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Regime liberale

La nascita del Regno di Italia


L'unificazione del Regno d'Italia fu caratterizzata per la sua relativa rapidit nel processo di costituzione
(aprile 1859 marzo 1861) anche grazie alle capacit politiche della classe dirigente del Regno di
Sardegna e soprattutto di Cavour (Destra storica).
Altra caratteristica fondamentale fu il ritardo con cui tale processo si manifest rispetto ad altre nazioni
europee (esclusa la Germania, che venne unificata solo nel 1871). Tutto ci comport, per il nuovo
stato, una rapida successione di importanti sfide (lingua, istruzione, equa distribuzione delle risorse),
che altrove erano state diluite in tempi molto pi lunghi. Anche per questo la classe politica dell'epoca
scelse una struttura statale caratterizzata da un forte accentramento (per scongiurare le tendenze
scissioniste e federaliste), e l'utilizzo non raro dell'esercito.
Ulteriori difficolt furono dovute al contrasto che il nascente stato ebbe con alcune autorit che per
diversi anni mantennero una certa influenza politica, come il Re di Napoli (rifugiatosi a Roma),
L'Austria, la Chiesa cattolica, e come se non bastasse verso la fine del secolo, il clima sociale fu ancora
pi turbato dalle prime organizzazioni ispirate al conflitto di classe (anarchici e socialisti)

La nascita del Regno di Italia


L'unificazione del Regno d'Italia fu caratterizzata per la sua relativa rapidit nel processo di costituzione
(aprile 1859 marzo 1861) anche grazie alle capacit politiche della classe dirigente del Regno di
Sardegna e soprattutto di Cavour (Destra storica).
Altra caratteristica fondamentale fu il ritardo con cui tale processo si manifest rispetto ad altre nazioni
europee (esclusa la Germania, che venne unificata solo nel 1871). Tutto ci comport, per il nuovo
stato, una rapida successione di importanti sfide (lingua, istruzione, equa distribuzione delle risorse),
che altrove erano state diluite in tempi molto pi lunghi. Anche per questo la classe politica dell'epoca
scelse una struttura statale caratterizzata da un forte accentramento (per scongiurare le tendenze
scissioniste e federaliste), e l'utilizzo non raro dell'esercito.
Ulteriori difficolt furono dovute al contrasto che il nascente stato ebbe con alcune autorit che per
diversi anni mantennero una certa influenza politica, come il Re di Napoli (rifugiatosi a Roma),
L'Austria, la Chiesa cattolica, e come se non bastasse verso la fine del secolo, il clima sociale fu ancora
pi turbato dalle prime organizzazioni ispirate al conflitto di classe (anarchici e socialisti)

La regolamentazione fondamentale del nuovo Stato


Il nuovo stato fu regolato dallo Statuto Albertino, che era stato precedentemente emesso
nel 1848 dal Re di Sardegna e che fu esteso, dopo l'unificazione, a tutto il territorio italiano.
Sostanzialmente, lo statuto, attribuiva al re il potere di governare tramite i suoi ministri che nominava e
revocava autonomamente. Non era previsto dunque il governo come soggetto autonomo dal sovrano.
Montecitorio, sede della Camera dei deputati

Per tutto il periodo liberale il governo fu stretto tra il potere del re e quello del parlamento. Quest'ultimo
organo era formato da un Senatoe da una Camera dei deputati. Il primo non era elettivo e proprio per
questo fu destinato a giocare un ruolo sempre minore rispetto alla camera, legittimata dal voto popolare
pur limitato a una minima percentuale di cittadini (fino al 1919, data dell'entrata in vigore del suffragio
universale maschile).

