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ALLA RICERCA DEL SE

Di solito parliamo con una certa frequenza di questo argomento e forse non sempre ci accorgiamo di
impiegare termini lessicali con qualche leggerezza, dandone una interpretazione soggettiva che
magari non corrisponde allimmaginario dei nostri interlocutori, i quali, non di rado, si sono formati in
modo anche molto diverso dal nostro, per cui utilizzano i termini di IO e di SE collegandoli,
probabilmente, a definizioni rappresentate tecnicamente, ad esempio, negli ambienti della psicologia
e/o della psicanalisi.
Nel tentativo di percorrere la nostra strada iniziatica, nasce quindi la necessit di trovare un modo per
usufruire di queste parole, in modo che abbiano per noi, un significato convenzionale, il pi simile e
condiviso possibile.
Nel proseguire la mia dissertazione (magari non limitata ad un solo articolo), mi permetter quindi di
suggerire una suddivisione macroscopica (quindi inevitabilmente grossolana), tramite cui, si possa
associare il termine IO alla condizione esistenziale, riconducible alla materia, mentre il SE sar
associato a ci che potrebbe esere indicato esistere anche oltre quella.
Nel tentativo di conoscerci, vedremo che, in tal modo, sar forse pi semplice, riconoscere alcuni
meccanismi che interagiscono in noi e che, a pensarci bene, non siamo mai stati abituati ad osservare
con la necessaria attenzione.
Suggerisco, prima di tutto, nel corso delle nostre meditazioni (che propongo di programmare in modo
strutturato con scalette di argomenti predefiniti, evitando di fare vagare la mente in modo
eccessivamente libero) di prendere coscienza ed accettare il fatto che ognuno di noi, il risultato
psicofisico di una lunghissima sequenza di situazioni, tramite cui dei predatori vincenti si sono
riprodotti, consentendoci di esistere nella forma con cui ci guardiamo allo specchio. Noi non ne
abbiamo coscienza, ma le eredit trasmesseci dai nostri progenitori, sono tutte presenti, ben vive,
dentro i nostri geni e pronte a farci reagire istintivamente a qualsiasi stimolo (esterno ed interno). Quindi
cominciamo a comprendere che in funzione di ci, in condizioni normali, tutti, prima reagiamo, poi,
forse, troviamo il tempo per analizzare ci che abbiamo compiuto. Se cos non accadesse,
probabilmente non saremmo pi dei predatori o delle prede efficienti/efficaci nella nostra gara per la
sopravvivenza nella materia, ma saremmo destinati a soccombere velocemente. Ne consegue che le
inevitabili ed incontrollabili alterazioni della personalit, causate dalle diverse produzioni di ormoni e di
altre sostanze, avverranno, nella maggior parte dei casi, fuori dal nostro controllo, in funzione della
nostra specifica eredit genetica, simile a quella di altri, ma anche straordinariamente unica per ognuno
di noi.
Proviamo a vedere cosa accade, quando un elemento umano, nasce nella materia.
Improvvisamente, comincia ad essere stimolato (molto pi di ci che accadeva nel grembo materno),
piacevolmente oppure no, dal mondo esterno. Il programma genetico comincia ad intervenire,
predisponendolo ad attivarsi (suoni, movimenti, mimica) al fine di ottenere massima protezione e
massimo benessere possibili, da chiunque capiti nel suo raggio di percezione.

Cos, comincia ad interagire spostando progressivamente il suo interesse, da se stesso, verso ci che
esterno a lui, in maniera da modulare le performances personali, finalizzate allottenimento, in modo
sempre pi efficace, dei possibili benefici.
A questo punto, comincia a formarsi il primo embrione di IO che come si pu constatare, egocentrico
(anche quando scambia qualche cosa) ma soprattutto proiettato praticamente, solo verso lesterno,
organizzando la personalit del soggetto, in funzione di questo.
Mano a mano che passa il tempo, gli stimoli (interazione, formazione con prevalenza esterna) si
accrescono per qualit e quantit, andando a favorire una semicristallizzazione della personalit, in
funzione di ci che pu essere utile in un determinato contesto (sociale e temporale).
Ad esempio, possono essere individuati come principali alcuni agenti stimolanti, formativi (che poi
avranno una serie veramente ricca di sottoagenti), collegati tra loro:

