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FIBRE TESSILI DI ORIGINE ANIMALE E VEGETALE

Origini della lana


Si stima che gi nellet della pietra, circa 10.000 anni fa, gli abitanti dellAsia minore
utilizzassero gli ovini non solo per alimentarsi, ma anche per ricavarne la lana con cui vestirsi
e ripararsi. In Cina e in Egitto i feltri di lana erano gi diffusi prima che strumenti come cesoie
fossero inventati e utilizzati. Nellet del ferro, con lavvento degli utensili da taglio, si inizi a
tosare le pecore anzich strapparne via la lana. Successivamente luomo ha imparato a filare
e tessere e la lana divenuta un elemento essenziale della vita delle comunit.
Tra il 3.000 e il 1.000 a.C. i persiani, i greci e i romani contribuirono a introdurre gli
allevamenti di pecore in tutta Europa, migliorandone nel contempo le razze. In particolare,
con lespansione dellImpero romano le greggi vennero importate in modo sistematico nelle
regioni dellattuale Spagna, nellAfrica del nord e sulle Isole Britanniche e la maggior parte
della popolazione, in particolare nel Nord Europa, utilizzava la lana per la creazione dei propri
abiti. Inoltre la lana permetteva, grazie alle sue propriet isolanti, di far fronte ai rigidi inverni.
Attraverso la conquista della Spagna da parte dei saraceni e grazie alla presenza dei
normanni, popolo di origine scandinava, in Italia meridionale e nel Mediterraneo orientale, il
commercio e la diffusione della lana conobbero una forte espansione.
Nel XIV secolo in Spagna si inizi ad allevare le pecore Merino, quelle con la lana di maggior
finezza, e il fiorente commercio della lana contribu a finanziare i viaggi di Colombo, che
introdusse a Cuba e Santo Domingo gli ovini, diffusi successivamente da Cortez nellattuale
Messico e negli Stati Uniti sudoccidentali.
Sia in Spagna sia in Inghilterra vennero introdotte delle leggi che vietavano lesportazione di
pecore e di lana grezza ed Enrico VIII di Inghilterra, malgrado il suo atteggiamento sleale nei
confronti dei monasteri e dei pastori, raggiunse il momento di maggior importanza per il
proprio regno (1509-1547) grazie allo sviluppo del settore laniero.
I tentativi inglesi di scoraggiare la crescente industria della lana in Nord America, rendendo
punibile il commercio di lana nelle colonie con il taglio della mano destra del colpevole, non
impedirono al settore di svilupparsi fino alla Guerra di indipendenza americana (1775-1783).
La politica di mantenimento delle greggi, praticata da Washington e Jefferson e le nuove
invenzioni quali la filatura Jenny, i telai ad acqua e le macchine per pettinare i filati ne
determinarono il successivo, fiorente sviluppo.
Alla fine del XVIII secolo ebbe inizio lallevamento delle pecore in Australia dove attualmente
si contano circa 160 milioni di capi, pari al 14% del patrimonio mondiale.
Le principali razze ovine
La pecora Merino produce una lana fine, tra i 15 e i 23 m (micrometro = 1:1.000.000 di m).
Morbida, corta la lunghezza varia dai 50 ai 120 mm e molto ondulata, proviene
dallAustralia, dal Sud Africa e dai paesi appartenenti allarea dellex Unione Sovietica. Il suo
impiego principalmente destinato allabbigliamento fine, sia in maglieria sia in tessuto.
Dalla pecora Cheviot si ricava invece una lana grossa che misura oltre i 30 m, robusta e
liscia, con leggere ondulazioni e che raggiunge una lunghezza superiore ai 150 mm; viene
prodotta principalmente in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna e utilizzata per tessuti per
arredamento e filati pettinati rigidi.
La pecora Crossbred o incrociata (si ottiene infatti da un incrocio fra la razza Merino e la
Cheviot) produce una lana di media finezza tra i 24 e i 30 m, di forza media, con scarse
arricciature e una lunghezza che pu variare tra i 120 e i 150 mm. Viene principalmente
allevata in Argentina e in Uruguay e la sua lana utilizzata per la produzione di filati pettinati,
destinati allabbigliamento pesante, resistente e sportivo.
Lallevamento degli ovini, la produzione della lana e la sua classificazione
A livello planetario, le principali aree di allevamento sono lAustralia, i paesi dellex Unione
Sovietica, la Cina, la Nuova Zelanda, lArgentina, lUruguay, il Sud Africa, la Gran Bretagna e il
Pakistan.
Nel corso degli ultimi cento anni la produzione mondiale di lana allincirca raddoppiata
raggiungendo una quantit di circa 1,5 milioni di tonnellate sgrassate (lo sgrassaggio il
procedimento che consente leliminazione della lanolina e dei residui, con conseguente

riduzione del 40% del peso della lana) corrispondente a circa 2.5 milioni di tonnellate non
sgrassate.
La lana viene classificata, oltre che secondo la finezza, in funzione dei seguenti parametri:
lana da tosa o lana vergine, che si ottiene da animali sani e vivi, con tosatura che pu
essere annuale, semestrale o di otto mesi;
lana dagnello detta Lambswool, che si ricava dalla prima tosatura di agnelli di et intorno ai
6-7 mesi. La lana dagnello presenta le estremit dei peli appuntite, simili a punte di aghi;
lana da concia o lana morta si ottiene da animali morti ed utilizzata normalmente, a causa
della sua scarsa qualit, in mischia con la lana da tosa;.
la lana calcinata o lana di pelle si ricava nella fase di post macellazione delle pecore;
la lana di recupero, di qualit scadente, si ottiene infine dal riutilizzo di scarti di lavorazione
o da capi di vestiario usati.
Morfologia della lana
Composta dalle molecole della proteina detta cheratina, la lana molto affine ai capelli
umani.
Le catene molecolari di proteine formano le fibrille che si uniscono in fasci formandone la
massa interna fusiforme. Grazie a questa struttura la fibra della lana gode di unelasticit
eccezionale.
Allinterno della fibra, due semifibre distinte e con struttura chimica differenziata, si avvolgono
a spirale una sullaltra creando quella struttura bilaterale che provoca il classico
arricciamento, dovuto a una differente reazione delle due semifibre allumidit e alla
temperatura. Attraverso il calore e lumidit creati dal vapore si determinano una serie di
legami tra le due semifibre che a raffreddamento avvenuto si stabilizzano.
Il potere igroscopico della lana (pu assorbire fino al 30% della propria massa senza dare
limpressione di essere umida) permette di rilasciare lumidit in modo graduale.
Malgrado questa caratteristica la lana rimane idrorepellente grazie alla presenza di un
sottilissimo strato di epicuticola (sostanza cerosa e impermeabile) che la ricopre.
Le scaglie che costituiscono la superficie della fibra possono agganciarsi una con laltra
provocando linfeltrimento causato dallazione dellacqua, del calore e da azione meccanica.
Propriet della lana
Pur offrendo una buona resistenza, le fibre della lana tendono a logorarsi prima rispetto ad
altre fibre utilizzate nellabbigliamento. La sua elasticit per eccezionale e le pieghe
spariscono rapidamente, in particolare con lazione del vapore. Anche lallungabilit, a fibre
umide o bagnate, risulta ottima. Per prevenire questo fenomeno indispensabile disporre i
capi ad asciugare su un piano e non appesi. Resta il problema dellinfeltrimento, prodotto
dallagganciamento delle scaglie che compongono la superficie della fibra e dovuto
alleccessiva esposizione al calore, allumidit o a unazione meccanica.
Le cariche elettrostatiche prodotte dalle fibre di lana sono modeste grazie allumidit sempre
presente nelle stesse che favorisce il relativo scarico a massa.
Elevato inoltre lassorbimento termico della lana: inglobando aria attraverso le proprie
squame e la caratteristica arricciatura si determina una sorta di isolamento dallesterno.
Questo fenomento viene ridimensionato con le lane cosidette cool wool dove a causa del
minore arricciamento delle fibre il potere isolante si riduce notevolmente.
La finezza pu variare in modo importante in funzione della qualit; per la distinzione della
variet denominata Super ci si avvale della misura in micron che non deve essere superiore
ai 18.5 m: Per poter definire un tessuto Super 100s, questo valore deve salire in modo
scalare fino ai 15 m il valore necessario per realizzare tessuti in Super 170s.
Infine la lana non infiammabile, non propaga la fiamma, non fonde e, in caso di incendio non
si attacca alla pelle.
Principali fasi di lavorazione della lana
La selezione, attraverso la classificazione del vello tosato in quattro qualit (in cui a partire
dalla 1a il fattore qualitativo va decrescendo), ha lo scopo di distinguere la lana in funzione
della finezza, arricciatura, lunghezza, impurit e colore. La zona del ventre normalmente
fortemente contaminata.

