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CRIMINOLOGIA

COMPENDIO DI CRIMINOLOGIA
CAPITOLO 1
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLA CRIMINOLOGIA
1.1 PREMESSA
La criminalit non altro che uno dei tanti modi di agire e di comportarsi nella societ,quindi non riservata solo agli
addetti ai lavori ma ci riguarda da vicino ed fondamentale studiare le dinamiche psicologiche e le interrelazioni fra
individui che sono alla base per ampliare la conoscenza del comportamento umano.
La criminologia studia i fenomeni delittuosi, per si serve dellaiuto di altre discipline (scienza multidisciplinare),che
insieme rientrano nelle Scienze Criminali
1.2 LE SCIENZE CRIMINALI
Possiamo dire che la criminologia debitrice al diritto penale,poich il delitto,che il campo di interesse della
criminologia,viene definito dal:
-

il diritto penale: scienza che studia, analizza ed approfondisce il complesso delle norme giuridiche rivolte ai
cittadini, le quali divengono, in forza di legge, regole di condotta.

Pertanto,il fine della criminologia sono: i delitti, i fatti delittuosi,i delinquenti, gli autori dei delitti,le conseguenze,le
vittime,e le differenti reazioni che la societ mette in atto per combatterli o prevenirli che si concretizzano nella pena.
Le scienze criminali comprendono anche:
-

Il diritto penitenziario che ha come oggetto linsieme delle disposizioni legislative e regolamentari che
disciplinano la fase esecutiva del procedimento giudiziario penale. Attualmente questa branca del diritto
comprende anche laspetto risocializzativo, circa lidoneit dei detenuti a fruire delle misure altrenative.

La psicologia giudiziaria che studia la persona umana non in quanto reo (ambito questo della criminologia
e della psicologia criminale) ma quale attore, in differenti ruoli, nel procedimento giudiziario (imputato, parte
offesa, periti, avvocati, magistrati della pubblica accusa e giudici, ecc.).

La politica penale (o politica criminale) composta da molteplici filoni di pensiero che hanno come obiettivo
quello di studiare, elaborare e proporre gli strumenti ed i mezzi (legislativi, giuridici, sociali, trattamentali,
preventivi) per combattere la criminalit. Essa costituisce linsieme dei contributi che molteplici discipline
forniscono al legislatore per la formulazione delle leggi penali, affinch operi non solo sotto la spinta delle
sollecitazioni dellopinione pubblica e dei valori della cultura di quel momento, ma anche alla luce delle
ricerche, degli studi e degli apporti dottrinari.

La criminalistica, invece, non va confusa n con la criminologia n con le scienze criminali: essa da intendersi come
linsieme delle molteplici tecnologie che vengono utilizzate per linvestigazione criminale. Si tratta di tecniche di polizia
scientifica che hanno come obiettivo la risoluzione di svariati problemi di ordine investigativo, utili per la qualificazione
del reato, per la identificazione del reo o della vittima, per la caratterizzazione delle circostanze (es.: analisi
grafometrica, analisi di campioni biologici, indagini tossicologiche, ecc.).
1.3 PRECISAZIONI SEMANTICHE
La criminologia cerca di chiarire fin da subito che per quanto attiene ai fatti delittuosi bisogna essere precisi nel
linguaggio,in quanto un termine pu assumere una sfumatura diversa nel linguaggio comune e scatenare una diversa
reazione sociale;reato-ha un significato meno stigmatizzante ed implica reazioni emotive meno forti della
parola:delitto;crimine-atti particolarmente efferati accompagnati da una intensa reazione sociale di sdegno e
colpevolizzazione dellautore. Atto illegale o illegalit o illeciti penali -hanno un significato meno stigmatizzante e sono
pi neutri. Comportamento disonesto-ancor minore reazione di censura pur indicando un agire proibito dalla legge
penale. In criminologia si preferisce non tener conto delluso generico dei termini anche perch i nomi che indicano i
fatti delittuosi e gli autori di delitti variano da paese a paese cosicch dizioni uguali hanno spesso significato giuridico
diverso.(es. reati:tutte le azioni penalmente perseguibili) Il criminologo quindi deve tendere a spogliare la parola
delinquente, criminale, reo (colui che fa il male), da implicazioni emotive e da giudizi etici, considerandole
semplicemente termini per indicare coloro che hanno commesso azioni proibite dalla legge penale,poich ogni
persona che viola le norme ha una propria storia individuale e di non confondere ci che si fa con ci che si .
1.4 OGGETTO E SPECIFICIT DELLA CRIMINOLOGIA
Il criminologo, dunque, in grado di coltivare conoscenze e di informare su delitto e delinquenti secondo un pi ampio
ventaglio di prospettive. Vediamo le sue caratteristiche in particolare:
-

lampiezza del campo di indagine che considera i fatti criminosi e i loro aspetti fenomenologici, le
variazioni nel tempo e nei luoghi, le condizioni sociali ed economiche che ne favoriscono la diffusione e le
modificazioni. Rientrano nellambito dei suoi interessi anche lo studio degli autori dei delitti, i diversi tipi di

reazione sociale che il delitto suscita, lanalisi delle conseguenze esercitate dal crimine sulle vittime, del
fenomeno della devianza.
-

una scienza multidisciplinare nel senso che una scienza che per il proprio autonomo sviluppo richiede
competenze molteplici: essa si occupa quindi dei fenomeni delittuosi secondo molteplici prospettive e
competenze. Afferiscono alla criminologia conoscenze fornita da pi discipline quali la sociologia, la
psicologia, la psichiatria, la psicologia sociale, ecc. mentre esclusivo compito della criminologia il coagulare
in s i loro apporti per quanto pu essere utilizzato per lo studio del crimine. Il criminologo lo studioso che
deve saper integrare in una visione sintetica dati, conoscenze, approcci e metodi provenienti da campi diversi
del sapere.

una scienza interdisciplinare poich ha necessit di dialogo con altre scienze per poter, congiuntamente
a queste, affrontare questioni alla cui risoluzione necessitano molteplici competenze.

una delle scienze delluomo tali si definiscono quelle scienze che studiano quella realt complessa,
articolata e multiforme che il comportamento umano in seno alla societ nei suoi infiniti aspetti. Con le altre
scienze delluomo (posologia, antropologia, pedagogia, storia, economia, psichiatria, ecc.) la criminologia ha
in comune lo studio delluomo nella sua dimensione individuale e sociale, e come suo specifico oggetto lo
studio delluomo allorquando viola la legge penale.

1.5 LA CRIMINOLOGIA COME SCIENZA


Per poter parlare di scienza necessario che un certo tipo di sapere abbia alcune caratteristiche. Irrinunciabili
requisiti delle scienze sono:
-

la sistematicit nel senso che una scienza linsieme delle conoscenze acquisite in determinati ambiti del
sapere, integrate in un complesso strutturato ed armonico;

la controllabilit posto che le enunciazioni debbono poter essere sottoposte al vaglio delle critiche logiche
e al confronto con i dati della realt;

la capacit teoretica per la quale una scienza deve riunire e riassumere molteplici osservazioni e dati sui
fenomeni di cui si occupa in proposizioni astratte unite da un nesso logico (le teorie) e intese a spiegare, in
una costruzione semplice e comprensibile, i rapporti causali, le correlazioni e le variabili dei fatti oggetto della
sua analisi;

la capacit cumulativa consistente nella caratteristica delle scienze di costruire teorie in derivazione luna
dallaltra talch le pi recenti correggono, modificano, amplificano o perfezionano le teorie prima formulate;

la capacit predittiva anche se doveroso precisare che le scienze delluomo presentano grandi limiti
nella possibilit di prevedere quali saranno i futuri comportamenti sia collettivi che dei singoli individui.
Luomo, infatti, non mai costretto ad agire in un certo modo ma libero, sia pur in modo non totale, di
scegliere la sua condotta: la quale influenzata, anche fortemente, dal sistema delle relazioni interpersonali,d
agli obblighi legali e dalle norme di costume, cos come lo dai fattori sociali, economici, familiari, ma alla fine
la condotta pur sempre rimessa alla scelta dellindividuo.

La criminologia ritenuta da molti scienza empirica,perch fondata sullosservazione della realt criminosa e
non sulla speculazione astratta,su presupposti teorici o su giudizi di valore, perch isolati dovrebbero avere un
carattere oggettivo. Quindi essa ha carattere avalutativo e neutrale intesa come scienza sempre e solo
empirica,e oggi assai ridimensionata e criticata perch non influenza i valori. Escienza descrittiva dei fenomeni
criminosi perch ad essa compete la descrizione fattuale, la classificazione e la differenziazione tassonomica dei
delitti e dei loro autori. Alla descrizione si aggiunge per anche la ricerca e la identificazione dei fattori
responsabili di tali eventi, la criminologia viene ad assumere il carattere di scienza eziologia, cio di scienza che
ricerca le cause dei fenomeni da lei osservati.
E opportuno a questo punto ricordare la classica distinzione di Bobbio tra:
- Scienze di fatto: scienze empiriche
- Scienze di valore: scienze speculative
Aspetto empirico/descrittivo

giudizi di fatto

Criminologia
Aspetto ideologico/critico

giudizi di valore

Quando la criminologia costruisce le sue teorie, viene dunque ad assumere prevalenti connotazioni di scienza
eziologia: in questo senso, sottolineando limportanza di alcuni fattori e indicandoli come cause della criminalit, viene
in definitiva ad effettuare giudizi ispirati a valori e perde quindi le sue connotazioni di scienza empirica. Ci si verifica
rinunciando al metodo induttivo in favore di quello deduttivo, particolarmente nella costruzione di talune teorie, nelle

quali preminente non tanto la ricerca empirica, quanto piuttosto la interpretazione di taluni fatti secondo una visione
ideologica o sociale: assume in tal caso le caratteristiche di quelle scienze che si fondano su giudizi di valore.
E opportuno a questo punto ricordare la ormai classica distinzione di Norberto Bobbio tra scienze che formulano
giudizi di fatto e scienze che si occupano di giudizi di valore: in questo senso, quando la criminologia coltiva
essenzialmente laspetto empirico e descrittivo dei fenomeni criminosi, prevalente la prima caratteristica; quando la
criminologia entra nel merito di valutazioni che sono ideologiche o etiche, quando privilegia taluni fattori sociali
conferendo ad essi valore di causa unica o prevalente della criminalit essa assume caratteri di scienza speculativa
che si fonda su giudizi di valore.
Unaltra caratteristica della criminologia quella di essere anche una scienza applicativa. Fra le molteplici
competenze del criminologo, vi anche quella di intervenire operativamente sui fenomeni criminosi e sugli individui:
agisce sui fenomeni con lattuare interventi di prevenzione generale e speciale, o con lattivarsi nei programmi di
mediazione fra reato e vittima; interviene sugli individui per favorire, con le tecniche proprie delle scienze delluomo,
leducazione dei rei minorenni e la risocializzazione dei condannati adulti, ecc.
1.6 RELATIVITIA DEL SIGNIFICATO AVALUTATIVO E NEUTRALE DELLA CRIMINOLOGIA
Anche se levolvere della scienza ha consentito di acquisire via via sempre maggiori certezze nelloggettivit di taluni
dati del reale, non altrettanto sicurezza stata raggiunta nellinterpretazione organizzata in una teoria dei dati stessi.
Infatti, requisito fondamentale delle teorie scientifiche il loro carattere di falsificabilit o confutabilit: questa
caratteristica, cos denominata da Popper, consiste nella loro non dogmaticit, perch proprio delle teorie
scientifiche il poter essere demolite e sostituite da nuove che dimostrano cos la fallacia di quelle che le hanno
precedute. Non vi cio una verit assoluta, valida per sempre, ma piuttosto un succedersi di verit, sempre
provvisorie, in attesa di essere superate, modificate o smentite da altre interpretazioni teoriche della realt in cui
viviamo. Infine si contesta lavalutativit della ricerca scientifica, affermando che i dati non parlano da soli ma
vengono letti alla luce della teoria: addirittura si sostiene che sar la teoria a permetterci di vedere certi date e ad
accecarci rispetto ad altri. Il che, poi, tanto pi vero per quelle scienze meno immediatamente a contatto col dato
naturale,dunque, tutte le scienze nelle quali lo scienziato nello stesso tempo osservatore di eventi e attore partecipe
di quel contesto sociale, obbligatoriamente contengono delle scelte di valore e riflettono gli orientamenti generali della
cultura del proprio momento. Quindi, anche la criminologia non pu essere solo scienza empirica e conoscitiva (il che
comunque non salvaguarderebbe lassoluta neutralit) ma include in s necessariamente anche aspetti di scienza
etico-normativa poich le sue acquisizioni, oltre che basarsi su giudizi di fatti, contengono anche giudizi di valore.
1.7 MULTICASUALITA E TEORIE CRIMINOLOGICHE
E opportuno chiarire unaltra delle peculiarit delle teorie del comportamento umano, rappresentato dal carattere
relativo delle verit da esse enunciate. A tal proposito distinguiamo:
teorie uni casuali:dove individuiamo un'unica causa o fattore del comportamento criminale
teorie casuali: individuiamo pi cause o fattori del comportamento criminale
Intendere la condotta in termini polarizzanti sulla causalit espone al rischio di considerarla secondo la prospettiva del
determinismo: cio individuare una causa specifica al comportamento criminale,che da solo spiega lagire, si finisce
col prospettare uninterpretazione meccanicistica che non lascia pi spazio a quella che la variabile fondamentale
del comportamento umano e cio la libert di scelta.
1.8 IL CONCETTO DI CAUSA IN CRIMINOLOGIA.
Gli uomini hanno costantemente costruito spiegazioni causali alla ricerca di dottrine capaci di offrire una spiegazione
al perch viviamo, e al perch delluniverso di cui siamo parte: non deve dunque sorprendere se anche la criminologia
si sia posto il problema di identificare le cause della condotta delittuosa.
Abitualmente si designa coma causa di un fatto lantecedente necessario e sufficiente al suo
accadimento,ovvero qualsiasi fenomeno che si verifichi nella realt richiede la presenza il cui ricorso necessario
per la realizzazione di quel fenomeno,e tali fattori presentano le condizioni necessarie.(allodola).Per una causa non
pu essere solo ma deve anche costituire una condizione sufficiente, cio si deve identificare solo lantecedente che
in definitiva ha provocato leffetto;Chiamiamo pertanto causa solo quella condizione che pi direttamente interviene
nel fenomeno esaminato e senza la quale non si sarebbe verificato.
Quando ci si propone non solo di esaminare il fenomeno,ma anche di modificarlo,ci si trova di fronte ad una causalit
pragmatica,che trova anche il criminologo, chiamato ad indagare e comprendere, ma possibilmente anche a
contrastare il comportamento delittuoso,e lo fa incentrando il suo interesse su un unico fattore,quello che egli ritiene
maggiormente significativo nella sua prospettiva operativa. Questo comune concetto quello di casualit lineare
(dalla causa A deriva leffetto B)tipica dellet del positivismo. Successivamente tale casualit stata sostituita dalla
casualit circolare soprattutto nelle scienze delluomo. Essa si propone di analizzare le reciproche influenze tra i
fenomeni che sono inseriti nel sistema,si fonda sul concetti di insieme e spiega come nei rapporti interpersonali le
condotte si un soggetto influenzino quelle degli altri,e come questultima a sua volta si ripercuota sul comportamento
del primo agente. Il modello mutuato dalla cibernetica, che sostituisce lo schema della causalit lineare con quello

di retroazione o feedback per il quale ognuna delle parti di un sistema influisce sulle altre (A --- B): ne deriva che la
differenziazione fra causa ed effetto viene in tal modo a perdere il significato perch ogni parte del sistema nello
stesso tempo causa ed effetto.
La criminologia, pur utilizzando la casualit circolare deve fare i conto con la casualit giuridica e materiale che cerca
di attribuire le responsabilit del fatto e che procede quindi secondo la logica della casualit lineare.
1.9 Il campo delle indagini criminologiche
Il campo di indagine della criminologia,quindi il delitto,che non un fatto naturale,ma considerato un fatto sociale
che la legge definisce come tale per convenzione pubblica. Colui che compie il delitto un soggetto antisociale,cio
mette in atto un comportamento che viola le norme sociali e in esse rientrano anche coloro che non hanno commesso
reati,ma che sono giudicati a seconda delle circostanze storiche.(criminalit potenziali)
Mentre per pericolosit sociale si intende quel comportamento messo in atto che viola le norme di carattere
giuridico. A tal proposito la criminologia cerca di capire perch vada mutando la scala di gravit dei reati e perch
alcuni vengono tollerati in certi momenti e altri no.
Essa si occupa della corrispondenza tra la percezione del corpo(reazione sociale),della gravit degli illeciti penali con
quelli della legge;parametro utilizzato per definire i confini nel campo di interesse della criminologia. La norma
giuridica costituisce la realt a cui il criminologo non si subordina ma mantiene la propria autonomia analizzandola e
riflettendo su di essa. Poich la punibilit e la reazione sociale dei delitti cambia nel tempo a causa di determinate
strutture sociali,economiche o culturali,si mette in evidenza il carattere relativo al concetto di delitto che non autorizza
a nessun soggettivismo.
1.10 -Relativit storica del concetto di delitto
I delitti non sono qualificati come tali come espressione di valori eterni e trascendenti: la loro identificazione da
intendersi come una convenzione sociale, e, come tale, mutevole col succedersi delle culture.
La relativit del concetto di delitto deriva innanzitutto dal fatto che la norma penale espressione dei valori prevalenti
e degli interessi particolarmente tutelati in una determinata societ.
In larghi archi di tempo, si pu osservare che sono stati puniti come reati comportamenti che successivamente non
sono stati poi ritenuti tali (stregoneria, eresia, maleficio, ecc.) e, per converso, atti oggi severamente puniti, in altre
epoche furono puniti con maggior mitezza se non addirittura non penalizzati.
La relativit del concetto di diritto si osserva anche per il fatto che nella stessa epoca, concezioni assolutamente
difformi sono presenti in diversi paesi, pur appartenenti ad analoghe strutture culturali e, ancora, di pi, in aree
culturali fra loro maggiormente differenti, possono osservarsi, in uno stesso momento storico, assai diverse
qualificazioni i delitti o unassai dissimile percezione di gravit.
Per comprendere il carattere relativistico del delitto, occorre ricordare che tutta la vita umana ordinata da norme
(legali o di costume) che vengono apprese e che differiscono, con limitato margine di discrezionalit individuale, come
ci si debba comportare e viceversa come non sia lecito agire nelle varie circostanze.
Lapprendimento di tali norme un fatto squisitamente culturale ed favorito da un insieme di strumenti di controllo
sociale che agiscono su ogni attore sociale affinch si conformi ai precetti del suo gruppo. Linsieme delle regole di
comportamento fa s che tutte le azioni dalle pi semplici a quelle apparentemente innate, a quelle pi complesse
siano previste nel modo e nel tempo in cui debbono essere eseguite lasciando uno spazio di libert e di scelta al
singolo individuo che sempre limitato. La maggior parte di queste norme non codificata ed talmente connaturata
ai costumi e alla cultura da passare del tutto inosservata, o dal farla ritenere non tanto la conseguenza dello sviluppo
della cultura realizzatosi nel millenario succedersi di diverse societ quanto addirittura naturale, cio legata alla
stesa struttura biologica delluomo.
La dinamicit delle regole tipica dellevolversi delle varie culture e le leggi si modificano e si succedono in un
divenire continuo, per adeguarsi costantemente allevoluzione della societ. Alcune regole durano pi a lungo e sono
ritenute immutabile e perci intrinseche alla natura delluomo; altre si modificano pi rapidamente e perci vengono
apprezzate pi agevolmente come mutevoli regole sociali.
Si sono inoltre sempre poste distinzioni fra le varie norme, alcune delle quali vengono ritenute di minor conto ed altre
valutata come pi importanti: sono quelle che tutelano principi e beni che sono ritenuti primari e la cui osservanza
garantita dal controllo esercitato dalla legge penale. Questo vuol dire che viene effettuata una selezione fra principi,
beni, interessi, diritti, secondo una precisa gerarchia di valori. Qualche volta queste infrazioni possono anche essere
lesive di valori morali, la cui osservanza per lasciata alla discrezione dei singoli e non tutelata con punizioni
legali, bens mediante il controllo esercitato in modo informale dai gruppi sociali (riprovazione, derisione,
emarginazione, censura, ecc.). A protezione di principi e beni ritenuti essenziali esistono invece (nelle societ simili
alla nostra) norme scritte, tradotte in codici e leggi, che ufficialmente ne proibiscono linosservanza, prevedendo, per
ciascuna trasgressione, la corrispondente pena.

Le leggi penali sono pertanto da intendersi come uno dei numerosi sistemi di controllo sociale mirati a inibire quei
comportamenti ritenuti pi gravi, perch minacciano quellinsieme di beni, materiali e no, che una data societ ritiene
maggiormente preziosi e che protegge in modo privilegiato, mediante appunto lintimidazione e lirrogazione della
pena.
Di volta in volta, la societ distingue per convenzione ci che lecito da ci che non lo e, pertanto, anche la
definizione di reato mutevole e convenzionale, cio non assoluta, ma frutto di scelta, di decisione o accordo in
funzione di una a sua volta mutevole gerarchia di valori.
Il carattere relativistico delle definizioni legali di delitto non autorizza peraltro alcune soggettivismo, per il quale,
essendo la legge una convenzione, sarebbe a ciascuno lecito decidere, secondo un proprio codice personale, se
accettare e rispettare la norma legale, ovvero rifiutarla e non osservarla. Principio irrinunciabile di ogni societ
losservanza della legge esistente, che mantiene la sua imperativit anche constatandone il valore contingente e on
trascendente. Semmai, le leggi vanno modificate quando non sono pi socialmente percepite come adeguate ai valori
della cultura.
1.11 - Strumenti di controllo
Ogni societ retta da regole di comportamento, parte non codificate connaturate nei costumi e nella cultura,legata
alla struttura biologica deluomo, parte tradotte in norme legali (fra le quali quelle penali) al fine di assicurare coesione
fra i suoi membri e stabilit sociale: senza regole, infatti, qualsiasi contesto, dl pi arcaico al pi evoluto, non pu
esistere. Questi obiettivi sono assicurati dalla esistenza di sistemi di controllo che hanno appunto lo scopo di
assicurare la coesione e la salvaguardia di ogni dato contesto sociale.
Il termine controllo sociale va inteso, in modo neutrale, avendo la consapevolezza che nessun sistema sociale pu
esistere senza losservanza di regole e questo per il benessere di tutti, necessario infatti come afferma Isaiah Berli
che la libert dei singoli sia garantita appunto dai sistemi di controllo che, senza per ci essere necessariamente
oppressivi, ne assicurano la salvaguardia.
Per comprendere lutilit di queste strutture di salvaguardia, prendiamo in considerazione il concetto di agenzie di
riduzione dellansiet. Tali agenzie svolgono una fondamentale funzione di stabilit sociale e sono rappresentate da
tutte quelle struttura pi o meno istituzionalizzate o informali alle quali gli attori sociali aderiscono per vari motivi e in
vario modo (comunit, associazioni, partiti, movimenti, organizzazioni sportive, ecc) che forniscono contestualmente
costellazioni di valori (ideologie, fede religiosa, fede politica, ideali, mete collettive, etica sociale, regole di vita): il loro
venire meno si riflette in aumento di ansia sociale. Tali agenzie sono vissute come pregnanti: tanto pi il singolo
individuo pu riferirsi ad esse e tanto meno deviante sar la sua condotta.
Queste agenzie costituiscono uno dei tanti mezzi di cui la societ dispone per assicurare nei suoi membri la massima
osservanza delle regole che caratterizzano la sua cultura e quindi anche per contenere la criminalit. Ogni tipo di
societ impiegher tutti gli strumenti idonei a evitare le tendenze devianti dai suoi valori fondamentali: questi sono
appunto gli strumenti di controllo sociale.
Fra gli strumenti di controllo sociale distinguiamo:
1)

quelli istituzionalizzati o di controllo formale in cui il controllo esercitato dagli organi pubblici in base a
norme giuridiche che ne prevedono esplicitamente le competenze e le procedure. I controllo formale quello
esercitato dalle forze di polizia, dalle sanzioni detentive e pecuniarie, dalle misure di sicurezza, ecc. Sono
tutti strumenti che, regolamentati in precise istituzioni, mirano a garantire il rispetto delle norme.

2)

Quelli di controllo informale istituzionalizzato sono organismi fondamenti che fungono anche da agenzie di
controllo del comportamento. Il controllo informale rappresentato dallazione di strutture riconosciute dal
diritto per finalit diverse dalla lotta alla criminalit (ad esempio, la famiglia, la scuola, la chiesa, il sindacato)
o anche indifferenti al diritto (es: le comunit abitative e le associazioni spontanee) che, intenzionalmente o
meno, concorrono a determinare ladattamento degli individui agli schemi delle societ in cui vivono o anche
a correggere situazioni , comportamenti e abitudini di vita che fanno temere unesposizione al rischio di
divenire delinquenti o una inclinazione in tal senso (servizi sociali, presidi psichiatrici, i centri per alcolizzati e
tossicomani, ecc.).

3)

Quelli di controllo informale non istituzionalizzato (o di gruppo) Si tratta di un sistema di controllo che non si
esercita mediante le istituzioni ma da persona a persona nel contesto stesso dei vari gruppi sociali Il vicinato,
le persone che si frequentano, gli amici e i colleghi, lambiente di studio e di lavoro). Questo tipo di controllo
viene esercitato con lapprovazione o lelogio pubblico ovvero con la riprovazione: questultima si manifesta
attraverso una gradualit di atteggiamenti proporzionali alla gravit con cui viene giudicata la condotta
(riprovazione verbale in privato; rimprovero pubblico; severa censura; derisione; temporaneo allontanamento
dal gruppo; isolamento; emarginazione; stigmatizzazione).

In sintesi, dunque, i controllo sociale consiste nellazione di tutti i meccanismi che controbilanciano le tendenze
devianti, o impedendo del tutto la deviazione o, cosa pi importante, controllando o capovolgendo quegli
elementi della motivazione che tendono a produrre il comportamento deviante.

In una societ vi tanta maggior criminalit e devianza quanto maggiore il vuoto di valori o quanto pi
prevalgono gruppi sociali negativi.
1.12 Connessioni fra cultura, leggi e poteri
Per cultura, in generale, si intende linsieme dei contenuti di valore, delle ideologie, delle conoscenze, dei costumi,
della morale, e delle credenze caratteristici di ogni societ.
Ancora meglio, ogni cultura pu intendersi come linsieme delle norme (tradizioni, costumi e leggi) che danno
concretezza e tutela ai valori caratteristici di una data societ: la definizione del bene e del male si realizza perci nel
contesto della societ. In una data societ, dunque, esiste un insieme complesso e articolatissimo di valori, taluni dei
quali si concretizzano appunto nelle leggi.
Uno dei fini delle leggi quindi quello di assicurare la continua coerenza e funzionalit tra la struttura della societ e il
tipo della cultura.
Ma non si deve avere una visione del divenire dei fatti sociali intesa come esclusivamente fondata sulluniformit del
consenso di tutti gli attori sociali.
Occorre quindi tener presente che in ogni aggregazione umana(societ) sono contemporaneamente presenti sia
consenso che dissenso: certamente essi sono entrambi indispensabili il primo, per evitare il dissolvimento
dellaggregato sociale e limpossibilit, a causa della costante contesa, di un funzionamento operativo dei vari gruppi;
il secondo, per impedire la sclerosi dellimmobilismo e il soffocamento delle voci minoritarie.
I concetti si struttura e sovrastruttura, mutuato dalla filosofia marxista, ben si presta per spiegare il legame
esistente tra le caratteristiche di una societ e i valori ideologici, la morale, i costumi e le credenze della sua
impalcatura culturale. Struttura , appunto, il tipo di sistema economico di una societ data, controllato dai gruppi che
detengono i mezzi di produzione dei beni; sovrastruttura linsieme di valori di quella societ, che risulta funzionale al
tipo di sistema economico. La coerenza assicurata dal fatto che i valori fondamentali non sono espressi da tutti i
membri della societ ma, data la divisione in classi, solo dai gruppi che in quella societ detengono pi potere e, di
conseguenza, fanno leggi in modo funzionalmente armonico alla propria posizione e interesse.
In realt, la piena corrispondenza funzionale tra valori culturali di generale accettazione e valori culturali dei gruppi o
delle classi pi potenti si realizza solamente nei periodi storici caratterizzati da stabilit sociale, quando il potere ben
definito;in una societ come la nostra che pluralista e quindi composta da gruppi diversi e in contrasto in cui sono
molti i gruppi di potere ci non accade.
1.13 Metodi e fonti delle conoscenze empiriche
E opinione generale che la criminologia si distingua dalle altre scienze criminale per la sua caratteristica di scienza
empirica, cio fondata sullosservazione della realt e non sulla speculazione concettuale. Ma dobbiamo ricordare,
tuttavia, che ci vero solo in parte perch non pensabile una criminologia senza il presupposto di una visione del
mondo, che anche filosofica ed etica. Cos come, reciprocamente, la criminologia non pu prescindere anche dai
dati dellosservazione empirica dei singoli individui, dellambiente e della realt sociale. Da qui, limportanza di
conoscere metodi e fondi dei dati empirici di cui pur sempre la nostra disciplina si avvale.
Gli strumenti statistici a disposizione del criminologo sono:
Le statistiche di massa - servono per esaminare lestensione dei fenomeni e le caratteristiche pi generali dei fatti
criminosi (frequenza, diffusione, distribuzione e fluttuazioni nel tempo e nei luoghi) e sono effettuate su grandi numeri
o sulla totalit dei soggetti delluniverso considerato.
Losservazione individuale tipica della criminologia clinica, consente invece di evidenziare circostanze particolari
che la statistica non pu considerare (caratteristiche psicologiche o psicopatologiche del reo, aspetti del suo ambiente
particolare, riverberi su di esso della reazione sociale, la sua carriera criminale, relazioni interpersonali, ecc.). Risulta
per impossibile enucleare con questo mezzo di indagine i fattori di pi generico influenzamento presenti
nellambiente sociale. Questo tipo di investigazione pu estendersi a pi soggetti aventi una comune caratteristica
delittuoso, cos che dalla moltiplicazione dei singoli casi osservati se ne possono ricavare profili psicologici e identikit
maggiormente significativi sulla tipologia di particolari delinquenti: ricerche di questo tipo consentono di accertare,
ad esempio, le caratteristiche comuni di ladri o truffatori professionali, serial killer, ecc.
Le ricerche su gruppi campione La ricerca eseguita su un numero relativamente ristretto di soggetti che diventa
per rappresentativa (un campione, appunto) dellintera popolazione.
Le indagini sul campo Si utilizza quando si vogliono studiare le caratteristiche criminali di certi ambienti o gruppi,
il ricercatore si inserisce materialmente per un periodo di tempo nellambiente.
Le ricerche settoriali sono condotte, senza che il ricercatore si inserisca personalmente nel campo indagato, su
altri ambienti particolarmente significativi (carcere, istituti per misure di sicurezza, ambienti dei tossicomani, ecc.) per
indagare su dati e situazioni non altrimenti conoscibili.

Interviste a testimoni privilegiati - Si eseguono inchieste su persone che, per la loro veste professionale (assistenti
sociali, psicologi, psichiatri, insegnanti, ecc.) hanno conoscenze vissute ed esperienze professionali particolarmente
preziose.
Tutti questi tipi di indagine vengono eseguite con la tecnica delle interviste dirette e con questionari, cos da poter
valutare le percezioni e le opinioni nei confronti di vari problemi attinenti alla criminalit.
Quando si vogliono analizzare gli effetti di taluni trattamenti risocializzativi, le conseguenze di certi interventi o la
validit di talune innovazioni penali, si utilizzano le ricerche operative, che consistono nel controllare i loro effetti
comparando una campione di soggetti che ne hanno beneficiato con altri che non ne hanno fruito. In tal senso,
queste possono essere definite ricerche sperimentali.
Ci sono poi le indagini anamnestiche che esaminano i risultati a distanza di tempo di taluni interventi per valutarne
lefficacia.
Sono da ricordare anche gli studi predittivi, utilizzati per trovare indicatori che consentono di prevedere il futuro
comportamento sulla scorta di certi parametri e le ricerche storiche, che offrono unampia gamma di studi, per
esempio sulla fenomenologia criminosa, sulle pene e sui sistemi carcerari di epoche passate.
1.14 Il numero oscuro
.Il numero dei delitti che vengono quotidianamente consumati in genere superiore a quello che emerge alla
superficie: cos, la visione della realt criminosa risulta gravemente deformata ove essa fosse riferita solo ai dati
ufficiali senza prendere in considerazione anche quelli relativi alla criminalit sconosciuta. A ci fanno riferimento
sostanzialmente gli studi sul numero oscuro (dark number).
Lindice di occultamento (cio il rapporto reati noti e reati commessi) varia in modo considerevole per le differenti
specie di delitti: il numero degli omicidi volontari commessi molto vicino a quello noto; le truffe, invece, quelle note
sono notevolmente inferiori a quelle attuate dato che non tutte le vittime denunciano il reato subito.
Al numero oscuro relativo al mancato accertamento dei reati, si aggiunge poi il problema della non identificazione
dellautore dei reati pur accertati.
Il numero oscuro non dunque da riferirsi solo ai fatti delittuosi che rimangono del tutto ignorati e che non mettono
nemmeno in moto le strutture deputate alla loro repressione e punizione, ma ricomprende anche quei delitti
ufficialmente noti e dei quali non si scoperto lautore.
La causa dellelevato indice del numero scuro da riscontrarsi:
1)Latteggiamento della vittima e qualit del reato
E da considerare che non tutti i delitti vengono denunziati dalle vittime (o dai testimoni) e non tutti vengono perci a
conoscenza delle autorit: anche latteggiamento della vittima, dunque, gioca un ruolo determinante sul numero
oscuro.
Dobbiamo pensare infatti che vi sono certi delitti, fra cui tipici sono quelli di aggressione sessuale, per i quali la vittima
preferisce lasciare impunito lautore piuttosto che dare notoriet al fatto, oppure, come per il racket, per il quale la
persona offesa tace per timore di ritorsioni o vendette. Vi sono poi dei reati che non vengono denunciati in quanto la
vittima ritiene che sprecherebbe il suo tempo per una denuncia che non porterebbe comunque a nulla, come accade
per i furti in appartamento ad opera degli zingari.
2) Latteggiamento degli organi istituzionali
Gli organi di polizia e la magistratura inquirente hanno, per loro finalit, non solo il compito di identificare gli autori dei
fatti denunziati o comunque conosciuti ma anche quello di prendere liniziativa andando a ricercare fatti delittuosi non
ancora divenuti noti. Nella realt, le iniziative di indagine si rivolgono invece in modo selettivo verso certi settori di
delittuosit piuttosto che verso altri, a seconda di ci che, in un dato momento, per le diverse esigenze e contingenze,
o per lallarme sociale suscitata in maggiore o minore misura da certi comportamenti, viene ritenuto essere pi utile,
opportuno e importante da reprimere, trascurando conseguentemente, e perci di fatto tollerando, altre condotte.
Il privilegiare luno o laltro settore sempre questione di necessit contingenti e/o di scelta e ci comporta,
inevitabilmente, un aumento dei comportamenti delittuosi in ambiti determinati in quanto ritenuti dai delinquenti meno
rischiosi. Ad esempio, si ricorda lindifferenza riservata ai delitti di natura finanziaria ed imprenditoriale.(colletti
bianchi)
3)La qualit dellautore del reato
Interferisce sullentit del numero oscuro anche la qualit dellautore del reato: a parit di condotta delittuosa, per
esempio, lautore di un piccolo furto non verr denunciato qualora si tratti di un ragazzo di buona famiglia e questo
perch intervengono pressioni oppure considerazioni di opportunit che possono favorire maggior tolleranza nei suoi
confronti. Una inferiore esposizione al rischio di denuncia si realizza anche, ovviamente entro certi limiti, nei confronti
di minorenni o qualora il colpevole rivesta posizioni di prestigio sociale, sia un personaggio noto o molto ricco.

1.15 Statistiche di massa


Le statistiche di massa consentono al raccolta, lanalisi matematica e linterpretazione di dati quantitativi, inclusa la
determinazione di correlazione fra vari dati.
Poich raccolgono, di un fatto osservato, tutti i casi che si sono verificati, o un numero molto grande di essi, la
veridicit dei dati di statistiche di questo tipo molto elevata.
Pu utilizzarsi questo genere di indagine per avere statistiche trasversali (es.: caratteristiche della criminalit in un
dato momento) ovvero statistiche longitudinali o dinamiche (modificazioni da un momento allaltro o nello sviluppo
diacronico di un fenomeno).
Questi dati possono poi essere elaborati in funzione di numerose variabili: et, sesso, tipo di reato, tipo di sanzione,
condizioni economiche degli autori, professione, regione di nascita e di residenza, scolarit, religione, razza,
nazionalit, condizione familiare e molti altri.
Di particolare interesse sono le correlazioni statistiche fra diverse serie di dati e talune variabili. E possibile che si
abbiano delle variazioni indipendenti nelle serie confrontate (assenza di correlazione o correlazione indifferente =
numero degli omicidi e stagione in cui sono commessi); che le variazioni di un carattere corrispondono a variazioni
nellaltra serie nello stesso senso (correlazione positiva = pi aumenta lurbanizzazione pi aumenta la criminalit);
ovvero nel senso opposto (correlazione negativa = dopo i 30 anni, pi aumenta let e minore diventa il numero dei
fatti delittuosi).
Ovviamente, le correlazioni possono variare, per uno stesso fenomeno, nei tempi e nei luoghi.Dalle correlazioni
statistiche in genere arbitrario trarre delle illazioni di ordine causale, I fattori che intervengono nel comportamento
criminoso, infatti, sono estremamente numerosi e complessi e accentrare lattenzione su una variabile comporta
sempre il rischio di non tener conto di altri fattori che pur concorrono nel fenomeno osservato. La statistica criminale
poi soggetta a errori non solo relativi allinterpretazione dei dati ma anche per quanto concerne la loro validit come,
da esempio, per quelli che derivano dalla imprecisione o dalla non attendibilit delle fonti. Le interpretazioni, poi,
possono essere inficiate da numerosi fattori di errore quali, ad esempio, quelli derivanti da variabili non considerate o
nascoste o sconosciute.
La molteplicit dei fattori che agiscono sulla condotta umana deve rappresentare una costante remota alla tentazione
sia di attribuire immediatamente, attraverso i dati ricavati dalle indagini statistiche, valore di causa a certi fattori, sia di
generalizzare arbitrariamente.
1.16 Inchieste su gruppi campione
Le indagini campionarie sono quelle che consentono di ricercare talune caratteristiche su di un gruppo ristretto di
persone, scelte per in modo tale da rappresentare la totalit di una popolazione, cos da essere un campione
veramente rappresentativo di essa(popolazione o universo). Limpiego di tecniche particolari rende possibile, anche
se lo studio effettuato su di un numero relativamente ristretto di individui, di conferire a queste indagini una validit
simile a quella che si sarebbe ottenuta ove fossero stati sottoposti allinchiesta tutti i soggetti di quella popolazione.
Affinch il gruppo campione sia rappresentativo, necessario che, a seconda del tipo di indagine, esso contenga, in
misura proporzionale a quella esistente nella realt, differenti tipi di soggetti che esistono nella popolazione.
Le inchieste campionarie sono dotate di un indubbio potere chiarificatore e hanno consentito alla moderna
criminologia di acquisire conoscenze fondamentali. Esse conservano i vantaggi, eliminandone per i difetti, sia delle
indagini di massa che di quelle individuali.
Anche le indagini campionarie, per, consono del tutto prive di difetti e immuni da critiche. Innanzitutto, non sempre
agevole ottenere un campione veramente rappresentativo delluniverso che si vuole analizzare (es.: non sono tutti
noti gli autori di un determinato delitto quindi, estrarre un campione dalla popolazione dei detenuti per quel delitto
fuorviante). Inoltre, i fattori che intervengono nei fenomeni criminosi sono molteplici quindi incentrando lindagine su
una o qualcuna delle molte variabili si rischia di trarre conclusioni arbitrarie.
1.17 Le osservazioni \ ricerche individuali
Con i metodi individuali di indagine, si studiano singoli criminali o, al pi, piccoli gruppi in quanto esse attengono, in
generale, allo studio della personalit, intesa come unit psico-organica, e dei fattori microsociali agenti a pi
immediato contatto del singolo.
Queste indagini possono essere indirizzate verso lo studio del caso,in cui vengono cos sviscerati, relativamente ad
un singolo caso, tutti gli aspetti relativi alla famiglia, al passato, alle caratteristiche ambientali, mediche, psicologiche,
ecc.
Talune indagini individuali particolarmente dettagliate e approfondite possono assumere il carattere di storia di vita
descrivendo tipi particolari ed emblematici di carriere criminali, illuminando su fattori di peculiare importanza (es.
difetti di socializzazione o influenza di determinate vicende o ambienti sociali nel destino di una persona).

Le indagini individuali hanno consentito cos di enucleare fattori assai significativi della condotta deviante e criminale:
frequenza delle anomalie della personalit, fattori familiari disturbanti, condizioni di frustrazione, ecc. E stato cos
possibile anche osservare il ruolo giocato nella criminogenesi dallalcoolismo, dalle tossicomanie, dal disturbo
mentale, dalle condizioni di sfavore sociale.
1.18 Questionari ed interviste
Fra i metodi di indagine utilizzati in criminologia si debbono citare anche i questionari e le interviste che vengono
ampiamente utilizzati negli ambiti pi diversi per effettuare sondaggi di opinione, conoscere preferenze, scelte, gusti
ed abitudini. Nello specifico della ricerca criminologia, questi vengono utilizzati per rilevare atteggiamenti e reazioni
nei confronti dei fenomeni criminali.
I questionari ,le interviste,insieme a colloqui rientrano nelle cosiddette tecniche della domanda
I questionari consistono in un insieme di domande uniformi e rigidamente predefinite, volte in genere a indagare
temi precisi e circoscritti, che vengono sottoposte a gruppi campione molto estesi.
Le interviste presuppongono invece uno scambio verbale. Esistono in base al livello di strutturazione le interviste
strutturate costituite da domande predefinite sia nei contenuti sia nella successione delle domande. Poi c sono le
interviste semistrutturate o libere nelle quali le domande non sono predisposte in maniera altrettanto rigida, e
perci allesaminatore viene lasciata maggiore libert di interloquire con il soggetto.
Un esempio di intervista libera costituito dai colloqui che viene utilizzato per scopi sia clinici che di ricerca: consiste
in una conversazione opportunamente indirizzata con il soggetto o con i soggetti studiati e consente perci un
contatto diretto e una comprensione pi approfondita, anche se meno estesa, delle dinamiche sottese al fenomeno
analizzato. Naturalmente, le informazioni raccolte durante il colloquio non sono del tutto esenti dal rischi di
condizionamento.
Tra le finalit di questi metodi di indagine vi anche quella di conoscere meglio lidentit e qualit dei delitti
commessi: utilizzando queste interviste e questionari stato possibile, ad esempio, aprire qualche spiraglio nella
conoscenza della criminalit nascosta.
Le inchieste confidenziali, ad esempio, sono state utilizzate per interrogare con questionari campioni di
popolazione, chiedendo agli intervistati se avessero mai commesso reati. Tali inchieste vengono eseguite in
condizioni di massima discrezione ed offrendo garanzie di assoluto anonimato. Anonimato vuol dire che neanche il
ricercatore stesso, al momento dellelaborazione dei dati, in grado di risalire al soggetto che ha fornito le risposte;
confidenziale vuol dire che tale riconoscimento invece possibile ma si assicura la completa segretezza.
Altre ricerche, sempre effettuate mediante la tecnica delle inchieste confidenziali, sono state svolte per identificare
quelle vittime che non avevano denunciato i torti subiti (inchieste vittimologiche): attraverso indagini su gruppi
campione e chiedendo agli intervistati quali e quanti reati avevano subito in un certo periodo, emersa la conferma
che i reati commessi sono ben pi numerosi di quelli ufficialmente noti. Agli stessi risultati hanno condotto le inchieste
tra persone che, per il ruolo e lattivit svolti hanno maggiore possibilit di venire a conoscenza di fatti delittuosi
(inchieste tra testimoni privilegiati).
Da pi parti stato riconosciuto come le informazioni raccolte attraverso tali tecniche possono essere limitate o
distorte da numerosi fattori quali il cattivo ricorso, la sempre possibile reticenza o la semplice mendacit. Non da
trascurare neanche il fatto che le vittime potrebbero non avere interesse a menzionare alcuni reati nei quali hanno
avuto un ruolo attivo (es: stupefacenti o corruzione di pubblici funzionari). Di fondamentale per lintervistatario
lutilizzo etico in modo tale da non dimenticare mai lo scopo che quello di tutelare le persone.
1.19 Indagini predittive
La predizione di futuro comportamento delittuoso rappresenta uno degli obiettivi della criminologia.La predizione
criminosa viene di regola effettuata secondo criteri induttivi, cio secondo esperienza e comune buon senso:
intervengono in questo giudizio la valutazione della gravit e del tipo di reato, le circostanze e modalit di
commissione, le caratteristiche personali sociali e familiari del reo, i suoi precedenti penali.Utilizzando una diversa
metodologia, fondamentalmente viene utilizzato un criterio statistico, che ha in s inevitabilmente tutte le incognite
connesse al trasferimento sul singolo caso di medie statistiche.
Il pi noto dei sistemi predittivi quello predisposto da Glueck che utilizza alcuni indici (della famiglia, del
carattere e della personalit) emersi come pi frequenti fra giovani delinquenti rispetto a quelli di loro coetanei che
hanno invece tenuto condotta regolare.
La predizione del comportamento uno dei compiti pi impegnativi, nonostante le sue conoscenze specifiche, che il
criminologo incontra.

CAPITOLO 2
LO SVILUPPO DEL PENSIERO CRIMINOLOGICO
2.0 Ideologie e criminologia
La criminologia nasce come scienza solamente nel 1800 quando, per la prima volta, viene affrontato in modo
empirico e sistematico lo studio dei fenomeni delittuosi, che in precedenza, venivano considerati secondo una
prospettiva essenzialmente morale e solo secondariamente giuridica.
La netta differenziazione fra illecito morale e illecito giuridico avverr solo in tempi a noi vicini e sar frutto del
pensiero illuministico. In precedenza, in ogni delitto era implicito anche un contenuto di infrazione morale e i due
concetti, di fatto, coincidevano.(es. nel cristianesimo,delitto=peccato)
Questo approccio storico pu essere affrontato secondo una triplice prospettiva:
1) una prospettiva esplicativa (perch si delinque?)
2) una prospettiva finalistica (a qual fine punire?)
3) una prospettiva operativa (come punire?).
Vediamole in particolare.
1) prospettiva esplicativa secondo questa prospettiva, oggi si risponde alla domanda perch si delinque?; per
lunghi secoli, invece, questa domanda era perch si pecca?. Le risposte in proposito sono state molte: per
ribellione al comandamento divino, per acquiescenza alle lusinghe del demonio, cio, in altri termini, al mai risolto
conflitto tra Bene e Male. Un simile approccio pone subito la questione mai risolta della predeterminazione,
ovvero della libert di peccare: questo dibattito ancora oggi aperto tra le correnti di pensiero deterministiche,
che ritengono luomo totalmente condizionato nellazione da forze a lui esterne (cultura, societ, pressioni
ambientali di ogni tipo, fattori psicologici, ecc.) e quelle che ritengono invece luomo comunque libero, cio dotato
della capacit di scegliere il male (i comportamenti proibiti dalle norme) ovvero il bene (i comportamenti
autorizzati). Solo in tempi a noi pi vicini, con il rafforzarsi dellautorit dello stato, si sono andati lentamente
differenziando il delitto inteso come infrazione ai divieti terreni dal peccato quale inosservanza della morale
(cio dei precetti divini) anche se etica e delitto si sono pur sempre, ed anche oggi, in parte sovrapposti.
2) Prospettiva operativa se ci chiediamo, invece, come punire, nei tempi passati, si ricorreva alla pena
capitale quale sanzione elettiva, applicata per infrazioni ai nostri occhi anche di ben modesta gravit affiancando
le pene corporali, le fustigazioni, la lapidazione, i tormenti, le mutilazioni,ecc. Solo ai nostri giorni la pena
fondamentale diventata la perdita della libert mediante la carcerazione che seguiva il principio della detenzione
secondo il quale la persona in carcere deve stare peggio che fuori.
3) Prospettiva finalistica se vogliamo invece mettere in evidenza la domanda qual lo scopo della pena?
dobbiamo fare alcune considerazioni. E da sottolineare innanzitutto come, in ogni tempo, non si mai rinunciato
al principio sanzionatorio non solo come strumento di controllo sociale ma anche al fine di appagare in ognuno
il sentimento e il bisogno di giustizia. Nel passato la pena era rozzamente commisurata secondo la legge del
taglione, intesa quale mezzo per compensare loffesa subita con linfliggere al colpevole la stessa sofferenza
causata alla vittima. Inoltre, finalit della pena fu quella della vendetta, con linfliggere un male al colpevole
direttamente da chi ha subito il torto in compenso del male subito. Per secoli (dal mondo greco fino ancora nel IV,
V secolo d.C. per il diritto germanico), infatti, la vendetta non fu solo la motivazione principale della pena ma un
preciso diritto della vittima o dei suoi familiari. Le origini del diritto penale si possono far risalire allora proprio nel
momento in cui lo stato limita e regolamenta la vendetta, ponendo delle norme legali per stabilire come e in quali
casi essa poteva essere legittimamente esercitata. Solo pi tardi, lautorit dello stato ha avocato esclusivamente
a s lamministrazione della giustizia togliendola alla disponibilit del privato.
2.1 LIlluminismo e lideologia penale liberale
Il pensiero penalistico moderno nasce con lIlluminismo.
Nellancien regime, infatti, tanto il diritto che la procedura quanto lesecuzione delle pene, erano incentrati
sullautoritarismo dispotico della monarchia assoluta e sui privilegi dellaristocrazia nobiliare ed ecclesiastica. Anche
lesercizio della giustizia era arbitrario tanto quanto la struttura sociale: il diritto penale si estendeva ad aree che ora
consideriamo come di competenza della coscienza privata (i delitti di opinione erano anche infrazione di norme
religiose); ai giudici era conferito il libero arbitrio nel qualificare un fatto come delitto e nella conseguente pena.. Il
delinquente era percepito come un malvagio attentatore dellautorit del sovrano, la cui persona si identificava con lo
stato; sul reo,ricadeva anche una colpevolezza religiosa, poich la potest reale era garantita dalla divinit: egli
doveva dunque essere severamente punito e, spesso, materialmente soppresso. Lesecuzione della punizione era
dunque pubblica affinch tutti potessero vedere ci che comportava laver sfidato lautorit. E in questa situazione

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che le idee dellIlluminismo cominciano a farsi strada con lobiettivo di rischiarare la mente degli uomini dalle tenebre
del dispotismo, dellignoranza, della superstizione religiosa, attraverso la scienza e la conoscenza. Esso era dunque
un movimento rivoluzionario che proponeva valori alternativi: la ragione come sostituto della tradizione; la libert per
tutti i cittadini (e non pi sudditi), la loro eguaglianza come fatto e legge naturale a fronte di privilegi di casta. Uno
degli elementi che avrebbe realizzato il pensiero illuminista doveva essere appunto la giustizia: il principio
delluguaglianza degli uomini di fronte alla legge risale a Voltaire e Montesquieu anche se, per gli illuministi, lidea di
uguaglianza si riferiva specificamente allabolizione dei privilegi di nascita e di classe ed essenzialmente alla parit di
tutti i cittadini di fronte allautorit dello stato che veniva a sostituirsi allautorit del monarca e delle caste potenti.
La necessit di una nuova struttura giuridico-normativa del diritto pubblico, che desse corpo ai principi dellIlluminismo
e che ponesse le basi di un nuovo diritto, trov in Cesare Beccarla (1738-1794) il suo pi famoso sostenitore e
divulgatore. Dei delitti e delle pene, pubblicato anonimo per timore della censura nel 1764, rappresenta la pi nota
esposizione della nuova concezione liberale del diritto penale, che segna linizio di una nuova filosofia della pena e
che fra laltro sar anche anticipatorio dei futuri approcci criminologici.
Gli aspetti fondamentali della concezione liberale del diritto, possono essere cos riassunti:
o

separazione fra morale religiosa ed etica pubblica - la funzione della pena quella di rispondere alle esigenze
di una determinata societ anzich ai principi morali;

presunzione di innocenza il diritto deve garantire la difesa dellimputato contro gli arbitri dellautorit;

i codici devono essere scritti ed i reati espressamente previsti;

la pena deve avere un significato retributivo anzich unicamente intimidatorio e vendicativo (ciascuno deve
subire una pena che tocchi i propri diritti tanto quanto il delitto che ha commesso ha colpito i diritto altrui);

la pena deve colpire il delinquente unicamente per quanto di illecito ha commesso e non in funzione di quello
che egli o ci che pu diventare;

il criminale non un peccatore ma un individuo dotato di libero arbitrio, pienamente responsabile, che ha
effettuato scelte delittuose delle quali deve rispondere nel modo stabilito dalla legge.

