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STORIA ROMANA

La storia romana si divide in 3 periodi: (ci saranno oltre 11 secoli e ventanni di durata)
- et monarchica o regia (dal 754-53 a.C. al 509 a.C.);
- et repubblicana (dal 509 a.C. al 27/23 a.C.);
- et imperiale (dal 23 a.C. al V secolo d.C.).

LITALIA PREROMANA
Nella penisola italiana si assiste nellarco di due millenni, dal III al I millennio a.C. a
un grande sviluppo. Tra let del bronzo medio e la prima et del ferro si passa da
una situazione caratterizzata dalla presenza di tanti gruppi umani di piccole
dimensioni al sorgere di forme pi complesse di organizzazione.
Nel corso del II millennio a.C. anche la penisola italiana fu raggiunta dalle
popolazioni di origine indoeuropea che varcarono le Alpi e discesero verso sud: i
primi insediamenti si ebbero intorno al 1500 a.C. o anche prima, seguiti poi da
una seconda ondata in piena et del ferro, e intorno al 1000 a.C.
Popolazioni AUTOCTONE:
- Comuni (Valtellina e Valcamonica)
- Agricoltori delle Terremare (insediati nella valle del Po)
- Piceni (Italia centrale)
- Nauraghi (Sardegna)
- Liguri (Liguri attuale ed aree del Piemonte e della Lombardia)
Gruppi INDOEUROPEI
- Veneti- Villanoviani (nella bassa valle del Po)
- Iapigi e Messapi (Puglia)
- Popoli italici tra cui Latini e Umbri- Etruschi
- Enotri (affini ai Siculi, (Calabria))
La diversit delle culture presenti in Italia allinizio del I millennio a.C. ha un
riscontro importante in un quadro linguistico assai variegato, dovuto allarrivo
nella penisola di gruppi etnici di varia provenienza. Queste lingue si possono
ricondurre a due grandi famiglie, quelle indoeuropee e quelle non indoeuropee.
Indoeuropee sono in primo luogo il Latino e il Falisco (Lazio).
Si distinguono in tre diversi sottogruppi con molte varianti dialettali:
1. Umbro-Sabino nel centro nord (nella Sabina), Umbria e Piceno.
2. Osco nel centro-sud comprendente Sanniti, Lucani;
3. Meno noto, ma riferibile agli Enotri e Siculi.
Indoeuropeani erano anche il Celtico (Pianura Padana) e il Messapico.
La principale lingua non indoeuropea lEtrusco (odierna Toscana, Liguria e

Romagna). Non indoeuropee sono anche il Ligure e il Sardo.


Un posto di eccezionale rilievo tra le culture dellItalia preromana rivestito dalle
colonie della Magna Grecia fondate nellItalia meridionale, a partire della met del
VIII secolo a.C. Lungo la Costa Ionica, quella Tirrenica e in Sicilia sorse una serie di
citt importanti (Taranto, Crotone, Sibari, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento e
molte altre) che, senza dare vita a politiche unitarie, esercitarono una grande
influenza. In Sicilia giocavano un ruolo importante anche le colonie Fenice.
La civilt dei Sardi, che si sviluppa in Sardegna tra let del bronzo e quella del
ferro, essa nota con il nome di civilt nuragica, della costruzione tipica che
caratterizza, una torre a forma di troncodi cono in pietra.
La civilt Villanoviana dal nome del villaggio di Villanova, vicino a Bologna,
dove nel 1853 vennero alla luce i primi reperti che documentavano lesistenza di
questa popolazione. I reperti mostrano che questa civilt era molto evoluta e che
ebbe un ruolo fondamentale nei successivi sviluppi delle altre civilt, poich i
villanoviani probabilmente furono assorbiti dagli Etruschi.
La civilt Etrusca: fra tutte le culture dellItalia preromana, la civilt etrusca
occupa una posizione rilevante perch ricca e di conseguenza molto progredita.
Gli Etruschi si distinsero per i grandi progressi nellestrazione e nella lavorazione
di metalli e per il commercio marittimo, per labitudine di trasformare villaggi
sparsi in vere citt.
Nel corso di circa quattro secoli tra i 1000 e il 600 a.C. partendo dallEtruria
(lattuale Toscana, Liguria e Romagna) estesero gradualmente la loro influenza,
prima verso sud, nel Lazio fino in Campania, poi al Nord, nella Pianura Padana,
fino alla Costa Adriatica, esercitandosi uninfluenza determinante su tutti i popoli
dellItalia centro-settentrionale e, in particolare, sullintera cultura di Roma.
Le origini: alcuni ritengono che gli etruschi fossero giunti in Italia intorno al 1000
a.C. dalloriente provenendo dalla Lidia, una regione dellAsia minore; altri
ipotizzavano anche per gli etruschi, una provenienza dal nord, attraverso le Alpi.
Altri ancora, infine, pi recentemente hanno ipotizzato uno sviluppo autoctono.
Ad avvalorare questa ipotesi contribu, soprattutto, il fatto che la lingua etrusca
non assomiglia a nessuna di quelle note ed stata decifrata solo in parte.
Sicuramente la civilt degli etruschi si formata in Italia ed derivata dalla
cultura villanoviana e si arricchita attraverso i contatti con gli altri popoli del
Mediterraneo, in particolare con le colonie greche dellItalia meridionale. Anche se
nella fase della loro massima espansione gli etruschi controllavano gran parte
dellItalia centro-occidentale e competevano con i Greci e i Cartaginesi per il
controllo delle principali rotte marittime, questo popolo non diede mai vita ad uno
stato unitario.
Gli etruschi si organizzarono fin dalle origini in citt indipendenti governate da

sovrani detti LUCUMONI, che furono poi sostituiti da magistrati eletti


annualmente gli ZILATH (corrispondenti ai pretori romani) e da un consiglio degli
anziani, formato dalle famiglie pi ricche e importanti.
Lunica forma di aggregazione delle comunit etrusca che ci sia nota, quella
rappresentata dalla LEGA DELLE DODICI CITTA PRINCIPALI (Veio, Cere,
Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia, Volterra, Chiusi, Cortona, Perugia, Arezzo e
Fiesole).
La societ etrusca si distinse per un carattere aristocratico: il governo delle
citt era nelle mani di un gruppo ristretto di proletari terrieri e ricchi di
commercianti.
La civilt etrusca raggiunse il suo apice tra il VII e il VI secolo a.C., quando le
Poleis etrusche rette da unaristocrazia ricca e raffinata, controllavano le rotte del
Mediterraneo occidentale e controllavano gran parte dellItalia centro
settentrionale e numerosi centri della Campania.
Anche lespansione degli etruschi verso lItalia meridionale fu arrestata nel 147
a.C. essi subirono a Cuma, una sconfitta da parte dei Greci di Siracusa.
Decisivi per la decadenza etrusca furono due eventi che si verificarono allinizio
del IV secolo a.C.: ovvero la presa della citt di Veio, avvenuta ad opera dei
Romani nel 396 a.C. e la perdita dei possedimenti nella Val Padana, caduti in
mano di una popolazione indoeuropea nuova, i Celti.
Nel corso del III secolo a.C. infine, lEtruria pass progressivamente in mano
romana. Roma conobbe uno sviluppo notevole nel corso del Vi sec a.C. nel periodo
in cui si trov sotto il controllo etrusco. Secondo la tradizione Tarquinio Prisco il
figlio di un greco originario di Corinto, che arrivato a Tarquinia, sposa una giovane
appartenente allaristocrazia locale; alla morte del padre ne eredita le ingenti
ricchezze, ma la sua origine gli impedisce di accedere al governo della citt. Il
giovane decide cos di trasferirsi a Roma; giunto a Roma il Lucomone (cos si
chiam originariamente) si guadagn il favore di Anco Marcio e cambiato il suo
nome in quello di Lucio Tarquinio, alla morte del re venne eletto suo successore.
Religione e Cultura: laspetto che pi di ogni altro suscit lattenzione degli
scrittori antichi fu lo sviluppo eccezionale che ebbero nel mondo etrusco i riti
religiosi.
La sfera religiosa etrusca comprende la ricchezza di culti e di scritti ben codificati,
accanto a tecniche specifiche con componenti magiche. Le divinit del Pantheon
etrusco sono in gran parte ammissibili a quelle greche.
Nella religiosit etrusca ha unimportanza particolare la concezione dellaldil. Si
credeva che il defunto continuasse la propria vita nella tomba, che viene
concepita come una vera e propria dimora, nella quale si possono trovare cibi,
bevande e oggetti vari.
In un secondo tempo a questimmagine dellaldil si sostitu unaltra, che

concepiva loltretomba come una destinazione alla quale si perveniva dopo lungo
viaggio, che poteva essere effettuato a piedi o con mezzo di locomozione come il
carro o il cavallo.
Agli etruschi premeva molto la corretta interpretazione dei segni della volere della
Divinit. Da qui limportanza eccezionale attribuita allarte di interpretare tale
volont, l ARUSPICINA attraverso lesame delle viscere degli animali sacrificati
per scopi religiosi. I sacerdoti esaminavano il fegato degli animali sacrificati, che
rispecchiava la volta celeste e prendevano Auspici, osservando il volo degli uccelli
e la forma e lorientamento dei fulmini.
LE ORIGINI DI ROMA
Il mondo di Roma stato definito ad un tempo uno, duplice e molteplice:
- uno: perch ne furono elementi unificanti lamministrazione, la cittadinanza, lesercito, il
diritto;
- duplice: perch questo mondo fu s romano, ma di certo non esclusivamente latino: Il
greco rimase sempre, dal punto di vista linguistico e culturale, il modo di espressione
principale.
-molteplice: perch in questo mondo Roma talvolta compose in unit, ma pi

spesso lasci convivere e sopravvivere un mosaico molto vario di cittadinanze, di


particolarit locali, di condizioni politiche, sociali e personali, che per la maggior
parte si limit a classificare secondo i propri schemi giuridici e concettuali e che
transitarono, sotto il comune denominatore della romanit, oltre la fine del
dominio di Roma.
Le testimonianze delle fonte letterarie danno una notevole quantit di
informazioni, si tratta tuttavia di opere che risalgono ad epoche molto posteriori
agli eventi naturali.
- Fonti letterarie o storiche: i primi storici dei quali possiamo tuttora leggere, in
forma pi o meno completa, le narrazioni su Roma arcaica vissero nel I secolo
a.C.; Tito Livio contemporaneo dellimperatore Augusto (59 a.C. 17 d.C.) scrisse
una grande storia di Roma dalla sua fondazione ma Livio stesso, si rendeva conto
della fragilit delle basi su cui poggiava la sua ricostruzione. Molto importante lo
storico greco Dionigi di Alicarnasso, anche lui attivo a Roma in et augustea.
Egli si impegna ad apportare argomenti a sostegno della grecit dei romani
attraverso confronti tra le istituzioni politiche, gli usi, i riti e culti dei due popoli. La
versione pi nota e diffusa della leggenda delle origini di Roma parla della
fondazione di Alba Longa della dinastia dei re albani tra larrivo di Enea nel Lazio
(dove fond Lavinium, la citt col nome della moglie Lavinia) e il regno di Romolo.
Nel primo libro lEneide, Virgilio si ispira a questa tradizione. Alba Longa fondata
dal figlio di Enea, Ascanio/Iulio. Secondo la leggenda il fondatore e primo re della
citt di Roma, Romolo figlio di Marte, Dio della guerra e di Rea Silvia, che figlia

di Numitore, lultimo Re di Alba Longa, che era stato illegittimamente privato del
trono dal fratello pi giovane.
- Fonti epigrafiche: che facevano della civilt romana la civilt della pietra, perch tutti
gli atti, le informazioni e le comunicazioni avvenivano su pietra (considerati i mass-media
dellet antica). Daltronde era un materiale facilmente reperibile, diversamente dai papiri
e dalle pergamene (materiale anche molto costoso). I papiri, conosciuti in occidente solo
a met del 700 attraverso gli scavi di Ercolano e Pompei, erano tipici dei territori
dellEgitto. Costituiscono un materiale, inoltre, che richiede un clima particolare, sia per la
crescita della pianta che per la sua conservazione. Tra le fonti epigrafiche (il cui periodo di
maggiore fioritura compreso tra gli ultimi 2 secoli dellet repubblicana e i 3 secoli
dopo) poi, dobbiamo annoverare:
- le epigrafi funerarie (chiunque poteva porle, per questo sono numerose)
- epigrafi onorarie, che venivano poste per chi si era distinto nella comunit (patroni,
protettori); la maggior parte erano dedicate allimperatore
- votive, fatte per un voto ricevuto
- instrumentum, su materiale mobile (tipo anfore, suppellettili, lucerne)
parietali (negli edifici), rupestri (nelle caverne), graffiti.

Le epigrafi sono state raccolte in un grande corpus, detto C.I.L., corpo


delliscrizione latina, costituito di 17 volumi ognuno dei quali contiene altri volumi
(la raccolta parte da Mommsen). Tutto quello che le fonti letterarie non dicono, le
epigrafi lo riportano.

ONOMASTICA ROMANA
Un aspetto importante riguarda lonomastica romana, cio la denominazione di un
cittadino romano. Questi aveva 3 nomi: prenomen, nomen e cognomen:
- prenomen corrisponde al nome proprio (erano circa una decina e venivano
scritti abbreviati senza nuocere o col puntino alla loro comprensione o col puntino:
cos A. per Aulus, C. per Caius, Ser. per Servius, ecc.);
- il nomen corrispondeva a quello della gens a cui si apparteneva e veniva
trasmesso di padre in figlio: Acilius, Aurelius, Furius, Valerius, Claudius, ecc.;
- il cognomen era un appellativo che differenziava, nellambito della gens, una
famiglia, un personaggio, da un altro, spesso, derivato da un soprannome
individuale, tratto talora da caratteristiche fisiche: come Rufus ( rosso di capelli ),
Calvus (calvo ), Scaevola ( mancino ); talora da cariche o attivit di esponenti
della famiglia: come Agricola ( agricoltore ), Scipio ( bastone del comando ); talora
da precisazioni geografiche,spesso legate alla provenienza: come Gallus, Sabinus,
Capitolinus, ecc. Esso tese poi a divenire ereditario tra gli aristocratici, per
distinguere le varie famiglie appartenenti ad una stessa gens: i Cornelii Scipiones,
i Marcii Reges, ecc. A volte poteva essere aggiunto un secondo cognomen. Ci
non toglie che molti Romani famosi non abbiano mai avuto un cognomen: si pensi
a Caio Mario o a Marco Antonio.

In caso di adozione ladottato assumeva i tria nomina del padre adottivo, a cui
faceva seguire un secondo cognomen tratto dal gentilizio della sua famiglia
dorigine: ad esempio Caio Ottavio, adottato da Cesare ( Caio Giulio Cesare ),
divenne Caio Giulio Cesare Ottaviano.
Gli schiavi (considerati cose) avevano un solo nomen, ma se affrancati (liberati, da
qui liberti) prendevano il prenomen e il nomen di colui che lo affrancava.
La donna non aveva prenomen; veniva chiamata, nellambito ufficiale, con il
nomen (gens) e il cognomen.
LARCHEOLOGIA: serve a datare periodi che non hanno riscontro nelle fonti letterarie
(tipo preistoria e protostoria). Il metodo quello stratigrafico; tanto pi uno strato
vicino alla superficie, tanto pi recente (in questo modo si trovata la ceramica); un
altro metodo quello della dendrocronologia, lanalisi di tutti gli anelli degli alberi
sotterrati con i resti archeologici.
NUMISTICA: (che studia le monete). Una moneta presa a sola non dice niente; inserita in
un contesto archeologico invece dice tanto.
Solo uno Stato che ha una sua autonomia pu emettere. La moneta ha sia un valore
economico che uno politico; economico perch a seconda del peso e del tipo pu chiarire
la situazione economica di un determinato periodo. Una buona moneta deve avere valore
nominale ed intrinseco coincidenti (da ci si deduce la situazione economica di un
determinato periodo). Da Nerone la situazione comincia a cambiare: valore nominale ed
intrinseco non coincidono pi e il dislivello sintomo di una cattiva situazione economica.
Ci spesso portava i sovrani a mettere in circolo pi moneta, peggiorando ulteriormente
la situazione.Laspetto politico implica che la moneta non porti la data di emissione (il
concetto di datazione non esisteva ancora; comparir d.c.), ma tra il dritto e il rovescio le
figure dei personaggi eminenti di un epoca. Per esempio, monete con Nerone da un lato e
la madre dallaltro indicavano il periodo in cui Nerone era guidato dalla madre; Nerone da
un lato e la domus aurea dallaltro, era il periodo in cui Nerone si era liberato della madre.

I SETTE RE DI ROMA
La tradizione fissa il periodo monarchico della sede di Roma dal 754 al 509 a.C.
anno dellinstaurazione della Repubblica. In questo periodo su Roma avrebbero
regnato sette re:
- Romolo (il fondatore)
- Numa Pompilio
- Tullio Ostilio
- Anco Marcio
- Tarquinio Prisco
- Servio Tullio
- Tarquinio il Superbo

Vi furono sicuramente altri re o usurpatori o periodi di breve anarchia, di cui si


perduta traccia. A Romolo venne attribuita la fondazione di Roma e la creazione
delle prime istituzioni politiche, tra cui un senato di 100 membri. Inoltre, dice che
Romolo abbia avuto unapotesi, ovvero che sia stato rapito in cielo ed diventato
il Dio Quirino. Ma non si certi della verit: secondo la leggenda, lo uccisero
perch aveva tendenze tiranniche e venne manducato, ovvero venne mangiato; a
Numa Pompilio si assegnano i primi istituti religiosi; a Tullio Ostilio le
campagne militari di conquista (tra cui la distruzione di Alba Longa); Anco Marcio
la fondazione della colonia di Ostia, alle foci del Tevere. Con Tarquinio Prisco c
una seconda fase della monarchia romana, nella quale gioca un ruolo importante
la componente etrusca. A prisco sono attribuite importanti opere pubbliche,
mentre a Servio Tullio si fa risalire la costruzione delle prime mura della citt, e
soprattutto listituzione della pi importante assemblea elettorale romana, i
comizi Centuriati. Tarquinio il Superbo, lultimo sovrano assume infine i tratti
tipici del tiranno che infligge ai cittadini ogni tipo di vessazione. Promotore di
grandi opere pubbliche e di una politica espansionistica, era malvisto dal popolo.
Secondo la tradizione fu cacciato da una congiura capeggiata da Publio Valerio,
detto Pubblicola il sostenitore del Popol che avrebbe instaurato il regime
repubblicano.
Le fonti principali da cui attingono gli storici si hanno grazie alle opere di Livio e
Dionigi. Questi storici sono noti con il nome di annalisti perch hanno
organizzato il materiale in ordine cronologico, secondo una successione anno per
anno.
Il primo romano a narrare la storia di Roma stato Fabio Pittore, il quale scrisse
in greco, mentre il primo storico romano a scrivere in latino fu Marco Porcio
Catone detto il Censore.
Importante anche la tradizione familiare.
La struttura della societ romana in et repubblicana era dominata dalla
competizione tra le famiglie principali dellaristocrazia. Ciascuna di esse cercava
di accreditare il proprio titolo di superiorit sulle altre celebrando le glorie degli
antenati, soprattutto grazie agli elogi dei defunti in occasione di cerimonie
funebri.
Fonte importante sono anche gli Annali dei Pontefici, ovvero la registrazione
sommaria degli avvenimenti fondamentali, tenuta, anno per anno, dalla suprema
autorit religiosa di Roma, il pontefice massimo. Il problema che neppure questi
risalgono allet regia. In sintesi sembra oggi accertato che nel racconto
tradizionale devono essere state fuse due versioni di diverso tipo sulle origini di
Roma: una Greca che ricollegava la fondazione della citt alla legenda di Enea,
ed una Indigena, nella quale Romolo rappresenta il mitico Re-Fondatore
autoctono. Il racconto per quanto leggendario ha degli elementi che si possono
definire storici: la compresenza di popolazioni diverse, i Latini e i Sabini, alle

origini di Roma (ratto delle Sabine attribuito a Romolo per risolvere il problema
demografico dando delle mogli ai latini) e la fase di predominio etrusco nel
periodo finale della monarchia.
Dei primi re di Roma non abbiamo notizie storiche; gli ultimi 3 (Tarquinio Prisco, Servio
Tullio, Tarquinio il Superbo) sono personaggi storici la cui veridicit accertata. Questi
sono re etruschi, che si pensa abbiano significato il dominio degli etruschi su Roma.
Nellisola Tiberina gli Etruschi avevano la loro base economica e il potere economico e
politico che presero, lottennero quasi fosse la conclusione logica della loro superiorit
(cio senza combattere). Quando gli Etruschi penetrano a Roma, importano il loro modo
di pensare, di fare, il loro stile di vita, risanarono il territorio, crearono il foro, gli
acquedotti, le strade. Si pu dire che la citt sorse con loro.
Nella societ di allora, la monarchia romana (con i primi 4 re) era basata sui patres a
capo delle gentes, i quali detenevano il potere (imperium) che gestivano affidandolo
ad un rex che eleggevano. Ogni anno, alla fine, il re rimetteva il suo mandato e il potere
ritornava ai patres (interregnum). Era una monarchia elettiva, dunque, che per
prevedeva che il potere ritornasse al patres.
Con i re etruschi le cose cambiano, e anche se la monarchia resta elettiva il potere resta
in mano ai re. La societ etrusca, infatti, era diversa, era basata su un sovrano la cui
monarchia era di tipo assoluto. Il monarca etrusco governava in proprio, non aveva a che
fare con i patres. Ci, si pensa, abbia determinato una rivoluzione dei patres, che vistisi
privati del loro potere, di fronte alla monarchia assoluta degli Etruschi, preferirono
istaurare una repubblica in modo che potessero governare tutti.
La monarchia etrusca lasci un segno tale sui Romani da creare in loro un forte spirito
antimonarchico. Quando Roma, dal II secolo in poi, in seguito a tutte le conquiste,
comincia a trasformarsi, ad estendersi, si cominceranno a notare nuovi tentativi per
impossessarsi del potere; anche perch una citt, cos grande comera, non poteva
essere governata ancora allo stesso modo. Questo sar a determinare i vari tentativi
monarchici, intesi come potere di uno, potere personale. Si pensa sia questo il motivo che
sta alla base del crollo della monarchia nel 509 a.C. .

La nascita delle citt fu sicuramente il risultato di un processo lento e graduale


che inizi attorno al VIII sec a.C., essa sorgeva a ridosso del basso corso del
Tevere, in una posizione di confine tra le due aree differenti: la zona etrusca e il
Lazio antico.
La differenza etnica, culturale, linguistica dei due popoli etruschi e latini era gi
nettamente definita. Sembra improbabile che Roma abbia preso nome da un
fondatore Romolo: se mai pi probabile il contrario.
In realt, non siamo in grado di stabilire quale sia lorigine del nome Roma. Tra le
possibilit c quella che derivi dalla parola Ruma (mammella in senso di
collina), oppure da Rumor, il termine latino arcaico che designava il fiume Tevere.
Ogni ricostruzione relativa alle origini di Roma deve essere sempre considerata
provvisoria.
Nella fondazione di una citt limportanza fondamentale dal punto di vista

religioso era rivestita dal Pomerio: esso era in origine della linea sacra che
delimitava il perimetro in corrispondenza con le mura, in quanto esso era tracciato
secondo la procedura religiosa, cio secondo gli auspici che avevano preso gli
auguri.
LO STATO ROMANO ARCAICO
Alla base dellorganizzazione sociale cera una struttura in famiglie, alla cui testa
stava il pater, la figura aveva un potere assoluto su tutti i suoi componenti
compresi, schiavi e clienti (coloro che si trovavano in una condizione di inferiorit
e avevano quindi bisogno del sostegno di un capo autorevole).
Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato comune costituivano la
gens, un gruppo organizzato politicamente e religiosamente.
La popolazione dello Stato romano arcaico era divisa in gruppi religiosi e militari
dette curie: che comprendevano tutti gli abitanti del territorio, tranne gli
schiavi.
Le trib attribuite a Romolo originariamente erano tre: TITIES, RAMNSES E
LUCERES. I loro nomi fecero pensare agli stessi antichi e la loro origine era
etrusca, soprattutto per quanto riguarda le ultime due mentre la prima fa pensare
ad una componente Sabina.
Nellepoca che coincideva con il predominio etrusco, lo Stato romano si organizz
secondo criteri pi precisi: ogni trib fu divisa in dieci curie e da ogni trib furono
scelti 100 senatori (300 in tutto erano quelli che costituivano la prima assemblea
degli anziani).
Per le strutture di base molto importante, perch su questo modello si fond
anche lorganizzazione militare: ogni trib infatti tenuta a fornire un
contingente di cavalleria e uno di fanteria rispettivamente di 100 e 1000 uomini.
La componente fondamentale dellesercito, la Legioni, risultava composta da
3000 fanti e 300 cavalieri (detti celeres). Importanti anche i pretoriani, ovvero le
guardie dellimperatore.
IL COLLEGIO DEGLI AUGURI: (Non molto importante)
Nella monarchia romana, era presente il collegio degli auguri. Esso aveva invece il
compito di interpretare la volont divina, quello delle Vestali era composta da
donne caste che avevano il compito di custodire il fuoco sacro che ardeva nel
tempio della dea Vesta.
PATRIZI E PLEBEI
Fin dallinizio dellEt Repubblicana, noi osserviamo la contrapposizione tra Patrizi e Plebei
(tuttora si discute chi fossero i Patrizi e chi i Plebei), sono due entit completamente
distinte. Di essi sappiamo solo che i patrizi detenevano i poteri ed appartenevano ad una
gens, mentre al di fuori dei clan gentilizi cerano i plebei; ma sono, sia patrizi che plebei,

cittadini romani. Ora non sappiamo da dove provenissero i patrizi e da dove i plebei,
quindi sbagliato dare una risposta affermativa. I punti fermi sono questi: che i plebei
sono cittadini romani come i patrizi (cives romani), ma hanno una capacit di agire
limitata. Costituiscono come uno Stato nello Stato, perch i plebei si ritrovano a fare tutto
ci che fanno i cives romani, ma quando si tratta di avere dei diritti, essi, non hanno gli
stessi diritti dei patrizi.

I patrizi detenevano il potere in nome delle magistrature che ricoprivano, in base


al fatto che appartenevano ad una gens e perch erano gli unici che potevano
conoscere la volont degli dei (anticipiamo infatti che qualunque atto, anche
riguardante la vita religiosa, veniva svolto sempre dopo aver consultato la
divinit). I plebei dunque dovevano solo accettare quello che i Patrizi dicevano.
I patrizi detenevano anche il potere religioso e bastava dire che una guerra fosse
voluta dagli dei perch i plebei venissero chiamati a combattere. Solo i patrizi
potevano prendere gli auspici, cio solo loro potevano consultare le divinit e
avere il responso; quindi erano loro, poi, che ponevano il responso al popolo
(ovviamente, come meglio credevano per loro); quindi, questi patrizi gestivano il
potere con la divinit, cio imponevano al popolo il loro volere attraverso le
divinit, il responso delle divinit. Lunico rapporto esistente tra le due classi era
listitutionum della clientela, secondo cui ogni qual volta un plebeo si trovasse in
difficolt (di tipo economico, giuridico ecc), poteva mettersi sotto la protezione
di un patrizio, che copriva in questo modo le sue mancanze. In cambio i plebei
imbracciavano le armi e votavano per lui. Tra patrizi e plebei non potevano
sposarsi, non avevano libert di connubio. Erano classi separate anche nel credo
religioso; i patrizi credevano in Giove, Giunone e Minerva (triade capitolina) e i
plebei in Cerere, Liberio e Liberia.
RAFFORZAMENTO DELLA MONARCHIA
Il predominio etrusco su Roma port un rafforzamento dellistituto monarchico: lo
provano le insegne stesse del potere regio, quali la colonna, il trono, il manto, lo
scettro, i fasci.
In questo periodo dovette essere costruito, nei pressi del tempio di Vesta, ledificio
sede del Re, detto Regia.
Tra il VII e il VI secolo a.C. nella parte nord-occidentale del Foro stati creato il
Comitum, il luogo dove il popolo si riuniva, sede della vita politica. Di fronte ad
esso fu costruito lo spazio della curia Hostilia, la prima sede per le assemblee del
senato.
La tradizione attribuisce a Tarquinio Prisco laumento del numero dei senatori ed a
Servio Tullio lintroduzione dellordinamento centuriato, che prevedeva
lorganizzazione della popolazione in classi articolate a loro volta in centurie
secondo un criterio che teneva conto della capacit economica dei cittadini.
Anche se lordinamento centuriato, nella forma pi compiuta non risale a unet

cos remota, probabile che gi in questo periodo la comunit fosse organizzata


in base al censo, cio alla ricchezza degli individui. Il censo fu anche il criterio con
cui si arruolavano i componenti dellesercito serviano che prese il nome di Classis
era formato da cittadini in grado di procurarsi un armamento pesante.
A Servilio fu attribuita listituzione di quattro trib territoriali (dette poi
urbane per distinguerle da quelle extraurbane dette rustiche) in sostituzione
delle trib di Romolo a base gentilizia.
LA FAMIGLIA
La nozione di famiglia romana comprendeva un raggruppamento sociale assai
pi ampio di quello che siamo abituati ad intendere oggi. A Roma facevano parte
di una medesima famiglia tutti coloro (in primo luogo la moglie, i figli e gli schiavi)
che ricadevano sotto lautorit di uno stesso capofamiglia, il paterfamilias, al
quale spettava anche il controllo sui beni. Di una stessa famiglia facevano parte
non solo figli generati dal matrimonio del capofamiglia, ma anche tutti quelli che,
adottati, sceglievano di sottoporsi alla sua potestas (potere). In et arcaica il
primo diritto di un padre rispetto ai figli era quello di rifiutarli al momento della
nascita. Persino i figli legittimi, infatti entravano a far parte della famiglia solo
mediante un atto formale.
Tra i vincoli fondamentali della famiglia romana primitiva cera quello religioso. I
familiari si trasmettevano originariamente di padre in figlio della loro osservanza
per la doverosa e il capo famiglia si preoccupava che le cerimonie fossero
eseguite puntualmente in modo corretto. A prescindere dalla sua et il figlio
rimane sotto lautorit del padre fino a quando questi in vita e tra i diritti che
comprendevano al pater cera quello di diseredare i figli.
LA NASCITA DELLA REPUBBLICA
Nel 509 a.C. cade la Monarchia e si instaura la Repubblica, noi non sappiamo quali siano
state le modalit del passaggio da un regime allaltro. Noi abbiamo informazioni soltanto
da Livio, ma egli visse otto secoli dopo, e quindi non sappiamo perch la Monarchia
cadde, si pensa che il popolo si ribell, o che Lucrezia fu violentata. Sappiamo per quali
furono i punti fermi delle Magistrature e assemblee, le conosciamo non dalle fonti
letterarie ma dalle fonti epigrafiche che ci danno il
CURSUS ONORUM ( cio il percorso, linsieme delle magistrature che i magistrati
hanno ricoperto, le cariche indispensabili per raggiungere la magistratura pi alta ).
Le magistrature sono:
- annuali: nel senso che i magistrati duravano in carica soltanto un anno, finito il quale
entrano a far parte del Senato (organo a vita);
- collegiali: i magistrati non potevano essere meno di due ( luno, nel caso in cui non
fosse stato daccordo con laltro collega, poteva opporre il veto);
- gratuite: il loro lavoro era prestato gratuitamente, dovevano affrontare le campagne

elettorali a loro spese (essendo gratuite si pensava che non vi sarebbero stati altri
interessi in gioco), anche se si arricchivano con i territori sottomessi. Tutto ci per evitare
laccentramento del potere nelle mani di una sola persona e per un periodo lungo.
Tutte queste sono magistrature vengono dette ordinarie, in quanto previste
dallordinamento.
Ci saranno delle magistrature che saranno chiamate straordinarie:
- la dittatura: perch il dittatore durava in carica sei mesi, cio il tempo di una
campagna militare.
Il dittatore era un magistrato che non era collegiale, se la guerra si protraeva, durava in
carica pi di sei mesi. Si cercava di evitare che il dittatore avesse troppo potere. Egli
assommava tutti i poteri perch le altre magistrature cessavano, per questo periodo, di
esistere.
Altre magistrature non sono straordinarie n ordinarie, sono magistrature che hanno un
diverso modo di procedere, come:
- censura: il censore serv inizialmente a censire la popolazione, e durava in

carica, su per gi, diciotto mesi, il tempo di fare il censimento e veniva rinnovato
ogni cinque anni (ecco perch non n ordinaria n straordinaria, perch avviene
ogni cinque anni), pi avanti avr anche il compito di controllare i costumi (la
moralit degli aristocratici).
Le magistrature essenziali dello Stato romano che costituivano il CURSUS ONORUM sono
quei gradini essenziali per arrivare alla magistratura suprema che il consolato.
Partendo dal basso, le magistrature indispensabili sono:
- questura: questori erano tutti coloro i quali si occupavano dellamministrazione delle
casse dello Stato, avevano una funzione amministrativa;
- edilit o tribunato della plebe (non erano considerate indispensabili ai fini del
cursus): il tribunato della plebe, erano i plebei; ledelit erano tutti coloro che si
occupavano della costruzione degli acquedotti, delle strade, dellorganizzazione dei giochi
e degli spettacoli, ecc.;
- pretura: era una tappa importante. I pretori, inizialmente, erano detti urbani, si
occupavano del diritto, avevano carica giurisdizionale e si occupavano anche la dei
rapporti tra cittadini romani. Vi fu anche la figura del pretore peregrino, che si
occupava delle controversie tra cittadini romani e non.
- consolato: la magistratura suprema e pi ambita dello Stato; i consoli, nel numero di
due, erano detti eponimi, perch davano il nome allanno in cui erano in carica.
Allinizio, avevano lIMPERIUM, CHE ERA IL POTERE DI GOVERNARE lo Stato romano
(funzione civile), e quindi di convocare il Senato, i Comizi, di presentare le leggi(che non
potevano emanare); il potere di comandare gli eserciti(potere militare), che veniva gestito
fuori dal pomaerium; il potere di vita o di morte.
Limperium, a Roma, risiedeva nel popolo (in et repubblicana), solo che, ovviamente,
non poteva essere tutto il popolo a governare, quindi il potere era delegato a un
magistrato, quindi al console. Il popolo, attraverso un atto sacrale, lo consegna al
console.

