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Sindacato Lavoratori

Comunicazione

29 APRILE 2010: ROZZANO


- ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI -

Egregio Dr. Galateri, egregio Dr. Bernabè, signori azionisti,

l’intervento che mi accingo a fare come azionista dipendente e anche


come delegato sindacale della SLC/CGIL vuole essere l’occasione per portare in
questa sede la voce della risorsa principale che un’azienda ha e cioè i lavoratori
non illudendoci di avere oggi tutte le risposte ai nostri dubbi e quesiti, ma
ritenendo indispensabile che i vertici aziendali e la proprietà tutta sappiano
qual è la situazione che i dipendenti Telecom stanno vivendo ed il loro stato
d’animo.

Da un po’ di anni la condizione lavorativa interna alla Telecom si è ahimè


modernizzata, ma non in senso migliorativo, bensì portando all’interno
dell’azienda problematiche che un tempo sembravano non appartenerci e che
oggi viceversa sono patrimonio diffuso ed in linea con l’intero mondo del
lavoro.

Abbiamo tutti vissuto con rabbia e amarezza la progressiva decadenza


della nostra azienda causata dal fatto che per troppo tempo la classe dirigente
ha anteposto i propri interessi a quelli dell’azienda, arrivando con
comportamenti poco etici a provocare grandi danni, in un contesto di Mercato
sempre più’ complesso, con uno scenario in cui i cambiamenti tecnologici sono
veloci e continui e operando in un contesto nazionale in cui sono venuti meno i
vantaggi dell’operare come monopolista, dovendosi misurare con una
concorrenza inizialmente nazionale e sempre più, in nome della decantata
globalizzazione, internazionale

Se alcune di queste vicende sono state inevitabilmente subite


dall’azienda o addirittura imposte considerando che, come è avvenuto nel caso
del patrimonio immobiliare, erano pensate a palese danno della Telecom da chi
all’epoca ne era alla guida e ne ha tratto benefici come altro soggetto giuridico
nell’arcipelago Pirelli, altre (e mi riferisco al cattivo esito di quelle di tipo
commerciale in termini di nuovi servizi offerti, di loro lancio e di supporto
commerciale alla clientela) sono state tutte generate e vissute all’interno.

Rispetto a queste ultime per contro non sono però conseguite in tal senso
operazioni di riposizionamento e senza, soprattutto, che si analizzasse mai a
fondo il perché di tali operazioni fallite e si prendessero provvedimenti seri e
concreti verso gli autori di tali autogol. Addirittura in qualche caso si è
provveduto ad una promozione sul campo quasi in ossequio al famoso e
tristemente noto motto “Promuovi per rimuovere” ma sempre nell’ambito del
Gruppo.

Le recenti vicende giudiziarie, in primis quella relativa a TI Sparkle,


hanno ulteriormente buttato discredito e fango sull’immagine del Gruppo e di
Telecom in particolare oltre a determinare pesanti ricadute di tipo economico e
non riteniamo che il quadro che ne scaturisce aiuti a rinforzare la sensazione di
un’azienda con le idee chiare e soprattutto guidata da uno stato maggiore forte
in termini di credibilità e, in alcuni casi, anche di rispettabilità.

Bene caro Presidente, caro AD e cari azionisti, l’azienda e il suo futuro


sono un patrimonio da salvaguardare per gli azionisti, per i dipendenti e anche
per il Paese Italia, poichè la rete e i servizi ICT costituiscono un’infrastruttura
di base indispensabile per una nazione.

Oggi non assistiamo a uno scenario di forte rilancio degli investimenti,


come richiederebbe un mondo delle telecomunicazioni che fa dei nuovi servizi
la chiave di successo, sfruttando anche le eccellenze in termini di ricerca e
know-how che abbiamo nel Gruppo ed a Torino in particolare (pensiamo a
TILab, o quello che ormai ne rimane dopo una politica di anni finalizzata a non
valorizzare il patrimonio di innovazione e ricerca).

