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Rassegne

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E lisabetta S capparcene
NUOVE EDIZIONI DI TESTI FILOSOFICI E SCIENTIFICI
FRA CINQUECENTO E SEICENTO:
DELLA PORTA, CARDANO, TELESIO

Negli ultimi anni, gli studi sulla filosofa del Rinascimento sono stati domi
nati da una intensa e significativa ripresa di interesse per i grandi autori
della filosofia italiana fra 500 e 600 (penso a Campanella, ma ancor pi al
caso - vistosissimo - di Bruno). Tuttavia, lattenzione storiografica ed edi
toriale non ha mancato di rivolgersi anche ad autori di statura certo diffe
rente, eppure rilevanti e significativi allinterno di un periodo nevralgico
della nostra storia intellettuale, quando pensatori diversi, legati in qualche
modo al sorgere della nuova scienza, ma anche vincolati a vecchi quadri
ideologici di carattere generale, si trovano ad entrare in conflitto con lau
torit ecclesiastica.
Questa breve nota quindi dedicata a fornire un aggiornamento su al
cune delle ricerche in corso, a rendere conto - schematicamente e in
estrema sintesi - delle iniziative e dei progetti editoriali che ruotano in
torno a tre protagonisti della cultura filosofica e scientifica del maturo e
tardo Rinascimento italiano - Della Porta, Cardano, Telesio - , illustrando
metodologie, caratteristiche e finalit di ciascuna iniziativa editoriale.
I. Delle opere di Giovan Battista Della Porta si sono avute negli ultimi anni
alcune significative edizioni e ristampe anastatiche. Va ricordata in primo
luogo lanastatica del De fiumana physiognomonia pubblicata nel 1986 dalli
stituto Suor Orsola Benincasa di Napoli in occasione dei 400 anni dalledi
zione di Vico Equense. E lo stesso istituto napoletano ha presentato qual
che anno dopo, nel 1990, ledizione - curata da Giovanni Aquilecchia della inedita Methoposcopia contenuta nel codice Additional 22.687 della
British Library, mentre a Livorno Beiforte Editore ha proposto nel 1992 la
ristampa della traduzione italiana della Coelestis physiognomonia, pubblicata
a Napoli nel 1614. Ma anche PEdizione nazionale delle opere di Giovan
Battista Della Porta, varata nel 1986 con un piano editoriale di una ven
tina di volumi, ha cominciato a dare alle stampe i primi testi. E si tratta del
ledizione critica di due opere importanti e significative: VArs reminiscendi e
la Coelestis physiognomonia.
Il volume dedicato aYArs reminiscendi curato da Raffaele Sirri, che alla
produzione - soprattutto teatrale - di Della Porta ha dedicato numerosi

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studi ed una importante edizione1. L'Ars presentata sia nel testo latino
pubblicato nel 1602, che nella traduzione italiana apparsa nel 1566, antici
pando la stampa latina. La vicenda redazionale ed editoriale di questo te
sto piuttosto complessa: la prima opera a stampa che Della Porta dedica
alla mnemotecnica, allarte del ricordare, si presenta infatti come la tradu
zione, ad opera di Dorandino Falcone da Gioia, di una primitiva e inedita
versione latina, e viene pubblicata a Napoli, presso Mattio Cancer, nel
1566. Nel 1583, ancora presso Cancer, esce una ristampa del testo volgare;
infine, nel 1602, con il titolo di Ars reminiscendi, Della Porta pubblica, sem
pre a Napoli, per i tipi del Sottile, una versione latina del trattato. Rispetto
al testo volgare, YArs reminiscendi si caratterizza gi ad uno sguardo superfi
ciale per una distribuzione parzialmente diversa della materia nei vari ca
pitoli e per laggiunta di un capitolo (il XXI, De simulachris literarum et numerorum) e dellapparato iconografico. Fra le differenze testuali da segna
lare, ad esempio, nel cap. XVIII, la trattazione ampliata dei geroglifici,
consigliati come immagini di memoria per la loro capacit di condensare
in una sola figura una rete di associazioni. E a rendere ancor pi complessa
la tradizione testuale dellMrj si aggiungono due testimoni manoscritti, che
ne conservano la versione volgare: il codice Vaticano Latino 5347 della Bi
blioteca Apostolica Vaticana ed il codice 10166 (Ital. 589) della Bibliothque Nationale di Parigi.
NellIntroduzione, Sirri ricostruisce la storia della singolare tradizione te
stuale bilingue dell\4rj reminiscendi, definendo i rapporti dei manoscritti fra
loro e rispetto alle stampe. Le concordanze e discordanze testuali fra i di
versi testimoni consentono infatti di scandire una cronologia ragionevole e
convincente, e documentano insieme significative variazioni ideologiche e
culturali nel passaggio da manoscritto a stampa, come la elisione degli
exempla tratti da Boccaccio (la cui presenza si riduce nel testo latino ad un
richiamo generico - e banale - alla Genealogia deorum gentilium)2 e la gra
duale scomparsa di monaci, preti e fraticelli: elementi, entrambi,
diffcilmente imputabili a ripensamenti di natura stilistica. Il curatore ri
tiene che il testo italiano trasmesso dai due testimoni manoscritti (il Pari
gino gi purgato rispetto al Vaticano) risalga ad una data anteriore alla
prima stampa del 1566, ed ipotizza dietro le due stampe canceriane la pre
senza di un manoscritto in cui il testo della traduzione sia arrivato rima
1. G.B. Della Porta, Ars reminiscendi, aggiunta VArle del ricordare tradotta da Doran
dino Falcone da Gioia, a cura di R. Sirri, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1996.
Ledizione qui ricordata G.B. Della Porta, Teatro, a cura di R. Sirri, Istituto Uni
versitario Orientale, Napoli 1978-1985, 3 voli.
2. Cfr. G.B. Della Porta, Ars reminiscendi, cit., cap. XIX, p. 43, dove, a proposito
delle immagini dei vizi, si legge: Hisque similia multa reperire poteris apud Philostratum libro de imaginibus, apud Martianum Capellam et Boccac<c>ium in Deo
rum Geneologia.