Il sistema politico
Nei primi anni la politica del nuovo stato pareva affermarsi intorno a una dinamica bipartitica,
in parlamento si fronteggiarono infatti ladestra e la sinistra storica. Presto per i deputati diedero vita
al fenomeno chiamato trasformismo che comport una mancanza dialternanza reale tra destra e
sinistra al governo (trattandosi piuttosto di giochi parlamentari di alleanze mutevoli nel contesto
parlamentare). Inoltre la democrazia italiana inizi quasi subito a caratterizzarsi per una durata limitata
dei governi (in media solo 13 mesi). Il trasformismo infatti emerse anche in risposta alla elevata
debolezza dei governi oltre che alla necessit, per i liberali, di far fronte comune contro le fazioni
antisistema.
Un'ulteriore particolarit del nuovo sistema politico era l'assenza di fazioni espressamente cattoliche,
posizioni che si erano autoescluse dalla competizione parlamentare a seguito del non expedit. Tuttavia,
fin da questi anni, la corrente cattolica prese a realizzare una fittissima rete associativa su tutto il
territorio nazionale. Solo dopo l'aumentare dell'influenza del socialismo, la chiesa decise di rivedere le
proprie posizioni, revocando il divieto di partecipazione cattolica alla competizione politica, a certe
condizioni.
Il Partito Socialista Italiano (nato fin dal 1892) present subito una divisione interna tra riformisti e
massimalisti, ma ci non bast per fermare l'ascesa elettorale della nuova formazione partitica.
I liberali (come Sonnino e Pelloux) risposero al crescente conflitto sociale con una doppia strategia
fondata sulla repressione e la concessione di alcune riforme, tra cui la riforma agraria. Tale strategia si
rilev per inefficace e anzi controproducente, essa innesc infatti un aumento delle ostilit

antisistema. Il secolo si chiuse con un evento esplicativo della situazione politico-sociale italiana:
l'assassinio del Re Umberto I ad opera di Gaetano Bresci.

I primi quindici anni del nuovo secolo furono determinati dalla politica di Giolitti (liberale) il quale si
propose di affrontare il problema del conflitto sociale cercando l'integrazione nel sistema delle
componenti antagoniste (cattoliche e socialiste), pensando poi di sviluppare alleanze parlamentari con
entrambe, sfruttando la competizione fra esse. Il risultato in questo senso fu mediocre, dato il continuo
manifestarsi del trasformismo invece che di reali alternanze politiche di governo. Sul piano politico per
Giolitti ebbe anche alcuni successi, come il Patto Gentiloni che assicur ai liberali un certo sostegno
da parte della forza elettorale cattolica, attribuendo cos al suo partito una posizione di predominanza.

La fine della fase liberale


L'Italia entr nella prima guerra mondiale per decisione del governo Salandra I (con l'appoggio del Re),
nonostante l'iniziale opposizione della maggioranza parlamentare. Le conseguenze della
partecipazione alla guerra furono profonde, soprattutto nelle classi inferiori della societ italiana, le quali
pagarono il principale contributo di sangue. in questo periodo che il movimento socialista si
radicalizzava e si mobilitava in maniera sempre crescente scatenando un processo di
contromobilitazione delle classi agiate, particolarmente sensibili al mito della vittoria mutilata. in
questi settori della societ che il fascismo trov i suoi sostenitori.
Nello stesso periodo anche i cattolici si organizzarono in maniera decisiva, fondando nel 1918 il Partito
Popolare Italiano, seguito l'anno successivo dalla definitiva revoca del non expedit. Il PPI trov subito
un capo riconosciuto e condiviso nella personalit di Don Luigi Sturzo.
A seguito delle elezioni del 1919, con la nuova legge elettorale proporzionale, i liberali furono
definitivamente spodestati dalla posizione dominante che fino ad allora avevano goduto al parlamento.
Sia il Partito Socialista Italiano che il Partito Pppolare Italiano, infatti, guadagnarono insieme pi della
met dei seggi.
Mentre il sistema politico era paralizzato dai veti incrociati e dall'elevata conflittualit, il movimento
fascista, con a capo Benito Mussolini, sfrutt l'occasione di fragilit istituzionale e giunse al potere il 28
ottobre 1922. Si concluse in quell'anno il regime liberale in Italia.

Regime fascista

L'ingresso in politica del movimento fascista caratterizz un cambiamento radicale per la fisionomia
dello stato italiano nel quale, per la prima volta, venne utilizzata la minaccia dell'uso della forza per
ricevere il potere esecutivo da parte del Re.
Dal punto di vista istituzionale, il processo che segn il passaggio dal regime liberale al regime
autoritario si articol sostanzialmente in tre passaggi.

L'approvazione di una legge elettorale maggioritaria, la legge Acerbo: in base ad essa, la forza
politica che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti (e almeno il 25%) avrebbe ottenuto i
2/3 dei seggi alla Camera. Tale formula elettorale trov la sua applicazione nelle elezioni del 1924.

La costituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo, che fino ad allora era stato un
semplice organo interno al partito fascista. Il Gran Consiglio aveva il compito di formulare una lista
unica di candidati da sottoporre all'approvazione del corpo elettorale: fu cos istituito il sistema
plebiscitario, che si concretizz nelle elezioni del 1929 e in quelle del 1934. Il nuovo ruolo assunto
dal Gran Consiglio fu sintomatico della stretta relazione fra organi costituzionali e partito.

L'istituzione, nel 1939, della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che soppresse la Camera
dei Deputati: la definitiva rimozione di ogni carica elettiva port alla scomparsa degli ultimi simulacri
dello Stato pre-fascista. I componenti del nuovo organismo erano i membri del Consiglio Nazionale
del partito fascista e quelli delle corporazioni; il suo rinnovamento era regolato da semplici
avvicendamenti nelle cariche.

Il nuovo sistema inizialmente non aveva le caratteristiche del regime totalitario, ma con il passare degli
anni mostr di voler andare in quella direzione, portando ad una sempre maggiore pervasivit del ruolo
dello Stato nel tessuto sociale. Il totalitarismo non fu raggiunto in quanto il re manteneva, seppur

formalmente, il vertice del potere statale e la facolt di revocare il capo del governo (facolt di cui il
re Vittorio Emanuele III rientr in possesso il 25 luglio1943).

Periodo costituzionale transitorio


Il 24 luglio 1943 fu convocato, dopo alcuni anni, il Gran Consiglio del Fascismo. All'ordine del giorno vi
era la mozione del gerarca Dino Grandi, con la quale si chiedeva al re di riappropriarsi della sua facolt
di comandante in capo delle forze armate. Vittorio Emanuele III colse allora l'occasione per licenziare il
capo del governo, Mussolini, e farlo arrestare. Nomin in sua sostituzione il maresciallo Pietro
Badoglio. Era il 25 luglio 1943: si apr il cosiddetto periodo costituzionale transitorio. Esso si articol in
tre passaggi:

fase della liberazione dal nazi-fascismo (25 luglio 1943- 25 aprile 1945);

fase dell'ordinamento provvisorio (25 aprile 1945 - 2 giugno 1946);

fase costituente (2 giugno 1946 - 1 gennaio 1948).

La liberazione
Durante la fase della liberazione, l'Italia divenne un paese a sovranit limitata, sotto la tutela
degli Alleati. L'influenza degli USA fu decisiva sia per la ripresa economica, che per il consolidamento
delle forze moderate nel sistema partitico.
Fase costituente[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.

Elezioni politiche italiane del 1946: la distribuzione dei seggi

Dopo la caduta del regime vi furono diversi elementi di discontinuit come i partiti rappresentati nel
parlamento, classificabili tutti come espressamente antifascisti. Nel giugno 1946 inoltre, per referendum
istituzionale, l'Italia divenne una Repubblica a cui segu un'assemblea costituente e l'elaborazione di
una nuova costituzione entrata in vigore nel 1948.

Le forze politiche che ricevettero il maggiore consenso elettorale furono i tre partiti di massa esistenti a
quel tempo in Italia: DC, PSI e PCI. La costituzione italiana era simile a le altre sviluppatesi in Europa in
quell'epoca: lunga, con una prima parte dedicata ai diritti civili, politicie sociali, e una seconda parte che
avrebbe descritto e regolato la Repubblica parlamentare italiana.
Il timore di un ritorno al passato sugger ai redattori della costituzione l'elaborazione di un complesso
sistema statale basato sul ruolo cruciale assegnato al parlamento e sull'istituzione di diverse istituzioni
di garanzia (Presidente della Repubblica; Corte costituzionale;CSM; Ordinamento
Regionale; Referendum abrogativo).

