Sei sulla pagina 1di 38

Banca e impresa in Italia:

caratteri evolutivi del relationship lending e sostegno dello sviluppo


Rocco Corigliano*

1. Il nesso fra finanza e sviluppo e la centralit della banca


2. Teoria e prassi del relationship lending
2.1 La banca e il vantaggio informativo assoluto e relativo
2.2 Il vantaggio relativo e lo sviluppo del relationship lending
2.2.1 Il fenomeno dellhold-up o cattura del debitore
2.2.2 Il grado di concentrazione del mercato e la concorrenza
2.2.3 Il fenomeno del soft budget constraint ovvero la cattura del creditore
2.3 Evidenza empirica e relationship lending in Italia
3. Caratteri evolutivi del relationship lending e crescita delle imprese

Le banche non sono fatte per pagare stipendi ai loro


impiegati e per chiudere il proprio bilancio con un saldo utili;
ma devono raggiungere questi giusti fini soltanto col servire nel
miglior modo il pubblico
Relazione della BI 1945, p. 48
Governatorato di Luigi Einaudi,
in P.Baffi, Testimonianze e ricordi,
Memoria sullazione di Einaudi,
Libri Scheiwiller, 1990

* Professore Ordinario di Economia degli intermediari finanziari nellUniversit di Bologna

1. Il nesso fra finanza e sviluppo e la centralit della banca


Il contributo che segue intende rispondere ai seguenti quesiti: pu la banca (la finanza)
influenzare positivamente il processo di crescita dellimpresa (lindustria ) nel cammino del
recupero di competitivit che appare essere oggi sempre pi necessario? In tale contesto ancora
centrale lattivit creditizia svolta dalla banca moderna? Come si raccorda questa centralit con
le modifiche normative e strutturali che investono il nostro sistema finanziario, ed , infine, quali
caratteri deve assumere levoluzione del relationship lending per divenire funzionale alla crescita
dellimpresa ed assumere il connotato proprio del relationship banking?
La risposta a tali quesiti, solo in apparenza retorici, se si pensa alla relativa giovinezza
delle teorie che hanno superato limpostazione neoclassica sulla moneta e sul credito [J.R.Hicks
1935] ed a quelle che hanno posto il problema della neutralit

della struttura finanziaria

dimpresa [Modigliani e Miller 1958], poggia sulle seguenti basi concettuali e constatazioni
empiriche:
-

esiste un nesso causale e biunivoco fra finanza e sviluppo, troppo ovvio per essere
messo in discussione [Miller 1998], che nasce dalle pionieristiche intuizioni di
Schumpeter1 e si affina nel corso del tempo con i contributi degli storici economici da
un lato (Goldsmith, Gerschenkron, Cameron e, pi recentemente, Zamagni e Ciocca)
e della teoria economica dallaltro (Hicks, Keynes, Tobin, Gurley e Shaw, fino a
giungere alla moderna teoria dellintermediazione finanziaria avviata da Leland e Pyle
e sviluppata in seguito, tra gli altri, da Fama, Diamond, Stiglitz e Weiss, Sharpe e
Thakor)2.

Struttura e funzioni del sistema finanziario possono giocare un ruolo determinante ai


fini della qualit dello sviluppo economico: non dunque indifferente il divenire di
ciascun sistema finanziario nazionale che, generalmente, parte da una configurazione
bank based piuttosto che market based. A questo specifico riguardo va osservato, in
primo luogo, che c una sorta di convergenza fattuale che caratterizza levoluzione
recente dei sistemi evoluti e che si concretizza nel securitized financial system3: per il
nostro sistema finanziario, ci significa che la sua evoluzione passa necessariamente
attraverso una crescita dei mercati4 ; a questo proposito opportuno ribadire che non
esistono controindicazioni alla complementariet tra banche e mercati poich gli ovvi
ed inevitabili conflitti di interesse, insiti nelloperare congiunto sui mercati e nei
confronti delle imprese, possono essere gestiti con unadeguata sorveglianza
sullapplicazione delle norme di correttezza e trasparenza gi in vigore. In secondo

Una versione ridotta del presente contributo stata pubblicata negli Atti del Convegno 2006
dellAccademia italiana di economia aziendale (Aidea)

luogo va rilevato che non stato ancora risolto il dilemma se, ai fini dello sviluppo
armonico del sistema economico nel suo complesso, sia pi confacente luna o laltra
configurazione (bank based vs. market based). Ad oggi i filoni di studi che hanno
affrontato il tema e che sono riconducibili: i) alle implicazioni dello stato e/o della
qualit delle innovazioni [Allen 1993; Mayer 1996]; ii) a quelle relative alla natura ed
alla ripartizione dei rischi, in relazione alle preferenze del contesto sociale [Allen e
Gale 1994]; iii) infine, alla relazione che sussiste col quadro regolamentare, con
particolare riferimento al grado di protezione degli investitori privati rispetto alla
Stato (regimi di common piuttosto che di civil law, Beck-Demirguc-Levine 2001) non
sono riusciti a dare una risposta univoca alla domanda dei policy makers sulla
configurazione pi efficiente ai fini dello sviluppo. Quale che sia levoluzione di
questi studi e dei correlati sforzi empirici, crediamo che gli intermediari bancari
continueranno a svolgere un ruolo centrale come motori dello sviluppo, tanto pi
se sapranno sfruttare i progressi tecnologici in atto e contenere sempre pi i costi
delle informazioni e delle transazioni e, pi in generale, migliorare lefficacia dei loro
interventi, a partire da quelli direttamente legati al sostegno degli investimenti
(credito, consulenza finanziaria e finanza mobiliare).

Ai fini della evoluzione del sistema finanziario, principalmente nel senso del financial
deepening di Gurley e Shaw, contano sia gli interventi pubblici (la politica), sotto
forma di interventi normativi e di vigilanza, sia lo stato della diffusione della cultura
finanziaria presso gli operatori economici: mentre i primi hanno effetti immediati e
pervasivi (si pensi allimpatto delle direttive comunitarie in materia monetaria,
bancaria e finanziaria allinterno dellUE quali quella sui mercati degli strumenti
finanziari MiFid - od a quella sui requisiti patrimoniali Basilea 2 -, entrambe in
vigore dal 2007) per il secondo occorrono evidentemente tempi pi lunghi che
possono per essere influenzati dalla banca stessa, come si vedr meglio in seguito.

Il fulcro su cui poggia lintero impianto della influenza in discorso , per solito, il
prestito bancario: ci vero, in specie, per i paesi che hanno una storia finanziaria
bank based ma lo in particolare per il nostro Paese a ragione delle caratteristiche
dimensionali5 delle imprese e, simmetricamente, delle banche che ne hanno molto
spesso accompagnato la nascita e, meno spesso, lo sviluppo. Sotto il profilo del
peso dei prestiti bancari nella struttura finanziaria delle imprese italiane sufficiente
ricordare che i debiti finanziari rappresentano ancora larga parte delle passivit
finanziarie delle imprese; azioni e partecipazioni, dopo un sensibile incremento nel
decennio dal 1975 al 1985, fino a superare il ricorso ai capitali di terzi, si sono

successivamente attestate poco al di sotto della met del totale; i debiti bancari, in
particolare, rappresentano allincirca i tre quarti dei debiti finanziari e sono per lo pi
a medio lungo termine (anche grazie allo sforzo di ristrutturazione dei debiti favorito
dalle intense relazioni con le banche6); le differenze con le strutture finanziarie delle
imprese localizzate negli altri paesi dellUE non sono pi significative7; restano ampie,
anche se in attenuazione, le differenze coi paesi anglosassoni, in particolare per quel
che riguarda la raccolta sui mercati obbligazionari8.

Proprio per le caratteristiche della nostra struttura produttiva, la relazione che si


instaura col prestito deve evolvere verso un rapporto che, accanto agli interventi
tradizionali, veda sempre pi la presenza di servizi sofisticati volti a far maturare la
gestione finanziaria delle imprese fino a far assumere loro una struttura ed un assetto
finanziario in grado di garantire un vero e proprio salto dimensionale ma anche e
soprattutto, un carattere manageriale alla gestione ed un assetto di governance pi
formalizzato. Detto in altri termini, bisogna che il regime di relationship lending, che
attualmente caratterizza una larga parte del nostro mercato dei prestiti bancari, evolva
verso un regime con maggiori contenuti di finanza sofisticata, propria del corporate
banking, che possiamo definire di relationship banking9. Non si tratta di una moda
passeggera n tanto meno di una modifica solo nominalistica, bens di unineludibile
strategia operativa della banca che si concilia: i) con il tentativo di fronteggiare una
crescente competizione sui mercati bancari, specie quelli dei prestiti e di fidelizzare la
clientela; ii) col progresso tecnologico e regolamentare recente ed ancora in corso, il
quale spinge verso un utilizzo sempre pi ampio dell hard information in luogo della
soft information, favorendo con ci la possibilit di un avanzamento sostanziale della
natura e della qualit del tradizionale relationship lending10; con la domanda, spontanea o
imposta, di servizi finanziari pi sofisticati (ed a maggior valore aggiunto) che
portino pi diffusamente le imprese, sperabilmente, anche alluso della finanza
mobiliare. Per quel che riguarda limpresa, lauspicata evoluzione del rapporto con la
banca, nella misura nella quale coincide con levoluzione della sua gestione
finanziaria, non pu che agevolarne la crescita dimensionale e manageriale, premesse
indispensabili per un deciso e significativo recupero di competitivit.

2. Teoria e prassi del relationship lending


2.1 La banca e il vantaggio informativo assoluto e relativo
Lattivit di concessione dei prestiti storicamente quella che ha maggiormente
caratterizzato loperativit bancaria, in particolare nei sistemi finanziari che poggiano lattivit di
intermediazione principalmente sulle banche. La moderna teoria dellintermediazione finanziaria,

basata sulle asimmetrie informative tra datori e prenditori di fondi, pone una particolare enfasi su
questaspetto della gestione bancaria sia per giustificare lintervento degli intermediari sia,
soprattutto, per evidenziare, sul fronte degli impieghi, la specificit della banca. Secondo le
impostazioni teoriche pi recenti, la banca si afferma come meccanismo allocativo pi efficiente
rispetto al mercato, perch pu godere della disponibilit di informazioni riservate e dei vantaggi
collegati allapproccio alla clientela cosiddetto relazionale (relationship lending), basato su rapporti
stabili e di lungo termine. E proprio nellambito delle cosiddette relazioni di clientela che il
credito bancario crea maggior valore, sia per la banca che per le imprese finanziate, grazie alle
connesse attivit di selezione (screening) e controllo (monitoring) dei richiedenti e di trasformazione
delle scadenze (liquidity trasformation).
Pi un generale, nella moderna teoria dellintermediazione finanziaria ritroviamo
sostanzialmente due correnti di pensiero:
secondo la prima, la banca disporrebbe di una tecnologia di valutazione dei rischi

creditizi pi efficiente (tesi del vantaggio comparato assoluto, che renderebbe il


credito bancario meno costoso rispetto alle altre fonti di finanziamento;
la seconda corrente di pensiero, invece, esclude un vantaggio competitivo al

momento del primo contratto col potenziale nuovo affidato e, partendo dalla
constatazione che il rapporto col cliente si protrae generalmente per un lungo
periodo di tempo, ipotizza che la banca ottenga al passare del tempo laccesso a
informazioni riservate. Questo bagaglio di informazioni, acquisito gradualmente e
progressivamente grazie al rapporto confidenziale col cliente, frutto della lunga
consuetudine con lo stesso, costituirebbe il vantaggio competitivo della banca rispetto
agli altri possibili finanziatori (tesi del vantaggio comparato relativo).
Entrambi i filoni teorici debbono lintuizione della specificit del credito bancario a Fama
(1985), il quale osserva che, in mercati perfettamente concorrenziali, la sopravvivenza delle banche
dipende dalla possibilit di traslare, sui depositanti o sugli affidati, limposta occulta costituita dalla
riserva obbligatoria. Da questa osservazione discendono due considerazioni: i) poich anche
imprese di elevato standing creditizio ricorrono stabilmente al credito bancario, il rapporto con la
banca evidentemente deve creare valore anche per le imprese, non solo per le banche; ii) poich
queste ultime non sembrano avere concorrenti temibili nel circuito indiretto del credito, la
tecnologia produttiva utilizzata deve assicurare loro un vantaggio comparato rispetto agli altri
intermediari.
Fama spiega il primo punto ipotizzando la produzione di informazione riservata da parte
delle banche. Per analogia con linside e loutside equity di Jensen e Meckling [1976], il credito
bancario pu essere pensato come una forma di inside debt (informazioni interne e riservate) al
quale si contrappone loutside debt (emissione di titoli di debito sul mercato e informazioni
pubbliche). Dal momento che questultimo comporta costi fissi elevati a causa del rilascio, da parte

dellimpresa emittente, di informazioni dirette a una moltitudine di potenziali investitori, il ricorso


