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La Sapienza 2.

1 -

III.1. - Concetto di forza


Il concetto primitivo di forza insito nello sforzo muscolare che si compie ogni Concetto di forza
qualvolta vogliamo spingere, tirare, impedire il moto, deformare un corpo.(Es.: cassa,
ciclista, automobile, razzo).
Se il corpo libero di muoversi, lapplicazione di una forza lo mette in movimento.
Le forze producono
Accelerazione
Se il corpo vincolato, la forza produce una deformazione sia del corpo che del vincolo decelerazione
(un oggetto poggiato su un tavolo un sistema vincolato).
effetti dinamici
e
Le forze possono produrre sia
statici

effetti dinamici: accelerazione o decelerazione.

effetti dinamici sia effetti statici.

Esempi di forza: peso, forza elettrica, forza magnetica, forza elastica, forza dattrito.

III.2. - Misura statica delle forze


Due forze si definiscono uguali se, applicate allo stesso corpo, producono uguali Forze uguali
deformazioni.
Si pu misurare la forza valutando

lallungamento subito da una molla.


(dinamometro di Fig.1).

Il dinamometro deve essere

Taratura

preventivamente tarato.
Completata la taratura, il dinamometro pu essere utilizzato per misurare forze incognite
(Fig.2).

Unit di misura
Lunit di misura adoperata nella taratura arbitraria (allungamento unitario di un
elastico).
(Fig.3).

Le forze nel SI sono espresse in

newton (N)

newton (N).
I dinamometri usati in laboratorio sono spesso tarati sul kilogrammo-peso (kgp) che
rappresenta il peso del corpo di platino-iridio assunto come campione di massa, posto a
45 di latitudine e a livello del mare).
Il grammo-peso definito come la

Grammo

millesima parte del kgp.


Ogni dinamometro munito di un dispositivo con il quale possibile effettuarne
lazzeramento.

III.3. - Le forze come vettori


Le forze sono

grandezze individuate da un valore numerico,

Grandezze
vettoriali

chiamato

modulo o intensit della forza,


da una direzione e da un verso.
Pertanto, si dice che le forze sono grandezze

vettoriali.

III.3.1 - Composizione di due forze


Le forze si sommano secondo la

regola del parallelogramma. (Fig.10)

Regola
parallelogramma

Verifica

del

Verifica sperimentale (Fig.9)

Concludiamo, pertanto, che due forze applicate ad uno stesso punto si sommano o si Composizione
delle forze
compongono secondo la regola del parallelogrammo.
assegnate
Lopzione con cui si determina la
e
risultante di due forze F1 e F2 si chiama
forze
composizione delle forze assegnate,
componenti

mentre F1 e F2 si chiamano
forze componenti.
Lintensit

Intensit

della risultante di due forze,

maggiore della differenza e


minore della somma della somma delle intensit
delle due forze componenti
(si dimostra con considerazioni geometriche).
Una forza un cosiddetto

Vettore applicato

vettore applicato
nel senso che gli elementi che lo caratterizzano sono, oltre al modulo, alla direzione e al
verso, anche il punto di applicazione.

III.3.2 - Scomposizione di una forza in due componenti


.

Loperazione inversa alla composizione, cio la

costruzione di due forze componenti,


aventi per risultante una forza assegnata, nota come

Scomposizione di

una forza in due


componenti

scomposizione di una forza in due componenti.


Il problema ha infinite soluzioni.
Il problema ha invece una sola soluzione nel caso in cui, oltre alla forza F da Direzioni delle
scomporre, sono assegnate anche le direzioni delle due componenti da determinare. due componenti
(Fig.12).

III.4 - Le forze fondamentali della natura


Le forze della
Possono essere classificate rispetto alla loro origine o sorgente:
natura
1. la forza gravitazionale, la cui sorgente la massa
2. la forza elettromagnetica, la cui sorgente la carica elettrica
3. la forza nucleare debole, la cui sorgente ogni particella
4. la forza nucleare forte, la cui sorgente ogni particella costituente il nucleo.
Linterazione tra due corpi si manifesta con una forza che ciascun corpo esercita
sullaltro.
Le quattro forze fondamentali sono la manifestazione di altrettanti tipi di interazioni
fondamentali, la cui intensit misurata dalla

forza che si
scambiano i corpi interagenti.
Per confrontare fra loro la

intensit delle interazioni fondamentali


supponiamo che due particelle fondamentali siano messe in condizioni di interagire
attraverso ognuna delle quattro forze fondamentali. (Tab.1).