In realtà siamo di fronte ad una Società in cui si preannunciano


contrazioni di ricavi, nessun piano di ammodernamento della rete né in prima
persona né in collaborazione con altri soggetti, un sempre maggiore
abbandono di obiettivi di internazionalizzazione dell’azienda fatta eccezione per
la gallina dalle uova d’oro rappresentata da TIM Brasile (sperando che duri),
una mancanza totale di una visione strategica.

Il solo obiettivo chiaro e “strategico” che l’azienda sembra avere in


questo momento è quello di ridurre un indebitamento, che ricordo essere stato
causato ed incrementato da cattive gestioni passate. Questo obiettivo, nella
pratica, sta diventando la scusa che giustifica il camminare con il freno a mano
tirato, perdendo in competitività sul mercato, immagine e, soprattutto, in
ricavi.

Questo è lo scenario che abbiamo oggi di fronte come lavoratori e ci


domandiamo e vi domando:

 qual è la responsabilità che abbiamo noi in tutta questa vicenda? Siamo


forse noi gli autori delle strategia sbagliate o forse non lo sono stati quei
manager lautamente pagati e in qualche caso anche premiati?
 quali sono le prospettive che ci attendono in una situazione in cui
assistiamo a fenomeni di delocalizzazione di interi servizi sempre più
marcati o a operazioni di spin off già avvenute o preannunciate?
 possibile che anziché lottare tutti insieme, noi come risorsa di questa
azienda e voi come manager si debba assistere ad una navigazione a vista
in mezzo alle nebbie e senza sonar e come lavoratori avere la sola certezza
di essere un costo da ridurre costantemente e inarrestabilmente?
 quanti lavoratori dovranno ancora abbandonare questa azienda
considerando che in 16 anni, dal 1994 ad oggi, l’intero gruppo Telecom ha
più che dimezzato la propria forza lavoro passando da oltre 120.000 addetti
a circa 55.000 unità e in occasione della presentazione del Piano Industriale
il 19 aprile sono stati preannunciati ulteriori esuberi?
 è moralmente accettabile che si decida di remunerare il capitale investito
con la corresponsione di un seppur contenuto dividendo e le risorse
principali le si attinga ancora una volta riducendo i costi fissi legati alla
forza lavoro?
 ed è altrettanto moralmente accettabile che in tale contesto si continui ad
assistere ad una politica remunerativa del management aziendale che
passa attraverso distribuzione di premi obiettivizzati in qualche caso
scandalosi e con remunerazioni e benefit, a partire dalla sua, caro dott.
Bernabè, che continuano a crescere in modo esponenziale? Mi pare una
logica votata alla privatizzazione degli utili ed alla socializzazione delle
perdite che non ci sentiamo di condividere e che soprattutto vediamo priva
di prospettive.

Questi quesiti che possono sembrare più adatti ad una riunione


politico/sindacale che ad una Assemblea societaria sono invece secondo noi
quanto mai pertinenti.

I Signori azionisti, che investono i loro capitali in Telecom Italia,


investono sia sulla base dei progetti futuri che l’Azienda prospetta, sia sulla
professionalità, sulla volontà e sull’impegno dei lavoratori che sono la garanzia
di successo dei piani futuri. Tali elementi nel corso degli anni non sono mai
venuti meno e in tal senso vogliamo incentivare i Signori Azionisti ad investire
ancora in Telecom Italia e con rinnovato interesse sperando che anche qua non
si sia in presenza di meri ed esclusivi ragionamenti finanziari che le vicende di
questi ultimi due anni hanno dimostrato a livello mondiale di non poter reggere
se non sono supportati da realtà produttive, da progetti concreti e non solo da
chimere speculative. .

Riteniamo però altrettanto importante che siano note le difficoltà che i


lavoratori stanno vivendo. Nel corso di questi anni di lavoro, troppo sovente la
professionalità è stata messa in discussione da sistemi, procedure e
tempistiche che talvolta non hanno permesso di raggiungere la piena efficienza
e la soddisfazione totale della clientela. Per questo, riteniamo necessaria
un’attenta rivisitazione di tali sistemi e procedure, che devono diventare utili
strumenti, con i quali svolgere il lavoro e che non devono essere di ostacolo,
nel raggiungimento degli obiettivi.