Lo sgrassaggio, a cui abbiamo gi accennato, il processo che, attraverso lavaggi delicati,


consente leliminazione delle componenti grasse (lanolina), dello sporco e delle lappole, con
conseguente riduzione del peso. Mediamente, il peso del vello di una pecora australiana si
aggira intorno ai 4,5 chili.
La carbonizzazione determina leliminazione, quando necessario, delle impurit di origine
vegetale attraverso trattamenti con acido solforico.
Nel Sistema cardato laniero la lana greggia viene disposta sul cosiddetto lupo battitore dopo
essere stata prelevata a strati dalle balle compresse. Questa operazione, detta appunto
battitura, precede la mischia e loliatura che definiscono eventuali lotti di filatura e
favoriscono i risultati dei processi successivi.
La pesatura la fase nella quale avviene lapertura del materiale in modo da farlo passare
con quantitativi costanti alla cardatura che, attravrerso lapertura di ogni singola fibra, ne
determina lorientamento, oltre a contribuire alleliminazione di ulteriori impurit. La cardatura
forma il velo che sar successivamente diviso in nastri con loperazione di torsione che
avviene con lausilio di cinghiette ruotanti in senso opposto una allaltra. Si generano cos gli
stoppini che, attraverso la filatura e in funzione del grado di finezza desiderato, verranno
avvolti nei fusi.
Nel Sistema pettinato laniero avviene una scelta a priori della qualit della fibra detta
selezione che consiste nella separazione della lana in bioccoli (fiocco, batuffolo) e
nelleliminazione delle impurit grossolane.
Dopo il successivo lavaggio che consente di elimare lo sporco e il grasso con bagni di acqua,
sapone e soda , la fibra viene asciugata con aria tiepida e inviata alla battitura che ha la
finalit di aprire le fibre e pulirle nuovamente.
Come per le lane cardate seguono poi la mischia e loliatura, la pesatura e la cardatura.
La stiratura ha lo scopo di rendere regolari mediante accoppiamento e stiro i nastri generati
nelloperazione precedente oltre che mischiare i diversi tipi di colori e di fibra.
La pettinatura elimina le fibre corte e lo stiro seguente rende la fibra ancora pi regolare e la
prepara, dopo essere stata compressa nel vaso dello stiratoio, alla filatura vera e propria.
Questultima avviene in tre fasi: lo stiro che determina un ulteriore miglioramento della
regolarit delle fibre; la formazione dello stoppino, che si ottiene con una leggera torsione dei
nastri e assottigliando gli stessi; la filatura finale, grazie a una nuova torcitura, stiratura e un
conseguente assottigliamento in funzione al grado di finezza.
La ripetizione delle operazioni di accoppiamento, stiratura e pettinatura permette di produrre i
filati pettinati, lisci e regolari che conosciamo.
Le principali nobilitazioni della lana
Il fissaggio permanente attuato con lutilizzo di prodotti chimici, la pressione e il calore ,
consente di eliminare definitivamente le pieghe stirate.
Con loperazione detta decatissaggio si sottopongono i tessuti a un trattamento di pressione e
vapore che confersce agli stessi maggior brillantezza e una sensazione gradevole alla mano. Il
tessuto viene racchiuso tra due panni e vaporizzato per poi essere raffreddato in modo rapido
con il passaggio di aria fredda.
Il trattamento antinfeltrimento permette di lavare la lana senza il rischio di infeltrirla. Ci
avviene utilizzando un trattamento chimico che riduce sostanzialmente questa caratteristica
della lana.
Sottoponendo la lana a esposizione con eulano o mitina si rende la fibra resistente alle tarme,
mentre il trattamento con silicoidi rende la fibra idrorepellente.
Con la follatura si ottiene leliminazione degli oli da filatura; successivamente per
movimentazione in acqua in condizioni controllate e con laggiunta di agenti follanti, si
effettua unazione di rigonfiamento delle fibre allo scopo di accrescerne la pelosit. Laggiunta
di ammorbidenti migliora anche la piacevolezza al tatto.

Il pelo di cammello (WK)


Il cammello, animale che raggiunge con facilit i 2-3 metri di altezza con un peso di oltre 400
chili, vive abitualmente in branchi di una ventina di esemplari ed diffuso in tutta lAsia
centrale.
La produzione del filato proviene principalmente dalla Cina e dalla Mongolia e in misura
minore dallEgitto e dallIran.
Il pelo di cammello costituito dal mantello lanuginoso del ventre dellanimale. Ogni anno
avviene la muta del pelo che inizia a cadere in primavera e viene raccolto con lutilizzo di
piccoli pettini. Il vello si presenta fine, soffice, leggermente arricciato e di color beige.

I piccoli del cammello, fino allet di un anno, sono biondi, quasi bianchi e il loro pelo
particolarmente morbido e pregiato, mentre nei cammelli adulti il colore del pelo va dal bruno
chiaro, al bruno medio e rossiccio.
Il vello esterno pu raggiungere anche i 40 centimetri di lunghezza ma si presenta molto
grossolano, mentre il vello sottostante raggiunge una lunghezza che varia tra i 3 e i 12
centimetri, con una finezza media tra i 17 e i 23 micron.
Il pelo di cammello ha eccellenti propriet isolanti: caldo e confortevole e si utilizza per
confezionare capi dabbigliamento esterno e capi in maglieria.
Il pelo pi grossolano quello di dromedario che si impiega solo per interfodere.

Il pelo di lama (WL)


Il lama, il pi grande camelide sud Americano, vive nella regione Andina, in Per e in Bolivia.
In questultima zona si concentra la gran parte degli esemplari, circa tre milioni,
corrispondenti all85%, dei lama esistenti sul pianeta.
Gli animali vengono tosati ogni due anni e i peli classificati secondo la finezza e il colore che
si distinguono abitualmente in bianco, bruno e nero. Il sottopelo si presenta assai fine,
morbido e leggermente arricciato, caldo e con un eccezionale potere isolante. Raggiunge una
finezza che varia tra i 22 e i 26 micron, mentre il vello esterno, pi grossolano pu
raggiungere una lunghezza che oscilla tra i 13 e i 26 centimetri.
Si utilizza per la realizzazione di tessuti a maglia molto pregiati, giacche, cappotti e coperte.