Esiste una seconda categoria di forze che pur rientrando nellambito di quelle Forze
non
fondamentali, non possono essere inquadrate in una sola classe di interazione, (gli effetti fondamentali
dipendono in modo non trascurabile sia dalle interazioni gravitazionali che dalle
interazioni elettromagnetiche).
Le forze non fondamentali, soprattutto a causa della complessit dellinterazione, sono
espresse da leggi approssimate la cui forma matematica deve essere determinata caso per
caso, a seconda delle particolari condizioni in cui ha luogo linterazione.

III.4.1 - Forza gravitazionale


La forza che fa

cadere un oggetto
deriva dalla presenza della terra che lo attrae.
Tale forza agisce solo sulla terra o in tutto luniverso?

Forza
gravitazionale

Newton si interess di questo problema partendo dalle

Dal moto
pianeti di
leggi cinematiche del moto dei pianeti
dedotte da Keplero attraverso la sintesi di numerose osservazioni sulla posizione dei Keplero e
Brache
pianeti effettuate durante molti anni dallastronomo Tycho Brahe.

dei

Newton intu che linterazione tra il sole e i suoi pianeti rappresenta un caso particolare Interazione tra
della forza agente fra due qualsiasi masse.
sole
e
suoi
pianeti
E stata proprio questa geniale idea che condusse Newton a postulare la
Universalit
della
enunciando in forma esplicita la cosiddetta legge della gravitazione universale:
due particelle di massa m1 ed m2 e di dimensioni trascurabili rispetto alla loro distanza gravitazione
r, si attraggono con una forza agente lungo la congiungente le due masse, direttamente
proporzionale al prodotto delle due masse e inversamente proporzionale al quadrato della
loro distanza.
Tale forza chiamata

universalit della gravitazione,

gravitazione

e si manifesta con una

attrazione reciproca tra


due corpi qualsiasi.
In forma esplicita si ha:

F=G(m1*m2)/r2
G, chiamata costante universale di gravitazione, identica per tutte le masse e dipende

Costante
universale
di
gravitazione

solo dalle unit di misura.

G=6,67*10-11(newton*m2)/kg2
Come si calcola la forza che un corpo esteso, per esempio la Terra , esercita su un punto
materiale? (calcolo integrale).
Calcolo integrale
Il risultato che la Terra, supposta sferica, si comporta come una massa puntiforme
localizzata nel suo centro.
La forza con cui la Terra attrae un oggetto il

peso delloggetto.
Tale forza agisce su tutti gli oggetti, ma varia da corpo a corpo.
A causa del piccolo valore di G.2.

III.4.2 - La forza elettrica


Fin dai tempi di Talete (600 a.c.) era noto che un pezzo di ambra strofinato con un panno
di lana acquista la propriet di attirare piccole quantit di materia. (Fig.8).

Tale propriet propria anche di altri corpi come il vetro, lebanite, le materie plastiche,
ecc..
Diciamo che siffatti corpi, con lo strofinio si sono elettrizzati.
Lelettrizzazione origina uninterazione molto pi intensa di quella gravitazionale.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Le interazioni elettriche sono di due tipi diversi. (Fig 9).

Tutti i corpi che si elettrizzano con lo strofinio si comportano o come il vetro o come Carica positiva e
lebanite.
carica negativa
Esistono due tipi di elettricit.
Conveniamo di chiamare carica positiva quella acquistata dal vetro strofinato, e carica
negativa quella acquistata dallebanite.
Cariche dello stesso segno si respingono e cariche di segno opposto si attraggono.
Per risolvere il problema di trovare la

forma matematica della forza elettrica,


nel 1785 Coulomb si serv di una bilancia di torsione schematizzata in Fig.10.

