Sei sulla pagina 1di 7

Fusione

Opinioni

Diritto societario

Sull’efficacia dell’atto di fusione iscritto in pendenza del giudizio di opposizione dei creditori

di Mauro Sferrazza

Dopo un rapido quadro della disciplina in materia di opposizione alla fusione, lo studio affronta il tema degli effetti dell’atto di fusione stipulato e iscritto in pendenza del giudizio di opposizione dei creditori. Attesa la lettera della norma dell’art. 2504 quater c.c. e considerate le difficolta` di un eventuale ripristino della situa- zione anteriore, la dottrina prevalente ritiene che la fusione rimanga valida ed efficace, con correlato sposta- mento della tutela dei creditori dal piano reale a quello risarcitorio. L’A., viceversa, ritiene che la ratio della norma che riconosce ai creditori il diritto di opporsi alla fusione sia quella di impedirne la concreta attuazione e non gia` quella di attribuire ai medesimi creditori un mero diritto al risarcimento dei danni. Con la conse- guenza che, nella fattispecie, l’atto di fusione dovrebbe qualificarsi come inefficace.

L’atto di fusione e i suoi effetti

Il procedimento attraverso cui si articola la fusio- ne (1) puo` suddividersi in una fase privata ed una fase pubblica (2). Quest’ultima ha inizio con la pre- disposizione del progetto di fusione che, una volta approvato dall’organo amministrativo, deve essere depositato (3) per l’iscrizione nel Registro delle im- prese (4) e - salvo che i soci, con consenso unani- me, rinuncino al termine (5) - tra l’iscrizione del progetto (o la pubblicazione nel sito internet della societa`) e la data stabilita per la decisione sulla fu- sione devono intercorrere almeno trenta giorni (6). Il progetto di fusione e`, quindi, sottoposto all’ap- provazione di ciascuna delle societa` che partecipa-

Note:

(1) Sul procedimento in generale v., ex multis , A. Patroni Griffi,

Il procedimento di fusione di societa`, in Foro it. , 1994, V, 36 ss.;

D. Galletti, Procedimento di fusione e ‘‘diritti individuali’’ , in Giur.

it. , 1996, I, 1, 66 ss.; F. Laurini, Progetto di fusione e flessibilita` del procedimento , in Notariato , 2000, 587 ss.

(2) Cfr. L. De Angelis, Trasformazione, fusione e scissione , in AA.VV., Diritto commerciale, Bologna, 2010, 451.

(3) Unitamente alle relazioni, nonche´ le situazioni patrimoniali e i bilanci degli ultimi tre esercizi delle societa` che partecipano alla fusione (con le relazioni degli organi di amministrazione e con- trollo contabile).

(4) Ai fini di snellimento procedurale, il D.Lgs. 22 giugno 2012,

n. 123, in attuazione della direttiva 2009/109/CE ha previsto la

possibilita` di sostituire al deposito del progetto di fusione presso

il Registro delle imprese la pubblicazione del medesimo nelle

pagine del sito internet della societa` . L’art. 1 del predetto decre- to, infatti, cosı` recita: «All’articolo 2501 ter del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) il terzo comma e` sostitui- to dal seguente: «Il progetto di fusione e` depositato per l’iscri- zione nel registro delle imprese del luogo ove hanno sede le so- cieta` partecipanti alla fusione. In alternativa al deposito presso il registro delle imprese il progetto di fusione e` pubblicato nel sito Internet della societa` , con modalita` atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l’autenticita` dei documenti e la certezza del-

la data di pubblicazione». Per un esame del predetto D.Lgs. n.

123/2012 v. i commenti di A. Busani, Ma

internet ‘‘semplifi-

ca’’ davvero fusioni e scissioni?, e di M. Nastri - U. Bechini, Per- duti nel web: pubblicazione del progetto di fusione sul sito Inter- net della societa`, entrambi in questa Rivista , 2012, rispettiva- mente 1029 ss. e 1035 ss.

(5) Il termine di cui trattasi e` , infatti, fissato nell’interesse dei so- ci, e non anche dei terzi.

(6) Il termine e` ridotto a quindici giorni se il procedimento di fu- sione non veda coinvolte societa` con capitale rappresentato da azioni. Si osservi, per inciso, a tal proposito, come il legislatore preveda un termine prima del quale non puo` procedersi alla fu- sione, consentendo, peraltro, ai soci di rinunciarvi, ma non detta una disciplina in ordine ai termini di validita` del progetto medesi- mo. In particolare, la legge non determina il periodo di tempo ol- tre il quale la fusione non puo` piu` essere deliberata in considera- zione della circostanza che il contenuto del progetto medesimo

e le informazioni degli allegati allo stesso non sono piu` attuali:

sul tema v. E. Civerra, Le operazioni di fusione e scissione: l’im-

patto della riforma e la nuova disciplina del leveraged buy out, Milano, 2003, 90 ss. Occorre, peraltro, osservare che in virtu`

delle recenti modificazioni apportate in materia dal D.Lgs. n. 123/2012, l’organo amministrativo e` tenuto a segnalare «ai soci

in assemblea e all’organo amministrativo delle altre societa` par-

tecipanti alla fusione le modifiche rilevanti degli elementi dell’at-

tivo e del passivo eventualmente intervenute tra la data in cui il progetto di fusione e` depositato presso la sede della societa` ov- vero pubblicato nel sito Internet di questa e la data della decisio- ne sulla fusione».

