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incroci

semestrale di letteratura e altre scritture


anno XVI, numero 32
luglio-dicembre duemilaquindici

Mario Adda Editore

incroci

semestrale di letteratura
e altre scritture
Direzione
Lino Angiuli, Raffaele Nigro, Daniele Maria Pegorari
Redazione
Gina Cafaro, Esther Celiberti, Milica Marinkovi, Domenico Mezzina, Domenico Ribatti,
Sara Ricci, Salvatore Ritrovato, Marilena Squicciarini (segretaria), Carmine Tedeschi
Direttore responsabile
Salvatore Francesco Lattarulo
In copertina: La pesca monopolitana di Jan Antonyshev (2014) 32 x 36 (collezione M. Talalay)

web http://incrocionline.wordpress.com
Materiali e corrispondenza possono essere inviati allindirizzo: incrocionline@libero.it
Si collabora per invito.
Abbonamento annuale: euro 18,00
Una copia: euro 10,00
da versare sul c.c. postale n. 10286706
intestato a: Adda Editore, via Tanzi, 59 - 70121 Bari
Autorizzazione del Tribunale di Bari n. 2068 del 2012 (n. Reg. Stampa 32)
ISBN 9788867172122
ISSN 2281-1583
Copyright 2015
Mario Adda Editore, via Tanzi, 59 - 70121 Bari
Tel. e Fax 080 5539502
web: http://www.addaeditore.it
e-mail: addaeditore@addaeditore.it
Finito di stampare nel mese di dicembre 2015 presso Grafica 080 per conto di Mario Adda Editore - Bari

Sommario

Altre inquietudini
poeti cechi tradotti e presentati da Antonio Parente
La Puglia dei russi
testi di Sergej Alin, Konstantin Kalanikov, Aleksandra Krjukova, Lino Angiuli
con opere di Jan Antonyshev

18

Bulat Okudava in Italia: poesia e musica


un saggio di Roberto Talamo 25
Le canzoni duevnye di Okudava
una testimonianza di Michail Talalay

35

Heimat
un poemetto civile di Pasquale Vitagliano 39
La traccia sotterranea del dolore
dodici opere di Claudio Vino, testi di Pier Paolo Pasolini e Valeria DellEra
con una nota di Alvaro Spagnesi

43

Il progresso secondo Pier Paolo Pasolini


una riflessione di Antonio Aprile

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Editoriale 5

Paso doble Bodini/Mancino


un saggio di Maria Rosaria Cesareo

61

Metamor di Bodini
un recupero di Leonardo Mancino, con una lettera responsiva di Vittorio Bodini 68
Cultura, paesaggio e territorio: dallecocritica
allidentit mediterranea della letteratura pugliese
un contributo di Antonio Giampietro

71

A che serve? Considerazioni sull(in)utilit dellarte


un saggio di Valeria M.M. Traversi 82
Declinazioni figurative tra Giorgio Bassani e Francis Bacon
un saggio di Lucia Cariati

89

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Bagattelle
una riflessione di Paolo Puppa, con una nota di Esther Celiberti 111
Lavoro dellinconscio e creativit
una retrospettiva di Claudio Toscani 117

Recensioni
su C. Argentina (di E. Castrovilli); M. Oliva, G. Langella (di D.M. Pegorari); A.
Ferramosca (di P. Simone); N. Gardini, S. Valerio (di F Giuliani); G. Stella Elia,
A. Rosselli, L. Mastrantonio (di S. DAmaro); D. Adriano, L. Luisi (di C. Tedeschi);
G. Rosato (di A. Lillo); V. Grossman (di D. Ribatti).

* I sommari dei numeri precedenti si possono consultare sul sito:


incrocionline.wordpress.com

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Recensioni

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Cosimo Argentina
LUMANO SISTEMA FOGNIARIO
Manni, San Cesario di Lecce, 2014.
In questo romanzo, Cosimo Argentina
ha collocato come ha affermato in unintervista la parte peggiore della sua mente
consistente in varie paranoie e grosse risate. Un
misto questo che pu apparire, da una lettura
superficiale, un coacervo di situazioni di vita
frustranti e di reazioni a momenti di rabbia o
di tristezza, invece il frutto di un razionale
percorso cognitivo ed emotivo, che d vitalit
alla storia di un personaggio figlio del degrado
ordinario di una citt di provincia poco attenta
alle condizioni di vivibilit della popolazione.
Il protagonista il ventottenne Emiliano
Maresca, un giovane problematico non baciato
dalla natura e neanche dalla societ civile, un
lavoro stressante in un capannone industriale,
due bizzarri amici con cui condivide le scorribande per le periferie della citt, una donna
che ama ma da cui non corrisposto e la madre
altrettanto derelitta, che prima di morire gli
rivela lidentit del padre. Dopo il decesso la
chiude nel frigorifero per continuare a godere
della sua pensione. La scoperta del padre porta anche la scoperta di due sorelle. Da questa
sconcertante notizia nasce lidea di realizzare
una CATTIVA vendetta con laiuto dei
suoi amici, il tutto sullo sfondo di una citt
fantasma, Taranto appunto.
Prima di proseguire, giusto dire che
rilevare e interpretare sentimenti ed emozioni
dei protagonisti, cos abilmente locati tra gli
elementi sociali di rilevante attualit, con un
metodo analitico in grado di andare oltre la
psicologia intimistica, non un impegno ideologico fuorviante. Diverse, infatti, sono le situazioni emergenti dallinterno dellio narrante che mettono in luce gli elementi attivi delle
vicende, con ritmi cos intensi che sin dalle prime battute possibile cogliere i dati psicologici
che denudano lanimo del protagonista: Io a

Recensioni

mia madre diciamo le voglio bene, parole che


mettono in evidenza una emozione cristallina,
la cui qualit espressiva non si identifica col
noto tono intimistico di derivazione crepuscolare, ma con la qualit umana e dopo poche pagine lio narrante con spontaneit disarmante
coglie alcune intime emozioni, che con semplicit semantica le colloca nel percorso narrativo:
Sorrido. un sorriso nervoso, il mio. Tipico
dei mezzicefali, alla mia, insomma, ancora
proseguendo la descrizione le emozioni trasmettono disagi psichici particolari: Bussano
alla porta. Il panico mi compare come un melanoma e si diffonde facendo lo slalom tra i brufoli che tappezzano la mia faccia; e per completezza Un senso di vuoto mi assale e cerco
una sedia per sistemare alla meglio le chiappe
perch forse non sono cos arido come voglio
far credere a me stesso.
Il processo descrittivo sin qui adottato da
Argentina ha in breve illustrato lintreccio dei
processi psichici in cui il protagonista vive le
proprie emozioni e le proprie tensioni interne.
Ora punta a comunicare senza veli morali un
appassionato sentimento amoroso e il desiderio di un riscatto di Emiliano Maresca, collocati ognuno in particolari scrigni psicologici, con
segni semantici di ottima fattura.
Seguendo questo schema, si vedono anzitutto la passione amorosa, dallaltro lato i comportamenti aggressivi del protagonista, per cui
dalla sua viva voce apprendiamo che: Lei
la mia ragione di vita BUONA mentre quella
CATTIVA rappresentata dalla sodomizzazione della casata Borgogna. Lei Anansa
una collega di lavoro, la mia dea [] un dea
oracolo che lui incontra nel capannone ed
ero rimasto l come un ebete a osservarla e le
guardavo il neo che portava come unattrice dei
film muti e le labbra piccole ma piene di carne
rossa di rossetto e soprattutto i suoi capelli neri
a coronare occhi da cerbiatta in caduta libera,
ma sempre allerta. Della casa Borgogna, il
capo famiglia Ignazio, che ha sedotto la madre

Recensioni

analizza e descrive sentimenti ed emozioni di


personaggi che sanno dessere degli eterni perdenti.

