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G

iu s e p p e

B e z z a

APPUNTI PER UNA STORIA DELL’ASTROLOGIA NEL RINASCIMENTO. IN MARGINE AD UN RECENTE LIBRO SU CARDANO

E recentemente uscito in traduzione italiana il volume di Anthony Grafton su Gerolamo Cardano, apparso in inglese nel 19991. Questo libro è dedicato ad uno dei molti aspetti di Gerolamo Cardano, uomo del Rinascimento: l’astrologia. Il lettore non troverà qui una trattazione sul matematico e sul filosofo Cardano, se non laddove il discorso investe la magia naturale, e solo qualche accenno sul medico Cardano, nonostante il Nostro amasse definirsi tale. In realtà, Grafton sottolinea in più punti le simiglianze epistemologiche e gli intrecci operativi tra medicina e astrologia nel Rinascimento. Tuttavia, una discussione sulla teoria umorale di Cardano, ovvero del come il Cardano astrologo e il Cardano medico considerassero l’influsso dei corpi celesti sugli umori del corpo umano, o del come Cardano accordasse la diagnosi medica alla teoria, astrologica e medica insieme, dei giorni critici, è di fatto assente. Grafton ha costruito un libro che ci dà un’im­ magine complessa di Cardano, e che diviene, nel corso della sua analisi, via via più contradditoria, ricordandoci il giudizio lapidario che ne diede Francesco San- chez agli inizi del XVII secolo: «Il più dotto filosofo e medico della sua epoca e, al contempo, affatto irrazionale e più delirante che saggio»2. Questa complessità del Cardano, le contraddizioni del suo pensiero, che provengono, come scrisse G a­ rin, dal non aver «mai pacificato nella sua mente le tendenze naturalistiche e le ispirazioni neoplatoniche, le esigenze scientifiche e i sogni speculativi»3, sono evi­ denti anche nella sua opera astrologica, di cui Grafton mostra l’evoluzione: dal primo pronostico pubblicato in volgare alle raccolte di oroscopi fino al commento alla Tetrabiblos di Tolemeo. La parte migliore del libro di Grafton risiede nella descrizione dell’ambiente intellettuale in cui si muoveva l’astrologo della prima metà del XVI secolo. Nel caso del Cardano, ad esempio, i suoi contatti con gli intellettuali della Riforma, con Andreas Osiander, con Gioacchino Retico. Ben documentati sono i rapporti di collaborazione e di competizione con gli astrologi del suo tempo, in particolare con Luca Gaurico, raccontati con taglio da cronachista, agile e piacevole. Ma

Anthony Grafton, Il Signore del tempo. I mondi e le opere di un astrologo del Rinascimento, trad. it. di L. Falaschi, Roma-Bari 2 0 0 2 ,1X-341 pp. Sull’edizione inglese (Cardano’r Cosmos. The

1.

IVorlds and Works ofa Renaissame Astrologete Cambridge, Mass., London, 1999) cfr. G. Giglio­

ni,

Hermeneutics o f ‘divinatio’ in Cardano*s medicine and astrologa, «Bruniana & Gampanelliana»,

VI (2000), pp. 230-236.

2.

De divinatone, in Opera, Lugduni 1636, p. 46.

3.

Storia della filosofia italiana, II, Torino 1966, p. 627.

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Bnmiana & CamparulUana

m anca u n ’analisi delle ragioni che spinsero Cardano a voler rinnovare l’astrolo- gia, facendone, come amava dire, una parte congetturale della filosofia. In realtà, tra i motivi dei rapporti del Cardano con gli intellettuali della Riforma vi era anche la condivisione della necessità di un rinnovamento dell’astrologia in senso tolemaico. E questo rinnovamento nacque nel circolo melantoniano di W itten- berg nei primi anni del Cinquecento, con l’abbandono di una concezione del- l’astrologia limitata al contesto della filosofia scolastica ed altresì con il rifiuto della trattastica araba che, agli occhi di M elantone, urtava contro il progetto di un ’astrologia in quanto parte della fisica. M a su questo punto G rafton nulla ci dice, se non che M elantone era un aficionado dell’astrologia. L’adulazione del principe, gli intrighi di potere, l’uso propagandistico dell’astro-