1) Famiglia
2) Scuola
3) Religione
4) Leggi
5) Morale comune
6) Consuetudini sociali
7) Ritualit funzionali a progetti riproduttivi
Dallinvasione aggressiva di tutti, il soggetto si dovr difendere e poi, da tutti tenter di ottenere il
massimo beneficio (cercando di dare in cambio, il meno possibile...ovvero, possibilmente nulla).
Si potr quindi notare come, in funzione di ci, lIO si irrobustisca, diventando un regista estremamente
efficiente (cervello ed intelligenza permettendo; infatti, si tratta solo di organo, di uno strumento al suo
servizio) e cos la sua attenzione si consolida verso gli stimoli esterni, con un punto di vista
assolutamente egocentrico.
Questo aspetto psicofisico, gestito dallIO, non sar quindi altro che una cristallizzazione di tutte le
abitudini, le specializzazioni (ritualit comunque ricche di emozioni, passioni) interagenti con lesterno.
Tra parentesi, si pu gi osservare che queste, per coloro che intendesero seguire una via di
conoscenza posso essere considerate quella sorta di scorie appiccicate che si dovr provvedere a
smantellare, prima di cominciare ad osservare la propira vera essenza e poi forse, scegliere, in piena
consapevolezza, ulteriori azioni.
Ad ogni modo, anche per coloro che non sentissero alcuna necessit di visitarsi interiormente, non
escluso che i condizionamenti e le abitudini derivate dalla formazione, possano confliggere con gli istinti
primordiali, ereditati, dando origine a problemi esistenziali (anche gravi, con conseguenze sul piano
fisico, oltre che mentale). Di solito, per risolvere il loro disagio patologico, gli effetti verranno affrontati,
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tamponati, incerottati, con terapie o farmaci, pi o meno efficaci, oppure, vista una oggettiva sempre
maggiore diffusione, con tecniche di riarmonizzazione, derivate, rivisitate e corrette per questi scopi,
da discipline insite in quelle che potremmo definire applicazioni pratiche di specializzazioni orientali
della Tradizione (ma per sovente prive del collegamento spirituale originale).
Si pu intuire, cos, che disagi apparentemente o relmente diversi, che per forse hanno una matrice
comune costituita anche dalla paura atavica (pi o meno conscia) per il dolore e per la morte,
possono portare alcuni soggetti a cercare delle soluzioni. Si tratta di una spinta che trae le sue origini,
forse da punti diversi del profondo, ma che li induce a mettersi comunque alla ricerca di qualche cosa
che possa dare risposte a domande che, per lo pi, appaiono, in prima istanza, formulate in funzione
delle esigenze dellIO. Avremo quindi un particolare aspetto dellimpulso esplorativo che, a seconda
della formazione, e quindi della personalit, si proietter in ambito scientifico (comprendendone tutti i
campi/specializzazioni; per inciso, nei tempi pi recenti, alcune teorie, quasi fantascientifiche e
controverse, della fisica quantistica stanno producendo interessi sempre maggiori), oppure seguir
ispirazioni, metafisiche, ontologiche; magari si estender in ambiti teologici, con tensioni religiose,
mistiche verso lassoluto. Per alcuni, in funzione di una particolare misteriosa esigenza, diverr
istintivamente naturale avvicinarsi a ci che viene definito esoterico, occulto.
La mescolanza, di tutte queste esigenze e tendenze rappresenta, sovente, la caratteristica della
personalit di coloro che si accingono a bussare alla porta di una struttura iniziatica. Si pu quindi gi
intuire come non sia affatto agevole, e di breve durata, il tentativo, da parte di chiunque, di arginare lo
strapotere dellIO, di ritrovarsi e cominciare a comprendere cosa si stia veramente cercando, in
funzione della vera natura del nostro desiderio di conoscenza.
In appunti precedenti avevo accennato alla possibilit che qualcuno, in funzione di una istintiva
esigenza, potesse sentire naturale avvicinarsi a ci che viene definito esoterico, occulto, senza
escludere

la

contemporanea

curiosit verso ci

che pu

riguardare

lambito

scientifico

(comprendendone tutti i campi/specializzazioni), oppure la, metafisica, lontologia. Magari tale curiosit
si estenderebbe anche in ambiti teologici, con tensioni religiose, mistiche verso lassoluto. Non va per
affatto escluso che a tutto ci si sommi un egoistico desiderio di potenza, quindi la ricerca di strumenti
straordinari per poterla possedere.
Si pu comprendere facilmente come la mescolanza, di tutte queste esigenze e tendenze, rappresenti,
sovente, la complessa personalit di coloro che bussano alla porta di una struttura iniziatica.
Si pu altres intuire come non sia affatto agevole, per chiunque di costoro, avere le idee chiare al fine
di comprendere cosa stia veramente cercando, in funzione della vera natura dellintimo desiderio di
conoscenza o di altro.
Sempre in quelle occasioni, ho disquisito sulleredit genetica, sulla formazione egocentrica dellIO con
unottica prevalentemente rivolta verso gli stimoli esterni, sulla formazione di sovrastrutture della
personalit, condizionate da elementi sempre esterni, come: famiglia, scuola, religione, leggi, morale
comune, consuetudini sociali, ritualit funzionali a progetti riproduttivi, ecc.).

