Sei sulla pagina 1di 13

NATASCIA BIANCHI

La selva di Saron e la selva dantesca:


echi dellInferno nel XIII canto
della Liberata

Se, come questa giornata di studio si propone di richiamare alla memoria dei
lettori di Dante, indubbio che lInferno dantesco, nella sua struttura fisica,
frutto di una rielaborazione di fonti classiche e medievali, parimenti vero che
esso stesso pu essere visto quale input per la creazione di loca inferna successivi, ad opera di autori posteriori al divino poeta. Uno tra tanti, questo il caso,
a tutti sicuramente noto, della selva di Saron descritta da Torquato Tasso nella
prima parte del XIII canto della Gerusalemme Liberata, dove il poeta ha quali
modelli immediati la selva del proemio della Commedia ed il bosco dei suicidi
del XIII canto dellInferno.
I prestiti danteschi nellepisodio tassiano1 non riguardano meno il piano
tematico ed allegorico che quello linguistico: la memoria della poesia dellInferno ritorna qui in singoli termini, sintagmi, citazioni pi o meno ampie,
dando vita a un edificio verbale espanso ed efflorescente2.
Gi dalla seconda ottava del canto appare evidente come il modello del
poeta sacro sia ben presente nel progetto artistico ed architettonico del Tasso:

Nel presente lavoro, perch esso sia pertinente al tema di questa giornata di studio (Il
locus inferni. Creazione letteraria e tradizione interpretativa), sar analizzata la presenza del
solo Inferno di Dante nel XIII canto della Liberata. Le segnalazioni di evidenti prestiti linguistici dalle altre due cantiche della Commedia saranno poste in nota. Per una esaustiva e completa ricognizione delle spie linguistiche e contenutistiche che riconducono lepisodio della
selva di Saron (sviluppato dal Tasso non solo in questo XIII canto del suo poema, ma anche
nel III e nel XVIII) allinventio ed allornatus dellintera Commedia, si veda il mio contributo
Presenze dantesche nella Liberata: la selva di Saron, in corso di stampa in Studi Tassiani, XLVII (1999).
2
Cfr. C. SCARPATI, Il ritorno di Dante. Note su Castiglione, Della Casa e Tasso, in Dire
la verit al principe, Milano, Vita e Pensiero, 1987, p. 152.

191

Natascia Bianchi
Sorge non lunge alle cristiane tende
tra solitarie valli alta foresta,
foltissima di piante antiche, orrende,
che spargon dogni intorno ombra funesta.
Qui, ne lora che l sol pi chiaro splende,
luce incerta e scolorita e mesta,
quale in nubilo ciel dubbia si vede
se l d alla notte o sella a lui succede3,

dove laggettivo mesta posto in clausola al v. 6 richiama la posizione che ad


esso assegna Dante, riferendolo per giunta al sostantivo selva, in Inf. XIII, 106107 (qui le strascineremo e per la mesta / selva saranno i nostri corpi appesi).
Al proemio della Commedia si pu ricondurre, invece, come gi sottolineato da
Barberi Squarotti4, la citazione del sole che, recepita originariamente dal poeta
in maniera precisa, viene qui indirizzata, dopo essere stata spogliata della sua
funzione salvifica, verso altre e suggestive mete: se nel poema dantesco la vista
del pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle (Inf. I, 16-17) fa nascere nel
pellegrino la speranza di sottrarsi alla selva e di vincere la fiera alla gaetta
pelle (Inf. I, 42), nella Gerusalemme il sole non riesce a penetrare fra le folte
chiome degli alberi e il bosco risulta, cos, pervaso da una luce incerta che sicuramente non pu che generare sconforto in chi vi entra. Il tema del buio, gi
suggerito da Inf. I, 2 (selva oscura) e in nuce nella seconda ottava, viene sviluppato e risolto nella metafora oscurit cecit entro lottava successiva:
Ma quando parte il sol, qui tosto adombra
notte, nube, caligine ed orrore
che rassembra infernal, che gli occhi ingombra
di cecit, chempie di tema il core;
n qui gregge od armenti a paschi, a lombra
guida bifolco mai, guida pastore,

Posta in clausola al v. 2 individuabile uneco dantesca non infernale: lalta foresta