Opinioni

Diritto societario

no al procedimento. La decisione puo` apportare al progetto di fusione soltanto le modificazioni che non incidono sui diritti dei soci o dei terzi (7). La deliberazione di fusione deve essere iscritta nel Registro delle imprese. La fusione puo` essere attuata soltanto dopo sessanta giorni dall’ultima delle pre- viste iscrizioni nel Registro delle imprese, salva l’i- potesi in cui vi sia il consenso (8) dei creditori del- le societa` partecipanti al procedimento anteriori al- l’iscrizione o alla pubblicazione di cui all’art. 2501 ter , comma 3, c.c. (9). L’opposizione dei creditori non ha motivo di essere, e non occorre - pertanto - attendere che sia trascorso il termine sopra indica- to, neppure nell’ipotesi in cui consti il pagamento dei creditori, anteriori all’iscrizione del progetto di fusione, che non abbiano prestato il loro consenso all’operazione, o il deposito delle corrispondenti somme (10). Ai sensi dell’art. 2503 c.c. la fusione puo`, altresı`, essere direttamente realizzata anche qualora la relazione degli esperti sia redatta, «per tutte le societa` partecipanti alla fusione, da un’uni- ca societa` di revisione la quale asseveri, sotto la propria responsabilita` ai sensi del sesto comma del- l’art. 2501 sexies , che la situazione patrimoniale e fi- nanziaria delle societa` partecipanti alla fusione ren- de non necessarie garanzie a tutela dei suddetti cre- ditori». In mancanza di opposizione puo` procedersi alla sti- pulazione dell’atto di fusione (11), il cui contenuto e` essenzialmente reiterativo di quello delle delibera- zioni assembleari di approvazione del progetto (12), fermi i possibili adattamenti e chiarimenti del caso. L’atto di fusione, redatto per atto pubblico, deve es- sere iscritto nel Registro delle imprese. Essendo or- mai pacificamente riconosciuto che la fusione costi- tuisce una modificazione dell’atto costitutivo delle societa` che vi partecipano, l’iscrizione attribuisce ef- ficacia a tale operazione (13). La societa` incorporan- te o quella che risulta dalla fusione assume i diritti e gli obblighi delle societa` partecipanti alla fusione medesima e prosegue in tutti i loro rapporti, anche processuali (14), anteriori alla fusione stessa (15).

Note:

(7) Si tratta, dunque, di una sostanziale decisione di approvazio- ne o non approvazione, nel senso che l’assemblea puo` porre ri- medio alle eventuali irregolarita` del progetto, apportandovi modi- fiche che non arrechino pregiudizio ai creditori. Siffatta, pur limi- tata, facolta` di modificare il progetto di fusione in sede di appro- vazione dello stesso costituisce una novita` introdotta dalla rifor- ma del diritto societario del 2003. Nel previgente sistema, infat- ti, in difetto di espressa disposizione normativa, tale possibilita` veniva esclusa, ritenendosi consentita la sola correzione di mere irregolarita` presenti nel progetto di fusione, a condizione che con tale operazione non si arrecasse pregiudizio ai creditori.

(8) Consenso che, attesa la formulazione normativa, deve rite- nersi possa essere manifestato con qualsiasi forma e modalita` , anche se, ovviamente, l’interesse (degli amministratori) delle societa` coinvolte nel procedimento di fusione sara` quello di ave- re idonea documentazione atta a dimostrare l’espressione del suddetto consenso.

(9) Cio` in quanto il termine anzidetto e` fissato nell’interesse dei creditori per consentire loro di proporre opposizione alla fusione «qualora temano di subire da essa un pregiudizio per le loro ra- gioni di credito, come potrebbe ad es. avvenire per i creditori di una societa` patrimonialmente solida di cui venisse deliberata la fusione con una o piu` societa` fortemente indebitate, se non ad- dirittura considerate incapienti» (cosı` L. De Angelis, op. cit. , 454). Analoga opposizione possono, altresı`, proporre i posses- sori di obbligazioni delle societa` coinvolte nella fusione, salvo che questa sia stata approvata dall’assemblea di categoria.

(10) Deve ritenersi che i presupposti stabiliti dall’ordinamento per consentire un’anticipata produzione degli effetti della fusio- ne siano tassativi. «Ne consegue in particolare che il pagamento dei creditori o il deposito dei relativi importi in banca non puo` essere sostituito da altre forme di garanzia (ad esempio da una fideiussione). La ragione e` che una garanzia, per quanto solida, non puo` offrire lo stesso livello di sicurezza dei meccanismi pre- visti dal legislatore» (V. Sangiovanni , Fusione di societa` e oppo- sizione dei creditori , in Contr. e impr. , 2010, 1354). Anzi, le ga- ranzie sono tra loro differenti ed e` , quindi, necessario valutarne l’idoneita` : circostanza, questa, che e` di fatto sovente preclusa al creditore (cfr. F. Magliulo, La fusione delle societa`, Milano, 2009, 365).

(11) Sui termini di attuazione della fusione e su quelli di opposi- zione alla medesima v. C. Cera, Termini per l’attuazione della fu- sione e per l’opposizione alla stessa, in questa Rivista , 2006, 680 ss.

(12) La controversa natura giuridica della fusione si riflette an- che sulla qualificazione dell’atto di fusione: «un indirizzo ne af- ferma la natura contrattuale o, comunque, di contratto plurilate- rale; un altro orientamento, in considerazione della pretesa as- senza dei poteri dispositivi dei soggetti redigenti, qualifica, inve- ce, l’atto di fusione come negozio di accertamento o come me- ra dichiarazione di scienza» (A. Cerrai - G. Grippo, La fusione, in AA.VV., Diritto commerciale , Bologna, 2007, 398). Nonostante il contenuto sia stato predeterminato nelle delibere delle diverse societa` partecipanti alla fusione, la dottrina prevalente attribui- sce all’atto di fusione natura contrattuale (cfr., per tutti, Ferrara jr. - F. Corsi, Gli imprenditori e la societa`, Milano, 2011, 993. Se- condo L. De Angelis, op. cit ., 454, «l’atto di fusione e` il contratto con il quale l’operazione giunge a compimento»). Diversamente opinando, del resto, dovrebbe riconoscersi all’atto di fusione na- tura meramente esecutiva delle deliberazioni di fusione e, quin- di, di atto sostanzialmente privo di effetti dispositivi suoi propri. In ogni caso, solo con l’atto di fusione si puo` ritenere realizzato il passaggio dei patrimoni al nuovo ente sociale ed attuata la co- pertura del suo capitale.

(13) Sulla decorrenza dell’efficacia della fusione v. L. De Ange- lis, Quante date di efficacia della fusione? , in questa Rivista , 2002, 1069 ss. Ma ora v. l’art. 2436 c.c. nel testo successivo al- la riforma del 2003.

(14) Nei rapporti processuali, la societa` fusa o incorporata non ha piu` capacita` d’azione e di resistenza in giudizio in via autono- ma (cfr. Cass. 2 aprile 2002, n. 4679, in Mass. Giust. civ. , 2002, 568), considerato che la dichiarazione del procuratore costituito circa l’avvenuta realizzazione della fusione comporta l’interruzio- ne del processo (cfr. Cass. 21 agosto 1996, n. 7704, ivi , 1996,

1204).