Se ci si pensa bene, di solito, in qualsiasi struttura iniziatica, a chiunque viene permesso di avere una
possibilit daccesso (ricordandoci per che la possibilit di camminare, sempre qualche cosa che
pu conquistarla solo lui), viene detto che deve morire per rinascere.
Ovvero, se vorr sperimentare ci che si insegna in un determinato ambito e se vorr onorare i
giuramenti che gli verranno richiesti e che si irradieranno su pi piani, sar indispensabile che la
personalit con cui ha bussato, sia completamente azzerata per consentirgli, costruendone una
nuova, di ricominciare a vivere, veramente.
Mentre culturalmente, concettualmente, una simile evenienza pu essere compresa ed in qualche
modo accettata, certo che lIO si opporr con tutte le sue forze (rappresentate, in particolar modo,
dalle passioni, dalle emozioni ben incardinate nelle interazioni esterne e supportate, giustificate, dagli
stereotipi riferiti agli elementi formativi gi descritti) a tale realizzazione che, alla fine, sancirebbe un
completo ridimensionamento del suo potere e/o della sua esistenza.
Ci si potrebbe chiedere come mai da parte mia, si manifesti tanta insistente attenzione sullIO e
sulle passioni.
La risposta, a mio modo di vedere, abbastanza semplice; infatti lIO (nei precedenti appunti, ho scelto
questa sintesi identificativa un p grossolana ma necessaria per una semplicit di comprensione),
come ho gi accennato, specializzato ad interagire con ci che fuori, ma cos facendo, induce il
soggetto a perdere di vista il proprio centro, la propria essenza per focalizzarsi solo sulle reazioni utili
e necessarie per difendersi e/o approfittare di ci che allesterno. In tal modo si finisce per credere di
essere il simulacro che abbiamo creato per lesterno e viviamo allontanandoci sempre di pi dalla
consapevolezza di noi stessi.
In merito alle passioni, sar necessario tenere presente che sono ben agganciare alle relazioni
psicofisiche; infatti, sappiamo che (se non mi sbaglio a ricordare) in risposta ai segnali esterni, ricevuti
attraverso i sensori del sistema nervoso centrale (poi analizzati automaticamente, a livello psicofisico,
sia dalleredit genetica, che dai condizionamenti della formazione), sono stimolate le ghiandole
endocrine dell'organismo a sintetizzare gli ormoni appropriati per le risposte.
La regione del cervello che regola i livelli degli ormoni l'ipotalamo, che viene stimolato da questi
segnali provenienti dall'ambiente, a produrre specifici ormoni detti fattori di rilascio, che, raggiungendo
l'ipofisi anteriore, stimolano quest'ultima a produrre un altro tipo di ormoni: le tropine. Le tropine attivano
le ghiandole endocrine, stimolandole a produrre ormoni specifici e appropriati alla situazione. La loro
produzione altera la personalit con le manifestazioni degli eccessi emotivi (piacevoli o spiacevoli che a
loro volta inducono alla produzione di ulteriori ormoni) che possono essere ricondotti sotto la regia
dellIO.
Cos il cerchio si chiude completamente sbilanciato verso lesterno, lasciando il soggetto normalmente
incosciente di chi sia e di quali possano essere le sue vere esigenze, ma completamente immerso
nelloccuparsi di ci che non fa parte di lui e delle finalit per cui esiste veramente.

