Sei sulla pagina 1di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

Giurisprudenza
di Merito
Trib. Padova Sez. II, Sent., 02-05-2014
Fatto - Diritto

P.Q.M.

ASSICURAZIONE (CONTRATTO DI)


Agenti di assicurazione
RESPONSABILITA' CIVILE
Padroni e committenti

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI PADOVA
II Sezione Civile
Il Giudice, in funzione monocratica, nella persona della dott.ssa Silvia Rigon ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta al n. 70040345/C/2010 R.G. promossa con citazione
DA
S.M. (cod. fisc. (...)) rappresentata e difesa in giudizio per mandato a margine dell'atto di citazione
dall'avv. Stefania Zago elettivamente domiciliata in Monselice Via Roma n. 63
ATTRICE
CONTRO
COMPAGNIA UGF ASS.NI S.P.A. (cod. fisc. (...)) rappresentata e difesa in giudizio per mandato a
margine della comparsa di costituzione e risposta dall'avv. Sergio Pertile elettivamente domiciliata in
Padova Via Nicol Tommaseo n. 67
CONVENUTA

Svolgimento del processo - Motivi della decisione


In fatto e in diritto.
La signora M.S. ha convenuto in giudizio la Compagnia assicurativa UGF Ass.ni s.p.a. chiedendone la
condanna, ex art. 2049 c.c., al risarcimento del danno subito dalla condotta illecita degli agenti S.F. e
M.M..
A fondamento della domanda risarcitoria, la signora S. ha esposto che nel giugno del 2007 contraeva
con la Unipol Assicurazioni, ora UGF, tramite l'agenzia di Monselice - agenti S.F. e M.M. - contratto di
capitalizzazione a premio unico a prestazioni rivalutabili e successivamente, in data 29.6.2007,
stipulava una polizza di assicurazione sulla vita con scadenza 29.6.20102; entrambi i premi di Euro
10.052,50 e di Euro 15.000,00 venivano versati direttamente nelle mani dell'agente, riponendo la pi
totale fiducia negli stessi, essendo il M. sposato con la sorella; che in data 27.12.2007 contraeva
sempre con Unipol Agenzia di Monselice polizza di assicurazione sulla vita con scadenza 27.12.2012 con
http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 1 di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

un premio unico di Euro 27.000,00, anche questo versato in contanti nelle mani dell'Agente M.M.;
verso la fine del 2009 veniva a scoprire che l'ultima polizza contratta non era presente negli archivi
della compagnia assicurativa.
L'attrice ha quindi chiesto la condanna della UGF, gi Unipol Ass.ni, al risarcimento del danno, ex art.
2049 c.c., quantificato nella somma di Euro 27.000,00 corrisposta all'agente, ma non versata alla
compagnia di assicurazioni.
UGF Assicurazioni s.p.a., nel costituirsi in giudizio, ha disconosciuto i documenti prodotti dalla
controparte e chiesto, sulla base di ampie considerazioni, il rigetto della domanda attorea.
La domanda proposta da parte attrice non merita in effetti accoglimento.
La signora S., sul presupposto di aver versato in contanti, nelle mani del sig. M., suo cognato e agente
Unipol, la somma di Euro 27.000,00, sottoscrivendo, in data 27.12.2007, una polizza di assicurazione
sulla vita e ricevendo dall'agente quietanza di pagamento, ha chiesto la condanna della sola compagnia
di assicurazione al risarcimento del danno, in applicazione dell'art. 2049 c.c., pari alla somma di Euro
