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Dpts: lo stress da guerra un


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Dpts: lo stress da guerra un problema anche italiano


di Redazione

1 aprile 2016, pubblicato in Commenti

di Rachele Magro*
Nel 2015 lAmministrazione Difesa ha costituito un Comitato tecnico scientifico (Board) per lo studio dei disturbi mentali nel
personale militare che rappresenta il primo organismo interforze di osservazione, monitoraggio e gestione dei disturbi mentali e
che dovrebbe favorire, tra laltro, la valutazione dei processi di reale incidenza dei Disturbi Post Traumatici da Stress (DPTS) nei
militari. Ad oggi non sono stati pubblicati in merito dati epidemiologici in Italia, ma solo delle linee guida, ispirate al DSM V per
i clinici e i medici direttori del servizio sanitario, i cosiddetti DSS, che dovrebbero essere, elemento di rilevazione sul territorio di
tale incidenza.
Nel complesso il Comitato stesso dichiara che il suo intento di avviare unoperazione di depatologizzazione, riducendo i
processi di stigmatizzazione istituzionale che a volte operano come sfondo alla dissimulazione di un disagio, che cos si cronicizza
e prende vie pi perniciose per lindividuo e per il gruppo cui appartiene.

E da qui vogliamo partire in quanto il focus del problema, relativamente


allincidenza e alleventuale cura di questo disturbo nelle nostre Forze Armate, proprio la stigmatizzazione. I suicidi non hanno
rilevanza in merito, in quanto, come dichiara lOsservatorio Epidemiologico della Difesa: Landamento del fenomeno suicidario
per quanto riguarda il contesto militare, risulta essere contenuto da un punto di vista numerico rispetto a quanto si riscontra nella

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popolazione civile.
Su un piano qualitativo, le variabili ad esso associate, i cosiddetti fattori di rischio e fattori protettivi, risultano essere
sovrapponibili a quelle significativamente correlate al suicidio nella popolazione generale (Bollettino Epidemiologico della
Difesa)
Nel processo mediatico costruito su questa patologia sono state scritte tantissime cose, alcune profondamente vere, altre fuorvianti
e distanti dalla realt, almeno nel nostro Paese.

Parlare di DPTS fa notizia, soprattutto se si riesce a mettere in prima pagina


storie vere di uomini che in qualche modo ne sono stati colpiti.
Il gap sta nel fatto che la maggioranza preferisce non parlare a meno che non scelga, avendo le carte e i numeri in mano, la strada
per un possibile pensionamento iniziando pertanto una battaglia tutta personale. Nel processo di stigmatizzazione quindi, rispetto
a questo disturbo, la maggior parte di coloro che ne soffrono preferisce nascondere anche a s stesso di rientrare in quella che
possiamo chiaramente definire zona grigia.
E facile trovare articoli o notizie con impostazioni teoriche di varia provenienza su soldati e sui problemi connessi alle
conseguenze di impieghi allestero , ma soprattutto in riferimento a chi, prima e meglio dellItalia, se ne occupato.

In primis gli Stati Uniti ma oggi anche diversi Paesi europei affrontano il
problema. Non lItalia dove il fenomeno, risulterebbe inesistente. Torniamo un attimo indietro e cerchiamo di capire cosa
accaduto prima del 2015 quando ancora il Comitato tecnico Scientifico non era stato costituito.
Il Deputato Americo Porfidio nel settembre 2011 chiese in Commissione Difesa delucidazioni in merito: Nel Nord Europa cito
le parole dellOnorevole la media di DPTS tra i contingenti militari del 4-5%, allinterno di una stima del 10% di
manifestazioni minori del disturbo.
Si arriva al 20-30% negli Stati Uniti, si scende di poco in Canada, mentre in Gran Bretagna la Difesa dichiara un 3%, dato
smentito dalle cronache: infatti circa il 10% dei detenuti nelle carceri britanniche (20 mila persone) provengono dalle forze
armate, quasi tutti incarcerati per violenze (soprattutto domestiche) legate allabuso di alcool e droghe.