In funzione, quindi, di una rinascita della personalit, centrata prevalentemente sulla vera essenza di
colui che intende riuscire ad acquisire conoscenza, un percorso tradizionale come quello massonico,
preannuncia allaspirante neofita (in modo che intuisca cosa lo aspetta se insiste a voler essere parte di
una determinata struttura), la necessit di indagare su se stesso.
Questa comunicazione avviene, prima delliniziazione, prima di qualsiasi possibile attivit allinterno del
Tempio (interiore ed esteriore) in quellambiente noto come CAMERA o GABINETTO DI
RIFLESSIONE che pu essere considerata, simbolicamente, anche la Cripta della Piramide. Ovvero il
luogo dove viene suggerito il percorso, da sviluppare poi nel Tempio, tramite cui la vecchia personalit
potr/dovr morire.
Qu, assieme a vari avvertimenti (molto precisi in merito alle conseguenze della mancanza di
necessarie prerogative e/o della non ottemperanza agli impegni) ed a molteplici simboli (il cui
significato, anche se gi in parte culturalmente noto, si potr arricchire di molte interpretazioni,
conseguenti agli studi da sviluppare), campeggia lacronimo ermetico " V.I.T.R.I.0.L." Una possibile
decodificazione (ce ne sono diverse) corrisponde a: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies
Occultum Lapidem . Quindi (forse), si tratta di un preciso ed inderogabile invito a procedere per
cercare di ritrovare il proprio centro interiore, nascosto dalle sovrastrutture della falsa personalit
dominata dallIO.
E ovvio ricordare che qualsiasi aspirante, come tutti i profani, quasi mai comprender, oltre ad una
decodificazione culturale/letterale, il messaggio dellacronimo e degli avvertimenti. Infatti, di solito,
accade che ci si renda conto della portata di ci che ci era stato comunicato, solo dopo un congruo
periodo in cui si sar tentato di mettere in essere gli insegnamenti ricevuti, durante i lavori (sia chiaro,
comunque, che per una reale progressiva comprensione, non avr alcuna importanza la sola
frequentazione passiva, il conseguente eventale possesso di orpelli riguardanti lacquisizione di gradi
e laver subito iniziazioni successive).
Una volta entrati nel Tempio (sempre interiore ed esteriore), vengono ricevute una grande quantit
dinformazioni/disposizioni tramite gli statuti, i regolamenti, le rappresentazioni simboliche e le istruzioni
verbali.
In mezzo tutto ci, viene subito evidenziata la prima direttiva/conquista per qualsiasi neofita; ovvero: il
silenzio.
In appunti precedenti, avevo ipotizzato la possibilit che qualcuno, in funzione di una istintiva esigenza,
avesse bussato e fosse stato accolto allinterno di una struttura Iniziatica (ad esempio, come la nostra)
ed avevo accennato alla prima direttiva/conquista prevista per qualsiasi neofita; ovvero: il silenzio.
Per i profani (ma quindi, anche per i neofiti e per tutti coloro che, seppur iniziati, non riescono a
muoversi da questa posizione iniziale, nonostante orpelli ed insegne) vogliosi di verbare, di esibire la
personale, quasi sempre inutile cultura (per gli scopi di questa fase, ma non solo), una simile
disposizione non viene compresa agevolmente, e sovente, subita con un certo fastidio. Proviamo a
vedere, per sommi capi, di che si tratta, da un paio di punti di vista diversi.

Aspetto psicofisico
Nella fase di partenza, appena iniziati, molto probabile che coloro che accedono ai lavori nel
Tempio, ignorino buona parte di ci che vi si svolge (per lo meno, i rituali non li dovrebbero conoscere)
e soprattutto, anche se hanno letto pochi o tanti libri su determinati argomenti, non possano conoscere
le istruzioni e gli insegnamenti che dovrebbero venire trasmessi per via orale, da parte del Venerabile e
dai Dignitari presenti.
Poich ci su cui si dovrebbe disquisire (durante i lavori), presenta sempre (o credo dovrebbe),
contemporaneamente, almeno quattro livelli di comunicazione, analisi (descrittivo, simbolico, omiletico,
esoterico), appare abbastanza evidente la necessit di riuscire, inizialmente, a concentrasi per
comprendere qualche cosa. Quindi, se uno si dovesse distrarre, per pensare a ci che vorr dire
(presentando inevitabilmente qualche citazione o congettura, desunta dalla propria cultura; quindi, un
sapere preso a prestito), non riuscirebbe a comprendere pienamente (o per lo meno, nei limiti della
camera in cui si trova) ci che viene esposto e che gli viene amorevolmente donato.
Ne consegue, che limposizione del silenzio, unita ad una corretta postura, favoriscono, alla fine, la
condizione per un migliore, possibile, ascolto/apprendimento. Quindi, almeno questo (edonismo ed
egocentrismo permettendo) pu essere sufficientemente compreso ed accettato, da parte di tutti.
Ricerca interiore
Abbiamo visto che nel gabinetto delle riflessioni, assieme a molteplici simboli e ad avvertimenti, anche
un pochino inquietanti, campeggia lacronimo ermetico "V.I.T.R.I.0.L."
Prendiamo in esame una possibile decodificazione (ce ne sono diverse) che corrisponde a: Visita
Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Quindi, se come interpretazione, si trattasse
di un invito a procedere per cercare di ritrovare il proprio centro interiore, nascosto dalle sovrastrutture
della falsa personalit dominata dallIO, si pu notare che il suggerimento ci viene rivolto prima di
essere iniziati.
Quindi si presenta come progetto, come programma di qualche cosa che caratterizzer ci che ci
aspetta nel Tempio (ovviamente, impariamo, poi, che, spostando il punto dosservazione,
quellambiente e ci che vi si svolge, potrebbero essere anche solo una semplice rappresentazione
simbolica di noi stessi e del nostro lavoro interiore/esteriore).
E abbastanza normale che qualsiasi aspirante, come tutti i profani, anche se sappia decodificare
lacronimo, in funzione di una sua preparazione culturale, riesca difficilmente a comprendere il
messaggio e gli avvertimenti (rappresentati assieme, nella stessa camera). Infatti, di solito, accade che
ci si renda conto della portata di ci che ci era stato comunicato, solo dopo averlo sperimentato (per
parecchio tempo). Questa, come altre, la conseguenza pratica dellistruzione sui quattro livelli, di cui
ho gi fatto cenno.
Ad ogni modo, mi sembra chiaro, che per la maggior parte, si accede alliniziazione in una condizione
psicofisica e di consapevolezza, abbastanza confusa, fidandosi esclusivamente del proprio desiderio