Il pelo di alpaca (WP)


Appartenente alla famiglia dei camelidi, vive anchesso nella regione del lama ma si
concentra in particolar modo in Per. Il vello ruvido e lungo allesterno ma fine, lanoso e
morbido nel sottovello dove la sottigliezza della fibra, leggermente ondulata e brillante, si
aggira intorno ai 14 micron. La lunghezza delle fibre pu variare dagli 8 ai 15 centimetri.
La tosa avviene tra novembre e marzo e la resa di ogni capo di circa 2,5 chili per le femmine
e 4 chili per i maschi.
Il pelo prodotto dal piccolo alpaca detto Cria o Baby alpaca ancora pi pregiato per la
sua brillantezza e finezza e lo si ottiene dalla prima tosatura degli agnelli a un anno di et. Il
pelo di alpaca privo di lanolina quindi anallergico e non infeltrisce. I colori sono bianco,
beige, grigio, bruno e nero anche se le colorazioni possono essere oltre una ventina.

Il pelo di vigogna (WG)

Camelide diffuso in Per, Bolivia, Cile e Argentina, fu decimato dai conquistatori spagnoli a
causa dello sfruttamento della sua pregiata fibra. Si tratta di una specie a rischio di estinzione
e per tale motivo il commercio del suo pelo stato soggetto a restrizioni. Gli animali, che
vivono liberi, vengono infatti catturati per la tosatura e successivamente liberati. Attualmente
si contano circa 180.000 esemplari che vivono in gran parte in Per a quote daltitudine che
oscillano tra i 4.000 e i 6.000 metri. La tracciabilit dei prodotti realizzati in vigogna
garantita dal CITES (convenzione di Washington che regola il commercio di piante e animali in
via destinzione).
Considerata come la fibra degli dei era, al tempo degli Inca (XIII-XVI sec.), prerogativa
esclusiva della famiglia reale. Il sottovello della vigogna ha infatti una finezza eccezionale, 12
micron, ed quindi la fibra filabile pi sottile esistente nel regno animale. Le sue particolari
caratteristiche di morbidezza la rendono inoltre tra le pi pregiate fibre nello scenario tessile.
Lanimale adulto produce circa 250 grammi di pelo ogni due anni (una capra del cashmere
produce circa 250-400 grammi allanno). Per realizzare un cappotto occorre il vello di 25-30
animali, mentre per una maglia quello di 6. Il colore del pelo cannella, leggermente pi
chiaro sulla zona pettorale dellanimale.

Il pelo della capra mohair (WM)


Mohair la denominazione attribuita al pelo che si ricava dalla capra mohair o dangora. Essa
viene allevata in Turchia, in Sud Africa e nel Texas, regione nella quale si ottiene la fibra
qualitativamente migliore. La tosa di questa capra avviene due volte allanno e produce un
pelo lungo, serico e leggermente arricciato, di color bianco-giallastro, che non infeltrisce con
facilit.
Raggiunge una finezza media tra i 24 e i 60 micron e la lunghezza delle fibre varia
mediamente tra i 15 e i 25 centimetri. Il mohair reso pregiato dalla sua attitudine a essere
tinto, infatti la coloritura risulta duratura e uniforme oltre che particolarmente resistente. Dai
capretti si ottiene il rinomato kid mohair che risulta essere pi pregiato e viene utilizzato
per capi di maggior qualit.

Il pelo del bovino yak


Il pelo di superficie del bovino tibetano denominato yak molto lungo e ispido, la peluria
sottostante invece raggiunge una pregevole finezza media che oscilla tra i 15-19 micron, per
questa ragione spesso utilizzata come succedanea del cashmere. Il sottopelo viene raccolto
in primavera strigliando lanimale.

Il coniglio dangora (WA)


Il coniglio dangora, di grossa corporatura, coperto da un lungo e morbido pelo bianco,
produce la pregiata fibra dangora. Il maggior produttore di questa fibra la Cina, ma diffusa
in tutta Europa e in Asia Orientale. La lunghezza varia dai 3 ai 6 centimetri.
La tosatura, che avviene ogni tre mesi, quindi quattro volte lanno, produce circa 250 grammi
di pelo che risulta essere molto fine e leggero e ha unottima assorbenza al calore e
allumidit, in particolare per i peli dello strato inferiore. Con i peli di superficie, detti giarra,
si ottiene il classico effetto spinoso conferito ai capi ai quali vengono aggiunti.

Il pelo di cashgora
Nuova razza di capra ottenuta incrociando un becco di capra Mohair o Angora e una capra
australiana da pascolo, del tutto simile alla capra del cashmere, questa nuova specie viene
allevata in Nuova Zelanda e Australia. Il pelo di cashgora unisce i vantaggi del cashmere e del
mohair, conservando la morbidezza del primo e la lucentezza del secondo.
Questa fibra, mediamente fine e brillante, di color bianco, raggiunge una lunghezza di circa 11
centimetri e la sua finezza compresa tra i 18 e i 22 micron.

La capra del cashmere (WS)


La produzione del cashmere concentrata nella regione dellAsia centrale, in particolar modo
in Iran, Afghanistan e nella Mongolia esterna anche se indubbiamente, la qualit pi pregiata
e ricercata proviene dalla Mongolia interna, regione costituita principalmente da aridi altopiani
confinati tra la Grande Muraglia e il deserto del Gobi e parte della Repubblica Popolare Cinese.
In questarea, situata a unaltitudine media di mille metri, lescursione termica tra linverno e
lestate raggiunge anche i 60 C, con temperature invernali che scendono fino a - 30 C.
Questo particolare contesto climatico rende il sottovello delle capre soffice e morbido.
La Capra hircus aegragus e la Capra Falconeri sono le progenitrici delle attuali capre da cui si
ricava il cashmere, animali robusti e resistenti in particolar modo alle basse temperature e
che nel maschio sviluppano unaltezza al garrese che varia tra i 35 e i 60 centimetri. Per
proteggersi dal freddo la capra produce un vello molto aperto, con pelo lungo e relativamente
grossolano. Ma la parte pi preziosa il sottovello morbidissimo chiamato duvet, soffice e con
un impatto serico. Di colore principalmente bianco, il pi pregiato, non esclude per colori
che variano dalle tonalit marroni a quelle grigie o rossicce. La lunghezza delle fibre che
compongono il duvet varia tra il 20-40 millimetri e i 12-19 micron di finezza. Quello cinese,
considerato il pi fine in natura, sviluppa un micronaggio medio con un valore tra i 14-15
micron. Il potere isolante del cashmere considerato dieci volte superiore a quello della lana.
Le capre che vivono allo stato brado sono custodite da una folta schiera di pastori mongoli
che radunano le greggi nel mese di maggio, quando avviene la muta del pelo, per poter
effettuare loperazione della tosatura-pettinatura che produce un raccolto composto da duvet
e pelo ordinario. Una volta trasportata ai centri di raccolta, la fibra soggetta alla prima
selezione in relazione alla finezza, al colore e alla dejarratura (separazione del duvet dalle

fibre pi grosse). Ogni capra produce annualmente tra i 150 e i 200 grammi di duvet e si
stima la presenza di oltre 15 milioni di ovini che producono cashmere nelle regioni citate.