Enrico Castrovilli

Maril Oliva
LO ZOO
Elliot, Roma 2015.
La bolognese Maril Oliva una perlustratrice delle risorse del noir che nelle sue mani
diventa un genere plasmabile secondo prospettive plurime, muovendosi dal puro divertissement alla narrazione colta, fino allallegorismo
pi sfuggente. Gi apprezzata per la trilogia
poliziesca pseudo-ispanica della Guerrera
e per Le sultane, ecco che per il suo consueto
editore (ben noto ai cultori del genere) esce
ora Lo zoo, una sorta di horror grottesco per
il quale ognuno pu cercare i propri referenti
cinematografici preferiti: in quarta di copertina Romano De Marco richiama, ad esempio, il
celeberrimo Freaks di Tod Browning del 1933,
mentre a me viene in mente il recentissimo
Racconto dei racconti di Matteo Garrone. A
tenere insieme oggetti darte cos apparentemente diversi , a mio modesto modo di vedere, laspirazione allapologo morale, connesso
allirresistibile mozione a sopraffarlo con la
descrizione iperrealistica e splatter.
Si tratta per la brava scrittrice, a ben vedere, di ossequiare le regole della scrittura di
genere, di questo genere che ricerca i suoi destinatari fra i cultori del particolare sorprendentemente scabroso e orridamente meraviglioso;
ma ella non rinuncia mai a certe eleganze liriche o a certi spunti riflessivi che sapientemente
dosa fra le pagine del romanzo, come inserti
distensivi che le fanno scorrere via con leggerezza, lasciando alla fine una sensazione di
inaspettata grazia. Il tema morale , in questo
caso, quello della diversit fisica e della soffe-

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e abbandonato lei e il figlio frutto della loro


relazione, offre a Emiliano su un piatto dargento lopportunit di vendicarsi Sodomia
chiama sodomia, Ignazio. A te e alle due gusta
banane applicher la legge del taglione.
Da quanto appena detto, si evince che il
cuore di Emiliano batte per la collega Anansa, ma Lei non si era accorta che esistevo.
Tuttavia questo comportamento della giovane
donna non aveva nessuna importanza, perch
bastava un dolce, luuungo, lento e umido bacio alla Casablanca per sconvolgerlo anche a
distanza di giorni. E linnamorato Emiliano accetta persino le effusioni sessuali di una Anansa
delusa dal fidanzato, perch Con te bene
tutto. Tu puoi permettere tutto. Puoi decidere
di verniciarmi con la merda e poi darmi fuoco
e io sarei felice perch sarei il centro della tua
attenzione fino alla carbonizzazione.
Fedele alla sua missione, Emiliano, con
laiuto dei compagni di bisbocce, conosce
Esmeralda, la dolce sorellastra maggiore.
Era giunto il momento di mettere in atto la
sua vendetta. E soddisfatto, un quarto dora
dopo sono a casa a mangiare nutella e croste
di formaggio con il pane di Laterza fa che magia lava nella mia gola. Segue lincontro con
Guendalina, la sorellastra minore, momenti di
sofferenza e di dolore fisico e psichico, per la ragazza mentre per Emiliano normale dire La
FASE DUE terminata. la volta di Ignazio,
che come una preda gli caduta in grembo.
Per il paparino Emiliano riserva una sorpresa al culmine dellamplesso: Sono il figlio
di Guendalina Maresca!, gli rivela, ah?...
ah, bene, Tecnicamente sarei sarei tuo figlio. Seguono momenti di inaudita violenza
fisica a tal punto da ferire mortalmente Ignazio.
E col cuore gonfio per la fine del nemico, Emiliano dice: Guendalina, lho fatto per te per
me.
Una storia borderline, dunque, questo
romanzo di Cosimo Argentina, che, con un
linguaggio privo di compiacimenti letterari,

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renza provocata non tanto dalla disabilit in s,


quanto soprattutto dal cinismo e dalla violenza
del potere economico.
Se il primo giallo della trilogia su ricordata, Tu la pagaras!, iniziava con la comica
apparizione di un finto cubano vero barese
(ma la location era quella bolognese), Lo zoo
interamente ambientato nel Salento, in una
tenuta immaginaria dal plausibile nome di Le
Pescoluse, con un sindaco organico alla Sacra
Corona Unita e frequenti incursioni nel dialetto salentino, utilizzato per le frasi idiomatiche. Maril Oliva non nuova allutilizzo
della scansione dei capitoli non semplicemente come frazionamento della narrazione, ma
come adozione di diversi punti di focalizzazione che aiutano a raccontare in modo diverso,
soprattutto in ordine alluso dei flashback. In
questo suo ultimo romanzo, ciascuno dei sette
capitoli intestato a uno dei mostri rinchiusi
nel folle lager dellultrasettantenne Contessa:
lipertricotico Uomo Scimmia, la focomelica
Donna Anfora, lermafrodita Angelo, il nano
Pequeo, lultracentenaria Strega e, ancora,
la Sirena e il Ciclope, le cui stranezze ognuno
pu immaginare. Con questa scansione lautrice pu svolgere ordinatamente la sua trama e
contemporaneamente pu fermare la propria
attenzione su uno dei malcapitati, dedicando
solo a lui degli opportuni affondi nel passato,
per svelarci le origini della sua malformazione,
la varia provenienza geografica e persino le diverse reazioni iniziali alla consapevolezza della
diversit, pur nella comune condizione di povert, che principio di debolezza e di sfruttamento. Assistita e servita da due mastini tibetani (del costo di trecentomila dollari luno, il
che come minimo merita loro i nomi di Brad
e Pitt), un rozzo guardiano cinquantenne, una
giovane cuoca e un misterioso e irreprensibile
body guard, la Contessa, vedova di un ricco
salentino che laveva resa erede delle Pescoluse, edifica per il suo amante chirurgo plastico
un folle zoo di sette gabbie, una per ciascuna di

Recensioni

quelle infelici creature, che viene mostrato in


anteprima a un potente (e chiacchieratissimo)
luminare della chirurgia estetica, al sindaco
mafioso (vecchio amico del marito defunto), al
figlio eroinomane in odore di elezione politica
e alla sua aspirante sposa (in quanto aspirante
vedette televisiva).
Un concentrato di odiosa umanit che
proietta il proprio inferno interiore e la propria
nascosta deformit su quei sette pezzi di dolore universale, tanto che, se guardiamo bene,
possiamo scorgere anche una certa corrispondenza numerica fra le vittime e i carnefici (se
si escludono i due che si riveleranno buoni) e
quasi dei rapporti per analogia o contrasto fra
gli uni e gli altri. Quello allestito dalla Contessa uno zoo composto da umanit tradite e
confini di ibrido (p. 15), piegato alla cinica e
perversa volutt di una societ che, a misurarla
dal danaro e dal prestigio di cui pu disporre,
pare vincente e perfetta, ma solo perch affida
la propria idea di superiorit allinfinita manipolabilit della materia; e di questo sprezzo
del limite attraverso ogni tipo di trucco metafora palmare la chirurgia plastica. In realt il
romanzo di Oliva, attraverso un crescendo di
brutalit che si rovescia con un inaspettato colpo di scena (che resistiamo alla tentazione di
svelare), dimostra che quei carcerieri sono non
meno segnati dalla deformit o dallinettitudine, ma sono ossessionati dal bisogno di negarla
o rimuoverla, diventando per questo disperatamente privi di piet.
Di contro, quel microcosmo di fenomeni da baraccone giunti dai quattro angoli
del pianeta lo scrigno che custodisce un attaccamento alla vita che pare una promessa di
salvezza per noi tutti e un erotismo cos necessario da riuscire tenero oltre ogni immaginazione romantica. Cos la loro resistenza (il
loro resistenzialismo, verrebbe da dire con un
neologismo da incroci) sembra lalba di un
mondo nuovo, popolato da esseri strambi,
vero, eppure terribilmente belli, immanenti,

Recensioni

capolavori dellimprevisto, crocevia tra uomini


e sogni, tra animali e miti, consumati, deviati
ma ancora puri (p. 184).

