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Massimo Pazzini

Trattato di San Gregorio Taumaturgo


circa la non passibilit o passibilit di Dio.
Testo siriaco e traduzione italiana

Lo stimolo ad affrontare questo non facile testo mi venuto dal patrologo


P.Gianni Sgreva (CP). Il suo interesse per questo scritto patristico, attribuito a
San Gregorio Taumaturgo, era ed tuttora rivolto in primo luogo allindagine
circa la paternit di questo trattato filosofico-teologico e apologetico-polemico
del II-III secolo; il secondo interesse riguarda la riflessione filosofico-teologica
che qui trova un ambito molto originale e fecondo. Cos ho deciso di iniziare a
tradurre in lingua italiana e in forma assai letterale questo testo; ne sono stato
preso a tal punto che ho deciso di continuare sino alla fine.
Si tratta di uno scritto che tratta di filosofia, di teologia dogmatica e di apologetica, conservato nelle fonti antiche unicamente in lingua siriaca. Il linguaggio usato assai ostico sia per largomento trattato che per lo stile*. Tuttavia il
modo di procedere veramente stimolante, attraente e alquanto originale.
Il testo siriaco stato pubblicato una prima volta da P. de Lagarde (1858) e
ripubblicato da J.-B. Pitra (1883) con qualche lieve modifica o correzione**.
Questa seconda edizione stata corredata di una traduzione latina, operata da
P.Martini, la quale divide il testo in diciassette paragrafi (numerati I-XVII) che,
per comodit nostra e del lettore, anche noi seguiamo. La sua traduzione latina
era stata di poco preceduta da quella tedesca di V. Ryssel (1880). Pi recentemente (1998) il trattato stato tradotto in inglese da M. Slusser basandosi sulle
versioni precedenti di Ryssel e Martini.
In parte per scelta e in parte per necessit allatto della traduzione abbiamo
avuto sotto mano, oltre alle due edizioni del testo siriaco, solo la versione latina
* La punteggiatura del testo tutta da interpretare. Spesso non si sa dove far terminare i periodi e dove farli iniziare, ciononostante il senso complessivo risulta abbastanza chiaro.
** Oltre che per alcune variazioni nelluso dei segni di interpunzione e dei segni diacritici, le
due edizioni del testo siriaco si differenziano per piccoli particolari, perlopi scambi di lettere simili (da ritenersi, in parte, semplicemente errori di stampa). Segnalo, fra gli altri, i seguenti: lrbwt
(Lagarde) / rbwt (Pitra), paragrafo IV; ndywhy (P) / ndlywhy (L), VI; byt syr (P) / byt syr (L),
VIII; lbwt (P) / lrbwt (L), IX; nksyh (P) / nbsyh (L), IX; yyn (P) / yn (L), XII; bdyhwn (P) / bdhwn (L), XIV; lt (P) / lt (L), XIV; lrn (P) / lrn (L), XV; kwrhn (P) / kwrhy
(L), XVI; pylspwt (P) / pylsqwt (L), XVI; mtlq (P) / mtlq (L), XVII.

Liber Annuus 61 (2011) 377-411

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Massimo Pazzini

di Martini. Siamo stati, dunque, stimolati a ritradurre il testo in forma alquanto


letterale. La nostra traduzione dovrebbe distinguersi dalle altre in quanto cerca
di mantenere, per quando possibile, lo stesso ordine delle parole del testo siriaco, anche con qualche rischio di involuzione linguistica.
Dopo un colloquio amichevole col prof. Christoph Markschies, Presidente
della Humboldt Universitt di Berlino in visita allo SBF (2/10/2009), e su suo
consiglio, abbiamo deciso di riscrivere il testo siriaco del trattato, basandoci
sulledizione di Pitra messa a confronto con quella di Lagarde (cf. le varianti
segnalate nella nota **), e di metterlo a fronte del testo italiano per dare la possibilit ai siriacisti di avere sottocchio i due testi nello stesso tempo.
Bibliografia scelta
Charasma C., Davvero Dio soffre? La tradizione e linsegnamento di San Tommaso,
Bologna 2003. Lopera stata pubblicata anche sulla rivista Sacra Doctrina, nn. 1
(3-190) e 2 (191-310) del 2003.
Crouzel H., La Passion de lImpassible: un essai apologtique et polmique du IIIe,
sicle, in Lhomme devant Dieu. Mlanges offerts au Pre Henri de Lubac. I:
Exegse et patristique (Thologie 56), Paris 1963, 269-279.
Lagarde P. de, Analecta Syriaca, Leipzig 1858.
Pitra J.-B., Analecta sacra Specilegio Solesmensi parata, vol. IV, Paris 1883, 103-120
(testo siriaco) e 363-376 (traduzione latina di P. Martini).
Ryssel V., Gregorius Thaumaturgus. Sein Leben und seine Schriften, Leipzig 1880.
Slusser M., St. Gregory Thaumaturgus: Life and Works (The Fathers of the Church 98),
Washington, D.C. 1998.

Trattato di San Gregorio il grande a Teopompo


circa la non passibilit di Dio oppure la sua passibilit

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Massimo Pazzini

Trattato di San Gregorio il grande a Teopompo


circa la non passibilit di Dio oppure la sua passibilit
I. Un giorno, mentre stavo per arrivare al luogo nel quale ero stabile, un uomo
di nome Teopompo mi interrog se Dio fosse impassibile. Io poi, dopo essermi
attardato un poco, [104]1 ho fatto puh e gli ho detto: Come possiamo non
dire che Dio non cade sotto la passione2, o Teopompo?. E mentre egli si prodigava a porre unaltra domanda alla mia risposta, io tanto pi mi affrettavo a procedere e arrivare al luogo dove gli amici erano soliti ritrovarsi presso gli amici.
Quando mi sedetti presso coloro che erano convenuti, aprii le mie mani verso di
loro, accingendomi a interrogare circa le cose che da me erano state dette il giorno prima; venne Teopompo e stette presso di me e cominci a dire cos: Ai
semplici e a coloro che non sono vicini alla dottrina, o Gregorio, necessario che
dai maestri e dai sapienti imparino ogni cosa con diligenza. Poich anche per me
stabilito che di nuovo mi impegni circa questa domanda che ci sta a cuore, io
voglio da te che tu sia medico alle considerazioni, vicendevolmente contrarie, che
sono fisse nella mia mente e mi affliggono senza tregua, rafforzandomi in esse con
i tuoi argomenti chiari, circa la questione, detti con competenza.
II. Essendoci un gran silenzio, dopo questa domanda, allora ho cominciato a
parlare in questo modo: Un dono grande e buono ci ha portato il nostro caro Teopompo, volendo rinnovare, come credo, la richiesta che a lui preme ed necessaria
a ognuno, ponendo la domanda se sia impassibile Dio; alla quale anche io prontamente ho dato la risposta: Come possibile che non confessiamo tutti noi che Dio
impassibile, o Teopompo?. E poich un grande brusio era sorto fra coloro che
stavano seduti, ho interrogato a mia volta Teopompo in che modo egli avesse accolte le cose che da me gli erano state dette. Egli, allora, rispose cos: Se Dio ha una
natura impassibile, non mai possibile che patisca, neppure se lo voglia, perch la
sua natura agirebbe contro la sua volont. Io allora gli ho detto: Non bestemmiare,
o Teopompo, gettando Dio sotto la forza della necessit e ponendo la forza della sua
natura contro la sua volont. Se, infatti, Dio non fa ci che vuole, questa una passione grande che accade a Dio, perch diciamo che in questo modo la sua volont
sotto la forza della sua natura. Non sia mai! Cos pensino coloro che hanno ricevuto
solo un minimo soffio di educazione e collocano Dio sotto la forza della necessit;
ma non neppure necessario che prendiamo in considerazione, o Teopompo, che ci
sia la forza potente della necessit che mai impedisca, anche solo un poco, Dio
dalloperare ci che vuole; poich conveniente a noi dire che al di sopra di tutto
e non sottomesso a nulla. O non sai, nostro caro, che Dio soltanto libero, al di
sopra di tutto, dominatore di tutto e non cade sotto la forza di una necessit qualsiasi?
presuntuoso, dunque, che limitiamo a Dio la libert onnipotente. [105]
1
2

