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Impianti Elettrici 7

1. IMPEDENZA ELETTRICA

In questa lezione ci occuperemo anzitutto di quegli induttori che, a differenza di quelli considerati nella lezione precedente, hanno una resistenza
piuttosto alta, tale da non potersi pi trascurare: sono questi gli induttori il cui
avvolgimento costituito da numerose spire di filo di piccola sezione.
La corrente continua, percorrendo un induttore di questo tipo, incontra
soltanto lostacolo dovuto alla resistenza dellavvolgimento; la corrente alternata,
invece, oltre a questa stessa resistenza, incontra anche lostacolo dovuto alla
reattanza induttiva.
In corrente alternata, questo elemento si comporta, dunque, sia come un induttore sia come un resistore e, pertanto, conviene considerare la sua parte
induttiva separatamente dalla sua parte resistiva.
Per fare una netta distinzione tra queste due parti, rappresentiamo linduttore
con resistenza in modo diverso da quello usato finora per gli induttori senza
resistenza o, pi esattamente, con resistenza trascurabile. Per questi ultimi abbiamo adottato, nelle lezioni precedenti, il segno grafico mostrato nella fig. 1a,
mentre per gli induttori con resistenza ci serviamo ora della rappresentazione
riportata nella fig. 1b.
Indichiamo cio la parte induttiva mediante lo stesso segno grafico gi usato
per linduttore senza resistenza, mentre raffiguriamo la parte resistiva tramite un
resistore collegato in serie alla parte induttiva.
In tal modo immaginiamo che il filo costituente lavvolgimento non abbia
resistenza e che la resistenza presentata in realt dallinduttore sia dovuta al
resistore disegnato in serie allavvolgimento stesso.

Fig. 1 - Rappresentazione di un induttore senza resistenza e con resistenza

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Cos facendo, si devono considerare come estremi dellinduttore con resistenza i punti indicati con A e B nella fig. 1b, perch tra questi punti troviamo
la stessa induttanza e la stessa resistenza presentata dallinduttore.
Osserviamo ora che, se lavvolgimento non presentasse resistenza e, quindi,
non vi fosse la parte resistiva dellinduttore, per far circolare una corrente alternata che abbia, ad esempio, il valore efficace di 1 A, basterebbe applicare alla parte
induttiva la tensione indicata con VL nella fig. 1b.
In realt, per, lavvolgimento presenta pure una resistenza e, di conseguenza, per farlo percorrere da corrente occorre anche applicare alla parte resistiva
dellinduttore la tensione indicata con VR nella fig. 1b.
Sfasamento tra VL e VR

Si potrebbe quindi pensare che tra gli estremi A e B dellinduttore con resistenza occorra applicare una tensione, indicata con V nella fig. 1b, il cui valore
efficace sia dato dalla somma dei valori efficaci delle tensioni VL e VR necessarie
per la parte induttiva e per la parte resistiva; invece ci non avviene, perch le
tensioni VL e VR non hanno la stessa fase rispetto alla corrente, come possiamo
vedere nella fig. 2.
Nella fig. 2a sono mostrati due cicli della corrente mediante due sinusoidi,
la seconda delle quali disegnata con linea pi marcata per distinguerla dalla
prima.

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Fig. 2 - Corrente e tensioni relative ad un induttore con resistenza

La tensione VR, necessaria per la parte resistiva dellinduttore, mostrata


invece nella fig. 2b, ancora mediante due sinusoidi, la seconda delle quali
tracciata con linea pi marcata della prima: in tal modo si vede chiaramente che
la tensione VR in fase con la corrente, in quanto le sinusoidi che rappresentano
queste due grandezze iniziano e terminano negli stessi istanti.
Nella fig. 2c sono indicati infine due cicli della tensione VL occorrente per
la parte induttiva dellinduttore: ciascuno di questi due cicli ha lo stesso andamento gi riscontrato nella lezione precedente per la tensione che si deve
applicare ad un induttore senza resistenza.