Vediamo come molti di questi fondamenti sono ancora attuali mentre cambiato oggi il modo riconsiderare la
personalit del delinquente.
Un altro esponente del pensiero giuridico fu Jeremy Bentham(1748-1832),egli afferma che il delitto non va
considerato solo secondo la sofferenza che reca a chi lo compie o a chi lo subisce,ma secondo tutte le ripercussioni
in termini di paura e incertezza che creano alla societ. La morale deve quindi rinforzarsi con la legge in modo da
fermare ogni interesse egoistico del singolo,e poich egli convinto che linteresse del singolo coincide con quello
della societ, contrario alla pena capitale. Il progetto pi famoso di Bentham il Panopticon,un carcere modello di
forma semi-circolare al cui centro era collocata la sede dei sorveglianti,mentre le celle intorno e continuamente
esposte allo sguardo delle guardie. La torre di sorveglianza permetteva di vedere senza essere visti cosi ciascun
prigioniero si comportava con disciplina credendo di essere continuamente sorvegliato.
2.2 La Scuola Classica del diritto penale
Le esigenze di un effettivo adeguamento del diritto penale ai principi liberali dellIlluminismo trovarono, dopo la
rivoluzione francese, una prima attuazione nel codice napoleonico del 1804.
In Italia, i nuovi principi si sono articolati in una summa dottrinale che prese il nome di Scuola Classica del diritto
penale che, per quasi un secolo, ha caratterizzato il pensiero penalistico in tutta lEuropa.
Tra i pi noti esponenti della Scuola Classica, troviamo: Pellegrino Rossi, Giovanni Carmignani, Francesco Ferrara.
Questi studiosi elaborarono una dottrina che si rifaceva ampiamente, rielaborandoli minuziosamente, ai principi
liberali.
La Scuola Classica, movendo dal postulato del libero arbitrio che intendeva luomo assolutamente libero
nella scelta delle proprie azioni, poneva a fondamento del diritto penale la responsabilit morale del soggetto
quale rimproverabilit per il male commesso e, conseguentemente, la concezione etico-retributiva della pena.
Essa si incentrava su tre principi fondamentali:
1) la volont colpevole il delinquente percepito perci come persona del tutto libera senza tener conto,
nella criminogenesi, dei condizionamenti ambientali e sociali;
2) limputabilit per aversi volont colpevole occorre che il reo sia capace di intendere il disvalore etico e
sociale delle proprie azioni (da cui deriva il presupposto della capacit di intendere e di volere, quale requisito
necessario per essere sottoposto al giudizio e alla pena);

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3) il significato di retribuzione della pena per il male compiuto che, come tale, doveva essere: affittiva,
proporzionata, determinata e inderogabile. La pena dunque doveva essere severa e gravata da sofferenza
fisica nel convincimento che la riabilitazione sociale dovesse essere il frutto di una correzione morale quale
conseguenza pedagogica della sofferenza della punizione (= emenda) che sarebbe appunto scaturita dalla
durezza del trattamento.
Il delitto veniva dunque considerato quale entit di diritto e non di fatto che prescindeva da qualsiasi considerazione
della realt psicologica del reo e che comportava il giudizio nei suoi confronti prescindendo dalle condizioni individuali
e sociali interferenti nel suo agire.
I principi fondamentali della Scuola Classica costituiscono la base di un sistema normativo che ancora oggi mantiene
piena validit:
1) il principio della legalit nessuna azione pu essere punita se non esplicitamente prevista dalla legge
come reato;
2) il principio della non punibilit per analogia non si pu punire un comportamento non espressamente
previsto come fatto illecito assimilandolo ad altri reati;
3) il principio garantistico con le norme a salvaguardia del diritto di difesa e della presunzione di innocenza
del reo;
4) il principio di certezza del diritto che mette al bando ogni discrezionalit nellirrogazione delle pene e che
comporta la loro eguaglianza per tutti coloro che hanno commesso il medesimo delitto. Qstultimo principio fu
ridimensionato prendendo n considerazione anche le variabili individuali e sociali agenti sul reo con il risultato
di sostituire la pena certa cn la pena utile a scapito della certezza del diritto.
In tempi a noi pi vicini, unaspra critica stata portata alla Scuola Classica dallideologia di derivazione marxista
secondo la quale essa era la tipica espressione del capitalismo ottocentesco, gravido di ingiustizie sociale e
incentrato sullo sfruttamento delle classi lavoratrici, che impose una normativa penale rigidamente repressiva che
andava a colpire specialmente la classe operaia classe che, a quellepoca, era ritenuta il focolaio della maggior
parte della delinquenza.
2.3 Le classi pericolose
Nel 1800 era generale convincimento che la delinquenza fosse pressoch prerogativa esclusiva delle classi pi
povere dato che il tumultuoso sviluppo industriali aveva attirato dalle campagne grandi masse di proletari che
erano costretti a vivere in condizioni miserrime e ai limiti della sopravvivenza. Le statistiche relative alla criminalit
di quel tempo indicavano che la maggior parte dei delinquenti proveniva proprio da quelle fasce di popolazione
pi misera,e nella cultura borghese, and affermandosi il concetto di classi pericolose. Le classi pericolose
erano considerate come agglomerati di individui degenerati e carichi di vizi, privi di volont e di iniziativa: alle loro
deficienze di doti morali veniva attribuita non solo la criminalit, fra essi selettivamente dilagante, ma anche le
stesse misere condizioni di vita e lincapacit di emanciparsi da tali condizioni. Questa concezione era
ovviamente legata allideologia borghese dellattivismo e della volont di successo dei singoli, che era congeniale
a una economia fondata sul liberalismo sfrenato e allesaltazione delliniziativa imprenditoriale. Tale mentalit
raggiunse il suo apice nella societ americana degli anni ruggenti, antecedente alla grande crisi del 1929, e sar
riassunta nel concetto del self made man, luomo che si fa da s. Ad alimentare questi principi contribu anche, e
non poco, quella filosofia nota col nome di darwinismo sociale secondo la quale le teorie di Darwin
dellevoluzione delle specie e della selezione naturale andavano applicata anche al campo sociale: era ritenuto
funzionale allevoluzione della societ che gli inetti ed i perdenti dovessero soccombere nella lotta per la vita e
che andassero ad occupare gli strati pi squalificati della societ: appunto, quelli delle classi pericolose.
Nel 1800, a fianco alla visione colpevolizzante del povero e dellinetto, and contestualmente sviluppandosi
anche un filone ideologico cristiano e filantropico, improntato a principi di umana carit e di aiuto nei confronti
dei bisognosi e dei traviati che segn una nuova modalit di intervento nei confronti dei delinquenti. Si trattava
dunque di una concezione moralistica, come quella della emendache informava la Scuola Classica, con la
differenza che mentre per questultima la redenzione doveva essere il frutto della pena severa e affittiva, questi
indirizzi alternativi miravano ad ottenere la redenzione come risultato dellassistenzialismo umanitario. Nacquero
cos organizzazioni come lEsercito della Salvezza, che mirava a redimere gli alcolizzati e i vagabondi, le prime
associazioni volontarie di soccorso e di cristiana solidariet per i detenuti, i primi trattamenti differenziali per i
delinquenti pi giovani e i primi esperimenti di probation, utilizzato per la prima volta a Boston. Questo istituto,
che tanto sviluppo ebbe poi in America ed in Europa, fu dettato allorigine proprio da questa diversa percezione
del delinquente che anzich come un depravato, venne considerato per la prima volta quale persona bisognosa
di aiuto per riuscire a reinserirsi nella societ.
Dovette passare quasi un secolo per raggiungere la convinzione che i reati quali furti, rapine etc.
erano s
prevalenti nelle classi povere, ma perch i reati dei colletti bianchi(sutherland )come le frodi, illeciti finanziari etc.
sono a lungo rimasti impuniti. Allindirizzo incentrato sul concetto di classi pericolose va il merito, comunque, di aver

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dato lavvio alle ricerche sul campo e di aver sottolineato la connessione tra depressione socio-ambientale e condotta
criminale.
2.4 Primi studi statistici e sociologici (= prime concezioni del diritto come fatto sociale)
La concezione del reato quale astratta entit di diritto, tipica della Scuola Classica, stata messa in crisi, verso la
met del 1800, dai primi studi statistici impiegati per lapproccio scientifico ai fenomeni criminosi. Cos, mentre in
precedenza il delitto era percepito quale azione malvagia o depravata compiuta da un individuo malvagio e
depravato, in quanto non considerato nel suo contesto, si passava ad una concezione che chiamava in causa
lambiente sociale nel quale il delinquente agiva,cio il reato divenne un fenomeno correlato alla struttura sociale.
Ai ricercatori Quetelet e Guerry, che hanno utilizzato per primi i dati statistici e demografici, stato riservato
lattributo di statistici morali in quanto le loro ricerche indicavano una concentrazione elevata di criminali
nellinterno dei gruppi sociali pi squalificati, ove frequentissime erano la miseria, la prostituzione, lalcolismo e il
degrado morale. Nei loro studi, per la prima volta fu considerata lincidenza dei reati in relazione allet, al sesso,
alle professioni, al grado di istruzione, ecc.: tutto ci consent di aprire la strada per la comprensione del delitto
anche come fenomeno sociale.
Si affermava, in sostanza, con la presenza di costanti e di regolarit statistiche dei delitti, anche una loro qual
prevedibilit almeno a livello di grandi numeri quindi si apriva la strada a una percezione del crimine di tipo
deterministico.
Ora, si poteva anche dire che se le condizioni dellambiente sociale influenzavano il crimine, si poteva anche
affermare che la condotta delittuosa era determinata , al di l dellimmoralit dei rei, anche da altri fattori: da
questo momento, dunque, che si poteva iniziare a pensare al delitto come fatto sociale secondo la concezione
di Emile Durkheim (1858-1917)che lo intendeva come non soltanto unidea soggettiva ma una cosa esistente di
per s, una parte inevitabile del tipo particolare di una struttura sociale. Anche il delitto costituiva pertanto un
fenomeno generale di ogni societ, una sua parte integrante e non pi una occasionale aberrazione di certi
individui; pertanto il delitto non poteva essere eliminato, anche se era modificabile, nella quantit e nella
tipologia, con il mutare del contesto sociale nel quale si manifestava.
Proprio del mutamento nella quantit e nel tipo di delitti si occup Gabriel Tarde (1843-1904) secondo cui alla
radice della crescita dei delitti riscontrata nel corso del XIX secolo, era da porsi linizio di una nuova prosperit
una nuova epoca che fungeva da stimolo alle aspirazioni e alla instabilit sociale: infatti, prima dellavvento della
societ moderna, gli individui non solo avevano ben poche possibilit di cambiare il proprio status ma non
subivano neanche la frustrazione derivante dal fatto di non poter conseguire determinate mete, ora divenute
possibili anche se difficili per la maggior parte di essi. La delinquenza era per Tarde il prezzo da pagare al
maggior benessere sociale.
2.5 Determinismo sociale (la societ come causa del delitto)
I primi studi statistici sul crimine misero in crisi quel concetto di libero arbitrio del reo che aveva caratterizzato
lideologia liberale dal momento che era ora possibile statisticamente prevedere il numero e i tipi di delitti che
sarebbero stati consumati nella societ.
Questo nuovo approccio faceva comunque intendere che il comportamento criminoso non era pi esclusivamente
riconducibile alla sola volont del singolo, ma che su di lui agivano anche fattori legati alla societ: esistendo
cio certe circostanze nella societ, il delitto doveva inevitabilmente realizzarsi.
Secondo gli studiosi che seguivano questo orientamento, nella societ erano insite delle cause per le quali le
azioni dei delinquenti venivano ad essere necessariamente e fatalmente condizionate in senso delittuoso.
Pertanto, se pur potevano esservi delle variabili individuali, il fenomeno delittuoso nel suo complesso, quale fatto
sociale, era ritenuto la diretta conseguenza di fattori legati allambiente, che trascendevano dallindividuo e che
erano necessariamente provocati dalle caratteristiche della societ.
Nasce cos, con il primo approccio sociologico della criminologia, la visione deterministica della condotta
criminosa, col viraggio dalla percezione liberale del delitto verso una percezione positivistica, caratteristica del IXI
secolo.
Nella prospettiva sociologica, la visione deterministica del crimine consisteva nel convincimento che solo, o
prevalentemente, nel contesto della societ dovevano ritrovarsi i fattori determinanti la condotta criminale e ci
comportava in definitiva lassenza di responsabilit morale dellindividuo, governato comera da leggi e fattori che
prescindevano dalla sua volont.
Andava cos prendendo corpo un determinismo sociale che doveva trovare il suo equivalente contrapposto nel
determinismo biologico di marca lombrosiana.

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26 Cesare Lombroso, la criminologia dellindividuo e il determinismo biologico.


Sempre nel XIX secolo, che vide linizio del filone sociologico della criminologia, Cesare Lombroso (1835-1909)
rappresenta il pioniere del nuovo indirizzo individualistico della criminologia, secondo il quale lo studio del
reato doveva polarizzarsi principalmente sulla personalit del delinquente, fino ad allora del tutto trascurata.
Lombroso indirizz i suoi numerosi studi sulla persona del delinquente e sulle sue componenti morbose ritenute
responsabili della sua condotta.Oggi, la maggior parte delle sue teorie priva di valore scientifico ma ci non
toglie a Lombroso il merito di aver per primo impiegato i metodi della ricerca biologica per lo studio del singolo
autore del reato, di aver fatto convergere linteresse delle scienze penalistiche sulla personalit del delinquente
(prima unicamente rivolto allentit di diritto costituita dal reato), di aver stimolato una larga massa di indagini sui
problemi della criminalit e di aver dato avvio a un indirizzo organico e sistematico nello studio della delinquenza
(Scuola di Antropologia Criminale) cosicch la criminologia come scienza ebbe modo di imporsi come nuovo
filone della cultura.
La teoria del delinquente nato la pi nota delle sue teorie e sostiene che unalta percentuale dei pi incalliti
criminali possiederebbe disposizioni congenite (cio presenti fin dalla nascita) che, indipendentemente dalle
condizioni ambientali, li renderebbe inevitabilmente antisociali: particolari caratteristiche anatomiche, fisiologiche
e psicologiche si accompagnavano secondo il Lombroso a tali disposizioni e ne consentivano lidentificazione.
Importanti erano anche, tra le cause di innata tendenza al delitto, allepilessia e ad altre patologie generali.
La teoria dellatavismo tentava di interpretare la condotto criminosa del delinquente nato come una forma di
regressione o di fissazione a livelli primordiali dello sviluppo delluomo; il delinquente era dunque un individuo
primitivo, una sorta di selvaggio ipoevoluto nel quale la scarica degli istinti e delle pulsioni aggressive si
realizzava nel delitto senza inibizioni.
Lombroso riconobbe poi anche un gran numero di delinquenti occasionali, non dissimili per la loro costituzione
dagli uomini normali, e nei quali assumevano rilevanza, nel condizionare la loro condotta, lambiente e le
circostanze. I fattori individuali innati e predisposti al delitto mantenevano comunque un significato di privilegio: la
loro primariet fra le cause e lineluttabilit con cui essi condurrebbero allo sbocco criminoso configurano quella
componente di determinismo biologico che un carattere saliente del pensiero lombrosiano.
Il delitto rappresentava dunque nella visione lombrosiana un evento strettamente legato a qualcosa di
patologico o di ancestrale che alcuni uomini presentavano come loro specifica caratteristica. Questo
atteggiamento proponeva una visione deresponsabilizzante del fatto delittuoso che tuttora persiste in taluni filoni
di pensiero: esistono uomini giusti, osservanti delle leggi e uomini reprobi che inevitabilmente delinquono perch
la loro natura diversa e malata. Nei confronti di costoro nulla pu farsi in quanto predestinati al delitto, se non
difendersi dalla loro innata antisocialit. Il reato e le anomalia della condotta vengono cos visti come se fossero
solo una malattia da combattere e da neutralizzare individualmente, in un approccio che risulta essere
decolpevolizzante nei riguardi della societ e del reo e che libera da ogni responsabilit collettiva e individuale
nei confronti del fatto delittuoso.
La prospettiva lombrosiana verr ripresa attorno agli anni 50 del XX secolo dallideologia detta del mito
medico (secondo la quale le carceri avrebbero dovuto assumere almeno idealmente laspetto e le funzioni di un
luogo dove si cura o si cerca di curare) e, pi di recente, da quegli orientamenti di criminologia clinica sempre
centrati sullo studio dellindividuo e che hanno avuto importanti riflessi anche sulla politica penitenziaria penale.
27 La Scuola Positiva
Le teorie lombrosiane sul delitto hanno costituito la base di un nuovo orientamento giuridico e criminologico che
si ispirava al pensiero positivistico allora imperante secondo il quale i dati dellosservazione empirica dovevano
costituire lunico punto di partenza per interpretare i fatti delittuosi e per proporne i rimedi.
Unitamente a Cesare Lombroso, i penalisti Enrico Ferri (1856-1929) e Raffaele Garofalo (1852-1934) furono i
teorici e i divulgatori dei principi di quella che si sarebbe appunto chiamata la Scuola Positiva di diritto penale.
La Scuola positiva si incentrava sui seguenti postulati:
1) il delinquente un individuo anormale;
2) il delitto la risultante di un triplice ordine di fattori antropologici, psichici e sociali;
3) la delinquenza non la conseguenza di scelte individuali ma condizionata da tali fattori;
4) la sanzione penale non deve avere finalit punitive ma deve mirare alla neutralizzazione e possibilmente alla
rieducazione del criminale e deve pertanto essere individualizzata in funzione della personalit del
delinquente. La pena non doveva pertanto avere pi il significato di retribuzione per la colpa commessa o di

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dissuasione dal delitto mediante lintimidazione ma quello di realizzare il controllo delle tendenze antisociali,
considerando pi la personalit del criminale che non il tipo di delitto commesso.
I principi della Scuola Positiva si tradussero in un vero e proprio programma di politica penale, per il quale,
accertata lattribuibilit del fatto al singolo autore, una misura di difesa sociale doveva sostituire la pena, ed essa
doveva essere non tanto commisurata alla gravit del delitto compiuto, secondo il sistema tariffario, quanto
piuttosto proporzionata alla maggiore o minore perniciosit sociale del reo.
Cardine dunque di ogni misura penale era la pericolosit sociale del criminale, sia attuale, dimostrata dalla
condotta delittuosi, sia potenziale, insita nella sua personalit.
Assai rilevanti sono state le influenze che la Scuola Positiva ha avuto sia sulla criminologia che sulla evoluzione
del diritto penale: essa polarizz linteresse sulla personalit del criminale piuttosto che sul fatto delittuoso,
promuovendo la ricerca e lo studio sulle cause individuali della criminalit. Inoltre, lapproccio con metodologie
scientifiche segn linizio delle prime vere scuole criminologiche, sia di indirizzo individualistico che sociologico.
Anche se codici totalmente ispirati ai principi della Scuola Positiva non sono mai stati adottati nei paesi europei,
linfluenza del pensiero positivistico ha portato comunque allintroduzione, in molti sistemi giuridici, del principio
secondo il quale andava tenuto conto, nellirrogare misure penali, oltre che della gravit del reato, anche della
potenzialit criminale del reo.
Ci si realizzato secondo due indirizzi:
1) con il sistema del doppio binario (Germania e Italia a partire dagli anni 30) secondo il quale a fianco delle
pene tradizionali, commisurate alla gravit del reato, venivano disposte anche misure di sicurezza per i
delinquenti ritenuti socialmente pericolosi (malati di mente, plurirecidivi, soggetti particolarmente aggressivi,
delinquenti abituali e professionali) che si aggiungevano alla pena detentiva. Tali misure erano indeterminate
nel tempo e destinate a durare fino a quando non veniva a cessare la pericolosit;
2) con il sistema della pena a tempo indeterminato (USA e paesi scandinavi) secondo il quale la durata
effettiva della pena non era preventivamente stabilita dal giudice secondo la gravit del reato ma dipendeva
dalle prospettive di successo del reinserimento sociale, in virt del buon esito del trattamento risocializzativo.
Daltro canto non pu sottacersi limportanza che comunque la Scuola Positiva ha rivestito in quanto ha promosso
anche lintroduzione nel diritto penale del principio secondo cui le caratteristiche della persona devono entrare in
gioco nella commisurazione e nella scelta della pena, cos come del debito conto che va dato alle condizioni sociali
agenti sul reo. Essa ha dunque spinto il pensiero penale moderno verso i principi della individualizzazione della
sanzione e del trattamento individualizzato del delinquente.
28 Primi indirizzi marxisti in criminologia
Il marxismo, storicamente, stato il principale fulcro attorno al quale si sono andati organizzando i movimenti
operai e le lotte di classe ispirate al socialismo e al comunismo e ha dato inizio in tutto il mondo alla
contrapposizione fra i due blocchi politici dei paesi del socialismo reale e di quelli capitalisti che ha caratterizzato
il XX secolo.
Gi Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895), nei loro studi sociali e politici, si erano occupati
sia pur marginalmente anche della criminalit, sostenendo che il delitto una diretta conseguenza
delleconomia capitalistica e delle ingiustizie, squilibri e grandi disfunzioni del capitalismo del XIX secolo. I
delinquenti quindi non venivano intesi come appartenenti a quel proletariato consapevole della propria
potenzialit rivoluzionaria che, attraverso la lotta di classe, avrebbe sconfitto il sistema capitalistico e instaurato la
dittatura del proletariato e la societ comunista bens come facenti parte di quel sotto-proletariato pi misero e
degradato anche moralmente (appunto, le c.d. classi pericolose) che non aveva acquistato coscienza di classe
e che alle ingiustizie sociali sapeva reagire solo con una ribellione individuale, il crimine appunto.
Il primo sistematico studio criminologico di ispirazione marxista per opera di Willem Adrian Bonger (18761940), che tent di coniugare il marxismo con il pensiero positivo. Bonger sosteneva che un sistema di
produzione basato sulla concorrenzialit, sulliniziativa privata e sul profitto individuale a discapito degli interessi
collettivi, era strutturalmente contrario allo sviluppo di unetica sociale e di legami di solidariet e reciprocit . Lo
stesso meccanismo sociale che esigeva spietata concorrenza e antagonismo fra i singoli, rendeva gli uomini pi
egoisti e quindi pi propensi al delitto. Le sperequazioni di classe e la diversa disponibilit dei beni materiali e
culturali rendevano pi acuto il conflitto fra persone e stimolavano laggressivit; tutti i tipi di reati riflettevano i
rapporti tra le classi e si manifestavano con maggior frequenza fra il proletariato solo in funzione del maggior
sfavore nelle condizioni di vita e di un atteggiamento comprensibilmente rivendicativo nei confronti della societ
che li emarginava. Se il capitalismo era la causa della delinquenza, la sua sostituzione rivoluzionaria con un
sistema di produzione non competitivo avrebbe consentito di eliminare il delitto: una prospettiva evidentemente
utopistica che enfatizzava limportanza dei fattori sociali.
Per quanto attiene agli aspetti positivistici, Bonger riconosceva lesistenza di differenze innate tra gli individui, con
conseguente diversa propensione alla violenza e alla delinquenza, ma a suo avviso era solo nellambiente sociale

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che dovevano essere ricercati i fattori atti a provocare il passaggio dalla potenziale aggressivit di taluni al
comportamento criminoso. Trapela qui quel determinismo sociale che abbiamo visto essere tipico di quel
momento storico: avendo Bonger identificato nel sistema capitalistico la causa fondamentale della criminalit,
sostenne di conseguenza che tale causa portava alla impossibilit concettuale del libero arbitrio e della
responsabilit individuale.
Altri autori della scuola socialista, come Turati, Ferri, Colajanni, consideravano anchessi la criminalit come
strettamente connessa ai fattori sociali, e pi specificamente quale conseguenza del capitalismo.
CAPITOLO 3
SOCIOLOGIA E CRIMINALITA
29 Integrazione fra approccio sociologico e antropologico
Fino dalle sue origini la criminologia si andata sviluppando secondo due filoni: quello sociologico e quello
incentrato sullindividuo (antropologico) sorto con la scuola lombrosiana. Questi due indirizzi si sono affiancati a
lungo, spesso proponendosi in una visione contrapposta nella interpretazione dei fatti criminosi.Per lapproccio
sociologico, lo scopo principale della criminologia avrebbe dovuto essere quello di spiegare la delinquenza
ricercandone le cause nella societ stessa; per il filone antropologico, la criminologia avrebbe dovuto invece
ricercare che cosa vi fosse di anormale o di diverso nei delinquenti che favorisce o determina il loro divenire
criminali.Solo dunque una visione integrata che tenga conto sia dei fattori sociali (cio degli squilibri, delle
carenze e delle ingiustizie dellorganizzazione collettiva) sia, contestualmente, del diverso modo (variabile da
individuo ad individuo) di rispondere ai fattori ambientali sfavorenti e di effettuare le proprie scelte, pu consentire
una valutazione serena della condotta criminale e suggerire quegli interventi sociali e individuali idonei a
contenere il suo continuo incremento.
A TEORIE SOCIOLOGICHE
Nella prima met del 900, mentre in Europa venivano maggiormente coltivati gli indirizzi
individualistici(antropologici), si sviluppa ampiamente negli USA la sociologia criminale, che diverr per un lungo
periodo il filone pi rigoglioso della criminologia.
Vediamo in particolare le teorie maggiormente significative.
30 Teoria delle aree criminali o teoria ecologica
Un approccio incentrato sullo studio della criminalit nelle aree criminalivenne iniziato da Shaw (1929) che
intraprese nuove e sistematiche indagini in quei medesimi ambiti urbani maggiormente degradati. Esse vennero
proseguite da quella che prender il nome di Scuola di Ghicago e che fu la prima scuola criminologica specificamente
coltivata da sociologi. Questi sociologi indicarono con il termine di aree criminali quelle zone delle citt dalle quali
proviene e risiede la maggior parte della criminalit comune. Secondo queste teorie, in ogni grande agglomerato
urbano possono identificarsi zone con particolari caratteristiche ambientali (da qui il nome di teoria ecologica) nelle
quali gli abitanti che hanno avuto a che fare con la legge si trovano in concentrazione molto pi elevata che in altre.
Condizioni socio-economiche particolarmente disagiate sono una regola per gli abitanti di queste aree, che
presentano anche elevata disoccupazione o svolgono attivit squalificate e precarie. Questi quartieri rappresentano
poi un significativo polo di attrazione per coloro che cercano un ambiente pi permissivo e pi adeguato al proprio
status di delinquenti abituai ed anche pi protettivo perch non mette ulteriormente ai margini coloro che gi sono
degli emarginati. La popolazione di tali aree pu risiedervi solo transitoriamente oppure in modo stabile ma
lavvicendamento degli abitanti non influisce sul tasso di criminalit rilevato che rimane costantemente elevato: ci sta
ad indicare il significato criminogenetico dei fattori dovuti alle particolari caratteristiche dellambiente sociale.
Per la teoria ecologica, pertanto, lambiente di vita il fattore pi importante nella genesi della criminalit, almeno
nelle modalit pi squalificate e povere di delinquenza comune, anche se ovvia limportanza di altri fattori, posto che
non tutti coloro che risiedono nelle aree criminali divengono delinquenti, e viceversa molti delinquenti di buon livello
economico risiedono anche in quartieri urbani normali.
Questa anche una teoria a medio raggio nel senso che non rende certamente conto di fenomeni pi generale: si
presta a render conto solamente della delinquenza comune pi povera, della manovalanza delinquenziale.
31. teorie della disorganizzazione sociale
Il nucleo originario di questa teoria era costituito dalla polarizzazione dellinteresse sul mutamento e sullinstabilit
provocati dalla industrializzazione e da tutti i fenomeni ad essa collegati (urbanizzazione, crisi della vecchia struttura
patriarcale, crisi della famiglia) fattori questi che hanno determinato la rottura di molteplici equilibri sui quali si
fondavano i precedenti valori normativi e letica sociale.
Il termine disorganizzazione non si riferisce quindi alla disfunzionalit dei pubblici servizi, al cattivo funzionamento
delle varie istituzioni pubbliche ma a qualcosa di pi profondo che viene a togliere alla societ la capacit di fornire
valori stabili, punti di certezza, capacit di regolare e controllare la condotta dei singoli. In definitiva, si realizza

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disorganizzazione sociale quando perdono di efficacia gli abituali strumenti di controllo sociale ed in
particolare il controllo di gruppo e quello familiare.
Secondo questo approccio, il singolo individuo, vivendo in una struttura instabile e in troppo rapido mutamento, perde
la possibilit di governarsi secondo i vecchi parametri normativi, divenendo egli stesso, come la societ,
disorganizzato nella sua condotta.Questo approccio teorico non solo rivolto a rendere conto dellincremento della
criminalit fra gli individui pi poveri e pi emarginati, come faceva la teorica ecologica ma fornisce una
interpretazione a pi largo raggio, idonea a spiegare in una pi ampia prospettiva il dilagare della criminalit anche in
altre classi sociali, ed anche fra coloro che subivano linfluenza della disorganizzazione sociale pur senza essere
afflitti da disagi economici.
Sutherland (1934), ha utilizzato anchegli il concetto di disorganizzazione sociale, legandolo, per, pi che al
mutamento e alla instabilit conseguenti alla espansione industriale e allo sconvolgimento culturale a esso
seguito,piuttosto allesistenza nella societ di contraddizioni normative. Una societ disorganizzata perch le
norme sono contrastanti e contraddittorie e non assolve pertanto alla sua fondamentale funzione socializzatrice:
di rendere cio gli individui osservanti delle norme pi cogenti. In pratica, il delitto si verifica perch la societ non
saldamente organizzata contro questa forma di comportamento. Il conflitto di norme quindi una delle
condizioni pi significative nel provocare la disorganizzazione sociale, dal momento che la coesistenza di regole, leggi
e costumi fra di loro in contrasto riduce grandemente lefficacia del controllo sulla condotta dei singoli.
Una sintesi dei pi significativi aspetti del conflitto di norme, responsabile della disorganizzazione sociale e del
conseguente incremento di criminalit, stata formulata, in epoca successiva, da Johnson (1960). Secondo questo
autore, vi conflitto di norme:

quando vi sia socializzazione difettosa o mancante E questa la situazione che si realizza in coloro che,
facendo parte di gruppi marginali, possono essere ambivalenti verso norme legati che, sentono come
estranee o riguardanti solo i diritti delle pi favorite fasce sociali piuttosto che i propri (sono questi gli
appartenenti alle sottoculture delinquenziali);

quando vi siano sanzioni deboli e vi quindi insufficienza di intimidazione punitiva verso alcuni tipi di azioni
delittuose che vengono pertanto implicitamente incentivate;

quando vi sia inefficienza o corruzione dellapparato giudiziario o di polizia in questo caso le sanzioni
contemplate nei codici possono essere anche severe, ma la loro efficacia ridotta perch le leggi vengono
scarsamente o per nulla applicate.

Il conflitto e la contraddizione delle norme accentuano notevolmente il carattere di instabilit degli strumenti del
controllo sociale e costituiscono pertanto unimportante causa di disorganizzazione sociale e di delinquenza.
32 Teoria dei conflitti culturali
La teoria dei conflitti culturali venne sottolineata da Sellin (1938) che vide nella contrapposizione in un medesimo
individuo di sistemi culturali \normativi differenti una delle principali cause del venir meno degli abituali parametri
regolatori della condotta sociale con conseguente facilitazione alla devianza e alla delinquenza.
Sellin, per lelaborazione della sua teoria, prese lavvio dallanalisi dellimminente flusso immigratorio verificatosi nei
primi decenni del 1800 verso gli USA quando, per le esigenze del grande sviluppo industriale di quegli anni, vennero
aperte le frontiere agli emigranti provenienti da molti paesi europei.
Egli not:

che alcuni valori normativi dellimmigrato si trovavano in contrasto con quelli della societ ospitante il
persistere dei valori della cultura di origine poteva provocare conflitto con quelli nuovi non ancora assimilati e
indebolire cos quegli autocontrolli che assicuravano in precedenza un comportamento onesto;

il partecipare a due sistemi culturali differenti provocava una situazione di disagio, di insicurezza, esponendo
lindividuo al rischio di ogni tipo di disadattamento, dalla malattia mentale alla criminalit;

ad essere soggetti a comportamenti devianti non erano tanto i neoimmigrati in qnt persistevano in lui vecchie
regole di condotta e il contato cn le nuove regole nn era pregnante,quanto quelli di seconda generazione,
cio i loro figli tutto ci venne interpretato nel senso che il conflitto tra i due sistemi di cultura era pi aspro
per i giovani perch avevano perduto di significato i contenuti normativi della cultura di origine (ancora validi
per i padri) senza che fossero stati ancora assimilati costumi e valori del paese ospitante.

Sellin distinse inoltre:

i conflitti culturali primari risultanti dal disagio e dalle incertezze che il singolo individuo viveva per lattrito
diretto fra due sistemi culturali troppo differenti;

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i conflitti culturali secondari dovuti alla discriminazione e al rigetto da parte della societ ospitante nei
confronti di quegli individui estranei e diversi, da troppo poco tempo entrati a far parte del loro contesto
sociale.

Sellin inoltre mise in evidenza che per aversi condotta integrata necessario che vi sia sintonia fra i valori normativi
del gruppo di appartenenza e quelli di cui la legge espressione: se, infatti, le prescrizioni della norma legale nei
confronti di tale condotta non si accompagnano alla opposizione del gruppo (perch i gruppo vive valori devianti
rispetto a quelli legali) lintimidazione della legge inefficace. Le norme penale, infatti, una volta interiorizzate
vengono a costituire una componente della coscienza morale dellindividuo ma ci non sufficiente ad evitare
comportamenti delittuosi se contemporaneamente non vi lappoggio e la solidariet nello stesso senso da parte del
gruppo di appartenenza.
Strutturalfunzionalismo e teoria della devianza
Il concetto di devianza ha avuto un peso notevole nel successivo pensiero sociologico \criminolgico..
Questo concetto ha visto linizio nella scuola sorta negli USA negli anni 30: lo strutturalfunzionalismo. Premesso che
per struttura si intendono tutti i rapporti esistenti fra le persone allinterno di una data societ, laspetto
funzionale rappresentato dalla necessit per la sopravvivenza di ogni sistema sociale che la struttura consenta di
perseguire lo scopo fondamentale che il sistema si propone, e che costituito dalla integrazione dei singoli attori
sociali, cos da assicurare il mantenimento, la stabilit e la coerenza del sistema stesso.
Secondo questo indirizzo, i cui maggiori rappresentanti sono stati Parsons (1937), Merton (1938) e pi tardi Johnson
(1060), i soggetti che agiscono nella societ (gli attori sociali) regolano il comportamento fra le persone e i gruppi in
funzione di un complesso sistema di norme che vengono, fatte proprie da ciascuno: il comportamento sociale, in
funzione della osservanza o della non osservanza delle norme, si viene pertanto a collocare fra le due opposte
alternative della conformit e della devianza.
Conformit - lo stile di vita che orientato e coerente con linsieme delle norme (siano esse espresse dalle leggi
codificate o da regole del costume, dagli usi,ecc): conforme pertanto una condotta che rientra nella gamma dei
comportamenti permessi e generalmente accettati. La conformit una scelta psicologgizzata, che viene cio a far
parte della personalit dei singoli, e che rientra fra le motivazioni ad agire anche se non sempre lattore conosce
esattamente o in dettaglio linsieme normativo: esiste per una precisa consapevolezza che rende ciascuno
costantemente informato della conformit o non conformit della sua condotta. Questa conoscenza il frutto dei
processi di socializzazione e lessere conformi il risultato di una socializzazione ben riuscita. Ci si realizza
attraverso leducazione (esempio, imitazione o insegnamento esplicito) ma anche attraverso meccanismi psicologici
complessi quali la identificazione (cio col rendersi simili a taluni soggetti eletti a propri modelli assumendone i valori
morali e normativi) e la interiorizzazione (cio con lincludere nella propria coscienza norme e principi che vengono
cos a costituire parte integrante della personalit di ciascuno).
Il rafforzamento e il mantenimento della conformit poi favorito dai sistemi di controllo sociale cio da quellinsieme
di strutture e istituzioni che consento a ogni attore sociale di conoscere le conseguenze (pene giudiziarie o sanzioni
non legali dei gruppi quali il rimprovero, lostracismo e lemarginazione) della non osservanza delle norme.
Lideologia, intesa quale fondamentale contenuto della cultura, contiene i valori generali che le norme sanciscono e
questi valori motivano i consociati a conformarsi alle regole.La conformit alle norme sociali del proprio momento non
garantita solo dai valori ideologici e dal timore delle sanzioni ma anche dagli interessi costituiti, cio dai vantaggi
legittimi che il rispetto delle norme comporta.
Pertanto, riassumendo, possiamo dire che nella genesi del comportamento conforme possono distinguersi:

il momento dellapprendimento delle norme che si realizza tramite i processi di socializzazione e


attraverso i continui contatti fra persone e gruppi;

la fase del mantenimento e del rinforzo dellapprendimento normativo che attuata dai vari strumenti
di controllo sociale, dalla minaccia di sanzioni, dallideologia, dagli interessi costituiti.

La devianza la condizione opposta alla conformit. Si tratta di un concetto molto pi ampio rispetto a quello di
delinquenza dato che ricomprende sia le condotte che violano le norme penale (cio i delitti) sia quelle contrarie alle
semplici regole sociali generalmente accettate. Vi per devianza solo quando la violazione frutto di una
precisa scelta e non accidentale e solo quando lo violazione avviene nei confronti di una norma verso la
quale lattore orientato (cio che non ha perso per lui di significativit).Non dunque deviante chi viola la
norma per mero caso o quando infrange una regola disattesa da tutti. Ogni comportamento deviante presuppone
pertanto nellattore sociale un atteggiamento di ambivalenza nei confronti della norma: ci significa che il deviante
deve da un lato conoscere la persistente imperativit di quella norma ma daltro canto egli non ne accetta lautorit
normativa. Pertanto, possiamo concludere affermando che nella prospettiva della sociologia struttural-funzionalista, la
devianza non ogni condotta che violi alcune delle innumerevoli regole che una data cultura contiene ma

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solo il mancato rispetto di quelle norme che conservano ancora credibilit e che vengono ritenute pi
importanti.
LAnomia come causa di devianza
Allo struttural-funzionalismo va riconosciuto il merito di aver inteso fornire una teoria sulle cause della devianza
avvalendosi del concetto di anomia.Ogni societ pone dei limiti, con le norme legali o culturali, al soddisfacimento
delle aspirazioni degli individui, stabilendo quali siano i mezzi che possono essere legittimamente impiegati per
soddisfarle. Quando una societ strutturata in modo stabile e armonico, i limiti e le norme sono percepiti e accettati
come giusti: un mutamento di rilievo nella compagine sociale, mette per in crisi taluni valori normativi e comporta un
minor rispetto di essi. Pertanto, quando le norme perdono di credibilit, la condotta di molti individui sar pi
facilmente orientata in dispregio di esse e questa perdita di credibilit delle norme configura appunto lo stato di
anomia di un certo contesto sociale.
Il temine di anomia era gi stato introdotto in sociologia da Emile Durkheim (1858-1917) allinizio del 900 col
significato di frattura delle regole sociali. In particolare, egli intendeva la particolare situazione che si instaura in certe
societ e che ingenera, in un elevato numero di soggetti, in disagio e condotta dissociale. Per Durkehiem causa
dellanomia era essenzialmente la iperstimolazione delle aspirazioni che la societ industriale ha indotto, e quindi
nellinsofferenza verso i sistemi di controllo che tendono a limitare le aspirazioni stesse: il difetto di quella societ
sarebbe stato nel non aver saputo porre limiti alle domande dei vari gruppi sociali. Il mito del successo, il miraggio
dellascesa economica sempre pi rapida, hanno provocato irrequietezza, esasperazione, frustrazione e malcontento:
ci stato causa della rottura delle regole sociali, ovvero, anomica: che non vuol dire pertanto assenza di norme
bens significa contraddizione, incoerenza, ambivalenza e ambiguit delle norme stesse.
Robert Merton, negli anni 30, ha fornito della devianza una nuova teoria. Lanomia intesa infatti come la
conseguenza di una incongruit fra le mete proposte dalla societ e la realt possibilit di conseguirle: una societ ha
caratteristiche di anomia quando la sua cultura propone delle mete senza che vengano a tutti forniti i mezzi per
conseguirle. Questa teoria incentrata dunque sulla antinomia dinamica tra mete e mezzi legittimi per conseguirle. Le
mete sociali possono intendersi come le prospettive che la cultura di un certo momento pone come prioritarie ai suoi
membri, come quellinsieme di obiettivi verso i quali debbono tendere le aspirazioni di tutti, obiettivi che sono nello
stesso tempo ideologici, morali e materiali. Naturalmente, con il variare delle societ variano anche le mete che la
cultura di ciascuna societ propone come fondamentali, come pi meritorie e qualificanti. Pertanto, le societ, per non
produrre frustrazioni, debbono mantenere un buon equilibrio tra le norme e le mete istituzionalmente suggerite e
devono offrire la possibilit di raggiungere le mete con i mezzi legittimi che vengono prescritti o forniti. La societ
industriale, ad esempio, ha come caratteristica limperativo di non accontentarsi del proprio status e di mirare a
traguardi sempre pi elevati ma se ci pu essere inteso come una delle ragioni degli enorme progressi materiali
compiuti vi contestualmente insita una elevata fonte di ansiet e di frustrazione dato che non facile, per chi parta
da condizioni sociali svantaggiate soddisfare questo imperativo con mezzi legittimi. Pertanto, la disuguaglianza nelle
opportunit di successo sociale stimolano la non osservanza delle norme che regolano le modalit lecite per
conseguire le mete proposte dalla cultura. Nella nostra societ non troviamo solo frustrazione individuale ma anche
un pi ampio fenomeno che implica un diverso atteggiamento di interi gruppi sociali nei riguardi delle orme. Tale
teoria, per, non in grado di risolvere il problema psicologico del perch alcuni individui siano pi sensibili e altri
meno alle influenze anomiche.
Merton ha anche individuato le diverse modalit di reagire alla condizione anomica (peraltro, Merton non considera la
devianza come conseguenza delle differenti caratteristiche psicologiche o di anomalie delle personalit ma come
frutto di fattori insiti nella stessa struttura sociale. Dunque, abbiamo:
1) un comportamento di conformit che risulta tanto pi agevole e tanto meno ansiogeno e frustrante quanto
maggiori sono le opportunit di successo offerte dal proprio status.
2) Un comportamento deviante che, a seconda di come viene risolta lantinomia fra le mete poste dalla cultura e
i mezzi impiegato per conseguirle, pu essere cos manifestato:
a. Innovazione che si realizza quando lattore sociale orientato verso i fini proposti dalla cultura,
mira a raggiungerli ma per ottenerli non si pone problemi circa il carattere eventualmente illegittimo
dei mezzi impiegati. Costoro diventano delinquenti trovandosi a essere osservanti dei fini ma non dei
mezzi per conseguirli.
b. Ritualismo questo tipo di devianza sui generis, si realizza quando permane il rispetto per le norme
e vi invece rifiuto di ricorrere ai mezzi illegittimi anche se ci comporta la rinunzia a perseguire le
mete del successo sociale. Esiste in questo modo devianza solo perch vengono mortificate le
aspirazioni, ci si accontenta di ci che si ha.
c.

Rinunzia la devianza che si realizza quando vengono persi di vista sia i fini che i mezzi, cio
quando si rinunzia a raggiungere i fine dellascesa economica o del successo ma nello stesso tempo
non vi rispetto delle norme istituzionali. E questa la devianza di chi cessa di combattere, dei
vagabondi, dei drogati, dei derelitti: si tratta di persone che in varia modalit infrangono le regole
legali ma nelle quali il mancato rispetto delle norme non serve a migliorare il proprio status.

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d. Ribellione la devianza caratterizzata dalla sostituzione delle mete culturali con mete diverse, da
un rifiuto globale della societ e, pertanto, anche delle regole circa luso dei mezzi illegittimi. Il ribelle,
lanarchico, il contestatore assumono un sistema di valori del tutto alieno e contrapposto a quello
della cultura dominante e si propongono di conseguire un sistema sociale e culturale alternativo.
Teoria delle associazioni differenziali
Negli anni 30, Sutherland
associazioni differenziali.

elabora una nuova teoria sociologia che prese il nome di teoria delle

Tale teoria ha come suo carattere distintiva il principio che il comportamento delinquenziale appreso. La
delinquenza non viene appresa per semplice imitazione bens mediante lassociazione interpersonale con
altri individui che gi si comportano da delinquenti. Lapprendimento della condotta criminosa in
relazione pertanto con i tipi di persone con le quali si viene a contatto mediante un processo di
comunicazione.(imitazione Tarde)
Il termine dissociazione differenziale non deve essere inteso come una sorta di societ di fatto ma come
semplicemente partecipazione a certi gruppi sociali differenti dagli altri per la loro abituale indifferenza
nei confronti della legge.
Questa teoria venne proposta da Sutherland come schema per una teoria generale della criminalit, una
teoria eziologica capace di render conto di tutti i tipi di condotta criminosa non solo quella delle classi
sfavorite ma anche di quella imprenditoriale e professionistica e del perch, nonostante la presenza di
analoghe opportunit, si verificano orientamenti differenti da un individuo allaltro circa il rispetto o meno
della legge, in funzione della frequentazione appunto di gruppi inosservanti della legge penale.
Una persona dunque favorita nella scelta delinquenziale a parit di condizioni economiche e sociali,
quando si trova inserita in un gruppo ove prevalgono definizioni favorevoli alla violazione della legge
rispetto a quelle sfavorevoli.
Di conseguenza, ora chiaro che sia i valori etici che le tecniche per compiere i delitti devono essere
necessariamente appresi da altre persone. Non esisterebbe dunque una criminalit innata, ma si
imparerebbe ad agire criminalmente assimilando i modelli di comportamento delinquenziale proposti da
un certo ambiente, sempre che questi prevalgano sui modelli di condotta integrata.(ladro)
Per non tutti i gruppi con i quali si via via in contatto hanno la stessa capacit di influenzare la
condotta: fra i vari ambienti di cui un individuo si trova a far parte, avranno pi elevata capacit di
orientare la condotta quelli che vengono frequentati con maggiore intensit; quelli nei quali i rapporti
hanno maggiore priorit (in quanto i membri godono per il soggetto di maggiore prestigio), quelli dove i
rapporti hanno maggiore durata e, infine, quelli che per anteriorit si sono proposti come modello in
epoca pi precoce e in et pi giovane.
Lassociazione soggettivamente percepita come pi importante, che viene pi frequentata, che inoltre
pi duratura e anteriore, quella da cui pi facilmente verranno appresi ideali, valori e tecniche di
condotta: se questa associazione sar di tipo delinquenziale, si apprender uno stile di vita criminoso.
Analiticamente possiamo dunque puntualizzare che:
1) il comportamento criminale un comportamento appreso;
2) tale comportamento appreso attraverso il contatto con altre persone e per mezzo di processi di
comunicazione;esso appreso allinterno di dirette relazioni interpersonali;
3) si apprendono anche le tecniche necessarie al compimento del reato, le valutazioni e le attitudini nei
confronti del crimine;
4) si diventa delinquenti quanto le interpretazioni contrarie rispetto alla legge sono in un dato ambiente
prevalenti rispetto a quelle favorevole;
5) le associazioni differenziali possono variare in rapporto allintensit, alla priorit, alla durata, alla
anteriorit del contagio;
6) il processo di apprendimento del comportamento criminale implica gli stessi meccanismi che
verrebbero chiamati in causa in qualsiasi altro tipo di apprendimento.
Il fatto che Sutherland si sia sforzato di costruire una teoria eziologia per spiegare cio ogni forma di criminalit non
significa che egli ignorasse del tutto la possibilit dellintervento di altri fattori nelleziologia del crimine e, anzi, li indic
nelle opportunit, nellintensit del bisogno, nella possibilit che vengano proposte alternative al comportamento

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criminoso e, soprattutto, nella disorganizzazione sociale. Egli era comunque convinto della necessit di ricondurre
tutti gli elementi criminogenetici in una unica teorica.
Per, se certamente condivisibile lassunto secondo cui le tecniche e gli atteggiamenti criminali devono essere
appresi, difficile per condividere il principio secondo cui tutte le forme di criminalit debbano essere
necessariamente apprese, secondo lo schema fornito da questa teoria. Del tutto insufficiente appare infatti questo
tipo di spiegazione per rendere conto della criminalit aggressiva o dimpeto o di quello su base emotivo-passionale,
agita dai singoli.
Altri appunto che si possono muovere alla teoria delle associazioni differenziali sono:
o

essa si mostra del tutto carente dal punto di vista dellindagine psicologica in quanto trascura il problema della
risposta differenziale che si pone a livello personale; (laspetto emotivo ha rilievo secondo Sutherland solo
se essa favorisce la frequenza e la pregnanza delle associazioni con modelli delinquenti o nellisolare
lindividuo dai modelli di comportamento anti criminale)

non spiega linvenzione di nuove condotte delittuose mai utilizzate in precedenza o anche di quella criminalit
che si manifesta spontaneamente, senza precedenti contatti con associazioni differenziali;

portatrice di un determinismo piuttosto rigido in quanto le motivazioni e le tecniche attraverso cui si delinque
sembrano apprese allinterno di un ambiente in cui lattore gioca un ruolo per lo pi passivo, senza che gli
siano possibili, in apparenza, altre alternative.

Un indiscutibile merito di Sutherland (condiviso con la teoria dellanomia di Merton) comunque quello di avere
infranto lequazione secondo la quale la delinquenza sarebbe sempre e solo strettamente collegata allindigenza e
alle condizioni sociali favorevoli.
36. Sutherland e la criminalit dei colletti bianchi
Sutherland va ricordato non solo per la teoria delle associazioni differenziali ma anche perch ha indirizzato i suoi
studi sui reati che vengono compiuti dai dirigenti delle imprese industriali, finanziarie, commerciali e dai professionisti.
Differentemente dalla criminologia che rintracciava la criminalit soprattutto nella povert, S. si occupa della
Delinquenza sommersa.
Egli infatti aveva notato che in certi ambienti professionistici ed imprenditoriali prevalevano le definizioni favorevoli alla
violazione della legge; ovviamente le infrazioni che vengono commesse in tali ambienti sono ben diverse da quelle
delle sottoculture dei delinquenti comuni, ma pur sempre si tratta di reati (evasioni fiscali, frodi nei bilanci, illeciti del
commercio, bancarotta fraudolenta, furto di brevetti ecc.). Queste sue osservazioni sono state pubblicate nel 1940
nella sua prima opra dedicata ai delitti commessi da individui dal ruolo prestigioso White Collar Crime.
Caratteristiche della delinquenza dei wcc sono date dal fatto che:
o

questa delinquenza si realizza negli stessi ambienti ove si producono beni e servizi ed strettamente
connessa ai processi stessi di produzione di tali servizi e beni;

non si tratta di delinquenza parassitaria come quella comune nel senso che si procurano ricchezza con i reati
ma senza produrre alcun legittimo beneficio;

il suo costo sociale rilevante perch questi reati compenetrano moltissimi settori delle operativit produttive;

lindice di occultamento di questi reati molto elevato.

gli autori di questi delitto godono di un elevato tasso di impunit in quanto rivestono posizioni influenti e
spesso godono di connivenze con aree del potere politico e giudiziario;

minore la reazione sociale di censura nei loro confronti e ci traspare dalluso di aggettivi quali disonesto
piuttosto che criminale. Ci significa che il colletto bianco non viene associato allo stereotipo del delinquente
da parte della collettivit e tale inoltre egli non si reputa. Lo stigma del criminale diventato una sanzione di
per s che pu accompagnarsi ad altre sanzioni o essere del tutto evitato;

per chi compie delitti di questo tipo perdono di significato tutti quei fattori di anomalia di personalit e di
sfavore sociale che tanto hanno occupato la criminologia impegnata nello studio dei delitti comuni;

per configurare questo specifico tipo di delinquenza, fondamentale la tipologia dei reati commessi, che
devono essere strettamente connessi alle attivit di produzione di beni o servizi.