In sostanza, il console ha poteri quasi assoluti, di carattere civile, poteri sopra il pretore,
giurisdizionali: il pretore doveva avere il suo consenso per emettere un giudizio.
I consoli hanno il potere di opporre il veto allaltro console, il potere di convocare il Senato
e le varie assemblee.
Il potere dei consoli era per limitato da due cose importanti:
- IL DIRITTO DI VETO, che potevano esercitare luno nei confronti dellaltro;
- IL POTERE SI DEVE DISTINGUERE, PERCHE LUI LO POTEVA ESERCITARE SOLO
AL DI LA DEL POMAERIUM, E NON DENTRO.

Inoltre, spettava anche ai consoli la provocatio ad populum (appello al popolo),


che poteva essere richiesto da un condannato a morte, attraverso la figura del
console (che passava listanza).
Il potere del console era limitato anche dal pater familias, per tutto ci che
riguardava le leggi allinterno della famiglia degli schiavi.
Il console era sempre accompagnato dai littori, che rappresentavano la vita o la morte.
Vediamo ora le assemblee:
- senato: unassemblea formata da tutti i senatori, gli antichi Patres, ma per

entrare in Senato occorreva avere un censo altissimo e soprattutto avere


ricoperto, poi, una magistratura, quindi, i magistrati, finito lanno, usciti dalla
magistratura entravano in Senato.
Il Senato costituiva il continuum, era unassemblea dove vi erano tutti gli ex
magistrati.
Il potere di decisione era del popolo ma era pur sempre il Senato a decidere,
erano sempre i Patres (non il popolo ma lelites). Era un organo consultivo (dava
pareri); essendo lunico organo stabile era al suo interno che si svolgeva tutto: si
occupava della pace, della guerra, di presentare qualche legge; delle spese, delle
imposte.
- comizi centuriati: sono quelli pi importanti. Sono formati da tutto il popolo
riunito in Centurie. Mentre in Et Regia la popolazione era divisa nei Comizi
Curiati, ed era stata divisa secondo il criterio etnico-gentilizio, cio solo quelli che
appartenevano alle tre trib suddette, e solo i Patres vi potevano far parte; in Et
Repubblicana, invece, i Comizi Centuriati sono formati secondo un altro criterio
che quello del censo, del reddito, cio tutta la popolazione di Roma veniva divisa
a seconda del reddito, in base al censo, almeno quella dei maschi compresi tra i
17 e i 65 anni, tutti coloro che non avevano reddito erano fuori da queste cinque
classi, e sono i proletari o capite censi.
Ognuna di queste classi doveva fornire delle centurie (ecco perch Comizi
Centuriati), non solo cento uomini ma anche di pi, e quindi ogni classe aveva un
determinato numero di centurie. Tutti insieme formavano 193 centurie.
Lesercito dunque veniva reclutato dalle cinque classi, in base al censo. Ora,
avveniva che la prima classe essendo la pi ricca in assoluto, aveva pi centurie
delle altre.

La situazione economica delle classi determinava anche lequipaggiamento


militare, che era a carico del cittadino privato e non dello Stato (quindi i pi ricchi,
senatori e cavalieri, erano i pi equipaggiati).
Lordinamento che da luogo alle centurie si chiama ordinamento Serviano,
perch si fa risalire a Servio Tullio, ma in effetti, per come congeniato, deve
essere per forza di et repubblicana, e non regia.
Il compito di questa assemblea era duplice: dentro e fuori pomaerium:
- dentro: aveva il compito di varare le leggi e di eleggere i pretori e i consoli le
magistrature pi alte, quindi il popolo che vota le leggi ed elegge i magistrati.
ogni centuria valeva un voto (anche se era costituta da milioni di persone); le
classi inferiori erano quelle formate da pi persone, ma sempre un voto
contavano. La prima classe, quella dei ricchi, aveva 98 centurie, quindi in caso di
elezioni i loro voti raggiungevano quel quorum necessario a chiudere le votazioni.
Questo faceva dellordinamento un sistema pseudo-democratico, perch i pi
ricchi votavano le figure e le leggi a loro pi consoni;
- fuori: costituivano lesercito romano (ora lesercito costituito dalle centurie).
Tornando alla funzione civile: quando si cominciava a votare, si cominciava sempre
dalla prima classe dove erano presenti i senatori, che era pi numerosa, quindi si
raggiungeva subito il quorum e non si andava oltre.
In teoria il popolo riunito in centurie che vota le leggi, questo sistema dura fino ai
Gracchi, Gaio Gracco poi proporr di estrarre a sorte la classe da dove iniziare.
Capi degli eserciti erano esclusivamente i senatori; i consoli, i pretori e gli edili sono
senatori.
In et Repubblicana il Console che guida gli eserciti.
Poi finir che Roma si allargher sempre di pi e quindi ci sar una trasformazione.
- comizi curiati: lImperium un potere che si trasferisce con un atto sacrale, sono i
Comizi Curiati che si occupano di dare il potere al console, non lo votano ma gli danno il
potere.
Sono formati dal popolo riunito in Curie (formate da tre antichissime trib romane che
sono: RAMNE, TIZI e LUCERI, tre antiche popolazioni romane, non si sa di quale origine
fossero, ma sono le popolazioni pi antiche), nellet monarchica avevano un altro potere.
- i comizi tributi: erano eletti in base alle trib, cio il territorio romano era diviso in
tante trib (tutti i possedimenti romani), noi conosciamo al massimo trentuno trib; i
Comizi Tributi votano i magistrati inferiori e votano leggi comuni, minori.

I Comizi importanti erano quelli Centuriati, quelli Tributi erano di ripiego.


Tutti i cittadini romani venivano divisi in trib; allinizio erano pochi, col tempo
diventarono 35. Anche quando Roma continuava a conquistare non si crearono
altre trib; i conquistati venivano inseriti nelle trib esistenti. Anche per le trib,
ognuna, in caso di elezioni, valeva un voto.
Tra le 35, 4 erano urbane (dentro Roma), erano costituite da proletari e 31
rustiche (nelle campagne fuori Roma), erano costituite da proprietari terrieri. Le

prime erano costituite da pi persone numericamente, ma contavano di pi le


seconde. Il sistema istituzionale, in sostanza, era questo, fermo restando che
dovevano essere: annuali, collegiali e gratuite.

I FASTI (Non lho capito??!!??)


I fasti sono liste di magistrati eponimi della Repubblica, di quei magistrati cio che
davano il nome allanno in corso. I fasti ci sono giunti attraverso la tradizione
letteraria, sia attraverso alcuni documenti epigrafici, i pi importanti tra di essi
sono cos detti FASTI CAPITOLINI. In essi c una cronologia elaborata negli ultimi
anni della Repubblica, in particolare da Marco Terenzio Varrone, che fissava la
fondazione di Roma 733 a.C. e il primo anno della Repubblica al 509 a.C. Le
incongruenze tra diverse versioni dei Fasti, linserimento di alcuni anni di anarchia
in cui non vennero eletti magistrati con i quali la funzione eponima venne assolta
da un dittatore e non, dai due consoli, e soprattutto la comparsa fra i consoli di
diversi personaggi con nome di gents plebee; hanno suscitato diversi dubbi.
Tuttavia nessuno di questi elementi mette del tutto in discussione la credibilit dei
fasti, soprattutto riguardo la comparsa di plebei fra i consoli nel V secolo a.C., Si
sono infatti proposte varie soluzioni, per esempio a Roma esistevano gentes
omonime: si potrebbe pensare che consoli della prima fase della repubblica
appartenessero ad un ramo patrizio, poi estintosi. Altri studiosi ipotizzano che
nella prima fase della Repubblica i confini tra patriziato e plebe non fossero
delineati. Altri ancora ritengono che il patriziato sia riuscito a stabilire il proprio
monopolio solo verso la met del V secolo a.C.
IL CONFLITTO TRA PATRIZI E PLEBEI
Nelle fonti a nostra disposizione il periodo che va dalla nascita della Repubblica al
287 a.C. dominato, oltre che dalle numerose guerre sostenute da Roma, dai
contrasti civili che opposero due parti della popolazione il patriziato e la plebe.

IL PROBLEMA ECONOMICO
La caduta dei Tarquini e mutamenti nel quadro internazionale della prima met
del V secolo a.C. ebbero pesanti ripercussioni nella situazione economica di Roma.
La sconfitta degli etruschi ad opera di Ierone di Siracusaa Cuma, port al
definitivo crollo del dominio etrusco in Campania, causando un grave danno per la
stessa Roma, che era prosperata anche grazie alla sua funzione di punto di
passaggio sul Tevere lungo le vie commerciali che conducevano dallEtruria alle
citt etrusche della Campania.
La vendita del sale raccolto nelle saline di Ostia soffr delle ostilit con i Sabini che
controllavano nel percorso noto col nome di via Salaria.

A questi problemi esteri si aggiungono le crescenti difficolt interne dovute


soprattutto ad annate di cattivo raccolto che provocarono grandi carestie e di
conseguenza epidemie.
La crisi economica dimostrata da prove archeologiche: il numero delle
ceramiche greche di importazione sembra crollare nel corso della prima met del
V secolo a.C. ma il problema economico soprattutto evidente nella tradizione
letteraria.
La crisi colpiva soprattutto i piccoli agricoltori che per sopravvivere erano costretti
ad indebitarsi nei confronti dei pi ricchi proprietari, riducendosi spesso alla
condizione di schiavi o peggio ancora potevano essere venduti in terre straniere o
addirittura messi a morte.
Davanti alla crisi economica le richieste delle plebe vertono soprattutto sulla
diminuzione degli effetti negati dei debiti e su una pi equa distribuzione dei
terreni di probit dello Stato, lager publicus.
IL PROBLEMA POLITICO
Gli strati pi ricchi della plebe erano meno interessati della crisi economica. Ci
che rivendicavamo era una parificazione dei diritti politi tra i due ordini.
Secondo delle ipotesi la massima magistratura era stata aperta ai plebei, ma
progressivamente il patriziato ne aveva assunto il completo monopolio.
Una seconda importante richiesta era quella di un codice scritto di leggi. Infatti le
norme venivano applicate (a volte arbitrariamente) grazie ai depositari del sapere
giuridico, i patrizi riuniti nel collegio dei pontefici. Le strutture militari e la
coscienza della plebe.
LA PRIMA SECCESSIONE E IL TRIBUNATO DELLE PLEBE
Il conflitto tra i due ordini si apre nel 494 a.C. (anche in questo caso esistono delle
incertezze sulle date).
La plebe, esasperata dalla crisi economica risorse a una sorta di sciopero generale
che lasci la citt priva della sua forza lavoro e indifesa dalle aggressioni esterne.
Queste forma di protesta venne attuata dalla plebe ritirandosi sullAventino.
La plebe si diede propri organismi: unassemblea generale, che votava
probabilmente per curie e successivamente per trib. Ed nota col nome di
concilia plebis tributa.
Il meccanismo di voto assicurava nei concilia plebis, la prevalenza di proprietari
terrieri iscritti nelle pi numerose trib rustiche.
Lassemblea poteva emanare provvedimenti, che prendevano il nome di plebiscita
decisioni della plebe che non avevano valore vincolante per lo Stato.
Il cammino verso la completa assimilazione dei plebisciti alle leggi dello Stato
confuso nelle fonti: quello di cui si certi che latto finale fu rappresentato dalle
legge Ortensia del 287 a.C.; Vennero scelti come rappresentanti i tribuni della

plebe, inizialmente forse in numero di due, anche se in seguito crebbero fino a


raggiungere i 10.
I tribuni avevano diversi poteri: il diritto di venire in soccorso di un cittadino contro
lazione di un magistrato (ius auxilii), e il potere di porre il veto ad un
provvedimento di un magistrato che sembra andare a scapito della plebe e per
proteggerli, la plebe accord loro linviolabilit personale (sacrosantictias). Chi
avesse osato commettere violenza contro i rappresentanti della plebe, poteva
essere vista morte e le sue propriet confiscate a favore del tempio di Cesare,
Libero, Libera sullAventino. (di fatto questa forma estrema non venne mai messa
in pratica).
I tribuni ebbero il potere di convocare il presiedere dellassemblea della plebe e di
sottoporre ad essa le proprie proposte (ius agendi cum plebe).
Nel corso della prima secessione vennero creati anche altri due rappresentanti: gli
edili plebei, che nella tarda et repubblicana si occupavano dellorganizzazione
dei giochi, dei mercati, delle strade, templi ed edifici pubblici. Le loro funzioni
originarie non sono tanto chiare ma prendono in considerazione il nome di aediles
tempio,casa probabilmente erano custodi del tempio delle tre divinit principali
della plebe: Cerere, Libero, Libera.
La prima secessione approd ad un risultato essenzialmente politico, e
riconoscimento da parte dello Stato dellorganizzazione interna della plebe.
Il problema dei debiti rimase anche se grazie allo ius auxilii, i tribuni potessero in
qualche occasione intervenire. Della crisi economica cerc di approfittarsene il
console Cassio il quale propose una legge per la ridistribuzione delle terre che
sembra anticipare quello che successe pi tardi con i Gracchi. Si possono trovare
delle osservazioni.
Le vicende della prima secessione plebea nate da motivazioni economiche,
raggiungono risultati politici. E dunque legittimo supporre che il disagio della
plebe povera sia stato strumentalizzato dalle famiglie plebee pi facoltose per
raggiungere conquiste politiche. Il fallimento di Cassio inoltre dimostra come la
plebe non intendesse certo giungere ad una rivoluzione dellassetto economico
con una generale ridistribuzione della propriet privata ma aspirava piuttosto ad
una riforma che desse maggior peso alle cariche politiche.
LE LEGGI DELLE XII TAVOLE
La plebe incominci a premere affinch fosse redatto un codice di leggi scritte.
Dopo alcuni anni di agitazioni si giunse ad un compromesso nel 451 a.C. venne
nominata una commissione composta da 10 uomini (decemvirato), scelti
esclusivamente tra il patriziato e incaricata di stendere un codice giuridico.
Le magistrature repubblicane e soprattutto il consolato e il tribunato della plebe
vennero sospese per non vincolare lazione del Decemvirato.
Nel corso del primo anno i decemviri compilarono un complesso di norme su dieci

tavole di legno esposte nel Foro. Rimanevano per da trattare alcuni punti per
questo venne eletta una seconda commissione, la quale secondo alcune fonti
sarebbe stata rappresentata anche dalla plebe. Nel corso del secondo anno
vennero aggiunte altre due tavole di leggi per un totale di XIII tavole. Tra le
disposizioni vi era quella che impediva matrimoni misti tra patrizi e plebei.
La commissione sotto la spinta del suo membro pi influente Appio Claudio, cerc
di prorogare i propri poteri assoluti, rivoluzionando lassetto costituzionale dello
Stato. Il tentativo si scontr con lopposizione della plebe e con la parte pi
moderata del patriziato guidata da Marco Orazio e Lucio Valerio.
Come gi ai tempi della caduta della monarchia, la situazione precipita per la
violenza nei confronti di una giovane Virginia figlia di un centurione dellesercito
da parte di Appio Claudio. I decemviri sono costretti a deporre i loro poteri.
I massimi magistrati del ripristinato consolato sono M.Orazio e L.Valerio che fanno
approvare un pacchetto di leggi che riconosce: il forte apporto della plebe nei
confronti del tentativo rivoluzionario di Appio Claudio, si ribadisce
linviolabilit dei rappresentanti della plebe, e si rendono i plebisciti
votati dallassemblea della plebe, e si rendono i plebisciti votati
dallassemblea della plebe vincolanti per la comunit.
La norma che proibiva i matrimoni tra patrizi e plebei viene abrogata pochi anni
dopo in base a un plebiscito Canuleio (questa versione non ha grande credibilit e
le stesse leggi Valerie Orazie forse risalgono a periodi posteriori). Il plebiscito fatto
votare da Canuleio riconosceva la leggittimit dei matrimoni misti e questo
significava che il sangue plebeo si poteva mischiare con quello patrizio e quindi
non si poteva considerare pi il fatto di dover escludere i plebei dal consolato o
dallesercizio dellauspicia. Il patriziato riusc comunque ad arrivare a un
compromesso. Il senato decide a partire dal 444 a.C. che alla testa dello Stato vi
devono essere due consoli, con il diritto di prendere gli auspicia e provenienti
esclusivamente dal patriziato, oppure un certo numero di tribuni militari con
poteri consolari, inizialmente 3 poi sempre pi spesso 4 o addirittura 6. I tribuni
militari possono essere anche plebei ma non hanno il potere di prendere gli
auspici. Creando il tribunato consolare accessibile alla plebe, i patrizi di fatto
perdevano comunque il controllo sulla massima magistratura repubblicana. Il
primo tribuno militar con poteri consolari di condizione plebea stato eletto nel
400 a.C. quasi mezzo secolo dopo la riforma. T
ra le diverse spiegazioni ci pu essere quella che i consoli non siano stati
sostituiti, ma affiancati dai tribuni consolari, i due consoli in possesso del diritto
degli auspicia ed esclusivamente patrizi sarebbero stati affiancati nei loro compiti
da alcuni tribuni militum (che fino al 401 a.C. i patrizi riuscirono a riservare
unicamente a tribuni provenienti dal loro ordine).
LE LEGGI LICINIE SESTIE

La crisi economica che interessava soprattutto plebei poveri si acceler dopo che
la minaccia dei Galli si allontan da Roma.
Il territorio di Veio e Capena conquistato pochi anni prima venne suddiviso e
distribuito ai cittadini romani con la creazione di nuove trib territoriali. Il
provvedimento per non fu sufficiente per fronteggiare la crisi.
Il patrizio Capitolino propose una riduzione o la totale cancellazione dei debiti
una nuova legge agraria, ma secondo le accuse dei suoi avversari egli voleva
inaugurare un regime personale, per questo venne contrastato. Qualche anno
dopo lo sfortunato tentativo di Capitolino liniziativa ritorn a tribuni della plebe
Caio Licino e Lucio Sestio esponenti di due ricche famiglie plebee.
Licinio e Sestio presentarono varie proposte di legge riguardanti i debiti e la
distribuzione delle terre e laccesso dei plebei al consolato. I patrizi contrastarono
liniziativa per diversi anni con lappoggio di qualche tribuno della plebe che
opponeva il proprio veto alle proposte dei colleghi. Dopo una fase di anarchia
politica (per qualche anno i tribuni della plebe, secondo la tradizione, avrebbero
impedito lelezione dei massimi magistrati della Repubblica), Marco Furio Camillo,
eroe della guerra contro Veio venne chiamato alla dittatura per risolvere la
situazione. Secondo un percorso poco chiaro il pacchetto di leggi venne attuato.
Le leggi prevedevano che linteresse che i debitori avevano gi pagato sulle
somme avute in prestito potessero essere detratte dal totale del capitale e che il
debito residuo fosse estinguibile in tre rate annuali. Stabilivano inoltre la massima
estensione di un terreno di propriet statale che poteva essere occupato da un
privato. Infine sancivano labolizione del tribunato militare con potest consolare
ristabilendo il potere dei due consoli uno dei quali doveva essere plebeo, (in realt
le leggi e forse consentiva che uno dei due consoli fosse plebeo, ma non
escludeva la possibilit che entrambi i magistrati fossero patrizi).
Nel 366 a.C vennero create due nuove cariche inizialmente riservate solo ai
patrizi: il pretore, che aveva il compito di amministrare la giustizia tra i cittadini
romani (pi tardi al pretore urbano verr affiancato un praetor peregrinus,
incaricato di occuparsi delle controversie tra un cittadino romano e uno straniero);
dotato di imperium, il pretore in caso di necessit poteva essere messo alla testa
di un esercito anche se i suoi poteri erano subordinati a quelli dei consoli. Vennero
eletti anche due edili curuli ai quali venne affidato inizialmente il compito di
organizzate i Ludi Maximi. Grazie a queste leggi nei decenni successivi i plebei
ebbero accesso progressivamente a tutte le cariche e il loro progressivo ingresso
nel senato. Il dittatore plebeo Quinto Publilio Filone fece passare una legge in base
alla quale il senato doveva ratificare un provvedimento legislativo prima che
questo venisse votato, togliendo cos al senato il diritto di veto.
LA CENSURA DI APPIO CLAUDIO
Un tentativo di dare accelerazione al processo di riforma venne dalla censura di

Appio Claudio, egli infatti nel compilare la lista dei senatori avrebbe incluso
persone abbienti che tuttavia non avevano ancora rivestito alcuna magistratura.
Una seconda misura riguard la composizione delle trib, il suo scopo era quello
di favorire i membri della plebe urbana che costituivano la maggioranza dei
votanti, consentendo loro di iscriversi in una qualsiasi delle unit esistenti, mentre
in precedenza essi erano obbligati a registrarsi nelle solo quattro trib urbane, con
la conseguenza che nei comizi il loro peso era minore. Entrambe le riforme nella
pratica non vennero attuate. E opportuno ricordare anche un altro provvedimento
che per forse non attribuibile ad Appio Claudio.
Il censo dei singoli cittadini, fino ad allora era calcolato in base ai terreni e ai capi
di bestiame fu valutato a partire da questa et anche in base al capitale mobile, in
metallo prezioso, consentendo anche coloro che non erano impegnati nelle
tradizionali attivit agricole di vedere il loro peso economico nellordinamento
centuriato.
Alledile Cneo Flavio suo cliente, appartiene la decisione di pubblicare le formule
giuridiche da impiegare nei processi. Flavio avrebbe divulgato anche il calendario
con i giorni fasti, durante i quali si poteva svolgere lattivit giudiziaria, e quelli
nefasti dove si interrompeva.
Alla censura di Appio Claudio da attribuire la costruzione di due opere pubbliche:
il primo acquedotto della citt e la via che congiungeva a Roma a Capua che dal
censore prese il nome di via Appia. (importante perla guerra sannitica).
LA LEGGE ORTENSIA
Queste leggi stabilirono che i plebisciti votati dallassemblea della plebe dovevano
avere valore per tutta la cittadinanza di Roma.
I due provvedimenti anteriori a questa legge del 287 a.C. probabilmente non
avevano lo stesso peso (probabilmente in precedenza la validit di plebiscito
doveva comunque ottenere la validit del senato o dellassemblea centuriata).
Grazie a questa legge lassemblea della plebe e comizi tributi avevano lo stesso
peso.
LA NOBILITAS PATRIZIO-PLEBEA
Grazie a queste leggi legemonia del patriziato andava progressivamente
perdendosi. Si and formando progressivamente una nuova aristocrazia formata
dalle famiglie plebee pi ricche e dalle famiglie patrizie che meglio avevano
saputo adattarsi alla nuova stazione. A questa nuova elit di soliti dare il nome
di nobilitas e che venne a designare tutti coloro che avevano raggiunto il
consolato pochi discendevano in maniera diretta da un console (oda un pretore).
Laccesso alle magistrature superiori era riservato ai membri di poche famiglie
anche se questo non si basava su norme scritte. Tanto esclusiva divenne la
nobilitas che per i pochi personaggi che raggiunsero i vertici della magistratura

pur non avevano antenati nobili venne coniata una nuova definizione, quella di
homines novi. Prima di intraprendere una carriera politica un romano doveva
servire per almeno dieci anni nella cavalleria. Inizialmente il censo minimo per
farvi parte era quello richiesto dalla prima classe ma successivamente il limite
venne elevato e per questo per intraprendere la carriera politica a Roma si doveva
appartenere necessariamente a una delle famiglie pi facoltose. (O come nel caso
degli homines novi godere della protezione di una qualche nobile influente).
LA CONQUISTA DELLITALIA
Tra la fine dei VI secolo a.C. e linizio del V secolo a.C. buona parte delle citt
latine approfittarono delle difficolt interne di Roma per togliersi dalla sua
egemonia.
Le citta latine si strinsero in una lega i cui membri condividevano alcuni diritti:
- lo ius connubi: il diritto di contrarre matrimoni legittimi con cittadini di altre
comunit latine;
- lo ius commercii, il diritto di siglare contratti aventi valore legale fra cittadini
appartenenti a comunit diverse;
- lo ius migrationis grazie al quale un latino poteva assumere i pieni diritti civici
in una comunit diversa da quella in cui era nato semplicemente prendendovi
residenza.
La lega latina diede buona prova sul campo di battaglia sconfiggendo insieme ad
Aristodemo di Cuma il figlio di Porsenna, Arrunte; nella battaglia di Aricia. Qualche
anno dopo la lega vuole attaccare Roma: secondo la tradizione letteraria la guerra
sarebbe stata suscitata da Ottavio Tuscolo, con la speranza di ricollocare sul trono
di Roma il suocero, Tarquinio il Superbo.
In una leggendaria battaglia combattuta nel 496 a.C. sul lago Regillo, i romani
sconfissero le forze della Lega.
Un trattato avrebbe regolato i rapporti tra Roma e Latini per i successivi 150 anni.
Il trattato, siglato nel 493 del console romano Cassio noto come foedus
Cassianum prevedeva che le due parti si impegnavano non solo a mantenere la
pace, ma anche a prestarsi aiuto nel caso una delle due parti fosse stata
attaccata; leventuale bottino sarebbe stato equamente diviso.
Gli alleati si riconoscevano reciprocamente i diritti che valevano allintero della
Lega Latina (sopra citati).
Dal territorio strappato ai nemici venivano fondate le colonie. I cittadini dei nuovi
centri provenivano sia da Roma sia dalle altre comunit latine; spesso vi venivano
inglobati anche gli abitanti originari della localit colonizzata.
Roma complet il suo sistema di alleanze stringendo un accordo con gli Enrici una
popolazione che abitava a sud-est di Roma in un territorio tra due popoli Equi e
Volsci. I termini del trattato erano come quelli del foedus Cassianum.