La Repubblica Italiana
Il carattere della democrazia repubblicana non fu esclusivamente determinato dalla costituzione, ma
anche dalla legge elettorale, la quale fu inizialmente frutto di un compromesso tra i principali partiti. Si
tratta di un sistema proporzionale che premia i partiti di massa quali PCI, PSI e DC. Nel 1948 le elezioni
assegnano un ampio successo elettorale alla coalizione della DC, portando il suo leader Alcide De
Gasperi alla Presidenza del Consiglio. Al sistema proporzionale venne data quindi un'interpretazione
maggioritaria, ma dopo l'erosione dell'elettorato democristiano in favore degli altri partiti minori di
destra, si comprese come fosse necessaria una legge elettorale che aiutasse a formare la compagine
di governo. Venne approvata nel 1953, a ridosso delle elezioni, una legge proporzionale con premio di
maggioranza, conosciuta col nome di legge-truffa, per le modalit con le quali nacque, ma soprattutto
per il fatto che si assegnava un premio piuttosto alto - il 60% dei seggi - alla coalizione di partiti che
avessero ottenuto il 50% pi uno dei voti. L'enorme clamore suscitato dall'approvazione della legge
fece s che il premio non venisse assegnato al partito con la maggioranza relativa, rendendo precaria la
leadership della DC, partito di maggioranza relativa, all'interno della coalizione presentatasi nelle
elezioni del 1953. Infatti, nelle elezioni del 1953 la coalizione dei partiti DC, e partiti vicini, non
raggiunse la soglia del 50% pi uno dei voti richiesti, e il premio di maggioranza non venne assegnato,
indebolendo fortemente la DC e la forza centrista.
L'assetto politico si spost, in questo periodo, verso un sistema sempre pi policentrico. Infatti dopo
il 1953 le coalizioni sono sempre meno coese e pi allargate. Nel 1962 vince la prima maggioranza
di centro-sinistra che perde il PLI ma comprende il PSI (staccatosi dal PCI). In seguito, negli anni 1970,
caratterizzati da forti difficolt economiche e sociali, si sperimentarono le formule del governo di unit
o solidariet nazionale con la partecipazione del PCI al governo del paese (all'opposizione rest solo
l'estrema destra). Il tentativo per fall presto a causa della incompatibilit tra PCI e DC. Nacque cos la

nuova formula: il pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) che formarono tutti i governi dagli
anni 1980 fino alla crisi del 1992.

Il sistema politico
Il comportamento elettorale della Prima Repubblica suddivisibile in due fasi distinte. La prima fase
andava dal 1953 al 1976 e fu caratterizzata da una crescente concentrazione del voto sui due partiti
principali (nel 1976 DC e PCI insieme raccolsero il 73% dei voti). Nella seconda fase, che finisce
nel 1992, la tendenza si invert e inoltre si svilupp il fenomeno della volatilit elettorale. In quest'ultima
fase si afferm dunque una tendenza centrifuga che avrebbe favorito soprattutto i partiti di protesta
(i radicali prima, e le leghe dopo).
Alla stabilit dei comportamenti elettorali nella Prima Repubblica corrispose la stabilit del sistema
partitico. Analiticamente si riscontrano due principali sistemi di partito caratterizzati da, un pluralismo
limitato (pochi partiti e competizione bipolare), o da un pluralismo estremo (pi di cinque partiti rilevanti
e competizione basata su tre poli). Quest'ultimo caratterizz il sistema italiano fino alla conclusione
della Prima Repubblica (sistemi analoghi furono la quarta repubblica francese e la repubblica di
Weimar) e sembra scomparire solo oggi, dopo il processo innescato dalla riforma elettorale del 1993.
Nel sistema polarizzato l'area di centro condannata a governare, data la tendenziale riluttanza
elettorale per le ali estreme, caratterizzate da una vocazione antisistema.
Le istituzioni e il loro funzionamento
Il funzionamento delle istituzioni fu sempre fortemente influenzato dall'evoluzione del sistema partitico.
La struttura parlamentare infatti ebbe, per designazione della costituzione, un ruolo di primo piano tra i
vari organismi istituzionali. Innanzitutto il governo doveva rispondere al parlamento che
attraverso mozioni di fiducia o di sfiducia poteva obbligare l'esecutivo alle dimissioni. Il parlamento
italiano fu composto da due camere ma, eccetto alcune piccole caratteristiche di forma, non vi erano
rilevanti differenze di poteri tra camera e senato.
Nelle prime elezioni della repubblica (1948), per la prima e unica volta un solo partito ottiene la
maggioranza assoluta favorendo cos un'interpretazione maggioritaria dellacostituzione.
Successivamente a quelle elezioni i governi italiani furono sempre di coalizione caratterizzati quindi
da forti differenze interne nei governi. Gi dagli anni 1960 si inizi a rincorrere la stabilit allargando il
pi possibile le coalizioni (maggior numero possibile di seggi), ma il punto debole della Prima
Repubblica fu quello che le elezioni non determinavano la composizione dei governi e il premier, ma
solo la forza dei partiti interni al parlamento. Si dava quindi vita a governi frutto di mediazioni
parlamentari non basati sulla diretta investitura democratica degli elettori (e quindi con minore
consenso).

