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Commento e note alle poesie di Orazio.

Odes I 4.
Sono due i nuclei concettuali: il primo (vv. 1-12) una serie di immagini che significano il ritorno della primavera,
seguito dal quadretto mitologico, linvito alla festa per la primavera. Il secondo (vv. 13-20) il motivo della riflessione
della morte. Tra i due nuclei non c frattura per la funzione di cerniera assolta dalla terza strofe. Nella prima strofa densa
di immagini, Orazio usa nessi coordinativi; anche la seconda strofa ha un andamento parattatico; la terza ipotattica e la
funzione di questi versi sottolineata dalla ripetizione dellavverbio nunc. Le ultime due strofe usano la struttura
asindetica e un andamento ipotattico.
Solvitur1 acris hiems grata vice2 veris et Favoni3
trahuntque siccas machinae carinas4
ac neque iam stabulis5 gaudet pecus aut arator igni
nec prata canis albicant pruinis.
iam Cytherea6 choros ducit Venus imminente luna7
iunctaeque Nymphis Gratiae decentes
alterno terram quatiunt pede8, dum gravis Cyclopum
Volcanus ardens visit officinas.9
nunc decet aut viridi nitidum caput impedire myrto
aut flore10, terrae quem11 ferunt solutae,
nunc et in umbrosis Fauno12 decet immolare13 lucis,
seu poscat agna sive malit haedo14.
pallida Mors aequo pulsat pede15 pauperum tabernas
regumque turris. o beate Sesti16,
vitae summa brevis spem nos vetat incohare longam;
iam te premet nox fabulaeque17 Manes18
et domus exilis Plutonia; quo simul19 mearis20,
nec regna vini sortiere21 talis
nec tenerum Lycidan mirabere, quo calet iuventus
nunc omnis et mox virgines tepebunt.

Odes I 5
Il ragazzo alle prime armi si profuma troppo e poi si stringe alla donna con desiderio. Pirra semplice, ma di
una semplicit ricercata e non naturale. Linesperto portato a scambiare i tradimenti di Pirra con un mutato
atteggiamento degli Dei. Forse la grotta dove si incontrano in un giardino di citt.
1

Ha valore mediale.
Ablativo di tempo o causa.
3
Il Favonio, o Zefiro, soffia dopo la prima settimana di febbraio.
4
Sineddoche per navi.
5
Ablativo di causa.
6
Venere detta Citerea dallisola di Citera, a sud del Peloponneso.
7
Ablativo assoluto.
8
Ablativo strumentale.
9
Le officine di Vulcano erano immaginate nelle cavit dellEtna; i Ciclopi erano suoi aiutanti.
10
Singolare collettivo.
11
Anastrofe per quem terrae.
12
Divinit italica, protettrice dei boschi, dei campi, del bestiame; alle idi di febbraio gli si sacrifica nel territorio dellisola Tiberina.
13
Spargere di farina e sale.
14
Ablativo di strumento.
15
Si batteva la porta col piede, non con la mano.
16
L. Sestio Quirino, console nel 23 a.C., compano di Orazio nella battaglia di Filippi (42 a.C.).
17
Forse un genitivo, forse apposizione a Manes.
18
Spiriti dei morti.
19
=simul ac.
20
sincope di meaveris.
21
per sortieris, come mirabere sta per miraberis. Durante i banchetti i ricchi Romani eleggevano o sorteggiavano un rex che doveva
fissare le regole del convito.
2

Quis multa gracilis te puer in rosa


perfusus liquidis urget odoribus
grato, Pyrrha, sub antro?
Cui flavam religas22 comam
simplex munditiis? Heu quotiens fidem
mutatosque deos flebit et aspera
nigris aequora ventis
emirabitur insolens,
qui nunc te fruitur credulus aurea23,
qui semper vacuam, semper amabilem
sperat, nescius aurae
fallacis. Miseri, quibus
intemptata nites: me tabula24 sacer
votiva paries indicat uvida
suspendisse potenti
vestimenta maris deo.
Odes I 7
Tivoli il luogo ideale per unesistenza da vivere nellombra. Il destinatario dellode L. Munazio Planco,
nativo di Tivoli, legato di Cesare in Gallia, quindi prefetto, poi governatore della Gallia Transalpina (44-43
a.C.); infine collaboratore di Antonio, prima della battaglia di Azio si schiera con Ottaviano. Lo storico Velleio
Patercolo lo chiama morbo proditor (traditore cronico). Orazio invita un uomo tanto impegnato a cercare nel
vino loblio degli affanni, allo stesso modo di Teucro, che, cacciato in esilio dal padre, esorta i compagni, prima
della sua partenza, a bere e a dimenticare25. Con una priamel Orazio indica ci che agli altri piacerebbe fare.
Laudabunt26 alii claram Rhodon aut Mytilenen
aut Epheson27 bimarisve Corinthi
moenia vel Baccho Thebas vel Apolline Delphos
insignis aut Thessala Tempe;
sunt quibus unum opus est intactae Palladis urbem28
carmine perpetuo29 celebrare et
undique decerptam fronti praeponere olivam;
plurimus in Iunonis honorem
aptum dicet equis Argos30 ditisque Mycenas:
me nec tam patiens Lacedaemon31
nec tam Larisae32 percussit campus opimae
quam domus Albuneae resonantis33
22

Annodare i capelli dietro la nuca.