Origini del cotone


Certamente la pi importante e diffusa fibra tessile vegetale, il cotone deriva il suo nome
dallarabo al-qutu. Conosciuto da oltre cinquemila anni (come attestano reperti rinvenuti a
Mohenjo-Daro, nellattuale Pakistan e a Tehaucan, in Messico), riportato in antichi geroglifici
egiziani (3.000 a.c.-30 a.C.), citato da Erodoto nel V secolo a.C. e ampiamente noto agli
Aztechi in America nel periodo precolombiano, giunge in Europa nel corso del Medioevo ma si
afferma solo nel 1600.
Il commercio dei tessuti di cotone fabbricati in India, di eccezionale finezza e ottima qualit,
coinvolgeva i paesi mediterranei gi al tempo di Alessandro Magno (356-323 a.C.), che aveva
stabilito le rotte commerciali verso lOriente. Alessandria divent quindi il principale centro di
distribuzione di queste merci. Diversi secoli dopo, la stessa potenza della citt stato di Venezia
era fondata, in grande misura, sul commercio dei tessuti di cotone provenienti dallIndia.
Il mondo islamico inizia lOccidente alluso del tessile di cotone, a partire da un know how
delle tecniche di tessitura. Infatti gi nel VIII secolo gli arabi avevano introdotto in Spagna la
coltivazione del cotone e la fabbricazione di stoffe, che prosperarono fino alla cacciata dei
mori avviata con leditto del 1609. Successivamente, lapertura delle rotte marittime verso
lIndia vide laffermazione del Portogallo come principale paese fornitore di tessuti in cotone.
Nel corso del XVII secolo lesperienza nella produzione di tessuti e la potenza marittima
iniziarono a concentrarsi in Inghilterra, che divenne cos il principale centro di produzione dei
tessili. Il cotone diviene infatti uno dei principali volani della rivoluzione industriale inglese
(1760-1830) presa ad esempio dalla Francia, dove malgrado lostracismo decretato dalla
corona ai tessuti dipinti (1686-1759), il cotone si afferma come fenomeno di moda gi a
partire dal 1650 anche attraverso le cotonine (mussole bianche e tele tinte e dipinte
importate dallIndia) denominate indiennes e successivamente stampate anche in Francia.
Frattanto la coltivazione del cotone si era estesa al Nord America e ai Caraibi. Queste
tendenze si consolidarono grazie allavvento delle prime sgranatrici industriali inventate nel
1794 dallamericano Eli Withney (1765-1825) che si dedic al perfezionamento dei macchinari
per la filatura e la tessitura. Queste macchine permettevano infatti di separare rapidamente le
fibre dai semi, accelerando il ciclo produttivo.

Pianta del cotone


Appartenente alla famiglia delle Malvacee (Gossypium irsutum, barbadense, herbaceum,
arboreum) la pianta del cotone pu avere una vita annuale, detta erbacea con unaltezza
compresa tra i 25/50 e i 150/200 cm, o pluriannuale detta legnosa che pu svilupparsi tra i
200 e i 500 cm.
La prima specie la pi diffusa, la seconda principalmente coltivata in Sud America e nei
Caraibi.

Ogni pianta produce dai 200 ai 500 frutti pari a circa 2/5 kg di fibra grezza.

Frutto del cotone


Tre mesi dopo la semina in filari, la pianta inizia a fiorire. Dopo la fecondazione i fiori si
tramutano in capsule composte da 3/5 logge, che contengono dai 6 agli 8 semi, e crescendo si
induriscono. Al suo interno si forma, intorno ai semi, una peluria che si avvolge a spirale
rimanendo ben compressa allinterno della capsula stessa. Il ciclo biologico ha termine con
lapertura delle capsule e la fuoriuscita della massa fibrosa (peluria) di cotone (fiocco o
bambagia) composta di cellulosa sostanzialmente pura. La peluria di due tipi il linter pi
corto ed aderente ai semi che viene principalmente utilizzato per produrre fibre artificiali, ed il
lint, che la fibra pi lunga e viene utilizzata per produrre il filato di vero e proprio cotone.
Coltivazione del cotone
Originaria dei paesi tropicali e subtropicali la pianta del cotone oggi diffusa in oltre ottanta
paesi. I maggiori produttori sono la Cina (con circa 5 milioni di t/anno), gli Stati Uniti (con 4
milioni di t/anno), lIndia (2.5 milioni t/annue) e a seguire, con quote inferiori, lEgitto, il
Pakistan, lUzbekistan, la Turchia, lAustralia, lArgentina, il Brasile, la Grecia, l Africa SudSahariana e lAmerica Meridionale.
La coltivazione basica detta upland e/o cotone americano diffusa ora in tutti i contintenti,
prende il nome dagli altopiani degli Stati Uniti dove, grazie allo sfuttamento della manodopera
degli schiavi, vide una fortissima espansione; questa qualit rappresenta oggi la quota pi
grande della produzione mondiale.
I long ed extra long staple (Gossypium Hyrsutum, Gossypium Barbadense) che occupano una
quota percentuale nettamente minore, sono coltivati prevalentemente in Egitto, Stati Uniti
(California e New Mexico), Cina e India. Quantit minori e maggiormente pregiate sono
presenti in Per (Pima), Israele (Pima Israeliano), Sudan (Barakat), India (Suvin) e Indie
Occidentali (Sea Island Cotton).

Morfologia del cotone


La fibra del cotone appare nastriforme con avvolgimenti a spirale che sono frequenti e
regolari nelle fibre di buona qualit. Osservato in sezione trasversale il filamento risulta diviso
in quattro parti: la cuticola (membrana esterna sottilissima di natura non cellulosica); la
parete primaria formata da fini fibrille (minuscole fibre) di cellulosa che si intersecano fra
loro; la parete secondaria composta di cellulosa e da fibrille avvolte a spirale e il lumen che
un canale vuoto posto nella parte centrale della fibra (di natura non cellulosica) e di forma
stretta.
La sua composizione costituita per l85% da cellulosa, per il 10% da umidit e per il restante
5% da altre sostanze (proteine, sostanze inorganiche, sali minerali).

Propriet del cotone


Propriet fondamentale del cotone rappresentata dalla marcata tenacit (resistenza alla
rottura quando viene applicata una forza nel senso della lunghezza della fibra) grazie alla sua
cristallinit, specialmente in ambiente umido, dove la forza delle fibre di cotone cresce fino al
15%. La sua elasticit invece scarsa, anche se superiore a quella di tutte le altre fibre
vegetali. Lottima igroscopicit (cio la capacit di assorbire prontamente le molecole dacqua
presenti nellambiente circostante) si unisce a una media coibenza (conducibilit termica).
Morbido e piacevole al tatto, ha una lucentezza opaca, una buona resistenza allusura e
allabrasione, ed ottimamente tollerato dalla pelle grazie allo skin loving touch.
Il cotone preferito alle fibre sintetiche dal 64% dei consumatori mondiali (Global Lifestyle
Monitor secondo i dati di una ricerca svolta da Cotton Council International e da Cotton
Incorporated) che si dichiara disposto a pagare di pi per gli abiti realizzati in fibre naturali
quali il cotone.

Cotone Egiziano
LEgitto, grazie alle sue particolari condizioni climatiche, alla fertilit delle terre situate a
ridosso del Nilo e nella zona del suo delta, consente la produzione del miglior cotone. Le
abbondanti pioggie che si sviluppano tra ottobre e aprile, lumidit relativa tra il 60-70% e i
venti provenienti da nord garantiscono scarse escursioni delle temperature creando un
microclima ideale.
Queste condizioni rendono lEgitto il principale produttore storico e lattuale leader mondiale
nella produzione di long e extra long staple.
Il cotone LS long staple include le qualit Giza 86/89/90 (la citt di Giza situata a circa 20 km
dal Cairo ed denominata La citt degli Dei in quanto custodisce attraverso i suoi
monumenti quelli che sono, per antonomasia, i misteri della civilt egizia). I cotoni della
qualit LS long staple raggiungono una lunghezza delle fibre intorno ai 33 mm e un micronaire
di 4.3/4.9 (sistema di misurazione ottenuto mediante lanalisi della resistenza di un tappo di
fibra a flusso daria in determinate condizioni per definirne pulizia, efficienza, forza e
uniformit; attraverso la misurazione della permeabilit dellaria si ottiene un valore che
indice di finezza in quanto, pi sono sottili le fibre tanto piu piccoli e numerosi sono gli
interstizi tra le stesse e conseguentemente pi alto il grado di resistenza al passaggio
dellaria. A fibra pi fine corrisponde un valore micronaire pi basso) si utilizzano per produrre
filati con titoli NE 50/1, 70/1.
Il cotone ELS o extra long staple comprende qualit di cotone ancora pi elevate come il Giza
45/87/88 in grado di generare titoli di filati finissimi e resistenti allo stesso tempo, con un
valore micronaire medio di 2.95.

