Sei sulla pagina 1di 3

Pedretti Beatrice

V A Ginnasio

08/03/12

Purgatorio.
Diversa
connotazione ha la selva
Luogo di passaggio e trasformazione, la foresta ha sempredescritta da Tasso nella
rappresentato nella letteratura pericolo o rifugio.
Necessariamente fitta, misteriosa ed oscura, nel folklore
essa raffigura lidea di selvaggio e magico. Limmaginario
mitico e fiabesco la popola di volta in volta di divinit,
creature mitologiche o mostruose, entit soprannaturali;
anche se non sempre incantata, nella foresta si verificano
eventi estranei alle comuni leggi umane. Nei racconti
cavallereschi, leroe attraversa inevitabilmente una foresta
perdendovisi come in un labirinto ed uscendone solo dopo
aver superato delle prove che lo rendono degno di
proseguire il cammino: basti pensare al qualsiasi fiaba o ai
racconti dellepica cavalleresca medievale e rinascimentale.
Analoga la situazione di Renzo: egli, dopo aver
attraversato prima paesi e in seguito campi aperti, si trova in
un bosco, metafora del suo stato danimo nonch della
situazione in cui, suo malgrado, si trova. I caratteri
predominanti del bosco sono la paura, la confusione,
labbandono; Renzo stesso, osservando i rami spogli degli
alberi che si stagliano sopra di lui, si ricorda
improvvisamente delle favole che gli venivano raccontate
da bambino e comincia a pensare di tornare indietro, finch
non sente la voce dellAdda, che gli indica la strada come
un amico, un fratello, un salvatore. Il bosco in questo
passo rappresentato come locus horridus, inquietante e
cupo a cui si conforma anche la descrizione della
selva oscura dantesca. Essa, aprendo la Divina commedia,
rappresenta allegoricamente ogni tipo di pericolo di perdere
la diritta via ed in essa, selvaggia e aspra e forte, che
Dante trova lingresso degli Inferi ed incontra le tre fiere,
una lonza, un leone ed una lupa, che rappresentano
rispettivamente la lussuria, la superbia e lavidit, che
ostacolano la via verso la salvezza. La foresta quindi
luogo oscuro di tentazione, dove il poeta rischierebbe di
perdersi per sempre se non fosse per larrivo di Virgilio,
modello di Dante, che sar la sua guida nellInferno e nel

TEMA Il bosco tra paura e avventura

Pedretti Beatrice

V A Ginnasio

08/03/12

Oberon e Titania in
Sogno di una notte di
mezza estate, luogo
di
Gerusalemme liberata, dove la foresta di Saron appare indeccellenza
modo sempre diverso ai cavalieri crociati: ai menometamorfosi e prodigi,
lo
scenario
coraggiosi come terrificante e cupa, ad altri silenziosa, ad quanto
altri ancora, tra cui Rinaldo, dolcemente ombrosa. Egliidilliaco della commedia
sente il rumore di un ruscello ed il soffio di una brezza, oltre Come vi piace,
al canto di un cigno e di un usignolo ed al suono di cetre e
canti: la foresta, essendo sotto un incantesimo, un locus
amoenus. Il bosco uno scenario frequente nella letteratura
antica ed rappresentato spesso secondo questo modello. Si
tratta di una descrizione convenzionale i cui elementi
caratterizzanti sono un boschetto che d piacevole frescura,
l'acqua limpida di un fiume o fonte, talora una grotta che
offre un comodo riparo naturale. L'archetipo la grotta di
Calipso nell'Odissea, ma la descrizione si andata via via
fissando in maniera convenzionale in altre opere successive.
Nel Signore degli Anelli di Tolkien, la foresta un luogo
pi che mai vivo, dove gli alberi hanno una propria volont
e coscienza, scru tano gli estranei che attraversano la selva,
di notte possono anche muoversi e circondare i viandanti, o
addirittura ingaggiare battaglie. Ci accade anche nelle
Cronache di Narnia di Lewis. In entrambe le saghe la
foresta un luogo pauroso e cupo, difficile da attraversare a
causa di strani esseri che vivono al suo interno. Cos accade
anche in Harry Potter, dove al timore iniziale derivato dal
fatto di dover attraversare la foresta di notte, si aggiunge
quello causato dalla scoperta di un unicorno ferito e dal fatto
che chiunque labbia ferito possa ancora trovarsi nel bosco.
Qui, come nel Signore degli Anelli, la foresta non
propriamente un locus horridus, quanto piuttosto un luogo
cupo e misterioso abitato da creature schive come elfi, nani,
unicorni o, nei romanzi di Tolkien, dagli Ent, unantica
razza, parte dei primi abitanti della Terra di Mezzo, di alberi
capaci di muoversi e parlare. La connotazione invece
differente in Shakespeare, per il quale la foresta diventa un
idilliaco locus amoenus ed tanto lambiente fatato di

Pedretti Beatrice

V A Ginnasio

08/03/12

capitato svariate volte di


girovagare per un bosco,
ma sempre un bosco
conosciuto o comunque
in compagnia di altre
persone, quindi non mi
sono mai persa. Ho
sempre
trovato
le
passeggiate nel bosco
ambientata nella foresta di Arden dove i cerbiatti convivono rilassanti, perch mi
con i leoni. Il bosco per Shakespeare un luogo nel quale i piace camminare nella
incontaminata.
protagonisti delle sue opere si possono ritirarenatura
momentaneamente sfuggendo alle rigide strutture della cittTuttavia non mi mai
e della corte, per affrontare ostacoli, conoscere se stessi e capitato di vedere nella
reintegrarsi successivamente nella societ, dopo averrealt un vero locus
n
uno
stabilito ordine ed equilibrio. Ma le fronde degli alberi che amoenus,
idilliaco
mimetizzano i soldati sono anche loccasione per farscenario
dalla
avverare lultima profezia nel Macbeth e la relativa rappresentato
uccisione del malvagio protagonista. La foresta stataletteratura classica e
ripresa anche successivamente nel genere del romanzoromantica, ma sempre
boschi,
n
davventura, ad esempio nel Libro della giungla e in normali
Tarzan delle scimmie, dove il tema trattato non pi ildolcemente ombrosi
contrasto tra locus amoenus e locus horridus, man, al contrario, cupi e
linselvatichimento delluomo e la sua successivatetri.
reintegrazione nella societ umana. Personalmente mi