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RAPPORTO 2009 sull’INDUSTRIA MARCHIGIANA Sintesi del documento Jesi, 26 aprile 2010
RAPPORTO 2009 sull’INDUSTRIA MARCHIGIANA Sintesi del documento Jesi, 26 aprile 2010
RAPPORTO 2009 sull’INDUSTRIA MARCHIGIANA Sintesi del documento Jesi, 26 aprile 2010

RAPPORTO 2009 sull’INDUSTRIA MARCHIGIANA

Sintesi del documento

Jesi, 26 aprile 2010

RAPPORTO 2009 SULL’INDUSTRIA MARCHIGIANA

SINTESI

Quadro

internazionale

e nazionale

Quadro

nazionale e

regionale:

attività

produttiva e

commerciale

Il dispiegarsi degli effetti della crisi finanziaria, a partire dalla seconda metà del 2008, ha avuto forti ripercussioni sull’andamento dell’attività economica mondiale nel corso del 2009. Nella prima parte dell’anno, l’andamento del PIL mondiale ha mostrato evidenti segnali di contrazione, divenuti progressivamente più marcati nel corso dei mesi successivi la pausa estiva. Nella media dell’anno, la flessione stimata è risultata pari a circa lo 0,9% rispetto al 2008 (ISAE).

In forte contrazione il commercio internazionale (WTO: -12% sui flussi in

dollari; Ice-Prometeia: -16,6% sui flussi in euro correnti).

A livello geografico, il rallentamento dell’economia mondiale ha colpito in

particolare le regioni europee e il NAFTA, epicentro della crisi finanziaria, mentre più contenuto è apparso l’impatto in tutto l’emisfero australe, nei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo e in quelli del Golfo, che hanno mostrato segnali di tenuta a causa della loro minore integrazione economica su scala

mondiale (Ministero della Sviluppo Economico-ICE-Prometeia). L’effetto della massiccia azione di stimolo e del pacchetto di interventi fiscali

e monetari adottati da tutti i principali paesi ha risvegliato segnali di ripresa già dalla metà del 2009, anche se la velocità del recupero ad essi associata è apparsa molto differenziata tra le maggiori aree. In Italia il PIL è diminuito del 5% in termini reali, risentendo pesantemente sia della contrazione del commercio internazionale, sia della caduta della domanda interna. La flessione è risultata più marcata all’inizio dell’anno, mentre ha mostrato un’intensità progressivamente minore nel corso dei trimestri successivi.

La produzione industriale nel 2009 è diminuita del 18%, in calo marcato rispetto a quanto registrato nel corso dell’anno precedente. La dinamica

dell’attività produttiva è apparsa in forte contrazione nel corso del primo semestre

e ha evidenziato deboli segnali di recupero solo in chiusura d’anno. La risalita,

tuttavia, è stata finora modesta: a dicembre 2009, la produzione industriale in Italia ha recuperato il 4,4% dal minimo di marzo 2009, dopo avere perduto il 25,4% dal picco di aprile 2008. Tra i settori industriali il recupero è stato più robusto per i beni di consumo non durevoli (+8%), mentre le aspettative delle imprese su produzione e domanda

a tre mesi anticipano netti incrementi nei beni di investimento, e incrementi più

contenuti nei beni di consumo e in quelli intermedi. La crisi che ha colpito l’economia mondiale nel corso del 2009 si è manifestata, con tutta la sua intensità, anche nelle Marche. Dopo i primi segnali di contrazione dell’attività produttiva registrati nel 2008 (-3% rispetto al 2007), il 2009 ha fatto segnare una flessione dei livelli produttivi decisamente più marcata (-

10,8%).

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Tutti i principali settori manifatturieri hanno accusato flessioni dell’attività produttiva, soprattutto nel corso dei primi sei mesi dell’anno. Variazioni negative superiori alla media sono state registrate dai comparti dei minerali non metalliferi, del tessile abbigliamento e della meccanica; in linea con la media regionale sono risultati la gomma e plastica e le calzature. Meno marcata la flessione per il legno e mobile, mentre sostanzialmente invariati sono apparsi i livelli produttivi del settore alimentare.

Produzione industriale, vendite sull’interno e sull’estero dei principali settori nel 2009 –Marche - Tassi di variazione sullo stesso periodo dell'anno precedente

