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LA BASILICA DI SAN PIETRO a cura di Carlo Pietrangeli presentaz ione di Virgilio N
LA BASILICA DI SAN PIETRO a cura di Carlo Pietrangeli presentaz ione di Virgilio N
LA BASILICA DI SAN PIETRO
LA BASILICA DI
SAN PIETRO

a cura di Carlo Pietrangeli

presentaz ione di Virgilio N oe

NARDINI EDITORE

PIETRO: IL VICARIO DI CRISTO

DI SALVATORE GAROFALO

N ei confronti degli altri undid Apostoli, scelti personalmente da Cristo, Pietro occupa nei

quattro Vangeli un posto di assoluto privilegio, non soltanto per la maggiore frequenza del suo nome nella triplice forma Simone-Pietro-Cefa, ma per I'attenzione particolare che gli eriservata e la straor-

dinaria caratterizzazione del personaggio. Tra l'al- tro, in lui non si riscontrano qualita che avrebbero potuto far presagire un capo. In un certo senso, e una creazione di Cristo. Prima della sua avventura evangelica era un uomo qualunque: un pescatore galileo, che, nato a Betsaida presso la riva orientale del Iago di Tiberiade, dimorava nella vicina Cafar- nao, sull'opposta sponda. Nei giorni in cui, tra gli anni 27-28, Giovanni Battista, il profeta uscito dal deserto, metteva in agitazione la Palestina con l'an- nunzio della imminente manifestazione del Messia, Simone, con il fratello Andrea, e nella pianura di Gerico, al seguito del Precursore. Fu Andrea che lo presento a Gesu, il quale, appena l'ebbe davanti, lo fisso e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu ti chiamerai Kefa», che in aramaico significa «toccia», un appellativo diventato nome proprio, sconosciuto nella onomastica di quel tempo. Nella Bibbia il mutamento del nome indica una vocazione particolare e un nuovo destino. A questo riguardo, il caso di Simone e unico nei Vangeli. Simone-Pietro ritorno con Gesu in Galilea,

Miniatura bizantina con San Pietro e San Giovanni (Ca- dice Vat. Gr. 1208, Biblioteca Apostolica Vaticana).

dove, a Cana, fu testimone del primo miracolo di Cristo, il quale, stabilitosi a Cafarnao, fu spesso ospite della casa di Simone e gli guarl la suocera. Un giorno, dopo aver parlato alla folla dalla barca

di

Simone, gli ordino di prendere il largo e gettare

le

reti. L'Apostolo gli fece osservare che dopo una

notte infruttuosa era inutile ritentare, ma l'avrebbe fatto «Sulla parola» del Maestro. La pe- sca ebbe un esito prodigioso; Simone ne fu atter- rito e scongiuro Cristo di allontanarsi da lui pecca- tore, ma Gesu lo rassereno: «Non temere! D'ora innanzi sarai pescatore d'uomini». Fu il primo mi- racolo a misura di Pietro. Un mese di febhraio giunsero a Cafarnao gli esattori della tassa annuale che ogni israelita doveva

versare al tempio. Gesu ordino a Pietro di recarsi al Iago: nella bocca del primo pesce preso all'amo avrebbe trovato la moneta necessaria per pagare il tributo per se e per il Maestro. E il miracolo piu originale per sottolineare un rapporto singolare tra l'Apostolo e Cristo. 11 lago sara la scena di un altro prodigio, che implica direttamente Simone. Dopo aver sfamato con un miracolo la grande folla che lo seguiva, Gesu, costretto a rifugiarsi su una collina per sottrarsi all'intemperante entusiasmo dei beneficati, ordino agli Apostoli di raggiungerlo in barca. All'alba, mentre l'imbarcazione era in balla del vento contra- rio, Gesu ando incontro ai suoi camminando sull'ac- qua. Fu creduto un fantasma, foriero di sventura; quando si fece riconoscere, Pietro voile assicurar- sene, chiedendo di raggiungerlo sul Iago.

Su invito dcl Maestro scese dalla barca, ma la violenza del vento l'impaurl e comind

Su invito dcl Maestro scese dalla barca, ma la violenza del vento l'impaurl e comind o ad affon- dare. Gesu lo afferro per mano, rimproverandogli la

poca fede. Per due o tre anni e alcuni mesi Simone resto giorno e notte accanto a Gesu, attento ad ogni sua parola, gesto e miracolo, chiedendogli spesso spie- gazioni e precisazioni. In una memorabile giornata, il Maestro dichiaro a Cafarnao che la sua came e il suo sangue sarebbero stati il solo nutrimento per la vita eterna. La folla inorridl e lo abbandono . Si ritirarono anche molti discepoli e Gesu domando ai Dodici se avessero la stessa intenzione; Pietro ri- spose per tutti con la piu perfetta definizione dell'in- segnamento di Cristo: «Signore, da chi andremo! Tu hai parole di vita eterna». Gli eventi precipitavano e a Gesu premeva di preparare i suoi allo «scandalo » della Croce. Un giorno li condusse lontano dalle folle, nei boschi di Cesarea di Filippo, presso le sorgenti del Giordano. Prima voile ascoltare dagli Apostoli 1'opinione che

la gente s'era fatta di lui, poi insiste per conoscere

quella <lei suoi. I1 portavoce fu ancora una volta

Pietro: «Tu sei il Messia, i1 Figlio

Di rimando, Gesu gli disse che quella confessione di

fede gliel'aveva ispirata i1 Padre celeste, poi ag- giunse: «Ed io dico a te: tu sei Pietro e su questa pietra edifichero la mia Chiesa [ .]. A te daro le chiavi del regno <lei deli, e tutto cio che legherai sulla terra sara legato nei deli, e tutto do che scioglierai sulla terra sara sciolto nei deli». Subito dopo, comincio a parlare della sua tragica fine a

Gerusalemme e Pietro reagl con foga, cercando di distogliere Gesu da quei tristi pensieri, ma i1 Mae- stro gli rimprovero aspramente di ostacolare i dise- gni di Dio. Da quel momento ebbe inizio i1 dram-

ma di Pietro. Sei giorni dopo, testimone della gloria

di Cristo sul Tabor, tento goffamente di fermarlo sul

monte, per impedirgli di proseguire i1 cammino verso Gerusalemme.

del Dio vivente» .

Nella Citta Santa, durante l'ultima cena pa-

squale con Gesu, alla mensa della prima Eucari-

stia, Pietro

Maestro gli lavi i piedi in atteggiamento umilissimo, ma Gesu lo ammonisce che i1 rifiuto lo escludera dall'«aver parte» con lui, ed egli si offre di farsi lavare dalla testa ai piedi. Quando Gesu denunzia la presenza di un traditore fra i Dodici, vuol sapere con

e come un arco teso; non vuole che il

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,

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--

l'aiuto di Giovanni chi sia l'infame. E in allarme perche, con parole oscure, Gesu dice che sta per incamminarsi su una via dove per il momento i Dodid non potranno seguirlo, e protesta di voler stare con i1 Maestro, a costo di morire con lui . Per tutta risposta Gesu gli annunzia che il gallo non cantera prima che egli non l'abbia rinnegato tre volte. Tuttavia, gli promette di pregare per lui, affinche non venga meno la sua fede e, ravveduto, possa essere il sostegno della fede dei suoi fratelli. Dopo la cena pasquale, nell'alta notte, Pietro e testimone della straziante agonia di Cristo sotto gli ulivi del Getsemani, ma, sbigottito e oppresso dal sonno, non riesce a tenergli compagnia; soltanto al momento in cui Cristo sta per essere arrestato ha un gesto inconsulto: sfodera la spada, mail Maestro gli ferma la mano. Lo ritroviamo nel cortile del palazzo del Sommo Sacerdote, dove Gesu e condotto in catene; una serva pettegola lo riconosce come se- guace di Cristo ed egli, innervosito, giura e spergiura di non averlo mai conosciuto. Lo squillo improvviso del canto di un gallo gli ricorda la predizione del Maestro, il quale, trovandosi a passargli accanto in catene, lo trafigge con lungo, doloroso sguardo. Pietro fugge, piangendo lacrime amare. Ricompare due giorni dopo, la domenica della Risurrezione di Cristo . Le pie donne che si erano recate di primo mattino al sepolcro avvettono gli Apostoli di averlo trovato apetto e di aver saputo da due misteriosi personaggi in vesti sfolgoranti che il Maestro era risuscitato. Pietro, con Giovanni, corre al sepolcro e trovandovi soltanto i lini funebri, resta perplesso. Il Signore risotto gli riserva la sua prima apparizione. La stupenda avventura evangelica di Pietro si conclude in Galilea, dove il Signore ha dato appuntamento ai Dodici, nel segno di un'altra pesca miracolosa, segulta da un serrato colloquio, durante il quale Gesu gli chiede tre volte se lo ama davvero e piu degli altri. Dopo le reiterate e patetiche risposte affermative di Pietro, il Risotto gli affida le «sue» pecorelle e i «suoi » agnelli . Gesu che si era detto Buon Pastore perche aveva dato la vita per salvare il suo gregge, predice al Pastore suo Vicario un marti- rio che lascia intravedere una croce.

F. R usu ti, partico lare del m osaico delta f accia t a di Santa Maria Mag,g,iore a Ro ma ra fjigurante San Pietro.

F. R usu ti, partico lare del m osaico delta f accia t a di Santa
F. R usu ti, partico lare del m osaico delta f accia t a di Santa

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A sinistra: Donatello, particolarc con t'imm

Pi e tr o nella Sag r e s t ia V ecc hi a di San Loren agrn~~

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Sa n P ie tr o (oggi n e ll a N a ti o nal Gallery di L~:d~~~ante

I primordi della Chiesa fondata da Cristo Pietro, nel racconto deg)i Atti degli Apostoli ~u vedono in primo piano. E lui che decide la s~st~ tuzione dell'Ap?st~lo traditore. Cinquanta giorni dopo la morte d1 Cristo, quando lo Spirito Santo da lui promesso ai suoi irrompe con fragore di uragano nel Cenacolo dove sono raccolti gli Apostoli con Maria madre di Cristo e il nucleo iniziale della comunita cristiana, e Pietro che proclama per pri- mo il messaggio evangelico a una folla di pellegrini ebrei d'ogni nazione convenuti a Gerusalemme per la solennita di Pentecoste. II primo dei miracoli compiuti in quei giorni dagli Apostoli descritto in particolare e di Pietro ed e lui che due volte resiste alla violenza del Sinedrio, il quale, dopo aver con- dannato a morte Gesu, vuole ridurre al silenzio i suoi Apostoli. E Pietro che allontana le prime om- bre dalla comunita cristiana, smascherando l'ipocri- sia e la malizia di Anania e Saffira, che inquinano la purezza della carita evangelica. Nelle piazze di Ge- rusalemme vengono portati gli infermi anche dai dintorni, «affinche, quando Pietro passava, anche solo la sna ombra ·coprisse qualcuno di loro» e lo guansse. Dopo la lapidazione del diacono Stefano, primo marti re cristiano, Pietro si reca con Giovanni in Samaria, dove il diacono Filippo aveva predicato il Vangelo con grande successo. Si era fatto battez- zare anche un famoso mago, Simone, il quale, ve- dendo gli Apostoli conferire il dono dello Spirito Santo con l'imposizione delle mani, offrl del da- naro per comprare quel potere, ma incorse nello sdegno di Pietro. L'Apostolo visito poi le prime comunita cristiane del sud della Palestina. A Lidda guarl un paralitico, a Giaffa risuscito una grande benefattrice dei poveri. E significativo il fatto che, nel compiere questi miracoli, Pietro ripete parole e gesti di Gesu. Sara ancora Pietro a segnare un'ora sol~nne della prima Chiesa quando battezzera il centur1one romano Cornelio a Cesarea marittima. L'audace iniziativa, determinata peraltro da un esplic1to mter-

'

.

