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MARTEDÌ

29 4 SETTEMBRE 2007

APPUNTAMENTI
Così il giornalista agnostico narrò l’incontro con
testimonianza la suora morta 10 anni fa. E la difese dalle accuse
IL TEMPO A FARFA
◆ Questa settimana sarà

Terzani: credo
interamente dedicata dall’antica
abbazia di Farfa, nella
campagna sabina (provincia di
Rieti) a un seminario incentrato
sul tema «Comprendere il
proprio tempo». Interverranno
poeti – tra gli altri, Giancarlo

a Madre Teresa
Pontiggia, Gabriella Sica e Gino
Scartaghiande –, critici letterari
– tra cui Paolo Lagazzi –, filosofi,
teologi, biologi, pedagogisti ed
esperti in ricerca sociale. Tutti
gli incontri saranno animanti
dalla partecipazione degli
studenti degli ultimi anni dei
licei della zona. L’abbazia è
facilmente raggiungibile
Nel decimo anniversario della to dell’Assam, dove Madre Teresa è città di per sé disperante e tragica dall’autostrada A1,
scomparsa di Madre Teresa, ripro- andata a inaugurare il primo rifu- che a volte sembra essere stata mes- uscita di Fiano Romano;
poniamo il reportage dell’incontro gio in India per le vittime dell’Aids, sa da Dio sulla faccia della terra so- per ulteriori informazioni,
che il giornalista e scrittore Tiziano un’altra categoria di disperati in lo per provare che Lui non esiste telefonare allo 0765/277065.
Terzani ebbe con lei a Calcutta nel questo Paese in teoria così tolle- (oppure che c’è bisogno che esista?).
1996,poi confluito in gran parte nel rante, ma dove i pazienti che risul- Arrivarci a piedi, passando i due cre-
volume «In Asia» (Longanesi). tano sieropositivi vengono cacciati matori municipali dove centinaia
via dagli ospedali, ostracizzati dai di cadaveri vanno ogni giorno in fu-
DI TIZIANO TERZANI

vevo appena spento il regi-


villaggi e, una volta morti, non ven-
gono neppure bruciati negli ince-
neritori comunali, ma buttati via as-
mo, soffermandosi davanti ai vari
templi e tempietti, bordelli e nego-
zi, venditori di frutta e di amuleti è
SOCIETÀ
A stratore e la stavo ringra-
ziando per il tempo che mi
aveva dedicato, quando lei, guar-
sieme alle immondizie.
Son venuto a Cal-
cutta, sulle tracce di «Se c’è
un perfetto esercizio spirituale per