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neggiato e, in qualche tratto, opportunisticamente adattato ai tempi. Men


tre nel 1602, al culmine della sua attivit sperimentale, filosofica e lettera
ria, Della Porta pubblica un testo latino ormai ampiamente modificato ri
spetto alla stesura originaria che aveva prodotto la traduzione del Falcone.
I mutamenti che hanno segnato Yiter della traduzione presuppongono, a
parere di Sirri, sempre lintervento diretto di Della Porta il quale, al ter
mine della vicenda, quando decide di dare alle stampe il testo latino, ap
porta le modifiche proposte da tale iter e ne aggiunge di nuove, accre
scendo lapparato delle citazioni classiche (Aristotele e Cicerone, certo, ma
anche la Historia naturalis di Plinio), ampliando e rimaneggiando lordine
della materia, e corredandola di numerosi esempi grafici.
E non c dubbio che sia il testo latino del 1602 a fornire la versione pi
ampia e matura della mnemotecnica dello scienziato napoletano, di
quellintreccio di codici ed esperienze letterarie ed artistiche illustrato
cos bene da Lina Bolzoni nel suo intervento al convegno dellaportiano
del 19863. Se considerata nellottica della storia della mnemotecnica, Vars
reminiscendi di Della Porta certo piuttosto tradizionale. Volutamente lon
tana dagli sviluppi pi estremi che larte aveva avuto nel 500, ma anche
da temi e suggestioni pure presenti nella stessa opera di Della Porta, essa
non intende collocarsi su quella grande linea della mnemotecnica cinque
centesca che stringe insieme conoscenza e memoria, n su quella che
guarda ai nessi fra memoria e magia, pur affrontando questioni - il potere
dellimmaginazione, il rapporto fra loci ed imagines - cos fortemente legati
a suggestioni magiche. Della Porta sceglie piuttosto di ricondurre il di
scorso da un lato alla tradizione classica, ciceroniana, dallaltro alla dimen
sione fondamentalmente precettistica e pratico-operativa di questarte. E
se il tratto distintivo della sua mnemotecnica appare - anche al curatore
del volume - piuttosto quello di una sostanziale teatralizzazione delle
imagines agentes, certo che egli rinnova il paragone ormai consueto fra
arte della memoria e scrittura, insistendo piuttosto sullanalogia di procedi
menti che lega pittura e mnemotecnica, secondo un modulo disponibile a
molte variazioni che ricorrono in diverse parti dellopera. E cito solo un
passo a titolo di esempio:
Lufficio della imaginativa, la qual ha la sua stanza nel capo, si di formare
per mezzo delle finestre sue, che sono gli occhi, lorecchie e l naso e laltre
simili, a guisa dun pittore eccellente, un ritratto delle cose materiali e di
disegnar co l suo pennello nella memoria, che come una tavola ben ac
concia le sta dinanzi, accioch, venendoci poi volunt di ricordarci di
quello, per mezzo dellintelletto, che tosto alla memoria ricorre, e qui
3. L. Bolzoni, Retorica, teatro, iconologia nellarte della memoria del Delia Porta, in
Giovan Battista Della Porta nell'Europa del suo tempo, Atti del Convegno (Vico
Equense, 29 settembre - 3 ottobre 1986), Guida, Napoli 1990, pp. 337-386.