Forma
matematica

Dal risultato delle misure, osserv che:


se le sferette sono piccole rispetto alla loro distanza, si avr:

Legge
Coulomb

di

F=k(q1q2)/r2
inoltre La forza agente su ciascuna carica diretta secondo la loro congiungente. (Legge
di Coulomb).
Nel sistema di misura SI la carica elettrica viene espressa in coulomb (C) e la costante k
vale 9*109(Nm2/C2) nel vuoto e, praticamente,
nellaria.

III.4.3 - Forze nucleari


Sono le forze responsabili dellesistenza stessa della materia.
La materia formata da atomi.
Ogni atomo costituito da una parte centrale detta nucleo. (Fig.11)

Materia e atomi

Il nucleo a sua volta formato da particelle, dette nucleoni, rappresentate dai protoni Nucleoni,
dotati di carica positiva e dai neutroni privi di carica.
protoni, neutroni
Le forze nucleari si possono dividere in due categorie: forza nucleare forte e forza
nucleare debole.

Forza nucleare forte


E responsabile della stabilit dei nuclei.
Il raggio di azione della forza agente nel nucleo risulta dellordine di 10-5m.

Stabilit
nuclei

dei

Forza nucleare debole


Sebbene questa forza sia universale come la gravit, essa risulta essere troppo debole per Forza debole
essere osservata in presenza delle pi intense interazioni nucleari forti ed ha, inoltre, un
raggio di azione pi piccolo delle dimensioni nucleari.
Funzione
Nonostante il suo limitato campo dazione, la misteriosa interazione debole svolge una essenziale della
funzione essenziale nellarmonia delluniverso, in quanto
forza
nucleare
debole
regola alcuni processi nucleari
che avvengono durante la vita attiva delle stelle.

III.4.4 - Alcune forze non fondamentali


Consideriamo due molecole non polari; ciascuna di esse rappresenta nel suo complesso Sistema
un sistema elettricamente neutro.
elettricamente
La forza di interazione fra le molecole dipende sia dallazione coulombiana fra i nuclei e neutro
gli elettroni, che da altri effetti.
Landamento delle forze molecolari dipende principalmente dalla distanza r fra i centri
delle due molecole. (Fig 12)

I valori negativi di f(r) corrispondono alla forza attrattiva di Van der Waals, quelli positivi Valori negativi e
a una forza repulsiva di tipo prevalentemente elettromagnetico.
valori positivi
Per r= la f(r) nulla
Il valore di dellordine di 10-10m.

III.5.1 - Forza elastica


Le azioni meccaniche che provocano le deformazioni vengono chiamate trazione, Azioni
che
compressione, flessione, torsione e taglio.
provocano
deformazioni
Quando si producono deformazioni nei corpi, essi reagiscono con una forza elastica che Forza
varia al variare della deformazione.
reazione
Cerchiamo di studiare la dipendenza della forza elastica dalla deformazione. (Fig.13).
elastica

di

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
La forza di reazione elastica uguale in grandezza e di verso opposto alla forza che ha Forza
prodotto lallungamento.
proporzionale
Entro i limiti di elasticit, la forza elastica
allo spostamento

direttamente proporzionale allo spostamento.


Quindi:

F = -kx
detta k costante elastica della molla.
Legge di Hooke:

Legge di Hooke

Le forze elastiche sono


direttamente proporzionali alle deformazioni
e di verso opposto a queste,
se le deformazioni sono piccole.
Questa legge non vale per tutti i corpi solidi.
Corpi elastici e
Si definiscono elastici quei corpi per i quali essa risulta valida e anelastici quelli in cui le anelastici
deformazioni oltre a non essere proporzionali alle forze agenti, presentano un carattere di
irreversibilit.
Inoltre, la legge vale entro i limiti elasticit.
Da un punto di vista microscopico, la formula pu essere interpretata analizzando Distanza p
landamento delle forze molecolari nellintorno della distanza .

III.5.2 - Forze di attrito


Le forze di attrito si estrinsecano attraverso una resistenza offerta al moto di un corpo Forze di attrito e
rispetto ad un altro.
resistenza
Ogni forza di attrito rappresenta leffetto risultante di un complesso fenomeno di
interazione fra gli elementi microscopici che costituiscono gli strati superficiali di
contatto.