al credito bancario pu risultare conveniente, se non una scelta obbligata, per i prenditori pi
problematici dal punto di vista informativo. Anche le altre imprese sono per disponibili a
pagare sui prestiti bancari tassi dinteresse superiori a quelli delle altre forme di indebitamento: ci
accade in quanto la banca, attraverso la sua attivit di monitoring, favorisce in ogni caso la
diminuzione dei costi di agenzia del debito. Riguardo invece alla seconda questione, Fama sposa la
tesi del vantaggio relativo, sostenendo che solo interazioni ripetute tra banche e clienti consentono
di acquisire una superiore capacit di valutazione del merito creditizio e la disponibilit di
informazioni riservate sul conto dei clienti stessi11.
Nel rapporto banca-impresa, normalmente, la banca la parte meno informata in quanto
solo limprenditore in grado di valutare al meglio la bont dei suoi progetti di investimento:
questa circostanza genera un vantaggio informativo a suo favore, particolarmente pronunciato nel
caso delle Pmi in quanto soggette a obblighi di natura informativa inferiori rispetto alle grandi
imprese. Tra le fonti di finanziamento delle imprese, soprattutto delle Pmi, emerge una preferenza
per il capitale di debito, con una netta prevalenza dellindebitamento bancario. La spiegazione di
tale prevalenza semplice: al crescere dellopacit informativa crescono i costi per i finanziatori, sia
nella fase di valutazione ex ante del progetto da finanziare (costi di screening) sia nella fase di
controllo ex post dellazione del soggetto finanziato (costi di monitoring). I costi di screening derivano
in primo luogo dalla difficolt di valutazione, da parte dei soggetti esterni, della redditivit
dellimpresa finanziata nonch dalla possibilit che si sviluppino fenomeni di selezione avversa
durante il processo di trasmissione delle informazioni tra i vari soggetti12. Una volta selezionata
limpresa da finanziare, gli investitori devono sopportare gli ulteriori costi del monitoring
dellimprenditore, per verificare che la sua azione e limpiego dei fondi ottenuti siano coerenti con
lobiettivo dichiarato e non sorgano problemi di moral hazard (asimmetrie informative ex post)13.
Il primo filone di studi della moderna teoria dellintermediazione finanziaria suggerisce che
qualora i benefici in termini di maggiore informazione prodotta eccedano i costi, sar
conveniente ricorrere alla banca piuttosto che al mercato. La banca, infatti, sfrutta i benefici delle
economie di scala realizzate nello svolgimento delle operazioni di screening e di monitoring .
Il secondo filone, sul quale ci concentriamo nel prossimo paragrafo, ipotizza invece che
solo una relazione continua e ripetuta generi un bagaglio informativo esclusivo e duraturo: il
relationship lending sarebbe inoltre caratterizzato da un contratto implicito di lungo termine tra banca
e debitore, grazie al quale la prima, attraverso ripetute interazioni con limpresa, accumula in via
confidenziale informazioni riservate che riducono le asimmetrie informative14 .
2.2 Il vantaggio relativo e lo sviluppo del relationship lending
La modellistica pi recente, nellambito della moderna teoria dellintermediazione
finanziaria, assume che siano la continuit e lintensit del rapporto col debitore a determinare il

vantaggio informativo sugli altri potenziali finanziatori: pi recentemente lattenzione degli studiosi
si anche concentrata sulla natura delle informazioni disponibili a seconda della tipologia di
impresa da finanziare hard (informazioni oggettive e quantificabili, solitamente di dominio
pubblico) e soft (informazioni qualitative, solitamente riservate) e sulla loro rilevanza nelle diverse
tecnologie di finanziamento, nonch sullassetto organizzativo dellintermediario pi adatto a
sfruttare le informazioni disponibili15.
Nel relationship lending la concessione del credito ha alle spalle una relazione di clientela che
lega laffidato alla banca tramite preesistenti contratti di prestito e/o di deposito. Inoltre, affinch si
possa parlare della fattispecie in discorso necessario che la banca assuma informazioni dirette e
riservate, che vadano oltre quelle di pubblico dominio; che le medesime informazioni possano
essere rinnovate ed arricchite durante lo svolgimento nel tempo del rapporto, non solo di
affidamento, ma sempre pi spesso allargato ad altri servizi offerti dalla banca; infine, che il
patrimonio di informazioni cos accumulato resti di esclusiva pertinenza della banca. Sotto il
profilo pi strettamente gestionale, inoltre, una piena realizzazione di relazioni di credito richiede
anche unadeguata struttura organizzativa della banca, tale da garantire sia la presenza di addetti
specificamente dedicati alla gestione del rapporto, sia di un sistema di controllo che consenta in via
immediata il continuo monitoraggio della relazione. Una tale struttura presuppone anche una pi
precisa segmentazione della clientela con diversificazione di prodotti e, verosimilmente, anche
divisionalizzazione dei processi produttivi. Il credito di relazione quindi un prodotto molto pi
complesso di quanto si possa immaginare nei termini puramente definitori: si pu giungere a
definire come prestito di relazione solo quello che consente alla banca di utilizzare tutte le abilit
professionali possedute al fine di migliorare il rendimento dei progetti dellimpresa affidata.
In realt in letteratura manca ancora una definizione condivisa di relationship banking, prima
ancora che di relationship lending. Boot [2000], ad esempio, definisce il relationship banking come una
prestazione di servizi finanziari che soddisfa due condizioni:
1.

lintermediario erogante effettua investimenti costosi per acquisire

informazioni riservate su ciascun cliente finanziato, le quali, spesso, divengono propriet


esclusiva dellintermediario stesso;
2.

la redditivit degli investimenti informativi effettuati e lopportunit di

ripeterli nel tempo vengono verificate attraverso interazioni multiple e ripetute, nel tempo o
nel numero di servizi utilizzati, con ciascun cliente.
La definizione di Boot si fonda quindi sulla produzione di informazione riservata, non
appropriabile da parte dei concorrenti e sulla molteplicit delle interazioni. Nel contesto dellattivit
di prestito le informazioni riservate vengono ottenute nelle fasi di screening e monitoring; possono
essere sfruttate in ciascun contatto col cliente, approfittando dellopportunit di riutilizzare dette
informazioni nella misura in cui il loro valore conoscitivo rimanga intatto nel tempo [Chan,
Greenbaum e Thakor 1986]. Per contro, si pu affrontare la tematica nellottica di relationship finance

anzich di relationship lending [Berger 1999]; questo tipo di intermediazione presente quando sono
soddisfatte le seguenti condizioni:
1.

il prestatore di fondi raccoglie informazioni che vanno al di l di quelle

relativamente pi trasparenti, costituite dai bilanci aziendali, dal valore delle garanzie
eventualmente prestate e dalle altre informazioni pubblicamente disponibili;
2.

lintemediario ottiene tali informazioni mediante un contatto continuo

con limpresa, i proprietari, i clienti, la comunit locale e, generalmente, attraverso la


prestazione di un pacchetto di servizi (di pagamento, di investimento, di finanziamento)
piuttosto che di un singolo servizio finanziario;
3.

linformazione ottenuta di natura riservata e confidenziale e costituisce

la base per successive decisioni del finanziatore.


Questo approccio induce tuttavia a considerare le seguenti circostanze:

confinare la capacit di fare finanza di relazione alle sole banche di

deposito una semplificazione, poich le tre condizioni sopra esposte ricorrono anche
nellattivit di prestito effettuata da altri intermediari finanziari (si pensi alle finance companies
allinvestment banking ed al private equity);

la finanza di relazione non comprende solo il credito inteso in senso

lato, ma un pacchetto di servizi: di finanziamento, di pagamento e di investimento. In altri


termini, non solo la durata nel tempo ma anche la gamma dei servizi utilizzati dal cliente
determina la capacit della banca di acquisire un vantaggio competitivo nei confronti degli
altri intermediari finanziari.
Al relationship banking si contrappone il transaction-oriented banking, che si concentra i) su una
singola operazione con un cliente o ii) su una molteplicit di identiche operazioni con una
moltitudine di clienti. Nel contesto dellattivit di prestito il transaction lending viene visto come arms
lenght financing, cio come rapporto basato su singole, pure e semplici operazioni di finanziamento
non destinate ad avvicinare banca e cliente, vuoi perch occasionali, vuoi perch non idonee, per
caratteristiche oggettive o per volont dei contraenti, ad aprire la sfera di attivit del cliente alla
banca. Numerosi studi teorici hanno rilevato la superiorit della finanza di relazione rispetto a
quella transaction-based, limitata cio a singole operazioni la cui valutazione sotto il profilo rischiorendimento fondata prevalentemente su dati contabili e di dominio pubblico (hard information).
Nel relationship lending possibile evidenziare anche il ricorso alla discrezionalit o flessibilit,
intesa come possibilit per la banca, nellambito di un contratto di prestito a medio-lungo termine,
non solo di migliorare ma anche di inasprire le condizioni praticate (in particolare il tasso di
interesse)16. Se linformazione di tipo soft prodotta nellattivit di monitoring importante nel
governo della relazione di credito, la discrezionalit, consentendo di adeguare le condizioni del

credito a nuove informazioni per loro natura difficilmente verificabili, induce scelte pi efficienti
da parte delle imprese dei progetti di investimento da realizzare. La superiorit della discrezionalit
rispetto alle regole, dipende fortemente dalla qualit dellazione di monitoring e dal grado di
concorrenza nel mercato dei prestiti: se la qualit del monitoring bassa e/o la concorrenza
insufficiente, sia i contratti di prestito privi di discrezionalit sia i contratti di mercato cio gli
strumenti finanziari dominano i contratti con discrezionalit. Questi ultimi possono rivelarsi
ottimali sia per le imprese di bassa che di elevata qualit favorendo, in presenza di un sufficiente
livello di concorrenza (basso rischio di cattura), un miglioramento dellefficienza allocativa
complessiva. Per le imprese di qualit intermedia, invece, il ricorso ai contratti di mercato domina
quelli bancari. I risultati ottenuti fanno quindi ritenere che vi siano spazi per il relationship lending
anche nel finanziamento delle imprese migliori ogni volta che linformazione di tipo soft
importante nel governo della relazione di credito; essi dimostrano pi in generale che il relationship
lending ha effetti positivi sul valore delle imprese e che, nonostante la crescente concorrenza, il
credito di relazione pu risultare la forma di finanziamento pi indicata.
La finanza di relazione presenta tuttavia non solo benefici per banche e imprese, ma anche
rischi, riconducibili al problema dellhold-up o cattura del debitore e del soft-budget constraint, che
equivale, allopposto, alla cattura del creditore.

2.2.1

Il fenomeno dellhold-up o cattura del debitore

In un sistema bank-based, la banca tende a far pesare il proprio ruolo sulle decisioni delle
imprese, favorendo linstaurarsi di stretti legami bilaterali i quali aiutano a superare i problemi legati
alle asimmetrie informative e consentono di conseguire un guadagno in termini di efficienza
allocativa. Stante lonerosit del processo di produzione delle informazioni (costi di screening e di
monitoring), vi sono economie di scala e di produzione congiunta che determinano una tendenza al
monopolio naturale nella fornitura di credito a un particolare soggetto, creando in questo modo le
condizioni sia per condividere con limpresa i benefici della relazione, mediante una riduzione dei
tassi di interesse [Diamond 1991; Boot e Thakor 1994], sia per lestrazione di rendite mediante
lapplicazione di tassi attivi pi elevati [Greenbaum et al. 1989; Sharpe 1990; Rajan 1992]. Se, da un
lato, lesclusivit della relazione con una sola banca crea i presupposti per lofferta di un servizio
assicurativo implicito la banca cio pronta a fornire linee di credito di emergenza quando
limpresa si trovi ad affrontare temporanee crisi di liquidit o a isolarla da improvvisi rialzi
generalizzati dei tassi di interessi (interest rate smoothing, Berlin e Mester 1999) dallaltro, espone
limpresa al rischio di vedersi espropriata di parte dei suoi profitti: il rischio appunto di hold-up, che
pu essere attenuato attraverso il multiaffidamento [von Thadden 1992; 1995; Thakor 1996] e/o
attraverso la condivisione delle informazioni con le altre banche.

