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Questo volume stato pubblicato

per iniziativa del Comune di Ravenna


Servizio Politiche per lUniversit e Formazione Superiore,
con il sostegno e la collaborazione di
Fondazione Flaminia,
Alma Mater Studiorum,
Dipartimento di Beni culturali, Universit di Bologna, Campus di Ravenna.

Progetto grafico e impaginazione


Erratacorrige, Bologna
Prima edizione 2015
Edizioni Artebambini
Via del Gandolfo, 5G
40053 Bazzano (Bologna)
www.artebambini.it
Stampato in Italia
ISBN 10: 88-98645-34-3
ISBN 13: 978-8898-645-34-3
Per limmagine di Achille Mauri apagina 23 Archivio Alinari, Firenze
La riproduzione fotografica di pagina 22 tratta dalla Fototeca della
Fondazione Federico Zeri. I diritti patrimoniali dautore risultano esauriti.

PAESAGGI
in movimento
Itinerari di formazione in Europa
a cura di Donatella Mazza e Antonio Penso

INDICE
Presentazione

Una nuova vocazione per Ravenna

di Giannantonio Mingozzi ...................................................................................................................................... 6

Da una rispettosa distanza

di Mario Neve ........................................................................................................................................................... 8

La dimensione europea della pedagogia e della didattica del patrimonio


di Donatella Mazza ................................................................................................................................................. 31

Le classi europee del patrimonio Lesperienza di Ravenna


di Alain Riffaud ........................................................................................................................................................ 36
APPENDICE DOcUMENTARIA
a cura di Donatella Mazza e Paula de Angelis Noah
Schede di sintesi dei progetti europei sulla pedagogia del
patrimonio approvati e finanziati dalla C.E 1992 2013 .............................................................................. 41
La pdagogie du patrimoine en Europe
Le jardin, monument vivant
Pdagogie du patrimoine des jardins en Europe misure di accompagnamento
Le Grand Tour en Europe: art, paysage, jardins, crativit, innovation
Paysages croiss en Europe
Les langages du bleu. Crativit et interculturalit
Mosaico fra Oriente ed Occidente Workshop M.O.R.O.
RavennaBacau: confluences interculturelles et artistiques
Altre esperienze e collaborazioni in ambito europeo

PUBBLICAZIONI E PRODOTTI MULTIMEDIALI ELABORATI NEL CORSO DEI PROGETTI ..................... 69


NOTE SUGLI AUTORI E RINGRAZIAMENTI ..................................................................................................... 70

Nella pagina a fianco:


Petrus Henricus Theodor Tetar Van Elven (Amsterdam 1831- Milano 1908)
Veduta Fantastica dei Monumenti dItalia, olio su tela, 250x351 cm, Genova, Galleria dArte Moderna.

DA una rispettosa distanza


di Mario Neve

a Lucio Gambi
Come si comunica il patrimonio culturale? E soprattutto, necessario farlo?
Stando al giudizio di Hannah Arendt dovremmo rispondere affermativamente, per evitare che coloro
che verranno dopo di noi si trovino ad essere eredi senza testamento:
il testamento, affermando ci che spetter legittimamente allerede, destina averi passati ad
un futuro. Senza testamento o, per sciogliere la
metafora, senza tradizione che sceglie e nomina,
che tramanda e custodisce, che indica dove sono
i tesori e quale il loro valore sembra che non vi
sia unesplicita e voluta continuit nel tempo e
dunque, in termini umani, n passato n futuro,
solo il sempiterno mutamento del mondo e il ciclo biologico delle creature viventi1.

e 11.000 frane negli ultimi 80 anni, 70.000 persone


coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20
anni (per stare solo ai dati aggiornati al 2003)3.
Se dunque non si vuole negare alle generazioni future la possibilit di confrontarsi con un patrimonio
frutto di scelte, opinabili s ma consapevoli, necessario comunicare tali scelte, assegnando un passato
al futuro. Ma andiamo avanti.

Oltre a comunicare cosa lasceremo agli eredi, volenti o meno, e perch, sarebbe altres necessario
comunicare linterpretazione di quanto a noi stessi
stato lasciato. Qual il senso che gli abbiamo dato.
Dico interpretazione perch tradizione, contrariamente a quanto spesso si afferma corrivamente,
non equivale a qualcosa di immutato nel tempo.
Al contrario, proprio di ogni tradizione lessere
Un testamento esprime una volont, una scelta,
soggetta a rielaborazioni per poter essere viva ed
mentre della tradizione si parla solitamente come
efficace nel contesto storico e sociale in cui opera4:
qualcosa dimmutabile, un dato, un oggetto che si
passa di mano in mano tra generazioni. Ma proesiste patrimonio quando ce una ricostruzione
prio cos?
del passato: lavoro del tempo sulle cose. Il lavoEppure, nel caso del patrimonio culturale che lUnero fatto sulloggetto concreto e tanto importansco considera tangibile o materiale2, in qualte quanto loggetto stesso. La prova a contrario e
data dal fatto che loggetto puo scomparire senza
che modo inevitabile che il passaggio avvenga, con o
smettere di fare ancora parte del patrimonio culsenza testamento, perch in fondo scegliere di non
turale della societa o dellumanita sotto forma di
prendere una posizione prendere una posizione,
tracce diverse o di ricordi. La Biblioteca dAlesuna posizione che ha comunque i suoi effetti.
sandria dEgitto ne e un esempio per eccellenza.
Quando infatti questa posizione si traduce nella
Questa biblioteca, distrutta nel 47 a.C., e rimasta
scarsa cura nei confronti di un territorio geologinella memoria dellumanit5.
camente giovane e quindi fragile come quello italiano il 68,9% dei comuni ha nel proprio territorio Daltra parte, con la tradizione cristiana che il teraree classificate a potenziale rischio idrogeologico mine latino traditio si salda allidea di tradimento, deelevato gli effetti sono significativi: 5.400 alluvioni signando sia il consegnare (o consegnarsi) al nemico
8

sia la dottrina tramandata con autorit, a partire dal Certo, bisogner fare attenzione alle scorciatoie
tradimento (consegna) del Cristo, come ricordava ingannevoli contro le quali ci mette sullavviso Broopportunamente Aldo Carotenuto6.
ok. E una labbiamo gi individuata: il credere che la
tradizione sia una sorta di oggetto, di testimone che
Che poi Ravenna sia stata precorritrice nella comu- si passa inalterato nel tempo; mentre invece rimonicazione del patrimonio culturale non stupisce. N dellare vitale quanto conservare. Come Orwell
sorprende che Donatella Mazza abbia, con giusto avvert senza mezzi termini quegli Inglesi che vedeorgoglio e generosit, tracciato in questo volume un va impantanati in un atteggiamento di compiacente
bilancio che ha tutte le caratteristiche della trasmis- conservatorismo: dobbiamo incrementare il nosione di cui parlava Hannah Arendt: elenco di scelte stro patrimonio o perderlo9.
fatte con consapevolezza e coraggio (dal modello Bisogner fare attenzione dunque, nel nostro itinedel Grand Tour, al micromosaico, al colore) e rilancio rario, a queste scorciatoie, come ad altre che inconverso il futuro.
treremo. E tanto pi a causa della nostra tendenza a
Per dar conto del come e del perch comunicare il sentirci a casa in un luogo quando non lo notiamo
patrimonio culturale ho scelto quindi, da geografo, pi, quando labitudine ha steso la sua patina rassidi farlo con un itinerario, un Grand Tour sul mio tavo- curante di ovviet sulle cose e sui gesti che comlo, per cos dire, al modo di Diderot:
piamo, dandoci quellaria contraddittoria di condiscendente indifferenza e orgogliosa consapevolezza
se la nave non che una casa galleggiante, e se condi fronte al turista che si sofferma con curiosit ad
sidererete il navigatore che attraversa spazi immensi,
osservare ci davanti a cui noi passiamo frettolosarinserrato e immobile in uno spazio ben ridotto, lo
mente tutti i giorni:
vedrete fare il giro del mondo su di una plancia, come
voi e me il giro delluniverso sul nostro parquet7.

Ci muoveremo nei luoghi e tra i luoghi del patrimonio provando a mostrare cosa c dietro questa
idea, quando non la si lega esclusivamente alle opere
darte o ai monumenti, e perch dovrebbe ancora
avere senso per noi: in breve, ci sforzeremo di evidenziare il fatto che il patrimonio culturale una
rete. A tal fine dovremo sforzarci di guardarlo come
Timothy Brook consiglia di osservare i dipinti:
se pensiamo agli oggetti in essi non come oggetti
di scena dietro delle finestre ma come porte da
aprire, allora ci troveremo dentro passaggi che
portano verso scoperte [] Dietro queste porte
si snodano corridoi inaspettati e scorciatoie ingannevoli che collegano il nostro confuso presente ad
un passato tuttaltro che semplice in una misura
che non avremmo potuto immaginare, e in modi
che ci sorprenderanno8.

lo scopo della maggior parte dei monumenti comuni quello di suscitare un ricordo, di incatenare
lattenzione o di dare ai sentimenti un indirizzo pio
[] e a questo scopo principale i monumenti falliscono sempre [] Non si pu dire che noi non
li vediamo; sarebbe pi giusto affermare che essi
non si fanno osservare, che si sottraggono ai nostri
sensi [] Tutto quello che dura perde la forza di
colpire. Tutto quello che forma le pareti della nostra vita, per cos dire, le quinte della nostra consapevolezza, perde la capacit di recitare una parte in
questa coscienza10.

Partiamo quindi da Ravenna.


Cos ne scriveva, alla met degli anni cinquanta, Arnaldo Momigliano:
quando desidero comprendere la storia italiana,
prendo un treno e vado a Ravenna. L, tra la tomba di Teodorico e quella di Dante, nella rassicu9

rante vicinanza del miglior manoscritto esistente


di Aristofane e in quella meno rassicurante del
miglior ritratto dellimperatrice Teodora, posso
cominciare a sentire quel che la storia italiana
stata in realt11.

Solo ventanni prima, una delle ultime autentiche viaggiatrici ne condensava il ritratto nel proprio diario:
non v citt ove meglio si riveli lo iato tra linterno e lesterno, tra la vita pubblica e la segreta vita
solitaria. Sulla piazza, il sole scalda le sedie di ferro
sulla porta di un caff; bimbi sudici, donne traboccanti maternit sbraitano per le strade tristi.
Ma qui, in queste pure tenebre che lassuefazione rende ben presto trasparenti, fuochi luccicano
qua e l, limpidi come quelli di unanima in cui si
formano lentamente le cristallizzazioni dellinfelicit. Le colonne ruotano con la terra. Le volte
ruotano con il cielo12.