di conoscenza e nellattribure istintivamente (con tutto quello che ne pu derivare, in caso di errore)
affidabilit a coloro che si predispongono ad accogliere i neofiti.
Una volta entrati e subita liniziazione, chiunque sia attento, comincia comprendere (forse) che i
rumori che ha udito, durante la cerimonia daccesso, costituiscono qualche cosa di reale nella propria
interiorit e che dovr imparare a riconoscerli bene, se vorr avere qualche possibilit di svelamento e
di rettifica.
A questo punto, assume una certa importanza (oserei dire determinante) il supporto che possono
fornire il Venerabile e gli altri Maestri, preposti allistruzione dei neofiti. Infatti, la personale istruzione
orale che consente, prevalentemente, il dispiegamento formativo (sempre su pi livelli) di quanto
contiene il metodo suggerito dal nostro Rito.
LApprendista, di solito, (al fine di aiutarlo ad esercitare un metodo, a potenziare la volont, a
mantenere un ritmo, a focalizzare lattenzione in modo introspettivo, ecc.) potrebbe essere invitato
(oltre al normale studio dei Rituali, delle simbologie collegate e delle discipline Tradizionali, come
Alchimia, Astrologia, Qabbalah, ecc.) ad utilizzare, quotidianamente, anche un programma di
meditazioni.
In merito ad una possibile tipologia e tecnica, risulta abbastanza implicito, che non c uno schema
predefinito, ma non di rado, si tende a suggerire qualche cosa di strutturato, da esercitare in condizioni
di buon rilassamento psicofisico, per un certo periodo (non necessariamente troppo lungo), ad orari
prestabiliti. Ovvero, una sorta di scaletta di argomenti (magari, con precisa, funzionale, collocazione
sequenziale) che possano agevolare ed anche velocizzare il tentativo di alzamento dei veli. Facendo
parte delle istruzioni orali, si d per scontato che allorquando il Venerabile od i Dignitari incaricati
dovessero suggerire (allinterno delle loro possibilit/discrezionalit didattiche) qualche cosa del
genere, abbiano piena conoscenza sperimentale, sia del metodo, che dei risultati intermedi e finali; in
tal modo potranno aiutare il neofita (per quanto possibile), qualora si evidenzi che non stia applicando
correttamente le istruzioni ricevute (sia nel merito, che nel metodo), in funzione degli obiettivi (previsti
dai suggerimenti del Rito) da conseguire.
Di solito, abbastanza scontato che, in una prima fase, il soggetto meditante cerchi di comprendere
come funziona la sua struttura fisica (attingendo anche dalle possibili conoscenze scientifiche per
ritrovare, poi, consapevolmente, i riscontri pratici delle sue esperienze psicofisiche, facendo particolare
attenzione anche ai condizionamenti genetici del proprio sesso); in tal modo, alcuni comportamenti
istintivi potranno essere immediatamente riconosciuti, tutte le volte che si manifesteranno ed i rumori
(quindi le reazioni con alto contenuto emozionale ed ormonale) ad essi collegati, risulteranno
progressivamente, meno dirompenti.
E anche possibile che scopra eventuali conflitti con le manipolazioni della personalit, subite attraverso
la formazione ricevuta (famiglia, scuola, religione, leggi, morale comune, convenzioni sociali, ecc.), la
quale, non di rado, lo ha ricorperto di incrostazioni comportamentali, emozionali, contrarie alla sua