Produzione

Industriale

Vendite interno

Vendite estero

Minerali non metalliferi

-17,0

-17,6

-7,1

Meccanica

-14,0

-9,5

-14,3

Alimentare

-0,1

1,8

3,5

Tessile - Abbigliamento

-15,5

-11,1

-19,2

Calzature

-10,8

-8,1

-13,4

Legno e Mobile

-7,6

-5,5

-16,1

Gomma e plastica

-11,1

-6,4

-10,7

Totale industria

-10,8

-7,6

-13,4

Fonte: Indagine Congiunturale Trimestrale - Confindustria Marche

In sensibile flessione anche l’attività commerciale dell’industria marchigiana:

le vendite sull’interno sono diminuite del 7,6% rispetto all’anno precedente mentre quelle sull’estero del 13,4%. Tutti i principali settori dell'industria manifatturiera regionale hanno accusato contrazioni delle vendite sia sul mercato interno sia sull’estero fatta eccezione per il comparto alimentare che ha registrato un leggero aumento dell’attività commerciale complessiva. Più pesante la flessione evidenziata dai dati Istat sull’interscambio commerciale delle Marche che rilevano l’andamento delle vendite all’estero del sistema produttivo regionale nel suo complesso. Nel 2009, secondo l’Istat, l’export delle Marche è diminuito del 24,5% rispetto al 2008, risultato decisamente più negativo di quello registrato dalla ripartizione dell’Italia centrale (-15,2%) e dalla media nazionale (-21,4%). La flessione delle esportazioni della regione ha riguardato tutte le principali aree di destinazione, ma in particolare i mercati extra UE27 (-28%). L’analisi per paese mostra comunque una flessione generalizzata delle esportazioni che ha interessato tutti i principali mercati: Francia (-9,6%), Belgio (- 18,6%), Germania (-22,7%), Russia (-42,2%), Spagna (-26,9%), Regno Unito (- 27,0%), Stati Uniti (-35,1%), Polonia (-27,7%), Romania (-29,6%).

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Mercato

del lavoro

Il difficile quadro congiunturale si è riflesso sul mercato del lavoro: nel 2009 l’occupazione si è ridotta, rispetto all’anno precedente, sia in Italia (-1,6% pari a -380.000 unità) che nelle Marche (-0,4% pari a circa 2.400 unità). Tale risultato è attribuibile interamente alla flessione della componente maschile (-1,1% pari a 4.100 unità) a fronte di una crescita di quella femminile (+0,6% pari a 1.700 unità). Il tasso di occupazione (15-64 anni) nella regione ha mostrato una contrazione di nove decimi di punto rispetto al 2008 (63,8% rispetto al 64,7%), confermandosi più elevato sia rispetto alla media italiana (57,5%) sia rispetto alla media delle regioni del Centro (61,9%). Nella graduatoria 2009 delle regioni italiane, dunque, le Marche guadagnano due posizioni collocandosi all’ottavo posto, e superano l’Umbria (che scende all’undicesimo posto) ed il Friuli Venezia Giulia, che si colloca al decimo. In controtendenza rispetto al dato nazionale (-0,5%), nelle Marche si è osservato un incremento dell'offerta di lavoro: nella media del 2009 le forze di lavoro sono aumentate di circa 12.000 unità (+1,7% rispetto al 2008). Tale risultato è attribuibile all’aumento registrato dalla componente femminile (+6.700 unità pari al +2,3%) e da quella maschile (+1,4% pari a 5.300 unità). Con riferimento alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni) il tasso di attività regionale ha mostrato una crescita di circa cinque decimi di punto, passando dal 67,9% del 2008 al 68,4% del 2009, valore più elevato sia della media nazionale (62,4%) che di quella delle regioni centrali (66,8%). Il tasso di attività della componente maschile si attesta nella regione al 76,9%, a fronte di una media nazionale del 73,7%, mentre i livelli di attività femminile superano di oltre otto punti percentuali la media nazionale (59,8% contro 51,2%). Anche in questo caso, la regione Marche guadagna posizioni collocandosi al settimo posto nazionale superando Veneto, Umbria e Friuli Venezia Giulia. Guida la classifica, anche nel 2009, l’Emilia Romagna, con un tasso di attività del 72,0% (72,6% nel 2008). Le persone in cerca di lavoro nelle Marche sono aumentate di circa 14.000 unità (+45%) tra il 2008 ed il 2009: ciò ha comportato un innalzamento del tasso di disoccupazione dal 4,7% del 2008 al 6,6% del 2009. Rispetto alla media italiana (7,8%), il tasso di disoccupazione complessivo nelle Marche risulta inferiore di circa 1,2 punti percentuali; maggiore il divario nella componente femminile (7,2% contro il 9,3 dell’Italia) rispetto a quello nella componente maschile (6,2% contro il 6,7% dell’Italia). Tra le regioni più virtuose nell’inserimento della forza lavoro nel sistema economico troviamo al primo posto il Trentino Alto Adige, con un tasso di disoccupazione del 3,2%, seguito dalla Valle d’Aosta con il 4,4%, dall’Emilia Romagna e dal Veneto, entrambi con il 4,8%. Le Marche perdono due posizioni rispetto al 2008 e si collocano al nono posto.