richiama alla mente la divina foresta spessa e viva del Paradiso Terrestre (cfr. Purg. XXVIII,
2). Tutte le citazioni del poema tassiano sono tratte da T. TASSO, Gerusalemme Liberata, a
cura di L. Caretti, Torino, Einaudi, 1971. In corsivo saranno sempre evidenziati i prestiti danteschi messi a testo dal Tasso. Per il testo della Commedia seguo D. ALIGHIERI, La Commedia
secondo l'antica vulgata, a cura di G. Petrocchi, 4 voll., Firenze, Le Lettere, 19942.
4
Cfr. G. B ARBERI S QUAROTTI , La selva incantata o lo specchio dei peccati, in
Rinascimento meridionale e altri studi in onore di Mario Santoro, a cura di M.C. Cafisse, F.
DEpiscopo, V. Dolla, T. Fiorino, L. Miele, Napoli, Societ Editrice Napoletana, 1987, pp. 127. Sulla selva di Saron si vedano anche E. R AIMONDI , Introduzione, in T. TASSO ,
Gerusalemme liberata, a cura di B. Maier, vol. I, Milano, Rizzoli, 1982, pp. VII-CXXX, e G.
GNTER, Nella selva del Tasso, in Torquato Tasso e luniversit, a cura di W. Moretti e L.
Pepe, Firenze, Olschki, 1997, pp. 33-48.

192

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata
n ventra peregrin, se non smarrito,
ma lunge passa e la dimostra a dito.

Se questo smarrito rimanda a Inf. I, 3 (che la diritta via era smarrita), II,
64 (s smarrito, in rima) e forse XIII, 24 (per chio tutto smarrito marrestai), la rima adombra / ingombra / ombra pu essere ricondotta a quella dantesca di Inf. II, 44-48, ombra / ingombra / ombra, sottolineata dal Tasso nellesemplare giolitino della Commedia da lui postillato e conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma: rima derivativa e ricca e, quindi, stilisticamente pregevole, o almeno rilevata.
Giova qui aprire una breve parentesi a proposito dello studio condotto dal
Tasso sul poema dantesco: esso testimoniato dalle quattro redazioni delle sue
postille alla Commedia. Le chiose tassiane autografe al poema sacro fino ad ora
conosciute e studiate (in quanto edite) sono presenti a margine di tre esemplari
di edizioni cinquecentesche della Commedia: Giolito (1555), conservata presso
la Biblioteca Angelica di Roma5 da cui nel XVIII sec. furono esemplate due
copie6 , Sessa (1564) e da Fino (1568), conservate nella Biblioteca Apostolica
della Citt del Vaticano7. A questi testimoni deve essere aggiunto un altro Dante

La Divina Comedia di Dante, Venezia, Gabriel Giolito de Ferrari, 1555. La segnatura


del postillato tassiano AUT. J. 23. Queste chiose furono pubblicate per la prima volta nel
1895, dopo il loro ritrovamento nella biblioteca Angelica di Roma. Cfr. T. TASSO, Postille alla
Divina Commedia edite sulloriginale da E. Celani con prefazione di T. Casini, Citt di
Castello, Lapi, 1895.
6
Entrambe le copie sono conservate nella Biblioteca Apostolica Vaticana, segnate rispettivamente Barb. Lat. 3999 e Chig. L. IV. 111. Poich lautografo fu trovato solo nel 1895, i due
apografi vennero utilizzati per alcune edizioni, precedenti tale data, delle chiose tassiane:
Postille del Tasso a un Dante, Divina Commedia, di stampa del Giolito ch in Pesaro nella
libreria de signori Giordani, a cura di F. De Romanis, in Effemeridi letterarie di Roma,
XIII, nov. 1823, pp. 121-9; Postille di Torquato Tasso sopra i primi XXIV canti della Divina
Commedia di Dante Alighieri ora per la prima volta date alle stampe con alcune annotazioni
a maggior intelligenza delle medesime, Bologna, per Riccardo Masi, 1829; Opere di Torquato
Tasso colle controversie sulla Gerusalemme, poste in miglior ordine, ricorrette sulledizione
fiorentina, ed illustrate dal professor G. Rosini, Pisa, Capurro, 1821-1833, vol. XXX.
7
Dante con lespositione di Christoforo Landino, et di Alessandro Vellutello, sopra la
sua Comedia, Venezia, Giovambattista Marchi Sessa, 1564 (Biblioteca Apostolica Vaticana,
Stamp. Barb. Cr. Tass. 28), e Dante con lespositione di M. Bernardino Daniello da Lucca,
sopra la sua Comedia, Venezia, Pietro da Fino, 1568 (Biblioteca Apostolica Vaticana, Stamp.
Barb. H.H.H. II. 38). Questi due postillati furono editi due volte: La Divina Commedia di
Dante Alighieri postillata da Torquato Tasso, Pisa, Capurro, 1830, e Opere di Torquato Tasso
cit., vol. XXX. Sui tre postillati tassiani editi (Giolito, Sessa, Da Fino) si vedano principalmente: N. DE CLARICINI DORNPACHER, Lo studio di Torquato Tasso in Dante Alighieri,
Padova, Tipografia del Seminario, 1889; A. VALLONE, L'interpretazione di Dante nel Cinquecento, Firenze, Olschki, 1968, pp. 247-65; L. SCOTTI, Note sul Tasso, poeta e studioso, di