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-

Michelangelo, alfresco eseguito per ordine di Paolo III nella Cappella Paolina, in Vaticano, ralfigurante La Croci- /issione di San Pietro.

vento divino, gli attire le critiche di alcuni giu- deocristiani di Gerusalemme, che egli ridusse al- la ragione. Nell'anno 42, il re di Giudea Erode Agrippa I, dopo aver fatto morire di spada l'Apostolo Gia- como, fratello di Giovanni, per ingraziarsi gli ebrei getto in carcere Pietro, che, liberato da un angelo, «Si incammino verso un altro luogo». Una tradi- zione attestata nei secoli T.V-V lo fa venire a Roma, portando a venticinque anni, ovviamente non conti- nui, la durata dell'apostolato di Pietro nell'Urbe, cioe fino al suo martirio nell'anno 67. La storia di Pietro negli Atti si conclude con il suo intervento, verso l'anno 50, nel cosiddetto « Concilio» di Gerusalemme, dove fu decisa 1'esen- zione dei pagani convertiti al cristianesimo dall'os- servanza della Legge di Mose. Dopo questo tem- po, 1'Apostolo Paolo, nella Lettera ai Galati, menzio-

na un suo incontro con Pietro in Antiochia di Siria. Tra le ventuno lettere apostoliche del Nuovo Testamento se ne trovano due con il nome di Pie- tro. La prima, la piu importante, einviata da Babilo- nia, nome simbolico di Roma presso ebrei e cristiani del secolo I, ed e indirizzata a piccole comunitil cristiane non fondate da Pietro, disperse in dnque province dell'Asia Minore e afflitte da tribolazioni e contrarieta nell'ambiente in cui vivono. La lettera di Pietro e un modello di «lettera pastorale», con un denso riassunto della fede cr~­ stiana e degli imperativi morali che ne derivano. E anche la piu ricca ed esatta evocazione delle parole

di Cristo, chiamato per l'unica volta nel Nuovo

Testamento «Pastore massimo», che e la « pietra

viva» sulla quale i cristiani si sono costruiti in «edifi-

cio spirituale». Nella lettera ha particolare rilievo la

Passione di Cristo, della quale Pietro si dichia-

ra «testimone». E la dove, con la morte in croce, «eguaglio la passione di Cristo» (Tertulliano), egli rimane nei

secoli, irremovibile «roccia» sulla quale il Figlio

di Dio ha fondato per sempre la «SUa» Chiesa.

PHFES JSTJlNZE ARCHEO L GICHE:

LA NECRO P

E LA TOMBA DELL'APOSTOI O

IL CIRCO DJ CALIG

Ll VATICANA

LA. L'OB :LISCO

IJI PAOLO LIVl!RANI

L regione chc ncll ' antichita andava sotto i1 no- mc di Vaticano avcva originariamente un'csten-

sionc assai maggiore di qucJla che le si attribuisce oggi. Si trattava infatti di un vasto tcrritorio, !'ager Vaticanus, che comprendeva a sud le alture del-

a

l'odierno G ianicolo e risaliva lu.ngo la riva dest:ra del Tevere fino a fronteggiare la cittaclina di Fiden e

si trovava sulla ri va

opposta n.ell'area purtroppo attualmente coperta dall'omonima borgata romana. Le fonti antiche ces- sano di menzionare l'ager Vaticanus abbastanza pre- sto: a partire dalla seconda meta del II secolo d.C. si parla semplicemente di Vaticanum, usando il ter- m.inc per indicare un'area assai phi ristretta: tro- viamo attestato tale uso per la prima volta nella necropoli sotto alla basilica di San Pietro, neU'iscri- zionc del sepolcro di Popilius Heracla dove l'eclificio sepolcrale stcsso vien e d e finito co me posto ;., Vati- c(ano) . E evidente c h e chi leggeva questo testn n <J n pensava al vastissimo ager Vaticanus, pcrche alt. l- menti l'indicazione sarebbe stata priva di semo, ma a un'area abbastanza ristretta che pub essere'definita attraverso indicazioni lettcrarie di epoca successiva. La tomba dell'Apostolo Pietro infatti, a partire dal 200 circa, e concordemente posta in Vaticano da tutti gli autori. Cosl pure l'obelisco, che fino al 1586 sorgeva in un punto ancora oggi segnalato da una lapide nella pavimentazione di piazza dei Protomar-

(Plin ., Nat.

Hist. 3

53),

che

Particolare del mosaico delta volta del Mausoleo M degli Iulii ra/figurante Cristo in vesti apollinee.

tiri Romani accanto alla sagrestia di San Pietro, e definito in Vaticano sia dai cataloghi regionari dio- cfozianei, che da Ammiano Marcellino (17.4), sto- rico della fine de! IV secolo. Una notizia della prima meta de! V secolo (Ps.-Acro, in Hor., Epod. 9.25 ) pone inoltre in Vaticano il cosiddetto sepulcrum Scipionis, un monumento sepolcrale a piramide noto nel Medioevo anche come meta Romuli, che sorgeva fino al tempo di Alessandro VI, in un punto corrispondente oggi all'angolo tra via della Cond- liazione e via della Traspontina. I1 Vaticano della meclia e tarda eta imperiale si estendeva dunque sul colle che attualmente e compreso entro le mura vaticane e nell'area attraversata oggi da via della

Conciliazione. Inoltre e solo a partire dalla fine del

III secolo che si parla del Vaticano come di un

«monte», qualifica prima limitata solo a Palatino, Campidoglio, Esquilino, Celio e Aventino.

L'area vaticana era attraversata da due prind-

pali percorsi viarii: la via Trionfale e la via Cornelia.

In eta imperiale entrambe dovevano uscire dal ponte Neroniano, subito a valle di ponte Vittorio Emanuele II; la ricostruzione puntuale de! loro percorso none chiara in tutti i dettagli, tuttavia la via Trionfale doveva dirigersi verso la zona occupata attualmente da piazza San Pietro, saliva le alture

seguendo all'incirca la linea delle odierne via del Pellegrino e via Leone IV, si dirigeva verso Monte Mario con il percorso che porta ancora il nome antico e puntava infine su Veio. La Cornelia invece andava verso ovest passando forse a sud dell'area coperta dalla basilica dell'Apostolo.

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pmt' an ·h buonu pm-re dell'uren rom1 t-csu ncll'ot· tuale 'nu dcl 'fotia m . En trumbl i porrhl con Oui· ron hen presl'o nclle p.ropri 't~ imperiidi c info tt i propri nell'areo de.i ginrdi ni mut 'rni ' nligolll co- strul il suo cil'C'O. Ad esso ~uc · cssi\'unwntt· lavoro anche Neron t'h vi si set itnvo n ·Un C01'$C1 -:on 1\ qundrign che utilltx circo ' ginr<lini primn p r ospitare i senz:ntetto scampoti ol gt rndc in<'cndio di

R mtl poi come tel\tro dcllu fero -c p ' 1-sccuzion in

rui trovo la morte 11nche on Pictm (foe.,

1 .44.4-.5· 1.5. 9.2). Della ~truth.nudcl circo purtroppo onos inmo

fl~ poco: il resto piu evid nte e l' ob lisco spostnto du Sisto V nl centro di piazza on Pi tro. condo Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 36.74) sat-ebbe stnto eretto in Egitto dal faroone Amenemhet II (1929-

a.C.), ma la not.izin e irtn di difficolta e vn

considerntu con cautclo. Grnzie a uno studio dl Filippo Magi sappinmo pero che, nl di sotto dcl- l'iscrizione latina attualmente leggibile (ClL VI 882), si riconoscono i fori di fissaggio per le lettere di

bronzo di una dedica postn ad Augusto dal prefetto

A nn .

189.5

un 'estensione di circa m 500

lungo ii fionco sinlstl'o della bosilica, con un orienta-

mento quosi pomllelo a qucst'ultimn, condizionato cvidcntementc doll' ol'Ogrn6a c probabilmente dalla vio ornelio c r.ispettnto fedelmente anche dalla necropoli vaticnnn. Lo scovo delle fondazioni del-

pcro fomito an che degli importanti

1 mcntJ per stabilfre il tcrmine dell'utilizzazione

del circo, chc oppare gia fuori uso nella seconda metn dcl II sccolo d.C. Addossati e in parte sovrnp- posri nlle fondazioni dell'obelisco, infatti, sono stati messi in 1uce i resti di un edificio sepolcrnle ri salente a quest'epoca chc invadeva anche parte della pista. Sempre accanto all'obelisco, inolu·e, sono state viste per Iorgo trntto le fondozioni di un edificio circolare

di una u·entina di metri di diametro, coincidente

pressoppoco con l'area del cortiletto trn l'attuale sogrestia e la bas.ilica. L'lmponente suuttura, ben datnta in base ai bolli di mattone al principio del III secolo d.C., sbarrnva completamente la pista del circo che anzi in questo momenta risulta gia inter-

rnta di ch-ca tre metd. Dell'edificio circolare, utilizzato successiva- mente come fondazione per la cosiddetta rotonda di Snnt'Andrea (distiutta nel 1777), non e chiara la destinazione, ma la vecchia interpretazione come

dcostrn lre ii d rco per

l'obcllsco ha

mnusoleo sembra ancora preferibile alla recentis- sima proposta di vedervi il Phrygianum. Questo era un lu ogo di culto dedicato alla grande madre degli Dei, la frigia Cibcle, non localizzabile con preci- sione, ma menzionato nci cataloghi regionari e ci-

160 d .C. (CIL

XIII 1751). In questa epigrafe, come d'altronde in quella piu tarda di Kassel (CJL XIII 7281; 326

Vaticanum e impiegato come s.i-

nonimo di Phrygianum, in modo paragonabile a quanto succedeva per i templi dedicati nelle citta romane alla triade Giove-Giunone-Minerva, detti capitolia dal tempio che sorgeva a Roma sul Campi- doglio. Dal Phrygianum proviene un buon nume- ro di are iscritte da cui si ricava, tra I'altro, che i1 santuario sopravvisse alcuni anni alla costruzione, nelle sue immediate vicinanze, della basilica dedi- cata all'Apostolo Pietro e che conobbe un'effimera rinascita sotto l'usurpatore pagano Magnenzio. L'interpretazione dell'edificio circolare come mausoleo d'altronde non stupisce: che in quest'area esistessero vaste aree di necropoli e cosa nota da sempre: gia le fonti letterarie ci parlano per questa zona di sepokri demoliti da Heliogabalo (SHA, Heliog. 23.l) o della tomba del cavallo favorito di Lucio Vero (SHA, Verus 6) ed e noto a tutti nelle immediate vicinanze il monumentale mausoleo del- l'imperatore Adriano, oggi Castel Sant'Angelo. Nu- clei minori di sepolcri erano venuti alla Iuce in piu riprese: edifici sepolcrali e sarcofagi erano stati visti in occasione di lavori nell'area di piazza San Pietro, a partire dalla costruzione dei colonnati berniniani.

tato gi a in un'iscdzione di Lione del

d .C. ), il termine

Un edificio sepolcrale ben conservato fu rinvenuto anche durante la costruzione dell'aula delle udienze Paolo VI. All'interno della Citta del Vaticano edifici dello stesso tipo sono venuti alla luce negli anni Trenta in occasione della costruzione del Palazzo dell'Annona e i resti di altri due sono ancora visibili in viale dello Sport, nei pressi della Fontana della Galera. Trail 1956 e il 1958, inoltre, fu scavata una vasta area di necropoli visitabile tuttora al di sotto dell'Autoparco Vaticano. Qui le tombe si dispon- gono su1 ripido pendio argilloso del colle con un allineamento all'incirca parallelo a quello che, po- co piu a valle, doveva essere ii percorso della via Trionfale. Si tratta di «colombari», cioe piccoli edi- fici che ospitavano internamente cinerari alloggiati in nicchiette nelle pareti, tanto da assomigliare ap-

punto a una colombaia, ma negli stessi edifici sono spesso presenti anche fosse per inumazioni, il rito funerario praticato da una minoranza nel I secolo

d .C. , ma destinate nel corso del seguente a diventare

assolutamente prevalente, conservandosi fino ai no- stri giorni. Frequentissime anche le deposizioni nella nuda terra: incinerazioni accolte in anfore o semplici fosse coperte da tegole disposte di taglio «a cappuccina», sepolture povere che con il passare del

tempo occuparono ogni ritaglio di terreno disponi- bile. Le piu antiche deposizioni risalgono alla meta

circa del I secolo d .C.: si possono ricordare il recinto

a cielo apetto con due file di nicchie per le incinera- zioni lungo le pared, rinvenuto nella parte piu bassa dello scavo e, tra le stele, quella posta da Nunnius, servo guardaboschi di Nerone, con i ritratti della

moglie Ma e del figlio.