Due sguardi diversi sulla stessa citt, da parte di due


estranei che vedono quello che gli abitanti non notano. Teniamo a mente questa differenza perch ci
aiuter in seguito.
In queste pagine, in questi sguardi diversi e quasi
opposti di viaggiatori, vi comunque la medesima,
ferma convinzione che una citt italiana possa condensare nel suo patrimonio di pietra e carta non
soltanto tutta la propria storia, ma persino quella
dellintero paese.
In fondo su questa convinzione che si basa la celebre immagine dellItalia delle cento citt quella
esemplificata dalla fortunata collana editoriale dellItalia artistica (diretta da Corrado Ricci), che uscir
dal 1902 al 1930 e il cui volume inaugurale sar dedicato, significativamente, a Ravenna.
Il caso di Ravenna pu apparire, in verit, un caso limite per il suo antico ruolo di capitale imperiale, ma
stato notato come nel Mediterraneo, e in particolare in Italia, vi sia tutta una moltitudine di ravenne.
E davvero lItalia sembrerebbe essere la patria del
10

Copertina del primo numero de lItalia artistica,1902,


Bergamo, Istituto Italiano dArti Grafiche.

singolare, del localistico, sembrerebbe conservare


nel tempo una sua figura ad arcipelago, un arcipelago di citt mai davvero dominate e omologate da un
centro forte. Una collezione dindividualit urbane
che, sia nei centri storici minori che nelle vere e
proprie citt darte, conserverebbe, a volte occultati a volte esposti, i sedimenti, il precipitato della
propria storia.
Ora, non bisogna prendere questa idea per una verit storica. Un conto la propaganda turistica, un
conto la verit della ricerca. E questo spesso induce

una certa freddezza da parte degli operatori economici e delle istituzioni locali nei confronti degli
studiosi.
In sostanza, se la ricerca avvalora e accredita limmagine che di quei luoghi si promuove allesterno,
allora tutto va bene; ma la ricerca pu essere solo
una sorta di cavalletto utile a reggere il quadro che
si vuole mostrare, che sia un falso o meno? E poi,
siamo sicuri che questi due punti di vista siano inconciliabili in modo diverso?
Da Ravenna spostiamoci per un momento a considerare il suo contesto mediterraneo. Lidea che il Mediterraneo sia quello pubblicizzato dal Romanticismo,
con la sua buona dose di esotismo, del fiammeggiare
goethiano delle arance dorate tra il cupo fogliame,
del clima mite, pu trarre facilmente in inganno, e si
presta benissimo a fini pubblicitari. Ma per chi fa ricerca unimmagine che rischia solo di confondere:
ed proprio questo il pericolo del Mediterraneo
impressionistico. Se non pu dimostrare che
realmente Mediterraneo, dipende da una costruzione; se dipende fortemente da una costruzione,
perde obiettivit e diventa pi vulnerabile alle accuse di partito preso13.

Ora, che la ricchezza del nostro patrimonio sia


quella di avere il massimo di diversit culturale in
un minimo di spazio (ci che Rgis Debray affermava dellEuropa al paragone con gli Stati Uniti)
innegabile. Ma cercare di capirne i perch non vuol
dire per questo distruggerne il fascino. Anzi. questa una caratteristica presente pressoch in tutto il
Mediterraneo.
Negli anni trenta del Novecento, Jules Sion aveva
definito il Mediterraneo la terra del discontinuo,
proprio a causa di queste sue caratteristiche naturali che hanno marcato in profondit lorganizzazione
spaziale dei gruppi umani che vi si sono avvicendati.
Come ammonisce Maurice Aymard:

del Mediterraneo oggi tendiamo a vedere solo lo


scenario, linsieme del sole e del mare, della montagna e della vegetazione, il felice dono di una natura generosa e rigogliosa, e tuttavia ingrata. Perch
sotto i fiori ecco apparire subito la pietra. Appena
luomo distoglie per un attimo lattenzione e rallenta le cure, i terrazzamenti pazientemente edificati scompaiono, invasi dalle sterpaglie, la macchia
spunta sulle foreste incendiate e le pianure tornano ad essere degli acquitrini14.

Il Mediterraneo, suolo geologicamente giovane, si


presenta con poche e poco estese pianure, con
aree sismicamente attive e vulcani, rilievi esposti
allerosione, regimi delle piogge irregolari, strati frequentemente sottili di terra coltivabile. Queste sue
caratteristiche ambientali sono state evidenziate
attraverso le diverse pratiche religiose che hanno
associato a luoghi specifici, rappresentativi del rapporto della comunit con lambiente, divinit, eroi,
patti fondativi. Il protagonista de Il sole anche di notte
dei fratelli Taviani, dopo che leremo in cui si era
ritirato era stato assediato da una folla attirata dalla
sua presunta fama di santit, dichiara sconfortato:
sono diventato un luogo. Nei riti che anticamente, ad Atene e a Creta, segnavano il passaggio del
giovane che lasciava lo statuto di efebo per essere
accolto tra i cittadini adulti militando come perpolos15 prima dellintegrazione e poi piantando un
olivo al termine del periodo di prova , lo spazio civico coincideva con lestensione degli oliveti, come
specie arborea base del paesaggio agrario ellenico e
pianta sacra legata ad Atena16.
In realt, il Mediterraneo un mosaico di microecologie, generalmente ridotte come superficie,
estremamente variabili e la cui discontinuit diventa
laspetto paradossalmente unificante: in ogni data
localit, tratti relativamente pi uniformi dellaltopiano o della pianura possono mescolarsi con la pressoch assurda variabilit della topografia interrotta
in cui ogni pendenza o terrazzo del fianco di una val11

le, ogni avvallamento, duna o stagno di una pianura


costiera, possono avere la propria identit17.
Questo genere di situazione ha reso lobiettivo
dellautosufficienza, dellautarchia, un ideale da utilizzare pi come espediente retorico che non una
meta realisticamente perseguibile: da qui la grande
importanza per tutti i centri mediterranei di qualsiasi taglia di saper sfruttare nel corso del tempo le
reti di scambio e redistribuzione sia a corto che a
medio e lungo raggio. Larea mediterranea ha rappresentato per secoli un luogo di sforzo tenace e
protratto, dove un successo si ottiene con la lotta
e si mantiene a prezzo di una ininterrotta cura18.
Negli anni venti del Novecento Rudolf Borchardt
aveva trovato una metafora pregnante per la complessa natura del giardino mediterraneo:

terreno avaro, terreno insufficiente su roccia a


strapiombo, terreno che franerebbe a valle e che
luomo tien su con grandopera di muraglie a terrazze. Terrazze e muraglie fin su dove non cominci
il bosco, milioni di metri quadri di muro per quindici, per venti chilometri dal mare alla montagna,
milioni di metri quadri di muro a secco che chissa
da quando, chissa per quanto i nostri padri, pietra per pietra, hanno colle loro mani costruito. [...]
Muri e terrazze e sulle terrazze gli ulivi contorti a
testimoniar che han vissuto, che hanno voluto, che
erano opulenti di volont e di forza. [...] Perche gli
ulivi, lentissimi a crescere, tardissimi a dare, solo i
popoli ricchi li han coltivati20.

poich, nella storia come nella vita, nulla vien dato


alluomo in dono e nulla viene perdonato, gli abitanti della campagna devono scontare, da contadini,
quello che hanno perpetrato da guastatori di terra;
e dove questa campagna di nuovo o diventa un
paradiso, non lo deve al cielo che tace, indifferente
alla nostra sapienza e alla nostra insipienza, ma a
una fatica umana con cui nessun lavoro dei contadini del Settentrione pu reggere il confronto []
Lelasticit delle condizioni naturali del clima e del
suolo solo nascosta dietro un grande scenario
dinclemenza e di svantaggi ambientali, ma esiste realmente e somiglia a quellarco di Ulisse che, mentre glincapaci imprecano, il padrone soltanto tende
allimprovviso19.

Se a Ravenna e verso il Delta il problema era il fiume, le paludi, lingressione marina; sulla costa adriatica a sud di Cattolica, sul Tirreno, sulle isole, poteva
essere la natura sedimentaria delle rocce, i movimenti di terra dovuti allo scorrimento superficiale
(erosione) e profondo (frane) delle acque e la fragilit complessiva ambientale: come in Liguria, il cui
delicato equilibrio poteva suggerire pagine come
queste:
12

Veduta della costa ligure (da: M. Fazio, I centri storici italiani,


Milano, Silvana Editoriale dArte, 1976).

Ed il figlio un agronomo e di una botanica (anzi,


della prima donna in Italia ad avere la libera docenza
in botanica) a indicarci come non ci sia mappa in
grado di raccontarci una tale diversit, una variet
talmente complessa di colture e culture:
la forma in cui le nostre abitudini mentali ci rappresentano la Liguria non duna superficie ma
duna linea, o meglio duna strada, che segue approssimativamente larco della sua costa, da Ponente a Levante21.

Solo oggi la Liguria appare aggregata intorno al tracciato odierno della via Aurelia, mentre la sua multiversit culturale affonda nelle diverse modalit con
cui nel tempo le popolazioni hanno affrontato la comune fatica del lavorare un ambiente difficile:
tanto al mare quanto alla montagna ci che serve
per vivere devessere strappato con sforzo. Sono
due facce dun mondo di fatica e parsimonia22.

Non una linea, come appare una strada su una mappa, pu dar ragione dellarticolazione della variet
culturale complessa di una regione come la Liguria.
O come le Marche, che ne hanno fatto uno slogan
pubblicitario: lItalia in una regione.
Anche qui la lunga storia della costruzione dello
sguardo che ha prodotto lidea delle Marche giardino (con Urbino, lo Stato paesaggio), come
nota acutamente Giorgio Mangani23, deve essere
ripercorsa per comprendere e valorizzare adeguatamente ci che oggi ci si consegna nellingannevole
semplicit di questo modello, un po vero, un po
immaginario, un po glorioso, un po sottoculturale
dellidentit regionale, fatto di contrapposizione antico / nuovo, di tradizione e innovazione, finalmente
di classicit esemplare24. E questo modello, che
recupera addirittura lantica concezione della mediet25, dellequilibrio naturale di clima, paesaggio e
carattere degli abitanti, non pu essere narrato dal-

T. Pericoli, Rittochino, olio su tela, 2006


(da: T. Pericoli, I paesaggi, Milano, Adelphi, 2013).

la superficie di una mappa.