I CONFLITTI CON SABINI, EQUI E VOLSCI


Lalleanza stretta da Roma con la lega Latina e gli Enrici si rivel preziosa per
fronteggiare la minaccia proveniente da tre popolazioni che dagli Appennini
premevano verso la piana costiera del Lazio: i Sabini, gli Equi e i Volsci che
volevano migrare verso terre pi fertili. I Volsci riuscirono ad occupare tutta la
parte meridionale del Lazio.
Nellarea dei Colli Albani lavanzata dei Volsci si un con quella di un popolo affine,
gli Equi, che avanzarono e circondarono due importanti citt latine Tivoli e
Preneste.
Gli alleati Romani, Latini ed Enrici riuscirono a bloccare gli Equi ai Colli Albani.
Ancora pi a nord erano i Sabini a minacciare direttamente Roma.
IL CONFLITTO CON VEIO
Roma dovette fronteggiare da sola il conflitto contro la potente citt etrusca di
Veio, rivale nel controllo delle vie di comunicazione lungo il basso corso del
Tevere delle saline che si trovano alla foce del fiume.
Il contrasto tra Roma e Veio attravers tutto il V secolo e sfoci in tre guerre.
Nella prima le citt di Veio riusc a conquistare la riva sinistra del Tevere: Fidene. Il
tentativo di reazione di Roma fin con una tragedia: un esercito di circa 300
soldati, composto esclusivamente dai membri della gens Fabia venne annientato
su un affluente del Tevere. Veio si vide riconoscere il possesso su Fidene.
Nella seconda, riuscirono a vendicare la sconfitta, il romano Cosso uccise in duello
il tiranno di Veio; Fidene fu conquistata e distrutta dai Romani.
Durante la terza guerra le mura della citt di Veio, furono assediate per dieci anni
del romani (il racconto ovviamente ricorda la presa di Troia da parte dei greci).
Alla fine del lungo assedio, la citt venne presa e distrutta, le altre citt Etrusche
non le prestarono alcun soccorso o addirittura, come Cere, si schiereranno dalla
parte di Roma.
I soldati romani impegnati a lungo nella battaglia erano stati lontani dai loro
campi. Per questo motivo si rese necessaria lintroduzione di una paga
stipendium. Per far fronte alle spese militari venne introdotta una tassa chiamata
tributum, che gravava sulle diverse classi in maniera proporzionale alle
propriet, in questo modo colpiva le classi di censo pi facoltose.
LINVASIONE GALLICA
I risultati raggiunti da Roma con il successo su Veio furono messi in pericolo da un
evento improvviso e drammatico: la discesa dei Galli in citt. Nel decennio
precedenti, diverse trib galliche si erano insediate nellItalia Settentrionale.
Lultima trib ad entrare in Italia sarebbe stata quella dei senoni che
occupata dal territorio noto come Ager Gallicus, corrispondente alla Romagna

meridionale.
Nel 390 a.C. secondo la cronologia vorroniana sarebbero stati i Senoni ad
attaccare Roma. Il loro obiettivo sulla citt etrusca di Chiusi poi si diressero
su Roma.
Lesercito romano al primo contatto avvenuto su un affluente del Tevere, si
rifugi tra le rovine di Veio. Roma, rimasta priva di difese, venne saccheggiata.
I Galli poi scomparvero molto rapidamente. (Parte della tradizione storiografica
romana tent di salvar lonore e immaginando che il Campidoglio avesse
resistito agli invasori, difeso da Capitolino che pochi anni pi tardi fu accusato di
aspirare alla tirannide.)
LA RIPRESA
A lungo termine gli effetti della conquista del territorio di Veio organizzato in
quattro nuove trib si rivelarono pi decisivi dellumiliazione subita dai Galli.
Negli stessi anni inizi la costruzione delle cosiddette mura servlane, per
scoraggiare lassedio da parte degli invasori (decisive contro Pirro e
Annibale).
Dopo pochi anni linvasione dei Galli, gli Equi furono annientati. Pi lunga e
difficile sar invece la lotta contro i Volsci che trovarono appoggio nei
vecchi alleati di Roma, gli Enrici e alcune citt latine (perderanno poi gran
parte dei loro territori).
Nel 381 a.C. la citt latina di Tuscolo venne annessa al territorio romano, senza
che la sua identit venisse cancellata.
La citt conserv le sue strutture di governo della sua autonomia interna, ma ai
suoi abitanti vennero assegnati i medesimi diritti e doveri dei cittadini romani. La
citt era un municipium.
IL PRIMO CONFRONTO CON I SANNITI
Roma raggiunge una posizione di potere nel Lazio meridionale e sigla un trattato
con i Sanniti, nel quale il confine tra le due potenze veniva fissato al fiume e Liri.
I sanniti occupavano unarea molto vasta, prevalentemente montuosa ma
che consentiva comunque lo sfruttamento agricolo.
Alcune popolazioni staccatesi dei sanniti occupavano ricche regioni costiere
della Campania che sotto linfluenza di etruschi e greci si allontanarono sempre di
pi dalla loro popolazione originaria formando delle citt-stato. Alcune di esse
erano riunite, nella lega Campana che aveva il suo centro della citt di
Capua.
I contrasti politici tra i sanniti occupavano le citt di Teano occupata da unaltra
popolazione che chiese aiuto alla Lega Campana, che per incapace di
fronteggiare i sanniti chiese a sua volta aiuto a Roma.
La prima guerra sannitica si risolse rapidamente con un parziale successo dei

romani a Capua. Roma per per una rivolta interna dellesercito non pot
fronteggiare bene la situazione e acconsent alle richieste di pace avanzate dai
sanniti. Il trattato riconobbe a Roma la Campania e ai sanniti Teano.
LA GRANDE GUERRA LATINA
Questo accordo port ad un sorprendente ribaltamento delle alleanze,
costringendo Roma, sostenuta dai sanniti a fronteggiare ai suoi vecchi alleati
Latini e Campani e Volsci. Linsoddisfazione dei campani, la volont dei latini di
distaccarsi da unalleanza con Roma e il desiderio dei Volsci di prendersi una
rivincita dopo le sconfitte subite. Il conflitto noto come grande guerra latina fu
durissimo. Landamento delle operazioni incerto ma alla fine il successo
arriv ai romani. La lega latina venne disciolta e alcune citt vennero
incorporate nello stato romano, in qualit di municipi.
Altre conservarono la propria indipendenza e i diritti di connubium, commercium,
migratio con Roma, ma non poterono pi intrattenere alcuna relazione tra di loro.
Alle vecchie citt latine ben presto si aggiunsero le nuove colonie latine, fondate
da Roma e composte sia da cittadini romani sia da alleati; latini vecchi e
nuovi furono obbligati a fornire truppe a Roma in caso di necessit. I latini
ottennero il diritto di voto alle assemblee popolari di Roma nel caso si fossero
trovati in citt nel momento in cui venivano collocati e comizi.
I rapporti venivano mantenuti grazie a dei trattati che, pur lasciando alle
comunit alleate(socii) autonomia interna erano legate a Roma per quanto
riguarda la politica estera. Questi trattati consentivano a Roma di ampliare la
propria egemonia militare senza assumersi i compiti di governo locale. Nelle citt
dei Volsci e dei campani Roma attu la concessione di una forma parziale
di cittadinanza romana, la civitas sine suffragio. Gli abitanti erano tenuti a
rispettare gli stessi obblighi dei cittadini romani in particolare riguardo al servizio
di leva e a pagare il tributum, ma non avevano il diritto di voto nelle assemblee
popolari di Roma, ne potevano essere eletti alle magistrature dello stato
romano ma, potevano conservare unampia autonomia interna.
LA SECONDA GUERRA SANNITICA
La causa della seconda guerra sannitica da ricercare nelle divisioni interne di
Napoli, lultima citt greca della Campania rimasta indipendente dove, si
fronteggiavano le masse popolari favorevoli ai Sanniti e le classi agiate
filoromane. I romani riuscirono abbastanza rapidamente a sconfiggere i
sanniti dalle citt, ma il tentativo di penetrare a fondo nella zona rivale finii con
un fallimento: gli eserciti romani, vennero circondati al passo delle Forche
Claudine e costretti alla resa. Vi fu uninterruzione delle operazioni militari che
ripresero quando romani attaccarono la localit di Saticula ai confini tra la
Campania e il Sannio. Le prime operazioni furono una nuovamente
favorevoli ai sanniti ma Roma riacquist terreno negli anni successivi
soprattutto con delle modifiche dallesercito. Il compatto schieramento a

falange, imbattibile in pianura era abbastanza debole su un terreno come quello


del Sannio. La legione venne allora suddivisa in trenta parti, detti manipoli. La
legione veniva schierata su tre linee, ciascuna delle quali era composta da dieci
manipoli (due centurie). Questo ordinamento era in grado di assicurare una
maggiore flessibilit dellesercito romano. In questi stessi anni cambi anche
lequipaggiamento, vennero adottati scudi rettangolari e il giavellotto in uso
presso gli stessi sanniti. Roma fu in grado di affrontare una minaccia su due fronti:
a sud contro i sanniti, a nord contro una coalizione degli stati etruschi.
Scongiurando il pericolo etrusco, gli eserciti romani poterono concentrare il
proprio sforzo contro il Sannio coronato da una grande conquista di
unimportante citt sannitica. Il trattato di alleanza trai due schieramenti venne
ancora una volta rinnovato. Negli stessi anni gli Enrici, accusati di ribellione
vennero inglobati nello stato romano come cittadini senza diritto di voto. Gli
Equi avevano tentato unultima e disperata rivolta furono sterminati e nel loro
territorio venne insediata una nuova trib di cittadini romani.
LA TERZA GUERRA SANNITICA
Lo scontro decisivo con Roma si ebbe quando i Sanniti attaccarono i Lucani. I
romani accorsero prontamente in aiuto degli aggrediti ma le sorti della guerra si
decisero a nord. Il comandante dei sanniti era riuscito a mettere in piedi una
potente coalizione anti romana che comprendeva anche gli etruschi, i Galli e gli
Umbri. Gli eserciti romani riuscirono a prevalere su Sanniti e Galli, approfittando
dellassenza in campo di battaglia degli etruschi e degli umbri e soprattutto
potendo contare su contingenti degli alleati (dopo la grande guerra latina). I
Sanniti si videro obbligati a chiedere la pace. Al Nord lattacco dei Galli e degli
Etruschi fu bloccato. Nella marcia verso ladriatico vennero sconfitti i Sabini e
nelladriatico settentrionale di questa regione nota col nome di agr Gallicus venne
fondata la colonia latina di Rimini, che port Roma ad affacciarsi dalla pianura
padana. I Piceni che abitavano nelle attuali Marche tentarono una disperata
guerra contro Roma. Pochi anni dopo furono costretti alla resa; in parte vennero
deportati nelle regioni di Salarno, in parte ricevettero la civitas sine siffragio.
LA GUERRA CONTRO TARANTO E PIRRO
A sud dellItalia i Lucani e Bruzi conservarono la loro indipendenza cos come la
pi ricca e potente citt greca dellItalia, Taranto. Secondo un trattato Roma sia
impegnata a non oltrepassare con le sue navi il golfo di Taranto. Nel 282 a.C.
tuttavia una citt greca che sorgeva sulle rive calabresi del golfo, Turi, minacciata
dai Lucani, richiese laiuto di Roma. I romani con gesto di sfida inviarono una flotta
davanti alle acque di Taranto. Di fronte alla provocazione e alla preoccupazione
per loccupazione romana di Turi a Taranto, prevalse la fazione democratica,
ostile a Roma, sullaristocrazia che (come era avvenuto a Napoli) era incline ad
unalleanza romana. I tarantini attaccarono le navi romane affondandone alcune e
poi marciarono su Turi. La guerra divenne inevitabile. Taranto si vide costretta al
soccorso di un condottiero della madrepatria greca. La scelta ricade su Pirro, re
dei Molossi. Con abile mossa politica, il re diede alla sua spedizione il carattere
di una sorta di crociata in difesa dei Greci dOccidente, minacciati dai barbari

romani e cartaginesi. Nella sua azione Pirro si richiam alla sua discendenza da
Achille per giustificare lattacco contro la (troiana) Roma. Pirro inoltre aveva
sposato la figlia del re di Siracusa che morto nel 289 a.C. aveva lasciato un vuoto
di potere dellItalia meridionale. Pirro sbarc in Italia con un esercito composto da
elefanti. Roma in difficolt vide costretta ad arruolare nullatenenti sino ad allora
esentati dal lavoro militare. I romani subirono una sanguinosa sconfitta
probabilmente dovuta allimpatto con gli elefanti. Le citt greche, i Lucani e i Bruzi
si schierarono con Pirro seguiti dai Sanniti. Pirro dicesse cos di accordare
trattative di pace che prevedevano la libert e lautonomia per le citt greche
dellItalia meridionale e la restaurazione dei territori strappati ai Lucani, Bruzi e
Sanniti. Roma rifiut. Pirro mosse verso lApulia settentrionale minacciando delle
colonie latine, la vittoria fu sua. Nonostante avesse vinto importanti battaglie Pirro
stava perdendo i rapporti con gli alleati dellItalia meridionale a causa delle
pesanti richieste finanziarie per mantenere lesercito. Nel frattempo a Siracusa la
situazione era insostenibile, la citt non riusciva pi a fronteggiare lattacco dei
Cartaginesi. Pirro decise di intervenire in Sicilia. Cartagine in quegli anni era
alleata con Roma, dopo numerose vittorie per Pirro non riusc a fronteggiare la
superiorit di Cartagine via mare, decise di invadere lAfrica ma il tentativo fall.
Anche in Italia la situazione stava precipitando, approfittando dellassenza di Pirro
i romani avevano conquistato tantissimi territori. Pirro lasci incompiuta la
Situazione in Sicilia e si rec in Italia ma le sue truppe furono costrette alla ritirata.
Taranto si arrese a far parte di socii di Roma.
IMPERIALISMO
Prevede la sopraffazione di uno stato da parte di un altro. Il termine nacque nel 700, ma
risale ai greci. Lo storico Polibio, a Roma al servizio degli Scipioni, giustificava ed esaltava
limperialismo romano, perch pensava che Roma avesse un buon ordinamento politico e
che ci bastasse per giustificare la sua posizione imperialista.Considerava la costituzione
romana, mista perch in essa vedeva elementi aristocratici, monarchici e democratici;
laristocrazia era impersonata dal senato, la monarchia dai consoli, la democrazia dal
popolo riunito nei comizi. Non vi era laccentuamento di un sistema politico a discapito di
un altro.

LA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO: LA PRIMA GUERRA PUNICA


Nel 264 a.C. Roma controllava tutta lItalia, fino allo stretto di Messina.
In questarea di importanza economica e strategica gli interessi di Roma entrarono
in contrasto con quelli dei vecchi alleati cartaginesi.
Lo scontro venne causato dalla questione dei Mamertini mercanti di origine
Italica che, dopo essere stati congedati dal Re di Siracusa, si erano impadroniti
di Messina saccheggiando le citt vicine. Questo comportamento provoc la
reazione dei Siracusani, che inflissero ai Mamertini una severa sconfitta e
avanzarono verso Messina.
I Mamertini accolsero lofferta di aiuto di una flotta cartaginese che vedeva con
preoccupazione la possibilit che i siracusani si impadronissero dello Stretto. I
siracusani furono costretti a far ritorno a Siracusa. I Mamertini si stancarono della
tutela cartaginese e fecero appello a Roma, dove inizi un lungo dibattito
sullintervento o meno nello Stretto. Cartagine (originariamente costituita da
fenici) non era unavversaria da sottovalutare, era al centro di un vasto impero

che si estendeva dalle coste dellAfrica settentrionale a quelle della Spagna


meridionale, dalla Sardegna alla parte occidentale della Sicilia.
Roma decise di intervenire, attratta dalla conquista dello stretto e della
ricchissima Sicilia, e invi un esercito in soccorso dei Mamertini. Questa decisione
apr la lunghissima: prima guerra punica (264-241 a.C.). I primi anni di guerra
furono decisivi. I romani riuscirono a respingere da Messina i cartaginesi e
siracusani, che avevano deciso di allearsi con i loro vecchi nemici contro la
coalizione tra Roma e i Mamertini. Il re Ierone di Siracusa per cap subito che
lalleanza cartaginese era pericolosa per Siracusa: decise di concludere una pace,
che lo lasciava in possesso di ampio territorio della Sicilia orientale e si schier
dalla parte di Roma.
Grazie alla sua netta superiorit delle forze navali, Cartagine conservava un saldo
controllo su molte localit costiere della Sicilia: a Roma si decise di creare una
grande flotta contando anche sullaiuto delle citt greche dellItalia meridionale
che fornirono marinai e comandanti. La flotta di Roma ottenne unimportante
vittoria contro Cartagine a Milazzo.
Roma volle attaccare Cartagine direttamente nei suoi possedimenti africani
linvasione inizi nel 256 a.C. dopo varie vittorie il generale Marco Attilio Regolo
non seppe gestire bene i successi: imponendo condizioni durissime, fece fallire
trattative di pace rafforzando la determinazione dei cartaginesi.
Nel 255 a.C. Regolo venne duramente battuto da un esercito cartaginese
comandato dal mercenario spartano Santippo. La flotta romana che era riuscita a
trarre in salvo i superstiti della sconfitta, incapp in una tempesta e perse buona
parte delle sue navi. A questa seguiranno altre sconfitte.
Solo dopo qualche anno Roma fu in grado di costruire una nuova flotta, ricorrendo
ad un prestito dai cittadini pi facoltosi, che sarebbe stato restituito in caso di
vittoria. Venne allestita una flotta di 200 Quinquiremi che sconfisse la flotta
cartaginese nelle Isole Egadi nel di 241 a.C. Cartagine fu costretta a chiedere la
pace il trattato prevedeva che lintera Sicilia e le isole tra la Sicilia e lItalia
dovessero essere liberate e il pagamento di un indennizzo di guerra.
LA PRIMA PROVINCIA ROMANA
Nella penisola, citt e popolazioni erano state direttamente incorporate nello
Stato romano oppure legate da trattati che prevedevano linvio di truppe in aiuto
e una larga autonomia interna.
In Sicilia la strada fu diversa: alle comunit un tempo soggette a Cartagine venne
imposto il pagamento di un tributo annuale che consisteva in un parte del
raccolto di cereali di cui la Sicilia era una grande produttrice. Lamministrazione
della giustizia, il mantenimento dellordine interno e la difesa delle aggressioni
esterne nei nuovi possedimenti siciliani vennero affidati ad un magistrato
romano inviato annualmente nellisola. Da questo momento il termine
provincia, che originariamente indicava semplicemente la sfera di competenza di
un magistrato viene ora ad assumere il significato di territorio soggetto
allautorit di un magistrato romano.
La prima provincia romana di Sicilia non si estendeva sullintera isola: esistevano
ancora alcuni stati formalmente indipendenti come il regno Siracusano e la citt

alleata di Messina.
TRA LE DUE GUERRE
La citt di Cartagine non era in grado di assicurare il pagamento delle numerose
truppe mercenarie a causa di una crisi finanziaria.
I mercenari, si ribellarono coinvolgendo alcune delle popolazioni dellAfrica
settentrionale soggette a Cartagine. Quando i Cartaginesi allestirono una
spedizione per recuperare la Sardegna, dove i mercenari si erano ribellati e
avevano chiesto aiuta a Roma, ci fu uno scontro.
I cartaginesi non potevano affrontare un altro conflitto furono quindi costretti a
cedere la Sardegna, che insieme alla Corsica and a formare la seconda provincia
romana dopo la Sicilia.
Roma intervenne anche nellAdriatico. Approfittando del declino dellEpiro, dopo la
sconfitta e la morte di Pirro, il regno di Illiria con le sue scorrerie di pirati
arrecava numerosi danni alle citt greche con numerosi mercanti italici che
frequentavano i porti.
Roma invi delle proteste alla regina degli Illiri, Teuta e davanti al rifiuto della
regina decise di dichiarare guerra. La prima guerra illirica si risolse a favore di
Roma. Teuta fu costretta a cedere la reggenza. Agli Illiri fu proibito di navigare con
pi di due navi, disarmate e rinunciare ad ogni pretesa sulla citt greche della
costa adriatica, che divennero una sorta di protettorato di Roma. Demetrio, un
collaboratore di Teuta che era passato dalla parte di Roma era stato ricompensato
con la concessione di possedimenti intorno alla sua patria, lisola dalmata di Faro.
Una nuova minaccia per Roma venne da Demetrio stesso, il quale si temeva che si
alleasse con Filippo V re di Macedonia. Demetrio fu costretto alla fuga presso
Filippo V ma si gettarono le premesse per lostilit tra Roma e Macedonia.
NELLITALIA SETTENTRIONALE: LA CONQUISTA DELLA PIANURA PADANA
I romani ripresero anche lespansione della pianura padana, annessa pi tardi
come provincia della Gallia Cisalpina (la Gallia delle Alpi), mossi dal desiderio di
nuove terre e dalla volont di porre fine alla minaccia delle popolazione di Celti
che avevano fatto una scorreria fino a Chiusi.
Dopo aver sottomesso i Celti Insubri e conquistato nel 222 a.C. il loro centro
principale Mediolanum (Milano), diedero il via a un progetto di espansione
attraverso la fondazione di colonie (Piacenza e Cremona) e la costruzione di
strade per collegare Roma a Rimini attraverso via Flaminia e Piacenza con la vie
Emilia.
Mentre Roma guadagnava posizioni nellAdriatico e nellItalia Settentrionale,
Cartagine cercava i costruire una nuova base per la sua potenza in Spagna. La
conquista della Spagna potrebbe apparire quasi un affare privato della famiglia
Barca: le operazioni furono condotte prima da Amilcare, poi dal genero
Asdrubale e infine dal figlio di Amilcare, il celebre Annibale. Lavanzata dei
Barca dest lallarme della citt greca di Marsiglia, che nella Spagna
settentrionale aveva interessi economici e naturalmente di Roma di cui Marsiglia
era fedele alleata. Un trattato prevedeva che gli eserciti cartaginesi non potessero
oltrepassare in Nord del fiume Ebro e i romani il Sud. Roma per aveva

stipulato un trattato di alleanza con la citt di Sagunto che si trovava a sud


dellEbro.
LA SECONDA GUERRA PUNICA
La seconda guerra punica (218) si sviluppa in Spagna, dove i cartaginesi
riuscirono ad espandersi, destando lattenzione di Roma e procedendo con questa
a firmare il Trattato dellEbbro nel 229 (fiume della Spagna vicino i Pirenei), che
prevedeva le sfere di influenza di entrambi i contendenti: i cartaginesi infatti
ottennero le sfere di influenza delle citt al di sotto dellEbbro, Roma di quelle al di
sopra dellEbbro.
Cartagine per motivi personali invade Sagunto, citt spagnola del meridione, che
anche se alleata con Roma, questultima non poteva intervenire in base al
trattato. Sagunto a questo punto fu distrutta e Roma costretta ad intervenire. Ha
cos inizio la seconda guerra punica.
Questa seconda punica fu la pi importante delle tre, perch coinvolse pi
fronti: parte dalla Spagna, si sviluppa in Italia, Sicilia, attacca il settore orientale
(Filippo V di Macedonia).
In Sicilia, Gerone muore e il nipote che gli succede si allea con i cartaginesi;
Filippo V approfitta della situazione in cui si viene a trovare Roma per imporre il
suo potere nelle citt greche orientali.
Roma fu messa in difficolt dai diversi focolai che la guerra aveva generato.
La guerra fu condotta da Annibale (della famiglia dei Barca, nemici di Roma), che
oltrepassate le Alpi riesce a sconfiggere i romani nel Ticino, Trabia e nel Trasimeno
e a sollevare contro i romani tutti i popoli che incontrava, ormai non pi disposti a
sottostare a Roma. Annibale riesce a vincere i romani anche a Canne (Canosa di
Puglia) e si ritira a Capua aspettando rinforzi dalla Spagna.
Roma contrattacc attuando la tattica del temporeggiatore (la guerra infatti
dur molto) che poteva andar bene per i romani, ma non per chi si trovava in
suolo straniero, in seguito alla impossibilit di rifornirsi.
In Sicilia i siracusani si schiereranno con Cartagine; ma i romani riusciranno a
sconfiggerla. La fine della guerra sar portata in Africa, dove Scipione lAfricano
riuscir a sconfiggere i romani.
Massinissa, re della Numidia, regno confinante con Cartagine, che verr
nominato guardiano da Roma per le citt cartaginesi conquistate, grazie allaiuto
che port alla citt, forte del suo potere cominci a togliere terre ai cartaginesi,
che in funzione del Trattato dellEbbro non potevano dichiarargli guerra. Dovettero
per molto tempo subirlo. Questo far scoppiare la terza guerra punica.
LA TERZA GUERRA PUNICA
Cartagine dopo la sconfitta si era ripresa dal punto di vista economico. In questi
territori continuavano le dispute con la Numida. Cartagine, secondo i trattati non
poteva dichiarare guerra senza il consenso di Roma, che non glielo diede. Il re
della Numidia aveva inglobato nel duo regno alcuni territori di Cartagine che
invi un esercito contro Massinissa. Lesercito cartaginese venne distrutto e
avendo violato la clausola del trattato con Roma venne definitivamente attaccata
dai romani. Dopo un lungo assedio la citt di Cartagine fu saccheggiata, rasa al
suolo e il suo territorio fu trasformato nella nuova provincia dellAfrica.

LA SECONDA GUERRA IN MACEDONIA


Roma si impegn in un altro conflitto di grandi proporzioni contro Filippo V di
Macedonia. Causa della guerra fu lattivismo di Filippo V nellarea dellEgeo che
lo portarono a scontrarsi con le die maggiori potenze dellarea, il regno di
Pergamo e la Repubblica di Rodi. Le tensioni sfociarono in guerra aperta, i
coalizzati rivolsero allaiuto di Roma. Nella citt, dopo un acceso dibattito si vot
per la guerra. Si decise di inviare un ultimatum a Filippo, probabilmente una
mossa di carattere puramente propagandistica per presentare Roma come
protettrice della Grecia. Il re macedone ignor lultimatum, la mossa diplomatica
valse a Roma il sostegno di alcuni stati quali Atene. Alla Lega Etolica si aggiunse
la coalizione antimacedone. Il giovane console Flaminio comandante delle forze
romane aveva avviato trattative di pace chiedendo la liberazione della Tessaglia
una regione sotto il dominio macedone, ma la richiesta venne respinta. Comunque
ad uno ad uno gli stati della Grecia si schierarono dalla parte dei liberatori
persino la Lega Achea da anni alleata alla Macedonia. Filippo decise di avviare
trattative di pace rifiutate da Flaminio che in battaglia annient lesercito di
Filippo V. Flaminio proclam lautonomia e la libert, anche di versare i tributi
degli stati un tempo soggetti a Filippo V. Roma per adesso non voleva assumere il
governo della Grecia. Sarebbe tornata di l a poco.
LA GUERRA SIRIANA
Antioco III re di Siria approfittando della debolezza dellEgitto e delle difficolt
del regno di Macedonia e stava estendendo la sua egemonia sulle citt greche
della costa occidentale dellAsia minore. Roma chiese la cessazione degli attacchi.
Gli Etoli nel frattempo erano scontenti di quanto avevano ottenuto in cambio del
loro importante aiuto militare nella lotta contro Filippo. La guerra fredda fra Roma
e Siria si trascin fino a quando la Lega Etolica invit Antioco a liberare la Grecia
dai suoi falsi liberatori romani. Per la grave inferiorit numerica il re di Siria venne
duramente sconfitto alle Termopoli dai romani e si rifugi in Asia Minore. Lucio
Cornelio Scipione fratello dellAfricano invase lAsia minore con il sostegno di
Filippo V di Macedonia. Nel frattempo la flotta romana assistita da Pergamo e
Rodi sconfiggeva i Siriaci nellEgeo. Lesercito Antioco venne completamente
distrutto. Roma per adesso non voleva impegnarsi nel Mediterraneo orientale. I
visti territori strappati ad Antico vennero infatti spariti tra i due fedeli alleati di
Roma e il re di Pergamo e la Repubblica di Rodi, che ottennero lautonomia. A
Roma nel frattempo ci fu un processo agi Scipioni. Alcuni tribuni della plebe
accusarono Lucio Cornelio Scipione di essersi impadronito di una parte
dellindennit di guerra di Antioco. Mentre contro Scipione lAfricano laccusa era
di aver condotto trattative segrete con il re di Siria. Il processo era ispirato da
Marco Porcio Catone che pi che latro era preoccupato dallindividualismo degli
Scipioni pericoloso per la nobilitas romana. La legge Villia introdusse un obbligo
di et minima per rivestire le diverse magistrature e un intervallo di un biennio tra

una carica e laltra che si affiancava alla legge che proibiva di rivestire un secondo
consolato entro un decennio dalla prima elezione.
LA TERZA GUERRA MACEDONIA
A costruire ancora una minaccia per Roma cera il Regno di Macedonia. Dopo la
morte di Filippo V gli era succeduto il figlio di Perseo. Molte citt greche erano
insofferenti nei confronti dei romani e cominciarono a guardare con favore Perseo.
Agli occhi di Roma questo fatto costituiva una minaccia. Ogni azione militare di
Perseo anche se non riguardava direttamente Roma veniva vista come gesto di
sfida. Iniziarono cos i preparativi di guerra, lesercito di Perseo fu distrutto il re fu
portato prigioniero in Italia e la monarchia venne abolita in Macedonia. La regione
venne suddivisa in quattro repubbliche che non potevano intrattenere alcun
rapporto tra loro. I quattro stati dovevano versare un tributo a Roma, anche lIlliria
venne divisa in tre stati. La lega Achea fu costretta a consegnare 1000 persone
sospette in Italia. I molossi che si erano schierati con Perseo videro devastato il
loro territorio e vennero ridotti in schiavi migliaia di abitanti. Rodi solo per aver
tentato una mediazione tra Roma e Perseo si vide perdere i territori che Roma
stessa gli aveva consegnato nella guerra contro la Siria. La citt venne colpita
anche per la creazione di un porto nellisola di Delo in cui le merci erano
esentate dai dazi. Di conseguenza buona parte delle rotte commerciali vennero
deviate su Delo.
LA GUERRA MACEDONICA E LA GUERRA ARCAICA
In macedonia un tale Adrisco, facendosi passare per figlio di Perseo, riusc a
prelevare sulle deboli milizie repubblicane e organizzare le forze macedoni sotto la
bandiera monarchica. Dopo qualche anno Ardisco venne eliminato. Inoltre ci fu la
guerra con la lega achea che fu brevissima e che vide la citt di Corinto
saccheggiata e distrutta. La macedonia venne ridotta a provincia romana. Tutte le
leghe in Grecia vennero sciolte, ovunque furono imposti i regimi aristocratici di
provata fedelt.
LETA DEI GRACCHI (133-121 a.C.)
Il II secolo a.C. il secolo in cui incomincia un periodo di crisi che porter
allImpero, un periodo contrassegnato da guerre civili e da profonde
trasformazioni.
Mutamento degli equilibri sociali: Annibale aveva percorso lItalia e inferto
profonde ferite alla sua agricoltura. Le continue guerre avevano tenuto i romani a
lungo lontani dalle loro case. Le conquiste esterne avevano per comportato
anche un grandissimo afflusso di ricchezze, tantissimi schiavi, e la diffusione di
tantissime idee greche a Roma. Gli indennizzi avevano fatto affluire ingenti
capitali che avevano modificato la struttura sociale ed economica fino ad allora
essenzialmente agricola.
I romani e gli italici si erano introdotti nel commercio (olio, vino, grano, schiavi): i
negotiatores (uomini daffari, spesso organizzati in societ) operavano nelle
province acquisite di recente a Roma. Essi esercitavano anche professioni
bancarie. Tali attivit erano favorite dallo sviluppo di strade e porti.
Molti senatori avevano fatto fortuna con i commerci anche se li esercitavano

grazie a prestanome (per la Lex Claudia 218 a.C. non potevano svolgere queste
attivit). Questo aveva favorito lascesa degli equites (cavalieri). Essi
comprendevano figli e fratelli di senatori, ricchi proprietari terrieri, uomini daffari.
Esclusi dal cariche politiche, essi volevano far parte del tribunale permanente
che perseguiva le estorsioni che i magistrati delle provincie facevano ai danni
delle comunit o dei singoli.
Con i contratti con loriente a Roma e in Italia ci fu la diffusione dellellenismo. I
figli dei romani pi ricchi erano cresciuti, educati ed istruiti normalmente da
nutrici e precettori di cultura greca. Erano spesso schiavi colti (che venivano poi
liberati) e amministravano con competenza le case, propriet e patrimoni dei loro
padroni.
CRISI DELLA PICCOLA PROPRIETA FONDIARIA
Il massiccio ricorso degli schiavi, limportazione di grandi quantit di grano e di
materie prime mettevano a dura prova lagricoltura dautosussistenza. I piccoli
proprietari gi impoveriti dalla guerra e dal fatto che erano stati per molto tempo
lontani dai campi si erano trovati spesso nella condizione di vendere le proprie
propriet. Lagricoltura destinata a prodotti per la commercializzazione (olio, vino,
bestiame) aver bisogno di vaste superfici coltivabili o da destinare al pascolo. Il
modello di propriet tendeva a diventare una grande azienda agricola (la villa
agricola) basata sullo sfruttamento intensivo di schiavi, diretta da schiavimanager che a loro volta facevano lavorare schiavi-operai e schiavi-agricoltori.
Molti piccoli proprietari costretti a vendere si recavano a Roma in cerca di
occupazione. Questo contribu a creare una massa urbana sempre pi consistente
(questo creava problemi di sussistenza e di approvvigionamento).
Rivolte servili. Il moltiplicarsi delle grandi tenute a personale schiavile e di zone
destinate al pascolo sorvegliate da schiavi armati, crearono il presupposto per
lesplodere di certe rivolte. Le rivolte pi gravi scoppiarono in Sicilia. (dove i pi
diffusi estesi erano i latifondi e pascoli).
OPTIMATES E POPULARES
Nella classe dirigente romana cominciarono a delinearsi due fazioni, entrambi
scaturite dalla nobilitas gli optimates e populares. Gli optimates si richiamavano
alla tradizione degli avi, si autodefinivano boni gente dabbene, sostenitori
dellautorit del senato. I populares scaturiti anche loro dallaristocrazia, si
consideravano difensori dei diritti del popolo e propugnavano la necessit di
riforme in campo politico e sociale.
Il tentativo di riforma di Caio Lelio: le guerre di conquista avevano fatto
crescere lager pubblicus, terreno di probit dello Stato romano. Parti di esso
erano concesse in uso a privati a titolo di occupatio: la propriet restava sempre
dello Stato. Lutilizzo era garantito dietro un pagamento del tutto irrisorio. La crisi
della piccola propriet tendeva a favorire la concentrazione dellagro pubblico
nelle mani dei proprietari terrieri ricchi e potenti. Di qui la necessit di una serie di
norme che mirassero a restringere lestensione di terreno pubblico che poteva
essere occupato. Caio Lelio amico di Scipione Emiliano aveva proposto un
progetto in tal proposto che trov subito contrasto nel senato tanto che egli
prefer rinunciare, e lo ritir.