Ablativo strumentale. aurea si riferisce alla bellezza di Pirra o alloro dei suoi capelli.
24
Forse un ex voto che il naufrao scampato soleva offrire nel tempio.
25
Teucro, figlio di Telamone, re di Salamina, e fratello di Aiace, cacciato dal padre al ritorno da Troia, perch non ha impedito la
morte del fratello, pass a Cipro dove fond una seconda Salamina.
26
Futuro con valore concessivo.
27
Tre accusativi di forma greca. Rodi era una citt fiorente di commerci; Mitilene nellisola di Lesbo; Efeso, antica colonia ionica
dAsia minore; Corinto, sullistmo, dominava Ionio e Egeo, distrutta nel 146 a.C. e ricostruita dai Romani. Tebe capitale della Beozia
patria di Bacco, Delfi di Apollo. Tempe la valle della Tessaglia, tra i monti Olimpo e Ossa e legata al culto di Apollo.
28
Atene.
29
Il carmen perpetuum un poema lungo, dedicato a un unico soggetto. Orazio polemizza contro i poeti che raccolgono senza
distinzione tutti i possibili soggetti.
30
Accusativo neutro singolare. Argo eradetta da Omero nutrice di cavalli, mentre Micene era considerata ricca doro; entrambe erano
legate al culto di Era.
31
Sparta tollerante perch i cittadini sopportano una vita austera.
32
Larissa la citt pi importante della Tessaglia.
33
Sorgente di acque solforose presso lAniene, sotto Tivoli. Albunea era la ninfa di quelle acque.
23

et praeceps Anio ac Tiburni lucus et uda


mobilibus pomaria rivis.
albus ut obscuro deterget nubila caelo
saepe Notus34 neque parturit imbris
perpetuos, sic tu sapiens finire memento
tristitiam vitaeque labores
molli, Plance, mero, seu te fulgentia signis
castra tenent seu densa tenebit
Tiburis umbra tui. Teucer Salamina35 patremque
cum fugeret, tamen uda Lyaeo36
tempora populea fertur vinxisse corona
sic tristis adfatus37 amicos:
quo nos cumque38 feret melior fortuna parente,
ibimus, o socii comitesque,
nil desperandum39 Teucro duce et auspice Teucro40.
certus41 enim promisit Apollo
ambiguam tellure nova Salamina futuram42.
o fortes peioraque passi43
mecum saepe viri, nunc vino pellite curas:
cras ingens iterabimus44 aequor.45
Odes I 10.
Orazio, mosso dalla suggestione di Alceo, autore di un inno a Ermes, canta Mercurio, che l'avrebbe salvato a
Filippi (Od. II 7, 13-14). Gli chiede di rendere prospero il podere in Sabina (Sat. II 6, 5). Mercurio infatti
protegge i poeti, ha inventato la lira e molte arti; come Dio dell'eloquenza, dona all'uomo la vita civile. Celebra
cos un Dio multiforme, che sostiene nelle sventure gli uomini e li accompagna a morire (Psicopompo). La
tecnica dell'elencazione era propria dell'innologia religiosa. Sono ricordate due imprese di Mercurio: il furto
delle vacche di Apollo e l'aver accompagnato nei campi greci (nel caso, tessali, perch Achille era re dei
Mirmidoni, popolo della Tessaglia) Priamo a recuperare il cadavere del figlio Ettore.
Mercuri, facunde nepos Atlantis46,
qui feros cultus hominum recentum47
uoce formasti48 catus et decorae
more49 palaestrae,
te canam, magni Iouis et deorum
nuntium curuaeque lyrae parentem,
34

O Austro, lo scirocco che rischiara il cielo.


Accusativo della declinazione greca.
36
Lieo epiteto di Bacco: il vino libera dagli affanni.
37
Participio perfetto con valore di presente.
38
Tmesi.
39
Costruzione impersonale della perifrastica passiva.
40
Ablativi assoluti.
41
Appellativo di Apollo, Dio oracolare.
42
Sottinteso esse.
43
Participio perfetto di patior.
44
Lessico agricolo: arare una seconda volta.
45
Il discorso di Teucro sviluppa il proverbio che Teucro pronuncia in una tragedia di Pacuvio: patria est ubicumque est bene. Stesso
concetto in Seneca ep. 28, 4: patria mea totus hic mundus est.
46
Era figlio di Maia, figlia di Atlante.
47
Poeticismo per recentium.
48
Sincope.
49
Ablativo strumentale. Si fa riferimento alla statua di Mercurio visibile nei ginnasi greci.
35

callidum quicquid placuit iocoso


condere furto.
Te, boues olim nisi reddidisses
per dolum amotas, puerum minaci
uoce dum terret, uiduus pharetra50
risit Apollo.
Quin et Atridas duce te superbos
Ilio diues Priamus relicto51
Thessalosque ignis et iniqua Troiae52
castra fefellit.

10

15

Tu pias laetis animas reponis


sedibus uirgaque53 leuem coerces
aurea turbam, superis deorum54
gratus et imis.
20
Odes I 14.
Una nave malconcia deve prendere atto del suo stato e restare in porto: in essa simboleggiato lo stato romano,
su cui incombe la minaccia di una guerra civile. Orazio imita un frammento analogo di Alceo, ma con un
significativo scarto: Alceo si immaginava sulla nave, Orazio invece solo spettatore. Lapostrofe alla nave si
mantiene inalterata fino allultimo verso; essa viene costantemente personificata. Il retore Quintiliano nel I d.C.
citava questa poesia come esempio di allegoria. Per Porfirione, commentatore di Orazio, risale al 42 a.C., cio
allepoca della battaglia di Filippi. Alcuni sostengono che lode sia stata composta tra 38 e 37 a.C., quando
sembrava vicina la ripresa della guerra con Sesto Pompeo (36 a.C.). E. Fraenkel la data al 35-32, prima della
guerra contro Antonio e Cleopatra. Per Pasquali, lode fu composta dopo Azio. Pareva infatti che Augusto
volesse lasciare il potere. Orazio non sembra soddisfatto della vita pubblica: come Epicuro, preferisce una vita
appartata.
O navis, referent in mare te novi
fluctus. O quid agis? Fortiter occupa
portum. Nonne55 vides ut
nudum remigio56 latus,
et malus celeri saucius Africo57
antemnaque gemant ac sine funibus
vix durare carinae
possint imperiosius58
aequor? Non tibi59 sunt integra lintea,
non di, quos60 iterum pressa voces malo.
Quamvis Pontica pinus61,
silvae filia nobilis,
50