193

Natascia Bianchi

del Giolito presente nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, che reca a
margine note gi attribuite dubbiosamente al Tasso ed ora riconducibili con
sicurezza, per grafia e contenuto, allautore della Liberata8. In queste mie pagine costante sar il rimando dalle ottave tassiane ai versi dellInferno dantesco,
tenendo presente, come innegabile ed insostituibile ponte tra i due poemi, le
postille sopra ricordate, soprattutto in considerazione del fatto che esse molto
spesso mostrano di avere la funzione di banca di dati linguistici e retorici, prima
ancora che di immagini e di concetti.
Tornando a Gerusalemme Liberata XIII, 3, lassenza di luce, identificata dal
Tasso come metafora dellassenza di ragione e del vizio che ne deriva, ben
evidenziata dai sostantivi notte, nube, cecit, sicura eco di due versi del Limbo
dantesco:
Oscura e profonda era e nebulosa (Inf. IV, 10)
Or discendiamo qua gi nel cieco mondo (Inf. IV, 13)

Lepiteto cieco di Inf. IV, 13 stato chiosato dal Tasso nel postillato laurenziano con oscuro, privo di ragione, nota che ben pu essere collegata a
quelle con cui ripetutamente il poeta spiega il significato della selva dantesca:
nel proemio della Commedia hyle in greco silva in latino; materia e corpo cioe
demas i(dest) legar(e)9; al termine del XX canto dellInferno no(n) haveva

fronte alla Commedia di Dante, in Studi Tassiani, XXXV, 1987, pp. 101-13 e della stessa
autrice Memorie poetiche di Torquato Tasso: la Commedia di Dante, in Studi Tassiani,
XXXVI, 1988, pp. 131-9; G. GRANATA Le postille del Tasso alla Divina Commedia, in
Torquato Tasso e luniversit, cit., pp. 333-41. Per ulteriori e pi puntuali notizie, anche bibliografiche, su questi tre esemplari postillati del poema sacro rimando al mio saggio Con
Tasso attraverso Dante: cronologia, storia ed analisi delle Postille edite alla Commedia,
in Studi Tassiani, XLV (1997), pp. 85-129.
8
Lattribuzione delle chiose, inedite, contenute in questo esemplare giolitino della
Commedia, segnato Acquisti e Doni 228, e la loro trascrizione sono state oggetto delle ricerche condotte per la mia tesi di laurea in Filologia e critica dantesca: Il postillato laurenziano
Acq. e Doni 228 nella tradizione delle chiose di Torquato Tasso alla Commedia (autografi,
apografi, edizioni, attribuzioni), Firenze, 1995, relatrice prof. ssa Leonella Coglievina, correlatore prof. Francesco Mazzoni. Sullargomento sono ritornata anche in Il postillato laurenziano Acquisti e Doni 228, ultima fatica di Torquato Tasso esegeta di Dante, in Studi
Tassiani, XLIV, 1996, pp. 147-79, e Le ultime postille di Torquato Tasso alla Divina
Commedia, comunicazione presentata al convegno Lultimo Tasso e la cultura napoletana
(Napoli, Caserta, Sorrento 23-27 ottobre 1996).
9
Questa postilla deriva dal commento del Landino che accompagna il testo dantesco nelledizione Sessa: il letterato mediceo cos chiosava Inf. I, 2: Platone & molti altri Filosofi
chiamano la materia corporea in greco hyle & in latino selua. Il Tasso, leggendo ed annotando il Dante Sessa, prest particolare attenzione non solo al testo poetico, ma anche allesegesi

194

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata

fatto dante habito nella virtu p(er)che potesse conseq(ui)r(e) il sole i(dest) il
lume d(e)lla gratia, ne fatto habito nel vitio che dalla oscurit d(e)lla selva
i(dest) ignorantia fusse oppresso, ed infine nel canto successivo I vitij nascono dalla materia detta hile i(dest) selva dove si vive bestialmente senza ragione. Non mia intenzione soffermarmi qui sul significato allegorico n tanto
meno sulle fonti della selva dantesca: per questi temi rimando alla puntuale e
preziosa esegesi del I canto della Commedia approntata da Francesco Mazzoni10; scopo del presente lavoro, infatti, solo quello di evidenziare il forte
legame che unisce questo canto tassiano ad alcuni luoghi del poema dantesco da
lui lungamente studiato.
Circa le postille esplicative sulla selva, bene ricordare che esse possono
essere lette anche in relazione ad una pagina dei Discorsi sul poema eroico:
la materia simile ad una selva oscura, tenebrosa e priva dogni luce. Laonde se larte
non lillumina, altri errarebbe senza scorta e sceglierebbe per avventura il peggio in cambio
del meglio ... niuna selva fu giamai ripiena di tanta variet dalberi di quanta diversit di soggetti la poesia11.

