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LA COMUNIONE EREDITARIA

Presupposto della comunione ereditaria (coeredit) la sussistenza di una


pluralit di chiamati all'eredit, anche sulla base di titoli di delazione
differenti (testamento o legge): in tal caso i beni che costituenti il patrimonio
ereditario spettano in comune agli eredi.
I soggetti devono avere tutti la qualit di eredi del medesimo de cuius: non
pertanto possibile una comunione fra eredi e legatari; n nasce una comunione
nell'ipotesi di attribuzione dello stesso bene a pi legatari (in tal caso si
applicano le norme sulla comunione ordinaria e sulla divisione ereditaria).
Si tratta dell'ipotesi pi significativa di comunione incidentale che si costitui
sce per un mero fatto giuridico del tutto indipendente dalla volont dei singoli
partecipanti. Poich il codice omette una regolamentazione specificsa della
comunione ereditaria si applicano le regole generali sulla comunione ordinaria.
OGGETTO. Oggetto della comunione ereditaria (1100) pu essere un diritto di
propriet o un altro diritto reale ma anche dai diritti potestativi ad essi collegati
(es. azioni preposte alla loro difesa, come l'azione di rivendicazione).
Quanto ai diritti di credito, cadono in comunione solo i crediti aventi ad oggetto
prestazioni indivisibili che dunque non si dividano automaticamente tra i coered
in ragione delle loro rispettive quote (Cassazione, 2007).
Per espressa previsione normativa non entrano a far parte della comunione i
debiti del de cuius: i coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei pesi e
dei debiti ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie (752).
Ci avvalora l'opinione secondo cui i debiti non rientrano nella nozione legale di
patrimonio ma stanno accanto a questo, diminuendone ab externo il valore.
DISCIPLINA. Quanto alla disciplina, trovano applicazione quelle regole che,
nella comunione ordinaria, disciplinano l'uso e l'amministrazione della cosa.
Pu pertanto dirsi che ciascun coerede ha diritto di servirsi della cosa comune
senza per alterarne la destinazione ed in modo tale da consentire agli altri
coeredi di farne parimenti uso: a tal fine ciascun coerede, a proprie spese, pu
apportare le modificazioni necessarie per il godimento della cosa.
Tutti i coeredi hanno inoltre diritto di concorrere all'amministrazione dei beni.
Il singolo coerede pu anche alienare uno o pi determinati beni ereditari
oppure la quota ereditaria o parte di essa.
a) L'alienazione del bene ereditario si considera sottoposta alla condizione
sospensiva che il bene stesso sia attribuito, in sede di divisione, al coerede
alienante soltanto se si attribuisce natura dichiarativa all'atto di divisione;
ritengono invece che si tratti di vendita di cosa altrui coloro che alla divisione
attribuiscono natura costitutiva e dunque efficacia ex nunc.
b) Sicuramente piu complesso il secondo caso.
Esiste infatti in proposito una disposizione del tutto peculiare che disciplina
l'istituto del c.d. retratto successorio: diversamente da quanto avviene nella