(15) Per inciso, il giudice della legittimita` ha avuto modo di chia- rire che l’art. 2504 bis c.c., come introdotto dalla riforma del di- ritto delle societa` , «ha natura innovativa e non retroattiva: per- tanto, la fusione di societa` perfezionatasi in epoca anteriore al- l’entrata in vigore della nuova disposizione da` luogo ad un feno-

(segue)

Con l’evidente obiettivo di assicurare tutela all’in-

teresse dei soci e dei terzi alla stabilita` della fusione e dei suoi effetti, la norma di cui all’art. 2504 qua- ter , comma 1, c.c. dispone che «eseguite le iscrizio-

ni dell’atto di fusione a norma del secondo comma

dell’art. 2504, l’invalidita` dell’atto di fusione non

puo` essere pronunciata» (16). Evidente il carattere

di norma di chiusura del predetto art. 2504 quater

c.c. Lo scopo perseguito dal legislatore italiano e`,

da un lato, quello di voler tutelare l’affidamento ri-

posto da parte dei soci e dei terzi nella sussistenza

di una nuova organizzazione societaria generata dal-

la fusione, dall’altro quello di salvaguardare un complesso imprenditoriale ormai operante: in defi- nitiva, la ratio legis e` quella della certezza dei rap- porti giuridici. Quanto all’effetto sanante dell’iscrizione dell’atto di fusione nel registro delle imprese la giurisprudenza sembra propendere per la tesi secondo cui rimango- no sanati tutti i possibili vizi del procedimento, sia quelli relativi all’atto di fusione vero e proprio sia

le alterazioni patologiche inerenti il procedimento

antecedente (o anche successivo) alla stipulazione

del predetto atto (17), a prescindere dal fatto che

le relative cause di invalidita` siano qualificabili in

termini di nullita` o annullabilita` (18). Resta, tuttavia, salvo - prosegue l’art. 2504 quater , comma 2, c.c. - «il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneg- giati dalla fusione». La disposizione si inserisce nel solco di quella tendenza legislativa volta a spostare

la tutela dei soci sul piano obbligatorio del risarci-

mento del danno «sotto il segno di un sempre piu` ampio favor societatis » (19). Le ragioni che milita-

no, dunque, a favore delle istanze di conservazione delle societa` e di certezza delle situazioni giuridiche trovano un contrappeso nella possibilita` di tutelare,

in sede risarcitoria, i diritti dei soci e dei creditori

pregiudicati (20). L’esigenza di rivestire di speciale stabilita` l’operazione di fusione ha, cioe`, indotto il legislatore a privilegiare una tutela degli interessi pregiudicati di carattere obbligatorio, invece che reale (21).

L’opposizione dei creditori sociali alla fusione

L’art. 2503 c.c. riconosce la legittimazione all’impu- gnazione della delibera di fusione ai soli soggetti i cui crediti siano anteriori alla data di pubblicazione del progetto di fusione (22). Considerato che il ri- ferimento al termine ‘‘creditori’’ utilizzato dal legi- slatore non appare suscettibile di interpretazioni re-

Opinioni

Diritto societario

strittive, devono ritenersi attivamente legittimati tutti i creditori, nei limiti sopra precisati, titolari di un credito certo, liquido ed esigibile, oppure assisti- ti da privilegio od ipoteca o, ancora, che vantino una pretesa creditoria sottoposta a termine o condi- zione (23) o che derivi da rapporti in corso di ese- cuzione. Il rimedio puo` essere, altresı`, attivato an- che da chi sia, nel contempo, tenuto, in forza di un

Note:

(segue nota 15)

meno successorio, e non modificativo dell’organizzazione socia- le» (Cass., sez. un., 17 settembre 2010, n. 19698, in Dir. e giust. , 2010 (s.m.), con nota di C. Garufi, Natura innovativa e non retroattiva per l’art. 2504 bis c.c., come introdotto dal d.lgs. n. 6/2003 ).

(16) Qualche A. ha parlato di una ipotesi di decadenza vera e propria dall’azione di opposizione alla fusione (cfr. V. Afferni, La nuova disciplina delle fusioni e delle scissioni , in Corr. giur. , 1991, 407). Occorre evidenziare che, diversamente dalla rubrica intestata «Invalidita` della fusione», la norma fa invece riferimen- to all’invalidita` «dell’atto di fusione», ingenerando cosı` il sospet- to che il disposto normativo debba essere limitato soltanto ai c.d. vizi propri dell’atto di fusione e non anche ai vizi c.d. deriva- ti, ossia a quelli che si riferiscono ad altre fasi del procedimento. Tuttavia, una siffatta lettura non puo` essere condivisa, anche perche´ in contrasto con la ratio dell’istituto. Sul tema, in genera- le, V. Salafia, L’invalidita` delle deliberazioni assembleari nella ri- forma societaria , in questa Rivista , 2003, 1177 ss.; A. Pisani Massamormille, Invalidita` delle delibere assembleari. Stabilita` ed effetti , in Riv. dir. comm. , 2004, I, 55 ss. Sulla tipologia dei ri- medi v. in particolare V. Afferni, Invalidita` degli atti societari. Ri- medi reali e risarcitori , in Principi civilistici nella riforma del diritto societario , Atti del convegno di Imperia 26 - 27 settembre 2003, Milano, 2003, 131 ss.; L. Enriques - A. Zorzi, Spunti in tema di ri- medi risarcitori contro l’invalidita` delle deliberazioni assembleari , in Giur. comm. , 2006, I, 1 ss.

(17) Cfr. Cass. 20 dicembre 2005, n. 28242, in Mass. Giust. civ. , 2005, 12, nonche´ in Giur. comm. , 2007, 2, II, 339 (s.m.), con nota di G. Guerrieri, Limiti alla tutela reale e portata della tu- tela risarcitoria nell’ipotesi di scissione e di altre deliberazioni as- sembleari di s.p.a.

(18) Cfr. App. Milano 15 luglio 1994, in questa Rivista , 1995, 376, con commento di A. Colavolpe, Fusione per incorporazione

di banca s.p.a. in banca popolare .

(19) G. Cabras, Le opposizioni dei creditori alle operazioni socie- tarie , consultabile nel sito dircommm.it .

(20) Per approfondimenti in ordine alle pretese risarcitorie v. C. Angelici, La nullita` della fusione , in Riv. dir. comm ., 1992, I, 267 ss.