Il numero fra parentesi quadre indica la pagina del testo siriaco nelledizione di J.-B. Pitra.
La parola siriaca qui usata () pu indicare sia la passione di Cristo che le passioni umane.

Trattato di San Gregorio Taumaturgo circa la non passibilit o passibilit di Dio

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III. Dopo di ci rispose Teopompo e mi disse: Sia cos come hai detto, cio che
Dio libero. Infatti non presumiamo limitare dalla divinit la libert, ma questa tua
risposta non vicina alla mia domanda, o illustre maestro Gregorio. Io, infatti, ti ho
chiesto questo: Se Dio sia impassibile. Tu, invece, nella parola della tua risposta
hai fatto sapere che Dio impassibile. Ho risposto di nuovo alla tua domanda: Se
non impedisca la sua natura impassibile che provi passioni umane, perch la sua
natura beata e incorruttibile; se perci egli per se stesso non sia impedito a patire,
perch in ogni tempo come per limpassibilit della sua natura. Vorrei avvicinarmi anchio, per lamore di Dio che in te, in maniera chiara a questa interpretazione e imparare in maniera accurata dal tuo amore; infatti sono in ansia, nei miei
ragionamenti, se possa Dio impassibile soffrire qualcosa che non conveniente a
lui, perch impassibile, come abbiamo detto. Mi venuto in mente anche questo,
che dagli uomini in via ordinaria non viene detto, che se la sua natura si oppone
alla sua volont, allora vana ogni cosa. Se, invece, limpassibilit di Dio non
recettiva delle passioni umane, come non ti risponder coraggiosamente e dir che
la sua natura si oppone alla sua volont? Come ho detto anche prima, cio che la sua
natura impassibile pi forte della sua volont, pur essendo Dio.
IV. E mentre molti3, fra quelli che erano convenuti, aspettavano la mia replica a
questa domanda, immediatamente risposi con prontezza e gli dissi cos: Delluomo, la cui composizione di corpo e anima, o degno damore Teopompo, facile
per noi dire e considerare che non pu operare nulla che vada contro la sua volont,
poich la sostanza della sua natura e la materia del suo corpo racchiusa nella legge
del suo creatore. Per questa forza della necessit, che pi forte di lui, lontana da
lui la turbolenza dellattivit della sua volont per fare senza impedimento ci che
pensa, per il fatto che ognuno di essi attira al suo4. Per questo motivo luomo inferiore in ogni cosa rispetto al suo creatore. Tutto ci, infatti, che sottomesso alla
nascita e alla corruzione, sottratto al dominio su tutto. Ci necessario, perci, che
contempliamo quella natura divina ineffabile e inesplicabile che non ha somiglianza interamente in nulla; non sottomessa alla legge, n alla necessit, n alla consuetudine, n alla corruzione, n al timore, n alla magnificenza e neppure alla
malattia. Invece, con la forza che vince tutto e non vinta da nulla, pu fare ogni
cosa. E non bisogna intendere, o Teopompo, circa Dio, che egli sta contro la sua
natura per il fatto che ha dato se stesso alla passione, anche se Dio nella sua natura im[106]passibile. Infatti noi non separiamo la volont della divinit da quella
essenza beatissima5 che in ogni tempo cos come ; e nessuna cosa in lei, da lei
e a lei somigliante, in una essenza e in una volont immutabile, da s ha appreso,
3
4
5

Lett.: un popolo numeroso.


Cio: verso di s.
Lett.: piena di beatitudini.

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e a s comanda, e da s, in s e per s pu fare ogni cosa; e la sua volont non


imprigionata interamente in un luogo dalla sua natura impassibile; egli che in ogni
tempo cos come per fare ci che vuole. Ho detto, infatti, che uno, e proprio lui
esattamente Dio che dalla forza di qualcosa non limitato a operare ci che vuole,
perch la sua natura non (costituita) da enti contrari vicendevolmente. La natura,
infatti, e la sostanza degli uomini diciamo che (costituita) di nature che non sono
simili vicendevolmente, cio di anima e corpo. E siccome la volont di ognuna di
esse non concorda con quella dellaltro, nellattivit per forza non si addice a loro
che facciano interamente ci che sale alla volont di ognuna di esse che facciano,
per il fatto che la natura di una, che divisa da quella dellaltra, sta contro di lei in
ogni situazione (occasione) di fare ci che vuole. Quello, invece, che solo lui
bont e bellezza senza fine, con bont completa tutto, e tutto ci che fu ed , al di
sotto di lui, che al di sopra di tutto, intelligenza non corruttibile, alieno e superiore a tutti i mali, come ho detto prima, lui solo semplice e non composto, non
mescolato ai mali perch una la sua essenza, e una la buona volont che non si
divide, e non disonorata, e non si agita, e non si debilita, e non afferrata, e non
vinta, e da nulla oppressa, e superiore a tutte le passioni, e si autodetermina in tutto
ci che pensa di fare, non ha nessun impedimento dalla sua natura, poich lontano
dal turbamento e nulla si scontra con lui, e non combatte e contro di lui nulla si ribella, e la sua volont libera e domina su tutto, e con la forza della sua potenza,
che pi forte di tutto, pu fare tutto. Perci non pensare, o amico nostro, circa
quella forza onnipotente, che in qualcosa sia completamente sottoposta a una delle
passioni, che sia limitata da qualcosa, dallimpeto dellattivit della sua volont.
V. Allora rispose Teopompo e mi disse: So bene anchio, o maestro Gregorio, che Dio ha una volont potente, una libert piena e dominio su tutto e non
per nulla necessario che qualcuno disputi sulle cose che cos sono state dette.
Ci, invece, circa il quale ero in dubbio questo: se la natura della divinit da
se stessa non sia impedita di patire e la sostanza che impassibile, [107] ma sta
contro la sua volont che sopporti la passione, la qual cosa sarebbe aliena ad
essa6 e non conveniente alla natura7. Queste cose, con argomenti chiari da parte
tua, sono state dette in maniera sufficiente. Se poi qualcuno si ponesse contro
queste spiegazioni, non solo sarebbe uno stolto, ma anche temerario e malvagio
quanto mai. necessario, infatti, che diamo a Dio il dominio e il potere su tutto;
ma poich voglio essere nella scelta del bene e nel rifiuto del male, ho pensato
di esaminare e di ricercare se sia mai stata questa considerazione a Dio, che sia
in passioni umane, poich la sua natura impassibile in ogni tempo come 8.
6
7
8