27.000,00 corrisposta all'agente infedele, ma da questi non versata alla compagnia, essendo quindi
risultata l'inesistenza di un valido contratto di assicurazione.
1. Sull 'astratta applicabilit dell 'art. 2049 c. c.
Pertinente appare, in astratto, il richiamo all'art. 2049 c.c., quale fondamento della responsabilit della
compagnia assicurativa in ipotesi di condotta illecita posta in essere dall'agente infedele, come gi
ritenuto in un caso che presenta tratti di analogia con quello in esame.
Nell'evoluzione interpretativa dell'art. 2049 c.c. si rileva che i termini "padroni e committenti" non
individuano con esattezza le varie relazioni, tanto che una rigida determinazione degli elementi del
rapporto potrebbe costituire un ostacolo alla rilevazione di una realt fluttuante e in continua
evoluzione.
chiaro che l'ari. 2049 c.c. contiene una formula obsoleta che risponde a logiche socio-economiche
degli anni '40, quando le aree di possibile propagazione dell'attivit erano il lavoro domestico e di
committenza.
La ratio della norma era comunque la tutela dell'affidamento del terzo, che si relazionava come
emanazione del "padrone", e sulle cui disponibilit si riteneva coerente facesse affidamento nel caso
avesse dovuto subire un pregiudizio fonte di danno risarcibile. Essendosi completamente modificate rispetto all'impianto tradizionale del codice civile - le dinamiche economiche e sociali si reso
necessario, da parte degli interpreti, un adattamento della disposizione alle nuove realt,
salvaguardando l'obiettivo di tutela del terzo.
La Cassazione ha quindi riconosciuto la responsabilit, ex art. 2049 c.c., della compagnia assicuratrice
per l'attivit illecita posta in essere dall'agente, ancorch privo del potere di rappresentanza, che sia
stata agevolata o resa possibile dalle incombenze demandategli e su cui la medesima aveva la
possibilit di esercitare poteri di direttiva e vigilanza, senza che assumano rilievo n la continuit
dell'incarico affidatogli, n l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (Cass. 22.7.2007, n. 14578;
Cass. 3.4.00, n. 4005; Cass. 21.6.1999, n. 6233; Cass. 22.3.1994, n. 2734).
La responsabilit sorge, in altri termini, per il solo fatto dell'inserimento dell'agente nell'impresa, senza
che assumano rilievo n la continuit dell'incarico affidatogli, n l'esistenza di un rapporto di lavoro
subordinato; sufficiente che il comportamento illecito sia stato agevolato o reso possibile dalle
incombenze a lui demandate dall'imprenditore e che il "commesso" abbia svolto la sua attivit sotto il
controllo del primo.
L'attribuzione all'agente della facolt di riscuotere i premi va considerato elemento idoneo ad instaurare
un rapporto di commissione atto a far sorgere, ex art. 2049 c.c., la responsabilit di chi aveva conferito
l'incarico.
Quanto poi ai caratteri del rapporto di preposizione ed al nesso di occasionalit necessaria tra l'atto
illecito del preposto ed esercizio delle mansioni a lui affidate, per l'applicazione dell'art. 2049 c.c. si
ritenuto sufficiente che le suddette mansioni abbiano reso possibile o agevolato il comportamento
produttivo di danno (cos Cass. 14578/07 cit.).
http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 2 di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