Il cotone degli Stati Uniti

Lassenza di inquinamento nelle fibre, un vasto sistema irriguo e il clima mite


contraddistinguono la produzione del cotone americano che viene coltivato in una vasta zona
del paese chiamata appunto Cotton Belt. Questarea comprende ben 17 stati, dal North
Carolina fino alla California, dalla East Coast alla West Coast. La produzione si distingue in due
qualit principali, la Upland (che rappresenta circa il 97% della produzione) e il Pima cotton
che appartiene alla categoria degli ELS, extra long staple ed coltivato principalmente negli
stati dellArizona, del New Mexico, del Texas e della California, e rappresenta il rimanente 3%.
Le caratteristiche del Pima cotton (o Supima) sono controllate e garantite dallomonima
Supima Association che verifica tutti i livelli del processo produttivo.
Lampio utilizzo di tecnologie automatizzate e la raccolta industriale su ampia scala,
consentita dalle grandi piantagioni, evita la contaminazione da fibre estranee e rende questo
tipo di filato ideale per la produzione di tessuti per camicie bianche, con titoli fino a NE 100/2,
120/2. Esso inoltre offre una particolare resistenza e non risulta soggetto al fenomeno del
pilling (processo fisico che pu avvenire sulla superficie del tessuto che porta alla formazione
di piccole irregolari sfere di fibre chiamate appunto pills).

Il cotone delle Indie Occidentali o Sea Island


Il cotone prodotto nelle West Indies, in particolar modo a Barbados, estremamente pregiato:
le fibre raggiungono i 39 mm di lunghezza - le pi lunghe al mondo - e si distinguono per
purezza e resistenza. Questa produzione detiene una quota pari allo 0.0004% della
produzione mondiale con un valore micronaire che si situa tra il 2.9 e il 3.2. Il processo di
raccolta avviene completamente a mano e il prodotto viene lavorato con grande perizia per
evitare il danneggiamento delle fibre, questa procedura giustificata dallalto pregio del
cotone Sea Island e monitorata dalla Wisica (West Indian Sea Island Cotton Association).

Il cotone cinese
Lo Xinjiang Cotton un ELS extra long staple coltivato nellomonima regione. Le fibre
raggiungono una lunghezza che varia tra i 36/37mm e un valore micronaire che oscilla tra 3.5
e 4.0. un prodotto con una buona pulizia destinato quasi esclusivamente al mercato interno.
Infatti la Cina, pur essendo uno tra i maggiori produttori di cotone (circa 5 milioni t/annue) ne
pure il pi rilevante importatore (oltre 4 milioni t/annue) avendo un consumo interno che
raggiunge circa il doppio della loro produzione attuale (dati riportati dal Ministero
dellAgricoltura statunitense nel 2005).

I principali processi di lavorazione del cotone


Dopo la raccolta, generalmente effettuata a macchina, escluse alcune qualit pregiate (vedi
Sea Island Cotton), si effettua lessicazione, che ha per scopo lasciugatura del cotone, che al
momento del suo raccolto presenta molta umidit; questo processo avviene con lutilizzo di
aria calda. Segue la sgranatura con lapposita macchina sgranatrice in cui i semi vengono
separati dalle fibre. In questa fase i linters (le fibre pi corte, tra 1-4 mm) rimangono attaccati

ai semi e costituiscono la materia prima per la produzione di fibre cellulosiche, artificiali e di


carta, mentre i semi, senza linters, vengono utilizzati per la nuova semina e/o per la
produzione di olio di cotone. Da 100 kg di cotone in seme si ricavano circa 35 kg di fibra, 62
kg di semi e 3 kg di scarto. Il cotone essicato e sgranato viene poi pressato in balle. Nella
prima fase della filatura le balle vengono aperte e le firbre allentate.
Nella fase detta mischia si miscelano diverse qualit di cotone per passare poi alla pulitura
attraverso la battitura.
Il processo di cardatura dei fiocchi (borra) ha lo scopo di sgrovigliare le fibre e di porle
parallelamente le une alle altre sulla carda (cilindro munito di punte metalliche).
Dal velo ottenuto nel processo di cardatura si ottiene il nastro di carda, che viene
successivamente destinato alla cardatura per filati grossolani (lunghezza massima 3 cm) o
alla pettinatura per filati fini (lunghezza minima 3 cm).
La cardatura si effettua in tre passaggi: laccoppiamento e la stiratura, la prefilatura, che
consiste in una seconda stiratura dei nastri per conferire agli stessi una leggera torsione e
trasformarli in stoppini o lucignoli, e la filatura, che si svolge su filatoi ad anello o
eventualmente su macchine open-end (macchina che fabbrica un filato direttamente da un
nastro di fibre, il nastro viene disciolto in singole fibre nel cilindro di sfioccatura; le fibre
vengono introdotte nella quantit voluta in una campana di filatura con rotore e filate
direttamente, eliminando cos la preparazione dello stoppino. Il filato viene tirato e avvolto).
Nel processo di pettinatura si effettua un passaggio in pi, oltre quelli descritti per la
cardatura. Infatti i nastri di carda dopo essere stati accoppiati e stirati vengono trattati con la
pettinatura che consiste nelleliminazione delle fibre troppo corte e delle impurit e avviene
prima della prefilatura.

La titolazione dei filati di cotone

La titolazione determina il titolo di un filo o di un filato. Non essendo possibile misurare


direttamente la sezione di una fibra perch facilmente deformabile e il pi delle volte non
circolare, si ricorre al titolo, cio al rapporto tra peso e lunghezza, per caratterizzarne la
finezza.
Il valore della lunghezza (L) e il valore del peso (P) sono messi in relazione tra loro e
producono i valori del titolo (T), nella titolazione diretta, o del numero (N), nella titolazione
indiretta. Distinguiamo quindi la titolazione in due metodi: Titolazione diretta (T=P/L) (indicata
per tutti i filati fabbricati con fibre continue quali seta, raion, nailon, ecc) e la Titolazione
indiretta (N=L/P) (indicata per tutti i filati fabbricati con fibre discontinue quali, lana, cotone,
fiocco di raion, ecc).

Le denominazioni della titolazione diretta:

- Tex, indica il peso in gr. di 1.000 m di filato.


- Decitex (Dtex), indica il peso in gr. di 10.000 m di filato o bava.
- Denari (Den), indica il peso in gr. di 9.000 m di filato o bava.

Le denominazioni della titolazione indiretta:


- Il numero metrico (Nm), indica quanti metri di filato ci sono in 1 gr.
Esempio: Nm 80 significa che un filato di 80 m pesa 1 gr.
- Il numero chilogrammetico (Nkgm) indica quanti metri di filato ci sono su 1.000 gr.
(questa titolazione viene usata principalente per filati grossi, nel pratese e nel biellese).
- Il numero inglese del cotone (Ne Nec Ne cotone) indica quante matasse di 840 yards
(768,096 m) ci sono in 1 libbra inglese o pound americano di peso (453,5924 gr.).
Esempio: Ne 1 significa che una matassa di filato di 768,096 m pesa
453,5924 gr.
- Il numero pratese (Np) indica quante matasse di 583 m (pari a 1.000 braccia toscane)
Ci sono su 339,50 gr. (pari a una libbra toscana).
La conversione del titolo Nm in titolo Ne si ottiene nel modo seguente: Nec x 1.693 = Nm

La ritorsione del cotone


Attraverso la ritorsione del filato si aumenta la resistenza alla rottura e allo sfregamento, si
riduce il fenomeno del pilling, oltre a ottenere una maggior regolarit e uniformit della
superficie.
Il senso di torsione delle fibre si indica con le lettere (S) e (Z) che corrispondono alla direzione
del tratto obliquo della lettera, che formano le spirali, tenendo il filato in posizione verticale.
I ritorti semplici sono composti da due o pi filati semplici, riuniti con una sola operazione di
torsione; i ritorti composti sono formati da due o pi filati ritorti semplici uniti con una o
diverse operazioni di torsione.