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quella ideale pittura contem pla, ci ricordiam o delle cose che noi vogliamo,
a punto com e se ci fussero presenti sugli occhi.
E com e talor veggiam o che, o per difetto della tavola o pur di colui che
disegnando non prepar n com part bene i colori, viene dopo qualche
tem po quella pittura a sconciarsi, se ella sar talm ente guasta che non vi
appaiano punto i suoi pristini lineamenti, noi ci ritroviam o aver perso il ri
tratto di quella cosa insieme con la m em oria. M a se tanto ne resta in pi
che il pittore con laiuto di quel poco, circonscrivendo le m argini intorno e
tirando da un capo allaltro la linea, ne pu risarcire la pittura, ed il ritratto
se ne reintegra, la m em oria riprende vita. E questo quello che chia
m iam o il ricordarci.
Di qui si conosce che m em oria non altro che una intiera pittura custo
dita in quella tavola anim ata che noi chiam iam o cerebro; rem iniscenza o
ricordare, poi, quello reintegrare delle parti che vi m ancano con laiuto
di quelle che vi restano in piedi4.
Laltra opera che inaugura lEdizione nazionale dellaportiana la Coelestis
physiognomonia, curata da Alfonso Paolella, e presentata sia nel testo dellV
ditio princeps napoletana del 1603, che nella traduzione italiana del 16145.
D opo il decreto em anato nel 1592 per ordine del cardinale di S. Severina,
che gli proibiva di stam pare a Venezia la Humana physiognomonia nella ver
sione italiana e gli intim ava di non sfidare ulteriorm ente linquisizione con
10 scrivere e pubblicare altri libri che contenessero aliqua iudicia futurarum rerum ... sub excom m unicationis ipso facto ... et aliis penis, arbitrio,
D ella Porta pubblica la Coelestis physiognomonia con dichiarato intento an
tiastrologico, e certo anche per m ostrare quanto fosse fondata su premesse
lecite quella fama di indovino e divinatore testim oniata anche da alcune
lettere del m atem atico e astronom o linceo Francesco Stelluti:
11 signor Porta per lungo studio, e pratica fatta nella fisionomia conosceva
benissimo non solo gli altrui costumi, m a ancora tutti i loro accidenti pas
sati e futuri et i tem pi parim enti di essi; e cos ferm am ente li prediceva
com e se allhora gli fussero presenti, et alla sua vista esposti, et al prim o
sguardo di alcuni non pi da lui veduti seppe ancora conoscere Farti e pro
fessioni loro6.
Nella Coelestis physiognomonia, dunque, si assiste al tentativo, non privo di
4. G.B. Della Porta, Ars reminiscendi, cit., pp. 57-58.
5. G.B. Della Porta, Coelestis physiognomonia, a cura di A. Paolella, Edizioni
Scientifiche Italiane, Napoli 1996.
6. Cfr. le lettere di Stelluti ad un ignoto destinatario, rispettivamente del 25 lu
glio e dell8 agosto 1637, che raccontano una serie di predizioni attribuite a Della
Porta e puntualmente realizzatesi, in G. Gabrieli, Spigolature dellaportiane, Rendi
conti della R. Accademia Nazionale dei Lincei, Classe di scienze morali, storiche e
filologiche, XI (1935), 6, pp. 491-517, e Tre lettere di Francesco Stelluti Linceo intorno
al Della Porta ed alla sua Fisiognomonia, ivi, pp. 508-517.

