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Foglio di spiritualità dei Padri Passionisti del Santuario “Madonna d’Itria” di Cirò Marina (Kr) -
Foglio di spiritualità dei Padri Passionisti del Santuario “Madonna d’Itria” di Cirò Marina (Kr) -
Foglio di spiritualità dei Padri Passionisti del Santuario “Madonna d’Itria” di Cirò Marina (Kr) -

Foglio di spiritualità dei Padri Passionisti del Santuario “Madonna d’Itria” di Cirò Marina (Kr) - www.madonaditria.it - tel. 0962-31104 - ANNO VII, n. 81 - aprile 2010

1960 - 2 maggio - 2010 50° ANNIVERSARIO DELLA MORTE di MONS. EUGENIO R. FAGGIANO

1960 - 2 maggio - 2010

50° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

di

MONS. EUGENIO R. FAGGIANO

Vescovo Passionista

La Provincia religiosa dei Passionisti di Puglia e Calabria e la comunità religiosa del Santuario di Madonna d’Itria, dove riposano le spoglie mortali del Servo di Dio, stanno preparando iniziative adatte alla lieta circostanza.

APERTURA DELL’ANNO GIUBILARE CON UN TRIDUO DI PREPARAZIONE

Giovedì 29 aprile 2010

- ore 17,00 - Ora di Adorazione eucaristica

- ore 18,00 - S. Messa con Riflessione:

Nascita e vocazione di Mons. Faggiano”.

Venerdì 30 aprile 2010

- ore 18,00 - S. Messa con Riflessione:

La vita passionista di Mons. Faggiano”.

Sabato 1 maggio 2010

- ore 19,00 - S. Messa con Riflessione:

Il servizio episcopale di Mons. Faggiano”.

Domenica 2 maggio 2010

- ore 19,00 - S. Messa con Riflessione:

Il messaggio spirituale di Mons.Faggiano”.

CENNI BIOGRAFICI

Il Servo di Dio, Mons. Eugenio Raffaele Faggiano,

nacque a Salice Salentino (Le) il 28 gennaio 1877, da Donato e Concetta Leuzzi. Nel novembre del 1892, durante la missione predicata dai padri pas- sionisti, sentì la vocazione religiosa. Così dopo aver frequentato con profitto gli studi liceali ad Airola (Benevento), il 21 novembre del 1894 prese i voti religiosi. Il 31 maggio del 1903 fu ordinato sacerdo- te. Negli anni della Grande Guerra fu cappellano militare. Il 28 agosto 1925 venne eletto Provinciale dei Passionisti. Il 2 settembre 1931 prese possesso

a Laurignano (Cs) dell’Ufficio di Maestro dei Novizi;

era maestro più che con le parole, con la testimo- nianza di una santa vita. Il 26 novembre 1935 rice- vette dalla Concistoriale la nomina a Vescovo di Cariati, in Calabria e fu consacrato il 19 aprile 1936.

Giunto a Cariati, trovò la diocesi in profonda deca- denza. Il nuovo Vescovo non si perse d’animo: si mise subito al lavoro e, con grandi sacrifici, restaurò l’episcopio e la cattedrale, riaprì il seminario e per salvaguardare le vocazioni fondò il seminario estivo

di Perticaro. Per la sua irrefrenabile generosità fu

chiamato il "Vescovo dalle mani bucate". Il 2 maggio del 1960 si spense, serenamente, a Manduria. Dal

1981 il suo corpo si trova a Cirò Marina, nel santua-

rio della Madonna d'Itria, che egli tantò amò in vita e

volle affidato ai suoi confratelli passionisti. E' in corso

la causa di beatificazione e canonizzazione.