vera natura, di cui potr liberarsi (traumi psichici, pi o meno rimossi, permettendo), mano a mano che
riuscir a riconoscerne le caratteristiche aliene, rispetto alla sua personalit naturale.
Ovviamente, chi mette in pratica queste cose, non ha ancora iniziato a muovere alcun passo sul
percorso previsto, ma, per lo meno, ha iniziato a spostare il suo punto di vista da unottica
completamente rivolta allesterno, lontana dal proprio centro; comincia, cos, a guardare verso una
direzione opposta, verso se stesso, verso qualche cosa di cui forse ha memorie lontanissime e
confuse.
E probabile che, sempre in questa fase, lIO (quello che per convenzione grossolana ho associato alla
materia e ad un punto di vista esistenziale, totalmente egocentrico, rivolto verso lesterno) cominci a
manifestare segnali di disagio e di ostilit per questa esperienza, pur continuando a mantenere il
dominio quasi totale e, tra le varie opzioni, creando (al livello della sua competenza esistenziale) anche
i presupposti, il terreno fertile, per una possibile manifestazione di quella controiniziazionedi cui varie
volte si disquisito.
Ad ogni modo, se lApprendista, riesce a trovare la nuova armonia del proprio ritmo, a frequentare i
lavori (momento indispensabile per condividere spiritualmente un lavoro intrapreso alla Gloria di Dio),
a collegare lo studio dei Rituali, delle simbologie e delle discipline Tradizionali, con labitudine
meditativa, possibile che riesca a creare una canale diretto, sempre pi stabile, trasparente, sincero,
con la propria coscienza.
Continuando ad esplorare largomento (faccio seguito ai precedenti numeri), ero arrivato ad ipotizzare
che qualcuno dopo esser stato iniziato al nostro Rito, avesse cominciato a mettere in pratica alcune
direttive propedeutiche per una possibile rigenerazione spirituale (indispensabile, anche solo per
concepire una possibile reintegrazione nel flusso che si emana dalla Sorgente originale).
In funzione di ci, ero arrivato a suggerire che se lApprendista fosse riuscito a trovare la nuova
armonia del proprio ritmo, a frequentare i lavori (momento indispensabile per fissare un ritmo e
condividere spiritualmente un lavoro intrapreso alla Gloria di Dio), a collegare lo studio dei Rituali,
delle simbologie e delle discipline Tradizionali, con labitudine meditativa, era possibile che fosse
riuscito a creare una canale diretto, sempre pi stabile, trasparente, sincero, con la propria coscienza.
A proposito dei Rituali (sia quelli del percorso maschile, che di quello femminile, diversi nel nostro Rito),
forse sar bene soffermarsi qualche istante su questo argomento.
Di solito si d per scontato la personale, piena, conoscenza di quelli corrispondenti alle camere in cui si
ha accesso, ma se ci si pensa bene, forse non sempre cos. Escludiamo per il momento la condizione
di non conoscenza (neanche superficiale degli stessi, e magari anche degli statuti, dei regolamenti in
cui sono rappresentati e spiegati ulteriori elementi collegati) che si potrebbe palesare durante i lavori,
dove si potrebbe notare che qualcuno non ha ottemperato a quanto dovuto, manifestando lignoranza in
merito a cose semplici come posizioni, deambulazioni, formule, ecc. (quindi, non solo perch in quel
frangente, per diversi ed accidentali motivi non si riusciti a lasciare fuori dallo spazio sacro i metalli e
non si neanche riletto ci che si doveva fare). Per costoro (auspicabilmente pochi) abbastanza