TIBERIO GRACCO
Membro della nobilitas, figlio di Tiberio Sempronio Gracco trionfatore in Spagna,
Tiberio volle riprendere nellanno del suo tribunato della plebe il tentativo di
operare una riforma agraria tramite nomine che limitassero la quantit di agro
pubblico posseduto. Il progetto di legge fissava alloccupazione di agro pubblico
un limite di 500 iugeri (125 ettari) con laggiunta di 250 iugeri per figlio fino a un
massimo di 1000 iugeri. Un collegio di triumviri eletto dal popolo e composto da
Tiberio il fratello Caio e il suocero era PRINCEPS (presidente del senato), insieme
con i giuristi Crasso suocero di Caio e Muccio Scevola, console avrebbero avuto
il compito di ripartire i terreni in eccesso da distribuire ai cittadini pi poveri.
Scopo principale della legge per recuperare il ceto dei piccoli proprietari terrieri. I
grandi proprietari si ritennero espropriati di risorse che seppure abusivamente
consideravano proprie. Il giorno in cui il progetto doveva essere votato nei comizi
tributi, il tribuno della plebe Marco Ottavio pose il suo veto impedendone
lapprovazione (indotto dagli ambienti conservatori). Tiberio propose
allassemblea di destituirlo perch violava il bene del popolo. La legge fu cos
approvata, ma lopposizione non si plac e Tiberio nel timore di perdere
linviolabilit personale pens di presentare la candidatura al tribunato anche per
lanno successivo. Fu allora facile per gli avversari insinuare che egli intendesse
aspirare al potere personale. Nel corso di comizi elettorali in gruppo di avversari e
senatori lo assal e lo uccise insieme ai suoi sostenitori. La morte di Tiberio non
pose fine allattivit triumvirale della riassegnazione di terre nel Piceno, in Lucania
e Campania. Tra ricchi proprietari degli alleati latini e italici ci fu un malcontento
generale. Fulvio Flacco propose che tutti gli alleati che facevano richiesta
potessero ottenere la cittadinanza romana o il diritto di appellarsi al popolo
(provocatio) contro eventuali abusi di magistrati romani. Lopposizione alla
proposta fu vastissima tanto che essa non pot neanche essere discussa.
CAIO GRACCO
Nel 123 a.C. fu eletto tribuno della plebe, fratello minore di Tiberio. Nel corso di
due mandati consuntivi riprese la riforma del fratello.
- LA LEGGE AGRARIA: fu ritoccata e aumentati i poteri della commissione
triumvirale. Poi che gran parte delle terre erano gi distribuite, Caio propose
listituzione di nuove colonie di cittadini romani sia in Italia che nel territorio della
distrutta Cartagine.
- LA LEGGE FRUMENTARIA: assicur ad ogni cittadino residente a Roma una
quota mensile di grano a prezzo agevolato. Grandi granai pubblici appositamente
costruiti dovevano custodire le grandi quantit di cereale necessarie per le
distribuzioni.
Un altro provvedimento prevedeva che il senato dovesse decidere prima delle
elezioni consolari quali tra le province dovessero essere classificate consolari
(dunque da assegnare ai futuri consoli) per impedire che una scelta fatta dopo
fosse influenzata da ragioni personali e politiche. Caio propose di estendere anche
la cittadinanza romana ai latini e di concedere alcuni vantaggi giuridici gli altri
italici. Approfittando dellassenza di Caio, partito per lAfrica il senato si serv di un
tribuno per contrastare le leggi di Caio, Marco Livio Druso e per creare

scompiglio politico. Al suo ritorno a Roma Caio si rese conto che la sua popolarit
era in declino e infatti non venne rieletto. A questo seguirono una serie di tumulti
e disordini il senato fece ricorso alla procedura del senatus consultum ultimum
affidando ai consoli il compito di tutelare bene lo Stato con qualsiasi mezzo. I
sostenitori dei Gracchi vennero uccisi e lo stesso Caio si fece uccidere da uno
schiavo. Nel frattempo Roma si espandeva in Asia, approfittando di una ribellione
a Pergamo, dove venne istituita una provincia romana dAsia. In Gallia
rispondendo a una richiesta daiuto alleata Marsiglia minacciata da trib galliche
furono inviate delle truppe che portarono al controllo di quelle terre. Consolidato il
possesso delle isole verso la Spagna (Sardegna e Corsica) furono conquistate
anche le Baleari.
GIUGURTA E LAFRICA
Scipione Emiliano aveva regolato le questioni africane dopo la guerra punica,
con la costituzione di una provincia piccola ma ricca che aveva buoni rapporti con
il Re della Numidia. Morto il figlio di Massinissa (vedi guerra punica) il regno fu
conteso tra i tre eredi. Il pi spregiudicato Giugurta uccise uno dei fratelli e laltro
fu costretto a rifugiarsi a Roma. Roma opt per la divisione della Numidia tra i due
fratelli. Ma Giugurta volle anche la porzione del fratello e cinse dassedio la
capitale del regno, Cirta. Giugurta presa la citt fece uccidere non solo il fratello
ma anche i romani e gli Italici che vi svolgevano le loro attivit. Roma fu costretta
a scendere in guerra. Le prime operazioni militari furono poco soddisfacenti per
Roma. Le operazioni poi furono condotte dal console Metello affiancato da Caio
Mario. Il console sconfisse ripetutamente Giugurta ma non del tutto. In questo
clima venne eletto Caio Mario al consolato gli venne affidato il comando della
guerra contro Giugurta. Mario era un homo novus, molto abile politicamente.
Aveva sposato Giulia, zia del futuro Giulio Cesare e si era in questo modo
imparentato con unantica anche se decaduta famiglia Patrizia. Mario, bisognoso
di nuove truppe per la guerra contro Giugurta e per le invasioni da parte dei
Cimbri e Teutoni, apr larruolamento anche ai nullatenenti. Dopo Mario questa
divenne una pratica regolare. Con il suo esercito Mario ritorn in Africa e dopo tre
anni riusc grazie a delle trattative diplomatiche a rompere lalleanza tra Giugurta
e il suocero Bocco re di Mauretania. Soprattutto grazie allopera di Cornelio
Silla, legato di Mario, Bocco trad Giugurta e lo consegn ai romani. La Numidia fu
assegnata a un nipote di Massinissa, fedele a Roma, la parte rimanente a Bocco.
Nel frattempo due popolazioni germaniche Cimbri e Teutoni avevano iniziato un
movimento migratorio verso sud, minacciando la nuova provincia in Gallia. I
ripetuti tentativi di respingerli si risolsero in catastrofi. A Roma cresceva la
polemica verso lincapacit dei generali e aumentava la paura che queste
popolazioni potessero raggiungere lItalia. Mario venne rieletto console per
cinque volte di seguito e gli fu affidato il comando della guerra. Mario riorganizz
lesercito. Ogni legione non era pi organizzata in trenta piccola unit ma in dieci
coorti di 600 uomini ciascuna. Fra i romani sconfissero entrambe le popolazioni.
Mario mentre era impegnato sul fronte militare avere creduto utile appoggiarsi a
Saturnino, un nobile che era entrato in lotta con delle fazioni conservatrici,
usando come pretesto laumento del prezzo del grano. Nel 100 a.C. Mario venne
eletto al suo sesto consolato, Saturnino era stato rieletto tribuno della plebe

Gaucia suo compagno di parte popolare, pretore. Saturnino contando


sullappoggio di Mario propose una legge agraria che prevedeva assegnazioni di
terre in Gallia meridionale e in Sicilia. Glaucia nel frattempo aveva restituito le
giurie permanenti ai cavalieri. Saturnino ottenne la rielezione a tribuno anche per
lanno successivo mentre Glaucia si candidava al consolato. Durante le votazioni
scoppiarono i tumulti, duranti i quali un avversario di Glaucia fu assassinato. Il
senato non attendeva altro per proclamare il senatus consultum ultimum
Mario, come consolare non poteva rifiutare, anche se era contro i suoi amici che
vennero uccisi. Il prestigio di Mario usc compromesso dalla vicenda tanto che
prefer allontanarsi da Roma per svolgere una missione diplomatica presso
Miritade, re del Ponto.
MARCO LIVIO DRUSO
Continuava il conflitto fra senatori e cavalieri per impadronirsi dei tribunali
permanenti per i processi di conclusione. In questa atmosfera fu eletto dai tre
tribuni delle plebe nel 91 a.C. Marco Livio Druso (che si era opposto a Caio
Gracco). Egli tent di destreggiarsi tra le varie politiche. Da un lato promulg
provvedimenti di contenuto popolare, come la legge agraria volta alla
distribuzione di terra e listituzione di nuove colonie e una legge che abbassava
ulteriormente il prezzo del grano. Dallaltro restitu ai senatori i tribunali
permanenti, proponendo per lammissione dei cavalieri in senato (da 300 a 600
membri) infine, propose la concessione della cittadinanza romana agli italici.
Ancora una volta lopposizione fu vastissima e furono dichiarate nulle le sue leggi
e Druso venne assassinato.
LA GUERRA SOCIALE
La condizione di cittadino romano era divenuta sempre pi vantaggiosa e ci
aumentava le rivendicazioni degli Italici, che inoltre avevano ampiamente
contribuito ai successi militari di Roma. Delle distribuzioni agrarie e frumentarie
beneficiavano i soli cittadini romani: non solo erano esclusi, ma vedevano
riassegnati i terreni a cittadini che erano da loro a lungo utilizzati. Non avevano
parte nelle decisioni politiche, economiche e militari, che pur vedevano
largamente coinvolti anche i loro interessi. La struttura dellesercito stesso era
concepita a favore dei cittadini romani: gli alleati pagavano pi imposte,
ricevevano bottino, avevano punizioni pi gravi, non potevano condividere le
funzioni di comando. Lassassinio di Druso fece scatenare la rivolta armata contro
Roma da parte degli alleati italici. Le guerre si scatenarono in tutta lItalia vi
parteciparono tutte le popolazioni tranne Etruschi, Umbri, citt Latine e della
Magna Grecia. La guerra fu lunga e sanguinosa. I romani si trovarono a
combattere contro gente armata e addestrata allo stesso loro modo, con identiche
tecniche di attacco e difesa, con i quali avevano condiviso campi di battaglia. Gli
scopi degli insorti non erano completamente unitari: in alcuni prevaleva lesigenza
di conseguire la cittadinanza romana in altri, lo spirito di rivalsa contro Roma. Si
ebbero sconfitte e distruzioni su entrambi i fronti. Lincerto andamento delle
operazioni fece maturare Roma gi nel 90 a.C. una soluzione politica. Con un
primo provvedimento si erano autorizzati i comandanti militari ad accordare la
cittadinanza agli alleati che combattevano ai loro ordini. Venne approvata poi una
legge (lex Iulia de civitate) che concedeva la cittadinanza agli alleati rimasti

fedeli o alle comunit che deponevano rapidamente le armi. Tali misure


circoscrissero la rivolta, i successi pi importanti furono conseguiti da Cneo
Pompeo Strabone, con il giovane giglio Cneo Pompeo e ai giovani Cicerone e
Catilina. Importanti successi militari si attribuirono anche a Cornelio Silla che
riconquist parte del Sannio e la Campania. Fu eletto console nell88 a.C. Con la
concessione della cittadinanza si inaugurava un processo di unificazione politica
dellItalia e una nuova della storia delle istituzioni di Roma. Le aristocrazie italiche
erano riuscite a fondare i presupposti per un loro accesso alla magistratura e un
successivo ingresso in senato. Per esercitare i loro diritti i neo cittadini dovevano
recarsi a Roma per partecipare personalmente alle assemblee. Gli interessi di
molti iniziarono a convergere verso le citt che diventava sempre pi grande.
MITRIDATE VI
Durante la guerra sociale, cera una situazione allarmante in Oriente. Nella
penisola anatolica cera un forte frazionamento politico. Roma aveva da provincia
dAsia che aveva favorito per la coesistenza di molti piccoli stati, in contrasto tra
loro. Mitridate VI divenuta re del Ponto era riuscito a stabilire accordi con la
vicina Bitinia. Il senato era molto attento alle sue mosse, Mitridate inoltre si era
impossessato anche della Cappadocia dopo la morte di Saturnino. Nel 92 a.C.
Silla, come pretore intervenne per ripristinare nella Cappadocia un re gradito ai
romani. Mitridate approfittando dalla guerra sociale a Roma invase nuovamente la
Cappadocia del suo genero Trigane e spodestando della Bitinia il nuovo re. Roma
decise di inviare in oriente una legazione, con lincarico di rimettere sul trono dei
paesi legittimi re. Ma il re spodestato dalla Bitinia si ritenne autorizzato a condurre
scorrerie nel territorio del Ponto. Mitridate scese cos in guerra contro i romani,
nella favorevole posizione di aggredito e di vittima. Perforazione si fond su
unopera di propaganda rivolta al mondo greco, al quale si present come sovrano
benefattore, sfruttando il malcontento verso i romani in Oriente. Travolte le forze
romane, fu presto padrone di tutta lAsia. Per suo ordine pi di 80.000 tra Romani
e Italici, vennero massacrati. Anche lisola di Delo(dove gli italici furono
sterminati), caposaldo del commercio romano in oriente e la stessa Atene,
aderirono al nuovo liberatore. Gran parte del mondo greco si sollev contro il
dominio romano. La sola Rodi rimase fedele a Roma. Roma decise di intervenire,
affidando il comando della guerra a Sila.
SILLA MARCIA SU ROMA
A Roma il tribuno della plebe Rufo, amico di Druso si adoperava per privare la
Silla del comando della guerra e contemporaneamente riprendeva il problema
dellinserimento dei nuovi cittadini italici nelle trib romane. Se gli alleati
dovevano essere trasformati in cittadini romani essi al pari degli altri dovevano
essere iscritti nelle trib. Questo poteva ridurre cambiamenti radicali, infatti si
fossero stati ripartiti le intere 35 trib e si fossero recati in massa a Roma e
sarebbero stati la maggioranza in ciascuna trib, i neo cittadini in questo modo
avrebbero influito poco. La situazione per a Roma era grave. La guerra sociale e
quella contro Mitridate avevano portato a un impoverimento complessivo dello
Stato. Rufo fu costretto ad attuare delle riforme, tra cui anche linserimento dei
neo cittadini nelle 35 trib. Fece approvare il trasferimento del comando della
guerra contro Mitridate da Silla a Mario. Silla non esit a marciare su Roma. La

truppa attratta al vantaggio della guerra in oriente, si sentiva legata al proprio


comandante. Impadronendosi di Roma, Silla fece dichiarare nemici o suoi
avversari politici: Rufo fu eliminato, e i suoi decreti vennero annullati, Mario fugg
in Africa. Prima di recarsi in oriente, Silla fece approvare alcune norme che
anticipavano la sua opera riformatrice: ogni proposta di legge doveva essere
approvata dal senato prima di essere sottoposta al voto popolare, i comizi
centuriati dovevano divenire la sola assemblea legislativa legittima. Silla in Grecia
riusc a sconfiggere le armate di Mitridate.
LUCIO CORNELIO CINNA E LULTIMO CONSOLATO DI MARIO
Lucio Cornelio Cinna sostenitore di Mario, aveva ripreso la proposta di iscrivere i
neo cittadini italici in tutte le 35 trib. Cacciato da Roma, si era rifugiato in
Campania dove venne raggiunto da Mario, ritornato dallAfrica. Si ebbe cos una
nuova marcia su Roma. La citt fu presa con la forza e Silla venne dichiarato
nemico pubblico e molti dei suoi sostenitori uccisi. Mario fu eletto console insieme
a Cinna, ma mor poco dopo. Nel frattempo era stato inviato un nuovo esercito in
Oriente in sostituzione di quello di Silla. Alla notizia del ritorno si Silla, Cinna cerc
di anticiparlo ma fu ucciso dalla rivolta dei suoi stessi soldati. Due armate romane
si trovavano presenti in Grecia, una capeggiata da Silla, laltra inviata da Cinna.
Esse non si scontrarono ma agirono parallelamente, ricacciando Mitridate in Asia e
in una posizione sempre pi precaria. Silla aveva fretta di chiudere le trattative
per far ritorno a Roma si giunse cos a trattative di pace. Mitridate conservava il
suo regno, ma rinunciava al resto dellAsia, era obbligato a versare una forte
indennit di guerra e consegnare la propria flotta. Silla incorpor laltro esercito
romano e al suo restaur lordine in Asia e in Grecia. Silla poteva finalmente
sbarcare in Italia, a Brindisi carica di bottino nell83 a.C.
SILLA DITTATORE PER LA RIFORMA DELLO STATO
A Brindisi lo raggiuse il giovane Pompeo. Silla impieg due anni per trionfare sui
suoi avversari. Riconquist vari territori, sconfisse Caio Mario (figlio adottivo di
Mario), si impadron di Roma grazie a Crasso, futuro triumviro. I sostenitori di
Mario si rifugiarono in Africa e in Sicilia. In queste operazioni si distinse Pompeo
che Silla gratific come Magnus. Silla introdusse le liste di proscrizione, elenchi
di avversari politici i cui nomi venivano resi noti al pubblico: chiunque poteva
ucciderli, i loro beni confiscati e i loro figli esclusi da ogni carica. Gli obiettivi
principali erano i senatori e i cavalieri pi in vista. Questo contribu a modificare la
composizione dellaristocrazia romana. Le comunit italiche che avevano
appoggiato Mario subirono confische territoriali che furono assegnate a veterani di
Silla. Poich entrambi i consoli erano morti, il senato nomin secondo la tradizione
un interrex, Valerio Flacco il quale non present nuovi consoli ma una proposta
di legge (lex Valeria) ce nominava Silla dittatore con lincarico di organizzare lo
stato. La dittatura doveva essere limitata. Le riforme: ogni proposta di legge
avrebbe dovuto ottenere il consenso del senato prima di essere sottoposta al voto
popolare; i comizi centuriati dovevano divenire la sola assemblea legislativa
legittima. Il senato, vittima delle prescrizioni fu portato a 600 membri
(ovviamente con molti suoi sostenitori). I tribunali permanenti venero riservati
in esclusiva al senato (che comunque aveva cavalieri al suo interno). Vennero di
nuovo regolamentati lordine di successione alle magistrature e let minima per

accedervi. Furono ridimensionati i poteri dei tribunali della plebe, limitato il loro
diritto di veto annullato quello di proporre leggi. Il pomerium (limite sacro del
territorio cittadino, entro il quale non era lecito mantenere o condurre eserciti in
armi) fu esteso, lungo una linea virtuale tra Arno e Rubicone a comprendere quasi
tutte quelle zone dItalia che condividevano la cittadinanza romana. Compiuta la
riorganizzazione dello Stato, Silla abdic dalla dittatura, si ritir a vita privata nei
suoi possedimenti in Campania nel 79 a.C. dove mor lanno dopo.
MARCO EMILIO LEPIDO
Padre del futuro triumviro, cerc di ridimensionare lordinamento Silla,
proponendo il richiamo dei proscritti in esilio, il ripristino delle distribuzione di
frumento a prezzo politico e la restituzione delle terre confiscate da Silla per i suoi
veterani. Ci fu unopposizione ai suoi progetti.
In Etruria scoppi una rivolta in suo favore Lepido diresse in questa terra, si un ai
ribelli e marci su Roma.
Il senato rispose con larma del senatum consultum ultimum (difendere lo
Stato con qualsiasi mezzo). Venne conferito a Pompeo limperium, anche se non
aveva ancora rivestito alcuna magistratura superiore. La rivolta venne stroncata.
In Spagna si trovava Sartorio che si era distinto tra gli uomini di Mario, sia contro
i Cimbri e i Teutoni, sia nella guerra sociale. Era governatore della Spagna
Citeriore. Silla aveva tentato di abbatterlo senza riuscirvi. A Sartorio si aggiunsero
le truppe di Lepido.
Corsero a Roma voci su alleanze, con i pirati e con Mitridate per mirare
direttamente a Roma. Il senato ricorse a Pompeo, il quale inizialmente sub delle
sconfitte ma le cose andavano migliorando quando Sartorio perdeva popolarit e
il suo alleato stesso, convinto di trarre vantaggio dal suo gesto, lo uccise. Venne
comunque giustiziato da Pompeo che riuscii a domare tutte le resistenze.
LA RIVOLTA DI SPARTACO
Era nel frattempo scoppiata una grande rivolta degli schiavi a Capua, dei
gladiatori si erano ribellati e allora si erano uniti tanti schiavi e gladiatori da ogni
parte dItalia. A capo della rivolta cera Spartaco che organizz un considerevole
esercito. La rivolta si stese in tutto il sud Italia. Il senato decise di affidare il
comando a Crasso, che raggiunti li sconfisse pesantemente in Lucania, dopo che
avevano tentato di fuggire in Sicilia ma erano stati traditi da pirati. Migliaia di
prigionieri furono fatti crocifiggere da Crasso lungo la via Appia tra Roma e Capua.
POMPEO E CRASSO
Anche se non possedevano i requisiti di carriera furono eletti entrambi consoli.
Portarono a compimento lo smantellamento dellordine sillano, ripristinarono le
distribuzioni a prezzo politico del grano e restaurarono i poteri dei tribuni della
plebe. Il fratello di Crasso, Cotta, fece modificare la composizione delle giurie dei

tribunali permanenti togliendo lesclusiva ai senatori e ripartendoli in porzioni


uguali tra senatori e cavalieri.
POMPEO IN ORIENTE
In oriente cerano due grandi minacce: i pirati e Mitridate. La pirateria aveva
preso forza per limportanza assunta dal commercio degli schiavi. I romani
avevano tollerato che in quelle acque i pirati potessero agire (per il commercio di
schiavi verso la penisola). I pirati per attaccavano le lenti navi commerciali
depredandole dei loro carichi, il commercio era divenuto sempre pi difficile.
Dopo alcuni tentativi di combattere i pirati fu inviato un comando speciale Marco
Antonio (padre del futuro triumviro) che si concentr sullisola di Creta con
scarso successo, a Metello si attribuisce la completa conquista dellisola.
Nel frattempo era diventata inevitabile la guerra con Mitridate. Infatti alla re di
Bitinia, risult che il suo regno lo avesse lasciato in eredit ai romani. Mitridate
attratto dallimportanza dellimportanza del territorio che controllava laccesso al
Mar Nero, decise di invaderla. Contro di lui furono mandate delle truppe romane,
Mitridate si rifugi dal suocero in Armenia.
Il console Lucullo aveva ottenuto varie vittorie ma sorsero dei malcontenti fra e
sui soldati ormai stanchi che si rifiutarono di proseguire. Ne approfittarono
Mitridate e il suocero Tigrane per riprendere le ostilit. Per tre anni fu affidato a
Pompeo un imperium infinitum sul Mediterraneo. Pompeo cacci rapidamente i
pirati dal Mediterraneo e gli venne affidata anche la guerra contro Mitridate.
Pompeo riusc a convincere il re dei Parti di tenere impegnato Tigrane mentre egli
marciava verso il Ponto. Mitridate privo dellappoggio del genero, si fece uccidere
per non cadere in mano ai romani. Confermato a Tigrane il trono dellArmenia lo
priv della Siria (di cui ne fece provincia romana). In Palestina si impadron di
Gerusalemme. Riorganizzate le sue conquiste Pompeo rientr a Roma carico di
gloria e bottino.
LA CONGIURA DI CATILINA
Durante lassenza di Pompeo a Roma si era verificata una grave crisi. Catilina
aveva dilapidato la fortuna per la campagna per ottenere il consolato, allultimo
momento respinto. Si ripresent alle lezioni consolari appoggiato da Crasso,
seguito dal giovane Giulio Cesare a lui collegato. Riusc invece eletto console un
homo novus, Cicerone, sostenitore di Pompeo che nella campagna elettorale
aveva attaccato la corruzione, la violenza Catilina.
Catilina nel corso dellanno mise a punto un programma elettorale che pensava
lavrebbe condotto al consolato: basato sulla cancellazione dei debiti e rivolto non
tanto alle classi sociali pi basse, quanto agli aristocratici rovinati per vari motivi.
Abbandonato dai suoi antichi sostenitori (Cesare e Crasso) Catilina, usc di nuovo
battuto nelle elezioni. Mise in atto una cospirazione che mirava a sopprimere i
consoli e terrorizzare le citt. Il piano fu scoperto da Cicerone che grazie al

senatus consultum ultimum del senato costrinse Catalina ad allontanarsi da


Roma. Ottenute le prove scritte della cospirazione Cicerone fece condannare
cinque tra i seguaci di Catilina. Catilina cadde combattendo valorosamente alla
testa dei suoi.
DAL PRIMO TRIUMVIRATO ALLE IDI DI MARZO
Il ritorno di Pompeo e il cosiddetto primo triumvirato. Nel 62 a.C. Pompeo
sbarcava a Brindisi convinto di ottenere dal Senato la ratifica degli assetti
territoriali da lui decisi in Oriente e le concessioni di terre ai suoi veterani. In
senato per i suoi avversari politici (soprattutto i Metelli) non accettarono questi
riconoscimenti. Deluso e amareggiato Pompeo si riavvicin allora a Crasso e al
suo emergente alleato Cesare, con i quali strinse un accordo (60 a.C.) chiamato
dai moderni primo triumvirato. Anche se lunico triumvirato riconosciuto fu
quello tra Ottaviano, Antonio e Lepido.
Il primo triumvirato fu invece un accordo privato e segreto in base al quale Cesare
avrebbe dovuto essere eletto console e varare una legge agraria che sistemasse i
veterani di Pompeo. Anche Crasso avrebbe ottenuto vantaggi per i cavalieri e le
compagnie di appaltatori che gli erano particolarmente legati. Laccordo fu
cementato anche dal matrimonio dellormai maturo Pompeo e della giovanissima
figlia di Cesare, Giulia (si rivel un matrimonio felice).
CAIO GIULIO CESARE CONSOLE
Cesare fu eletto console nel 59 a.C. egli fece votare due leggi agrarie che
prevedevano una distribuzione ai veterani di Pompeo di tutto lagro pubblico
rimanente in Italia, ad eccezione della Campania. Per i fondi necessari sarebbero
stati utilizzati i bottini di guerra di Pompeo.
In un secondo momento venne incluso nelle assegnazioni lagro campano, in cui
furono insediati anche cittadini nullatenenti padri di famiglie numerose.
Furono poi fare ratificare tutte le decisioni assunte da Pompeo in Oriente. Sul finire
del consolato il tribuno della plebe Publio Vatinio fece votare un provvedimento
che attribuiva a Cesare per cinque anni il proconsolato della Gallia Cisalpina con il
diritto di nominare i propri legati e di fondare colonie. Su proposta di Pompeo gli
venne affidata anche la Gallia Narbonese.
IL TRIBUNATO DI PUBLIO CLODIO PULCRO
Partendo per le provincie a lui attribuitegli (58 a.C.) Cesare volle, con Pompeo e
Crasso appoggiare la candidatura al tribunato della plebe di Publio Clodio Pulcro.
Ex patrizio coinvolto in un clamoroso scandalo nel 62 a.C., senza speranza di
poter proseguire la carriera politica riservata al suo rango, lanno precedente si
era fatto adottare da una famiglia plebea, proprio per potersi presentare al
tribunato della plebe, da cui i patrizi erano esclusi. Eletto il tribuno fece approvare
una serie di leggi:

- nessun magistrato poteva interrompere le assemblee pubbliche portando


losservazione di auspici favorevoli;
- vennero di nuovo legalizzati i collegia associazioni private con fini religiosi e che
il senato aveva soppresso, perch divenuti pericolosi strumenti per la
mobilitazione delle masse urbane. Clodio approfitt di queste associazioni, sparse
per la citt, per formare delle bande armate organizzate al suo servizio pronte
allazione;
- le distribuzioni frammentarie fino ad allora a prezzo politico divennero
gratuite, ci comport un progressivo aumento di coloro che ne beneficiavano,
che si moltiplicavano verso la citt e con lincremento delle liberazioni degli
schiavi, che in tal modo partecipavano alle assegnazioni;
- infine un provvedimento che prevedeva lesilio a chiunque condannasse o
avesse condannato a morte un cittadino romano senza concedergli di appellarsi al
popolo. Cicerone, che aveva fatto giustiziare i catilinari, ne era il bersaglio
evidente; prima ancora che la legge fosse votata si era allontanato da Roma.
Pompeo non aveva mosso un dito per venirgli in aiuto.
CESARE IN GALLIA
In Gallia Cesare riusc ad ottenere tantissimi successi militari. (58 a.C.) i Galli
erano divisi politicamente in diverse trib spesso in lotta tra loro.
Tutte le battaglie sono descritte dallo stesso Cesare nel de bello Gallico (dove
descrive minuziosamente anche popoli, usanze e territori).
I successi di Cesare erano dovuti in massima parte alla completa disunione delle
trib galliche, che quasi mai riuscirono a condurre unazione unitaria, ma anche
alla grande capacit di Cesare di adottare la sua tattica al tipo di combattimento
che la situazione di volta in volta esigeva, nonch alla sua abitudine di
condividere tutte le fatiche della vita militare e i pericoli della battaglia con i suoi
soldati, cosa che lo rendeva molto popolare per le truppe e le legava strettamente
a lui. Alla fine del 57 a.C. forse anche indotto dalle notizie che gli giungevano da
Roma, dove la situazione politica stava precipitando, comunic al senato che la
Gallia poteva ritenersi pacificata, anche se la met del paese (quella centrooccidentale) non era mai stata attraversata dalle armi romane. La notizia fu
accolta con manifestazioni si entusiasmo popolare e celebrata con cerimonie di
ringraziamento che durarono 15 giorni.
GLI ACCORDI DI LUCCA E ALTRE CONQUISTE DELLA GALLIA
Terminato lanno del suo tribunato, Clodio era tornato privato cittadino, ma non
aveva smesso di utilizzare le sue bande come strumento di pressione. Non
potendo opporre il veto, i suoi avversari vollero il ritorno di Cicerone. Uno dei
bersagli preferiti di Clodio divenne Pompeo che, pentitosi di non aver fatto nulla
per lesilio delloratore e preoccupato per i successi di Cesare in Gallia, aveva

appoggiato coloro che volevano il ritorno di Cicerone, il quale pot ritornare a


Roma. Pompeo accett lincarico affidatogli dai consoli e sostenuto da Cicerone,
che gli conferiva poteri straordinari della durata di cinque anni (cura annonae),
per provvedere allapprovvigionamento della citt. La popolazione di Roma era
raddoppiata, e le distribuzioni frumentarie gratuite di Clodio, avevano contribuito
ad aumentare le esigenze di rifornimento di cibo. Pompeo si procur larga
popolarit per aver svolto con efficienza questo compito. Contro Cesare, veniva
chiesto che si revocasse la legge sullagro campano, uno dei candidati alle
elezioni consolari (per il 55) aveva lasciato intendere, che se eletto, avrebbe
proposto la revoca del proconsolato di Cesare in Gallia. A questo punto Cesare,
dopo aver incontrato Crasso a Ravenna, si riun con lui e Pompeo a Lucca (nel
56 a.C.) dove i tre si accordarono per un progetto: il comando di Cesare in Gallia
sarebbe stato prorogato per altri cinque anni e aumentate le sue legioni, i tre si
sarebbero impegnati tramite i loro sostenitori a far eleggere Pompeo e Crasso
consoli per il 55 a.C., dopo il consolato avrebbe ricevuto come provincie per
cinque anni Pompeo le due Spagne e Crasso la Siria. Tutto si svolse esattamente
come i tre avevano programmato. Tornato in Gallia, Cesare trov la Bretagna in
rivolta: le popolazioni costiere che svolgevano i loro traffici attraverso la Manica
avevano a disposizione una grande flotta. Cesar fece frettolosamente costruire
unarmata di piccoli e leggeri battelli, Decimo Bruto, il suo legato fece costruire
degli uncini taglienti alle estremit per recidere le imbarcazioni nemiche e
immobilizzarle per consentire labbordaggio. Ebbe cos la meglio sui poderosi
vascelli avversari. Egli pot allora rivolgere la propria attenzione sul Fronte del
Reno, sconfiggendo due trib germaniche che avevano attraversato il fiume
spingendosi nel territorio di unaltra popolazione. Lanno successivo (54 a.C.) ebbe
luogo in Britannia una vera campagna militare con un contingente di cinque
legioni, che consent di raggiungere il Tamigi e port alla sottomissione di
parecchie trib della costa. Il 53 trascorse nella repressione di rivolte scoppiate
nelle regioni settentrionali della Gallia. La grande crisi si verific nel 52 a.C. nella
Gallia centro-occidentale sotto la guida di Vercingetorige re degli Arveni.
Cominciata con lo sterminio dei Romani e Italici residenti nella futura Orleans, la
rivolta si estese rapidamente. Cesare che si trovava nella Gallia Cisalpina si
precipit in Arvenia, dove pose lassedio al grande centro fortificato di Gergovia,
tent di espugnare la citt ma fu respinto. Cesare, fu costretto a dirigersi verso
nord per ricongiungersi alle forze del su legato che stava sconfiggendo le trib
insorte presso la futura Parigi. Insieme si misero a inseguire Vercingetorige che si
era rinchiuso nella piazzaforte di Alesia in attesa di rinforzi. Dopo un lungo e
durissimo scontro Vercingetorige si arrese e fu inviato prigioniero a Roma dove sei
anni dopo fu fatto decapitare ai piedi del Campidoglio. Cesare domate le altre
rivolte, senza attendere istituzioni dal Senato, diede un primo ordinamento alla
nuova provincia (Gallia Comata).