Le principali nobilitazioni del cotone


La mercerizzazione consiste nel trattamento del cotone con una soluzione di soda caustica
(idrossido di sodio NaOH) al fine di rendere la sezione del filo pi circolare, conferendogli in tal
modo maggior resistenza e brillantezza.

Il finissaggio antipiega, migliora lelasticit del cotone con resine sintetiche compromettendo
per la resistenza e la capacit di assorbimento pur riducendone i tempi di asciugatura.
Il finissaggio anti-restringimento, unulteriore metodologia che consente di impedire il
restringimento del tessuto. Con il finissaggio idrorepellente, i tessuti vengono impregnati con
appositi prodotti chimici (siliconi) in modo da renderli meno permeabili allumidit.

Origini della seta cenni storici


Secondo la tradizione, la nascita della bachicoltura si deve all'imperatrice cinese Xi Ling Shi,
moglie dellImperatore Giallo e vissuta nel XXVIII secolo a.C.. Fu lei, detta anche la signora
dei bachi da seta, a scoprire la particolarit di questo insetto. I cinesi riuscirono a conservare
il segreto per secoli fino a quando nel 420 d.C. una principessa, andata in sposa a un principe
del Turkestan, trafug uova, bachi e semi di gelso, dando cos inizio alla diffusione della seta
che divenne, insieme alle spezie, una delle prime merci pi ambite. La sua diffusione si
espanse in tutto il mondo conosciuto, dapprima in Giappone, India e Corea e successivamente
in Europa dove il traffico commerciale si intensific a tal punto da dare la paternit alla
denominazione della pi importante via di comunicazione tra lestremo Oriente e lEuropa: la
via della seta, appunto. Tutto questo avvenne malgrado le rigide disposizioni date dagli
imperatori che vietavano la vendita della seta al di fuori dei confini dellimpero.
Le vesti realizzate in seta, inizialmente prerogativa dei soli imperatori cinesi, entrarono a fare
cos parte, grazie ai mercanti, del guardaroba delle classi pi agiate quale bene di lusso assai
ricercato. I romani, che giungevano a pagare fino a una libbra doro per una libbra di seta,
cominciarono a produrla solo nel 550 d.C. durante limpero bizantino.
In Italia la seta sbarc ufficialmente nel 1146 in Sicilia per effetto della dominazione normanna
e della presenza di alcuni prigionieri di Corinto, specializzati nella bachicoltura ed esperti
setaioli. Da qui ebbe inizio leffettiva produzione ed espansione del tessuto in tutta la Penisola,
che diede limpulso decisivo a una tradizione produttiva che ancora oggi genera lavoro e
ricchezza.

Il baco da seta
Il baco da seta (Bombyx mori) lungo poco pi di 2 millimteri al momento della schiusa delle
uova. estremamente vorace e si nutre di foglie di gelso. La voracit dei bachi da seta si
interrompe in concomitanza con le quattro mute annuli che determinano le cinque fasi det
della larva.
Dopo circa 30 giorni raggiunge le dimensioni di ca. 610 centimetri. Lallevatore provvede
allora a fornire ramoscelli e/o paglia al baco per permettere allo stesso di ancorare il bozzolo
nel quale andr a racchiudersi. Il groviglio di seta con il quale il baco fissa il bozzolo si chiama
bavella o filaticcio.
La fibroina (proteina animale) viene estrusa da un foro che si trova sotto il labbro inferiore del
baco e che viene alimentato dai seritteri, due ghiandole collocate parallelamente allinterno
del corpo. I filamenti che ne fuoriescono sono rivestiti da una sostanza gommosa, la sericina.
Questa bava sottilissima si solidifica a contatto con laria.
Ruotando la testa con un movimento a 8 il baco crea un bozzolo formato da circa 20-30
strati concentrici costituiti da ununico filo ininterrotto lungo mediamente 1.200 metri.
Limmersione in acqua bollente dei bozzoli ha lo scopo di evitare il completamento della
metamorfosi e permettere il dipanamento del filo di seta sciogliendo parzialmente lo strato
proteico di sericina che lo avvolge.

La trasformazione da crisalide a farfalla avviene in circa due settimane. La farfalla fora la


parete del bozzolo utilizzando le zampe e secernendo un liquido che ha lo scopo di rammollire
lestremit del bozzolo, in modo da scivolare fuori. Dopo laccoppiamento, la femmina
femmina depone le uova. Da 50.000 bachi si ottengono circa 100 chili di bozzoli da cui si
ricavano circa 120 metri di seta greggia.
La seta selvatica la qualit che viene generata da altre specie di bachi, quindi non da quello
del gelso, il pi importante tra questi il tussah, non allevato in Europa e che vive sulle
quercie.

Morfologia della seta


La seta greggia composta da due proteine. La fibrina, presente nella misura del 75-77%,
conferisce la propriet di reagire sia alle sostanze basiche sia a quelle acide. La parte restante
di sericina solubile in acqua calda, attraverso il processo definito sgommatura. Le restanti
componenti risultano essere sostanze grasse, cerose e sali minerali che vengono eliminate
tramite un bagno a bassa temperatura. La seta greggia, che contiene quasi tutta la gomma
iniziale e per questa ragione risulta piuttosto ruvida e opaca, si presta male alle operazioni di
tintura.
La seta cruda la seta greggia sottoposta a un lavaggio molto lieve con il quale si attenua sia
la gommosit che lopacit e la ruvideza. Nella seta cotta, infine, la gomma completamente
eliminata e la fibra risulta particolarmente lucente. Questultima pu essere di color bianco
pi o meno intenso, verdognola, giallognola, gialla e in alcuni casi rossa.
Lanalisi al microscopio della sezione longitudinale della seta sgommata, caratterizzata da due
filamenti paralleli tenuti insieme da una sostanza cementante, appare formata da sottili
filamenti cilindrici. La sezione trasversale prevalentemente di forma triangolare. Il diametro
delle bavelle varia dai 10 ai 22 micron.
Sia durante la cernita dei prodotti e la trattatura della seta, sia nelle varie operazioni di
filatura e torcitura si producono cascami come i bozzoli sfarfallati, la spelaia (prima bava del
baco), i bozzoli di scarto, i residui di bozzoli dipanati. I cascami, che costituiscono il 50% della
seta greggia e sono costituiti da filamenti non continui chiamati comunemente sete schappe,
vengono riutilizzati nella maglieria dopo essere stati trattati con macchine analoghe a quelle
per la lavorazione della lana.

Qualit, tipi di seta


La seta greggia o tratta, si ottiene dai bozzoli non forati che mantengono la totalit del
filamento dipanabile che corrisponde circa alla met della lunghezza totale (circa 2.400
3.000 metri). Da questa qualit si ottiene un tipo di tessuto liscio e brillante, molto regolare e
senza nessuna sporgenza. Al tatto risulta caldo, morbido e estremamente fine. Questa seta
considerata di prima qualit.
La seta schappe, terzanella o fioretto, si ottiene da bozzoli forati, da cascami di seta, dagli
scarti generati dalla dipanatura e dai resti delle membrane. La lunghezza varia tra i 4 e i 15

centimetri (generalmente ritorto). I tessuti risultano semibrillanti ma regolari con delle brevi
estremit sporgenti nelle fibre. Al tatto risulta molto fine, calda e pi morbida della seta
grezza. Questa seta considerata di seconda qualit.
La seta bourette o roccardino, si ottiene con la lavorazione delle fibre risultanti dalla seta
schappe, quindi con una lunghezza inferiore ai 4 centimetri. Si ottengono dei tessuti irregolari,
poco luminosi, opachi, con dei nodi che provocano dei forti ingrossamenti. Al tatto risulta
essere resistente e piuttosto calda. Questa seta considerata di terza qualit.