comunione ordinaria (1103), il coerede che intenda alienare ad un estraneo la


sua quota ereditaria o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione,
indicandone il prezzo, agli altri coeredi i quali hanno diritrto di essere preferiti,
a parit di condizioni, all'estraneo (732).
Il diritto di prelazione deve essere esercitato nel termine di 2 mesi dall'ultima
notiticazione: se la notifica omessa o la vendita ha comunque luogo a favore
dell'estraneo, ai coeredi spetta il diritto di riscattare (retratto) la quota
dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finch dura la comunione.
Se pi sono i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto, la quota
assegnata a tutti in parti uguali; a tale diritto e' possibile rinunciare.
SCIOGLIMENTO. La comunione caratterizzata da un'istituzionale transitoriet,
ciascuno dei coeredi pu in qualunque tempo domandare la divisione (713).
Il diritto potestativo del singolo non senza limiti volontari e legali.
a) Quanto ai primi, se tutti gli istituiti o alcuni di essi siano minori di et, il
testatore pu disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso
un anno dal compimento della maggiore et dell'ultimo nato; inoltre il testatore
pu disporr che la divisione non abbia luogo prima di 5 anni dalla sua morte.
In entrambi i casi tuttavia, su istanza di almeno un coerede, il giudice pu
disporre che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di
quello stabilito dal testatore, qualora gravi circostanze lo richiedano.
b) Quanto agli impedimenti legali: se tra i chiamati alla successione vi sia un
concepito, la divisione non pu farsi prima della sua nascita; n pu farsi in
pendenza di un giudizio sulla legittimazione o sulla filiazione naturale di colui
che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere.
Anche in questi casi l'autorita giudiziaria pu autorizzare la divisione, fissando
pero, se occorrono, opportune cautele (715).
Se tra i chiamati alla successione vi sono nascituri non concepiti, istituiti senza
determinazione di quote, l'autorit competente pu attribuire agli altri coeredi
tutti i beni ereditari o parte di essi, disponendo opportuni provvedimenti
nell'interesse dei nascituri.
Lo scopo della divisione ereditaria e quello di far conseguire a ciascun coerede
una quantit di beni corrispondenti alle quote loro spettanti.
La divisione pu essere: contrattuale o giudiziale (duplice forma).
Una terza via costituita dal deferimento delle operazioni divisorie, col consen
so di tutti i coeredi, ad un notaio.
La divisione contrattuale (o amichevole) consiste in un contratto con il quale i
coeredi procedono alla ripartizione fra loro dei beni costituenti la comunione.
Secondo alcuni si tratta di un contratto plurilaterale sul presupposto che l'inte
resse comune allo scioglimento deve convivere con l'interesse ad ottenere una

porzione piuttosto che un'altra; secondo altri di atto unilaterale sia pure colletti
vo in quanto frutto delle manifestazioni di volont di pi soggetti aventi identic
contenuto e scopo.
La divisione annullabile quando costituisce effetto di violenza o dolo:
lazione si prescrive in 5 anni dal giorno in cui cessata la violenza o il dolo e
stato scoperto; non invece annullabile per errore.
L'azione di annullamento non e pi proponibile se, cessata la violenza o scoper
to il dolo, il coerede abbia alienato in tutto o in parte i beni assegnatigli salvo
che la vendita abbia avuto ad oggetto beni suscettibili di facile deterioramento
o di valore minimo in rapporto alla quota.
Il contratto di divisione inoltre rescindibile per la lesione patita da uno dei
coeredi per oltre 1/4 di quanto a lui sarebbe spettato; lazione si prescrive in
due anni dalla divisione. L'azione e ammessa anche nel caso di divisione gi
predisposta dal testatore quando i beni assegnati a un coerede risultino inferio
ri ad oltre 1/4 dell'entit della quota ad esso spettante.
L'omissione di uno o pi beni ereditari dal procedimento di divisione, non
provoca la nullit della divisione ma d luogo ad un supplemento divisionale.
La divisione giudiziale presuppone un disaccordo fra coeredi circa l'individua
zione o attribuzione dei cespiti ereditari corrispondenti alle quote loro spettanti.
In tale caso ciascuno dei coeredi pu chiedere l'intervento del giudice, il quale
attua la divisione dopo avere svolto specifiche operazioni tendenti:
1) alla formazione della massa dei beni che deve essere divisa;
2) alla formazione ed assegnazione delle porzioni.
La divisione, secondo l'opinione prevalente, ha natura dichiarativa e di mero
accertamento, conseguentemente ha efficacia retroattiva a far tempo dall'aper
tura della successione.
In particolare si fa leva sulla disposizione secondo cui "ogni coerede reputato
solo e immediato successore in tutti i beni componenti la sua quota e si
considera come se non avesse mai avuto la proprieta degli altri beni
ereditari".La divisione, insomma, non farebbe che accertare quale sia stata in
realta, sin dall'origine la posizione dei singoli coeredi rispetto ai beni comuni e
non potrebbe pertanto comportare una modificazione sostanziale della
situazione ad essa anteriore: anche la Cassazione spesso ribadisce che con
essa si pne semplicemente fine ad una situazione di comunione mediante la
determinazione concreta dei beni che spettano a ciascuno degli eredi sin dal
momento in cui la comumione si era costituita (apertura della successione).
Tuttavia, per alcuni la comunione ha natura costitutiva ed efficacia ex tunc;
non dunque un mero atto di accertamento ma un atto tipicamente dispositivo
perch diretto a provocare la trasformazione di una situazione di contitolarit.

