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QUANDO IL CALVARIO DELLA GRANDE GUERRA

DIVENTA MEMORIA POETICA


Il Reliquiario della grande tribolazione. Via crucis in tempo di guerra, con tavole
dartista, Interlinea 2015, lultimo libro di poesia di Giuseppe Langella.
Italianista e poeta, Langella insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea
allUniversit Cattolica di Milano e di Brescia e dirige il Centro di ricerca
Letteratura e cultura dellItalia Unita. Studioso di Alessandro Manzoni e di Italo
Svevo, della letteratura del Risorgimento, della poesia ermetica e di scrittori cattolici,
ha curato tra laltro, per Interlinea, Il canto strozzato, unantologia della poesia
italiana del Novecento, e il volume di Tutte le poesie di Silvio Ramat.
Come poeta ha esordito con otto Escursioni (nellopera collettanea Ascensioni
umane, Grafo, Brescia 2002), pubblicando a seguire Giorno e notte. Piccolo cantico
damore (San Marco dei Giustiniani, Genova 2003). Nella prestigiosa rivista Poesia
ha pubblicato Quasi una trenodia, un nucleo di poesie poi confluite in Il moto
perpetuo, libro edito da Aragno nel 2008, vincitore del Premio Metauro). La raccolta
seguente, intitolata La bottega dei cammei. 39 profili di donna dalla A alla Z, uscito
per Interlinea nel 2013, si aggiudicata invece il Premio Casentino. A Ponte di
Legno, denominato paese della poesia per il Premio che vi si tiene ogni anno, gli
stato dedicato un totem con incisa la sua lirica AllOglio dove nasce.
Il Reliquiario della grande tribolazione si pone in continuit con la precedente opera
poetica di Langella. Il tema della montagna, con i riferimenti al Nuovo Testamento
(ultima cena, passione e resurrezione), compare gi in Alta via, la sezione del Moto
perpetuo che celebra le escursioni in montagna e il desiderio di elevazione, fisica e
spirituale che le percorre.
Qui, per, c il tema della guerra, della sua memoria. Lidea di scrivere un
Reliquiario si sviluppata a partire dallincontro di Langella con la suggestiva Croce
che Edoardo Nonelli ha composto con reperti bellici recuperati in alta quota lungo le
trincee dellAdamello, riprodotta in questo aureo libretto a p. 28.
Reliquie il titolo del testo introduttivo, mentre, in chiusura, Discesa canta il ritorno
a valle dellalpino a guerra finita: tra questi estremi dieci stazioni ripercorrono di fatto
la Passione del Signore.
Nel volume i testi poetici si alternano ad opere darte figurativa di artisti diversi, che
testimoniano eventi drammatici vissuti dai soldati nel fango e nel gelo di trincee
insanguinate. Immagini e parola poetica son nate dalla memoria che emerge
prepotente dalle montagne teatro della Grande Guerra. Basta salire su questi monti,
per percepire lo strazio che comunicano le tracce vive impresse dalla guerra nella
natura, con i detriti e i resti degli insediamenti militari, le caverne e i cunicoli, la
corrosione prodotta sulle rocce dallintricato groviglio di filo spinato e da altri
materiali impoetici, come il ferro di ganci e chiodi arrugginiti che giacciono nelle due
parti del fronte. Ed come vedere sanguinare la pietra nelle tracce rugginose che si

offrono allo sguardo di escursionisti e scalatori verso le cime dellAdamello, che