Secondo la Cassazione, quel che rileva, per affermare la responsabilit ex art. 2049 c.c., la verifica in
concreto del rapporto tra i soggetti, in particolare, con riferimento al rapporto tra societ di
assicurazione e l'agente di zona, la circostanza della facolt, in capo all'agente, di stipulare le polizze e
riscuotere personalmente i premi, non essendo nemmeno necessario che l'agente sia munito di poteri
di rappresentanza.
Ci giustifica la ratio riconducibile all'esigenza di tutelare l'affidamento del terzo quando si rapporti con
"appendici" della propria controparte, su cui giustificato ricadano le conseguenze del danno subito,
secondo il principio del rischio d'impresa quale criterio di imputazione di responsabilit.
Si tratta, come noto, di uno sviluppo logico che collega il rischio al profitto, facendo gravare la
responsabilit - oggettiva - sul soggetto che consegue un benefcio economico dall'attivit considerata.
L'art. 2049 c.c. individua in effetti una ipotesi di responsabilit oggettiva, indipendente, cio, dalla
colpa del soggetto chiamato a rispondere, in quanto il dolo e la colpa vanno valutati solo con
riferimento al comportamento dell'ausiliario, sicch l'assicuratore risponde del danno causato
dall'agente infedele il quale abbia incassato e trattenuto per s il premio, senza promuovere la stipula
di alcun contratto assicurativo, perch la responsabilit del preponente ex art. 2049 c.c. si fonda sulla
mera circostanza dell'inserimento dell'agente nell'impresa.
Con la disciplina di cui al D.Lgs. n. 209 del 2005, come modificata ex D.Lgs. n. 198 del 2007 e D.L. n.
97 del 2008, espressamente stata stabilita responsabilit degli agenti assicurativi e quelle delle
Compagnie di assicurazione, quali loro mandanti, venendo affermato il principio di solidariet ex lege.
La normativa speciale integra in tal modo quella generale, confermando espressamente quanto gi
ricavabile dall'applicazione dell'art. 2049 c.c.
In particolare, dagli artt. 118 e 119 del Codice delle Assicurazioni si evince che il pagamento fatto
all'agente risulta come essere fatto alla compagnia di assicurazione e che la compagnia di assicurazione
risponde in solido dei fatti illeciti del proprio agente.
Il nesso di occasionalit necessaria deve ritenersi sussistente tutte le volte in cui la condotta dell'agente
sia strumentalmente connessa con l'attivit oggetto del mandato conferito. sufficiente che il
mandatario si avvalga della sua qualit di rappresentante per consumare l'illecito e che l'attivit da lui
posta in essere appaia al terzo in buona fede come rientrante nei limiti del mandato; anche
l'attribuzione all'agente della facolt di riscuotere i premi secondo la previsione di cui all'art. 1744 c.c.,
o comunque l'indicazione al creditore che lo stesso sia stato autorizzato a ricevere il pagamento a
norma dell'art. 1188 c.c., sono elementi idonei ad instaurare un rapporto di commissione atto a far
sorgere ex art. 2049 c.c. la responsabilit di chi ha conferito l'incarico.
2.Sull'inapplicabilit dell'art. 2049 c.c. alla fattispecie concreta.
Svolte tali premesse di ordine generale in merito alla astratta applicabilit dell'art. 2049 c.c., nella
fattispecie concreta si ritiene, tuttavia, che non ne sussistano i presupposti, per diversi ordini di ragioni,
s da doversi escludere l'invocata responsabilit della convenuta compagnia assicurativa.
Assorbente di ogni altra considerazione la circostanza della mancanza di prova del danno subito
dall'attrice, non essendo stato in particolare dimostrato, in maniera idonea, che la signora S. abbia
versato all'agente M. l'ingente somma di Euro 27.000,00, che lo stesso avrebbe poi indebitamente
trattenuto per s.
La signora S., a dimostrazione della stipulazione del contratto di assicurazione - poi risultato falso - e
del versamento della somma di Euro 27.000,00 al M. ha depositato il documento sub 3), che
risulterebbe sottoscritto dallo stesso agente M., il quale d atto dell'avvenuto pagamento della somma.
Tuttavia, tale documento stato tempestivamente disconosciuto dalla compagnia di assicurazione
convenuta ex artt. 214 c.p.c. e 2719 c.c., senza che parte attrice abbia proposto istanza di verificazione
del documento ex art. 216 c.c. n prodotto l'originale del documento stesso.
Come sostiene autorevole dottrina, sebbene di regola l'onere del vero e proprio disconoscimento
presupponga che il documento provenga dalla parte contro la quale prodotto, in quanto essa ne
appare sottoscrittore, tuttavia un identico onere grava sulla parte anche qualora la sottoscrizione sia ad
essa riferibile perch opposta da un soggetto che lo rappresenti o in quanto munito di procura oppure http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 3 di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