La selva oscura un innegabile prestito dantesco (Inf. I, 2) messo a testo


dal Tasso anche in due ottave del XVI libro della Gerusalemme Conquistata, l
dove, appunto, narrato lincantesimo di Ismeno:
Ma in questo mezzo il pio signor non vuole,
che la forte cittade invan si batta,
se non prima la maggior sua mole,
ed alcuna de laltre ancor rifatta.
E i fabri al bosco invia, che porger suole
ad uso tal pronta materia ed atta.
Questi a loscura selva andr con lalba,
quando loscuro ciel primier sinalba12. (XVI, XXI)

landiniana che, poi, riutilizz, in parte, per chiosare la Commedia laurenziana: sulla tipologia
di queste postille si veda il mio Il postillato laurenziano, cit.. Per la trascrizione delle chiose
tassiane ho seguito le regole contenute nellarticolo di L. MOSIICI, G. SAVINO, Per un censimento di manoscritti danteschi, in Studi Danteschi, LVII, 1985, pp. 336-46, poi, con il
medesimo titolo, in La Societ Dantesca Italiana. 1888-1988, Atti del Convegno
Internazionale, Firenze 24-26 novembre 1988, a cura di R. Abardo, Milano-Napoli, Ricciardi,
1995, pp. 481-88. I compendi sono sciolti entro parentesi tonda.
10
Cfr. F. MAZZONI, Saggio di un nuovo commento alla Divina Commedia. Inferno
Canti I-III, Firenze, Sansoni, 1967, pp. 3-148.
11
Cfr. T. TASSO, Discorsi del poema eroico, in Discorsi dellarte poetica e del poema
eroico, a cura di L. Poma, Bari, Laterza, 1964, p. 150.
12
Le citazioni della Conquistata sono tratte da T. TASSO, Gerusalemme conquistata, a
cura di L. Bonfigli, 2 voll., Bari, Laterza, 1934.

195

Natascia Bianchi

e
Tal si d vanto; e vr loscura e folta13
selva guardata il cavalier sinvia,
e rimira quel bosco; e poscia ascolta
quel che da lei novo rimbombo usca;
n per il piede audace indietro volta;
ma intrepido e securo oltre sen ga;
e gi calcato avrebbe il suol difeso,
ma se gli oppone (o pare) un foco acceso. (XVI, XXX)

Lidentificazione della materia poetica con la selva, poi, richiama alla mente
quel passo dellAllegoria del Poema in cui il Tasso illumina il lettore sul vero
significato del bosco di Saron:
Gli incanti di Ismeno ne la selva che ingannano con delusioni, altro non significano che la
falsit de le ragioni e de le persuasioni, la qual si genera ne la selva, cio ne la moltitudine e
variet de pareri e de discorsi umani Il fuoco, il turbine, le tenebre, i mostri e laltre s
fatte apparenze, sono glingannevoli argomenti che ci dimostrano le oneste fatiche, gli onorati pericoli sotto imagine di male. I fiori, i fonti, i ruscelli, glinstrumenti musici, le ninfe sono
i fallaci sillogismi che ci mettono dinanzi gli agi e i diletti del senso sotto apparenza di
bene14.

Sembra quasi che il poeta sia ricorso allauctoritas di Dante ed alla sua allegoria della selva, universalmente conosciuta, per mettere a parte il suo pubblico,
in maniera efficace e con un linguaggio che ben si imprime nella memoria, di
un dubbio morale che lo assilla: chi scrive poesia, se vaga senza una guida illuminata tra le folte fronde della materia, pu offrire mendaci immagini di bene15.
Riprendendo lanalisi testuale della terza ottava del XIII canto della
Liberata, merita ancora di essere sottolineato orrore del v. 2, di sicura derivazione da Inf. III, 31, poich orror, e non error, lezione messa a testo nelle
edizioni del poema sacro conosciute dal Tasso, anche in quella da Fino16 dove

13
Per luso di questo aggettivo (folta), cfr. Purg. XXVIII, 108: e fa sonar la selva perch folta.
14
Cfr. T. TASSO, Allegoria del poema, in Gerusalemme liberata, a cura di A. Solerti, vol.
II, Firenze, Barbra, 1895-96, p. 27.
15
Cfr. E. ARDISSINO, Idolatrie, immaginazione, poesia, in Laspra tragedia. Poesia e
sacro in Torquato Tasso, Firenze, Olschki, 1996, pp. 79-102.
16
Non ancora risolta e, a mio parere, difficilmente risolvibile in maniera definitiva la
questione inerente allattribuzione delle postille da Fino al Tasso: chiose dubbie, queste, in
quanto appaiono scritte con una grafia non identificabile in maniera certa con quella del poeta
della Liberata. Per maggiori notizie su tale vexata quaestio rimando al mio lavoro Con Tasso
attraverso Dante, cit. Nonostante lincertezza sulla paternit del postillato da Fino in questo
mio contributo tengo presenti anche le chiose in esso contenute, perch, come ha scritto la