CRASSO E I PARTI
Giunto in Siria, Crasso aveva cercato di inserirsi nella contesa dinastica allora in
atto nel regno dei Parti. Alla morte del re era sorta una lotta per il trono fra i due
figli. Divenuto il re Orode II, Crasso aveva deciso di appoggiare il fratello rivale e
si era spinto in Mesopotamia. Nel 53 a.C. accompagnato dal figlio Publio,
inviatogli da Cesare con un contingente, invece di invadere il paese da nord si
rimise in marcia attraverso le steppe della Mesopotamia, nonostante glielo
sconsigliassero il re dArmenia e i suoi stessi legati (infatti senza aver mai
incontrato il grosso esercito partico non aveva informazioni sufficienti su di esso e
sul modo di combattere dei nemici). Venuti in contatto con i Parti in una vasta
pianura della Mesopotamia, i romani furono massacrati e sconfitti (Disfatta di
Carre). Crasso e il figlio caddero in battaglia. Fu una delle sconfitte pi gravi mai
partite da Roma.
POMPEO CONSOLE UNICO: GUERRA CIVILE FRA CESARE E POMPEO
Trascorso lanno del loro consolato comune, mentre Crasso era partito per la Siria,
Pompeo era rimasto nei dintorni di Roma, occupandosi ancora del suo incarico sul
rifornimento granario e amministrando le sue provincie tramite luogotenenti. Nel
54-53 a.C. cominciavano a venir meno i vincoli politici e familiari che univano
Pompeo e Cesare, era morta Giulia la giovane moglie di Pompeo figlia di Cesare.
Pompeo declin ulteriori alleanze matrimoniali con Cesari e prefer sposare
Cornelia della famiglia degli Scipioni. Pompeo inizi ad accostarsi sempre pi alle
fazione ottimate pi accesamente anticesariana. Nel 53 a.C. non si era riusciti ad
eleggere in tempo i consoli. Allinizio del 52 si affrontarono sulla via Appia le
bande del Clodio, che aspirava alla pretura e di Milone candidato al consolato.
Clodio rimasto ucciso e scoppiarono tantissimi tumulti, la stessa curia senatori fu
preda delle fiamme. Pompeo venne nominato allora console senza collega
(consules sin collega). Fece votare immediatamente leggi repressive in
materia di violenza (de vi) e di broglio elettorale (de ambitu) che consentirono
la condanna di Milone e un equilibrio precario. Approfittando delloccasione i
nemici di Cesare volevano rimuoverlo in anticipo dalla sua carica e farlo tornare a
Roma da privato cittadino, sicuri di poterlo mettere sotto accusa per delle
illegalit sulla guerra condotta in Gallia. Cesare, come proconsolare era stato
assente da Roma, dal 58 a.C. il suo mandato sarebbe scaduto, secondo Cesare
(avendo ottenuto delle proroghe), alla fine del 49 a.C. Mentre secondo i suoi
avversari nel 50 a.C. per evitare ogni procedimento contro di se, Cesare si trovava
nella necessit di rivestire nuovamente il consolato, potendo presentare la propria
candidatura anche restando assente da Roma, tale privilegio gli era stato
attribuito ad personam (grazie ad una legge che i tribuni della plebe avevano
fatto votare nel 52). Nello stesso 52 a.C. Pompeo aveva proposto un

provvedimento che prescriveva che dovesse trascorrere un intervallo di cinque


anni tra magistratura e promagistratura. In questo modo se Cesare fosse stato
eletto console non poteva rivestire subito il pro consolato sarebbe rimasto subito
privato cittadino. Pompeo invece aveva pensato bene di dispendersi da questa
legge, prorogando per altri cinque anni il suo pro consolato in Spagna, con il
diritto di restare a Roma. Pompeo avrebbe avuto ancora legioni al suo comando,
Cesare no. Nel 50 a.C. per cercare di mettere fine ad un moltiplicarsi di colpo di
mano e di contese interpretative, un tribuno della plebe propose che per uscire
dalla crisi si dovessero abolire tutti i comandi straordinari, sia quello di Cesare che
quello di Pompeo. Cesare inoltr al senato una lettera nella quale si dichiarava
disposto a deporre il comando se anche Pompeo lo avesse fatto, ma i suoi
avversari ottennero invece che si giungesse a far deporre solo la sua carica. Dopo
aver cacciato due tribuni che avevano posto il veto (uno dei quali era Marco
Antonio) il senato affid ai consoli il compito di difendere lo Stato. Vennero inoltre
nominati i successori di Cesare nelle provincie. Cesare varc cos in armi il
Rubicone, che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e il territorio civico di
Roma, dando cos origine alla guerra civile. Pompeo, con i consoli e buon parte
dei senatori, abbandon la citt diretto a Brindisi per imbarcarsi verso loriente.
Cesare non riusc ad arrivare in tempo per fermare il piano di Pompeo di trasferirsi
in Grecia, e unirsi agli eserciti delle provincie a lui fedeli. Ritornato per breve
tempo a Roma, Cesare cominci poi ad affrontare la minaccia occidentale contro
le forze pompeiane in Spagna, con le sue truppe concentrate il Gallia, Cesare
sconfisse i pompeiani in Spagna. Tornato a Roma, Cesare rivest la carica di
dittatore (per convocare i comizi elettorali), che il pretore Marco Emilio Lepido
gli aveva fatto conferire. Cesare nel 48 a.C. divenne console. Lo scontro decisivo
tra Cesare e Pompeo ebbe luogo in Tassaglia, a Farsalo (Agosto 48 a.C.) e fin
con una disfatta Pompeiana. Pompeo intravista la sconfitta, fugg verso lEgitto
dove contava di trovare rifugio presso i figli del Re Tolomeo XII (che lo aveva
aiutato a recuperare il trono). In Egitto era in corso per una contesa dinastica tra,
Tolomeo XIII e la sorella maggiore Cleopatra (che il padre aveva destinato a
succedergli). I consiglieri del re, giudicando compromettente laccogliere Pompeo,
lo fecero assassinare. Cesare sbarc anchegli ad Alessandria contrariato per
lassassinio, prese posizioni in favore di Cleopatra. Assediato dai partigiani di
Tolomeo fu costretto ad attendere i rinforzi. Il re fu rovinosamente sconfitto e nella
fuga trov la morte nel Nilo. Cleopatra fu confermata regina dEgitto insieme al
fratello minore Tolomeo XIV e, partito Cesare, diede alla luce un figlio di
questultimo Tolomeo Cesare. Cesare si assicur lappoggio di quel regno
ricchissimo e grande produttore di grano. Nel frattempo (47 a.C.) Farnace, figlio
di Mitridate, aveva tentato di approfittare della situazione per recuperare
territori paterni. Cesare marci contro di lui e sconfisse nel Ponto. Dopo aver
sostato brevemente a Roma, Cesare ripart per lAfrica dove si erano riorganizzati i

pompeiani vinti che si erano assicurati lappoggio di Giuba, il re di Numidia.


Cesare conseguita la vittoria risolutiva a Tapso (in Tunisia). Suicidandosi Giuba, il
suo regno divenne provincia romana col nome Africa nova. Ritornato a Roma,
Cesare celebr i trionfi sulla Gallia, sullEgitto, su Farnace e su Giuba, poi fu
costretto a partire per la Spagna, dove avevano ripreso fiato i suoi avversari sotto
la guida dei figli di Pompeo, Cneo e Sesto. Lesercito nemico fu letteralmente
distrutto, soltanto Sesto Pompeo riusc a salvarsi con la fuga. Cesare poteva
tornare a Roma e completare la sua opera di riorganizzazione politica.
CESARE DITTATORE PERPETUO
Mentre si trovava in Egitto Cesare era stato nominato per un anno, prima di
partire per la campagna dAfrica era stato eletto al suo terzo consolato, li venne
poi conferma la dittatura (per riformare lo Stato) per dieci anni; nel 45 a.C. ricopr
il quarto consolato e nel 44 a.C. il quinto fino ad ottenere il titolo di dittatore a vita
(dictator perpetus). Ad una tanto ampia tanto concentrazione di magistrature
supreme si era aggiunta via via una seria impressionante e senza precedenti di
poteri straordinari: dopo Tapso era stato nominato per tre anni praefectus
moribus, con lincarico di controllare le liste dei senatori, dei cavalieri, e dei
cittadini con competenze analoghe a quelle come linviolabilit perdonale e il
diritto di veto (pur senza ricoprire la carica di tribuno che in quanto patrizio non
poteva esercitare). Gli fu attribuito il potere di dichiarare guerra o fare trattati di
pace senza consultare il Senato e il popolo. Poteva designare (raccomandare) i
suoi candidati alle elezioni e assegnare ai propri legati le provincie pretorie. Gli
vennero gratificati gli onori del primo posto in Senato, del titolo di imperator
(cio di detentore dellimperium) e di quello di padre della patria (parens
patriae) mise in atto anche una serie di riforme: erano stati concessi il perdono
e il richiamo in patria a tutti gli esuli e i condannati politici, vennero accordate
facilitazioni ai debitori, il diritto di ottenere la cittadinanza romana venne esteso
agli abitanti della Transpadana, ad abbracciare ormai tutta lItalia fino alle Alpi n
beneficiarono inoltre corpi militari o singoli individui e comunit della Spagna,
Gallia e Africa. Il senato fu portato da 600 a 900 membri, con limmissione di un
grande numero di seguaci di Cesare. Fu aumentato da 20 a 40 il numero di
questori e da 4 a 6 quello degli edili, da 8 a 16 quello dei pretori. Furono
abbassate le qualifiche censitarie necessarie per lammissione allordine equestre.
Le giurie dei tribunali permanenti furono di nuovo ripartire equamente tra
senatori e cavalieri. Fu fatto divieto ai cittadini tra i 20 e i 60 anni di rimanere
assenti dal paese per pi di tre anni consecutivi e fu consentito ai figli dei senatori
di allontanarsene solo per incarico dello Stato. Vennero disciolte le associazioni
popolari, riportando i collegia alle loro funzioni originarie. Furono confermate le
distribuzioni gratuite di grano, ma il numero dei beneficiati fu ridotto eliminando

gli abusivi. Fu realizzato un vasto programma di colonizzazione e di distribuzione


di terra per i numerosissimi veterani di Cesare e per 80.000 tra cittadini meno
abbienti, in parte in Italia, ma soprattutto nelle province (Spagna, Gallia, Africa,
Grecia, Asia, Sicilia e Sardegna). Furono avviati tantissimi lavori di ristrutturazione
urbanistica ed edilizia, una serie di lavori pubblici migliorano laspetto di Roma e
contribuirono a fornire lavoro ad abbondante manodopera. Per combattere la
disoccupazione i proprietari vennero obbligati ad impiegare anche nei pascoli non
meno di un terzo di uomini liberi. Vi fu anche limportantissima riforma del
calendario, compiuta da Cesare con dellassistenza dellastronomo alessandrino
Sosigene.
LE IDI DI MARZO
Leccessiva concentrazione di poteri, e il moltiplicarsi degli onori, e alcuni suoi
atteggiamenti parvero rivelare una inclinazione di Cesare verso la regolarit (tra
laltro Cleopatra laveva raggiunto a Roma con il figlioletto), e finirono per creare
allarme non solo tra gli ex pompeiani e anticesariani, ma anche tra alcuni dei
sostenitori di Cesare stesso. Cesare nei primi mesi del 44 a.C. aveva preparato
una grande campagna militare contro i Parti per ristabilire legemonia romana
in Asia. A Roma venne messo in giro un oracolo secondo il quale il regno dei Parti
avrebbe potuto essere sconfitto solo da un re, ci and ad aumentare le voci e
sospetti di aspirazioni monarchiche di Cesare. Fu allora ordinata una congiura
(guidata da Marco Bruto, Caio Cassio Longino e Decimo Bruno) prima della sua
partenza per limpresa partica. Alle idi di marzo (15 marzo) del 44 a.C. egli
cadde trafitto dai pugnali dei cospiratori nella curia di Pompeo (nel Campo Marzio)
dove egli doveva presiedere una seduta del Senato.
AGONIA DELLA REPUBBLICA: LEREDITA DI CESARE E LA GUERRA DI
MODENA
Abbattuto Cesare, i cesaricidi non si erano preoccupati di eliminare i suoi principali
collaboratori: Marco Emilio Lepido, (che era stato gi console ed era destinato a
divenire governatore della Gallia Narbonese e della Spagna Citeriore) e il collega
di Cesare, Marco Antonio, uno dei suoi pi fidati luogotenenti. Questi
cominciarono ad riorganizzarsi, mentre i cesaricidi dimostrarono per totale
mancanza di un programma, accolti freddamente a Roma si ritirarono sul
Campidoglio. Antonio riusc ad imporre una politica di compromesso: da un lao
lamnistia per i congiurati, dallaltro la convalida degli atti del defunto dittatore e il
consenso ai suoi funerali di Stato. Dolabella, destinato a sostituire Cesare al
consolato dopo la sua partenza per la spedizione partica, sarebbe stato console
insieme ad Antonio. Fu stabilito che dopo il consolato, ad Antonio sarebbe toccata
la Macedonia e a Dolabella la Siria. Durante i funerali di Cesare i suoi successori
preferirono abbandonare la citt. Fu tuttavia abolita la dittatura delle cariche dello

Stato. Alle letture del testamento di Cesare si scopr che il dittatore aveva
nominato suo erede effettivo per i tre quarti dei beni e suo figlio adottivo, il
giovane non ancora diciannovenne, Caio Ottavio, suo pronipote (Giulia, sorella di
Cesare, era sua nonna). Quando venne ucciso Cesare il giovane si trovava al
confine con la Macedonia tra i soldati che attendevano larrivo di Cesare per la
guerra contro i Parti. Appena saputo del testamento, Ottavio si diresse verso
lItalia e giunse a Roma reclamando la sua eredit. Il suo principale impegno
politico era la celebrazione della memoria del padre adottivo e la sua vendetta. In
tal modo concentr su di s lappoggio dei cesariani e buona parte del senato (tra
cui Cicerone che cominci a vedere in lui un mezzo per arginare lo strapotere di
Antonio). Antonio allo scadere del suo consolato, si era fatto assegnare dai comizi
al posto della Macedonie le due province della Gallia Cisalpina e della Gallia
Comata, per la durata di cinque anni. Decimo Bruto, il governatore
originariamente designato, rifiut di cedergliele e si rinchiuse a Modena, assediato
da Antonio. Ebbe inizio la cosiddetta guerra di Modena (43 a.C.) e il Senato
ordin ai due consoli di muovere in soccorso di Decimo Bruto. Vicino a Modena
Antonio fu abbattuto e fu costretto a ritirarsi verso la Narbonese, dove contava di
unire le sue forze a quelle di Lepido. I due consoli caddero in battaglia.
IL SECONDO TRIUMVIRATO, LE PROSCRIZIONI, FILIPPI
Poich entrambi i consoli erano scomparsi, Ottavio chiese al senato per se e per
ricompense per i suoi soldati. Al rifiuto, non esit a marciare su Roma. Nellagosto
del 43 a.C. venne eletto console insieme al cugino. I due consoli fecero revocare
tutte le misure di amnistia e istituirono un tribunale speciale per perseguire gli
assassini di Cesare. In Gallia Antonio si era congiunto con Lepido, attirando dalla
propria parte altri governatori della Gallia e della Spagna. Decimo Bruto isolato e
abbandonato dai suoi soldati, fu ucciso. Annullato il provvedimento senatorio che
aveva dichiarato Antonio nemico pubblico (in occasione della quella di Modena)
nellottobre del 43 a.C. Ottaviano, Antonio e Lepido si incontrarono nei pressi
di Bologna dove stipulato laccordo (secondo triumvirato) per la
riorganizzazione dello Stato, della durata di cinque anni. Essa conferiva il diritto
di convocare il Senato e il popolo, di promulgare editti e di designare i candidati
alle magistrature. Antonio avrebbe conservato il governo della Gallia Cisalpina e
della Gallia Comata, Lepido avrebbe ottenuto la Gallia Narbonese e le due
Spagne, Ottaviano lAfrica, Sicilia, Sardegna e Corsica. Loriente era in mano a
Bruto e Cassio. Ad Ottaviano era certamente toccata la parte peggiore: la Sicilia e
la Sardegna che erano minacciate da Sesto Pompeo. Vennero fatte delle liste di
proscrizione, con i nomi degli assassini di Cesare e dei nemici dei triumviri, e dei
loro seguaci. Centinaia di senatori e cavalieri furono uccisi e i loro beni confiscati
(una delle vittime pi nota fu Cicerone, che pag a caro prezzo i suoi attacchi
contro Antonio). I triumviri poterono occuparsi dellOriente, ma prima si provvide

alla divinizzazione di Cesare. Antonio e Ottaviano partirono alla volta della Grecia.
Lo scontro decisivo ebbe luogo a Filippi, in Macedonia. Cassio, battuto da
Antonio e credendo (a torto) anche Bruto sconfitto, si suicid. Bruto venne poi
sconfitto e si tolse anchegli la vita. Le proscrizioni e le guerre avevano decimato
lopposizione senatoria pi conservatrice: molte famiglie della pi antica
aristocrazia furono completamente dissolte. Il loro posto fu preso da una nuova
aristocrazia e furono sostituiti nelle funzioni e nei beni da seguaci dei triumviri,
spesso provenienti dallesercito. Si realizz cos un mutamento radicale nella
composizione e nella mentalit dellelite di governo (pi inclini a rapporti di
dipendenza politica e personale), che costitu la premessa indispensabile
dellevoluzione verso il regime imperiale. Dallo scontro con i cesaricidi usciva
rafforzato il prestigio militare di Antonio. Egli si riserv oltre a quello delle Gallie,
anche il comando dellOriente, da cui intendeva intraprendere la guerra contro i
Parti. A Lepido fu assegnata lAfrica. A Ottaviano le Spagne, il compito di
sistemare in Italia i veterani delle legioni oltre a quello di vedersela con Sesto
Pompeo che dominava la Sicilia e a cui si erano uniti i superstiti delle proscrizioni
e di Filippi. Lincarico di procedere allassegnazione di terre era tra i compiti pi
difficili, perch non essedo rimasto agro pubblico da assegnare, si trattava di
espropriare terreni e territori dalle 18 citt che erano state destinate a questo
scopo. Sfociarono molte proteste, che vennero sfruttate dalla moglie di Antonio,
Fulvia e dal fratello di Antonio che se ne misero a capo. Ci fu la cosiddetta guerra
di Perugia, Lucio Antonio fu risparmiato. Fulvia si rifugi presso Antonio in Grecia.
Molti fuggirono e si andarono ad unire a Sesto Pompeo che si era impadronito
delle Gallie dopo che era morto il legato Antonio. Temendo unalleanza tra Antonio
e Sesto Pompeo, Ottaviano si avvicin a questultimo spostando la sorella del
suocero. Preoccupato, Antonio si mosse dallOriente (dove cera legato
politicamente e personalmente con la regina dEgitto) verso lItalia. Ottaviano e
Antonio s incontrarono a Brindisi, dove venne sottoscritta unintesa (ottobre 40
a.C.) secondo la quale ad Antonio veniva assegnato lOriente, ad Ottaviano
lOccidente (Africa esclusa). Antonio rimasto vedovo di Fulvia, sposa Ottavia,
sorella di Ottaviano. Sesto Pompeo deluso di non essere stato preso in
considerazione a Brindisi, blocc le forniture di grano che venivano a Roma dalle
regioni oltremare. Ci fu cos un accordo di Miseno (39 a.C.): Sesto Pompeo
vedeva riconosciuto il governo di Sicilia, Sardegna e Corsica e il Peloponneso da
parte di Antonio. Gli esuli che si erano uniti a lui (fuggitivi, espropriati, superstiti
delle proscrizioni e di Filippi) ottennero lamnistia. Antonio aveva difficolt nella
consegna del Peloponneso e Sesto Pompeo riprese le azioni di scorreria contro
lItalia. Nel frattempo Sesto aveva perduto la Sardegna e la Corsica e lo scontro
con Ottaviano concentr in Sicilia. Ottaviano chiese aiuto ad Antonio un accordo
stipulato a Taranto. Fu cos rinnovato per altri cinque anni il triumvirato e inoltre
Antonio avrebbe fornito navi per la guerra di Ottaviano contro Sesto Pompeo, che

sconfitto in Sicilia da Agrippa, amico di Ottaviano, si rifugi in Oriente dove


venne ucciso nei pressi della Sicilia. Lepido che aveva preso parte alle operazioni
rivendic il diritto dellisola; ma le sue truppe lo abbandonarono. Ottaviano lo
dichiar decaduto dal potere di triumvirato e si impossess dellAfrica. Lepido
rimase in disparte dalla vita politica. Al suo ritorno a Roma Ottaviano fu ricolmati
di onori.
ANTONIO IN ORIENTE
Antonio si un alla regina Cleopatra ed ebbe due gemelli. Antonio diede poi il via
alla sua campagna contro i Prati, che cominci con un insuccesso. La seconda
campagna pratica si concluse con la prestigiosa presa del trono armeno, il re fu
fatto uccidere in Egitto: un grave errore questo, che porter allostilit
dellArmenia per tutta let augustea. La vittoria fu celebrata con grande
cerimonia e le assegnazioni dei vari territori a Cleopatra e ai tre figli.
LO SCONTRO FINALE AD AZIO
I due consoli a Roma entrambi Antoniani, chiesero la ratifica delle decisioni prese
da Antonio in Oriente. Ottaviano imped al senato lapprovazione. I consoli e 300
senatori decisero di abbandonare lItalia per rifugiarsi presso Antonio. Antonio
invi ad Ottavia un formale atto di ripudio. Ottaviano ottenne che il triumviro
venisse privato dei suoi poteri. Si present dunque come il difensore di Roma e
dellItalia per rifugiarsi presso Antonio. Ottaviano ottenne una dichiarazione di
guerra contro Cleopatra. Lo scontro determinante avvenne nel mar Ionio ad Azio,
con una battaglia navale vinta ad Agrippa. Antonio e Cleopatra si rifugiarono in
Egitto, ma quando Ottaviano raggiunse Alessandria con le sue truppe, entrambi si
suicidarono. LEgitto fu dichiarato provincia romana.
AUGUSTO
Nel 31 a.C. Ottaviano, grazie alla vittoria conseguita ad Azio su Antonio e
Cleopatra, si trov ad essere padrone assoluto dello Stato romano.
Convenzionalmente con il 31 a.C. si fa iniziare il principato, vale a dire il regime
istituzionale incentrato sulla figura di un reggitore unico del potere, il Princeps. Il
processo di riconoscimento giuridico della nuova forma istituzionale inizi in realt
solo nel 27 a.C. allinizio dellanno Ottaviano entr nel suo settimo consolato,
avendo come collega lamico fedele collaboratore Agrippa. In una famosa seduta
del Senato, Ottaviano sulle province di: Spagna, Gallia, Siria, Cipro e Egitto.
Qualche giorno dopo il senato proclam Augusto (dal verbo Augure:
innalzare) proiettando in una dimensione sacrale, religiosa. Il principe esponeva
come punto di riferimento e di equilibrio fra le diverse componenti delle nuova
realt che poteva ormai dirsi imperiale, era chiaro che, linteresse di Roma
dipendeva dalla prosperit delle provincie. Augusto si rec in Galli e nella Spagna

settentrionale dove combatt contro coloro che non si erano sottomessi al


dominio romano. In questo modo egli rafforzava il contatto con lesercito e con i
veterani insediati nelle province. Augusto alterner dai periodi triennali di
permanenza nelle provincie a periodi biennali di permanenza a Roma, in modo
che lassestamento del nuovo ordine potesse compiersi gradualmente. Nel 23 a.C.
si verific una grave crisi. In Spagna Augusto si era ammalato. Uno degli aspetti
pi delicati del principato augusteo riguardava la successione del principato. Il
regime presupponeva che alla testa dello Stato ci fosse una sola persona ma la
mancanza di una prassi per la successione creava i presupposti per un vuoto di
potere. In mancanza di figli maschi egli pens al genero Marcello, che era
sposato con la sua unica figlia femmina. Marcello mor e Giulia fu data in moglie
ad Agrippa che divenne cos il suo successore designato. Al nuovo regime
vennero apportate delle modifiche. Augusto depose il consolato e ottenne un
imperium proconsulare che gli consentiva di agire con i poteri di un
promagistrato su tutte le province. Questo potere fu definito imperium maius,
non consentiva per ad Augusto, quando si trovava a Roma di agire nella vita
politica. Per ovviare questimpedimento il principe ricevette dal senato il potere di
un tribuno della plebe vitalizio. Augusto poteva cos convocare i comizi, porre il
veto sui tribuni e avere linviolabilit (sacrosantus). Il senato aggiunse anche il
potere di convocare il senato. In questo modo Augusto continuava a detenere dei
poteri che, se presi isolatamente erano compatibili con la tradizione repubblicana
ma che egli deteneva contemporaneamente. Per quanto riguarda le elezioni, esse
erano controllate da Augusto attraverso due procedure la nominatio,
laccettazione della candidatura da parte del magistrato che sovraintendeva
allelezione la commendatio la raccomandazione da parte dellimperatore
stesso. Allassemblea popolare fu attribuito un ruolo del tutto marginale, mentre
cera equilibrio tra principe e Senato. I comizi ratificavano infatti candidati scelti
da 10 apposite centurie miste di cavalieri e di senatori, che venivano scelti
daccordo con limperatore. Anche Agrippa aveva ricevuto nel 23 a.C. un
imperium proconsolare, di cinque anni grazie al quale si rec in oriente, mentre
Augusto si trovava a Roma. Tra il 22 e il 19 a.C. Augusto si port sul confine
orientale, dovera necessario sistemare la questione pratica e armena. Attraverso
la trattativa diplomatica riusc a recuperare le insegne delle legioni di Crasso e
Marco Antonio. I simboli recuperati furono trasferiti a Roma nel tempio di Marte e
il negoziato fu celebrato come unimportante vendetta militare delle precedenti
sconfitte e come una definitiva pacificazione dellOriente. Nel 18 a.C. scadevano il
mandato dei dieci anni sulle province attribuite ad Augusto e quello concesso ad
Agrippa. Entrambi si videro rinnovare per cinque anni limperium proconsolare.
Agrippa era sempre pi vicino ad Augusto avendo avuto due figli da Giulia (figlia
di Augusto) adottati e riconosciuti come successori di Augusto stesso. Quando
mor Lepido, ad Augusto fu conferita anche la carica di pontefice massimo

(detenuta da Lepido). Gli venne dato anche il titolo di Pater Patriae nel 2 a.C.
IL SENATO
Negli ultimi anni della repubblica aveva visto una profonda trasformazione nella
sua composizione, con un notevole aumento dei suoi membri (da 600 a 1000), in
seguito allingresso massiccio dei sostenitori di Cesare e poi dei triumviri. Augusto
ag su questa situazione con diversi provvedimenti, facendo tra laltro laccesso
delle elit provinciali romanizzate, per esempio della Gallia meridionale e della
Spagna. Nel 28 a.C. nella veste di consolare, si fece conferire la potest censoria e
procedette al lectio senatus, cio alla revisione delle liste dei senatori. Nel 18
a.C. sempre grazie a questo potere port il numero dei senatori a 600 previsti
dalla Silla. Augusto, inoltre, rese la dignit senatoria prerogativa ereditaria.
Durante la repubblica chi possedeva un censo pari a 40.000 sesterzi apparteneva
al ceto equestre. Quindi anche i figli dei senatori fino al momento in cui non
accedevano alla questura erano semplici cavalieri. I senatori si distinguevano
dagli equtes per aver intrapreso una carriera politica che assicurava loro
lingresso in Senato e portavano una larga striscia color porpora. Nellultima fase
della repubblica numerosi figli di cavalieri e senatori avevano usurpato questo
diritto portando il laticlavio senza essere realmente membri del Senato. Augusto
proib luso del laticlavio ai figli dei cavalieri mentre lo consentii ai figli dei
senatori, anche loro cavalieri. Infine innalz il censo minimo per entrare in Senato
a chi non apparteneva a una famiglia senatoria, era necessario rivestire una
magistratura ma Augusto stesso poteva designare a una carica propri candidati.
Si vennero a formare in questo modo delle vere e proprie famiglie senatorie ordo
senatorio (dove veniva reclutata la classe dirigente dello Stato romano), vennero
impiegati comunque anche dei membri dellordine equestre.
CITTA, STRADE GRANDI OPERE
Seguendo una politica che era stata gi avviata da Giulio Cesare, Augusto
promosse la costruzione di numerose opere pubbliche: accanto alla sua casa sul
Palatino fece costruire un tempio di Apollo e una parte della sua casa divenne un
edificio pubblico, ospitandovi il focolare della Vesta, di cui sua moglie Livia
divenne sacerdotessa. Ma egli concentr la sua attivit edilizia soprattutto nel
Foro comprendendo i programmi di Cesare. Fece costruire un tempio per Cesare,
restaur, la sede del Senato, eresse una basilica in nome di Caio e Lucio, figli di
Agrippa e Giulia prematuramente scomparsi. Costru un nuovo foro con al centro il
tempio di Marte e con i rilievi e le statue si celebrava la famiglia Giulia a partire
dalleroe troiano Enea. Trasform laspetto del Campo Marzio facendo edificare il
Pantheon (il tempio dedicato a tutti gli dei) e il suo mausoleo. Davanti al mausoleo
erano incise sui pilastri di bronzo le Res Gestae, lautobiografia di Augusto. LAra
Pacis laltare della pace, celebrava la raggiunta pacificazione dellimpero, vicino

al mausoleo di Augusto. Furono restaurati anche molti edifici pubblici (terme


teatri, mercati), tanto che egli si vant nella sue memorie di aver trovato una
Roma di mattoni e averla lasciata di marmo. Venne riparata ed estesa la rete
stradale, e svilupp la rete degli acquedotti. Tutti questi lavori pubblici furono
costruiti e progettati grazie ad Agrippa. Anche se quello che vediamo noi adesso
il pantheon ristrutturato da Adriano. La carestia che colp Roma nel 22 a.C.
indusse Augusto ad assumere la cura annonae, e con i propri mezzi finanziari
riusc a fronteggiare lemergenza. Diversi anni dopo in seguito ad unaltra crisi,
Augusto istitu un servizio stabile che doveva provvedere al rifornimento granario
dalle provincie, con a capo un prefetto ordine equestre, il praefectus annonae, che
disponeva di un grande potere. Per la prevenzione degli incendi, Augusto cre un
corpo di vigili del fuoco sparsi nei quattordici quartieri in cui aveva diviso
Roma. Anche a capo dei vigili del fuoco, fu messo un perfetto ordine equestre.
LAMMINISTRAZIONE DELLE PROVINCIE
Le province che ricadevano sotto la responsabilit diretta di Augusto erano quelle
in cui si trovavano una o pi legioni. Queste province non pacificate o di
recente conquista, crebbero dalliniziali 5 fino a raggiungere il numero di 13.
Queste province venivano governate da appositi legati, i cosiddetti legati
Augusti pro pretore: (scelti tra i senatori che sono stati ex consoli o ex pretori)
la qualifica di propretore indica che essi erano subordinati allimperium di
Augusto. I legati, il cui comando era di durata variabile a seconda della volont
del principe, avevano il governo della provincia e il comando delle legioni ma non
il potere di riscuotere le tasse la cui organizzazione era affidata a procuratori di
rango equestre. Nelle altre provincie, in genere prive di legioni, i governatori
erano senatori, scelti a sorte tra i magistrati che avevano ricoperto la pretura o il
consolato. Restavano in carica solo un anno. Anche nelle province del popolo
Augusto poteva intervenire in virt del suo imperium maius.
EGITTO
LEgitto era stato assegnato a un perfetto rango equestre, nominato da Augusto. Il
prefetto comandava le legioni ed era responsabile dellamministrazione e della
giustizia. LEgitto era importantissimo per Roma per lapprovvigionamento
granario.
LESERCITO
Dopo Azio gli uomini impegnati nellesercito superarono di gran lunga la necessit
e i mezzi dellimpero. La paga dei soldati gravava sulle casse dello Stato,
laerarium Saturni, in cui confluivano le imposte delle province. I costi della
liquidazione dei veterani rappresentavano un peso molto alto e in un primo tempo
furono sostenuti con il bottino di guerra e con il patrimonio personale di Augusto.