come nel caso in cui la parte sia un persona giuridica - in virt di un rapporto organico, senza che la
parte contro cui il documento prodotto sia tenuta a proporre querela di falso (in tal senso cfr. Cass.
30.1.2014, n. 2095; Cass. 19.7.2004, n. 13357; Cass. 13.9.1997, n. 9131; Cass. 22.12.1994, n.
11074; Cass. 17.7.1980, n. 4649).
proprio parte attrice che ha agito sul presupposto di un potere di rappresentanza dell'agente nei
confronti della compagnia di assicurazione convenuta e che ha fondato la sua domanda sul valore dei
documenti prodotti (in particolare sul documento 3).
Orbene, di fronte all'intervenuto formale disconoscimento, ai sensi e per gli effetti dell'art. 214 c.p.c., di
un documento sul quale l'attrice aveva costruito la propria difesa, la stessa difesa avrebbe potuto e
dovuto chiedere la verificazione del documento, ai sensi dell'art. 216 c.p.c.; non avendolo fatto, di tale
documento non pu tenersi conto ai fini della decisione.
Parte convenuta ha inoltre disconosciuto la conformit della copia all'originale, ex art. 2719 c.c., senza
che l'originale sia stato poi prodotto dalla controparte
A fronte del disconoscimento proposto da Unipol, la signora S. non ha ritenuto n di depositare
l'originale del documento, n di proporre istanza di verificazione, con la conseguenza che di tale
documento non pu tenersi conto ai fini della decisione.
D'altra parte, se anche si volesse escludere la suddetta configurazione e, dunque, la possibilit del
disconoscimento del documento, in quanto scritto non proveniente dalle parti in causa, bens da un
terzo estraneo al rapporto sostanziale intercorso tra le parti, tale documento non potrebbe costituire
prova piena, ma solo valere come indizio, incombendo poi su colui che intende avvalersene l'onere di
integrarlo con altri mezzi di prova, eventualmente anche con la testimonianza del sottoscrittore di esso.
Cos si afferma che gli scritti provenienti da terzi estranei alla lite, pur non avendo efficacia di prova
piena e non essendo soggetti n alla disciplina sostanziale di cui all'art. 2702 cod. civ., n a quella
processuale di cui all'art. 214 cod. proc. civ., possono essere, per, liberamente apprezzati nel loro
valore indiziario dal giudice del merito, il quale inoltre libero di formare il proprio convincimento circa
la veridicit formale della scrittura sulla base di elementi probatori ottenuti dalle altre risultanze
processuali, nonch dallo stesso comportamento della parte contro cui la scrittura viene prodotta,
anche in relazione a particolari circostanze che possono conferire speciale significazione e rilevanza
probatorie (Cass. 8.1.2010, n. 76; cfr. Cass. s.u. 23.6.10, n. 15169). Ed ancora: "Nel processo civile le
scritture private provenienti da terzi estranei alla lite costituiscono meri indizi, liberamente valutabili dal
giudice e contestabili dalle parti senza necessit di ricorrere alla disciplina prevista in tema di querela di
falso o disconoscimento di scrittura privata autenticata. Ne consegue che, sorta controversia sulla
autenticit di tali documenti, in applicazione del generale principio di cui all'art. 2697 c.c., l'onere di
provarne la genuinit grava su chi la invoca"(Cass. 30.11.10, n. 24208).
Parte attrice aveva invero chiesto di poter provare con testimoni la circostanza di aver stipulato il
contratto di assicurazione e la circostanza di aver corrisposto a mani del signor M. la somma di Euro
27.000,00 in contanti, indicando come unico teste lo stesso signor M..
La prova non stata tuttavia ammessa.
In primo luogo, va considerato che l'unico teste indicato, vale a dire il M., era certamente incapace a
testimoniare, ex art. 246 c.p.c., in quanto soggetto portatore di un interesse, ex art. 100 c.p.c. che
avrebbe potuto legittimare una sua partecipazione al giudizio, potendo in particolare essere citato dalla
stessa parte attrice, in linea alternativa o solidale, quale soggetto passivo della stessa pretesa fatta
valere contro il convenuto originario, ovvero in via di regresso dalla compagnia, in quanto responsabile
del fatto illecito, presupposto dell'azione ex art. 2049 c.c.
Parte convenuta ha poi eccepito l'inammissibilit della dedotta prova testimoniale, non potendo il
contratto di assicurazione essere provato per testi ex art. 1888 c.c., come nemmeno il suo preteso
pagamento.
Se la ritenuta inammissibilit della dedotta prova testimoniale appare assorbente, si deve in ogni caso
escludere che, nel caso di specie, potesse essere giustificato il superamento dei limiti alla prova
testimoniale previsti dalla legge in relazione al pagamento.
La Cassazione ha affermato che "la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al
http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 4 di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