Con riferimento al multiaffidamento von Thadden [1995] ha dimostrato che una relazione
contemporanea con due banche basta per stabilire una competizione sufficiente a contenere il
rischio di aumento ex post del costo del credito. Egli ha dimostrato, inoltre, che una soluzione pi
efficiente del multiaffidamento al problema dellhold-up rappresentata da una linea di credito a
lungo termine, a condizioni predefinite per limpresa qualora la banca decida di mantenere in
essere il rapporto (la banca ha infatti piena e incondizionata facolt di revoca). Nonostante le
prescrizioni della teoria, levidenza empirica indica che il ricorso al multiaffidamento largamente
praticato, anche dalle imprese pi problematiche dal punto di vista informativo (Pmi). Pelliccioni e
Torluccio [2006] hanno evidenziato per lItalia un crescente ricorso al multiaffidamento da parte
delle imprese pi piccole e di quelle con un leverage pi elevato; hanno inoltre verificato una
rilevante contrazione della quota di credito di pertinenza della main bank. Le Pmi, inoltre, non
fanno ricorso esclusivamente al credito di relazione, ma preferiscono utilizzare un mix di forme
tecniche (sia transaction che relationship lending), riducendo presumibilmente i benefici di tale forma di
credito. Rispetto a questo comportamento Elsas, Heinemann e Tyrell [2004] hanno dimostrato che
le imprese meno redditizie o a basso valore di liquidazione dovrebbero prediligere il credito di
relazione mentre quelle pi redditizie o a elevato valore di liquidazione il multiaffidamento.
Con riferimento alla condivisione delle informazioni, se le banche godono di un
monopolio informativo, le imprese finanziate non hanno incentivo a investire nel perseguire
progetti di alta qualit, perch temono che il rendimento di tali progetti venga decurtato dalla
banca finanziatrice mediante lapplicazione di tassi di interesse troppo elevati. La banca potrebbe
quindi aver incentivo a condividere le sue informazioni con le altre banche in quanto tale
condivisione, se da un lato ne riduce i profitti futuri, dallaltro garantisce che limprenditore investa
in progetti ad alto rendimento. Il trade-off tra i due effetti determina la scelta delle banche di
condividere o meno linformazione con le altre banche [Padilla e Pagano 1997]17.
Lestrazione di rendite informative potrebbe peraltro essere il risultato, come nel modello
di Petersen e Rajan [1995], di un connubio virtuoso tra potere di mercato, relationship lending e
condizioni del credito: il maggiore potere di mercato esercitato da un intermediario pu indurre
maggiori investimenti nellacquisizione di una relazione di clientela di lungo periodo, che a sua
volta genera rendite informative e una maggiore offerta di credito. Allinizio della relazione, in un
mercato del credito concentrato, le banche tendono a praticare tassi di interesse pi bassi rispetto
alla qualit media del cliente affidato: una volta consolidata la relazione bancaria e accertata la
buona qualit dellaffidato, la banca tenderebbe, invece, a praticare tassi di interesse pi elevati.
Lanalisi dinamica delle condizioni praticate rispetto alla qualit media dellaffidato risulta efficiente
in quanto riduce il razionamento del credito. In particolare, il modello prevede che allaumentare
del grado di concentrazione del mercato i) aumenta il numero di imprese finanziate; ii) diminuisce
la qualit media delle imprese finanziate e il costo del credito; iii) il costo del credito si riduce pi
lentamente allaumentare della qualit dellimpresa finanziata.

10

2.2.2

Il grado di concentrazione del mercato e la concorrenza

Un aspetto di particolare interesse relativo allevoluzione del relationship lending costituito


dallimpatto della crescente concorrenza. Si portati a pensare che la crescita della concorrenza
limiti gli spazi del credito di relazione: per le imprese, infatti, diventa pi facile cambiare fonte di
finanziamento passando da una banca allaltra o dai prestiti bancari alla raccolta diretta sui mercati
aperti; per le banche, invece, diventa pi difficile trattenere i clienti primari che hanno dato prova
di solvibilit e di correttezza senza ridurre i tassi loro praticati, con conseguenze negative sulla
redditivit della relazione. A questo proposito Boot e Thakor [2000] hanno evidenziato come una
crescente concorrenza nel mercato dei prestiti possa spingere le banche ad accrescere piuttosto che
ridurre il relationship lending. Nel credito di relazione il beneficio per il prenditore funzione della
sector specialization della banca, cio della sua capacit di valutare quella particolare tipologia di
richiedente, che la banca stessa acquisisce durante il rapporto. Con riferimento agli effetti della
concorrenza sul tipo di prestiti concessi, una maggiore competizione accresce il peso del credito di
relazione rispetto a quello del transaction lending: questultimo sarebbe, per, pi esposto alla
concorrenza dei mercati che non a quella interbancaria. Ancora con riferimento al relationship lending
al crescere della concorrenza, in particolare del mercato, il volume del credito di relazione prima
aumenta, poi flette. La relazione fra la quantit di relationship lending e la concorrenza non sarebbe
quindi monotona: oltre un certo livello di concorrenza il volume del credito di relazione passa dalla
crescita alla contrazione invertendo il trend della propria evoluzione18. Boot e Thakor [2000]
trovano infine che per livelli intermedi di concorrenza i richiedenti di qualit elevata ricorrono
direttamente al mercato, quelli di qualit media si orientano al transaction lending, mentre quelli di
qualit bassa utilizzano il credito di relazione.
La conclusione in base alla quale le banche dovrebbero indirizzare il relationship lending verso
le imprese pi problematiche dal punto di vista informativo (Pmi) e quello di transazione verso le
imprese pi trasparenti (grandi imprese o Pmi con bilanci certificati) piuttosto condivisa nella
letteratura teorica sul credito di relazione. E tuttavia ovvio che, in assenza di asimmetrie
informative, se cio la banca potesse discriminare perfettamente tra cattivi e buoni prenditori,
qualunque banca preferirebbe avere rapporti, transaction o relationship-oriented, unicamente con i
secondi. A questo proposito Basu e Banerjee [2006], proseguendo il lavoro di Boot and Thakor
[2000], dimostrano che, in un modello con banche e imprese rispettivamente di buona e cattiva
qualit, vi sono circostanze nelle quali, diversamente da quanto sostenuto generalmente in
letteratura, le banche migliori indirizzano il loro credito di relazione verso le imprese migliori
anzich verso quelle peggiori (pi problematiche dal punto di vista informativo). Ci accade
quando le imprese possono decidere il livello del loro impegno per la buona riuscita del progetto
finanziato (costly effort), le banche quello dellinvestimento nella qualit del processo di valutazione
ed entrambi i livelli sono contrattabili. Gli investimenti da parte di banche e imprese nella relazione

11

di clientela hanno due peculiarit: sono puramente cooperativi e strategicamente


complementari19. In condizioni di perfetta informazione le imprese di buona qualit si impegnano
maggiormente di quelle di scarsa qualit per la buona riuscita dei loro investimenti. Inoltre esse
generano maggiori benefici per le banche migliori, inducendo relazioni simbiotiche solo con
queste ultime: il maggior impegno da parte delle imprese migliori fa aumentare pi che
proporzionalmente i profitti delle banche migliori. La complementarit tra impegno delle
imprese e investimento delle banche viene meno quando si passa dal first al second best, cio
dallequilibrio di perfetta a quello di imperfetta informazione: in questo secondo caso
labbinamento prevalente tra banche migliori - imprese peggiori, come prevalentemente
sostenuto nella letteratura sul credito di relazione.
Vesala [2005], infine, studia il relationship lending in un contesto nel quale il livello della
concorrenza nel mercato dei prestiti bancari funzione del costo di cambiare banca (switching costs).
Nel suo modello il vantaggio informativo della banca di riferimento (banca interna) genera un
effetto cattura per limpresa finanziata che massimo quando il costo di cambiamento
infinitamente piccolo: ci accade in quanto un basso costo di cambiamento genera un problema di
selezione avversa che rende le banche concorrenti (esterne) estremamente riluttanti a fare offerte di
tasso aggressive ai clienti della banca interna. Questo effetto svanisce gradualmente al crescere
degli switching costs che riducono i profitti della banca di riferimento. Raggiunto un certo livello di
costi, tuttavia, i profitti della banca di riferimento ricominciano a crescere: in altri termini i benefici
del relationship lending per la banca sono una funzione non monotona dei costi di cambiamento. Ne
consegue che relazioni di clientela stabili dovrebbero essere pi diffuse nelle strutture di mercato
estreme, nelle quali cio i costi di cambiamento della banca di riferimento sono o molto bassi
(concorrenza elevata) o molto elevati (bassa concorrenza).
2.2.3

Il fenomeno del soft budget constraint ovvero la cattura del creditore

Veniamo ora al problema del soft budget constraint, che discende dal rischio di lassismo, da
parte della banca, nel pretendere dal debitore il rispetto delle condizioni contrattuali e, pi in
generale, un comportamento rispettoso delle sue ragioni di credito: detto lassismo dovuto a un
eccesso di confidenza e di familiarit con il debitore che, tuttavia, finisce col distorcere gli incentivi
ex ante che limprenditore ha nellimpegnarsi per il successo della sua impresa [Boot, 2000]. Il
rischio di lassismo da parte della banca viene quindi scontato nelle decisioni dellimprenditore: egli
comprende, infatti, che la minaccia della banca di revocare i fidi, quando questa eccessivamente
esposta nei suoi confronti, non pi credibile. La banca di riferimento, cio, preferir concedere
ulteriore credito allimpresa nella speranza di una sua ripresa, procrastinando cos il fallimento della
stessa e le relative perdite. Una banca esterna terrebbe, invece, un atteggiamento opposto,
negherebbe cio il finanziamento necessario per proseguire lattivit. Limprenditore, sapendo

12

questo, eccede nellassunzione di

rischi, cio non si impegna adeguatamente per evitare il

fallimento dellimpresa [Bolton e Scharfstein 1996; Dewatripoint e Maskin 1995].


Il problema del soft-budget constraint pu essere attenuato se i prestiti bancari sono senior o
privilegiati nel rimborso rispetto agli altri debiti dellimpresa e se la banca dispone di adeguate
garanzie.
2.3 Evidenza empirica e relationship lending in Italia
Come suggerito da Elsas [2005] le variabili dalle quali dipende il relationship lending sono
riconducibili a tre categorie: i) caratteristiche dellimpresa (dimensione, opacit informativa, accesso
al mercato obbligazionario o azionario, ecc.); ii) caratteristiche della banca (dimensione,
localizzazione, caratteristiche dellattivo/passivo, ecc); iii) caratteristiche e condizioni di mercato
(regolamentazione, struttura del mercato, assetto competitivo).
La Tabella 1 sintetizza le principali variabili esplicative del relationship lending20 e il relativo
segno atteso. Come indicato nella tabella, mentre per alcune variabili il segno atteso
univocamente determinato coerentemente con quanto suggerito sia dalla letteratura teorica sia dalla
prassi operativa, per altre variabili permangono alcune incertezze.
Tab. 1. Variabili esplicative del relationship lending

TABELLA

Una prima ambiguit emerge con riferimento agli effetti prodotti dagli investimenti in R&s
sulla numerosit dei rapporti bancari. Da un lato, il rischio che la banca si appropri di informazione

13

riservata collegata alle attivit in R&s crea le condizioni per un monopolio informativo
aumentando il rischio di hold-up ovvero lapplicazione di tassi di interesse pi elevati. Tale rischio
spingerebbe le imprese a diversificare i loro finanziamenti su pi banche ricorrendo al
multiaffidamento [Boot 2000; Detragiache et. al. 2000]. Dallaltro lato, essendo la spesa in R&s
collegata ad investimenti intangibili e di difficile valutazione da parte degli outsider, essa costituisce
una fonte di opacit informativa che pu essere ridotta attraverso il monoaffidamento [Ongena e
Smith 2000; Elsas 2005]. Inoltre, il rischio di information disclosure a favore delle imprese concorrenti
spinge le imprese fortemente orientate allinnovazione a preferire una relazione bancaria esclusiva e
monoaffidataria [Yosha 1995; Bhattacharya e Chiesa 1995]. Con riferimento allItalia levidenza
empirica controversa.
Da un lato Detragiache et al. [2000] rilevano che gli investimenti in R&s influenzano
negativamente il relationship lending: in un modello in cui la banca principale potrebbe non essere in
grado di rifinanziare un progetto di investimento a causa di problemi di liquidit interni, limpresa
si troverebbe costretta a rifinanziarsi presso altre banche. Queste ultime, tuttavia, in presenza di
asimmetrie informative, non conoscendo la qualit del progetto gi avviato potrebbero decidere di
non finanziarlo decretandone il fallimento. In queste circostanze, il multiaffidamento potrebbe
ridurre tale rischio. Questo risultato , ovviamente, tanto pi vero quanto maggiore lopacit
informativa del progetto finanziato e quindi particolarmente credibile nel caso di imprese che
investono in attivit intangibili come la R&s.
Dallaltro lato Pelliccioni e Torluccio [2006] trovano una relazione negativa tra attivit in
R&s e numero di relazioni bancarie: lattivit di R&s rafforza il relationship lending evidenziando
come le imprese pi innovative tendono, coerentemente con quanto dimostrato da Bhattacharya e
Chiesa [1995], a non disseminare il loro patrimonio informativo, preferendo relazionarsi con un
numero limitato di banche.
Unulteriore forma di incertezza collegata al grado di concentrazione del mercato locale:
in uno studio sul mercato italiano Guelpa e Tirri [2006] mostrano che il relationship lending riduce la
probabilit di razionamento e che, ceteris paribus, la stessa pi bassa in mercati del credito
concentrati. Levidenza empirica coerente con lipotesi che il relationship lending produca vantaggi
maggiori per le imprese localizzate in mercati del credito concentrati piuttosto che competitivi21.
Questi autori analizzano tre ipotesi:
-

il relationship lending riduce la probabilit di razionamento;

la probabilit di razionamento diminuisce allaumentare del potere di mercato della


banca a livello locale;

il relationhip lending riduce la probabilit di razionamento in misura maggiore in un


mercato concentrato rispetto ad un mercato concorrenziale.