Inizialmente i veterani ricevettero soprattutto terre, in Italia e in alcune province.


Successivamente ottennero per lo pi denaro. Venne creata una cassa speciale,
lerario militare, finanziata con i proventi di una tassa apposita, garanti al
soldato che avesse ottenuto una sorta di certificato di servizio onorevole, un
premio di congedo. Il servizio militare nelle legioni fu riservato a volontari, per lo
pi italici anche se iniziarono a dare il loro contributi i provinciali. Lesercito era
formato da professionisti che restavano in servizio per 20 e pi anni e ricevevano
un soldo (225 denari) lanno. Si costru una forza permanente composta da 25
legioni, ciascuna delle quali era contrassegnata da un numero e da un nome.
Unaltra innovazione importante fu listituzione di una guardia pretoriana
permanente, affidata al comando di un prefetto di rango equestre. Si trattava di
un corpo militare composto da coorti (9.000 uomini), godeva di privilegi come un
soldo pi elevato e migliori condizioni di servizio essendo stanziati presso Roma.
Augusto costru inoltre dei contingenti regolari di truppe ausiliarie di fanteria e
cavalleria, reclutate tra i popoli soggetti allimpero e comandate da ufficiali romani
ma anche da capi di trib locali.

POLITICA ESTERA
Durante il suo regno le acquisizioni territoriali vere e proprie furono limitate,
malgrado le guerre lunghe e impegnative un po su tutti i fronti. Augusto comp in
tre occasioni un atto di grande valore simbolico: la chiusura del tempio di
Giano, una sorta di gesto propagandistico per indicare uniniziativa di pace.
Augusto prefer affidare alla diplomazia, piuttosto che alle armi, le questioni
orientali. I confini con il Regno Partico vennero stabilizzati grazie a trattative
diplomatiche e grazie ai rapporti politici stretti con gli stati vicini ai territori
provinciali. Con i sovrani di tali regni (Erode re di Giudea, il re di Cappadocia e il re
del Ponto) furono fatti trattati di amicizia e spesso vennero definiti regni clienti
di Roma. Si crearono in questo modo Stati cuscinetto che controllavano altre
zone limitrofe. Zona particolarmente critica era lArmenia dove gli interessi di
Roma si scontravano con quelli dello stato partico. Nelle trattative diplomatiche
Augusto era riuscito a farsi restituire le legioni romane di Crasso e Antonio re dei
Parti. Tiberio il figlio di sua moglie Livia riusc ad incoronare re dArmenia il re
Tigrane II che divenne re cliente di Roma. Attraverso questa politica di accordi
dOriente Augusto pot concentrarsi in Occidente. Nei primi anni di regno
sottomise le popolazioni ribelli in Spagna, conquist le Alpi, e port il confine fino
al Danubio con la conquista della Pannonia (attuale Ungheria). Invece il tentativo
di allargare limpero dal Reno allElba , sottomettendo i Germani: le tre legioni
guidate da Quintilio Varo furono massacrate nella selva di Teutoburgo (9 d.C.).

LA SUCCESSIONE
I poteri che Augusto aveva ricevuto dal Senato in diverse circostanze e che
avevano creato lauctoritas non costituivano una vera e propria carica a cui dopo
la morte qualcuno potesse succedere. La prima preoccupazione di Augusto fu
quella di integrare la famiglia nel sistema politico celebrandone lascendenza
divina. Il suo erede doveva avere prestigio che, gli garantiva un accesso
privilegiato alla carriera politico-militare e un ruolo di primo piano nella res
pubblicae. Il primo erede a cui aveva pensato Augusto durante la malattia che lo
colp in Spagna, era Marcello figlio di sua sorella Ottavia e marito di sua figlia
Giulia. Ma Marcello mor. Considerando che i due ragazzi erano minorenni,
Augusto si rivolse ai figli della terza moglie Livia: Tiberio e Druso. Tiberio spos
poi la figlia di Ottaviano Giulia. Caio e Lucio morirono giovanissimi. Augusto per
dimostrarsi formalmente rispettoso delle regole repubblicane, ma per essere certo
che in ogni caso il poter passasse senza contrasti al successore, gli confer in
anticipo due poteri fondamentali, potest tribunizia e comando
proconsolare, facendole ratificare da un regolare voto al Senato. Lerede fu
Tiberio che dopo un periodo di allontanamento da Roma era tornato e aveva
sciolto il matrimonio con Giulia, colpita da uno scandalo a causa dei suoi amanti e
condannata allesilio dal padre stesso (per una legge voluta da Augusto che
puniva con lesilio su unisola chi era incolpato di adulterio e su unaltra isola
lamante, da questa legge erano escluse le prostitute). Nel 13 d.C. Tiberio
celebra un trionfo sui Germani e gli venne conferito un imperium pari a quello di
Augusto, in modo che potesse intervenire in tutte le Provincie e che lesercito
potesse essere sotto il suo comando.

LA CULTURA
La celebrazione della pace e della figura di Augusto non trov espressione solo
nelle arti figurative e nella grandezza architettonica ma si manifest anche in
pubbliche cerimonie e nella letteratura. Nelle Res Gestae Augusto ripercorre
tutte le tappe del proprio operato, sottolineando la pace da lui portata. Anche
attraverso le opere di storici come Tito Livio o dei grandi poeti, possiamo
intraprendere quali fossero i messaggi, le idee e la politica culturale dellepoca.
Virgilio nelle Ecloghe e nelle Georgiche canta la pace che il nuovo regno ha
garantito, nellEneide celebra Enea come antenato di Augusto. Cos pure Orazio,
Properzio e Ovidio si riflette la propaganda dominante dellepoca e la
celebrazione della figura di Augusto. Dal 14 al 68 d.C. il potere rimase allinterno
della famiglia Giulio-Claudia. Dalla famiglia Giulia tramite Augusto che era stato
adottato da Giulio Cesare, quella Claudia cio quella della famiglia di Tiberio
Claudio Nerone primo marito di Livia (ultima moglie di Augusto), la quale
aveva portato i due figli avuti da Nerone, Tiberio e Druso. Alla morte di Tiberio,

Augusti aveva predestinato alla successione Germanico, figlio di Druso Maggiore


e Antonia (figlia di Marco Antonio e Ottavia, sorella di Augusto). Germanico mor e
la successione and a favore di Gaio detto Caligola figlio di Germanico e
Agrippina. Alla morte di Caligola il potere rimase nella famiglia Germanico, cio a
Claudio fratello di Germanico, il primo Princeps completamente estraneo alla
casa Giulia. Lultimo esponente della dinastia di Nerone. Nerone era figlio di un
aristocratico estraneo alla famiglia di Augusto, fu erede della famiglia Claudia solo
per parte di madre in quanto figlio di Agrippina Minore (figlia di Germanico e
Agrippina Maggiore). Fu adottato da Claudio che aveva sposato Agrippina.
TIBERIO 14-37 d.C
Malgrado la scarsa popolarit, il governo di Tiberio fu sostanzialmente una
positiva prosecuzione di quel augusteo. Gli studi recenti, hanno messo in luce il
valore di Tiberio sia come militare sia come uomo di governo e la sua attenta
gestione dello Stato. Durante il suo governo Tiberio si trov a fronteggiare una
opposizione che rivendicava lautonomia e la libertas del Senato. Germanico era
un predestinato allimpero, Tiberio gli imped di proseguire il suo disegno di
conquiste in Germania e la mand in Siria con il proconsole Pisone. Tra i due ci
furono gravi contrasti e Germanico mor improvvisamente e si sospett che fosse
stato ucciso da Pisone. Morto Germanico, si apr a Roma u contrasto politico tra
Tiberio e Agrippina, per il problema della successione tra Druso Minore, figlio di
Tiberio ma anche uno dei tre figli di Germanico e Agrippina. Nel frattempo il
prefetto Seiano accrebbe il suo potere concentrando le truppe a Roma e
guadagnandosi la fiducia di Tiberio che si allontan da Roma e and a Capri. Siano
domin la vita politica a Roma deciso di entrare nella successione, cospir contro
gli altri pretendenti. Antonia madre di Germanico apr gli occhi a Tiberio il quale
fece arrestare Seiano che fu processato e giustiziato. Certamente gli ultimi del
regno non furono felici: scoppi una grave crisi finanziaria e si accentuarono i
contrasti con il Senato. Si apr un periodo di terrore, segnato da suicidi, processi e
condanne. Agrippa si suicid e i suoi due figli maggiori furono uccisi. Rimanevano
come successori Tiberio Gemello figlio di Druso minore, e Gaio detto Caligola
unico sopravvissuto dei tre figli di Germanico. Tiberio li nomin entrambi eredi, il
senato riconobbe per come unico erede Caligola. Tiberio Gemello venne ucciso
subito dopo che fu adottato Caligola.
CALIGOLA 37-41 d.C.
Caligola, figlio di Germanico, regn per breve tempo ed ricordato soprattutto per
le sue stravaganze, amplificate da una storiografia ostile. Egli fu accolto con
grande entusiasmo nellesercito e dalla plebe, tra i quali il ricordo del padre
Germanico era ancora molto popolare. Il giovane inaugur una politica di grandi
spettacoli e ambiziosi piani edilizi che portarono allesaurimento delle riserve
finanziarie lasciate da Tiberio. Molto pi freddo era latteggiamento del Senato e si

ricordano le parole di Svetonio che lo descrivono come un folle tiranno,


preoccupato solamente di rafforzare il suo potere personale. Le fonti parlano di
una malattia mentale di Caligola e della sua inclinazione verso le forme di
dispotismo orientale. In politica estera Caligola assicur di ripristinare in Oriente
un sistema di stati cuscinetto, con cui i sovrani avevano relazioni personali di
amicizia ereditate da Marco Antonio, attraverso la nonna Antonia. Tuttavia fu
proprio con gli Ebrei che nacque uno dei conflitti meglio documentati dellet di
Caligola: limperatore per affermare la propria divinit volle proporre una propria
statua nel tempio di Gerusalemme, suscitando le proteste della popolazione, che
lo consideravano un gesto sacrilego, e dello stesso governatore romano, allarmato
per le tensioni che si stavano creando. La richiesta di Caligola aveva infatti
risvegliato violenti conflitti tra Ebrei e Greci nella citt della Giudea dOriente. Nel
gennaio del 41 d.C. Caligola cadde vittima di una congiura. La sua morte evit
che scoppiasse il conflitto in Giudea e pose fine ai dissidi nelle citt orientali.
CLAUDIO 41-54 d.C.
Neanche il successore di Caligola suo zio Claudio ebbe dalla sua il favore di fonti
antiche. Malgrado il suo rispetto per il Senato, la necessit di una
razionalizzazione del governo e dellimpero indusse Claudio ad una significativa
riforma: lamministrazione centrale fu divisa in quattro grandi uffici, un segretario
generale e latri tre rispettivamente per le finanze (a patrimonio), per le
suppliche ad (epistulis) e per listruzione dei processi da tenersi davanti
limperatore (a libellis). A capo di questi dipartimenti furono chiamati Liberti, cui
la carica conferiva un potere immenso. La sua linea politica lo port anche a
cercare nuove soluzioni ai problemi di approvvigionamento granario e idrico che
periodicamente affliggevano Roma. Fece costruire il porto di Ostia per consentire
lattracco alle navi granarie. Fece costruire anche un nuovo acquedotto e bonific
la piana del Fucino (nellattuale Abruzzo). Claudio conosciuto anche per la
politica di integrazione: fond tante colonie in Britannia, Germania, Mauritania e
altre regioni dellimpero e concesse la cittadinanza ad alcune popolazioni alpine.
Nella prima parte del suo principato Claudio dovette risolvere le questioni lasciate
aperte da Caligola: affront la Guerra in Mauritania, a cui pose fine con
lorganizzazione del regno in due provincie e modific lassetto dei regni clienti
istituiti da Caligola. I privilegi delle comunit ebraiche nella citt orientali furono
ristabiliti, tutelando allo stesso tempo anche le istituzioni della poleis greche in
modo da evitare conflitti. Onde evitare dei disordini fece allontanare gli Ebrei da
Roma. Limpresa militare pi rilevante di Claudio fu nel 43 d.C. la conquista della
Britannia Meridionale, che fu ridotta a provincia. Il regno di Claudio
caratterizzato dagli intrighi di corte. Egli aveva sposato in terze nozze Messalina
da cui ebbe un figlio chiamato Britannico. Accusata dintrigo contro il marito
Messalina fu messa a morte e Claudio spos allora la nipote Agrippina la quale

riusc a far adottare dallimperatore il figlio avuto dal suo precedente matrimonio.
Nel 54 d.C. Agrippina non esit ad avvelenare Claudio pur di assicurare al figlio la
successione al trono.
NERONE 54-68 d.C.
Il principato di Nerone fu impostato su premesse del tutto diverse da quelle
augustee: il consolidamento dei poteri del Priceps avevano mostrato la debolezza
della tradizione repubblicana. Il mutamento nella concezione del potere
evidente gi nel De Clementia unopera del filoso e precettore di Nerone,
Seneca. Lideologia augustea che sottolineava il permanere della responsabilit
di governo a popolo e senato, appare completamente superata: da Augusto in poi,
infatti secondo Seneca, la RES PUBBLICA nelle mani della sua personalit di
virtus e clementia alla base delle proprie azioni. Nerone si macchi di gravi
delitti. Dopo aver fatto assassinare il fratello Britannico, fece uccidere anche la
madre Agrippina che ostacolava la relazione del figlio con Poppea e si opponeva
al divorzio di Nerone e Ottavia figlia di Claudio. Nerone fece eliminare anche molti
nobili che potevano diventare una forma di parentela con Augusto e minacciare
quindi la sua posizione. Il dispotismo di Nerone, culmin nellincendio di Roma
del 64 d.C. di cui furono incolpati i cristiani. Non sappiamo se quanto ci narrano e
fonti sulla follia incendiaria di Nerone corrispondeva a verit. E certo che segu
una grave crisi finanziaria alla quale Nerone cerc di rimediare con una riforma
monetaria che doveva finanziare, a cominciare dalla costruzione della sua stessa
residenza domus aurea programma edilizio. Nelle province in particolare in
Britannia vi furono delle ribellioni a causa dellaumento delle tasse. In Giudea la
presa di una parte del tesoro del tempio di Gerusalemme scoppi in una violenta
ribellione contro romani. Per riempire le casse dello Stato Nerone avrebbe
utilizzato inoltre processi e confische ai danni della nobilt senatoria. Fu ordita
contro di lui una congiura congiura dei Pisoni. Nerone and in Grecia dove
intendeva compiere una tourne artistica e agonistica. I Giudea era scoppiata una
gravissima ribellione contro cui Nerone aveva mandato Vespasiano comandante
delle truppe. Contemporaneamente giunse a Roma la notizia della ribellione del
legato dalla Gallia. La ribellione fu rapidamente domata ma era solo linizio di una
serie di sollevazioni: del governo della Spagna Galba, di quello dellAfrica e
delle truppe del Reno. Il senato dichiar Nerone nemico pubblico riconoscendo
come nuove Princeps Galba. A Nerone non rest che il suicidio. La sua fine segna
anche quella della dinastia Giulio-Claudia. La mancanza di una soluzione per la
successione fu la causa di una grave crisi.
LANNO DEI QUATTRO IMPERATORI 68-69 d.C.
Si erano create le condizioni per una nuova guerra civile. Lesito finale, con la
programmazione di imperatore a Vespasiano, mostr come il principato potesse
essere rivestito anche da un uomo di origini modeste entrato solo recentemente

nellordine senatorio. La crisi del 69 d.C. con quattro imperatori (Galba, Otone,
Vitello e Vespasiano che risult vincitore), esponenti il primo dellaristocrazia
senatoria, il secondo dei pretoriani e gli ultimi due dellesercito che si
combatterono luno contro laltro, mostra come lasse dellimpero si fosse
spostato lontano da Roma e come le legioni fossero in grado di imporre il loro
volere.
LA DINASTIA FLAVIA 69-96 d.C.
Con Vespasiano ha inizio la dinastia dei Flavi, che comprende il periodo di impero
di Vespasiano stesso e dei suoi due figli Tito e Domiziano. Il fatto di avere due
figli e di poter garantire una certa stabilit allimpero fu uno dei fattori del
successo di Vespasiano. La dinastia dur fino al 96 d.C. quando la politica di
Domiziano suscit lopposizione, sia del senato sia della sua corte stessa, fino a
portare alla sua uccisione e alla proclamazione di un nuovo Princeps, un espoente
del senato, che sapesse riconciliare il Principato con il rispetto della libertas
senatoria.
VESPASIANO 69-79 d.C
Il principato di Vespasiano rappresenta il definitivo consolidamento dellimpero
come istituzione. Lautorit del nuovo Princeps fu definita un decreto del senato,
approvato dai comizi (lex de impero Vespasiani). Nel decreto si elencano tutti i
poteri del Priceps. Si tratta di una ricapitolazione e formalizzazione di tutte le
prerogative dellimperatore che erano state via via acquistate da Augusto e dai
Giulio Claudi. Vespasiano dovette fronteggiare il gravedeficit nel bilancio
provocato dalla politica di Nerone e dalla guerra civile. Si rivel un ottimo
amministratore, riuscendo a risanare con diversi provvedimenti il bilancio dello
stato. Estese ai cavalieri la responsabilit di alcuni uffici della burocrazia,
togliendoli ai liberti, fece fronte alla crisi di reclutamento dovuta al peggioramento
delle condizioni economiche, favorendo lestensione della cittadinanza ai
provinciali reclutando sempre pi spesso i legionari delle province. La politica di
integrazione delle provincie si manifest anche con la concessione del diritto
latino alle citt della Spagna e con limmissione in senato di numerosi esponenti
delle elit delle province occidentali, soprattutto di quelle colonie spagnole che
gi possedevano la cittadinanza romana. Il denaro per la ricostruzione del
Campidoglio distrutto da un incendio e per nuove opere edilizie a Roma, tra cui la
costruzione del Colosseo, venne dal bottino di guerra, specialmente quella
Giudaica. Nel 70 d.C. Tito si impadron di Gerusalemme e ne distrusse il famoso
tempio. Negli anni del suo impero Vespasiano ristabil definitivamente lordine
nelle zone di confine lasciate in scompiglio dalle truppe che avevano partecipato
alle guerre civili, cos sul Danubio e in Britannia. In Oriente abbandon
definitivamente la politica dei regni clienti, aggregandone i territori alle province

esistenti o creando delle nuove province. Complessivamente Vespasiano riusc a


godere di un certo consenso.
TITO 79-81 d.C.
Vespasiano aveva basato la sua legittimazione sulla lex de imperio e anche per
la successione Vespasiano segu il sistema gi avviato da Augusto: Tito oltre a
ricoprire insieme al padre alcune magistrature tra cui il consolato e la censura, gi
dal 71 d.C. aveva ricevuto limperium proconsolare e la potest tribunizia
ma anche i titoli di Augusto e Pater Patriae. La successione avvenne in questo
modo regolamentare. Il breve regno di Tito, chiamato dagli antichi amore e
delizia del genere umano fu funestato da gravi calamit naturali, tra cui
leruzione del Vesuvio, nel corso del quale mor Plinio il Vecchio che provoc
alla distruzione di Pompei e Ercolano.
DOMIZIANO 81-96 d.C.
Il regno di Domiziano relativamente lungo, contraddistinto da uno stile di
governo autocratico e quindi mal visto dal senato, ma la sua azione politica fu
efficace e benefica per limpero. Egli si preoccup dellamministrazione delle
province, dove represse gli abusi dei governatori. Promosse i compiti burocratici
del ceto equestre, assegnando loro alcuni degli uffici che Claudio aveva
sottoposto ai Liberti. Fece la scelta di rinunciare a ulteriori militari a favore di
operazioni di consolidamento della frontiera, sul Reno, sul Danubio e sulla
Britannia. In Germania dopo una campagna contro i Chatti, il territorio
conquistato attraverso limpianto di accampamenti fortificati, collegati tra loro da
una rete di strade e con fori dove si trovavano i soldati ausiliari sul limes (il
confine dellimpero). In questo periodo fu segnata la linea esterna di confine
oltre il Reno, attraverso la costruzione di imponenti opere difensive costituite da
torri di guardia di legno. La linea aveva alle spalle una serie di castra
(accampamenti fortificati) in cui stazionavano i legionari. Si inaugur cos un
sistema di difesa dei confini, che, a partire da Adriano, fu adottato e impiegato in
tutto limpero. La parola limes assunse il significato di frontietra ufficiale tra
limpero e i territori esterni. Nel 85 d.C. and profilando il problema della Dacia
(attuale Romania) nella quale il re Decebalo era riuscito a unificare le varie trib
e a guidarle in varie incursioni contro il territorio romano. Una prima campagna
non ebbe successo. La seconda, guidata da Domiziano non pot portare a risultati
definitivi a causa della rivolta di Saturnino, governato dalla Germania Superiore,
proclamato imperator delle sue legioni. Questa rivolta costrinse Domiziano a
stipulare una pace provvisoria con Decebalo attraverso un foedus (trattato) in cui
il re Decebalo accettava di dipendere dallimpero senza cedere territori e
ricevendo in cambio denaro. La rivolta di Saturnino fu domata dal legato della
Germania, Domiziano per si rec in Germania per punire severamente i rivoltosi,
usando ogni mezzo per identificare i colpevoli. La rivolta di Saturnino ebbe pesanti

ripercussioni sulla politica di Domiziano che, continuando a sentirsi minacciato


inaugur un periodo di persecuzione e eliminazione di persone sospette di
tramare contro di lui. Lo stile autocratico cost caro a Domiziano che si faceva
chiamare signore e Dio. Dopo una serie di processi contro i senatori e contro
presunti simpatizzanti delle religioni ebraica e cristiana, accusati di praticare culti
contrari a quelli ufficiali. Domiziano nel 96 d.C. cadde vittima di una congiura. Il
senato, dopo la sua morte giunse proclamandone la damnatio memoriae, cio a
ogni suo ricordo. Di conseguenza la storiografia di matrice senatoria, soprattutto
Tacito e Plinio il Giovane, ci lascia di lui unimmagine di sovrano dispotico e di
pessimo imperatore.
IL II SECOLO
Il II secolo d.C. tradizionalmente considerato come let pi prospera dellimpero
romano che, sicuro nei suoi confini pot godere di un notevole sviluppo
economico e culturale. A partire da Nerva, la successione non consanguinea ma
va a colui che d maggiori garanzie di buon governo. Infatti ladozione di Traiano
da parte di Nerva avvenne in una situazione di grave necessit quando sembrava
che si riprendessero per Roma i giorni delle guerre civili.
NERVA 96-98 d.C.
Il breve principato di Nerva, durato solo due anni, vide la restaurazione delle
prerogative del senato e un tentativo di riassetto degli equilibri istituzionali
interni. La prima preoccupazione di Nerva fu quella controllare le reazioni
alluccisione di Domiziano e di scongiurare il periodo dellanarchia. Fece in modo
di ottenere il giuramento di fedelt delle truppe provinciale e si preoccup di
abolire le misure pi impopolari di Domiziano, richiamando gli esiliati e avvallando
in senato la dominatio memoriae del tiranno. Grazie a Nerva fu votata una
legge agraria per assegnare lotti di terreno ai cittadini nullatenenti e
probabilmente fu durante lo stesso regno di Nerva che venne varato il programma
delle cosiddette istituzioni alimentari. Tale programma consisteva
essenzialmente in prestiti dallo stato agli agricoltori che beneficiavano accettando
di ipotecare i loro terreni. Linteresse dellipoteca veniva versato ai municipi locali
o ad opposti finanziari e serviva a sostenere i bambini bisognosi: si realizzava in
questo modo sia un incentivo al miglioramento della produttivit dei fondi sia una
sostegno Alle famiglie per contrastare la tendenza del calo demografico. Questa
politica vide tanti provvedimenti tra cui la riorganizzazione del sistema di
approvvigionamento idrico di Roma. Nel 97 d.C. tuttavia si manifestarono alcuni
sintomi di crisi che minacciarono questa politica. Si trattava di problemi sia
economici sia politico-militari. La politica di Nerva rispetto alla pressione tributaria
dei Flavi, non rimediavano, ma semmai accentuavano le difficolt economiche.
Sul versante politico i pretoriani chiesero la punizione degli assassini di
Domiziano. Nerva acconsent, ma in questo modo puniva coloro che lavevano

portato al potere, compromettendo la propria immagine. Lunico sistema era


quello di designare un successore che fosse in grado di affermarsi anche
militarmente contro i pretoriani. Fu cos che Nerva adott Traiano in quel
momento governatore della Germania Superiore, uomo di grande esperienza
politica e militare. Alla morte di Nerva, Traiano gli succedette come imperatore. La
sua nomina fu ratificata dal Senato e dagli eserciti giurando fedelt. Il prefetto dei
pretorio fu invece rimosso e Giustiziato.
TRAIANO 98-117 d.C.
Con Traiano inizia la dinastia degli Antonini. Il periodo degli Antonini considerato
il periodo doro per eccellenza per Roma, si pu dire che i primi due secoli sono i
migliori per Roma, perch gli Antonini furono molto equilibrati e diedero molto
lustro a Roma (ricordiamo che con Traiano limpero arriva alla sua massima
espansione, fu lui a conquistare la Dacia, che era un territorio ricchissimo,
soprattutto di minerali e oro). Traiano ebbe la notizia della sua adozione da parte
di Nerva mentre svolgeva le sue funzioni di governatore in Provincia di Germania
meridionale lungo il corso del Reno (la Germania Superiore). Egli un nella sua
persona le caratteristiche di esperienza militare e il senso di appartenenza al
senato. Le nostre fonti letterarie su Traiano sono in realt in gran parte frutto di un
ambiente a lui favorevole. Tra i programmi di Traiano un posto di rilievo occupa
lespansione territoriale. Le campagne daciche hanno il loro riscontro pi
significativo nella colonna, eretta nel nuovo Foro voluto dal Princeps su cui corre
un bassorilievo a spirale con la rappresentazione degli avvenimenti. Grazie al
Panegirico di Plinio il Giovane sappiamo che egli godeva di particolare
sostegno da parte del Senato. La DACIA attuale Romania, fu ridotta a provincia, la
popolazione fu in gran parte deportata e costretta a lasciare i propri territori, ci
furono numerosi morti e prigionieri e nel territorio di nuova conquista ebbe una
forte immigrazione di coloni da tutto limpero, impegnati nelle sfruttamento delle
risorse della regione. Una notevole importanza ebbe per limpero, lenorme
bottino ricavato dalla conquista delloro che arrivava a Roma. Limperatore mostra
grande interesse anche per la frontiera orientale dove si ebbe lannessione a
dei territori che determinarono listituzione della provincia di Arabia
corrispondente alla zona dellattuale Giordania e della penisola del Sinai. Grazie
tale provincia Roma acquisiva anche il controllo della via commerciale del mare
verso lIndia. Infine nel 114 d.C. Traiano organizzo una grande campagna contro i
Parti durante la quale furono occupate lArmenia, la Siria, e la Mesopotamia.
Nessuna di queste conquiste ad eccezione della Dacia, che rimase romana per pi
di un secolo e mezzo, ebbe fortuna. Traiano richiamato a fronteggiare la rivolta
degli Ebrei scoppiata in Mesopotamia ed estesasi ad altre province orientali,
decise di abbandonare le nuove conquiste e in seguito mor dopo essersi
ammalato sulla via del ritorno verso Roma. Le truppe acclamarono imperatore il

governatore della Siria Adriano, un parente spagnolo dellimperatore secondo


alcuni fonti, Traiano lo adott sul letto di morte, ma altri autori sostengono che
latto di adozione sarebbe stato completato dalla moglie di Traiano, che per
qualche giorno tenne segreta la morte del marito.
ADRIANO 117-138 d.C.
Con Adriano e i suoi successori si porter avanti una politica di consolidamento
dei confini. Egli fu un grande imperatore di cultura ellenistica, che viaggi molto e
stette poco a Roma. Da Traiano in poi gli imperatori saranno di origine Spagnola.
Riassumendo le dinastie:
- Quella GIULIO-CLAUDIA era Romana
- Quella dei FLAVI (Vespasiano, Tito, Domiziano) era Italica
- Infine gli IMPERATORI SPAGNOLI (detti) Provinciali
Nel 98 d.C. era stato Adriano a portare Traiano nella Germania Superiore la
notizia della morte di Nerva: poco tempo dopo aveva stretto i legami di parentela
con limperatore sposandone una pronipote, Sabina; lo aveva accompagnato nella
prima e nella seconda guerra contro i Daci e in questultima si era tanto distinto
da meritarsi un dono di grande valore e di altissimo significato: lanello prezioso
che Traiano aveva ricevuto da Nerva il giorno delladozione. Adriano era esperto di
musica, pittura, scultura e architettura, di filosofia e scriveva in prosa e in poesia,
sia in greco che in latino; in greco anzi era cos bravo ed era cos amante della
civilt e della cultura ellenica che a Roma gli avevano dato il nome di
GRAECULUS. Il principe volle restituire splendore ad Atene e alle Poleis greche).
Nellagosto del 118 d.C. egli fece il suo ingresso a Roma. Adriano subito dopo la
proclamazione decise di abbandonare la politica di controllo diretto delle province
orientali create da Traiano e prefer affidarle a sovrani clienti, inaugurando in tal
modo, una politica di consolidamento interno e mettendo fine alle guerre di
espansione volute dal suo predecessore. Da profondo conoscitore dellesercito ne
rinvigor la disciplina e favor il reclutamento dei provinciali (soprattutto tra i figli
dei soldati); per far fronte alla riduzione del numero di reclute italiche cre infine
nuove unit, chiamate numeri formate da soldati che conservavano gli
armamenti e sistemi di combattimento tradizionali delle popolazioni non
romanizzate tra le quali erano reclutati. Per acquistare la pubblica benevolenza
Adriano si preoccup di alleviare il malessere economico, cancellando i debiti
arretrati e contratti a Roma e in Italia con la cassa imperiale (le ricevute furono
bruciate nel foro), facendo distribuzioni al popolo, reintegrando il patrimonio dei
senatori che avevano perduto il censo e proseguendo il programma alimentare
di Traiano. Adriano pass gran parte del suo regno viaggiando attraverso le
province. Egli fu famoso perch era un imperatore ellenizzante, cultore della
arti classiche, fu appassionato costruttore di palazzi e fondatore di nuove citt. A
Roma sulla riva destra del Tevere, fece costruire per s un mausoleo lodierno
Castel SantAngelo. Si ricorda Adriano anche per la guerra contro gli Ebrei,
infatti durante il secondo dei grandi viaggi nel 132 d.C. dopo il suo passaggio
scoppi in Palestina una gravissima rivolta guidata da Simone Bar Kochba (il
figlio della stella), che come nuovo Messia si pose a capo di una resistenza fatta

soprattutto di azioni e di guerriglia. La rivolta era stata provocata dallintenzione


di Adriano di assimilare gli Ebrei alle altre popolazioni dellimpero manifestatasi
attraverso la fondazione sul sito di Gerusalemme della colonia di Aelia
Capitolina. Qui Adriano stesso avrebbe dovuto essere oggetto di culto in un
tempio dedicato a Giove sul sito distrutto del Tempio Giudaico. La ribellione
Ebraica dovette essere avvertita come una minaccia per lesistenza dellimpero,
come dimostra la violentissima e spietate repressione. Adriano impose le leggi
che vietano la circoncisione agli Ebrei, Gerusalemme venne rasa al suolo e si fece
divieto agli Ebrei di entrare a Gerusalemme. Gli Ebrei dunque non ebbero pi una
patria. Adriano si adoper per unefficace amministrazione della giustizia: per
tale scopo LItalia fu suddivisa in quattro distretti giudiziari assegnati a senatori di
rango consolare, alleggerendo il lavoro dei tribunali di Roma. In questo modo per
intercorrono stato privilegiato dellItalia rispetto le provincie e lese la prerogativa
giudiziaria del senato, tanto che il suo successore abol questo provvedimento poi
introdotto da Marco Aurelio. Adriano inoltre avvert limportanza del ceto
equestre per lamministrazione finanziaria e ne riorganizz la carriera attraverso
tappe di promozione prefissate. Introdusse una distinzione tra carriera militare e
civile, una scala di rango definita sulla base del compenso e allo stesso tempo
estese il campo di azione dei cavalieri con limpego di procuratori equestri
piuttosto che schiavi o liberti. I nuovi funzionari furono impiegati in incarichi
relativi allamministrazione del patrimonio imperiale, dalle miniere alle propriet
fondiarie, allamministrazione fiscale, agli uffici dellapparato burocratico centrale.
Come successore Adriano scelse il console del 136 d.C. Lucio Elio Cesare che
adott. Morto costui prematuramente la sua scelta si indirizz verso un senatore
della Gallia Narbonese, Arrio Antonino, il quale adott a sua volta Lucio Vero- il
figlio di Lucio Elio- insieme ad un nipote della propria moglie il futuro imperatore
MARCO AURELIO.
ANTONINO PIO (138-161 d.C.)
All'insegna della continuit con quella del suo predecessore fu il regno di
Antonino Pio.
A differenza di Adriano, tuttavia, quest'ultimo rinunci ai grandi viaggi attraverso
l'Impero; gi nella propria carriera precedente infatti aveva privilegiato gli
incarichi amministrativi piuttosto che quelli militari. Quello di Antonino Pio
essenzialmente un Principato privo di grandi avvenimenti. Il principe ebbe rapporti
buoni con il Senato, dal quale riusc con qualche difficolt a far di divinizzare il suo
predecessore.
Durante il regno di Antonino non furono recate minacce alla sicurezza dell'Impero.
Solo in Mauritania ci fu una ribellione.
Per sua volont il vallo di Adriano in Bretannia fu avanzato nella Scozia
meridionale (vallo di Antonino).
Non a caso durante il suo regno un retore greco, Aristide, scrisse un elogio
dell'impero romano, da lui celebrato come una sorta di governo ideale
dell'universo.
Lo statuto delle citt