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una certa ambiguit, di ricondurre la variet dei caratteri degli uomini e


dei loro destini non tanto allinflusso diretto delle stelle, quanto alla combi
nazione delle qualit elementari dalle quali viene formato il corpo del
luomo. Equilibrio degli umori, complessione corporea e temperamento
si manifestano poi nella conformazione del corpo e soprattutto nel volto.
Le incisioni che accompagnano ledizione, con volti e corpi delineati a rap
presentare i vari temperamenti - come accade anche ne\YHumana physio
gnomonia - , rendono possibile lindividuazione e catalogazione naturale
dei caratteri, e quindi una ragionevole previsione del futuro di cia
scuno.
Fornita del necessario imprimatur del tribunale romano e napoletano,
lopera, gi compiuta nel 1594, viene pubblicata a Napoli, per i tipi di
Francesco Sottile, solo nellaprile 1603. Se ne avr una nuova edizione priva delle illustrazioni che comparivano nella princeps - a Strasburgo,
presso Zetzener nel 1606, e, dopo la morte dellautore, vedranno la luce al
tre due edizioni latine, con tutta probabilit esemplate sulledizione di
Strasburgo: nel 1645 a Leida presso De Vogel e nel 1650 a Rouen presso
Berthelin. Nellagosto 1614, qualche mese prima della morte di Della
Porta, lamico ed editore Salvatore Scarano fa tradurre in italiano e pubbli
care la Coelestis physiognomonia a Napoli, presso lo stampatore Lazzaro Scoriggio. La traduzione, sostanzialmente fedele ed effettuata quasi certa
mente sulledizione di Strasburgo, avr una larga diffusione sia per il nu
mero di ristampe - talvolta anche insieme ad opere fisiognomiche di altri
autori - che per il numero di esemplari conservati in molte biblioteche ita
liane ed europee.
Per la costituzione del testo latino della Physiognomonia il curatore ha te
nuto conto solo delle edizioni pubblicate mentre Della Porta era ancora in
vita, vale a dire la napoletana del 1603 e la strasburghese del 1606, mentre
a fondamento della versione italiana ha posto ledizione 1614, confrontata,
per i luoghi incerti o scorretti, con ledizione postuma pubblicata a Padova,
da Tozzi, nel 1616.
Due parole ora sui criteri di edizione. In entrambi i volumi, i testi sono
corredati da una introduzione volta ad illustrare la genesi ed i caratteri sto
rico-culturali dellopera in questione e da un apparato diviso in due fasce:
la prima dedicata agli interventi critici, la seconda alla segnalazione delle
fonti. Per la trascrizione del testo latino dellara reminiscendi, Sirri ha scelto
di attenersi a criteri di ragionevole conservazione, mantenendo forme
grafiche inconsuete, anche se ortodosse, come author invece di auctor, faecunditas invece di fecunditas, nil invece di nih.il, ma intervenendo sulla pun
teggiatura per favorire la leggibilit del discorso, e riconducendo alla grafia
latina usuale dittongazioni anomale (.Ptolaemeo, faelicitas, comaediarum), e
forme grafiche quali cyneas, tygridem, pur riconoscendo che negli autografi
latini di Della Porta ricorrono frequenti oscillazioni nelluso dei dittonghi e
di particolari grafie. Ma lassenza, in questo caso, dellautografo, ha consi
gliato il rispetto dellortodossia. Per la trascrizione della versione volgare il