14

Levidenza empirica prodotta con riferimento al caso italiano coerente con tutte e tre le
ipotesi. In particolare, a parit di altre condizioni le imprese caratterizzate da forti relazioni di
clientela sia perch prendono a prestito da un basso numero di banche sia perch la distribuzione
del debito molto concentrata risentono di minori problemi di razionamento. Coerentemente
con quanto osservato da Petersen e Rajan [1995], anche nel caso italiano allaumentare del potere
di mercato delle banche si riduce la probabilit di razionamento delle imprese. Infine, allaumentare
del numero di relazioni bancarie aumenta la probabilit di razionamento ma questo risultato
tanto pi accentuato quanto minore il grado di concentrazione del mercato. Una possibile
spiegazione di questi risultati da ricondurre, secondo Guelpa e Tirri, al fatto che allaumentare del
numero di banche finanziatrici di unimpresa, in un mercato fortemente competitivo, diminuisce il
commitment della banca verso limpresa debitrice a causa di un problema di free-riding tra i
finanziatori, aumentando cos la probabilit di razionamento22. Emerge inoltre, che il relationhip
lending sembra produrre pi vantaggi sotto forma di maggiore credito ottenuto per le imprese
localizzate in mercati bancari pi concentrati piuttosto che in mercati pi concorrenziali.
Altri studi, focalizzando lattenzione sul processo di consolidamento in Italia negli anni 90,
trovano che non vi effettivamente stato un peggioramento delle condizioni contrattuali praticate
alle Pmi in termini sia di quantit di credito concesso [Bonaccorsi di Patti e Gobbi 2001;
Bonaccorsi di Patti et al. 2005] sia di tassi di interesse praticati [Focarelli e Panetta 2003; Panetta
2004].
Concentrandosi sugli effetti prodotti dalle operazioni di concentrazione bancaria sulla
disponibilit di credito, Bonaccorsi di Patti e Gobbi [2001] mostrano che il flusso di M&a che ha
investito il sistema bancario italiano tra il 1990 e 1998 non ha causato una generalizzata riduzione
dei finanziamenti alle Pmi23. Lo studio si concentra sugli effetti generati da tre variazioni strutturali
del sistema bancario italiano: fusioni, acquisizioni e nuovi ingressi di banche nel mercato. In
seguito alle fusioni si osservata una migliore capacit di valutazione della clientela che ha
consentito di razionare il credito ai prenditori di cattiva qualit. In seguito alle acquisizioni
possibile osservare, a livello di mercato locale, un aumento dellofferta di credito a tutti i segmenti
di clientela, con una corrispondente riduzione dei crediti in sofferenza. Invece, lingresso di nuove
banche mostra un generalizzato effetto negativo sul credito nei mercati locali, attribuibile, almeno
in parte, ad unipotesi di fuga verso la qualit in base alla quale la ricerca di attivit meno rischiose
comporterebbe una riduzione di tutti i tipi di prestiti. Ci risulterebbe peraltro coerente anche con
la riduzione dellincidenza delle sofferenze che si registra dal secondo anno dopo lingresso. Infine,
lo studio analizza gli effetti delle variabili relative alla struttura. I risultati mostrano che il grado di
concentrazione del mercato correlato positivamente con lammontare del credito concesso alle
Pmi coerentemente con quanto osservato da Guelpa e Tirri [2006] ma anche ad un
peggioramento della qualit del credito.

15

Bonaccorsi et al. [2005]) osservano che sono state le grandi banche a registrare un
decremento nelle quote di mercato dei prestiti a vantaggio delle piccole banche in tutte le aree del
paese ed in particolare per gli affidamenti nei confronti delle Pmi. La loro analisi conferma che il
forte differenziale di crescita del credito a favore delle banche di piccole dimensioni indipendente
dalla specializzazione settoriale e territoriale. Le banche piccole non hanno, peraltro, adottato
politiche di prezzo particolarmente aggressive, anche se, in termini relativi, la qualit dei loro
portafogli ha registrato un miglioramento pi contenuto rispetto alle banche grandi. Infine, le
operazioni di aggregazione producono sul differenziale di crescita dei crediti, segni alterni a
seconda delle modalit con cui sono state realizzate: le fusioni producono un effetto negativo e
statisticamente significativo; il contrario si verifica nel caso delle acquisizioni. Infine, il processo di
riorganizzazione aziendale delle banche pi grandi ha contribuito in misura rilevante a differenziare
i tassi di crescita tra le diverse categorie di intermediari, per lovvia complessit legata
allunificazione dei criteri e delle politiche dei fidi.
Lindicazione pi generale che si pu trarre dagli studi condotti sullItalia che nelle aree
interessate da aggregazioni bancarie, la crescita dei prestiti diviene pi lenta sia per le imprese di
grandi dimensioni sia per le Pmi. Il rallentamento , tuttavia, temporaneo e si concentra sui prestiti
di cattiva qualit. Levidenza empirica mostra, infatti, che la contrazione non riguarda i crediti di
buona qualit. La maggiore disponibilit di credito che emerge a partire dai primi anni 90 sembra
riguardare anche le Pmi ed garantita in misura rilevante dalle banche pi piccole che operano
prevalentemente in mercati locali ed instaurano con la clientela relazioni di lungo termine.
Veniamo adesso agli effetti del relationship lending sulle condizioni contrattuali in termini di
quantit di credito concesso, tasso di interesse praticato e collateral richiesti. Con riferimento
allItalia levidenza empirica controversa e non esaustiva. Angelini et al. [1998] mostrano che nel
periodo 1994-95 il relationship lending tra Bcc e Pmi socie delle Bcc produce un effetto positivo sia
in termini di maggiore credito concesso sia in termini di tassi di interesse pi vantaggiosi. Tuttavia,
nel caso pi generale in cui si considerino le stesse imprese clienti di banche diverse dalle Bcc,
questo risultato semplicemente ribaltato. Allaumentare della durata del relationship lending le
imprese tendono a pagare tassi di interesse pi elevati; lo stesso vale nel caso delle Bcc nei
confronti delle Pmi non socie. Inoltre, solo le imprese socie delle Bcc godono di un facile accesso
al credito. Questo risultato non vale per le stesse imprese clienti di altre banche e per le imprese
non-socie clienti delle Bcc. Ci , tuttavia, da ricondurre, secondo gli autori, alla specificit
giuridica delle Bcc piuttosto che ai benefici del relatioship lending.
In un lavoro successivo, DAuria et al. [1999] analizzano gli effetti del relationship lending sui
tassi di interesse e trovano, diversamente da Angelini et al. [1998], che il relationship lending produce
un generalizzato effetto positivo in termini di tassi di interesse pi vantaggiosi. Forestieri e Tirri
[2003], invece, trovano evidenza empirica a favore dellipotesi di hold-up: i costi associati al

16

relationship lending sono superiori ai benefici. In particolare le condizioni di affidamento praticate


tassi di interesse e garanzie richieste peggiorano allaumentare del grado di concentrazione del
mercato mentre migliorano allaumentare del numero di relazioni bancarie.
Un riepilogo dellevidenza empirica sul relationship lending discussa in questo paragrafo con
riferimento allItalia riportato nella Tabella 2 .
Le difficolt di misurazione delle caratteristiche della relazione di clientela e la scarsa
disponibilit dei dati relativi alle Pmi, che pi dovrebbero beneficiare del relationship lending, lasciano
ancora aperto il dibattito sul reale valore del rapporto banca-impresa nel nostro Paese.
Leterogeneit dei risultati empirici disponibili non consente, infatti, di pervenire a conclusioni
definitive sugli effetti che unintensa relazione di clientela produce sulle condizioni contrattuali del
prestito. Il ruolo del relationship lending , peraltro, fortemente influenzato dalle caratteristiche
istituzionali, di sviluppo e funzionamento dei mercati e dalla regolamentazione in senso lato.
Inoltre, problemi legati al campionamento e allutilizzo di modelli in forma ridotta generano
instabilit nei risultati; la relazione stimata complessa e pu modificarsi in base a numerose
circostanze (luogo, tempo, ecc.) per cui il valore del rapporto stimato pu variare. In
conclusione, i risultati sono per lo pi instabili e controversi tali per cui non possibile dare delle
risposte certe e definitive sul valore del rapporto in discorso, il quale, tuttavia, rimane
intuitivamente molto elevato.
Volendo prescindere dalle analisi econometriche e soffermandosi soltanto sui tratti
caratteristici salienti del rapporto banca-impresa nel nostro recente passato, possibile individuare
tre distinti periodi24:
-

il primo, che poggia sulla specializzazione funzionale degli intermediari,

culmina con la pi vasta estensione del multiaffidamento ed arriva fino allintroduzione


della nuova legge bancaria;
-

il secondo, che prende lavvio da questa e, incentrandosi sul modello

della banca universale, vede unintensificazione del relationship lending e la necessit di


integrare lattivit creditizia con quella mobiliare della banca, arricchendo con ci il
pacchetto dei servizi destinati alle imprese;
-

il terzo, appena avviato, che esalta il peso dei rischi collegati allattivit

creditizia (per estensione delle metodologie sviluppate con riferimento ai rischi di mercato
propri dellattivit mobiliare) ed introduce la necessit di procedere alla misurazione ed alla
gestione degli stessi, con conseguente arricchimento (ma anche maggiore complessit)
nella qualit del rapporto di finanziamento.
Al primo periodo corrisponde la cultura bancaria pi tradizionale che, sul piano
organizzativo si tradotta in un assetto funzionale improntato ad un centralismo di tipo,

17

sostanzialmente, burocratico [Baravelli 1998]. La capacit di fare i fidi permea ed al centro dei
valori che guidano il comportamento dei dipendenti bancari e del modo in cui essi interpretano
latteggiamento aziendale nei confronti loro e del mercato; inoltre, molto sentito il senso della
gerarchia che porta a considerare pi importanti e gratificanti le funzioni svolte presso la sede
centrale piuttosto che in periferia [Munari 1985].
In questo periodo il rapporto banca-impresa connotato da una sostanziale debolezza che
trova le sue origini in cause interne ed esterne alla banca, e che, assieme al mancato sviluppo del
mercato mobiliare, determina una sorta di circolo vizioso il quale ritarda lo sviluppo del nostro
sistema finanziario25 ed impoverisce la qualit dei servizi rivolti allimpresa.

18

Tab. 2.Levidenza empirica sul relationship lending in Italia

TABELLA

Note: 1Segno della stima delleffetto del relationship lending su credito, tassi e collateral. Per non appesantire la presentazione riportiamo solo i risultati
statisticamente significativi. 2Centrale dei Rischi; 3Centrale dei Bilanci. Fonte: nostre elaborazioni.

19

La debolezza del rapporto anche frutto della frammentazione delle relazioni [Pelliccioni e
Torluccio 2006] e riflette una concezione del credito che si basa su di una logica assicurativa
(peso determinante delle garanzie e ripartizione degli affidamenti), certamente non impostato
sulla permanenza nel tempo della relazione e sostanzialmente monoprodotto (transaction
lending).
Notevoli sono per i progressi che nel periodo si realizzano relativamente ai criteri
utilizzati nella valutazione del merito di credito delle imprese richiedenti, gi chiaramente
individuati dalla dottrina26: si diffonde, infatti, luso di strumenti tipici dellanalisi finanziaria e
seppur timidamente, nel corso degli anni ottanta, prende piede la necessit di affiancare alle
analisi quantitative, fondate sui dati dei bilanci consuntivi, sia quelle sui dati prospettici
(indicatori della strategia dellimpresa), sia le valutazioni relative agli andamenti ed alle previsioni
sul settore di appartenenza.
Le analisi sul mercato dei prestiti del periodo rilevano che in seguito alla caduta dei
vincoli amministrativi restrittivi della concorrenza (divieto di costituzione di nuove banche,
politica dei piani sportelli quadriennali, vincoli sulla competenza territoriale delle aziende di
credito, restrizioni valutarie, massimali creditizi e vincoli di portafoglio) si verificata una
redistribuzione delle quote di mercato fra le banche la quale ha visto per un terzo del nostro
sistema bancario un incremento della quota accompagnato da un calo della rischiosit; un altro
terzo ha perso quote di mercato preservando per la qualit dellattivo; lultimo terzo infine, ha
modificato la propria partecipazione al mercato (in positivo o in negativo) peggiorando per la
qualit del portafoglio.
Laumento della concorrenza sul mercato dei prestiti, che coincide anche col progressivo
sovrapporsi delle zone di competenza territoriale delle banche e con strategie sempre pi
aggressive di ampliamento dei portafogli, culminate, come gi ricordato con lesplosione dei fidi
multipli; laccelerazione nei processi di concentrazione, con la necessit di rivedere le esposizioni
creditizie di soggetti economici divenuti spesso, nel frattempo, unici, caratterizzano, sotto il
profilo dei prestiti, il secondo periodo. Questo connotato, inoltre, dallampliamento delle
opportunit operative in seguito allentrata in vigore della nuova legge bancaria che ha introdotto
il nuovo modello di intermediazione creditizia noto come banca universale.
Nella sostanza, alla banca ordinaria si apre la possibilit di procedere alla copertura dei
fabbisogni finanziari delle imprese giudicate meritevoli anche con la sottoscrizione di capitale di
rischio: quel che appare chiaro in questo periodo lindifferibile necessit di ampliare il ventaglio
dei servizi destinati allimpresa e di procedere ad una maggiore integrazione fra attivit creditizia
ed attivit mobiliare della singola banca.
Sul piano della gestione degli affidamenti ci si traduce in una naturale spinta verso
lapprofondimento delle relazioni di credito: bisogna cio puntare, da parte della banca,
allinstaurarsi di relazioni sempre pi durature ed esclusive (o tendenzialmente tali), volte a