logia sono i temi ricorrenti del libro. Grafton avrebbe potuto dire del Cardano quello che Lutero disse degli astrologi: giocatori di dadi che si vantano solo dei colpi d a dodici. Sono i fatti di costume, gli interscambi culturali, le pratiche ope­ rative dell’astrologo, che intervengono o prim a o dopo l’opera medesima, che G rafton intende descrivere. Nel prim o capitolo, egli costruisce u n ’analogia sug­ gestiva tra l’astrologo (sia classico, sia rinascimentale) con l’economista delle no­ stre società sviluppate. Com e l’economista, l’astrologo cerca di ordinare i caotici fenomeni della vita quotidiana accomodandoli a modelli quantitativi rigorosa­ mente definiti. E questo un processo che va dal particolare all’universale e con­ travviene quindi alla base stessa su cui si fonda la previsione. Descrive tuttavia, secondo G rafton, il modus operandi dell’astrologo praticante, il suo bisogno prim a­ rio di circoscrivere le difficoltà, di salvare se stesso e la sua arte dagli innumerevoli errori cui andava necessariamente incontro. Q uesta immagine dell’astrologo si accompagna airaccettazionc della teoria di G. Lloyd, che V. N utton e T. Barton hanno recentemente applicato alla divina­ zione e all’astrologia del mondo antico: sia l’astrologo che il medico non sono alla ricerca della verità, m a del potere, e il loro scopo ultimo è ottenerlo mediante lo sviluppo di strategie retoriche di persuasione e di dominio. In questo quadro, la complessità dell’astrologia, ai tempi di Tolemeo come di Cardano, non sarebbe che una barriera eretta davanti al profano. E però evidente che un simile approc­ cio non può condurre a nessun risultato positivo riguardo allo statuto epistemolo­ gico dell’arte apotelesmatica. Lo studioso che affronta una questione o un complesso di questioni astrologi­ che si trova di fronte ad alcune difficoltà che lo inducono ad operare una scelta. Le difficoltà consistono nel complesso intreccio che l’astrologia presenta, da sem­ pre, con le scienze e le arti. Q uesto intreccio è tale che non è possibile trattare compiutam ente dell’astrologia, vuoi di un suo periodo storico, vuoi di una perso­ nalità dell’arte, vuoi infine di una sua particolare tecnica, se non in un ambito interdisciplinare. M a di siffatte trattazioni ci m ancano gli esempi e possiamo dire che la loro assenza dipende, in ugual misura, da due ostacoli: un pregiudizio di

fondo, che inclina a considerare l’astrologia come u n ’arte

fallace, e la difficoltà di

poter padroneggiare più campi del sapere. Riguardo al primo ostacolo, si può dire che non è invalicabile, epperò durevole, sebbene sia ora più, ora meno forte,

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a seconda del succedersi delle scuole di pensiero e di indagine storica. E d ’altron­ de, nella tarda antichità, come nel Medioevo, gli astrologi sono stati spesso dipinti comefalltues, deceptores, seductores. M a più grave è il secondo ostacolo, che costringe appunto lo studioso ad una scelta, che non potrà che risultare riduttiva. Si può infatti trattare dell’astrologia da un punto di vista strettamente astronomico. Questa strada è stata percorsa da O tto Ncugcbaucr e da molti altri studiosi. Le posizioni planetarie, le computazioni dei gradi eclittici che sorgono e che culminano, in un thema greco o in una naiivitas medievale ci offrono innanzitutto informazioni sulla diffusione, nel tempo e nello spazio, di un particolare procedimento matematico astronomico. D 'altra parte non è possibile comprendere il nascere di date tecni­ che astrologiche, e la loro natura, quali ad esempio i modi dei transiti dei pianeti superiori (mamart) o la librazione delle due eclittiche, senza conoscere i param etri del Sindhind, i mutui rapporti tra l’astronomia araba e l’indiana, la trepidazione dell’ottava sfera. Si può poi trattare di astrologia da un punto di vista storico, seguendone lo sviluppo nell’ambito della storia culturale dei popoli, in modo ge­ nerico o comparativo. Ed è questa la strada più comunemente battuta. Si posso­ no ancora studiare i rapporti dell’astrologia, l’origine dei suoi fondamenti e prae- cepta, con la filosofia, la teologia, la scienza dell’armonia, la logica, la medicina. Si può infine seguire un approccio interno: studiare l’evoluzione delle tecniche del- l’apotelesmatica, i modi della loro acquisizione e trasmissione, predisporre cata­

loghi ed edizioni critiche dei trattati manualistici, introduttivi, apologetici.

Q ue­

sta strada, aperta un secolo fa da Bouché-Leclercq, Boll, Cum ont, è rimasta so­ stanzialmente limitata all’ambito della cultura dell’età tardo-antica. Di tutte que­ ste vie, le ultime due sono quelle di cui si ha minore notizia ed esperienza. Dal canto suo, il libro di Grafton non entra nel merito di una trattazione epistemologica dell’astrologia, ne nelle sue fasi storiche, nò nei suoi procedimenti e tecniche. Il capitolo II {La pratica dell’astrologo) si limita ad una rassegna che non può che essere incompleta e stereotipata. L’assenza di una discussione delle tec­ niche astrologiche impedisce di seguire lo svolgersi della formazione del C arda­

no astrologo, che è per contro docum entato e di grande interesse. Nell’accetta- zione o nel rifiuto di un dato teorem a deU’astrologta è possibile tracciare il per­ corso del suo pensiero, giacché la scelta del fatto astrologico muove, nel C arda­ no, da motivazioni sia astronomiche, sia filosofiche. Q ui sta certo un difetto del libro di Grafton, che non può evitare errori, fraintendimenti, banalizzazioni. Ci limitiamo ad un breve elenco a m o’ di esempio. Nel giudizio sulla natività di