FORMAZIONE DELLE PORZIONI E L'ASSEGNAZIONE DELLE QUOTE QUOTE.


La divisione presuppone una precisa definizione dello stato attivo e passivo
dell'eredita: si devono cio eliminare le passivit attraverso il pagamento dei
debiti che gravano l'eredit e individuare i beni da attribruire ai singoli coeredi
in ragione delle loro quote. Questo pu esser preceduto da varie operazioni:
vendita dei beni per il pagamento dei debiti ereditari (719-722); resa dei conti
(723); collazione (737).
LIQUIDAZIONE DEBITI. Prima di procedere alla ripartizione dell'attivo, occorre
procedere alla liquidazione (determinazione dell'ammontare) delle passivit
che gravano sull'eredit.
In questa fase, in caso di inssufficienza di denaro liquido, si rende necessaria la
vendita di beni ereditari: a) se tutti i coeredi sono d'accordo si pu giungere
alla vendita fra gli stessi condividendi; b) se in disaccordo, i coeredi che hanno
diritto a pi della met dell'asse possono procedere alla vendita all'incanto dei
beni mobili e, se occorre, di beni immobili la cui alienazione si ritenga che
possa arrecare il minore pregiudizio agli interessi dei condividendi.
Una volta esaurita la fase della liquidazione si procede alla resa dei conti fra i
coeredi (723): in questa fase si deve tenere conto del fatto che dalla gestione
della comunione ereditaria siano sorti fra i coeredi rapporti obbligatori per
frutti percepiti, imposte pagate, spese sostenute, deterioramenti arrecati o
migliorie apportate ai beni ereditari.
COLLAZIONE. Si tratta di un istituto diretto a riequilibrare la posizione dei
coeredi imponendo, a coloro che abbiano ricevuto donazioni dal de cuius,
l'obbligo di aggiungere il donato al relitto: al fine di formare una sola massa
ereditaria da dividere tra tutti i coeredi nel rispetto delle loro quote.
L'istituto diretto a garantire una parit di trattamento fra coeredi, che risulte
rebbe compromessa se si tenesse conto delle donazioni fatte in vita dal de cuiu
I soggetti tenuti alla collazione sono i figli, i loro discendenti, ed il coniuge che
concorrono alla successione. Per figli si intende i figli legittimo e naturali, e
anche quell adottivi e legittimati; naturali sono anche quelli dichirati tali.
Il codice stabilisce infatti che questi soggetti devono conferire ai coeredi tutto
ci che hanno ricevuto dal defunto per donazione, salvo che il defunto non li
abbia da ci dispensati.
Anche alcune particolari attribuzioni sono soggette a collazione: tutto ci che
il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per assegnazioni fatte a causa
di matrimoni, per avviarli all'esercizio di un'attivit produttiva o professionale,
per pagare i loro debiti (741).
Soggetta a collazione dovrebbe essere anche la donazione nulla confermata ;
mentre nell'ipotesi di donazione modale se l'adempimento del modus riduce il

valore di quanto donato, la collazione opera nei limiti di quel valore.