grandezza
spogliarsi dei propri
pregiudizi, per la-
E CULTURA
dandomi fissa coi suoi occhi azzur- Madre Teresa, spin- sciarsi dietro quella
ri arrossati dall’età, mi ha chiesto: to da una vecchia è nella semplicità. «ragione» su cui noi
«Ma perché tutte queste doman- curiosità: quella per Non è intellettuale occidentali contia-
de?». «Perché voglio scrivere di lei,
Madre». «Non scriva di me. Scriva di
la grandezza uma-
na. Esiste ancora? E e le cose che dice
mo così tanto per
spiegarci tutto.
«Civiltà cattolica»:
Lui...», ha detto, alzando gli occhi al come si esprime? sono elementari, Oggi di queste case quei tre libri
cielo. Poi s’è fermata, ha preso le mie Ho voluto farmi una ce ne sono decine
mani nelle sue – grandi, tozze e già mia idea della sua o- ma hanno in tutto il mondo; contro la Chiesa
un po’ deformi – e, come volesse pera; sapendo che, un fondo di verità ma è a questa che
confidarmi un gran segreto, ha con- per capire Madre Madre Teresa è le- Odifreddi, Hitchens, Viano:
tinuato: «Anzi, la smetta di scrivere Teresa bisogna ca- come le parabole e gatissima. «Una attenzione a questi tre libri
e vada a lavorare in uno dei nostri pire Kaligath, è da lì restano impresse» volta mi capitò di contro la Chiesa. Lo denuncia
centri... Vada a lavorare un po’ nel- che sono partito per prendere un uomo «Civiltà Cattolica», la rivista della
la casa dei morenti». Madre Teresa rifare a grandi tap- coperto di vermi», Compagnia di Gesù che, in un
era tutta lì. pe il suo straordinario cammino. mi raccontò. «Mi ci vollero delle o- articolo firmato da padre
Per due settimane non ho fatto al- Già alla porta uno potrebbe bloc- re per lavarlo e togliergli a uno a u- Giandomenico Mucci, mette in
tro che seguirla; ho passato ore nel- carsi, disgustato: casa per i derelit- no tutti i vermi dalla carne. Alla fi- guardia da una nuova strategia di
la Casa Madre sulla Circular Road, ti morenti dice un cartello sbiadito ne disse: «Son vissuto come un ani- lotta, da parte dei poteri forti
ho visitato il centro per i lebbrosi, sulla porta. Ancora un passo e si leg- male per le strade, ma muoio come della comunicazione, contro la
quello per gli orfani, quello per i mo- ge: il fine più alto della vita umana un angelo» e, morendo, mi fece un Chiesa cattolica. I tre libri, tre
ribondi, la casa per i ritardati men- è quello di morire in pace con Dio. bellissimo sorriso. Tutto qui. Questo pamphlet per la precisione, che
tali e quella per le ragazze mezzo Ci si potrebbe voltare e tornare in- è il nostro lavoro: amore in azione. «con metodo differente ma con
impazzite nelle prigioni. L’ho ac- dietro in disaccordo con questa in- Semplice». Qui sopra Madre Teresa di Calcutta. Sotto,Tiziano Terzani. unico stile di irrisione e disprezzo
compagnata a Guwahati, nello Sta- terpretazione dell’esistenza, ma gli Sì, semplice. Semplice com’è lei. A si propongono come attacco
occhi cadono su una brandina incontrarla, come nel caso del Da- violento alla religione, alla
dov’è disteso una sorta di fagotto lai Lama, la prima cosa che colpisce tina di volontari si presentano alla ca, ma solo da una rivoluzione spi- Chiesa, alla sua dottrina e agli
d’ossa e pelle: un vecchio, ormai è appunto questa: che, se c’è gran- «Casa dei morenti» per aiutare le rituale. Peccato che, anche in India, uomini che la rappresentano»
senza età, con gli occhi lucidi e dezza, è nella sua semplicità. Come suore. Per lo più sono occidentali, quella rivoluzione non sia avvenu- sarebbero i seguenti: «Perché
sbarrati, lotta per prendere le il Dalai Lama, Madre Teresa non è spesso studenti universitari, che, in- ta. E il messaggio di Madre Teresa fi- non possiamo essere cristiani (e
ultime boccate d’aria. Una un’intellettuale, le cose che dice so- vece di passare le loro vacanze ad nirà, come quello di Gandhi, per es- meno che mai cattolici)» del
suora gli siede accanto e gli ac- no elementari, le storie che raccon- abbronzarsi sulle spiagge di Goa, sere dimenticato dopo la sua scom- matematico Piergiorgio
carezza una mano. «L’hanno ta sono sempre le stesse, ma, come scelgono di andare a lavorare lì. La parsa? «Il futuro non è affar mio», Odifreddi, «Dio non è grande.
trovato ieri su un mucchio di le parabole, hanno un fondo di ve- prima volta che ci sono arrivato, an- mi ha risposto. «Nemmeno quello Come la religione avvelena ogni
spazzatura. Fra poco sarà in rità e restano impresse, accendono ch’io per fare quell’esperienza, per del suo ordine?». «No. Lui provve- cosa» (Einaudi) dello scrittore
paradiso». la fantasia. Alla base di tutta la sua cercare di capire, c’erano un tede- derà. Lui ha scelto me e allo stesso inglese Christopher Hitchens e
Forse il senso di quella scritta opera c’è un’idea sola: «Servire i più sco impiegato di banca, una donna modo sceglierà qualcuno che con- «Le imposture degli antichi e i
sul fine della vita non è, tutto poveri dei poveri» e su quell’idea ha del mondo della moda di New York, tinuerà il lavoro». miracoli moderni» (Einaudi) del