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testo-base stato invece individuato nella stampa canceriana del 1583, anchessa ragionevolmente modernizzata nella grafia e nellinterpun
zione.
Estremamente conservativo invece il criterio di trascrizione di Pao
lella, che sceglie di rispettare anche gli ipercorrettismi quali schysmate,
hyeme, sydera, le forme arcaizzanti come Tyberim o le forme non attestate
nellantichit, ma costantemente ricorrenti nellun# scribendi dellautore
(alachritaSy symulachro, chymeris).
II. Promosso e sostenuto dal Centro di studi del pensiero filosofico del
500 e del 600 in relazione ai problemi della scienza del C.N.R. diretto da
Guido Canziani, poi il progetto che prende il nome da un autore che
come e pi di Della Porta - incarna in maniera esemplare quellincontro
fra razionalismo ed esoterismo di cui ricca la cultura del Cinquecento:
Girolamo Cardano. Il Progetto Cardano, che sta operando per ottenere
il riconoscimento di Edizione nazionale, si propone di pubblicare gli
scritti del filosofo e medico milanese ricostruiti criticamente attraverso le
same di una tradizione che ha conosciuto, specie nel Seicento, momenti di
notevole vivacit, culminando nella raccolta - n completa, n corretta pubblicata come Opera omnia a Lione nel 1663 da Charles Spon. Il Pro
getto Cardano raccoglie un gruppo di lavoro dotato di competenze disci
plinari diverse, necessarie alla costituzione della prospettiva globale neces
saria per affrontare e svolgere concretamente il lavoro di edizione dello
pera di un pensatore che ha esteso la propria indagine a terreni cos nume
rosi e diversi. Il piano iniziale del lavoro ha gi affidato una ventina di testi
ad altrettanti curatori, e luscita del primo volume prevista nel giro di un
paio di anni. I collaboratori al Progetto organizzano con cadenza annuale
incontri dedicati alla discussione di problemi ed ipotesi di lavoro: e se il se
minario del giugno 1996 (.L edizione delle opere di Girolamo Cardano: problemi
di filologia e di critica storica) stato dedicato alla presentazione ed alla di
scussione dei problemi filologici emersi nel corso delle attivit gi avviate
per ledizione di alcune opere, il convegno milanese del dicembre 1997
(Girolamo Cardano: le opere, le fonti, la vita: un incontro riuscito ed impor
tante del quale questa rivista torner presto ad occuparsi) ha visto la parte
cipazione sia degli studiosi direttamente impegnati nel Progetto che di
altri esperti di questioni legate alledizione di testi rinascimentali, fra i quali
mi limito a ricordare Giovanni Aquilecchia e Conor Fahy.
III. Un altro importante progetto editoriale da tempo avviato riguarda gli
scritti di uno dei maggiori interpreti di quella profonda rottura con la tradi
zione che trover poi, negli anni immediatamente successivi, una espres
sione cos radicale in Patrizi, Bruno e Campanella. La proposta quella di
unedizione critica dellintera opera telesiana, che metta finalmente a di
sposizione degli studiosi - in modo organico e in testi redatti secondo cri
teri ecdotici rigorosi - il corpus degli scritti del filosofo. Al centro di questo

Nuove edizioni di testi filosofici e scientifici

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progetto naturalmente la ricostruzione della complessa vicenda redazio


nale della maggiore opera telesiana, quel De rerum natura sottoposto dal fi
losofo ad un costante processo di revisione e rielaborazione. Un processo
che si protrae per pi di trentanni, dalla prima edizione romana dello
pera in due libri (1565), alla terza napoletana in nove libri (1586). In mezzo
non si colloca soltanto ledizione napoletana del 1570, ma anche redazioni
intermedie, la cui esistenza attestata dalla presenza di correzioni in esem
plari gi segnalati da Giovanni Gentile e da Vincenzo Spampanato (per
ledizione 1565, lesemplare della Biblioteca Nazionale di Roma segnato
71. D. 3. 29; per ledizione 1570, lesemplare della Biblioteca Nazionale di
Napoli segnato XIV. E. 68, con correzioni di mano di Telesio). E ancora, ci
sono appunti e postille, rifacimenti e parziali stesure, soppressioni e can
cellazioni, traduzioni e ristretti da Telesio stesso guidati e nuovamente cor
retti7. Proiettato sullo sfondo politico-religioso di un ventennio cruciale
per la storia dEuropa, il processo di revisione dellopera telesiana diviene
il documento - sono parole di Eugenio Garin - non tanto di un pensiero
equivoco, quanto di un compromesso faticosamente accettato. Scriveva
infatti Garin:
Un serio lavoro, oggi, sul Telesio, dovrebbe cominciare col preciso con
fronto delle varie redazioni, sorprendendo lautore nellelaborazione del
suo pensiero. Telesio fu uomo di un sol libro, a cui dedic decenni: e per
quello che un esame anche rapido pu indicare, le correzioni e revisioni
successive sono di non piccolo significato, e possono forse svelare, dietro
posizioni di compromesso, un compromesso faticosamente accettato, pi
ancora che un pensiero equivoco8.
Unesigenza, questa, che ha trovato riscontro solo parziale nel pur bene
merito lavoro di Luigi De Franco, linfaticabile studioso di cose telesiane
recentemente scomparso, che ha pubblicato - fra 1965 e 1976 - unedi
zione e traduzione del De rerum natura, tenendo conto sia delle edizioni
precedenti al 1586 che delle minute conservate nei codici Ottoboniano la
tino 1292 e 1306 della Biblioteca Vaticana9.
Il comitato scientifico che guida ledizione ha quindi previsto la pubbli
cazione degli scritti telesiani secondo la seguente scansione:
7. M. Tonini, Prefazione a B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, ri
stampa anastatica dellesemplare delledizione 1570 della Biblioteca Nazionale di
Napoli segnato XIV. E. 68, Istituto Suor Orsola Benincasa, Napoli 1989, p.
IX.
8. E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano, Sansoni, Firenze 19792,
p. 444.
9. B. Telesio, De rerum natura, testo, traduzione e note di L. De Franco, I (libri IIII), Casa del Libro, Cosenza 1965; II (libri IV-VI), Casa del Libro, Cosenza 1974;
III (libri VII-IX), La Nuova Italia, Firenze 1976.