20

coprire tutto lo spettro delle esigenze finanziarie dellimpresa e sempre pi atte a valorizzare la
mole di informazioni che da esse scaturisce; sul piano organizzativo invece si determina la
necessit di rivedere lassetto funzionale e ci si indirizza verso il cosiddetto modello divisionale
[Baravelli 1998; Caruso 2006].
In seguito a ci, si rende necessario ripensare le politiche di diversificazione e di
segmentazione della clientela, tradizionalmente improntate alla distinzione per classi
dimensionali o per settori di appartenenza, al fine di aumentare il grado di aderenza nella
soddisfazione dei fabbisogni; si rende inoltre necessario ripensare anche le politiche distributive e
di contatto con le imprese: al modello tradizionale incentrato sul ruolo del direttore dagenzia
bisogna sostituire quello delladdetto specializzato nel ruolo di consulente-gestore, che sia in
grado di interpretare le reali esigenze dellimpresa cliente ed indirizzare lintervento della banca
rivolgendosi agli specialisti interni pi idonei nei differenti servizi offerti (crediti speciali, corporate
banking, leasing e factoring, venture capital, ecc.) [Previati 1997; Pelliccioni 2006; Torluccio, 2006].
Per quel che riguarda le analisi di affidabilit, restano sostanzialmente immutati i pesi
assegnati ai diversi fattori esaminati nei processi di decisione, anche se si comincia ad intravedere
un iniziale distacco dalle logiche prettamente assicurative, incentrate sulle garanzie accessorie, per
dare maggiore spazio alle analisi di settore ed a quelle revisionali [De Laurentis 1998]. Fra gli
obiettivi della funzione fidi, si accresce il peso della capacit di selezione (lo screening efficace, per
evitare di aumentare il livello della rischiosit del portafoglio ed incorrere in perdite) e della
capacit di rinsaldare le relazioni di credito.
Il terzo ed ultimo periodo si avviato con lintroduzione dei modelli di gestione del
rischio di credito, conseguenza dellannuncio di una nuova disciplina dei coefficienti patrimoniali
basati, per quel che riguarda lattivit della concessione dei prestiti, sullassegnazione di veri e
propri rating alle imprese affidate27.
Lavvento di una nuova metodologia di valutazione della capacit di credito, proprio
perch richiede analisi pi ampie ed approfondite della situazione finanziaria, economica e
patrimoniale delle imprese affidate, porta con s lopportunit di realizzare interventi di gran
lunga pi efficaci ed incisivi sulleconomia di queste ultime. Sulla base di questa accresciuta
capacit di analisi e con laggiunta di una pi ampia gamma di competenze e di servizi da offrire
alle imprese clienti, si dischiude per la banca la possibilit di realizzare concretamente un deciso
avanzamento del relationship lending, con grande beneficio di entrambi i contraenti, come avremo
modo di sottolineare nel paragrafo che segue.
3. Caratteri evolutivi del relationship lending e crescita delle imprese
Come abbiamo visto, le motivazioni che spingono la banca ad instaurare relazioni
creditizie durature sono molteplici:

21

attraverso un rapporto creditizio continuo e ricco di movimentazione si possono


trarre maggiori e migliori informazioni sullimpresa sovvenuta, ci che consente di
superare al meglio le asimmetrie informative tipiche del mercato dei finanziamenti
ed i connessi rischi di selezione avversa e di azzardo morale;
le asimmetrie in discorso valgono in misura pi accentuata per le imprese di minori
dimensioni che non hanno lobbligo della divulgazione dellinformazione: il credito
di relazione si addice dunque particolarmente alle piccole e medie imprese, che gi
trovano nella banca il loro interlocutore naturale nella soddisfazione dei loro
fabbisogni finanziari. Questa circostanza assume un rilievo particolare in quei
sistemi che, come il nostro, sono popolati nella quasi totalit da imprese di ridotte
dimensioni;
il costo per lacquisizione e lelaborazione delle informazioni si pu stemperare su
di un periodo pi lungo e ha modo di combinarsi meglio con il perseguimento di
pi generali economie di scala e di produzione congiunta;
la maggiore conoscenza, consentendo di classificare con pi precisione il merito di
credito degli affidati, dovrebbe spingere la banca a finanziare le imprese meritevoli
senza razionare loro il credito e a un costo in linea con la loro minore rischiosit;
il livello di conoscenza dellimpresa non funzione solo della durata della
relazione, ma anche del grado di articolazione della stessa, cio dellampiezza
della gamma di prodotti e servizi che la compongono. La fornitura contemporanea
di pi prodotti e servizi accresce indubbiamente il flusso informativo a disposizione
della banca per quantit e qualit, rendendo pi precisa la valutazione
dellaffidabilit del cliente: si determina presso la banca una sorta di sector
specialization che le consente di realizzare economie di scala nei processi di
elaborazione ed utilizzo delle informazioni, mentre allimpresa si dischiude la
possibilit di beneficiare di servizi a pi elevato valore aggiunto.
Proprio sulla base di questultima osservazione, la tabella che segue (Tabella 3) offre una
panoramica generale dei prodotti/servizi che possono completare lofferta da parte delle banche
che intendano perseguire levoluzione verso il relationship banking28. Sono dapprima individuati i
servizi che costituiscono il nucleo di quelli tradizionali, per i quali si richiedono competenze
di base alle quali si affiancano quelle un po pi sofisticate di credit risk management e di asset
management (area chiara Tabella 3). Lampliamento dei servizi alle imprese con le quali si
instaurato un rapporto di tipo relazionale, riguarda in primo luogo lopportunit di affiancare
nuovi strumenti di pagamento e di finanziamento, sfruttando le innovazioni tecnologiche o
regolamentari che si manifestano e/o di ammodernare le modalit di utilizzo e di comunicazione
con la banca (accesso multicanale, con privilegio del canale informatico).

22

Riguarda poi lopportunit di articolare sempre meglio la copertura dei fabbisogni finanziari
sfruttando tutto lo spettro delle operazioni possibili nellambito del credito a breve, a medio e
lungo termine, del ricorso al leasing ed al factoring, del credito agevolato e/o garantito dai Confidi,
dellhot money, di emissioni di commercial paper, dei prestiti in pool e dellemissione di bond di
distretto. Le competenze richieste per i servizi in parola, oltre quelle di base, riguardano quelle
per lo scrutinio del credito (lending) e per le gestioni patrimoniali.
Tab. 3. Prodotti servizi e competenze per il relationship banking

TABELLA

Per quanto riguarda i servizi connessi allinternazionalizzazione, anchessi sempre pi richiesti al


fine di accompagnare le imprese nei loro processi di espansione produttiva e/o commerciale
allestero, appena il caso di osservare che, normalmente, le banche sono in grado di offrire
servizi semplici, limitati per lo pi a quelli di pagamento e di finanziamento
allimportazione/esportazione. Non dispongono invece delle strutture o dei contatti
propriamente utili a questo fine, ovvero: assistenza per lapertura di strutture produttive o
commerciali, avvio di collaborazioni con imprese estere, ecc. Nellimpossibilit di improvvisare
simulacri di servizi minimamente efficienti, la soluzione migliore risiede nella stipula di accordi di
collaborazione con operatori specializzati nelle diverse aree geografiche di interesse specifico.
Appena al di fuori dellarea tradizionale si apre lofferta dei servizi che possiamo definire corporate
banking e che riguarda in primo luogo quella dei cosiddetti servizi di hedging, ovvero il ricorso ai
derivati per la copertura dei rischi di cambio, di tasso o di variazione dei prezzi delle materie
prime.
La domanda di questa tipologia di servizi da parte delle imprese29, per quanto frenata dalle non
brillanti esperienze vissute in tempi recenti nel nostro sistema, deve essere, a nostro avviso,
stimolata da parte delle banche, nella consapevolezza che si tratta di strumenti che consentono di
ridurre i gradi di incertezza dei flussi di incassi e pagamenti (e connessi costi/ricavi) e che non

23

sono strumenti di speculazione. A questa consapevolezza deve necessariamente affiancarsi quella


di essere in grado di offrire un servizio efficace (in termini di desk operanti e back-office) e
soprattutto di poter mettere costantemente lutilizzatore nelle condizioni di assumere, a sua
volta, scelte realmente consapevoli. Ci implica che la banca ha tutto linteresse ad accertare che
presso limpresa sussista la capacit di valutare compiutamente i rischi assunti; in caso contrario
si rischia di esporre limpresa a perdite impreviste e di dare lavvio ad un contenzioso certamente
dannoso che pu seriamente compromettere una relazione costruita nel tempo e la reputazione
della banca stessa.
Fra le operazioni di finanza mobiliare evidenziate nella tabella, vi sono innanzitutto il private equity
ed il venture capital: su questo fronte la banca deve attivarsi per diffondere la conoscenza di questi
modelli di finanziamento, che faticano a decollare nel nostro sistema, rispetto a quanto avviene
nel resto dellUe, e che pure sono vocati allo sviluppo di quelle iniziative di cui il nostro paese
avrebbe pi bisogno, dal momento che riguardano nuove iniziative imprenditoriali in comparti
fortemente innovativi.
Gli altri servizi di finanza mobiliare citati sono quelli di elezione tipica per lesercizio del
corporate banking e sono probabilmente anche quelli pi necessari alla nostra struttura produttiva,
la quale necessita in via prioritaria di interventi sul livello dei capitali propri (capitale di rischio) e
conseguente grado di apertura della compagine sociale; necessita inoltre di interventi
sullarticolazione delle risorse di finanziamento e sulla pi corretta combinazione fra le differenti
fonti, ai fini della minimizzazione del costo del capitale.
E appena il caso di ricordare che, mediamente, la nostra struttura produttiva di riferimento,
ovvero le Pmi con le quali si sono instaurati rapporti di tipo relazionale:

caratterizzata da una endemica scarsit di capitale di rischio e per la

copertura dei fabbisogni finanziari utilizza lautofinanziamento ed il prestito bancario,


principalmente a breve termine;

ha una struttura proprietaria fortemente accentrata nella figura

dellimprenditore/fondatore dellimpresa, con controllo allargato, al massimo, alla cerchia


strettamente familiare;

ci al tempo stesso causa e conseguenza dellesistenza di quelli che

in letteratura sono conosciuti come benefici privati del controllo;

ha, conseguentemente, una governance (nei termini di infrastrutture

legali e normative, tutela di azionisti e creditori, regole di trasparenza, standard contabili,


chiarezza e puntualit nella diffusione delle informazioni, ecc.) largamente informale,
caratterizzata da scarsit di regole codificate ed esplicite e di meccanismi di controllo esterno
vincolanti, a tutela dei finanziatori esterni30

storicamente contraria o, al massimo, non interessata allaccesso

alla quotazione di borsa;