Filiberto V em at, il Cam panella non discute «gli

eflètti di ciascuna casa dello

zodiaco» non accoglie la prassi che procede secundum titulos duodecim domarum, che gli intellettuali del Rinascimento definiscono come il metodo comune agli Arabi, Indiani e Persiani4, poiché segue invero una metodologia tolemaica che è affatto diversa; neppure tratta di «il diverso influsso delle posizioni dei pianeti rispetto

4.

Cfr.

la

prefazione di Jo ach im

H eller a Albohali Arabis Astrologi

...

de

iudiciis Nativitatum

libfr

..

,

N oribcrgac 1549, cc. 23.

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Bruniana & Campami liana

alle devoluzioni’ annue»5, m a dà un elenco ragionato delle directiones, dei promis- sores e dei signijìcalores. T rattan d o delle geniture di Giulio II e di Angelo Poliziano, l’autore sembra non sapere che cosa sia il dominus horoscopP e crede che C ardano usi di quella extraordinaryjrtedom nella lettura dei cieli che - G rafton ne è certo - lo caratterizza. Al contrario, di una certa libertà, lontana d a uno spirito critico, si rende responsabile l’autore nelle citazioni: veniamo informati che il successo nel­ le lettere di Costanzo Simi bolognese è stato propiziato dal sorgere dei Gemelli, e ci viene detto che la morte perinatale è significata dalla Luna sotto l’orizzonte7,

condizione peraltro

ritenuta ottim a dall’antico folklore contadino per l’im botti­

gliamento del vino. In entram bi i casi, le citazioni essendo troncate, gli esempi

risultano inutili e le poche parole

informative del giudizio sono scelte da G rafton

solo per necessità, diciamo così, sintattica. M a se l’autore giudica superfluo infor­ m arci degli aspetti tecnici dell’arte apotelesmatica del Cardano, perché non ta­ cerli del tutto? In questo modo si banalizza il testo citato, si crea ambiguità. Esempi simili si trovano a p. 105, dove V enere è detta essere «in stretta congiunzione con la coda del drago in Capricorno» nella genitura dell’infelice ninfomane V eroni­

ca, e però il testo di C ardano è assai diverso. A volte, la non conoscenza delle tecniche e del lessico porta ad inevitabili errori. Che senso dare alla frase: «Colo­ ro che hanno i lum inari nelle proprie costellazioni hanno invariabilmente gli

... greco syitrophai, che possiamo intendere sia come nebulae, sia come minuti asteri­ smi, quali la cascata d ’acqua dell’A cquario o le stelle a forma d ’edera della C hio­

occhi quasi b ian ch i

»

(p. 138)? II termine constellatìonesdi C ardano traduce qui il

m a di Berenice. Sarebbe stato un male minore tradurre con clusters. A p. 192 ss., la descrizione delPinterpretazione cardaniana della natività di Cristo risulta in- comprensibile. A parte l’ambiguità del segno levante (Vergine o Bilancia?) e di quello culm inante (perché l’equinozio d ’autunno?), il punto centrale del C ard a­ no viene sottaciuto. Sarebbe stato necessario un opportuno rim ando alla teoria della trepidazione dell’ottava sfera, almeno secondo Pesposizione che si trova

nelle Tavole Ajfonsine.

D obbiamo infine notare che, se fra i tratti pregevoli del libro vi è il puntuale riferimento alle fonti dirette, i nomi arabi, come 'Ali ibn Ri^wàn o Abii 'Ali Yahyà ibn Ghàlibal Hayyàt, potrebbero essere dati non soltanto nella loro trascrizione medievale, m a anche nella loro corretta traslitterazione, e che il commento m a­ noscritto alla Tetrabiblos di Tolem eo di Corrado H eingarter altro non è che una copia lievemente modificata del commento del medico egiziano ibn Ridvvàn, come può risultare palese ad una sua lettura. M a questi errori sono la diretta conse­ guenza di difetti più generali, che sono sotto gli occhi di tutti gli studiosi del M e­ dioevo e del Rinascimento: l’estrema povertà di edizioni critiche di testi astro­ logici e l’assenza di una loro catalogazione ragionata.

  • 5. A. G rafton, Il Signore del tempo. cit., p. 45.

6.

Ivi, pp.

108, 113.

  • 7. Ivi, p. 92.