Piuttosto, se proprio gli si vuol dare unimmagine,
allora torna utile uno sguardo pi profondo e sensibile, lo sguardo di un grande paesaggista contemporaneo, che ci mostra nella suggestione della grafia
umana del coltivo che modella financo il cielo, un
confine storico del paesaggio italiano, quello della
piantata, la versione pi elaborata della coltura
promiscua e perci la pi sofisticata tra le nostre
architetture campestri, la cui estensione non si
motiva solo in base a considerazioni climatico-ambientali, ma a seconda della maggiore o minore influenza delle citt, per secoli polo essenziale dellelaborazione del paesaggio italiano:
dai colli marchigiani i filari scendono a ranghi allentati, sistemati a rittochino, verso il fondo della
vallata. Ma appena sulla sponda opposta, in corrispondenza dei primi dossi dellAbruzzo marittimo,
larbusto si dissocia sul campo dallalbero, e ogni
13

disposizione rettilinea bruscamente scompare: e ci appunto a segno del pi debole


e tardo intervento dei capitali urbani26.

Certo, il paesaggio italiano, anzi, i paesaggi


italiani in gran parte sono stati modificati
decisamente, dallespansione edilizia, dalle
mutazioni delle aziende agrarie, dalle scelte di politica del turismo, a tal segno da
rendere i discorsi di stampo puramente
conservativo un puro esercizio retorico.
E daltra parte, che senso ha credere di
poter immobilizzare il paesaggio? di poterlo mettere sotto vetro? Il paesaggio
Muri a secco e specchie nel Salento (da: P. Laureano, Atlante dacqua,
vitale, si trasforma anche senza nessun
Torino, Bollati Boringhieri, 2001).
intervento umano. Se vero che lidea di
paesaggio come si affermata in Europa nel tardo scogliera si contorcono, il vento li batte, li batte e
Medioevo proviene dallambito artistico questo non nella risacca trascina via tutte le acque del mare, s
giustifica di per s la trovata di modificarlo per adat- che la terra mostri il suo corpo nudo, come narra
tarlo ad unimmagine prefissata. Come avvenuto Maria Corti28.
per la montagna provenzale resa celebre dai dipinti cos breve la distanza tra il Salento ionico e quello
di Czanne, la Sainte-Victoire. Divenuta da tempo adriatico che il Salento stesso ha la natura propria
meta turistica, ha subito un incendio nel 1989 che ne delle isole, nelloffrire ovunque ci si trovi visioni
ha alterato la fisionomia. Gli interventi di riforesta- sgombre dalbe e tramonti.
zione sono stati quindi progettati secondo il modello E qui, come lungo la maggior parte delle terre adiavisivo stabilito dalla pittura di Czanne, il monte centi le rive del Mediterraneo, e ancora diffusa la
stato restaurato come un quadro27, con lobiettivo pratica di spietramento e dissodamento in cui le
di ripristinare ci che i turisti si aspettavano di trova- pietre, ostacolo alla coltivazione, costituiscono il
re: un paesaggio riconoscibile perch visto e reso fa- captatore dellumidit atmosferica e, allo stesso
miliare prima in immagine, quando Czanne ne aveva tempo, lo sbarramento che difende il terreno stesmostrato le pressoch infinite potenzialit di visione. so dal dilavamento delle pioggie nel caso dei terrazzamenti collinari29.
E allora come prenderne cura? Nel nostro viaggio Sono queste le cosiddette conoscenze tradizioabbiamo appena incontrato un esempio di questa nali, rivalutate dallUnesco: dalle oasi sahariane, ai
cura, lungo le coste liguri. Ma se ci spostiamo ra- sistemi di cisterne dello Yemen, ai qanat iraniani, ai
pidamente pi a sud, diciamo in Salento, troviamo sistemi dirrigazione cinesi, fino ai nostri terrazzaanche qui esempi del genere, lungo questa striscia menti liguri e alle gravine pugliesi e lucane30.
di terra in cui come un demonio fischia il vento
tra le rocce che vanno da Otranto a Capo Santa
E errato [] considerare le conoscenze tradizioMaria di Leuca; i cespugli di finocchio selvatico sulla
nali marginali rispetto ai grandi processi economi14

ci e tecnologici in corso. Anche dal punto di vista


quantitativo il loro impiego sostiene ancora la massima parte dellumanita, che e distribuita nei paesi
meno industrializzati. Paradossalmente in questi
luoghi dove le tecniche tradizionali sono ancora
utilizzate in modo massiccio, esse sono considerate dal pensiero modernista come fenomeno di
arretratezza, mentre nei paesi avanzati divengono
elementi di immagine e di incremento di valore
[] Le conoscenze tradizionali sono auspicate
non perche hanno un minore grado di tecnologia
rispetto alle convenzionali, ma perche risultano le
piu tecnologicamente adeguate rispetto al determinato contesto ambientale e sociale [...] Inoltre le conoscenze tradizionali vengono riproposte attraverso
ogni possibile uso innovativo, in associazione cioe
con tecnologie moderne che possano agire nella
stessa logica31.

Ma cos, in fondo, che rende i paesaggi italiani tutti


con una certa aria di famiglia, nonostante la loro diversit? Qual il marchio di originalit che distingue
eppure apparenta il Salento, diciamo, alla Toscana (al
punto che gli stranieri affluenti, avendo quasi esaurito le possibilit di acquisire e ristrutturare casali
toscani, si sono volti alle masserie di questa estrema
propaggine meridionale)?
Anche qui un dato di lungo periodo, consolidatosi
in quasi dieci secoli: il rapporto intimo, organico, tra
i centri urbani e la campagna. Certo, la diversit nei
sistemi di conduzione agraria ne evidenziano ancora oggi le differenze: le dimensioni medie dei centri
rispecchiano ancora nella generalit la prevalenza
dellinsediamento accentrato nel meridione a segno della prevalenza del bracciantato di fronte alla
campagna abitata centro-settentrionale.
Pure, ogni borgo italiano si concretato32 in uno
con un contado, cos come allorizzonte dello
sguardo di un qualunque agricoltore nei campi si
profila sempre una citt, come segnalava il geografo
francese Henri Desplanques33.
Ed in questo senso che il termine paesaggio si

affermato nella lingua italiana, ingannevolmente calcato sul francese paysage ma con un senso affatto
diverso, proprio a causa del diverso senso del paese,
per noi inevitabilmente congiunto allo sguardo reciproco tra il lavoratore dei campi e il cittadino.
Al giorno doggi un luogo comune stimare il sapere artigianale come il prodotto locale di una tradizione di lunga durata che viene conservata gelosamente e tramandata spesso per linea familiare. Ma
uno sguardo al passato smentisce questa semplificazione. Erede delle gilde nate nellVIII secolo, il
compagnonnage francese nasce nel XII-XIII secolo,
essenzialmente nel quadro dei cantieri di costruzione delle cattedrali. Parte integrante dellapprendistato e mezzo principale per acquisire una formazione ed unesperienza impensabile allinterno di
una sola bottega era il tour de France, come viaggio attraverso le citt affiliate, sostenuto dallassociazione, e la storia europea piena di esempi di
grandi opere realizzate da maestranze appartenenti

La cattedrale di Chartres (da: Chartres Cath+Gare by Ireneed


- Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia
Commons)
15

alle pi disparate nazionalit. Il


sapere artigiano si arricchiva
proprio dalle possibilit offerte
dallo spazio-movimento delle
reti delle associazioni, e questo
spiega la complessa geografia
degli stili costruttivi che ancora oggi si pu ammirare negli
splendidi esempi del gotico
europeo, come ricorda Henri
Focillon:
cos si fa e si disfa costantemente, al di l delle differenze di tradizioni e di tonalit, una sorta di
Area e direttrici di diffusione delle pietre alpine come materiali da costruzione (da:
unit europea in movimento []
F. Rodolico, Le pietre delle citt dItalia, Firenze, Le Monnier, 1953).
Il muratore che ha realizzato un
arco a sesto acuto sotto la volognuna una distintiva qualit estetica delledificato,
ta del deambulatorio di Morienval ne ha preso il
modello dagli edifici vicini, in Normandia o in Inghilche il colore del tempo contribuiva ad amalgamaterrra, ove il procedimento si era diffuso in virt di
re. Di ogni citt si poteva comprendere le relazioni
esperienze costruttive che hanno un proprio valore
con altri centri o lidea medesima che essa aveva di
e che devono essere studiate nelle loro caratterise stessa studiando le pietre di cui era fatta:
stiche34.

nei cantieri delle cattedrali, infatti, i principali laboratori costruttivi della rivoluzione industriale del
XIII secolo, che si rivela il ruolo della tradizione nel
trasmettere conoscenze non ancora separate dalle
pratiche, che dunque non poggiavano sulla moderna idea di progetto e certamente non mettevano al
riparo da fallimenti anche rovinosi, ma consentivano di affrontare imprese grandiose in una peculiare
mescolanza di saperi circolanti a scala europea e
soluzioni localmente specifiche35.
Negli anni cinquanta, Francesco Rodolico ricordava
come, pur nella gran variet di pietre reperite in
loco o fatte giungere da altre localit (oltre a quelle
derivanti dal riuso di materiali provenienti da edifici antichi, abbattuti o in rovina), le citt italiane,
almeno fino allinizio dellOttocento, presentassero
16

citt come Venezia o Milano, gi da tempo avevano tratto la pietra da territori ben lontani dai loro
dintorni; territori per e qui sta la differenza
che sotto innumerevoli aspetti economici politici
culturali gravitavano su di loro. Per quanto svincolate in questi casi estremi dal paesaggio naturale
circostante, si trattava sempre delle pietre di Venezia o delle pietre di Milano, in quanto legate al
particolare complesso di valori umani, suscitato in
proprio da ciascuna citt. Spezzando invece questi
legami, ponendo la diffusione delle pietre su basi
del tutto nuove, radicalmente diverse, le condizioni
attuali hanno reso privo di senso il concetto stesso
di pietre delle citt36.