Nell'impero romano si possono distinguere una grande variet di tipologie


cittadine, erano organizzate secondo tre tipologie fondamentali, a seconda del
loro grado di integrazione dello Stato romano:
1) Le citt peregrine, cio quelle preesistenti alla conquista e alla loro
riorganizzazione all'interno dell'Impero. All' interno di questo gruppo si
distinguono, in base al loro status giuridico nei confronti di Roma:
a) le citt stipendiarie che, sottomesse a Roma, pagano un tributo;
b) le citt libere, con diritti speciali concessi da Roma;
c) le citt libere federate: sono le citt libere che hanno concluso un trattato
con Roma su un
piede di eguaglianza.
2) i municipi: un municipio una citt cui Roma ha concesso di elevare il suo
status precedente di citt peregrina e ai cui abitanti accordato o il diritto latino o
quello romano.
3) le colonie: si tratta in origine di citt di nuova fondazione con l'apporto di
coloni che godono della cittadinanza romana su terre sottratte a citt o a popoli
vinti. La colonia adotta il pieno diritto romano ed organizzata a immagine di
Roma. A partire da Claudio le citt potevano ricevere lo status di colonia anche
come privilegio onorario, senza che ci fosse un effettivo trasferimento nella citt
di nuovi coloni, ma come riconoscimento del grado di romanizzazione raggiunto
dalla comunit.
Se realizzava cos una gerarchia tra le citt, le citt peregrine aspiravano
diventare municipi di diritto latino e questi ultimi disperavano ottenere il diritto
romano. Inoltre aspiravano al titolo di colonia onoraria. L'evoluzione dello statuto
delle singole comunit comportava, attraverso estensioni del diritto latino o della
cittadinanza romana, l'integrazione dei provinciali nell'impero.
Marco Aurelio (161-180 d.C.)
Marco Aurelio succedette a Antonino secondo quanto era stato preordinato. Non
sembra invece che fosse stato previsto che, appena salito sul trono, dividesse il
potere con il fratello adottivo Lucio Vero. il primo caso di "doppio
Principato".
All'inizio del regno di Marco si riapr la questione orientale con il potente vicino
Partico.
La guerra, condotto da Vero, si concluse vittoriosamente nel 166 d.C. ma fu la
causa indiretta della crisi che travagli lImpero negli anni successivi. Infatti
l'esercito romano tornato dall'Oriente porto con s la peste, che caus lutti e
devastazioni in molte regioni con gravi conseguenze demografiche ed
economiche.
Inoltre la vulnerabilit della frontiera settentrionale cre le condizioni perch i
barbari del Nord, si facessero pericolosi. Superato il Danubio, essi invasero la
Pannonia, la Rezia e il Norico arrivando a minacciare l'Italia. Come risposta a
questa situazione d'emergenza si cre la "difesa avanzata dell'Italia delle
Alpi".
Molto Lucio Vero, Marco Aurelio riusc a ristabilire la situazione preesistente e a
respingere i barbari a nord del Danubio nel 175 d.C., dopo campagnie difficili che
si protrassero per quasi dieci anni.

Un altro sintomo di malessere dell'Impero dato anche dalla rivolta del


governatore di Siria Cassio che si autoproclam imperatore. Il fatto che fosse
stato ucciso dalle sue stesse truppe evit il conflitto armato.
Marco Aurelio, seguace della dottrina stoica e autore di un'opera di riflessione
morale, dal titolo A se stesso, passato alla storia come imperatore-filosofo,
con un'alta concezione del proprio dovere verso i sudditi. Con lui si ritorna alla
prassi della successione dinastica, al posto della cooptazione.
Il caso volle per che il figlio Commodo, che gli succedette, risultasse del tutto
indegno alla carica.
Durante il regno di Marco, nel 177 d.C., a Lione avvenne un episodio di cruenta
persecuzione contro i cristiani. In occasione di giochi gladiatori, che prevedevano
la lotta di condannati con belve feroci, i magistrati locali, sotto la pressione
popolare, inflissero questo supplizio ad alcuni cristiani (i "martiri di Leone").
Commodo (180-192 d.C.)
Commodo divenne imperatore a soli 19 anni.
Il suo primo atto fu quello di concludere definitivamente la pace con le popolazioni
che premevano sul Danubio, rinunciando al progetto del padre di controllare
anche le regioni a nord del fiume.
Le sue inclinazioni dispotiche, la sua stravaganza, le sue innovazioni in campo
religioso (si faceva chiamare Ercole e pretese di rifondare Roma con il nome di
Colonia Commodiana) determin inevitabilmente la rottura con il Senato, di
cui egli perseguit numerosi membri.
Dal 182 al 185 d.C. il governo fu di fatto in mano al prefetto del pretorio Perenne.
Quando questi fu ucciso, il suo ruolo fu preso da un liberto, Cleandro.
Egli approfitt del disinteresse di Commodo e dell'arbitrio con cui poteva
esercitare il potere, per vendere titoli di console e altre magistrature, per
promuovere liberti in Senato e per rovesciare le decisioni dei tribunali in cambio di
denaro.
La necessit riempire le casse dell'imperatore, che offriva sempre giochi alla plebe
di Roma ed era circondato dal lusso, fu anche alla base di processi di tradimento,
con conseguente confisca dei beni di lusso ai senatori e ai cavalieri. Furono
sospese inoltre le somme per i sussidi delle istituzioni alimentari. Una grave
carestia che colp Roma fece cadere il potere di Cleandro, offerto come capo
espiatorio alla plebe.
Sotto il Principato di Commodo vi furono importanti fenomeni di integrazione della
cultura provinciale, con l'accoglimento di molti divinit straniere:la Magna Mater
fu celebrata come protettrice dell'Impero, Serapide protettore della flotta che
trasportava i rifornimenti granari; il dio siriano del Sole, Mitra e altre divinit
orientali, africane e provinciali furono invocate a proteggere il principe e ad
assicurare il benessere dell'Impero.
Commodo stesso decise di proporsi come divinit in terra.
Questo suo atteggiamento contrario alla tradizione augustea e romana fu un
ulteriore elemento di dissenso del Senato nei suoi confronti. Il Senato dipinse
Commodo come il peggiore dei tiranni, sprezzante nei confronti del Senato e di
Roma, alla sua morte (per una congiura nel 192 d.C) la sua memoria fu
condannata e il suo nome cancellato da ogni monumento.

LA CRISI DEL III SECOLO E LE RIFORME DI DIOCLEZIANO


Gi durante il regno di Marco Aurelio, e in modo pi evidente, durante il regno del
figlio Commodo, all'interno dell'Impero si erano manifestati diversi fattori di crisi.
In campo politico, il senato si trov privato a vantaggio dei militari, dato che i
bisogni dell'esercito crescevano per contenere la spinta delle popolazioni
barbariche;
in campo fiscale la svalutazione della moneta impover i ceti medi, portando con
s la decadenza economica delle citt e una profonda crisi morale, dovuta alla
diffusa sfiducia nei valori tradizionali.
Tali elementi di crisi si aggravarono nel corso del III secolo d.C., che condussero
rapidamente lo Stato romano ad una situazione difficilissima
L'accresciuta importanza dell'esercito che, si trov nella condizione di
nominare imperatori a suo piacimento, soprattutto nelle province va messa in
relazione con l'accentuata pressione dei popoli barbari ai confini, un
fenomeno che divenne drammatico a partire dalla met del III secolo d.C.
Un ulteriore elemento di disgregazione era costituito da una grave situazione
economica, dovuta alla necessit di finanziare l'esercito sempre pi esigente. Il
bisogno di reperire risorse per il mantenimento delle legioni determin la crescita
della pressione fiscale e il fenomeno dell'inflazione: la forte perdita di valore della
moneta una delle calamit che afflissero la popolazione civile e l'economia delle
citt in questo periodo.
TENDEZE ASSOLUTISTICHE
al nuovo ruolo dell'esercito, che si deve la trasformazione dell'ideologia del
potere imperiale verso forme pi assolutistiche. Cambia anche il rapporto
tradizionale tra l'imperatore e il Senato: ormai l'imperatore riconosce al Senato
solo la funzione di organismo burocratico soggetto alla propria autorit assoluta,
che dipende sempre pi dell'appoggio dell'esercito come base primaria del
potere.
Gli imperatori militari di origine illirica, arrivati al potere attraverso una serie di
proclamazioni dei loro eserciti, cercavano di far fronte alla gravit della situazione,
ma risultavano totalmente estranei alla tradizione del regime senatorio.
L'adozione del culto solare da parte di questi imperatori si spiega con il fatto che
esso era molto popolare nell'esercito.
IL CRISTIANESIMO
Proprio la crisi morale dell'impero romano, nel quale si diffonde una progressiva
sfiducia nei valori religiosi e tradizionali, favorisce il manifestarsi di nuove
tendenze religiose.
Durante il III secolo la chiesa cristiana rafforza la propria struttura ma, mentre la
nuova fede conquista consensi sempre pi ampi presso la gente bisognosa di
nuovi punti di riferimento, si fa pi dura ed evidente lavversione da parte
dell'autorit politica.
In questo momento di grande difficolt, quando verso il 250 d.C. il pericolo
barbarico si manifest in tutta la sua gravit, il potere imperiale decise di
scatenare, per reazione e per paura, la prima grande persecuzione sistematica dei

cristiani.
LA DINASTIA DEI SEVERI (197-235)
La situazione confusa che segue all'uccisione di Commodo, avvenuta nel 192 d.C.,
presenta forti analogie con quella del 68-69 d.C..
Ci fu un periodo di regni effimeri. La lotta per il potere riguardava chi aveva il
controllo delle forze militari pi ingenti: la competizione era ristretta fra il legato
della Pannonia Settimo Severo, il governatore della Siria Nigro e il governatore
della Bretannia Clodio Albino.
Settimo Severo, un generale africano, ottenne la vittoria decisiva sui rivali nel 197
d.C. e mosse con i suoi soldati direttamente alla volta di Roma. Impossessatosi del
potere, diede vita ad una dinastia che dur fino allo 235 d.C.. Ha inizio con
Settimo Severo quella che viene definita una monarchia militare nella quale
l'autorit dell'imperatore si basa sulla forza degli eserciti.
Settimo Severo rivolse subito la sua attenzione verso la frontiera orientale,
nuovamente minacciata dai Parti. Il suo energico intervento fu coronato da
un'importante successo, la capitale nemica fu rasa al suolo.
L'esercito proclam Augusto il figlio maggiore di Severo, Antonino detto
Caracalla, che cos si trov ad essere associato al padre; allo stesso tempo il
figlio minore, Geta, fu proclamato Cesare; i due avrebbero dovuto regnare
insieme, ma non fu cos.
Severo rimase a lungo a Roma ad amministrare nel miglior modo il nuovo regime.
Solo nel 208 decise una spedizione in Bretannia, dove la situazione era resa
precaria dalle incursioni delle trib abitanti lodierna Scozia. Le operazioni di
difesa dei confini, che prevedevano il rafforzamento del vallo di Adriano, non si
erano ancora concluse quando, nel 211 d.C. Severo trov la morte a York.
Sotto di lui era cresciuto il "soldo", la paga dei soldati ai quali era stato inoltre
concessa tutta una serie di privilegi: fu abolito tra l'altro, il divieto per i legionari di
contrarre matrimonio sino a quando si trovavano in servizio.
A Settimo Severo successero i figli M. Aurelio Antonino, pi noto come Caracalla e
Geta elevato anche lui al rango di Augusto. Questo nuova diarchia ebbe durata
breve perch Caracalla, violento e ambizioso, non esit a far assassinare il
fratello.
Editto di Caracalla: Il nome di Caracalla rimasto legato ad un provvedimento
famoso nel 212 egli dispose la concessione della cittadinanza romana a tutti gli
abitanti dell'Impero ad eccezione dei cosiddetti dediticii (parola che significa
"coloro che si sono arresi", e cio sudditi, forse da riferire ai barbari non ancora
assimilati). Nell editto di Caracalla giocano probabilmente ragioni anche di
carattere fiscale: con tale provvedimento aumentava infatti il numero dei
contribuenti.
La politica di forti concessioni ai legionari e pretoriani, che Caracalla prosegu,
richiedeva la disponibilit di sempre maggiori risorse, come dimostrato anche
dall'altro provvedimento da lui preso per fronteggiare la forte inflazione, la
coniazione dell' antoniniano. Questa moneta aveva infatti il valore nominale
di 2 denari pur avendo il valore effettivo di un denaro e mezzo.
Anche Caracalla condusse una grande campagna in Oriente contro i Parti.

Durante questa spedizione nel 217 fu assassinato in Siria durante una congiura
militare, senza che avesse provveduto a nominare un successore.
Imperatore fu acclamato allora il prefetto del pretorio Macrino, uno dei capi della
congiura.
La prima volta che uno appartenente all'ordine equestre veniva proclamato
imperatore.
La progressiva sfiducia nell'aristocrazia muove gli imperatori a potenziare il ruolo
di cavalieri, ai quali verranno affidati comandi militari e l'amministrazione delle
province. Tuttavia, lopposizione del Senato, e soprattutto lo scontento dello
stesso esercito, insoddisfatto della pace da lui stipulata con i Parti, fecero s che il
regno di Macrino durasse solo un anno.
Giulia Mesa, zia di Caracalla, riusc a far s che l'esercito, ucciso Macrino,
acclamasse nel 218 d.C. imperatore un suo nipote, Bassiano noto come
Elagabalo.
Il regno di questo ragazzino, arrivato quattordicenne al trono imperiale, segna uno
dei momenti pi oscuri della storia imperiale. Elagabalo ricordato soprattutto
per il suo intenso misticismo e per il tentativo di imporre come religione di Stato
un culto esotico, quello del dio Sole venerato in Siria. Arriv al punto di portare a
Roma una pietra nera di forma conica, e di fargli erigere un tempio sul Palatino.
Di fronte al risentimento generale suscitato a Roma, anche la stessa Giulia Mesa
impose al nipote di dare il potere al cugino. Si organizz comunque una congiura:
nel 222 d.C. Elagabalo fu assassinato dai pretoriani, che proclamarono imperatore
il cugino, che gli successe con il nome di Severo Alessandro.
Anche Severo era un ragazzino e il suo regno ebbe successo , per i primi anni,
grazie all'azione di governo in mano al grande giurista Ulpiano. Grazie
quest'ultimo i rapporti tra imperatore e Senato tornarono ad essere di
collaborazione.
Durante il regno di Severo Alessandro si verific un evento destinato ad avere
conseguenze importanti nello sviluppo della politica estera romana. In Persia era
succeduta una nuova dinastia, dallo spirito fortemente nazionalistico, i Persiani
scatenarono un'offensiva contro la Mesopotamia romana, arrivando a minacciare
anche la Siria. L'intervento di Severo in Oriente, anche se non risolutivo, riusc a
bloccare l'offensiva nemica.
L Imperatore appena rientrato a Roma fu chiamato in Gallia, minacciata a sua
volta da incursioni di popolazioni barbariche.
Nel 235 d.C. mentre era impegnato a fronteggiare questa nuova situazione, fu
assassinato per una congiura dei militari, accusato di cercare di trattare con i
barbari anzich combatterli.
Finiva cos la storia della dinastia dei Severi che aveva provocato un
indebolimento della classe dirigente tradizionale e accentuato la forza
dell'esercito divenuto padrone dei destini dell'Impero: aveva inizio un
cinquantennio di lotte militari e civili che avrebbero condotto lImpero sull'orlo del
dissolvimento.
LANARCHIA MILITARE

Al posto di Alessandro Severo l'esercito proclam imperatore un ufficiale di origine


tracia, Massimino. Con il suo regno incomincia all'epoca generalmente
considerata di massima crisi; questo periodo nel quale si succedono circa 20
imperatori legittimi e i legittimi, viene comunemente definito come la fase
dell'anarchia militare (235-284 d.C.)
Per la durezza del suo regime, che impose una fortissima pressione fiscale per far
fronte alla grave situazione militare, Massimino fu dichiarato nemico dello Stato,
dal Senato.
Il Senato ader subito alla proclamazione dell'anziano Gordiano che si associ al
figlio.
Scoppi una rivolta dei soldati fedeli a Massimino e i due Gordiani trovarono la
morte, il senato affid il governo dello Stato a venti consolari al cui interno furono
nominati Pupieno e Balbino.
A Roma Pupieno e Balbino furono uccisi dai pretoriani, che proclamarono il nipote
di Gordiano I, Gordiano III. Le sorti dell'impero furono rette per conto di
Gordiano, dal valoroso prefetto del pretorio Timisiteo. Alla morte di Gordiano III
nel corso di una campagna contro la Persia, fu acclamato imperatore Filippo,
detto l'arabo per le sue origini. Filippo si affrett a stipulare una pace con il re dei
Persiani.
Malgrado alcuni successi conseguiti nella difesa delle frontiere, anche il regno di
Filippo termin in modo cruento. L'esercito proclam imperatore al suo posto il
suo prefetto urbano, il senatore Decio.
Il breve regno di Decio caratterizzato dalla volont di rafforzare l'osservanza
dei culti tradizionali, tra cui quello ufficiale dell'imperatore. Questo significava per
i cristiani una forte discriminazione. Una disposizione imperiale obbligava gli
abitanti dell'Impero a dimostrare la propria fedelt ai culti imposti. Chi infatti non
accettava di onorare gli dei e l'imperatore veniva condannato a morte. Per questo
Decio, responsabile di una violenta persecuzione contro i cristiani presentato
nelle fonti cristiane come una sorta di mostro Decio mor nei Balcani nel 251 d.C.
combattendo contro i Goti.
Valeriano, un anziano senatore, arriv al trono imperiale dopo una serie di
effimeri imperatori militari. Associ subito il potere al figlio Gallieno.
La sua campagna contro i Persiani fin tragicamente, Valeriano fu sconfitto e fatto
prigioniero.
Mor in cattivit dopo aver lavorato con i suoi soldati alla costruzione di una
grande diga.
Gallieno, rimasto da solo a reggere l'Impero, riusc a bloccare l'avanzata degli
Alamanni e dei Goti, anche se fu costretto ad arretrare la linea di frontiera, con la
perdita della Dacia.
Di fronte alle ribellioni degli usurpatori e alle tendenze delle province a governarsi
da sole, Gallieno dovette tollerare che all'interno dell'Impero si formassero due
regni separati: quello delle Gallie (ed esteso anche alla Spagna e alla
Britannia) e quello comprendente la Siria,la Palestina e la Mesopotamia.
GLI IMPERATORI ILLIRICI
Luccisione di Gallieno, avvenuta nel 268 d.C. in una congiura dei suoi ufficiali,

port al potere il suo comandante della cavalleria. Claudio II il primo di una


serie di imperatori detti illirici perch originari di quella regione. Claudio
consegu due importanti successi uno contro gli Alemanni e un altro contro i Goti.
Morto Claudio II di peste, la sua opera fu completata da Aureliano che riusc a
combattere le popolazioni barbariche che avevano invaso la pianura padana.
Aureliano fece circondare Roma da unimportante cinta muraria. Aureliano riusc
a sottomettere i due stati autonomi che si erano costituiti, simpadron della Siria
della citt che si era ribellata che venne poi rasa al suolo. Fu sconfitto anche
lultimo sovrano del regno separatista delle Gallie. Lunit dellimpero risultava
cos ricostrita. Aureliano ebbe il merito di restituire un certo prestigio alla figura
del sovrano: promosse una decisiva riorganizzazione dello Stato. Significativa
anche la sua riforma monetaria: eli introdusse una nuova moneta, chiamata
ancora antoniano, ma che doveva sostituire la precedente, ormai svilita. In
campo religioso abbiamo lintroduzione ufficiale del culto di Mitra una divinit
particolarmente cara ai soldati. Dopo altri brevissimi regni nel 285 d.C. venne
proclamato imperatore Diocleziano: il suo regno dur circa un ventennio, durante
il quale egli riusc a riorganizzare lo Stato romano.
Diocleziano: con il suo regno (284-305 d.C) si chiude definitivamente let buia
che va sotto il nome di crisi del II secolo. Si tratta di unet di riforme e di novit,
tradizionalmente si fa iniziare la fase del cosiddetto Dominato, rispetto a quella
precedente detta Principato. Con il regno di Diocleziano e quello di Costantino
si fa coincidere anche il momento iniziale di unet di rinnovamento nella storia
dellimpero romano, chiamata Tarda antichit. Il regno di Diocleziano
contraddistinto da una forte volont restauratrice dello Stato, a livello politicomilitare, amministrativo ed economico. Per garantire una migliore difesa alle
regioni pi minacciate, Diocleziano stabil la propria sede in oriente nella capitale
Bitinia. Tra le varie riforme di particolare importanza quella che riguarda il
potere imperiale. Diocleziano concep un sistema in base al quale al vertice
dellimpero cera un collegio imperiale composto da quattro monarchi,
tetrarchi, due dei quali (detti augusti) erano di rango superiore ai secondi
(detti Cesari). Tale sistema aveva come fine quello di fronteggiare meglio le varie
crisi regionali attraverso una ripartizione territoriale del potere e, nello stesso
tempo, di garantire una successione ordinata. Il principato che veniva cos
introdotto era quello della cooptazione: i due Augusti sceglievano i due Cesari e i
due Cesari a loro volta divenuti Augusti facevano altrettanto. Anche il numero
delle province aument, mentre si riduceva lestensione del loro territorio: si
voleva evitare in questo modo che i vari governatori diventassero troppo influenti
e potenti, tanto da aspirare allo stesso potere centrale. Diocleziano simpegn
anche nella riorganizzazione del sistema economico e nel riordino del sistema
fiscale, con lintroduzione di una nuova forma di tassazione che gravava sul

reddito agricolo ( in base alla terra coltivabile e al numero di coltivatori). Per


semplificare il calcolo, realizzabile solo grazie a un censimento dei terreni e dei
sudditi, limpero fu suddiviso in dodici unit regionali, dette diocesi. LItalia
perse il suo privilegio ed entr a far parte del sistema provinciale alla pari delle
altre regioni dellimpero. Diocleziano attu anche la riforma monetaria
sostituendo la moneta di bronzo, il cui valore era imposto dalla legge dello Stato,
monete doro e dargento di ottima qualit (ma scomparvero presto dalla
circolazione). Per bloccare la continua ascesa dei prezzi delle merci, Diocleziano
tent si imporre il prezzo massimo che non era consentito superare per un
determinato prodotto. I successi pi significativi ottenuti durante il regno di
Diocleziano riguardano la soppressione di una serie di rivolte scoppiate in
Britannia e in Egitto. Come previsto dal sistema tetrarchico, il 1 maggio del
305 d.C., Diocleziano e Massimino abdicarono e al loro posto subentrarono i
due Cesari, Costanzo Cloro e Galerio, essi nominarono a loro volta come Cesari
Severo e Massimino. Il sistema tetrarchico per entr in crisi, lesercito
proclam alla morte di Costanzo Cloro, il figlio Costantino. Anche il figlio di
Massimiano, Massenzio, rivendic per s il potere. Era la rivincita del principato
dinastico. Diocleziano aveva promosso unintensificazione del culto imperiale
facendosi chiamare figlio di Giove. La violenta persecuzione scatenata contro i
cristiani inizi verso la fine del regno di Diocleziano quando la Chiesa Cristiana,
aveva consolidato la propria struttura.
DA COSTANTINO A TEODOSIO MAGNO: LA TARDA ANTICHITA
Il periodo che inizia con Costantino e che arriva sino a Giustiniano denominato
basso impero chiamato preferibilmente dalla storiografia moderna con il
termine di tarda antichit. Oggi il giudizio negativo sulla tarda antichit pu
considerarsi superato perch si imposta la coscienza della validit e della
ricchezza delle esperienze culturali e artistiche di questet cos complessa. Al
suo interno si distingue una fase particolarmente significativa, che inizia con il
regno di Costantino e arriva alla morte di Teodosio I (395 d.C.). Essa coincide
grosso modo con il IV secolo d.C. e con il definitivo affermarsi del cristianesimo
come religione ufficiale dellimpero romano. Limpero uscito dalle riforme di
Diocleziano e di Costantino effettivamente diverso rispetto al passato:
lesigienza dello Stato, per il mantenimento della sua burocrazia e dellesercito
imponente, sono tali da imporre una pi forte pressione sulla societ. Il governo
dello Stato diretto dai detentori delle pi alte cariche civili e militari secondo
rapporti gerarchici. Da Diocleziano limperatore non risiede pi a Roma, il che
comporta il distacco allaristocrazia senatoria dagli organismo di potere. In questo
periodo si assiste anche alla scomparsa dellordine su cui ricadevano le principali
cariche burocratiche, quello dei cavalieri, che viene assorbito da quello senatorio.
Laristocrazia impegnata a difendere la sua identit di ceto e i propri interessi,

che si concentrano in special modo nellItalia meridionale. Il senato non ha pi un


potere reale. Tuttavia, anche se le tappe fondamentali della carriera senatoria
rimangono (questura, pretura, consolato), si tratta ormai di magistrature che non
implicano alcuna capacit decisionale. Ai questori e ai pretori
fondamentalmente delegato lonore, molto dispendioso, di organizzare dei giochi
per la plebe di Roma. Quanto al consolato, si tratta di un titolo onorifico, conferito
dallimperatore. Nella tarda antichit il rapporto con la plebe urbana di Roma
particolarmente delicato: lorganizzazione di giochi costosi, cos come la
responsabilit degli approvvigionamenti alimentari, ricade sulla principali
famiglie senatorie. La carica chiave la prefettura urbana, che rimane
appannaggio dellaristocrazia senatoria.
COSTANTINO
Gli anni che seguirono la morte di Costanzo Cloro e che videro, con la
proclamazione imperiale di suo figlio Costantino e del figlio di Massimiliano,
Massenzio, il sostanziale fallimento del sistema tetrarchico, sono assai confusi.
Mentre Galerio moriva nel 311 d.C. dopo aver ordinato di cessare le persecuzioni
contro i cristiani, Costantino ebbe la meglio su Massenzio nel 312 d.C. nella
battaglia del ponte Milvio, sul Tevere, alle porte di Roma, e pot impadronirsi
di Roma. In quelloccasione limperatore dichiarava di aver abbandonato il
paganesimo per il cristianesimo. La conversione di Costantino fu un evento di
portata rivoluzionaria perch signific linserimento delle strutture della Chiesa in
quelle dello Stato. Allinizio 313 d.C. Licinio e Costantino si incontrarono a Milano
dove si accordarono sulla questioni fondamentali di politica religiosa,
questaccordo noto impropriamente come editto di Milano. I contrasti tra
Costantino e Licinio, incominciarono per molto presto: lo scontro finale, che fu
forse preceduto da una forma di persecuzione anticristiana da parte di Licinio, si
ebbe nel 324 d.C., quando Costantino con la vittoria di Andrianopoli, divenne il
solo imperatore. Allo scopo di rendere pi efficiente lamministrazione provinciale,
le diocesi in cui limpero era stato suddiviso da Diocleziano, furono raggruppate in
quattro grandi prefetture, della Gallia, dItalia e Africa, dellIllirico e dellOriente,
rette ciascuna da un prefetto del pretorio. Le diocesi a loro volta riunivano al loro
interno un numero pi o meno grande di province. Tra le conseguenze della
vittoria di Adrianopoli cu fu la fondazione, da parte di Costantino, di
Costantinopoli (odierna Istanbul) quale nuova Roma nel 330 d.C.
A partire dal regno di Diocleziano, Roma di fatto non era pi la sede ufficiale di
residenza dellimperatore. Lallestimento di una nuova capitale nellantica
Bisanzio, in una posizione strategicamente molto importante allingresso del Mar
Nero, era anche un riconoscimento allimportanza dellOriente allinterno
dellimpero. Costantinopoli fu dotata di tutte le strutture: ebbe un Senato, allinizio
composto da 300 membri che divennero ben presto quasi 2000. Lassemblea di