(21) Cfr., ex multis , M. Di Sarli, Sub art. 2504 quater c.c., in L.A. Bianchi (a cura di), AA.VV., Trasformazione - Fusione - Scissione a cura, in P. Marchetti - L.A. Bianchi - F. Ghezzi - M. Notari (di- retto da), Commentario alla riforma delle societa`, Milano, 2006, 949 ss.

(22) Sul tema v. in particolare A. Piacciau, Osservazioni alle

istruzioni del Tribunale di Milano per le omologazioni in materia

di fusione , in Giur. it. , 1991, IV, 499; R. Rordorf, La nuova disci-

plina della fusione e della scissione di societa`, in questa Rivista ,

1991, 411.

(23) Cfr. C. Santagata, La fusione di imprese assicuratrici , in As-

sic ., 1989, 279; cui adde G. Niccolini, Note minime in tema di

giudice territorialmente competente a pronunciarsi sulla opposi- zione dei creditori alla fusione , in Foro it ., 1991, I, 1802.

Opinioni

Diritto societario

contratto sinallagmatico in corso di esecuzione, ad una controprestazione nei confronti dell’ente socia- le (24). Salvo che l’affermata ragione creditoria non si rive-

li prima facie palesemente insussistente - cosı`, ad es., come nel caso in cui non sia possibile neppure ap- purarne l’apparenza - legittimato alla proposizione

dell’opposizione e` anche il creditore che vanti una pretesa litigiosa (25). Deve ritenersi che tra i creditori della societa` possa- no essere inclusi anche i soci qualora gli stessi ab- biano effettuato finanziamenti a favore dell’ente so- ciale (26). La posizione del socio rimane certo par- ticolare, laddove si consideri che lo stesso partecipa alla deliberazione assembleare sulla fusione. Tutta- via, alle due differenti posizioni di socio e creditore fanno capo interessi differenziati e diversamente qualificati: «diverse difatti sono le ragioni che pos- sono spingere a volere la fusione e, allo stesso tem- po, a opporsi alla medesima come creditore. Puo` capitare che un socio pensi di poter trarre dalla fu- sione benefici futuri in termini di sinergie industria-

li e, cio` nonostante, ritenga di non poter acconsen-

tire alla fusione se non viene garantito il pagamen- to delle sue spettanze» (27). In forza della disposizione, speciale ed inderogabi- le, di cui all’art. 2378 c.c., il giudizio di cognizione instaurato dai creditori sociali e` di competenza del

Tribunale del circondario in cui ha sede la societa` convenuta (28). Deve, dunque, escludersi che l’opposizione di cui trattasi possa essere proposta in forma stragiudiziale (29). Questa e` l’opinione che prevale in dottrina, secondo la quale, infatti, l’opposizione deve proporsi nelle forme del giudi- zio civile ordinario e, dunque, con atto di citazio-

Note:

(24) Con specifico riferimento a quest’ultima fattispecie si pro- spetta per il terzo contraente «un pregiudizio la cui entita` sara` proporzionale alla consistenza della prestazione gia` pattuita»: di conseguenza, «in previsione dell’accoglimento di una domanda di risarcimento del danno che si accinge a proporre (eventual- mente in riconvenzionale)», questi potra` svolgere «opposizione alla fusione, adducendo, a sostegno della stessa, il timore di non vedere soddisfatta tale pretesa risarcitoria per il deteriora- mento della situazione patrimoniale, successivo all’attuazione della fusione» (F. Scardulla, La trasformazione e la fusione delle societa`, in A. Cicu e F. Messineo (diretto da) e L. Mengoni (con- tinuato da), Tratt. dir. civ. e comm. , Milano, 1989, 431).

(25) «E cio` senza che sia necessaria, nel giudizio di opposizione, una ulteriore delibazione della fondatezza della ragione di credito a garanzia della quale l’opposizione e` svolta, laddove tale fonda- tezza sia gia` oggetto di specifico e distinto giudizio, e senza che sia necessario sospendere il giudizio di opposizione fino all’esito del distinto giudizio» (Trib. Milano 27 ottobre 1997, in questa Ri- vista , 1998, 433, con commento di F. Fimmano` , Funzioni, forma ed effetti dell’opposizione alla fusione ).

(26) Sul tema dei finanziamenti dei soci v. in part. G.B. Portale, I «finanziamenti» dei soci nelle societa` di capitali , in Banca, bor-

sa, tit. cred., 2003, II, 663 ss.; V. Salafia, I finanziamenti dei soci alla societa` a responsabilita` limitata , in questa Rivista , 2005, 1077 ss.; I. Capelli, I crediti dei soci nei confronti della societa` e

il rimborso dei finanziamenti dei soci dopo la riforma , in Riv. dir.

priv ., 2005, 99 ss.; G. Balp, Sulla qualificazione dei finanziamenti dei soci ex art. 2467 c.c. e sull’ambito di applicazione della nor- ma , in Banca borsa tit. cred ., 2007, II, 612 ss.; O. Cagnasso, Pri- me prese di posizione giurisprudenziali in tema di finanziamenti dei soci di societa` a responsabilita` limitata , in Giur. it ., 2007, 2502 ss.; L. De Angelis, La valutazione delle partecipazioni co- stituenti immobilizzazioni finanziarie nel bilancio d’esercizio , Mi- lano, 2007, 137 ss., ove ampi riferimenti; M. Di Sarli, Primi orientamenti del tribunale di Milano sull’applicazione della disci- plina dei finanziamenti ai soci di s.r.l. , in Riv. soc ., 2008, 264 ss.; R. Guglielmo, L’allocazione in bilancio dei finanziamenti e dei versamenti: una questione in via di risoluzione? , in Riv. not ., 2009, I, 365 ss.; M. Campobasso, voce «Finanziamento del so-

cio», in N. Abriani (a cura di), Diritto Commerciale , Dizionari di di- ritto privato promossi da N. Irti, Milano, 2010, 405 ss.; M. Mau- geri, Sul regime concorsuale dei finanziamenti dei soci , in Giur. comm. , 2010, I, 805 ss.; N. Abriani, Finanziamenti «anomali» dei soci e regole di corretto finanziamento nella societa` a re- sponsabilita` limitata , in Studi in onore di Zanarone , Torino, 2011, 319 ss.; M. Bione, Note sparse in tema di finanziamenti dei soci

e apporti di patrimonio , in Studi in onore di Zanarone , ibidem ,

22 ss.; R. Calderazzi, Il perimetro soggettivo nei finanziamenti dei soci , in Fall. , 2012, 222; R. Drisaldi, Indici di anormalita` ex

art. 2467 c.c. dei finanziamenti dei soci , in questa Rivista , 2012, 21; M. Fabiani, Concordato preventivo e creditori postergati: po- stergazione, circolazione del credito e diritto di voto, in Fall. , 2012, 673; T. Marino, Quando la cessione di credito a corrispet- tivo inferiore al valore nominale e` una perdita deducibile? Ces- sioni di crediti da «finanziamento soci»: va superata l’interpreta- zione letterale della norma fiscale?, in Giur. trib. , 2012, 24; U.