L' edificio piu tardo, invece,

risalente al III secolo d.C., equello che si trova nella

parte piu elevata del pendio, nel cui pavimento sono ricavate numerose fosse che ospitavano inumazioni su piani sovrapposti, secondo un sistema frequente nella tarda antichita. L'area di necropoli piu famosa etuttavia quella scavata sotto la navata centrale della basilica di San Pietro. Anche in questo caso le tombe erano dispo- ste su di un pendio oggi completamente cancellato dalle grandi opere di terrazzamento intraprese da Costantino per la costruzione della basilica e dai successivi interri che, nella zona alla sinistra di San Pietro raggiungono i 10-12 metri di spessore. Per la parte finora scavata la necropoli si articola

in una doppia fila di edifici sepokrali allineati se-

condo un orientamento parallelo a quello del Circo

di Caligola e leggermente divergente da quello suc-

cessivo della chiesa soprastante. I mausolei hanno tutti l'accesso sul lato meridionale, verso il circo dunque; i piu antichi, risalenti al II secolo d.C. con forte presenza di cremazioni, sono quelli della fila settentrionale, mentre quelli della fila meridionale, dove prevale il rito inumatorio, scendono al III secolo e ai primi anni del IV. I vari edifici vengono convenzionalmente distinti con lettere dell'alfa- beto: si segnalano in particolare il Mausoleo A, di cui e visibile solo la fronte, che aveva incassata al di sopra della porta l'iscrizione gia citata con le volonta del defunto Caius Popilius Heracla, che da disposi-

zioni di essere sepolto «in Vaticano presso il circo»; ii Mausoleo C, di Lucius Tullius Zethus, decorato di

::,,. a e di un pavimento in mosaico binnco e nero; i: \ h usoleo E, della famiglia degli Aelii, con un uttn.-sco raffigurante due pavoni affrontati ai lati di un cesto di fiori e di frutta ; il Mausoleo F dei Cae- tennii e dei Tullii, arricchito di stucchi e pitture parietali, tra le quali spicca la scena della nascita di Venere, che emerge dal mare, nella nicchia di fondo. Notevolissimo e il Mausoleo H , della famiglia dei Valerii, le cui pareti sono decorate a stucco con erme

e rilievi: nelle nicchie appare una serie di divinita

in cui aspetti orientali sono assimilati a quelli del-

la tradizione classica: si riconoscono infatti Apollo-

Arpocrate, Minerva, !side-Selene, ma sono presenti

anche Satiri e Menadi e personificazioni come Tellus

e Oceanus, inoltre alla sinistra della figura di Apol-

lo-Arpocrate era un'iscrizione di grande interesse menzionante I'Apostolo Pietro accompagnata dallo schizzo di due teste in cui si sono voluti riconoscere Cristo e di nuovo Pietro. Purtroppo l'esposizione all'aria e alla luce ha ormai fatto svanire ogni traccia. ll Mausoleo I e pavimentato con un bel mosaico bianco e nero raffigurante la scena di Plutone che rapisce Proserpina su una quadriga preceduta da Mercurio; particolarmente interessante e il Mauso- leo M degli lulii, intravisto gia durante lavori di fondazione nel 1574 e riscoperto nei moderni scavi. Nato verosimilmente come edificio destinato alla sepoltura di pagani, fu in seguito decorato nella parte superiore delle pareti e sulla volta con un mosaico a soggetto cristiano, pur risentendo di ico- nografie classiche: una vite lussureggiante estende per ogni dove i suoi tralci avvolgendo i riquadri figurati, sulla parete di fondo si riconosce un pesca- tore, su quella orientale Giona gettato in mare, sull'occidentale rimane parte di un Buon Pastore e sulla volta campeggia, in un ottagono in pa1te dan- neggiato, un Cristo in vesti apollinee coronato di raggi su una quadriga solare. Va ricordato anche il piccolo Mausoleo T, detto di Trebellen a Flaccilla, in quanto nell'edificio fu rinvenuta l'urnetta con le sue ceneri (caso pressoche isolato in quest'epoca) conte- nente anche una moneta costantiniana databile tra ii 317 e il 318 d.C. Si tratta dunque p~obabilmente dell'ultima persona deposta nella necropoli. n punto focale pero di tutta l'area e senza dub- bio il cosiddetto «Campo P», in corrispondenza dell'altare papale, al di sotto del baldacchino bron- zeo del Bernini. Si tratta di un'area scoperta di circa

m 4 per , occuputo solo du quolche tombo a fossn

un muro, det-

to «nmro i-osso > dnl colore del suo intonnco, al

cui centro e nddossnto una sorta di monumento a edicola costitu.ito da due nkchie sovrapposte e di- vise do unn lastra di travertino sorretta da due colonne. Tale stnittu.ra ha sulla destra un breve tratto di muro di modesta altezza (il cosiddetto « muro g») , perpendicolare al muro rosso. Questo piccolo e modesto complesso riveste un'importanza eccezionale e ha dato origine a un'accesissima discussione ea una enorme mole di contributi scientifici, di cui le righe che seguono non possono che essere solo una sintesi estrema molto semplificata.

del I secolo d. C., chiusa sul fondo da

II complesso del muro rosso e dell'edicola anti- stante e databile, grazie ad alcuni mattoni bollati, verso ii 150-160: tale datazione, unita alla sun posi- zione al di sotto dell'altar maggiore, permette di identificarlo con il cosiddetto «trofeo di Gaio». Questa identificazione si basa su un passo dello storico Eusebio (Hist. Eccl. 2.25.7), che cita un <lotto cristiano di nome Gaio, vissuto attorno al

200. Quest'ultimo contrappone polemicamente alla

tomba dell'Apostolo (o del diacono) Filippo a Iera- poli in Frigia, vantata da un suo antagonista espo- nente della setta eretica dei Montanisti, i «trofei» (in

greco tr6paia) degli Apostoli Pietro e Paolo posti rispettivamente in Vaticano e sulla via Ostiense. Il monumento in questione, secondo Gaio, era dunque posto sul luogo della sepoltura di Pietro a ricordare il u-ionfo da lui riportato col suo martirio. n problema piu grave e pero di valutare se la tradi- zione di Gaio sia corretta, se cioe realmente sotto al trofeo esistessero le ossa dell'Apostolo. In effetti

sotto al trofeo, al di sotto di una lastra marmorea messa come protezione del luogo, si rinvenne una situazione archeologica molto complessa, ma la dif- ficolta principale e costituita dal fatto che mancano sia resti umani, sia una struttura facilmente ricono- scibile come tomba a fossa, se si eccettua una sorta di cavita a nicchia nella fondazione del muro rosso, che

e stata interpretata come originata da un qualcosa

che era stato messo a proteggere appunto una tomba

a fossa durante l'erezione del muro rosso. Ossa

umane invece, con tracce di un panno purpureo intessuto d'oro, furono rinvenute in un loculo rica- vato nel piu tardo «muro g». A questi elementi si

ng 1~1nn gc m o lt r e una sc r Jc <.11 g1· o t11 t.t 1n c 1,; 1 a uJ rnuro

rosso, uno d e i quali, in grcco, secondo ht pt' OJX1ff ta

ddl a G um· du cci , ondr c bb c intc~rato P<itr / o I I t!ni

d oe «Pietro c qui ».

A part'irc do questi clernenti la nota stud ioaa bu

proposto un'intcrpi·ctazione del le strutture c una

ricostruzionc dclla storia del scpolcro tno lto at·

traentc e che ha indubbiamcntc numetosl clcmcnti

a suo fovore,

anchc sc atto rno ad essa

non

si

l:

raggiunta l'unanimita dcgU stud josi, Jn quanto csi-

stono akune difficolta non complcta mentc risolte, non ultima t>intcrprctazione stcssa del famoso graf- fito . In si ntcs i la dcostruzione c la scguc ntc : 1'Apo- stolo Pietro, crocifisso durantc la pcrsecuzionc di Nerone ncl vkino circo, fu cffottivamentc sepolto in una fossa, monumentaliizata circa un secolo dopo con la cosuuzione de! trofeo. Le sue ossa sarcbbero state ricsumate all'cpoca di Costantino (sconvol· gendo dunque la fossa originaria) e dcposte nel loculo del «muro g», inglobato quindi nel monu- mento che Costantino stesso costrul attorno al tro- feo prima di edificare la basilica. Pur conservando una certa prudenza, in quanto non sembra possibile, almeno all'attuale stato della ricerca, artivare alla certezza assoluta di aver riconosduto le ossa di Pietro, talc ricostruzione sc1nbra in effetti verosi- mile e probabile, ed equella che meglio giustifka la tradizione cristiana che coerentementc, a pattire da Gaio, pone la sepoltura dell'Apostolo nel punto corrispondente oggi al baldacchino bcrniniano.

IL COMPLESSO CULTUALE VATICANO

DALLA FONDAZIONE

'

COSTAl\ml\lJANA AI LAVORI ESEGUffi FINO AL PONTWICATO

DI GREGORIO MAGNO (ANNO 604)

m M ARGHERIT.Ji. CEcCHELU

A l tempo del pontificato di Silvestro (314-335) e per desiderio dell'imperatore Costantino fu

promossa la costruzione dell'imponente complesso martiriale, con il quale si voleva degnamente ono- rare e celebrare l'umilissima sepoltura dell'Apostolo Pietro. L'avvenimento ha testimonianze inconfuta- bili in ispecie nel Liber Pontificalis romano (I, pagg.

176 seg.) e nel testo, che ci estato tramandato, delle epigrafi musive dell'abside e dell 'arco trionfale del- l'antico San Pietro. La data di inizio dei !avo ri e controversa, ma si pone generalmente tra i1 .319 e il

324 . Si discute altresl sul lasso di tempo che

occorse

per completare la costruzione della basilica, che pen'>, nelle sue parti essenziali, doveva, gia prima della morte dell'imperatore (3 37), essere stata edi fi-

cata. Comunque, si voglia o no mettere in relazione l'interruzione dei sacrifici nel tempio &igio di Cibele della collina vaticana, negli anni compresi tra il 319

il 350, con i disagi causati d all'espletamento del

progetto relative all'edificazione della Fabbrica pe-

trina, al tempo del pontefice Liberio (352-366), come e sempre attestato nel Liber Pontificalis (I, pag. 208), l'operazione puo considerarsi compiuta. Non prima del 324 per<'> Costantino dot<'> la nuova fondazione di un cospicuo numero di rendite, tra le quali territori «per Orientem», che egli non poteva aver acquisito altro che posteriormente alla

e

Mosaico con testa di San Pietro: proviene, molto probabil- mente, da uno dei contesti pittorici del tempo di Leone I (440-460; San Pietro).

definitiva sconfitta di Llcinio del settembre 324. Cosl pure, prima della morte della madre Elena (fine del 329), egli dovette commissiooare la gran croce d'oro di centocinquanta hbbre, simile a quella che fu donata aoche alla basilica di San Paolo, che recava inciso il suo oome unitamente a quello dell'imperatrice e che fece pane del son- tuoso arredo liturgico della basilica vaticana. Un'impresa edilizia come quella del Vaticano non avrebbe potuto pero essere assolutamente di- sgiunta dall'intervento imperiale. Per ottemperarvi si trattava di obliterare una pane notevole del sepol- creto della collina che ospitava la tomba dell'Apo- stolo, nella quale erano compresi numerosi e son- tuosi mausolei, unitamente alla rete stradale al servi- zio della zona cemeteriale ed anche , forse , soppri- mere, o far deviare, un tratto della via Cornelia. Infatti, dope la costruzione dells basilica, nel segna- lare l'ubicazione del «Martyrium» petrino, le fonti fanno riferimento alla sua afferenza all'«Aurelia Nova» e non alla Cornelia.