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Il fenomeno emerso con forza in Olanda, Norvegia, o Danimarca, che se ne

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sono fatti carico creando centri specializzati che seguono i militari nel percorso di riadattamento alla vita civile.
Le stime dellincidenza delle conseguenze per la salute mentale (ad esempio, DPTS, suicidio, depressione e altre condizioni ad
essa collegati come problemi relazionali e familiari) variano drasticamente tra le varie nazioni che hanno inviato contingenti
militari in zone di guerra.
E anche evidente che le strategie di campionamento sono differenti, i metodi e i criteri di valutazione come la considerazione di
altri fattori di rischio, come ad esempio let e le esperienze di combattimento, rendono marcatamente differenti le stime di
incidenza e fare paragoni tra i diversi Paesi pu risultare fortemente fuorviante.

Porfidio chiese se il Ministero fosse in possesso di una mappatura aggiornata del


fenomeno e se qualora non avesse informazioni in merito fosse opportuno istituire una struttura di studio per analizzare il
fenomeno DPTS con la massima attenzione dovuta e sostenere le persone colpite nel percorso di inserimento nella societ, anche
al fine di scongiurare lipotesi dellesistenza di una patologia che pur ledendo lintegrit psicofisica non sia riconosciuta dal nostro
ordinamento, in violazione del diritto alla salute costituzionalmente garantito.
Lallora sottosegretario Giuseppe Cossiga rispose allinterrogazione sottolineando come fosse in corso un censimento su tutti i
disturbi connessi allimpiego nei teatri operativi.

Questi sono i dati a nostra conoscenza fino ad oggi: 267 casi di DPTS nelle
Forze armate, di cui 3 casi riguardanti militari rientrati dai teatri operativi per esigenze sanitarie e trasferiti presso il Policlinico
Militare Celio (struttura ROLE 4, ovvero livello nazionale della organizzazione sanitaria della NATO), nel periodo compreso da
maggio 2005 ad agosto 2011.
A marzo 2012 lOnorevole Di Stanislao rincar la dose e chiese informazioni al Ministero della Difesa: se e come il Governo
prenda in considerazione le patologie psico-fisiche che possono colpire i soldati impegnati in missioni allestero e se non ritenga
necessario avviare iniziative che tutelino pienamente la salute fisica e mentale dei soldati durante la partecipazione alla missione e
al rientro in Italia.

Il Ministro, annoverando le gi conosciute prove di selezione, che andrebbero ad


analizzare le componenti caratteriali e psico-attitudinali dei concorrenti sostenne che: il personale individuato per limpiego in
teatro operativo viene sottoposto ad apposita visita medica di idoneit e vengono, altres, realizzate per i reparti dellarea
operativa, a cura di ufficiali psicologi, cattedre itineranti relative alle attivit di supporto psicologico e di stress management ed

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inoltre lezioni e conferenze su varie tematiche sanitarie, con peculiare attenzione alle psicopatologie reattive a situazioni
stressanti (disturbo post traumatico da stress e patologie correlate).
Infine concluse che sia per Esercito che per la Marina, sono stati istituiti (rispettivamente, nel 1989 e nel 1986) presso le relative
strutture sanitarie i consultori psicologici che svolgerebbero lattivit di formazione, di prevenzione e di trattamento del disagio
psicologico e dei disturbi psichiatrici nei confronti del personale militare e dei loro familiari.

Tra le parole di chi ha vissuto sulla propria pelle il disagio determinato da tale
patologia, si evidenzia una sostanziale differenza di prospettiva Nessuna selezione, nessun addestramento pu impedire
linsorgere del DPTS in un militare che magari saltato in aria con il lince e ha visto il suo conduttore spappolarsi per tutto il
mezzo.
Molti veterani colpiti da tale disturbo lamentano inoltre la mancanza di supporti efficaci al rientro in Patria dal teatro operativo: le
visite mediche di controllo dei dirigenti del servizio sanitari e ufficiali medici si limitano a monitorare lo stato fisico generale
attraverso mere analisi diagnostiche strumentali.
Con ci non possiamo certo affermare che ogni soldato rientrato da missioni difficili sia un possibile caso. Cerchiamo dunque di
spiegare cosa sia questo mostro tanto temuto, quale il disturbo post traumatico da stress (DPTS) in ambito militare.