37 . Gli sviluppi dellindirizzo individualistico e la criminologia clinica (anni 50)


Un punto di riferimento importante nello storico sviluppo della criminologia rappresentato dalla fine della seconda
guerra mondiale. A partire dagli anni 50, la criminologia, non solo continua a svilupparsi secondo i due filoni di base antropologico e sociologico ma si bipartir ulteriormente secondo i due filoni ideologici che si erano imposti in quegli

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anni nella politica cos come nella cultura: si avuta cos una criminologia di sinistra, di ispirazione marxista,
incentrata sulla critica della societ capitalista ritenuta matrice fondamentale della criminalit ed una criminologia di
destra, ideologicamente vicina alla socialdemocrazia, che analizzer le relazioni fra la classe sociale e la criminalit
rimanendo pur sempre sintonica con i valori di democrazia e di libert dei paesi occidentali.
Lindirizzo individualistico (o antropologico)
E stato quello che fra i due ha subito la minore influenza rispetto alla coloritura politica ma divenuto il cardine di una
nuova politica penale incentrata sulla risocializzazione dei delinquenti che rimasta valida fino ai nostri giorni. In
questo filone individualistico, si sono andate articolando scuole polarizzate sulla ricerca delle caratteristiche che, nei
singoli autori di reati, potessero assumere significato di causa per rendere conto del comportamento delittuoso. Di
conseguenza, a seconda degli interessi dei singoli cultori, si sono sviluppate ricerche volte allo studio delle infermit
organiche, delle diversit di costituzione, dei fattori ereditari ma stato soprattutto lorientamento psicogenetico che,
specialmente ispirandosi ai principi della psicoanalisi, doveva rivolgere lindagine sui vari meccanismi psichici che
possono rendere conto dei comportamenti criminosi. E stato cos che si sviluppata una criminologia del
passaggio allatto, che cercher di spiegare perch taluni individui, a parit di circostanze e di ambiente, scelgono
una condotta criminosa mentre altri no.
Le teorie individualistiche trovarono il loro momento di confluenza operativa in quella che prese il nome di
criminologia clinica. Uno dei primi cultori stato Benigno di Tullio (1896-1979) al quale va anche il merito di aver
mantenuto vivi gli interessi criminologici in Italia anche durante il fascismo.
Nella prima met degli anni 50, Di Tullio inizi la trasposizione in ambito criminologico delle finalit e delle
criteriologie del metodo clinico della medicina. La criminologia clinica venne concepita come disciplina volta allo
studio non tanto dei fenomeni generali della delinquenza ma del singolo delinquente a fini diagnostici, prognostici e
terapeutici, cio di trattamento individualizzato per finalit risocializzativa. Lopera di Di Tullio stata poi
importantissima in quanto ha realizzato una stretta collaborazione tra diritto penale e criminologia. Se, infatti, la
giustizia penale mantiene una funzione principale nel meccanismo di lotta alla criminalit, alla criminologia clinica
spetta il compito di attuare la prevenzione speciale, attraverso losservazione scientifica del reo. Infatti, se si vuole
applicare il criterio della individualizzazione della pena imprescindibile la conoscenza in senso biologico, psicologico
e sociale della personalit del singolo delinquente. Intervento medico-criminologico che poi dovrebbe proseguire nella
fase di trattamento del condannato in carcere per rimuovere le carenze fisio-psichiche che sarebbero distintive della
personalit del delinquente.
La criminologia clinica rappresenta dunque il momento della utilizzazione operativa delle conoscenze mediche
psichiatriche e psicologiche relative alla personalit dellindividuo e al suo ambiente microsociale, per intervenire in
senso terapeutico al fine di curare la criminalit, per cercare cio di eliminare le cause individuali del comportamento
criminoso.
Il fine operativo di questo indirizzo appare tuttora quello d rimuovere i pi immediati fattori psichici e ambientali
favorenti il persistere della condotta delinquenziale, e di intervenire in definitiva al fine di indurre il delinquente ad
assumere un ruolo integrato;e cos come nel diritto penale si fa viva la pena utile,cos cambia anche la concezione
del carcere che avr significato curativo e non pi punitivo.
La criminologia clinica si caratterizzerebbe in senso politicamente conservatore: agirebbe cio in modo funzionale al
sistema dato, lasciando immutate le contraddizioni sociali e cercando solo di fare accettare ai criminali una struttura
sociale che andava invece, secondo il loro orientamenti, radicalmente rinnovata.
38 - La Nuova Difesa Sociale e la politica penale della risocializzazione
Nel secondo dopoguerra, si costitu un movimento di opinione da cui dovevano prendere forma le tendenze
configuranti la dottrina della Nuova Difesa Sociale.
Antecedenti di tale orientamento possono essere considerati, sul piano ideologico e giuridico, la Dichiarazione
Universale dei Diritti dellUomo dellONU e le numerose rinnovate Costituzioni che in quegli anni, in molti paesi, si
pronunciarono contro la pena di morte e posero i principi di una politica penale e penitenziaria che voleva essere
anche un intervento sociale.
Tali contenuti ideologici propri dei paesi occidentali verranno a riflettersi anche sulla percezione della criminalit e si
tradurranno in un nuovo programma di politica penale che va ricollegato a un fondamentale principio sociale gi da
qualche anno introdotto nel mondo occidentale, cio lideologia del Welfare State (introdotta da Roosevelt nel 1932
come risposta alla grande crisi economica di quegli anni e poi fatto proprio, in Europa, dal riformismo
socialdemocratico). Secondo questo principio, lo stato non pu disinteressarsi delle difficolt dei meno abbienti, che
in precedenza non coinvolgevano la collettivit e che venivano affrontate solo con le istituzioni umanitarie e di mutua
assistenza. Lo stato, in questa ottica, dove farsi carico di assicurare a tutti i cittadini i beni materiali fondamentali e
garanzie di sicurezza e benessere. Fra le garanzie che lo stato deve offrire vi anche quella di fornire a chi ha
compiuto reati gli strumenti per essere risocializzato cos da poter nuovamente fruire di un normale assetto sociale.
La rieducazione socializzativa da realizzare attraverso gli strumenti risocializzativi della criminologia clinica -

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costituisce dunque un nuovo diritto del cittadino e un nuovo impegno dello stato secondo il principio che la
delinquenza un male sociale.
In questo clima culturale, politico e giuridico, deve essere ricordata lopera di Filippo Gramatica, che tent di
riproporre i principi della Scuola Positiva e che trov espressione compiuta nei Principi di difesa sociale, pubblicato
nel 1961. Per lautore, la difesa sociale si concentra in una sostituzione del diritto repressivo con un sistema penale
non punitivo di reazione contro lantisocialit. Tale sistema avrebbe dovuto escludere ogni riferimento al principio di
punizione e conferire allo stato il solo dovere di recuperare lindividuo allo societ, negandogli quello di punire.
Sarebbe accaduta, seguendo questi principi, ogni distinzione fra pena e misura di difesa sociale (misura di sicurezza)
posto che la giustizia non avrebbe avuto se non lo scopo della risocializzazione del delinquente.
Contro questa dottrina estremistica e utopistica, reagirono i propugnatori di posizioni pur sempre riformative del diritto
penale ma di ispirazione moderata e realistica, che raccoglieranno i maggiori consensi in seno alla Societ
Internazionale di Difesa Sociale. Lopera che meglio interpreta queste esigenze e che d il nome allintera corrente di
pensiero Nuova Difesa Sociale, di Marc Ancel, pubblicata nel 1954. Tra i pi interessanti asserti di questo
movimento vi senzaltro il rifiuto del determinismo degli indirizzi sia antropologici che sociologici. Coloro che
hanno aderito a questa corrente di pensiero rivalutano la nozione di libero arbitrio, in cui peraltro il riconoscimento
della libert e responsabilit dellindividuo deve tener conto della concreta realt umana e sociale in cui egli si trova a
vivere e quindi degli eventuali condizionamento economici e ambientali a cui ciascuno esposto. La Nuova Difesa
Sociale parla di doveri delluomo verso i suoi simili e di risocializzazione come presa di coscienza di una morale
sociale vincolante. La politica penale, pertanto, impone allo Stato precisi doveri tra cui lobbligo di reintegrare
lindividuo che ha commesso il reato in una comunit sociale che non sia oppressiva cui corrisponde il diritto alla
socializzazione da parte dei cittadini. Non si tratta quindi di sopprimere (come era stato per i positivisti) il diritto
penale come sistema o di abbandonare lapprezzamento giuridico-penale del delinquente, e nemmeno di sopprimere
la sanzione penale retributivo sostituendola con la misura di difesa sociale quale strumento preminente della giustizia
penale. La Nuova Difesa Sociale tende solo ad adeguare la reazione anticriminale ai bisogni congiunti dellindividuo e
della societ, oggetti e soggetti, insieme, della protezione sociale. Essa in definitiva tradusse in principi di politica
penale i contenuti ideologici del Welfare State.
39 Criminologia del consenso
Sempre negli anni 50 e 60, oltre ai filoni della criminologia pi connotati politicamente (criminologia di destra e
criminologia di sinistra>) si sviluppa un nutrito gruppo di teorie sociologiche che per non assunse posizioni
ideologiche radicali. Questi filoni(rappresentati dalla sociologia strutturl-funzionalistica), si fondavano sullidea che le
norme fossero suffragate dal consenso della maggioranza dei consociati, in una visione della societ in cui valori e
interessi trovano il supporto di una larga accettazione: solo i devianti e i delinquenti, con la loro condotta inosservante
delle norme, sono intesi come una sorta di elemento patologico che devia rispetto ad un sistema nel suo complesso
accettato. Anche se la prospettiva ideologica di queste teorie era pur sempre la denuncia dei fattori criminogeni insiti
nelle discriminazioni sociali, il mezzo per provi rimedia doveva essere quello delle riforme e non della sovversione
rivoluzionaria. A questi filoni e a queste teorie sociologiche stato attribuito il nome di criminologia del consenso
dal momento che la sua prospettiva, sul piano pragmatico e della politica penale, quella di ricondurre i devianti e i
delinquenti alla conformit e quindi al consenso.
Nellambito della criminologia del consenso, vanno collocati tutti gli indirizzi antropologici e individualistici miranti ad
identificare le peculiari caratteristiche degli individui che commettono reati, caratteristiche che verranno valutate quali
cause della loro condotta criminosa, secondo la prospettiva della criminologia eziologia, o quali fattori di vulnerabilit
individuale favorenti, se non determinanti, le scelte criminose.
Particolare rilievo va riservato alla criminologia pragmatistica, che ha spostato laccento dalla ricerca di cause o di
fattori favorenti individuali e/o sociali a quello degli interventi operativi. Il pi noto esponente di questo indirizzo
rappresentato da Leo Radzinowicz (1966) che parte dal rifiuto degli approcci unifattoriali affermando che non esiste
una singola causa della criminalit ma solo un insieme di fattori a loro volta mutevoli nelle singole fattispecie di
condotte criminose e sempre variabili col continuo mutare delle circostanze sociali,perci inutile. Scopo della
criminologia deve essere pertanto quello di fornire conoscenze sempre pi ampie, idonee a essere utilizzate a fini
pratici per adeguare i provvedimenti legislativi, gli strumenti istituzionali e il trattamento dei criminali a una mutevole
realt in costante modificazione.
Traggono da qui origine le teorie multifattoriali che ebbero appunto come obiettivo quello di integrare la conoscenza
dei fattori criminogenetici ambientali con quelli individuali.
40 Teorie multifattoriali dellintegrazione psico- ambientale (individuo/ambiente)
Lopportunit di considerare congiuntamente lindividuo e il suo contesto sociale caratterizza lindirizzo della
integrazione individuo/ambiente tipico delle teorie multifattoriali che sono prive di contenuti ideologici e politici per
privilegiare piuttosto un approccio teorico dal contenuto il pi possibile fattuale e oggettivo.

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Obiettivo fondamentale quello di fornire una spiegazione alla constatazione che non tutti gli individui reagiscono con
analoghe risposte comportamentali ai fattori criminogenetici legati al loro ambiente e alle loro condizioni socioeconomiche e, viceversa, individui con uguali caratteristiche abnormi di personalit non divengono per ci solo
delinquenti.
Le teorie dellintegrazione hanno per lappunto cercato di considerare contestualmente i vari fattori criminogenetici
individuali, somatici e/o psichici, capaci di rendere conto della risposta differenziale ad analoghe spinte
criminogenetiche indicandoli come componenti di vulnerabilit individuale nei confronti di sollecitazioni provenienti
dallambiente ed integrandoli con le componenti di vulnerabilit ambientale, legate ai vari handicap sociali ai quali i
singoli soggetti sono esposti.
40.1 Teoria non direzionale dei Glueck
La teoria dei coniugi Glueck si proposta di identificare i fattore familiari-situazionali e quelli individuali che sono pi
frequenti nei giovani criminali. Questi fattori sono emersi, mediante ricerche e controlli protrattisi per circa 20 anni
(1950-1971), dal controllo di due gruppi di minorenni, luno composta di giovani che avevano commesso delitti e laltro
di coetanei che avevano avuto condotta normale, cos da poter analizzare, a parit di condizioni, in cosa differivano i
delinquenti dai non delinquenti. Il gruppo dei delinquenti e dei non delinquenti, poi, vennero divisi in coppie che
avevano in comune la residenza in zone povere e periferiche, let, il livello intellettivo e la razza: cos potevano
essere neutralizzati i fattori che di per s solo gi si sapeva aver efficienza nel favorire la delittuosit e poter scoprire
cosa era intervenuto a far in modo che uno divenisse delinquente e laltro no.
Il perch del diverso comportamento sociale venne identificato nelle diverse caratteristiche di personalit e
dellambiente familiare di ogni soggetto.
I delinquenti minorili sono apparsi, come gruppo, diversi dai corrispondenti controlli costituiti da soggetti non divenuti
criminali, per cinque raggruppamenti di caratteristiche che spiegherebbero appunto la differente condotta:
1. dal punto di vista fisico per essere frequentemente di costituzione robusta e muscolosa;
2. per il temperamento essendo i giovani delinquenti pi facilmente irrequieti, energici, impulsivi, distruttivi,
aggressivi;
3. per latteggiamento psicologico per essere pi frequentemente ostili, antagonisti, pieni di risentimento,
rivendicanti diritti, sospettosi, non convenzionali e non remissivi;
4. Intellettivamente perch capaci di apprendere preferibilmente secondo modalit concrete e dirette
piuttosto che tendere al pensiero astratto, simbolico, logico-razionalizzante;
5. per la loro condizione familiare caratterizzata dalla inadeguatezza dei genitori e di tutto lambiente
familiare, da poca coesione, da basso livello di aspirazione e scarsi valori sociali, dalla presenza di genitori
non adatti a essere guide e protettori, inidonei a fungere da modello di identificazione ed a fornire una buona
socializzazione.
Le differenze rilevate fra i due gruppi presentino una elevata frequenza statistica che indica la loro effettiva
importanza nella criminogenesi tanto vero che il riscontro di tali caratteristiche in un dato soggetto stato utilizzato
dai coniugi Glueck come indice predittivo di sua probabile futura criminalit,ma bisogna comunque ricordare che
hanno per un valore solo statistico,si parla di caratteristiche pi frequenti,non necessariamente presenti in tutti.
Ora, stato evidenziato che la predizione della futura condotta criminosa mantiene lo stesso elevato margine di
validit se effettuata sulla scorta delle sole caratteristiche della famiglia: ci sottolinea limportanza dei fattori legati
allinadeguatezza dellambiente familiare.
Si potrebbe in sintesi affermare che le aree sociali meno privilegiate dalle quali provenivano i due gruppi di giovani
esaminati dai Glueck contengono molteplici fattori potenzialmente criminogeni: solo per nel caso in cui i fattori
negativi ambientali si sommino a certa particolari caratteristiche psichiche dellindividuo e/o allinadeguatezza della
famiglia, si realizza pi facilmente la condotta criminosa.
Fra le critiche avanzate a questa teoria vi quella che suscita la stigmatizzazione a prescindere dei reati
commessi,mettendo semmai in moto meccanismi di esclusione,e rischiando di creare nel soggetto potenzialmente a
rischio una interiorizzazione delle aspettative negative che lo condurr a comportarsi male perch questo che ci si
aspetta da lui.
40.2 La teoria dei contenitori di Reckless (1961)
Questa teoria multifattoriale si presenta anchessa una teoria del consenso. Mira a spiegare in generale il
comportamento sociale identificando quei fattori che favoriscono il contenimento della condotta nellambito della
legalit:(cio dei contenitori, da cui prende il nome la teoria) viceversa, la carenza di questi fattori di contenimento
costituisce un elemento significativo nel favorire la scelta criminale.

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Reckless distinse:

Contenitori interni rappresentati da quegli aspetti della struttura psicologica pi significativi per favorire
lintegrazione sociale. Essi consistono in : buon autocontrollo, buon concetto di s, forza di volont, buon
sviluppo delle istanza etiche, buona socializzazioni, forte resistenza agli stimoli disturbanti, senso di
responsabilit, orientamento verso fini ben chiari.

Contenitori esterni rappresentati dallinsieme delle caratteristiche dellambiente nel quale il singolo soggetto
si trova a vivere. Le variabili psicologiche non sono infatti di per s sufficienti a render conto, da sole, del
comportamento socialmente conforme (ovvero di quello criminoso) perch esse agiscono in modo
differenziale a seconda dello status del soggetto e delle caratteristiche peculiari del suo ambiente. I
contenitori esterni rappresentano i freni strutturali che gli permettono di non oltrepassare i limiti normativi.
Detti contenitori sono rappresentati da fattori molteplici: da un ragionevole insieme di aspettative di successo
sociale, nel senso che quanto maggiori sono le prospettive di successo legate al ceto, alle relazioni, alle
qualificazioni professionali, tanto pi agevole sar mantenersi nella conformit e non usare mezzi illegittimi
per affermarsi; lopportunit di incontrare consensi nel proprio ambiente, il disporre di figure capaci di offrire
coerenti modelli di identificazione e una salda guida di condotta morale.

Si rende dunque necessario considerare contemporaneamente lintegrazione e la correlazione tra le variabili


psicologiche e quelle ambientali. Esiste cio tutto un complesso sistema di correlazioni fra i vari contenitori che
consente di comprendere come laccentuata carenza di taluni di essi renda proporzionalmente meno rilevante la
mancanza degli altri: in genere, quanto pi difettano i contenitori esterni, tanto minore importanza nel condurre
alla criminalit viene ad assumere la carenza di quelli interni e viceversa.
41. La criminologia del conflitto (criminologia di sinistra)
Negli anni 60, larghi settori dellopinione pubblica sono stati caratterizzati, specie tra gli intellettuali ed i giovani,
da un deciso viraggio verso le ideologie di sinistra. Si realizzo cos in quellepoca una vera e propria rivoluzione
culturale i cui ispiratori teorici furono i filosofi della Scuola di Francoforte (Adorno, Marcuse, Horkheimer) che
sottopose la societ neocapitalistica ad una critica serrata per le ingiustizie sociali, per aver ridotto luomo al
conformismo e al consumismo,privandolo di ideali. Quelle idee furono fatte proprie dal movimento del Sessantotto
che si diffuse in tutta Europa, specialmente in Germania ed in Italia.
Le nuove idee investirono presto ogni settore della vita politica, culturale ed anche privata di quegli anni. I
principali informatori e le parole dordine di quel movimento furono soprattutto il rifiuto del consumismo e, pi in
generale, di tutto il mondo capitalistico e della societ industriale, la prospettiva della rivoluzione comunista, il
fiorire di unetica solidaristica verso i poveri, i diseredati, gli emarginati e addirittura verso i devianti ritenuti
anchessi vittime della societ. Si enfatizzava e si rifiutava il disagio della civilt cio la quota di nevrosi e di
ansia che la competitivit e il consumismo comportano. Il rifiuto di ogni inibizione si riverber anche sui costumi
privati, sulla famiglia, sulla sessualit: anche la libert sessuale avrebbe dovuto servire, come lideologia
comunista e il femminismo, a distruggere la societ del consenso e dellintegrazione, al posto dei quali gli ideali
divennero il dissenso, la contestazione, la trasgressione.
In questo clima culturale, in quegli anni, taluni filoni della criminologia si sono intessuti di esplicite connotazioni
ideologiche e politiche di sinistra e si sono andate qualificando come criminologia del conflitto in opposizione
ad una criminologia del consenso. Per la criminologia del consenso, centrale la percezione della societ come
struttura non certo ottimale, con gravi disfunzioni di organizzazione, disparit di accesso ai beni, carente di
giustizia sociale, ma comunque migliorabile con le riforme e dove la delinquenza ritenuta favorita da certi
handicap sociali e individuali che per nulla tolgono alla responsabilit dei singoli autori di delitti (responsabilit su
cui viene in definitiva a far leva ogni intervento risocializzativo, obiettivo fondamentale della politica criminale). Per
i filoni pi estremistici della criminologia del conflitto, invece, la delinquenza non eliminabile senza la radicale
trasformazione della struttura economico-sociale e senza la soluzione rivoluzionaria che avrebbe condotto alla
eliminazione dei conflitti di classe e delle ingiustizie e che avrebbe risolto anche la questione criminale.
Gli approcci meno ideologizzati e pi cauti, furono quelli che negli USA si sono rivolti allo studio delle
sottoculture delinquenziali e delle bande giovanili che vedono nelle discriminazioni sociali, nelle difficolt
economiche e nella riduzione delle opportunit di successo la ragione prima della attrattiva esercitata sui giovani
delle classi disagiate da parte delle sottoculture criminose. I filoni pi radicali e massimalisti si sono sviluppati
invece in Inghilterra prendendo corpo nella teoria delletichettamento fino a giungere alla criminologia critica
che vedr la stessa criminalit quale fatto politico ed addirittura rivoluzionario.
42 - Teorie della sottocultura giovanile
Quando parliamo di cultura, in un senso ristretto, intendiamo indicare modelli astratti di valori morali e di
norme riguardanti il comportamento, che vengono appresi direttamente o indirettamente nellinterazione
sociale, in quanto sono parte dellorientamento comune della maggior parte delle persone. La cultura, ed
in particolare le norme che, in criminologia, della cultura sono laspetto pi importante, si riflettono nel

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comportamento dei singoli attori sociali, anche se in esso intervengono pure fattori individuali, non culturalmente
determinati: carattere, personalit, istinti, intelligenza, valori etici e sociali.
Strettamente associato al concetto di cultura quello di gruppo. Infatti, anche nellambito di una cultura pi
ampia, esistono nella societ tante culture, per certi aspetti differenziate, quanti sono i gruppi che in essa
agiscono, intendendosi per gruppi le associazioni di individui caratterizzati da una comune cooperazione e dal
senso di appartenenza al gruppo.
Il gruppo si distingue da una massa differenziata per alcune caratteristiche:
-

i membri di un gruppo sono in rapporto stabile e non solo casuale e passeggero;

in tutti i membri del gruppo si sviluppa e si mantiene un concetto chiaro del gruppo e dei suoi limiti

un gruppo pu venire a trovarsi in contrasto e anche in lotta con altri gruppi nellambito del gruppo esiste
unorganizzazione e divisione dei compiti, spesso su base gerarchica

nel gruppo si sviluppa un complesso di usi, costumi e regole che creano una tradizione (spirito di gruppo).

Si nota pertanto come le particolari norme, valori, principi e tradizioni del gruppo sono inseriti nella sua cultura e
sono fatti propri dagli appartenenti a quel gruppo.
Lappartenenza a un gruppo un fatto dinamico perch il singolo individuo pu partecipare contemporaneamente
a pi gruppi.
Qualora un gruppo sociale abbia una propria cultura fortemente differenziata rispetto alla cultura dominante per
taluni valori importanti, si parler allora di sottogruppo che avr, a sua volta, una sua propria sottocultura,
volendo sottolineare con questi termini il contrasto e la differenza di taluni precetti normativi rispetto a quelli della
cultura generale.
Per sottocultura criminale si intende quella di un sottogruppo che ha una sua particolare visione normativa in
contrasto con ci che la cultura generale considera come illegale. La sottocultura delinquenziale pertanto quella di
un sottogruppo che, pur avendo molti valori normativi comuni con gli altri gruppi, se ne diversifica per quanto attiene a
certi comportamenti inibiti dalla legge (concetto che si ricollega dunque a quello di associazione differenziale di
Sutherland di qualche decennio prima).Nella prospettiva sottoculturale si collocano alcune teorie che hanno mirato a
illuminare nellambito della criminologia del conflitto, le ragioni che favoriscono la confluenza verso le sottoculture
criminose dei giovani delle classi pi disagiate.---------------------42.1 La teoria della cultura delle bande criminali di Cohen (1955) Questa teoria vuole fornire una
spiegazione delle dinamiche che portano alla delinquenza nelle grandi citt i giovani delle classi pi sfavorite. Per
Cohen, la sottocultura delinquenziale dei giovani di bassa estrazione sociale nasce dal conflitto con la cultura della
classe media, che rappresenta i valori pi diffusi, ma dalla quale essi si sentono estranei ed estraniati: per questi
giovani, di conseguenza, impossibile conseguire i vantaggi ed il successo sociale di cui godono i loro coetanei dei
ceti pi favoriti ed essi vivono pertanto pi frequentemente linsuccesso, la frustrazione e lumiliazione. Per Cohen,
questi giovani trovano una soluzione a tale dissonanza nel disconoscere le regole della cultura dominante e nel
cercare di organizzare nuovi e diversi rapporti interpersonali con proprie norme e propri criteri di status. Quindi essi
metterebbero in atto il meccanismo difensivo della formazione reattiva che un meccanismo psicodinamico di marca
psicoanalitica che implica la sostituzione nella coscienza di un sentimento che provoca angoscia con il suo opposto.
In tal modo, le norme e gli ideali borghesi, essendo irraggiungibili, non costituiscono pi mete culturali ambite ma
sono rifiutate e disprezzate perch espressione del sistema dominante, giudicato a loro estraneo, ingiusto, da rifiutare
e disprezzare. Questi giovani sono favoriti a inserirsi stabilmente nelle sottoculture dei delinquenti abituali dal fatto
che queste ultime sono frequentemente insediate proprio nei quartieri poveri dove essi risiedono e dal loro vivere
allangolo della strada con conseguente maggiore facilit di rapporti con soggetti gi facenti parte della delinquenza
comune che proprio da questi giovani attinge nuove leve.
Questa teoria, tuttavia, non offre alcuna spiegazione del fatto che fra tutti i giovani che gravitano sulla strada per le
sfavorevoli condizioni economiche delle loro classi di appartenenza, solo una parte finisce per confluire nelle file della
delinquenza.
42.2 La teoria delle bande giovanili di Cloward e Ohlin (1960) Nella concezione di questi autori le
sfavorevoli condizioni economiche e sociali e in particolare lappartenenza alla classe operaia si traducono in una
limitazione delle opportunit cosicch si parla della loro teoria anche come teoria delle opportunit differenziali.
Questi autori partono dalla considerazione che la societ capitalistica offre a tutti, in teoria, la possibilit di conseguire
le mete di affermazione e successo ma, di fatto, la competizione limita le opportunit di chi parte da un piedistallo pi
basso. Ora, secondo gli autori, le bande giovanili si originano dal bisogno di aggregazione tra soggetti socialmente
sfavoriti con analoghi problemi di adattamento e possono assumere tre differenti forme:
-

le bande criminali in senso stretto sono formate da giovani dediti inizialmente ai comuni reati da strada
(furto, borseggio, rapina) e che poi, con linserimento nella sottocultura della delinquenza abituale, ampliano e

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perfezionano la loro attivit criminosa passando a reati ben pi gravi. Questi soggetti diventeranno cos
professionisti della delinquenza comune e acquisiscono in questo modo denaro e status symbol di successo.
-

Le bande conflittuali che sono invece dedite alla violenza e al vandalismo sistematico senza finalit
primariamente appropriative o lucrative; mirano soltanto a distruggere i simboli irraggiungibili del successo
esprimendo cos irrazionalmente e con violenza gratuita la protesta per esserne esclusi.

Le bande astensioniste che sono composta da quei giovani nei quali la frustrazione ha provocato una
fuga che esprime il rifiuto globale della cultura stessa, dalla quale cercano di evadere mediante labuso di
droghe e di alcol.

Queste teorie, anche se ci aiutano a capire meglio come arrivano alla delinquenza i giovani provenienti da gruppi
economicamente svantaggiati, hanno dei limiti dovuti al fatto che:
-

hanno una visione massimalista dei gruppi sociali e sono sostenute da una ispirazione marxista troppo
radicalizzata sul conflitto di classe;

la delinquenza dei pi giovani non necessariamente organizzata in bande ma pu esercitarsi anche in


modo isolato mentre vandalismi e violenze spesso vengono compiuti anche da giovani appartenenti a ceti
abbienti;

tanto la teoria di Cohen quanto quella di Cloward e Ohlin cadono facilmente in un approccio che risulta
rigidamente deterministico in quanto finiscono per lasciare limpressione che i giovani provenienti da certi
gruppi siano quasi fatalmente destinati alla delinquenza.

43 Teorie delletichettamento
La visione di una societ travagliata dalla continua conflittualit tra classe detentrice del potere e le classi lavoratrici
viene ulteriormente radicalizzata negli anni 60 dai teorici del nuovo filone criminologico del labelling approach che
recuperano la prospettiva dellinterazionismo simbolico di Gorge Mead (1934).
Gli aspetti caratterizzanti della teoria delletichettamento (Becker, Lemert, Kitsuse) sono incentrati sui seguenti punti:
1. visione rigida e dicotomica delle classi sociali percepite come classe dei proletari sfruttati e classe dei
padroni sfruttatori;
2. non univoca accettazione delle norme legali in quanto ritenute funzionali ai detentori del potere e quindi con
condivise dai gruppo oppressi;
3. valorizzazione del concetto di reazione sociale quale risposta che la cultura dei ricchi mette in atto nei
confronti delle condotte devianti mediante la stigmatizzazione, lemarginazione e le sanzioni penali;
4. percezione della devianza e della criminalit non quali comportamenti riprovevoli o colpevoli ma quale mero
frutto di un etichettamento negativo esercitato dal potere nei confronti delle sole condotte antigiuridiche
commesse dalle classe subalterne.
I teorici del labelling approach, affermano che il deviante non tale perch commette certe azioni, ma perch la
societ qualifica come deviante chi compie quelle azioni: con la reazione sociale consistente nel conferire la
qualifica di deviante, la devianza viene in un certo senso creata dalla nostra stessa societ. Il punto focale del
nuovo approccio spostato pertanto dallatto del singolo, comera nelle precedenti teorie, alle reazioni della
societ nei confronti dellatto stesso.
-

Il deviante non pi visto come disfunzionale al sistema sociale ma la condotta deviante invece
intesa come necessaria e utile alla societ che in essa trova il confine ben delineato della propria
conformit. Il deviante, quindi, deve essere creato per differenziarsene ed avere un termine di
paragone negativo.

Il deviante svolge anche un ruolo di capro espiatorio nel momento in cui si polarizza contro di lui
tutta lemotivit e lo sdegno per gli autori del male, si ha il vantaggio di non far percepire come
devianti altre condotte, parimenti dannose per la societ, ma che sono proprie delle classi domianti;

Il criminale, nella comune accezione, non tanto colui che commette un crimine ma piuttosto colui
che, fra i molti atti illegali, ne compie certuni. I concetti di stereotipo e di stigma, rappresentano bene
questi meccanismi nel senso che lo stereotipo culturale del criminale (cio la concezione di
delinquente diffusa nellopinione pubblica) corrisponde a quello della criminalit abituale e
convenzionale ma non comprende tutti gli atti contrari ai codici. Si avrebbe cos una discriminazione
in relazione al tipo di delitto, allambiente in cui esso viene attuato e al ceto dellautore. La
discriminazione si attua a vari livelli: chi ha pi potere pu fare leggi a s pi favorevoli e decide, ne
contempo, cosa lecito e cosa non lo .

I gruppi sociali, quindi, creano devianza facendo le norme la cui infrazione costituisce devianza,
applicando queste norme ad alcune persone ed etichettandole come outsider. Da questo punto di vista la
devianza non una qualit dellatto commesso dalla persona ma piuttosto una conseguenza

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dellapplicazione di norme e sanzioni a un delinquente da parte di altri. Il deviante una persona alla
quale letichettamento stato applicato con successo: il comportamento deviante un comportamento
che viene etichettato come tale.(Becker)
Il processo di consolidamento della devianza si realizza poi attraverso una serie di eventi. Infatti, colui
che definito come deviante tende a stabilizzare la sua condotta in una carriera deviante, il che comporta
lassunzione di un ruolo deviante e conseguentemente anche il sentimento della identit personale
diviene quello di un Io deviante. La stigmatizzazione fa dunque in modo che il soggetto che si
comportato in un certo modo finisca per riconoscere se stesso nelletichetta che gli stata posta e non
tende pi a modificare la condotta.
Viene inoltre distinta:
-

la devianza primaria che definisce una condotta deviante senza che si mettano in moto
reazioni sociali e psicologiche che modifichino il ruolo e il sentimento della propria identit del
soggetto agente; questi, pertanto, non si vive come un deviante ed ha ampie possibilit di
rientrare nella conformit;

la devianza secondaria si realizza come effetto della reazione sociale (stigmatizzazione e


sanzione legale) e comporta peculiari effetti psicologici sullindividuo che si percepisce come
deviante, sviluppa tutta una serie di atteggiamenti oppositivi che il suo ruolo comporta, con
conseguente fissazione in tale ruolo di deviante ovvero di delinquente.

Dunque, si diviene devianti perch si qualificati come tali e, quindi, deviante colui al quale letichettamento stato
applicato con successo; viceversa, colui che commette azioni criminose ma che non viene raggiunto dalla censura,
non sarebbe un deviante, con buona pace dei principi morali e della giustizia.
Critiche possono essere mosse a questa teoria:
1. la confusione fra devianza e criminalit - che sono spesso usate come sinonimi;
2. questa teoria spiega la devianza non criminosa e la piccola delinquenza di poco conto, la microcriminalit di
strada ma non si presta affatto ad essere applicata nei confronti della criminalit pi grave in quanto i
delinquenti di questo tipo si auto-emarginano per loro scelta primaria e sono assolutamente indifferenti alla
stigmatizzazione;
3. questa teoria deterministica in quanto la persona che ha subito lo stigma sembrerebbe non potersi
sottrarre ad un inevitabile destino delinquenziale;
4. questa teoria deresponsabilizzante perch equiparando delinquenti e devianti finisce per attenuare la
colpevolezza dei primi che vengono a fruire dellatteggiamento pi tollerante riservato ai secondi.
44 Teoria della devianza secondo Matza
Il rigido orientamento classista e il giustificazionismo nei confronti della delinquenza anche pi grave propri di tutta la
criminologia del dissenso sono stati in qualche modo sottoposti a revisione, in quegli stessi anni, dal criminologo
americano Matza (1969) il cui contributo rappresenta il superamento nei confronti della teoria della sottocultura
giovanile di Cohen e di quella delletichettamento.
La critica verte sul fatto che i teorici delle sottoculture (Cohen in particolare) intendono la sottocultura delinquenziale
minorile come il risultato di un processo di costruzione da parte dei giovani della classe operaia, di valori antagonisti
rispetto a quelli dominanti (quelli della classe media). Per Matza questa ipotesi da rigettare poich non possibile
pensare alla condotta delinquenziale come al frutto di una situazione in cui il soggetto definisce giusto il suo
comportamento. Il problema, invece, pi complesso in quanto molto difficile convincersi che esista una netta
scissione tra i valori accettati dai soggetti conformi e quelli di coloro che delinquono. Lo dimostra il fatto che molti
giovani esprimono, dopo la commissione del reato, vergogna e un sincero senso di colpa che non possono essere
sbrigativamente interpretati come tentativo di manipolazione da parte degli appartati istituzionali. Dunque non si pu
concludere che il mondo dei giovani delinquenti non completamente avulso dalle richieste di conformit espresse
dallordine sociale dominante.
Secondo Matza, gran parte dellattivit delinquenziale dovuta ad una proliferazione di difese nei confronti
dellatto delinquenziale, sottoforma di auto-giustificazioni per il comportamento deviante, considerate valide
dal delinquente ma non dal sistema giuridico o dalla societ.
Il delinquente, cio mette in atto un processo di razionalizzazione che gli consente di esprimersi in senso deviante e
giungere allinfrazione normativa neutralizzando attraverso particolari tecniche le tecniche di neutralizzazione il
conflitto con la morale sociale da lui almeno parzialmente accettata. Queste razionalizzazioni non intervengono ex
post-facto ma precedono latto deviante e servono a escludere la responsabilit individuale e a negare la sua illiceit
attraverso la ridefinizione del proprio operato.
La delinquenza, non deriva dunque dallapprendimento di imperativi o valori devianti ma il frutto
dellacquisizione di queste particolari tecniche di auto-giustificazione.

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Queste tecniche di neutralizzazione vengono presentate in cinque forme diverse:


1. la negazione della propria responsabilit il delinquente, per aprirsi la possibilit di imboccare la via della
devianza ed evitare di doversi assumere la responsabilit di un attacco diretto allapparato normativo, inizia
ad auto-percepirsi come una palla da biliardo immagine che gli consente di viversi come agito, trascinato
nelle diverse situazioni;
2. la minimizzazione del danno arrecato il delinquente portato a considerare il proprio comportamento
come appartenente ad una attivit vietata ma non immorale. Per lui, inoltre, la gravit della condotta viene
valutata in base al danno subito dalla vittima. La neutralizzazione consiste nella ridefinizione delle proprie
condotte: un atto vandalico diventa un disturbo dellordine, un furto una presa in prestito, uno scontro tra
bande uno scambio privato di opinioni, ecc.;
3. la negazione della vittima anche nel caso in cui il delinquente si riconosce responsabile dellatto
commesso e si dichiara disposto ad ammettere la gravit del danno causati, la responsabilit viene
neutralizzata accentuando il fatto che il pregiudizio recato alla vittima non rappresenta una ingiustizia perch
si tratta di un individuo che meritava il trattamento subito. Il delinquente, cio, si sente un giustiziere;
4. la condanna di coloro che condannano coloro che sono conformi alla legge vengono giudicati dal
delinquente come ipocriti, la polizia come corrotta, i giudici come parziali;
5. il richiamo a ideali pi alti in questo caso le forme di controllo sociale possono essere neutralizzate
sacrificando le istanza pi generali della societ (norme, aspettative, doveri) a vantaggio di ideali particolari
ma considerati eticamente superiori, quali quelli della fedelt al gruppo di appartenenza, della solidariet fra
amici, della giusta lotta fra bande del quartiere, ecc.
Un aspetto importante della teoria di Matza il superamento delle teorie delletichettamento e del loro contenuto
deterministico, quella scuola, infatti, sorvola sul problema della devianza primaria (cio la scelta del comportamento
censurabile dalla collettivit) cio di quella devianza agita dal soggetto prima ancora che egli sia individuato come
deviante e venga quindi stigmatizzato dalla reazione sociale (foriera della devianza secondaria). Matza non si schiera
n per un totale libero arbitrio n per un rigido determinismo, egli, piuttosto, per affermare un determinismo
debole che spiega con il concetto di drift, termine che non trova una giusta traduzione in italiano ma che rimanda
alla presenza di una motivazione allagire deviante non rigidamente vincolante. Il soggetto, cio, si trova in una
situazione di limbo tra conformit e devianza e reagisce di volta in volta alle richieste delluna o dellaltre senza mai
dirigere definitivamente il proprio comportamento in senso deviante o in senso conforme.
La sottocultura, per Matza il luogo in cui il soggetto per sollevarsi da situazioni angosciose, pu accentuare
inclinazioni che non sente.
La volont di violare una norma un processo molto complesso che nasce quando alla preparazione (che consiste
nellapprendimento delle tecniche di neutralizzazione) subentra un vero e proprio senso di disperazione dovuto al
sentirsi incapaci di dominare gli eventi e lambiente circostante: disperazione che a sua volta si traduce in un generico
desiderio di far accadere qualche cosa, pur di convincere se stessi che si ancora padroni della situazione.
Matza dunque spiega non solo la devianza primaria ma riconferisce uno spazio di libert al deviante stesso (e quindi
una responsabilit), pur evidenziando i fattori che tale libert in parte limitano.
45. Criminologia critica e criminologia radicale (criminalit come fatto politico)
Tra gli anni 70 e 80, in una prospettiva rigidamente marxista, la criminalit venne intesa non pi come fatto sociale
ma piuttosto come fatto politico: la criminologia, cio, identific la devianza con il dissenso, cosicch tutte le classi ed i
movimenti che si opponevano alla societ neo-capitalista vennero ritenuti costituire lautentica categoria dei devianti.
Ma ci comport che cos come i movimenti politici di sinistra, anche i criminali vennero intesi come oppositori del
sistema borghese,infatti la criminalit venne considerata un fatto sostanzialmente politico. I criminali per non avendo
coscienza del significato rivoluzionario della propria condotta dovevano essere politicizzati per poter assumere un
ruolo consapevole di forza promotrice dellinnovazione: questo doveva essere il compito dei movimenti di sinistra e
pi specificamente della criminologia. La criminologia, pertanto, doveva cessare di proporsi come scienza con finalit
di ricerca per assumere precise prese di posizione militanti e politiche.
In questa ottica, la stessa definizione tradizionale di delinquenza e di devianza andava rifiutata perch fondata sulla
ideologia del potere e del privilegio di classe: criminale era ritenuta invece la classe dominante con le sue ingiustizia,
lo sfruttamento, la mortificazione consumistica e la negazione della libert e dignit umane.
La devianza e la criminalit venivano cos a identificarsi con la lotta che lintera classe operaia conduce per
ledificazione della societ comunista.
Il primo filone della criminologia critica si sviluppato in Inghilterra attorno alla National Deviance Conference
(Taylor, Walton, Young, 1975) e ha preso le mosse da una critica della vecchia interpretazione marxista della
criminalit secondo la quale questa era un diretto prodotto della societ capitalistica ma riteneva il criminale privo
della consapevolezza del significato classista del suo essere deviante, in quanto reputato mosso solo da istanze
individualistiche. La new criminology inglese affront invece il problema della devianza come scelta consapevole dei

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singoli dinanzi ai disagi e alle contraddizioni sociali. Questo indirizzo stato coltivato anche in Germania ed in Italia
da un gruppo di studiosi facenti capo alla rivista Questione criminale. Nella prospettiva di questi studiosi, la devianza
veniva definita come una modalit di condotta contrapposta ai canali normativi (costumi, leggi, cultura) ispirati e
governati esclusivamente della classe al potere. La devianza esprime tutte le esigenze alternative allideologia
borghese e si identifica con la non accettazione di questa: il fatto che la devianza sia stigmatizzata e repressa dalle
istituzioni la conseguenza del fatto che essa viene, dalla societ capitalista, percepita come una minaccia per il suo
sistema.
Viene distinta:
-

una devianza individuale - che nelle sue varie forme (criminalit, evasione nella droga, rifiuto
dellinserimento lavorativo, ecc.) costituisce una modalit di rigetto della societ borghese, devianza che
per priva oltre che di consapevolezza anche di prospettive;

una devianza organizzata che rappresenta la lotta delle classi lavoratrici (quindi un superamento della
devianza individuale che parziale ed alienata) chiaramente politicizzata e ordinata nei movimenti politici
delle masse. La lotta sociale organizzata per il superamento della societ capitalistica e per ledificazione
del comunismo avrebbe dovuto consentire anche il riassorbimento delle devianze individuali nella
devianza collettiva e organizzata dei lavoratori.

Cos come inteso dalla criminologia critica, il termine di devianza divenuto addirittura sinonimo delle classi lavoratrici
impegnate nella pi matura lotta di classe. In questa ottica, anche la pena carceraria e tutto il sistema penale vennero
visti come strettamente legati alla societ capitalistica e funzionali agli interessi economici e di controllo sociali delle
classi dominanti.
La criminologia critica, anche se ha avuto il merito di contribuire ad un movimento per la decarcerizzazione e
lumanizzazione della pena, ha alimentato un atteggiamento dellopinione pubblica di sinistra di eccessiva solidariet
nei confronti dei delinquenti, visti come vittime della societ piuttosto che come individui non solo inosservanti delle
leggi ma spesso anche autori di comportamenti prevaricatori. Essa ha cio identificato la delinquenza come se fosse
solo microcriminalit da strada, agita da soggetti provenienti dai gruppi pi sfavoriti, trascurando del tutto la pi
allarmante criminalit violente, la delinquenza economica e quella organizzata.
46 - Il Nuovo Realismo
Nella seconda met degli anni 80,il fervore ideologico andato scemando. Gli stessi autori di ispirazione marxista
che in Gran Bretagna erano stati i promotori della New Deviancy Conference e della criminologia critica, pur sempre
rimanendo su posizioni di sinistra, diedero avvio (Lea, Young, 1984) alla scuola del Nuovo Realismo.
A circa dieci anni di distanza, limpostazione viene completamente capovolta dal punto di vista metodologico e da
quello dei contenuti: da una riflessione esclusivamente ideologica e teorica e di fronte alle esasperazioni di un
approccio che vedeva solo nelle sperequazioni sociali la causa della criminalit e che intendeva il deviante
esclusivamente come vittima, questi autori rivolgono la loro attenzione allosservazione empirica, particolarmente
riguardo ai reati da strada (street crimes) che avvengono nei quartieri popolari delle metropoli scoprendo cos che la
delinquenza, studiata in precedenza in una prospettiva tutto sommato astratta, invece una realt di fatto.
I Nuovi Realisti, scoprono lelevata vittimizzazione e la richiesta di protezione propria dei meno abbienti e dei pi
indifesi, di conseguenza, propongono ora programmi sociali miranti a ridurre la marginalizzazione, a offrire alternative
alla carcerazione, a promuovere esperimenti di riconciliazione tra reo e vittima (nei casi meno gravi) e a creare una
organizzazione nella comunit mirante a cooperare con la polizia in vista della prevenzione dei reati nei quartieri. La
prevenzione, prima rifiutata, diviene ora un obiettivo primario, che dovrebbe essere perseguito attraverso progetti di
sorveglianza di vicinato formati da comitati di zona di cui fanno parte anche privati cittadini, in una rivalutazione,
quindi, dei sistemi di controllo informali o semi-formali.
47. Neo-classicismo e abolizionismo
Sempre negli anni 80, dopo la fine della criminologia tutta incentrata sulla ideologia politica di sinistra, hanno preso le
mosse altri due filoni di pensiero come conseguenza di due differenti e in un certo senso opposte ragioni:
1. labolizionismo che distinguiamo in:
a. abolizionismo carcerario come estrema espressione della critica alla carcerazione, ritenuta
inefficace quale strumento per combattere la criminalit. E un movimento che prende le mosse dalle
ben note censure, gi degli anni 60, contro le istituzioni totali, contro il loro effetto disumanizzante,
stigmatizzante e addirittura criminogeno e contro lidentificazione della sanzione penale
esclusivamente con la reclusione in carcere. Esso, per, finisce per massificare tutti i criminali
secondo una unica prospettiva astratta, vittimistica e indulgenzialistica, senza tener conto cio della
estrema differenziazione con cui, viceversa, il criminologo e loperatore giudiziario si trovano a
confrontarsi. Una prospettiva tanto estrema non pu realisticamente conciliarsi con lesistenza di
delinquenti particolarmente pericolosi e, infine, con istanze di giustizia e di sicurezza che le persone
sentono e vedono concretizzate nella pena carceraria: un conto ridurre luso del carcere, un conto

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labolizione. Listituto della carcerazione, stato dunque sottoposto a una critica serrata che per non
pu giustificare le posizioni di globale abolizionismo: queste rispecchiano il rifiuto di infliggere
sofferenza ma non tengono conto, dinanzi ai crimini socialmente pi pericolosi, dellesigenza
universalmente sentita di adeguata retribuzione e di tutela pubblica e della insostituibilit del carcere
quale strumento, per taluni crimini, di difesa sociale. Ci che costituisce un atteggiamento erroneo
verso listituto della carcerazione piuttosto il considerarla come lunica o la principale modalit di
punizione, buona per ogni tipo di persona e di reato. Corretto appare invece lo sforzo, ispirato dal
principio riduttivistico, di trovare sanzioni idonee a sostituire il carcere con altri strumenti di
punizione meno dolorosi per il reo e meno costosi per leconomia pubblica.
b. Abolizionismo penale il pi noto esponente di questa corrente di pensiero il norvegese Christie
che, partendo dal presupposto che la pena dolore e occorre ridurre al minimo il bisogno cosciente
di infliggere sofferenza legale per esigenze di controllo sociale, propugna la soppressione non solo
del carcere ma di ogni tipo di pena e dellintero sistema della giustizia penale. Le correnti
abolizionistiche che si sono ispirate a Christie esordiscono col ritenere linutilit di tale sistema,
negandone la deterrenza e qualsiasi altra finalit positiva. Siamo pertanto di fronte ad una estrema e
semplicistica generalizzazione di situazioni viceversa tra loro troppo differenti. Labolizionismo penale,
oltre che di impossibile realizzazione, comporta rischi di iniquit e aumento di sofferenze per le
vittime mentre del tutto inadeguate appaiono le soluzioni alternative proposte dallo stesso autore
della risoluzione in chiave privatistico-risarcitoria fra autore e vittima del comportamento delittuoso e
del controllo disciplinare esercitato dalle comunit in quanto, tra laltro, rimarrebbero del tutto
insoddisfatte le domande su cosa succederebbe quando il patteggiamento fra le parti non fosse
possibile o non fosse voluto, quando non vi vittima o quando il delitto troppo grave.
2. il Neoclassicismo sorto quale reazione al fallimento della politica penale incentrata sul trattamento
risocializzativo. Lideologia del trattamento stata messa in crisi da diversi fattori:
a. lingente impegno finanziario legato alle molteplici agenzie di trattamento non corrispondeva una
sensibile diminuzione della delinquenza e delle recidive; anzi, con il passare degli anni, la
delinquenza aumentata;
b. la presa di coscienza, da parte degli stessi fautori e degli operatori del trattamento, dellimpossibilit
che non con tutti i soggetti si potessero conseguire risultati soddisfacenti mediante le tecniche di
trattamento criminologico;
c.

stato rimesso in discussione lobiettivo stesso della risocializzzione in quanto si afferm lidea
che essa servisse solo a creare cittadini pi ossequienti, a discapito della loro libert di
autodeterminarsi e di opporsi consapevolmente al sistema politico vigente.

Cos, come conseguenza di queste critiche, si andato articolando il filone di pensiero penalistico e
criminologico inteso a rivalutare i principi retribuzionistici della Scuola Classica del diritto, le garanzie
processuali, la certezza della pena, secondo un modello chiamato appunto neo-classicismo o neoretributivismo. Negli USA, questa inversione di tendenza si tradotta oltre che in una riduzione dellimpegno
nelle misure alternative e nei programmi di trattamento, anche in un inasprimento delle pene e
nellintroduzione di sanzioni rigidamente prefissate. In luogo della pena indeterminata, ha avuto
incentivazione il sistema della incapacitazione selettiva, fondato sulla difesa sociale e sulla mera
deterrenza e mirante ad aggravare le sanzioni nei confronti dei delinquenti recidivi e pi pericolosi. Un polo di
nao-classicismo ha preso piede anche nei Paesi scandinavi dove, del pari, stato riabilitato lideale retributivo
per come reazione alla crisi del modello terapeutico.
Vediamo come tutte le citate tendenze neo-retribuzionistiche hanno in comune un drastico e progressivo
abbandono di qualsiasi individualizzazione discrezionale delle risposte sanzionatorie per sviluppare un
sistema penale che stabilizzi e rassicuri la societ attraverso una comminazione oggettiva delle pene,
vincolata a ben precisi criteri quantitativi.
48 Lapproccio economico-razionale
I mutamenti economici hanno prodotto grandi cambiamenti anche delle idee, delle prospettive della gente e degli assi
portanti ideologici; leconomia divenuta una componente importante ed essa si riflette sul pensiero intellettuale e
sulla cultura.. E accaduto cos che i fattori legati alleconomia si sono fatti strada pure nel pensiero criminologico, dal
quale in precedenza erano del tutto estranei. Si cos affacciato negli ultimi anni un approccio ai problemi della
criminalit del tutto nuovo, che vede la condotta criminosa agita secondo principi razionali: secondo cio quegli stessi
criteri che guidano le scelte economiche.
Una comprensione dellapproccio economico- razionale possibile utilizzando il contributo di Becker, economista
americano e capostipite della sociology economy, che gi alla fine degli anni 60 ha iniziato ad applicare le teorie

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economiche a settori di ricerca usualmente non esplorati dagli economisti, quali la famiglia, leducazione, le
discriminazioni razziali.
Secondo Becker, la causa del comportamento criminale non deve essere ricercata in una propensione biologica o
psicologica dellindividuo n in problemi legati al suo ambiente o a fattori sociali: semplicemente, alla base dellagire
criminale vi una forte componente di calcolo e una razionale analisi dei costi-benefici connessi alla commissione
del reato. Il delinquente calcola, valuta e soppesa i vantaggi e gli svantaggi derivanti dalla commissione di un fatto
illecito e, se i benefici attesi risultano essere significativi e superiori ai costi e agli svantaggi, si determiner a
delinquere. Egli non si differenzia pertanto da qualsiasi altro operatore economico. Becker sintetizza il suo assunto
nella formula 0 = (P, F, U): dove 0 il numero dei reati commessi da una persona in un determinato periodo; P la
probabilit di essere condannato per quel reato; F la sanzione per quel reato; U una variabile complessiva di tutte le
altre influenze. E dunque evidente che taluni cambiamenti della variabile U (ad es.: aumento del reddito disponibile,
aumento delleducazione rispetto alla legge) potrebbero ridurre gli incentivi ad entrare in attivit illegali.
Secondo Becker
i costi del delitto possono distinguersi in:

costi diretti - connessi alla organizzazione o alla esecuzione del reato;

costi indiretti collegati al rischio dellessere individuati e condannati (tale distinzione si rende necessaria
perch lindividuazione e la condanna rappresentano momenti diversi affidati ad istituzioni diverse che
potrebbero avere, di conseguenza, diverso grado di efficienza);

mentre i benefici connessi alla commissione del reato - posto che in alcuni casi possono essere valutati, dal
punto di vista economico, immediatamente mentre in altri no sono di difficile valutazione e sono legati anche al
tipo di reato commesso. Ad esempio, gli atti di vandalismo, apportano scarso beneficio dal punto di vista
economico ma un intenso senso di piacere e di soddisfazione.
Nella scelta se compiere o meno un delitto, abbiamo visto che operano altre variabili ambientali, quali i profitti
provenienti da attivit illegali e la presenza di valori etici provenienti dalla famiglia e dalla scuola. Cos, un soggetto
con un lavoro stabile ed una buona condizione familiare e sociale considerer la violazione di questi principi etici un
costo elevatissimo da sostenere nella commissione di reati: intervengono dunque nella criminogenesi anche fattori
legati alla variabilit psicologica e ambientale propria dei singoli individui.
Recentemente Becker ha affermato che per raggiungere buoni risultati nella lotta contro i crimini, occorre una
combinazione di tutte queste misure: leggi severe e certe ma anche tutte quelle misure sociali come il miglioramento
della qualit delleducazione e puntare sui valori della famiglia.
La critica che pu essere portata a questo approccio che si tratta di un punto di vista teorico troppo astratto per
essere applicato a tutte le condotte delittuose: esso non pu trovare applicazione per i delitti dimpeto o connessi a
disturbi psichici.
Daltro canto un settore dove pi brillantemente sono stati applicati questi principi quello delle attivit corruttive e
concessive dei colletti bianchi dal momento che coloro che compiono reati di questo tipo non possono non aver fatto
una valutazione pi o meno attenta delle conseguenze del proprio agire delittuoso e la scelta di metterlo in atto
dovuta alla convinzione o al calcolo probabilistico che i benefici che se ne potranno trarre supereranno i costi.
Lapproccio economico-razionale fornisce dunque una nuova e realistica chiave di lettura di moltissimi delitti: sia in
primo luogo dei delitti compiuti per lucro ma anche di condotte criminali violente sulle cose o sulle persone per le quali
lutile perseguito non economico ma semmai psicologico quale soddisfacimento di pulsioni e desideri.
La visione che viene fornita da questa teoria quella di una persona umana responsabile che, prescindendo dalle
motivazioni profonde come dai determinismi sociali, consapevole di quel che compie e delle scelte che effettua sia
nellambito delittuoso che in quello lecito . Ma anche se la condotta delittuosa talora irrazionale o addirittura autolesiva, essa pur sempre attuata per conseguire un utile, pecuniario o psicologico che esso sia.
49. La criminologia in Russia
NellURSS, ancora pi che altrove, la totale assenza di pluralismo politico e lintolleranza verso ogni manifestazione di
libert di pensiero imposti dal rigido sistema dittatoriale, hanno fatto s che anche i contenuti della criminologia si
uniformassero in modo particolarmente stretto con lideologia ufficiale.
Prima della rivoluzione del 1917, lo studio sistematico della criminalit fu coltivato quasi esclusivamente dalla
sociologia del diritto ed essa venne inteso non tanto nella prospettiva del tecnicismo giuridico quanto essenzialmente
quale fenomeno sociale.
La ricerca prosegu anche dopo la Rivoluzione dOttobre: nel primo periodo postrivoluzionario, quando ancora la
chiusura verso la cultura europea non era cos rigida come accadde dopo, le tesi positivistiche esercitarono un forte
fascino sui criminologi sovietici che prestarono attenzione non solo allindirizzo sociologico del Ferri ma anche a
quello lombrosiano.