Cio alla sostanza.


Letteralmente a lui, cio alla natura, maschile in siriaco.
sempre cos come , cio immutabile.

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385

386

Massimo Pazzini

VI. Io allora gli dissi: Fortemente e veramente, o Teopompo, vuoi tu allontanarti da quelle considerazioni di Isocrate, allontanandoti da esse una grande
distanza, e ti vuoi avvicinare alle considerazioni sane e vere che con chiari argomenti da noi ti sono state dette? Ascolta, dunque, ascolta o Teopompo e mettiti in mente in maniera chiara, ricevendo nel tuo cuore fedelmente ci che da
noi ti viene detto. La passione, dunque, (veramente) passione quando Dio
considera qualcosa di inutile9 e per s sconveniente. Quando, invece, la volont
di Dio si muove per il risanamento e per laiuto dei pensieri cattivi degli uomini,
allora noi non diciamo che la passione di Dio, per il fatto che, con la sua umilt e la sua benevolenza eccellente su ogni cosa, Dio serve gli uomini. Poich,
dunque, ha deviato il cuore degli uomini dal vero timore e, a somiglianza degli
animali, ha onorato la materia pi che Dio, e, come conseguenza di ci, pascolava in passioni indiscriminate, mentre Dio voleva tirarlo fuori da queste cose,
non sono ritenute passioni di Dio queste passioni che si trovano nella sua volont in vista di un beneficio comune, essendo la natura piena di bont (cose buone)
e impassibile. Nella sua passione mostra limpassibilit. Ci che patisce, perci,
colui che nella passione, quando il dominio della passione corruttrice domina
su di lui, allinfuori della volont di colui che patisce. Quello, invece, che, nel
contatto con le passioni, sottomesso alle passioni di sua volont, nellimpassibilit della sua natura, di questo non diciamo che caduto sotto la passione,
anche se ha preso parte con la sua volont alle passioni. Guardiamo, allora, anche i medici: quando vogliono dare se stessi alla cura di quelli che sono afflitti
da malattie gravi, con gioia ricevono la fatica del servizio degli ammalati su di
s per laspettativa della gioia che viene a loro dalla guarigione e la scelta delle
congetture della sanazione dei mali fa passare lafflizione e la fatica del medico;
quando mette al servizio il suo potere per poco tempo e sottomette la sua volont e si trova in abito di servo, servendo i malati, e trasforma la grandezza del suo
potere in sottomissione; questa ristrettezza [108] non ristrettezza, noi diciamo,
a causa della via della guarigione che viene da lui, e non lo estraniamo dalla
grandezza del suo potere. Dopo che lo abbiamo visto portare a compimento il
servizio di servo di sua volont, e dopo aver fatto tutto ci che doveva fare secondo la convenienza dellarte medica, allora torna con gioia al potere precedente, mentre la guarigione dei malati gli conferisce e lo fa gioire pi che la grandezza del potere nel quale stava; e di nulla stato diminuito nel breve tempo che
si inchinato e ha compiuto il dovere del servizio della cura del corpo, poich
sapeva che, nella difficolt di un breve tempo per s, avrebbe procurato la guarigione ai malati e da ci avrebbe ottenuto una gloria maggiore della sua sofferenza. E come dunque non dovremo dire di colui che, solo, buono e superiore
alla vana gloria, estraneo alla difficolt, impassibile nelle passioni, eccellente
9

Che non comporta alcuna utilit.

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387

388

Massimo Pazzini

pi di ogni cosa, che con la sua impassibilit ha prevalso sulle passioni quando
la passione stessa pat10 nella sua passione? Infatti limpassibile fu passione per
le passioni affinch per lui patissero la passione, quando limpassibilit nella sua
passione mostr la sua impassibilit. Ci che operano le passioni presso i passibili, allo stesso modo opera limpassibile nella sua passione verso le passioni,
perch fu passione per le passioni con la sua impassibilit. Dopo che le passioni
nella loro azione furono vinte nella sua partecipazione a loro, che cosa altro
possiamo dire che egli se non la passione delle passioni? Se, infatti, la pietra
di diamante che nella percussione del ferro impassibile quando colpita da
esso, ma rimane come , impassibile, e al percussore restituisce la causa della
percussione perch la natura del diamante impassibile e non cade sotto la
percussione delle passioni come non diremo che limpassibile stato la passione delle passioni? Infatti colui che non sottomesso alla percussione e non
spaventato dal timore, come non sar descritto come passione delle passioni,
anche se di sua volont si avvicini alla loro partecipazione? Oppure come non
impassibile colui che, nella sua passione, non colpito dalle passioni? O come
non immortale colui che fu nella morte, ma dalla morte non stato afferrato?
La venuta intangibile di Dio presso la morte fu, infatti, la morte della morte, e
limpassibilit di Dio, quando fu nelle passioni, fu la passione delle passioni. Se,
infatti, le cose che sono nel mondo mostrano la loro forza nel contatto di quelle
che sono contro di esse e mostrano la loro natura impassibile, quanto pi dobbiamo considerare che la passione di Dio fu la passione delle passioni! Come
anche il ferro, nella percussione del diamante, al contrario soffre (o sopporta) e
assorbe dalla solidit della pietra che gli sta di fronte, cos Dio, che forte nella
sua volont e impassibile nella sua essenza, quando ricevette su di s le passioni, come non rimase nella sua impassibilit anche se sub la prova del ferro e del
fuoco, perch la natura della divinit [109] pi potente di tutto anche se nelle passioni? Questo deve essere detto, che una prova vera della sua impassibilit e della sua immortalit: quando sar nellattivit causa della passione, proprio lui apparir come causa delle passioni, essendo la prova maestra di ci che
viene fatto. Infatti non avremmo conosciuto che questo impassibile impassibile se non si fosse avvicinato alla partecipazione delle passioni e se lattivit
delle passioni non si fosse avvicinata a lui. Irruppe, infatti, con impeto come di
passione, limpassibilit sulle passioni affinch, nella sua passione, mostrasse la
passione delle passioni. Infatti per nulla poterono reggere le passioni contro
limpeto della potenza dellimpassibilit; e non era affatto necessario meravigliarci, o dotto Teopompo, che limpassibilit di Dio fosse confutazione delle
passioni, come vediamo che anche gli occhi, quanto pi fissano e perdurano,
meno vedranno dei raggi del sole, prendendo la passione dai suoi raggi.
10

Il soggetto la passione che soffre e patisce nella passione di Dio.