scontato che, oltre a non avere le idee chiare del perch abbiano voluto accedere, essere iniziati (per lo
meno al nostro Rito), non hanno poi capito molto di che cosa si stia compiendo nel Tempio e soprattutto
perch lo si stia mettendo in essere (per c sempre la possibilit di rimettersi in ordine; basta volerlo).
Credo che la condizione minima, ottimale, per vivere efficacemente i lavori, siano le solite quattro fasi.
Ovvero prima di tutto, necessario acquisire, studiare dignitosamente lo sviluppo letterale di ci che
deve essere svolto (allinizio, quasi esclusivamente, in modo pedissequo), al fine di conoscere con
precisione tutto quanto debba essere eseguito, limitando al massimo gli errori formali (e poi
prendendone conoscenza, soprattutto quelli di sostanza). Senza questo impegno, bene comprenderlo
ed esserne consapevoli, risulter abbastanza ovvio che la possibilit di sviluppare studi ulteriori su
questi testi fondamentali per camminare secondo il nostro metodo, sar oggettivamente scarsa (il
metodo, gli strumenti, sono contenuti in ci che scritto, esclusivamente per i tempi ed i ritmi di ogni
grado e vanno desunti dallinterpretazione e nella comprensione degli stessi).
In ulteriori fasi, sar bene comprendere, in modo sempre pi approfondito, i significati simbolici e le
regole che caratterizzano quegli scritti. Cos, si passer da unapplicazione semplicemente formale, ad
una sempre pi consapevole, efficace, di ci che si sta compiendo. Infine, quando ben altro della nostra
ricerca sar stato realizzato nella nostra interiorit, avremo modo di completare lo studio, da un punto
di vista pi propriamente esoterico (magari scoprendo anche la bellezza di quella sintesi, operata da
coloro che, nel tempo, oggettivamente ispirati in modo luminoso, lhanno messa a punto). Ora,
rimanendo in tema dei rituali, credo che sia bene precisare alcune cose, in modo da tentare di spazzare
via eventuali fantasie improprie e confusioni derivate da suggestioni che non vanno accostate, per
nessun motivo, al filone Tradizionale a cui ci sembra di appartenere.
Sar bene comprendere che i lavori si svolgono esclusivamente alla Gloria di Dio come previsto anche
dai principi riportati negli statuti non solo del nostro Rito, dove, pena la nullit, si devono svolgere
sempre alla Gloria di Dio che noi indichiamo come Supremo Artefice dei Mondi, oppure anche Grande
Architetto dell'Universo.
Quindi, in generale, nei Lavori Massonici Tradizionali non si mettono in essere pratiche teurgiche.
Ovvero, non si mette in pratica alcuna evocazione e soprattutto comando di divinit, di angeli, o di altro,
affinch si manifestino in forma visibile e/o operino in funzione di nostre esigenze; inoltre non si
utilizzano altri rituali atti ad inserire la divinit in un essere inanimato, o tecniche di tipo sciamanico
aventi lo scopo di far incarnare per un determinato tempo la divinit in un essere umano, ecc.
Quindi, non sintende neppure suggerire di agire nel senso di aiutare gli uomini a trasformare il loro
status in senso divino con l'aiuto dell'unione mistica (prerogativa di una straordinaria volont divina),
anzich con la personale, consapevole, scelta di voler cambiare il proprio, spirituale, stato dellessere e
con lesercizio della volont per riuscirci (rigenerazione e reintegrazione). Non sintende neanche
rinunciare mai alla piena consapevole coscienza di ci che stiamo operando, escludendo in tal modo,
durante i lavori, ogni forma di canalizzazione medianica, o di altra sostitutiva del completo stato di
coscienza. Infatti, ad esempio ed in particolare, anche le sorelle manifestano il loro particolare

stato/funzione, attraverso una lucida espansione della visione derivata dalla progressiva
rigenerazione luminosa della loro personale interiorit spirituale.
Ho ritenuto fare questo breve inciso, in modo da evidenziare ancora una volta il concetto che non sono
previste scorciatoie; il lavoro (particolarmente interiore) dovr essere svolto, tutto, da ognuno di noi,
senza aiuti particolari (niente ci dovuto, neanche le cose pi semplici come ad esempio il
suggerimento per la lettura di un libro in particolare; possiamo solo sperare nellamore dei fratelli e delle
sorelle nei vari livelli esistenziali, affinch ci aiutino a capire cosa dobbiamo fare) ed bene chiarirlo
ancora una volta che: non sar semplice, non sar di breve durata.
Ad ogni modo per concludere questa piccola parentesi, sar necessario precisare che, nei lavori, si
invoca, saluta, ringrazia, supplica, prega, e ci si mette a disposizione della Volont Divina, al cui Nome
si rende sempre Gloria. Non si f altro, nel tentativo di percorrere quella via Tradizionale che
dovrebbe consentire, in funzione del desiderio intimo, di conoscere la verit. Ritornando ad un ambito,
meno direttamente operativo, qualcuno potrebbe notare che le simbologie presenti, sia negli arredi,
che negli stessi rituali di ogni camera, sembrerebbero spingerci ad approfondire tematiche e discipline
riguardanti alchimia, astrologia qabbalah, ed altre vie (cognizioni Tradizionali, indispensabili, per lo
meno come conoscenza generale, ma assolutamente meglio se ne viene approfondita almeno una).
Sar bene ricordare che se per caso dovessimo abbandonarci agli studi, solo per il piacere di
accrescere la nostra cultura, soddisfacendo, forse, lati della nostra personalit od altro, non certo
luminosi, dimenticando il perch si sia iniziata una simile ricerca, ci troveremmo a dilatare
enormemente i tempi entro i quali, si prevede di poterci aiutare nella nostra formazione, indispensabile
per tentare di camminare sulla strada indicata, sperimentando ed acquisendo coscientemente, quanto
previsto in ogni camera.
Tutto ci, ovvero lindugiare, senza coscienza del perch, nelle acquisizioni culturali, potrebbe portaci a
scambiare disastrosamente il mezzo con il fine.
Capita sovente che ci si possa sentire stranamente soddisfatti, affascinati, potenti per le cose che si
sono lette; gi questo non un bene (sar opportuno ricordarcelo e capire perch ci accade).
Se per, continuiamo ad aumentare laccumulo di un sapere preso a prestito, con il solo scopo di
esibirlo per provocare consenso, plauso, invidia e tanti altri ritorni passionali, il problema potrebbe
cominciare ad essere consistente e con connotazioni decisamente oscure (scivolare in condizioni
controiniziatiche, difficilmente reversibili, possibile in ogni istante se ci si lascia sedurre dalle
tentazioni di ci, di chi, non luminoso); in tal modo, non si riuscir certo a rimanere in linea con gli
obiettivi di perseguire il perfezionamento spirituale e, quindi, il rafforzamento del carattere dell'individuo
singolo, mediante il quale si migliora l'intera fratellanza umana (cos come riportato nei principi generali
simimili per tutti gli Ordini). Ovviamente, poi, non avremmo neanche onorato il nostro giuramento fatto a
Dio, in presenza di tutti i fratelli/sorelle, visibili ed invisibili (magari su questo importante argomento e su
quanto vi possa essere di conseguente, collegato, sar bene approfondire in altra occasione).