Daltro canto, il nostro stesso senso del tempo


incarnato dalla materialit delledificato urbano: la
materia architettonica materia temporalizzata. La

Bologna, portici in via Saragozza dentro mura (da: I miei portici


di Francobraso - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0
tramite Wikimedia Commons)

Firenze, piazza della Santissima Annunziata (da: Piazza SS Annunziata Firenze Apr 2008 di Gryffindor stitched by Marku1988
Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons)

materia del costruito comera ben chiaro a Rodolico si condensa in tempo, cio in un materiale da
costruzione che appartiene ad uno specifico tempo
e luogo (la facciata in travertino del Colosseo ad
esempio), e tuttavia le sue trasformazioni nel tempo
(a causa dellerosione atmosferica, dellinquinamento, dellintervento umano) sono le condizioni della
coscienza sociale urbana della temporalit (le svariate versioni del Colosseo osservate dalle generazioni che si sono succedute dalla sua fondazione
sino ad oggi).
Oggi praticamente nessun turista in grado di cogliere il senso di tutto questo, essendo stati tutti
educati ad un senso della parola citt che rifiuta
la multiversit italiana, il che spiegherebbe la lunga
fortuna di Firenze come citt da visitare rispetto a
Bologna.
La fortuna della prima, che gi materialmente si
mostra come proiezione imposta al contado, centro dominante come il senso comune sostiene, di
contro alla seconda, nodo di una rete il cui ruolo
storico si svela, appunto, gi nel rapporto mimetico
con la campagna:

spicco; quello dei dominanti motivi architettonici, appunto dorigine campestre, delle torri e dei
portici; quello del comune colore rosso e ocra
appunto il colore della terra delle case e dei palazzi, ben diverso dallo squillante bianco, di marca
cittadina, delle facciate delle case fiorentine, vistosamente esportato nel contado a segno di dominio. Nel Bolognese, al contrario, il movimento nei
secoli trascorsi e stato inverso, e la citta che ha
importato le forme e i colori rurali, nel senso che
ha agito al servizio del suo intorno incaricandosi,
allintersezione dei circuiti locali e regionali, con
quelli continentali, della proiezione di questultimo
verso lesterno37 .

quello appunto del materiale edilizio, che resta


identico non soltanto tra campagna e citta ma
anche nelle sue espressioni urbane piu alte e di

Il fatto poi che il tessuto architettonico manifesti la


compresenza di elementi di epoche storiche diverse viene percepito, in questo genere di situazione,
anche attraverso leducazione impartita sia dalle relazioni sociali, sia, soprattutto, dai sistemi distruzione. Larchitettura e le strutture urbane divengono
un passato non vissuto38 dal soggetto, appartenente al mondo del soggetto ma estraneo alla sua
esperienza diretta.
in questo senso che lespressione, ormai desueta,
di comune sentire, che un tempo era sinonimo
di opinione pubblica, pu essere intesa come senso
comune, come ambito percettivo in comune che i
residenti di unarea urbana condividono come siste17

ma dorientamento delle loro azioni quotidiane.


Sigmund Freud, nelle prime pagine del suo saggio Il disagio della civilt39, esamina il problema della conservazione di elementi di formazione originaria dellIo
nellevoluzione successiva dellindividuo, e ricorre al
paragone dellevoluzione storica della citt di Roma.
La stratificazione delle successive epoche nel costruito, pur spesso sommerse dalle edificazioni seguenti, si conservano e, a volte, affiorano come rovine
o come elementi riutilizzati in edifici successivi. Lo
spazio storico della citt di Roma dunque unintricata massa plurisecolare di sedimenti di passato
non vissuto. Se tale spazio, nota Freud, lo immaginiamo per assurdo come unentit psichica dal passato
similmente lungo e ricco, allora si avrebbe una situazione impossibile spazialmente, perch nel medesimo luogo dovrebbero coesistere diversi edifici appartenenti ad epoche diverse. Ma in fondo proprio
quello che sempre avvenuto soprattutto nelle citt
italiane, in cui, alla variet delle culture di fondazione,
si sommano, spesso coesistendo, i segni delle diverse
egemonie che ne hanno modellato le forme.
Anche se in larga misura inconsapevolmente, un re-

sidente sente i materiali di cui fatta la citt in cui


vive: forse la maggioranza dei fiorentini non sar a
conoscenza della storia che calpestano, ma se invece che sui lastrici di pietra macigno di Monte Ceceri
(che dal XV secolo almeno stata usata per ledilizia di pregio e le pavimentazioni stradali) si trovano
a camminare su un materiale diverso, difficile che
non sentano in modo diverso la strada, e la citt
stessa.
La scena in Roma di Fellini40 (1972), in cui lo scavo
della nuova linea della metropolitana incontra gli
ambienti quasi del tutto intatti di unantica casa romana provocando, con la brusca immissione dellaria esterna nelle stanze, la sparizione degli affreschi
e lo sbriciolamento delle statue, ben esemplifica
il dato incontestabile che la materialit della citt
come insieme di tracce costituisce uno degli elementi essenziali del fenomeno urbano.
Per stare a Dante, egli sapeva bene che le mappe
non possono ben rendere la diversit culturale delle citt italiane. Nel De vulgari eloquentia egli privilegia il senso est-ovest, al contrario di quello cui
siamo avvezzi oggi tra nord e sud che
un effetto collaterale dellunificazione,
e poi vede s lItalia come un unico paese, ma la cui articolazione e diversit
interna estrema:

Lo scavo della metropolitana sta per incontrare lantica casa romana.


Foto di scena da Roma di F. Fellini (1972).
18

Dante guarda lItalia dando le spalle alle


Alpi, da settentrione verso meridione,
risalendo con lo sguardo dal basso verso lalto e muovendo prima lungo il lato
destro e poi lungo il sinistro: a dritta
lItalia si compone, oltre la Puglia, di
Roma, del Ducato di Spoleto, della Toscana e della Marca di Genova; a mancina, della Puglia, della Marca di Ancona,
della Romagna, della Lombardia e della
Marca di Treviso con Venezia [] La lingua cambia in rapporto agli intervalli

di luogo e di tempo, e ci vale anche allinterno


di una singola citt, ad esempio per i bolognesi di
via San Felice e quelli di Strada Maggiore [] al
volgare italiano, che in qualche maniera comprende tutti i linguaggi locali manca, appunto perch
onnicomprensivo, qualsiasi possibilit di individuazione [] ottenuta per via di comparazione per
cos dire complanare. Insomma: nessun altro volgare confina con esso, nessun altra parlata italiana
pu essergli letteralmente affine, cio risiedergli
accanto41.

Anche la Galleria delle Carte geografiche del


Vaticano42 voluta da papa Gregorio XIII Boncompagni e progettata e diretta dal suo ex-collega allAlma Mater bolognese, il geografo Egnazio Danti pur presentandosi da nord verso sud,
come negli itinerari dei viaggiatori che in questo
periodo (gli anni ottanta del XVI secolo) stanno
ormai consolidando quella moda che finir per
diventare il Grand Tour, mette in mostra lungo i 120
metri del suo bellissimo spasseggio43 unItalia le
cui suddivisioni regionali sono in gran prevalenza
dovute alla tradizione pi che alla politica. E in cui
il dosso appenninico di dantesca memoria opera
come un diaframma, e nelloltrepassarlo si entra
in un altro mondo44. Daltra parte, per secoli, e
almeno fino alla carta dItalia di Giacomo Gastaldi (1561) e poi di Giovanni Antonio Magini (1608),
non sono i confini politici, peraltro assai instabili, a
prevalere, quanto le suddivisioni storiche ereditate
dalla romanit, anche se il loro valore amministrativo era pressoch nullo. Addirittura, fino al tardo
Cinquecento lAppennino sentito a tal punto
come partizione che lo si immagina in direzione
ovest-est, con lAdriatico a nord e il Tirreno a sud,
e spesso sono le vallate fluviali a rappresentare larticolazione interna delle identit locali e la variet
quasi incomprensibile dei popoli italici45.Variet che
gli scrittori risorgimentali, come Cesare Correnti,
tenteranno di ricondurre ad unit: tutto ci con-

Veduta della Galleria delle Carte geografiche, Citt del Vaticano.

catenato, alternato, disposto a meglio stimolare la


vita umana nelle sue differenze infinite e a ricongiungerle poscia in una possente armonia46.
Siamo a met circa del nostro viaggio, e abbiamo
imparato alcune cose.
Che non c barba di carta geografica o mappa che
ci possa mostrare la complessit del paesaggio. Che
i nostri paesaggi, anche se oggi questo rapporto si
in gran parte interrotto o comunque modificato,
sono stati generati da un intimo legame con la storia delle nostre citt. Che gli aspetti materiali del
paesaggio e delle citt raccontano molto a saperli
vedere, e non semplicemente guardandoli.
Lo so che vi avevo gi chiesto di tenere presente
questa distinzione tra guardare (to look at) e vedere
(to see)47, ma devo chiedervi di pazientare ancora un
poco perch ci torner utile alla fine di questo viaggio. Per il momento vi invito a riflettere su un punto.
Ricordate quando ci siamo soffermati sullabitudine?
Rilke a rammentarci il nostro debito nei confronti
19

del romanticismo, la sua eredit nei confronti del


paesaggio e del valore identitario che ancora oggi
gli attribuiamo: si sa quanto male riusciamo a vedere le cose tra le quali viviamo, e spesso soltanto
chi viene da lontano sa dirci che cosa ci sta attorno48. Lo stesso pensiero espresso da Musil sui monumenti che avevamo incontrato allinizio di questo
viaggio.
Che conoscere qualcosa significhi banalizzarla non
deve essere associato automaticamente ad una svalutazione. Per poterci muovere negli spazi urbani di
tutti i giorni restando concentrati sul nostro impegno del momento, dobbiamo aver metabolizzato i
luoghi e i percorsi che attraversiamo e in cui soggiorniamo: il che distingue a una prima occhiata le
movenze di un residente da quelle di uno straniero.
Ma questa necessaria banalizzazione non vuol dire
che ci sia preclusa la scoperta o la meraviglia, che
sembrano appannaggio dello straniero.
Come dice Rilke, per avere il paesaggio stato necessario spinger via le cose da s, cos da essere
poi in grado di accostarsi a esse in modo adeguato
e sereno, con minore confidenza e da una rispettosa distanza49.
E qui sta il miracolo della rappresentazione del paesaggio, lessere unimmagine circoscritta che allo
stesso tempo una totalit che apre sullinfinito. Noi
sappiamo che non e mai il Mondo che incontriamo
ma un angolo di paesaggio, allo stesso modo che non
e mai allUomo che ci rechiamo a far visita ma a un
nostro amico. Eppure, io non vedo mai che una
ben piccola parte del mondo, ma in fondo non lo
credo, non voglio saperlo. E il mare che vedo, o il cielo,
non un pezzo di mare o un frammento di cielo50.
Quando per il nazionalismo a impossessarsi
del paesaggio, esso diventa un simbolo di unit che
simpone sulla diversit, non come la possente armonia di Cesare Correnti, ma come riduzione ad
unomogeneit imposta.
20