24

presenta unampia diffusione delle configurazioni di gruppi,

soprattutto informali32, con partecipazioni incrociate fra le imprese del gruppo stesso; per
quanto in forma semplificata ed informale, questa circostanza implica laccentramento
presso la capo gruppo della funzione finanziaria;

presenta, infine, unelevata commistione tra propriet, controllo e

funzioni gestionali.
Anche a prescindere dalle caratteristiche della produzione tipica, spesso sbilanciata verso
comparti poco innovativi e fortemente esposta alla concorrenza dei PVS, questa struttura
produttiva, con gli squilibri finanziari evidenziati e le caratteristiche proprietarie e di governance
ricordate, non sembra pi in grado di sostenere il livello di competizione che deriva dai progressi
della globalizzazione.
Per ritornare ad essere competitiva, limpresa ha bisogno di porsi obiettivi di crescita e sviluppo,
il che implica spesso il ricorso ad operazioni di aggregazione con altre imprese; la crescita
dimensionale non , evidentemente, un valore in s, ma appare sempre pi essere il presupposto
per poter realizzare innovazione, ricerca, internazionalizzazione, migliori relazioni con clienti e
fornitori32.
In un contesto di generale ristrutturazione/riconversione aziendale certamente utile rivedere
anche la struttura finanziaria dellimpresa e, su questo terreno, la banca di riferimento, pu e
deve fare molto.
I servizi citati in tabella rispondono proprio a queste necessit: la revisione ed il riequilibrio della
struttura finanziaria dellimpresa riguardano ad evidenza, in primo luogo lapprofondimento dei
servizi tradizionali (larea chiara, per intenderci) attraverso lo sfruttamento di maggiori e pi
ampie competenze (da quelle di base a quelle di advisory e consulting acquisite anche presso
specialisti esterni), con lutilizzo di tutta la gamma delle operazioni, per tipologia e durata,
presenti; riguardano, in secondo luogo, laccesso al mercato dei capitali attraverso la quotazione
(Ipo), lemissione di azioni e di obbligazioni, cos come il ricorso ad operazioni di finanza
straordinaria per M&a, Lbo ed Mbo; oltre a risolvere in modo pi corretto determinate tipologie
di fabbisogni finanziari propri delle fasi di ristrutturazione o di semplice ampliamento aziendale,
le operazioni in discorso portano con s un deciso avanzamento nella governance, almeno sotto il
profilo della formalizzazione di tutti gli elementi pi sopra richiamati.
Non questa la sede per sottolineare tutti i vantaggi che sono collegati allampliamento delle
fonti di finanziamento con lapertura del canale di mercato. Riteniamo per che qualcosa debba
necessariamente cambiare dal momento che:

il numero delle imprese industriali quotate in Italia risulta

particolarmente basso, sia in assoluto sia con riferimento al ranking di industrializzazione del
paese;

25

la dimensione media di una societ quotata italiana risulta

particolarmente alta (3 mld contro 2,4 di Euronext, 1,8 di Deutsche Boerse e 1,1 di Londra),
segno che si accede alla Borsa in una fase del processo di crescita pi avanzato che altrove;

anche sui segmenti di mercato destinati alle Pmi la dimensione media

delle imprese quotate risulta pi elevata che altrove: sul Nuovo Mercato e su Expandi, nel
2003, si registrato un valore medio di 243 e 531 mln, contro un valore di 66 al Nouveau
March di Euronext e 44 allAlternative Investment Market di Londra33;

nel nostro sistema produttivo esiste un numero rilevante di imprese

potenzialmente quotabili (circa 1200)34;

sono circa 250 le imprese che hanno manifestato un concreto

interesse alla quotazione, dichiarandolo come preciso obiettivo strategico;

rimane ancora rilevante la distanza rispetto agli altri paesi europei sul

fronte dellemissione di corporate bond;


Dopo la bolla della new economy e con la successione di alcuni scandali societari recenti,
linteresse per lapertura al mercato si naturalmente affievolito; il clima stesso di attenzione nei
confronti della borsa si modificato, come dimostrato dalla crescita del delisting in tutti i
mercati principali.
La stessa struttura organizzativa delle nostre imprese ed in particolare le caratteristiche di
controllo proprietario e governance pi sopra ricordate, non sono propriamente market friendly.
Fra i vantaggi della quotazione, pure chiaramente percepiti e le resistenze motivate
con i maggiori controlli esterni, la conseguente necessit di disclosure e relativa complessit
organizzativa, i costi diretti ed il clima post-bolla e gli scandali, prevalgono probabilmente le
seconde, per cui forse prematuro parlare di interesse diffuso allaccesso al mercato dei capitali.
Non tuttavia possibile accantonare definitivamente questa opportunit: per le imprese
che hanno scelto di crescere, laccesso al mercato rientra a pieno titolo fra le opzioni di
finanziamento dello sviluppo e la banca che assiste limpresa non pu che tenerne conto e, nel
proprio interesse, spingere verso ladozione di scelte razionali.

Bibliografia

Allen, F.
1993

Stock market and resources allocation in Capital markets and financial intermediation a cura
di C.Mayer e X.Vives, , Cambridge, Cambridge university press.

Allen, F. e Gale R.
1994
A welfare comparison of the German and US financial systems, Discussion paper.

26

Angelini, P., Di Salvo, R. e Ferri, G.


1998
Availability and cost of credit for small business: customer relationships and credit cooperatives,
in Journal of Banking and Finance, vol. 22, pp.925-954.
Bannier, C. E.
2005,

Baravelli, M.
1998

Heterogeneous multiple bank financing and optimal firm policy - Is there a hold-up benefit?,
Working Paper Series: Finance and Accounting 148, Department of Finance,
Goethe University Frankfurt am Main.
Strategia e organizzazione della banca, Milano, Egea.

Basu, S. e Banerjee, S.
2006
Relationship Banking with Cooperative Investments, working paper, disponibile presso
SSRN: http://ssrn.com/abstract=894580.
Beck, T., Demirguc Kunt, A. e Levine, R.
2001
Law, Politics and Finance, World Bank working paper.
Berger, A. N.
1999

The Big Picture of relationship finance, in Business Access to Capital and Credit a cura di
Blanton, J. L. e Williams. A. ,Rhine, S. L., pp. 390400. A Federal Reserve System
Research Conference.

Berger, A. N. ,Miller, N., Petersen, M.,Rajan, R. e Stein, J.C.


2005,
Does Function Follow Organizational Form? Evidence From the Lending Practices of Large
and Small Banks, in Journal of Financial Economics, vol. 76, pp. 237-269.
Berger, A.N. - Udell G.F.
1995
Relationship Lending and Lines of Credit in Small Firm Finance, in Journal of Business,
vol. 68, n. 3, pp. 351-382.
1998
The Economics of Small Business Finance: The Roles of Private Equity and Debt Markets in
the Financial Growth Cycle, in Journal of Banking & Finance, vol. 22, nn. 6-8, pp. 613673.
2002
Small Business Credit Availability and Relationship Lending: The Importance of Bank
Organisational Structure, in Economic Journal, vol. 112, pp. 32-53.
2004
A More Complete Conceptual Framework for SME Finance, World Bank Conference on
Small and Medium Enterprises Overcoming Growth Constraints, 14-15 October.
Berlin, M. e Mester, E.L.
1999
Deposits and Relationship Lending, in The Review of Financial Studies, vol. 12, vol. 3, pp.
579-607.
Besanko, D. e Thakor, A.V.
1987,
Collateral and Rationing: Sorting Equilibria in Monopolistic and Competitive Credit Markets,
in International Economic Review, vol. 28, pp. 671-689.
Bhattacharya, S. e Thakor, A.V.
1993
Contemporary Banking Theory, in Journal of Financial Intermediation, vol. 3, pp. 2-50.
Bianchi, M., Bianco, M. - Giacomelli, S., Pacces, A.M. e Trento, S.
2005
Propriet e controllo delle imprese in Italia, Bologna, Il Mulino.
Bianchi, T.
1977

I fidi bancari: tecnica e valutazione dei rischi, Torino, Utet.

27

Bonaccorsi di Patti, E., Eramo, G. e Gobbi, G.


2005
Piccole e grandi banche nel mercato del credito in Italia, in Banca Impresa Societ, vol. 1.
Bonaccorsi di Patti, E., e Gobbi, G.
2001
The changing structure of local credit markets: Are small businesses special?, in Journal of
Banking & Finance, vol. 25(12), pp. 2209 2237.
Bolton, P. e Scharfstein, D. S.
1996,
Optimal debt structure and the number of creditors, in Journal of Political Economy, vol. 104,
pp. 1-25.
Boot, A.W.A.
2000

Relationship Banking:What do We Know?, in Journal of Financial Intermediation, vol. 9, pp.


7-25

Boot, A.W.A. e Thakor, A.V.


1994
Moral Hazard and Secured Lending in an Infinitely Repeated Credit Market Game, in
International Economic Review, vol. 35, November, pp. 899-920.
2000
Can Relationship Banking Survive Competition?, in Journal of Finance, vol. 55, pp. 679-713.
Boyd, E. - Prescott, E.
1986,
Financial Intermediary-Coalitions, in Journal of Economic Theory, vol. 2, pp. 211-232.
Brighi, P.
2006

Caruso, A.
2006

Cenni, S.
2006,

Il ruolo delle banche regionali nei servizi alle imprese: teorie ed evidenze empiriche del relationship
lending, in Corporate banking, credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo
delle banche regionali, a cura di R. Corigliano, Roma, Bancaria Editrice, pp. 95-127.
Strategie e organizzazione dei servizi di corporate banking: i grandi gruppi e le banche regionali,
in Corporate banking, credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche
regionali, a cura di R. Corigliano, Roma, Bancaria Editrice, pp. 207-226.
La domanda di servizi di corporate banking e la finanza delle imprese, in Corporate banking,
credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche regionali,,a cura di R.
Corigliano,, Roma, Bancaria Editrice, pp. 13-36.

Chan, Y, Greenbaum, S.I. e Thakor, A.V.


1986
Information Reusability, Competition, and Bank Asset Quality, in Journal of Banking and
Finance, vol. 10, pp. 243-254.
Corigliano, R. (a cura di)
1994
Intermediazione finanziaria e mercato delle imprese,, Bologna, Clueb.
2002
2006,

La cultura aziendale della banca e lattivit di prestito, in Il governo del cambiamento culturale in
banca, a cura di A. Carretta, Roma, Bancaria editrice
Banche regionali, corporate banking e crescita dellimpresa,, in Corporate banking, credito e
finanza dimpresa, a cura di R. Corigliano, Roma, Bancaria editrice

DAuria, C., Foglia, A. e Marullo Reedtz, P.


1999
Bank Interest Rate and Credit Relationships in Italy, in Journal of Banking and Finance, vol.
23, pp. 1067-1093.

28

Detragiache, E., Garella, P. e L. Guiso


2000
Multiple versus Single Banking Relationships: Theory and Evidence, in Journal of Finance, vol.
55, pp. 1133-1161.
De Laurentis, G.
1998
Misurazione del rischio, pricing razionale e differenziazione organizzativa: verso un nuovo assetto
dellattivit creditizia, in Rischio di credito e pricing dei prestiti bancari, a cura di R..
Corigliano, Roma, Bancaria editrice
De Laurentis, G.,Saita, F. e Sironi, A. (a cura di)
2004
Rating interni e controllo del rischio di credito, Roma, Bancaria Editrice
Dellarriccia, G. e Marquez, R.
2004
Information and bank credit allocation, in Journal of Financial Economics, vol. 72, pp. 185214.
Dematt, C.
1974,

La valutazione della capacit di credito nelle analisi di fido, Milano, Vallardi

Dewatripont, M. e Maskin, E.
1995
Credit and efficiency in centralized and decentralized Economies, in Review of Economic
Studies, vol. 62, pp. 541555.
Diamond, D.W.
1984
Financial Intermediation and Delegated Monitoring, in Review of Economic Studies, vol. 51,
pp. 393-414.
Elsas, R., Heinemann F. e Tyrell M.
2004
Multiple but Asymmetric Bank Financing: The Case of Relationship Lending,, CESifo
Working
Paper
Series
No.
1251,
disponibile
presso
SSRN:
http://ssrn.com/abstract=559104.
Fama, E.F.
1985

Whats Different about Banks?, in Journal of Monetary Economics, vol. 15, pp. 29-39.

Focarelli, D. e Panetta, F.
2003
Are Mergers Beneficial to Consumers? Evidence from the Market for Bank Deposits, in
American Economic Review, vol. 93, pp. 1152-1172.
Focarelli, D. e Panetta, F.
2003
Are Mergers Beneficial to Consumers? Evidence from the Market for Bank Deposits, in
American Economic Review, vol. 93, pp. 1152-1172.
Forestieri, G e Rossignoli, B.
1994
I prestiti, in La gestione della banca , a cura di R. Ruozi, Milano, Egea.
Frasca, F.
2005

Lattivit in strumenti derivati delle banche italiane, in AA:VV:, Recenti sviluppi e prospettive
di crescita del mercato dei derivati finanziari, Quaderno ASSBB, n. 122.

Greenbaum, S.I.., Kanata, S.G. e Venezia, I.


1989
Equilibrium Loan Pricing under the Bank-Client Relationship, in Journal of Banking and
Finance, vol. 13, pp. 221-235.

29

Guelpa, F. e Tirri, V.,


2004
Market Structure and Relationship Lending: Effects on the Likelihood of Credit Tightening in
the Italian Banking Industry, Banca Intesa Research Department n. 04-02.
Hicks, J.R.
1935

A suggestion for simplifying the theory of money, in Problemi di teoria e politica monetaria, a
cura di M. Monti, ,Milano, Etas Kompass.

Hodgman, D.R.
1961
The Deposit Relationship and Commercial Bank Investment Behaviour, in Review of Economics
and Statistics, vol. 42, pp. 257-268.
1963
Commercial Bank Loan and Investment Policy, Champain, Illinois, University of Illinois.
James, C.
1987

Some Evidence on the Uniqueness of Bank Loans, in Journal of Financial Economics, vol. 19,
pp. 217-235.

Jensen, M. e Meckling, H.
1976
Theory of the Firm: Managerial Behaviour, Agency Costs, and Ownership Structure, in Journal
of Financial Economics, vol. 79, pp. 113-134.
Levine, R.
2003
2004

More on finance and growth: more finance, more growth?, Review, The Federal Reserve Bank
of St.Louis.
Finance and growth, theory and evidence, Carlson School of Management, University of
Minnesota and NBER..