La realt che si impara dallesperienza sul campo, soprattutto clinico, che c


una linea sottile che differenzia il Combat stress dal DPTS, due condizioni completamente diverse, contrariamente a quanto
scrivono alcuni.
E necessaria una specifica conoscenza, e altrettanta esperienza, prettamente clinica e formativa, per differenziarli e non cadere
nella trappola costituita dalla presenza di una sintomatologia a tratti comune.
Per definizione, Combat Stress una reazione prevista e prevedibile a esperienze di combattimento.
Dopo essere stati in una zona di combattimento in cui si costantemente sotto stress fisiologico (cattiva alimentazione, le
temperature estreme, poche opportunit di una buona igiene personale, etc.) sotto stress psicologico (preoccupazioni ordigni
esplosivi improvvisati, cecchini o la morte dei compagni), tale condizione di iperarousal funzionale ed adattiva al contesto.

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Il combat stress considerato una reazione normale a circostanze traumatiche.


PTSD, daltra parte, si riferisce ad un disturbo psicologico che pregiudica il funzionamento globale della persona e perdura, nella
sua sintomatologia, ben oltre i trenta giorni successivi agli eventi critici; in alcuni casi, si manifesta anche a distanza di mesi.
Il disturbo post-traumatico fa parte della sfera dei disturbi dansia e si ascrivono tali sintomi in associazione ad eventi
oggettivamente traumatici (incidenti, stupri, attentati, terremoti). Si determina spesso una iper attivazione del sistema nervoso che
in costante condizione di allarme manifestando anche importanti sintomi fisici come disturbi del sonno, difficolt di
concentrazione, rabbia ed impulsivit.
La mente sovraccarica e cerca di collocare in un posto affidabile un evento che ha determinato disequilibrio e disorientamento,
per farlo attiva tutte le sue energie in attivit dispendiose, per quanto inutili. Sono presenti paure intense, ricordi continui ed
intrusivi e il tentativo di annullarli evitando attivit, situazioni e persone che portano a rivivere levento stesso.

Caratteristica importante di questo disturbo pertanto la negazione, fattore


strutturali di meccanismi di difesa atti a dare una parvenza di protezione dal trauma, ma che in realt servono solo a rafforzarne gli
effetti. La mente nega, ma il corpo reagisce.
LOrdine degli Psicologi del Lazio nella sua valutazione psicologico-giuridica del danno biologico-psichico attribuisce al Disturbo
post traumatico da stress una compromissione della qualit della vita che pu andare dal 6% all80%.
Dunque, una compromissione anche grave della funzionalit personale e sociale di un individuo.

Mentre importanti progressi sono stati fatti nel corso degli ultimi decenni nella
comprensione e nel trattamento dei sintomi di DPTS, permangono, a nostro avviso, lacune significative nellapplicazione e
divulgazione delle conoscenze oltre a diversi problemi irrisolti.
La ricerca epidemiologica sul DPTS e le sue incidenze sulla salute mentale dei nostri soldati al rientro dalle missioni allestero,
spesso contestate da una parte attiva della nostra popolazione, ha notevoli conseguenze politiche quanto economiche.
La mancanza di una incidenza significativa renderebbe il problema inesistente e quindi non sarebbe necessario farne oggetto di

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indagini ulteriori o di concettualizzazione sulla sintomatologia connessa a uno status cos controverso come quello del soldato in
rientro dalla guerra.

Tale risultato potrebbe rappresentare una giustificazione alla mancanza nel nostro
sistema sanitario di tutti quegli strumenti integrativi e di supporto ai veterani che invece sono presenti negli Stati Uniti (ad
esempio il Department of Veterans Affairs) e in altri Paesi europei.
In Italia, pertanto, ai nostri soldati non resta che negare essi stessi il loro disagio per paura di essere abbandonati dallistituzione,
di perdere il proprio lavoro o i benefit conquistati fino a quel momento, sperando che tutto passi, che il tempo li aiuti a guarire le
loro ferite. Quando, a distanza di tempo, il sistema protettivo che si sono costruiti inizia a vacillare cercano supporto allesterno,
nel contesto civile.

Il contesto civile sicuramente pronto clinicamente ad accogliere e curare i


disturbi provenienti da traumi connessi ad eventi critici, ma quanti di questi clinici hanno una cultura militare e soprattutto
conoscenza delle dinamiche della vita militare ancora non un dato conosciuto.
Non esiste una formazione in psicologia militare che possa essere acquisita dai clinici che in ambito civile vogliano dedicarsi a
tale ambito. Una approfondita formazione di tali dinamiche e una esperienza in tal campo fondamentale per impedire che il
processo di stigmatizzazione possano insinuarsi e fecondare.
Ci sono delle terapie psicologiche considerate comunque pi efficaci di altre nella cura del disturbo post traumatico e tale
formazione, ad opera in Italia della Associazione EMDR Italia accessibile a tutti gli psicologi, medici e psicoterapeuti che lo
desiderano. Terapia che richiede due livelli di approfondimento e oggi annovera diversi terapeuti che se ne avvalgono. Il
Ministero della Difesa dichiara che gli stessi psicologi militari possiedono tale formazione.

