit del caso concreto e, pertanto, anche nel caso in cui vengano impiegate le tabelle di liquidazione del danno biologico psichico il risultato non sar lontano da quello che si consegue
mediante il criterio equitativo puro, utilizzato per il danno morale.

(26) M. Franzoni, Danno tanatologico, meglio di no , cit.,


spec. 905. LA., inoltre, precisa che la sentenza delle Sezioni
Unite non ha escluso che la coscienza sociale possa non
condividere la stima contenuta nelle tabelle milanesi, quindi
non ha escluso che il giudice possa allontanarsene, neppure
ha escluso che il dibattito tra gli operatori del diritto possa
concludersi in una ritabellazione modificando le voci esistenti.

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