Lummer, S. e McConnell, J.J.


1989
Further Evidence on Bank Lending Process and the Capital Market Response to the Bank
Loan Agreements, in Journal of Financial Economics, vol. 25, pp. 99-122.
Mayer, C.
1996
Miller, M.H.
1998)

Corporate governance, competition and performance, Oecd economic studies, n. 27.

Financial markets and economic growth, in Journal of applied corporate finance, vol. 11, pp. 814.

Modigliani, F. e Miller, M.
1958
The cost of capital, corporate finance and the theory of investments, in American economic review,
vol. 48(3), pp. 261-297.
Munari, L.
1985
Onado, M.
1977

Cultura aziendale e problemi di mercato delle banche, in Debito pubblico e intermediazione


bancaria, Atti del convegno, in Debito pubblico e intermediazione bancaria, Milano, Giuffr.
Lanalisi finanziaria per i fidi bancari, Milano, F. Angeli.

30

Padilla, A.J. e Pagano, M.


1997
Endogenous Communication Among Lenders and Entrepreneurial Incentive, in The Review of
Financial Studies, vol. 10, n. 1, pp. 205-236.
Paige Fields, L., Fraser, D.R., Berry, T.L. e Byers, S.
2002
Do Bank Loan Relationships Still Matter?, in Journal of Money, Credit and Banking, vol. 38,
n.5, pp 1195-1219.
Palmucci, F.
2006

Pelliccioni, G.
2006

Lofferta di servizi di corporate banking e la domanda da parte delle imprese, in Corporate


banking, credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche regionali, a
cura di R. Corigliano, Roma, Bancaria Editrice, pp. 39-64.
Le opportunit e i vincoli per le banche regionali nei servizi di corporate banking, in Corporate
banking, credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche regionali, a
cura di R. Corigliano, , Roma, Bancaria Editrice, pp. 171-204.

Pelliccioni, G. e Torluccio, G.
2006
Il fenomeno del multiaffidamento: implicazioni e caratteri evolutivi recenti, in Corporate banking,
credito e finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche regionali, a cura di R.
Corigliano, Roma, Bancaria Editrice, pp. 129-162.
Petersen, M.A.
2002
Information: Hard and Soft, Chicago IL,. Northwestern University.
Petersen, M.A. e Rajan R.
1994
The Benefits of Lending Relationships: Evidence from Small Business Data, in The Journal of
Finance, vol. 49, pp. 3-37.
1995
The Effect of Credit Market Competition on Lending Relationships, in Quarterly Journal of
Economics, vol. 110, n. 2, pp. 407-443.
Previati, D.
1997

Rajan, R.G.
1992

Lorganizzazione della gestione delle relazioni con la clientela imprese, in Le strategie competitive
nel corporate banking, a cura di M. Baravelli, Milano, Egea.

Insiders and Outsiders: The Choice between Informed and Arms-Length Debt, in Journal of
Finance, vol. 47, pp. 1367-1400.

Ramakrishnan, R.T.S. e Thakor, A.V.


1984
Information Reliability and a Theory of financial intermediation, in Review of Economic Studies,
vol. 51, pp. 415-432.
Rybczynsky, A.
1988
Financial systems and industrial restructuring, in National Westminsters Bank Review.

31

Schmeites, A.B.
2003
Discretionary Contracts and Bank-Firm Relationships, presentato il 12 gennaio 2003, 14th
Annual Conference on Financial Economics and Accounting (Fea) disponibile su SSRN:
http://ssrn.com/abstract=488104.
Schumpeter, J.
1977
Teoria dello sviluppo economico, Firenze, Sansoni.
Sharpe, S.
1990
Stein J. C.
2002

Asymmetric Information, Bank Lending, and Implicit Contracts: A Stylized Model of Customer
Relationships, in Journal of Finance, vol. 45, pp. 1069-1087.
Information production and capital allocation: decentralized vs. hierarchical firms, in Journal of
Finance, vol. 57, pp. 1891-1922.

Stiglitz, J. e Weiss, A.
1981
Credit Rationing in Markets with Imperfect Information, in American Economic Review, vol.
71, pp. 393-410.
Thakor, A.V.
1996

Torluccio, G.
2006

Capital Requirements, Monetary Policy and Aggregate Bank Lending, in Journal of Finance,
vol. 51, pp. 279-324.

Strategie di corporate banking e percorsi di crescita delle imprese,, in Corporate banking, credito e
finanza delle imprese. Strategie per la crescita e ruolo delle banche regionali, a cura di R.
Corigliano, Roma, Bancaria Editrice, pp. 75-93.

Weston, J.F. e Brigham, E.F.


1974
Managerial finance, 8th ed., Hinsdale, Illinois,The Dryden Press.

Vicarelli, F.
1979
Vesala, T.
2005

Capitale industriale e capitale finanziario: il caso italiano, Bologna, Il Mulino.

Relationship Lending and Competition: Higher Switching Cost does not Necessarily Imply
Greater Relationship Benefits, Bank of Finland Research Discussion Paper No. 3/2005,
disponibile presso SSRN: http://ssrn.com/abstract=783666.

Von Thadden, E.L.


1992
The Commitment of Finance, Duplicated Monitoring and the Investment Horizon, Working
Paper, n. 27, CEPR, London.

32

1995
2001

Long-Term Contracts, Short-Term Investments and Monitoring, in The Review of Economic


Studies, vol. 62, n. 4, pp. 557-57.
Asymmetric Information, Bank Lending and Implicit Contracts: The Winners Curse,, working
paper.

33

Il nucleo centrale della Teoria dello sviluppo economico di Joseph Schumpeter risale al 1911 ed ribadito ed arricchito nelle edizioni
successive; ledizione italiana, traduzione della 4^ edizione tedesca del 1934, edita da Sansoni nel 1977 ha una significativa introduzione di
P. Sylos Labini, nella quale, fra laltro, questi cos sintetizza alcune tesi rilevanti dellA.: 1. Le innovazioni sono il frutto delliniziativa
creatrice dellimprenditore: quasi mai esse traggono origine dalliniziativa dei consumatori. 2. Il nuovo di regola non sorge dal vecchio ma
accanto ad esso e ad esso si contrappone; questa la concorrenza che veramente conta ed in questo antagonismo dialettico sta lessenza
dello sviluppo capitalistico. 3. Lo strumento principale attraverso cui gli imprenditori possono distrarre dallorbita del flusso circolare i
mezzi di produzione che ad essi occorrono per attuare le nuove combinazioni la creazione del credito bancario; la banca, in effetti, non funge
semplicemente da intermediaria del credito: entro certi limiti, lo crea; ed proprio questa la ragion dessere della banca moderna. 4. Glimprenditori non
formano una classe sociale e non provengono necessariamente da una determinata classe, anche se il successo nella loro attivit pu
consentire linserimento o lascesa dei singoli imprenditori in una determinata classe. 5. Non il motivo edonistico (soddisfazione dei
bisogni economici veri e propri) la molla dellattivit degli imprenditori; i motivi sono diversi. Op.cit. p. XV (nostro corsivo).
Ci piace riproporre un periodo particolarmente rilevante dellA.: Il banchiere, dunque, fondamentalmente non tanto un intermediario
della merce potere dacquisto ma un produttore di questa merce. Dal momento per che oggi, normalmente, anche tutti i fondi di
riserva ed i risparmi affluiscono a lui e che su di lui si concentra la domanda totale di potere dacquisto disponibile, sia esistente sia da
creare, egli ha per cos dire sostituito o messo sotto tutela i capitalisti privati, diventato egli stesso il capitalista. Egli sta tra coloro che
vogliono introdurre nuove combinazioni e i possessori dei mezzi di produzione. Egli costituisce in sostanza un fenomeno dello sviluppo,
ma solo laddove non esista unautorit centrale che dirige il processo economico della societ. Egli rende possibile lintroduzione di nuove
combinazioni, in certo qual modo emette a nome della societ il mandato necessario per introdurle. E leforo delleconomia di scambio. Op.
cit. p. 83.
2 Per una rassegna illuminante delle proposizioni storiche ed economiche sul tema del nesso in parola v. F.Vicarelli , Capitale industriale e
capitale finanziario, 1979; una rassegna pi recente contenuta in R.Levine, Finance and growth, 2003 e 2004; questo autore, in
particolare, individua le funzioni svolte dal sistema finanziario sulla base delle quali possibile organizzare una rassegna delle ragioni a
sostegno della tesi dellinfluenza dello stesso sullo sviluppo; dette funzioni sono:
la produzione di informazioni ex-ante sugli investimenti fattibili e lallocazione del capitale;
il monitoraggio degli investimenti ed il sostegno della governance dellimpresa affidata;
la gestione, in senso pi ampio, dei rischi;
la mobilitazione e la raccolta delle risorse finanziarie;
la facilitazione nello scambio di beni e servizi.
3 Rybczynsky [1988]; Rajan e Zingales [2003]. Accanto alla deregulation, come causa di avvicinamento dei due modelli di sistema finanziario,
bisogna ricordare anche la globalizzazione che ha fatto emergere la diffusione dei conglomerati finanziari, i quali operano
contemporaneamente, in differenti paesi, su tutti i mercati (retail, corporate e investment banking, asset e wealth management ecc.).
4 Lo sviluppo dei mercati necessario per la crescita delle imprese, cos come questultima la base su cui il primo si fonda. Relazione
Banca dItalia, Considerazioni finali, 2006, p. 14. Sulla crescita dei mercati si incentra anche lefficacia dellintervento del venture capital, ove si
voglia garantire una way out indispensabile per incentivarne la diffusione.
5 Qui si accentua il connotato dimensionale dellimpresa anche se, pi correttamente, bisogna riferirsi al pi generale modello proprietario
e di controllo che fa da sfondo a questa caratteristica, secondo quanto suggerito dalla moderna teoria dellimpresa [O.Hart e J. Moore];
come sar messo in evidenza nel prosieguo, la necessaria crescita dimensionale della nostra struttura produttiva non pu prescindere da
un deciso avanzamento nella separazione fra propriet e controllo delle imprese, il che implica, per norma, una sostanziale formalizzazione
della governance.
6 Banca dItalia, Relazione 2006, p. 220; il processo di riduzione dei debiti bancari a breve termine nella composizione complessiva, inizia
nella seconda met degli anni 70 e prosegue tuttora; nei primi anni del decennio in corso si verificato il sorpasso dei debiti a medio
lungo termine.
7 Il credito bancario alle imprese rispetto al Pil in Italia allineato a quello medio dellarea delleuro: 37 contro 38 nel 1997 e 45 contro 42
nel 2004: si osserva tuttavia che mentre in Italia si registrata una crescita nellarco del periodo indicato, in Francia e Germania si
verificato il contrario.
8 A fronte di una raccolta inferiore al 3% in Italia, si registrano valori intorno al 4,5 per i paesi UE e superiori al 10% per Stati Uniti e
Regno Unito. Cfr. ibidem, p. 219
9 Sul modello di quanto suggerito da Boot [2000] e Berger [1999] v. infra 2.2
10 Sulle implicazioni delle modifiche regolamentari e tecnologiche legate alla trasformazione della natura delle informazioni, cfr. Corigliano
[2006]
11 Le verifiche empiriche a supporto delle tesi di Fama sulla specificit del credito bancario sono dovute innanzi tutto a James [1987] e a
Lummer e McConnell [1989], i quali dimostrano, con riferimento alle imprese quotate statunitensi, che negli anni ottanta lannuncio della
concessione di linee di credito bancario e, soprattutto, del rinnovo delle stesse produce generalmente extra-rendimenti delle azioni. Questi
risultati, riferiti a imprese certamente poco problematiche dal punto di vista informativo, indirettamente avvalorano le tesi di Fama anche
per le Pmi e le persone fisiche: se infatti il credito bancario speciale per le imprese pi trasparenti, dovrebbe esserlo a maggior ragione
per quelle pi problematiche dal punto di vista informativo. Paige Fields, Fraser et al. [2006] trovano che leffetto annuncio (extrarendimenti positivi) scompare completamente negli anni pi recenti. Essi rilevano inoltre che le relazioni di clientela creano valore solo per
le imprese pi piccole e meno efficienti o durante i periodi nei quali i premi al rischio, sul mercato obbligazionario, sono particolarmente
ampi, cio la raccolta sul mercato particolarmente onerosa.
12 Lemissione di segnali da parte delle imprese di buona qualit un modo attraverso il quale il problema della selezione avversa pu
essere risolto: il signalling comporta dei costi che solo le imprese di buona qualit hanno interesse a sopportare, al fine di scacciare dal
mercato le imprese di cattiva qualit e rendere appetibile agli investitori esterni il loro progetto di investimento; cfr. Brighi [2006]
13 Le soluzioni a detti problemi sono molteplici: limposizione di meccanismi di enforcement; la fornitura di incentivi che spingano limpresa
(lagente) a comportarsi nellinteresse del finanziatore (il principale); la verifica, infine, che il risultato economico del progetto e gli
eventuali profitti siano distribuiti come da accordi contrattuali assunti ex ante.
14 Per quanto riguarda il primo filone cfr. Diamond [1984]; Ramakrishnan e Thakor [1984]; Boyd e Prescott [1986]; sul secondo filone cfr.
Hodgman [1961, 1963]; Sharpe [1990]; Petersen e Rajan [1994]; Boot e Thakor [1994]; Berger e Udell [1995]; Berlin e Mester [1999].
15 Stein [2002], Berger, Miller et al.. [2005].
16 Il ricorso alla discrezionalit pu rendersi necessario non solo per limpossibilit di definire le condizioni del contratto di prestito in
ciascuna possibile contingenza futura (perch troppo complesso o costoso), ma anche per esplicita scelta delle parti: cfr. Schmeits [2003].
1