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1. D De natura del 1565, utilizzando come testo-base Fesemplare della Bi


blioteca Nazionale di Roma, che reca un fascicolo con la stampa dei rifaci
menti dei capitoli 1-4 e 19-23 del libro I ed ulteriori correzioni autografe
dellautore.
2. Il De rerum natura nelledizione del 1570, utilizzando il testo dellesem
plare della Biblioteca Nazionale di Napoli, corretto e postillato a pi ri
prese da Telesio. Un esemplare che per la natura delle aggiunte e dei radi
cali ripensamenti dellautore stato definito quasi lincunabolo delledi
zione definitiva del 1586.
3. Delle cose naturali^ nella traduzione di Francesco Martelli. Un ulteriore
passaggio nella lunga elaborazione dellopera telesiana e, insieme, docu
mento interessante della diffusione immediata degli scritti del filosofo co
sentino, infatti il volgarizzamento del testo del 1570 eseguito nel 1573 a
Firenze da Francesco Martelli. Un volgarizzamento preceduto da una si
gnificativa avvertenza in cui Martelli precisa che le difformit e le varianti
della traduzione rispetto al testo a stampa vanno fatte risalire allo stesso
Telesio. Il volgarizzamento Martelli, in effetti, recepisce una parte delle
correzioni apportate da Telesio alla copia napoletana in vista delledizione
del 1586, ma contemporaneamente accoglie varianti non documentate
dalla copia in questione, e legate - in pi di un caso - ad espressioni ed ar
gomentazioni sulle quali si era appuntata, lanno precedente, lattenzione
critica di Francesco Patrizi nelle sue ObiectioneJ . Nellapparato saranno in
dicati i passi del testo latino non tradotti da Martelli, le varianti proprie di
questo testimone e, insieme, le varianti poi accolte nelledizione defini
tiva.
4. Il De rerum natura nelledizione del 1586, con le minute preparatorie o le
antiche redazioni di alcuni libri dellopera testimoniati dai codici Ottoboniani.
5. I Vani de naturalibus rebus libelli (anchessi gi studiati e pubblicati da De
Franco nel 1981)11, con esame delle redazioni manoscritte, sia per i tre
opuscoli pubblicati in vita da Telesio, che per gli altri, editi nel 1590 da
Antonio Persio.
10. Sulle peculiarit della traduzione Martelli cfr. L. Pierozzi - E. Scapparone, Il
volgarizzamento del De rerum natura di Bernardino Telesio ad opera di Francesco Mar
telli, Giornale critico della filosofa italiana, LXIX (LXXXI), 1990, 2, pp. 160-181.
Delle stesse autrici v. anche Intorno al volgarizzamento del De rerum natura di Telesio
ad opera di Francesco Martelli, in Bernardino Telesio e la cultura napoletana, Atti del
Convegno (Napoli, 15-17 dicembre 1989), Guida, Napoli 1992, pp. 315-329.
11. B. Telesio, Varii de naturalibus rebus libelli, testo critico a cura di L. De Franco,
La Nuova Italia, Firenze 1981.

Nuove edizioni di testi filosofici e scientifici

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6. Infine, un volume che raccolga il Carmen ad Ioannam Castriotam ed i testi


del dibattito con Patrizi (le Obiectiones Francisci Patricii, le Solutiones Tilesii e
PApologia di Antonio Persio). Ad illuminare le relazioni di Telesio con gli
ambienti ed i protagonisti della vita intellettuale del tempo contribuir poi
il volume dedicato all'Epistolario ed alle testimonianze dei contempora
nei.
Ma il vivace dibattito suscitato dalla diffusione delle teorie telesiane
anche al centro di un volumetto - ormai pronto per la stampa - di Polemi
che telesiane, curato da un gruppo di giovani studiosi sotto la guida di Mau
rizio Torrini, e contenente sia i testi della polemica Patrizi-Telesio, che il
violento attacco antitelesiano del Miscellaneorum liber secundus di Alessan
dro Maranta.