Attrito radente
Se due corpi solidi a contatto sono in moto luno rispetto allaltro, si generano delle forze, Forze di attrito
dette di attrito, che ne ostacolano il moto.
Tali forze dipendono essenzialmente dalle condizioni delle superfici a contatto.
(Fig.14 )

Il minimo valore Fa della forza di trazione per leffetto della quale il blocco inizia a Minimo
muoversi la
Fa

valore

misura dellattrito radente


tra il blocco ed il piano di appoggio.
Si verifica sperimentalmente che la forza di attrito :
- indipendente dallarea delle superfici a contatto.
- direttamente proporzionale al peso del corpo poggiato, cio

Coefficiente
attrito

di

Fa=ur*P
(con ur coefficiente di attrito radente).
Il coefficiente di attrito durante il moto assume un valore minore di quello che si ha
allinizio del movimento; il primo detto

coefficiente di attrito dinamico


mentre il secondo

coefficiente di attrito statico.


Se le superfici a contatto sono molto lisce e chimicamente uguali, le forze di adesione
assumono un ruolo dominante.

Attrito volvente
La forza che ostacola il rotolamento di un corpo su un piano di appoggio chiamata forza Attrito volvente

di attrito volvente.
(Fig.15)

La forza di attrito volvente direttamente proporzionale al peso del corpo che rotola e
inversamente proporzionale al raggio.

Fa= uv*(P/r) con uv:


coefficiente di attrito volvente.

Coefficiente di
attrito volvente

(Fig.16)

Attrito viscoso
La resistenza al moto relativo solido-fluido nota come

attrito viscoso o resistenza del mezzo.


Se la velocit relativa v non troppo elevata, la forza f che si oppone al moto

f=-nKv
in cui;

n il coefficiente di attrito interno o di viscosit


(varia con la natura del fluido e diminuisce con la temperatura);

k una lunghezza che


caratterizza la forma geometrica del corpo
(per una sfera pu essere ricavato dalla legge di Stokes: K=6r.

Attrito viscoso

III. 6 - Equilibrio di un punto materiale


Se a un punto materiale applicato un sistema di forze complanari, comunque Sistema di forze
orientate, si pu determinare la risultante mediante
complanari

successive regole del parallelogrammo.


La risultante R equivalente al sistema delle forze, nel senso che da sola produce lo Risultante R
stesso effetto del sistema.
(Fig17)

Pi forze applicate ad uno stesso punto materiale costituiscono un sistema equilibrato, Sistema
nel senso che il punto materiale rimane in equilibrio, se la risultante del sistema di forze equilibrato
nulla .
Nel caso di corpi vincolati, ai fini dellequilibrio, necessario tener conto anche delle forze Reazioni
sviluppate dal vincolo, dette reazioni vincolari.
vincolari
(Fig18)

(Fig19)

IV.- PRINCIPI della DINAMICA


IV.1 - Il problema del moto visto dinamicamente
Se da un lato, Galileo scopr correttamente tutte le propriet del moto dei gravi, non Accelerazione
svolse, invece, alcuna indagine circa la
dei gravi

causa dellaccelerazione dei gravi.


Il problema della determinazione della causa dellaccelerazione fu preso in esame e Lo studio della
brillantemente risolto da un grandissimo scienziato inglese Isaac Newton (1642-1727). A accelerazione dei
lui si devono le formulazioni classiche dei
gravi

principi della dinamica.


IV.2 - Il primo principio della dinamica
Galileo osserv che un corpo, messo in condizioni di risalire per effetto della velocit La risalita dei
acquistata nella caduta, raggiunge la stessa altezza iniziale indipendentemente dalla gravi di Galileo
traiettoria seguita.
(Fig. 20)

Le piccole differenze di altezza sono dovute agli attriti.

IV.2.1 - Esperimento ideale di Galileo


(Fig 21)

Galileo osserv che la sferetta, risalendo per i piani inclinati b,c,d,e, raggiunge sempre
la stessa altezza.
Questo comportamento evidenzia che la decelerazione sul piano in salita diminuisce al
diminuire dellinclinazione, diventando al limite nulla per un piano orizzontale.