LEMDR considerata pertanto una terapia delite e lInternational Society for


Traumatic Stress Studies la annovera addirittura nelle linee guida per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress.
Questa tecnica, gi applicata con successo sui reduci del Vietnam, considera il DPTS un disturbo dei processi di memorizzazione
del trauma.
Le informazioni legate alle esperienze traumatiche non sempre vengono elaborate completamente, le percezioni iniziali saranno
immagazzinate essenzialmente come sono state nello stimolo iniziale, insieme a pensieri distorti o percezioni sperimentate al

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momento dellevento. La mancata elaborazione della informazione neurobiologica continua ad attivare le stesse risposte emotive
ed immaginative anche a distanza di tempo.
LEMDR favorisce la transmutazione di queste esperienze immagazzinate disfunzionalmente in una risoluzione adattiva che
favorire la salute psichica.

Lutilizzo di movimenti oculari ritmici permettendo di rivivere di seduta in seduta, attraverso un


protocollo strutturato, lesperienza dellevento traumatico, fa si che lattivit dei due emisferi venga risincronizzata permettendo
unelaborazione accelerata dellinformazione.
In genere in 3-6 sedute il 77-100% ha una remissione del DPTS in vittime di traumi singoli, che salgono a 12 sedute invece per
coloro che sono considerati vittime di traumi multipli come ad esempio i reduci.
LEMDR comunque tecnica terapeutica che viene utilizzata ad oggi, con una buona risoluzione di diversi disturbi e di traumi
considerati anche minori.

Tra i nuovi casi di DPTS emergono anche quelli di giornalisti, embedded o meno,
tornati da territori colpiti dal terrorismo e dalla guerra civile, a dimostrazione che tutti coloro che sono sottoposti a situazioni a
rischio e di grande impatto emotivo possono presentare tale disturbo.
Non esiste giubbotto antiproiettile in grado di tutelare dai colpi emotivi di eventi critici, dalla perdita di un collega, di un amico,
dalle immagini forti di unesplosione, dai corpi riversi per terra.
Esiste una struttura di personalit pi o meno adatta a sostenere gli urti degli eventi traumatici, esiste un addestramento sul campo
in cui si sperimentano dal vivo situazioni stressanti e altamente traumatiche, ma tutto ci non ha mai la stessa intensit di quando
ci troviamo in carne ed ossa a contenere la ferita mortale di un amico con il quale fino a pochi secondi prima si condivideva una
birra, o di un bambino fotografato qualche secondo prima con il sorriso sulle labbra.
La prevenzione stata ed un fattore fondamentale nella tutela della salute mentale. Per fare prevenzione bisogna sapere cosa,
come e quando le difese crollano,. Solo la zona grigia, quella di chi non parla e preferisce curare le sue ferite da solo, solo i
numeri che non sono numeri, i casi che ufficialmente non esistono possono dirci in che direzione oggi il nostro Paese pu andare.

*La Dott.ssa Rachele Magro, psicologa e psicoterapeuta, proviene da una lunga esperienza

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nellambito della cura e prevenzione della PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress). Per anni stata presidente di una sede
territoriale dellASPIC, scuola di formazione in Counseling e ha allattivo una lunga esperienza da formatore e da clinico.
Ha pubblicato due libri sulle problematiche della military lifestyle con leditore Psiconline: Cuore di Soldato (2012) e Oltre le
Stelle (2014) e numerose pubblicazioni di settore in ambito accademico. Da diversi anni anche la Responsabile nazionale del
servizio psicologico alle famiglie dellAltra Met della Divisa. (www.laltrametadelladivisa.it)
Foto: Buzz Feed, PNJ.com, Daily Chronic,Wired, UIs Army e web

Argomenti: Disturbi Post Traumatici da Stress | DPTS | Ptsd | reduci | veterani |

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