196

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata

egli lo sottolinea e lo chiosa con traslatione (la definizione di traslato si


riferisce evidentemente allintero verso: ed io chavea dorror la testa cinta).
Chempie di tema il core del v. 4, retto, secondo il Caretti, da orror del v. 2,
sembra poi uneco di che mavea di paura il cor compunto (Inf. I, 15), postillato dal Tasso nel medesimo esemplare della Commedia con effetto del timore. Certamente dantesco lo smarrito posto in rima al v. 7, che ritorna anche
nelle ottave 11 e 19, riconducibile, come gi scritto, a Inf. I, 3 e II, 64 (anche qui
in rima), il quale ben evidenzia la condizione spirituale di chi entra nella selva e
rende a pieno la dimensione psicologia della perdita17.
Lottava 5 contiene al v. 3 unaltra eco del poema sacro: perchei sol uno
richiama immediatamente alla memoria e io sol uno di Inf. II, 3 (come gi
notato dal Maier nel suo commento alla Liberata18), sintagma questo riutilizzato
nella Conquistata in rima con un altro prestito dantesco:
Cos credeasi, ed abitante alcuno
dal fero bosco mai ramo non svelse;
ma i Franchi latterr, perchei sol uno
materia diede lor per lopre eccelse.
Or qui sen venne il mago e lar bruno,
e de la notte alto silenzio scelse:
di quella dico che primier successe;
e suo cerchio formovvi, e i segni impresse (XVI, VII),

potendo ricondurre la clausola del v. 5 (ar bruno) a Inf. II, 1 (Lo giorno se
nandava, e laere bruno). Gli echi danteschi, infatti, non sono una prerogativa
della poesia della sola Liberata, ma anche del suo successivo rifacimento ed
adeguamento alla morale controriformistica: si veda, infatti, la seguente ottava,
presente solo nella Conquistata:
Perch dove tagli linfame bosco,
e la statua spezz fiera e sanguigna
il buon Osa, al ciel pi scuro e fosco,
quel terren si rinselva19, e si ralligna:
e piante ombrose con amaro tosco
luce vi fan pi incerta e pi maligna:
e sudia spesso in quel medesmo loco,
quasi di trombe un suon turbato e roco (XVI, V),
Scotti, deludente espungere postille cos significative e cos tassiane per continuit di
interessi da un corpus di postillati dogni genere, qual quello del nostro attento autore. Cfr.
SCOTTI, Note sul Tasso, cit., p. 109.
17
Cfr. G. SCIANATICO, Larme pietose. Studio sulla Gerusalemme Liberata, Venezia,
Marsilio, 1990, p. 124.
18
Cfr. TASSO, Gerusalemme liberata, a cura di B. Maier, cit.
19
Anche rinselva un prestito dantesco: cfr. Purg. XIV, 66.

197

Natascia Bianchi

dove la rima bosco / fosco / tosco identica a quella contenuta nellincipit


del XIII canto infernale, in cui Dante descrive il bosco dei suicidi:
Non era ancor di l Nesso arrivato,
quando noi ci mettemmo per un bosco
che da nessun sentiero era segnato.
Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e nvolti;
non pomi veran, ma stecchi con tsco. (Inf. XIII, 1-6)

In almeno due luoghi della descrizione del rito magico compiuto dal mago
Ismeno (Liberata, XIII, 6) presente il canto di Ulisse:
E scinto e nudo un pi nel cerchio accolto,
mormor potentissime parole.
Gir tre volte a loriente il volto,
tre volte ai regni ove dechina il sole,
e tre scosse la verga onduom sepolto
trar de la tomba e dargli il moto sle,
e tre co l piede scalzo il suol percosse;
poi con terribil grido il parlar mosse:

non chi non veda, infatti, una certa convergenza tra la solennit rituale del
tassiano Gir tre volte a loriente il volto / tre volte ai regni che richiama
alcuni versi del giovanile Rinaldo (XII, 3-4: Tre volte ai regni de la bianca
Aurora, / tre volte gli occhi a loccidente volse20) e larcana forza del dantesco Tre volte il fe girar con tutte lacque (Inf. XXVI, 139), sottolineato nel
postillato Sessa e chiosato con la definizione energia, che rende certamente
non casuale luso del percosse al v. 7, sicura memoria del v. 138 del canto dei
consiglieri fraudolenti (e percosse del legno il primo canto).
Il Guglielminetti nella sua lettura di questo XIII della Liberata21 trova nelle
ottave 6-11, in cui il Tasso d voce al mago Ismeno affinch chiami a raccolta le
potenze diaboliche per impedire ai cristiani di entrare nel bosco di Saron,
unimplicita memoria22 di Inf. IX, 88-105, dove si assiste alla discesa del
messo celeste ed allapertura della citt di Dite contro loltracotanza dei diavoli: tale episodio uno dei tanti casi di quello che il Della Terza chiama uso

20

Cito da T. TASSO, Rinaldo, edizione critica a cura di M. Sherberg, Ravenna, Longo,

1990.
21

Cfr. M. GUGLIELMINETTI, Il canto XIII della Liberata, in Bergomum, IV, 1993, pp.
249-68.
22
Ivi, p. 253.