11 progetto costantiniano non fu , per altro , di

facile attuazione. Per arrivare a comprendere il sito della tomba dell'Apostolo nell'ambito del presbite- rio dell'edificio di culto occorreva, innanzi tutto, ovviare ai notevoli dislivelli della collina vaticana lungo gli assi est-ovest e sud-nord, piuttosto rilevanti nell' area obbligata per la costruzione, ed operare considerevoli tagli di terreno in ispecie nella zona

nord. Fu quindi creata una vastissima piattaforma lunga circa m 240 per oltre m 90 di larghezza e su questa fu elevata, lungo l'asse est-ovest, una chiesa a

39

Cassetta eburnea proveniente dal villaggio di Samagher, presso Pola. It contesto iconografico semb.r~ totalmente

Cassetta eburnea proveniente dal villaggio di Samagher, presso Pola. It contesto iconografico semb.r~ totalmente ispirato all'antica decorazione delta ~aszlzca Vattcana (secoli IV-\!; Venezia, Museo A.•,cheologzco) .

cinque navate, monoabsidata, corredata di transetto sporgente e preceduta da avancorpi monumentali, in accordo con la grandiosita dell'edificio di culto. A questo si accedeva da una piazza («campus») me- diante un'ampia gradinata. Di tale imponente testimonianza di culto marti- riale non rimangono oggi che scarsissime vestigia; alcune di esse sono ancora ispezionabili, altre, non piu visibili, ci sono state testimoniate, non molti

non piu visibili, ci sono state testimoniate, non molti 40 anni or sono, in occasione dei

40

anni or sono, in occasione dei primi scavi nell'area della Confessione petrina effettuati trail 1939 e il 1950, poi proseguiti trail 1953 e il 1957. Delle poche strutture murarie residue dell'originario edi- ficio costantiniano delle quali si e a conoscenza, la maggior parte interessa I'area delle fondamenta della basilica lungo i suoi assi longitudinali, ma anche la zona del transetto e dell'abside. I muri di fondazione delle navate non sono purtroppo piu ispezionabili nel settore nord. Sappiamo comunque che essi furono costruiti quasi tutti in opera laterizia e listata di fattura abbastanza accurata. Gli strati di malta, piuttosto alti, sono allisciati in forma concava con la cazzuola, secondo la tecnica delle murature paleocristiane. Gli spessori sono notevoli: da circa

-

m 2 nd oltre i m 2,50, riscontrnbili in ispecie nel

settore sud. E chiaro che queste sUutture flll'ono opportunamente formulate in relazione a soluzioni diverse, imposte soprattutto dal notevole dislivello

del terreno tra il settore sud e quello nord, piu sopra segnalato, e per cio occorse anche creare dei tena- pieni di controspinta, laddove l'altezza notevole della fondazione lo richiedeva. Comunque esistono

al riguardo problemi aperti, allo stato attuale delle

conoscenze, non risolvibili. Altri muri poi vennero costruiti in fondazione soprattutto per rafforzare la zona del riempimento sotto la grande piattaforma, senza una specifica funzione portante. A questo proposito merita inte-

resse la larga suuttura, in opera incerta, che collega

le fondamenta, sotto I'arco ufonfale della basilica,

molto simile a quelle che si riscontrano invece, in numero preponderante, al Laterano, dove pero la situazione di partenza per l'erezione della basilica si presentava notevolmente diversa. Era meno ardua

di quella del Vaticano e favoriva la scelta di solu-

zioni di questo tipo. Si trattava pero di fonda zioni facili e svelte da realizzarsi, ma sostanzialmente, anche se imponenti, non alu·ettanto valide e por- tanti come quelle adottate in San Pietro. I muri di sostmzione dell'abside e della zona del transetto risultano anch'essi di rilevanti propor- zioni: dagli oltre m 2 ai circa m 2,50 di la rghezza, compresi quelli delle esedre delle ali del transetto stesso, e sono rivestiti quasi tutti in mattoni. Non larghi tratti di essi sono ispezionabili ed una certa debolezza nello spessore delle stmtturc <lel settore sud del transetto, che dovrebbero essere srate espo-

ste a maggiori sollecitazioni per lo scoscendimento

del terreno, risulta inspiegabile. Modestissimi sono i resti delle murature in al-

zato. Essi riguardano il muro nord della nave cen- trale e la zona dell'abside e del transetto. Hanno il rivestimento in mattoni e presentano, a volte, tracce

di intonacatura. Nel braccio ovest del transetto si

riscontra anche la presenza di un rivestimento in «signinum», da porsi probabilmente in relazione al problema delle acque dilavanti la collina vaticana, oppure connesso all'ubicazione del battistero che, come vedremo, potrebbe essere stato allestito pro- prio in questa zona. La parete interna dell'abside, nonostante il rivestimento gregoriano relativo all'in- serimento della nuova Confessione della fine del

all'in- serimento della nuova Confessione della fine del secolo VI, fu co n t roll atn,

secolo VI, fu co n t roll atn, in occasio nc d cgli scavi degli anni Quaranta. Ha circa m 3 di altezza, uno

ed una co rtina i n mat:to ni filari di rn atto ni e cinquc

letti di malta intermedi, di circa cm 30, coercnte co n quanto si riscontra negli analoghi esempl ari tar- doantichi. In particolnre, nelle ali nord e sud del transetto e nell'esedra nord si trovano chiare tracce

di aperture; a sud la situazione originaria deve pcro

essere stata alterata dall'inserimento delle stmttm e

di comunicazione con la rotonda onoriana di cui

tratteremo in seguito. Fino alla ricostluzione rinascimentale il com-

plesso costantiniano si era conservato si puo dil'e quasi integralmente, nonostante gli arricchimenti e

le nuove articolazioni dello spazio che in esso erano

stati creati. Per questo la documentazione letteraria che concerne il monumento e oltremodo impor- tante, plll' se non pochi dubbi sorgono spesso per distinguere la situazione odginaria dalle evoluzioni successive. Il Liber Pontificalis, le epigrafi, perdute

ma tramandateci, costituiscono in pratica per noi la serie piu antica di notizie al riguardo. Tra le descri- zioni della basilica una indiretta e sommaria, ma interessantissima e molto antica, ci e stata tra- mandata in una epistola di Paolino di Nola (397), dove viene ricordato l'oceanico banchetto funebre che il senatore Pammachio offrl nel 396 per onorare

la moglie Paolina. Esso si svolse proprio nell'area

dell'edificio va ticano,.invadendone tutte le parti che

sono opportunamente menzionate, compresa la zona dell'atrio. Abbiamo poi le scarne notizie di Gregorio di Tours (secolo VI). Ma la testimonianza al riguardo di Pie tro Mallio del secolo XII e sicura- mente la piu antica. Purtroppo, come l'altra del secolo XV di Maffeo Vegio, eopera precipuamente celebrativa dell'antichita, dell'importanza del com- plesso petrino e delle reliquie e memorie che esso conserva e non accoglie, con scopo programmatico, descrizioni di questo nei suoi particolari di pianta o

di alzati. Fino alla meta circa del Cinquecento,

ovvero fino alla documentazione offertaci dal Panvi- nio e dall'Ugonio e poi in ispecie dell'Alfarano e dal

Grimaldi, non abbiamo altro che notizie sparse, pur

se di qualche innegabile utilita. Soprattutto la de-

scrizione dell'Alfarano interessa per la sua preci- sione anche se, in parte, dato 1'avanzato stato di de - molizione della basilica, essa risulta opera di archi-

spessore di circa m 1,70 dal modulo, pe r cinque

41

VII/

I 1• d11111111111f111.l1111

Wftll u' h · 1111~(llattl't'11Jl·

1'11111111w 11IJ, 1

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d ll11 111rw 1 ( 11lt11t1ltJI, 111 ·~~i iii cvi,Jc t1%latN l rap·

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mJ ov •!i t da trn 1n11m ncl 1 '3 8 , prog e tt ato <l a /\nw ·

11lo d a Sa np,allo ii

d 1wiu l111 · 11talc; l fof1i ddla <l · moli%ionc dcJ

a h:.tlliH a, d1 'ltVVC lll .1 ' f' •r waJi ~

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; 1uvanc, corn in u

ad c8JsU: r c ca

(uwl.loHar • (!no al J608, og11la fino agli intcrvcnti dt l Mad ·rno. Comuntjuc, nonw tantc uggct.tivi,

p r cdu i 1: 1111111 • ro i d a ti a l ri14mml o,

i 11 mi Hu ra;1, ioni, chc ad un rn odcrno

ahna tan%a ac'-urate, aJcuni aspct.ti ddla

b 1 il ica amica non cmc:ruono prccimtmentc e W t lO

ri 11lrn

ritA:ontro so n o

ctipr~ i an c h e

fruuo <lJ congc:uurc, pur sc, ncl i;uo insicmc, la

<l + •rmim1~ionc <l c Wcd i{ic i o o r iginari o ri JJ u lta co m -

J J · ta c w d di 11fa cc n tc.

ft ipt'Ofmrrcmo ora la deiK:ri:donc particolareg·

costa ndniana soprattutto in base

a ll c ri 11u l tan;r,c deg li u ltimi s t.udL Co m · abb i a m o gi~ dctto i1 «Marty rium » origj - narfo ebb· con tutta pr<Jbabilita, fin dall'inh:io, Jmponc:nti avancorpi prospide nti la pia;1,;1,a (<,-cam -

pu '" o cortina), a que ta raccordati mcdfante una wadinata, La forma quadriporticata dcffatrio non

f!embra clfflCrc t!tata qucfla primiti va, come vcdrcmo

in scguito. E11ro dovett.e comportare all'inizlo sol- ta n to iJ portico occide n t.alt:, contiguo aUa facda ta. Probabilment.e quena area era lastri cata di marmo, con aJcune parti, pi u basse, in mosaico bianco, forse p crtin ·nti isoltanto allo gpia;1,w ccntralc «su.b d ivo».

pot~, an c h e origi naria -

La fr o ntc ddJ'atrio inv ecc

mcnt.e, CBsere provvista di un.a scrie di corpi d'ln- grcsso prospidcnti la gradinata verso la piazza, come ris ulta gill dallc notizi e desunte da Paolino di