sommato, sbagliato. Kali- fondato tutto, senza mai un dubbio, alcune ragazze spagnole e una cop- Le ricordo un sogno che lei stessa ha filosofo Carlo Augusto Viano.
gath, nella periferia me- senza mai un tentennamento. «Co- pia d’italiani in viaggio di nozze. Pu- raccontato. Madre Teresa si pre-
ridionale di Calcutta, me si possono avere dubbi su quel livano i pavimenti, facevano il ba- senta a san Pietro e quello, fermo
è una che si fa? Il lavoro è Suo», dice, sem- gno ai malati, toglievano, in un puz- sulla porta, dice: «Via, via. Questo Cavalleri accusa:
pre rivolgendosi al Cielo che sem-
bra essere il suo vero interlocutore.
zo rivoltante di escrementi, i len-
zuoli sporchi e lavavano, a mano, le
non è un posto per te. In Paradiso
non ci sono i poveracci e i baracca-
«Brutto finale
In tempi di liberalismo e di libera-
zione sessuale lei parla del senso
coperte e i materassini blu delle
brande. «Questo è il
ti». «Allora riempirò questo posto di
quella gente, così
per il Campiello»
dell’amore, del valore della vergi-
nità. Ora che l’acquisizione di
posto più bello del-
l’India», diceva An-
«Nel 1994 un libro poi avrò anch’io il
diritto di venirci», gli Metti che un critico stronchi le
beni materiali sembra la di, il tedesco. volle attaccarla risponde Madre Te- uniche due donne finaliste al
grande, unica grande osses- «Una volta lei, Ma- in nome della resa. «Ora crede di Campiello 2007 e metti che
sione comune a tutta l’uma- dre, ha detto che, se avercene mandati arrivino, l’una prima e l’altra
nità, ora che la ricchezza ci fosse di nuovo da ragione, eppure abbastanza da aver seconda. Comunque sia, il
sembra il principale criterio scegliere fra la Chie- basta andare alla conquistato quel giudizio sui finalisti al premio più
di successo e di moralità, lei sa e Galileo, lei sta- diritto, Madre? Si popolare della letteratura (vota
insiste sulla «santità dei po- rebbe ancora dalla "casa dei morenti" sente vicina?» le ho una giuria di 300 lettori), non
veri» e vuole che le sue suore parte della Chiesa. a Calcutta chiesto. «Aspetto cambia, per Cesare Cavalleri.
vivano come quelli. Tre sari, un Ma non è questo un che mi chiami». Che, sul numero di settembre
crocefisso, un rosario e una sporta rifiuto della moder- e il "miracolo" è «Non ha paura del- della rivista «Studi cattolici», non
son le uniche cose che una missio- nità, un rifiuto del- davanti agli occhi» la morte?». «No. Per- le manda a dire e incorona suo
naria della Carità può possedere. la scienza che oggi ché dovrei? Ho visto preferito il romanzo «erudito e
Nel 1994 venne l’operazione «smi- è invece la grande tantissima gente intelligente» di Alessandro
tizzazione» guidata da Tariq Alì, un fede dell’Occidente?» ho chiesto. morire e nessuno attorno a me è Zaccuri («Il signor figlio», su
ex leader studentesco dell’ultrasi- «Allora perché l’Occidente lascia morto male». Giacomo Leopardi), promuove il
nistra di origine pakistana, e da Ch- morire la gente per le strade? Per- S’era fatto tardi e la campana era già giallo del sempreverde Carlo
ristopher Hitchens, uno scrittore già ché? Perché tocca a noi 135 a Wa- suonata due volte per chiamare a Fruttero («Donne informate sui
noto per un suo velenosissimo li- shington, a New York, in tutte que- raccolta nella cappella al primo pia- fatti»), loda la «robusta moralità»
bro contro la monarchia inglese. ste grandi città, aprire dei posti per no le suore e i volontari per la pre- de «Il labirinto delle passioni
Senza entrare nel mondo di mise- dar da mangiare ai poveri? Diamo ghiera della sera e lei voleva anda- perdute» di Romolo Bugaro, e
ria dell’India, né in quello di fede di cibo, vestiti, rifugio, ma soprattutto re a prendere il suo posto, inginoc- boccia ex-aequo la vincitrice,
Madre Teresa, l’intera opera delle diamo amore perché sentirsi rifiu- chiata su un pezzo di balla. A guar- Mariolina Venezia, e la super-
Missionarie della Carità viene tati da tutti, sentirsi non amati è an- darla quell’ultima volta, in mezzo favorita Milena Agus. Della prima
smontata in nome della ragione, cor peggio che aver fame e freddo. alla sua gente, mi pareva che le e del suo «Mille anni che sto qui»,
dell’efficienza e di una moralità che Questa è oggi la grande malattia del preoccupazioni che tanti «ragione- traccia un ritratto impietoso
distingue fra benefattori buoni e mondo. Anche di quello occidenta- voli» si fanno sul futuro delle Mis- della saga familiare di Grottole,
cattivi. Quanto al «miracolo», è una le.» sionarie della Carità fossero super- dove, «della grande storia
bugia, scrive Hitchens. Penso a Gandhi. Anche lui non cre- flue. Se il lavoro che lei e le suore giungono echi come in un
Eppure basta andare a Kaligath e il deva che i problemi dell’umanità fanno non è il «loro», ma il Suo, quel porcile». Della seconda,
«miracolo» è davanti agli occhi di potessero essere risolti da una rivo- lavoro certo continuerà. Perché qui partecipa il disagio nella lettura
tutti. Ogni mattina alle 7, una ven- luzione sociale, politica o scientifi- quel che più conta è credere. di «Mal di pietre»: «pagine
pornografiche», per raccontare
l’adulterio della nonnina.