Non solo, ma possiamo addirittura affermare che sembra che l’azienda


abbia voluto perseguire politiche di impoverimento della professionalità dei
dipendenti stessi, arrecando loro un ulteriore danno e rendendoli fragili e
vulnerabili rispetto ad un mercato del lavoro che sta cambiando radicalmente.

Contemporaneamente il clima aziendale, che spesso viene sondato con


questionari di dubbia efficacia, oggi non volge al bello e l’aver letto che
recentemente la Telecom è stata premiata tra le migliori 25 aziende italiane
francamente stride con la realtà che quotidianamente noi lavoratori viviamo.
Come possono incidere positivamente minacce di continue riorganizzazioni,
cessioni di rami d’azienda, spostamenti da un settore ad un altro senza un
quadro di riferimento chiaro e, non ultimo per importanza, un metodo di
valutazione del personale che non lo coinvolge su obiettivi, che non è frutto di
confronto ma solo, quando va bene, di lettura di un giudizio finale ed in cui
sono stabilite a priori ed a tavolino le percentuali in cui i lavoratori debbono
essere classificati: tutto ciò sa di partita truccata.

E’ inevitabile che in uno scenario come quello attuale, i lavoratori abbiano


perso fiducia nei responsabili e nella gestione sino ad ora condotta.

Chiediamo una classe dirigente pronta ed attenta a motivare i lavoratori,


con la quale lavorare gomito a gomito, che utilizzi una costante comunicazione
con i lavoratori, nell’ottica della condivisione del percorso verso obiettivi
comuni. Chiediamo una classe dirigente che rispetti la professionalità,
l’impegno e la dedizione del personale. Chiediamo una classe dirigente che
venga realmente valutata anche per i risultati conseguiti e quindi premiata
quando lo merita, ma realmente responsabilizzata quando invece i risultati
sono negativi: non ci pare che oggi ciò avvenga in modo obiettivo.

Questa era un’Azienda sana di cui l’attuale è una lontana parente e una
cosa era presente all’epoca e continua ad esserlo oggi: la risorsa umana.

Qualche settimana fa, proprio dopo l’esplosione del caso Sparkle, lei dott.
Bernabè ha inviato a tutti i dipendenti una lettera ricca di belle parole, di
richiami al senso di appartenenza, di sottolineatura dei valori etici a cui da
sempre questa Azienda si ispira e con un esplicito invito a continuare ad
operare per farla crescere: davvero la lettera di un buon padre di famiglia che
si rivolge ai suoi componenti, ma ci credono tutti i componenti?

Noi come lavoratori azionisti ed a nome anche dei lavoratori non azionisti
ma comunque legati alla Telecom riteniamo che si possa ripartire e ci crediamo
anche come speranza di questo Paese Italia nella cui economia uno spazio
grande ha sempre avuto la nostra azienda e deve continuare ad averlo.

Non crediamo che la soluzione possa essere un’altra vicenda Alitalia ma


chiediamo che ci vengano date quelle indicazioni chiare che facciano
intravedere un rilancio di questa azienda in assenza delle quali ci chiediamo
quali prospettive abbiano gli azionisti oggi riuniti e quel patrimonio di cuori,
cervelli ed esperienze che popolano la nostra azienda.
Agendo solo sui lavoratori non solo si compie un’operazione ingiusta ed
iniqua, ma non si garantisce neanche il ritorno economico che chi ha investito
capitali si aspetta. Un’auto senza motore è bella a vedersi ma non serve: gli
investimenti e le persone che lavorano in questa Azienda sono il motore.

Caro dott. Bernabè facciamola correre quest’auto.

E con questo ringrazio per l’attenzione prestata ed auguro un buon


proseguimento dei lavori.