Il paesaggio diviene cos un territorio-museo51,


che sintetizza in uno spazio ridotto i caratteri attribuiti allidentit nazionale. Il legame con la propaganda nazionalista talmente stretto che liconografia
di questi luoghi ne forza sovente il carattere simbolico, trasfigurandoli: il caso del paesaggio nazionale
tedesco consacrato dalla nascita del Reich (1871)
nella rappresentazione della Teutoburger Wald, luogo
della vittoria di Arminio (Hermannschlacht) sulle legioni di Quintilio Varo nel 9 d.C.52, la cui sommit
stata sempre raffigurata coronata da querce, specie
vegetale sacra nellimmaginario nazionale tedesco
ma inesistente sulla cima di questa celebre selva
collinosa germanica53.
anche il caso delle citt darte e dei paesaggi italiani.
Quel che curioso, che nello scegliere unimmagine che ci desse ununit nella variet , compito, lo
abbiamo visto, non da poco, ci si sia orientati verso
lintegrazione del concetto che gli stranieri avevano
di noi nellidea che ci andavamo facendo di noi stessi, perfino nei suoi aspetti stereotipati. Limmagine
dellItalia, quindi, divulgata dai viaggiatori54.
La variet e molteplicit dei paesaggi italiani era
considerata come una qualit, un tratto tipico dai
viaggiatori stranieri che generarono il mito dItalia
come paese da visitare assolutamente55. Se, dunque, vi nel caso italiano uno sguardo dallesterno
integrato nellimmagine che lItalia si andava facendo progressivamente di se stessa, a causa del
peculiare contesto storico, culturale e politico dei
comuni italiani, il paesaggio nazionale veniva inteso
come una collezione di luoghi il cui paesaggio era
strettamente connesso con i centri urbani56.
Gli itinerari (anche se si reggono su immagini preconcette, miti e qualche pregiudizio) sono in fondo
alla base di quella che diventata limmagine del
nostro patrimonio.
La stessa percezione dellambiente mediterraneo
stata a lungo prevalentemente dal basso, dalla

posizione del viaggiatore: sguardo del viandante o


del soldato a livello della strada o del navigante ad
altezza del ponte della nave.
I romani, che tanto hanno segnato il nostro paesaggio col loro imponente sistema viario, lo sapevano
bene. Le strade erano parte integrante del senso
di civilt, il cui solo limite era limmagine mentale
del termine della strada, dal momento che la strada conferiva ordine a ci che era sconosciuto57.
Come narrano i risvolti meno conosciuti di un celebre episodio che ci riporta a Ravenna,
la sera del 12 gennaio del 49 a.C., sul tardi, Giulio Cesare, accompagnato da alcuni amici, sal su di
un carro a Ravenna, dopo aver preso a prestito da
un fornaio locale alcuni muli, per mettersi in viaggio
verso Rimini. Doveva essere un viaggio dimportanza decisiva, dal momento che attraversando il fiume
Rubicone, dove il suo esercito stava attendendo il
suo arrivo, egli avrebbe automaticamente innescato la guerra civile che mut il corso della storia.
La strada che egli prese era probabilmente la via
Popilia che si congiungeva alla via milia, una delle
grandi arterie stradali dellItalia Repubblicana, a Cesena.Tuttavia, in qualche modo, egli si smarr e, dopo
aver vagato quasi tutta la notte, allalba una guida gli
mostr come tornare alla strada principale a piedi
per stretti sentieri. Al buio, suppongo, chiunque pu
smarrirsi. Ma perch Cesare avrebbe avuto bisogno
di una guida per ritornare sulla strada una volta che
si era fatto giorno? La campagna a nord del Rubicone non impraticabile, e i compagni di Cesare devono aver viaggiato spesso lungo la strada. La strada,
gi. Ma una volta lontani dalla strada, essi avevano
bisogno di conoscere la regione, e a questo scopo
essi avevano bisogno di una mappa. La marcia pi
importante della storia a momenti non ebbe luogo
per mancanza di una mappa58.

Anche in seguito, con la cristianit, il viaggio verso i


luoghi sacri (non il vagare senza meta, metafora del
peccato), diviene unesperienza fondante, esperienza daltra parte codificata anche dallIslam:

la cristianit reinvent lhomo viator classico, come


Odisseo, che viaggiava per virt [] La prospettiva
orizzontale del viaggiatore la stessa di prima, ma
i confini erano andati in pezzi. Gli orizzonti internazionali si andavano espandendo sotto limpatto
di pellegrini come Egeria o monaci dallIndia, dalla
Persia, dallEtiopia e le periferie barbariche, i quali
vi si accalcavano dai quattro angoli della terra59.

Ma con la moda, consolidatasi in tradizione, del


viaggio in Italia che le immagini delle nostre citt e
dei nostri paesaggi verranno definitivamente a far
parte della cultura europea, nonostante e al di l
degli stessi stereotipi.
Se nel 1591 esce a Londra il primo esemplare di
guida di viaggio in Europa, e in particolare in Italia,
lidea del viaggiare per piacere, per cultura, per completare la propria formazione, si va gi affermando,
e durante il Seicento si rafforzer lidea dellItalia
come sede della classicit, con Colbert, ministro di
Luigi XIV, che fonda lAccademia di Francia a Roma
nel 1666 e le peregrinazioni di artisti in cerca di
inediti itinerari darte60, eredit che verr trasmessa a quello che considerato il secolo doro
del viaggio in Italia: il Settecento.
lo stesso secolo barocco a coniare lespressione
Grand Tour, ed curioso poich compare per la prima volta in una guida allItalia, il The Voyage of Italy
di Richard Lassels (1670), per poi godere di gran
fortuna nelletichettare un giro che in ogni caso
sia che si prendano le mosse da Parigi, da Londra, da
Vienna o da Anversa ha come obiettivo effettivo,
privilegiato e protratto la visita alle mirabilia urbane,
artistiche e antiquarie dItalia61.
Allo stesso tempo, se nel corso del Settecento lo
spirito cosmopolita del secolo ingloba limmagine
dItalia nel patrimonio della civilt europea62,
il limite meridionale del Tour va spostandosi progressivamente fino a comprendere la Sicilia. Un fenomeno che se, da un parte, si lega al fascino che
linstabilit naturale e la storia politica di queste
21

terre esercita sugli Illuministi, come specchio di una


rivoluzione europea in atto pur se sotterranea63,
dallaltra, sembra aver propiziato il mito dellItalia
come paese che contiene condesata tutta la storia
dellEuropa nelle sue fasi fondanti storico-culturali:
per cui, a mano che si prosegue verso sud, si va dal
Rinascimento, al Medioevo comunale, alle vestigia
dellImpero romano, fino alle origini greche (ma
anche fenicie e, in parte, arabe).
Il Tour tender a privilegiare determinati itinerari, al
punto che, nonostante qualche variante, il percorso
canonico mostrato da Stendhal rimasto invariato per pi di due secoli64: Torino, Genova, Livorno,
Lucca, Pisa, Firenze, Roma (via Siena o Arezzo), Napoli, Paestum (limite meridionale per la gran parte
dei viaggiatori), Sicilia, ancora a Roma, poi Ancona
(via Terni, Spoleto, Foligno, Macerata, Loreto), Rimini, Bologna, Ferrara, Venezia (tappa iniziale per tedeschi e austriaci, finale per tutti gli altri), Milano. Il
resto delle citt italiane e dei loro paesaggi (a parte
qualche itinerario alternativo battuto dai pi esigenti o dai conoscitori che comprende centri come
Cortona o Perugia) non compare nemmeno sulle
mappe delle guide ottocentesche65.
Ma quel che ci interessa qui ora il modo in cui

questi sguardi dallesterno sono diventati parte del


nostro sguardo sullItalia e il suo patrimonio culturale. Dato che siamo quasi alla fine del nostro viaggio vi basti un solo esempio.
Nel Seicento il genere cosiddetto vedutistico, che
influenzer anche la letteratura del Tour, fisser le immagini pi rinomate e diffuse allestero (quindi anche
gli stereotipi) delle citt italiane. Dei vedutisti certo
lolandese Gaspar van Wittel (1652-1736)66 quello che costituisce la fonte maggiore del vedutismo
settecentesco, elaborando vedute i cui punti di vista
finiranno per diventare addirittura i prototipi irrinunciabili da cui ritrarre determinate citt (come nel
caso della veduta veneziana di piazzetta San Marco).
Il suo diventa pressoch lo sguardo degli stranieri
sulle citt italiane (e anche su alcuni paesaggi).
Bene, il modello vanvitelliano talmente influente
che alcune sue vedute, come ad esempio questa veduta di Roma con Castel SantAngelo e San Pietro
sullo sfondo, verranno puntualmente riprese dopo
lUnit da coloro che si assumono, col moderno
mezzo fotografico, il compito di costruire limmagine dellItalia unita, delle sue citt e dei suoi paesaggi:
i fratelli Alinari.
E la prima Carta dellUnit dItalia, prodotta per
festeggiare lannuncio dellUnit dItalia il
17 Marzo 1861, in occasione della proclamazione a Torino di Vittorio Emanuele
II Re dItalia, gioca ancora s con lidea
del paese visto idealmente nella sua unit attraversando le Alpi, ma il panorama
italiano che ci offre gi disteso nella
prospettiva nord-sud che diventer uno
dei temi ricorrenti di discussione e di
polemica nel secolo e mezzo della sua
storia.
Qui per siamo gi alla fine dellepoca del
Tour, anche se i suoi strascichi si prolunGaspar van Wittel, Veduta di Roma con Castel Sant'Angelo e ponte
gheranno ancora a lungo (come mito se
Sant'Angelo verso la basilica di S. Pietro, 1689, collezione privata.
Foto Fondazione Zeri.
ne possono ancora trovare tracce nel film
22

A sinistra: Achille Mauri, Veduta panoramica, dal Ponte Umberto I, di Castel SantAngelo e dellomonimo ponte. In lontanza la cupola di
San Pietro, 1860 -1870 ca. (Raccolte Museali Fratelli Alinari, Firenze, Inv. FBQ-F-004453-0000).
A destra: Societ Editrice dellEmilia, Carta dellUnit dItalia, 1861, Litografia Rochi, Milano (collezione Brandozzi).