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Anche in questo caso, stata messa in evidenza una sinusoide completa,


disegnandola con linea pi marcata: vediamo cos che la tensione VL sfasata
in anticipo di un quarto di periodo rispetto alla corrente, perch la sinusoide pi
marcata inizia e termina, appunto, un quarto di periodo prima della sinusoide
pi marcata, relativa alla corrente.
Questo fatto gi noto dalla lezione precedente, ma quanto ora interessa
rilevare che il medesimo sfasamento si ha anche rispetto alla tensione VR, dal
momento che tale tensione in fase con la corrente e, quindi, ha il suo stesso
andamento: troviamo cos che la tensione VL occorrente per la parte induttiva dellinduttore sfasata in anticipo di un quarto di periodo rispetto
alla tensione VR, occorrente per la parte resistiva dello stesso induttore.
A causa di questo sfasamento, nellistante in cui una delle due tensioni assume il valore massimo, laltra assume il valore nullo e viceversa: infatti, confrontando la fig. 2b con la fig. 2c si vede, ad esempio, che in corrispondenza a 0 s la
tensione VR nulla, mentre la tensione VL massima; invece, in corrispondenza
a 0,05 s nulla la tensione VL, mentre massima la tensione VR.
A 0 s la tensione V applicata tra gli estremi A e B dellinduttore con resistenza
dunque uguale al valore massimo della sola tensione VL, dal momento che la
tensione VR nulla; a 0,05 s la tensione V invece uguale al valore massimo della
sola tensione VR, in quanto la tensione VL nulla.
Da ci deduciamo che il valore massimo della tensione V non uguale alla
somma dei valori massimi delle tensioni VL e VR, perch questi valori vengono
raggiunti in istanti diversi.
Poich questo fatto dovuto allo sfasamento esistente tra le tensioni
VL e VR, per trovare la tensione V conviene ricorrere alla rappresentazione
vettoriale, che consente appunto di mettere chiaramente in evidenza gli
sfasamenti, di cui necessario tenere conto.
Nella fig. 3a e nella fig. 3b, sono rappresentate vettorialmente le tensioni VR
e VL e la corrente della fig. 2: queste rappresentazioni sono le stesse gi viste per
il circuito resistivo e per il circuito induttivo.
In questo caso, per, la corrente risulta la stessa sia per la parte induttiva sia
per quella resistiva dellinduttore, poich queste due parti sono in serie: infatti
nelle due figure la corrente rappresentata mediante vettori di lunghezza uguale
e diretti nello stesso senso.

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Fig. 3 - Rappresentazione vettoriale della corrente e delle tensioni relative ad un


induttore con resistenza

Possiamo, dunque, disegnare sovrapposte le due rappresentazioni vettoriali


in modo che i vettori che rappresentano la medesima corrente risultino coincidenti, come si vede nella fig. 3c, riunendo cos in ununica rappresentazione tutte
le grandezze relative allinduttore con resistenza.
Ci proponiamo ora di trovare il vettore che rappresenta la tensione V da
applicare agli estremi A e B di questo induttore; a tale scopo ricordiamo che,
come abbiamo visto in precedenza, il valore massimo della tensione V non si pu
ottenere sommando i valori massimi delle tensioni VL e VR, perch, cos facendo,
non si tiene conto dello sfasamento esistente tra queste due tensioni.
Viceversa, il vettore che rappresenta la tensione V si pu ottenere sommando i vettori che rappresentano le tensioni VL e VR, appunto perch questi vettori,
oltre a rappresentare con la loro lunghezza il valore massimo delle tensioni, indicano anche, con il senso in cui sono diretti, lo sfasamento tra le stesse tensioni.
La somma di due vettori si esegue molto semplicemente disegnandoli uno
di seguito allaltro, senza cambiare il verso in cui sono diretti, per non alterare
langolo di sfasamento compreso tra essi; unendo poi gli estremi dei due vettori,
si ottiene il vettore che rappresenta la loro somma.
Nella fig. 4a appunto indicata la somma dei vettori VL e VR. Il vettore VR
disegnato diretto orizzontalmente verso destra, perch in tal modo risulta
disposto nella fig. 3, mentre il vettore VL disegnato di seguito al primo e diretto
verticalmente verso lalto, perch cos disegnato nella fig. 3.
Con questo procedimento non stato alterato langolo di sfasamento compreso tra i due vettori, che infatti ancora di 90, come nella fig. 3c.