389

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390

Massimo Pazzini

VII. La cosa, perci, circa la quale noi siamo assidui di parlare questa: Dio che
al di sopra della corruzione e della passione, al di sopra della morte e della percussione e, come un uomo direbbe, insensibile a tutte le passioni, lui colui che affligge
le passioni, poich le passioni non possono sussistere davanti alla sua impassibilit. E
costui veramente impassibile, ed esattamente confutatore della morte, per il fatto
che nella morte ha confermato la sua immortalit e nella sua passione ha mostrato la
sua impassibilit. Ogni volta che, dunque, coloro che agli atleti e ai combattenti nella
lotta vogliono dare la corona e i premi della vittoria, a coloro che sono stimati degni
di vittoria, non loro lecito dare se essi non siano stati testati prima nella lotta e abbiano combattuto e abbiano preso la corona della vittoria. Allo stesso modo anche la
cosa riguardo alla passibilit e allimpassibilit; infatti non pi eccellente limpassibilit rispetto alle passioni se non ha mostrato prima, nelle passioni, la potenza della
sua impassibilit; e non, come dicono molti, che questo procura difficolt e debolezza
a Dio, perch leccellenza della divinit mostra la sua immutabilit trovandosi nella
passione; colui che era dentro le porte della morte e con la sua immortalit come Dio
sottomise la morte nella sua impassibilit, questi veramente sar proclamato Dio, che
non sottomesso a potest alcuna, non preso sotto alcun potere, non sottomesso
alla corruzione, non agitato dal dolore e non catturato dalla morte; costui Dio
onnipotente, questa la vera signoria e questo il potere che non sottomesso, perch,
mentre camminava sulla morte, non ha patito dalla morte.
VIII. Coloro, poi, che vogliono biasimare questa sapienza superiore a tutto e
questa volont che nella sua maest nascosta da tutto, e leccellenza della potenza
di Dio per mezzo della cui morte limpassibilit [110] si diffusa su ogni uomo, e
deridono la venuta di Dio alla morte, e non hanno considerato di vedere con locchio
della loro mente leccellenza del raggio della sua venuta, e ritengono finzione quella venuta incomprensibile e inafferrabile di Dio incorruttibile alla morte; essi sono
in conoscenza erronea, come se fossero nella tenebra, presso la morte e la corruzione. Ogni volta, dunque, che un re o un principe entra in carcere e giudica i malfattori che sono detenuti l, ognuno secondo le sue azioni, e, nel suo entrare in carcere,
sopporta un odore putrido e pieno di male (che sale) da l, non bisogna che anche il
re sia chiamato come uno dei malfattori, a causa dellentrata di sua volont presso
gli uomini cattivi che si trovano in prigione. Cos bisogna che consideriamo anche
riguardo a Dio; al quale, a causa della sua impassibilit, non si avvicinata la mortalit e, a causa della sua immortalit, gli compete che, senza paura, cammini sulla
morte e, a causa della forza della sua divinit, sia senza passione, al di fuori della
morte; nominalmente prese parte soltanto in qualit di spettatore della mortalit.
Quando perci sentiamo che Dio ha patito nella sua venuta, lo consideriamo (lo
dobbiamo considerare) di Dio nei confronti della morte, non avendo preso nulla
dalle passioni della morte, non mortalmente e non passionalmente con la forza del
suo potere fu presso la morte, e si sottrasse dalla morte, come Dio che tutto pu. La

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391

392

Massimo Pazzini

venuta intangibile di Dio presso la morte ha veramente mostrato, infatti, la forza


della sua divinit e limpassibilit della sua natura, allo stesso tempo. Infatti quale
natura dei mortali ha mai potuto disprezzare la morte? Oppure chi mai degli uomini
potuto fuggire dalla violenza del suo dominio? Se questo non possibile, come
non possibile, allora necessario che a Dio soltanto attribuiamo il potere sopra la
morte. Entra dunque Dio dentro le porte della morte senza conoscere la morte; coloro, invece, che, a causa della trasgressione di un comando, sono rei di morte, costoro avranno unabitazione stabile presso la morte. Perch dunque come imputazione ripugnante e come ironia vile deridono la venuta sapiente di Dio alla morte e
molti dicono semplicioneria e insipienza a coloro che cos annunciano?
IX. Riguardo allimpassibilit di Dio, che per mezzo della morte e della sofferenza apparso come vincitore, non pensare, o amico nostro Teopompo, che non sia
possibile ci, cio che senza falsit venisse Dio alla morte e soffrisse cose che sono
simili alla morte. Se, infatti, un racconto degli antichi saggi narra di un animale che,
con la sua poca forza, pi eccellente della natura del fuoco infatti, quando si
trova dentro la fiamma del fuoco che brucia tutto, si aggira e si muove al suo interno, in nulla colpito dal fuoco [111] come non diremo che pi eccellente del
fuoco che brucia tutto, dato che questo animale non viene imprigionato sotto lazione della fiamma, il quale (= lanimale) per labbondanza del freddo che possiede,
modera la brutalit della fiamma, senza prendere nulla dallazione del fuoco che
distrugge tutto? Se dunque la salamandra, un animale mortale che soggetto alla
corruzione, ha reso inutile, con labbondanza del suo freddo, lazione della fiamma
bruciante, come non diremo riguardo a Dio, che pi eccellente della morte e della
corruzione, che aveva limpassibilit nel suo venire alla morte, come anche un animale che soggetto alla corruzione, pu sopportare la partecipazione al fuoco? Se
cose che sono contrarie vicendevolmente a causa della forza della loro natura possono sopportare e non periscono quando partecipano ad altre cose dannose, come ci
meravigliamo se lessenza, che superiore alla materia, e in ogni cosa impassibile, abbia mostrato, con la partecipazione alla morte, limpassibilit della sua natura,
e sia stata confutatrice delle passioni e della morte con la sua morte? Questa limmutabilit dellimpassibilit di Dio. In che cosa, infatti, stato danneggiato il beatissimo11 nella sua venuta presso un mondo cattivo, come realmente, per laiuto
delle anime divenne simile agli uomini mortali senza lasciare nulla della forza della
sua divinit, ma del tutto era come era, non essendo la sua essenza danneggiata in
alcun modo, o la sua volont contrariata, oppure dalla disciplina condotta per forza?
Colui che dalle cose che abbiamo elencato neppure una volta stato diminuito,
come non sar detto impassibile e in ogni tempo cos come , non essendo in
nessun modo la sua essenza danneggiata, o la sua volont contrariata, oppure dalla
disciplina condotta per forza? Colui che dalle cose che abbiamo elencato neppure
11

Lett.: pieno di beatitudini.