198

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata

polivalente della fonte dantesca23. Il Tasso si mostra disponibile verso linvito


dantesco a far entrare in gioco una forza ultraterrena allinterno della storia che
racconta, ma a quella celeste preferisce linfera. In questo intervento del demone nel quotidiano si traduce la coincidenza fra meraviglioso e verisimile
auspicata dal Tasso nei suoi Discorsi sullarte poetica24 e si verifica, come sottolineato da Guido Baldassarri, laccoglimento pieno del diabolico allinterno
della struttura del poema eroico, e la concomitante sovrapposizione ad esso di
una tradizione letteraria25. Prestiti della Commedia si riscontrano in queste
ottave anche sul piano linguistico, con efficaci esiti dellinterazione tra plurime
componenti dantesche ed evidente arricchimento metaforico delle immagini:
non solo, seguendo il Maier, possibile ricondurre
come voi che a le inique anime felle
ministri ste de li eterni pianti; (7, 5-6)

rispettivamente a Inf. VIII, 18 (Or se giunta, anima fella!) e IX, 44 (de la


regina de letterno pianto), ma anche vedere come in
Disse, e quelle chaggiunse orribil note,
lingua, sempia non , ridir non pote. (8, 7-8)

le orribil note subito richiamino alla memoria sia le dolenti note del canto di
Francesca (Inf. V, 25), poste in rima, come qui, con puote, sia le orribili favelle
delle anime del Limbo (Inf. III, 25), espressione che Tasso nel postillato Sessa
definisce divina.
Con lingresso nella selva incantata di Alcasto, che, parlando, Crollava il
capo (25, 1) cos come Cagnazzo (Inf. XXII, 106: crollando l capo, e disse), e
che non avria temuto orribil fra (24, 5) altra eco dantesca: orribil fiera
posto in clausola al v. 59 del XXV canto infernale , la memoria della Commedia
diviene modello di alta poesia. Leroe cristiano, superbo e tracotante, afferma:

23
Cfr. D. DELLA TERZA, Tasso e Dante, in Forma e memoria. Saggi e ricerche sulla tradizione da Dante a Vico, Roma, Bulzoni, 1979, p. 154.
24
Scrive il Tasso: Diversissime sono... queste due nature, il meraviglioso e l verisimile,
e in guisa diverse che sono quasi contrarie fra loro; nondimeno luna e laltra nel poema
necessaria, ma fa mestieri che arte di eccellente poeta sia quella che insieme le accoppi
benchio stringa il poema epico ad un obligo perpetuo di servare il verisimile, non per escludo da lui... il meraviglioso; anzi giudico che unazione medesima possa essere e meravigliosa
e verisimile; e molti credo che siano i modi di congiungere insieme queste qualit cos discordanti.... Cfr. TASSO, Discorsi dellarte poetica, in Discorsi dellarte poetica e del poema
eroico, cit., pp. 6-7.
25
Cfr. G. BALDASSARRI, Inferno e Cielo. Tipologia del meraviglioso nella Liberata, Roma, Bulzoni, 1977, p. 41.

199

Natascia Bianchi
Dove costui non osa, io gir confido;
io sol quel bosco di troncar intendo
che di torbidi sogni fatto nido. (25, 2-5)

Sembra di essere gi nella dantesca selva dei suicidi dove le brutte Arpie
lor nidi fanno (Inf. XIII, 10), e dove Virgilio invita il suo compagno a troncare
un ramo di una delle piante che l crescono; ma nellottava 27 a tale immagine
sovrapposta quella, esplicitamente evocata, della citt di Dite:
Cresce il gran foco, e n forma dalte mura
stende le fiamme torbide e fumanti;
e ne cinge quel bosco, e lassecura
chaltri gli arbori suoi non tronchi e schianti.
Le maggiori sue fiamme hanno figura
di castelli superbi e torreggianti,
e di tormenti bellici ha munite
le rocche sue questa novella Dite.

Se la critica concorde nellindividuare in questi versi la presenza di Inf.