Daniele Maria Pegorari


Giuseppe Langella
RELIQUIARIO DELLA GRANDE
TRIBOLAZIONE. VIA CRUCIS
IN TEMPO DI GUERRA
CON TAVOLE DARTISTA
pref. di Franca Grisoni
Interlinea, Novara 2015.
Langella poeta insieme prezioso e generoso, per quel connubio di elegante parsimonia
della scrittura e di semplice disponibilit della
dizione, che si ritrovano in ciascuno dei suoi
libri. Lautore interpreta in una maniera molto
personale e persuasiva quella poetica del realismo terminale che lo vede da diversi anni uno
degli interlocutori privilegiati di Guido Oldani
(al quale, non per caso, pure possono essere riconosciute le doti segnalate incipitariamente
per Langella): la caratteristica dellitalianista
marchigiano (ma ormai milanese dadozione)
quella di colmare la sua misura lirica (preferibilmente breve) con la materia dura della realt
oggetti quotidiani, relitti da discarica della postmodernit, amuleti montaliani, corpi e morfologie del territorio rendendola pi eloquente
della modesta lingua della comunicazione. Per
la sua scrittura parlerei di una sorta di formale
materico, cio appunto di una lirica in cui il dato
fisico ha la preminenza su ogni altro ordine del
discorso, ma viene contenuto e trattenuto dentro la forma chiusa delle rime (qui spesso baciate) e una notevole ricerca di grazia.
Questultima, poi, non di ascendenza
neoclassica o petrarchesca (e quindi nemmeno
sabiana), ma il riflesso di un respiro religioso
e di unilluminazione cristiana che aleggiano
in ogni tratto dellimpegno intellettuale di

Langella. La sua passione per i dettagli quelli


della realt da ritrarre e quelli della versificazione da cesellare anche una programmatica
resistenza contro la liquidit del nostro tempo, che brucia la vicenda umana individuale e
collettiva e non lascia che la percezione si sedimenti e si trasformi in conoscenza critica. La
pericolosissima virtualizzazione di ogni cosa (e
in particolare dei supporti che dovrebbero conservarci la memoria e porla al centro di una dinamica relazionale) agisce in maniera pi perniciosa dei tarli che sfarinano assiti, pioli,
stanghe, tavolacci (p. 15) cherano serviti a
contenere il guazzo delle trincee (p. 33). La
parola poetica, per Langella, invece il tempo
(pi che lo strumento) di un salto della cosa
verso la sua permanenza significante, diciamo
pure lipotesi di una metafisica minore, sussurrata, non dogmatica; cordiale, non assertiva.
Loccasione che genera questa bella plaquette il centenario dellingresso dellItalia
nella Grande Guerra, giacch le dodici liriche
si collocano come una sorta di via Crucis in grigioverde, ispirata dalla scelta di dodici fra disegni e incisioni scaturite dalle mani di soldati
che nel 1914-1918 si trovarono a combattere
sugli opposti fronti, con laggiunta di unacquaforte francese creata per il cinquantesimo
anniversario e di una Croce del camuno Edoardo Nonelli, realizzata per il centenario con materiali recuperati proprio nelle trincee dellAdamello. Pagina dopo pagina gli essenziali e pure
curati disegni in bianco e nero e gli altrettanto
icastici versi di Langella ci squadernano la nobile miseria della vita del fronte, sbalzandone
alcuni attimi con una formularit che pare liturgica: lultima cena a base di rancio in
una scatoletta (p. 19), il gavettino di vino
rosso, sorseggiato forse a occhi chiusi (p. 21),
atto che rivela subito dopo la sua matrice rituale, se il calice da bere porto direttamente
dallacerba dama della morte (p. 23); e poi
ancora la vestizione della divisa, fredda, grezza, ispida al tatto, luniforme del re, certo,

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Recensioni

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eppure cos tanto insopportabile e oltraggiosa


(p. 25) da ricordare linsulto al Christus patiens
dei Vangeli. Questi , infatti, subito dopo evocato dai Reticolati che paiono enormi corone
di spine (p. 27) e dai docili cristi (p. 29)
che salivano al monte portando il legname che
sarebbe servito a costruire i fossi della difesa, o
forse della sepoltura, e dai Chiodi che servirono
per larrampicata (p. 31) e che pure crocifissero
non pochi fra quegli alpini.
Il rischio per loro stato, ed ancora,
quello di cadere senza portare quel frutto di
libert, di frugalit e di senso della collettivit che invece era la loro missione: il seme
marcisce e non sboccia (p. 37). Non accadr
davvero, il seme caduto in terra porter frutto
e nuova vita, finch una poesia come quella di
Langella continuer a spargerlo.

d. m. p.
Annamaria Ferramosca
CICLICA
La Vita Felice, Milano 2014.
In questa raccolta poetica si muove sotterranea una sorta di corrente analitica che si potrebbe definire terapeutica. come se ci trovassimo a far fronte a una crisi vitale ovvero a un
disagio esistenziale che si vorrebbe sanare ricorrendo fiduciosi agli strumenti propri della riflessione poetica. Certo non nuova lidea di una
valenza taumaturgica insita nella pratica poetica.
Tuttintorno alla raccolta, che porta il significativo titolo di Ciclica, gira e rigira larea aperta e
corroborante dei ricordi vicini e lontani, patrimonio peculiare dellAutrice, che sono andati a
costituire negli anni quellarchivio personale di
materiale virtuale a cui la memoria poetica attinge generosamente per noi.
Sin dalla partenza iniziale con quei riferimenti da social network neomoderni (mi
piace e condivido), ci si avvicina subito a

una finestra sul vuoto, contrassegno personale


di una comunicazione problematica non sempre appagante.
Per la poetessa, la nostra condizione
umana chiara: Stiamo come in un rogo a
far segni attraverso le fiamme. let questa
del copia-incolla! La postura, cos come ogni
sguardo umano, racchiusa nei files, inchiodata per sempre da un clic. E lo sguardo aspira
non solo a Scalare la doppia elica dei perch
e dei quando, ma tende, attraverso il procedere ciclico della spirale, a rifugiarsi nella notte
(Trasporto in files). Perch altro non siamo che
nomadi corpi notturni ovvero corpi gi
dimezzati, non pi che ombre che implorano ancora unaltra infanzia.
Come ci conferma amaramente la poetessa, queste poesie nascono con limpronta
chiara di una insofferenza dovuta allevidente dissolversi, in questo mondo alla deriva, del senso dellumano. La storia presente
dellumanit ci dice di una condizione di disagio metafisico che, per nostra fortuna, non
ha ancora intaccato il cuore verde della terra.
Emozioni e pensieri sono ancora strettamente
legati alla vita vegetale, ed nella dimensione
vegetale delle piante, pi che nella dimensione
umana, che resta stabilmente impressa la ciclica
storia del mondo ed esse piante la dispiegano
instancabilmente abbassandosi fino a dialogare
con la storia umana: Gli alberi hanno strani
sistemi di inscenare la vita / prima di descrivere
la morte / sinnalzano con quei loro nomi di
messaggeri le vie tracciate sulle nervature / lo
sgolare dei frutti / sii migliore del tuo tempo
dicono (Alberi).
Ed a contatto con la natura che quella
dimensione terapeutica di cui si diceva allinizio, si fa quasi necessit di assorbire risorse e
messaggi, una commistione necessaria di salute
verbale, atta ad attraversare lemergenza, che
emergenza di spreco e di ingiustizia, di abbondanza perduta e di violenza. Tutto questo complesso di malate contraddizioni, non pu in

Recensioni

te come preludio a un distacco preannunciato.


Un breve ritorno ancora alle memorie legate alle
pietre e alla terra dorigine (Specchie) e lautrice
pu concludere il suo viaggio poetico circolare
attraverso le fasi della sua esistenza terrena, nella
devozione altissima che sale sui rami del cipresso, albero a cui i cari corpi remoti si sforzano
di tenersi stretti al tronco nel buio della loro
notte (Notte scomposta con cipressi).
Nellimpossibile ricerca di rispondere ai
richiami dellalbero, lautrice, scavando avidamente a mani nude sul fondo, in quella finitezza che disancora, si chiede: Ci sar un
punto segreto su cui far leva / dove affondano
le radici / si assestano le fondamenta / termine
di terracielo confine limpido / dove culmina la
vertigine ammicca il demone / da cui spiccare il
volo / nella chiarit o nellabisso?.
Lasciando a noi tutti la libera riflessione e
la ricerca ultima di ogni possibile risposta al suo
cruciale interrogativo.