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393

394

Massimo Pazzini

una volta stato diminuito, come non sar detto impassibile e in ogni tempo cos
come , egli che nella volont dominante della sua sostanza prese dai suoi doni e
distribu? Prese un abito di uomini mortali per poco tempo perch nella sua intenzione piena di sapienza ha operato ci che voleva e ha operato nella sua volont
dominante ci che pensava mantenendo la sua potenza divina e rimase quello che
, nulla pat nelle sue passioni perch la sua natura impassibile anche nelle sue passioni rimase cos come . Se dunque di propria volont stata limitata lessenza del
beatissimo, nulla viene svilito perch la sua essenza cos come , perch limmutabilit della sua divinit mostrava la sua natura e colpo, divisione, corruzione e
dolore che fossero dannosi a Dio (per) nulla potevano. Le cose, invece, che sono
debitrici12 alle passioni e vengono cambiate dalla corruzione, queste bisogna che le
chiamiamo passioni. Quelle, invece, che sono con sapienza eccellente di Dio e con
guida provvidente dellarte mirabile di Dio, queste non bisogna che le chiamiamo
passioni di Dio perch neppure una causa che produce passioni conosciuta in esso
a causa dellimpassiblit della sua natura. [112] Ogni volta che la lama passa nella
fiamma del fuoco, non fa lacerazione col suo taglio, anche se un corpo attraversa un
altro corpo. Se dunque i corpi che sono sottoposti alla corruzione hanno un taglio
incomprensibile13 perch in s e in tutto s rimane lessenza del fuoco e non riceve
per nulla il taglio nella connessione senza pausa che c nel taglio del ferro (infatti) la sottigliezza del fuoco ha in s (la caratteristica) di persistere non indebolita,
anche se dal ferro viene interrotta perch da ogni parte la sua forza lo penetra e
nellattraversamento del ferro che lo interrompe, da tutti i lati aderisce a s e non
per nulla divisa ; se dunque riguardo al fuoco che un corpo tangibile, linvestigazione del suo taglio imperscrutabile e incomprensibile, quanto pi ci necessario
dire che quel beatissimo, lontano dalla corruzione e pi eccellente dei corpi passibili, degli enti e delle nature, e superiore a tutti gli intelletti, anche nelle sue passioni in ogni tempo proprio lui rimane come ; che anche in nessun modo la sua natura impassibile, nel suo contatto con le passioni, da esse passioni sia compresa. Nella sua inafferrabilit e nella sua insubordinazione alle passioni fu confutatore delle
passioni con la sua impassibilit, perch quando prese la prova del ferro allora mostr in ogni modo la sua forza senza alcuna percossa da esso. La purezza della divinit, la prescienza e lincomprensibilit della sua finezza non solo rimane senza
interruzione per la leggerezza dei corpi che sono avvicinati a lei per tagliarla, perch
egli pi eccellente e pi alto di tutti i corpi, ma anche la divisione, diciamo noi, che
soffrono i corpi che vogliono investigare e limitare la divinit, che non riceve divisione, a causa della sottigliezza della sua natura e la purezza della sua conoscenza;
ed essa passa attraverso tutti i corpi e opera come colui che li taglia, perch a Dio
facile il taglio di tutti i corpi.
12
13

Sottomesse alle passioni.


Letteralmente: senza comprensibilit il loro taglio.

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395

396

Massimo Pazzini

X. Visto che queste cose finiscono in questo modo, ci necessario dire cos:
che la divinit tramite le sue passioni mostra la sua impassibilit e, anche se
viene introdotta nelle passioni, mostra in ogni modo la sapienza della sua potenza. E non credere, o amato Teopompo, che la forza di quel beatissimo non possa
attraversare tutti i corpi che producono le passioni; come noi vediamo che, a
somiglianza dei raggi del sole in un vetro puro, la sua luce14 attraversa e in nessun modo i corpi sono impediti dai corpi che non sono simili a loro di passare in
essi sottilmente. Se, dunque, la materia non impedisce alla forza di unaltra
materia di passare nella sua sottigliezza, come noi non lasciamo che lessenza
di Dio, che pi eccellente e superiore a tutto, con la forza della sua sottigliezza,
attraversi i corpi che ne vengono a contatto, che non ne siano impediti, e in nessun modo la divinit dalle passioni [113] sia conquistata? Poich la natura beatissima e incorruttibile conosciuta per rimanere in ogni tempo come . Da
quella similitudine dei raggi del sole che abbiamo detto, la luce rimane in s,
(rimane) come in nulla impoverita, anche se dia agli indigenti (parte) del suo
splendore. Quanto pi il beatissimo che eccellente pi di tutto, Dio ricco nella
sua misericordia, che distribuisce dalle sue cose buone agli indigenti rimanendo
cos come , e mancante di nulla, e non come dicono (alcune) persone nelle loro
narrazioni folli, che la venuta di Dio presso gli uomini che imperscrutabile e
inesplicabile, la chiamano passione impossibile. E non hanno considerato prima
che Dio non per nulla investigabile e limitato, non dalla sua natura e non da
qualcosa daltro, di operare ci che vuole. Questo, e questo solo, noi diciamo
che supremo e libero: colui che dalla legge della sua natura non soffre violenza e non condotto per forza alla ribellione del potere, non preso nel potere
della ricchezza, non istruito alla grandezza della sua divinit e non viene fatto
tremare dalla morte. Se, invece, ha timore del fuoco e viene fatto tremare dal
ferro, viene terrorizzato dallabisso, e non vuole venire alla prova delle bestie
feroci, come possiamo chiamare Dio costui che teme le passioni dannose degli
uomini? Se dunque Dio beatissimo e incorruttibile viene al fuoco, non avendo
timore del fuoco, perch in ogni tempo come , e disdegna il fuoco divorante,
che in ogni tempo non come il fuoco infatti che cessa dalla sua opera come
(lo) diremo che in ogni tempo come ? Dio dunque che disdegna il ferro e
disprezza anche il fuoco e non teme la morte, come non sar impassibile lui
solo che anche nelle sue passioni mostra come , prendendo di sua volont anche
le passioni umane su di s senza soffrire i dolori che provengono dalle passioni
umane? Colui che in nulla colpito dalle passioni Dio e pu mostrare in ogni
tempo come . Colui, invece, che colpito dalle passioni ed perseguitato dai
dolori ed impedito dalla forza della necessit di operare cose buone (belle),
14 La sua luce pu riferirsi a Dio, oppure, concordando ad sensum, al sole. Il contesto ci
spinge verso questa seconda soluzione.