La crisi della Prima Repubblica


Gli anni 1980 furono caratterizzati dal trionfo del governo di centro e del suo sistema pentapartitico. In
questo periodo per la conflittualit tra i partiti inizi ad aumentare, anche in conseguenza della
tendenza centripeta che port una maggiore competizione tra i vari partiti. Quando il PSI propose la
riforma istituzionale sul modello della quinta repubblica francese, incontr l'opposizione della DC e
del PCI, ma inaugur una stagione in cui si apr la discussione sulla possibilit di riformare le istituzioni
italiane (che tuttavia non portarono ad alcun risultato concreto).
Negli anni che vanno dal 1989 al 1991, sul piano internazionale, avvennero importanti avvenimenti,
quali la fine del comunismo reale e il crollo del muro di Berlino. A tali eventi segu la scissione
del PCI (nel 1991) in PDS, e Partito della Rifondazione Comunista. Il venire meno delle paure
comuniste premi i partiti di sinistra a scapito della DC che da sempre cavalcava proprio la "paura
comunista". Inoltre il partito di centro inizi a pagare anche la crisi economica dello stato che si ritrov
con un forte debito a cui segu un forte innalzamento delletasse. In questo periodo iniziarono a
svilupparsi le leghe (che successivamente si federeranno nella Lega Nord).
Sempre negli stessi anni, il malcontento si concretizz con la raccolta di firme per sostenere
il referendum a favore di una nuova legge elettorale in senso maggioritario, che nonostante l'ostilit dei
leader politici dell'epoca, riscontr un grande successo elettorale mettendo in luce il distacco
tra societ e classe politica italiana.

La seconda Repubblica

Le premesse del cambiamento


I risultati delle elezioni del 1992 evidenziarono la crisi politica del pentapartito (tra l'altro diventato di soli
quattro partiti, venendo meno all'alleanza il PRI), il quale non raggiunse pi la maggioranza assoluta
dei voti (si ferm al 48,8%). La DC tocc in questa tornata elettorale il suo minimo storico (29,7%),
mentre l'unico partito ad apparire in crescita fu la Lega Nord. Si apr cos un periodo di crisi, aggravato
dalle dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dalla successiva
paralisi decisionale per l'elezione di un nuovo Presidente. Solo dopo il tragico assassinio di Giovanni
Falcone la situazione si sblocc e venne eletto Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica.
In seguito si form il governo presieduto da Giuliano Amato, mentre iniziava a irrompere, attraverso una
serie infinita di avvisi di garanzia che aprirono procedimenti penali - la maggior parte dei quali si
conclusero in assoluzioni, anni ed anni dopo - sulla scena politica italiana la magistratura (a partire
dalla primavera del 1992) con una serie di indagini giudiziarie che avrebbero presto configurato lo

scandalo di tangentopoli. La situazione di crisi politica fu accentuata dalla crisi finanziaria di quegli anni;
il nuovo governo si ritrov davanti a una situazione molto complicata a cui tent di rispondere con un
generale aumento delle tasse, comportando un ulteriore deterioramento della fiducia popolare nella
classe politica.
Nella primavera del 1993 il governo Ciampi succedette Amato, durante il quale venne indetto un
nuovo referendum elettorale che cambi in senso prevalentemente maggioritario il sistema elettorale.
Nel 1994 vennero indette le elezioni anticipate, che rivoluzionarono l'assetto politico e consegnarono la
maggioranza relativa dei consensi al neonato partito Forza Italia di Silvio Berlusconi. Le elezioni del
1994 vengono solitamente considerate la fine della Prima Repubblica.