Pasko Simone
Nicola Gardini
LACUNA
Einaudi, Torino, 2014.
Nicola Gardini, classe 1965, insegna Letteratura italiana e comparata presso lUniversit di Oxford ed un nome noto sia nellambito
critico che in quello creativo. In questo secondo ambito, in particolare, ha pubblicato sillogi
di poesia, come Le parti dellamore (2010) e
Stamattina (2014), e romanzi, come Le parole
perdute di Amelia Lynd, con il quale ha vinto,
nel 2012, il Premio Viareggio. Oltre alle sue
apprezzate traduzioni, il caso di ricordare il
duro ma sacrosanto atto daccusa contenuto
nel volume I baroni, apparso in prima edizione
nel 2009, per i tipi della Feltrinelli, nel quale ha
ripercorso la sua personale esperienza di giovane ricercatore, caduto nelle grinfie dei baroni

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ogni caso spezzare il dialogo tra lalto e il basso,


tra i termini sorprendenti di uno scambio comunicativo al di sopra di tutto, deciso a tutto,
purch il fare della natura e il dire delluomo
si ritrovino, come da sempre, in quel tratto di
cielo destinato alla comune salvezza. Da una
parte la natura umanizzata, dallaltra lumano
naturalizzato nella visione di una adolescente
che gioca in un campo di girasoli. lessenza
umana della piccola e temeraria oltremare che
si duplica nei mille interrogativi di Erica, altra
adolescente, girovaga suo malgrado, che incerta del viaggio, se ne va tra un orizzonte e laltro;
simbolica promessa di un dialogo possibile tra
Abdul e David. Erica, la scalza che attraversa
i ponti saldi dellamicizia / regale nel non possedere / se non parole come incontro ascolto.
In questo intrico di umano / non umano,
alla poetessa piace ricercare, pur nella diversit dei generi, ci che lega e accomuna uomo e
albero, perch uguale laria che respiriamo,
uguale la corsa di linfa e di sangue.
Nel ciclo delle riflessioni poetiche e
dellilluminante proliferare delle metafore del
presente e del passato, caparbiamente vissuti,
attraversata indenne quella terra di lampi
che il nostro corpo che pur un giorno finir
per spegnersi e scomparire nel brulichio formidabile del sonno eterno (Corpo), il ciclo
vitale dellamore riprende e sorprende; lamore, come sostanza di sangue denso, che fluisce
selvaggio dalla vena con la voglia di coagulare
in pagine immarcescibili. Un amore capace
nellurgenza del mutare, di dare un senso di
vita anche ai fallimenti, tramutandoli in categorie di seduzione / come la catena trasmessa
dal seme al frutto (Revisioni).
Nellora in cui cominciano a spegnersi i
lumi residui dellesistenza terrena, tra il timore
trattenuto e lindulgenza di un estremo sorriso,
il pensiero materno corre ancora una volta allallegra bambina in coda al supermercato che nulla
pu sapere di quel che io so: che sto andando
verso la fine ( lora). un pensiero di mor-

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che governano ancor oggi molta parte della vita


universitaria italiana. Una vicenda a lieto fine,
la sua, culminata con lapprodo in Inghilterra,
dove ha potuto farsi strada con le sue gambe, a
differenza di quanto avvenuto in Italia.
Ora la volta di Lacuna, un testo critico,
sottotitolato Saggio sul non detto, che ha attirato molte positive attenzioni sin dal suo approdo in libreria. Siamo di fronte a un lavoro di
certo originale e acuto, che riesce a sviscerare
un tema ampio e per molti versi insidioso, utilizzando riferimenti letterari che coprono tutto
larco della produzione occidentale, dagli antichi grechi ai giorni nostri.
Gardini, consapevole delle peculiarit del
suo scritto, ci offre, preliminarmente e in epilogo, delle utili informazioni sulla genesi dellopera e sui confini dellanalisi, e si tratta di notizie
quanto mai doverose e illuminanti. Il critico si
sofferma sulle omissioni intenzionali, sulle parti
mancanti del testo, su tutto quanto viene omesso, ma con lobiettivo di dire di pi, di rendere
lopera pi profonda e significativa. Le lacune
che stanno a cuore a Gardini, dunque, non sono
quelle inconsapevoli o obbligate, ma quelle deliberate, in nome di strategie narrative che portano a un miglioramento del testo.
Di qui, pertanto, linizio di una vivace
trattazione sui momenti ritenuti pi emblematici nella storia del non detto, un excursus
basato sullo stretto rapporto con i testi e con
la tradizione letteraria (E con letteratura
scrive il critico mi riferisco qui ai libri e agli
scrittori pi influenti della tradizione occidentale, antichi e moderni, italiani e no: romanzieri, in primo luogo, ma anche storici come
Tacito o teorici come Cicerone o Nietzsche).
Gardini lascia da parte la musica, le arti
figurative e il teatro, ma anche cos la materia
di grande complessit e richiede un approccio meditato. Lo studioso rivela una notevole
capacit di spaziare nei cieli della letteratura,
aggiungendovi anche il piacere della narrazione, che lo guida per le quattro parti che forma-

Recensioni

no il libro. Talvolta, in verit, il filo rosso della


trattazione sembra perdersi, di fronte allabbondanza dei riferimenti (ed un pericolo dal
quale lo stesso Gardini mette in guardia nelle
Conclusioni), ma alla fine il mosaico che ne deriva possiede una indubbia coerenza.
Se ogni parola coesiste con qualcosa che
altro da s, se tutto quello che si scrive non
completa mai tutto quanto possibile dire, ne
deriva che gli scrittori che hanno fatto un uso
accorto e consapevole della lacuna, omettendo
o alludendo, richiamando suggestivamente e
incisivamente qualcosa che va oltre la parola
scritta, hanno ottenuto degli esiti artistici particolarmente felici.
Tra gli esempi, viene citato a pi riprese
il Dante della Commedia. Si pensi a un verso
come poscia, pi che l dolor, pot il digiuno (Inf., XXXIII, 75), legato al celeberrimo
episodio del conte Ugolino. In un solo endecasillabo il poeta racchiude un universo di significati, facendo appello alla comprensione
attiva del lettore. Una densit, del resto, riflessa
nella complessa esegesi storica del passo. Di
questarte del silenzio e dellomissione Dante
un maestro indiscusso. Ovviamente, restando nellambito italiano, Gardini non poteva
dimenticarsi del taglio manzoniano relativo
a La sventurata rispose dei Promessi Sposi.
Perch aggiungere tante parole se si pu racchiudere tutto in un breve spazio?
La lacuna rinvia alla scrittura breve,
allessenzialit, allimmediatezza, e anche in
questambito non mancano pagine e pagine di
esempi e di chiarimenti. Si pensi solo alle folgorazioni di Tacito, capaci di raggiungere risultati
straordinari.
Gardini, dunque, ha il pregio di aver richiamato lattenzione sul sottile rapporto tra
detto e non detto, terminando con delle parole
in cui si esprime il suo amore per la letteratura,
per questo insopprimibile paradigma della vita
che oggi troppo spesso viene sottovalutato e
privato di dignit.

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Lacuna, insomma, unopera dotta, impegnativa, ma va dato atto al suo autore di averla resa quanto pi possibile gradevole, facendo
leva sulla curiosit del lettore, attratto da paragrafi brevi e allettanti, oltre che responsabilizzato: leggere unarte, proprio come scrivere.