Parola e parole
Se la vita dice «buongiorno», rispondere è un’emozione
di Gennaro Matino do che mi vada sempre tutto bene. I vento ti gonfia di senso, fino al giorno parole che sentiamo urgenti da passa- parola sia libera di correre, benché mai gioco per provare se stessi. È un’av-
giorni li conosco, ci sono i neri e i rosa in cui quello stesso vento spirerà altro- re ad altri. Somma di esperienze che si come nel nostro tempo nessuno sem- ventura che stimola, che provoca, che
Inizia oggi la rubrica e, per quel poco di esperienza di vita, ve, oltre, e tu ti lascerai acchiappare dal- comunica, la vita è parola che diventa bra voler imprigionare le parole, si ha indirizza. Il rischio è il fallimento. Ma
«Parola e parole» di abituato all’ascolto, mi arrangio a de- la Vita senza resisterle, libero di lasciarla carne. E quando Dio ha scelto di visi- la sensazione che il suono della voce, la sarebbe un fallimento sicuro non ten-
Gennaro Matino, sa- cifrare il bello e il brutto che mi accade libera di essere Vita che non muore. tare l’uomo, quando ha deciso che il potenza del verso non corrispondano tare e, presi dalla paura, far vincere il
cerdote e scrittore,au- intorno. Ma, a conti fatti, più vado a- «Buongiorno vita» potrebbe essere tempo era favorevole per costruire pon- alla verità del cuore. Troppe parole u- disimpegno, costretto da quel «così fan
tore di volumi come vanti e più mi convinco che esserci è un’ottima frase per iniziare una con- ti tra l’Eterno e il tempo, la Parola ha guali, scritte per tutti, costruite a tavo- tutti» a mettere il talento ricevuto sot-
«Angelo per un gior- meraviglioso, che partecipare al giro e versazione, un percorso di scambio a tracciato strade inimmaginabili alla lino per annullare il pensiero, così che to terra. Sarebbe un tradimento dell’u-
no» (Feltrinelli) e (as- salire sulla macchina della storia ne val- distanza, di gratuità gentile che passi mente umana. Parola e parole, un rac- la disumanizzazione, senza che ce ne manità se si scegliesse di tenersi solo
sieme a Erri De Luca) ga sempre la pena. La vita è una straor- attraverso le parole che rendono uomo conto di strada, uno scambio di per- rendiamo conto, passa attraverso la ti- per sé quello che si è ricevuto per con-
«Mestieri all’aria a- dinaria possibilità, un cantiere aperto gli uomini. Sì, perché senza parole non corsi. Forse un tentativo, un po’ pre- rannia della parola standardizzata. For- dividerlo con l’altro. Siamo somma di
perta» (Feltrinelli) e «Sottosopra» (Mon- di incontri e di scontri, di passeggiate saremmo quello che siamo, non sa- suntuoso, di raccontare in sole 3600 se Parola e parole è un tentativo, tra al- scambi e fare quattro chiacchiere per
dadori). La rubrica uscirà per un anno tranquille o affannose, di salite verso remmo storia, ognuno la sua, ognuno battute alla settimana l’emozione di es- tri più autorevoli, il più modesto ma raccontarci aiuta la vita ad essere più vi-
al martedì. l’alto e di scivolate verso il basso. Uno con il suo da raccontare. Le parole rian- serci, la gioia dell’appartenenza, il ri- sincero, di far volare con il mezzo anti- ta. «Buongiorno vita» è una bella frase
sguardo di conoscenza per scrutare nodano diversi e lanciano ponti capa- schio dell’avventura, la proclamazione co della scrittura la propria gioia della per un inizio, un bell’inizio per scam-
uongiorno vita!», ottima dentro e oltre, un ascolto di sorprese ci di lasciar passare eredità e speranze, della fede, lo sguardo appassionato sul- vita, per condividerla e poter ripetere ad biarsi parole. Io scriverò le mie e spero
«B frase per iniziare la gior-
nata. L’ho scritta sul mio
cellulare, così che mi appare sul display
per scoprirsi ogni volta, comunque e
irrimediabilmente, curioso. La vita ti
acchiappa, ti porta, ti culla, ti scuote, ti
passato e futuro. Le parole permettono
di conoscersi, aprono brecce nell’altro
e quelle dell’altro le nostre. Noi siamo
la giustizia, l’ascolto degli inascoltati.
C’è nostalgia di parole di vita, oggi, nel
cuore dell’umanità. Anche se appa-
altri, anche se andassi per valle tene-
brosa: «Buongiorno Vita!». Tentare non
significa riuscire, è un sogno aperto sul-
che, benché povere, sappiano provo-
care altre, diverse, lontane da me, fa-
vorevoli o contrarie, ma comunque ca-
ogni volta che l’accendo. Non mi illu- rivolta, ti respira dentro fino a che il parole che ci sono state consegnate e rentemente tutto lascia credere che la la possibilità futura, è un mettersi in paci di legare, di legarci.