No la. uanto alla grad inata,

ramentc mcno elcvata dei trentadnque scalini se- gna lati da1J ' A1£arano . Qu indi la gran piazza innanzi

al complesro petrino aveva almeno w bito un abbas- itamento di quota. H fatt.o comport6 una variazione nci rapporti tra gli clcmenti che contrassegnavano la primitiva sistcmazionc dd santuario e ne alteto il

giata ddla basilica

sappiamo che fu sku ·

42

MUJ ~~w «~-w~afiw.1,, che era tkurnmente

ttatf1 f''ed~pmto ror1 8<1mma cura (~i legga a questo

Jn'<jf)<~iw l'lt14:'iw ri~rda:nte la ~:isu

~ione

de J.la

lmilka pavJina ndl'cditto dd tre imperatori~che ne

ln<ll5"-"fO la ~tnr.ti.oo.caJJa fine dd secolo IV). IJ

na~~. atrorigine, era profom.lo ohre i m 12 e

lungo quanw tutta la faaiata (circa m 64 ). Al centro dcUo piazw dell'atrio, m di una piattafonna, era un <<"Cantharu~:1.1, cu i poi fu ronne:ssalacelebre«pinea»,

cvJX.-rt.o da on baldacchino bronzeo wtretto cf.a otto

roktn ne. Lt facciata dclla basilica rivelava la mag- glore altta:a deJla navata centrale rispetto alle nava- telk, oopc.'l'te da un tctro ad unico spiovente su ambo i Jati. Aveva d nque porte di ingresso, delle quali tre immettcvano nella navata centrale e, quasi sirura- mcnte, almt."110 sci finestre, in due ordini di tre (!1oculo net timpano e aggiunta post.eriore basso medk.-vale), Anche la decorazione relariva al- l'«ornaggio dci ventiquattro vegliardi dell'Apoca- lisse;,, riprodotta altresi nel codice farfense del se- co lo XI, conservato ad Eton College in Inghilterra, non i.: furse 1'originaria, ma, come d.iremo, sara il portato del secoJo V. Cinque navate articolavano il corpo longitudi- nale dell'ed.ificio, lungo oltre i m 90 e largo olrre i

m 63, concluso cl.a un transetto, definito ai due lari cl.a esedre e largo anch'esso piu di m 90. La nave mcdiana, alta circa m 32,50 e larga circa m 23,50, •;ra 11eparata d.alle ·navatelle inteme cl.a venridue ro.onne lla posizione di alcune delle quali e stata .,, ,,_he rece ntemente rico ntrollata), sorreggenti

un alta trabeazione di materiali di spoglio, che cor- rcva anche sul muro intemo di facciata. Undici finestre per parte, non corrispondenti dunque al numero degli intercolumni, forse per non indebolire troppo I'alto muro sopra le colonne, illum.inavano la zona. Le doppie navatelle laterali (alte circa m 18 Je internee circa m 14,80 le esterne), erano tra di loro separate cl.a intercolumni ad archi e quelle estreme dovcvano anch'esse ricevere luce cl.a undici finestre.

11 transetto, s porgente d.ai muri estremi longitudi-

nali dell'edificio e assai piu basso della navata cen- trale, era separato cl.al corpo centrale della basilica da un alto arco trionfale, in corrispondenza della nave mecliana, e da due colonne, sorreggenti una

trabeazione, d.alle navate laterali. Altre due colonne segnavano, a nord e a sud, 1'accesso alle esedre. n numero di sedici, per il finestrato del transetto,

Ri cos tru zio n c d cllu ::01111 de / Prcshit<'riu :rt'go ri 1110 <·o n lo

dc'llc co·

spacnlo d cl /11 cripta mul~rc c / 11 sis1t·11111z io11c

lonne tortiii cost 111ti11i,111c sollo /11 tr,i/w,1ziu111· (/im· de/

secolo \11-inizio dcl \Ill).

qu llo dcll'atrio j ii soffiuo era quasi sicuramcnte co me lo vidc Prudcnzio: a lacunar.i dorati.

11 fulcrn, come si c g ia detto, di tutta la costru-

zionc imperialc era costituito dalla sistcmazionc

dclla romba vcncrata ncll'arca dcl prcsbitcrio. E

 

n

10 chc un'immagine di talc assctto ci sia stata

dichiarato dall' Alfarano, sembrn t ropp o ell vato. mn

co

nsc rvata amavc rso la figuraz ione deUa celebre

il problema non e risolvibile, anche perch <.! 111'11 si conosce se l'interferenza sul lat o sud-ovcs1 di una torre di servizio possa essere s tal a compr~ sa n ·I piano dell'edificio originario e aver disa rt ico lato h.:

cassctta eburnca di Pola (seconda meta dcl sccolo IV-prima meta dcl V) e che tutte le l'icostl'Uzioni della situazione ol'iginaria nc abbiano tenuto gran conto, unitamcntc poi ai dati monumentali emer-

concordanze nel piano dcll'illuminazione ddla nave transversa . L'abside della basilica prcndeva luce, forse gia in base al progetto costantiniano, <la cinque finestre, anche se meno ampie di quelle de! rcsto dell'edificio, analogamente a quanto si puo dedune per quella de! Laterano e poi per l'altra di Santa Maria Maggiore. Essa era larga ed alta come la navata centrale e 1'arco trionfale. Tracee di pavimen- tazione in lastre di marmo bianco potrebbero aver accomunato il lastricato dell'interno dell'edificio a

si negli scavi dcgli anni Quaranta (pur sc l'imma-

gine pote anchc esscre viziata dagli esiti di una visione prolcptica conncssa alla resa prospettica tardoantica).

L'edicola, cbe contrassegnava la sistemazione prccostantiniana del sepolcro di San Pietro, (cfr. capitolo precedente) venne percio a coincidcre con

la corda dell'abside; il «tropaion» risulto interrato

di circa cm 40 ed emergente dal pavimento del presbitedo per circa 2,70 con parte delle due nicehie

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Maarten van Heemskerck, disegno raffigurante ii Transetto costantiniano, ii «tegurium» del Bramante e la crocicra del nuovo edificio di culto, ripresi dall'esedra nord (1532-1536 ca.; Stoccolma, Museo Nazion ale).

sovrapposte che lo componevano (cfr. capitolo pre- cedente). II muro in cui quest'ultimo era stato rica- vato venne eliminato a nord e a sud, ma non i muretti di secolo III ad esso normali e paralleli all'impianto della lastra di travertino, sostenuta da colonnette e posta a conclusione della nicchia infe- riore. Ricordo, ma si legga il capitolo precedente, che tre nicchie sovrapposte contraddistinguevano I'assetto del monumento sepolcrale di Pietro: la prima coincideva con la sua tomba terragna, e Co- stantino la fece ricoprire con una lastra marmorea, la seconda e la terza erano quelle emergenti dal piano

44

di campagna, alle quali ci stiamo riferendo. Cosl

definita, !'area della tomba dell'Apostolo fu inclusa

in un rivestimento marmoreo, munito di doppia

porta, e inserita in una piattaforma circondata da transenne e coperta da un'edicola, illuminata da un prezioso lampadario rotondo e sostenuta da quattro colonnette vitinee. Queste erano raccordate, nella parte posteriore, mediante un architrave da cui pen- devano cortine, a due altri elementi analoghi, posti agli attacchi dell'abside. Le tracce delle impronte di queste colonnette sono state rinvenute durante gli scavi degli anni Quaranta. Del resto gli stessi fusti originali ancora esistono reimpiegati nelle edicole di Sant'Andrea, della Veronica e di Sant'Elena, che sono inserite nei pilastri della crociera della odiema basilica. Cosl pure parte dell'edicola (corrispon- dente alla seconda nicchia), econservata entro l'am- bito della «nicchia dei Palli» sotto la Confessione e

Anonimo del secolo X I, facciata delta Basilica Costanti- niana da un Codice provenien te da Fa r/ a. L a decorazione dovrebbe corrispondere al tema delta rommittenza costan- tiniana (Windsor, Eton College).

si possono ancora osservare frammenti della origina-

ria piattaforma di recinzione del monumento. Sulla

collocazione dell'altare, almeno fino agli interventi gregoriani, non si hanno certezze; pote essere siste- mato anche davanti alla zona della memoria. Certo e che Gregorio Magno (590-604), proseguendo forse

l'opera del suo predecessore Pelagio, modifico l'as- setto costantiniano perche il sacerdote potesse cele- brare proprio sulla tomba dell'Apostolo. Per questo la zona presbiteriale venne rialzata di circa m 1,45,

avanzata di piu di circa m 1 oltre la corda absidale e

di m 4 ai lati di questa, a partire dalle contigue

terminazioni del transetto. Su tale clevata ed artico-

lata piattaforma, adorna sulfa fronte dalle colon- nette vitinee, collegate da plutei e da un epistilio, reimpiego della precedente sistemazione, pote es- sere collocato l'altare, che incluse e sostitul la parte alta dell'assetto costantiniano. Una «fenestella con- fessionis», posta al centro, sulla fronte del presbite-

rio sopraelevato, permetteva il riferimento diretto

alla tomba venerata, sulla cui lastra di rivestimento venne praticato, forse in tale occasione, un pozzetto,

da porsi in relazione col cerimoniale inerente le

reliquie «ex contactu». Sotto tutta l'area confessio- nale fu pero ricavata una cripta, con accesso dalle ali

del transetto, alta poco piu di m 2 e larga circa

m 1,60, che, con la sua pianta semianulare, avvol- geva dall'interno, come un'ampia intercapedine,

tutto il perimetro absidale ed era raccordata, con

un corridoio lungo il raggio mediano dell'abside, al

luogo della tomba dell'Apostolo, permettendone cosl una piu prossima venerazione da parte dei fedeli. Pochissime tracce rimangono di questa siste- mazione che ci e maggiormente nota dalle fonti letterarie. Per altro le cripte di pianta semianulare,

sull'esempio di quella di San Pietro, vennero ripro- poste in numerose basiliche romane, prima fra tutte

e forse tipologicamente la piu vicina alla nostra

quella del «Martyrium» di San Pancrazio sull'Au- relia «Vetus» opera del pontefice Onorio (625-638), oggi ancora integralmente conservata. Della primitiva decorazione della basilica vati- cana si conosce ben poco. Dato il profluvio e la ricchezza di materiali che vi vennero impiegati, a cominciare dall'architrave e dalle splendide colonne che, pur costituendo materiali di spoglio, furono accuratamente selezionati (tanto che i due fusti di raro africano all'ingresso della navata centrale erano considerati una vera meraviglia) e le ricche suppel- lettili di dotazione cui abbiamo accennato, l'orna- mentazione dell'edificio dovette essere adeguata. Per altro sappiamo solo sicuramente che la decora- zione dell'abside della basilica era costituita da un rivestimento a foglia d'oro, senza figurazione alcuna

(« ex auro trimita»), a quanto si legge nel Liber Pontificalis. Probabilmente c'erano anche pareti ri- coperte da «opus sectile», almeno nelle navatelle, come sappiamo da fonti rinascimentali, ed anche la fronte della basilica doveva aver avuto una qualche ornamentazione, per quanto risulterebbe da un in-

45

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fronte fons in e clesia s.rti petri[ .]. C io non toglie

che la testimonianza del codice farfense eposteriore agli interventi, sulla decorazione della facdata, di Gregorio IV (827-8 44 ). L'abside della chiesa fu in seguito probabil- mente ornata con una scena di« Traditio Legis», che anch 'essa sarebbe piu opportuno assegnare agli anni del pontificato leoniano che ad un intervento di papa Liberia, tematicamente relato alla reazione antiariana seguita alla morte dell'imperatore Co-

III ,

pur essendo in qualche modo legato alla precedente rappresentazione, non sembra affatto potem e essere considerato un restauro, come akuno ha sostenuto. Agli interventi leoniani pou·ebbe piuttosto essere assegnata la splendida testa di Pietro, ma non quella di Paolo, che risulta montaggio moderno, gia con- servata nelle Grotte Vaticane. Peril resto si puo solo aggiungere che, in seguito a riflessioni espresse in un moderno studio della summenzionata cassettina eburnea di Pola, si tende a considerare tutta la

decorazione del cofanetto legata esclusivamente alle tematiche presenti nel programma omamentale della basilica vaticana e non anche a quelle della chiesa episcopale lateranense, come era stato prece- dentemente sostenuto, opinione questa non piu universalmente accolta nei recenti contributi. Tra gli annessi del complesso petrino del Vati- cano merita una menzione particolare quello batti- steriale. Secondo l'Alfarano la sede deputata all'am- ministrazione del Battesimo era ubicata nell'esedra dell'ala nord del transetto, non possiamo sapere pero se essa corrispose alla primitiva collocazione e i

stan z o II. TI mosaico succ ess ivo di Inno ce n z o

46

sa ntu ari o

lare. Quasi tutti i ponte fici, prima

lavori di Gregorio Magno neJl'area d ella Confes- sion e vaticana, si adoperarono ad accrescere la ma- gnificenza dell'edificio di culto petrino. Tra questi in particolare papa Simplicio (468-483) promosse, se dobbiamo prestar fede al contenuto di akune iscri zio ni, il comple tame nto del porticato d ell'atrio, dove successivamente fecero inte1venti, tra gli altri, anche papa Dono (secolo VII) e papa Adriano I

dclla citta di Roma, una fondazione simi-

clegli importanti

(secolo VIII) . Molte opere sono attribuite al pontifi- cato di Simmaco (498-514) . Egli riassetta nuova- mente l'atrio, lo adorna di mosaici e lo abbellisce con marmi, cosl come la basilica. Inoltre si occupa

pure di costmire 11 pr es so ospi z i per i poveri e due episcopi al lato destro e sinistro sempre dell'atria. La piazza antistante il complesso vaticano e anch'essa ornata da una fontana. A simiglianza poi degli ora- tori presso il battistero lateranense, Simmaco allesti- sce trc sacelli nelle vicinanze dell'ambiente battesi- mal e di San Pietro, dedicati a San Giovanni Battista,

a San G iovanni Evangelista ed alla Santa Croce.