Francesco Giuliani
Sebastiano Valerio
Letteratura, scienza e scuola
nellItalia post-unitaria
Franco Cesati, Firenze, 2015.
Sebastiano Valerio insegna da anni Letteratura Italiana nel Dipartimento di Studi
Umanistici dellUniversit di Foggia. Ha al
suo attivo numerosi lavori relativi al periodo
umanistico-rinascimentale, ma ha anche rivolto una particolare attenzione allOttocento,
ponendo laccento sulle dinamiche culturali e
su alcuni personaggi che hanno segnato il secolo borghese.
In questo secondo ambito si pone il denso
lavoro appena dato alle stampe, che reca come
sottotitolo il riferimento a Giovanni Pascoli,
Arturo Graf e Gaetano Trezza, tre notevoli
protagonisti del dibattito culturale dei decenni
immediatamente successivi allUnit, quando
bisognava fare gli Italiani, impresa decisamente ardua, se non impossibile.
Valerio ha raccolto per loccasione quattro saggi che portano alla luce una realt di
grande attualit, segnata da discussioni che, con
qualche modesto cambiamento, si ripetono ancora al giorno doggi. Si pensi solo al fatto che
lItalia, tra i paesi europei membri dellOCSE,
quello che spende di meno per listruzione, malgrado certa propaganda fuorviante e disonesta.
Il punto di partenza dellindagine di Valerio rappresentato dalle riviste del periodo, nelle quali si ritrovano posizioni quanto mai diverse, ma tutte, per lappunto, ispirate alla necessit

di dotare lItalia di una solida scuola, in grado di


preparare nel migliore dei modi le future classi dirigenti del Regno, oltre che di eliminare le
vaste fasce di analfabetismo esistenti specie nel
Meridione. Non c dubbio, comunque, che
nelle discussioni prese qui in considerazione sia
pi viva la prima preoccupazione, visto che si
parla del futuro degli studi classici e del rapporto tra discipline umanistiche e scientifiche.
Si veda, ad esempio, il primo saggio del libro, intitolato Darwinismo, Medioevo e Rinascimento in una polemica sulla Rivista di Filosofia
Scientifica. Il positivismo, con le sue idee evoluzionistiche e ottimisticamente fiduciose nella
scienza, portava alla richiesta di un rinnovamento radicale di mentalit, e quindi di metodi. Di
qui le posizioni di Gaetano Trezza, un ex sacerdote veronese convertitosi al positivismo, che si
fa banditore dei tempi nuovi e delle fiducie nel
metodo scientifico.
Nelle discussioni del periodo, tra laltro,
interviene anche un personaggio come Giuseppe Checchia, nativo di Biccari, nel Subappennino Dauno, al quale Valerio ha gi dedicato degli
interessanti studi. Checchia, uomo di scuola, si
divideva tra lentusiasmo per la nuova scienza e la
passione per Carducci, dato, questo, che lo portava ad essere pi misurato nei suoi interventi.
Anche allora gli innovatori si contrapponevano ai difensori della classicit, e in questo
senso illuminante il secondo capitolo del volume di Valerio, Arturo Graf e linsegnamento
delle lingue classiche. Graf, docente allUniversit di Torino, con Novati e Renier uno dei
fondatori del prestigioso Giornale Storico
della Letteratura Italiana, nel 1883. Proprio
in ossequio ai tempi nuovi, egli ritiene necessario favorire lo studio delle letterature moderne a
scapito di quelle classiche, riservando il greco e
il latino solo allambito universitario e specialistico. I tempi nuovi, aggiunge Graf, porteranno
inevitabilmente alla scomparsa di studi non pi
attuali e incapaci di reggere il confronto con la
modernit.

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Seguendo la documentazione raccolta da


Valerio, ci accorgiamo che non sono mancate
delle proposte di rendere il greco facoltative
(oggi le chiameremmo sperimentazioni), come
quella di Ferdinando Martini, che ha rivestito
anche la carica di ministro della Pubblica Istruzione. La liquidazione del greco, per, ha incontrato lopposizione di personalit del calibro
di Giovanni Pascoli, nel nome della continuit
della cultura. Abolite le fondamenta, si obietta,
si passa a distruggere lintero edificio, coinvolgendo il latino e persino litaliano letterario dei
primi secoli. Il poeta del fanciullino, che era un
docente di lettere, tiene a ribadire la validit del
mondo classico, la sua perenne vitalit, intervenendo a pi riprese sul tema.
Di sicuro, le fervide discussioni del periodo non scalfirono limpianto complessivo
degli studi italiani, facendo s che del tema si
continuasse a parlare anche nel Novecento, fino
a oggi, con continue lamentele sui giovani che
non studiano, sui programmi antiquati e sulle
scuole che non funzionano.
Tra le costanti, dobbiamo aggiungere anche il vergognoso trattamento economico riservato ai docenti. Gi allora, infatti, non mancava
chi chiedeva al ministro di non fare una riforma
organica delle Scuole classiche, ma di migliorare le condizioni economiche addirittura penose degli insegnanti. Siamo nel 1895, ma anche
allora i governanti di turno fecero finta di non
capire, preferendo aggiungere alla discussione le
loro vuote chiacchiere e la loro mentalit autoritaria.
Queste osservazioni, insomma, sono solo
alcuni esempi dellinteresse che riveste il lavoro di Sebastiano Valerio, che ha compiuto, nel
rispetto dei pi severi canoni dellitalianistica,
unampia e insieme analitica indagine su di un
periodo molto interessante, come quello dellItalia post-unitaria.

f. g.

Grazia Stella Elia


LINNO AGLI ULIVI
pref. di D.M. Pegorari
FaLvision, Bari 2015.
Quasi presaga del pericolo mortale che
corrono, Grazia Stella Elia ha intonato un intero libro ai Canti dellulivo. Gliene siamo grati
e in lei riconosciamo lolio buono di una poesia che si andata decantando negli anni, fin
da quando questa solerte servitrice delle Muse
ha inteso elevare la sua anima in versi intensamente lirici o accoratamente religiosi. E meglio
che poetessa, Stella Elia ha finito per diventare
contadina di Puglia, chinata quotidianamente sulla sua terra a riconoscerne le ricchezze, lantichit saporita, la storia intrisa di coraggio e di intraprendenza.
Oggi che la xylella fastidiosa insidia le fibre dellulivo, sollecitando alla consapevolezza
di un impensabile disastro, queste pagine della
poetessa di Trinitapoli sembrano quasi un antidoto e un esorcismo, tutte dirette a dichiarare
limprescindibilit di una presenza che non ha
solo significato vegetale o fascino estetico, ma
incombenza esistenziale, radicamento dellanima, senso fondamentale della vita. Non sarei
quella che sono, intitola Stella Elia un brano del
suo canzoniere, che il testamento pi probante della sua simbiosi con lamata pianta, una
fusione antropica e vegetale, come sottolinea
Daniele M. Pegorari nella sua Prefazione, che
ha qualcosa di mistico e di patriottico nella
sua dichiarata fierezza: Non sarei quella che
sono, / se non fossi nata qui, in questo paese
che amo, in questa pianura / dove un tempo
ora non pi / i mandorli, tra febbraio e
marzo, / si vestivano da spose / con le chiome
di un bianco rosato / e i campi si mutavano in
sogni.
Per chi conosce la lunga attivit di Grazia
Stella Elia, un tale trasporto sentimentale per
la sua terra non una sorpresa. Ella, infatti, ha
dedicato gran parte delle sue doti di studiosa

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Sergio DAmaro

Aldo Rosselli
LA FAMIGLIA ROSSELLI.
UNA TRAGEDIA ITALIANA
Castelvecchi, Roma 2014.
Indovinare una lontana felicit e avere
appena nove anni. Guardare e riguardare lalbum di famiglia e in quelle foto andare oltre il
tempo che le ha fissate nel loro scatto anchesso
mortale. Cercare un padre sparito dal proprio
orizzonte, ritornando allepoca che bruci tutto in un rogo. Cercare febbrilmente la propria
consistenza dentro una vicenda cos esemplarmente drammatica. Certo, non sar costato
poco allo scrittore Aldo Rosselli ritrovare il
suo destino di orfano e di esiliato lungo il viale
delle memorie familiari, sradicato con madre,
fratelli e nonna dal suo operoso benessere borghese e costretto a fuggire prima in Svizzera,
poi in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Nella Famiglia Rosselli. Una tragedia italiana che leditore Castelvecchi meritoriamente ripubblica a trentanni dalla sua prima apparizione, Aldo venuto a mancare lanno scorso
a 79 anni riversa non le caratteristiche tipiche della solita biografia, bens la materia densa
della riflessione che si coagula attorno a quattro fuochi cronologici cha vanno dagli anni 90
dell800 innamoramento e matrimonio dei
nonni Joe e Amelia al 1945, quando finisce la
bufera e si scruta lorizzonte che ne scampato.
Emergono vite, ma vite di morti, o meglio di
morti-vivi, di figure cos perfettamente sbalzate
da incidere il loro marchio nellanima ipersensibile di Aldo bambino, la cui infanzia si era
trasformata in vecchiaia precoce e astuta.
Il destino eccezionale di una famiglia
diventa cos il dramma psicologico ed esistenziale di un suo discendente, ne impregna i ricordi fondanti, sollecita a un altrove in cui
ritagliarsi una vita normale, in cui nutrire i
sentimenti di tutti, le speranze e i progetti di
tutti. Il romanzo di Aldo Rosselli questa
peregrinazione della coscienza che si appoggia