Il nuovo sistema elettorale


La legge elettorale del 1993 (famosa con il nome di Mattarellum) e le elezioni anticipate
del 1994 stravolsero l'intero sistema politico. In primo luogo, la voce ritorn agli elettori in risposta alla
fase di stallo che la classe politica stava ormai attraversando. In secondo luogo, il sistema maggioritario
venne applicato su tutto il territorio nazionale, investendocomuni, province e regioni. Questo contribu a
dare maggiore rilievo a tutte le cariche monocratiche, stabilendo maggiori contatti tra la politica
nazionale e quella locale: cominciava ad affermarsi l'aspettativa che fossero i candidati individuali a
muoversi da ruoli locali (come il sindaco) a ruoli nazionali (come il ministro) e viceversa, a prescindere
dalle posizioni dei partiti di riferimento.

Le conseguenze politiche[
Alla vigilia del voto che avrebbe sperimentato il nuovo sistema elettorale, la sinistra riusc a creare una
larga coalizione (i progressisti) che includevaPDS, PRC, Verdi e altri partiti minori. Al centro si
aggregarono alcune piccole forze espressione della vecchia DC. La novit principale venne a formarsi
a destra, dove Berlusconi diede vita in poche settimane a Forza Italia e cre un'alleanza con l'exMSI (Alleanza Nazionale) e la Lega Nord. I risultati elettorali premiarono Berlusconi e la sua coalizione,
che ottenne una larga maggioranza alla camera e una (leggermente minore) al senato. Le elezioni
segnarono un significativo rinnovamento della classe politica, con pi del 70% di parlamentari al loro
primo mandato.
Il primo governo Berlusconi dovette presto affrontare difficolt, dovute in particolare all'aumento delle
indagini sul Presidente del Consiglio e le sue aziende, a cui segu un decreto legge governativo volto a
diminuire i poteri della magistratura. Il provvedimento scaten nuove ondate di proteste, che
comportarono anche un certo disappunto da parte degli alleati AN e LN. Poco dopo, a seguito di
contrasti sulla proposta dell'esecutivo di limitare i benefici pensionistici, la Lega usc dall'alleanza,
decretando la caduta del governo.

Nonostante la richiesta di elezioni anticipate, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro riusc
faticosamente a costruire una maggioranza "tecnica" che sfoci nella nascita del governo Dini.
L'alleanza politica detta "L'Ulivo" cominci a formarsi in quel periodo, per diventare poi il perno della
futura coalizione di centro-sinistra.
Nelle elezioni del 1996, L'Ulivo vinse e form il primo governo Prodi. La Lega, che non si era schierata,
raggiunse il suo massimo storico (10%) con una campagna elettorale marcatamente anti-Berlusconi;
perse per la scommessa di diventare l' "ago della bilancia" per le maggioranze parlamentari, preludio
di un ritorno all'alleanza con Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Il governo Prodi si caratterizz per la sua stabilit, realizzando il record di circa due anni e mezzo di
governo. Tuttavia non mancarono le forti differenze ideologiche interne alla coalizione, rafforzate dal
fatto che il PRC non aveva realizzato un vero programma di coalizione con l'Ulivo; non avendo incarichi
ministeriali, il PRC si limitava ad un sostegno esterno che ad un certo punto fece mancare, provocando
la caduta del governo. Alla fine del governo Prodi segu un nuovo tentativo "tecnico" che trov un
rapido successo, sfociato nella nascita del Governo D'Alema I.
Per le elezioni del 2001 Forza Italia riusc a consolidare una grande alleanza (ri-comprendente la Lega)
chiamata la Casa delle libert. A sinistra invece, l'Ulivo candid il sindaco di Roma, Rutelli, ma il non
superamento della rottura con il PRC comporter l'inevitabile sconfitta elettorale. Autonomi in queste
elezioni furono la lista Pannella-Bonino e L'Italia dei valori.
Queste elezioni evidenziarono uno dei principali cambiamenti nel sistema politico a seguito della
seconda repubblica: l'alternanza governativa. Infatti, alla sinistra uscente si sostitu una forza di destra
visibilmente diversa e alternativa alla precedente maggioranza. Una ovviet questa per un sistema
democratico maturo, ma che il nostro paese inizi a conosce solo in occasione di queste elezioni.
Il secondo governo Berlusconi fu il pi lungo di tutta la storia repubblicana (ma anche dell'Italia unita).
La quattordicesima legislatura (2001-2006) si caratterizz per una straordinaria stabilit governativa:
l'incarico di Presidente del Consiglio fu ricoperto sempre e solo dalla stessa persona, bench a capo di
due successivi governi. Si erano dunque realizzati, almeno in parte, gli effetti stabilizzatori promessi dal
maggioritario.