Propriet della seta


La lucentezza una delle caratteristiche della seta, un aspetto notevolmente condizionato dal
tipo di allevamento del baco, dalla scelta dei bozzoli e dalla loro lavorazione.
La finezza non regolare nella seta, infatti gli ultimi strati del bozzolo tendono a essere pi
grossi rispetto a quelli iniziali. In fase di dipanazione si riscontra che la fibra non si presenta
con una sezione regolare. Ogni baco raggiunge oltre i 1.000 metri continui di filo, quindi anche
la lunghezza parte delle caratteristiche della fibra.
La tenacit della seta superiore a quella della lana e prossima a quella del cotone; la sua
resistenza allusura buona e, se sgualcita, ritorna allo stato originario con facilit ammesso
che le pieghe non siano state prodotte in ambiente umido e caldo. La seta contrassegnata
inoltre da una buona elasticit e pu allungarsi fino al 20%.
Se sottoposta a fonti di calore tende a ingiallire, un fenomeno che non si verifica alle
temperature inferiori ai 130 C. Anche il sudore, gli spray e i profumi indeboliscono la fibra e
ne provocano lingiallimento oltre che determinare possibili alterazioni cromatiche.
Il suo potere di assorbimento dellumidit presente nellaria e nel sudore lascia sul corpo una
sensazione di calore molto gradevole e impedisce che i tessuti si carichino di elettricit
statica.

I principali processi di lavorazione della seta


Nella spelaiatura i bozzoli vengono separati dalla spelaia (la prima bava del baco); la fase
successiva detta cernita ha lo scopo di separare, in funzione della grandezza e della qualit, i
bozzoli eliminando quelli difettosi. Le categorie che ne risultano devono essere il pi possibile
omogenee tenendo conto pure dei criteri del colore e della grana. La selezione migliore di
bozzoli denominata reale. Questa operazione viene eseguita con laiuto di crivelli
regolabili che lasciano passare i bozzoli delle differenze grandezze determinandone i vari
titoli.
Si passa quindi al rammollimento, al macero e alla spazzolatura: le prime vesti della corteccia
dei bozzoli vengono rammollite in acqua bollente e i bozzoli sottoposti a sfregamento tramite
una spazzola rotante. Le bave di seta che si trovano in superficie (cascami di seta) vengono
eliminate con la raschiatura; al fine di prendere e agganciare il capofilo o capobava dei bozzoli

tale processo, denominato scopinatura, non deve dilungarsi oltre il necessario per evitare
perdita di peso e la conseguente diminuzione della rendita.
Nella trattatura, attraverso la fissazione allaspo che gira continuamente, i fili si attorcigliano
luno allaltro e la massa dacqua in essi contenuta si riduce sino al 70%; infatti, considerando
la finezza della seta, si dipanano sempre tra i quattro e gli otto bozzoli contemporaneamente
in funzione della grossezza del filo desiderata. La sericina salda i differenti fili in uno solo e si
ottiene cos il filo di seta grezza che presenta una sezione migliorata anche sotto laspetto
della regolarit. Si dipanano circa la met dei 3.000 metri di filo contenuti nel bozzolo.
Nella fase dellaspatura i fili di seta grezza vengono portati su aspi per mezzo di rulli in
porcellana e successivamente, dopo essere stati avvolti e asciugati attraverso circolazione
daria a una temperatura di 35 C, vengono disposti in matasse.
Lo stracannaggio loperazione che consente di eliminare dal filo tutto quanto contransta con
la sua nettezza; in seguito i fili vengono accoppiati grazie alla binatura.
La torcitura evita che il filo di seta si aggrovigli oltre migliorarne la forza e prepararlo alla
sgommatura che elimina dal filo la sericina. Nella fase della torsione la lucentezza viene
determinata in funzione del numero di spire che vengono impartite, grazie a questa fase si
pu ottenere una gradazione di effetti che va dal lucido allopaco.
La seta viene successivamente commercializzata sotto forma di matassa. Le matasse
vengono in precedenza messe a bagno con lo scopo di rendere il filo pi morbido e di
personalizzarne la qualit, prima di essere avvolte sui rocchetti.
In attesa di essere tinto e tessuto, il filo viene depurato con la stribbiatura che ne elimina le
eventuali imperfezioni per poi passare alla metratura, alloliatura antistatica e alla zettatura
(disposizione del filo su rocchetto per formare righe incrociate).

La seta caricata
La sgommatura (eliminazione della sericina dalla seta attraverso bagni in sali minerali, sapone
o agenti chimici) provoca una sensibile diminuzione del peso (circa il 25%). Per compensare
questa perdita, la seta viene quindi trattata con sostanze vegetali (tannini) e/o sostanze
minerali (cloruro stannico, fosfato e silicato di sodio), che aderendo alla fibra ne accrescono il
peso. Tale operazione pu esser eseguita pi volte fino a raggiungere il peso originale della
fibra (carica alla pari) o anche a superarlo (fino a un massimo consentito del 30%). In
questultimo caso la resistenza della fibra allusura viene per pregiudicata.

Origini del lino


Da diecimila anni il linum usitatissimum, considerata la fibra tessile vegetale pi antica, viene
coltivato dai popoli del Mediterraneo. Le prime trasformazioni della fibra in filato risalgono
all8.000 a.C. e i ritrovamenti delle mummie nelle tombe allinterno delle piramidi egizie
confermano luso che gli antichi egizi facevano di questa nobile fibra.
Una pi ampia diffusione del lino, grazie alle tecniche di coltivazione e lavorazione assai
avanzate in quel periodo, avvenne infatti proprio in Egitto intorno al 6.000 a.C.; i fenici, celebri
mercanti e grandi navigatori, acquistavano il lino nella terra dei faraoni per poi esportarlo in
Irlanda, Inghilterra e Bretagna.
Durante il periodo imperiale della storia romana (27 a.C.-395 d.C.), la coltura e la lavorazione
di questa fibra si svilupparono un po dovunque in Europa. I romani furono i primi a utilizzare il
lino oltre che per labbigliamento anche per le suppellettili della casa, mettendo a punto dei
procedimenti per la sua lavorazione non dissimili da quelli che utilizziamo attualmente.
Il lino raggiunse la massima diffusione nel corso del Medioevo. Neppure lintroduzione del
cotone da parte degli arabi intorno al XIV secolo riusc a offuscarne il predominio. Con il
Rinascimento e laffermarsi di un gusto per uno stile di vita raffinato si rafforz la presenza del
lino nella vita quotidiana, in particolare nella produzione di lenzuola e camicie.
La fase della meccanizzazione dellindustria liniera prese avvio tra il XVII e il XVIII secolo in
concomitanza con lavvento della rivoluzione industriale, di cui la produzione tessile fu uno dei
principali volani. Le iniziative coloniali europee e le attivit di esplorazione delle aree tropicali
favorirono inoltre la diffusione del cosiddetto stile coloniale, una moda che trov nel lino,
proprio per le sue caratteristiche di freschezza e leggerezza, il tessuto ideale.
Nel corso del Novecento il consumo di lino andato via via crescendo anche se le tecniche di
coltura e lavorazione sono rimaste quelle tradizionali. Attualmente, almeno per quanto
concerne lEuropa, il miglior lino viene coltivato in Normandia e in Belgio.
La pianta del lino
Pianta annuale il cui stelo pu raggiungere unaltezza che oscilla tra gli 80 e i 120 centimetri,
il lino presenta una fioritura che va dal bianco allazzurro. La variet pi comune e diffusa la

linum usitatissimum coltivata principalmente in Cina, Russia, Ucraina, Francia, Bielorussia,