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al ritrovamento del dialetto di Trinitapoli,


considerato opportunamente come un bacino
culturale da salvare e da tramandare. Ne ha fatto saggi e un grande dizionario che sta come
una colonna portante della cultura ancestrale,
come lingua di un popolo che affront le sue
fatiche e le sue gioie rivendicando la sua originale interpretazione del mondo e la fortuna di
un paesaggio che lautrice richiama spesso nei
versi di questo suo libro: di fronte, il mare, e
verso sud, il castello di Federico II, immersi o
emersi dalle chiome vittoriose di alberi cos
umani da assumere gesti e pose da dialogo metafisico e pure intimamente familiare.
Piangono di notte gli ulivi / e tornano
sereni al mattino / a ridere col sole, / allazzurro rivolte / le armoniose chiome. / Piangono e
ridono; /ridono e piangono / come noi forse / gli ulivi. Personificazione, identificazione, sintonia perfetta con piante che hanno
attraversato secoli, che hanno navigato per
tutto il Mediterraneo portando dalla Grecia
la saggezza e dalla Palestina la pace, che hanno
popolato con il loro casto argento i diversi orizzonti della Puglia, che hanno accompagnato le
speranze e le ansie di centinaia di generazioni,
riversando il loro denso liquore sulle tavole del
povero e sulle mense dei pi fortunati. Latteggiamento della poetessa qui si ecumenizza nel
messaggio di questa bellezza: ella si fa portatrice di una ricchezza e di un patto tra la terra
e luomo, la natura e i sentimenti. Finanche i
versi si allineano al centro della pagina a simulare un profilo arboreo, una raccolta simmetria
di forme, quasi a mimare una nuova e insieme
antichissima piantagione di mozioni.
Crediamo, allora, che con questo libro
Stella Elia abbia raggiunto i territori della preghiera, di un classico, umanissimo inno alla
vita, che ancora quel che si dice la poesia, il
mistero di una pronuncia che incontra lEssere
al culmine del suo significato.

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alla memoria, e che esige il riscatto di una sua


autonomia e lemancipazione da uninfanzia
immersa nella storia con la S maiuscola. Ci
sono gli eventi che premono, i personaggi che
agiscono, le date che scorrono, ma la lente che
guarda a tutto questo quella, come suggerisce lo scrittore, di un binocolo rovesciato che
invece di avvicinare il lontano, ingigantisce il
vicino, lo analizza in mille strati, ne constata le
pi labili sfumature.
Ritornano, per questa via, le immagini
del passato, parlano ancora le lettere damore
del nonno Joe, dissipatore e viveur, alla nonna Amelia. Un rapporto intenso e sincero, a
cui dopo pochi anni segue la separazione e la
morte prematura di Joe in un clima di mistero.
C lo zio Aldo, il maggiore dei figli maschi, caduto nella Grande Guerra, e poi ci sono loro,
Carlo e Nello, dioscuri affratellati da un ideale
superiore, da unenergia attivissima e tenace,
da una coerenza e grandezza che richiama un
secondo Risorgimento tra carcere, confino e
morte violenta il 9 giugno 1937 a Bagnoles-delOrne per mano della spietata Cagoule. Sui tre
figli morti si erge la figura di Amelia Pincherle
Rosselli (zia, tra laltro, di Alberto Moravia, indirizzato proprio per suo tramite a una clinica
decisiva per il suo risanamento) che raccoglie
il testimone terribilmente doloroso di questo
singolare destino: Amelia stata scrittrice,
drammaturga, filantropa, e continuer fino
allultimo a diffondere il messaggio politico dei
figli. Davvero commovente, a questo riguardo,
la rievocazione che fa Aldo dellincontro nel
1943, nel sobborgo newyorchese di Larchmont, tra Amelia e il vecchio Salvemini stabilitosi ad Harvard. Anche Salvemini un esiliato
e da tempo immemorabile privo della famiglia
sparita nel terremoto di Messina del 1908.
Il romanzo dei Rosselli ha continuato
a vivere in Aldo che sarebbe diventato scrittore, nellaltra Amelia, figlia di Carlo e poetessa
plurilingue, ferita anchella da un troppo difficile fardello da sopportare (morir suicida nel

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1996). Se per un attimo le atrocit della prima met del 900 si fossero annullate, se tutto
quello che avvenuto non avesse avuto corso,
se lEuropa della Belle poque avesse potuto
evolversi senza interruzioni, anche i Rosselli avrebbero potuto continuare la loro vita di
intellettuali borghesi e guardare senza timore
allEuropa spensierata delle grandi citt, dei
teatri, dei parchi, delle villeggiature in Versilia,
delle grandi speranze che poi la storia si intestard a negare.
s. da.

Luca Mastrantonio
PAZZESCO! DIZIONARIO RAGIONATO
DELLITALIANO ESAGERATO
Marsilio, Venezia 2015.
Stando di guardia su quellosservatorio
della cultura e della societ italiana che La
Lettura, linserto del Corriere della Sera,
Luca Mastrantonio ne ha visto passare di crude e di cotte nel pi immediato decennio. Desktop sempre disponibili, mouse acrobatici, link
superdinamici hanno fatto scattare parecchi
cortocircuiti mentali e figliato tanti piccoli
cloni di Umberto Eco, lo scrittore per eccellenza postmoderno. Saltate le valvole al mondo
pre-telematico, mandati in soffitta gli inviti al
pensiero slow, ecco venir la febbre alle parole,
questi terminali del cervello pensante e della
comunicazione conseguente.
Un boom, uno scoppio, una fontana pirotecnica e ci si trov seduti sul bordo di un
vulcano. Non sappiamo se per altri popoli
stato cos, ma per quello italiano allevato a PC
e smartphone qualche circuito saltato, tanto
che Mastrantonio con impagabile accortezza
analitica e sovrano uso dellironia ne ha certificato sempre pi inquietanti sintomi. Se nel
suo brillante precedente libro, Gli intellettuali
del piffero, metteva in bellevidenza tic e vizietti
delllite intellettuale, qui, in Pazzesco! Dizionario ragionato dellitaliano esagerato, fa il con-

tropelo alle masse di digitali e digitalizzati senza bisogno di ricorrere a rasoi di fattura sadica.
Com ridotta la lingua italiana immersa
nel cyberspazio? Piuttosto male, visto che lenorme crescita di comunicazione ha svuotato
la semantica e ha creato dei piccoli Frankenstein gonfiati con iniezioni di inglese a basso
costo. Certe parole o espressioni, appunto
come pazzesco o geniale o fascista
sono diventate onnicomprensive, altre hanno
acquistato facolt magiche come start up,
hashtag, piuttosto che. La finta rivoluzione ha conquistato un po tutti, e quasi tutti
almeno una volta hanno sentito il bisogno di
rottamare qualcosa, di affidarsi ai costosi
prodotti bio, di fare un selfie col rischio
di sentirsi chiamati narcisisti. Bella la storia di
questo selfie che si ingigantito, ha messo
su famiglia e ha prodotto sottospecie, tipo alfie per selfie del cane, belfie, selfie del lato B,
helfie, selfie dei capelli, fino al neonato zelfie, selfie degli zombi o con la faccia da zombi
(una volta si diceva matusa).
A furia di iper-comunicare, si finito per
ipo-significare, facendo della lingua di Dante
una zattera in bala del pensiero indebolito e
dellidentit liquefatta. Ma, lungi dallessere
solo la godibile traversata di una lingua alienata,
il libro di Mastrantonio sottintende un allarme e la crescita di una malattia. La coalizione
tra pubblicit e spettacolo, la commistione tra
politica e intrattenimento, lequazione tra realt e virtualit, tra violenza verbale e violenza di
fondo, annunciano il limite che si sta pericolosamente attraversando proprio grazie al benessere
dei diritti democratici: dire tutto e dire niente,
tutto intercambiabile con tutto, centrifugando
il senso stesso della comunicazione e il senso pi
ambizioso della civilt della comunicazione.
Il libro di Mastrantonio fa salutarmente
sorridere, sollecita anticorpi, sembra un simpatico trattato di casi psichiatrici. Meglio, allora, riflettere sui singoli passaggi della larga
introduzione, che svaria dal new inglesorum,