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Negli anni 30, i contenuti di derivazione positivistica vennero decisamente rigettati perch non conciliabili con
lideologia ufficiale che venne rigorosamente imposta in ogni ambito del sapere. Poich ogni forma di delinquenza
veniva ritenuta espressione della lotta di classe, la morte del capitalismo doveva necessariamente portare alla
scomparsa della delinquenza: i pochi delinquenti rimasti vennero considerati o come soggetti dotati di patologiche
caratteristiche di personalit ovvero quali portatori di residui valori antisociali del capitalismo. La criminalit venne
pertanto intesa come un fenomeno accidentale e non come una componente normale di ogni societ.
La delinquenza e il dissenso politico vennero interpretati dunque in termini prevalentemente psicopatologici e
politici,come attivit controrivoluzionaria della vecchia classe borghese cos anche legittimando limponente
repressione penale di tutti i nemici del popolo.
Pi tardi, negli anni 50 e 60, nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, la societ russa fu
massivamente coinvolta materialmente con pesanti sacrifici economici e moralmente con limpegno ideologico per
sostenere la guerra fredda contro loccidente. La criminologia segu lideologia del momento continuando a vedere, da
un lato, lesistenza di una correlazione fra criminalit e reliquie capitalistiche non ancora sradicate, e, dallaltro,
sottolineando leffetto delle influenze disfattiste dei paesi occidentali che erano accusate di iniettare valori e proporre
modelli comportamentali (consumismo) ostili al socialismo per minarne la stabilit ideologica e la forza economica e
militare.
Il dogmatismo ideologico poi andato attenuandosi, il crollo dellimpero sovietico hanno provocato un nuovo
orientamento dottrinario avvicinando la criminologia russa e dei paesi ex satelliti a quella occidentale grazie anche ad
una aumentata frequenza di scambi culturali, un tempo del tutto aboliti. Anche in Russia, come ovunque, la libert ha
un prezzo, e nel prezzo compreso anche laumento della criminalit.

33

CAPITOLO 4
PSICOLOGIA E CRIMINALITA
48 La criminologia incentrata sullindividuo
Le teorie sociologiche rendono conto delle molteplici ragioni legate allambiente, ai rapporti fra gruppi e alle loro
reazioni che favoriscono le scelte criminose di molti individui ma esse non possono spiegare la variabilit del
comportamento individuale dinanzi ad analoghi fattori socio-ambientali che si osserva di fatto nei singoli casi:
variabilit che da ricondurre alle diverse caratteristiche psicologiche e biologiche di ogni individuo. E pertanto
necessario utilizzare un approccio integrato che miri a evidenziare quali sono i fattori che rendono ogni persona una
entit unica e irripetibile, cos che differiscono per ogni soggetto anche le risposte ai fattori criminogenetici insiti nella
societ, fattori che rappresentano altrettante componenti di vulnerabilit individuale nei confronti delle scelte
criminose.
Si intendono per componenti di vulnerabilit individuale tutti quei fattori, diversi da persona a persona, psicologici
o biologici, che rendono ragione della resistenza o della maggior fragilit o dellelettiva propensione di taluni a
comportarsi - a parit di condizioni macro-sociali e micro-sociali - in modo conforme alle norme, ovvero allopposto
criminoso dinanzi ai condizionamenti provenienti dallambiente sociale.
Lo studio delle componenti di vulnerabilit pu essere condotto:
1. attraverso lo studio delle teorie psicologiche della personalit che mettono in evidenza i complessi
meccanismi che possono spiegare la variabilit individuale delle risposte comportamentali e identificare
aspetti della personalit che possono esporre al rischio di devianza;
2. in una prospettiva biologica per identificare i fattori che rendono ogni essere vivente diverso dagli altri
come conseguenza della differente struttura del patrimonio genetico e, si conseguenza, tutti i problemi legati
allereditariet, alla rilevanza di fattori neuro-fisiologici nei confronti della organizzazione psichica e del
comportamento istintuale, diverso dal comportamento appreso;
3. in una prospettiva clinica con lesame di fattori psicopatologici, nel quadro delle correlazioni fra disturbi
mentali e condotta criminosa.
Nel considerare le correlazioni fra individuo e ambiente,va sottolineato che esiste in ogni tipo di comportamento
umano una loro costante integrazione. Laspetto pi caratteristico di questa correlazione rappresentato dal rapporto
inversamente proporzionale fra le componenti di vulnerabilit individuale e i fattori ambientali: quanto pi
criminogenetici sono questi ultimi, tanto meno rilevanti sono le componenti psicologiche o biologiche legate
allindividuo; e, viceversa, quanto pi marcate sono le componenti della personalit che rendono lindividuo pi incline
alla condotta criminosa o deviante, tanto meno significativi risultano le carenze, le sollecitazioni e , in generale, i fattori
criminogeni legati alla societ.
Naturalmente, dobbiamo sempre tenere presente che questa distinzione tra fattori sociali e fattori individuali risponde
solo a ragioni di comodit espositiva perch nella realt il comportamento frutto di una costante integrazione di
condizioni individuali e ambientali.
49 Personalit, temperamento, carattere
Per comportamento (o condotta) si intende il complesso coerente di atteggiamenti che ogni individuo assume in
funzione dei suoi obiettivi e degli stimoli che gli provengono dallambiente: poich tali atteggiamenti altro non sono
che, in gran parte, espressione della psiche, ne risulta in pratica la possibilit di identificare lo studio della psicologia
con quello del comportamento.
Lattivit psichica costituita da tre fondamentali funzioni: la sfera conoscitiva, la sfera affettiva e quella volitiva.
1. La sfera cognitiva Sono proprie di questa sfera:
a. La conoscenza linsieme delle funzioni che consento allindividuo di essere informato sulla realt,
di parteciparvi, di accumulare esperienze, di acquisire nozioni;
b. Il pensiero lorganizzazione di processi mentali di carattere simbolico che si concretizza nelle
idee.
c.

Lintelligenza linsieme delle capacit acquisite, che riutilizzano oltre che a livello logico-razionale
o speculativo, anche per agire nella vita relazionale; lintelligenza pu essere dunque attitudine ad
affrontare e risolvere situazioni concrete (intelligenza pratica), ovvero attitudine a impostare e
risolvere problemi generali e astratti (intelligenza teorica).

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2. La sfera affettiva - quella fondamentale coloritura positiva o negativa, piacevole o spiacevole che eventi e
pensieri suscitano in noi; laffettivit anche responsabile di quegli stati danimo che si sperimentano
soggettivamente e che possono essere spontanei ovvero conseguenti a stimoli esterni. Nella sfera affettiva si
distinguono:
a. Lumore inteso come il variare dellemotivit nelle varie sfumature che vanno dalla tristezza alla
gioia;
b. I sentimenti che sono espressioni pi elaborate della vita affettiva che sorgono nel rapporto con
persone e situazioni non tanto sulla scorte di elementi razionali quanto piuttosto per la risposta
interiore che ciascuno vive nei confronti di tali persone e situazioni;
c.

Le emozioni sono sentimenti che si manifestano con una intensit particolarmente acuta (ira,
furore, esaltazione e rabbia) e che si estrinsecano anche in fenomeni fisiologici (rossore, batticuore,
pallore, tremore).

3. La sfera volitiva riguarda le azioni (e le omissioni) che vengono compiute per determinati fini. Alla base del
volere sussistono sia motivi consapevoli sia motivazioni profonde o inconsce. Sulla volont si incentra tutta le
tematica della libert, del libero arbitrio, della responsabilit, o allopposto, del determinismo.
Importantissimo il concetto di personalit.
1. Nelluso comune, il significato di personalit pu identificarsi con la abilit o accortezza sociale,
valutandosi la personalit di un individuo in funzione della sua capacit ed efficienza nel reagire
positivamente nei contatti con persone diverse e nelle circostanza pi varie. Si dice che un soggetto ha
personalit quando sa far valere le proprie ragioni e sa perseguire con successo i suoi obiettivi; ovvero,
allinverso, si dice che ha disturbi o problemi di personalit quando il modello di esperienza interiore e
di comportamento e il suo funzionamento sociale risulta inadeguato a mantenere soddisfacenti rapporti
interpersonali.
2. Una seconda accezione la personalit di un individuo definita dalla reazione del prossimo al modo di
interagire di un individuo (prepotente, affascinante, difficile, debole, ecc.). Si tratta di una definizione
psicosociale dato che considera la persona nellinterazione col prossimo.
3. La personalit pu ancora essere intesa come linsieme delle qualit e caratteristiche di un soggetto
quale somma cio di aspetti biologici e psichici suscettibili di osservazione e descrizione obiettiva,
facendo astrazione dai riflessi interpersonali;
4. la definizione di personalit pu anche includere gli aspetti unici ed irripetibili o pi rappresentativi di
una persona ricalcando cos il concetto di individuo della prospettiva biologica ma riferendola solo
alle componenti psichiche.
Un significato di personalit essenzialmente incentrato sugli aspetti intrinseci della persona non pu essere
soddisfacente per la criminologia in quanto essa non pu prescindere dallapproccio integrato fra lindividuo e
lambiente sociale nel quale viene agito il comportamento delittuoso. Poich la condotta criminale in sostanza un
particolare tipo di comportamento nella societ legato alle caratteristiche della persona ed ai reciproci influenzamenti
fra persona e ambiente, dal punto di vista criminologico la personalit interessa sostanzialmente nei suoi aspetti
psicosociali, pertanto: la personalit pu definirsi come il complesso delle caratteristiche di ciascun individuo
quali si manifestano nelle modalit del suo vivere sociale e pu essere intesa come la risultante delle
interrelazioni del soggetto con i gruppi e con lambiente.
Queste interrelazioni tra personalit e ambiente sociale, inoltre, sono in continua evoluzione dinamica. La personalit
da vedersi come la risultante di tali continui scambi e influenzamenti cos che essa non pu considerarsi come data
una volta per tutte, immodificabile ed obbligata.
Quando parliamo invece di temperamento, ci ricolleghiamo alla base innata, ancorata alla struttura biologica, delle
disposizioni e tendenze peculiari di ogni individuo nelloperare nel mondo e nel reagire allambiente: cos parliamo di
temperamento mite o violento, subordinato o dominatore, ecc.
I genetisti da qualche tempo stanno scoprendo lesistenza di certi geni che sembrano collegati al comportamento: a
dimostrazione della sempre maggiore influenza che si tende oggi ad attribuire alla base biologica nei confronti della
condotta. In tale prospettiva, il temperamento da ritenersi come poco modificabile perch legato al patrimonio
genetico acquisito al momento del concepimento. Inoltre le infinite circostanze dellesistenza incidono sul
temperamento, facendo assumere al soggetto modalit di pensare, di atteggiarsi e di agire pi o meno diverse da
quelle innate: ci intendiamo per carattere.
Ad esempio, un individuo dotato di temperamento aggressivo diverr di carattere aggressivo, cio si comporter in
modo effettivamente aggressivo tanto pi facilmente quanto maggiori saranno state le circostanze della sua esistenza
che avranno favorito lagire violento.

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Il carattere rappresenta pertanto la risultante della interazione fra temperamento e ambiente: il carattere non
quindi una componente statica della personalit quanto piuttosto una componente dinamica che si modifica col tempo
e con quelle vicende di vita che ne plasmano gli aspetti.

50. La psicoanalisi
Fra le teorie della personalit, la psicoanalisi la prima che si posta lobiettivo di fornire un sistematico paradigma
interpretativo della struttura psicologica e dei meccanismi psicodinamici agenti nella persona umana. Il suo apporto
ha aperto nuove vie per comprendere in generale la condotta umana e, quindi, anche quella delittuosa.
La psicoanalisi venuta a far parte del patrimonio culturale italiano molto pi tardi che negli altri paesi perch (come
anche la sociologia) fu osteggiata dal regime fascista.
Sigmund Freud (1856-1939) pose le basi della sua dottrina ma notiamo che nel corso del tempo sono molto cambiati
sia gli uomini sia il mondo e, di conseguenza, molte delle sue asserzioni appaiono incompatibili con le pi recenti
acquisizioni scientifiche. Che la psicoanalisi fosse una vera scienza stato da sempre contestato perch le sue
asserzioni sfuggono alla possibilit della verifica sperimentale e perch non le applicabile il principio di falsificalbilt
di Karl Popper.
Due contributi della psicoanalisi sono rimasti comunque fondamentali indipendentemente dal far proprie tutte le
implicazioni che la teoria comporta; il concetto di inconscio e quello di visione dinamica della psiche. Infatti, mentre in
precedenza la personalit era praticamente identificata con larea della coscienza, intesa come consapevolezza, la
lezione psicoanalitica ha indicato come i pensieri, le scelte e i bisogni coscienti delluomo siano collegati con forze
psichiche profonde, prima sconosciute: linconscio, appunto. Di conseguenza, una psicologia che si limiti ad
analizzare solamente ci di cui si consapevoli sar per la psicoanalisi del tutto incapace di comprendere i motivi veri
e primari del comportamento umano.
Secondo Freud, si possono identificare nella personalit tre istanze fondamentali: lES, lIo e il Super-Io, da
intendersi come tre livelli o momenti dellattivit psichica e sebbene ognuna di queste componenti sia dotata di
funzioni, propriet e dinamismi propri, la loro interazione cos intima da rendere difficile scinderne i singoli effetti e
valutarne separatamente le conseguenze sul comportamento umano.
-

LEs listanza posta allorigine della personalit, il nucleo primitivo e la matrice nel cui seno si
differenziano successivamente lIo e il Super-io. LEs rappresenta il serbatoio dellenergia psichica e in
particolare gli istinti vitali fondamentali,che costituiscono la sorgente della forza dalla quale deriva ogni
spinta ad agire. Tutto ci che contenuto nellEs ha la caratteristica di essere inconscio, perci luomo
non consapevole di quali siano le pulsioni e gli istinti collocati nel suo profondo, che pure costituiscono il
motore di ogni sua attivit. In una prima fase, Freud identific nellistinto sessuale la fonte primaria e
unica dellenergia (libido) e lo stimolo vitale da cui derivava ogni spinta: la libido cio non serviva solo a
realizzare le pulsioni sessuali ma era limpulso per ogni tipo di azione. Tale visione era perci monopolare
in quanto un solo istinto, quello sessuale, dominava e promuoveva il comportamento. Freud in seguito
cambi questa prima versione ed identific nellEs due istinti contrapposti (visione bipolare): luno
listinto di vita (Eros) che contiene le cariche sessuali ma anche tutte le pulsioni vitali e le spinte allazione;
laltro listinto di morte (Thanatos) che mira invece a ricondurre verso linerzia, verso la quiete, verso
linattivit da cui luomo ha avuto origine con la nascita e a cui tende con la morte a ritornare. In ogni
caso, gli istinti per realizzarsi danno origine a una carica interna che comporta aumento di energia: ci si
traduce in stato di tensione. Quando la tensione dellorganismo aumenta per lazione degli stimoli
pulsionali, lEs opera in modo da scaricarla immediatamente per riportare lorganismo al livello energetico
di base. Il superamento della tensione si realizza soddisfacendo con lazione le pulsioni istintuali: lEs,
che non tollera gli aumenti di tensione, agisce pertanto stimolando luomo a dar soddisfazione immediata
e diretta ai propri istinti. Questo meccanismo di riduzione della tensione mediante il soddisfacimento
immediato delle pulsioni, da cui lEs governato, viene denominato principio del piacere.

LIo si sviluppa in conseguenza dei bisogni dellindividuo che richiedono rapporti adeguati col mondo
oggettivo della realt, rapporti che lEs non in grado di avere dato che conosce solo la realt psichica
soggettiva, costituta dal suo mondo pulsionale. LIo invece sa distinguere i contenuti mentali dalla realt
del mondo esterno. Quindi, mentre lEs obbedisce al principio del piacere, lIo opera in funzione del
principio della realt: egli in grado cio di dilazionare il soddisfacimento delle pulsioni fino a quando
non siano a disposizione loggetto richiesto o le opportunit situazionali idonee a ridurre la tensione. LIo
quindi agisce nel reale organizzando lazione in modo da consentire alluomo di soddisfare
concretamente i bisogni mettendoli a confronto con le possibilit offerte dal reale. Esame di realt, si
denomina appunto la funzione dellIo consistente nel valutare i dati oggettivi e nellesaminarne lidoneit
ai fini di soddisfare le pulsioni. LIo rappresenta quindi la componente esecutiva della personalit.

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Il Super-io il rappresentante interiore dei valori etici e delle norme sociali; esso si va strutturando nel
corso dellinfanzia, facendo propri, mediante il meccanismo dellidentificazione, i contenuti etici e le regole
di comportamento dei genitori e poi delle altre persone con le quali si venuti a contatto. Il Super-io
esercita la funzione di arbitro morale interno della condotta, sia disapprovando i comportamenti contrari
alle norme sociale e facendo sentire luomo colpevole (funzione questa che viene chiamata coscienza)
sia approvandolo e facendolo sentire orgoglioso di s quando la sua condotta conforme alle regole e
adeguata a quellideale di s che ciascuno tende a perseguire secondo i modelli che genitori e societ
impongono.

Riassumendo, in senso figurato, possiamo considerare lEs come la componente biologica della personalit, lIo
come quella psicologica, il Super-io come quella sociale e morale.
La concezione psicoanalitica della personalit essenzialmente dinamica nel senso che proposta tutta una
continuit di meccanismi interiori che rende conto del formarsi e del modificarsi nel tempo della personalit: esiste
una reciproca azione di forze impulsive (cariche) e di forze costrittive o antagoniste (controcariche) dal cui reciproco
confronto e dalle cui reciproche compensazione e armonia deriva lequilibrio dellindividuo.
Tutti i conflitti della personalit e tutti i conflitti fra la persona e lambiente sociale, possono ridursi a contrapposizioni
tra queste due categorie di forze. Quando lIo viene sopraffatto da uno stimolo eccessivo che non riesce a dominare e
non possibile un equilibrato compenso fra le forze antagoniste dellEs e del Super-io, lIo stesso vive una situazione
di pericolo che porta allangoscia.
Langoscia o ansia soggettivamente vissuta come disagio, sofferenza, timore, pertanto lespressione di una non
realizzata soluzione delle conflittualit fra le istanze interiori, ovvero fra lindividuo e lambiente.Freud distinse tre tipi di
angoscia:
1. lansia reale che il timore di un pericolo insito nella realt oggettiva;
2. lansia sociale cio il timore della riprovazione degli altri per aver commesso qualcosa di contrario
alle norme che regolano la convivenza;
3. lansia nevrotica espressione del timore della severit del Super-io quando gli istinti, sfuggendo al
controllo, costringono la persona a pensare, sentire, fare qualcosa (ma anche pensare o provare un
sentimento) per cui verr riprovata appunto dal Super-io, ingenerandosi cos il senso di colpa. Questo
tipo di ansia la pi temibile perch la mancata armonizzazione fra pulsioni e coscienza, fra richieste
dellistinto ed esigenze morali pone lindividuo in uno stato di grave pericolo per il suo equilibrio
interiore.
Normalmente lIo in grado di risolvere i contrasti fra le opposte istanze in modo armonico utilizzando meccanismi
razionali ma quando questi non sono sufficienti, lIo ha a disposizione altri particolari meccanismi psichici che gli
consentono di trovare ugualmente lequilibrio: questi sono i meccanismi di difesa dellIo mediante i quali ci si
difende dal pericolo della nevrosi e della psicosi posto che questi stati morbosi si realizzano quando i meccanismi di
difesa falliscono.
I meccanismi di difesa sono molteplici:
1. La rimozione consiste nel respingere dalla coscienza nellinconscio qui contenuti che provocano un
allarme eccessivo. Tutte le pulsioni istintuali che non possono essere accettate dal Super-io vengono rifiutate
ma se esse non trovano compensazione cagionano nellinconscio una tensione da cui pu derivare una
condizione di squilibrio;
2. La dislocazione consiste nel fatto che una pulsione istintuale rivolta verso un obiettivo e che sia respinta
(dalla morale pubblica, dalleducazione o da controcariche interne della coscienza) pu essere deviata su altri
oggetti o altre mete.
3. La sublimazione consiste in uno spostamento dellenergia istintuale per conseguire le pi elevate
conquiste culturali o per raggiungere mete altruistiche o morali
4.

La proiezione consiste nel disconoscere alcuni aspetti negativi della propria personalit attribuendoli ad
altri, cos ottenendo il risultato di deviare sul mondo esterno le conflittualit interiori:per esempio, se un
proprio sentimento di aggressivit nei confronti di un oggetto.

5. La formazione reattiva implica la sostituzione nella coscienza di un impulso o sentimento che genera
angoscia col suo opposto (amore/odio). Un impiego in ambito criminologico di questo meccanismo lo
troviamo in Cohen a proposito delle sottoculture urbane dei giovani delinquenti.
6. La fissazione e la regressione la personalit di ogni individuo, per raggiungere la maturit attraversa fasi
successive di sviluppo affettivo-emotivo, abbastanza ben definite (fase orale, fase anale, fase fallica, fase
genitale). Ogni nuovo passaggio comporta una certa quantit di frustrazione e di angoscia: qualora queste
divengono eccessive pu realizzarsi un arresto (fissazione) temporaneo o permanente in una certa fase dello
sviluppo senza che venga pertanto raggiunta la piena maturazione. Invece, le difficolt derivanti

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dallincapacit di superare esperienze traumatiche possono comportare il ritorno (regressione) a fasi anteriori
e gi superate dello sviluppo (es. rifugio nellalcolismo e nella droga pu essere interpretato come una
regressione alla fase orale dello sviluppo)
7. Lidentificazione mediante questo processo una persona mira a rendersi simile o ad assumere tratti
psicologici caratteristici di un altro individuo che viene eletto a proprio modello; si incorporano cos nella
propria personalit contenuti psicologici e valori, norme comportamentali e principi morali propri della persona
eletta a proprio modello ideale. Lidentificazione non si realizza globalmente per tutte le caratteristiche di colui
che stato preso a modello ma in modo selettivo, assumendo cio via vai solo quei contenuti psichici e quei
valori che risultano pi utili per ridurre la tensione. Lidentificazione anche una fondamentale modalit di
apprendimento e di trasmissione nel tempo delle regole e dei valori della societ dal momento che anche i
modelli di identificazione hanno a loro volta formato il loro Super-io mediante lidentificazione con altri: si
assicura cos la continuit nella cultura dei valori morali e delle regole sociali.
51 Psicoanalisi e criminalit
La teoria psicoanalitica della personalit offre la possibilit di interpretare talune modalit della condotta criminale. Si
tratta dellutilizza della chiave di lettura della psicoanalisi anche per la identificazione di alcuni meccanismi della
criminogenesi.
La visione dellIo come istanza consapevole delluomo continuamente in bilico tra le spinte dellistinto e le controspinte
del Super-Io ha accreditato una lettura sostanzialmente deterministica della teoria psicoanalitica della personalit. LIo
cio non sarebbe altro che il passivo esecutore di istanze a lui estranee e nei confronti delle quali, quindi, possiede
ben poca autonomia: luomo pertanto non avrebbe alcuno spazio di libert rispetto alle proprie pulsioni istintuali e alla
severit del Super-Io quasi fossero altro da s. Quindi la libert di scelta e la responsabilit scompaiono nel momento
in cui lindividuo agisce solo spinto da forze che non pu controllare. Questa visione tanto rigida stata per oggi
superata da molti psicoanalisti che considerano lIo come dotato di maggior autonomia, non pi necessariamente
succube dei desideri dellEs e dei conflitti fra le diverse istanze ma con possibilit di scelta perch provvisto di proprie
energie.
Il pi organico contributo psicoanalitico in ambito criminologico quello di Alexander e Staub (1929).
Secondo questi autori la condotta criminosa leffetto di molteplici modalit dello svincolo dal controllo del Super-io.
Essi identificano diverse condizioni nelle quali il controllo dellistanza superiore si riduce fino ad abolirsi
completamente, secondo il seguente schema:
1. la normalit (o integrazione sociale) rappresentata dal pieno controllo del Super-io sul mondo
pulsionale-istintuale: in tali condizioni vi piena conformit di condotta e rispetto delle regole;
2. la delinquenza fantasmatica nella quale il controllo delle pulsionalit antisociale ancora pienamente
efficiente sul comportamento tant vero che lindividuo non delinque; esistono tuttavia istinti antisociali pi
pressanti che il soggetto riesce comunque ad arginare mediante il processo della dislocazione
dellantisocialit sul piano della semplice fantasia (ammirazione per i personaggi devianti dei film);
3. la delinquenza colposa (condotta motivata da imprudenza, negligenza, imperizia) pu essere interpretata
col meccanismo della dislocazione delle pulsioni aggressive: laggressivit che il Super-io non consente che
si realizzi come tale, cio come violenza volontaria, verrebbe estrinsecata attraverso una condotta
imprudente o negligente che provoca ugualmente danno alla persona osteggiato o alle sue cose;
4. la delinquenza nevrotica nella quale la condotta criminale rappresenta un sintomo di una situazione
conflittuale profonda. Il Super-io non ha completamente rinunziato al controllo dellantisocialit e questi si
realizza unicamente per lesistenza di profondi contrasti interiori che trovano una possibilit di soluzione nella
condotta deviante. Questultima dunque non leffetto di un progetto razionale e consapevole o di un ideale
dellIo di tipo criminale ma una sorta di ripiego per eliminare la tensione delle conflittualit interiori: la
delittuosit nevrotica (piuttosto rara) non essendo completamente accettata si accompagna pertanto a sensi
di colpa (es. cleptomania).
5. delinquenza occasionale e affettiva viene definita cos quella delinquenza che si attua appunto solo in
circostanze eccezionali, particolarmente favorevoli allo svincolo delle controspinte superiori (delitti per
passionalit, delitti scaturiti da violenti diverbi, in stato dira). Tale tipo di delinquenza per gli autori anche
quella commessa quando vi sia unampia probabilit di non essere scoperti oppure quando un oggetto
desiderato offerto in modo suggestivo (furti nei grandi magazzini).
6. Delinquenza normale rappresenta lultimo stadio, dove il controllo del Super-io cessa completamente e lIo
pu realizzare senza ostacoli le pulsioni aggressive e antisociali: non essendovi pi controllo superegoico; il
delinquente non si sentir in colpa per la sua condotta.
Da quanto abbiamo appena considerato, appare chiaro come ladeguamento alla vita sociale da vedersi
essenzialmente in funzione dellefficienza del Super-io.
Il Super-io pu essere:

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1. anomalo - essendo strutturato come Super-io criminale gli ideali dellio sono strutturati in modo
antisociale e il soggetto adegua la sua condotta che diviene pertanto criminale;
2. debole - e non costituire una guida sufficientemente costante e valida per la condotta: ci si realizza
quando vi siano stati fattori desiducativi ambientali, difetti dei processi di identificazione, inadeguatezza
della famiglia o mancanza di modelli;
3. del tutto assente - si realizza in tal modo un inadeguamento globale alla vita sociale.
Concludendo, per Alexander e Staub, si possono distinguere due tipi fondamentali di delinquenza:
o

la delinquenza accidentale nella quale sono assenti tratti psicologici devianti delle personalit e la
delittuosit pu realizzarsi con delitti colposi o con delitti occasionali correlati a situazioni eccezionali che
inattivano il Super-io in stati di particolare pregnanza emotiva o per occasioni particolarmente favorevoli o
allettanti;

la delinquenza cronica che rappresenta la propensione al delitto dovuta alla struttura stessa della
personalit: essa pu dipendere dal fatto che lIo fragile o compromesso (per fatti tossici, per difetto
dintelligenza) o perch esiste una condizione nevrotica perch il Super-io strutturato in modo anomalo
e il delitto coerente con lanomala struttura dellistanza superiore o infine perch il Super-io assente e
quindi la condotta dellindividuo in balia degli istinti.

Importanti contributi di matrice psicoanalitica sono stati utilizzati al fine di comprendere la criminogenesi (il perch del
comportamento criminoso) e la criminodinamica (il come). In base a questi studi si potr comprendere, per esempio,
quanto larmonica struttura dellistanza superiore possa essere compromessa dai disturbi nel rapporto con le figure
parentali. Il processo di identificazione con le figure dei genitori rappresenta infatti il primo nucleo attorno al quale si
former il Super-io, e disturbi in questa fase si ripercuoteranno sulla definitiva struttura della personalit. Assenza o
lontananza dei genitori, genitori iperoccupati, autoritari, troppo deboli, iperprotettivi, indifferenti, sono stati indicati
come causa di disturbo nella formazione del Super-io cos da favorire la condotta criminosa. Inoltre, lidentificazione
con figure parentali antisociali pu concorrere alla formazione di un Super-io criminale.
E stata identificata anche una delinquenza per senso di colpa: alcuni soggetti agirebbero cio in modo criminoso
unicamente per essere poi puniti, e soddisfare, cos, senza rendersene conto, un bisogno inconscio di espiazione di
stampo nevrotico.
In certe situazione, poi, i comportamenti criminali sono stati interpretati come originati dalla fissazione alla fase del
principio del piacere: la delinquenza, in questo caso, esprimerebbe un modo di dar soddisfacimento diretto alle
pulsioni. Le frustrazioni ambientali e familiari, la marginalit, le sconfitte, lassenza di ragionevoli prospettive di
successo sociale, sono tipiche situazioni che ostacolano il processo di maturazione verso la fase governata dal
principio di realt, favorendo la fissazione o la regressione a modalit pi immature di condotta.
Questa, come altre interpretazioni psicodinamiche, comportano il rischio di fornire una lettura della condotta criminosa
che finisce per essere deresponsabilizzativa perch il delinquente viene percepito come se fosse costretto a
delinquere da forze da lui non governabili. Il tanto deprecato determinismo della psicanalisi consiste proprio nel fatto
che vendono da taluni ignorate, nel gioco delle dinamiche psicologiche, le componenti volontarie e morali che sono
pur sempre alla base delle scelte comportamentali.
Meccanismo reattivo messo alla luce dalla psicoanalisi e tipicamente collegato alla immaturit affettiva quello
dellacting-out (passaggio allatto) che rappresenta una modalit impulsiva di comportamento mirante a risolvere
lansia, particolarmente quella derivante da eccesso di frustrazione, con una condotta anomala: molti comportamenti
criminali, specie nei giovani, assumono il significato di azioni realizzate come compenso di gravi carenze affettive o
materiali. Lacting-out criminoso si caratterizza per il fatto che il reato non appare in relazione a motivi o scopi normali
e coscienti (lucro, vendetta, ecc.) ma rappresenta una scarica o un sollievo da una tensione emotiva riferibile a
conflittualit o frustrazione. Questo meccanismo non solo allorigine di reati di tipo aggressivo ma pu concretarsi
anche in furti commessi per liberarsi da tensioni interiori.
Altro aspetto dellimmaturit rappresentato dalla bassa soglia di tolleranza alla frustrazione: un adeguato esame
di realt, quale effettua una personalit matura condizione indispensabile per accettare quella dose di frustrazione
che inevitabilmente comporta la convivenza sociale. Quanto pi bassa la tolleranza alla frustrazione di un soggetto
tanto pi facilmente egli sar indotto a reagire con aggressivit o con impulsivit, alla frustrazione stessa. Ad analoga
situazione si ricollega anche il meccanismo della difesa dalla frustrazione mediante lidentificazione del frustrato
nel frustratore: il soggetto che ha subito ripetute frustrazioni pu eleggere come propri modelli di identificazione,
figure per lui altamente frustranti divenendo pertanto egli stesso, con ladeguarsi ai modelli, un soggetto frustratore.
Lincapacit di identificarsi col prossimo caratterizza, secondo Musatti, molti degli autori di reati contro la persona;
fa in loro difetto quella qualit comune invece nelle altre persone, per la quale normalmente si condivide il dolore e la
pena altrui come se fossero nostri, qualit che consente pertanto di controllare la violenza. In questottica, Musatti
classifica le condotte criminose violente in questo modo:

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1. condotte dovute a deficienza globale di identificazione con loggetto dellimpulso aggressivo


come accade per esempio nella legittima difesa;
2. condotte dovute a processi di identificazione soltanto parziale in base al fatto che determinati
valori morali non sono fortemente avvertiti come veri e propri valori ( il caso delle sottoculture
violente o delle bande giovanili di tipo distruttivo);
3. condotte dovute a processi di identificazione particolari attraverso i quali la passivit alla
violenza si converte in attivit ( il caso della identificazione del frustrato nella figura del frustratore)
Al meccanismo di difesa della proiezione da attribuirsi latteggiamento di deresponsabilizzazione riscontrabile in
tanti criminali. Proiettando su altri (famiglia, societ) la responsabilit della propria condotta criminosa, ci si sente
anzich colpevoli piuttosto delle vittime, ci si libera dal senso di colpa e si mette il prossimo (cost, giudici, operatori
penitenziari) nella posizione di chi infierisce su un innocente.
Lincapacit di sublimazione della libido, cio lincapacit di indirizzare la pulsionalit verso mete socialmente
accettate anzich su oggetti proibiti, rende conto di comportamenti delinquenziali primitivi, immediati e miranti a
soddisfare i bisogni e le pulsioni nelle modalit pi rozze.
Nonostante i tanti importantissimi contributi per la comprensione della condotta criminosa, la psicoanalisi, con
leccessivo indulgere nella ricerca di interpretazioni psicodinamiche pu comportare il rischio di intendere ogni
criminale come persona in qualche modo psicologicamente disturbata, col risultato di patologizzare la delinquenza;
inoltre, le inconsce e spesso tortuose dinamiche ipotizzate in chiave psicoanalitica rischiano di far perdere di vista la
quotidiana realt.
52 La psicologia analitica di Jung
La teoria analitica di Jung (1875-1961) fornisce una visione delluomo diversa da quella psicoanalitica freudiana dalla
quale deriva e propone concetti importanti per la comprensione della condotta deviante.
Jung ha distinto, oltre allinconscio nel senso inteso dalla psicoanalisi classica, un inconscio collettivo, che
trascende lindividuo e costituisce listanza psichica pi potente e di maggior influenza.
Mentre Freud vede le origini della personalit nellinfanzia, Jung risale ben pi addietro, cosicch luomo inteso
come dotato di predisposizioni trasmessegli fin dai suoi pi lontani antenati.
Mentre la psicoanalisi freudiana attribuisce agli antecedenti (gli istinti, i conflitti, i meccanismi di difesa, ecc.) un
significato e un valore di causa determinante del comportamento presente, Jung considera contemporaneamente,
assieme agli elementi sedimentati dal passato che agiscono in lui inconsciamente, perci al di fuori del suo
consapevole controllo, anche la dimensione dellindividuo proiettato verso il futuro a conseguire conformemente alla
sua volont gli obiettivi che si prefigge.
Listanza fondamentale rappresentata dal S, che costituisce il punto centrale della personalit, e alle cui unit,
stabilit ed equilibrio mira costantemente lindividuo. Luomo, pertanto, non agisce solo spinta dagli istinti e
dallinconscio ma anche perch organizza la propria vita per raggiungere le sue finalit e aspirazioni.
Concetto fondamentale della psicologia analitica il concetto di conflitto psichico da intendersi come lurto fra forze,
pulsioni, controspinte insite nella psiche dellindividuo.
Con il termine di frustrazione, si indica invece quella condizione di disagio psicologico che insorge quando taluni
bisogni o aspirazioni non possono essere soddisfatti a causa di ostacoli esterni ed anche ci provoca, come nel
conflitto psichico, uno stato di tensione particolarmente spiacevole.
Dinanzi alla tensione, si possono realizzare modalit comportamentali di differente polarit:
1. latteggiamento estroverso o alloplastico che orienta lindividuo verso il mondo oggettivo della
realt esterna, caratteristico di coloro che risolvono la tensione con lazione, che tendono cio a
rispondere alla frustrazione o al conflitto psichico agendo verso lesterno, sulla realt, proiettando
eventualmente sullambiente i loro problemi con una condotta abnorme. Non si ha in tal caso la
prevalenza di sofferenza interiore e si parla in questo caso di una modalit di essere di tipo egosintonico, perch lindividuo in accordo con se stesso, si sente nel giusto, e la sofferenza causata
dalla sua condotta si riversa sugli altri e sullambiente. In questo caso, la proiezione dei conflitti
sullambiente pu portare a commettere pi facilmente delitti.
2. latteggiamento introverso o autoplastico tipico di quegli individui che risolvono ed esauriscono
la tensione allinterno della propria psiche, con sofferenza, disagio, ansia. Questa modalit di reagire
pertanto di tipo ego-distonico, poich lindividuo interiormente combattuto e in disaccordo con se
stesso. In questo caso, le condotte antigiuridiche saranno pi rare perch la risposta alla tensione
non si risolve in azione nella realt.
Psicologia sociale: Adler e Fromm

40

Dalla psicoanalisi ha preso avvio un importante filone che ha dato corpo ad una serie di teorie che hanno riservato
particolare attenzione alle interazioni che avvengono fra gli individui allinterno del sistema sociale e alla ripercussioni
di tali interazione sulla personalit. Questo filone la psicologia sociale che pu essere dunque definita come lo
studio delle relazioni interpersonali nel contesto sociale, ovvero del modo secondo il quale la vita sociale si
riflette sulle manifestazioni psichiche della persona.
Secondo la psicologia sociale, la personalit non pu essere studiata in s,ma solo nellambito dei continui rapporti
che si instaurano fra lindividuo, le altre persone e i gruppi: luomo, come entit psichica e come essere agente nella
societ, motivato e influenzato anche dalle relazioni interpersonali. Lo studio dei rapporti tra gli individui, poi deve
considerare che tali interrelazioni avvengono nellambito di un contesto sociale, cio in istituzioni e ambienti
organizzati (famiglia, scuola, luoghi di lavoro, gruppi, comunit, nazione) che includono categorie, gerarchie, norme,
valori che sono del pari fondamentali nel regolare le interazioni umane.
Le teorie psicosociali possono farsi risalire a quel secondo filone di derivazione psicoanalitica che fa capo ad Alfred
Adler (1870-1937). La psicologia adleriana considera lindividuo come mosso, anzich da cause interiori (quali gli
istinti, le dinamiche insite nelle sue varie istanze o linconscio collettivo) piuttosto dalle prospettive e dai bisogni legati
al suo essere inserito nella societ.
Adler vede nella volont di potenza limpulso fondamentale che muove luomo: essa prende lavvio dalla sua innata
aggressivit e costituisce la fonte di energia psichica che consente allindividuo di realizzare le sue aspirazioni verso
la superiorit, meta ultima di ogni condotta. La volont di potenza inoltre sostituisce ci che per Freud la libido o
lEros, vale a dire il serbatoio di energia che promuove ogni attivit: essa si realizza in una rete di rapporti
interpersonali che, iniziando dallinfanzia, si sviluppa nellarco della vita, fornendo sbocchi concreti allaspirazione alla
superiorit. Il contatto sociale pu alimentare, con linsuccesso, sentimenti di inferiorit, intesi come senso di
incompiutezza e di imperfezione ma questo sentimento, a sua volta, il punto di partenza che stimola lindividuo
verso il conseguimento di livelli di aspirazione pi alti.
In condizioni particolari (iperprotezione, carenza affettiva familiare, innata disposizione) il sentimento dinferiorit pu
essere talmente accentuato da provocare manifestazioni anomale tanto da sviluppare un complesso di inferiorit
ovvero una condizione opposta di ipercompensazione altrettanto disturbante (complesso di superiorit).
Volont di potenza, complesso di inferiorit, complesso di superiorit sono processi psicologici che non
infrequentemente possono ravvisarsi nella criminogenesi di taluni soggetti.
La psicologia di Fromm sottolinea ulteriormente limportanza del contesto sociale: il tema della sua riflessione
quello della solitudine e dellisolamento che luomo prova se non armonicamente inserito nel suo ambiente sociale;
ambiente con il quale peraltro pu facilmente entrare in conflitto per la situazione ambivalente di sentirsi allun tempo
essere individuale ed essere sociale. Nel pensiero di Erich Fromm (1900-1980) la condizione delluomo, per il suo
equilibrio e armonia, comporta anche il soddisfacimento di fondamentali esigenze non materiali:
1. il bisogno di relazioni - in quanto per divenire individuo socializzato ha bisogno di amore,
comprensione e rispetto reciproco continuo;
2. il bisogno di trascendenza - che si ricollega alla necessit delluomo di elevarsi al di sopra della sua
struttura animale mediante la creativit;
3. il bisogno di avere schemi di riferimento - cio di un sistema stabile e coerente di valori che gli
consentano di percepire e comprendere il mondo, schemi che gli vengono forniti dal costume, dalla
cultura, dalle norme;
4. il bisogno di identit personale luomo ha anche necessit di sentirsi un individuo unico e
riconoscersi in una immagine di se stesso coerente e stabile.
Da tutto questo discende la necessit di associarsi, di sentirsi inserito in un gruppo per combattere lisolamento, la
solitudine e la carenza di identit. Linappagamento o la frustrazione di questi bisogni sono quindi possibili spinte alla
ricerca di compensazioni proprio per la condotta delittuosa.
53 - La psicologia sociale: identit personale e teoria dei ruoli
La psicologia sociale ha elaborato due concetti rilevanti in ambito criminologico:
1) quello di identit personale che si riferisce al sentimento che in ciascuno si viene a strutturare in ordine
allassenza, unicit, qualit della propria persona e ai fini e ai mezzi che devono informare il suo inserirsi
nel mondo.
2) Quello di ruolo che si riferisce alle aspettative che nella societ si formano nei confronti di ciascun
individuo in conseguenza della posizione specifica che egli occupa nella societ o delle funzioni che
svolge nei gruppi sociali.
Ai problemi della formazione delle disarmonie della identit personale dedicata buona parte del pensiero di
Erikson (1963) che intende il sentimento della propria identit come lorganizzazione di unimmagine coerente,
omogenea, continua e stabile dellessenza della propria personalit.

41

La formazione dellidentit si realizza:


-

attraverso lidentificazione con successivi modelli significativi;

attraverso i ruoli via via proposti e assunti.

Questo iter ha il suo culmine formativo durante ladolescenza. In questa fase e anche successivamente, un rapporto
disarmonico con la famiglia o coni vari gruppi di appartenenza pu portare a una disturbata strutturazione della
identit personale, visto che questa fortemente influenzata dallatteggiamento degli altri. Se per questa cattiva
organizzazione della identit, o per qualsiasi altro motivo, si verifica qualche iniziale comportamento deviante o
delinquenziali, si risvegliano nel prossimo aspettative negative nei confronti di tali soggetti: ci finisce con lalterare
lidentit personale sicch lattore realizza poi stabilmente con la condotta deviante o criminosa il giudizio negativo
anticipato nei suoi confronti (profezia che si autoadempie).
La societ, i gruppi, la famiglia continuamente confermano pertanto il sentimento dellidentit personale con i giudizi,
le valutazioni, le gratificazioni, le frustrazioni. Ma in talune condizioni la societ provoca una serie di degradazioni e
mortificazioni che possono alle volte condurre a una immagine di s valorizzata, che si denomina identit negativa.
In questi casi lindividuo riconosce se stesso come persona con valori socialmente negativi perch i gruppi sociali gli
hanno attribuito questa qualit ( lo stesso processo delletichettamento). Il giudizio squalificato che un gruppo
formula verso un individuo fa s che questultimo sia facilitato ad adeguarsi a tale ruolo negativo, assumendo una
identit a esso conforme, e adottando quindi una condotta stabilmente deviante.
Quindi, latteggiamento del prossimo e i giudizi istituzionali, riflettendosi sul sentimento della propria identit possono
(nel senso che favoriscono) tradursi in fattori di decisivo influenzamento comportamentale ma non necessariamente
comportano un destino comportamentale delinquenziale.
La formazione della propria identit influenzata oltre che dal giudizio degli altri anche dalla posizione che ciascuno
occupa nella societ e dalle funzioni che vengono svolte in coerenza alla posizione occupata. La posizione di ogni
individuo nella societ, o status, costituisce un sistema relazionale che caratterizza ogni persona in base a una serie
di diritti e di doveri che regolano i suoi rapporti di interazione con persone di altro status.
In tutte le societ esiste un certo numero di status, tanto pi elevato quanto pi la societ complessa tanto da
formare un vero e proprio sistema nel quale ciascuno occupa contemporaneamente pi posizioni. Taluni di questi
status sono ascritti in funzione di ci che una persona (per let, per il sesso, per la razza) mentre altri sono
acquisiti in base a ci che uno pu fare e divenire a partire dalla posizione sociale.
Ci che in criminologia importante il fatto che in ogni tipo di societ ogni status legato a norme che ne regolano i
rapporti con gli altri, e ad aspettative circa losservanza dei compiti spettanti a chi occupa quello status: questo
quello che si intende per ruolo. Questo concetto si riferisce dunque alle attese che esistono nella societ nei confronti
di chi occupa una determinata posizione ma in questo concetto insita la consapevolezza nutrita da chi occupa quel
ruolo su ci che gli altri si attendono da lui: ci si riflette sullidentit personale, per cui ciascuno finisce per avere un
sentimento di s coerente e conforme al proprio ruolo. Se esiste un ruolo prescritto (allo studente prescritto di
apprendere, allinsegnante di fornire nozioni e cultura, ecc.) esistono anche un ruolo soggettivo (la professione pur
sempre una decisione personale cos come quella di fare il delinquente) e un ruolo svolto (divenire un insegnante
impegnato o uno studente svogliato) che sono liberamente scelti dai soggetti anche se condizioni ambientali e varie
circostanze possono favorire luno piuttosto che laltro.
Significativo, in senso criminogenetico, loccupare un ruolo negativo. Una serie di status squalificati (per ceto,
posizione economica, regione di nascita, razza, immigrazione, ecc.) facilitano lassunzione di ruoli altrettanto
squalificati che favoriscono la scelta comportamentale delinquenziale.
Erving Goffman (1961) ha sottolineato linfluenza sul sentimento di identit e sulla stabilizzazione in ruoli negativi
dellessere inseriti negli istituti correzionali, nelle carceri, nei manicomi, negli istituti rieducativi e in tutte quelle
istituzioni che egli chiam istituzioni totali. Allindividuo inserito nellistituzione totale veniva prospettata come pi
reale e pi probabile lidentificazione in ruoli squalificati; egli era sentito come ridotto ad una condizione di passivit
che gli frustrava laspirazione ad assumere o riassumere ruoli socialmente accettabili, che gli sarebbero apparsi
irraggiungibili con i propri mezzi; avrebbe finito con laccogliere quei modelli negativi che listituzione gli proponeva e
gli suggeriva, andando cos a occupare stabilmente ruoli altrettanto negativi. Le istituzioni totali ed i ruoli negativi che
in esse pi facilmente si assumono svolgerebbero dunque una parte di rilievo nellaggravare le difficolt di
reinserimento e nel favorire la cronicizzazione in carriere criminali persistenti. Queste considerazioni hanno
fortemente influenzato importanti scelte di politica sociale come labolizione dei manicomi, la tendenza a non
rinchiudere i giovani delinquenti in istituti correzionali, la tendenza a far sempre minore ricorso al carcere.
Queste interpretazioni psicosociali devono, in conclusione, favorire la comprensione dei meccanismi agenti nei
rapporti fra gli uomini ma non devono tradursi in atteggiamenti che siano delle complete deresponsabilizzazioni nei
confronti della condotta dei singoli attori n devono sfociare nella troppo meccanicistica visione di destini inevitabili o
di colpe unicamente attribuibili alla societ, senza che luomo sia pi percepito come libero e responsabile e perci
chiamato a rispondere del bene o del male che ha compiuto.
54 Psicologia sociale: devianza, emarginazione e marginalit

42

Alla psicologia sociale siamo debitori di altri tre concetti fondamentali:


-

1) il concetto di devianza originariamente, nella sociologia struttural-funzionalista, questo termine aveva


il significato di comportamento anomalo sotto il profilo statistico e raggruppava tutte quelle condotte che si
discostavano dalle regole e costumi sociali condivisi dalla maggior parte delle persone. I devianti hanno
assunto un significato sempre pi esteso fino ad essere identificati con coloro che erano considerati
vittime della societ a causa delle discriminazioni e dei pregiudizi che le classi egemoni avrebbero
esercitato nei confronti dei diversi. E poich nei confronti dei devianti viene abitualmente esercitata
lemarginazione e perch pure i delinquenti vengono emarginati si fin per includere fra i devianti anche i
criminali. Alla fine si giunse ad identificare la criminalit con la devianza. In questo concetto sono stati
racchiusi quindi comportamenti tra loro radicalmente diversi ed per questo che opportuno fare una
fondamentale distinzione fra i diversi comportamenti che sono stati denominati come devianti.

Vi sono comportamenti che possono essere indifferenti, o anche provocare reazioni sociali di solidariet
e offerta di aiuto: in tali termini queste condotte non provocano giudizi morali negativi, di tali condotte non
viene fatta ai loro autori attribuzione di colpa e non vengono censurate (atteggiamenti dei vagabondi, di
chi esercita la prostituzione, gli omosessuali, ecc).

Pi correttamente si debbono considerare devianti quei comportamenti che suscitano invece reazioni di
intensa disapprovazione e censura con richiesta di sanzione: questi comportamenti sono attribuiti a titolo
di colpa ai loro autori perch non sono legati allo status in cui una persona si trova per nascita e
comunque non volontariamente ma sono frutto di scelta (tossicomani, terroristi, tutti i tipi di delinquenti).

La qualificazione di devianza esprime un giudizio di valore, una valutazione morale negativa, in funzione dei principi
etici di comune accettazione. La devianza un concetto sociologico e non giuridico.
-

2)Il concetto di marginalit Marginalit indica una condizione statica o uno status cio la condizione di
taluni individui che si trovano ai margini della societ. Marginali sono quegli status sociali che
provocano, per persone o gruppi, il vivere in condizioni diverse e solitamente peggiori di quelle della
societ nel suo complesso; la marginalit comporta riduzione delle aspettative di affermazione sociale,
minore responsabilit sociale, minore partecipazione alla vita e alle decisioni collettive.

Il fenomeno della marginalit si osserva nei confronti di certi status collettivi, i giovani, i vecchi, le donne,
gli handicappati, le persone di colore, gli extracomunitari. La marginalit operata verso coloro che, nella
logica dellideologia del profitto, non sono produttivi o hanno perduto la capacit di produrre beni
economici: gli inetti, i pensionati, i disoccupati La marginalit anche la posizione nella societ di certi
malati cronici e specialmente dei sofferenti di AIDS e dei malati di mente.