Questi importanti lavori potrebbero anche porsi in relazione all' esilio cui questo pontefice fu sottopo- sto in seguito agli esiti dello scisma laurenziano ed al fatto che egli stabill di sistemarsi con il suo seguito al Vaticano, essendogli preclusa la sede lateranense. Di

quest'ultima infatti furono riproposte, per sua ini- ziativa, la residenza episcopale (da considerarsi il primo nucleo <lei palazzi pontifici presso San Pietro)

e gli annessi battisteriali. Simmaco si preoccupo altresl di dedicare il mau- soleo rotondo posto sul lato sinistro della basilica vaticana, all'Apostolo Andrea, rendendolo piu age- volmente accessibile per mezzo di una gradinata ed arricchendolo con un cantaro o fontana. Esistevano infatti al suo tempo tre importanti

T Alfarano, pianta del complesso de!!a Basilica Costanti- niana (1550-1570).

mausolei in relazione al «Martyrium» petrino. Si trattava, almeno per due di questi, di fondazioni imperiali o di personaggi strettamente legati alla famiglia dei sovrani. Sepolcro imperiale infatti era da considerarsi la rotonda, posta in collegamento con 1'ala sinistra del transetto della basilica, pokhe era stata co- struita, intorno agli anni 400, per accogliere le spoglie di Maria e Termanzia, rispettivamente prima e seconda moglie di Onorio e poi anche quelle di Onorio medesimo . Piu tardi 1'edificio diventera la chiesa di Santa Petronilla e sara affidata ai re franchi. L'altro mauso-

leo, dalla pianta longitudinale di un piccolo edificio di culto a tre navate e monoabsidato, era stato costruito perla celebre famiglia degli Anici, probabil- mente sullo scorcio del 400, anch'essa strettamente imparentata con la «gens» imperiale. Era situato proprio dietro 1'abside delia basilica vaticana, nella poslZ!one in cui e anche riprodotto nella pianta dell'Alfarano. Entrambi questi mausolei rivelarono, durante le ricognizioni rinascimentali, ampie attesta- zioni inerenti i personaggi cui erano appartenuti. Famosa ela descrizione del ricco corredo sepol- crale dell'imperatrice Maria, cosl come 1'altra rela- tiva al sontuoso allestimento del mausoleo degli Anici, del quale residua ancora uno splendido sarco- fago ed il cui materiale epigrafico ne dichiarava la precisa afferenza. Il mausoleo rotondo, dedicato da Simmaco a Sant'Andrea, era invece stato fino ad oggi conside- rato un edificio tardoantico, precedente alla costru- zione della basilica petrina. Esso, che fu poi trasfor- mato in sagrestia e, con tale funzione, rimase in piedi fino al secolo xvnr, si trovava poco oltre il luogo ove primitivamente sorgeva 1'obelisco vaticano, sul lato sinistro dell'edificio di culto e non molto disco- sto dalla rotonda imperiale di Onorio, con la quale venne anche, in un secondo momento, posto in relazione. Recentissimi studi hanno distinto nella storia di questo edificio due fasi costruttive, una precedente, connessa col Frigiano, il tempio dedi- cato a Cibele sul Vaticano, l'altra relativa all'im- pianto de! mausoleo predisposto per accogliere le spoglie dell'imperatore Teodosio, padre di Onorio. Le prove riguardanti questa doppia interpretazione del pur enigmatico monumento non risultano pero convincenti, anche se simili ipotesi potrebbero risol- vere, con la definitiva collocazione topografica de! santuario di Cibele, almeno uno fra i punti oscuri relativi alla ubicazione di alcune costruzioni del- l'area vaticana. Solo un secolo dopo la sua costruzione il com- plesso vaticano fu corredato da un primo servizio monastico. Esso si deve ad un intervento de! gia ricordato papa Leone I che si occupo di istituirlo, come e attestato nel Liber Pontificalis. La nuova fondazione fu, probabilmente fin dall'inizio, intito- lata ai Santi Giovanni e Paolo, martiri la cui tomba era venerata, entro le mura di Roma, nell'area della loro presunta dimora celimontana. Si tratto altresl

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zione di un monastero fe mminile che finl poi, 11 l prosieguo del tempo, con l'ospitare w1a comunitfi maschile. Dell'edificio che vi corrispose rimane oggi, alle spalle dell'odierna abside di San Pieu·o, la chiesa di Santo Stefano detto degli Abissini, che conserva alcune parti antiche dieu·o l'abside sette- centesca. Un terzo monastero, di cui si conosce l'esistenza fin dal tempo di papa Agatone, nel 680,

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«verum non satis inter Scriptores convenit de primo eiusdem Simulacri auctore»: scritte dal Cancelli eri
«verum non satis inter Scriptores convenit de primo eiusdem Simulacri auctore»: scritte dal Cancelli eri

«verum non satis inter Scriptores convenit de primo eiusdem Simulacri auctore»: scritte dal Cancelli eri nel 1786, queste parole bene dipingono tuttora la storia critica della statua bronzea di' San Pietro sussistente nella basilica vaticana all'inizio della navata centrale. Non solo il nome ma anche la cronologia del suo «primus auctor» costituiscono di fatto una vexata quaestio le cui piu antiche battute risalgono certamente assai piu indietro del XVII secolo (quando il Torrigio ne da atto, confutando una tesi che la voleva quattrocentesca) e che tuttora non sembra giunta a soluzione, malgrado i non pochi dati di fatto, di natura archivistica, stilistica,

di secoli se non addirittura la fuga senza ritorno in traiettorie di pura fantasia. 11 primo punto fermo - accertato di recente dalla Refice - efornito dagli Inventari del Capitolo di San Pietro che non cominciano a registrare la presenza della statua se non a partire dall'anno 1454 (A. Cap. S. P.; Refice) . II secondo - da sempre noto - riguarda la ragione per cui la statua arrivo solo allora in basilica. Solo allora venne infatti raso al suolo il luogo - sino a quel momento fatto segno della massima devo- zione - in cui essa in precedenza si trovava, nelle immediate vicinanze di San Pietro in Vaticano:

tecnica e piu ampiamente storica, chiadti e definiti da generazioni di ricerche specifiche. Va peraltro detto che essi da ti abbisognano an- zitutto di essere correttamente conosciuti e tenuti presenti nel loro complesso, il che non sempre avviene, in un quadro disciplinare tnttora inficiato, anche nei casi di piu rigoroso effettivo rigore scienti- fico - di cui solo si vuole qui tenere conto - da eccessi di esasperazione specialistica. E inoltre non

l'oratorio di San Martino cosiddetto «ad Sanctum Petrum», «post Petrum» o «ad £errata» perche subito retrostante 1'abside della basilica costanti- niana e addirittura prospiciente la «Confessio Sancti Petri » (a quanto pare mediante apposite «fenestel- lae» praticate nella doppia grata ferrea che recin- geva quest'ultima: donde il suddetto epiteto di «ad £errata») (Cancellieri). La data della distruzione dell'oratorio di San

hanno comunque ancora chiarito in modo soddisfa-

Martino e documentata senza possibilita alcuna

di

cente la questione chiave gia esattamente indivi- duata dal Cancellieri: la cronologia e il nome del «pdmus auctor» della statua. Su di essa possediamo

dubbio dalla stessa fonte che accerta la presenza in esso della statua bronzea di San Pietro e la vita religiosa che, per questa e molte altre ragioni, fer-

tuttavia oggi nozioni e dati precisi che non elecito

veva sino a quel momenta attorno all'edificio. Si

ignorare, pena il ritorno a posizioni critiche vecchie

tratta del Libel/us de Antiqua S. Petri Basilica in

La statua bronzea di San Pietro collocata all'ultimo pi/astro di destra delta navata centrale delta basilica.

Vaticano scritto nel 1457 «a Maphaeo Vegio eiu- sdem Basilicae canonico». A pagina 80 il Vegio

afferma: « [

cae (Vaticanae)

]

ad sinistram pattern ingressus Basili- ] invenimus locum quo nullus

57

Pl\.'pinqui r ,1lrnri majori (Basilicne) ubi situm erat

che nel 1280 ad opera di Nicolo III (Baronio, XXII)

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nost rfom (, . M 1rtini) in quo habitabat tertia

- doveva essere in ogni caso ottimale nella prima

 

rYi ntium bas.ilicnm [

]

cuius orato-

meta del XV secolo, quando venne «restaurato e

rium

] mt me summae apud omnes devotionis

ornato» dal cardinale Giovanni de Broniaco Viva-

 

pos.itu erat in eo imago aenea

riense (m. 1426), vescovo di Ostia e vicecancellario

~ m.:-ti

tri

.

della basilica vaticana sotto Benedetto XIII e Mar-

A quest punt non dobbiamo lasciarci sfuggire

tino V (Ughelli; Cancellieri).

la

fnis essenz.iale del rncconto

del Vegio:

« [

]

Non ha pertanto valore - in questo senso - la

pnul ant hnec temp rn egli precisa «vidimus

non presenza dell'oratorio di San Martino nel Cata-

mt rium cum aliquibus adjunctis domunculis,

logo trecentesco delle Chiese di Roma cosiddetto

nun 'omnia ( u d non sine dolore magno scribimus

«di Torino» (Papencourt; Armellini; Falco), ad-

]) funditus disiecta sunt

] (et ) imago S. Petri

dotta nel 1914 dal Cerrati a presunta prova dell'es-

postm dum trnnsportata ad alium oratorium san-

sere San Martino, all'epoca del Vegio, «gia rovinato

t

rum Process.i et Martiniani»: un altare quest'ul-

e anzi distrutto da molto tempo» (ed. Alfarano, pag.

ti mo situato nella basilica vaticana che da quel

3 7, n . 3). A parte infatti l'intrinseca labilita di simile

m

memo assunse il doppio titolo di « Altare S. Petri

argomento e silentio - a fronte della su citata copiosa

de

bronzo sive S.S. Processi et Martiniani» (Torri-

evidenza documentaria in contrario - e inoltre ben

gi

) conservandolo in seguito anche dopo che la

possibile che nel Catalogo trecentesco di Torino San

statun muto luogo, all'interno della basilica, me- diante due successivi spostamenti. In de£nitiva nel 1457 il Vegio dichiara di aver dsto di persona sia l'oratorio di San Martino funzio- nante e contenente la statua di San Pietro sia - subito dopo <1 paulo post haec tempora» - il tutto

Martino «ad ferrata» non figuri anche in quanto «collegiata» adibita all'abitazione dei Canonici «servientium Basilicam» (Vegio; Cancellieri) come tale connessa in modo affatto particolare e per cosl dire privato alla basilica vaticana, citata di fatto in esso Catalogo con la specificazione «habet canoni-

raso al suolo inopinatamente da un giorno all'altro, come attesta - con la freschezza di una cronaca vissuta personalmente «in diretta» - l'inciso: «quod non sine dolore magno scribimus». La testimonianza del Vegio e stata esattamente

cos XX:X: benefitiatos XXXIII et clericos chori XX» (cfr. ed. Armellini, pag. 56). E certo inoltre che San Martino - che tutte le fond in nostro possesso concordemente affermano sede d'origine della statua bronzea di San Pietro -