Sulla condivisione o meno delle informazioni torneremo riferendo sui risultati delle verifiche a proposito delle spese in R&s; infra 2.3
accade perch la competizione riduce i margini reddituali su entrambi i tipi di credito. In altre parole inizialmente la banca difende i
propri margini accrescendo il peso della componente pi differenziata e quindi meno esposta alla concorrenza, il credito di relazione.
Esauriti gli spazi di questa strategia, ogni ulteriore aumento del grado di concorrenza, interbancaria o di mercato, riduce i ricavi marginali
comprimendo ex ante la capacit produttiva ottimale ed ex post il volume di credito erogato. Pertanto in un ambiente pi competitivo la
scelta del credito di relazione rispetto a quello di transazione diviene lo strumento utile per sottrarsi alle pure logiche di price competition
prevalenti nel transaction lending.
19 Si dicono investimenti puramente cooperativi quelli dai quali traggono beneficio direttamente i partner piuttosto che colui che
effettua linvestimento: la banca effettua linvestimento in specializzazione ma limpresa finanziata che ottiene il valore creato
dallinvestimento. C invece complementarit strategica tra due investimenti se al crescere dellinvestimento di una parte, laltra trova
maggiormente redditizio aumentare il livello del suo investimento e viceversa.
20 Da un punto di vista quantitativo le variabili utilizzate in letteratura quali proxy del relationship lending sono normalmente i) la durata
della relazione bancaria; ii) il numero di relazioni bancarie; iii) la quota di debito finanziato dalla banca principale. Cfr. Elsas [2005]; su
questi temi v., diffusamente, Brighi [2006] cit.
17

18 Ci

In un precedente studio Forestieri e Tirri [2003] mostrano che le politiche di prezzo praticate da banche che investono in relationship
lending dipendono anche dal grado di concentrazione del mercato. Nei mercati in cui le asimmetrie informative sono rilevanti
linvestimento in relationship lending costituisce un modo per rafforzare la posizione nei segmenti di mercato geografico e di clientela in
cui il vantaggio informativo maggiore rafforzando la relativa quota di mercato. Laddove, al contrario, le asimmetrie informative non
sono rilevanti la competizione di prezzo allontaner dal mercato gli intermediari che hanno nel vantaggio informativo una fonte di extrarendimento. Levidenza empirica mostra che il costo del finanziamento funzione crescente della concentrazione del mercato locale dei
prestiti mentre decrescente nel numero di banche affidanti.
22 DAuria et al. [1999] mostrano, al contrario, una relazione negativa tra relationship lending e costo del finanziamento a condizione che la
concentrazione non superi l80%, cio il rapporto non sia esclusivo. Inoltre la presenza di multiaffidamento riduce il costo del
finanziamento.
23 Come per gli Usa anche per lItalia esistono alcune divergenze tra i risultati associati al primo flusso di M&a (1989-1995) e quelli relativi
al secondo flusso (1990-1998). Sapienza [2002] mostra, infatti, che con riferimento al primo flusso di M&a si osservato un inasprimento
della probabilit di razionamento del credito. Il risultato ulteriormente rafforzato nel caso delle Pmi. Per quanto riguarda leffetto
prodotto sui tassi di interesse Sapienza [2002] osserva che le fusioni in-market (fusioni che coinvolgono banche che operano nella stessa
area geografica) beneficiano le imprese se e solo se implicano lacquisizione di piccole quote di mercato. In questo caso, infatti, limpatto
diretto del merger sul tasso di interesse non viene compromesso dal maggiore potere di mercato esercitabile dalla banca sul mercato locale; i
tassi di interesse praticati dalle banche consolidate diminuiscono con ovvi benefici in termini di efficienza. Tale risultato significativo nel
75% delle fusioni in-market osservate. Nel caso di fusioni out-of-market, la diminuzione dei tassi di interesse non altrettanto significativa.
24 Cfr. Corigliano [2002],
1questi due fenomeni (debolezza del rapporto banca-impresa e scarso sviluppo della borsa) sono intimamente correlati: facendo perno
sulle cause di fondo pi sopra individuate [modelli proprietari e modelli di finanziamento delle imprese], si formato una sorta di circolo
vizioso tale per cui il mancato rafforzamento del primo, e in particolare lassenza di monitoraggio con conseguente mancato segnale di
affidabilit per il mercato, non ha favorito lo sviluppo del secondo; questo a sua voltaha impedito lo sviluppo di un canale
finanziario alternativo e, con questo, lo sviluppo della funzione e della cultura finanziarie nellimpresa; si impoverita cos la qualit
della domanda dei servizi finanziari e non si incentivata la produzione dei medesimi presso la banca e dunque, per chiudere il cerchio,
non si rafforzata la relazione con limpresa. Cfr, Corigliano [1994]
25 I principi fondamentali sono contenuti nei primi testi di finanza aziendale, cfr. J.F.Weston-E,F.Brigham [1974]; per lapplicazione di
questi principi ai fidi bancari v. T.Bianchi [1977]; C.Dematt [1974]; G.Forestieri-B.Rossignoli [1980]; M.Onado [1977].
26 Sul credit risk management conseguente allintroduzione di nuovi requisiti patrimoniali, esiste oramai unabbondante letteratura, che ha
analizzato in dettaglio tutte le problematiche e le implicazioni gestionali dellammodernamento nella valutazione del merito di credito nel
nostro sistema. Cfr. De Laurentis et al. [2004].
27 Per unarticolata trattazione dei singoli servizi e della domanda degli stessi da parte delle imprese Cfr. Palmucci [2006] e Cenni [2006].
28 Da una indagine internazionale relativa alle imprese non finanziarie risulta che i derivati vengono utilizzati soprattutto per coprire il
rischio di cambio (nel 44% dei casi, soprattutto con contratti forwards ed in misura pi ridotta di swaps) e quello di interesse (nel 33% dei
casi quasi esclusivamente con contratti swaps); pi contenuto il ricorso per fronteggiare il rischio di oscillazione dei prezzi delle materie
prime. Con riferimento allItalia, dallo studio si ricava che il 59% delle imprese del campione usa i derivati; il 30% di queste li usa per
coprirsi dal rischio di tasso. Per la banca lofferta di questo servizio richiede sempre di pi il ricorso a strutture complesse non soltanto ai
fini di assicurarsi una costante operativit sui mercati con laccesso a tutte le tipologie di contratti, quanto soprattutto per la necessit di
dotarsi di strumenti efficaci di misurazione e controllo dei rischi connessi alle operazioni in discorso. Cfr. Frasca [2005], cui si rinvia per i
necessari dettagli ed approfondimenti.
29 Indagine UBI a cura di Belli-Giordano [2005]; i risultati dellindagine relativa ad un campione di imprese clienti di Unicredit Banca
dimpresa, coincidono largamente con quelle analoghe, su strutture proprietarie e relazioni con modelli di gestione, svolte dalla Banca
dItalia nel 1993 e nel 2003; su questi temi e sulle conseguenze del mancato sviluppo in senso manageriale delle imprese si rinvia a M.
Bianchi et al. [2005], Propriet e controllo delle imprese.
30 Quelli cio, per i quali non si procede alla redazione di bilanci consolidati.
31 Sui benefici della crescita dimensionale delle imprese e sui fattori che ne influenzano la realizzazione, nel contesto evolutivo recente nel
nostro Paese, cfr. diffusamente M. Bianchi et al. [2005] cit.
32 I dati sono frutto di elaborazione su dati ufficiali di Guelpa [2005].
33Analisi della Borsa Italiana [2002 e 2003].
34 Il saldo netto fra nuovi accessi e delisting, nel periodo 2000-2004, negativo in tutti i principali mercati (Nasdaq, NYSE, Borsa Italiana,
Deutsche Boerse) tranne Tokyo e, a fasi alterne negli ultimi 5 anni, Londra. Cfr. Guelpa [2005], op. cit.
21

Tab. 1. Variabili esplicative del relationship lending


Variabile indipendente

Segno atteso
Caratteristiche relative allimpresa

Dimensione dellimpresa

Spesa in R&s

+/-

Book value equity/totale attivo

Quota di debito a lungo termine

Qualit dellimpresa (rating o variabilit dei profitti)

Caratteristiche relative alla banca


Flusso dei pagamenti

Influenza della banca sul management dellimpresa

Caratteristiche relative al mercato


Indice di concentrazione nel mercato locale

+/-

Distanza tra banca e impresa finanziata

Efficienza dei sistemi finanziari

Percentuale di presiti in sofferenza recuperati

Tab. 2.Levidenza empirica sul relationship lending in Italia


Autore

Periodo di indagine, banca dati


e numerosit del campione

Bonaccorsi di
Patti-Gobbi,
2001

1990-1998
CdR2

Sapienza, 2002

1989-1995
Banca dItalia, CdR2 e CdB3

Bonaccorsi di
Patti et al., 2005

1996-2003
CdB3

Guelpa-Tirri,
2006

1997-2002
CdR2 e CdB3
9.436 Pmi

Angelini et al.,
1998

Indagine sulle imprese non


finanziarie 1995 e CdR2
1.858 Pmi

DAuria et al.,
1999
Forestieri-Tirri,
2003

FocarelliPanetta,
2003

1985-1993
CdR2 e CdB3
2.331 Pmi
1/1/1998 31/3/1999
CdR2 e CdB3
3.347 Pmi
1990-1998
CdR2, Rapporto di
Supervisione della Banca dItalia

Risultati
Variabili dipendenti1
Note
Credito
Tassi Collateral
Reratioship lending, struttura del mercato e consolidamento bancario
Consolidamento,
i) Le aggregazioni bancarie generano nel complesso una temporanea
Fusioni
(temporaquantit e qualit
riduzione del credito e un peggioramento anchesso temporaneo della
neo)
del credito alle
qualit. ii) Lingresso di nuove banche produce una contrazione dei
Pmi.
prestiti e un graduale miglioramento della qualit. iii) un maggior
+
grado di concentrazione del mercato si associa ad una maggiore
Acquisizioni (temporaofferta di credito ma di peggiore qualit.
neo)
Nuove entrate
F&A e condizioni contrattuali
i) La riduzione dei tassi di interesse pu essere ridimensionata se il
potere di mercato della banca locale acquisita aumenta. ii) Il
+/consolidamento non ha ripercussioni negative sulle imprese
multiaffidate. iii) Le Pmi tendono ad essere razionate se la banca
consolidata diventa di grandi dimensioni.
Analisi dei fattori
Fusioni
Si rileva un forte differenziale di crescita dei prestiti a favore delle
di domanda e di
banche di piccole dimensione. Modesto e contraddittorio il
offerta dei
contributo esplicativo di F&A.
prestiti
Stima della relazione tra RL,
La probabilit di razionamento del credito sulle quantit si riduce
struttura del mercato bancario e
+
allaumentare del grado di concentrazione del mercato.
condizioni contrattuali.
Relationship lending e condizioni contrattuali
Stima della relazione tra
Il relationship lending crea condizioni contrattuali pi vantaggiose
RL e condizioni contrattuali.
maggiore offerta di credito e minori tassi di interesse per le Pmi
+
socie delle Bcc.
Obiettivo del lavoro

Stima della relazione tra


RL e condizioni contrattuali.
Stima della relazione tra
RL, struttura del mercato
bancario e condizioni contrattuali.
Effetti di F&A sui tassi
di interesse passivi

Il pluriaffidamento contrariamente alle attese riduce il costo del


debito.

+
(temporaneo)

I costi del relationship lending sono superiori ai benefici. Le condizioni di


affidamento: i) peggiorano allaumentare del grado di concentrazione
del mercato; ii) migliorano allaumentare del numero di relazioni
bancarie.
F&A generano un aumento dei tassi passivi con effetti positivi in
termini di aumentato benessere per i consumatori.

Note: 1Segno della stima delleffetto del relationship lending su credito, tassi e collateral. Per non appesantire la presentazione riportiamo solo i risultati
statisticamente significativi. 2Centrale dei Rischi; 3Centrale dei Bilanci. Fonte: nostre elaborazioni.

Tab. 3. Prodotti servizi e competenze per il relationship banking