Costantinopoli per non consegu mai il prestigio di quella romana, sia per
lestrazione modesta dei suoi membri, sia per la mancanza di senso della
tradizione. Tra le riforme attuate da Costantino, una delle pi significative riguarda
lesercito. E a lui infatti che si deve la creazione de un consistente esercito
mobile, detto comitatus perch accompagnava limperatore. I soldati che
facevano ne facevano parte, i comitatenses, ricevevano una paga pi alta
rispetto agli altri. Cos i soldati collocati direttamente sulla frontiera, il limes, i
cosiddetti limitanei, finivano per essere soldati di secondordine. Il comando
dellesercito mobile fu affidato a due distinti generali, uno della cavalleria e una
della frontiera. Il problema militare non fu per superato, lesercito mancava di
soldati e nonostante varie riforme per incentivarne larruolamento, i soldati
finirono per essere reclutati sempre pi tra i barbari, piuttosto che tra i cittadini.
La minaccia dei barbari era molto grave, lo Stato da un lato combatt dei barbari
dallaltro mediante una politica di assorbimento nellorganismo imperiale andava
incontro a una barbarizzazione della socielt.
LA MORTE DI COSTANTINO
Costantino in punto di morte ricevette il battesimo. Assai indicative appaiono le
disposizioni date da Costantino per la sua sepoltura. Nella chiesa dedicata ai Santi
apostoli nella basilica di S. Sofia a Costantinopoli. Egli aveva fatto collocare 12
cenotafi 6 da una parte e 6 dallaltra. Al centro cera un sarcofago riservato per lui
limperatore vescovo universale. Lo sguardo di Costantino era costantemente
rivolto al cielo. Costantino, per, non ha affrontato in modo coerente il problema
della successione che comunque doveva andare a figli e nipoti. Alla morte di
Costantino forse con la complicit dei figli, i due nipoti del defunto sovrano, che
potevano rappresentare unalternativa alla successione, furono eliminati. A
Costantino II (cui fu attribuito il governo delle Gallie, della Britannia e della
Spagna), Costante (cui furono riservate lItalia e lAfrica) e Costanzo II
(lOriente) raggiunsero un accordo per il governo congiunto dellImpero. Esso,
per, si rivel assai precario. Nel 340 d.C. Costantino II pag con la vita
lincursione compiuta nei territori affidati al governo di Costante. Costante moriva
a sua volta nel 350 d.C. per mano di un usupatore. Rimasto unico imperatore,
Costanzo II fu costretto a cercare un collega cui affidare il governo
dellOccidente: la scelta cadde sullunico sopravvissuto, in regione della sua
tenera et, alla strage del 337 d. C (alla morte dei nipoti di Costantino): il cugino
Giuliano, nominato Cesare. Giuliano riusc a garantire la sicurezza delle Gallie
grazie a un successo ottenuto sugli Alemanni a Strasburgo nel 357 d.C. La sua
proclamazione imperiale nel 360 d.C. da parte dellesercito gallico sembr
ricondurre limpero verso un nuovo conflitto fraticida. Esso fu prevenuto solo dalla
morte repentina di Costanzo nel 361 d.C. Giuliano regn come imperatore unico
per soli due anni, mor nel corso di una campagna contro i Persiani, in pieno

territorio nemico. Il suo regno ricordato soprattutto per un effimero tentativo di


reintrodurre la religione pagana.
Dalla morte di Giuliano a Teodosio Magno
La morte di Giuliano in territorio persiano richiese un successo e una rapida
soluzione del conflitto. Dopo il breve regno di transizione di Gioviano, che stipul
una pace poco onorevole con i Persiani, fu acclamato imperatore un ufficiale di
origine pannonica, Valentiniano. Questultimo si associ subito nel potere il
fratello Valente, cui affid il governo delloriente. Per fronteggiare meglio la
pressione dei barbari sulla frontiera sul Reno, Valentiniano scelse di risiedere a
Treviri. Il suo regno condizionato dai problemi militari cui dedic grande
attenzione. Tra laltro Valentiniano represse con successo anche una rivolta in
Africa. Alla morte avvenuta per cause naturali nel 375d.C.gli successe al trono il
figlio Graziano, bench molto giovane: fu proclamato Augusto anche il fratello
minore Valentiniano II, anche se aveva quattro anni. Nel frattempo a Valente
tocc di affrontare una situazione molto difficile. LEuropa centro-orientale si
trovava sconvolta dallincursione di una popolazione nomade, gli Unni, che
avevano abbondato le loro sedi abituali in Asia e sottoponevano a una pressione
molto forte i Goti. Questultimi a loro volta premevano sulla frontiera Danubiana.
Quando irruppero in Tracia, Valente gli affront in una battaglia. La sconfitta da
lui partita ad Adrianopoli nel 378d.C. (lo stesso Valente vi perse la vita) di
estrema gravit e rappresenta uno degli episodi che annunciano la fine
dellimpero romano dOccidente. Linesperto Graziano, rimasto imperatore da solo
con il piccolo Valentiniano II, chiam una generale spagnolo, Teodosio, a sua
volta figlio di un generale, a condividere con lui il governo dellImpero. Il suo
compito era quello di far fronte alla drammatica situazione che si era creata in
Oriente. Teodosio consapevole dellimpossibilit di ricacciare i Goti concluse nel
382 d.C. un accordo con il loro capo. I Goti ricercavano delle terre allinterno
dellImpero come popolazione autonoma: essi erano detti infatti foederati (in
quanto vincolati da un foedus, un trattato) e mantenevano i loro capi e le loro
leggi, pur essendo tenuti a fornire dei soldati in caso di necessit. Intanto in
Occidente le cose si andavano complicando. Nel 383 d.C. ci fi unusurpazione in
Britannia da parte di un ufficiale, Magno Massimo. Quando questi invase la
Gallia, Graziano, abbandonato dallesercito, si tolse la vita. Massimo regn per
qualche anno sulla Gallia: la sua invasione in Italia, dove governava Giustina, per
conto del figlio Valentiniano II, provoc la risposta di Teodosio che sconfisse
Massimo nel 338 d.C. La situazione si stava stabilendo quando un generale fece
assassinare Valentiniano II, che era stato affidato alla sua tutela. Il generale fece
nominare imperatore Eugenio. Teodosio intervenne nuovamente di persona in
Italia e sconfisse Eugenio. Teodosio manifest una particolare attenzione per il
problema religioso. Fondamentale leditto del 380 d.C., con il quale la religione

cristiana veniva elevata al rango di religione ufficiale dellImpero. E un anno dopo,


convocato un concilio, promulg una legislazione sempre pi severa nei confronti
dei seguaci del paganesimo. Un protagonista degli ultimi decenni del IV secolo
d.C., e soprattutto del regno di Teodosio il vescovo di Milano. SantAmbrogio.
Personalit molto forte e decisa non esit a imporre la propria autorit anche
Teodosio. (Quando limperatore pun un vescovo di una localit della Mesopotamia
per aver incendiato una sinagoga ebraica egli lo costrinse a ritornare sulla
decisione minacciandolo di situazioni spirituali). Nel Natale del 390 d.C. Ambrogio
impose a Teodosio addirittura una penitenza pubblica: tale sanzione era dovuta
alla strage che limperatore aveva ordinato a seguito di una sommossa popolare.
LA FINE DELLIMPERO ROMANO DOCCIDENTE
Attorno alla met del IV secolo d.C. i Goti erano la forza predominante nella
regione del Ponto, operando nei due raggruppamenti fondamentali dei Greutungi
e dei Tervingi (identificabili, secondo alcune fonti rispettivamente con gli
Ostrogoti e Visigoti). Per buona parte del IV scolo d.C. le relazioni tra Roma e i Goti
furono condizionate dal trattato di pace di Costantino del 332 d.C., che faceva
dei Giti Tervingi uno Stato-cliente dei romani. Il trattato contiene unimportante
elemento di novit, perch poneva le condizioni per limpiego di barbari goti come
soldati al servizio di roma. Fino al 360 d.C. ci fu una sostanziale stabilit. La
situazione ebbe una svolta drammatica quando i vari regni goti entrarono a loro
volta in crisi per la pressione esercitata su di loro dagli Unni, che avevano
distrutto le loro terre pi settentrionali. Questa pressione esercitata alle loro spalle
spiega perch, i Tervingi facessero richiesta di essere accolti a sud del Danubio,
nella Tracia (giudicata un rifugio idoneo perch terra fertile e al di l della portata
degli unni). Laccordo allora stipulato tra i romani e i goti, autorizzati a insediarsi
allinterno delle frontiere imperiali in cambio di un impegno a fornire soldati in
caso di necessit, rappresenta una novit rilevante nella politica romana perch
non scaturiva da un successo militare. Il disastro di Adrianopoli del 378 d.C. in
cui trova la morte lo stesso imperatore Valente, una delle pagine pi
drammatiche della storia del tardo Impero e le sue conseguenze sono decisive per
la sopravvivenza dellimpero romano. Il trattato del 382 d.C., con cui si chiude
questa fase critica, fin per consentire definitivamente linsediamento di Goti in
tracia, allinterno delle frontiere dellImpero romano 8 probabilmente oltre al
pagamento delle tasse era inclusa la prestazione militare). Il processo in virt del
qual le cosiddette trib barbariche erano state insediate a vario titolo sul territorio
imperiale romano iniziato con Marco Aurelio. Da questo momento in poi gli
imperatori romani si appoggiavano sempre pi alle truppe germaniche e ai loro
capi. Linflusso dei germani sulla politica interna romana si basa quasi
esclusivamente sulla loro posizione guadagnata allinterno della gerarchia
militare. Nellesercito infatti le possibilit di carriera non erano vincolate

allapparenza a un ordine, ma si basavano essenzialmente sulle capacit personali


e sul favore imperiale. A Costantino forse si deve il primo insediamento di nuclei
consistenti di barbari entro i confini dellimpero. Negli anni successivi infatti
attestate assegnazioni di terra in Italia e la presenza di insediamenti barbarici in
particolare nelle regioni settentrionali. Solo eccezionalmente, tuttavia, veniva
concessa a queste categorie di barbari la cittadinanza romana. Almeno fini alla
sconfitta di Adrianopoli sembra chiara la volont degli imperatori di proseguire
due finalit, vale a dire reclutare barbari per la terra e per lesercito e mantenere
la reciproca estraneit fra barbari e Romani. In un primo momento, a fronte del
massiccio insediamento di barbari che si stava realizzando, si cerc con una
apposita legislazione di impedire unioni miste, al fine di ostacolare lintegrazione
dei nuovi arrivati. (Probabilmente per si trattato di un provvedimento di breve
durata). La legge di Valentiniano, inoltre non sembra aver conosciuto alcuna
applicazione in Oriente. In Occidente il problema balcanico era sicuramente
avvertito in termini assai diversi che non in Oriente (qui esso aveva forti
implicazioni soprattutto di carattere religioso). In Occidente erano prevalenti i
risvolti di carattere politico-sociale ed etnici.
LA DIVISIONE DELLIMPERO: STILICONE
La morte d Teodosio nel 395 d.C. segn un momento di svolta un momento di
svolta decisiva per la storia dellImpero romano. Per la prima volta esso fu diviso
territorialmente di fatto in due parti tra i due figli di Teodosio, Arcadio, cui tocc
lOriente e Onorio cui tocc lOccidente. Non solo cerano due imperatori, ma si
crearono anche due corti, due amministrazioni, due eserciti del tutto autonomi.
Lesito di tale smembramento risult particolarmente rovinoso per lOccidente,
minacciato dalle sempre pi frequenti pericolose incursioni barbariche mentre
lOriente, superata la crisi gotica del 378 d.C. doveva fronteggiare il tradizionale
nemico persiano. Nelle intenzioni di Teodosio, il principio unitario doveva essere
mantenuto vivo dal generale di serie invasioni di Teodosio, il principio unitario
doveva essere mantenuto vivo dal generale di origine vandalica Stilicone, cui
affid in tutela i figli, che erano ancora ragazzini. Il compito di Stilicone per si
rilev impossibile da realizzarsi, in regione del costante aggravarsi della
situazione militare. Nel 398 d.C. Stilicone riusc a reprimere una rivolta in africa,
ma allinizio del V secolo d.C. una serie di invasioni barbariche scosse lImpero.
Nel 402 e nel 406 d.C. anche lItalia fu invasa dai Goti, guidati da Alarico. In
entrambi i casi Stilicone riusc a fermare la loro avanzata. Ma alla fine del 406 d.C.
la frontiera renana fu travolta da numerose popolazioni germaniche: Vandali,
Alamanni, Burgundi, Franchi, Svevi e Alani dilagarono verso la Gallia meridionale.
Mentre la Bretannia si staccava definitivamente dallimpero, Vandali, Alani e Svevi
varcarono i Pirenei e si stabilivano in Spagna. In una situazione di questo genere
era inevitabile che Stilicone cercasse una soluzione di compromesso almeno con i

Goti che minacciavano direttamente lItalia. Il suo piano suscit la violenta


reazione di una parte della corte imperiale, che nel frattempo si era trasferita a
Ravenna, considerata capitale meglio difendibile di Stilicone che, accusato di
intesa con i barbari, fu messo a morte Ravenna nel 408 d.C.
IL SACCO DI ROMA
Le conseguenze di questatto insensato, che privava lOccidente del suo migliore
difensore, si fecero sentire immediatamente. L Italia fu di fatto abbandonata alla
merce di Alarico, che nellagosto del 410 d.C. entr a Roma e la saccheggi. L
evento suscit una grande impressione: era la prima volta dai tempi dellincendio
gallico del 390 a.C. quando i Galli Senoni invasero Roma, che la citt cadeva in
mano a eserciti nemici (i pagani ne trassero spunto per attribuire la responsabilit
dellevento ai cristiani che avevano imposto labbandono degli antichi riti). Dopo
aver saccheggiato Roma, Alarico si diresse verso il sud dellItalia, portando con s
come ostaggio la stessa sorella dellimperatore Onorario, Galla Placidia. La
morte improvvisa di Alarico, avvenuta in Calabria risparmi ulteriori danni
allItalia: i Goti infatti si ritirarono nella Gallia meridionale, dove dettero vita a uno
Stato vero e proprio. Il successore, Ataulfo, di Alarico, sopos Gallia Placida,
che cos per un breve periodo divenne regina dei Visigoti. Atualfo fu costretto
trovare per il proprio popolo una sede oltre i Pirenei e nel 415 d.C. fu assassinato.
Poco dopo anche i Burgundi diedero vita a un regno autonomo. Un ruolo
importante in Occidente fu svolto da un capace generale, Flavio Costanzo, che
nel 417 d.C. spos Gallia Placida. Nel 421 d.C. Costanza si fece proclamare
imperatore, ma mor prima ancora di ottenere il riconoscimento della propria
sovranit da parte della corte di Costantinopoli. Nel 425 d.C. alla testa dellimpero
dOccidente fu insediato suo figlio, Valentiniano III, dopo che alla morte di Onorio
avvenuta nel 423 d.C. il potere era caduto nelle mani di un usupatore.
Valentiniano in realt era un bambino di soli 6 anni che era stato portato dalla
madre Gallia Placidia a Costantinopoli gi prima della morte di Onorio. Era lei che
reggeva le sirti dellOccidente per conto del figlioletto attraverso un capace
generale Ezio (che seguiva la stessa politica di utilizzazion dei barbari per la
difesa dellImpero gi tentata da Stilicone).
VANDALI E UNNI
Nei decenni iniziali del V secolo si segnalano per il loro dinamismo e la loro
pericolosit alcune popolazione che per, non si rivelarono capaci di dar vita a
organizzazioni stabili. I vandali posero fine alla storia dellAfrica romana. Essi
passarono dalla Spagna in Africa attraverso lo stretto di Gibilterra. Mentre
assediavano la citt di Ipponia (odierna Algeria), mor il vescovo della citt,
SantAgostino una delle figure pi significative della cultura tardoantica. Nel 439
d.C. cadde anche Cartagine. Il regno dei Vandali, per, a differenza di quello dei
Visigoti e Burgundo che assorbirono al loro interno le strutture amministrative

imperiali e favorirono la collaborazione con laristocrazia romana, non riusc mai


ad organizzarsi su basi stabili. Privo di una forte coesione interna il regno
vandalico dur poco pi di un secolo; fu conquistato da Giustiniano nel 534 d.C. e
inglobato nellImpero dOriente. Contemporaneamente dalla Pannonia, incombeva
il pericolo rappresentato dagli Unni, guidati da Attila. In un primo tempo essi si
diressero contro lOriente penetrando sino nella Grecia centrale, ma in seguito si
indirizzarono verso occidente dove regnava il debole Valentiniano III. Dopo aver
invaso la Gallia, gli Unni furono sconfitti da Ezio nel 451. Attila nel 452 mosse alla
volta dellItalia ma si verific un evento inatteso. Gli unni forse anche perch
minacciati dallimperatore di Bisanzio. Marciano, lasciarono improvvisamente la
penisola dopo aver incontrato nei pressi del Mincio una delegazione guidata da
papa Leone I. La morte di Attila avvenuta lanno dopo, provoc la rapida
dissoluzione del suo regno.
LA FINE DELLIMPERO ROMANO DOCCIDENTE
La situazione dellImpero rimaneva estremamente precaria. Tra laltro lOccidente
si priv del suo pi valido difensore. Anche Ezio, come era avvenuto con Stilicone,
fu ucciso nel 454 d.C. Le conseguenze furono immediate Valentiniano III fu
assassinato lanno dopo, senza che il mandante di quellomicidio riuscisse a
consolidare il proprio potere. Roma fu saccheggiata per la seconda volta, questa
volta ad opera del re dei Vandali con cui Valentiniano III aveva concluso un tratta
che gli riconosceva il diritto di stabilirsi nelle province romane dellAfrica
settentrionale. Maggioriano, che fu limperatore del 457 al 461 d.C. lultimo
detentore del potere in Occidente che abbia quel momento sul trono Ravenna si
succedettero imperatori sempre pi effimeri e privi del vero potere, in balia dei
vari contingenti barbarici che di volta in volta li proclamavano imperatori. Nel
461d.C. Maggioriano fu eliminato da un generale barbaro, Ricimero. Dopo varie
vicissitudini limperatore dOriente Zenone, nomin imperatore Giulio Nepote.
Contro Nepote si ribell un altro generale, Oreste. Formalmente la fine
dellimpero romano dOccidente si ebbe nel 476 d.C., quando Romolo detto
scherzosamente Augustolo per la sua giovane et, il figlio di Oreste insediato sul
trono imperiale, fu scacciato da un capo barbarico Odoacre. Questultimo per
non rivendic per s il titolo di imperatore, ma rimise le insegne del potere a
Zenone accontentandosi, di fatto, in mancanza di altro riconoscimento del titolo
di re del suo popolo. Cadde cos limpero dOccidente.
I REGNI ROMANO-BARBARICI: IL REGNO DI TEODORICO
Mentre la penisola italica rimaneva per un certo periodo di tempo sotto il controllo
di Odoacre, limperatore dOriente Zenone cerc di porre riparo alla situazione
attraverso lintervento di popolazioni barbariche amiche. Avvenne cos che re dei
Goti, Teoderico che aveva familiarit con le istituzioni romane per una lunga
presenza alla corte di Costantinopoli, scese in Italia nel 488 d.C. con la missione di

eliminare Odoacre. Dopo varie vicende, nel 493 d.C. Odoacre fu sconfitto e ucciso.
Iniziava cos una sorta di regno Ostrogoto dellItalia comprendente anche
alcune parti della Dalmazia. Gli Ostrogoti (o Goti orientali, distinti dai Visigoti, o
Goti occidentali) non erano che una piccola minoranza. Le intenzioni di
Teodorico erano volte a cercare di mettere in atto una forma di collaborazione tra
Goti e Romani. Se ne ha una prova nellemanazione di un complesso di leggi
con il quale cercava di regolare i rapporti tra le due comunit su una base di
sostanziale eguaglianza. Teodorico provava un sincero sentimento di ammirazione
nei confronti del mondo di Roma. Scelse tra i suoi principali collaboratori i pi
qualificati esponenti dellaristocrazia romana. Anche la notevole attivit in campo
edilizio una prova della sua ammirazione per leredit romana. Egli fece infatti
restaurare molti monumenti in decadenza in varie citt, concentrando i propri
sforzi sulla capitale, Ravenna (ex: S. Apollinare Nuovo). Nel complesso il periodo
di regno di Teoderico rappresent un momento positivo per la penisola italiana,
dopo che questa era stata tormentata da lunghi decenni di invasioni e di
instabilit di governo. I Goti erano ariani e a lungo andare la differenza tra le due
diverse confessioni cristiane ebbe il sopravvento sulle regioni di tolleranza di
Teoderico nei confronti dei cattolici. A un certo punto si credette che ci fosse una
convergenza antiariana dei cattolici e di Bizantini. Teoderico reag facendo
imprigionare papa Giovanni I e condannando a morte gli stessi uomini che
avevano preso parte al suo programma di governo. Nel 526 d.C. lo stesso Federico
moriva lasciando il regno alla figlia Amalasunta. La politica di conciliazione tra
Goti e Romani risult ormai non pi praticabile, anche per le crescenti interferenze
da parte della corte di Costantinopoli, che cercava un pretesto per intervenire in
Italia. Loccasione fu fornita dallassassino di Amalasunta avvenuto nel 535 d.C.
I REGNO ROMANO-BARBARICI DOCCIDENTE
Nella storia delle invasioni barbariche nellOccidente romano si possono
distinguere due fasi fondamentali. La prima riconoscibile a popoli penetrati
allinterno dellimpero dopo lunghe peregrinazioni. Si tratta di gruppi poco
numerosi che si stanziarono in zona limitata della provincia occupata, lasciando
che rimanesse in mano romana. Essi si organizzarono secondo regole proprie,
mentre la popolazione romana continuava a vivere in conformit alle istituzioni
giuridiche precedenti. E la fase che riguarda essenzialmente il regno Ostrogoto in
Italia e quello Visigoto e Burugundo in Gallia. Proprio per sottolineare la coesione
di queste due componenti tali regni sono convenzionalmente detti romanobarbarici. Di diversa natura fu invece la seconda ondata delle invasioni
germaniche. Esse fu opera di popoli gi da tempo stanziati ai confini dellimpero
che furono in grado, una volta entrati al sui interno, di imporre la propria
organizzazione alla popolazione romana. In questa fase rientrarono i regni dei
Longobardi in Italia, quello dei Franchi in Gallia e quello degli Angli e dei Sassoni in

Bretannia. La novit della situazione successiva allinvasione del 406-407 d.C.


che per la prima volta ai barbari dava, oltre alla possibilit di insediarsi
legittimamente allinterno dei confini dellimpero, anche di esercitare una piena
autorit sulle terre su cui si insediavano. Si deve tener conto che la durata di
questi regni non era identica. Vita relativamente breve ebbe il regno dei
Burgundi che, costituirono uno Stato autonomo in unarea corrispondente
allattuale Borgogna. Il loro regno fu sottomesso dai Franchi. Il regno Ostrogoto
in Italia dur poco pi di mezzo secolo, dalla fine del V alla met del VI secolo d.C.
esso coincide pi o meno con il regno di Teoderico. Pi complesse vicende ebbe
invece il regno visigotico, che comprendeva la Francia sud-occidentale che tra il
470 e il 480, riusc a conquistare tutta la Spagna e la Provenza. Il regno visigotico
dur sino al 711 d.C. quando dovette soccombere contro lespansionismo arabo. Il
pi importante regno barbarico sicuramente quello dei Franchi. La figura
decisiva quella di Clodoveo della dinastia dei Merovingi, la sua conversione al
cristianesimo di rito cattolico, fu fondamentale nel favorire lintegrazione del
Franchi con gli esponenti dellaristocrazia gallo-romana. Verso la met del VI
secolo la quasi totalit della Gallia pass sotto il dominio dei Franchi.
BISANZIO: LIMPERO DORIENTE FINO AL REGNO DI GIUSTINIANO
Le vicende dellimpero doriente risultano del tutto distinte da quello
dellOccidente a partire dal 395 d.C., dal momento, cio della divisione dellimpero
da parte di Teodosio I, tra i suoi figli. Nella partizione lOriente era toccato ad
Arcadio un ragazzino come il fratello di Onorio, una circostanza che favor
leffettivo trasferimento del potere di governo ad altre persone. Alla morte di
Arcadio gli successe il figlio Teodosio II un bambino di soli otto anni, invece il
quale GOVEMARE il prefetto del pretorio. Nel corso del regno di Teodosio II, che fu
lungo (dal 408 al 450 d.C.), anche limpero doriente dovette fronteggiare il
pericolo barbarico, soprattutto degli Unni, che riguardano a minacciare la
stessa Costantinopoli. Loriente riesce ad uscire da questa difficile fase senza
rilevanti prede territoriali e mantenendo la compattezza interna. Teodosio II
ricordato per la sua attivit di riordino della giurisprudenza nel 438 d.C.
promulg la raccolta delle leggi imperiali da Diocleziano in poi (codice
Teodosiano). Teodosio II era morto senza eredi e il suo successore, Marciano, fu
scelto dal Senato. A travagliare la vita interna di Bisanzio in questo periodo furono
soprattutto le controversie religiose relative alla natura di Cristo. Durante i regni
Leone, il successore di Marciano, e di suo genero Zenone, si aggravarono
notevolmente anche i problemi di natura finanziaria. La critica situazione interna
fu affrontata con successo da Anastasio, che realizz unimportante opera di
riforma delle strutture fiscali. Ad Anastasio succedette un ufficiale Giustino. Alla
sua morte nel 527 d.C. sul trono per bene il nipote Giustiniano.

IL REGNO DI GIUSTINIANO
Il nome di Giustiniano legato soprattutto alla sua attivit di riordinamento della
giurisprudenza. Nel 528 d.C. egli costitu una commissione, che aveva il compito
di predisporre una nuova raccolta di costituzioni imperiali, unaltra commissione
doveva scegliere gli scritti pi illustri dei giuristi. Ne scatur unopera di 50 libri.
Nello stesso anno fu pubblicato una sorta di manuale, le istituzioni, contenente
fondamentali principi giuridici. Linsieme di queste parti forma il Corpus Iuris
Civilis, che rappresenta il termine fondamentale attraverso il quale la
giurisprudenza romana giunta fino a noi. Di grande rilievo fu anche lattivit
edilizia (la chiesa di Santa Sofia Costantinopoli, Basilica di S. Vitale a Ravenna).
Forte impulso fu dato anche al commercio e a nuove attivit economiche, tra le
quali spicca la produzione della seta. In questet, infatti, si riusc ad entrare in
possesso dei bachi da seta. Giustiniano ha attuato varie riforme amministrative,
cercando anche il reprimere gli abusi in campo fiscale. Cerano vari problemi
interni, soprattutto dovuti alle controversie dottrinali. La principale era quella
che poneva lortodossia, ribadita nel concilio di Calcedonia del 451 d.C., secondo
la quale la natura umana e quella divina coesistono in Cristo, e il credo
monofisita, cui aderiva la stessa Teodora (moglie di Giustiniano),
particolarmente diffuso in Siria e in Egitto, che accentuava la sua natura divina.
Giustiniano da una parte aveva interesse a ricercare unintesa con il papato,
dallaltra, per, doveva tener conto dei notevoli sostegni che il movimento
monofisista godeva in Oriente. Malgrado vari tentativi, compresa la convocazione
di un concilio ecumenico per cercare una mediazione, Giustiniano non riusc a
portare a uneffettiva soluzione la controversia che lacerava Bisanzio da pi di un
secolo. (Proprio il forte legame di Giustiniano alla vita ecclesiastica spiega la
proibizione dellinsegnamento ai pagani che comport la chiusura della scuola di
Atene, fondata nel IV a.C. da Platone). I problemi interni non distolsero Giustiniano
dal suo grande disegno di riconquista dellOccidente grazie ad una campagna
limpero dOriente aveva conquistato lafrica del Nord, la Sardegna e la Corsica.
Pi lunga e difficile fu invece la guerra per il dominio dellItalia, i Goti opposero
una forte resistenza allesercito bizantino favoriti anche dalla contemporanea
minaccia persiana che era tornata a farsi sentire lungo il confine orientale. Dopo
molti anni lItalia divenne una delle prefetture dellimpero dOriente. Nel 554 d.C.
Giustiniano eman un provvedimento legislativo prammatica sanzione, con il
quale stabiliva le modalit attraverso le quali andava ristabilita la vita politica ed
economica della penisola dopo il lungo periodo di guerra. Si tratta di un atto
fondamentale, attraverso il quale lapplicazione del diritto Giustianianeo veniva
esteso allOccidente. Tre anni dopo la morte dellimperatore, nel 568 d.C. si apre
un nuovo capitolo per lItalia con larrivo dei Longobardi con cui si determina la
censura che, convenzionalmente d inizio alla storia del Medioevo in Italia e in
Europa.

COSTANTINOPOLI
Costantinopoli, la nuova capitale inaugurata da Costantino nel 330 d.C. al posto
dellanticaBisanzio. Durante il regno di Teodosio II la sua superficie fu pi che
raddoppiata. Durante let di Giustiniano la popolazione in citt contava mezzo
milione di abitanti. Una tale densit abitativa si spiega con distribuzioni gratuite di
acclamazioni rituali. Tra le attivit generi alimentari, ma soprattutto con
unintensa attivit economica (artigiani e commercianti). A Costantinopoli il re e la
sua corte vivevano allinterno di una cinta muraria, isolati dal resto della citt. La
vita quotidiana del sovrano si svolgeva secondo un cerimoniale minuzioso, simile
a una liturgia ecclesiastica, volto a enfatizzare la sacralit del potere imperiale in
quanto immagine di quello divino. Limperatore si mostrava al popolo nella
basilica di Santa Sofia o nellippodromo, dove era accolto da acclamazioni rituali.
Tra le attrattive della vita di Costantinopoli cerano le cerimonie, con le festose
processioni imperiali e soprattutto i giochi in particolare le corse con i carri.
LA SOCIETA BIZANTINA
Si pu dire che la storia del formarsi di una societ bizantina abbia inizio
quando limpero romano dovette per fronte alla grave crisi (politica, sociale,
economica) che lo finisse nel corso del III secolo d.C. Chiamata a fronteggiare gli
stessi problemi, lOriente dimostr maggiore capacit di reazione e la diversit di
questo processo fu anche la causa del distacco progressivo, ma irrevesibile dei
due mondi, una separazione che si avverte gi a partire dalla fondazione di
Costantinopoli. Nel passaggio del mondo romano al mondo propriamente
bizantino si realizz in primo luogo laffermazione di un saldo e autonomo
apparato burocratico. Il governo dellimpero non pi retto da magistrati,
ma da burocrati, cio da funzionari con carriere e funzioni specifiche al servizio
diretto dellimperatore. Il funzionario perci una figura tipica della societ
bizantina, la sua entrata in servizio aveva il suo momento pi alto nel giuramento
di fedelt allimperatore. Anche alte gerarchie ecclesiastiche erano tenute a
giurare fedelt allimperatore. Allinizio, dellimpero dOriente, limperatore
conserva ancora i connotati del capo scelto per volont popolare, comera
secondo la tradizione romana. Progressivamente per si rafforz lidea che
limperatore fosse concesso dalla grazia di Dio. La chiesa cooper al consolidarsi
di questa ideologia. La santificazione di Costantino I, sancita dalla chiesa
orientale, fece s che il culto di cui era oggetto il fondatore dellimpero cristiano
che riguardasse, almeno indirettamente, anche i suoi successori. Il rosso
fiammeggiante della porpora, nelle vesti e nei decori, era il simbolo del potere
imperiale. Luso della porpora era infatti riservato solo allimperatore e ai suoi
stretti familiari pofirogeneti erano detti gli imperatori nati legittimi, in quanto
nati nella porpora. La distanza tra il sovrano e il resto della societ veniva
costantemente ribadita. Gli abitanti dellimpero non sono solo cittadini ma

sudditi, servi dellimperatore. Pochi individui privilegiati avevano la possibilit di


vederlo di persona, ma anche loro si dovevano prostare davanti a lui in un atto di
omaggio e di totale subordinazione. C una parola-chiave che vale a esprimere
efficacemente il fondamento sul quale erano regolati i rapporti sociali dellimpero
bizantino: tsxis, in greco significa ordine, lordine cosmico, immutabile perch
voluto da Dio, proprio per questo esige che ciascuno rimanga nella condizione che
gli stata assegnata. Questa concezione della taxis, va tenuta presente per
comprendere un altro ideale molto evidente e forte nella societ bizantina, quello
della mimesis, ovvero dellimitazione del modello. Limperatore stesso a un
modello rappresentato da Ges Cristo. Licona, limmagine sacra raffigurante
Ges, o pi spesso la Madonna o i Santi molto pi cara alluomo bizantino.