Ablativo di privazione.
Ablativo assoluto.
52
Dativo di svantaggio.
53
Si tratta del caduceo.
54
Genitivo partitivo.
55
Introduce una interrogativa retorica con risposta positiva.
56
Ablativo di privazione.
57
Vento di sud-est.
58
Comparativo intensivo.
59
Dativo di possesso.
60
Relativa di valore consecutivo con il verbo al congiuntivo.
61
Legname pregiato proveniente dal Mar Nero (Ponto Eusino).
51

iactes62 et genus et nomen inutile:


nil63 pictis timidus navita puppibus
fidit. Tu, nisi ventis
debes ludibrium, cave.
Nuper sollicitum quae mihi taedium,
nunc desiderium curaque non levis,
interfusa nitentis
vites64 aequora Cycladas65.
Odes I 20
La villa in Sabina stata donata ad Orazio da Mecenate. Il poeta invita a cena il protettore, abituato a bere vino
pregiato: Orazio gli offrir per il modesto vino sabino, da lui sigillato quando il popolo accolse Mecenate, in
teatro (il teatro di Pompeo, nel campo Marzio, inaugurato nel 55 a.C.), dopo una grave malatttia. Non conta ci
che si offre, ma lanimo con cui lo si fa. Il cantharos una tazza di terracotta a due anse, di origine greca.
Vile potabis modicis Sabinum
cantharis66, Graeca quod67 ego ipse testa68
conditum levi69, datus in theatro
cum tibi plausus,
clare Maecenas eques, ut70 paterni
fluminis71 ripae simul et72 iocosa
redderet laudes tibi Vaticani73
montis imago.
Caecubum et prelo74 domitam Caleno75
tu bibes uvam: mea nec Falernae
temperant vites neque Formiani
pocula colles.
Odes I 22
Chi ha la coscienza pura inattaccabile, come dimostra lavventura toccata al poeta: un lupo fugge davanti a
lui, intento a cantare Lalage. Resta illeso grazie allamore. La vocazione poetica una scelta di vita che rende
possibile lonest. Si trova nella sua villa in Sabina, Aristio Fusco rammatico oratore poeta drammatico a
Roma e non vuole lasciare la sua casa di citt. Orazio dopo il pericolo lo informa anche dellamore per Lalage.
Orazio riecheggia Saffo fr. 31 L.P. e Catullo c. 51.
Integer vitae76 scelerisque77 purus
non eget Mauris iaculis78 neque arcu
62

Cong. presente potenziale.


Sincope per nihil.
64
Cong. esortativo.
65
Accusativo alla greca. Le Cicladi sono isole disposte intorno a Delo, in una zona pericolosa. Sono dette splendide per il biancore
delle cave di marmo.
66
Ablativo di mezzo.
67
anastrofe per quod graeca.
68
E il coccio, cio la materia dellanfora (sineddoche).
69
Perfetto di lino. Il verbo indica latto di spalmare di pece il tappo di un recipiente per sigillarlo.
70
Introduce una consecutiva.
71
Il Tevere nel suo tratto superiore attraversa lEtruria.
72
Anastrofe per et simul.
73
E una delle alture dellager Vaticanus, sulla destra del Tevere, lontano dal teatro di Pompeo.
74
Trave del torchio.
75
Enallage. E il vino di Cales, cio Calvi, localit vicina alla Campania. In questa zona si produceva il Falerno, mentre il Cecubo era
prodotto nel Lazio meridionale, come il Formiano.
76
genitivo di limitazione.
77
genitivo di privazione.
78
armi da lancio usate dali Africani dellantico Marocco.
63

nec venenatis gravida sagittis,


Fusce, pharetra,
sive per Syrtis79 iter aestuosas
sive facturus per inhospitalem
Caucasum80 vel quae loca fabulosus
lambit Hydaspes81.
namque me silva lupus in Sabina,
dum meam canto Lalagen82 et ultra
terminum83 curis vagor expeditis84,
fugit inermem,
quale portentum neque militaris
Daunias85 latis alit aesculetis
nec Iubae86 tellus generat, leonum
arida nutrix87.
pone me pigris ubi nulla campis88
arbor aestiva recreatur aura,
quod latus mundi89 nebulae malusque
Iuppiter urget,
pone sub curru nimium propinqui
solis, in terra domibus negata:
dulce ridentem Lalagen amabo,
dulce loquentem.
Odes I 23
montibus aviis: stato in luogo senza in.
corde: ablativo di limitazione. Metonimia per dire animo; mentre genibus sineddoche per dire corpo.
tigris ut: anastrofe per ut tigris.
frangere: lessico erotico.
Odes I 30
Orazio si rivolge a Venere perch lasci Cipro (accusativo di forma greca) e prenda dimora in un nuovo tempio,
nella casa di Glicera, la "dolce". Sono evocati il nome di Cnido, citt della Caria, il cui tempio custodiva la
statua di Venere di Prassitele; e quello di Pafo, in Cipro, antica sede del culto di Afrodite. La dea sarebbe nata
presso l'isola emergendo dalla spume del mare.
solutis... zonis: ablativo assoluto.
properent: cong. esortativo.
Odes I 38
Orazio si rivolge al suo servo, che sta preparando un ambiente ricercato per il convito: non ama lussi inutili,
preferisce bere da solo, tranquillamente, godendo della natura. La compostezza non esclude la malinconia: il
79

golfi della Libia.