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397

398

Massimo Pazzini

questo starebbe in silenzio15 anche se venisse chiamato Dio. Colui che, invece,
non sottomesso alla morte e nella sua passione mostra la sua impassibilit,
viene e opera ci che conveniente (opportuno) operare a Dio che aiuta e si
cambia in me, pur rimanendo senza cambiamento, ed in ogni cosa pur essendo
al di fuori di tutto; questa volont impassibile che dai legami della forza della
necessit non impedita di venire agli uomini i quali desiderano la vita divina.
Colui, invece, che interamente vede la grandezza della sua divinit, e nella dignit (onore) della sua beatitudine ha scelto per s il silenzio, lui solo si diletta
nel bene della sua natura [114] gettando il disprezzo sopra tutto (su ogni cosa) a
causa delleccellenza del silenzio che si scelto.
Come non parleremo del genere delle mortalit, molto pi eccellente di questo beatissimo, di coloro che per le loro citt e per amore dei loro amici non risparmiarono le loro vite e furono al di sopra delle passioni con la loro volont,
e per leccellenza della loro diligenza le loro passioni non furono loro computate come passioni? Prima uno che si chiama Theos: scelse la morte affinch non
fossero schiavi dei Lacedemoni; e anche Epaminonda si immol affinch gli
Ateniesi non fossero sottomessi; Leucippo fu ucciso affinch non fossero deportati gli Etoli; Teodoro si tagli la lingua per non tradire i suoi amici; Pisone fu
crocifisso per non umiliare la fiducia che si era acquistata; Anaxarco fu segato
per non turbare con linganno Nicoclo; Diogres poi fu esiliato dagli Ateniesi e
Socrate fu eliminato; Filosseno, invece, fu comandato di tagliare le pietre16;
quanto a Callimaco e Cinegiro non solo bisogna che li lodiamo, ma anche che
(li) ammiriamo; essendo infatti ferito, per la quantit delle frecce, in tutto il suo
corpo, e come un uomo diremmo morto nel corpo, era terrore per i suoi nemici,
mentre era un aiuto e un protettore per i suoi concittadini; Chirone, a sua volta,
senza risparmio diede la sua testa con gioia ai suoi nemici. Come non dobbiamo
ammirare Ammonio il quale disprezz il dolore della sua ferita e giunse di corsa
alla sua citt e fu annunciatore della loro vittoria sui propri nemici, e dopo che
arriv alla sua citt e a tutti insieme, allo stesso tempo, disse: Rallegratevi,
perch siamo vincitori, subito dopo fu privato della vita? Di nuovo, anche Eurotas, giacente a letto ammalato, sent che la battaglia era pesante in quel tempo,
dei Macedoni contro i suoi concittadini; non ordin altro ai suoi servi, per lamore che aveva verso i figli del suo popolo, se non che lo trasportassero e lo conducessero alla battaglia per essere ucciso con i figli della sua citt17. Aristodemo,
invece, che si ritir dalla battaglia e disert a Sparta, fu ritenuto maledetto e
reietto da tutti.

15
16
17

Oppure: nella quiete.


Fu condannato ai lavori forzati, cio a tagliare le pietre.
I suoi concittadini.

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399

400

Massimo Pazzini

XI. Considera dunque, o carissimo, gli uomini mortali quale e quanto disprezzo
ebbero riguardo alla morte per le loro citt e i loro amici, e mostrarono eccellenza,
saggezza e coraggio e, in favore dei loro amici, non ebbero piet delle loro mogli e
disprezzarono la loro vita e, a causa delle loro citt, prontamente scelsero per s la
consumazione delle proprie vite; costoro che nella libert che non sottomessa e
nella disciplina delleccellenza con gioia non solo vennero segati dai tiranni, ma
anche non temettero di essere affissi con chiodi al legno, e acquisirono il dominio
della franchezza della loro mente per mezzo delle loro morti. [115]
XII. Dio, invece, che non ha bisogno della gloria ed molto pi eccellente
delle passioni, venne alla morte di sua volont senza che timore e tremore per
nulla si avvicinassero a lui. Se poi, pur essendo Dio nella gloria, prese su di s la
ristrettezza che veniva a lui nella sua passione, siamo forse impediti a ricevere il
suo aiuto umano in vista della nostra gloria presso di lui? Quale obbrobrio soffr
Dio nella sua passione dato che, nella sua immortalit, con la sua morte fece morire la morte? Ma neppure la passione della vergogna conobbe Dio, come se provasse vergogna di soffrire, perch la superbia del tutto lontana da lui. Quale debolezza o vergogna o ristrettezza prov Dio quando venne alla morte per mutilare
la morte degli uomini? Colui, infatti, che desidera la vana gloria e teme di perderla,
non si compiace mai di soffrire la passione della morte. Come, infatti, pu sussistere presso Dio quel timore che la sua gloria gli sia sottratta e la possa perdere del
tutto? Ma preferibile a Dio la passione del ferro e del fuoco pi che laspettativa
della vana gloria; questa passione neppure Dio potrebbe guarire se la passione
della vana gloria fosse presso di lui. Se dunque Dio non si concesso alla gloria,
visto che superiore a tutte le passioni, viene alla morte, perch egli vita e superiore alla morte, come chi non prese (nulla) dalle passioni della morte, per chiamare i mortali dalla morte, per il fatto che egli era Dio che permane nella sua impassibilit in ogni tempo anche se fosse nelle passioni. Colui che, nella sua impassibilit, prese la passione e la rigett da s, come non si affretter a venire con gioia
alla morte per mutilare la morte? La vita che teme che forse pu soffrire la morte
dalla morte, non vita! Se dunque la vita non sottomessa alla morte, ecciter la
morte cosicch nella sua morte mostri che egli vita. Cos anche la luce: noi vediamo che, quando prende parte18 alla tenebra, in nessun modo i suoi raggi prendono parte e si oscurano, anche se fossero nella tenebra. Nellassociazione della
tenebra con la luce (la tenebra) non oscura la luce, ma piuttosto la luce illumina di
pi la tenebra con il suo splendore. E come un debole viene inghiottito da chi pi
grande e pi eccellente di lui e pi forte di lui, nel cambiamento della luce la tenebra rimane nella sua tenebra. Proprio in questo esempio rientra anche Dio; quando
di sua volont venne alla morte, non fu per lui stoltezza che mostr la sua potenza
18

Quando viene a contatto con la tenebra.