promotore finanziario somme di denaro con modalit difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe
legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del
promotore, ad interrompere il nesso di causalit esistente tra lo svolgimento dell'attivit dello stesso e
la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilit di invocare la responsabilit
solidale dell 'intermediario preponente" (Cass. 7.4.2006 n. 8229).
Un simile comportamento non in s idoneo, secondo la suprema Corte, ad escludere la responsabilit
dell'intermediario, occorrendo, a tal fine, "che i rapporti tra promotore e investitore presentino
connotati di anomalia, se non addirittura di connivenza o di collusione in funzione elusiva della
disciplina legale", di talch incombe all'intermediario l'onere "di provare che l'illecito sia stato
consapevolmente agevolato in qualche misura dall'investitore" (Cass. 19.3.2010, n. 6708; Cass.
25.1.2011, n. 1741; Cass. 24.3.2011, n. 6829).
Orbene, nella fattispecie concreta, la compagnia di assicurazione ha sin da subito evidenziato
l'anomalia dei rapporti tra l'agente e la signora S., sia in ragione del fatto - manifestato dalla stessa
attrice - che la signora S. cognata del signor M. avendone sposato la sorella - sia del fatto che anche
il fratello della signora S., R.S., ha prestato la propria attivit per anni a favore dell'agente M.; ha
inoltre evidenziato l'anomalia dell'asserito pagamento in contanti della considerevole somma di Euro
27.000,00 (pochi mesi dopo il versamento, sempre in contanti, di Euro 10.052,50 e di Euro 15.020,00
in relazione ad altri due contratti assicurativi), s da far dubitare della credibilit della circostanza.
Ancor meno credibile appare il versamento in contanti nel 2007 di una tale somma di denaro,
specialmente da parte di una persona nata nel 1963 (e non dunque di un anziano, a volte propenso a
custodire in casa i suoi risparmi).
N parte attrice ha in alcun modo giustificato - se non in ragione della dedotta piena fiducia allora
riposta nel M. - il pagamento in contanti di una tale somma di denaro, senza alcuna spiegazione n in
relazione alla provenienza del denaro, n, in ogni caso, alle ragioni e alle modalit del versamento, in
assenza di qualsiasi altro documento con data certa.
Inoltre, anche ad ammettere il preteso - ma in concreto indimostrato - pagamento in contanti di una
tale considerevole somma di denaro, in violazione delle leggi antiriciclaggio (certamente note in quanto
introdotte a partire dal 1991, e ora contenute nel D.Lgs. n. 231 del 2007), si potrebbe ritenere
applicabile l'art. 1227 c.c., per aver la condotta dell'attrice concorso in maniera determinante alla
causazione del preteso danno extracontrattuale: non appare in particolare la condotta dell'attrice
rispondente al principio di autoresponsabilit, principio che deve governare i rapporti tra le parti e che
giustifica la tutela dell'affidamento incolpevole.
Le particolari circostanze addotte dalla stessa parte attrice (oltre che dalla convenuta) portano in effetti
a dubitare, anche alla luce delle ampie considerazioni svolte dalla difesa della Compagnia,
dell'esistenza, nel caso di specie, delle condizioni per poter legittimamente invocare l'applicazione della
norma dell'art. 2049 c.c.
Si detto sopra, in termini generali, quali siano i presupposti che fondano - in astratto - la
responsabilit della compagnia assicurativa, ex art. 2049 c.c., per il fatto illecito dell'agente.
Nel caso di specie parte convenuta ha evidenziato e documentato che il contratto di agenzia in gestione
libera intercorso da 9.7.1986 tra la compagnia Unipol assicurazioni e la societ commerciale Prefinass
snc - Previdenza Finanziaria e Assicurativa di F.S. e M.M., che ha come oggetto l'attivit di agenzia di
assicurazioni, agenzia o intermediario di societ di leasing, factoring, fondi comuni di investimento,
prestiti, finanziarie in genere (doc. 5) e che nel 2002 aveva, oltre che i due soci, due dipendenti.
Inoltre, come risulta dal contratto di agenzia (doc. 5 parte convenuta) n la Profinass n le sue agenzie
potevano stipulare, per conto della Unipol, contratti di assicurazioni sulla vita, sicch pu essere
legittimamente messo in dubbio, in ipotesi di eventuale stipulazione di false polizze di assicurazione
sulla vita da parte della Profinass, di quel rapporto di pertinenza tra incombenze demandate all'agente
(e sulle quali la compagnia ha la possibilit di esercitare poteri di direttiva e vigilanza) e attivit
delittuosa dello stesso, tale da fondare quel principio di occasionalit necessaria - di cui si detto presupposto per una applicazione estensiva dell'art. 2049 c.c.
Anche a voler prescindere da tali circostanze e considerazioni, mancando la prova dell'appropriazione
della somma di denaro, vale a dire del fatto illecito da parte dell'agente e, di conseguenza, del danno
patito dall'attrice, non sussistono i presupposti per l'accoglimento della domanda.
http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 5 di 6

Sentenze

16/03/16 12:47

Era in effetti onere di parte attrice dare la prova del fatto illecito del terzo e del danno subito,
presupposti dell'applicazione dell'art. 2049 c.c., trattandosi di una ipotesi di responsabilit
extracontrattuale.
La domanda di parte attrice va, pertanto, rigettata.
La decisione sulle spese - liquidate in dispositivo - segue la regola della soccombenza.

P.Q.M.
Definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda, deduzione ed eccezione disattesa,
rigetta la domanda di parte attrice;
condanna l'attrice a rifondere a parte convenuta le spese del giudizio, liquidate in Euro 3.500,00 per
compenso di avvocato, oltre 15% per spese generali, IVA e CPA.
Cos deciso in Padova, il 28 aprile 2014.
Depositata in Cancelleria il 2 maggio 2014.
Copyright 2013 Wolters Kluwer Italia Srl - Tutti i diritti riservati
UTET Giuridica un marchio registrato e concesso in licenza da De Agostini Editore S.p.A. a Wolters
Kluwer Italia S.r.l.

http://pluris-cedam.utetgiuridica.it/cgi-bin/DocPrint

Pagina 6 di 6