Morello , Il finanziamento dei soci in conto capitale. Il lento emergere di nuove regole , in Notariato , 2012, 3, 253; F. Sola, L’imposizione fiscale sui finanziamenti: osservazioni teoriche e pratiche sul principio di enunciazione , in Dir. prat. trib. , 2012, 78. Sembra, invece, debba ritenersi preclusa al socio l’opposizione per i versamenti effettuati in conto capitale, atteso che, salvo espressa pattuizione contraria, gli stessi, diversamente da quelli effettuati a titolo di finanziamento, non danno luogo a crediti esi- gibili durante la vita della societa` : cfr. P. Ferro Luzzi, I versamen-

ti in conto capitale, nota a Cass. 3 dicembre 1980, n. 6315, in

Giur. comm. , 1981, II, 895.

(27) V. Sangiovanni, op. cit ., 1356. L’A., quindi, conclude che «se si vogliono tutelare ambedue queste aspettative, si deve ri- conoscere il diritto all’opposizione nonostante il socio abbia vo- tato favorevolmente alla fusione».

(28) Occorre oggi tenere presente quanto disposto dalla novella legislativa di cui all’art. 2, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, nella L. 24 marzo 2012, n. 27, che ha istituito il Tribunale delle imprese, con l’obiettivo di ampliare la compe- tenza delle sezioni specializzate in materia di proprieta` industria- le. Il legislatore, infatti, ritenendo opportuno valorizzare l’espe- rienza delle predette sezioni specializzate ha conferito alle stes- se anche la cognizione delle controversie in materia societaria, compresa, per quanto qui particolarmente interessa, quella rela-

tiva alle opposizioni dei creditori sociali alle operazioni di fusione

di cui all’art. 2503, comma 2, c.c.

(29) Cfr. Trib. Brescia 16 gennaio 2006, in Notariato , 2006, 134 secondo cui, appunto, «dalla riforma del ‘‘rito societario’’ non e` desumibile che le opposizioni dei creditori ex art. 2503 c.c., deb-

bano o possano essere proposte stragiudizialmente». Contra, tra gli altri, G. Ferri, Questioni in tema di fusione di societa`, in Riv. dir. comm. , 1969, II, 198 ss., spec. 204 s.; Id., Le societa`,

in Vassalli (fondato da), Tratt. dir. civ., X, 3, Torino, 1987, 989; F.

Scardulla, op. cit. , 438; R. Oriani, Diritti potestativi, contestazio- ne stragiudiziale e decadenza , Padova, 2003, 147 ss.

ne (30). In tal senso si e` espressa anche la giuri- sprudenza (31). Si tratta, in altri termini, di un ri- medio che ha «natura contenziosa ed e` diretto ad accertare l’insufficienza patrimoniale della societa` che risulta dalla fusione quale debitrice in luogo di quella originaria» (32). Il rimedio dell’opposizione dei creditori e` qualifica- bile quale azione a contenuto latu sensu cautelare con funzione di salvaguardia della garanzia generica sul patrimonio debitoris ex art. 2740 c.c. (33). Deve, dunque, ritenersi che l’interesse dedotto in giudizio dal creditore riposi, come gia` evidenziato, nella conservazione della garanzia patrimoniale (34). Sul piano probatorio, incombe al creditore oppo- nente l’onere di provare che il soddisfacimento del proprio credito possa subire pregiudizio dalla fusio- ne, fornendo dimostrazione che il mutamento della titolarita` del patrimonio della societa` debitrice puo` comportare il rischio, concreto ed attuale, dell’affie- volirsi della possibilita` di recupero del credito o, quanto meno, della lesione della garanzia patrimo- niale che esisteva precedentemente alla delibera di fusione (35). Nonostante l’opposizione, il Tribunale, ove ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per l’opponente, puo` disporre che l’operazione abbia luogo. Lo stesso

Note:

(30) Cfr., tra gli altri, A. Brunetti, Trattato del diritto delle societa`, II, Milano, 1948, 642; G. Romano Pavoni, Le deliberazioni delle assemblee delle societa`, Milano, 1951, 381 s.; A. Graziani, Dirit- to delle societa`, Napoli, 1962, 527; F. Fenghi, La riduzione del capitale. Premesse per una ricerca sulle funzioni del capitale nelle societa` per azioni , Milano, 1974, 50 s.; E. Simonetto, Tra- sformazione e fusione delle societa`, societa` costituite all’estero od operanti all’estero , Bologna, 1976, 314; M. Iannuzzi, Manua- le della volontaria giurisdizione , Milano, 1984, 644; A. Baldi, L’opposizione alla deliberazione di fusione , in questa Rivista , 1986, 956; F. Di Sabato, Manuale delle societa`, Torino, 1987, 623; V. Salafia, La scissione nelle societa`, in Le scissioni di so- cieta`, Milano, 1992, 19; G. Cottino, Diritto commerciale , I, 2, Pa- dova, 1994, 771 s.; S. Valerio, Il diritto di opposizione alla fusio- ne , in Giur. comm. , 1994, II, 729; L. Lambertini, Sub art. 2503 , in G. Lo Cascio (a cura di), La riforma del diritto societario , 9, Mi- lano, 2003, 469 s.; L.A. Miserocchi, La fusione , in AA.VV., Il nuovo ordinamento delle societa`, Milano, 2004, 375; S. Cacchi Pessani, Sub art. 2503 , in P. Marchetti - L.A. Bianchi - F. Ghezzi - M. Notari (a cura di), Commentario alla riforma delle societa`, cit., 768 s.; G. Cottino, Diritto societario , Padova, 2006, 664. Un diverso indirizzo sostiene, invece, la natura di atto negoziale re- cettizio, libero nella forma, dell’opposizione alla fusione: cfr., tra gli altri, C. Vivante, Trattato di diritto commerciale, II, Milano, 1923, 241; G. Ferri, La fusione delle societa` commerciali , Roma, 1936, 180 (poi in Id., Scritti in tema di vendita con esclusiva e di fusione delle societa` commerciali , Torino, 1990, 340). In tema v. anche A. Fiorentino, Sulla fusione di societa` commerciali , in Riv. trim. dir. proc. civ. , 1949, 649; E. Simonetto, Trasformazione e fusione delle societa`. Societa` costituite all’estero od operanti al- l’estero , in A. Scialoja - G. Branca (a cura di), Comm. cod. civ., Bologna - Roma, 1965, 163; M. Ghidini, Societa` personali , Pado- va, 1972, 898; C. Silvetti, voce Trasformazione e fusione delle