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al sinistrese ambidestro, allantipolitichese dei


cantautori, alla porno-emotivit. Ci troveremo
parecchia Italia dellultimo ventennio, frastornata e smarrita tra brandelli di edonismo reaganiano e frusta della spending review (altra
parola pazzesca che ormai fa trendy e lode!).
s. da.

Domenico Adriano
DOVE GOETHE SEMIN VIOLETTE
Il Labirinto, Roma 2015.
Potrebbe chiamarsi comodamente nostos
questa smilza e sorprendente raccolta di liriche, o in qualunque altro modo si indichi un
viaggio, da luoghi e persone e cose note verso
lignoto che diventa man mano noto anchesso, e quindi segnala un ritorno, ma dopo aver
registrato la circumnavigazione dun intero
orizzonte conoscitivo.
La dinamica secondo cui si muove la successione delle singole liriche si coglie seguendo landamento delle sezioni e la materia che
esse presentano: un lento, progressivo slargarsi
del tempo e dello spazio cadenzati dai volti e
dalle cose familiari anche di familiari mai
conosciuti, ma la cui presenza domestica per
lio / ragazzo assicurata dai discorsi dei grandi che compaiono dapprima in lampeggianti
connotazioni gestuali e colloquiali capaci di
cagliare allistante un intero mondo di affetti;
per poi ricomparire a sprazzi nel tempo e nello spazio della maturit, rivissuti per miracolo
di trasustanziazione poetica, trasfigurati nelle
forme pi comuni ed impensate della natura
(un albero, un fiore, un uccello, un paesaggio).
Non ho mai conosciuto / la madre di mio padre / / Forte e generosa, era capace / di patire
come solo sa lalbero / capitozzato ogni anno
per dare / sole alluva di sostegno.
Tra luna e laltra fase dellesistenza, di
sezione in sezione, di lirica in lirica, luniverso
dellio poetico si dilata, si arricchisce e include

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altre esperienze e affetti, assimilando alla materia memoriale, non solo il comune umano
percorso di vita, ma anche le conquiste personali, le svolte, le preferenze estetiche, gli orientamenti intellettuali. Ne fanno fede, per questi
ultimi casi, numerosi nomi di artisti e poeti
citati senza orpelli, con la stessa delicata nostalgia delle persone di casa. A chi posso mia
madre assomigliare? / Certo, mio caro Saba, /
a un albero, a un / infaticabile albero. Viva, /
viene spesso a trovarmi / in sogno, cos alta /
irrequieta duccelli.
E che laccumulazione esperenziale e
affettiva abbia generato un modo dinterpretare la vita, un modello di rapporto con le giovani generazioni sempre vivo e operante nel presente, lo attesta unaltra toccante lirica rivolta
alla figlia: Non per la trasparenza / del vetro
ma della mente / figlia, mi potrai vedere.
La stessa delicata attenzione evidente per
le persone, si manifesta anche per le piccole
cose familiari, generalmente invisibili allocchio appannato dalla consuetudine: saranno i
gi notati elementi della natura e del paesaggio,
saranno gli angoli di Roma, saranno i momenti
della vita quotidiana, tutte le annotazioni diventano capaci di rimandi affettivi: Andavo e
venivo / sul Lungotevere, ogni volta / mi prendevano le finestre con la bocca / spalancata di
una casa / cadente sullIsola Tiberina.
In punta di piedi, con la sobria parola di
chi confessa di aver vissuto, coi suoi versi
dalla fattura spiazzante, questo poeta ci accompagna in un gradevole, incoraggiante giro di
giostra della vita.
Carmine Tedeschi

Luciano Luisi
ALTRO FIUME, ALTRE SPONDE
Aragno, Torino 2015.
Ha davvero il carattere volubile dun
fiume torrentizio e linvitante pigra improvvi-

sa ombra di unansa ghiaiosa lungo le sponde


questo verseggiare nervoso, disuguale, ora dispiegato ora irruento ora raccolto, incurante
di metri e misure e ritmi precostituiti, tutto
proteso alla foce. Che poi il dire poetico. In
questo caso, il narrare poetico. La narrazione
infatti la cifra dominante di questa scrittura.
Dire cosa, narrare cosa? Lessenziale. E la
ricerca dellessenziale, va da s. Quello cui tendono in fondo tutti i poeti che hanno attraversato con travaglio la banalit della vita, la molteplicit delle vite, le apparenze del divenire,
e avvertono lurgenza di cogliere e dire, negli
infiniti modi della poesia, lessere che rimane al
fondo di ogni esistenza. La matrice umana che
ci affratella.
Perci, quando il poeta questo poeta
dice io, apre una porta sullessere. Non
un invito alla curiosit del lettore, complementare allesibizione dun vissuto, un appello alla operosit del pensiero, soprattutto in
faccia alle svolte nodali dellesistenza: nascere,
morire, desiderare, amare, soffrire, ricordare,
rimpiangere, comunicare, sentire lemorragia
e i segni del tempo. Passaggi esistenziali scontati cui nessuno pu sottrarsi, eppure sempre
pi rimossi o banalizzati e mercificati in questo
nostro tempo trasformato in un perenne, triste
carnevale.
Pu apparire persino ingenuo aprire la
raccolta con una lunga lirica (Vita di un uomo)
che riassume in prima persona una vita intera
dalla nascita alla morte, scandita come tutte le
vite umane da scadenze scontate, e rappresentare anche se stesso pacificato, oltre la morte,
dalla certezza di un mondo migliore. Ingenuo o
supponente. E invece una chiave di accesso al
testo offerta in forma di contenitore massimo
dellesperienza, che si offre a sua volta a una pi
ravvicinata, direi ordinata lettura, della materia
esperienziale. Lettura agevole, peraltro, priva
degli infingimenti e dei giochi a rimpiattino
cos cari a tanta poesia contemporanea; lettura
che scorre veloce su una materia folta di ricordi,

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figure, momenti memorabili messi sotto la lente dingrandimento del verseggiare pulito. Ne
espediente, e al contempo spia retorica, la preferenza per le comparazioni, piuttosto che per
le metafore, laddove queste ultime avrebbero
forse nobilitato il discorso poetico, ma lo
avrebbero anche oscurato e reso meno diretto.
Che non sia, questa, una felice quanto inconscia ricaduta, nella scrittura poetica, di una
profonda motivazione didattica, in un autore
che per mestiere ha fatto il curatore editoriale
e linsegnante?
Comunque sia, il narrare poetico e la
trasparenza del dettato, anche quando appuntati su minuscole cose, tendono sempre al centro del vortice esistenziale: E viene il frutto.
/ Ma quale senso ha il frutto / se subito marcisce? (Il frutto).