del 1996 Io ballo da sola di Bertolucci, ma forse la sua


rielaborazione pi riuscita quel Tour di italiani alla
scoperta del paese del boom economico che Fratelli
dItalia di Arbasino del 1963). Ma gi con linvenzione
del turismo (in cui la parola tour continua a risuonare,
ma solo foneticamente) lidea del viaggio, cos comera stata intesa per secoli, muta radicalmente. E il primo vero e proprio tour operator inventato nel 1841
da un predicatore battista inglese, Thomas Cook, e
ancora oggi tra i principali operatori mondiali (www.
thomascookgroup.com) giunger, appena a ridosso dellUnit, a inserire nel suo catalogo dei Grand
Circular Tours of Europe lItalia67. Non si tratta pi di
itinerari perlopi a piedi e individuali o in pochi, ma
di viaggi collettivi e con mezzi come il treno o la nave.
La nostra percezione delle citt e del paesaggio oggi
infatti, bene tenerlo a mente, ormai ben diversa
dal girovagare secolare che abbiamo descritto. E gi
a partire dallintroduzione del viaggio in treno con
lUnit.
La velocit del treno gi agli esordi era mediamente

tre volte quella delle carrozze postali. Con lo sviluppo del mezzo e lestensione nel territorio europeo
delle linee la percezione delle relazioni con luoghi
un tempo lontani cambia drasticamente. Il viaggio
fino a quel momento significava lattraversamento
di una serie di luoghi e paesaggi ad un ritmo che
faceva del viaggio una vera esperienza:
ci che rende tanto straordinaria, e tanto impossibile a rinnovarsi, la prima visione di un borgo, di una
citt nel paesaggio il fatto che in essa lontano e
vicino vibrano nel pi rigoroso accordo. Ancora labitudine non ha compiuto la sua opera. Non appena
cominciamo a orientarci, ecco che il paesaggio di
colpo sparito, come la facciata di una casa quando vi entriamo. Ancora la vicinanza non ha preso il
sopravvento grazie alla costante esplorazione divenuta abitudine. Una volta che abbiamo cominciato
a orientarci nel luogo, quella primissima immagine
non pu presentarsi mai pi68.

Questa lesperienza di chi si sposta a piedi, modalit di viaggio non inconsueta ancora negli anni in
23

cui Benjamin scriveva, e non solo in citt, ma anche


su lunghi percorsi69. I luoghi attraversati erano luoghi colmi di tempo.
Al punto che Benjamin stesso propone una splendida analogia, tra il viandante e il copista.
La forza di una strada diversa a seconda che uno
la percorra a piedi o la sorvoli in aeroplano. Cos
anche la forza di un testo diversa a seconda che
uno lo legga o lo trascriva. Chi vola vede soltanto
come la strada si snoda nel paesaggio, ai suoi occhi essa procede secondo le medesime leggi del
terreno circostante. Solo chi percorre la strada ne
avverte il dominio, e come da quella stessa contrada che per il pilota daeroplano semplicemente
una distanza di terreno essa, con ognuna delle sue
svolte, faccia balzar fuori sfondi, belvedere, radure
e vedute allo stesso modo che il comando dellufficiale fa uscire i soldati dai ranghi70.

La ferrovia provoca invece un annullamento nella


percezione dei luoghi intermedi tra lorigine e la
destinazione e allo stesso tempo amplia lo spazio
del trasporto71.
Questo provoca un mutamento radicale nella percezione dei luoghi e del paesaggio, e non soltanto
perch lo spazio del viaggiatore non pi fisico,

24

non pi quello la cui coscienza nasce dal ritmo del


respiro di chi faticosamente lo percorre72.
Annullando lesperienza dei luoghi attraversati, il
treno annulla lindividualit dei luoghi stessi, ci
che costituiva lessenza primaria dellesperienza
del viaggio, il fatto stesso che la diversit dei luoghi
costituisse il primo diaframma da affrontare per il
viaggiatore, il filtro culturale che, prima ancora di
qualsiasi confine o frontiera, rappresentava il fattore territoriale costitutivo della differenza incontrata; una differenza che, in un territorio carico di
storia come quello europeo, si manifestava anche
nel raggio di poche miglia. questo lesordio di una
trasformazione profonda che con il Novecento si
acuir ed parte integrante del disorientamento
che tuttora viviamo.
Quando Walter Benjamin o Joseph Roth, al principio
del Novecento, descrivevano con vivezza i paesaggi
urbani o rurali europei lo facevano dalla prospettiva
del viandante, di chi si sposta a piedi. Buona parte
dei paesaggi odierni sono invece percepiti percorrendo in auto una linea strada o autostrada che
trasforma la stessa citt in un insieme di panorami
da esperire alla velocit del mezzo automobilistico,
con un ritmo di visione incredibilmente accelerato
e una frammentazione spettacolare, in
cui la modalit narrativa cede il passo
alla proiezione di una serie di diapositive73.
La stessa sorte dei luoghi viene riservata poi alle cose prodotte e scambiate,
e questo dovrebbe risaltare maggiormente se si ricorda che praticamente
fino allOttocento ad essere trasportati su lunghe distanze erano soprattutto i beni di lusso per le classi agiate
e quelli oggetto di speculazione, come
il caff o il t, mentre, ad esempio, le
derrate agricole, prima dellavvento
della ferrovia e del perfezionamento

dei metodi di conservazione, erano consumate a


corto raggio, sui mercati locali.
Inoltre, i luoghi attraversati dal treno divengono paesaggi-spettacolo, e non fortuitamente, nei primi anni
del cinema, sono molto frequenti le scene di treni
che entrano in stazione. Addirittura, ai primi del Novecento far furore unattrazione, lo Hales Tour (dal
nome del capo dei pompieri di Kansas City che se
ne fa promotore), che far la fortuna degli investitori (nomi come Sam Warner, Adolph Zukor, Carl
Laemmle, futuri grandi produttori hollywoodiani): si
tratta di un vagone passeggeri che circola su un binario ad anello dentro un tunnel e sulle cui pareti
trasparenti vengono proiettati film di paesaggi.
Il viaggio alla volta di una localit raggiungibile con
la ferrovia non sembra qualcosa di diverso da uno
spettacolo a teatro o da una visita in biblioteca. Lacquisto di un biglietto ferroviario equivale allacquisto di un biglietto per il teatro. Il paesaggio di cui si
entra cos in possesso si trasforma in spettacolo74.
Ma lo stesso treno ci riporta a Ravenna, e per un
ultimo paesaggio ancora, ma di un genere particolare, un paesaggio la cui memoria stenta ad essere
ricordata come dovrebbe75.
DallUnit infatti un nuovo paesaggio italiano si andr formando, la nuova pianura riscattata alle acque dalle bonifiche76, in fasi diverse e su un periodo
che durer fino agli anni sessanta-settanta del Novecento, quando gli impatti ambientali negativi su
alcune aree risulteranno evidenti77. Unopera che
gi allinizio della Prima guerra mondiale assoggettava pi di 1 800 000 ettari dal Piemonte alle isole78,
e che, soprattutto nel Delta e nellAgro romano e
pontino, si scontrava con la potest esercitata della
malaria.
A fine novembre 1884, il medesimo anno del grande
colera a Napoli che porter al celebre progetto del
Risanamento, quasi 500 braccianti giungono con un
treno speciale nellAgro romano, nellarea di Ostia e

Maccarese. Vengono da Ravenna, della cui situazione


ambientale Boccaccio non diceva un gran bene a Petrarca (in linea con un giudizio che risaliva alla citt di
rane e zanzare di Sidonio Apollinare)79, dove i soci
della prima cooperativa italiana formata da braccianti
hanno ottenuto il subappalto per la bonifica di unarea inserita in un continuo di paludi che andavano da
Terracina fino a Piombino. Si separarono in due grandi gruppi di 220 e 242 uomini, assegnati a due diverse
aree di bonifica, ad Ostia e a Fiumicino. Le squadre
di lavoro degli scariolanti80, analfabeti, avevano assegnata ognuna una donna, lunica a saper leggere e
scrivere, che oltre a occuparsi del mnage, davvero
minimale, del gruppo, attendeva alla corrispondenza
con le famiglie e, dunque, manteneva viva la vita di
relazione in un contesto ambientale e lavorativo letteralmente intollerabile.
Non si limitarono ai terreni, e generarono veri e
propri insediamenti, nonostante solo nel primo
anno di lavoro ne morissero un centinaio di malaria.
Nel 1889 iniziarono a funzionare le prime idrovore,
ma ci vollero ben sette anni per portare a compimento la gran parte del compito. Restano come
ricordo di quel periodo a Ostia toponimi come il
viale dei Romagnoli, parallelo alla Via del Mare e alla
Ostiense, e, proprio in fondo affacciata sulla marina,
la piazza dei Ravennati; oppure, tornando indietro
lungo il viale dei Romagnoli fino agli scavi di Ostia
antica, il Sacrario alla memoria dei bonificatori. Senza contare il dialetto che, si dice, continui ancora a
essere parlato da alcuni discendenti.
E anche questo paesaggio.
Si diceva dellabitudine e di come si potrebbe recuperare il senso della meraviglia e della scoperta che
sono propri di chi visita i luoghi per la prima volta,
ricordate?
Questo possibile se ci si strappa alla trappola della nostalgia, che fa dei luoghi, come diceva Benjamin, degli oggetti-ricordo, qualcosa di morto, per
25

i quali come la reliquia deriva


dal cadavere, il ricordo [deriva] dallesperienza defunta, che
si definisce, eufemisticamente,
esperienza vissuta81. Se i luoghi sono stratificazioni di memorie orientate, allora il riconoscerli come una risposta alle
nostre domande di oggi, ci impedirebbe sia di metterli sotto
vetro inutilmente (citt e paesaggi hanno senso quando sono
abitati) sia di studiarli come un
morto passato. Bisognerebbe
guardare Ravenna (come le sue
compagne) con lo sguardo che
Joseph Roth riserv alle citt
del Sud della Francia: le citt
Ravenna, Piazza del Popolo (da: Ravenna Piazza del Popolo Westseite 0609 von
bianche in cui non era mai staKaiser von Europa in der Wikipedia auf Deutsch. Lizenziert unter CC BY-SA 3.0
to prima, ma che aveva sognaber Wikimedia Commons)
to da ragazzo avendo trascorso uninfanzia grigia in citt grigie. Allora s che e accessorio, se non tra operatori e utenti di un
vedremmo Ravenna (e tutte le citt in cui viviamo) servizio: quanto si comprenderebbe di pi e meglio
la ricchezza dei luoghi se si potesse confrontare e
invece di limitarci a guardarla.
Peccato che tra turisti, o comunque estranei, e locali narrarsi reciprocamente i diversi sguardi che questa
non vi sia praticamente contatto se non tangenziale citt (come tutte le citt) attira82.
1 H. Arendt, Between Past and Future. Six Exercises in Political
Thought, New York,Viking Press, 1961, p. 5.
2 La Convenzione di Parigi del 1972 definisce allarticolo 1 patrimonio culturale:
i monumenti: opere architettoniche, plastiche o pittoriche
monumentali, elementi o strutture di carattere archeologico,
iscrizioni, grotte e gruppi di elementi di valore universale eccezionale dallaspetto storico, artistico o scientifico,
gli agglomerati: gruppi di costruzioni isolate o riunite che, per
la loro architettura, unita o integrazione nel paesaggio hanno
valore universale eccezionale dallaspetto storico, artistico o
scientifico,
i siti: opere delluomo o opere coniugate delluomo e della natura, come anche le zone, compresi i siti archeologici, di
26