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401

402

Massimo Pazzini

su tutto, quando dalla ribellione del potere della morte fu perseguitata (la potenza)
e fu spogliata della signoria che aveva su ogni cosa, rimanendo, la natura di Dio,
anche nella morte, senza corruzione e nella forza della sua impassibilit sottomise
le passioni, sullesempio della luce quando [116] si mescol con la tenebra. Le
passioni, perci, sono credute veramente potenti quando si mescolano con coloro19
che sono di fronte e rimangono nella stessa forma nella quale sono; e non bisogna
che laffermazione della commistione sia in fantasia o in immaginazione, ma abbiano preso veramente la certezza della loro unione, anche se siano enti che sono
vicendevolmente contrari; quando rimangano senza corruzione e senza passione
nella potenza delle loro nature, nella commistione con altri enti, come lanimale
salamandra che pu disprezzare la fiamma e come il diamante quando percosso
dal ferro; non in fantasia o immaginazione, come abbiamo detto, rimane impassibile, se anche la salamandra quando riceve il fuoco su di s rimane integra, non
essendo in alcun modo colpita nella partecipazione al fuoco; se perci noi vediamo
che gli enti materiali passibili non subiscono alterazione alla loro natura nella loro
partecipazione con altre nature che producono corruzione, rimanendo integri e
incorruttibili, non recedendo in alcun modo dalla loro essenza, quale ripugnanza o
quale riluttanza avremo a dire, circa quella essenza (o sostanza) incorruttibile di
Dio, che sia anche nella dimora dellimpassibilit, anche se si trover nelle occasioni che producono passioni?
XIII. E non credere, o degno damore Teopompo, come da uomini con parola di
acquiescenza con astuzia viene detto, che costui beatissimo, colui che non ha attivit e non la concede a un altro. Chi cos, anche egli nella debolezza. Quale parola potrebbe descrivere costui come beatissimo e operatore di cose buone, se non
fu informatore di eccellenza, non rende saggi, e con sapienza non insegna agli altri,
non comprende le cose buone, non procura la guarigione delle anime ed impedito
dalloperare cose buone? Quale beatissimo e incorruttibile Dio sarebbe colui che
non vuole troncare la radice della germinazione dei pensieri cattivi e, nellabbondanza della bont che gli vicina, non vuole troncare le turbolenze piene di morte
delle anime, con un bruciante rimprovero? Questi incorruttibile e beatissimo, colui
che uccide le passioni, fa saggi, impianta la conoscenza divina e mostra eccellenza.
Questa, noi diciamo, una grande passione presso Dio: la sua non cura verso gli
uomini, la sua non volont riguardo alle opere buone, e la negligenza della sua cura
verso gli uomini. Colui che perseguita le passioni corruttrici dalla radice stessa della mente degli uomini e, nella sua diligenza, da spregevoli li trasforma e li rende
eccellenti, come costui non sar chiamato impassibile, lui che perseguit le passioni umane e divenne uccisore delle passioni? [117]

19

Oppure: con le cose.

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403

404

Massimo Pazzini

XIV. Tu, perci, o Teopompo, considera nel tuo cuore, come in un tribunale
scelto, come chi stabile nelle orme della sapienza, e fissa gli occhi e guarda con
pensieri, senza impedimento e con mente vigile, se dobbiamo considerare che c
la passione presso lincorruttibile e beatissimo quando aiutante e misericordioso
e ci fa partecipi della sua bont, oppure quando esecrabile e non misericordioso,
e privato della misericordia e di ogni piet. Ma noi, invece, conosciamo maggiormente questo Dio impassibile: colui che operatore di opere buone, e che da stolti fa saggi. Non giusto che sia chiamato beatissimo e incorruttibile colui che non
ha per nulla cura delluomo. Se infatti noi conosciamo luomo saggio e intelligente per mezzo delle opere che dalla sua arte sono portate a compimento, e non prima
un uomo detto artefice e intelligente se non prima apparso che da cose confuse
o vili della materia cambia forme e opera e, con lintelligenza dellarte che possiede, conduce apertamente allopera. La percezione delle opere darte, quando viene
allo scoperto, fa conoscere il pensiero silenzioso dellartista apertamente. Quanto
pi chiaramente, perci, bisogna che consideriamo, e chiamiamo beatissimo quel
beatissimo, dopo che venuta alla luce la natura beatissima che ha ed con lui in
ogni tempo, perch conosciamo maggiormente, a riguardo di quel beatissimo, dopo che ne vediamo le opere. Di quelli, poi, che cos hanno pensato e cos hanno
considerato riguardo al beatissimo: che occupato soltanto presso le sue abitazioni,
e a s rivolto, e vede se stesso, disprezza tutto allo stesso modo, si scelto la
quiete piuttosto che la cura di tutte le cose, si compiace in s, e gli attribuiscono
passioni quando si prende cura degli uomini, non so che dire. Come potremmo
chiamarlo beatissimo quel beatissimo e incorruttibile se la natura degli uomini non
ha intrapreso la sua investigazione? Se le cose stanno cos, smetti di considerare
riguardo a Dio che questa la sua vera natura, perch ancora non hai conosciuto
per nulla Dio, quello che, come dici tu, da sempre e per sempre nella sua essenza
(o sostanza), nella quiete. Come potrebbe essere beatissimo e incorruttibile colui
che da te non (stato) conosciuto, oppure saggio e dispensatore delle sue cose
buone colui che non venuto al tuo discernimento? Io, invece, dico che beatissimo
e dispensatore di cose buone colui che aiutante degli uomini e aiutante di coloro che sono senza speranza. Come non possiamo calpestare con la nostra parola la
cattiveria dei cattivi se prima non abbiamo visto le loro opere cattive infatti la
completezza delle opere delle azioni, quando sono nascoste nei pensieri di ognuno,
non possiamo vederle in maniera esatta se prima non vengono alla luce cos anche
il beatissimo e in[118]corruttibile diciamo noi che beatissimo quando avr finito
le opere che sono convenienti alla sua bont, nellesattezza della rivelazione delle
opere buone che sono mostrate da lui. La visione delle cose rivelate rende testimonianza alle cose nascoste; infatti non conosciuto un uomo (come) saggio e misericordioso, quale sia leccellenza della sua mente, se non abbia dato prima con
gioia la completezza delle azioni che sono convenienti alleccellenza. Come possiamo poi narrare agli uomini la bellezza della mente del beatissimo se neppure una