c. t.
Giuseppe Rosato
CONVERSARI
Rocco Carabba, Lanciano 2014.
Opera scritta da un punto al centro esatto
del tempo, da cui possibile rivolgere lo sguardo sia al passato (la dimensione dei ricordi) sia
al futuro (lEterno, con cui si dispiega un ironico e, per certi versi, non arreso confronto) Conversari la nona raccolta poetica di Giuseppe
Rosato, nato a Lanciano nel 1932, insegnante
di Lettere e collaboratore della Rai a programmi di carattere culturale. I suoi versi, di grande
ricchezza emotiva ma tutta giocata sui chiaroscuri, sono caratterizzati da unestrema pulizia formale, musicali e fortemente ritmici. La
raccolta, assai uniforme sul piano strutturale,
suddivisa in due sezioni numerate, composte
da poesie brevi senza titolo, e assai stratificate
sul piano delle immagini e dei significati.
Il distacco sar da queste cose / minuscole che ci stanno intorno, questo lattacco

di chiaro sapore montaliano, non a caso lunico nome citato in tutta la raccolta (il sommo Emarginato Montale) insieme allaltro
nume, Quasimodo, in epigrafe ( ci che
parve nostro ieri / ora sepolto nella notte)
a indicare il senso pi profondo e malinconico
del libro: descrivere il sentimento di fragilit e
sgomento che si prova a confrontarsi col tempo
rimasto alla vita, coi ricordi che riemergono dal
buio come fantasmi (particolarmente efficace
limmagine del padre ballerino) e che hanno
dato senso allesistenza (Tutta la vita il loro
/ transitare incessante a farsi nulla, / e noi quel
nulla / avremo amato disperatamente), e la
consapevolezza che, impossibili da trasmettere, andranno irrimediabilmente perduti con la
morte: Quanti pi non esisteranno / da quel
punto interdetta ogni memoria / che li aveva
tenuti un poco in vita, / o nominare un erede
ma come / e affidargli per carta di notaio / il
ricordo di chi pi dolga / lingresso senza pi
rinvii nellombra.
Ancora su questa traccia, questa sorta di
tema delladdio: Sannuncia il tempo bello
dellinverno, / un nevischio convince gi lottobre / a farsene preludio, lopera si apre a
una serie di paesaggi emotivi, spesso invernali,
di una nitidezza abbagliante e insieme metafisica, e che pure fanno da scenario, per contrasto,
agli episodi pi profondamente lirici, toccanti o drammatici, del libro, indirizzati a un tu
che quasi mai delineato, ombra che riemerge
anchessa dal profondo nello slancio vertiginoso che assimila, al suo culmine, inverno e inferno, tempo e destino: come scioglieva i lacci la
serena / chiarit delle strade dinverno / con il
primo pulviscolo di neve / a sfiorarci le labbra.
Non unombra / rimaneva del giorno disceso /
negli inferi consueti, non altre / a ingombrare
la grazia delle notti.
Da qui, al suo culmine infernale, si innesta la sottile rappresaglia di Rosato, che fa capo
al nume montaliano, per fare i conti finalmente con lEterno. In chiave spesso beffarda: Di

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pi / non potevamo fare / per produrre un inferno o luogo / come si dice di pena, abbiamo
speso / tutto di noi per attrezzarlo, il meglio /
che fosse consentito dopo / la perdita di quota e latterraggio; spesso dolente: Tutte le
cose, tutte, hanno un sud / tutte le cose che soffrono / una mancanza, unassenza, e la distanza; spesso pi cinicamente polemica, persino
nella pacatezza del dettato: In principio era il
verbo, la parola / che non pot servire / per a
chi non ha voce. Era di questa / che lalto soffio
avrebbe a tutti / fatto dono se non / fosse mancato a mezza strada il fiato / e allora chi fu dentro / fu dentro, fuori (e per sempre) chi fuori.
Fra questi due poli, tesi a sviscerare ogni
piega del tempo, si muove Conversari, libro a
tratti indocile a tratti commovente, ma sempre
avvolto in un pudore esemplare, da qualcosa
che sfugge alla parola.
E il cui titolo, cos evocativo, di sapore
quasi agostiniano, rimanda tanto a quei discorsi con se stesso e con lEterno fin qui delineati,
quanto, forse, allinesauribile dialogo con laltro, col lettore, a cui affidare, per poco che sia,
una traccia di s.

Antonio Lillo
Vasilij Grossman
UNO SCRITTORE IN GUERRA 19411945
Adelphi, Milano 2015.
La casa editrice Adelphi ha pubblicato
una delle pi lucide e allo stesso tempo drammatiche testimonianze sulla Seconda guerra
mondiale. Si tratta dei taccuini dello scrittore
russo Vasilij Grossman, autore di Vita e destino,
uno dei pi grandi romanzi russi del ventesimo
secolo.
Grossman, che era nato il 12 dicembre
1905 nella citt ucraina di Berdiev, che vantava una delle comunit ebraiche pi numerose

dellEuropa centrale, narr le vicende del secondo conflitto mondiale sul fronte Est europeo come inviato speciale de La stella Rossa,
il giornale dellesercito di Stalin. Lo storico inglese Anthony Beevor, curatore dellopera, ha
lavorato sui taccuini che fornirono materia per
i reportage di Grossman, il quale non prendeva
mai appunti durante le interviste e metteva tutto per iscritto in un secondo momento.
Larco temporale va dal 1941, quando Hitler invase lUnione Sovietica, al 1945,
lanno dellepilogo. Grossman trascorse pi di
mille giorni al fronte e per tutta la durata della
guerra lunico libro che lesse due volte fu Guerra e Pace. Studi ogni dettaglio della teoria militare ed era affascinato dal gergo di trincea.
Tra le vicende narrate, quella dellavanzata russa su Berlino, la scoperta dei campi di
sterminio di Treblinka (il suo reportage Linferno di Treblinka considerato tra i pi importanti nella letteratura sulla Shoah) e Majdanek.
Si spinse quindi oltre lOder, sul fronte, per
raccontare la controffensiva russa in Germania,
con i carri armati che avanzavano fra centinaia di contadini barbuti, con donne, bambini,
interi villaggi che da prigionieri avevano dovuto seguire i nazisti invasori e che adesso marciavano verso la liberazione.
A Stalingrado fu tra i giornalisti russi
quello che rest pi a lungo nella citt assediata. Nel gennaio del 1944, al seguito dellArmata
Rossa, raggiunse Berdiev dove gli venne confermato che la madre e altri suoi parenti erano
stati uccisi in una delle prime grandi esecuzioni
di massa perpetrate ai danni degli ebrei. I soldati tedeschi erano arrivati a Berdiev allinizio
dellOperazione Barbarossa, nel luglio 1941.
Vennero accolti come liberatori dal giogo sovietico. Due mesi dopo, con laiuto della polizia locale fucilarono la popolazione ebraica,
circa 30.000 persone, fra cui, la madre di Grossman.
Pare che Stalin non amasse Grossman, il
che sarebbe stato dovuto al fatto che lo scrit-

tore dimostr scarsa inclinazione per il culto


della personalit del dittatore, vistosamente assente nei suoi articoli. La campagna antisemita sovietica del dopoguerra, la dura posizione
dellUnione degli scrittori contro ogni deviazione ideologica lo videro vittima di accuse pesanti come quella di apologia del pessimismo
e dellidealismo.
Nel 1955, Grossman inizi a scrivere
Vita e destino ma quando, cinque anni dopo,
decise di proporne la pubblicazione, il suo nuovo grande romanzo, proprio il suo contenuto
di elogio dellindividuo libero e di lotta contro
il totalitarismo, fu sottoposto a unazione di

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censura radicale da parte del KGB. Il 14 febbraio 1961, il KGB arriv nellappartamento
di Grossman sulla Begovaja per prendere in custodia le copie del libro e anche il tipografo che
doveva stampare il volume venne bastonato.
Grossman non vide mai pubblicato il suo
lavoro pi importante, perch mor di cancro
nel 1964. Vita e destino, un atto daccusa radicale contro il regime comunista che conduce
alla sottomissione e alla degradazione dellindividuo, sar pubblicato in Occidente solo negli anni Ottanta.

Domenico Ribatti

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Recensioni

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Giuseppe Lupo, scrittore e professore di Letteratura italiana contemporanea


nellUniversit Cattolica di Milano.