Inospitale in realt il vicino Mar Nero.
81
Affluente dellIndo, detto leendario, come le terre orientali.
82
Accusativo con desinenza greca.
83
Oltre il confine del fondo annesso alla villa di Orazio.
84
ablativo assoluto.
85
Apulia, su cui regn il mitico re Dauno, filio di Licaone, re dellIlliria.
86
Si tratta della Numidia. Giuba, vinto da Cesare, si era dato la morte dopo la battaglia di Tapso (46 a.C.). Potrebbe anche essere la
Mauritania, dove Giuba II era stato posto sul trono da Augusto (25 a.C.).
87
Ossimoro.
88
Stato in luogo, senza in.
89
Anastrofe per latus mundi quod.
80

poeta rifiuta la rosa a favore del mirto, ma la rosa simbolo dellamore. Il testo ha anche un senso
metaletterario: la semplicit un tratto della poetica oraziana.
Persicos90 odi, puer, apparatus,
displicent nexae philyra coronae;
mitte sectari91, rosa quo locorum92
sera93 moretur.
Simplici myrto94 nihil adlabores
sedulus curo: neque te ministrum
dedecet myrtus neque me sub arta95
vite bibentem.
Odes II 5
Lalage (la chiacchierina) rifiuta lamore di Orazio, libera come una giovenca indomita. Il poeta si rivolge
linvito ad aspettare. Col pretesto di opporre lintensit di questo amore alle precedenti esperienze, nelle ultime
due strofe Orazio presenta una rassegna di passati amori che evocano figure delineate con rapidi tocchi per
culminare nel ricordo del cnidio Gige. La metafora animale risale ad Anacreonte (fr. 88 D). La ironia di
Anacreonte velata in Orazio dalla tristezza al pensiero del tempo che render matura la donna e toglier anni
al poeta. Il giogo metafora per lamore. Limmagine del notturno deriva da Saffo fr. 96 L.-P.
Nondum subacta96 ferre iugum valet
cervice, nondum munia97 comparis
aequare nec tauri ruentis98
in venerem tolerare pondus.
Circa virentis99 est animus tuae
5
campos iuvencae, nunc fluviis gravem
solantis aestum, nunc in udo
ludere cum vitulis salicto
praegestientis. Tolle cupidinem
immitis uvae: iam tibi lividos
distinguet autumnus racemos
purpureo varius colore;
iam te sequetur; currit enim ferox
aetas et illi quos tibi dempserit
adponet annos; iam proterva
fronte petet Lalage maritum,
dilecta, quantum non Pholoe fugax,
non Chloris albo sic umero nitens
ut pura nocturno renidet
luna mari Cnidiusve100 Gyges,

10

15

20

quem si puellarum insereres choro,


mire sagacis falleret hospites
90

Il lusso dei Persiani era proverbiale.


Forma ricercata di imperativo negativo.
92
Interrogativo sostantivato quo + genitivo partitivo.
93
In antichit non c'erano rose a fioritura ripetuta. La stagione cui ci si riferisce la tarda estate.
94
Pianta sempreverde, sacra a Venere.
95
Pu significare o "angusto" o "folto".
96
Participio perfetto di subigo.
97
Variante di munera.
98
Indica la violenza con cui si manifesta il desiderio.
99
Per virentes.
100
Cnido era una citt greca sulla costa dellAsia Minore.
91

discrimen obscurum solutis


crinibus ambiguoque voltu
Odes II 8
Il giuramento era considerato sacro: sugli spergiuri piombava lira deli Dei. Ci non valeva per gli innamorati.
Barine (forse la ragazza di Bari, dunque una liberta) sembra diventare pi bella dopo ogni spergiuro. Lautore
allude alle piccole macchie bianche che compaiono sulle unghie. Accosta ironicamente cura come pena
damore e publicus, riferito alla sfera politica. Si menziona anche il mito di Achille nascosto dalla madre tra le
figlie di Licomede per evitare che partisse per Troia.
Ulla si iuris tibi peierati
poena, Barine, nocuisset101 umquam,
dente102 si nigro fieres vel uno
turpior ungui,
crederem; sed tu simul103 obligasti104
perfidum votis caput, enitescis
pulchrior multo iuvenumque prodis105
publica cura.
Expedit matris cineres opertos106
fallere et toto taciturna noctis
signa cum caelo gelidaque divos
morte107 carentis.
Ridet hoc, inquam, Venus ipsa, rident
simplices Nymphae, ferus et108 Cupido
semper ardentis acuens sagittas
cote cruenta.
Adde quod109 pubes tibi crescit omnis,
servitus crescit nova nec priores
impiae tectum dominae relinquont
saepe minati110.
Te suis matres metuunt iuvencis111,
te senes parci miseraeque nuper
virgines nuptae, tua ne112 retardet
aura maritos.
Odes II 10
Orazio esalta il giusto mezzo (aurea mediocritas). Lidea espressa sia dal nulla di troppo del tempio di Apollo
a Delfi e dalle teorizzazioni aristoteliche, ma in Orazio diviene sintesi di onest morale e benessere materiale.
Lode indirizzata forse a Lucio Licinio Murena, cognato di Mecenate e console nel 23 a.C. Le immagini
illustrano gli svantaggi di una condizione elevata. Lode si chiude con il motivo con cui si aperta: fiducia nelle
101

Protasi dellirrealt, come si ... fieres.