VIII, 70-73 (Maestro, gi le sue meschite / l entro certe ne la valle cerno, /
vermiglie come se di foco uscite / fossero) e 76-78 (Noi pur giugnemmo dentro a lalte fosse / che vallan quella terra sconsolata: / le mura mi parean che
ferro fosse, un pi palese prestito dantesco , a mio avviso, il tronchi e schianti
del v. 4, gi individuato dal Ferrari26, sicura e precisa memoria linguistica di Inf.
XIII, 28 (e tu tronchi) e 33 (Perch mi schiante?), dove le due forme verbali compaiono nella posizione, privilegiata, della rima.
Alcasto, preso dalla paura, fugge e di lui il Tasso scrive:
E, di trista vergogna acceso e muto,
attonito in disparte i passi torse, (29, 5-6)

prendendo a prestito la dantesca descrizione di un altro superbo e tracotante,


il ladro Vanni Fucci:
E l peccator, che ntese, non sinfinse,
ma drizz verso me lanimo e l volto,
e di trista vergogna si dipinse (Inf. XXIV, 130-132)

Questultimo verso della Commedia chiosato in ben tre dei quattro postillati tassiani del poema, in Sessa, da Fino e laurenziano, e sottolineato nel quarto,

26
Cfr. T. TASSO, Gerusalemme liberata, a cura di S. Ferrari, Firenze, Sansoni, 1890 (poi,
con presentazione di E. Raimondi, Firenze, Sansoni, 1957).

200

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata

il Giolitino dellAngelica. Tanto questa rapida resa dei sentimenti di Vanni


Fucci era piaciuta al Tasso che la utilizz quale esempio in un passo dei suoi
Discorsi sul poema eroico27:
Ma i costumi si manifestano con le parole, nelle quali appaia buona o malvagia elezione,
e con loperazioni, e alcuna volta sogliono esser manifesti con gli atti e con sembianti; per
Dante... nellInferno... disse: e di trista vergogna si dipinse.

Il prence Tancredi colui che per ultimo cerca di sconfiggere lincanto


della selva di Saron:
Vassene il valoroso in s ristretto,
e tacito e guardingo, al rischio ignoto,
e sostien de la selva il fero aspetto
el gran romor del tuono e del tremoto;
e nulla sbigottisce, e sol nel petto
sente, ma tosto il seda, un picciol moto.
Trapassa, ed ecco in quel silvestre loco
sorge improvvisa la citt del foco. (33)

Il fero aspetto delleroe tassiano in Dante una caratteristica del diavol


nero che in Inf. XXI, 31 sbeffeggia e dilania un de li anzan di Santa Zita (v.
38): anche qui appare evidente loriginalit della rielaborazione tassiana della
fonte con linserimento di una precisa citazione entro un contesto palesemente
diverso28.
Quanto allaggettivo silvestre, esso da collegare al cammino alto e silvestro di Inf. II, 142, perch il Tasso usa la fonte dantesca sia a livello linguistico,
come testimonia la chiosa a questo verso presente nel postillato da Fino che
spiega silvestro con deserto, sia a livello allegorico, perch nel laurenziano

27

Cfr. TASSO, Discorsi del poema eroico, cit., p. 150. Quali dei versi o dei sintagmi della
Commedia postillati dal Tasso siano stati da lui riutilizzati come exempla nelle Lettere poetiche, nei Discorsi del poema eroico e nellArte poetica argomento del mio contributo Tasso
lettore di Dante: teoresi retorica e prassi poetica, in Medioevo e Rinascimento, XII / n.s.
IX, 1998, pp. 223-47.
28
Sulluso che il Tasso fece di Dante significativo quanto scritto da Claudio Varese:
Le frasi di Dante, i versi interi, o anche le parole staccate, sono quasi sempre adoperati in un
senso, almeno in un tono e in una situazione diversa da quella originaria:... da Dante prende
di solito il materiale linguistico soltanto, quasi recidendolo dal tessuto originario e adoperandolo con altra intonazione ed in altra direzione. In Dante, da lui tanto amato e postillato, il
Tasso molte volte, secondo quel particolare interesse che risulta dalle sue stesse opere critiche, cerc stimolo e aiuto per i suoi scrupoli di precisione linguistica. Cfr. C. VARESE, Torquato Tasso: Epos Parola Scena, Messina Firenze, DAnna, 1976, p. 161.

201

Natascia Bianchi

identifica questo cammino con la via de vitij: si torna, quindi, ancora una
volta, alla valenza data dal poeta della Liberata alla selva come assenza di
ragione e, pertanto, sede di ogni peccato.
Naturalmente la citt del foco rimanda, come gi sottolineato dal Guastavini29, a Inf. X, 22 (O Tosco che per la citt del foco) ed il completamento,
con mirabile sintesi definitoria, della descrizione dellottava 27. Merita, infine,
ricordare come lesordio di Conquistata, XVI, XXVIII, chiaro rifacimento di
Liberata, XIII, 33, contenga una reminescenza dantesca:
Vassenel valoroso, in s ristretto,
tacito e solo al pauroso bosco (Conquistata, XVI, XXVIII, 1-2):