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Fig. 4 - Determinazione della tensione V mediante il teorema di Pitagora

Unendo, infine, gli estremi O e A dei due vettori, si ottiene il vettore indicato
con V, che rappresenta appunto la tensione V da applicare allinduttore con
resistenza.
Per trovare il valore di questa tensione basta tenere presente che, come
anche ricordato dalla scritta riportata nella fig. 4a, ogni centimetro di lunghezza
di un vettore rappresenta 10 V.
Ad esempio, il vettore VL lungo 2 cm perch rappresenta una tensione di
20 V, mentre il vettore VR lungo 3 cm perch rappresenta una tensione di 30
V.
Misurando sulla figura la lunghezza del vettore V, vediamo che risulta di 3,6
cm e, quindi, troviamo che questo vettore rappresenta una tensione di 36 V.
Possiamo dunque concludere che la tensione, da applicare tra gli estremi A
e B dellinduttore con resistenza per farlo attraversare dalla corrente di 1 A, ha
Applicazione del teorema
di Pitagora nel calcolo
vettoriale

il valore massimo di 36 V.
Il valore massimo di questa tensione si pu anche trovare per mezzo del
calcolo, osservando che i tre vettori della fig. 4a formano un triangolo rettangolo,
cio un triangolo avente un angolo retto, e che quindi possibile applicare il
teorema di Pitagora.
Per ricordare in che cosa consiste questo teorema, consideriamo il triangolo
rettangolo ABC della fig. 4b, i cui due lati pi corti AB e AC, tra i quali compreso
langolo retto, costituiscono i cateti, mentre il terzo lato pi lungo BC lipotenusa.
Secondo il teorema di Pitagora, calcolando i quadrati delle lunghezze dei
cateti e sommando questi quadrati, si ottiene un numero che uguale al quadrato
della lunghezza dellipotenusa.
Infatti, nella fig. 4b il cateto AB ha una lunghezza di 4 cm, il cui quadrato
uguale a 16, mentre il cateto AC ha una lunghezza di 3 cm, il cui quadrato

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uguale a 9: sommando questi due quadrati (16 + 9 = 25) si ottiene 25, cio un
numero uguale al quadrato della lunghezza dellipotenusa, che appunto di 5
cm.
Il teorema di Pitagora si pu anche applicare al triangolo rettangolo della
fig. 4a, per, in questo caso, anzich considerare le lunghezze dei lati, possiamo
considerare le tensioni che tali lunghezze rappresentano.
Possiamo dire perci che, sommando i quadrati delle tensioni VR e VL, si
ottiene un numero che uguale al quadrato della tensione V, cio V2 = VR2 + VL2.
Poich VR ha un valore massimo di 30 V e VL di 20 V, si ottiene:
V2 = (30 V)2 + (20 V)2 = 900 V2 + 400 V2 = 1300 V2
Per determinare il valore di V, si deve estrarre la radice quadrata di V2 e cio:

V=

V 2 = 1300 V 2 = 36, 056 V

ottenendo un risultato praticamente uguale a quello calcolato in precedenza.


Finora abbiamo considerato i valori massimi delle tensioni, perch questi
valori sono indicati dalla rappresentazione vettoriale di cui ci siamo serviti.
Ricordando, per, che il valore massimo di una tensione alternata uguale
a 1,41 volte il valore efficace, deduciamo che le conclusioni a cui siamo giunti
per i valori massimi valgono anche per i valori efficaci delle tensioni.
Possiamo dire, perci, che il valore efficace della tensione da applicare
agli estremi di un induttore con resistenza uguale alla radice quadrata
del numero ottenuto sommando i quadrati dei valori efficaci delle tensioni occorrenti per la parte induttiva e per la parte resistiva dellinduttore,
cio:

V=

VR + VL
2

La parte resistiva e quella induttiva dellinduttore presentano insieme un


ostacolo alla corrente che le attraversa: tale ostacolo prende il nome di impedenza elettrica e si indica con la lettera Z.
Limpedenza elettrica Z si misura in ohm come la resistenza e la reattanza
ed espressa dalla seguente relazione:
Z=

R2 + XL

da cui si vede che limpedenza Z si ottiene estraendo la radice quadrata della


somma dei quadrati della resistenza e della reattanza.
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Per determinare analiticamente la relazione che lega limpedenza Z alla


resistenza F ed alla reattanza XL, si procede nel seguente modo.
Sostituendo nella formula V2 = VR2 + VL2 le espressioni date dalla legge di Ohm
VR = R I e VL = XL I, si ottiene:
V2 = R2 I2 + XL2 I2 = I2 (R2 + XL2)
Dividendo per I2 si ha V2/I2 = R2 + XL2 ed, infine, estraendo la radice quadrata
si ottiene:
V
=
I