hanno visto migliaia di vite straziate.
Lo dice benissimo Langella, che sente risuonare la terra madre violentata nel suo
grembo, ridotto a teatro di morte per i suoi figli che, come detto in Cunicoli, a p. 37,
Giorni e giorni hanno dovuto scavare cunicoli, / [] / star sepolti in oscuri
follicoli, dunque nelle vaie della terra! Lalto codice espressivo usato dallautore
atto a trasmettere il senso della sacralit della vita umana e della Terra e fa percepire
pi profondamente la tragedia.
Nella poesia intitolata Elegia sopra una scatoletta di latta arrugginita, p. 19,
sullultima cena dei soldati alla presenza del cappellano si proietta la Cena del
Signore, con la preghiera comune, il cos sia, termini essenziali della spiritualit e
della fede, che dicono laspirazione umana alla vita e al trascendente, per approdare
nellapocalittico dies irae della storia, che si incardina nella nostra memoria, con
quella fossa dalla quale i soldati escono, allusione alla fossa angosciosa da cui non
si fa ritorno.
La morte individuale e collettiva impera. La morte presentimento; croce e
bara; la consapevolezza che i soldati hanno di essere agnelli al mattatoio,
mandati a farsi crivellare, come si legge a p. 23, in Lamiere, dove anche la morte
fanciulla: lei lacerba dama che porge il calice da bere ai giovani lungo il
viaggio che esclude il ritorno / allincontro con lultimo schianto, secondo il finale
della poesia Chiodi, a p. 31; chiodi piantati alla parete, quelli degli scarponi, ma
anche i chiodi della croce, come dicono sia i versi che leloquente immagine a
fronte.
Il linguaggio religioso avverte: ci che viene presentato cosa santa: sante le vite
perdute (Il vento ne rimescola le voci. / I nomi sono incisi sulle croci, Reliquie),
santa la natura devastata dagli ordigni di guerra che hanno modificato indelebilmente
il paesaggio, santi i frammenti delle cose appartenute agli alpini: i manufatti in ferro e
lamiera, in legno e tela, in corda e cuoio, recuperati in chiave interpretativa in un
impeto di piet o che ancora si trovano in alta quota. In Reliquie, la poesia di
apertura, il poeta li nomina, questi oggetti, li accosta in una litania che modula il
sentire del lettore.
A dire la preziosit e la fragilit di queste reliquie da custodire nella teca del cuore,
ceneri rima con teneri. Per ricordare la mostruosit di una tragedia che ha
falciato unintera generazione di giovanissimi (di docili cristi tutta una leva, come
detto in modo toccante in Legno dei dolori), centinaia ritma con naia. Nel
distico di chiusura proprio alle reliquie che il poeta rivolge linvocazione,
affinch siano esse stesse a testimoniare: Custodi di memorie mai narrate, / scrigni
preziosi, apritevi, parlate!
Eccome parlano le reliquie! Tra quelle portate a valle da Nonelli, i tagli violenti
imposti alla materia dallartista camuno dicono la ferita, in pietre che possono essere
figure drammatiche legate al gesto delluomo che ferisce ed ferito.
Come si pu vedere nella Croce, reliquie diverse (pietre scolpite, chiodi, parti
metalliche dellequipaggiamento del soldato e legno dalle vene scoppiate per le
infiltrazioni dellacqua e del gelo) sono riunite nellalto segno di contraddizione che

la Croce. Croce ripresa in Legno dei dolori, poesia dal titolo eloquente per la storia di
un legno centenario, che stato portato in quota da uno dei docili cristi salito
con la croce al suo calvario.
Questo legno centenario, / arso dal sole, scavato dai venti, / tutto costole e solchi,
schegge e fori, rivive nel ricordo dei suoi molteplici usi possibili in zona di guerra:
dal suo trasporto dal fondovalle, a legno per i ricoveri e i camminamenti, a legna da
ardere che scalda e ripara / buono per la baracca e per la bara.
La poesia conclusiva, con il suo attacco di ripresa del celeberrimo Addio, monti
dallottavo capitolo dei Promessi sposi, canta la Discesa del soldato che, a guerra
finita, prende congedo dai monti teatro del Conflitto. Nelle prime due quartine
emerge una gioia sommessa per il ritorno alle consuetudini della vita e agli affetti, e
non manca un riferimento a Dio. Ma il momento idillico subito sovrastato.
Nellultima stanza, di sette versi, c lammissione di una certa euforia, che per
rima con artiglieria e viene subito soffocata dallo stato danimo del reduce incupito
allirrompere prepotente del ricordo dellorrore sperimentato per limminenza della
morte, da subire e da infliggere, come dicono i versi dalle rime martellanti
(aspettare/scampare/attaccare)
Non vi nascondo una certa euforia:
perch troppo aspra vita era aspettare
che la valanga ci portasse via,
scavando come talpe per scampare
al tiro a segno dellartiglieria;
finch ci singiungeva di attaccare:
baionetta, di corsa, e cos sia.

il ricordo di una esperienza atroce a sovrastare la gioia del ritorno nella poesia
posta a sigillo di una raccolta in cui la musicalit della metrica movimentata da
rime, consonanze, assonanze e allitterazioni. Dodici testi essenziali che procedono
per frammenti e rapide accensioni; dodici stazioni per dire una via crucis che
lumanit caina ripercorre continuamente e che non pu approdare ad alcuna
redenzione.
Franca Grisoni