Divengono marginali i devianti e i delinquenti. Ma mentre i devianti o i delinquenti si vengono a trovare ai margini della
societ a causa della loro condotta disapprovata, gli altri si trovano ai margini della societ per un pregiudizio
aprioristico in funzione del sesso, dellet, del luogo di nascita ma non per colpa della loro condotta. Vi sono dunque
dei marginali per il solo fatto di essere quello che sono e marginali per quel che hanno fatto: in altri termini, vi sono
marginali per loro colpa e marginali senza colpa.
-

3)Il concetto di emarginazione un concetto dinamico che viene messo in atto dai singoli e dai gruppi
nei confronti di taluni soggetti che si tende a escludere dagli abituali rapporti. Lemarginazione il ridurre
le prospettive, il togliere la responsabilit, il nutrire aspettative negative rispetto a taluni soggetti a
causa della loro condotta riprovata: essi divengono perci marginali per colpa della loro condotta. Il
deviante e il criminale sono collocati in una posizione di marginalit per effetto della emarginazione agita
nei loro confronti: costoro vengono esclusi a cagione del loro comportamento delittuoso o disapprovato
dalla posizione che occupavano. Donne, vecchi, gli invalidi, la gente di colore sono in condizioni di
marginalit ma non vengono emarginati per la loro condotta ma lo sono perch occupano nella societ,
status pi o meno squalificati.

55 Altri contributi della psicologia


Le fenomenologia una visione psicologico -filosofica delluomo che mira a comprendere luomo dal suo interno in
modo da scorgere le ragioni della sua condotta quali emergono dal suo punto di vista e non da quello di chi indaga,
contrariamente alle altre teorie psicologiche che piegherebbero dal di fuori luomo cos come viene spiegato
dallesterno qualsiasi fenomeno della natura.
Lessere umano non vive in una realt oggettiva e neutra che esiste di per s e indipendentemente da lui ma d egli
stesso vita a una realt. La diversificazione fra condotta e realt, per questa psicologia, solo apparente, poich
lunica realt la realt fenomenica, espressione della intenzionalit del soggetto del suo agire nel mondo. Cos,
latto criminoso, secondo questa prospettiva, viene assunto come rivelatore di un modo di essere che, seppure si
ponga violentemente di traverso nei riguardi degli aspetti etici e normativi del vivere in societ, rappresenta pur
tuttavia ancheesso una estrema possibilit espressiva dellumano.

43

La teoria del campo di Lewin ha derivato i propri assunti dal concetto di campo di forze elettromagnetiche tratto
dalla fisica: ogni elemento allinterno si un sistema, detto campo, influenza tutti gli altri elementi e ne viene a sua volta
influenzato. In psicologia ci significa che lindividuo costantemente influenzato dallambiente, e non pu quindi
essere studiato isolatamente da esso, posizione del resto condivisa da tutta la psicologia sociale. Balloni (1984) ha
esteso alla criminologia i concetti espressi da Lewin considerando campo la persona, lambiente a lui pi vicino
(cio il suo spazio di vita) e lambiente nel senso pi ampio. La combinazione di questi elementi pu formularsi come
una legge fisica in cui il comportamento, in questo caso criminoso, in funzione della persona e dellambiente.
La teoria dei sistemi, invece di considerare un fatto o una condotta come effetto necessario di una causa data
(causalit lineare) cerca piuttosto di analizzare le reciproche influenze tra i fenomeni: relativamente al comportamento
umano, analizza il processo attraverso il quale, in un rapporto interpersonale, la condotta di un soggetto influenza
quella degli altri, cio la loro risposta, e come di nuovo questa risposta ha effetto sul comportamento del primo agente
(causalit circolare). Questo modello mutuato dalla cibernetica che sostituisce allo schema delle scienze classiche
della causalit lineare (da A a B) un altro schema in cui per un fenomeno detto di retroazione o feedback, ognuna
delle parti di un sistema influisce sullaltra (da A a B e da B ad A): essendo ogni parte contemporaneamente causa ed
effetto, la distinzione medesima fra questi due termini perde di significato. Centrale in questa prospettiva il concetto
di sistema che comprende oltre agli attori o agli oggetti di un fenomeno osservato anche le relazioni tra di essi,
costituendo quindi una complessit organizzata diversa dalla mera somma delle sue parti. Relativamente alla
criminologia, lo schema interpretativo della teoria dei sistemi stato applicato soprattutto nello studio dei rapporti tra
reo e vittima, ritenendosi che talora latto aggressivo pu essere considerato come il risultato di una serie di
comunicazioni, risposte ed effetti di feedback in cui appunto non sempre possibile sceverare con chiarezza tra
laggressore, la vittima ignara ovvero quella provocatrice e a sua volta aggressiva.
Una serie di studi sulla comunicazione (Haley, 1963) derivano direttamente dalla teoria dei sistemi. Il presupposto
da cui essi partono che esiste anche una comunicazione di messaggi non verbali, quella appunto attuata coi gesti,
con la mimica, con la postura, insomma, con latteggiamento. Inoltre, anche la comunicazione fatto con le parole pu
assumere un significato contrario al suo significato letterale,il tono della voce, unito alle comunicazioni non verbali pu
comportare un messaggio di significato opposto a quello palese.Data la difficolt o limpossibilit di inviare messaggi
comportamentali privi di significato, lunico modo di segnalare la negazione di un comportamento o la non volont di
agirlo quella di mostrare e proporre lazione che si vuol negare e poi di non portarla a termine: da ci la possibilit di
leggere certi comportamenti violenti come disperato e fallito tentativo di mostrare le proprie intenzioni non violente.
La psicologia della testimonianza lesistenza di messaggi non verbali, la possibile contraddittoriet tra parole,
sentimenti e atteggiamenti, le summenzionate patologie della comunicazione sono tutti elementi che ridimensionano
o in certi casi minano la certezza della prova testimoniale. Le indagini e gli esperimenti psicologici mostrano che la
deposizione di un teste che crede di essere sincero non necessariamente corrisponde alla verit poich molti fattori
possono talora interferire sul suo ricordo e fargli riferire circostanze che egli reputa vere, mentre non lo sono. Ci non
significa che la testimonianza debba sempre essere posta in dubbio: star al giudice valutare la credibilit di un teste,
ben sapendo che questi pu dire il falso senza rendersene conto.
Per la teoria dellapprendimento sociale, Bandura sostiene che lazione il risultato dellinterazione reciproca tra
persona ambiente e condotta. Analizza le strategie che gli individui mettono in atto per svincolarsi dagli standard
morali acquisiti durante il processo socializzativo. Il disimpegno morale consente di mettere a tacere gli imperativi
morali e di sganciare il soggetto dalla responsabilit per lazione antinormativa attraverso una serie di meccanismi: la
giustificazione morale(lho fatto per la mia famiglia); etichettamento eufemistico(pulizia etnica); confronto
vantaggioso(ho solo rubato!c chi uccide!); dislocamento della responsabilit(era lui il capo della banda).
56 - Il comportamentismo
I comportamentismo (o psicologia dello stimolo-risposta) una scuola psicologica che si differenzia da tutte quelle
fino ad ora considerate perch fornisce una teoria della personalit maggiormente legata alle metodologie empiriche
delle scienze naturali.
Il behaviorismo si limita ad osservare come luomo reagisce agli stimoli provenienti dallambiente, partendo dal
principio che non pu impiegarsi la introspezione per comprendere la condotta umana perch tutto ci che avviene
nellintimo della persona non pu essere conosciuto ed al pi solo intuibile o ipotizzabile: quanto pu conoscersi con
obiettiva certezza delluomo solo il suo comportamento che visibile e verificabile anche sperimentalmente. Da
questa premessa, subito emerge la profonda differenza con le altre teorie della personalit che, secondo diversi
modelli, mirano a spiegare e a comprendere le ragioni e i meccanismi psicologici che sottendono al comportamento
umano: per il behaviorismo la psicologia si deve limitare allo studio del comportamento.

44

Secondo Watson (1914) della struttura della persona pu essere conosciuto solo il sistema delle risposte ai molteplici
stimoli e sollecitazioni che lambiente pone a ciascuna persona. Pu solo studiarsi come lindividuo reagisce al suo
ambiente, prescindendo da ogni analisi di ci che avviene dentro di lui.
Da questi presupposti la psicologia comportamentista giunta ad un altro suo fondamentale contenuto: la condotta
umana pu essere indirizzata a seconda di come lambiente, con i suoi diversi stimoli, contrasta o ricompensa o
rafforza il comportamento. Luomo, cio, non libero nella sua condotta ma ne guidato dalle condizioni ambientali
secondo il meccanismo dello stimolo risposta: pertanto, modificando lambiente pu indirizzarsi il comportamento
nel senso voluto. Sarebbe inutile pertanto invocare tendenze innate, eredit o variabili psicologiche e biologiche
individuali: esiste invece unelevata regolarit nelle risposte per cui, in circostanze analoghe, la maggior parte degli
individui reagisce agli stimoli esterni in ugual modo. Le risposte mutano in modo statisticamente significativo non tanto
per le variabili dei singoli individui quanto col mutare delle condizioni esterne in funzione degli stimoli cui gli individui
stessi sono sottoposti.
La psicologia comportamentistica, e soprattutto quella di Skinner (1953) ha influenzato anche il pensiero sociologico,
fornendo un sistema interpretativo della personalit umana rigidamente deterministico, secondo il quale date certe
condizioni, verrebbero lasciati strettissimi margini di libert alla scelta comportamentale dei singoli.
Secondo Skinner la psicologia deve studiare quali sono i rinforzi che tendono a indirizzare il comportamento e come
applicarli pi efficacemente. Vi possono essere rinforzi positivi (gratificazioni) ovvero rinforzi negativi
(frustrazioni) che sono rappresentati da tutti quegli eventi capaci statisticamente di influenzare la comparsa delle
risposte volute. Una corretta utilizzazione dei rinforzi avr come risultato di far s che le persone indirizzino
stabilmente la loro condotta in un certo senso: da qui la visione utopica di una societ ideale ove con una preordinata
applicazione di stimoli e di rinforzi adeguati, potranno essere eliminate tutte le anomalie comportamentali.
La visone behavioristica dunque quella delluomo determinato e condizionato dalla situazioni ambientali e dalle
modificazioni e dalle manipolazioni degli stimoli, dunque privo di sostanziali alternative e le cui scelte,
apparentemente libere, sono invece semplici deviazioni nellambito di un indirizzo prefissato dalla struttura sociale o
dalla cultura del suo momento.
Dal punto di vista criminologico il comportamentismo stato utilizzato per identificare quali siano gli stimoli e i rinforzi
che, provenendo dallambiente, portano alla condotta criminosa.
I principi della psicologia behavioristica sono stati anche utilizzati in una specifica prospettiva criminologia nella teoria
della frustrazione-aggressione di Dollard (1939) secondo cui lemergere di un comportamento aggressivo
presupporrebbe sempre lesistenza di una frustrazione (lo stimolo) ed esso porterebbe sempre a qualche forma di
aggressione (la risposta). Perci quanto pi una societ pone mete complesse tanto pi facilmente diverr arduo il
conseguirle e si realizzeranno molte pi occasioni di vivere situazioni frustranti. Laumento di aggressivit, e pi in
generale di criminalit, nella societ moderna sarebbe pertanto la conseguenza di sempre maggiori occasioni
frustranti per leccesso di stimoli a conseguire mete sempre pi alte. E chiaro a questo punto il richiamo alla teoria
dellanomia di Merton.
Limpedimento temporaneo o definitivo al raggiungimento di un intento pu essere perci una delle cause della
condotta criminosa. Quindi,anche la delinquenza intesa come reazione comportamentale alla frustrazione.
Va sottolineato che il meccanismo dello stimolo risposta ha un valore solo statistico nel senso che la risposta
voluta prevedibilmente ottenibile solo in una percentuale significativa di soggetti ma non in tutti coloro che hanno
ricevuto quello stimolo. Vi sempre una quota di persone che si comporteranno in modo diverso. Gli uomini, infatti,
non sono tutti uguali e ciascuno conserva pur sempre un suo spazio di libert di scelta e questo spazio rimane
comunque quali che siano i rinforzi che vengono effettuati.
Le critiche che possiamo rivolgere alla teoria della frustrazione/aggressione sono:
o

non tutte le condotte delittuose possono intendersi come atti aggressivi anche in senso lato;

non tutte le condotte aggressive hanno la loro origine nelle frustrazioni e non tutte le frustrazioni
provocano aggressivit il diverso livello di tolleranza alla frustrazione gioca infatti un ruolo molto
importante nel provocare tipi diversi di riposte cos come lo giocano la qualit, lintensit e la
frequenza delle frustrazioni.

La frustrazione pu dar luogo allaggressione ma, a seconda delle circostanze e delle persone,
pu causare anche la fuga o la rinunzia.

La frustrazione una componente ineliminabile della vita umana e lidea che si possa vivere
senza illusoria: non solo essa pu essere stimolante ma evitare qualsiasi occasione di
frustrazione (come nel caso di una educazione troppo permissiva) impedisce la strutturazione di
personalit forti e mature.

45

57. La psicologia cognitiva


La psicologia cognitiva concepisce la mente come un elaboratore elettronico attivo che di continuo verifica la
congruenza fra i propri progetti di comportamento e le condizioni oggettive esistenti nella realt, filtrando le
informazioni ma anche auto-correggendosi.
La prima formulazione teorica di Neisser (1967), partito dalla cibernetica e dagli studi di informatica sui programmi
per calcolatori.
Il cognitivismo nasce in opposizione al comportamentismo: mentre per questa scuola lapprendimento e la condotta
umana sono interpretata sulla base del legame associativo stimolo risposta, per i cognitivisti la mente delluomo
non un passivo ricettore di stimoli che gli provengono dallambiente ma funziona in modo attivo e selettivo nei loro
confronti, recependoli ed elaborandoli secondo un suo preciso progetto comportamentale. La mente intesa come
una scatola nera e con la sua elaborazione attiva verifica in continuazione la congruenza fra il proprio progetto
comportamentale e le condizioni oggettive esistenti, compie ininterrottamente scelte tra gli elementi in entrata
operando una serie di elaborazioni e decisioni in uscita che sono il risultato delle verifiche e delle elaborazioni mentali
compiute. Le conoscenze derivano allindividuo di ipotesi, categorie, schemi, strutturazioni, dati dellambiente, regole
di comportamento che sono indipendenti dagli stimoli attuali ma che sono stati acquisiti anche nel passato e costruiti
dallattivit mentale nel corso della maturazione della personalit: gli schemi di elaborazione delle informazioni sono
cio indipendenti rispetto alle situazioni nelle quali si sono progressivamente formati.
I presupposti del cognitivismo confortano pertanto una visione della condotta delittuosa come frutto di un progetto
comportamentale: il delinquente non dunque da intendersi come un individuo governato dalle pulsioni e dalle
psicodinamiche del profondo o dai suoi complessi e problematiche psicologiche consapevoli o inconsapevoli che
siano. La mente umana intesa come un sistema organizzato di strutture e di processi che, oltre ad elaborare i dati
provenienti dallambiente programmata per risolvere i problemi che via via si presentano nel corso della vita,
facendo uso degli strumenti psichici di cui dotata. La percezione delluomo (e, di conseguenza, anche quella del
criminale) riacquista quindi autonomia, libert e conseguentemente responsabilit morale.

CAPITOLO 5
BIOLOGIA E CRIMINALITA
58 Lapproccio naturalistico
Come approccio naturalistico, si considera un campo di indagine che pur senza ritenere le condotte criminose come
unicamente riconducibili a cause organiche, riserva particolare attenzione a certi fattori quali gli istinti, lereditariet e
le predisposizioni allaggressivit, che rientrano nellabito dellindagine delle scienze biologiche e mediche.
Questo filone della criminologia visto frequentemente in antitesi a quello sociologico e psicologico ma va ricordato
che da evitarsi la visione dicotomica corpo-mente e che lo studio della condotta criminosa deve condursi nella
prospettiva pi ampia possibile, mirando a integrare le conoscenze da qualsiasi settore dello scibile esse provengano.
Lapproccio naturalistico pu essere dunque limitativo solo se inteso come unica fonte di conoscenza con la pretesa
di considerare luomo come struttura esclusivamente biologica avulsa dal suo ambiente sociale.

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Lo studio del crimine secondo lapproccio naturalistico, pu essere affrontato secondo diverse prospettive, quindi,
possiamo distinguere:
a. teorie della predisposizione per predisposizione si intende laumentata suscettibilit di un
individuo ad ammalarsi. Il trasferire questo termine alla criminologia pu comportare il rischio di
considerare la delinquenza come una sorta di malattia mentre, invece, bisogna ben guardarsi dal
cadere nellerrore di associare malattia e criminalit. Possono inoltre ricondursi alla predisposizione
biologica solamente alcune caratteristiche psichiche o certe strutture di personalit che possono
facilitare talune condotte delittuose ma senza che esista alcun diretto rapporto fra tali aspetti psichici
e la criminalit. Gli approcci relativi alle predisposizioni biologiche consentono semplicemente di
evidenziare taluni elementi facilitanti le scelte delinquenziali: questa agevolazione connessa alla
esistenza di alcune condizioni psichiche a rischio biologicamente determinate nel senso che esse
sono collocate nel novero dei fattori di vulnerabilit individuale.
b. Teorie degli istinti secondo le quali il comportamento delinquenziale (certi tipi di delinquenza
particolarmente violenta) deriverebbero dal prevalere di pulsioni istintuali aggressive o predatorie.
Queste teorie, cadute in discredito, sono state riportate allattenzione grazie alle pi recenti scoperte
delle neuroscienze che hanno fornito nuove angolature per indagare e comprendere le relazioni fra
struttura biologica, psiche e comportamento.
c.

Sociobiologia un filone recentemente riproposto che mira a identificare anche nel


comportamento sociale unorigine ereditaria anzich vedere le strutture sociali come solo dovute
allevolvere della cultura.

59 teorie della predisposizione: eredit e delitto


Lipotesi di una correlazione fra eredit e delitto, nel senso che esisterebbero taluni individui dotati, per ragioni
genetiche, di una sorta di predisposizione innata al delitto da considerarsi improponibile in quanto si tratta di due
entit tra di loro non confrontabili. La criminalit, infatti, un comportamento definito tale per convenzione sociale e
perci variabile a seconda del mutare della cultura e delle norme; i fattori ereditari sono invece una non modificabile
realt biologica, essendo legati al patrimonio genetico di ciascun individuo che indipendente dai fatti culturali e
sociali.
Dalla comparsa dei nostri diretti progenitori si sono succedute innumerevoli culture e organizzazioni sociali: per
lessere umano il progresso dalle forme pi arcaiche a quelle attuali si dunque verificato per una evoluzione
culturale pi rapida e diversificata, rispetto ai tempi e ai modi dellevoluzione biologica, che in tutti questi millenni
rimasta immutata. Non pertanto possibile che esista una qualsiasi correlazione fra struttura biologica (ereditaria e
da un centinaio di millenni non modificata) e la criminalit ( che connessa al pi rapido evolversi della cultura).
Esistono invece sicure correlazioni fra la struttura biologica degli individui e certi aspetti della loro mente che possono
favorire la criminalit: hanno sicuramente matrice genetica laggressivit, certe componenti dellintelligenza, lo spirito
diniziativa, linventiva, la reattivit. Esistono dunque fra struttura biologica (cio fattori psichici ereditariamente
acquisiti) e criminalit delle correlazioni indirette.
E inoltre molto importante riuscire a separare i fattori genetici da quelli ambientali: ci possibile adottando quello
che i genetisti denominano metodo gemellare esaminando coppie di gemelli omozigoti (che hanno lo stesso
patrimonio genetico) ciascuno dei quali sia stato allevato in un contesto familiare sociale e culturale diverso. Si tratta
di gemelli che fin dalla nascita sono stati divisi in quanto affidati a genitori adottivi di diversa estrazione e di differente
condizione sociale. Proprio questi studi hanno consentito di accertare che alcuni aspetti psichici e comportamentali
erano identici nei due gemelli nonostante le diverse condizioni dambiente nelle quali erano cresciuti. Ci significa che
questi tratti parrebbero avere una matrice genetica perch si manifestano in entrambi i gemelli nonostante le
differenze dambiente.
Altre indagini con la medesima finalit di scoprire una predisposizione innata verso la criminalit sono state condotte
mediante lo studio delle famiglie dei criminali. Da questi studi emerso:
1. la frequenza di soggetti condannati fra ascendenti e collaterali statisticamente maggiore di quanto si possa
trovare nelle famiglie di coloro che non sono mai stati condannati;
2. coloro che hanno avuto genitori criminali possono essere maggiormente esposti a divenire essi stessi
delinquenti senza per questo dimenticare che questi individui delinquono perch hanno avuto una cattiva
educazione e perch i loro ambiente familiare stato carente.
In conclusione, semplicistico parlare di disposizioni ereditarie del delitto. Leredit ha importanza per la trasmissione
di certe caratteristiche somatiche,o malattie mentali,o aspetti del temperamento o del modo di reagire agli eventi della
vita;ma il fattore genetico non si pu invocare a modalit di condotta criminale nella quale interferiscono circostanze
ambientali e situazionali diverse. La criminalit quindi culturalmente definita ma non naturalmente data.

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Ma indubbio che ciascun individuo portatore di un patrimonio genetico diverso da quello di ogni altro,anche se la
struttura genetica generale della specie sempre la stessa ed comune a tutti gli individui di quella specie:da qui
deriva lunicit e lirripetibilit di ciascuno. Cos come unico e irripetibile anche linsieme dei fattori ambientali
(famiglia,educazione,scuola,esperienze di vita):dalla combinazione di tutti questi fattori con il patrimonio genetico
deriva lunicit di ogni individuo.
60 Teorie degli istinti: lorientamento istintivistico e quello ambientalistico
Lantica questione mai risolta se delinquenti si nasce o si diventa? Poich gli istinti sono innati vi lopportunit di
affrontare la questione secondo gli insegnamenti che derivano dalla biologia.
In biologia si sono a lungo contrapposti due antitetici orientamenti per quel che riguarda le determinanti del
comportamento, sia degli animali sia delluomo: quello che privilegia listinto (secondo il quale il comportamento
leffetto delle predisposizioni congenite) e quello che d maggiore rilievo allambiente (secondo il quale il
comportamento la conseguenza delle condizioni e degli stimoli ambientali). Vediamoli:
1) orientamento istintivistico secondo questo vecchio orientamento per istinto si intendeva una serie di
spinte ad agire in modo sempre uguale e in prefisse direzioni per conseguire certi fini senza che
lanimale avesse alcuna consapevolezza dello scopo ultimo cui il suo agire mirava; si riteneva che gli
istinti fossero esclusivamente trasmessi per via ereditaria e che fossero in numero relativamente scarso. Essi
erano concepiti inoltre come una potenzialit innata, come una forza che spinge allazione senza la necessit
di alcun apporto proveniente dallambiente o meglio lambiente forniva solo dei segnali che scatenavano
lazione istintuale. Questa concezione andata successivamente temperandosi con gli studi di Karl Lorenz e
degli altri etologi i quali hanno scoperto che gli istinti vanno intesi come semplici schemi operativi generali:
tendenze innati che devono essere integrate con lapprendimento, lesperienza, linsegnamento da parte dei
genitori, cio con fattori che provengono dallambiente. La scuola delletologia facente capo a Lorenz,
partendo dallosservazione degli animali, ha fondato il suo contenuto teorico sul principio secondo cui
qualsiasi essere vivente e il suo ambiente naturale non sono concepibili separatamente ma si influenzano e si
realizzano continuamente in un reciproco rapporto di stimoli e risposte. Lorganismo animale strutturato in
modo da raccogliere segnali dallambiente e le risposte a taluni stimoli sono, ma solo in parte,
congenitamente determinate. Per questo motivo, Lorenz preferisce chiamare gli istinti schemi di azione. Il
principi mutuati dalletologia naturalmente valgono anche per luomo con la differenza per che nelluomo,
meno condizionato degli animali dai fattori della natura, lambiente da intendersi come ambiente sociale e
come tale molto pi complesso e mutevole di quello che non sia per gli animali.
2) Lorientamento ambientalistico secondo questo orientamento non pu distinguersi nella condotta ci che
determinato congenitamente da ci che viene appreso dallambiente. La dotazione genetica si
manifesterebbe nella diversa capacit dellanimale di recepire (cio apprendere) i messaggi provenienti
dallambiente che sarebbe, in definitiva, il principale fattore inducente le varie modalit di condotta. Il
comportamento sarebbe solo genericamente ricollegabile ai geni ereditari mentre la differenziazione
individuale delle condotte viene ritenuto sostanzialmente attribuibile alle varie circostanze ambientali che gli
individui incontrano. Enorme importanza ha quindi lapprendimento correlato alle mutevoli stimolazioni e alle
occasioni fornite dallambiente.
3) Orientamento correlazionistico da un po di tempo, in biologia, si tenda superare lantinomia fra istinto e
ambiente per giungere a una visione che miri invece a sottolineare sempre pi la stretta interdipendenza dei
due termini. Si cercato di risolvere il dilemma alla luce di una concezione che considera da un lato taluni
comportamenti fondamentali (basilari e tipici di ogni specie) come programmi comportamenti di massima
condizionati solo geneticamente; dallaltro vi sarebbero altri programmi di dettaglio dove le variabili
comportamentali si ricollegano pi strettamente a fattori ambientali pur nellambito degli schemi generali
genetici.
Lantinomia fra istinto e ambiente verrebbe superata, come suggerisce Gottlieb (1971), considerando due distinti tipi
fondamentali di comportamento.
- Il comportamento innato, esclusivo degli esseri viventi pi semplici (che si pu rappresentare con uno schema del
tipo: geni struttura biologica maturazione comportamento innato) in cui la determinante ereditaria si riflette
sulla struttura biologica individuale la quale, giunta a maturazione e senza necessit di interventi dellambiente, d
luogo al comportamento.
- La maggior parte dei comportamenti ha per le caratteristiche del Comportamento acquisito,che si attua secondo
un meccanismo pi complesso(genistrutturaapprendimentoesperienza comportamento acquisito);quindi
come i fattori genetici,comportando una struttura individuale diversificata, fanno s che gli individui interagiscano con
lambiente in modo differente in quanto agenti sul diverso modo di apprendere e sul modo con cui i successivi
apprendimenti si traducono in esperienza,il comportamento acquisito perci la risultante integrata e correlata sia dei
fattori genetici sia dei fattori ambientali.

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Quindi la risposta alla domanda,se criminali si nasce o si diventa,possiamo ricevere un arisposta integrata.
62 Teorie degli istinti: la sociobiologia
La sociobiologia si imposta allattenzione del grande pubblico nel 1975 con lopera di Wilson Sociobiologia. La
nuova sintesi come lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale. Osservando
le societ degli animali che vivono in gruppo,la sociobiologia ha cercato di fornire una chiave di comprensione delle
loro strutture,delle caste che si creano al loro interno basandosi su principi genetici,notando comportamenti genetici
innati. Questa teoria stata applicata anche alle societ umane,la sociobiologia afferma che anche le societ umane,
come quelle animali, devono essere adattive devono cio soddisfare al massimo il principio di idoneit biologica in
senso darwiniano, vale a dire per tutto quanto attiene ai fini fondamentali dellevoluzione e sopravvivenza della
specie. Quindi non sono tanto gli individui ad assumere importanza per tali fini quanto il gene cio il patrimonio
genetico ereditario trasmettitore degli schemi di comportamento che solitamente chiamiamo istinti: il gene condiziona
individui e societ proprio per la sua connaturata e specifica spinta alla sopravvivenza e alla riproduzione; per questo
motivo gli sono estranee considerazioni dordine etico o comunque culturale, proprie degli uomini e delle societ , e
che nella prospettiva sociobiologia sono anchessi subordinati e dominati dal gene. La denominazione di gene
egoista data da alcuni sociobiologi trova allora la sua ragione nel fatto che il gene si preoccupa solo della propria
sopravvivenza cui legata quella della specie.
Anche laltruismo perde in questa prospettiva qualsiasi connotazione di ordine etico e di merito: il gene, infatti, oltre
che egoistico pu anche indurre a comportamenti altruistici ma solo qualora siano funzionali alla sopravvivenza della
specie.
La sociobiologia si pone dunque quale antitesi al principio che vede nella cultura il motore fondamentale dellevolversi
e del diverso caratterizzarsi del genere umano attraverso un processo di apprendimento e trasmissione culturale.
Uno dei principi basilari della sociobiologia dunque lutilizzazione della teoria evoluzionistica quale paradigma valido
non solo per le scienze biologiche ma anche per lo studio del comportamento sociale umano.
La sociobiologia ha dato adito a molte critiche, certamente valide nei confronti degli esponenti pi estremisti:
1) per aver arbitrariamente esteso al comportamento umano osservazioni fatte sugli animali, dimenticando o
sottostimando la dimensione culturale delluomo, e svalutando in tal modo le scienze sociali e letica;
2) per la visione per la quale le societ risulterebbero non tanto il frutto del lungo evolversi storico e culturale, dei
conflitti di potere e del succedersi di sempre nuovi ideali e valori, ma piuttosto la risultante inevitabile di fattori
insiti nella informazione genetica.
Venendo allutilizzazione in criminologia dei principi della sociobiologia, potrebbe ipotizzarsi che i comportamenti
aggressivi, le violenze sui pi deboli non sono comportamenti scelti e voluti dai loro autori in spregio alletica e alle
norme ma sono una sorte di inevitabile conseguenza di una selezione naturale che venuta a privilegiare i pi forti, i
pi violenti e i pi aggressivi.Comunque, non pu certamente ammettersi che esista un gene della criminalit n
potrebbe esistere in quanto nel nostro DNA non inscritto alcun destino (delinquenziale o meno) da cui sia
impossibile sottrarsi; lunicit e la prerogativa della nostra specie risiedono nella sua natura dicotomica, biologica e
culturale, soggette allinfluenza di entrambe queste determinanti.
62 - Laggressivit nella prospettiva biologica
Aggressivit non vuol dire criminalit anche se molti delitti sono espressione di motivazioni aggressive. Da un punto di
vista strettamente biologico, non pu considerarsi listinto come una spinta ineluttabile e non modificabile verso alcuni
tipi di condotta: anche gli istinti aggressivi non possono intendersi come una disposizione ineluttabile verso la violenza
ma si deve ritenere piuttosto che anche i fattori legati allambiente vengono a giocare una parte molto rilevante nel
favorire la condotta aggressiva istintuale, ovvero nellinibirla.
In biologia da tempo noto che la pulsione ad assalire e quella a fuggire ovvero a immobilizzarsi dinnanzi a un
pericolo non sono due istinti primari contrapposti. Questi stati emotivi primordiali di collera o di paura non sono
considerati come entit disgiunte: un animale posto di fronte a una situazione minacciosa esprimer rispettivamente
con la fuga o con lattacco il suo stato interiore di paura o di rabbia ma ci determina il tipo di reazione motoria
(lattacco oppure la fuga o limmobilizzazione) non solo la natura dello stimolo, ma anche il modo secondo cui
lanimale lo vive e lo percepisce emotivamente in relazione a s e allambiente. Gi a livello proto-emotivo sussiste
quindi una stretta correlazione tra due stati affettivi di segno contrario, in cui indubbiamente processi cognitivi ed
esperienze giocano un ruolo determinante nella motivazione comportamentale.
Lambiente poi esercita un ruolo fondamentale ed linterpretazione dellambiente da parte dellanimale a decidere il
tipo di risposta, di aggressione o di fuga, che non pertanto legata a schemi di azione esclusivamente dovuto
allistinto.
Passando dal mondo animale a quello umano si ritiene che fattori biologici e sociologici interagiscano fra loro nel
produrre pi o meno facilmente un comportamento violento.

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E da sottolineare che laggressivit negli animali non ha nulla a che vedere con ci che noi intendiamo per violenza
fra gli uomini. Esiste poi una profonda differenza fra laggressivit rivolta verso animali di specie diversa e
laggressivit intraspecifica cio tra individui della stessa specie e laggressivit tra specie diverse (molto rara
salvo quando ricorra il rapporto di predatore/preda). Laggressione intraspecifica negli animali oltre a svolgere precise
funzioni di sopravvivenza dellindividuo e della specie, difficilmente ha esiti mortali in quanto sussiste un insieme di
meccanismi di contenimento dellaggressivit atti a inibire o bloccare laggressivit del rivale ma si tratta di una vera e
propria ritualizzazione della lotta condotta con scopi ben precisi (selezione sessuale, difesa del territorio,
regolamento degli schemi elementari di condotta e dei rapporti sociali). In definitiva, quindi, nel comportamento
animale pur essendo generalizzata e determinante, laggressivit risulta quasi sempre funzionale e in armonia con le
finalit biologiche e non mette in pericolo la specie perch frenata da meccanismi spontanei di auto-contenimento:
meccanismi che nelluomo sono andati perduti o vengono rifiutati col risultato che egli divenuto lessere vivente pi
aggressivo che mai sia comparso sulla faccia della terra.
64 Aggressivit e neuroscienze
Sempre in tema di aggressivit merita un cenno quel che le scienze neurofisiologiche hanno consentito di appurare
relativamente al rapporto fra struttura biologica e inclinazione alla violenza di taluni individui.I recenti studi condotti sul
funzionamento del cervello, starebbero ad indicare che taluni individui sono pi violenti di altri proprio per certe
caratteristiche organiche del loro sistema nervoso. A questo proposito occorre ricordare la teoria triunitaria di
MacLean introdotta nellambito criminologia da F. Bruno (1987). Essa fornisce informazioni sullorganizzazione
evolutiva del cervello umano che sarebbe costituito da tre tipi fondamentali di sistemi:
1. la struttura filogeneticamente pi antica ricorda morfologicamente le forme pi rudimentali del cervello dei
vertebrati e presiede ad attivit di tipo istintuale (difesa del territorio, caccia, accoppiamento, nutrizione,
organizzazione gerarchica);
2. un secondo sistema deputato al controllo degli stati emozionali (collera, paura, piacere);
3. il sistema pi recente e perfezionato quello che ha consentito alluomo il maggiore e pi avanzato sviluppo,
rappresentato proprio lo strumento delle sua peculiari capacit intellettive.
Tale sistema, essendo passato per trasformazioni evolutive pi incisive e rapide, non riuscito a integrarsi del tutto
armonicamente con le strutture cerebrali pi antiche che sono rimaste relativamente immutate. Da questo, la non
perfetta integrazione di un prodigioso sviluppo delle capacit cognitive, operative e intellettuali, cui non ha corrisposto
una analogo progresso nel controllo delle pi antiche funzioni emozionali e istintuali.
La teoria trinitaria pu fornire un modello atto a spiegare taluni comportamenti delittuosi nei quali si pu constatare il
ricorso di condotte agite sotto la spinta degli istinti o dellemotivit eludendo transitoriamente i controlli superiori.
63- Aggressivit e neuroscienze
Molto interessanti sono le ricerche che hanno messo in luce, in anni recenti, i rapporti fra difetti neurologici (verificatisi
durante lo sviluppo o acquisiti pi tardi) e la propensione allaggressivit. Da un punto di vista anatomico il
comportamento violento associato a disfunzioni o lesioni nei lobi frontali e temporali. Gli esiti comportamentali
associati a lesioni dei lobi frontali di diversa origine sono ampiamente documentati,e il grado di sconvolgimento che
una lesione di tali aree celebrali in grado di apportare alla personalit e alla vita di relazione di un soggetto delle
diverse turbe comportamentali. Tra le possibili anomalie neuro comportamentali si possono osservare quelle che
definiamo anomalie per eccesso,dove riscontriamo manifestazioni di discontrollo emotivo comportamentale,cio un
ridotto controllo degli impulsi. Laggressivit si manifester in varie forme che andranno da quella verbale a quella
gestuale. Le alterazioni comportamentali possono tendere a cronicizzarsi in quella che Damasio(1994)denomina
sociopatia acquisita, cio insieme dei comportamenti anomali caratterizzati da insensibilit e mancanza di
empatia,ossia incapacit di comprendere i comportamenti degli altri in termini di stati mentali. Si possono riscontrare
anche disturbi di tipo cognitivo,i cosiddetti deficit esecutivi ossia inefficienza nella programmazione o organizzazione
di azioni abituali o non. Nessuno di questi studi ha concretamente dimostrato che un disturbo della corteccia
prefrontale possa ritenersi predittivo di un crimine violento,ma in ogni caso si pu al pi parlare di un rapporto fra
biologia e comportamento violento, non fra biologia e criminalit. Ma ci sono altri fattori che possono influenzare il
passaggio allatto violento e sono:
-

fattori biochimici:cio fra i sistemi neurotrasmettitori centrali,quello serotoninergico quello implicato nella
modulazione di comportamenti aggressivi.

fattori neuroendocrini:cio laggressivit del maschio legata alla presenza di ormoni androgeni,invece
nelle donne la depressione,lirritabilit e aggressivit sarebbero correlate con le variazioni ormonali
connesse al ciclo ovarico.

64 Aggressivit umana, cultura, criminalit violenta


Laggressivit umana assolutamente diversa da quella esistente negli animali. Per comprendere questa nostra
straordinaria aggressivit bisogna ritenere o che luomo sia biologicamente diverso da tutti gli altri esseri viventi o che
la sua elevatissima aggressivit debba ricollegarsi a fattori diversi da quelli biologici. In primo luogo da ricordare

50

che i meccanismi automatici di regolazione dellaggressivit che nel regno animale consentono, mediante la
ritualizzazione e la ri-direzione, di salvaguardare allo stesso tempo la conservazione della specie e quella
dellindividuo, nelluomo hanno perduto gran parte della loro significativit: man mano che egli evoluto sempre pi
allontanandosi dallo stato di natura, non stato pi listinto a guidare le fondamentali modalit di comportamento ma
piuttosto lapprendimento, lesperienza, gli insegnamenti e tutto lingente patrimonio di conoscenze e nozioni che egli
andato lentamente acquisendo nei millenni.
Nelluomo, laggressivit ha finito per essere priva di meccanismi di contenimento e di autoregolazione, essendo
disgiunta dallistinto e deriva piuttosto dai fattori che provengono dalla cultura. Quella cultura cio che ai
comportamenti primari informa e regola nella specie umana ogni tipo di condotta di maggiore complessit. Dalla
perdita dei meccanismi di comportamento istintuale dellaggressivit derivato che nelluomo essa non svolge pi
quelle funzioni biologiche che la rendono utili e relativamente innocua ma appare invece come una forza distruttiva e
negativa,maligna. La peculiare aggressivit umana stata denominata da Erich Fromm (1975), proprio per
differenziarla da quella degli animali superiori, aggressivit maligna o distruttiva. Egli ha distinto infatti due tipi di
aggressivit:
1. laggressivit benigna-difensiva comune a tutte le specie di animali superiori, quale impulso istintuale
programmato verso lattacco o verso la fuga quando sono in gioco gli interessi biologici vitali, aggressivit
pertanto non necessariamente nociva e che non minaccia ma anzi favorisce la sopravvivenza della specie;
2. laggressivit maligna o distruttiva propria delluomo che non istintuale ma dipende dalla struttura
sociale, appresa attraverso i rapporti interpersonali e da questi sostenuta, venendo a far parte della cultura
delle diverse societ. Non rivolta alla conservazione degli interessi biologici vitali ma frutto della pi
evoluta e complessa organizzazione sociale tipica delluomo.
I comportamenti fondamentali, che negli animali sono trasmessi per via naturale, nelluomo sono invece trasmessi
mediante forme sociali di apprendimento: non sono pertanto istintivi ma culturali e fra ci che la cultura trasmette vi
anche la valorizzazione dellaggressivit. Laggressivit quindi diventata valore culturale essendosi dimostrata
vantaggiosa per soddisfare la sua volont di potenza; daltra parte, proprio la cultura rappresenta nelluomo e nella
societ umana lo strumento fondamentale di regolazione del comportamento, essendosi globalmente sostituita ai
meccanismi biologicamente determinati.
La societ umana poggia fondamentalmente sulla violenza, che lo strumento di regolazione di tutti i rapporti di
potere e la sua intera storia si sviluppata sulla lotta. E anche i valori culturali, pur positivi (relativi al successo, alla
forza, al coraggio, al sacrificio di s per il trionfo della propria causa, al patriottismo) sono legati allaggressivit per
quanto sublimata e quindi non da intendersi solo in accezione negativa, che ha permeato cos fin dalle pi profonde
radici la cultura delluomo.
Da millenni luomo vive in un clima di valori e di ideali che lo spingono a essere violento, coerentemente con la
propria cultura anche se spesso non si ha consapevolezza delle sottostanti pulsionalit violente, perch appunto sono
state sublimate, mascherate e razionalizzate quali condotte positive dalle ideologie, dalla morale, dai costumi.
I contenuti della cultura hanno per anche sempre tentato di contenere la violenza con le leggi, con le regole morali,
con gli ideali, con le religioni. Ci ha creato una situazione contraddittoria e ambivalente che rende conto della minore
efficacia di questi strumenti di contenimento e regolamentazione dellaggressivit rispetto a quelli esistenti nel mondo
animale. I messaggi culturali non violenti e i sistemi di controllo della violenza sono poi dotati di ambivalenza perch
nello stesso momento per certi ambiti di comportamento sollecitano la violenza, mentre per altri suggeriscono la nonviolenza. I molti strumenti normativi e i valori anti-aggrssivi che sono stati via via proposti nel corso della storia si sono
spesso dimostrati troppo deboli proprio per la contraddittoriet e lambivalenza insita alla loro radice: bastano
situazioni particolari di fragilit delle istituzioni o di crisi per vedere riaffiorare la distruttivit insita negli uomini. Di
conseguenza, se illusorio pensare che la violenza cessi di essere uno dei fondamentali strumenti nel regolare i
rapporti di potere tra gli uomini anche vero che essa pu essere contenuta solo mediante una sempre maggiore
efficacia degli unici mezzi disponibili, cio quelli delle norme e dei valori della cultura perch se dalla cultura la
violenza deriva, ancora e solo nella cultura pu trovarsi lo strumento per contrastarla.
Infine secondo alcuni studiosi, laggressivit sarebbe una delle pulsioni istintuali o delle motivazioni psichiche che pi
frequentemente entrano in gioco nella criminogenesi,perci necessario distinguere tra aggressione, intesa come
effettivo comportamento lesivo di persone e aggressivit, che si riferisce invece a una disposizione o atteggiamento
psichico favorevole allaggressione. Laggressivit pu essere incanalata, mediante processi della dislocazione e della
sublimazione, verso altri obiettivi; infatti, non sempre laggressivit si esprime con condotte giuridicamente perseguibili
ma frequentemente pu trovare modi di esprimersi socializzati o quanto meno socialmente tollerati: essa addirittura
necessaria alla sopravvivenza delluomo e della sua affermazione sociale. Sotto questo profilo, audacia, spirito di
iniziativa, intraprendenza, scalata sociale, ambizione, competitivit, possono rappresentare altrettante maniere di
indirizzare o sublimare laggressivit secondo modalit socialmente accettate o addirittura qualificanti.
65 Struttura biologica e libert.

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Se dai geni dipendono talune qualit psichiche come oggi alcuni studiosi prospettano, se le sempre maggiori
conoscenze sul funzionamento cerebrale sembrano indicare la presenza di circuiti innati nei quali luomo
biologicamente costretto, dove va a finire la sua libert?
Il patrimonio delle informazioni trasmesse dal DNA di ciascun essere vivente identico per quanto attiene alle qualit
fondamentali comuni a tutti gli appartenenti a una stessa specie ma si diversifica per aspetti secondari dalluno
allaltro soggetto. Ci rende conto della variabilit genetica individuale dal momento che ciascuno pur nellambito
dello schema generale tipico della sua specie diverso ed irripetibile per altri aspetti. Tali variabili comprendono oltre
a qualit fisiche anche aspetti psichici cos che venendo al problema dellaggressivit possono darsi individui con
maggior aggressivit biologicamente determinata e altri con una carica pulsionale aggressiva meno intensa.
Sempre nellambito delle sole condotte aggressive, esse non possono in ogni caso essere spiegate solo in base alle
differenze del patrimonio dei geni ma devono essere viste anche in rapporto al tipo di esperienze, di ambiente e di
sollecitazioni che il singolo individuo ha incontrato nel corso della sua vita.
In definitiva, gli uomini possono comportarsi in modo variabilmente aggressivo sia perch in assoluto diversa la loro
dotazione biologica sia perch a cagione delle variabili caratteristiche dellambiente sociale nel quale sono vissuti,
diverse sono state le sollecitazioni o le inibizioni ad agire in modo aggressivo sia perch in ogni individuo diverso il
grado di recettivit nei confronti delle sollecitazioni alla violenza che gli provengono dalla cultura e dalla societ.
La sempre pi raffinata conoscenza del funzionamento del cervello, da cui dipende lattivit mentale, non contraddice
affatto lassunto della libert e quindi della responsabilit: anzi, proprio i dati acquisiti sul funzionamento cerebrale ci
portano a una migliore comprensione dellindividuo in quanto agente responsabile, e in tal modo ci chiariscono i
problemi di corpo/mente e di responsabilit/determinismo.
Quanto oggi si sa sul funzionamento del cervello consente di verificare che il singolo individuo pur sempre in grado
di scegliere e di orientare gli infiniti programmi e circuiti che sono insiti nella sua organizzazione cerebrale. La sua
struttura innata costituisce semplicemente lo strumento per organizzare il pensiero, senza che il tipo dei processi
iscritti nella struttura cerebrale lo obblighi a certi piuttosto che ad altri pensieri. Cos, la libert non negata e rimane
pur sempre lo spazio per nuovi pensieri e nuovi progetti anche se tale spazio non illimitato perch circoscritto dalla
struttura biologica del cervello.
Non esistono in tutti gli animali superiori e in modo particolare per luomo, moduli comportamentali fissi e perci
meccanicisticamente vincolanti la condotta: la moderna scienza biologica ha pertanto accantonato il determinismo
fatale, e da essa derivano addirittura indicazioni su come la scelta e la non-determinazione del comportamento siano
peculiarmente umani in funzione della plasticit del cervello.

CAPITOLO 6
FENOMENOLOGIA DEI CRIMINI E DEI CRIMINALI,tipologie e correlazioni
66-delinquenza e delitti
Delinquenza il termine che indica tutti quei comportamenti per i quali sono previste del codice e da altre leggi delle
sanzioni penali,e dunque comprende una variet di azioni proibite; in senso strettamente giuridico esso indica il
resto ,mentre nel linguaggio comune si utilizza il termine delitto per indicare i vari tipi di infrazione alle leggi penali.
La criminologia occupandosi della fenomenologia dei delitti,cio di come questi si manifestano nella realt e dei
rapporti che il delitto ha con le varie influenze sociali,culturali ecc;si afferma sui delitti in relazione allet dei loro
autori.
In termini quantitativi il contributo della delinquenza dei minorenni in numero superiore rispetto alla popolazione
generica;e come le altre forme di devianza anche la criminalit coinvolge in modo particolare i pi giovani anche per
motivi legati alle caratteristiche psicologiche dellet adolescenziale. In questet infatti alle crisi di identit,alle
insicurezze si aggiungono tre elementi fondamentali che spiegano meglio la vulnerabilit degli adolescenti nei
confronti della devianza:

52

la non percezione del rischio,fino alla negazione della morte

il desiderio di trasgredire

limportanza,per ladolescente ,del gruppo odi riferimento

I minori commettono per lo pi reati contro il patrimonio o comunque reati minori definiti Micky Mouse Crimes, ma in
particolare una manifestazione che oggi desta preoccupazione quella del bullismo. Si esprime nella voglia di
provocazione e delle prepotenze messe in atto da uno o pi bambini nei confronti di uno o pi coetanei dotati di
minori risorse per difendersi,si pu manifestare in aggressioni fisiche o morali e di solito frequente maggiormente a
scuola. In Italia invece molto alta la partecipazione dei minori alle criminalit organizzate. In ogni caso il principio
che vige alla base della legge penale quello di far evitare il carcere al minore. Fino ai 14 anni infatti il minore non
imputabile e tra i 14 e i 18 anni si deve invece valutare la sua capacit di agire che coincide con la sua maturit. In
alternativa al carcere viene poi messo a disposizione del minore il collocamento in comunit, e il carcere in senso
stretto applicato come misura cautelare e finisce per essere una pena anticipata o una risposta di urgenza a
situazioni difficilmente gestibili sul piano sociale (minori stranieri),di solito i minori soggetti a questa misura
appartengono alle fasce pi deprivate della popolazione. Fra gli adulti la fasci di et compresa fra i 18 e i 40 anni
quella che fornisce il pi elevato tasso di criminalit,e non solo un numero assoluto(cio quantit reati di autori di
reati)ma anche in numero relativo correlato cio alla rilevanza numerica delle classi di popolazione di tale et. La
delittuosit rilevata pertanto,nel suo complesso,un fenomeno statisticamente prevalente nelle classi pi giovani e di
et media. In termini quantitativi gli adulti tendono a differenza dei giovani a partecipare ad attivit legali o comunque
a far parte della criminalit organizzata in quei lavori o posizioni meno rischiose o meno identificabili(come la
ricettazione o il favoreggiamento).E stato per identificato che la criminalit dei pi giovani come altre forme di
devianza che si identifica per incompletezza della personalit,inesperienza per fattori psicologici e
sociali,incertezza,ecc;tende statisticamente a ridursi con il sopraggiungere dellet matura in cui magari si raggiunge
la maturit psicologica, si fanno pi esperienze e c maggiore consapevolezza delle conseguenze negative della
delinquenza; Resta comunque il fatto che la criminalit si manifesta in misura rilevante fra i giovani e che
espressione si cattiva o incompiuta socializzazione. Per quanto riguarda gli anziani invece il tasso di criminalit
quantitativamente molto basso ,ci pu essere dovuto in primo luogo:se la delinquenza una delle tante modalit di
comportamento nella societ,la minore partecipazione a tutte le attivit che la violenza comporta si traduce in una
minore delittuosit; in secondo luogo nellet senile inferiore limpegno di accumulare denaro. Tutto questo riguarda
per i delinquenti abituali o professionisti,ma c anche un numero di delinquenti che si affacciano per la prima volta al
delitto proprio nella terza et. In vecchiaia sono frequenti i reati di violenza verbale(diffamazione, ingiuria)e
fisica(lesioni, percosse,omicidi),sono invece scarsi i reati contro i patrimonio mentre sono maggiori i reati minori di
natura sessuale ,come esibizionismo e molestie. La maggior parte di questultimi dovuta a due fattori specifici della
senilit:
80- Correlazioni tra famiglia e delinquenza
Le correlazioni fra delittuosit e famiglia sono state largamente studiate dalla criminologia,data la grande importanza
che listituzione familiare ha nella nostra cultura,nonostante la crisi di trasformazione che essa sta
attraversando,essendo i fattori familiari elementi che possono favorire la condotta criminosa si fanno dei studi
approfonditi senza dimenticare per che non si dovranno mai trarre delle conclusioni obbligate perch la larga
variabilit delle relazioni dei singoli e delle dinamiche interpersonali rende impossibile identificare un rapporto rigido di
causa ed effetto tra fattori familiari e futura condotta delinquenziale. Gli aspetti di queste correlazioni sono numerosi e
complessi. Significativo il fatto che la famiglia rappresenta il principale ,e certamente i primo, canale di
comunicazione normativa attraverso cui sono appresi, i contenuti etici di un dato contesto sociale,le regole da
rispettare,le condotte da evitare. Ne consegue che il tipo di famiglia,con i valori morali in essa accolti,pu influenzare
in modo diretto la formazione dei principi e dei parametri comportamentali di colui che vi cresce,quindi una delle sue
funzioni maggiori quella di trasmettere ai figli. Una famiglia normale pu agire negativamente anche attraverso la
comunicazione verbale sbagliata,valori negativi,programmi di vita egoistici, tutti principi e proposte comportamentali
che possono tradursi pi tardi in fattori tesi a favorire la delinquenza. La famiglia opera anche come importante
agenzia di controllo sociale del comportamento attraverso lautorit, le pressioni, le intimidazioni, i premi e le
gratificazioni, le punizioni ed in grado di influire in modo rilevante sul comportamento dei suoi membri. Linefficienza
educativa e leccessivo permissivismo sono fra le pi frequenti cause di fallimento del controllo(infatti la perdita
dellautorevolezza tipica del nostro tempo). Allo stesso tempo per anche leducazione eccessivamente rigida
induce a meccanismi di ribellione e sentimenti di ingiustizia che possono generare difficolt nei confronti di figure
autoritarie e condotte inosservanti delle norme. Fondamentalmente dalla famiglia ci si aspetta che il tipo di disciplina
sia funzionale alla qualit dei valori trasmessi,sia coerente con lesempio fornito dalla condotta degli educatori,non sia
discontinuo e contraddittorio,sia quindi prevedibile e comprensibile per il giovane,e supportato dal sostegno affettivo.
Essa fornisce anche le prime regole di rapporto gerarchico ,essendo anchessa gi improntata con ruoli ben
definiti. La disciplina familiare essenziale per lapprendimento del rispetto e delle norme, e la capacit di esercitarla
sui figli un fattore importante per la futura capacit di adattarsi alla disciplina sociale. La famiglia inoltre rappresenta
nellinfanzia e nellet formativa della personalit,il principale nucleo di appoggio e di gratificazione affettiva,e il
soddisfacimento di questi bisogni fondamentale per larmonioso sviluppo,e quando ci viene a mancare la

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personalit ha maggiori probabilit di strutturarsi in modo meno armonico e disturbata. La criminologia studiando le
biografie di criminali violenti, ritrova proprio violenze e abusi allinterno della famiglia,si parla di ciclo dellabuso. Ma
anche liperprotezione scatena immaturit e disadattamenti comportamentali. E allinterno della famiglia che si
realizzano i primi processi di identificazione, cio processi psicologici dove vengono assunti i modelli ideali di
condotta,di solito quelli dei genitori,che successivamente si sviluppano formando ciascuno i propri valori etici e una
propria coscienza morale facendo inconsciamente propri i valori e i principi dei modelli seguiti. C da dire che oggi la
fisionomia delle famiglie mutata,in famiglie monoparentali o ricostituite da precedenti nuclei che per non vengono
pi definite anormalio disfunzionali,anzi,sono statisticamente molto frequenti, tanto che gli stessi bambini che un
tempo potevano sentirsi diversi oggi non si sentono pi etichettati o esclusi e quindi avranno una minore
propensione a delinquere.
81- Carriera scolastica e criminalit
Consideriamo ora i rapporti tra delinquenza e carriera scolastica. Di solito nei delinquenti si riscontrano carenze nel
curriculum scolastico. Le cause possono riscontrarsi nelle condizioni socioeconomiche,con il precoce arresto della
carriera scolastica,il non aver terminato il ciclo dellobbligo,listruzione scadente,tutti fenomeni ricollegabili a coloro
che appartengono alla delinquenza povera;per la precoce interruzione degli studi e per l insuccesso scolastico o a
volte a caratteristiche individuali. La scuola rappresenta il primo impatto con la societ e le sue norme, si metter alla
prova la capacit di adeguamento sociale mediante il confronto con gli altri, la volont di affermarsi. Inoltre particolare
significato stato attribuito a dalla psicologia al ruolo occupato nella scuola dal futuro delinquente. La posizione di
escluso, di emarginato,di ripetente,ultimo della classe, costituiscono condizioni che possono influire sullo sviluppo
della personalit perche non sempre la scuola strumento di promozione,anzi, a volte accentua e ufficializza le
carenze di soggetti che provengono da ambienti sfavoriti.
82-Condizioni economiche,delinquenza povera e delinquenza ricca
I primi studi criminologici evidenziavano che i crimini provenivano maggiormente da ceti miseri,ma pi recentemente
si chiarito che in tutti i gruppi sociali,compresi quelli ad alto reddito,si commettono reati con la differenza che quelli
commessi dai ceti pi abbienti sono sottoposti a minori indagini. Si costata che i fattori economici possono essere
cruciali nel condizionare una criminalit per bisogno,ma in realt identificare il delitto come conseguenza diretta di
carenze economiche erroneo. Neanche nel mondo della delinquenza vi uguaglianza,vi sono due criminalit,una
ricca e una povera.
La criminalit povera chiamata microcriminalit:
-viene usato il termine micro(piccola), in contrapposizione alla grande criminalit organizzata
-la microcriminalit,detta anche dei reati di strada,non costituita da reati di poco conto,questi delitti procurano
spesso un forte sconvolgimento alla vittima,un sentimento di insicurezza nella popolazione.
Gli autori di questi reati sono perlopi persone inette,spesso falliti e diseredati, alcolizzati cronici o
tossicomani,rassegnati a vivere una vita di stenti ed emarginata.
La criminalit ricca che la delinquenza economica,dei professionisti e dei colletti bianchi,dei politici,la criminalit
organizzata mafiosa,delle imprese,ma anche quella comune.
In rapporto ali standard economici e sociali di un aspecifica popolazione,vengono sottolineati non tanto la mancanza
di beni fondamentali per la sopravvivenza,quanto quella diversa distribuzione dei beni e di opportunit,quel confronto
con chi ha di pi. Il non poter acquistare beni,un tempo considerati superflui o simbolo di agiatezza per
pochi,costituisce attualmente una causa di frustrazione che in termini psicologici assimilata a quella che la
povert.
83- Delinquenza e primi flussi migratori
Gli emigranti sono in prevalenza uomini di giovane et, spesso sono oggetto di discriminazione. Negli ultimi anni si
assistito ad un massiccio aumento dei flussi migratori verso gli usa,litalia e leuropa;e a causa di questo continuo
flusso si generalizzato i rapporto fra flusso migratorio e delinquenza ritrovando fra loro una correlazione positiva.
---- XIX sec. Flusso immigratorio negli USA anche di Italiani, soprattutto del meridione. Questo
flusso, comport
anche linnesto della criminalit mafiosa, produzione e contrabbando di alcolici (allepoca del proibizionismo),
prostituzione e attualmente traffico di stupefacenti. Ad eccezione di questo fenomeno, non si riscontr un aumento
della criminalit dovuto esclusivamente allemigrazione, vi furono infatti altri fattori, fra i quali la crisi economica del
1929. Una ricerca di Sellin dimostr che la criminalit aument tra i figli degli immigrati poich tutti i fattori ambientali
negativi si ripercossero soprattutto su di loro. Contribuirono alla criminalit soprattutto gli emigranti negli USA
provenienti dallAmerica latina.
- Dopo la IIa guerra mondiale i flussi arrivarono anche in europa, in cui si certific la diminuzione della criminalit
proprio grazie al lavoro offerto dalla manodopera. E conflitti rintracciati erano ancora quelli fra i figli degli immirati
che nn riuscivano a vedere un futuro per loro.