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405

406

Massimo Pazzini

cosa della comprensibilit del beatissimo stata data a noi affinch ne parliamo?
Colui che, con le sue opere buone, non ci provoca e, con la sua fama non ci attira
a s, come possiamo adattare a lui la bont, se la scoperta della sua bont e dellabbondanza della sua bont in ogni modo del tutto nascosta a noi?
XV. Se tu, dunque, hai questa aspettativa riguardo a Dio, questa una questione tua, non di Dio il beatissimo e abbondante nei suoi doni, della cui comprensibilit hai avuto una pausa20, che non ha mostrato a te la sua natura incorruttibile che superiore a tutto, per il fatto che occupato nel godimento, superiore alla ricchezza, che conviene a Dio, come hai detto nel tuo ragionamento:
che ci che conviene a Dio in maniera esatta che egli si rivolga a se stesso e
in se stesso si compiaccia, non abbia attivit e neppure agli altri conceda di
operare. Chiunque cos, infermo! Di a noi, dunque, o saggio (Teopompo):
quale passione o quale infermit prov Dio beatissimo e incorruttibile a causa
dellaiuto tangibile agli uomini, e maggiormente a causa di coloro che, per
mancanza di conoscenza, sono lontani dalle sue cose buone e per la forza dellinsolenza delle passioni sono condotti al baratro e non possono arrivare da soli
alleccellenza? Se dunque bisogna che parliamo in maniera presuntuosa, questo
in verit, non beatissimo e incorruttibile colui che non ha chiamato e condotto presso di s coloro che sono caduti da una nave e sono affogati a causa
della non conoscenza della sua bont; costoro sono stati condotti come in un
grande mare nel mondo senza comprensibilit delleccellenza, e sono diventati
estranei a Dio. Chi , dunque, questo Dio beatissimo e abbondante nei suoi
doni e pi eccellente nella ricchezza della sua bont, se non vicina a lui la
disponibilit, non la comunione, n labbondanza e neppure le opere che sono
necessarie alleccellenza, che sono aiuti di Dio ricco nei suoi benefici?
XVI. Se, perci, tu sei agitato in grande fantasia, e vuoi galoppare e dipingere Dio che ama se stesso [119] e si compiace della sua ricchezza, gratificato
nella sua gloria, e non vuole essere condotto in aiuto degli altri, che del tutto
rigetta e scaccia chiunque ed estranea dallaiuto del beatissimo, oh quanta crudelt che senza conoscenza delleccellenza molti vanno in perdizione! Ma, invece, lasciamo ora Dio, questo beatissimo e abbondante di cose buone, e veniamo presso gli uomini saggi e da essi apprendiamo la disciplina delleccellenza
della filosofia; (essi), con molta diligenza, chiamarono e si avvicinarono a coloro che caddero ed errarono da questo mondo naturale. Se i filosofi fossero
rimasti silenziosi circa la perdizione dei molti, Crizia sarebbe perito, per amore
della dignit, restando in silenzio; Alcibiade sarebbe perito, per labbondanza
del dono, mentre parlava; eccellenti sarebbero poi stati i Persiani e i Medi in
20

Oppure: un ritardo.

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407

408

Massimo Pazzini

Susa quando non si armavano per venire in Macedonia. Perch taci, dunque, tu
o beato, mentre periscono tutti costoro, perch, in vista dellaiuto, da uomini
saggi non scelsero per s il silenzio (la quiete)? Questa la sostanza delleccellenza, o beato (Teopompo), questo il frutto della filosofia: questi bisogna che
siano ritenuti beati e abbondanti di cose buone, quelli che non sono stati solleciti soltanto per la cura della loro vita, ma anche per i loro vicini e maggiormente per coloro che erano afferrati dalla passione dellanima. Anche Diogene il
cinico, quando era accusato da un giovane dellAttica (dicendo): Per quale
motivo, mentre lodi i Lacedemoni e disprezzi gli Ateniesi, non abiti a Sparta?.
Egli, allora, gli rispose cos: Sosteniamo anche che i medici vengano per gli
ammalati e non per i sani. Se dunque la filosofia degli uomini insegna a guarire le malattie dellanima a coloro che sono dati alleccellenza e non lascia disprezzare o rigettare neppure una passione di unanima di un (solo) uomo, ma
accuratamente spinge a correre e a rivolgersi alla guarigione coloro che sono
scivolati dalleccellenza dei comportamenti; questo Dio, che maestro di tutta
la filosofia e lui in verit beatissimo e abbondante di cose buone, come non
diremo che venne di sua volont dove le bande delle passioni avevano preso
servizio, presso coloro che sono stati resi schiavi dalle passioni? O forse non
diciamo noi che c la passione dellanima quando un uomo non faccia le opere
che si addicono allordine delleccellenza? Lo stesso Isocrate, (menzionato)
poco prima, scrivendo agli Abderitensi, disse che lamore per il denaro la
malattia dellanima; aggiunse ancora e disse che labitazione degli uomini
misera, perch in ogni cosa, come vento invernale, entra lamore del denaro al
quale nessuno pu resistere. A questo riguardo volesse il cielo che tutti i medici
si radunassero e venissero a sanare il tormento della pazzia della cattiveria del
suo tormento, perch lo (= lamore del denaro) chiamano benedetto, mentre
procura malattia e sofferenza anchio, infatti, credo che di tutte le malattie
[120] dellanima la pazzia la pi dura, essa che produce il prurito e la fantasia
dei pensieri cosicch per la loro eccellenza (= dei medici) sia purificata e
guarisca! E se fosse possibile troncare la radice amara dellamore del denaro, al
punto che non si trovi un qualsiasi resto di essa, e se potessi sapere che gli uomini sono puliti e purificati, con i loro corpi anche le loro anime ammalate!
Poich, dunque, un grande male ha assalito gli uomini nel mondo, allora il beatissimo detto beatissimo e abbondante di cose buone quando, per limpassibilit della sua natura, appare nella bont che conviene a Dio, in ringraziamento dei doni che ad ogni uomo da lui sono divisi. Anche Platone cos disse:
Linvidia sta al di fuori del confine divino.

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Trattato di San Gregorio Taumaturgo circa la non passibilit o passibilit di Dio

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409

410

Massimo Pazzini

XVII. venuto, dunque, o beato (Teopompo), venuto Ges che re su ogni


cosa, per curare le passioni difficili degli uomini, come beatissimo e abbondante
di doni; egli rimase come era e le passioni nella sua impassibilit sono state vanificate come per mezzo della luce svanisce la tenebra. venuto, dunque, venuto,
affrettandosi, e ha creato i beati e pieni di cose buone e, invece di mortali, immortali, rinnovando e creando di nuovo i beati che ci sono in ogni tempo. A lui la
gloria, al re glorioso, nei secoli. Amen.
terminato il trattato di S. Gregorio il grande
circa la non passibilit di Dio oppure la sua passibilit.

Massimo Pazzini, ofm


Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

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411