Tancredi, allinizio del suo viaggio verso il bosco stregato, ricorda al poeta
Virgilio e Dante che taciti, soli (Inf. XXIII, 1) procedono entro le Malebolge.
Nei versi che narrano lavventura delleroe cristiano entro la selva di Saron, i
prestiti linguistici della Commedia lasciano il posto alla memoria tematica:
Tancredi, cos come Dante nella selva dei suicidi, tronca un ramoscello e dalla
ferita in tal modo prodotta esce, oltre al sangue, la voce dellamata Clorinda, la
cui anima stata imprigionata dalle forze diaboliche nellalbero.
Pur tragge al fin la spada, e con gran forza
percote lalta pianta. Oh meraviglia!
manda fuor sangue la recisa scorza,
e fa la terra intorno a s vermiglia.
Tutto si raccapriccia, e pur rinforza
il colpo e l fin vederne ei si consiglia.
Allor, quasi di tomba, uscir ne sente
un indistinto gemito dolente, (41)

Legittimo pensare che il tema delle anime trasformate in vegetali, utilizzato anche dallAriosto nel VI canto del suo Orlando furioso, derivi non tanto da
Dante, quanto recta via, dallepisodio di Polidoro nel III libro dellEneide, da
quel Virgilio, insomma, che per Petrocchi un libro aperto dinanzi a tutti coloro che intendono leggere la poesia tassiana30. Se la fonte latina da lui seguita
puntualmente, nei versi di Dante il Tasso avverte una maggiore energia: alla fine
del XIII canto infernale nelledizione Sessa annota: molto pi efficacemente
sono descritti questi due luoghi, dove parla lanima di piero legata nellarbore

29

Cfr. T. TASSO, Gerusalemme liberata, a cura di G. Guastavini, Pavia, Bartoli, 1592.


Cfr. G. PETROCCHI, Virgilio e la poetica del Tasso, in Giornale italiano di filologia, n.
s. II, 1971, pp. 1-12, in particolare p. 2.
30

202

La selva di Saron e la selva dantesca: echi dellInferno nel XIII canto della Liberata

che quel di Virgilio ove Polidoro parla nel mirto gemitus lacrimabilis imo auditur tumulo et vox reddita fertur ad aures31.
Tancredi, meravigliato, vinto dallorrore dellimprevista ed imprevedibile
magia piuttosto che dalla vista del sangue e dal suono indistinto che insieme ad
esso sembra sgorgare dalla ferita prodotta nellalbero, perde la spada: il Tasso,
che, come si visto, aveva ben presenti entrambe le fonti, Virgilio e Dante,
ancora una volta parte dal loro dettato per sviluppare, inserendo elementi nuovi,
quale qui il terrore incusso dal maleficio in s stesso e non dalle sue visibili
manifestazioni, originali intrecci entro la sua fabula. Nella lettera inviata a
Scipione Gonzaga il 27 giugno 1575 a tale proposito scriveva:
vo pensando che, da poi chegli [Tancredi] avr dato il colpo allarbore, veggia imagini
orribilissime, e vengano terremoti e turbini che gli scuotano la spada dalle mani. Voglio in
somma che veggia il sangue e senta i gemiti dellarbore: ma voglio che la causa principalissima chegli perda la spada sia forza et orrore dellincanto32.

Per tirare le fila di questo lavoro, vorrei richiamare lattenzione del lettore
sul fatto che spesso il poeta utilizza in questo canto della Liberata e non solo,
poich unanalisi sistematica potrebbe far estendere questa riflessione a tutto il
poema ed anche alla Conquistata quei luoghi danteschi caduti sotto la sua
attenzione di postillatore, eccezion fatta per le rime, evidentemente di facile
memorizzazione anche senza una loro evidenziazione scritta. Le postille, daltra
parte, non sempre giustificano o illuminano sulla ripresa in quanto tale, ma sono
una spia dellinteresse suscitato nel poeta dai versi della Commedia.
Vorrei, infine, ricordare come il Tasso abbia utilizzato la precisa fonte dantesca non solo per la lingua e le immagini, ma anche per lallegoria ed il topos
narrativo (non dobbiamo dimenticare, infatti, che anche nella Liberata la foresta
si identifica con il luogo topico dellerranza proprio del genere cavalleresco33,
pur racchiudendo nel suo intricato labirinto di sentieri la diritta via, la strada
che conduce alla salvezza), che va ad unirsi alla sua originale tematica del
meraviglioso infernale, che tanta parte ha in questo poema.

31

Cfr. Aen. III, 39-40.


Cfr. T. TASSO, Lettere poetiche, a cura di C. Molinari, Parma, Guanda, 1995, n. XVI,
pp. 138-42, in particolare p. 139.
33
Cfr. E. AUERBACH, La partenza del cavaliere cortese, in ID, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, Torino, Einaudi, 1991, vol. I, pp. 136-56 e DA. S. AVALLE,
Lultimo viaggio di Ulisse, in Dal mito alla letteratura e ritorno, Milano, Il Saggiatore, 1990,
pp. 210-33.
32

203