\ alutata in tutta la sua qualita di inconfutabile docu- mento storico de v isu e correttamente riferit a d a tutta la piu seria successiva letteratura sulla basilica (a partire dal Panvinio che nel 1562 afferma: «Hu-

3V<::va tutti i titoli per esserlo. Alie gia viste prove :"n:·n:tc. ir questo senso, dalle quanta mai significa- 1:, : \nUocazione, caratteristiche e denominazioni deli'edificio, si aggiunga - se non altro - il suo essere

ius

monasterii (Sancti Martini) oratorium cum ali-

luogo delegate alla celebrazione non solo delle

quibus adjunctis domunculis Maffeus Vegius se vi- disse scribit, paulo post funditus disiectum ») ed e in

Ordinazioni dei presbiteri ma anche delle Consacra- zioni dei cardinali, una cerimonia durante la quale i

ogni caso convalidata e confermata - oltre che dalla perfetta coincidenza con gli Inventari vaticani (Re- fice) - anche da almeno altri due dati documentari altrettanto precisi: 1) la demolizione di San Martino fu decisa e messa in atto da Nicolo V e dunque tra il 1447 e il 1455 (Kehr, I, pag. 145); 2) lo stato di conservazione e manutenzione dell'edificio - certa-

nuovi porporati «osculantur pedem Pontificis (qui sedet in sella sua) et suscipiantur pacem et sic con- summatur Consecratio illorum» (Cancellieri): e non e chi non veda come cio sembri suggestivamente coincidere con l'essere oggi i piedi della nostra statua lisi al di la di quanto comporti l'uso tradizio- nale del tocco dei pellegrini e visitatori della basilica

mente gia esistente nell'VIII secolo (De Rossi; L. P.,

(Refice). Si aggiunga inoltre che San Martino «ad

II,

pag. 422, n. 137) e successivamente restaurato

Petrum» - celebrate, lungo il corso praticamente di

almeno due se non tre volte, nel IX secolo sotto Leone IV (L. P. , CV, c. 108), nel 1276 sotto Gio-

tutto il Medioevo, quale «insigne monasterium» (Panvinio), «oratorium quod magnum erat ad caput

v~ nni XXT ( 1 ?7f

-1

?77) P infinp nrnh~hilm Pn tP ~n-

R~dlir~ "''' fH P rr~ l~rn) min1m nr~ P rP tPric"' « nrin-

ceps et caput ceterorum quae Basilicam circumda- bant» (Cancellieri), nonche sede secolare di una scuola ove i <<nobiles adulescentes» romani veni- vano formati «veluti ex insigni quadam pietatis atque eruditionis palestra» uscendone «illustres viri [tra cui si conta Leone IV] qui Ecclesiae Romani alumni vocabantur» (Cancellieri) - era tradizional- mente denominata «a vulgo» (Vegio) «confessio B. Petri ac viventis ejus habitaculum» o anche «Habi- tatio Petri» (Hercalaro). Non puo dunque darsi, in

definitiva, sede - oltre che documentata - anche piu atta e per cosl dire legittima in cui ritrovare allogata

la statua bronzea di San Pietro sino aborigine: in una

data, peraltro, che resta tuttora sub judice.

Di fatto, il quadro storico su indicato vale bensl

ad automaticamente eliminare l'antica ipotesi rina-

sdmentale cosl come l'evidenza stilistica elimina di

per se quella altomedievale (talora sostenuta in rapporto, per lo piu, alla figura di Leone IV)

(Huelsen). Restano peraltro possibili sia l'ipotesi di un'origine tardoantica (non estendibile piu in su del

IV secolo, malgrado talora si sia pensato anche al II)

(Wittig) sia quella di un'esecuzione in eta gotica, non oltre comunque gli inizi del XV secolo, data la testimonianza del Vegio. Veniamo alla prima. Data per certa dalle fonti nonche - su basi essenzialmente storiche, stilistiche

e iconografiche - da tutta la letteratura critica piu

antica, sino al Didron (1863 ), essa continua anche in seguito a trovare convinti assertori (Grisar; Le- clercq; Cecchelli; Guarducci, 1988) rinvigoriti, a partire dagli anni Quaranta del nostro secolo, dal ritrovamento di due foto di una statuetta - scom- parsa e non altrimenti nota ma a quanto pare trovata verso il 1910/1911 a Charsadda (Pakistanj tRow- land) - raffigurante San Pietro seduto e benedi- cente secondo una iconografia in linea di massima analoga a quella del bronzo vaticano: con tunica e pallio da antico «filosofo», testa nuda con capiglia- tura ricciuta come la corta barba, viso largo e squa- drato, calzati di sandali i piedi nudi di cui il destro sporto in avanti, la mano destra alzata e la sinistra stretta al petto e munita di doppia chiave. Chi ritenne l'originale di Charsadda databile tra il V e il VII secolo (Rowland; Cecchelli; Bussagli) ne de-

dusse la necessita di una datazione ancora piu alta della statua bronzea vaticana, ritenuta il prototipo da cui l'esemplare ritrovato a Charsadda derive-

rebbe come esempio di tutta una massicda riprodu-

carattere devo zionale.

Restando in ogni caso la data della statuetta di Charsadda necessariamente sub judice - sino all'au- spicabile ritrovamento dell'originale - non manco chi suppose l'esistenza di un prototipo perduto da cui deriverebbero sia la statua vaticana sia quella di Charsadda (Salmi). Ed e questa una ipotesi degna del massimo interesse dato che una copiosa docu- mentazione attesta l'esistenza ab antiquo, presso la basilica vaticana, di diverse statue di San Pietro, di diverse dimensioni e materiale. Basti qui ricordare la statua d'oro raffigurante San Pietro che si vuole donata nel 771 da Adriano I (772-795) nonche l'altra, pure aurea, che il Piazza afferma donata nell'869 ad Adriano II dal «re d'Inghilterra, della misura e grandezza dell'istesso Pontefice, che rap- presentava S. Pietro, come scrive nella sua Epistola» (Effemeride Vaticana, pag. 637) o ancora le «tres ymagines S.cti Petri de argento et una ymago S.cti Petri deaurata parva» registrate nel pill antico In- ventario del Capitolo di San Pietro (fol. I ) nonche le tre «deauratae» registrate nel secondo Inventario, risalente agli anni 1454-1455 (fol. 27 v) e ancora nel terzo, del 1489 (fol. 51) (Refice); e inoltre in particolare le «duae pares statuae aereae [sic] divi Petri» che il Fauno (ed. 1549, pag. 125) ricorda presenti entrambe nella basilica, «quarum alteram nonnulli volunt Jovis capitulini fuisse»: tradizione quest'ultima antichissima, rapportata di preferenza, ma non unicamente, a Leone Magno (Leclercq). Dopo la su indicata ipotesi del Didron - che penso al XIII secolo - la prima autorevole atte- stazione in favore del basso Medioevo risale al Wickhoff che propose una data alla fine del XIII secolo e un ambito arnolfiano in seguito variamente ribaditi e puntualizzati - o viceversa respinti - su base cosl stilistica (Venturi, 1907; Munoz; Toesca; Keller; Francovich, Salmi; Romanini, 1969; Poe- schke; Wundram; Dixon) come tecnica, in questo caso fondandosi sull'analisi del bronzo eseguita nel 1960 dal Bearzi (Salmi; Bearzi), i cui risultati, favo- revoli appunto a una datazione tardoduecentesca, sono stati di recente ribaditi a sostegno di un'attribu- zione al Rosso «padellaio», autore documentato di bronzi umbri del tardo Duecento (Gramaccini). Va detto che l'ipotesi tardoduecentesca e in particolare arnolfiana, anziche contraddetta, e raf-

zione in serie e diffusione di

59

tardoduecentesca e in particolare arnolfiana, anziche contraddetta, e raf- zione in serie e diffusione di 59

forzata dalla presenza nel bronzo vaticano di ele-

di

oltre ad e~sere ad evidenza un inserto a posteriori,

San Pietro mediante l'aggiunta di una testa - che,

mano atteggiata in gesto di benedizione.

li

van Paolo Pasta scultore deila R.(everend)a Fabbri-

comprovano eseguiti nel 1752/1753 da «Gio-

arnolfiana, piu o meno di bottega (Venturi; Toesca;

·

verse, «secche strutture tese allo scatto del gesto»

rnenti c moduli iconogra£ici e stilistici tardoantichi, dato ii ben noto e ampiamente documentato uso di rnodelli «dall'antico», non solo in genere consueto nella scultura europea pertinente al cosiddetto «classicisrno duecentesco», (Hamann Mc Lean; Sa-

ripete una tipica iconografia dell'Apostolo diffusa ab antiquo in occidente (Leclercq; Bussagli) - e inoltre sia della mano sinistra, che stringe al petto le due chiavi tradizionali, sia del braccio destro con la

uerlaender; Seidel, 1975) ma anche in particolare nell'opera di Arnolfo (Gnudi; Salmi; Romanini, 1987; Di Fronzo). In quest'ultima sono anzi rintrac- ciabili puntualmente le stesse formule di desunzione

In quanto a questi ultimi - dopo le notizie relative a tardi restauri ritrovate nel 1925 dal Ca- scioli - la Carloni pubblico nel 1980 documenti che

genericamente «antica» presenti nel bronzo vati-

cano: a partire dai riccioli cosiddetti «a lumaca» della capigliatura e della barba che ritornano presso- che identici in celebri autografi arnolfiani, daila Madonna De Braye di Orvieto, al Giovanni dolente di Berlino, gia sulla facciata di Santa Maria del Fiore (Salmi; Seidel, 1973; Romanini, 1983), al cosid- detto «Paralitico» della Fontana di Perugia (Roma- nini, 1983; 1987; Di Fronzo). Va de tto cio nonostante che 1'attribuzione arnol- fiana richiede oggi, alla luce <lei piu recenti punti di arrivo degli studi specifici, nuove analisi dirette a riscontrare 1'esistenza nel bron zo della lavorazione secondo «criterio di visibilita» che sappiamo oggi propria e caratteristica di tutta 1' opera autografa di

ca» a restauro della «statua a sedere l'antica di marmo rappresentante S. Pietro in atto di dare la benedizione collocata nelle sacre Grotte vaticane» (A.F.S.P.; cfr. Carloni, 1980, pag. 57). In quanto invece alla testa, I'epoca e l'autore in cui essa venne di fatto eseguita costituiscono un ben diverso problema. Giudicata piu volte generica- mente tardoduecentesca (Grisar; Salmi, 1960), le indiscutibili analogie iconografiche e stilistiche con opere autografe di Arnolfo (in particolare il San Pietro del dborio di San Paolo e il Giuseppe di Santa Maria Maggiore) (Romanini, 1969) la fecero insistentemente ritenere opera piu propriamente

Arnolfo (Romanini, 1983; 1987; 1989; Pomarid, 1987). Inoltre - sino al ritrovamento di una piu precisa prova in contrario - la quanto mai folta serie di fonti attestanti 1'esistenza di una statua bronzea di San Pietro presente e venerata ab antiquo in San Martino «ad £errata», militando a favore dell'ipotesi tardoantica, continua a impedire - anche quando si sia favorevoli all'attribuzione arnolfiana - di anno- verare comunque il bronzo vaticano tra le opere certe di Arnolfo (Romanini, 1969; 1983).

Francovich; Romanini; Poeschke; Dixon): ipotesi confortata anche dal gia visto uso, da parte di Ar- nolfo, di modelli antichi.