Ablativo di misura, come il successivo ungui.
103
= simul ac.
104
sincope per obligavisti.
105
Da prod+eo.
106
Enallage.
107
Ablativo di privazione.
108
Anastrofe per et ferus.
109
Introduce una proposizione dichiarativa.
110
Participio congiunto con valore concessivo.
111
Dativo dinteresse.
112
Anastrofe per ne tua. Si tratta di una completiva dipendente dal verbo di timore.
102

avversit, saggia cautela davanti a una sorte troppo favorevole. In una struttura ad anello, la parte immaginifica
dellode si salda con quella meditativa. Nella prima strofe, appare lo stereotipo dellinvito a cena, gi usato da
Catullo nel carme 13.
Rectius vives, Licini, neque altum
semper urgendo neque, dum procellas
cautus horrescis, nimium premendo
litus iniquum.
auream quisquis mediocritatem
diligit, tutus caret obsoleti
sordibus113 tecti, caret invidenda
sobrius aula.
saepius ventis agitatur ingens
pinus et celsae graviore casu114
decidunt turres feriuntque summos
fulgura montis.
sperat infestis, metuit secundis115
alteram sortem bene praeparatum
pectus: informis hiemes reducit
Iuppiter, idem
submovet; non, si male nunc, et olim
sic erit: quondam cithara tacentem
suscitat Musam neque semper arcum
tendit Apollo.
rebus angustis animosus atque
fortis adpare, sapienter idem
contrahes vento nimium secundo
turgida vela.
Odes III 1
Il componimento apre il ciclo delle odi romane, composte nel 27 a.C., le quali in sintonia con il programma di
Augusto rivelano l'intento di risvegliare nella giovent romana le virt degli avi. Il poeta raccomanda di fare
attenzione al fatto che Giove ha stabilito la morte come legge uguale per tutti. La legge della necessit provoca
insicurezza nei ricchi: la serenit tocca pi facilmente agli umili o ai sapienti che si accontentano del necessario.
Gli uomini sono condotti all'ansia e alla infelicit dalla mancanza di misura: il motivo epicureo.
Odi116 profanum117 vulgus et arceo;
favete linguis118. carmina non prius
audita Musarum sacerdos
virginibus puerisque canto.
regum timendorum119 in proprios greges120,
reges in ipsos imperium est Iovis,
113

Ablativo di privazione.
Ablativo di modo.
115
Sott. rebus, ablativi di tempo.
116
Perfetto logico.
117
I non iniziati, che non accedono al luogo sacro. Naturalmente, la generazione dei padri.
118
Dativo. Si tratta di una formula sacrale con cui si intimava ai presenti di favorire il rito e non ostacolarlo con parole di cattivo
augurio.
119
Gerundivo.
120
Il termine ricorda l'espressione omerica: pastore di popoli.
114

clari Giganteo121 triumpho,


cuncta supercilio122 moventis.
est ut123 viro124 vir latius ordinet
arbusta sulcis, hic generosior
descendat in campum125 petitor,
moribus hic meliorque fama126
contendat, illi turba clientium
sit maior127; aequa lege Necessitas
sortitur insignes et imos:
omne capax movet urna nomen.
destrictus ensis128 cui129 super impia
cervice pendet, non Siculae dapes130
dulcem elaborabunt saporem,
non avium citharaeque cantus
somnum reducent. somnus agrestium
lenis virorum non humiles domos
fastidit131 umbrosamque ripam,
non zephyris132 agitata Tempe.
desiderantem quod satis est neque
tumultuosum sollicitat mare
nec saevus Arcturi133 cadentis
impetus aut orientis Haedi,
non verberatae grandine vineae
fundusque mendax134, arbore nunc aquas
culpante, nunc torrentia agros
sidera, nunc hiemes iniquas.
contracta pisces aequora sentiunt
iactis in altum molibus135: huc frequens
caementa demittit redemptor
cum famulis dominusque terrae
fastidiosus. sed Timor et Minae
scandunt eodem quo dominus, neque
121

I Giganti figli di Gea diedero l'assalto all'Olimpo per detronizzare Giove, ma furono respinti grazie all'aiuto di Eracle e degli Dei.
Giove decide tutto solo con un cenno.
123
L'espressione equivale a fieri potest ut.
124
Secondo termine di paragone.
125
Nel Campo Marzio si tenevano i comizi elettorali: qui i cittadini votavano in recinti. I candidati dovevano misurarsi con gli
avversari.
126
Si tratta dell'uomo nuovo, che gode di popolarit presso le masse. moribus, fama sono abl. di limitazione.
127
Si tratta del capitalista, appoggiato dai clienti. Illi dativo di possesso.
128
Ci si riferisce alla spada di Damocle: egli, cortigiano di Dionigi tiranno di Siracusa, chiese di essere messo nella condizione di un
uomo potente. Dionigi lo fece sdraiare su un letto rpegiato, gli fece preparare un banchetto, quindi ordin che gli fosse fatta pendere
sulla testa una spada attaccata al soffitto da un crine di cavallo.
129
Anastrofe.
130
I cibi siciliani erano raffinatissimi.
131
non fastidit litote. Regge l'accusativo come i verba affectuum. Tempe accusativo neutro plurale alla greca.
132
Lo Zefiro il vento di primavera. Tempe la valle della Tessaglia.
133
Arturo la stessal della costellazione di Boote. Era ritenuta responsabile delle piogge al suo tramonto a met maggio. Il Capretto
un astro che porta bufera: sono due stelle della costellazione dell'Auriga, sorgono a fine di settembre.
134
Ogni mancato raccolto considerato dal latifondista come un tradimento della terra.
135
Era moda della Roma augustea che i ricchi cittadini si facessero costruire ville sontuose su isolotti artificiali.
122