Opinioni

Diritto societario

societa`, in Novissimo digesto it. , XIX, Torino, 1973, 549. M. Stella Richter jr ., Opposizione dei creditori alla fusione e sospen- sione feriale dei termini: un parere , consultabile nel sito www.iusimpresa.com , afferma che «il principio di liberta` delle forme che vale per tutti gli atti negoziali continua a vigere anche per l’atto di opposizione del creditore che e` e resta un semplice atto unilaterale recettizio» ed osserva che «poiche´ la legge n. 69/2009 ha (assai opportunamente) abrogato l’art. 33, D.Lgs. n. 5/2003 (che prevedeva che le disposizioni sul procedimento ca- merale, di cui al medesimo d. lgs. sul processo societario, si ap- plicassero anche ‘‘alle istanze’’ di cui all’art. 2503, comma 2, c.c.) debbono considerarsi definitivamente superate le discus- sioni sulla possibilita` di svolgere l’opposizione con ricorso» (nt.

8).

(31) Cfr. Trib. Roma 18 dicembre 2008, in Foro it. , 2009, I, 2861 ss.; Trib. Lamezia Terme 6 marzo 1998, in Giur. comm. , 1999, II, 660, con nota di R. Guidotti, Opposizione dei creditori alla fu- sione e autorizzazione giudiziale a procedere alla fusione nono- stante opposizione ; Cass. 5 marzo 1991, n. 2321, in Giust. civ., 1991, I, 1445; in Foro it. , 1992, 1801, con nota di G. Niccolini, Note minime in tema di giudice territorialmente competente a pronunciarsi sulla opposizione dei creditori alla fusione , cit.; App. Genova 15 gennaio 1991, in questa Rivista , 1991, 1057, con commento di M. Irrera; App. Milano 8 maggio 1970, in Riv. dir. comm. , 1972, II, 218. Contra , da ultimo, Trib. Milano 10 mar- zo 2005, in questa Rivista , 2005, 915 (anche in Giur. it., 2005, 1655, e in Foro it. , 2005, I, 2593), secondo cui «l’opposizione dei creditori alla fusione costituisce un atto potestativo (recetti- zio) proponibile in forma stragiudiziale, ovvero anche in forma contenziosa (come domanda di accertamento del credito e del pericolo di pregiudizio), ma non con il ricorso al procedimento camerale».

(32) Trib. Milano 27 ottobre 1997, cit., 433. V. anche Trib. Torino 23 ottobre 1987, in Impresa , 1988, 356; Trib. Bologna 13 gen- naio 1987, in Dir. fall. , II, 531 s.; Trib. Prato 8 gennaio 1986, in Foro it. , 1986, I, 1417, con nota di M. Pagano, Spunti in tema di opposizione alla fusione della societa` da parte del creditore se- questrante ; Trib. Milano 5 aprile 1984, in questa Rivista , 1984, 1144 s.; Trib. Milano 14 marzo 1974, in Giur. comm. , 1974, II, 610. In dottrina, in tal senso, tra gli altri, N. Gasperoni, Trasfor- mazione e fusione di societa`, in Enc. dir. , Milano, 1992, XLIV, 1017; O. Cagnasso - M. Irrera, Societa` di capitali , in W. Bigiavi (fondata da), Giur. sist. civ. e comm. , Torino, 1990, 340; C. Sil- vetti, voce Trasformazione e fusione delle societa`, in Noviss. di- gesto it. , XIX, 548; M. Porzio, Il governo del credito , Napoli, 1976, 57 s. In definitiva, dunque, «non pare possa esservi dub- bio sul fatto che l’opposizione dei creditori ai sensi dell’art. 2503, ultimo comma, c.c. dia luogo ad un giudizio ordinario di cognizione da introdurre con atto di citazione»: Trib. Milano 14 novembre 2011, in Giur. it. , 2012, 6, 1352, con nota di O. Ca- gnasso, L’opposizione alla fusione: profili sostanziali e procedu- rali .

(33) Dell’opposizione dei creditori quale strumento di conserva- zione della garanzia patrimoniale parlava gia` R. Nicolo` , Sub art. 2900 , in A. Scialoja - G. Branca (a cura di), Comm. cod. civ., Bo- logna - Roma, 1953, 6. Piu` di recente A. Proto Pisani, L’opposi- zione dei creditori nel nuovo diritto e processo societario , in Fo- ro it. , 2004, V, 55, la qualifica negli stessi predetti termini, preci- sando che si tratta di strumento che «sostituisce l’azione revo- catoria, la quale puo` essere superata o dalla prestazione d’ido- nea garanzia o da un accertamento sommario provocato dalla societa` circa l’inesistenza del pericolo di pregiudizio».

(34) Cfr., in particolare, C. Santagata, Condizioni di accoglimento dell’opposizione a fusione: natura e prova , commento a Trib. Genova 13 luglio 1992, in questa Rivista , 1993, 50, che richiama G. Niccolini, op. loc. cit.

(35) Cfr. Trib. Genova 13 luglio 1992, cit., anche in Riv. not., 1994, 167, nonche´ in Giur. comm. , 1994, II, 719, con nota di V. Sangiovanni, Il diritto di opposizione alla fusione ; Trib. Milano 5 aprile 1984, cit., 1144 s.

Opinioni

Diritto societario

dicasi se la societa` presti idonea garanzia o depositi

le somme corrispondenti presso una banca. In que-

sto caso, la decisione del Tribunale implica una va- lutazione di merito sulla capacita` della societa` di far fronte alle proprie obbligazioni. L’autorizzazione al- l’esecuzione della fusione in pendenza del giudizio

di opposizione ha l’effetto di rimuovere un ostacolo

all’attuazione della fusione medesima. Al provvedi-

mento deve, dunque, riconoscersi sostanziale fun- zione ‘‘cautelare’’.