Tra essi il nostro «filosofo» romano trasformato in San Pie tro bene si allinea specie per il caratteri- stico paludamento, ad evidenza uno dei possibili prototipi da cui Arnolfo dedusse il suo proprio panneggio classicheggiante, «stringendone» peral- tro «la molle ampiezza» nelle sue proprie ben di-

In definitiva, uno <lei piu validi argomenti a sostegno di una ipotesi - in genere - tardoduecen- tesca resta oggi la gia accennata presenza docu- mentata ab antiquo, presso la basilica, di numerose «ymagines» dell'Apostolo, in bronzo, in oro, in ar- gento e argento «deaurato»: e inoltre in marmo.

(Romanini, 1969, pag. 189, n. 260). Perun certo periodo il problema sembro risolto dal ritrovamento di documenti, pubblicati dalla Carloni, comprovanti che tra il 25 marzo e il 15

Di

quest'ultimo materiale, appunto, el'unica - oltre

luglio 1565 lo scultore e antiquario Niccolo de Longhi lavoro per la Fabbrica di San Pietro «a

la

statua bronzea - che & tali «ymagines» appare

oggi superstite, conservata nelle Grotte Vaticane. Sino almeno dal XVII secolo - a partire se non altro dal Dionigi - essa estata esattamente ricono- sciuta per quello che e, una statua romana acefala raffigurante un «filosofo», trasformata in immagine

raconciare la statua di sanpietro che stava in borgo vecchio riportato in sanpietro» (A.F.S.P.; Carloni). Parve infatti a tutta prima ovvio che il «sanpietro» rimaneggiato nel 1565 dovesse identificarsi con la statua conservata nelle Grotte (Carloni; Romanini, 1980; 1983; Guarducci, 1987).

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Riproduzione dal Dionigi (J 77 J) dctla statut1 111armom1 di San Pietro oggi nctle C

Riproduzione dal Dionigi (J 77J) dctla statut1 111armom1 di San Pietro oggi nctle C rollc Vaticane.

Tuttavia una piu attenta disamina dei docume nti relativi alla statua «raconciata» dal de Longhi e di altri documenti dell'A1·chivio della Fabbdca di San

Pietro - questi ultimi per loro conto espJici tamente e dunque indiscutibilmente reJativi alla statua oggi

nelle Grotte - nonch e

grafiche e fotografiche che di essa illustrano la storia

porta a escludere che quella ch c N icco lo de Longhi «raconcio» nel 1565 possa essere la statua delle Grotte. Quest'ultima infatti - a partfrc almeno dal- 1'Alfarano e quindi dal Grimaldi e dal Torrigio - viene dichiarata proveniente dalla facciata esrema della basilica ove una tradizione costante la afferma allogata ab antiquo: basti qui ricordarc la tcstimo- nianza (Dionigi) relativa a Pio II (1458-1464), il quale vide sulla facdata di San Pietro una statua dell'Apostolo che - in accordo con le piu antiche fonti su citate - espressamente il Dionigi identifica con quella delle Grotte. In ogni caso in esse Grotte il nostro «filosofo» romano trasformato in San Pietro si trova sino dallo smantellamento della facciata, nel 1605/ 1606, rice-

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sino ad oggi.

Al contmrio la :.Latua "t·aconciata» dal de Lon · ghi , no n solo vcnnc da costui trovata « in borgo vechio» (rapprcsenrnnclo, si noti, gla prima dcl non megHo prccisato « raco nciamento» un «Sanpie tt·o » ) (doc. 23 ma1·zo 1565 ; Carlo ni, 1980, pag . 54) ma in o ltre a «raco ncia mento» avvenuto venne « posta

in opern» non gia in facciata ma all'in tcrno

basilica c precisamentc « ncl N icchio a mano cha nell a cappclla chc si nomina del Re» (doc.

A F. S.P.; C arlo ni, 1980, pag. 5 .5).

In seguito la sappiamo inoltre spostata, ne l Sei- cento - non gia nelle Grotte - ma in un pl'imo tempo

« a' piedi della Sea.la rcgia vccchia» c quindi « dentro

il Cordle tra la Chiesa di S.P(ietr)o e Palazzo Vati-

cano che e pieno di tutti i legnami piu cattivi delle Case d e mo lite», cortile dove «La statua di marmo di S. Pietto che stava a' picdi della Scala regia vecchia» e registrnta 1'11 e il 15 gennaio 1667 (A.F.S.P.;

Ca rlo ni , 1980, pag. 56). In definitiva, tutto concorre a dimostrare che la statua «raconciata» dal de Longhi l! da annovcrare tra le numerose «ymagines» dell'Apostolo gia esi- srenti in San Pietro in Vaticano e oggi andate per- dute, non essendo in ogni caso lecito - per quanto sin qui ne sappiamo - identificarla con la statua marmorea oggi conservata nelle G rotte,

c d i fotro sino o l. 19' 0 quondo,

ve nnc co ll o cata nclla

della

man-

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N el corso d el secolo V, con tutta probabilita al tempo di papa Leone I (440-461), le pared

della navata centrale della basilica di San Pietro furono decorate da un vasto ciclo affrescato raffigu- rante Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento; esso sopravvisse fino al 1608, quando fu distrutto nel corso dei lavori di ampliamento previsti dal progetto di Carlo Maderno. II ciclo, di cui non ci egiunto alcun frammento, e parzialmente noto, nei suoi aspetti iconografici e compositivi generali, grazie agli acquarelli eseguiti, poco prima della sua completa dist1uzione, da Do-

menico Tasselli da Lugo (Album, Biblioteca Aposto- lica Vaticana, Archivio San Pietro A. 64 ter) e alla descrizione che ne da Jacopo Grimaldi nel famoso codice conservato nella Biblioteca Apostolica Vati-

di u n ciclo assai

vasto che si svolgeva su due registri sovrapposti, in modo compositivamente analogo a quello della ba- silica di San Paolo fuori le mura, eseguito nella stessa epoca e visibile fino al 1823, anno in cui ando distrutto nel corso dell'incendio che devasto la basi- lica ostiense. Nella basilica vaticana le scene documentate dell'Antico Testamento illustravano la Genesi e .'Esodo ed erano dipinte sulla parete destra, men- :re sulla parete sinistra si svolgeva un ampio ciclo

cana (Barb . lat. 27 3 3). Si trat ta"

,ra

1mrrnmr la Vita e la Passione di Cristo.

Gia ai tempi del Grimaldi poche scene era1 conservate: tra queste, il Battesimo di Cristo, Risurrezione di Lazzaro, la Discesa al Limbo, l'A parizione agli Apostoli, Maria e l'Evangelista Gi vanni; alla Crocifissione era assegnato un pos preminente, essendo infatti raffigurata, unica tra altre scene, su due registri, al centro della navat Nella fascia piu alta delle pareti, tra le finestre, eran affrescate figure di Profeti. II ciclo vaticano - come del resto quello del basilica ostiense - costitul il prototipo fondamenta per le successive decorazioni con scene vetero neotestamentarie che da Roma si diffusero in tut1 Italia e in gran parte d'Europa; i deli successi mantennero, infatti, per secoli, molti dei temi ice nografici caratteristici dei loro precedenti romat del secolo V. Questi, infatti, avevano costituito la prima e pi completa esposizione per immagini dei principa episodi biblici e evangelici a livello di pittura mont mentale; utilizzando sia tradizioni iconografi.che origine orientale, elaborate soprattutto nella prodt zione di manoscritti miniati, in particolare gli Ott~ teuchi bizantini, sia temi conosciuti localmente, pittori dei cicli di San Pietro in Vaticano e di Sa Paolo fuori le mura diedero vita a una vera e propr auctoritas iconografica originale, destinata a cost tuire un punto di riferimento obbligato per la pi tura, monumentale e non, come per la miniatura el

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colo IX, come attestato dal Chronicon del monaco Benedetto del Monte Soratte, compilato nel secolo succcssivo; nel Duecento, infine, papa Nicolo III

Orsini (1277 -1280) fece eseguire

trabeazione del colonnato una lunga serie di meda- glioni con i ritratti dei papi. A papa Leone Magno si doveva anche la decora- zione musiva della facciata, nota nelle sue linee generali attraverso una miniatura raffigurante i Fu- nerali di Gregorio Magno davanti alla basilica vati- cana, del secolo XI (Eton College, manoscritto Farfense n. 124); questo mosaico fu in seguito piu volte restaurato, in particolare al tempo di Sergio I (687-701) e, infine, ampiamente rielaborato, se non del tutto ridisegnato, sotto papa Gregorio IX

al di sopra della

(1 237-1241).

n mosaico leoniano doveva presentare al centro il busto del Cristo, con ai lati i simboli degli Evange- listi; piu in basso, tra le finestre, i Ventiquattro Seniori dell'Apocalisse. Per i secoli V e VI il Liber Pontificalis riporta numerose notizie di interventi dei papi soprattutto per cio che riguarda la decorazione dell'atrio, con la costruzione dei portid ad opera di papa Simplicio I (468-483 ), con la recinzione e la decorazione con marmi e mosaici da parte di Simmaco (498-514), il quale fece anche costruire fontane, edifici per i pellegrini, sale con varie destinazioni, consacrando inoltre diversi oratori.

Lo stesso pontefice fece trasportare nell'orato-

rio di Sant'Andrea - gia mausoleo imperiale situato

sul fianco meridionale della basilica - la venerata immagine della Madonna della Febbre, da cui I'ora- torio prese appunto la denominazione di Santa Ma- ria della Febbre.

L'impegno dei pontefici a favore della basilica vaticana in questi secoli - e nei due successivi - si concentro soprattutto sull'arredo e la dotazione liturgica, con frequenti e cospicue donazioni di calid e altre oreficerie per gli altari, di tessuti e param~ntipreziosi, di lampade e altri oggetti desti- nati allo svolgimento del culto.

Di particolare rilevanza fu l'attivita di Grego-

rio Magno (590-604), che fece costruire l'Altare della Confessione sulla tomba di Pietro e quella di

Onorio I (625-638) che fece restaurare il tetto, ricoprendolo con tegole di bronzo dorato prove- nienti dal tempio di Romolo nel Foro Romano.

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L'oRATORIO 01 G1ovANNI VII

All'inizio del secolo VIII papa Giovanni VII (705-707) fece costruire e decorate uno degli annessi della basilica piu importanti per la storia dell'arte medievale, un oratorio dedicato alla Ver- gine, accanto alla facciata della navatella piu set- tentrionale. Demolito anch'esso agli inizi del Seicento nel corso dei lavori diretti dal Maderno, vi si custodiva, secondo le antiche fonti (Benedetto del Monte So-

ratte, Pietro Mallio), la piu importante delle reliquie della cristianita, la Veronica. L'oratorio era riccamente ornato da mosaid e lastre marmoree elegantemente lavorate, di cui una parte - sia pur piccola - e per fortuna sfuggita alla distruzione. I frammenti superstiti delle lastre mar- moree sono oggi conservati nelle Grotte Vaticane, come del resto parte dei mosaid; altri importanti brani musivi si trovano invece a Roma, a Santa Ma- ria in Cosmedin, a Firenze, nella chiesa di San Mar- co, a Orte, nel museo, e persino a Mosca, nel Museo Puskin di Arti Figurative. Ancora una volta sono il Tasselli e il Grimaldi a fornire la testimonianza piu completa di quello che dovette senz'altro essere uno dei complessi musivi piu importanti e tecnicamente cospicui dell'Alto Medioevo romano. I mosaici dell'oratorio svolgevano, sulla parete della cosiddetta Porta Santa, un ampio ciclo cristo- logico che, secondo le didascalie del Grimaldi, com- prendeva le seguenti scene: Annundazione, Visita- ziolle, Nativita con la Lavanda del Bambino (par- zialmente conservata), Annundo ai pastori, Adora- zione dei Magi (conservata), Presentazione al tempio, Battesimo, Miracolo del deco nato, Donna che tocca il lembo della veste di Cristo, Zaccheo presso il sicomoro, Risurrezione di Lazzaro, Entrata in Gerusalemme, Ultima cena,