valore universale eccezionale dallaspetto storico ed estetico,


etnologico o antropologico.
e allart. 2, patrimonio naturale:
i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e biologiche o da gruppi di tali formazioni di valore universale eccezionale dallaspetto estetico o scientifico,
le formazioni geologiche e fisiografiche e le zone strettamente delimitate costituenti lhabitat di specie animali e vegetali
minacciate, di valore universale eccezionale dallaspetto scientifico o conservativo,
i siti naturali o le zone naturali strettamente delimitate di
valore universale eccezionale dallaspetto scientifico, conservativo o estetico naturale (http://www.unesco.beniculturali.it/
index.php?it/28/normativa).

Nel 2003 stata integrata dalla Convenzione sul patrimonio


immateriale, cio:
le lingue, i dialetti e le isole alloglotte diverse dallitaliano
le arti performative, musica, danza e forme di teatro
le pratiche sociali, riti, feste e cerimonie
le conoscenze e le pratiche intorno alla natura e alluniverso
le modalit e le tecniche, i saperi, del lavoro artigianale.
(http://www.unesco.beniculturali.it/index.php?it/93/convenzione-patrimonio-immateriale).
A questo proposito, di alto rilievo la fondazione della Banca
Mondiale delle Conoscenze (http://www.tkwb.org), sostenuta dallIstituto Internazionale per le Conoscenze Tradizionali
(http://www.ipogea.org/site2/index.php/it/itki).
3 I dati sono dellIstituto Superiore per la Protezione e la
Ricerca Ambientale: http://www. apat.gov.it/site/it-it/Temi/
Suolo_e_Territorio/Rischio_idrogeo- logico/.
4 J. Assmann, Das kulturelle Gedchtnis. Schrift, Erinnerung
und politische Identitt in frhen Hochkulturen, Mnchen, C. H.
Becksche Verlagsbuchhandlung, trad. it. La memoria culturale.
Scrittura, ricordo e identit politica nelle grandi civilt antiche, Torino, Einaudi, 1997.
5 C. Raffestin, Il tempo come scultore dei luoghi, in R. Barbanti,
L. Boi, M. Neve (a cura di). Paesaggi della complessit. La trama
delle cose e gli intrecci tra natura e cultura, Milano, Mimesis, 2011,
p. 339.
6 A. Carotenuto, A., Amare tradire: Quasi unapologia del tradimento, Milano, Bompiani, 2000.
7 D. Diderot, Supplement au voyage de Bougainville ou Dialogue entre A. et B. sur linconvenient d attacher des idees morales a
certaines actions physiques qui nen comportent pas [1771], in D.
Diderot, Oeuvres completes, ed. par J. Asszat, M. Tourneux, Paris,
Garnier Freres, 1875- 1877, t. 2, p. 194.
8 T. Brook, Vermeers Hat:The Seventeenth Century and the Dawn
of the Global World, New York, Bloomsbury Press, 2008, pp. 9-10.
9 D. Lowenthal, Fabricating Heritage, History & Memory,Volume 10, Number 1, Spring 1998, p. 19.
10 R. Musil, Denkmale [Monumenti] [1927], in R. Musil, Gesammelte Werke,A. Fris (hrsg.), Reinbek bei Hamburg, Rowohlt
Verlag, 1978,VII, trad. it. in R. Musil, Pagine postume pubblicate in
vita, Torino, Einaudi, 2004, p. 63.
11 A. D. Momigliano, Cassiodorus and Italian culture of his
time, Italian Lecture at the British Academy, 25 maggio 1955,
in Secondo contributo alla storia degli studi classici, Roma, Edizioni
di Storia e Letteratura, 1960, p. 191.
12 M. Yourcenar, Ravenne ou le pch mortel [1935], in En

plerin et en tranger, Paris, Gallimard, 1989, p. 101.


13 N. Purcell, The Boundless Sea of Unlikeness? On Defining
the Mediterranean, Mediterranean Historical Review, 18:2, 2003,
p. 14. Cfr. anche F. Farinelli, Il Mediterraneo, la differenza, il
differimento, Geotema, (4)12, 1998, pp. 57-62.
14 M. Aymard in F. Braudel, La Mediterrane. 1: Lespace et lhistoire, 2: Les hommes et lhritage, Paris, Flammarion, 1985-1986,
trad. it. Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, Roma, Newton & Compton, 2002, p. 128.
15 I peripoloi erano giovani tra i 18 e i 20 anni che formavano
pattuglie che erano a guardia dei confini della citt.
16 M. Detienne, Lcriture dOrphe, Paris, Gallimard, 1989, pp.
71-84.
17 P. Horden, N. Purcell, N., The Corrupting Sea: A Study of Mediterranean History, Oxford, [U.K.]; Malden, Mass, Blackwell Publishers, 2000, p. 78.
18 O. Ribeiro, Il Mediterraneo. Ambiente e tradizione, Milano,
Mursia, 1976, p. 36.
19 R. Borchardt, Aus einem sdlichen Garten, Mnchner
Neueste Nachrichten, 24 novembre 1927, trad. it. Da un giardino
del Sud, in Citt italiane, a cura di M. Marianelli, Milano, Adelphi,
1989, p. 76 e 78.
20 Giovanni Boine (1887-1917), La crisi degli olivi in Liguria, in
Il peccato. Plausi e botte. Frantumi. Altri scritti, a cura di D. Puccini,
Milano, Garzanti, 1983, pp.395-413, la citazione a p. 397.
21 I. Calvino, in Liguria [1973], un documentario di Folco Quilici, testo di Italo Calvino, direttore della fotografia Vittorio
Dragonetti, commento musicale di Piero Piccioni e di L.E. Bacalov, Roma, Esso italiana, DVD versione restaurata 2004. Ora
in I. Calvino, Saggi, a cura di M. Barenghi, vol. II, Milano, Mondadori, 1995, p. 2376.
22 Calvino, Liguria, op. cit., p. 2381.
23 G. Mangani, Geopolitica del paesaggio. Storie e geografie dellidentit marchigiana, Ancona, Il lavoro editoriale, 2012, in part.
pp. 31-116.
24 Mangani, Geopolitica, op. cit., p. 204.
25 M. Neve, Limiti dellidentita europea. Note sulla costruzione degli stereotipi geografici, Griseldaonline, 12 (giugno 2012)
http://www.griseldaonline.it/temi/estremi/neve-costruzionestereotipi-geografici.html.
26 F. Farinelli, Lo spazio rurale nellItalia doggi, in P. Bevilacqua (a cura di), Storia dellagricoltura italiana in et contemporanea, vol. I, Spazi e paesaggi,Venezia, Marsilio, 1989, p. 231 e 232.
27 Alain Roger, cit. in P. DAngelo (a cura di), Estetica e paesaggio, Bologna, il Mulino, p. 186.
27

28 Nel suo romanzo pubblicato postumo (ma scritto negli


anni quaranta) La leggenda di domani (Lecce, Manni editore,
2007, con una premessa di Cesare Segre e una postfazione di
Anna Longoni).
29 Si veda E. Bertaux, Etude dun type dhabitation primitive.
Trulli, caselle et specchie des Pouilles, Annales de Gographie,
vol. VIII, n. 39, 1899, pp. 207-30; C. Maranelli, La Murgia dei
Trulli, in Scritti di Geografia pubblicati in onore di G. Dalla Vedova,
Firenze, Ricci, 1908, pp. 105-43.
30 Si veda P. Laureano, Atlante dacqua. Conoscenze tradizionali
per la lotta alla desertificazione, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.
31 P. Laureano, Atlante dacqua, op. cit., p. 262, corsivo mio.
32 Dal latino concrescere, crescere insieme.
33 Ricordato da Franco Farinelli in Lo spazio rurale nellItalia
doggi, op. cit..
34 H. Focillon, L Histoire de lart, in AA.VV., Les Sciences sociales en France. Enseignement et rcherche, Paris, Hartmann, 1937,
pp. 163-183, trad. ital. in Estetica dei visionari e altri scritti, a cura
di M. Biraghi, Bologna, Pendragon, 1998, p. 89 e 90, corsivo mio.
35 D. Turnbull, The Ad Hoc Collective Work of Building
Gothic Cathedrals with Templates, String, and Geometry,
Science, Technology, & Human Values, vol. 18, n. 3, 1993, pp.
315-340. Si veda anche, dello stesso autore, Masons, Tricksters
and Cartographers: Comparative Studies in the Sociology of Scientific and Indigenous Knowledge, Amsterdam,Taylor & Francis, 2000.
36 F. Rodolico, Le pietre delle citt dItalia, Firenze, Le Monnier,
1953, p. 31.
37 F. Farinelli, Un racconto di due citt, E|C Serie Speciale,
Anno IV, n. 6, 2010, p. 117.
38 Si veda B. Stiegler, La technique et le temps 3. Le temps du
cinma, Paris, Galile, 2001.
39 S. Freud, Das Unbehagen in der Kultur, Wien, Internationaler
Psychoanalytischer Verlag, 1931, trad. it. di E. Sagittario, Il disagio
della civilt, in S. Freud, Opere 1924-1929, a cura di C. L. Musatti,
vol. 10, Torino, Boringhieri, 1978, pp. 557-630.
40 B. Zapponi (a cura di), Roma di Federico Fellini, Roma, Bulzoni, 1972.
41 F. Farinelli, Limmagine dellItalia, in P. Coppola (a cura di),
Geografia delle regioni italiane, Torino, Einaudi, p. 37 e 38.
42 L. Gambi, M. Milanesi, A. Pinelli, La Galleria delle Carte geografiche in Vaticano, Modena, Franco Cosimo Panini, 1996.
43 A. Pinelli, in L. Gambi, M. Milanesi, A. Pinelli, La Galleria,
op. cit., p. 35.
44 U. Tucci, Credenze geografiche e cartografia, in Storia
dItalia, vol. 5, tomo I, Torino, Einaudi, 1973, p. 61.
45 Tucci, Credenze geografiche e cartografia, op. cit., pp. 58-68.
28