Sull’istanza di autorizzazione deve essere affermata

la competenza del giudice istruttore, atteso che «il

provvedimento ex art. 2503 c.c. va invero configu- rato secondo la prevalente opinione giurispruden- ziale e dottrinale quale provvedimento incidentale rispetto al giudizio (di merito) di opposizione del creditore, in relazione al quale assolve a funzione anticipatoria del contenuto definitivo della senten-

za nel contemperamento degli opposti interessi del

creditore e della societa` debitrice con finalita` caute- lare rispetto ai medesimi» (36).

L’efficacia dell’atto di fusione stipulato in pendenza di opposizione dei creditori

Occorre, a questo punto, domandarsi quali siano le conseguenze degli eventuali stipulazione, deposito e iscrizione dell’atto di fusione in pendenza di opposi- zione e nel difetto di autorizzazione giudiziaria. Di- verse le soluzioni offerte da dottrina e giurispruden- za: efficacia condizionata alla decorrenza del termi- ne di legge senza che siano state proposte opposizio- ni; inefficacia erga omnes ; inefficacia nei soli con- fronti degli opponenti; efficacia erga omnes , salvo

fatto il diritto dei creditori pregiudicati di chiederne

la revoca ex art. 2901 c.c.; inefficacia sanata dall’i-

scrizione che converte la tutela reale dei creditori

in mera tutela risarcitoria.

Ragioni di certezza giuridica e dei traffici commer- ciali sembrano avere indotto la dottrina maggiori- taria a ritenere che l’effetto ‘‘sanante’’ di cui al- l’art. 2504 quater c.c. debba estendersi anche a detta ipotesi, ferma restando l’eventuale responsa- bilita` del notaio e l’azione di danni in capo al cre- ditore opponente nei confronti degli amministra- tori che, dando attuazione anticipata alla fusione, abbiano disatteso le legittime aspettative dello stesso (37). Insomma, una volta iscritto, l’atto di fusione rimar- rebbe comunque valido e capace di efficacia gene-

rale (38). Ne´ sarebbe possibile configurare una sor- ta di inopponibilita` relativa della fusione, anche considerate le difficolta` tecnico-giuridiche di ope-

rare l’individuazione e la separazione (solo virtua- le?) del patrimonio della societa` opposta (39), «a

meno che non si intenda parlare di una inopponi- bilita` di natura meramente obbligatoria» (40). In tale ambito si e` osservato «come il piu` equilibrato contemperamento dei diversi interessi in giuoco

considerando l’atto di fusione

iscritto prima del termine inefficace nei confronti dei creditori che abbiano (successivamente ma) tempestivamente fatto opposizione» (41). La dot- trina ha, peraltro, evidenziato come portando alle estreme conseguenze l’opzione interpretativa dell’i- nefficacia relativa si impedirebbe, di fatto, ai credi- tori medesimi di agire in giudizio ai fini del risarci- mento del danno, considerato che se la fusione non e` loro opponibile, non puo` neppure agli stessi arrecare pregiudizio (42). In altri termini, si preclu- derebbe ai creditori l’esercizio dell’azione di risarci- mento danni, in un contesto, peraltro, in cui gli opponenti non sembrano avere un interesse speci-

appaia raggiunto

Note:

(36) Trib. Milano, ord. 16 marzo 1996, in Giur. it. , 1997, II, 39.

(37) Cfr. G.F. Campobasso, Diritto commerciale. 2. Diritto delle

societa`, Torino, 2006, 643. Sul tema della responsabilita` v. an- che P. Beltrami, La responsabilita` per danni da fusione , Torino,

2008.

(38) Occorre, in tal ottica, ricordare come, nell’intento di salva- guardare la certezza giuridica nelle relazioni tra le societa` coin-

volte nella fusione e tra i rispettivi soci, la III direttiva comunita- ria in materia societaria 78/855/CEE (per un esame della stessa

v., tra gli altri, M. De Acutis, La terza direttiva C.E.E. in materia

di societa` per azioni , in Riv. dir. civ. , 1979, II, 300 ss.; U. Morera,

I principi comunitari per le fusioni di societa`: analisi e riflessioni nella prospettiva di adeguamento , in Foro it. , 1987, IV, 250 ss.;

G. Scognamiglio, La nullita` della fusione nella III direttiva CEE e

nello schema di legge di attuazione , in Riv. not., 1990, I, 887 ss.) abbia disposto una limitazione delle relative cause di nullita` . L’intento di tutelare l’interesse dei soci e dei terzi alla stabilita` della fusione e dei suoi effetti e` presente anche nella soluzione accolta dal D.Lgs. 16 gennaio 1991, n. 22, con il quale e` stata data attuazione alla predetta direttiva, anche se il legislatore ita- liano ha sostituito l’espressione comunitaria «nullita` della fusio- ne» (art. 22) con il piu` generale riferimento all’«invalidita` della fu- sione» (rubrica art. 2504 quater c.c.). Siffatta formulazione nor- mativa sembra recepire l’orientamento dottrinale secondo cui la nullita` si puo` predicare solo sugli atti giuridici e non sugli effetti, con la conseguenza, quindi, che mal si adatta all’istituto della fu- sione, la cui essenza in termini di effetti si rinviene nell’unifica- zione e nella compenetrazione di patrimoni in origine di perti- nenza di soggetti distinti.

(39) Di tale avviso, tra gli altri, B. Quatraro - A. Fumagalli - S. D’Amora, Le deliberazioni assembleari e consiliari , Milano, 1996, 778; A. Serra - F. Spolidoro, Fusioni e scissioni di societa`, Torino, 1994, 112.

(40) F. Fimmano` , Funzioni, forma ed effetti dell’opposizione alla fusione , cit., 441.

(41) Cosı` M. Stella Richter jr ., op. cit. , 17.