decedit aerata triremi et


post equitem sedet atra Cura.
quodsi dolentem136 nec Phrygius lapis137
nec purpurarum sidere clarior
delenit usus nec Falerna138
vitis Achaemeniumque costum139,
cur invidendis postibus et novo
sublime ritu140 moliar atrium?
cur valle permutem141 Sabina
divitias operosiores?
Odes III 7
La giovane Asterie (da aster, "stella") piange il marito, per affari in Tinia, sul mar Nero, Gige, che piange a sua
volta la sposa lasciata a Roma, ma tentato dalla sua ospite Cloe. Orazio mette in guardia la moglie dal prestare
attenzione ad un bellimbusto tentatore, Enipeo. L'ode si chiude con una scena di paraklausithyron, in cui
Enipeo col flauto rivolge una serenata invitante a Asterie. Le lunghe assenze dei mariti erano un forte incentivo
per le trasgressioni matrimoniali: cresce l'emancipazione femminile. Le leggi augustee, come la Iulia de
adulteriis (18 a.C.), dovevano reprimere questi fenomeni.
Quid fles, Asterie, quem tibi candidi142
primo restituent vere Favonii
Thyna merce beatum,
constantis iuvenem fide143
Gygen? Ille Notis actus ad Oricum144
post insana Caprae145 sidera frigidas
noctes non sine multis
insomnis lacrimis agit.
Atqui sollicitae nuntius hospitae,
suspirare Chloen146 et miseram tuis
dicens ignibus uri,
temptat mille vafer modis.
Ut Proetum mulier147 perfida credulum
falsis inpulerit criminibus nimis
casto Bellerophontae
maturare necem, refert;

136

Singolare collettivo.
Dalla Frigia porveniva un marmo bellissimo, con venature rossastre, ricavato dalle cave di Synnada.
138
Pregiato vino campano.
139
Il costum era una pianta indiana da cui si estraeva un prezioso unguento. Achemenio significa persiano, dal nome degli
Achemenidi, dinastia persiana cui appartenevano Dario e Serse (dal capostipite Achemene).
140
Ablativi di qualit. postibus sono letteralmente gli stipiti.
141
Congiuntivo dubitativo.
142
Il Favonio porta giornate serene.
143
Genitivo arcaico di qualit.
144
Orico porto dell'Epiro.
145
La Capra (Amaltea, la capra che nutrice di Zeus) indica l'equinozio di autunno.
146
accusativo greco.
147
Antea, moglie di Preto re di Argo, innamorata non corrisposta di Bellerofonte, lo accusa presso il marito di averla voluta sedurre.
Preto, che le crede, non osando uccidere Bellerofonte, suo ospite, lo manda dal suocero Iobate, re della Licia, con una lettera in cui gli
chiede di sottoporlo a prove fatali, come la lotta con Chimera e le Amazzoni. Bellerofonte, grazie al cavallo alato Pegaso, supera le
prove e ottiene in sposa la figlia del re.
137

narrat paene datum Pelea148 Tartaro,


Magnessam149 Hippolyten dum fugit abstinens,
et peccare docentis
fallax150 historias monet.
Frustra: nam scopulis surdior Icari151
vocis audit adhuc integer. At tibi152
ne vicinus Enipeus
plus iusto placeat cave;
quamvis non alius flectere equum sciens153
aeque conspicitur gramine Martio,
nec quisquam citus aeque
Tusco denatat alveo154,
prima nocte domum claude neque in vias
sub cantu querulae155 despice tibiae
et te saepe vocanti156
duram difficilis mane.
Odes III 9
Orazio e Lidia, un tempo amanti e ora legati a nuovi amori, si ritrovano e tra ripicche e indifferenza scoprono di
volersi ancora bene. Il modello letterario quello del canto amebeo, gi visto in Virgilio. Il poeta esordisce e
Lidia gli risponde con lo stesso tono in aria di sfida. Nella prima coppia i due parlano del loro felice passato,
nella seconda ciascuno si dichiara pronto a morire per l'amante attuale, nella terza Orazio avanza una proposta
di riconciliazione, alla quale segue il consenso della donna. Ciascuna delle coppie di strofe delinea tre momenti
psicologici, arricchiti da riprese verbali, anafore, allitterazioni. Il sentimento ricorrente la gelosia. L'amore
torna a risvegliarsi a distanza di tempo, tanto da indurre il poeta a rinunciare al legame del momento, con un
proposito di fedelt fino alla morte, quasi una nuova versione del foedus amoroso di Catullo.
Donec gratus eram tibi,
nec quisquam157 potior158 bracchia candidae
cervici iuvenis dabat,
Persarum vigui rege159 beatior.
donec non alia magis
arsisti, neque erat Lydia post Chloen,
multi Lydia nominis160
Romana vigui clarior Ilia161.
me nunc Thressa162 Chloe regit,
148

accusativo greco. Peleo, re di Ftia in Tessaglia, futuro padre di Achille, si reca a Iolco presso il re Acasto: bandito per aver ucciso
per errore uno dei partecipanti alla caccia del cinghiale caledonio. E' oggetto delle attenzioni della moglie di Acasto, Ippolita o
Astidamia. Ippolita, respinta, lo calunnia presso il marito, che durante una caccia abbandona Peleo agli attacchi dei centauri. L'eroe
riesce a salvarsi.
149
Acasto era re dei Magneti, popolo della costa tessalica.
150
predicativo del soggetto.
151
L'isola di Icaro o Icaria, detta cos perch Dedalo vi sepell il figlio, era una delle Sporadi, nell'Egeo.
152
retto da placeat, congiuntivo dipendente da cave e introdotto dalla cong. ne.
153
Le matrone romane subivano il fascino di aitanti giovani atleti.
154
Il Tevere, che nasce in Etruria.
155
Alle u di sub cantu querulae si oppongono le i di despice tibiae: si vuole rendere la musica del flauto.
156
Dativo di relazione, con participio con sfumatura concessiva.
157
Usato come aggettivo, invece che ullus.
158
Nel lessico erotico, indica il rivale in amore pi fortunato.
159
La ricchezza dei Persiani era proverbiale.
160
Genitivo di qualit.
161
Madre di Romolo e Remo, cantata da Ennio.
162
Calco poetico dell'aggettivo greco.