(Fig 22)

La sferetta, pur soggetta a una forza risultante nulla, mantiene una velocit costante.
(nota sugli attriti)

IV.2.2 - Formulazione del primo principio della dinamica


Il 1 principio della dinamica o principio di inerzia, afferma che:
Ogni corpo non soggetto a forze persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo
uniforme, rispetto al sistema di riferimento.
Il 1 principio introduce anche il concetto di inerzia dei corpi come propriet per cui ogni
corpo tende a conservare il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.

IV.3 - Ulteriori approfondimenti del principio di inerzia:


sistemi inerziali
Il 1 principio valido rispetto a qualsiasi sistema di riferimento oppure rispetto a
particolari sistemi?
(Fig 23 e 24)

Se il 1 principio valido in un sistema di riferimento S, esso altrettanto valido in


qualsiasi altro sistema di riferimento S in moto rettilineo rispetto ad S, mentre perde la sua
validit in sistemi di riferimento S in moto accelerato rispetto ad S.
I sistemi in cui valido il principio di inerzia si chiamano sistemi inerziali.
Lesperienza conferma che un sistema di riferimento stellare con origine in una stella e con
assi orientati verso le stelle fisse un sistema inerziale.
Un sistema terrestre approssimativamente inerziale.

IV 4 - Il secondo principiodella dinamica


Ora vogliamo indagare il comportamento di un corpo sul quale agisce una forza non
equilibrata, cio una sola forza oppure pi forze a risultante non nulla.
Leffetto di una forza una accelerazione.
Che relazione esiste tra forza applicata a un corpo e accelerazione prodotta?

IV. 4.1 - Effetto di forze diverse su uno stesso corpo


(Fig 25)

Dette a1,a2, le accelerazioni corrispondenti alle forze F1,F2,.. si trova che sussiste la
relazione:
F1/a1 = F2/a2 =
Indicando con m la costante di proporzionalit, possiamo scrivere:
F/a = m
da cui:
F = ma
[2]
(Fig 26)

(Fig 27)
E bene osservare che abbiamo operato in assenza di attrito.
Se viceversa si opera in condizioni di attrito non trascurabile
Ci non in contrasto con il principio di inerzia.
(F1-Fa)/a1 = (F2-Fa)/a2 = ..
Osserviamo che nei vari casi la forza risultante ora F1-Fa, F2-Fa, in quanto bisogna
tener conto della forza di attrito.
Possiamo concludere che vale sempre la relazione generale F=ma in cui per F deve
intendersi la forza risultante
Dallesperienza descritta possiamo dedurre che:
la forza risultante F agente su un determinato corpo produce una accelerazione
direttamente proporzionale alla forza stessa.

IV.4.2 - Effetto di una forza su corpi diversi


Ora vogliamo analizzare come corpi diversi reagiscono allazione di una stessa forza.
(Fig 28)

Con laumentare del numero di corpi sul carrello, laccelerazione del sistema diminuisce.

Questo implica che il coefficiente m della [2] varia da corpo a corpo ed aumenta con il
carico.
Al coefficiente m si d il nome di massa inerziale del corpo.
La massa inerziale m esprime una misura dellinerzia dei corpi, cio della resistenza che
essi presentano ad assumere una accelerazione sotto lazione di una forza.

IV.4.3 - Formulazione del secondo principio della dinamica


Dalle esperienze descritte segue anche che laccelerazione prodotta da una forza ha la
stessa direzione e lo stesso verso della forza, sicch possiamo scrivere la [2] come
relazione vettoriale:
F = m*a
La precedente traduce in formula il 2 principio o 2 legge della dinamica dovuta a
Newton, la quale cos si enuncia:
ogni forza, misurata staticamente, applicata ad un corpo libero di muoversi, determina in
questo una accelerazione, nella direzione e verso della forza, direttamente proporzionale
alla intensit della forza stessa.
Precisiamo che lazione di una forza indipendente dallo stato di quiete o di moto
preesistente nel corpo.
Inoltre vale il principio dellindipendenza delle azioni simultanee:
lazione di una forza non modificata dalla contemporanea azione di una seconda forza.
Da ci segue che il 2 principio valido anche nel caso in cui agiscano pi forze.
La 2 legge della dinamica valida rigorosamente in un sistema di riferimento inerziale.
La 2 legge della dinamica contiene in s la prima; infatti per F=0 risulta a=0.
(Fig 29)

(Fig 30)