R2 + XL

Z=

R2 + XL

da cui:
2

Essendo ottenuta in questo modo dalla reattanza e dalla resistenza, limpedenza si pu utilizzare, come si gi fatto per queste due grandezze, nellimpiego
della legge di Ohm: in altre parole, come si applica la legge di Ohm ad un
resistore o ad un induttore senza resistenza, considerando rispettivamente la
resistenza o la reattanza di questi elementi, cos la stessa legge si pu applicare
ad un induttore con resistenza considerando la sua impedenza.
Diremo, perci, che la tensione necessaria per far attraversare un
induttore con resistenza da una determinata corrente alternata si ottiene
moltiplicando questa corrente per limpedenza presentata dallinduttore,
cio: V = Z I.
Angolo di sfasamento

A questo punto non rimane che vedere quale sfasamento si verifica fra tale
tensione e la corrente.
Per far ci osserviamo che nella fig. 4a, per trovare il vettore V, abbiamo
disegnato per primo, orizzontalmente, il vettore VR e, quindi, di seguito ad esso,
verticalmente, il vettore VL.
Avremmo potuto, per, seguire anche il procedimento indicato nella fig. 5a,
cio disegnare per primo, verticalmente, il vettore V, e poi di seguito ad esso,
orizzontalmente, il vettore VR: infatti, anche in questo caso, unendo i punti O e
A si ottiene un vettore V del tutto uguale a quello della fig. 4a.
Da ci deriva che il vettore V si pu trovare anche con un terzo metodo:
disegnandolo direttamente sulla rappresentazione vettoriale della fig. 3c, che
riportata di nuovo nella fig. 5b.

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Questo nuovo metodo consiste nel tracciare dallestremo di ciascuno dei


vettori VL e VR la parallela allaltro vettore: come si vede nella fig. 5b queste due
parallele, disegnate tratteggiate, si incontrano nel punto A, che unito con il punto
O permette di trovare ancora il vettore V.
ovvio che questo metodo deriva dai precedenti perch i vettori V e VR e
la tratteggiata verticale costituiscono lo stesso triangolo della fig. 4a, mentre i
vettori V e VL e la tratteggiata orizzontale costituiscono lo stesso triangolo della
fig. 5a.
Questo nuovo metodo ha per il vantaggio, rispetto ai precedenti, di mostrare langolo di sfasamento esistente tra la tensione V applicata agli estremi
dellimpedenza e la corrente che percorre limpedenza stessa. Nella fig. 5b
questo angolo stato indicato con la lettera greca , che si legge fi ( usata
ora la lettera minuscola, mentre nelle lezioni precedenti stata usata la lettera
maiuscola per indicare il flusso dinduzione).

Fig. 5 - Sfasamento tra la tensione e la corrente in un circuito ohmico-induttivo

La tensione V ancora sfasata in anticipo rispetto alla corrente I, come nel


caso di un induttore senza resistenza, ma ora lanticipo risulta minore di un
quarto di periodo, in quanto langolo minore di 90.
Ci significa che limpedenza un elemento con caratteristiche intermedie tra quelle di un resistore, per il quale langolo di sfasamento
nullo, e quelle di un induttore, per il quale langolo di sfasamento di 90.
Langolo di sfasamento dipende, perci, dallinduttanza e dalla resistenza
presentate dallimpedenza.

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Se linduttanza molto maggiore della resistenza, anche la tensione VL,


occorrente per la parte induttiva, sar maggiore della tensione VR, occorrente per
la parte resistiva; la rappresentazione vettoriale, mostra, pertanto, come si vede
nella fig. 5c, che il vettore VL molto pi lungo del vettore VR: di conseguenza
il vettore V che si ottiene forma con il vettore I un angolo di poco inferiore
a 90. In questo caso limpedenza si comporta come un induttore con piccola
resistenza.
Se, invece, la resistenza molto maggiore dellinduttanza, la tensione VR
ad essere rappresentata mediante un vettore pi lungo di quello che rappresenta
la tensione VL; di conseguenza, come si vede nella fig. 5d, il vettore V forma con
il vettore I un angolo molto piccolo, per cui limpedenza si comporta, ora, quasi
come un resistore.

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