dulces docta modos163 et citharae sciens,


pro qua non metuam164 mori,
si parcent animae fata supersiti.
me torret face mutua
Thurini Calais165 filius Ornyti,
pro quo bis patiar mori,
si parcent puero fata supersiti.
quid si prisca redit Venus
diductosque iugo cogit aeneo166,
si flava excutitur167 Chloe
reiectaeque patet ianua Lydiae168?
quamquam sidere pulchrior
ille est, tu levior cortice et improbo
iracundior Hadria,
tecum vivere amem, tecum obeam libens.
Odes III 23
La religiosit campestre stimola la fantasia del poeta con immagini semplici. La contadinella Fidile (la
risparmiosa) otterr protezione per il suo bestiame e i campi. E' bene lasciare le vittime costose ai pontefici; gli
Dei della casa si accontentano di rosmarino e mirto o di una focaccia. L'ode non nasce da considerazioni
filosofiche, ma dai sentimenti che a Orazio sono familiari: la simpatia per la gente e gli ambienti di campagna,
il gusto delle piccole cose, il senso della misura e del limite.
Caelo169 supinas si tuleris170 manus
nascente luna171, rustica Phidyle,
si ture placaris et horna172
fruge Lares avidaque porca
nec pestilentem sentiet Africum173
fecunda vitis nec sterilem seges
robiginem174 aut dulces alumni175
pomifero grave tempus anno.
Nam quae nivali pascitur Algido176
devota quercus inter et ilices
aut crescit Albanis in herbis
victima, pontificum securis
cervice tinguet; te nihil attinet

163

Accusativo di relazione.
Futuro.
165
Giovane di buona famiglia, figlio di un personaggio noto. Turi era colonia greca sul golfo di Taranto.
166
Di bronzo, dunque infrangibile.
167
Indica l'immagine del cavaliere disarcionato.
168
Dativo.
169
Dativo per ad caelum.
170
Indicativo futuro anteriore, come placaris (-veris).
171
Alle calende di ogni mese, secondo il mese lunare, c'era l'uso di sacrificare ai Lari.
172
Arcaico per hora.
173
Lo Scirocco, vento che soffia da sud portando malattie.
174
La ruggine o carbonchio dei cereali una malattia prodotta da un fungo parassita che crea una massa nera simile a carbone la
quale impedisce la formazione del frutto. per combatterla si celebravano i Robigalia.
175
Dalla radice di alere "nutrire", sono i piccoli del gregge.
176
Il pi alto monte Albano, vicino a Tuscolo. I pascoli dei monti Albani appartenevano ai pontefici.
164

temptare multa caede bidentium177


parvos coronantem marino
rore deos178 fragilique myrto179.
Immunis aram si tetigit manus,
non sumptuosa blandior hostia180
mollivit181 aversos Penatis182
farre pio et saliente mica183.
Epistulae I 4
Orazio cerca di consolare l'amico Albio, forse il poeta Tibullo, ritiratosi in campagna per una insistente
malinconia. Lo esorta a godere ogni attimo, seppure nello sforzo costante di accettare la condizione umana. Si
coglie qui l'amarezza tipica delle epistole, temperata dallo scherzo e ricacciata con una risata forte dalla efficace
autocritica finale. La parola (quella filosofica, o poetica) disciplina la nevrosi, dandole forma. L'uomo oscilla
sempre: solo l'equilibrio la ragione che accetta l'ansia, che deriva dal pensiero della morte, che non ci fa
abituare alla vita e la riscopre ogni volta positiva.
Albi, nostrorum sermonum184 candide iudex,
quid nunc te dicam185 facere in regione Pedana?
scribere quod Cassi Parmensis186 opuscula uincat
an tacitum siluas inter187 reptare salbris
curantem quidquid dignum sapiente bonoque est?
non tu corpus eras sine pectore: di tibi formam,
di tibi diuitias dedrunt188 artemque fruendi.
quid uoueat189 dulci nutricula maius alumno,
qui sapere et fari possit quae sentiat et cui
gratia fama ualetudo contingat abunde190 10
et mundus uictus non deficiente crumna?
inter spem curamque, timores inter et iras
omnem crede diem tibi diluxisse supremum:
grata superueniet quae non sperabitur hora.
me pinguem et nitidum bene curata cute uises,
cum ridere uoles, Epicuri de grege porcum.
Epistulae I 8
Orazio chiede alla Musa di salutare Albinovano Celso, che come segretario accompagna il giovane Tiberio in
Oriente. Gli manda a dire che egli rimasto quello di sempre: scontento di s, inquieto e infelice, perch si
lasciato prendere da un funesto abbattimento. Orazio depresso: ha voglia di solitudine e di autocompatimento.
E' il taedium vitae, l'accidia che non ha motivo apparente: una noia che diventa patologia. L'esaurimento
nervoso il male delle societ ricche: acquisire beni esagerati diventa una abitudine e non si capaci di
goderne (crisi di valori). Mancando l'impegno fisico, si resta soli con se stessi. Orazio guarda a s, ma si
177

Ipallage per caede multarum bidentium. Bidens la zappa e la femmina dulta, specialmente la pecora, che ha le due file di denti o
che ha due denti pi sviluppati degli altri.
178
Accusativo dipendente da temptare e coronantem. sono i Lari, rappresentati da piccole statue di legno o argilla custodite nel
tabernacolo detto Lararium, dove si mettevano offerte nei giorni festivi.
179
E' una pianta fragile, che si spezza senza fatica.
180
Ablativo strumentale.
181
Perfetto gnomico.
182
Arcaismo. Sono Dei della casa, il cui culto rientrava in quello dei Lari.
183
Con farina di farro tostata con grani di sale si otteneva la mola salsa, una torta che si offriva sull'altare. Il farro detto pio a causa
del suo uso rituale. I granelli di sale scoppiettavano, una volta gettati sul fuoco.
184
Sono le satire.
185
cong. dubitativo.
186
Poeta ellenistico, impegnato contro Ottaviano.
187
anastrofe.
188
Pronuncia popolare.
189
Dubitativo potenziale.
190
Si tratta di virt individuali e per la vita di relazione. Gratia indica sia il favore dei potenti sia l'apprezzamento del pubblico.