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Infine negli anni 50-70 ci fu un incremento del flusso migratorio tra il meridione e il triangolo industriale del nord
Italia, con discreto aumento della criminalit dovuta anche al rapido mutamento causato dalla rapida
industrializzazione. Si piuttosto assistito allo spostamento geografico dal sud al nord di criminalit organizzata
mafiosa. Questa situazione ha creato un circolo pericoloso fra chi doveva restituire forti somme di denaro alle
organizzazioni criminali(che hanno reso possibile il trasporto e i documenti falsi degli immigrati che non essendoci
lavoro faceva lievitare il numero di clandestini)ricorrendo inevitabilmente ad attivit illecite. Si quindi dimostrato
che questo fenomeno non quindi da porsi a carico dellimmigrazione bens dalla sempre crescente espansione
delle organizzazioni di tipo mafioso.

84:Criminalit organizzata e nuova immigrazione in Italia


87: delinquenti recidivi
La legge distingue gli autori di reati in:
PRIMARI: coloro che non hanno precedenti penali
RECIDIVI:
- Recidivi generici: coloro che commettono reati pi volte, indipendentemente dalla loro natura.
- Recidivi specifici: coloro che commettono reati della stessa indole (manifestazione di un medesimo impulso
delittuoso).
La criminologia considera il recidivismo non tanto come la semplice successione cronologica di pi reati(come la
legge), ma piuttosto come lespressione del persistere nel tempo di motivazioni, di aspetti della personalit, di stile di
vita, per i quali il recidivo tende a perseverare nella condotta delittuosa.
Il recidivo interessa tanto la criminologia perch rappresenta la prova che le misure penali e penitenziario attuate per
combattere la criminalit non hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissate dato che il recidivismo oggi
rappresenta la regola e non leccezione.
Veri sono i fattori che spiegano il perch questo si verifichi:
Fattori ambientali situazionali: tornare nel medesimo gruppo delinquenziale dopo la pena.
- Interesse economico: fonte di reddito.
- Efficienza del sistema giudiziario; tanto pi le pene sono poche, severe, e lente le procedure tanto meno
intimidiscono.
- Effetti della carcerazione; sottocultura carceraria,contagio interdelinquenziale,comunit carceraria possono
influenzare negativamente il soggetto e in pi decolpevolizzarlo e deresponsabilizzarlo ovvero la condanna
subita appare come un torto
- Effetti della stigmatizzazione ; teoria delletichettamento,dopo lesperienza carceraria il reo trova ante
difficolt e tornare a delinquere diviene una necessit piuttosto che una scelta.
- Aspetti personologici; alcuni disturbi della personalit, maggiore aggressivit etc.oramai insiti nellindividuo
lo spingono a delinquere ancora..
In base al modo di percepire la pena sofferta:
ALCUNI SOGG. SENTONO LA PENA COME MOTIVAZIONE FRENANTE: LA PENA DIVENTA INEFFICACE POICH DOPO IL SOGG.
RIPRENDER A DELINQUERE O PECH IL DELITTO APPARE COME UNINDISPENSABILE FONTE DI GUADAGNO O PERCH RESTANO
IN CONTATTO CN CRININALI DEL CARCERE.

REALT INDIFFERENTE es mafiosi,il carcere viene vissuto come un rischio che fa parte del gioco,delinquente
professionista
MOTIVAZIONE FACILITANTE LA RECIDIVA:

SI

ricerca la tutela offerta dal carcere, losi considera un rifugio

89 tipologia dei delinquenti secondo il criterio della normalit


Un delitto pu essere giudicato normale o anormale,per linsolita modalit di esecuzione,per le motivazione oppure
per il numero delle vittime. Un delinquente pu essere definito anormale secondo:
Una prospettiva psichiatrica. Tra i cosiddetti anormali rientrano i: delinquenti con ritardo mentale, tossicomani,
cerebropatici, alcolisti, portatori di disturbi della personalit etc. In realt fra i delinquenti, sono predominanti quelli
considerati da una prospettiva psichiatrica come normali (privi di deficienze psichiche); quindi non si deve pensare
che i crimini pi efferati siano opera di anormali poich, spesso tali crimini sono opera di soggetti normali.
Pu parlarsi di anormalit anche in senso psicologico. Ogni individuo unico e irripetibile, ciononostante, esistono
dei tratti psicologici pi frequenti che si possono rilevare tra coloro che compiono delitti (instabilit, immaturit,
impulsivit, scarsa tolleranza ala frustrazione etc). E erroneo voler identificare il delinquente tipo, vi sono piuttosto,
uninfinit variabilit di individui che compiono delitti. Non lecito far coincidere ci che una persona fa con ci che
una persona . La confusione tra personalit e comportamento ha causato esisti disastrosi quali ad es. la teoria del

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Tipo normativo dautore, di origine nazista, con la quale si pretendeva di identificare una tipologia psicologica per ogni
reato (la psicologia del ladro, del truffatore etc), e prevedere la pena anche per il potenziale reo. Ci che veramente
distingue il criminale dal non criminale la sua condotta.
Per ci che concerne la normalit in senso sociale e giuridico: solo in tale prospettiva, il delinquente pu essere
considerato anormale perch non si adegua alle norme,ovvero qui lanormalit considerata come non conformit
alle norme.
Infine c lanormalit statistica:qui essa costituisce leccezione e non la norma di comportamento.
90: Tipologia dei delinquenti secondo la responsabilit morale
Ultima classificazione dei delitti quella fondata sulla differente responsabilit morale,ovvero maggiore o minore
colpevolezza o rimproverabilit in dipendenza del fatto che i delitti siano la risultante di un programma criminoso di
una scelta subitanea La maggior parte dei delitti sono da considerarsi quale criminalit programmata. Tutti i crimini
qualificabili come frutto di un programma o di un progetto delittuoso sono la conseguenza di una scelta che stata
effettuata prima di commettere il fatto. La criminalit come scelta subitanea invece frutto di un atto non
programmato in precedenza, ma emerso dalle circostanze del momento (raptus, reato dimpeto). Le due tipologie
possono anche coesistere es. rapina (programmata) con omicidio (uccide per paura). La reazione sociale differente,
nel caso della criminalit come scelta subitanea, la stigmatizzazione minore, poich si vede nellatto compiuto una
minore responsabilit morale,invece in quello programmato il giudizio morale pi severo c una minore indulgenza
e una maggiore richiesta sanzionatoria.
CAPITOLO 7
I DISTURBI MENTALI IN CRIMINOLOGIA
Evoluzione nella percezione e nel trattamento della malattia mentale
Levoluzione storica pu essere utile per comprendere come nel contesto sociale si siano modificate le strategie di
controllo e le cure nei confronti dei malati di mente. Nelle epoche prima dellIlluminismo non esisteva una chiara
definizione di follia,spesso era considerata come una vera malattia o come conseguenza di malefici o riti demoniaci.
In ogni caso il pazzo era un individuo che aveva perduto la ragione e lunico rimedio era quello di rinchiuderli in
apposite istituzioni con lo scopo di isolarli e di contenere il loro comportamento con maltrattamenti e catene.
Nei primi decenni dell8oo,furono negate le spiegazioni magico demoniache,e la follia fu intesa come malattia di
mente e il luogo per la cura era un appositoasilo per malati;in questa visione il pazzo fu percepito come una
persona da rieducare al vivere sociale. Poi con il progresso scientifica nella seconda met del800 si deline una
nuova visione della malattia mentale, la follia era una disfunzione organica da affrontare in chiave medica senza dar
peso alla storia del malato e alle sue difficolt esistenziali. Tipico di questo momento stato il grande sviluppo del
sistema manicomiale,il MANICOMIO era il luogo che doveva assolvere sia la funzione di cura sia quella di tutela
sociale. La concezione del malato di mente
come individuo le cui dinamiche psichiche sono del tutto
incomprensibili,diverse e alienate della psicologia del sano,fu posta in crisi:
-la psicoanalisi riteneva che esistessero malattie della psiche dovute unicamente a fattori psicologici e non a cause
organiche.
-il secondo elemento che ha posto in crisi la visione unicamente medica o patologistica della malattia mentale
rappresentato dalla nuova dimensione sociale che ha investito la psichiatria,con nuovi approcci di cura in senso socio
terapico,nel tentativo di eliminare le cause del disturbo devianti dai conflitti interpersonali.
-La scoperta e lutilizzazione degli psicofarmaci,nel 1952 ha demolito il mito dellincurabilit del disturbo mentale.
-Negli anni 60, il movimento dellantipsichiatria arriv a negare lesistenza della malattia mentale. Nel 1978 (legge
Basaglia n. 180) venne promulgata la legge che ha sancito la chiusura dei manicomi.
- Lintroduzione della psicofarmacologia ha consentito di fare ulteriore passi in avanti per la cura dei disturbi
mentali. Einoltre previsto un Trattamento Sanitario Obbligatorio quando:
1) si in presenza di alterazioni psichiche 2) non accettazione delle cure 3) assenza di condizoni per adottare
tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.
Imputabilit e malattia mentale
Gi nellantica Roma vigeva il principio giuridico secondo il quale il folle non sarebbe responsabile e non dovesse
pertanto subire una pena per i delitti eventualmente commessi,e nonostante le eccezioni del medioevo in cui la
malattia mentale era considerata come espressione della possessione diabolica, questo principio giunto fino al XIX
secolo,principio giuridico della non imputabilit dei folli oppure anche quello della ridotta imputabilit per i casi meno
gravi di malattia mentale. Tale questione stata affrontata dai codici moderni secondo tre indirizzi:
- metodo puramente psicopatologico:considera non punibili i malati che abbiano commesso un reato se sono
afflitti da determinate malattie mentali. Per questo metodo dunque sufficiente una certa diagnosi psichica per
escludere la responsabilit penale,senza dover valutare se e quanto linfermit ha inciso sulla capacit di volere e
intendere.

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Metodo esclusivamente normativo:opposto a quello precedente afferma che per non esserci imputabilit
sufficiente che il momento del fatto,il soggetto sia stato giudicato incapace di intendere e di volere prescindendo
dallidentificazione di una precisa infermit
- Metodo psicopatologico normativo:richiede il ricorso di uninfermit di mente e poi la valutazione della sua
incidenza sulla capacit di intendere e di volere al momento del commesso delitto; dunque fondamentale
accettare linfermit.
Principio giuridico fondamentale dunque quello che possono essere sottoposti a pena solo le persone imputabili
mentre non lo sono coloro che non sono dotati del requisito dellimputabilit.
Eimputabile chi ha la capacit di intendere e di volere.
Per imputabilit: condizione psichica nel quale si deve trovare un soggetto per poter essere sottoposto alla sanzione
penale,requisito individuale legato al possesso della capacit di intendere e volere che in Italia acquisisce al
compimento del 14anno di et. La capacit di intendere e di volere il requisito necessario per essere imputabili ed
entrambe le facolt devono essere presenti.
Intendere :discernere nettamente il significato e il valore e le conseguenze morali e giuridiche di atti e fatti,non
considerare la responsabilit giuridica e morale delle proprie azioni.
Volere :esercitare in modo autonomo le proprie scelte secondo motivi coscienti. Tale capacit richiede tanto lintegrit
dellintelletto quanto le componenti affettive.
Caratteristica del metodo psicopatologico-normativo che quello prescritto dal nostro codice una sorta di
compromesso fra la rigidit medico nosografica del metodo psicologico e la criteriologia del metodo normativo.
Lincontro tra questi due metodi ha dato vita a varie concezioni discordanti sullimputabilit,ma si arrivato comunque
ad affermare che impossibile fissare una misura esatta dellimputabilit nel senso di capacit del soggetto di agire
diversamente da come in realt ha agito. Sulla questione della responsabilit penale si passati dallastratta alla
generalizzata follia o pazzia ,al principio di individualizzazione;la valutazione sullimputabilit eseguita caso per
caso, abbandonato il criterio secondo cui una data diagnosi debba obbligatoriamente corrispondere ad un giudizio
di incapacit di intendere e di volere. Limputabilit incentrata sul fatto che esistono singoli malati e non malattie
come realt ontologicamente date.
Vizio totale e vizio parziale di mente
Per stabilire limputabilit dobbiamo rilevare :art.88 vizio totale di mente. Non imputabile che,nel momento in cui ha
commesso il fatto era,per infermit,n tale stato di mente da escludere la capacit di intendere o di volere. Art.89 vizio
parziale di mente:chi nel momento in cui ha commesso il fatto .era, per infermit mentale,in tale stato di mente da
scemare grandemente senza escluderla la capacit di intendere e volere,risponde al reato commesso;ma la pena
diminuita.
dunque principio basilare del nostro codice che solo le cause patologiche(infermit) giustificano la non imputabilit
e solo qualora possa provarsi che esse abbiano compromesso la capacit di intendere e di volere nel momento
stesso in cui stato compiuto un determinato reato. Bisogna chiarire il concetto di infermit:cos come posto dal
codice panale tale concetto pi ampio di qll di malattia poich nn si limita esclusivamente alle vere e proprie
malattie mentali ma comprende qualsiasi condizione patologica che sia stata in grado di interferire sulla capacit di
intendere e di volere anche solo transitoriamente. Lesistenza dell infermit al momento del fatto delittuoso non
comporta necessariamente un giudizio di non imputabilit dovendo fare su richiesta del codice penale una
valutazione a carattere quantitativo:cio uninfermit per essere significativa ai fini dellimputabilit deve avere anche
rilevanza clinica ed essere idonea a compromettere le funzioni psichiche del colpevole;le infermit lievi sono
irrilevanti. E a carattere qualitativo:invece qualsiasi condizione morbosa idonea a configurare il vizio totale o
parziale di mente,purch il suo grado sia tale da abolire fortemente la capacit di intendere e volere. In tema di
imputabilit si deve quindi indagare caso per caso con criterio clinico sulla personalit e sui meccanismi psichici e
psichici patologici messi in atto al momento del commesso reato.
Alla formulazione di una data diagnosi psichiatrica non segue cio un giudizio automatico sulla capacit di intendere
e di volere del reo e ci per 3 ragioni:
1)il giudizio sullimputabilit va riferito al momento della commissione del fatto delittuoso,cio pu accadere che una
condizione patologica fosse presente al momento del delitto e non pi in atto al momento del giudizio psichiatricoforense(infermit transitoria).
2)il giudizio di eventuale imputabilit deve comportare il riconoscimento di un rapporto di casualit fra il disturbo
mentale e il delitto,cio nn basta la presenza di una grave infermit ma linfermit deve avere caratteristiche tali da
aver partecipato alla genesi e dinamica di quel particolare reato.
3)la malattia mentale non sempre e non necessariamente investe tutta la personalit
In conclusione quindi sia il giudizio di responsabilit che quello di imputabilit seguiranno il principio di
individualizzazione.
Pericolosit dei malati di mente
Cos come la responsabilit limputabilit ecc devo essere accertati caso per caso anche la pericolosit dei malati di
mente va acclarata caso per caso. Oggi si finalmente superato lo stereotipo malattia mentale=pericolosit; e in tal
senso la nostra legge ha rigettato il cardine del passato sistema penale che prevedeva la presunzione di pericolosit
per tutti i malati riconosciuti non imputabili per vizio totale di mente:e mentre prima il prosciolto era assegnato
allospedale psichiatrico giudiziario,attualmente ci avviene solo se vi una valutazione individualizzata di persistente
pericolosit al momento in cui la misura deve essere applicata.
-

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Elementi di nosografia psichiatrica


In psichiatria si parla di DISTURBO MENTALE e non pi di malattia mentale. LAmerican Psychiatric Association ha
redatto il MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DISTURBI MENTALI IV VERSIONE (DSM-IV) per unificare a livello
internazionale la terminologia psichiatrica. Seguendo il DMS intendiamo per disturbo mentale ogni sindrome di
significativo rilievo clinico,meritevole di interesse psichiatrico,connessa a disfunzione psichica o biologica o
comportamentale che possa produrre disagio o disabilit nel funzionamento sociale e che accompagni una
limitazione della libert.

Ritardo mentale e demenze


Il RITARDO MENTALE caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo,
comportante inadeguatezza o incapacit nelladattamento sociale.
Il deficit riguarda essenzialmente lintelligenza;esso pu essere di vari gradi:
LIEVE: alcuni casi possono dipendere da fattori extra organici: grave indigenza, mancanza di stimoli. Sono
persone che partecipando alla vita sociale, possono avere un ruolo anche nellattivit criminale, ma per la loro
vulnerabilit possono essere pi facilmente vittime delle pressioni criminogenetiche del loro ambiente marginale.
Possono essere autori di crimini dettati dallimpulsivit.
MODERATO: Possono essere pi che altro strumento dellattivit criminosa
GRAVE E GRAVISSIMO: limitate possibilit di commettere reati.
Per quanto riguarda le Correlazioni tra intelligenza e criminalit pu accadere che oltre alle deficienze mentali, si
unisca lappartenenza a ceti altamente sfavoriti e questa condizione pu facilitare lesito in senso criminale delle
difficolt del vivere. La rilevazione statistica su un gruppo di carcerati, indica un livello di intelligenza al di sotto della
media. Lintelligenza gioca un ruolo importante nella criminalit,nel senso che coloro che si comporteranno in modo
antisociale,saranno pi facilmente identificati e puniti quelli che,per difetto dintelligenza,svolgono il ruolo di
delinquente in modo maldestro e quindi pi sottoposti a rischio di incriminazione. Non si pu parlare di generale
correlazione tra insufficienza collettiva e criminalit,ma solo di una correlazione tra ritardo mentale,avverse condizioni
sociali e criminalit di basso rango.
Le DEMENZE implicano un deterioramento dellattivit psichica dovuta a (demenza senile, demenza vascolare, presenile alzheimer, da intossicazione alcolica o da stupefacenti o da trauma). La DEMENZA la perdita il RITARDO
MENTALE un mancato sviluppo. I reati messi in atto da persone affetti da demenza sono per lo pi legati allo
scadimento dei freni inibitori e, sono, numericamente poco rilevanti.
LE PSICOSI
Con psicosi si intende una delle pi gravi patologie mentali dove la rilevante alterazione di molteplici funzioni
psichiche impedisce lintegrazione con la realt,infatti comporta lincapacit ad un soggetto di esaminare ,di
giudicare,non riesce a valutare correttamente i suoi pensieri e le percezioni. Le sue manifestazioni fondamentali
sono:

DELIRIO: disturbo del pensiero che consiste in convincimenti e idee che risultano in aperta contraddizione con la
realt e che non recedono n allevidenza n alla persuasione.
LALLUCINAZIONE: vedere, udire o percepire cose che non esiste.
DISTURBI DEL PENSIERO: DISSOCIAZIONE: perdita dei nessi logici delle idee, INCOERENZA: il pensiero risulta assurdo,
frantumato.
ALTERAZIONE DELLA COSCIENZA DELLIO: lindividuo pu giungere a non riconoscersi.
La PSICOSI una sindrome psicopatologica caratterizzata dal distacco pi o meno accentuato fino alla perdita del
contatto con la realt; non una specifica entit morbosa, ma un insieme di sintomi (sindrome) che si manifestano
nel corso di molte affezioni es schizofrenia, paranoia etc.
SCHIZOFRENIA
La SCHIZOFRENIA uno dei pi gravi disturbi psichiatrici. Tale disturbo comporta una forte alterazione delle funzioni
psichiche. Di solito esordisce nella prima adolescenza e colpisce con uguale frequenza i due sessi. Questo disturba
comporta un grave impoverimento dellintelligenza e della personalit tale da essere stato denominato demenza
precoce. Inizialmente pu anche non esserci deficit intellettivo, anzi il soggetto pu avere unintelligenza
particolarmente brillante, ma poi pu avvenire un deterioramento delle facolt intellettive. Spesso la storia infantile
pu essere caratterizzata da disturbi della personalit (personalit premorbosa). Lesordio della malattia pu avvenire
in concomitanza di situazioni stressanti o di intossicazioni. Non sono ancora state scoperte le cause primogene di
questo disturbo.
Nel DSM-IV sono descritti 4 sottotipi di schizofrenia:
- PARANOIDE: presenza di un sistema delirante bizzarro.
- DISORGANIZZATO: profonda disorganizzazione, pu avere allucinazioni acustiche.

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- CATATONICO: prevalente espressione motoria catatonia con immobilismo e altro. Rara


- INDIFFERENZIATO: tipo misto.
- RESIDUO: meno grossolanamente alterato.
Nello schizofrenico prevale il mondo interno. Lo schizofrenico grave normalmente riceve una pensione di invalidit.
Un aspetto clinico della schizofrenia la mancata consapevolezza rispetto al proprio stato. Fondamentale per la cura
di questo disturbo lassunzione corretta di farmaci. Non detto che lo schizofrenico sia pericoloso. Pu verificarsi,
nel caso in cui i sintomi psicotici prevalgano, il rischio di aggressioni a persone o cose. Pu accadere che la
schizofrenia si riveli proprio durante il compimento di un delitto violento delitto-sintomo. Possono avere luogo anche
psicosi reattive brevi.
DISTURBO DELIRANTE
Il DISTURBO DELIRANTE (PARANOIA) caratterizzato da un sistema delirante stabile, coerente e duraturo, senza
deterioramento della personalit,nasce da una distorsione cognitiva,attraverso la quale stimoli esterni diversi
vengono interpretati attribuendo significati minacciosi e allusivi. Il delirio la certezza soggettiva di alcune
convinzioni,esso si associa anche a episodi di alterazione dellumore,e vi sono varie forme:
DELIRIO DI GRNDEZZA : la persona convinta di essere in contatto con la divinit
DELIRIO DA PERSECUZIONE: ci si ritiene vittime di ingiustizie, fatti di poco conto vengono interpretati come gravi e
profonde ingiustizie verso se stessi. Spesso si ricorre alla giustizia per denunciare i presunti malfattori e si giunge a
trascinare in tribunale i presunti persecutori.
DELIRIO MISTICO-RELIGIOSO: si atteggiano a profeti.
DELIRIO EROTOMANICO: il soggetto convinto di essere oggetto di attenzioni amorose da parte di un particolare
individuo, spesso una star dello spettacolo.
DELIRIO DI GELOSIA: il soggetto infondatamente convinto che il partner gli sia infedele.
PARANOIA INVOLUTIVA O PARAFRENIA: riguarda gli anziani afflitti da senso di persecuzione di vicini o parenti.
I reati che pu compiere il paranoico sono: la calunnia, molestia, ingiuria, le offese fino ad arrivare allomicidio,
magari del presunto persecutore.
DISTURBI DELUMORE
Lumore rappresenta la disposizione a provare sentimenti piacevoli o spiacevoli.
I DISTURBI DELLUMORE riguardano la possibilit di andare da un estremo di gioia euforia al suo opposto di
sofferenza e dolore malinconia, e di solito sono privi di sintomi psicotici.
UMORE REATTIVO: reazione affettiva a fatti importanti della vita.
UMORE FONDAMENTALE: generale disposizione verso sentimenti piacevoli e spiacevoli.
La depressione colpisce circa il 20% della popolazione globale e interessa maggiormente le donne. I disturbi
dellumore hanno un substrato biologico e sono trasmessi geneticamente. Comunque, i disturbi depressivi si
distinguono dalle normali flessioni dellumore. LEpisodio Depressivo Maggiore pu essere accompagnato da sintomi
psicotici quali deliri congrui e allucinazioni. Forme depressive meno gravi sono la distimia (cronica e priva di deliri) e
disturbi delladattamento con umore depresso (legati ad un fatto specifico e di breve durata).
Pu accadere che il depresso arrivi a togliersi la vita unitamente a quella dei suoi cari omicidio-suicidio. Nei disturbi
bipolari gli episodi depressivi si alternano in modo imprevedibile con quelli maniacali. La MANIA la situazione
opposta alla depressione e comporta una grande euforia. Vi possono essere forme chiaramente maniacali forme
ipomaniacali (sintomi legati alla sola loquacit ed umore elevato). Lo stato maniacale, per la sua iperattivit pu
causare la commissione di reati quali: laggressione, ingiurie, vilipendio, guida spericolata. Ai fini criminologici
importante lintervallo lucido.
DISTURBI DANSIA
I DISTURBI DANSIA sono anche denominati NEVROSI (STATI DI SOFFERENZA SOGGETTIVA). Il disagio del nevrotico si
esprime con modalit autoplastica o egodistonica (verso linterno). Secondo la psicoanalisi la nevrosi data da un
conflitto tra lES e il SUPER-IO. Per altre scuole psicologiche, in unottica di psico-sociale il disturbo dovuto ad un
conflitto con lambiente.
ANSIA: stato dallarme
ANGOSCIA stati dansia particolarmente profondi
PANICO stato dansia estrema
Tra i disturbi dansia vi sono:
DISTURBO DANSIA GENERALIZZATA: stato dansia diffuso,non limitata a una specifica circostanza; intensa e
incontrollabile,modo pessimistico di valutare s e il mondo.
DISTURBI DA ATTACCHI DI PANICO: crisi di ansia acutissima e breve che sorge senza segnali di preavviso. Di solito
sono scatenati da claustrofobiao disturbi da attacchi di panico con agorafobia,cio sensazione di paura e forte
disagio.
DISTURBI FOBICI:paura immotivata irrazionale e pu essere sociale(situazoni)e specifica(animali).

59

disturbo tipicamente cronico che si caratterizza con vere e proprie ossessioni.


Le compulsioni sono impulsi e possono riguardare es. la pulizia, collocare oggetti in un determinato posto,
controllare ripetutamente di aver spento il gas etc.
La nevrosi non condizione che favorisca condotte criminose. Vi sono per delle eccezioni: delinquente con senso
di colpa, cleptomane, disturbi compulsivi che sfociano nella violenza sessuale o pedofilia.
DISTURBI MENTALI TRANSITORI E STATI EMOTIVI PASSIONALI

DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO:

Gli STATI EMOTIVI E PEASSIONALI non escludono n diminuiscono limputabilit.Emozioni: stati affettivi di breve durata.
Passioni: condizioni affettive di maggiore durata.
Gli stati affettivi definibili quali emozioni e passioni non vengono ritenuti idonei a incidere sullimputabilit.
Tra i reati facenti parte di questo ambito vi sono i delitti dimpeto,dal rapporto con la vittima scaturisce una situazione
violenta.
Diverso il caso di DISTURBI MENTALI TRANSITORI per i quali prevista una minore imputabilit,cio quando il disturbo
si scatena solo e in coincidenza con situazioni delittuose,che in passato non figuravano. La discriminante tra semplice
stato emotivo e disturbi mentali transitori dato dai seguenti elementi:
- alterazione della coscienza durante la commissione del fatto
- frattura nei confronti della realt
- perdita della memoria del fatto.
In conclusione,si differenziano dai semplici stati emotivi e passionali quelle condizioni psicotiche insorte al momento
del fatto in soggetti che non avevano mai presentato in precedenza disturbi mentali e che si concretizzano in atti di
grave violenza,generalmente non premeditati.
DISTURBI Di PERSONALITA
I DISTURBI DI PERSONALIT si riferiscono a modelli abituali di comportamento che devia marcatamente rispetto alle
aspettative culturale dellambiente in cui si vive. Vi sono due parametri per riconoscerli:
CARATTERE ABNORME
GIUDIZI DI VALORE NEGATIVI DA PARTE DELLA SOCIET
Tra le caratteristiche principali:
-Tendenza alloplastica (verso lesterno)tipica degli individui che esauriscono la tensione con lazione,e quindi,a
rispondere allazione con la frustrazione e ai conflitti agendo verso l esterno,riversando sullambiente i loro problemi
mediante la condotta abnorme.
-Egosintonia,,secondo la quale il soggetto ritiene la sua condizione consona, accettabile e coerente con il resto della
personalit, e fa s che il comportamento non determini sensi di colpa.
-Abitualit,le anomalie del comportamento si trasformano in stile di vita.
Non si riscontra una propensione alla criminalit se non a talune specie di delitti. E scarsa la rilevanza invece per la
delinquenza occasionale, dei colletti bianchi e economica.
I disturbi di personalit pi significativi sono:
DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALIT: distacco dalle relazioni sociali, gamma ristretta di espressioni emotive,
freddezza, attivit solitarie. Spesso autore di reati violenti: rapina, omicidio, violenza carnale. E indifferente alle
reazioni altrui: omicidio a freddo dei killer.
DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALIT: instabilit nelle relazioni sociali, promiscuit sessuale, spendere oltre le
proprie capacit. Frequenti i tentativi di suicidio.
DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALIT : tendenza a rapportarsi con gli altri in maniera manipolatoria ed
esclusivamente nel proprio interesse. Confronti con realt frustranti sono da temere.
DISTURBO PARANOIDE DI PERSONALIT diffidenza e sospettosit pervasive nei confronti della gente che possono
anche condurre al delirio di querela. Affini sono poi le personalit fanatiche le quali si possono riscontrare tra i
terroristi e gli adepti di culti religiosi. Es. suicidi collettivi.
DISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALIT si comportano in modo drammatico, raccontano molte bugie,cercano di
attrarre lattenzione su di s. Spesso sono mitomani,si immedesimano talmente nei ruoli descritti che si
costruiscono un personaggio inesistente,che trae in inganno se stesso e gli altri.
DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALIT spesso sono inosservanti dei diritti altrui. Gi da ragazzi compiono atti
vandalici e sono ribelli. Fanno abituale ricorso ad alcol e droghe. Facilmente sono inseriti in ambienti di
sottocultura giovanile.

DISTURBO DEL CONTROLLA SUGLI IMPULSI


Riguarda lincapacit trattenersi nell agire secondo un impulso pericoloso per s o per gli altri.
CLEPTOMANIA: spesso colpisce le donne, incapacit di resistere allimpulso di rubare anche cose senza valore.
PIROMANIA: tendenza a provocare intenzionalmente incendi.
DISTURBO DA GIOCO DAZZARDO PATOLOGICO: tendenza impulsiva a spendere forti somme di denaro al gioco.
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: colpisce soprattutto le donne,paura fobica di prendere peso.

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PARAFILIE,DEVIANZE SESSUALI E DELITTI SESSUALI.


Le PARAFILIE sono particolari disturbi psichici che attengono esclusivamente alla sfera sessuale. Sono tre i parametri
cui fare riferimento per valutare un comportamento sessuale come abnorme:
1. Criterio medico-biologico:
2. Criterio sociologico
3. Criterio giuridico
Le PARAFILIE hanno come caratteristica quella di ricorrere a fantasie o comportamenti che vanno al di l di quelli che
sono gli abituali schemi, per conseguire leccitazione sessuale. Tra le principali vi sono: PEDOFILIA ( di solito cronica e
pi
frequente
tra
gli
uomini),GERONTOFILIA(interesse
verso
persone
anziane).
CORPOLALIA
TELEFONICA(pronunciare frasi oscene per telefono), ZOOFILIA,FROTTEURISMO(toccare una persona non
consenziente).NECROFILIA(interesse
per
cadaveri).ESIBIZIONISMO,VOYERISMO(vedere
altre
coppie),MASOCHISMO,FETICISMO, TRANSESSUALESIMO o disturbo didentit sessuale.
In una prospettiva biologica lomosessualit dovrebbe essere considerata una parafilia,ma ormai c molta
tolleranza nel costume attuale.
Secondo una prospettiva sociologica sono chiamate condotte sessuali devianti quelle censurate perch contrarie
alle norme e al costume della societ.

Secondo una prospettiva giuridica si parla di DELITTI SESSUALI (violenza sessuale, atti osceni, incesto) che sono
quei comportamenti motivati dallimpulso sessuale proibiti dalla legge.
Vi dunque una doppia normativa una morale ed una legale.
Gli autori di Stupro sono spesso persone normali che non presentano perversioni.
MALATTIA MENTALE E PARAFILIA: i parafilici non vivono il proprio disturbo come malattia. La loro perversione non
mette in dubbio la loro capacit di intendere e di volere e dunque non riduce la loro imputabilit. Quando invece si
manifestano in soggetti con malattie psichiche limputabilit verr valutata secondo i criteri che si adottano
abitualmente.
DISTURBI MENTALI CARCERARI
Pu accadere che durante la permanenza in carcere, a causa dellisolamento dalla societ, del regime di vita
imposto, della lontananza dagli affetti, si verifichino problemi di patologia mentale. Nei casi di delitto-sintomo il reo
pu manifestare per la prima volta ad esempio la schizofrenia. Pu verificarsi la slatentizzazione di forme paranoiche
o meccanismi psicotici prima latenti e poi, dopo la carcerizzazione, sviluppatisi in tutta la loro violenza. Si possono
verificare:
REAZIONI ABNORMI: nella fase iniziale della detenzione. A causa del particolare ambiente carcerario: depressione con
tentato suicidio, eccitazione, autolesionismo.
PSICOSI CARCERARIE: forme morbose caratterizzate dalla specificit del legame fra disturbo e stato di detenzione.
PSICOSI DELIRANTI: forme paranoiche con senso di persecuzione.
SINDROME DI PRISONIZZAZIONE: forma morbosa di tipo deteriorativo dovuta alla routine e alla mancanza di stimoli e
informazioni. Prisonizzazione un termine coniato da Clemmer 1940 che fa riferimento non a forme patologiche
quanto a modificazioni della personalit del detenuto. Vere e proprie modificazioni del s.
SINDROME DI GANSER: forme di tipo isterico messe in atto al fine di essere reputati incapaci di intendere e di volere. Si
verifica soprattutto tra quei carcerati in attesa di giudizio. Rientrano nel medesimo ambito le pseudo-demenze.
Lattuale codice di procedura penale ha rivolto particolare attenzione agli imputati in detenzione che presentano
disturbi mentali. Inoltre va ricordato a coloro che operano nel contesto carcerario che si deve sempre tener conto di
una falsificazione intenzionale della sintomatologia,infatti viene definita Simulazionela produzione intenzionale di
sintomi fisici o psicologici falsi.
CAPITOLO 8
ABUSO Di SOSTANZE E CRIMINALITA
Sostanza Voluttuarie
Le SOSTANZE PSICOATTIVE inducono una modificazione dello stato psichico che tipica e diversa per ogni sostanza.
Ad es. lalcol una sostanza psicoattiva che produce ebbrezza, sicurezza di s e produce effetti su varie funzioni
mentali.
Sono SOSTANZE VOLUTTUARIE (alcol, tabacco, caff, t, sostanze stupefacenti) tutte le sostanze psicoattive che
producono effetti piacevoli. Alcune possono provocare seri danni se consumate a lungo nel tempo: dannosit di
ordine fisico, psichico e comportamentale. La caratteristica fondamentale delle droghe quella di creare dipendenza
e assuefazione.
DROGHE: sostanze psicoattive di cui luso illegittimo. La legge distingue tra droghe pesanti, leggere e droghe pallide
(psicofarmaci utilizzati come sostitutivi degli stupefacenti). Lassunzione di stupefacenti pu causare dipendenza
fisica e/o psichica. La mancata assunzione pu provocare la sindrome da astinenza che varia a seconda delle
sostanze. La capacit di uncinamento di una droga la capacit di agganciamento nel senso di provocare
dipendenza.
Diffusione della droga e motivazioni al consumo

61

Nell800 e fino agli anni 60 il problema droga non esisteva. Si diffusa poi negli USA e in Europa in concomitanza
con i movimenti di contestazione. La ricerca ha creato mercato. Nei tempi a noi pi vicini,negli anni 60,gli anni degli
hippies, le motivazioni ideologiche sono andate scomparendo, legando allassunzione di droga, solo la ricerca di
piacere. Alcuni soggetti sono pi attratti dalle droghe, altri no, ci dipende da una loro particolare struttura psicologica
tossicofilia ossia la propensione di coloro per i quali la droga un bene appetibile. Le cause sono variee di natura
psicologica. Una delle teorie pi accreditate sulla motivazione alluso di droghe fa riferimento ai processi di
imitazione e socializzazione,di apprendimento sociale,soprattutto per gli adolescenti.
Le diverse modalit di coinvolgimento con la droga
Il rapporto che si instaura fra la droga e colui che ne fa uso pu dar luogo a diverse situazioni,vi sono infatti nella
realt modi estremamente diversi di essere coinvolti dagli stupefacenti e la diversit delluso legata sia a fattori
estremamente diversi di essere coinvolti dagli stupefacenti e la diversit delluso legata sia a fattori individuali,sa al
tipo di sostanza. Si effettua una distinzione a seconda di due parametri: il tipo di dipendenza e il tipo di
funzionamento sociale:
CONSUMATORI: utilizzano dosaggi innocui ,saltuari,che non comportano significativi disturbi nellinserimento
sociale. Es. droghe leggere, alcol
TOSSICODIPENDENTI: coloro nei quali si instaurata la dipendenza. Lindividuo pu essere ancora recuperato ed
spesso in grado di mantenere ruoli e legami suoi propri nella societ. Pu accadere che per bisogno di procurarsi
denaro faccia ricorso a mezzi illegittimi.
TOSSICOMANI: di solito eroinomani, per loro la droga diviene lunica ragione di vita. Non riescono a mantenere ruoli
e legami preesistenti con la societ, spesso vivono ai margini e delinquono.
I VARI TIPI Di DROGA
EROINA la pi pericolosa un derivato semisintetico della morfina. Su di essa gravitano i colossali interessi della
grande criminalit organizzata. Causa gravi danni fisici: coma o morte per overdose, carie, amenorrea nelle
donne e impotenza negli uomini, AIDS e infezioni come lepatite a causa delle siringhe infette. Non si rilevano
particolari danni psichici se non una modificazione del carattere o un deterioramento intellettivo.
COCAINA: un alcaloide estratto dalle piante di coca. E eccitante del sistema nervoso. Secondo un primo
orientamento la cocaina non avrebbe dato luogo dipendenza, successivamente venne segnalata la possibilit di
una dipendenza psichiatrica, attualmente si utilizza il termine di neuroadattamento. La dipendenza frequente
ma spesso poco imperativa. La cocaina viene utilizzata anche per migliorare le proprie prestazioni lavorative,
aderendo maggiormente cos ad alcuni attuali valori sociali.
CANNABIS INDICA: provengono dalla pianta della canapa sia marijuana che hashish. Possono causare una
dipendenza psichica. Il consumatore mantiene inalterati lo standard e il proprio inserimento sociale. In alcuni
paesi europei luso di questa sostanza tollerato anche se non legalizzato. In Italia viene contrastata la
liberalizzazione per due motivi 1) il consumatore entra in contatto con una sottocultura delinquenziale 2)
lassunzione di queste droghe pu provocare a lungo andare una sindrome demotivazionale.
ALLUCINOGENI: sostanze in grado di provocare allucinazioni. Oltre ai naturali es peyote c LSD. I rischi sono
legati al fatto che questa droga pu indurre gravi disturbi dellattivit mentale (psicosi). Non da dipendenza fisica e
permette di mantenere i precedenti standard di vita sociale.
AMFETAMINE: Sostanze chimiche ad azione eccitante sul sistema nervoso. Inducono dipendenza.
NUOVE DROGHE: ad es.lecstasy. Sono droghe sintetiche, possono provocare allucinazioni. Pu causare il colpo di
calore con aumento del battito cardiaco e crampi che pu portare anche alla morte.
120. ABUSO DI SOSTANZE VOLUTTUARIE E DI DROGHE COME CONDOTTA DEVIANTE
Il grado di tolleranza nei confronti delle differenti sostanze stupefacenti varia da cultura a cultura. In Italia vengono
bandite soprattutto per i danni fisici e mentali che possono causare.
121. STRATEGIE DI LOTTA CONTRO LA DROGA
Non vi coincidenza tra il concetto di devianza (fatto socialmente e moralmente riprovato) e quello di criminalit
(violazione di norme giuridica). Nei confronti degli stupefacenti stata da tempo fatta la scelta di ostacolarne il
consumo e il traffico mediante il ricorso alla legge.
STRATEGIE PER CONTRASTARE LOFFERTA:
consiste nella lotta contro i narcotrafficanti e le organizzazioni criminali (attraverso il controllo dei capitali derivanti dal
traffico). Vi sono normative nazionali e internazionali. Gli obiettivi sono:
1) IMPEDIRE O RIDURRE LA PRODUZIONE DI DROGA: se ne occupano istituzioni internazionali facenti capo allONU.
2) COMBATTERE IL TRASFERIMENTO DELLA MATERIA PRIMA DAI LUOGHI DI PRODUZIONE: viene messo in atto tramite
la collaborazione delle polizie dei vari paesi coinvolti nel fenomeno e mirano ad individuare i laboratori clandestini.
3) REPRIMERE LA DISTRIBUZIONE CAPILLARE : si cerca di reprimere la distribuzione al minuto.
4) COLPIRE LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI: legge Rognoni-La Torre per controllare i capitali sporchi.
STRATEGIE PER CONTRASTARE

LA RICHIESTA:

si attua tramite
1) LEGGI INIBENTI IL CONSUMO:

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PROIBIZIONE DELLUSO
LIBERALIZZAZIONE
NON PUNIBILIT DEL CONSUMATORE

In Italia fino al 75 era punibile anche la sola detenzione, con la legge del 22 dec 75 venne sancito il principio del
consumo personale di per s non punibile. Con il DPR del 90 era stato scelto di punire penalmente la produzione
e il traffico applicando sanzioni amministrative (ritiro patente e passaporto) anche con segnalazione ai SERT dei
tossicodipendenti che facessero di sostanze stupefacenti uso personale e non superassero la dose media
giornaliera. Con la legge del 93 il principio di dose media giornaliera stato abrogato
2) TRATTAMENTI DI RECUPERO DEI TOSSICODIPENDENTI: tre modelli:

OBBLIGATORIET DI SOTTOPORSI A TRATTAMENTI TERAPEUTICI la legge oggi in vigore orientata in


senso terapeutico, considerando il drogato come malato e non colpevole.

LIBERT DI SOTTOSTARE AGLI INTERVENTI (DPR 90)

ALTERNATIVA TRA SANZIONE PENALE PER IL CONSUMO E ACCETTAZIONE DEL RECUPERO.


3) PREVENZIONE
MODALIT DI TRATTAMENTO E RECUPERO DEI TOSSICODIPENDENTI
Lattuale legislazione, prevede interventi a vari livelli:
Trattamenti in ambulatori e centri specializzati
Trattamenti farmacologici
Ricoveri ospedalieri per disintossicazione medica.
Comunit alloggio di tipo aperto
Comunit terapeutiche chiuse
PREVENZIONE
Gli interventi sono rivolti ai giovani con appositi programmi. Recentemente stata fatta una campagna ideata dal
Ministero per la solidariet sociale e riguarda le nuove droghe.
DROGA E CRIMINALIT
E aumentata la violenza. A livello mondiale, connessa alle imprese criminali che gestiscono il traffico di droga. Le lotte
tra cosche sono pi crudeli e non risparmiano n donne n bambini. Per ci che attiene alle correlazioni tra droga e
criminalit del tossicomane vanno distinte:
CRIMINALIT DIRETTA: reati eseguiti sotto effetto di droghe. Molto rari.
CRIMINALIT DA SINDROME DI CARENZA: atti delittuosi commessi in una particolare condizione di sofferenza
angosciosa (rapine, furti impulsivi).
CRIMINALIT INDIRETTA: per necessit di procurarsi il denaro per acquistare droga; si tratta di eroinomani che
possono compiere: furti, prostituzione, rapine e scippi e sono perci dotati di una particolare pericolosit sociale.
CRIMINALIT DA AMBIENTE: connessa con la sottocultura e le aree criminose. Fra i delinquenti comuni luso di
droghe molto diffuso.
ALCOLISMO ACUTO E CRONICO:GLI EFFETTI
Abuso di bevande alcoliche. In Italia sostanze voluttuarie pi diffuse. Pu indurre dipendenza sia fisica che psichica.
Lalcol costituisce problema medico e/o sociale solo quando ne venga fatto abuso. Due prospettive:
1) CONCENTRAZIONE MOMENTANEA - INTOSSICAZIONE ALCOLICA ACUTA (la sintomatologia scompare
2) PROLUNGAMENTO NEL TEMPO : si manifesta etilismo cronico o alcolismo propriamente detto.INTOSSICAZIONE
ALCOLICA CRONICA (vengono lesi in modo pi o meno permanente certe strutture organiche con alterazioni fisiche
e psichiche anche in periodi di astinenza duplice sintomatologia: una dovuta al frequente succedersi di stati di
ebbrezza acuta e laltra legata alle alterazioni provocate dallabuso protratto per anni). Tra i fenomeni
psicopatologici: deterioramento intellettivo, alterazioni della memoria, irritabilit.
Gli abusi di alcol determinano sfavorevoli conseguenze sociali: condotte antisociali.
Allalcolismo che prima riguardava i braccianti e i contadini (diminuito) si andato affiancando quellalcolismo legato
al benessere (superalcolici) che riguarda anche le donne e i pi giovani.
Fra le motivazioni individuali che inducono allalcolismo: tratti psicologici legati allinsicurezza, depressione,
immaturit. Vi anche linfluenza di fattori sociali e culturali quali la tolleranza della nostra cultura verso il consumo di
alcool.
Gli effetti tossici che si manifestano sul cervello danno luogo ai tipici sintomi delletilismo acuto. Lazione
farmacologica dellalcol di tipo depressivo sui centri nervosi, agendo come un narcotico. Primo stadio di
ubriachezza: effetto piacevole di euforia e disinibizione. Secondo stadio: depressione dei centri nervosi, calma,
riflessi lenti e insicurezza nei movimentiTerzo stadio: coscienza compromessa, subentra torpore sonno profondo e
nei bambini possibile il coma e rari casi di morte.
Si possono avere casi di ebbrezza patologica con conseguente aggressivit verso persone e oggetti. Si pu incorrere
nei reati di: guida in stato di ebbrezza con conseguenti incidenti stradali. Lalcol una sostanza che favorisce per
effetto diretto la commissione di reati.

63

I Casi pi gravi danno origine a : psicosi alcoliche, deliri di gelosia, delirium tremens, demenza alcolica. Lalcolismo si
pu considerare come fattore selettivo nel facilitare le condotte delittuose. La correlazione tra criminalit ed etilismo
dei genitori espressione delle gravi ripercussioni sui figli dei bevitori. Letilismo cronico agisce sia direttamente
sulla condotta delittuosa che indirettamente, ossia attraverso alterazioni dello stile di vita. Sono invece pi chiare le
correlazioni tra etilismo acuto e criminalit (stato di ebbrezza che slatentizza la violenza e si posso verificare reati di:
aggressione, violenza sessuale, percosse incidenti stradali).
Non sono considerati dal legislatore rilevanti sullimputabilit gli effetti psichici di sostanze alcoliche o stupefacenti,
poich ciascuno deve essere in grado di controllarne luso. Sono quindi perseguibili gli attori di reati commessi sotto
leffetto di sostanze stupefacenti. Es. intossicazione colposa (incidente in auto), intossicazione acuta preordinata
(assunzione di sostanze per facilitare il proprio compito nel crimine, in tal caso la pena aumentata), solo in caso
fortuito o di forza maggiore limputabilit pu essere compromessa.
Le INTOSSICAZIONI

CRONICHE

sono idonee a ridurre o abolire limputabilit.