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Quadro

regionale:

investimenti

Sulla base dell’indagine condotta presso un campione di aziende industriali marchigiane, nel 2009 gli investimenti lordi sono diminuiti di oltre il 14% rispetto al 2008 (+0,9% nel 2008), con dinamiche molto simili sia tra le diverse dimensioni d’impresa, sia in relazione ai diversi gradi di apertura ai mercati internazionali. Gli investimenti delle imprese sono stati frenati dal calo della domanda, in particolare internazionale, e dalle incerte prospettive riguardanti l’evoluzione a medio termine dei mercati. In aggiunta, la scarsa redditività aziendale causata dalla domanda debole ha indotto una forte contrazione dei margini di autofinanziamento che, sommata all’inasprimento delle condizioni di finanziamento, hanno frenato bruscamente il processo di espansione dello stock di capitale delle imprese. Tutte negative le variazioni registrate tra le diverse tipologie di investimento, ad eccezione delle spese per ricerca e sviluppo che sono apparse pressoché ferme (0,1%). Tra le componenti fisse, sono risultati in calo gli immobili (-5,2%), gli impianti e macchinari (-28,8%) e i mezzi di trasporto (-10,8%). In flessione anche le spese in hardware e software (-18,6%) e, in misura minore, le spese

di pubblicità (-3,5%) e formazione (-1,1%).

Il marcato irrigidimento previsto nelle condizioni di domanda ha indotto le imprese ad investire sulla razionalizzazione della struttura e sull’innovazione di prodotto. Rimane elevata la spesa finalizzata a razionalizzare gli assetti produttivi, al fine di consentire condizioni di competitività più solide per le imprese. In flessione la spesa destinata a contenere i costi di produzione e soprattutto quella finalizzata all’aumento dei livelli produttivi. Sale marcatamente, raggiungendo il valore più elevato dell’ultimo decennio, la spesa finalizzata all’introduzione di nuovi prodotti.

L'analisi delle modalità di finanziamento degli investimenti effettuati nel 2009 mostra il marcato ricorso all’autofinanziamento da parte delle

imprese, a seguito delle condizioni più stringenti osservate nel mercato del credito.

In sensibile calo il ricorso al credito bancario a breve termine e al leasing,

mentre sale marginalmente la quota di finanziamento a medio e lungo termine, probabilmente a causa di situazioni di consolidamento del debito. Rispetto al 2008, il ricorso a forme di passivo consolidato si contrae (27,6% contro 31,6% del 2008), nonostante l’aumento della quota di finanziamenti a m/l termine. In calo la richiesta di garanzie bancarie, che tornano sui livelli osservati nel corso del 2007. Le previsioni per il 2010 tornano ad essere orientate verso un recupero, seppur graduale e contenuto, del processo di investimento nell’industria regionale. Secondo i piani aziendali, la spesa per investimenti complessivi potrebbe aumentare di circa il 3% rispetto al 2009, con un recupero più marcato per gli investimenti in impianti e macchinari e in informatica. Resta tuttavia l’incognita derivante dalle condizioni sfavorevoli attese ancora per il mercato del credito che, se associate al calo della profittabilità operativa delle imprese prevista per il 2010, potrebbero mantenere su livelli contenuti l’intera domanda di investimenti, in particolare quelli immateriali e quelli più sensibili alle condizioni del ciclo (ricerca e sviluppo, formazione, pubblicità).

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Quadro

regionale:

previsioni

2010

Secondo le previsioni degli operatori, il livello dell’attività economica delle imprese delle Marche si manterrà su toni deboli nel 2010, ma in

recupero rispetto a quanto registrato nel 2009. La situazione di instabilità che interessa l’attuale scenario competitivo lascia prevedere infatti il permanere di condizioni difficili anche per l’anno in corso e solo a partire dai mesi centrali dell’anno è previsto un progressivo miglioramento delle condizioni congiunturali. Dalle indagini qualitative svolte nei primi mesi del 2010 emerge un quadro di moderata ripresa della produzione per il 2010, con livelli di attività previsti in aumento di circa l’1% nella media dell’industria. Tutti i principali settori dell’economia regionale prevedono un recupero dell’attività produttiva, ad eccezione della gomma e plastica per la quale invece gli operatori stimano un moderato calo. Per quanto riguarda le previsioni relative al fatturato, le aziende intervistate prevedono, nella media dell’industria, un recupero compreso tra il 3,8% per il mercato interno e il 4,7% per il mercato estero. Considerando la dinamica dei prezzi prevista per il 2010 (1,4% e 1,0% rispettivamente sull’interno e sull’estero), tale previsione fornisce una stima della dinamica reale delle vendite pari a circa il 2,4% sull’interno e al 3,7% sull’estero. Tale previsione, più ottimistica di quella relativa all’attività produttiva, segnala generali attese di ripresa dell’attività commerciale, in particolare sui mercati esteri. Per quasi tutti i settori, infatti, ad eccezione della gomma e plastica, la dinamica prevista per il mercato estero appare più sostenuta di quella del mercato interno.

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