Olanda, Egitto, Belgio, Repubblica Ceca e Lituania.
Esiste inoltre una variet con stelo pi corto, utilizzata per ottenere lolio di semi di lino. Le
migliori qualit di lino si ottengono nelle aree a clima temperato, in prossimit del mare e a
basse altitudini.
Coltivazione del lino e principali processi di lavorazione
La semina avviene tra marzo e aprile e la crescita si compie in un periodo che va da 90 a 120
giorni. Segue la fioritura sulla sommit dello stelo, che si protrae fino a luglioagosto, periodo
in cui si procede al raccolto. Per ottenere una buona maturazione necessaria lalternanza di
sole e pioggia. La maturazione caratterizzata dallingiallimento delle piante, dalla caduta
delle foglie e dallimbrunimento della capsula dei semi. Il grado di maturazione determina il
raccolto in relazione al tipo di prodotto che si vuole ottenere. Infatti con la cosiddetta
maturazione verde si ottiene un tiglio finissimo, il lin bleu, utilizzato per batiste e merletti.
Con la maturazione gialla quando il processo della stessa quasi completo, si ottengono
tigli pi resistenti ma pur sempre fini, ed il metodo pi diffuso, mentre con la maturazione
piena il tiglio scadente e il seme rappresenta il prodotto principale.
Nella fase della raccolta le piante di lino, dopo essere state asportate estirpandole alla radice,
vengono riunite in fasci e lasciate seccare fino alla completa maturazione. Segue la
sgranatura che permette di separare le capsule contenenti i semi dalle piante. I semi sono
utilizzati nellindustria alimentare e per la produzione di vernici a olio.
La fase della macerazione ha lo scopo di liberare la corteccia e le fibre del libro dagli steli,
esposti agli agenti atmosferici quali pioggia, vento e sole e che possono indurre sulle piante
un processo di fermentazione indotto da funghi e batteri in grado di attaccare i leganti
naturali che intrappolano la fibra nelle parti legnose della pianta. La macerazione pu
avvenire anche industrialmente, per esempio, con lutilizzo di acqua calda e lazione di
specifici prodotti chimici.
Lessicazione avviene, con lausilio di stufe ad aria calda e precede la maciullatura che la
prima fase della stigliatura o scotolatura. Questi processi hanno lo scopo di eliminare le
residue parti legnose degli steli della pianta e di liberare cos le fibre di lino (filaccia), che sono
lunghe tra i 45 e i 90 centimetri, e la restante stoppa scotolata con lunghezza che varia tra i
10 e i 25 centimetri.
La parte pi pregiata viene raccolta e agglomerata in mannelle che vengono successivamente
pettinate attraverso cilindri dotati di diversi pettini. Si ottiene cos la parallelizzazione delle
fibre che verranno poi trasformate in un nastro continuo attraverso il processo detto lungo
tiglio.
Seguono i procedimenti di raffinamento e pulizia della fibra dove avviene la mischia tra i
diversi lotti di materia prima. Si ottiene cos lo stoppino che sar subito candeggiato per
eliminare i cementi naturali e sbiancare la fibra.
Lultima fase consiste nel caricare gli stoppini sui filatoi per la stiratura e la torcitura. Durante
la successiva asciugatura il filato viene avvolto su dei tubetti, asciugato e portato a
unumidit dell8%. Con la roccatura si forma la confezione finale (rocca) unendo pi spole. Il
filato viene controllato con stribbie ottiche al fine di eliminare eventuali difetti quali fiamme e
neps.

Morfologia del lino


Uno stelo di lino composto da diversi strati di singole fibre detti elementi basilari, lunghe tra
i 25 e i 40 millimetri. Per liberare i fasci di fibre che si estendono su tutta la pianta, fino alle
sue radici, questi strati devono essere eliminati
Le fibre del lino sono composte fino al 70%, da molecole di cellulosa ed emicellulosa a catena;
una miscela di lignina, pectina, cera e grassi compone il rimanente 30% che tiene il tutto
saldamente insieme.
Il lino, rispetto al cotone, risulta essere pi rigido e presenta una superficie pi liscia. Possiede
inoltre una maggior resistenza alla trazione (tenacit) ma una minore elasticit. Una
caratteristica fondamentale del lino la freschezza, dovuta alla sua ottima conducibilit
termica, infatti il lino ha largo impiego nella confezione di capi che si utilizzano prevalentemente con il clima caldo e umido anche in virt della sua capacit assorbente che arriva fino
al 20% del suo peso. Lottima resistenza agli acidi diluiti, agli alcali e ai solventi organici lo
rende facilmente lavabile.
Propriet del lino
I filati e i tessuti ottenuti dalle fibre di lino non inglobano molta aria, risultano quindi
scarsamente isolanti e consentono alla pelle una notevole traspirazione. Questa caratteristica
rende i tessuti di lino particolarmente freschi. Inoltre lumidit, quasi sempre presente nelle
fibre, rende praticamente nulle le eventuali cariche elettrostatiche. Il tessuto di lino protegge
dallinquinamento elettromagnetico, filtrando il 95% dei raggi UVA; inoltre, non si infiamma,
resiste alle abrasioni ed molto robusto (qualit che aumenta quando la fibra bagnata).

Ligroscopicit gli permette di assorbire e di disperdere nellambiente circostante lumidit; ne


risulta un ottima regolazione del microclima che si crea tra lindumento e la pelle, oltre che,
ulteriore peculiarit, la caratteristica battericida della fibra. La sua superficie presenta una
moderata lucentezza e una buona compattezza al tatto anche se dal punto di vista
dellelasticit si situa come ultima tra le fibre tessili con valori inferiori al 2%. Il lino possiede
infine unelevata ricettivit alla tintura e ai trattamenti di finissaggio.

La viscosa
La viscosa una fibra tessile artificiale che presenta una particolare lucentezza serica,
ragione per la quale viene anche definita seta artificiale.
La storia della sua produzione inizia nel 1845, anno in cui venne scoperto il primo composto
solubile della cellulosa che aveva propriet di essere ridotto in filamenti. Nel 1883-1884 il
chimico francese conte Hilaire Bernigaud di Chardonnet present una domanda di brevetto
per la seta artificiale che present allEsposizione Internazionale di Parigi tenuta nel 1891.
Negli anni successivi i chimici Charles Cross, Edward Bevan e Clayton Beadle brevettarono il
processo industriale di produzione della viscosa in Inghilterra dopo aver scoperto che,
trattando il cotone con soda caustica e solfuro di carbonio si otteneva una massa giallognola
piuttosto densa (viscosa), che poteva essere estrusa in fibre attraverso un apposito
procedimento.
La viscosa (o rayon) fu creata per rispondere alla richiesta di un tessuto simile alla seta ma
pi economico. Viene prodotta a partire dalla polpa di legno degli alberi (come anche dal
cotone, dalla paglia ecc.), in particolar modo dal legno di eucalipto, pino e faggio che dopo
leliminazione della corteccia viene sminuzzato in frammenti. Successivamente vengono
eliminate le resine e le altre impurit. La cellulosa cos ottenuta viene ridotta allo stato liquido,
con una soluzione di soda caustica e arricchita con solfuro di carbonio si trasforma poi in
xantogenato di cellulosa, in un secondo tempo disciolto sempre con lausilio di soda caustica.
La soluzione colloidale viene estrusa e i filamenti che si ottengono dalla filiera formano il filo
singolo che viene roccato sulla macchina da filatura. In seguito la rocca viene caricata in
candra per il lavaggio e successivamente il filo lavato e asciugato su appositi cilindri a vapore
risulta pronto per le lavorazioni tessili.

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