Il nuovo sistema politico


La fase apertasi nel 1992 fu caratterizzata da un profondo mutamento di tutto il sistema politico: I
protagonisti (politici e partiti) della Prima Repubblica scomparirono o conobbero notevoli trasformazioni
(scomparvero i partiti anti-sistema); nella classe politica nazionale entrarono nuove figure
professionali (imprenditori, liberi professionisti) invece del consueto politico di mestiere; I problemi che
in questa fase non vennero ancora superati sono l'elevato numero di "partiti rilevanti" (grandi coalizioni
con piccoli partiti ago della bilancia).

Si era dunque sviluppata una "proporzionalizzazione" del maggioritario, che di fatto non riduceva i
partiti n rendeva definitivamente stabili i governi, nonostante la positiva tenuta del governo Berlusconi
II sembrasse avviarsi in quella direzione.
Dopo le elezioni del 1996 la competizione partitica assunse una struttura prevalentemente bipolare fra
le due coalizioni (centro-destra e centro-sinistra), venendo definitivamente meno la struttura tripolare
del periodo precedente. Questa situazione mostr una tendenza centripeta, ma le ali estreme rimasero
comunque ancora forti e determinanti fino alle elezioni del 2008.
Aspetto importante avvenuto in questo periodo fu il distacco del legame di parentela tra interessi
organizzati e partiti. Chiesa cattolica, Confindustria e sindacati iniziarono a perdere espliciti riferimenti
partitici, cercando di rimpiazzarli con una trasversalizzazione dei collegamenti.
Alla fine della legislatura, il consenso al governo Berlusconi II si ridusse drasticamente. La situazione
indusse il governo ad approvare a maggioranza una nuova legge elettorale, volta a limitare i danni
dovuti al crollo dei consensi grazie all'abolizione dei voti uninominali (in cui la sinistra si era mostrata
tendenzialmente pi forte).

Cambiamenti istituzionali
Berlusconi ricevette numerosi avvisi di garanzia durante il suo mandato, a cui rispose (per la prima
volta in epoca repubblicana) non dimettendosi. Le indagini giudiziarie che interessarono il leader del
centro-destra non si tramutarono mai in un esilio dalla politica, ma certo ne condizionarono l'azione
digoverno in materia di giustizia.
Durante il governo Berlusconi II il Presidente della Repubblica, Ciampi, si trov di fronte a una
situazione diversa da quella dei suoi predecessori. L'inedita stabilit governativa infatti, pareva limitare
il ruolo del capo dello stato, che tuttavia sfrutt pi volte altri poteri concessi alla sua carica (come il
rinvio delle leggi alle camere).
In generale i rapporti tra le varie istituzioni del sistema politico italiano variarono profondamente, senza
che vi fosse mai stata una riforma costituzionale. Tuttavia il tentativo di riformare la costituzione ci fu,
prima nel 1997 (bicamerale presieduta da D'Alema), e poi nuovamente durante il secondo governo
Berlusconi. A differenza del centro-sinistra, la maggioranza di centro-destra non intese perseguire la
strategia della ampia maggioranza, ma var la riforma con le proprie forze parlamentari. A questo
atteggiamento corrispose una forte opposizione che culmin con un referendum confermativo che
annull la riforma per intero. Maggiore successo ebbero invece alcune riforme parziali, per lo pi varate
proprio con ampie maggioranze.
Vi furono poi alcuni mutamenti che, pur non essendo di carattere costituzionale, furono di estrema
rilevanza; uno di questi fu la riforma dei regolamenti parlamentari, grazie alla quale il ruolo
del governo ne usc rafforzato.

La legge elettorale del 1993 aveva quindi favorito non solo un ciclo di riforme e modifiche
regolamentari, ma anche una drastica evoluzione del funzionamento parlamentare. Alcuni esempi: I
presidenti delle camere sono sempre meno ruoli di garanzia tecnica e sempre di pi espressione delle
maggioranze (dal 1994sono sempre provenienti dall'area di governo); i governi sono sempre pi
rafforzati, anche perch, a seguito della riforma, gli elettori conoscono chi il futuro premier fin dallo
spoglio elettorale (non v' pi contrattazione posticipata in merito a questa carica).