Nello stesso atto di donazione o nel testamento pu essere contenuta una
clausola che dispensi il coerede dal conferimento.
La dispensa ha effetto nei limiti della quota disponibile: non devono essere
dunque violate le norme poste a tutela dei legittimari.
Non tutte le liberalit sono soggette a collazione. In particolare sono escluse:
le donazioni di modico valore fatte al coniuge e le donazioni fatte ai discendenti
o al coniuge dell'erede, anche per il caso in cui questi succendendo a costoro
ne abbia conseguito il vantaggio (739).
Sono anche escluse le liberalita d'uso; il bene donato che sia perito per causa
non imputabile al donatario; le spese di mantenimento e di educazione, quelle
sostenute per malattia; le spese per il corredo nuziale e quelle per l'istruzione
artistica o professionale sono soggette a collazione solo per quanto eccedano la
misura ordinaria (tenuto conto delle condizioni economiche del defunto).
La collazione si attua in due modi: in natura e per imputazione.
Nel primo caso ci che fu donato viene effettivamente rimesso nella massa
ereditaria; nel secondo il valore di ci che fu donato viene computato a carico
del donatario-coerede in conto della sua quota di eredit.
PAGAMENT0 DEI DEBITI E ATTRIBUZIONE DELLE PORZIONI.
Per calcolare il patrimonio ereditario, operazione essenziale per la formazione
delle varie porzioni, occorre procedere al pagamento dei debiti ereditari.
La regola generale stabilisce che i coeredi devono contribuire tra loro al
pagamento dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione delle loro quote e
sempre che il testatore non abbia diversamente disposto.
Le singole porzioni vanno dunque proporzionalmente decurtate di quanto
necessario all'eliminazione di tutte le passivita (752).
Alla formazione delle porzioni, tante quanti sono gli eredi o le stirpi condividen
ti, si procede dopo aver effettuato la stima di ci che rimane nella massa.
Le porzioni debbono comprendere una quantit di immobili, mobili e crediti di
eguale natura e qualit in proporzione dell'entit di ciascuna quota.
Per quanto possibile si deve evitare il frazionamento delle biblioteche, delle
gallerie e collezioni che rivestono un'importanza storica, scientifica o artistica.
L'ineguaglianza in natura delle quote si compensa con un equivalente in
danaro; l'assegnazione delle porzioni uguali, infine, fatta per estrazione a
sorte; per quelle diseguali si procede mediante attribuzione (726-729).

DIVISIONE FATTA DAL TESTATORE


Secondo quanto disposto dallart. 734, il testatore pu direttamente procedere
a dividere i suoi beni fra gli eredi comprendendo nella divisione anche la parte
non disponibile.
In realta lipotesi cui la norma allude non costituisce un atto di scioglimento
della comunione perch la distribuzione" dei beni opera all'apertura stessa
della successione, impedendo che fra gli eredi si venga a creare una situazione
di contitolarit. Se nella formazione delle porzioni e omessa lindicazione di
alcuni beni, questi vengono attribuiti secondo le regole della successione legittima (734).
Pu anche accadere che il testatore, nel procedere allattribuzi0ne dei propri
beni, ignoiri totalmente un legittimario (cd. legittimario pretermesso) sicch
costui risulti "non soltanto escluso dalla distribuzione dei beni, ma anche
privato della quota ereditaria: in tal caso la divisione nulla ed il coerede leso
pu esercitare l'azione di riduzione contro gli altri coeredi.
Al testatore anche riconosciuto il potere di dettare norme per la composizione
delle porzioni (cc.dd. assegni obbligatoiri divisionali). Le indicazioni sono
vincolanti per gli eredi; si attribuisce in tal modo allassegnatario il diritto di
pretendere che, nella futura divisione, il bene o i beni assegnati siano imputati
alla propiia quota a titolo di apporzionamento (Cass.).
Non vincola invece direttamente gli eredi il c.d. progetto di divisione preparato
da un terzo, n erede n legatario, indicato dal testatore: in tal caso, l'autorit
giudiziaria, su istanzadei coeredi, pu non ritenere operante la proposta di
ripartizione se manifestamente iniqua o contraria alla volont del testatore.