46 Citato in Tucci, Credenze geografiche e cartografia, op.


cit., p. 69.
47 W. M. Davis, The Geographical Cycle, The Geographical
Journal,Vol. 14, No. 5 (Nov., 1899), pp. 481-504.
48 R. M. Rilke, Worpswede, Bielefeld und Leipzig, Velhagen und
Klasing, 1903, in Smtliche Werke, Band 16, Band 5, Wiesbaden und Frankfurt a.M., Insel Verlag, 19551966, trad. ital. di A.
Iadicicco, Worpswede. I postimpressionisti tedeschi e la pittura di
paesaggio, Milano, Claudio Gallone Editore, 1998, p. 9.
49 Rilke, Worpswede, ibidem.
50 Ch. Godin, La Totalite, 1. De limaginaire au symbolique, Seyssel, Champ Vallon, 1998, pp. 69-70.
51 F. Walter, Les figures paysagres de la nation : Territoire et
paysage en Europe (16e-20e sicle), Paris, EHESS, 2004, p. 340.
52 La rovinosa battaglia della selva di Teutoburgo (9 d.C.), fra i
romani al comando di Quintilio Varo e i germani in rivolta sotto il comando di Arminio, diventer in seguito un vero e proprio mito fondativo (Hermannschlacht) della nazione tedesca
in epoca romantica, consacrando la selva come paesaggio primigenio germanico; mito che verr ripreso dal nazionalsocialismo. Su questo mito si vedano S. Schama, Paesaggio e memoria,
Milano, Mondadori, 1997; Ch. B. Krebs, Un libro molto pericoloso.
La Germania di Tacito dallImpero romano al Terzo Reich, trad. ital.
di Maria Luisa De Seta, postfazione di Paolo Fedeli, Ancona, il
lavoro editoriale, 2012.
53 Walter, Les figures paysagres de la nation, op. cit., p. 344.
54 R. Albert, La Grande Plaine hongroise, symbole national.
Gense dun imaginaire, XVIIIe-XXe sicles, in R.-M. Lagrave
(dir.), Villes et campagnes en Hongrie XVIe-XXe sicles, Les Cahiers de lAtelier 1, Budapest, Atelier Centre Franco-hongrois
en Sciences Sociales, pp. 25-6.
55 Si tratta, ovviamente, del Grand Tour, del viaggio distruzione e formazione che la giovent aristocratica e alto-borghese
europea intraprendeva al fine di completare la propria educazione. Il termine tour, che soppianta quello di travel o journey
o voyage, evidenzia come la caratteristica di questa moda si
sostanzi nel suo carattere di movimento circolare particolarmente lungo, ampio e ininterrotto, con partenza e arrivo
nello stesso luogo che pu attraversare anche i paesi continentali ma ha come traguardo favorito e irrinunciabile lItalia.
Si veda in proposito: F. Farinelli, Storia del concetto geografico
di paesaggio, in T. Maldonado (a cura di), Paesaggio: immagine e
realt, Milano, Electa, 1981, pp. 151-58; F. Farinelli e T. Isenburg,
Le intenzioni del Pittoresco: viaggiatori stranieri in Italia meridionale fra Settecento e Ottocento, in T. Maldonado (a cura
di), Paesaggio: immagine e realt, op. cit., pp. 159-65; C. De Seta,

LItalia nello specchio del Grand Tour, in Storia dItalia, Annali


5, Il Paesaggio, a cura di C. De Seta, Torino, Einaudi, 1982, pp.
125-263; L. Di Mauro, LItalia e le guide turistiche dallUnit ad
oggi, in Storia dItalia, Annali 5, Il Paesaggio, op. cit., pp. 369-427;
A. Brilli, Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale,
Bologna, il Mulino, 2006. Sui centri storici italiani si veda M. Fazio, I centri storici italiani, Milano, Silvana Editoriale dArte, 1976;
C. De Seta, Sul concetto di centro storico, in La citt europea
dal dal XV al XX secolo, Milano, Rizzoli, 1996, pp. 356-60; G.
Dioguardi, Ripensare la citt, Roma, Donzelli, 2001.
56 ci che differenzia il termine paesaggio legato a paese
rispetto ai termini come landscape o landschaft.
57 C.R.Whittaker, Rome and Its Frontiers:The Dynamics of Empire, New York, Routledge, p. 80.
58 Whittaker, Rome and Its Frontiers, op. cit., p. 63.
59 Whittaker, Rome and Its Frontiers, op. cit., p. 74.
60 A. Brilli, Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale, Bologna, il Mulino, 2006, p. 42.
61 Brilli, Il viaggio in Italia, op. cit., p. 48. Si veda sopra la nota 55.
62 Su tale nozione e sui paradossi che ne sono derivati, si
vedano M. Neve, Limiti dellidentita europea, op. cit.; A.M.
Medici, Mediterraneo planetario, R. Barbanti, L. Boi, M. Neve
(a cura di). Paesaggi della complessit, op. cit., pp. 351-393.
63 F. Farinelli e T. Isenburg, Le intenzioni del Pittoresco,
op. cit..
64 Si veda Viaggio in Italia partendo da Parigi e ritornandovi attraverso la Svizzera e Strasburgo / itinerario e note dettate da Henri
Beyle (Stendhal), Milano, Tranchida, 1987.
65 Brilli, Il viaggio in Italia, op. cit., p. 213.
66 Padre dellarchitetto Luigi Vanvitelli (nome italianizzato di
Lodewijk van Wittel), autore della reggia di Caserta e del Lazzaretto e del Molo Nuovo di Ancona, tra le altre opere.
67 Brilli, Il viaggio in Italia, op. cit., pp. 73-4.
68 W. Benjamin, Strada a senso unico. Scritti 19261927, Torino,
Einaudi, p. 41.
69 A questo proposito si leggano le cronache di Joseph Roth
ne Le citt bianche (Milano, Adelphi, 1986) o i ricordi familiari di
Sergio Solmi (S. Solmi, Poesie, meditazioni e ricordi. II Meditazioni
e ricordi, Milano, Adelphi, 1984, in part. pp. 192-3).
70 Benjamin, Strada a senso unico, op. cit., p. 10.
71 Si veda W. Schivelbusch, Storia dei viaggi in ferrovia, Torino,
Einaudi, 1988, in part. p. 38.
72 A. Dupront, Espace et Humanisme, Bibliothque dHumanisme et Renaissance, Tome VIII, 1946, p. 99.
73 Si vedano J.-C. Gay, Vitesse et regard. Le nouveau rapport
de lhomme ltendue, Gographie et Cultures, n. 8, 1993, pp.

33-50; J.-L. Piveteau, La voiture, signe et agent dune nouvelle


relation de lhomme lespace, in W. Leimgruber (d. par),
La transfromation de lenvironnement quotidien. Reprsentations et
pratiques, Rapports et Recherches, vol. 2, Fribourg (CH), Istitut de
Gographie, pp. 93-103.
74 Schivelbusch, Storia dei viaggi in ferrovia, op. cit., p. 42.
75 P. Fallai, Gli eroi della bonifica di Ostia arrivarono in
500 da Ravenna nel 1884, Corriere della Sera, edizione di
Roma, 19 novembre 2014, http://roma.corriere.it/notizie/
cultura_e_spettacoli/14_novembre_18/gli-eroi-bonifica-ostia-arrivarono-500-ravenna-1884-8adb2ff6-6f50-11e4-a038d659db30b64c.shtml#, ultimo accesso 14 marzo 2015. Per
un approfondimento si vedano P. Isaja, G. e V. Lattanzi, Pane e
lavoro. Storia di una colonia cooperativa: i braccianti romagnoli e la
bonifica di Ostia, con introduzione di F. Fabbri, Ravenna, Longo,
2008; V. Emiliani, Romagnoli e romagnolacci. Cento e pi ritratti di
personaggi della Romagna dellaltro ieri, di ieri e di oggi, Argelato,
Minerva Edizioni, 2014.
76 La storia delle bonifiche e del loro impatto ovviamente
ben pi complessa di quanto si possa tracciare in poche righe.
In proposito si pu consultare L. Gambi, Linsediamento umano
nella regione della bonifica romagnola, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1949, rist. anast., Bologna, Forni, 2011;
G. Haussmann, Il suolo dItalia nella storia, in Storia dItalia,
vol. 1, Torino, Einaudi, 1972, pp. 63-132; B. Bianchi, La nuova
pianura. Il paesaggio delle terre bonificate in area padana, in
P. Bevilacqua (a cura di), Storia dellagricoltura italiana in et contemporanea, vol. I, Spazi e paesaggi, Venezia, Marsilio, 1989, pp.
451-94; P. Bevilacqua, M. Rossi-Doria (a cura di), Le bonifiche in
Italia dal Settecento ad oggi, Roma-Bari, Laterza, 1984.
77 Si veda B. Bianchi, La nuova pianura, op. cit., pp. 476-82,
per quanto riguarda larea del Delta.
78 G. Haussmann, Il suolo dItalia nella storia, op. cit., p. 108.
79 Si veda P. Camporesi, Le belle contrade. Nascita del paesaggio
italiano, Milano, Garzanti, 1992, in part. pp. 156-7.
80 La carriola era un mezzo indispensabile per il lavoro.
Ogni scariolante ne aveva una, di sua propriet, preziosa quasi
come le sue braccia. Partiva da casa alla mattina con la carriola
al traino, legata alla bicicletta. Qualcuno la portava rovesciata in testa, con la parte posteriore appoggiata alla schiena, e
pedalava cos. Testimonianza di Alfiero Gualtieri raccolta in
M. Garuti, La terra e lacqua. Storie di pianura e di montagna fra il
Reno e il Panaro, Argelato, Minerva Edizioni, 2007.
81 W. Benjamin, Angelus Novus, Torino, Einaudi, 1962, p. 40.
82 M. Neve, F.A. Santoro, Il Teatro della Memoria. un foglio del
Libro delle citt pugliesi, Fasano, Schena editore, 1989.
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