(42) Cfr. M. Nicotra, L’invalidita` della fusione e la sanatoria del- l’art. 2504 quater c.c.: portata e rimedi , in Riv. not., 1996, 1137

s.

fico ad impedire la sostanziale attuazione della fu- sione, ma mirano, piuttosto, ad impedire che altri terzi sopravvenuti concorrano con la garanzia pa- trimoniale generica agli stessi offerta prima della fusione (43). In definitiva, dunque, sembrerebbe doversi prende- re atto dell’evoluzione che ha condotto alla elimi- nazione della «tutela reale in favore della tutela ob- bligatoria» (44) ed andare, quindi, a ricercare i cor- rettivi, per i casi di anticipata o illegittima stipula- zione e successiva iscrizione dell’atto di fusione, sul piano procedimentale e, segnatamente, nel control- lo da effettuarsi (45) in sede di iscrizione dell’atto predetto presso l’ufficio del registro delle impre- se (46). Siffatta impostazione non convince. Cosı` opinan- do, infatti, la previsione della facolta` ( i.e. diritto) dei creditori di proporre opposizione verrebbe svuo- tata degli effetti sostanziali che le sono propri. L’op- posizione, infatti, deve ravvisarsi mirare - in primo luogo - ad impedire che la societa` debitrice adotti un nuovo assetto organizzativo-patrimoniale. E tale prospettiva non sembra possa dirsi mutata per effet- to dell’evoluzione normativa in materia, caratteriz- zata dallo spostamento della tutela dal piano reale a quello obbligatorio, nel tentativo di coniugare la li- berta` d’impresa con la tutela del credito. Argomen- to, questo, che non appare per nulla convincente, anche perche´, a ben vedere, l’azione di risarcimento dei danni dovrebbe, comunque, essere riconosciuta in capo al creditore pregiudicato, sia in forza dei principi generali dell’ordinamento giuridico, sia alla luce di una lettura sistematica della disciplina in materia (47). Con l’ulteriore conseguenza che l’op- zione interpretativa secondo cui l’atto di fusione iscritto in pendenza dell’opposizione de qua rimane valido ed efficace, conduce a ritenere la norma di cui trattasi inutiliter data (anche perche´, cosı` letta, pone un divieto la cui violazione rimane priva di sanzione) e, dunque, viziata sotto il profilo della le- gittimita` costituzionale. Si ritiene, dunque, che l’atto di fusione - iscritto nonostante l’opposizione - debba essere considerato inefficace erga omnes (48). Depone in tal senso an- che il carattere di condicio iuris dell’efficacia dell’at- to di fusione riconosciuto alla mancata opposizione dei creditori nel prescritto termine di legge (49). Siffatta soluzione consentirebbe di conservare for- malmente l’atto ed escluderne la possibilita` di pro- nuncia della sua invalidita`, cosı` come previsto dalla norma, privando pero` lo stesso di efficacia, quanto meno fino all’esito del giudizio di opposizione. In breve, in tal caso l’atto di fusione e` valido (e vali-

Opinioni

Diritto societario

damente iscritto), ma inabile a produrre i suoi effet- ti in attesa della definizione del giudizio.

Note:

(43) Cfr. V. Salafia, Casi e questioni , in questa Rivista , 1995,

1527.

(44) L. Salvato, Il controllo giudiziario sulla fusione delle societa`:

appunti a margine della nuova disciplina , in Rass. econ. , 1992, 677 ss.

(45) A cura del notaio, considerato che non puo` farsi rientrare nell’ambito dei ‘‘riscontri meramente formali’’ devoluti dalla leg- ge all’Ufficio del Registro delle imprese.

(46) Cfr. anche Trib. Torino - Giud. reg. - 11 giugno 1990, in que- sta Rivista , 1991, 71.

(47) Contra, ad es., C. Santagata, Condizioni di accoglimento dell’opposizione a fusione: natura e prova, cit., 510, secondo cui «e` ben noto che l’art. 2540 quater e` la meditata risultanza del sofferto (ma condivisibile) contemperamento degli opposti inte- ressi in gioco: di fronte alla esplicitata scelta, finiscono pertanto col porsi in contrasto con l’‘‘intenzione del legislatore’’ tutti i tentativi, pur impegnati, di esponenti della dottrina che conduco- no, in effetti, ad uno svuotamento della portata della norma, sic- come divisata dai compilatori a seguito di pur ampio dibattito tra le molteplici soluzioni prospettate nel corso dei lavori preparato- ri».

(48) Anzi, a ben vedere, la materiale iscrizione dell’atto di fusio- ne nel registro delle imprese potrebbe anche qualificarsi come giuridicamente inesistente, laddove si consideri che la stessa e` avvenuta sul (falso) dichiarato presupposto che non sussisteva- no opposizioni o che vi era il consenso dei creditori: sul tema v. G. Scognamiglio, Sull’inesistenza giuridica del negozio di fusio- ne , in Il contratto. Silloge in onore di G. Oppo , Padova, 1992, 687 ss.; L. Farenga, Profili di invalidita` e nuova disciplina della fusione , in Riv. dir. comm. , 1991, I, 465 ss. Falsa dichiarazione, questa, attestata in re ipsa , appunto, dalla stessa proposizione del giudizio di opposizione, volto a far accertare la lesione della posizione giuridica del creditore derivante dall’incapienza della societa` incorporante o di quella risultante dalla fusione e, quindi,

la diminuzione della garanzia patrimoniale generica prima, inve- ce, offerta all’opponente: cfr. Trib. Tempio Pausania 7 gennaio 1998, in Dir. fall., 1988, II, 320; e in Foro pad. , 1988, I, 459, con nota di V. Di Gravio, Problemi sulla fusione e sulla opposizione

all’assemblea totalitaria da parte di un socio

Giur. mer., 1989, 900, con nota di S. Del Core, Questioni in te- ma di fusione e di deliberazioni nulle o inesistenti di societa` di capitali .

(49) Un precedente in tal senso sembra rinvenibile nella decisio- ne del Trib. Velletri 10 agosto 1994, in Giur. comm. , 1995, II, 527, con nota di A. Vicari, Effetti dell’iscrizione dell’atto di fusio- ne nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 2504 quater c.c.; in Dir. fall ., 1995, III, 729; e in questa Rivista , 1995, 551, con commento di A. Montesano. Secondo il Tribunale, l’intervenuta iscrizione dell’atto di fusione nel registro delle imprese non im- pedirebbe un eventuale successivo accertamento giudiziale del- l’inefficacia del medesimo atto. Si tratterebbe, in altre parole, di una sentenza che accerta e dichiara la mancata realizzazione dell’effetto estintivo della fusione nei confronti della societa` og- getto dell’opposizione.

assente ; e in