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Ritornando al collegamento con la propria coscienza, di cui facevo cenno allinizio, possibile che
lApprendista (e poi non solo lui), progressivamente, irrobustendo, dando fiducia a questo contatto,
riesca a rimuovere, a rettificare (scegliendo sempre pi coscientemente) ci che trover nel suo viaggio
interiore. Se ci riuscir, ritrover se stesso, ritrover il fanciullo che lui , ritrover la pietra nascosta e
brillante che rappresenta il suo centro dellessere, la sua essenza consapevole, il suo contatto con
lanima e con i mondi sottili. Avr consentito al suo S ritrovato di emergere e di riequilibrare il
rapporto con lIO, cercando di portare il S ad essere progressivamente dominante.
Questa unesperienza straordinariamente intima, personale, difficilmente comunicabile. Infatti, le
percezioni, le intuizioni, le visioni che potrebbero/dovrebbero essere conseguenti al ritrovamento di un
contatto consapevole con la propria anima, sono in qualche modo condizionate dalla struttura
psicofisica di ogni singolo soggetto che attinger da tutte le forme, immagini, presenti nei suoi ricordi,
per riuscire rappresentare a se stesso ci che comincer a vedere con sempre maggiore lucidit, o
forse sarebbe meglio dire a ricordare.
Non sar comunque consentito di illudersi, di fantasticare, perch ladagiarsi su nuove congetture
(lasciandosi sedurre da un tipo di fascinazione cos cara allIO e decisamente usuale in ambienti
interiori poco illuminati), sarebbe come costruirsi ulteriori veli, nuove barriere, in sostituzione di quelle
rimosse con tanta fatica; inoltre, ne conseguirebbe un disastro ed una caduta vertiginosa da qualsiasi
posizione luminosa si fosse riusciti a raggiungere, ripiombando in un sonno ancora pi profondo di
quello da cui ci si era ridestati e, probabilmente si ricomincer a sognare di essere svegli(anche su
questo aspetto, magari sar opportuno approfondire in altra occasione).
Per tale motivo, possibile che, a seconda della camera in cui si svolgeranno i lavori, sia il Venerabile
Maestro, che i Dignitari preposti a compiti particolari, ricordino (nei modi che riterranno opportuni) ad
ognuno dei presenti qualche cosa che non si dovrebbe mai dimenticare di fare, da soli; ovvero, a
prescindere dalle decorazioni e dagli orpelli vari, riferiti ai gradi iniziatici conseguiti, con cui potrebbero
apparire alcuni adornamenti (ma di cui tradizionalmente dovremmo avere solo consapevolezza delle
responsabilit che ci siamo assunti con ognuno di essi), sar indispensabile porci continuamente, in
piena e sincera coscienza, tre semplici domande:

sono in grado di conoscermi, ovvero ho scoperto chi sono, cosa sono veramente?

sono stato in grado di elevarmi (almeno un poco, ma stabilmente) al di sopra delle esigenze della
materia ?

sono in grado di penetrare nei mondi sottili ?


Se le risposte saranno state completamente negative, sapremo di non aver ancora trovato il nostro
centro e di dover continuare a lavorare e camminare per trovarlo. Se saranno state positive (almeno
un poco), sapremo che dovremo effettuare nuove scelte per iniziare unulteriore parte del nostro
percorso, questa volta.

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