crogiola, autocompiacendosi nella sua tristezza. L'uomo si giudica dal comportamento: le vicende della vita
cambiano, ma tutte vanno affrontate.
Celso gaudere et bene rem gerere Albinouano
Musa rogata refer, comiti scribaeque Neronis.
si quaeret quid agam, dic multa et pulcra minantem
uiuere nec recte nec suauiter, haud quia grando
contuderit uitis oleamue momorderit aestus,
nec quia longinquis armentum aegrotet in agris;
sed quia mente minus ualidus quam corpore191 toto
nil audire uelim192, nil discere, quod leuet aegrum,
fidis offendar medicis, irascar amicis193,
cur me funesto properent arcere ueterno194,
quae nocuere sequar, fugiam quae profre195 credam,
Romae Tibur amem, uentosus Tibure Romam.
Post haec, ut ualeat, quo pacto rem gerat et se,
ut placeat iuueni percontare utque cohorti.
si dicet recte, primum gaudere, subinde
praeceptum auriculis hoc instillare memento:
ut tu fortunam, sic nos te, Celse, feremus
Epistulae I 11
Il poeta domanda all'amico Bullazio se le splendide citt orientali (Chio, nota per il vino; Lesbo, che diede i
natali a Saffo e Alceo; Samo, presso la costa ionica dell'Asia Minore; Sardi, capitale dell'antico regno di Lidia,
il cui ultimo re fu il ricco Creso; Smirne e Colofone, citt ioniche che vantavano di essere patria di Omero) gli
sembrino pi attraenti di Roma; per conto suo, Orazio preferirebbe vivere in un luogo deserto. La felicit sta
nell'equilibrio dell'animo, divenuto indifferente. E' importante godere di ogni minuto, ma l'uomo afflitto da
una strenua inertia, che lo spinge a inseguire la gioia nei viaggi, non nella pace interiore. Il poeta, stanco di tutti
e di se stesso, immagina di ritirarsi in un luogo disabitato. L'estrema illusione della solitudine superata dal
monito della saggezza, che avverte che nessun luogo ci d la quiete, che solo la pace interiore sa assicurare.
Quid tibi visa196 Chios, Bullati, notaque Lesbos,
quid concinna Samos, quid Croesi regia Sardis,
Zmyrna quid et Colophon? maiora minorave fama197,
cunctane prae Campo et Tiberino flumine sordent?
Ac venit in votum Attalicis198 ex urbibus una?
an Lebedum199 laudas odio maris atque viarum?
Scis Lebedus quid sit: Gabiis desertior atque
Fidenis vicus200; tamen illic vivere vellem201,
oblitusque202 meorum, obliviscendus et illis,
Neptunum203 procul e terra spectare furentem.
Sed neque qui Capua204 Romam petit, imbre lutoque
aspersus, volet in caupona vivere; nec qui
frigus collegit, furnos et balnea laudat
191

Limitazione.
Desiderativo.
193
dativo.
194
Facendo autodiagnosi, Orazio scopre di avere addosso la tristezza dei vecchi.
195
Infinito futuro.
196
Sottinteso sunt.
197
Ablativo di paragone.
198
Attalo III, re di Pergamo, morto nel 133 a.C., lasci il regno in eredit a Roma.
199
Citt sulla costa ionica dell'Asia Minore, a nord di Colofone. Al tempo di Orazio era povera e semispopolata.
200
Gabi e Fidene erano citt laziali un tempo prospere, ma ora decadute, a poca distanza da Roma sulla Prenestina e sulla Salaria.
201
Desiderio irrealizzabile nel presente.
202
Participio perfetto da obliviscor.
203
Per metonimia, il mare. Cfr. Lucrezio II 1-2.
204
Collegata a Roma dalla Appia, ricca di osterie e luoghi di ristoro per viaggiatori.
192

ut fortunatam plene praestantia205 vitam;


nec si206 te validus iactaverit Auster in alto,
idcirco navem trans Aegaeum mare vendas.
Incolumi Rhodos et Mytilene pulchra facit quod
paenula207 solstitio, campestre208 nivalibus auris,
per brumam209 Tiberis, Sextili210 mense caminus.
Dum licet ac voltum servat Fortuna benignum,
Romae211 laudetur Samos et Chios et Rhodos absens.
Tu quamcumque deus212 tibi fortunaverit213 horam
grata sume mami neu dulcia differ in annum214,
ut215 quocumque loco fueris216 vixisse libenter
te dicas; nam si217 ratio et prudentia curas,
non locus effusi late maris arbiter aufert,
coelum, non animum mutant, qui trans mare currunt.
Strenua nos exercet inertia218; navibus atque
quadrigis petimus bene vivere. Quod petis, hic est,
est Ulubris219, animus si te non deficit aequus.

205

Participio preceduto da ut, con valore soggettivo.


Periodo ipotetico della possibilit.
207
Il mantello pesante di lana o cuoio; lo si portava in viaggio.
208
Costume corto usato per gli esercizi nel Campo Marzio.
209
Sta per brevissuma (dies), cio l'inverno.
210
Agosto.
211
Locativo.
212
Indica genericamente il destino.
213
Il verbo fortunare di uso raro e ascendenza sacrale.
214
Confronta l'ode di Leuconoe.
215
Frase consecutiva o finale.
216
Congiuntivo perfetto o futuro anteriore.
217
Equivale a siquidem.
218
strenua inertia un ossimoro tra attivit e negazione.
219
Misero villaggio delle paludi Pontine, popolato solo da ranocchi.
206