Per ci che riguarda i TOSSICOMANI sono ritenuti imputabili. Ci possono essere delle attenuanti se il crimine si
verificato durante una crisi acuta di astinenza.
LABUSO ABITUALE di sostanze comporta una maggiorazione della pena.
capitolo 7
In tutte le epoche e in tutte le civilt si sono assunte certe sostanze esclusivamente per 'effetto derivante dal loro
uso;si denominano sostanze psicoattive quel tipo di sostanza che comporta una modificazione dello stato
psichico,che tipica e diversa per ogni sostanza. le sostanze psicoattive sono numerose comprendendo anche alcuni
farmaci;tra queste sostanze si collocano le sostanze voluttarie quelle che sono capaci di provocare effetti psichici
particolari ricercati perch piacevoli ;tali sono il tabacco il caff l'alcol.gli effetti sul sistema nervoso variano aseconda
della sostanza e delle quantit della stessa,talvolta un uso prolungato pu provocare :una dannosit di ordine fisico
,danni psichici,e delle conseguenze comportamentali negative.
fra le sostanze voluttarie interessano dal punto di vista criminologico le droghe vale a dire le sostanze psicoattive di
cui l'uso illecito;le droghe possono essere intse come" pesanti" (l'eroina,cocaina morfina.....)quelle che pi
severamente vengono punite e quelle" leggere"(hashish marjuana..)che prevedono sanzioni inferiori.La caratterisitca
fondamentale delle droghe quella di instaurare un particolare legame con chi ne fa uso ,questo fenomeno si chiama
dipendenza una condizione che si instaura nel tempo col consumatore;la dipendenZA potr poi essere psichica se
riguarda un fatto mentale ,e fisica quando il richiamo della sostanza dovuto a un bisogno organico.In un soggetto
dipendente pu verificarsi la sindrome di astinenza cio quell insieme dei disturbi che si manifestano quando viene a
cessare la somministrazione ,una sindrome tipica ad es.per i dipendenti di eroina.un altra caratteristica della
dipendenza la capacit di uncinamento cio che alcune sostanze creano una pi elevata dipendenza rispetto ad
altre sostanze e che alcuni soggetti sono dipendenti pi dalcune sostanze rispetto ad altre ,quindi la diepndenza
dipende dal tipo di sostanza e dalle caratteristiche bio-psicologiche della persona.
nell 800 fino agli anni 60 le droghe nn esercitavano grande interesse per i giovani,pi tardi cn le rivolte studentesche
degli stati uniti e poi seguite in europail consumo delle drgohe andato estendendosi tra i giovani,in alcune comunit l
u so della droga rappresentava l 'esempio di una condotta trasgressiva e prorpio in questo momento si venuto a
creare poi un mercato di potenziali consumatori di cui le organizzazioni di tipo mafioso hann provedduto ad
incentivare.
alcuni soggetti presentano una particolare struttura psicologica TOSSICOFILIA la propensione per coloro secondo i
quali la droga unbene appettibile ,non presentano tossicofilia coloro che rifiutano le droghe perch ne proibito l'uso
o per le conseguenze negative;le cause di tossicofilia possono essere dovute particolare nei giovani a l
disadattamento ambientale alla difficolt dei rapporti familiari,in quanto i soggetti tossicofili sono incapaci di dare uno
scopo accettabile alla loro vita rispetto ad altri coetanei che lo trovano nell impegno lavorativo ,nello studio ;anni
addietro invece notiamo che il consumo della droga aveva il significato di ricerca di un modno migliore ,oggi invece
espressione di rinuncia .
Vi sono nella relt differenti modi di essere coinvolti dagli stupefacenti,la diversit come ben sappiamo legata sia a
fattori individuali sia alla sostanza impiegata
I CONSUMATORI:sono coloro che consumano droga in modo occasionale ..in situazioni eccezionali o in modo
ripetuto e qst modalit d 'uso nn comporta gravi disturbi nell inserimento sociale ovviamente la condizione di
consumatore dipende sia dalla sostanza che circostanze legate all individuo ad es l alcol ,la maggior parte delle
persone apprezza quantit modiche di vino ma anche in grado di gestire liberamente l'assunzione.
TOSSICODIPENDENTI:sono coloro nei quali la dipendenza si instaurata anche se in qst fase nn totalmente
schiavo della sostanza e puo quindi mantenere ancora i prp interessie legami sociali.
TOSSICOMANI:sono coloro che sono toalmente dipendenti d auna sostanza tanto d afarne l 'unica ragione di vita,un
tipico esempio sono gli eroinomani che perdono ogni interesse ad ogni tipo di attivit andando incontro a delle
compromissioni della personalit non riuscendo piu a controllar il bisogno e liberarsi della dipendenza.
VARI TIPI DI DROGHE
EROINA: l'oppio e i suoi derivanTI tra cui l'eroina sono le droghe piu pericolose e nefaste sia per la dipendenza fisica
sia x quella psichica;l'eroina oltre ad avere dei costi molto elevati produce un impellente dipendenza al punto che in
caso di astinenza prevede reazioni violentissime,tale sostanza induce uno stato di benessere che garantisce
gratificazione e calma come tuttavia spesso provoca danni fisici irreversibili,l'eccesso di dose (overdose) provoca

64

coma ,talora la morte.


COCAINA: un alcaloide estratto dalle foglie, una droga eccitante del sistema nervoso provoca euforia sensazione
di efficacia acutezza e resistenza,un eccessiva quantit pu comportare stati di angoscia allucinazioni,la questione
della dipendenza per qnt riguarda qst sostanza ampiamente dibattuta prima si pensava che non ci fosse nessuna
dipendenza fino a che si giunse al fatto che la cocaina provoca sopratt una dipendenza psichica,il cocainomane
comunque riesce a mantenere una normale integrazione sociale a diff del eroinomane (vedi su).
CANNABIS:TIPICI SN LA MARJUANA E LHASHISH producono uno stato di sogno e di euforia simile ad un
ubriacatura,il basso costo e la mancanza di un bisogno imperativo esclude i rapporti cn la criminalit,l abuso
comporta 1 sindrome demotivazionale consistente in un indebolimento della personalit,il fumatore abituale pu porsi
in condizioni edonistica e rinunciataria .
ALLUCINOGENI: l'uso PROVOCa ALTERAZIONI ALLE PERCEZIONI,compatibile cn un normale funzionamento
sociale e non comporta la perdita dei precedenti standard di vita .
ANFETAMINE:sostanze di sintesi chimica i loro effetti eliminano il bisogno di sonno e sopprime sensazioni di
fame,produce sia una dipendenza fisica ke psichica.
NUOVE DROGHE le nuove sono quelle prodotte in laboratori clandestini cm l ectasy l mdma che sono definite droghe
empatogene e entactogene si sn diffuse a partire dagli 80 cn finalit ricreative,si usano in modo saltuario sn definite le
clas siche droghe del sabato sera o da discoteca producono colpi di calore ,innalzamento della temperatura,le
correlazioni cn la criminalit appaiono scarse in quanto relativamente econimiche esiste per una connessione con la
delittuosit colposa per incidente stradale .
il consumo o l abuso di sostanze voluttuarie e di droghe viene considerato deviante in modo discrezionale nei tempi
e nei luoghi cm del resto compensibil data la natura stessa del concetto di devianza. Il loro uso e infatti da
considerare anche un fatto di costume;la cannabis ad es.anche se legalmente proibita oggi in italia sono molti a
kiederne la liberalizzazione ,o l alcol ke nella nostra cultura rappresenta una sostanza voluttuaria privilegiata ,non
solo tollerata ma anche pubblicizzata ;nei confronti dell alcol ritenuto deviante solo l ubriacarsi troppo o tropp
frequentemente perch solo labuso provoca una censura sociale.E cmq difficile identificare le ragioni per cui alcune
culture tollerano e altre rifutao il consumo di certe sostanze ;i parametri che si ritengono oggi fondamentali nella
nostra cultura per il rifuto di certe sostanze sono 2 :il danno alla salute e le implicazioni socio comportamentali
negative(ad es il tabagismo meglio conosciuto come fumare, l'atto di bruciare le foglie secche della pianta del
tabacco e inalare il fumo derivato per piacere, per fini rituali, come abitudine o dipendenza, sicuramente e di effetto
dannoso alal salute ma da esso nn deriva nessun disturbo nella condotta).
Come si detto pi volte ,non vi coincidenza tra il concetto di devianza(fatto socialmente riprovato) e
criminalit(violazione norme giuridiche);nell abuso di sostanze lintervento della reazione sociale raramente si
limitato alla sola qualifica morale ma si piu spesso fatto ricorso allo strumento penale .vengono in primo luogo
elencate dalla legge,quali sono le sostanze illegali nei confronti delle quali sn imposte proibizioni di produzione
commercio e traffico ;qst leggi unite alle convenzioni internazionali si pongono il fine di conseguire lobbiettivo di
contrastare lofferta e la richiesta .LE STRATEGIE PER CONTRATSARE LOFFERTA sono rivolte a combattere la
produzione il traffico delle 2 droghe pi pericolose :leroina e la cocaina mentre per le droghe cosiddette leggere
limpegno di lotta e meno prioritario,le strategie in questione si articolano attraverso normative nazionali e accordi
internazionali ;la lotta contro i monopoli criminali che controllano eroina e cocaina mirano ai seguenti obiettivi :
1mpedire o ridurre all origine la produzione laddove viene coltivata la pianta,2ombattere il trasferimento dai luoghi di
produzione e quindi contrastare i canali di importazione ,3 reprimere la distribuzione capillare(spaccio),4colpire le
organizzazione criminali attraverso lidentificazione e il controllo dei capitali derivanti dal traffico e il loro riciclaggio in
attivit illecite;nel primo obiettivo si occupano LE istituzioni dellonu,sul secondo obiettivo la lotta viene condotta
mediante convenzioni e collaborazione delle polizie dei paesi maggiormente coinvolti;LE STRATEGIE PER
CONTRASTARE LA RICHIESTA,gli sforzi dei paesi si sono rivolti a intervenire su chi fa usodi stupefacenti conleggi
inibenti di consumo , cn modalit di recupero per i tossicodipendenti con la prevenzione,iniziando dal 1 punto le
differenti scelte legislative nei confronti dei consumatori di stupefacenti possono riassumersi in 3 modelli 1 proibizione
delluso che costituisce un illecito ke comporta sanzione 2 liberalizzazione dell uso 3 non punibilit del consumatore
nonostante l uso rimane illecito ma cn sanzioni diverse da quell penali.con il d.p.r del 1990 era stato scelto di punire
penalmente sl la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti,e di applicare invece sanzioni amministrative
come la sospensione patente o passaporto di chi di tali sostanze facesse un uso strettamente personale.Nello stesso
modo ,scelte legislative differenziate sono state compiute nei differenti paesi ,per quanto riguarda le strategie legali di
trattamento dei tossicodipendenti,anche qui i modelli sono 3 :1 obbligatoriet di sottoporsi a trattamenti terapeutici 2
libert di sottostare o meno agli interventi 3 alternativa fra sanzione penale per il consumo ,ovvero accettazione di 1
programma di trattamento.
Tornando alle scelte di strategie legali per contrastare i consumi gli orientamenti sono antitetici ;da un lato per
combattere il potere delle organizzazioni che prosperano sul traffico di stupefacenti e scoraggiare la delinquenza
indotta nel tossicomane ,si propone la liberalizzazione dell uso di droghe ,si parte dal presupposto che se la vendita
della droga fosse legale verrebbe meno il coinvolgimento del drogato nell attivit criminosa,e verrebbe tolta alle
organizzazioni criminose una fonte importante dei loro guadagni;tali proposte sottovalutarono per il rischio di un
ulteriore incremento delluso,il contrapposto orientamento sanzionatorio sostiene la necessit che l uso di
qualsivoglia sostanza stupefacente configuri di nuovo la punibilit del consumatore ,le criche di quet ultimo
orientamento riguardano la quasi certa inefficacia intimidativa della punizione nei confronti di ki pesantemente
coinvolto nell eroina,esisterebbe inoltre il rischio di radicalizzare il processo di criminalizazione dei tossicomani

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dovuto alla sanzione penale per il semplice uso.


LE MODALIT DI TRATTAMENTO DEI TOSSICODIPENDENTI la legge riconosce al tossicodipendente di essere
curato in strutture e da medici da lui scelti .le varie modalit di intervento che vanno intese come scelte differenziate
in funzione delle diverse tipologie di personalit e delle differenti modalit di coinvolgimento nell uso della droga ,esse
sn rivolte quasi esclusivamente agli eroinomani e sono trattamenti ambulatoriali in centri pubblici quali interventi di
assistenza ,supporto psicologico ,poi trattamenti farmacologici con farmaci sostitutivi all eroina ,ricoveri ospedalieri
che risolvono per solo casi di emergenza,comunit.alloggio che forniscono modelli risocializzativi ,comunitterapeutiche dove l eroina bandita e si osserva una ristrutturazione della personalit.
Per quanto concerne la prevenzione la legge contempla programmi rivolti soprattutto ai giovani ,particolare accenno
merita la campagna informativa del ministero della solidariet sociale riguardante le nuove droghe ;qui viene
elaborato un materiale in formato di opuscoli ,targhette promemoria .ancora con riguardo alla prevenzione si vuole qui
infine accennare alle molteplici attvit spesso organizzate dal volontariato o dal privato sociale in collaborazione cn
gli enti pubblici che fanno capo alle cosiddette unit di strada,l utilit di tali unit quella di fornire un informazione
sanitaria pi capillare .
DROGA E CRIMINALIT- riprendendo largomento della criminalit organizzata di stampo mafioso e i suoi legami al
traffico della droga, si sottolinea che il grande impero finanziario di tali organizzazioni ha comportato un aumento
quantitativo di delinquenza a livello mondiale e uan modificazione qualitativa nello stile criminoso(oggi infatti notiamo
che nei maxi processi di carattere mafioso le lotte tra cosche sono pi violente e crudeli senza regole in quanto
coinvolgono anche donne e bambini).
Consideriamo le correlazioni tra droga e criminalit del tossicomane che sono complesse e molteplici,vanno
distinte:la criminalita diretta cio la commisione di reati sotto effetto di droghe,2 una criminalit da sindrome di
carenza ,3 una criminalit indiretta cio procurarsi denaro per comprarsi la droga ,4 una criminalit d ambiente
connessa cn la sottocultura e le aree criminose dv confluiscono i tossicomani .
,in primo luogo per non d acredere che luso di droga induca sempre effetti immediati e diretti quindi i dati relativi
ai cirmini sotto effetto di droghe sono poco rilevanti a esclusione dell eroina che la droga selettivamente
criminogena a causa come ben sappiamo dellimprevedibilit dell eroionomane.Una particolare criminalit e quell
riconducibile ai delitti compiuti nella sindrome di carenza ,quindi la criminalit del tossicomane in correlazione
mediatacn la droga o meglio con leroina in qnt luniko stupefacente che conduce alla criminalizzazione perch l
eroinomane indotto a procurarsi leroina a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo data l elevata dipendenza.Vi
anche e tra droga e criminalit una correlazione ambientale cio aree urbane e ambiente dove il consumo pi
elevato ad es in certe aree di delinquenza comune molti delinquenti abituali divengono tossicomani questa pu
chiamarsi tossicomania dei delinquenti .
ALCOLISMO si denomina alcolismo(etilismo) labuso di bevande alcoliche,tali bevande rappresentano da noi le
sostanze voluttuarie pi diffuse dove pu essere tollerato o addirittura stimolato il loro consumo;lalcol viene a
costituire un problema medico e sociale quando se ne fa un eccessiva assunzione ;e conseguono 2 tipi di
intossicazione legati all alcol un intossicazione acuta quando ne stati ingerito troppo oltrepassando i limiti ,e una
cronica quando si ripete quotidianamente o per anni,l alcolismo pu considerarsi una tossicomania che induce
dipendenza sia fisica che psichica,le ragioni che portano all alcolismo possono essere motivazioni individuali come
carenze, disturbi di personalit, deficienze intellettive depressioni,comunque l alcolismo rappresenta una forma di
devianza passiva come disimpegno fuga dalle responsabilit .lalcol provoca dei sintomi quali etilismo acuto o
ubriachezza in quanto lazione di tipo depressivo sui centri nervosi ,ci provoca lebbrezza rappresentata da
numerose variabili che quando sono particolarmente accentuate si verifica un ubriachezza patologica che pu
comparire anche con dosi modeste di alcol;i riverberi dello stato di ebbrezza anche non patologica possono essere
alla base di un incongruit comportamentale e di reati ,statisticamente infatti lincidenza dello stato di ubriachezza
nella commissione di certi delitti particolarmente rilevante in particolare i delitti di violenza sono connessi con
letilismo acuto. Fra i fenomeni psicopatologici hanno particolare importanza dei disturbi psichici che comportano
deterioramento ,compromissione della propria dignit,ad es ci sono psicosi alcoliche che sono vere e porpie malattie
mentali come i deliri di gelosia cio convincimenti erronei sull infedelt del proprio partner .
Essendo lalcolismo una condizione morbosa che si riflette in modo rilevante sul comportamento facilmente
constatabile la sua importanza criminogenetica;pu pertanto considerarsi lalcolismo come fattore selettivo nel
facilitare le condotte delittuose ,un gran numero di investigazioni indica come molto frequente lalcolismo fra gli
ascendenti dei criminali particolarmente fra i padri ,per non c correlazione ereditaria tra alcolismo e
delinquenza ;pi frequentemente per la correlazione fra criminalit e etilismo dei genitori espressione delle gravi
ripercussioni che derivano in seno alla famiglia qnd uno o entrambi i genitori sono alcolisti ;la correlazione pi
ambientale che non biologica.Letilismo acuto rispetto a quello cronico ha una pi evidente correlazione con la
criminalit infatt lo stato di ebbrezza delimita i feni morali e normativi spingendo a una condotta violenta e
aggressiva,caratteristici sono i reati sessuali compiuti in stato di ebbrezza .
La legge prevede diverse ipotesi circa limputabilit di chi commette reati mentre si trova in uno stato di alterazione
mentale dovuto ad alcol;la legge penale considera imputabile chi commette un reato in stato di intossicazione acuta
volontaria ,se specificamente ricercata ,esiste anche un intossicazione preordinata conseguita appositamente per
crearsi un alibi in questo caso la pena aumentata,solo se lubriachezza dovuta a caso fortuito o di forza maggiore
limputabilit pu essere compromessa. lart .95. considera limputabilit nella intossicazione cronica sia da alcol che
da stupefacenti quale condizione morbosa ;le croniche intossicazioni possono ridurre o abolire limputabilit.
Particolarmente delicata la valutazione della tossicodipendenza da stupefacenti sulla capacit di intendere e di

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volere;mentre engli alcolizzati lo stato mentale e quasi sempre deteriorato ,nei tossicomani le condizioni psichiche
sono in genere ben conservate ; d adire inoltre che la maggior parte dei reati commessi dai tossicomani furti ,rapine
dato dal bisogno di denaro per procurarsi la droga.
La legge penale prevede infine una condizione di abuso abituale ,la commissione di reati di chi abusa
frequentemente senza essere cronicamente intossicato comporta la piena imputabilit e la maggiorazione della
pena .

cap 8 interventi giuridico -normativi contro la criminalit


In ogni epoca , e societ si mirato a reprimere e prevenire i delitti per il mantenimento della conformit del
comportamento e la salvaguardia dei valori portanti.
Lo scopo di assicurare l'osservanza delle regole del vivere sociale oggi perseguito utilizzando diversi strumenti di
controllo;il principale tra questi continuano a essere el leggi e le sanzioni penali.
va in ogni caso distinto i problemi dei fini della pena dal problema dei mezzi con cui la si attua,la pena deve essere
intese quale irrunciabile strumento di controllo sociale;quel che conta ricordare che la punizione necessit del
vivere sociale anche se nelle varie culture si assistito al mutare delle concrete modalit di esecuzione della pena.
Relativamente ai fini e ai meZzi della pena considereremo il loro mutare nel tempo: nella cultura preilluministica,esistevano principi giuridici che attribuivano alla pena anche significati di emenda e espiazione spirituale
,ma primario restava l'aspetto vendicativo che consisteva nel punire il reo nel fisico cio farlo soffrire
proporzionalmente al male commesso; nel 19esimo sec con l'influenza dell idee illuministichE e di Beccaria si
generalizzano in europa dei codici penali e una procedura penale la cui osservanza un principio fondamentale, e la
cui validit universale .Interviene in qst momento un cambiamento nel modo di concepire i fini della pena viene
superato il fondmaento vendicativo-intimidativo e, coerentemente cn gli ideali filosofici del 700'-800' prende vita cm
finalit primaria della pena il pRincipio di retribuzione ,il carcere viene inteso come mezzo di punizione ma anche di
autocorrezione e ci si faceva cn gli sturmenti ritenuti pi idoenei in quell epoca come ad es.l'obbligo alle pratiche
religiose,dose di sofferenza fisica per favorire pentiMEnto.Avvicinandosi ao nostri tempile componenti afflittive della
pena sono state via via ridotte ..il singificato afflittivo afflittivo della pena si andato almeno idealmente identificando
nella pura e semplice privazione della libert,nel xx sec si affermava la nuova finalit risocializzativa second la quale
la pena deve mirare oltre che a punire, a offrire al condananto i mezzi per rieducarsi alla vita socialmente
integrata;tutto ci si concretizzato nel concetto di trattamento della criminalit intesa come un male sociale ,non
pi solo da reprimenre e punire ma anche da prevenire e curare.
Le finalit della pena possono ricondursi a 3 componenti essenziali.1 idea -base retributiva ,per cui al bene segue il
bene ,2 prevenzione generale azione diretta a distogliere la generalit dei consociati a commettere reati ,3 la
prevenzione speciale azione diretta sul singolo affinch non ricada nel delitto .
Pi analiticamente ,la funzione retributiva vuole indicare il pagamento attravers la pena del delitto commesso,la
giusta sofferenza che ristabilisce l'equilibrio sociale rotto con il delitto ;ovviamente il principio della retribuzione
pressupone una visione dell'uomo libero e perci responsabile della propria condotta;caratteri essenziali della pena
retributiva sono :la afflittivit cio cm privazione di un bene disgiunta d aogni carattere di inutile sofferenza2responsabilit penale personale con esclusione punizioni collettive -3 proporzionalit della pena corrispondenz tra
male inflitto e male inferto -4determinatezza della pena con esclusione sanzioni snz un preciso confine temporale -5
inderogabilit della pena nel senso che deve essere sempre necessariamente scontata.
LA FUNZIONE INTIMIDATIVA - svolge un effetto general- preventivo consistente del dissuaedere a compiere delitti
mediante la minaccia della sanzione ;il principio di deterrenza connesso a ogni previsione penale ,la deterrenza
non comiunque di per s sufficient ad assicurare la conformit di tutti i consociati.Ma da dire che oltre alla
funzione intimidativa e general -preventiva , attribuile alla pena pure una funzione di rafforzamento e di promozione
di valori sociale ;ad es. porre come imperativo nella elgge penale l'obbligo di certi comportamenti pu divenire la
morale della generazione successiva .
La funzione di difesa sociale - si rif al principio specialpreventivo sui singoli autori di delitti e ha come suo obiettivo
quello di tutelare la societ mediante la temporanea" neutralizzazione" carceraria;questa funzione privilegiata dalla
scuola positiva .anche s eoggi si consapevoli dei gravi rischi che comporta una difesa basat sulla predizione ,nn
deve essere misconosciua la necessit di esprimere predizioni sulla condotta dei futuri rei per cautelarsi dalla
particolare pericolosit di alcuni di essi,il concetto di pericolosit pur essendo stato oggetto di numerose critiche
mantiene pero sempre la sua utilit nei confornti della criminalit organizzata.Ultima tr ale funzioni della pena quella
risocializzativa che si imposta nel pensiero penalistico nel xx sec;a qsta funzione ha corrisposto un ideologia del
trattamento che informer poi le scelte di politic apenale in tutto il mondo occidentale .in italia la rieduazione stata
considerata un tempo una finalit fondamentale ma non esclusiva coerentemente al dettato costituzionale ,la
consistenza di diverse finalit nella pena non pu porsi in temrini di priorit l'un rispetto all 'altra ma deve accettarsi
piuttosto il principio di una molteplicit di fini.Nonostante poi come si dir in seguito della crisi dell ideologia ,la pena
manterr al sua ragion d'essere quale struemnto retributivo ,intimidativo e di difesa sociale .
DI un altr finalit della pena, oppurtuno far menzione alla funzione satisfatoria della pena che mira a soddisfare
pi in generale la richiesta che tutti i cittadini elevano dinnanzi al delitto , e che serve a dare soddisfazione al bisogno
di giustizia.il significato di tale pena stato al lungo misconosciuto ma risponde ad una necessit dei singoli e della

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societ.anche se tale significato p stato assorbito e mitigato nel concetto della retribuzione .anticamente come
abbiamo gia visto il dirito nasceva quale rappresentazione di una vendetta privata ,col tempo la pena si andata
spogliando del suo concetto rpimtiivo comuqnue mantendnedo quella lontana radice vendicativa che oggi prefriamo
piu radiclamente definirla di contenuto satisfatorio della pena;dunque la funzione satisfatoria una finalit
fondamentale della pena perch nn pu esservi societ umana senza continua conferma del confine tra bene e male .
Agli inizi dell xx sec vedremo superamento della concezione prevalentemente retributiva e l'introduzione del principio
di trattamento rieducativo del reo con il correlato concetto di pena utile in sostituzion della pena certa ,inftt la pena
certa nell ideologia classica si basava su una valutazione dei principi etici assoluti (delitto male ,la pena suo
prezzo),alla finalit retributiva ed espiativa.al principio proporzionalit tariffaria al principio di certezza e a quello di
eguaglianza(al medesimo reato corrispond medesima sanzione ,ma tale paradigma perder ogni valenza a vantaggio
della pena utile capace cio non tanto di punire ma di eliminar ei fattori che hann portato alla delinquenza (qst
mutamento verr rappresentato dal welfare state nuova concezion che ved lo stato quale garante del benessere).in
qst prospettiva la pena utile assume senso di strumento correlazionale che si attua cn l ausilio dei servizi sociale e
anche strumento terapeutico cm se la delinquenza fosse 1 malattia da curare .il rovesciamento del paradigma
retribuzionistico si andr organizzando in varie forme :con pratiche trattamentali all interno dei penitenziari dove le
scienze dell'uomo mirano a modificare la personalit del reo rendendolo conforme alle regole del vivere sociale ,poi
ci saranno pratiche di trattamento extramurario ma affianco a questi comunque sopravvive il carcere nel quale sono
reclusi i soggetti pi irriducibili e pericolosi .
Questi principi incentrati sull ideologia del trattamento si diffonderanno in tutti i paesi dell area occidentale attraverso
pratiche di decarcerizzazione e di interventi inframurari.Negli stati uniti verr introdotto il sistema delle parole,i
tribunali si pronunciano sullinfrazione o colpevolezza dellaccusato e il giudice stabilisce un termine minimo e un
massimo della pena carceraria ,,pena che verr fissata d aun organo di natura amministrativa.
Sorgono nuovi istituti penali il cui denominatore comune consiste nel fornire alternative alla carcerazione con un
sistema di controlli e supporti di libert
fra questi vi la probation cio una misura sospensiva della sentenza con il quale il giudice rinunzia a condannar
elimputato e lo affida a un operatore sociale; con la probation si ha dunque un accertamento giudiziario della sola
responsabilit penale il proseguimento verr affidato a una valutazione negativa della prova effettuata dal probation
office.
Piu recente listituto della diversion sorto negli stati uniti negli anni 70 sistema di intervento correlazionale mediante
procedimenti extragiudiziali,si concretizza in 1 rinunzia dell intervento nella giustizia penale in favore di programmi di
trattamento guidato da organizzazioni indipendenti al sistema giudiziario;consiste quindi in una alternativa all
azione penale anche se le prescrizioni hann cmq carattere sanzionatorio e imperativo.
Gli istituti ispirati allideologia del trattamento subiranno un aciris apartire dagli stati uniti e i paesi della commow
law ,la cause furono eccessiva fiducia dell scienze umane di modificare personalit antisociali,estrema
discrezionalit degli organi amministrativi e discriminazioni di razza,mancane di garanzie per il delinquente e di
certezza di diritto e scarsa tutela della societ.i riflessi della crisi dell ideologia risocializzativa sono stati l abbandono
del principio della pena utile ,inasprimento generalizzato delle pene e i provvedimenti di incapacitazione selettiva
.negli usa si e verificato un radicale mutamento della politica penale che ha preso il nome di zero
tolerance(nessuna tolleranza) nn solo dei gravi recidivi ma anche degli autori dei reati di strada.le cause del
fallimento sono anche di carattere psicologico ,si era creata un illusione correlazionale e rieducativa che i criminologi
hanno definito mito risocializzativo mito perch la risocializzaione un processo realizzabile ma solo mediante la
violenza.in definitiva si parla di mito risocializzativo quando si ritiene ceh al rieducazione sia un obiettivo
raggiungibile d chiunque grazie a miracolistici trattamenti degli esperti ,mentre essa una realt alternativa dovuta
solo ad una scelta individuale semmai favorita ma nn dovuta agli interventi correlazionali:la risocializzazione dunque
una potenzialit riserbata a quei pochi individui che intendono conseguirla ma nn possibile imporla a
chicchessia.per qnt riguarda le misure alternative dell effetto risocializzativo sono rispondenti al principio dell
umanizzazione della pena ,coerenti con il riduttivismo carceraio ,aumentano cosi le speranze dei carcerari ;ma da
queste misure traspariscono delle incongruenze in quanto le piu ampie misure introdotte nel 1986 con la legge
Gozzini si sono trasformate nella politica dello scambio penitenziario LA Pena poteva essere ridotta o scontata negli
istituti di semi-libert .ma questi prescindevano dall effettivo intento risocializzativo .
LA situazione di incertezza e ambiguit condurr anche noi ad una pena indeterminata simile a quelle degli altri paesi
che ha determinato laffossamento dellideologia risocializzativa e trattamentale .
Comunque la finalit risocializzativa della pena rimane nel nostro sistema pur sempre imperante,cosi cm anche in
prospettiva di limitazione del ricorso al carcere nn si pu rinunciare n alla deterrenza n alla difesa sociale .
DECARCERIZZAZIONE: lindirizzo di politica penale che ha trovato in europa pi concreta e incisiva attuazione si
tratta di un orientamento di riduttivismo della pena detentiva che nn dovrebbe piu essere la pena elettiva e
maggiormente usata per ogni tipo di delittuosit.la filosofia della decarcerizzazione prevede di superar eil concetto
che il carcere sia lunica pena e quindi di ricorrere meno allistituziohne penitenziaria ;gli obiettivi sn stati attuati
attraverso varie modalit: riduzione della durata delle pene carceraie maggior permeabilit tra carcere e ambiente
sociale (maggiori contatti cn le famiglie licenze ..etc etc.) rinuncia alla detenzione qualora sia comminata una pena
di breve durata (pena di breve durata viene detta short ,sharp,shock in md da lasciare segno intimidativo nel
condannato)misure globalmente alternative alla detenzione di reati anche di maggior rilevanza ,misure semialternative al carcere ,ricorso alla detenzione domiciliare ,utilizzazione di pene pecuniarie ,obbligo di prestare un
lavoro socialmente utile e infine liberazione condizionale.

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DEPENALIZZAZIONE -consiste nella rinunzia alla sanzione di comportamenti che non sn meritevoli di sanzione
mediante sistema delle pene ,ci si realizzato:per porre rimedio alla confusione e contraddizione dovute alla pletora
non sempre coerente di norme penali ,nei confronti di condotte reato-valutate di minor dannosit,per taluni
comportamenti che hanno perduto pregnanza negativa nella percezione sociale e vengono ricondotti nell ambito
della discrezionalit etica soggettiva,La depenalizzazione consiste in pratica nel depennare dalle leggi penali alcune
fattispecie di reati minori ovvero nel far defluire nell ambito di sanzioni amministrative infrazioni considerate
precedentemente di competenza della giustizia penale ;per va a cnhe sottolineato che molti non sono d accordo ad
es. con leccessiva indulgenza nei confronti delinquenza di strada e microcriminalit.
DEGIURISDIZIONALIZZAZIONE : si intende lo spostamento della competenza giudicante per certe violazioni dal
giudice penale a un organo amministrativo cm nn giudiziario(in italia si realizzata cn le infrazioni in materia fiscale
affidat alla commissione tributaria ,la finalit dunque quella di escludere dai canali di giustizia penale autori di fatti
delittuosi di poco rilievo ,col far uso di sanzioni prescrizioni volti ad agevolare gli i interventi trattamentali .nella
prospettiva della degiurisdizionalizzazione si collocano programmi di mediazione penale secondo principi giustizia
concilitativa che mirano al conciliamento fra autore e vittima reato al fine di sottrarre alla giustizia penale situazioni
risolvibili in via privatistica ,questa via di intervento diffusasi soprattuto nei paesi di lingua inglese ha pur sempre
carattere sanzionatorio e vincolante che pu spaziare d aun semplice ammonizione o comportare imposizioni di
cure trattamenti psicologici.
LA MEDIAZIONE PENALE negli anni 70 emerso nei sistemi di controllo la pratica della mediazione ,x mediazione
si intende una nuova tecnica o gestione dei conflitti in ambito familiare ,sociale attraverso l intervento di un
mediatore ,in campo penale la mediazione 1 nuova modalit di gestione delle problematiche dove si propone tra
lautore e la vittima del danno una riparazione simbolica .la mediazione rappresenta la nascita di un nuovo paradigma
quello della restorative justice ( giustizia riparativa) . la responsabilizzazione e risocializzazione del reo avviene
attraverso una ripazione del danno attraverso lavori svolti dal reo a favore della comunita attraverso la
mediazione.alcuni caratteri della mediazione sono che i mediatori che rappresentano la parte neutrale nn impongono
accordi essi si prendono cura dei conflitti senza volerli curare,le parti interessate hanno a parlare e di negoziare
possibili soluzioni, quindi la mediazione ha prp lo scopo di facilitare la risoluzione del conflitto permettendo di
esprimere i punti di vista i propri bisogni.
Le esperienze straniere 1 esempio di mediazione nel 1974 fu applicato da Kitchener,i programmi mediazione si
diffusero in Inghilterra francia ,e ,in riferimento al sistema giuridico francese il carattere esemplare consiste nella
nuova definizione della maison de justice che operano al di fuori degli abituali percorsi di giustizia attuate nel 1989 ma
oggi in francia la mediazione affiancata anche daltre forme cm le boutique de droit grz all iniziativa consigli
comunali e alla delegazione interministeriale.
La legislazione italiana la soluzione pi favorevole suggerita dagli art 9(accertamenti sulla personalit del
minorenne )27(non luogo a procedure per irrilevanza del fatto)28(sospensione del processo e messa alla
prova)29(estinzione del reato per esito positivo);la 1 iniziativa italiana venne attuata nel 1995 presso il tribunale dei
minorenni di torino,un problema riguardo al processo minorile consiste nel fatto che lo svolgimento della mediazione
potendo avvenire gia nella fase procedimentale con linvito al minore indagato a confrontarsi cn la vittima di fronte a
servizi estranei alla struttura giudiziaria ,pu scontrarsi con il principio di innocenza di presunzione e il diritto di
silenzio.nell ambito del processo pretorile una norma che si avvicina agli obiettivi della mediazione e lart 564 dv il P.M
pu citare innanzi a s lindagato e la vittima e delegare alluopo la polizia giudiziaria per 1 tentativoconciliazione al
fine remissione querela.
Le fondamentali linee della politica penale risocializzazione e del riduttivismo hanno trovato eco anche in italia,la
traduzione di tali linee stata d anoi attuata nel 1975 n.354 norme sullordinamento penitenziario e sulle misure
privative e limitative della libert,tutto ci avvenuto in contrasto con le tendenze neoretribuzionistiche degli usa con il
risultato che il sistema giudiziario italiano uno dei pi miti deuropa dei pi tolleranti e permissivi;con la
conseguenza negativa della perdita di certezza e inderogabilit delle sanzioni penali,va cmq precisato che la finalit
retributiva da noi non mai stata del tt ripudiata cm altrove.
Le riforme dell ordinamento penitenziario hann 3 differenti contenuti :disposizioni sull organizzazione carceraria 2
identificaz di interventi trattamentali e rieducativi ,3 sistemi sanzionatori extramurari.
La organizzazione delle istituzioni carcerarie risponde al principio dellumanizzazione della pena detentiva garantisce
il rispetto della personalit assicurandone listruzione ,un sistema regolamentato con ricompense e cn sanzioni.Nel
1986 con l abolizione delle carceri speciali ai tempi del terrorismo revisto un sistema di sorveglianza particolare che
anzich prevedere come nei precedenti istituti appositi ad alta sicurezza per i piu pericolosi si prescrive un regime
particolare da applicarsi alle singole persone all interno di carceri normali.
Le finalit trattamentali si incentrano sul principio dellindividualizzazione assicurando il rispetto della dignit della
persona ,a proposit del termine trattamento esso e inteso in due accezioni :inframurale (interventi esercitati da parte
operatori penitenziari)extramurale (attraverso impiego misure premiali o semidetentive).
Nella prospettiva di trattamento inframurale lordinamento penitenziario prevede laddove e possibile ke venga redatto
un programma di trattamento predisposto allinizio della carcerazione.Questa osservazione si spira ad identificara in
ogni soggetto le cause della sua condotta delinquenziale ,osservazione che poi si riduce solo a un fatto burocratico
perch l obiettivo di identificare cause fisio-psichice , palesemente irrealizzabile ;cmq sia il regolamento carceraio
verr redatto dalla equipe di osservazione e trattamento composta da esperti in scienze delluomo assistenti sociali
educatori .la legge prevede nuove figure di operatori che dovrebbero essere artefici della rieducazione ,una figura
esistente importante quella delleducatore che organizza le attivit ricreative e culturali e supporta le richieste e

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necessit dei detenuti.


Si intende per trattamento extramurario quello attuato attraverso misure alternative,premiali sempre finalizzati alla
risocializzazione;il riduttivismo carcerario si realizza con le innovazioni introdotte dalle modifiche dellordinamento del
1986 secondo 2 distinti piani:1-allargamento delle opportunit di uscita temporanea secondo logica meno carcere,2allargamento delle opportunit di esenzione sec logica non ingresso in carcere. Questi istituti soddisfano lo scopo di
umanizzare la pena carceraria ;L abbreviare o abolire la detenzione e ben accetto a chi ne fruisce ma non puo
sapersi se tali benefici sono recepiti cm stimolo verso la risocializzazione ,tali benefici se applicati eccessivamente
possono risultare espressione di indulgenzialismo.
Considerando la questione delle recidive e delle evasioni:le recidive ,dp aver fruito delle misure premiali e di
decarcerizzazion mancano dato certi e prolungati nel tempo sulla commissione di reati da part edi coloro che en
hann fruito.relativamente alle evasioni non sono del pari percentualmente molto elevate(vedi libro nuovo ).
Lordinamento penitenziario lo strumento normativo che ha introdotto nuovo istituti giuridici nuove forme di pena
e opportunit mirate nelle intenzioni del legislatore ;deve essere ben chiaro che tutti questi nuovi istituti sono
riservati a coloro che hanno gia riportato una sentenza defintiva.fondamentale inoltre il fatto ceh ,attraverso lampia
gamma di istituti previsti dallordinamento hanno anche significato premiale il condannato assume ruolo centrale
diventa soggettioattivo della propria sorte e viene coinvolto nei comportamenti coerenti con la finalit rieducativi.LA
REsponsabilizzazzione costituisce lidea portante dellordinamento,da qui consegue il carattere di relativa
indeterminatezza della pena ,un altro tratto la flessibilit dellesecuzione penale .
L a tutela dei diritti soggettivi prevede degli interventi giurisdizionali con lintroduzione dei giudici di sorveglianza.
Il magistrato di sorveglianza giudice monocratico i cui principali compiti sono: vigilare sullorganizzazione degli
istituti di prevenzione e pena ,esercitare la vigilanza diretta,sovrintendere allesecuzione delle misure di sicurezza
personali ,approvare programma di trattamento individuale provvedere sui reclami dei detenuti.
Il tribunale di sorveglianza un organo collegiale composto da 2 magistrati di sorveglianza a da 2 esperti scelti tra
cultori di psicologia servizio sociale criminologia clinica ,alla collegialit mista sn attribuite le pi importanti
decisioni;le competenze del tribunale riguardano :la concessione dellaffidamento in prova al servizio sociale ,il rinvio
obbligat o facoltativ delle esecuzione dlle pene detentive ;rinvio obbligatori in casi di infezione hiv casi incompatibilit
con lo stato detenzione all art 268.bis comma1 ,rinvio facoltativo qnd c la domanda di grazia per un periodo di
differimento pena nn superiore a 6 mesi ;ad es nei confronti di ki si trova in condizioni di infermit fisica ovvero
donna ke ha partorito d apiu di 6 mesi am d ameno di 1 anno e nn vi sia modo di affidare il figlio ad altri ke alla
madre vi :concessione della liberazione condizionale ,revoca o cessazione dei suddetti benefici ,funzioni di appello
sui ricorsi avverso provvedimento del magistrato di sorveglianza,
AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE Listituto che pi si avvicina al sistema della proibition
,consiste nella scarcerizzazione del condannato e esercitare su di esso un controllo di assistenza ,pu essere
concesso se la pena irrogata in sentenza non supera i 3 anni ma anke qnd di 3 anni la pena residua di una piu
severa condanna ;in ogni caso applicabile laddove si ritiene che il provvedimento contribuisca alla rieducazione
del reo inftt requisito fondamentale dovrebbero essere la mancanza di pericolosit sociale del condannato.
DETENZIONE DOMICILIARE- per coloro che anno riportato una condanna ann piu di 4 anni di reclusione e a,
coloro che stiano scontando gli ultimi 4 anni di pena pi lunga,si tratta di una misura ispirata alla logica della
decarcerizzazione ma sopratt ai criteri umanitari puo essere concess asl ad alcuni soggetti donna incinta o madre di
prole di et inferior a 10 anni ,persona in condizioni di salute particolarmente gravi che risiedono contatti frequenti
cn i presidi sanitari ,persona di et minore di 21 anni per esigenze di famiglia ,studio lavoro.La detenzione domiciliare
pu essere applicata in caso di condanna a pena nn superior a 2 anni .
SEMILIBERT- questo istituto si pone nella prospettiva di ridurre il tempo di permanenza in carcere e di favorire
gradualmente un rinserimento nella societ,sono stabiliti dal tribunale degli orari limitazioni tipi di attivit,consiste prp
nella facolt di trascorrere la giornata fuori all istituto facendo ritorno la sera .Il regime di semi libert pu essere
concesso ,purch sia stat scontata met della pena ,ne pu beneficiare anche chi condannato allergastolo ,quando
siano trascorsi 20 anni di reclusione,inoltre puo essere concessa prima dellespiazione di met della pena
(affidamento in prova al servizio sociale ).
LIBERAZIONE ANTICIPATA- un abbuono applicabile senza distinzioni a chiunque stia espiando uan pena
detentiva consistente nello sconto di 45 gg per ogni semestre di pena eseguita,listituto della liberazione anticipata si
dimostrato piu che uno strumento risocializzativo sopratt efficace ai fini del controllo allinterno del carcere
,facendo leva sulinteresse da parte dei detenuti a mantenere una condotta disciplinata,lobiettivo del nostro
legislatore di ridurre la permanenza in carcere si rispekkia anche nel fatto che lo sconto dei 45 giorni ogni
semestre si riflette anche erodendo i limiti previsti x la concessione delle altre misure alternative.
AFFIDAMENTO IN PROVa IN CASI PARTICOLARI- prevede laffidamento in prova ,per il caso in cui il condannato
della pena detentiva sia una persona tossicodipendente che abbia in corso un programma terapeutico di
recupero(art 94 del D.P.R. N309 1990).
In tale ipotesi se la pena inflitta nn supera limite 4 anni l interessato puo kiedere di essere affidato in ogni momento
servizi sociali ,il beneficio ha esclusive finalit terapeutiche dato che viene meno necessit di un periodo anche
minimo di osservazione in carcere ,dove il soggetto potr anche nn entrare purch inizi trattamento specifico .
PERMESSI PREMIO E LICENZE- al fine di rinserimento sociale del condannato e del mantenimento dei rapporti
familiari vengono concessi dei permessi premio dati d aun magistrato di sorveglianza ai condannati che hanno
mostrato una regolare condotta e che non risultano socialmente pericolosi,consentono al detenuto di coltivare
interessi affettivi culturali o di lavoro;il permesso premio pu essere concesso in ongi momento in caso di condanna

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allarresto o alla reclusione non superiore a 3 anni. LA LICENZA 1 istituto che sostanzialmente ha le stesse finalit
del permesso premio salvo ke e riservata ai semiliberi e agli internati in esecuzione di misura di sicurezza
detentiva.
LAVORO ALL ESTERNO- la possibilit del lavoro all esterno revista per chi abbia tenuto una buona condotta e
abbia dato prova di affidabilit,il condannato viene inviato a svolgere attivit lavorative sotto il controllo della direzione
dellistituto.
RESTRIZIONI IN FUNZIONE DEL TIPO DI REATO- lart 4 bis ord.penit. individua 2 fasce di autori di reati di
particolare gravit che hanno facolt di accedere alle misure premiali soltanto se vengono riscontrate determinate
condizioni espressamente previste dalla normativa. escluso dai benefici coloro che si trovano nell e condizioni art
416 bis (associazione di tipo mafioso) ovvero agevolare lattivit delle associazioni previste dallo stesso articolo
,sequestro di persona a scopo estorsione a qst soggetti viene negato laccesso al lavoro allesterno ,unica via che
consente ai detenuti di rendere inoperante tale divieto la collaborazione con la giustizia .
Ulteriori provvedimenti di decarcerizzazione- ( stat introdotta legge Simeone 165/1998 che ha ulteriormente
spalancato le porte del carcere) il legislatore ha stabilito che il pubblico ministero sospenda lesecuzione dell ordine
di carcerazione ,allorquando la pena detentiva non sia superiore a 3 anni ovver a 4 per tossicodipendenti , la
sospensione nn puo essere disposta piu di una volta.
SANZIONI SOSTITUTIVE DELLE PENE DETENTIVE BREVI va considerato che si tratta di sanzioni per reati di
competenza pretorile ,tali sanzioni si sipirano ad una finalit di decarcerizzazione a pene di durata al max di 1 anno .
Le sanzioni sostituitive sono:la semidetenzione applicabile qnd il pretore ritiene di dover determinare la durata
della pena detentiva entro limite un anno tale misura simile alla semilibert;la liberta controllata applicabile quando il
pretore ritiene di dover determinare durata della pena detentiva entro limite di 6 mesi comporta il permanere del
condannato in libert ma cn lobbligo di nn allontanarsi dal comune di residenza;la sostituzione della carcerazione
con la pena pecuniaria nel caso in cui pretore ritenga di dover determinare la pena detentiva entro limite 3 mesi.
MISURE DI SICUREZZA E DI PREVENZIONE SPECIALE- il presupposto epr lapplicazione di entrambe e costituito
dalla pericolosit sociale ,il sistema misure di sicurezza deriva dai contenuti scuola positiva ke sostituiva alla pena
misur aindetemrinata,nessun ordinamento penale ha mai attuato un integrale sostituzione delle pene con le misure
di sicurezza ma esse sn andate inserendosi nel diritto positivo di mlt paesi di cui il nostro per compensare alcune
carenze,tali manchevolezze consistevano: nellinsufficiente protezione della societ nei confronti dei soggetti
plurirecidivi ,la societ nn era abbastanz tutelata da i soggetti riconosciuti nn imputabili per infermit mentale ,ultima
carenza mancanza interventi risocializzativi.il sistema delle misure di sicurezza compromesso tra principi scuola
classica e scuola positiva d a1 lato prevedevan pene proporzionate gravit del reato dall altro introdotte misure di
sicurezza detentive irrogate ai soggetti pericolosi sani di mente,le misure di sicurezza privative libert della libert
personale sono sancite nei confornti di coloro che sono stati riconosciuti autori di reato e vengano giudicati
socialment pericolosi.i delinquenti non infermi di mente il codice prevede una pericolosit ritenuta dal giudice e una
presunta a allorquando venivan ricorrere certe circostanze previste dal codice ;delinquenti professionali coloro che
riportano condanna per un altro reato e si deve ritenere vivano abitualmente anche in parte dei proventi dei
delitti;delinquente per tendenza autore reato nn colposo contro la vita o lincolumit personale ,i vari tipi di misure
applicabili ai soggetti ritenuti pericolosi consistono in ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario ,ricovero casa di
cura o custodia ,internamento in casa di lavoro o colonia agricola riformatorio giudiziario .le misure sicurezza
dovevan essere sistema altamente individualizzato incentrato sulla identificazione caso per caso vale a dire della
probabilit di commettere nuovo reati.inoltre la legge prevedeva un tassativo termine minimo inq nt la misura di
sicurezza doveva cessare solo se nel momento del riesame della pericolosit si fosse riconosciuto il suo venir
meno .
PERICOLOSIT PRESUNTA si rilevata fonte di inconvenienti ,le misure applicabili ai delinquenti pericolosi ma
sani di mente sono apparse nellapplicazione concreta ben poco dotate di idoneit risocializzativa in qnt trattamento
incentrato sul obbligo del lavoro ,nella prativa veniva adottato nei confronti di detenuti plurireicidivi sistema simile a
quello degli statti uniti a diffrenza ke qui venivan applicate pene detneitve piu severe a nn a misure di sicurezza.per
qnt attiene ai prosciolti per vizio totale di mente il criterio della presunione era tale per cui la permanenza nel
manicomio criminale era commisurata alla gravit del reato anzich gravit malattia,listituto del manicomio
giudiziario poi diventuto stridente col mutare della percezione sociale sulla malattia di mente e della normativa che
ha abolito i manicomi civili ,anche se i trattamenti psichiatrici sono assai migliorati rimane tuttora irrisolta la questione
della loro soppressione da tnt parti invocata.
Nel caso di soggetti riconosciuti portatori di viizo parziale di mente le presunzioni di pericolosit se anche meno rigide
che nn per i prosciolti erano pur sempre connesse alla gravit delitto.i molti inconvenienti dlle misure di sicurezza
hann fatto si ke il loro utilizzo nei confronti dei sani di mente venisse sempre meno utilizzato dai giudici.tale scarso
utilizzo rimane immutato anche se attualmente la situazione sia di molto mutata per una serie di interventi legislativi
che hanno posto rimedio ai piu gravi difetti del sistema delle misure di sicurezza in particolare per labolizione della
pericolosit presunta.in questo momento della percezione dei legislatori e di molti giudici di orientamento cosi detto
progressista ,il piu che giustificato allarme per la delinquenza di tipo mafioso ha fatto si ke le misure
specialpreventive vengano adottate solo nei confronti di costoro che parebbero gli unici delinquenti pericolosi .
Gli interventi legislativi che hanno pressoch svuotato le misure di sicurezza del loro significato di prevenzione e
difesa sociale sn i seguenti:abolizione di tutte le presunzioni di pericolosit ,questa innovazione ha abolito le misure
di sicurezza nei confronti delinquenti abituali e professionali ,e qst innovazione assume grande rilievo nei confronti
del prosciolto per vizio totale ,2 non pi tassativamente prefissato il temrine minimo della misura un tempo nn

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suscettibile di abbreviazione ,3- infine previsto per tutti gli internati in istituti per misure di sicurezza un largo
impiego di licenze e di semilibert secondo lllusioria convinzione che qst benefici favoriscano la risocializzazione.
Per quanto riguarda le MISURE DI PREVENZIONE ispirate a esigenze di difesa sociale nei confornti di varie tipologie
di soggetti per esercitare un piu attento controllo su di loro al fine di prevenire la pericolosit che si ha motivo di
sospettare .
Esiste cio nei confornti di costoro una presunzione di potenziale delittuosit.Queste misure furono concepite (cn la
legge 27 dicembr 1956 n1423) x controllare la delinquenza comune ;esse colpivano: gli oziosi e i vagabondi
abituali ,coloro che per la condotta e il tenore di vita debab ritenersi che vivano con il provento delitti o
favoreggiamento,chi ritenuto dedito allo sfruttamento e alal prostituzione al contrabbando ,infine coloro che
svolgono attivit contrarie alla morale pubblica .le successive integrazioni della legge (31 magg 1965 n 575 e 13 sett
1982 n646)rispecchiano per la mutata realt criminale ed estendono le stesse misure anche agli appartenenti alle
associazioni mafiose e di tipo assimilabile .con lintroduzione del reato di tipo mafioso le misure di prevenzione sono
le seguenti:la diffida di competenza del questore che con tale strumento ingiunge di cambiar condotta al diffidato ;il
foglio di via obbligatorio che consente di rinviare al comune di origine delle persone pericolose per la sicurezza
pubblica e la pubblica moralit;la sorveglianza speciale comminata dal tribunale con garanzie di difese e appello
comporta una serie di prescrizioni e di divieti(ad es doversi recare periodicamente alla polizia giudiziaria);alla
sorveglianza speciale pu essere aggiunto il divieto di soggiorno in una o pi comuni ,o lobbligo in un determinato
comune.talvolta qst misure nei confronti degli appartenenti alla criminalit organizzata possono risultare inefficaci;le
misure di prevenzione avrebbero pi significato nei confronti dei delinquenti plurirecidivi che godono di un trattamento
di favore.
La pericolosit 1 dei pilastri valutativi sui quali si regge nel suo complesso il sistema penale occore chiarire cos ala
legge intende per pericolosit ;lart 203 c.p cosi recita agli effetti della legge penale , socialmente pericolosa la
persona ,anche se non imputabile e non punibile quando probabile che commetta nuovi fatti previsti dalla legge
come reati.
In sintesi in tutit i casi il giudizio di pericolosit consiste nella previsione di probabile futura condotta delittuosa
,lorigine di questo concetto di derivazione positivistica .
Il codice penale del 1930 come abbiamo citato precedetemente ha introdotto la misura di sicurezza indeterminata ;la
pericolosit sociale ,come definita dal citato art 203 consiste in un giudizio individualizzato di previsione
delinquenziale ,essa dovrebbe indicare la propensione a delinquere di coloro ritenuti pericolosi .molte critiche sono
state avanzate sul concetto di pericolosit in primo luogo nei confronti di molte fattispecie di pericolosit presunta ,tale
presunzione stat eliminata dalla legge 10 ott 1986 n 663legge gozzini modifiche ordinamento penitenziario,il
legislatore ha soltanto eliminato lobbligatoriet della applicazione di misure di sicurezza quale conseguenza di
insuperabile presunzione di pericolosit sociale .In secondo luogo le critiche si coniugano con le reali possibilit
umane di stabilire quale sar la condotta futura di qualsiasi persona ; importante per considerare tutte quei criteri
qui il giudicante dv far riferimento sono valutazioni relative alle circostanze oggettive e soggettive alle aggravanti e
attenuanti comuni,valutazioni riguardo al dolo le motivazioni a delinquere e predizioni sulla condotta futura.
In particolare,il codice penale fissa i criteri cui il giudice deve attenersi nel giudizio di pericolosit,sono quelli del
tuttora vigente art 133 c.p e comprendono :la gravit del reato e la capacit a delinquere. Concludendo ,esistono
margini che consentono una valutazione della pericolosit ,una posizione equilibrata appare quella che prevede un
concetto di pericolosit come qualit eventuale dellautore di un reato una predizione pur sempre modificabile ,il piu
possibile aderente alla realt concreta del soggetto.la valutazione presuntiva di pericolosit stata mantenuta cm si
detto nei confronti di quei criminali che vengono esclusi dai benefici di depenalizzazione perch appartenenti a
organizzazioni mafiose.
Per quanto riguarda la politica penale per minorenni nel nostro paese il trattamento penale sempre stato improntato
su criteri di minor severit,cn il R.D.L 20 luglio 1934 n1404 venne introdotto organo giurisdizionale appunto il
tribunale per i minorenni,tale tribunale gli vennero conferite oltre alla competenza penale funzioni amministrative e
civili.
La competenza penale riguarda i reati commessi dai minori in et comprea tra i 14 e i 18 (prima dei 14 anni il minore
nn e mai imputabile) la loro competenza era limitata ai minori nn coimputati con gli adulti.
La competenza amministrativa concerne invece lutilizzo misure rieducative per minori che pure se non hanno
commesso reati diano prove di irregolarit ;tali misure amministrativ oltre ke per i minori potevano essere applicate
anche ai prosciolti per incapacit di intendere e volere senza applicaz misura detentiva.
La competenza civile ha la funzione di difesa e protezione del minore riconoscendo al giudice la patria potest cn
lallontamento dal nucleo familiare perch inadeguato.
Principio fondamentale del nostro sistema penale presumere che dopo il 18esimo anno tutti gli individui siano
imputabili perch capaci di intendere e di volere ,nessuno imputabile al di sotto dei 14 anni .
La giurisprudenza e la dottrina hanno riconosciuto nel concetto di immaturit un parametro per escludere la capacit
di intendere e volere e qundi la responsabilit penale ; si assistito a un interpretazione assai differenziata
dellimmaturit:vi chi ha accostato situazioni di immaturit a situazioni che si identifican cm forme di patologia
mentale ,ltri hanno incluso anche situazioni di disagio psicologico dovuto a conflittualit familiari,una concezione
ancor piu estensiva ha ricompresso le conseguenze della deprivazione scolastica ;alla fine la stessa criminalit
minorile stata intesa cm espressione immaturit del minore e quindi della sua non imputabilit.
Le scelte di politica penale si possono sintetizzare in un succedersi di fasi;in 1 prima fase lideologia dominante
stata quella di una prevalente visione retributivo-punitiva ,lattenuazione della pena si configura nel fatto che le

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sanzioni previste dal codice penale sono ridotte in misura nn eccedente a un terzo ;e ancora nell istituto del perdono
giudiziale consistente nell annullamento effetti della sentenza ove comporti una restrizione della libert non
superiore ad anni 2.
Il principio della individualizzazione si concretizza in peculiari norme procedurali comportanti laccertamento della
effettiva capacit di intendere e di volere di ogni imputato.La finalit educativa veniva perseguita nei primi anni di
applicazione della legge secondo modelli pedagogici,era realizzata nell ambito istituti correlazionali che
comprendevano le case di rieducazione e il riformatorio giudiziario .
Una seconda fase inizia quando la preminente finalit rieducativi della giustizia minorile ;il settore peculiare e che le
misure amministrative sostituiscono le pene per casi meno gravi .
Un terzo momento dell evoluzione politica penale verso i minorenn si manifesta quando si impone principio
deistituzionalizzazione e decarcerizzazione secondo il quale nn viene piu accettato che leducazione e lesecuzione
delle pene debbano essere praticate allinterno di strutture carcerarie o simil-carcerarie quali erano pur sempre anche
le case di rieducazione ,ma viene anche messa in crisi lideologia rieducativi trattamentale si crea cosi un clima di
sfiducia ;dominante al critica delle istituzioni chiuse sia che si tratti delel case di rieducazione sia degli istituti per
lesecuzione penale .lesigenza della destituzionalizzazione sia riflessa sia sul piano interventi penali sia su quelli
amministrativi,con lintento di togliere un maggior numero di minori possibile dal carcere senza un adeguamento
normativo si propose una giurisprudenza incentrata sulluso della pronuncia di proscioglimento con la formula
dellincapacit di intendere e volere per immaturit;la prassi per il proscioglimento per immaturit nn rimasta cmq
senza conseguenze .
La 4 fase occorer attendere fino al 1988 per vedere sostanziali mutamenti di legge con delle nuove disposizioni sul
processo penale a carico di imputati minorenni,si realizzer una vera e propria rivoluzione nel campo del sistema
rieducativi le case di rieducazione vengono abolite cosi come i gabinetti i focolari di semi libert ,la funzione
rieducativi rimane riserbata ai servizi del ministero di grazia e giustizia solo ai giovani che stanno eseguendo pena
detentiva .in ogni caso laspetto pi importante di questo trasferimento di funzioni rappresentato dalla convinzione
inutile lintervento sul singolo se non inserito in un pi vasto programma che riguardi tt i giovani a rischio .
Il sistema di giustizia minorile deve avere come obiettivo la tutela del giovane e assicurare che la misura adottata nei
confronti del giovane sia proporzionale alle circostanze del reato e all autore dello stesso. i punti fondamentali del
nuovo processo sono un intervento penale ne confronti delinquenza minorile il carcere inteso come estrema ratio e
nn pi come regola valente in ogni caso ,la detenzione viene prevista secondo il principio del massimo riduttivismo
carcerario ,la pena concepita come finalit esclusivamente rieducativi ,individualizzazione pena adeguata alle singole
necessit ,infine brevit e gradualit del trattamento penale cio opportunit e incentivi.
Lobiettivo della decarcerizzazione si realizza poi fin dal momento delle misure cautelari precedenti al giudizio
sostitutive della vecchia carcerazione preventiva .
Anche per la esecuzione della pena la carcerazione costituisce lultima risorsa e viene riservata solo agli autori di
reati particolarmente gravi .Ultimo nuovo istituto che coinvolge ancora una volta responsabilit del minore e ke mira
sottrarlo al circuito penale la sospensione processo e messa alla prova ,si ispira alla probation e consiste nella
possibilit di rinunciare alla celebrazione del processo quando il giudice abbia motivo di ritener che ladozione di
determinati tipi di intervento siano sufficienti a garantire il ravvedimento del minore.in sintesi le nuove disposizioni
costituiscono uno strumento giudiziario penale che oltre a ripudiare la severit sanzionatoria offre strumenti alternativi
di varia natura che responsabilizzano il minore mediante prescrizioni e sanzioni individualizzate.
Levolversi della politica penale nei confronti dei minorenni mostra cm sis sia ricercata negli anni una conciliazione
fra la necessit di punire e di garantire la difesa sociale.la filosofia della educazione e della decarcerizz. Si andata
scontrando in tt i paesi delal nostra area culturale cn una delinquenza giovanile in costante aumento.lallarme
sociale e linefficacia della politica si tradotta in alcuni paesi come una svolta ,si parlato cm sappiamo della zero
tolerance che reprime nn solo la grave criminalit ma anche quella piu modesta;comuqneu la politica penale solo
rieducativi e indulgenziale nn tiene conto della necessit del giovane delinquente di risocializzarsi quando il giudice
propone di occuparsi di questo;talvolta la giustizia agli occhi del giovane puo anche apparire cm contraddittoria in
qnt vale il criterio di mascherare la punizione cm rieducazione.
Le scelte di politica penale ancor di piu per i minorenni non sono facili e gli orientamenti sono molto contrastanti
esiste l esigenza di difesa sociale che si va facendo pressante dinnanzi a fenomeni che turbano gravemente la
tranquillit e la sicurezza dei cittadini. non peraltro compito del criminologo fornire suggerimenti sulle strade
miglioria seguire;a lui compete di fare ricerche di dare informazioni e fornire dati empirici mentre le scelte su come
intervenire sono di carattere giudiziarioe politico.

cap 9 Criminologia clinica o applicata


la criminologia costituisce un corpo di nozioni ,conoscenze empiriche configurante un sapere dottrinale organizzato in
disciplina che si occupa dei fenomeni della criminalit.nel cap 9 ci occuperemo dell utilizzazione pratica della
criminologia e quindi criminologia applicata e della sua funzione clinica proprio perch utilizza nelle concrete
fattispecie individuali l'insieme delle conoscenze criminologiche nelle molteplici questioni ceh la prassi giudiziaria e
l'esecuzione penale vengono a porre. preferibile per usare il termine criminologia applicata per svincolare la
criminologia da una lunga tradizione di stampo medico.la criminologia clinica o applicata si avvale di propri sistemi

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conoscitivi di particolari tecniche applicative .


per comprendere meglio i rapporti tra criminologia applicata e sistema della giustizia si sono contrapposti 2
fondamentali modelli di filosofia penale :il 1 modello del fatto incentrato sul paradigma delloggettivit secondo il
quale linteresse converge essenzialmente sul fatto reato mentre lautore situato in una posizione secondaria ,si
pu paragonare al modello classicistico perch gli assi portanti sono rappresentati dalla certezza del diritto. il 2
modello ,modello della persona si rif al paradigma della soggettivit e si riconnette al principio della scuola positiva
, incentrato sulla personalit del delinquente e sull individualizzazione della sanzione a seconda delle caratteristiche
dei singoli rei.
Secondo tale dicotomia dei modelli si pu considerare cm si sn evolute nel tempo le direttrici essenziali della politica
penale ,secondo fasi che si sono alternate e che sintetizzano il lungo iter della giustizia .FASE DELLA
CONTRAPPOSIZONE- I 2 MODELLI SN SCHIERATI SU POSIZIONI DI ANTAGONISMO ,il sistema della giustizia
gestito di fatto da noi e in tutta lEuropa sec i principi della scuola classica ,la sanzione penale centrata sulla
gravit del reato ben poco spazio dedicato allapprezzamento della personalit del reo. FASE DEL COMPROMESSOvi una simbiosi fra paradigma classicistico e quello positivistico ,il nuovo codice penale rocco introduce il cosiddetto
doppio binario costituito dalla previsione secondo modello classicistico ;nel diritto sostanziale entra il concetto di
capacit a delinquere quale parametro per lesercizio della discrezionalit .il compromesso sar solo apparente il
prevalere della presunzione di pericolosit svuota di significato la valutazione del singolo soggetto ,la pericolosit dei
condannati pu essere valutata solo dal giudice ,il processo e lesecuzione penale restano di fatto incentrati sul
parametro delloggettivit.FASE DEL CONNUBIO si parler di simbiosi della oggettivit e soggettivit che
diventeranno concrete nel momento in cui viene introdotto nella politica penale il principio di trattamento
risocializzativo .la criminologia diviene asse portante della politica penale anche in italia dove si iniziano interventi
tecnici risocializzativi . FASE DEL PREDOMINIO DELLIDEOLOGIA TRATTAMENTALE nella prassi di alcuni paesi
dell area culturale dell occidente si rende dominante il principio della pena utile che va scelta secondo criteri
positivistici soggettivi ,la pena deve mirare alla risocializzazione avvalendosi dei contributi della criminologia clinica
.FASE DELLA CRISI DEL MITO TRATTAMENTALE- vede la fine di un sistema di giustizia penale unicamente
incentrato sugli interventi risocializzativi .FASE DELLA DIVISIONE DEI CAMPI- si andato delineando in italia un
sistema nel quale la individualizzazione non tanto si realizza nel momento del giudizio qnt piuttosto in quello
dellesecuzione,la fase del giudizio mira a fornire la certezza dellattribuibilit del fatto allimputato .
FASE DEL RITORNO AL MODELLO DI FATTO- la tendenza del momento che stiamo vivendo difficile da definire
perch ne siamo all un tempo attori e spettatori perch esistono differenti orientamenti nei differenti paesi; ad es si
manifestando dallamerica all europa una inversione della filosofia penale con prassi giudiziarie piu severe che
sembrano ritornare al modello classicistico ;non comunque da buttare la scienza della criminologia clinica poich
grandi spazi gli sn tuttora aperti .
Osservazione criminlogica-si parler di come questi interventi clinico-criminologici vengano attuati nella fase
diagnostica rappresentata appunto dallosservazione .losservanza in ogni caso cardinale oltre che per formulare il
programma di trattamento anche per fornire alla magistratura di sorveglianza le info sulla personalit per le sue
decisioni ;losservazione scientifica della personalit suole denominarsi momento diagnostico .losservazione
criminologia mira solamente a conoscere i tratti della personalit e le caratteristiche socio-ambientali quindi lesame
dell psiche e della famiglia e linfluenza che ha avuto nell agire delittuoso,losservazione eseguita d a pi persone
con diverse competenze. Momento fondamentale inanzitutto il colloquio clinico che consente di approfondire la
conoscenza della persona all esprto;il colloquio ha lo scopo di mettere in luce la criminogenesi cio fornire una
spiegazione di come hanno interagito le caratteristiche psicologiche , il colloquio mira anche a comprendere la
criminodinamica che si basa sulla comprensione del come ,inoltre il colloquio non richiesto dal soggetto in
osservazione ma d aun amministrazione penitenziaria quindi lesaminatore deve sapere che pu correre dei rischi
come la non sincerit dell esaminato ; in sintesi il colloquio una tecnica di comunicazione che si svolge in una
situazione istituzionale e chi lo conduce deve conoscere approfonditamente la criminologia generale e fattori
personali e ambientali favorenti la delittuosit.
Losservazione pu anche avvalersi di reattivi mentali ,cio prove standardizzate che servono a mettere in evidenza
alcuni caratteri psichici dellindividuo secondo metodologie piu obiettive del colloquio.i reattivi mentali si distinguono in
2 fondamentali tipi :i test di efficienza inteleltiva che permettono una valutazione qualitativa e quantitativa
dellintelligenza esprimendola con il quoziente intellettivo ,questi test misurano alcune componenti quali la memoria
lattenzione cpacit di osservazione .in definitiva il test di intelligenza un buono strumento ma che deve essere cmq
integrato cn altri metodi valutativi.
I test di personalit forniscono una piu ampia gamma di elementi per meglio conoscere la struttura psichica della
persona ,tra i piu usati c sono quelli che sfruttano il meccanismo della proiezione che si denominano test proiettivi
valutano il modo in cui il soggetto proietta su di uno stimolo proposto talune caratteristiche della sua personalit e
inoltre evidenziano anche potenzialit virtuali .
Altra fase importante quella della inchiesta sociale che affidata agli assistenti sociali del ministero di grazia e di
giustizia;linchiesta si indirizza all analisi della famiglia considera i gruppi abitualmente frequentati dal
soggetto;emergeranno cosi le condizioni economiche lo stile di vita familiare i legami affettivi i riferimenti lavorativi.
Lesame comportamentale descrive e analizza le modalit di condotta ; riguarda i ruoli ,gli atteggiamenti di
subordinazione o di leadership verso la comunit dei compagni di prigionia ,il modo di vivere la solidariet lomert,la
conservazione dei rapporti con i familiari,lassiduit lavorativa ;a tale esame stato delegato leducatore che
rappresenta oggi una figura chiave dellistituzione carceraria che funge da organizzatore di tutte le attivit

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socializzanti allinterno della prigione .


comunque opportuno conoscere elementi delle passate vicende del soggetto quali emergono da dati
documentali,un indagine accurata richieder la documentazione del curriculum criminoso.
Losservazione criminologia trova utilizzazione anche in una prospettiva che si suole definire momento prognostico
,meglio pu denominarsi fase predittiva poich comporta un giudizio sulleventualit del futuro,va ricordato che la
criminologia si occupa della predizione sociale anche in una prospettiva scientifica ,si tratta di ricerche empiriche .
Il criminologo quale esperto delle scienze delluomo dovrebbe possedere metodi e strumenti piu validi rispetto al
buon senso empirico del giudice .Non pero da credere che prevedere il futuro comportamento di un uomo e
questione di poco conto ,anche per le incognite che gravano su ogni giudizio predittivo :in primo luogo ,tali incognite
sono dovute al fatto che le previsioni su qlsiasi comportamento umano sono fondate su di un criterio statistico ;si
tratta di esprimere un giudizio sulla futura condotta tenendo conto di quelle caratteristiche che si ritrovano in analoghe
circostanze .
In 2 luogo- per quanto la persona umana dotata di libert di scelta ne consegue che ogni predizione contiene
possibilit di errore ,in 3 luogo - letichettamento negativo costituisce un fattore che pu confermare quell individuo in
scelte e in ruoli effettivamente negativi. Il sapere criminologico ele scienze delluomo forniscono un patrimonio
cognitivo che puo ridurre il margine di errore della predizione comportamentale anche se questo e ineliminabile
,occorre pertanto in queste previsioni criminologiche aver consapevolezza della relativit dei propri giudizi ci che
deve comportare una consapevole prudenza nel formularli.
La criminologia si sforzata di studiare metodologie predittive ,uno dei pi noti sistemi predittivi quello di glueck
che attribuisce diverso valore e punteggio ai singoli parametri utilizzati nella predizione. questi studiosi hanno estratto
3 serie di tavole di predizione rispettiv attinenti alla famiglia tratti caratteriali e quelli di personalit,altri sistemi
predittivi sono stati proposti come schemi di riferimento tra questi schiedt ha considerato ha considerato importanti
la criminalit in altri membri della famiglia la cattiva educazione familiare la carriera scolastica il cattivo comportam in
carcere ,ma comunque tali fattori devono essere integrati cn altri dato perch solo cosi si ha una valutazione che
potr ridurre il pericolo di errori.
Lorientamento attuale della criminologia clinica quello dettato dalla consapevolezza che cmq che gli interventi che
abbiamo citato hanno grandi limiti , e che possono fornire riusultati solo se c una disponiblit del soggetto ad
essere aiutato;cosi come il trattamento risocializzativo non pu intendersi cm strumento efficiente esso e sl un offerta
di servizio come appunto modo per aprire il ventaglio delle opportunit,in sintesi il delinquente si recupera,non pu
venir recuperato.
Si visto che il trattamento risocializzativo ha l accezione di esser utile a fini del reintegrazione da un punto di vista
clinico-criminologico ,ma bene considerare che loperatore criminologico.clinico sa che la sua attivit come un
seme e laddove non raccoglie frutti non debba sentirsi frustrato.
Nellambito criminologico in tempi nn lontani sono stati applicati anche altri interventi non privi di efficacia quali la
castrazione per i delinquenti sessuali col consenso del soggetto tuttora in alcuni paesi vengono usati dei farmaci che
inducono all impotenza .non sembra per necessario insistere che si tratta di modalit che ripugnano la nostra
coscienza ,quel che oggi riteniamo lecito e fattibile sono quegli interventi psicologici ben piu rispettosi della dignita e
libert della persona ;in concreto le modalit di intervento trattamentale possono identificarsi nei seguenti tipi:
COLLOQUIO PSICOLOGICO DI SOSTEGNO dialogo che mira a fornire appoggio per superare le difficolt ,il
criminologo dopo aver approfondito la conoscenza delle situazioni di vita del soggetto tramite losservazione
esercitano una funzione di guida forniscono suggerimenti propongono soluzioni.
PSICOTERAPIA agisce piu in profondit per far comprendere meglio al soggetto le motivazioni che l hanno spinto alla
condotta delinquenziale al fine di poter effettuare scelte maggiormente lucide e razionali per comprendere meglio se
stesso.
GROUP COUNSELING nn usato in ambito criminologico, e si attua mediante riunioni periodiche dv vengono tenute
discussioni collettive,qste consultazioni psicologiche hanno lobbietivo di muover meccanismi psicologici di
ripensamento e mutamento si vuole prp far emergere la responsabilit individuale mediante la presa di coscienza
dei prp errori infatti simile alla psicoterapia.
ADDESTRAMENTO ALLE CAPACIT SOCIALI nellambito criminologico spesso si attribuita la condotta
deliqneunziale a una carenza di competenza sociale ,infatti lobiettivo di questa tecnica proprio quello di operare
cambiamenti nelle modalit di risposta del soggetto alla stimolazione dellambiente ;al detenuto non viene fornita la
soluzione compiuta di un problema ,ma la generica capacit di risolvere i problemi attraverso degli schemi mentali
con soluz pi efficaci.
COMUNIT TERAPEUTICA ha avuto ampia utilizzazione per i tossicodipendenti al fine di sollecitare sentimenti
comunitari per sviluppare un nuovo modo di sentire il rapporto fra se e gli altri,essa una gestione collettiva di talune
attivit ricreative sportive culturali,qst tecnica mira diciamo a modificare le strutture carcerarie tradizionali e quindi
favorire una comunicazione nn piu unidirezionale.
ATTIVIT SCOLASTICHE E RISOCIALIZZATIVE sia le une che le altre sono indirizzate a fornire al detenuto
strumenti per una sua migliore collocazione quando rientrer nella societ.
Infine ci sono I TRATTAMENTI DI INTERVENTO SOCIALE rivolti ai dimessi e i dimettenti del carcere bisognosi di
aiuto materiale.un particolare tipo di intervento sociale dall ordinamento penitenziario quello che si attua nei
confront dei soggetti sottoposti al regime dell affidamento del servizio sociale ,questo servizio per ci che attiene alla
supervisione e delgatoa seguire il comportamento dellaffidato in prova e a verificar epoi landamento della prova
,per ci che attiene all attivit assistenziale consiste negli interventi su coloro che posti in libert cercano lavoro

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contatti con i familiari per sussidi ;sia per tutte le varie tecniche che per il trattamento risocializzativo dobbiamo
ricordare che le indicazioni valgono caso per caso il principio sempre quello dellindividualizzazione;inoltre da
considerare che la questione di fornire un ventaglio di opportunit risocializzative sia un obbligo morale da parte della
societ ppr per i risultati che spesso possono essere ambigui e contradditori.
Si parler di PREVENZIONE che comprende tutti i mezzi utilizzati per cercare di ridurre la commissione di delitti;una
prima componente la prevenzione generale come esempio ovvero quella che si rivolge a tutti i consociati anche se
non possibile sapere su quale di essi avr effetto prp cm sollecitazione al comportamento socialmente integrato,la
seconda componente la prevenzione generale mediante la minaccia legale,vi anche un 3tipo di prevenzione
giuridica special-prevenzione si attua con lapplicazione delle misure di sicurezza e di prevenzione sociale per i
soggetti piu pericolosi,lobiettivo quello di neutralizzare alcuni tipi di delinquenti o gli autori di taluni delitti che si
vogliono reprimere,la special pevenzione si traduce in una incapacitazione selettiva che mette fuori gioco una certa
tipologia di individui reputati particolarmente nocivi si tratta dunque di una modalit preventiva che ha una finalit di
difesa sociale ,ovviamente la criminologia clinica esclusa da qst tipo di prevenzione poich si tratta di provvedimenti
che risp a dei criteri di tipo classicistico.
Si affianca a quella giuridica un prevenzione con strumenti non giuridici ,detta nuova prevenzione,si tratta di una
modalit mirante ridurre la frequenza dei delitti ricorrendo a soluzioni diverse da quelle offerte dal sistema di giustizia
penale .
La prevenzione ante delictum rivolta si soggetti esposti al rischio di delinquenza ;si distinguono le seguenti
modalit :prevenzione individuale rivolta ai giovani a rischi di criminalizzazione (per devianza ,inadeguatezza
familiare..),essa prevede trattamenti psicologici di sostegno ,laboratori protetti.
Prevenzione sociale- mira al miglioramento delle condizioni di vita dellarea di residenza dei giovani con lallestimento
di centri sociali di assistenza rientranti nella prospettiva del welfare( nei paesi dv servizi e sicurezza sociale sono
assicuratia tutti il tasso di criminalit piu alto) ;prevenzione situazionale che crea degli ostacoli materiali per
rendere piu difficili certi delitti (porte blindate,sistemi di allarme..)poi vi una prevenzione mediante laddestramento
della difesa individuale contro scippatori,violentatori ;infine ha assunto diffusione il coinvolgimento dei cittadini
comprendente una maggior cooperazione con la polizia queste vanno dai corpi isistuiti da volontari in divisa ma
disarmati( i cosiddetti angeli)che pattugliano le zone di maggiore rischio.
La prevenzione post delictum prevede che il trattamento esercitato in carcere e le misure di decarcerizzazione hanno
un contenuto preventivo e sono anche tipi di intervento che mirano prevenire la recidiva.
Per quanto attiene alla efficacia valgono le riserve relative ai trattamenti risocializzativi.
Gli interventi di prevenzione certa agiscono indipendentemente dalla partecipazione del soggetto.
Le prevenzioni aleatorie prevedono una partecipazione collaborativi del soggetto ;lefficacia dell intimidazione penale
e la pena come esempio dipendono dal modo con il quale il soggetto vive la sollecitazione etica .in questi interventi
di prevenzione partecipativa il soggetto arbitro del risultato.nei confronti della delinquenza povera e di quella anche
piu grave ma occasionale la prevenzione aleatoria mantiene sempre un indubbia validit con1 utilizzazione
ampiamente discrezionale .
LA VITTIMA- non solo negli anni 60 ma anche col diritto positivo stato pi volte fatto un torto alla figura della
vittima prp perch stata trascurata e ignorata facendo si che si verificasse una vittimizzazione del reo.a proposito
di tali torti importante considerare anche le reazioni emotive dell opinione pubblica ,baster poi che il presunto
colpevole diventi imputato che si verifica un mutamento dellopinione pubblica spostando lattenzione dalla vittima alla
persona che chiamata in giudizio.come si gia detto per sociologici e psicologici si sono attivati nell
organizzazione di comitati in modo da conferire alla vittima nella prospettiva del restorative justice un ruolo
maggiormente incisivo e partecipativo nella vicenda delittuosa.la vittima una figura molto complessa di cui il
criminologo clinico per qnt non se ne occupa principalmente deve tenerne conto(mentre al criminologia ha prp cm
oggetto lo studio della vittima del crimine la sua personalit le sue caratteristiche psicologiche ) essa varia in funzione
del reato vi sono reati dv la vittima impersonale ,ci sono i cosiddetti reati senza vittima ,reati in cui la vittima
sentita lontana ,e vi sono quelli dove invece si instaurano reazioni emotive di identificazione con la singola vittima
.CLASSIFICAZIONE DELLE VITTIME :ci sono le vittime passive che si distinguono perch il reato frutto dellattivit
del reo ,in loro non ravvisabile alcun atteggiamento psicologico e si possono distinguere 2 tipi le vittime accidentali
quelle che tali diventano per puro caso ad es coloro che sono derubati dellautomobile lasciata fra altre mille;e le
vittima preferenziale e quella che il delinquente sceglie per il suo ruolo,per la posizione economica e per altre
circostanze favorenti al delitto.
Si pu parlare di vittime simboliche quando si vuol colpire in un individuo tutto un gruppo una categoria,un ideologia.
Le vittime trasversali quando non potendo colpire il vero bersaglio lazione criminosa viene indirizzata sul familiare di
costui come el caso dellvendette di mafia contro i parenti dei pentiti.
Anche le vittime attive si suddividono in tipologie ,non pretendono di essere esaurienti e hanno come le precedenti
un mero significato di esemplificazione didattica. Si parla di vittima per la loro specifica professione quando ad es
polizia guardie giurate debbono attivamente contrastare una rapina rimangono vittime di quel conflitto a fuoco,poi vi
la vittima che aggredisce ove il comportamento della vittima puo addirittura aver favorito il delitto,la vittima
provocatrice che subisceuna violenza per aver in precedenza suscitato lesaperazione la ribellione di colui che poi
reagir perch provocato. In altri casi la vittima non si rende conto di provocare crede semplicemente di difender il
suo diritto,il comportamento provocatorio talvolta puo essere anche non dichiaramene intenzionale , questo il caso
della vittima incosciamente provocatrice.Pi sfumato il rapporto che esiste fra il reo e quella che possiamo chiamare
vittima favorente pur senza il ricorso di vera e propria ostilit la vittima si comporta in modo da facilitare in qlk modo

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la commissione del delitto ,tipica la cosiddetta truffa all americana dove la vittima cade nel tranello facendogli
credere di far eun affare vantaggioso. La vittima disonorante che con la sua condotta lesiva dellonore sessuale del
congiunto o del coniuge finisce per favorire la reazione violenta di qst ultimo.infine la vittima consenziente si ha nel
caso in cui taluno acconsente a che altri lo uccida o lo richiede ad es in caso di eutanasia consapevolment
solleciatata.lelenco potrebbe includere altri tipi con lo scopo prp di identificare le varie tipologie psicologiche e
situazionali che comprendono in ogni suo aspetto il fatto delittuoso .

CAPITOLO 10
CRIMINOLOGIA CLINICA O APPLICATA
Prendendo in considerazione la criminologia nella sua utilizzazione pratica nellambito del sistema della giustizia
penale;oggi non la si denomina pi come criminologia clinica poich si potrebbe commettere lerrore di guardare al
crimine come una malattia,patologia individuale,ma come criminologia applicata:da considerarsi come linsieme
degli interventi che mirano ad affrontare le varie questioni per le quali il sistema della giustizia necessita delle sue
particolari conoscenze.
Levolversi dei rapporti fra criminologia e sistema della giustizia
Nel rapporto fra criminologia e sistema della giustizia dobbiamo considerare due fondamentali modelli di filosofia
penale:
1)modello del fatto:figlio della scuola Classica,basata su principi quali la certezza del diritto,che assicura una pena
uguale a tutti i condannati per uguali reati e proporzionata alla loro gravit senza considerare la situazione psicologica
del reo,tale modello incentrata sul paradigma delloggettivit.
Linteresse sul fatto-reato mentre lautore situato in una posizione secondaria.
2)Modello della persona,figlio della scuola Positiva,invece tale modello si rif al paradigma della
soggettivit,incentrato sulla personalit del delinquente e sullindividualizzazione della sanzione,a seconda delle
caratteristiche dei singoli rei e non del tipo di reati da loro commessi.
Tale rapporto ha attraversato varie fasi:
-Fase della contrapposizione:i due modelli si trovano su posizioni antagoniste,il sistema della giustizia per
gestito di fatto dalla scuola Classica,mentre la scuola positiva non vede applicazioni concrete.(epoca anteriore al
codice Rocco 1930)
- Fase del compromesso:si cerca una conciliazione fra i due paradigmi in tutti i paesi Europei,in Italia nasce il
doppio binariocon il codice Rocco costituito dalla previsione di pene determinate e certe alla quale si affiancano,per i
soggetti socialmente pericolosi, le misure di sicurezza indeterminate. Viene introdotto il concetto di capacit a
delinquere,la pena proporzionale al reato ma le caratteristiche della personalit del soggetto incidono sulla
condanna da infliggere,sulleventuale giudizio di pericolosit e sullapplicazione di misure di sicurezza. Tale
compromesso in realt solo apparente poich i condannati potranno essere valutati solo dal giudice e il processo e
lesecuzione penale restano incentrati sul parametro delloggettivit.
-Fase del connubio:l prospettiva di conciliazione tra questi due paradigmi si realizzano quando nella politica penale
nasce il principio del trattamento risocializzativo,qui la pena visto come strumento per favorire recupero sociale e si
va edificando lideologia del trattamento. La criminologia diviene fondamentale nella politica penale anche in Italia
durante gli interventi risocializzativi,ma in altri paesi invece entrer a far parte anche dei processi,il criminologo infatti
effettuer una vera perizia sulla personalit e pericolosit del soggetto.
-Fase del predominio dellideologia tratta mentale: nasce il principio della pena utile gestito secondo i principi
positivistici. La pena mirer solo alla risocializzazione del reo attraverso i contributi della criminologia clinica e delle
scienze delluomo.
-Fase della crisi del trattamento:si assiste alla fine di un sistema di giustizia penale incentrato sugli interventi
risocializzativi.
-Fase della divisione dei campi:dopo lentrata in vigore del codice di procedura penale e delle riforme
dellordinamento penitenziale si ha:una fase processuale in cui non vi sono interventi di natura clinica o
criminologica,ovvero c il divieto di eseguire perizie sulla personalit dellimputato la cui valutazione spetta al
giudice;e una fase dellesecuzione penale in cui si ha ampio spazio del paradigma della soggettivit della criminologia
e della psicologia.
-Fase del ritorno al modello del fatto:si ha un ritorno ai principi oggettivi della scuola classica,le sanzioni sono
applicate in rapporto alla tipologia dei delitti commessi.
L osservazione criminologica
Gli interventi clinico-criminologici vengono concretamente attuati nella fase diagnostica(osservazione),nella fase
prognostica o predittiva e nel trattamento risocializzativo.
-Fase DIAGNOSTICA:
losservazione basilare per fornire alla magistratura di sorveglianza le informazioni sulla personalit del soggetto per
le sue decisioni. In criminologia essa un attivit preliminare,unosservazione effettuata per conoscere i tratti della
personalit e le caratteristiche socio ambientali che consentono di ricostruire criminogenesi e criminodinamica. Essa
eseguita da pi persone con competenze diverse(educatore,assistente sociale ecc;)e prevede varie fasi.

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Innanzitutto il momento fondamentale di ogni osservazione il colloquio,cio quella reazione verbale che si instaura
con il preciso obiettivo di consentire allesperto di approfondire la conoscenza della persona su cui dovr esprimere
unopinione. In criminologia invece il colloquio ha come obiettivo quello di fornire informazioni sulla personalit del
soggetto in relazione alla genesi e alla dinamica del reato;cio mettere in evidenza la criminogenesi (il perch del
delitto)e la criminodinamica(il come stato compiuto il singolo delitto o comunque il progetto di vita indirizzato al
crimine).
Oltre ai colloqui losservazione pu avvalersi anche dei reattivi test mentali. Essi consistono in prove standardizzate
che servono a mettere in evidenza i caratteri psichici dellindividuo secondo metodologie pi obiettive di quelle del
colloquio. Essi consentono di ridurre le interferenze soggettive dellesaminatore e in criminologia forniscono un ausilio
per conoscere meglio la psicologia del soggetto. I test mentali pi frequentemente usati in criminologia sono: i test di
efficienza intellettiva che permettono una valutazione qualitativa e quantitativa dellintelligenza esprimendola
numericamente con il quoziente intellettivo(QI). Da soli questi test anche se sono utili non danno sempre risultati
oggettivi, e devono essere integrati con altri elementi valutativi che si utilizzano per losservazione.
I test di personalit:permettono di conoscere meglio la struttura psichica della persona e tratti della personalit che il
colloquio non in grado di chiarire. Tra i test di personalit pi usati vi sono i test proiettivi: essi valutano il modo in cui
il soggetto proietta su di uno stimolo presentato(immagine o disegno) alcune caratteristiche della sua
personalit,quello pi diffuso il test di Rorschach.(si presentano al soggetto macchie di precise significato e senza
una forma chiedendogli cosa vede in esse). Tali test in criminologia consentono una migliore conoscenza della
personalit.
Un'altra fase quella dellinchiesta sociale affidata agli assistenti dei servizi sociali del ministero di Grazia e Giustizia
o di enti pubblici. Essa un indagine condotta sullambiente micro sociale(famiglia e relazioni esterne) nel quale vive
ed vissuto il detenuto che possono interessare per comprendere meglio il caso.
Lesame comportamentale:descrive e analizza la condotta dellindividuo.
Per la migliore obiettivit dellosservazione si utilizzano i dati documentali,cio le passate vicende del
soggetto(curriculum criminoso)
La predizione del comportamento criminoso
Si tratta della possibilit di prevedere la recidiva o di valutare la pericolosit sociale,che altro non se non la
predizione probabilistica della futura condotta criminosa del reo. Questo fenomeno crea per delle incognite: 1)perch
fondato su un criterio statistico,cio si tratta di esprimere un giudizio sulla futura condotta tenendo conto,per
lesperienza maturata e per le conoscenze acquisite, di quelle caratteristiche pi frequentemente si riscontrano in chi
si trovato in analoghe circostanze;
2)poich ogni persona dotata di libert di scelta, impensabile credere che essa agisca secondo schemi
meccanicistici.3)La formulazione di un giudizio negativo influenza la condotta futura. Il giudizio sfavorevole su di una
persona mette in moto meccanismi psicologici e reazioni sociali stigmatizzanti ed emarginanti che possono
condizionare la sua condotta.
Tra gli indici che possono influenzare negativamente il giudizio ci sono quelle che attengono alla persona(disturbi
nello sviluppo,nel sistema nervoso,iperattivit)e alla famiglia di origine, e ci specialmente per i giovani delinquenti,e
risultano esposti ad un pi accentuato rischio di criminalit quei soggetti che provengono da famiglie
disgregate,affettivamente carenti. Alla carriera criminosa. A controbilanciare quelli negativi ci sono gli indici positivi tra
cui un buon rapporto affettivo con almeno uno dei genitori o comunque un adulto. In definitiva per la predizione deve
essere il frutto di un giudizio integrato, che tenga conto del maggior numero possibile di indici significavi. La
criminologia si sforzata di studiare metodologie predittive che dessero ai giudizi di predizione pi attendibilit. Il
pi noto dei sistemi predittivi quello predisposto dai coniugi Glueck elaborato sulle caratteristiche dei giovani
delinquenti,questo metodo consiste nellattribuire un diverso valore e quindi un diverso punteggio ai singoli parametri
utilizzati per la predizione. Il punteggio attribuito a teli indici il risultato del pi frequente riscontro di tali
caratteristiche in un gruppo di controllo di giovani che hanno mantenuto una condotta regolare(et,sesso,origine
etnica). Questi studiosi hanno ricavato tre serie di tavole di predizione,rispettivamente attinenti:
-Alle caratteristiche della famiglia(sistema educativo debole o troppo severo)
-Ai tratti caratteriali(desiderio di affermazione sociale,diffidenza,sfrontatezza)
-A quelli della personalit(spirito davventura,suggestionabilit,caparbiet)
Anche attraverso questa metodologia si dimostrato come le componenti legate allinadeguatezza del nucleo
familiare siano un elemento cardine per il destino sociale di una persona. E evidente per il rischio di una prognosi
che tenga conto solo dei fattori qui elencati che necessitano dintegrazione con molteplici altri dati,poich sono una
valutazione integrata ed effettuata caso per caso,senza schematismi rigidi,pu ridurre il pericolosi errori.
I trattamenti risocializzativi
Partono da una disponibilit del soggetto ad essere aiutato a risolvere i suoi problemi di convivenza sociale. Il
trattamento risocializzativo non pu reputarsi come strumento sempre efficiente,ma solamente come un offerta di
servizio affinch,se vi motivazione ad avvalersene,sia facilitato in cambiamento:questo servizio da considerarsi
come un mezzo che consente di ampliare il ventaglio delle opportunit e delle possibilit per scegliere di vivere in
modo non conflittuale con le norme legali;esso deve avvenire nel rispetto della persona,della sua libert di scelta e
nella consapevolezza della responsabilit che a ciascuno deriva dalle proprie decisioni. Quindi,il delinquente si
recupera,non pu essere recuperato. A differenza del passato,in cui si utilizzavano per la risocializzazione del
soggetto mezzi non rispettosi per la dignit(castrazione,lobotomia),oggi invece si utilizzano quegli intervento

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psicologici pi rispettosi della dignit e della libert della persona e comunque impiegati solo su richiesta del soggetto.
Le modalit di intervento tratta mentale possono identificarsi nei seguenti tipi fondamentali:
il colloquio psicologico di sostegno che consiste in un dialogo pi o meno prolungato fra loperatore e il
soggetto,che mira a fornire appoggio per superare le difficolt del momento relative alla carcerazione,oppure per
vagliare alternative e possibilit di reinserimento, per discutere come affrontarle,per studiare insieme nuove e pi
socializzate strategie di vita.
Lutilizzo della psicoterapia propriamente detta,individuale o di gruppo, ha lo scopo di agire pi in profondit per far
prendere coscienza al soggetto delle motivazioni psicologiche che lo hanno indotto alla condotta delinquenziale. Il
detenuto deve trarre dalla psicoterapia stimolo per iniziare il riesame critico del passato,per mettere in crisi le scelte
antisociali precedenti,ricevere strumenti che lo aiutano a effettuare scelte diverse. In carcere sono pi utilizzate le
psicoterapie brevi o le terapie di gruppo. Il fine quello di aumentare le risorse psicologiche del detenuto per
effettuare scelte maggiormente lucide e razionali, per comprendere meglio se stesso,per rendersi conto dei
meccanismi di auto giustificazione che spesso coltiva dentro di s,perch in definitiva sia in gradi di accrescere la
maturazione sociale e di assumersi in pieno la responsabilit morale della condotta criminosa.
Il group counseling(consultazione del gruppo) una tecnica studiata per dare sostegno e guida a persone che
debbono affrontare difficolt in campo sociale,e anche in ambito criminologico si attua mediante riunioni periodiche
nel corso delle quali sono tenute discussioni collettive da parte di un ristretto numero di detenuti,sotto la guida di un
monitore che dovrebbe essere il portavoce dei valori integrati. Questo trattamento favorisce la messa in luce dei
problemi personali ,lautocritica, il confronto con valori e contenuti diversi da quelli prevalenti nella comunit del
carcere. Con il group counseling si vuole inoltre sviluppare la responsabilit individuale ,mediante la presa di
coscienza dei propri errori e delle proprie manchevolezze. Migliora poi sensibilmente le relazioni fra detenuti e staff
custodialistico,con linserimento nel gruppo anche degli agenti di custodia in una situazione non gerarchica,che
favorisce la modificazione dellambiente rigido dellistituzione carceraria.
Le tecniche di addestramento alle capacit sociali hanno trovato larga applicazione in ambito criminologico dove si
vuole migliorare la competenza sociale mediante un addestramento psicologico in gruppo che dovrebbe facilitare la
scelta di comportamenti non criminosi. Al detenuto viene fornita la soluzione di compiuta dei problemi ,la capacit di
risolverli ,cio viene stimolato lo sviluppo di schemi mentali attraverso cui ricercare la soluzione pi efficace e meno
dannosa dei propri problemi. Le competenze sociali vengono distinte in due tipi:cognitivo e comportamentale.
Il trattamento di comunit terapeutica,nellutilizzazione carceraria esso si concretizza in riunioni assembleari di
agenti,educatori, di esperti e si propone di creare uno spirito di socialit nellambito dellistituzione
carceraria,eliminare taluni aspetti emarginativi suoi propri,favorire la socializzazione e la presa di coscienza dei
problemi collettivi e porre in crisi la visione individualistica e solo preoccupata di s tipica di taluni delinquenti.
Le attivit socialistiche e lavorative, bench non rientrano fra i trattamenti tecnici su base psicologica,sono
indirizzate a fornire al detenuto strumenti per una migliore collocazione quando rientrer nella societ. Legati al
momento della scarcerazione sono invece i trattamenti di intervento sociale,rivolti ai dimessi dal carcere bisognosi
di aiuto materiale,di cui sono interessati i servizi sociali degli enti pubblici. Tali servizi hanno come obiettivo la
supervisione e assistenza,svolte attraverso un duplice ruolo sociale e di sostegno. Essi hanno il compito di
sorvegliare il comportamento dellindividuo che messo in prova dalla magistratura,in caso di esito negativo tale
affidamento verr rievocato,se con esito positivo il reato si estingue. Infine non esiste un trattamento ottimale ma le
indicazioni valgono caso per caso secondo il principio dellindividualizzazione.
La nuova prevenzione del crimine e il problema della sicurezza
Il tema della prevenzione del crimine stato da sempre di grande interesse per i criminologi ma anche per i policy
makers,cio gli organi di informazione per i semplici cittadini. Per molto tempo il compito della prevenzione stato
affidato al diritto penale attraverso la minaccia della pena,facendo riferimento ad una prevenzione generale,cio
allefficacia che la sanzione penale esercita sulla generalit per trattenerla dal commettere reati, ed una prevenzione
speciale che riguarda invece lefficacia che la pena esercita sul singolo. Con il tempo la prevenzione si svincola dallo
scopo della pena per avvicinarsi a politiche pubbliche diverse da quelle penali in senso stretto. Nascono una nuova
prevenzione,prevenzione moderna,prevenzione funzionale,comune a tutte il desiderio di allontanarsi dalle
modalit del sistema penale definendo la prevenzione come linsieme di tutte le iniziative pubbliche e private,diverse
da quelle che rappresentano una applicazione della legge penale,finalizzate a impedire gli atti definiti come criminali
dallo stato. Nasce una prevenzione sociale:il crimine qui visto come il prodotto di deprivazione e di disagio. Questa
prevenzione comprende tutte quelle misure che hanno come scopo leliminazione dei fattori criminogenetici
focalizzandosi su una modalit di prevenzione orientata allautore del reato non solo come singolo individuo ma
allinterno del suo contesto generale e sociale. Alla p.s si sviluppa la prevenzione situazionale questultima si
allontana dai tradizionali paradigmi preventivi per agire invece sul contesto in modo da ridurre le occasioni di
divenirne vittima. Clarke rifacendosi a Becker afferma infatti che lautore di un crimine assume decisioni in cui la
volont pu essere condizionata da circostanze di tempo e di luogo e di disponibilit dinformazione;a tal proposito
egli distingue tre gruppi di misure applicabili in unottica di prevenzione situazionale:
tecniche che aumentano la difficolt per lautore di commettere reato,target hardering
tecniche che aumentano il rischio per il reo,ad esempio misure di sorveglianza formali ed informali.
Tecniche che rendono impossibile o riducono lattivit illecita
Infine Clarke introduce il concetto di prevenzione situazione partecipata che ha alla base il coinvolgimento di tutti i
cittadini nellattivit di prevenzione e sorveglianza.

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Il maggior coinvolgimento della collettivit anche un modo per operare sulla paura delle persone che altro non se
non laltra faccia del senso di insicurezza della collettivit.
E stato dimostrato che il senso di insicurezza non dipende solo da fenomeni criminali ma altre sono le variabili che
possono incidere(condizioni ambientale,maggiore o minore fiducia nella polizia,conoscenza di persone
vittimizzate,presenza nella propria zona di indicatori di incivilt,spacciatori prostitute ecc.). A tal proposito si mira
quindi ad una prevenzione combinatache sottolinea limportanza di un maggior coordinamento tra i vari progetti che
incidano tanto sui fenomeno criminali,tanto sul senso di insicurezza.
Il profilo criminale
Da qualche anno a questa parte riscuote un particolare successo lapplicazione delle conoscenze della criminologia
clinica e della psicologia criminale allelaborazione del profilo criminale.
Partendo dal presupposto che il comportamento riflette la personalit del reo si tratta di osservare le azioni commesse
dal criminale per inferirne le caratteristiche di personalit. Il primo passo quello di analizzare al scena del
criminescena comunicativa evidenziando in particolare il modus operandi,ovvero il comportamento messo in atto
dallaggressore per portare a compimento il reato considerando anche la possibilit che egli ha messo in atto
strategie di staging ossia di alterazione della scena del crimine per far depistare le indagini;e la signature o firma
,comportamento a cui si presta attenzione per capire le esigenze psicologiche dellautore. In base alle osservazioni
compiute nel contesto degli omicidi dalla FBI si distingue: lomicidio organizzato:che quello in cui laggressione
pianificata,la vittima sconosciuta,la scena del crimine in completo controllo da parte dellautore e il cadavere
nascosto;la personalit dellautore qui quella di un soggetto intelligente socialmente adeguato che ha controllo
dellemotivit. Lomicidio disorganizzato:la scena del crimine caotica laggressione non pianificata e non vi
tentativo di occultare il cadavere,la personalit del criminale quella di un soggetto con scarsa intelligenza
socialmente inadeguato e con problemi psicopatologici. David Canter distinse i reati(omicidi,stupri,ecc)in
espressivi,cio quelli effettuati in risposta a situazioni emotive impulsive e di rabbia;e strumentali che sono invece
delitti attraverso cui si cerca di ottenere qualcosa. Oltre al profilo criminologico delineato da Bond di fondamentale
importanza per la criminologia diventato il profilo geografico il cui obiettivo delimitate larea di probabile
residenza dellautore di un reato o di una serie di reati. Ci che di fondamentale importanza ricordare che il profilo
criminale pu essere utilizzato per indirizzare le indagini nel caso in cui non sia stato individuato un sospetto ma non
assolutamente operare viceversa ovvero voler cercare lautore di un delitto attribuendo questultimo al primo
sospettato,quindi la colpevolezza o linnocenza si devono basare su prove certe.
La vittima
Per lungo tempo la criminologia si incentrata sullo studio dei fattori psicologici e sociali del delinquente trascurando
la vittima,affiancandosi anche alle reazioni emotive dellopinione pubblica nei confronti di questultima,che viene
trascurata a favore dellattenzione posta sul reato,sul perch sia stato commesso e sulla personalit/vita
dellimputato/detenuto. Le cose vanno mutando e oggi linteresse per la vittima si fa sempre pi vivo, nata infatti la
cosdetta giustizia ripartiva che conferisce alla vittima un ruolo maggiormente incisivo e partecipativo nella vicenda
delittuosa e la mediazione penale in cui si cerca di risanare i fatti delittuosi tra vittima e reo.
Linteresse cresciuto poi attraverso la vittimologia definita come la disciplina che studia il crimine dalla parte della
vittima con scopi diagnostici riparativi e tratta mentali del reato e della conseguente vittimizzazione. La reazione
emotiva insorgente in connessione con la parola vittima varia in funzione di reato,si distinguono infatti:
-reati senza vittima
-reati dove la vittima impersonale e astratta e il bene violato si configura come interesse pubblico
-reati in cui la vittima sentita come lontana,estranea
-delitti per i quali si instaura una reazione emotiva con la singola vittima in virt della quale anche chi estranea
apprende il fatto attraverso le cronache e ne condivide la sofferenza elevando richieste di sanzione attraverso il reo.
Per quanto riguarda invece aspetto diagnostico della vittimologia va osservato che la probabilit di diventare vittima
di un crimine non casuale ma ci sono determinate caratteristiche psicologiche,sociali,biofisiologiche,che possono
predisporre i soggetti a divenire vittime di reati.
Classificazione delle vittime:
Le vittime passive,sono quelle nelle non rilevato alcun atteggiamento psicologico o alcun comportamento che
abbia in qualche modo giocato nella criminogenesi o che abbia indotto lautore a scegliere specificamente quella
vittima. Allinterno di questa categoria distinguiamo:
-vittime accidentale cio quelle che diventano tali per puro caso e che si sono trovate sul percorso del
delinquente(passante)
-vittima preferenziale cio quando scelta per la sua professione per la sua posizione economica e per altre
circostanze che favoriscono il delitto(proprietari di gioiellerie)
-vittime simboliche cio quando si vuole colpire in un individuo tutto il gruppo una categoria una determinata
ideologia(terrorismo)
-vittime trasversali,cio quando non potendo essere colpito il vero bersaglio lazione criminale viene indirizzata su un
familiare di costui (vendette di mafia)
Le vittime attive sono:
-vittime per la loro specifica professione,agenti di polizia o guardie giurate.
-vittima che aggredisce in cui il comportamento pu addirittura aver favorito il delitto(difesa legittima)
-vittima provocatrice che subisce una violenza per aver precedentemente suscitato lesasperazione lira o la ribellione
di colui che poi reagir perche provocato. Provocare significa colpire volontariamente qualcuno nei suoi punti deboli

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facendogli perdere il controllo,offendendolo nei valor o umiliandolo. Quando il comportamento provocatorio non
dichiaratamente intenzionale si parla invece di vittima inconsciamente provocatrice. Il rapporto che esiste fra reo e
quella che possiamo chiamare vittima favorente pi sfumato,senza far ricorso ad una vera e propria ostilit la vittima
si comporta l modo da facilitare in qualche modo la commissione del delitto.
Una particolare dinamica della relazione fra criminale e vittima definita sindrome di Stoccolma; in cui fra lautore di
sequestro di persona e la sua vittima si instaura un rapporto positivo,e talora un legame sentimentale o sessuale
dovuto dal vincolo di assoluta dipendenza del sequestrato al sequestratore.
C poi il caso della vittima consenziente cio la vittima acconsente a chi lo uccide e lo richiede.(eutanasia,omicidio
\suicido)
Infine vi sono le falese vittime: vittime simulatrici,cio coloro che per vendetta e ricatto mentono;vittime immaginarie
cio coloro che per problemi di immaturit o per fattori psicopatologici non consapevole della sua menzogna.

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