LETTERA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI CATTOLICI DELL’IRLANDA

1. Cari fratelli e sorelle della Chiesa in Irlanda, è con

grande preoccupazione che vi scrivo come Pastore della Chiesa universale. Come voi, sono stato pro- fondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abu- so di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e da religiosi. Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimen-

tato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi

e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati. Come sapete, ho recentemente invitato i vescovi irlan- desi ad un incontro qui a Roma per riferire su come hanno affrontato que- ste questioni nel passato e indicare i passi che hanno preso per rispondere

a questa grave situazione. Insieme

con alcuni alti Prelati della Curia Romana ho ascoltato quanto avevano

da dire, sia individualmente che come gruppo, mentre proponevano un’anali-

si degli errori compiuti e delle lezioni

apprese, e una descrizione dei pro- grammi e dei protocolli oggi in essere. Le nostre riflessioni sono state fran- che e costruttive. Nutro la fiducia che,

come risultato, i vescovi si trovino ora

in una posizione più forte per portare

avanti il compito di riparare alle ingiustizie del passato e per affron- tare le tematiche più ampie legate all’abuso dei minori secondo modalità conformi alle esigenze della giustizia e agli insegnamenti del Vangelo.

Chiesa in Irlanda deve in primo luogo riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi pec- cati commessi contro ragazzi indifesi. Una tale con- sapevolezza, accompagnata da sincero dolore per il danno arrecato alle vittime e alle loro famiglie, deve condurre ad uno sforzo concertato per assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di crimini simili in futuro (

3. Storicamente i cattolici d’Irlanda si sono dimostrati una enorme forza di bene sia in patria che fuori. Monaci celtici come San Colombano diffusero il van- gelo nell’Europa Occidentale gettan- do le fondamenta della cultura mona-

stica medievale. Gli ideali di santità,

di carità e di sapienza trascendente

che derivano dalla fede cristiana, hanno trovato espressione nella costruzione di chiese e monasteri e nell’istituzione di scuole, biblioteche e

ospedali che consolidarono l’identità

spirituale dell’Europa. Quei missiona-

ri irlandesi trassero la loro forza e

ispirazione dalla solida fede, dalla forte guida e dai retti comportamenti morali della Chiesa nella loro terra natìa. Dal ’500 in poi, i cattolici in Irlanda subirono un lungo periodo di perse-

cuzione, durante il quale lottarono per mantenere viva la fiamma della

fede in circostanze pericolose e diffi- cili. Sant’Oliver Plunkett, l’Arcivescovo martire di Armagh, è l’esempio più famoso di una schiera

di coraggiosi figli e figlie dell’Irlanda

disposti a dare la propria vita per la fedeltà al Vangelo. Dopo l’Emancipazione Cattolica, la Chiesa fu libera di crescere di nuovo. Famiglie e innu- merevoli persone che avevano preservato la fede durante i tempi della prova divennero la scintilla di una grande rinascita del cattolicesimo irlandese nell’800.

una grande rinascita del cattolicesimo irlandese nell’800. 2. Da parte mia, considerando la gra - vità

2. Da parte mia, considerando la gra-

vità di queste colpe e la risposta spes-

so inadeguata ad esse riservata da parte delle autori-

tà ecclesiastiche nel vostro Paese, ho deciso di scri-

vere questa Lettera Pastorale per esprimere la mia vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di gua- rigione, di rinnovamento e di riparazione.

In

realtà, come molti nel vostro Paese hanno rilevato,

La Chiesa fornì scolarizzazione, specialmente ai pove-

il problema dell’abuso dei minori non è specifico né dell’Irlanda né della Chiesa. Tuttavia il compito che ora vi sta dinnanzi è quello di affrontare il proble-

ri, e questo avrebbe apportato un grande contributo alla società irlandese. Tra i frutti delle nuove scuole cattoliche vi fu un aumento di vocazioni: generazioni

ma degli abusi verificatosi all’interno della comunità

di

sacerdoti, suore e fratelli missionari lasciarono

cattolica irlandese e di farlo con coraggio e determina- zione. Nessuno si immagini che questa penosa situa- zione si risolverà in breve tempo. Positivi passi in avanti sono stati fatti, ma molto di più resta da fare. C’è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio.

patria per servire in ogni continente, specie nel

mondo di lingua inglese. Furono ammirevoli non solo per la vastità del loro numero, ma anche per la robu- stezza della fede e la solidità del loro impegno pasto- rale. Molte diocesi, specialmente in Africa, America e Australia, hanno beneficiato della presenza di clero e

la

Al

tempo stesso, devo anche esprimere la mia convin-

religiosi irlandesi che predicarono il Vangelo e fonda-

zione che, per riprendersi da questa dolorosa ferita, la

rono parrocchie, scuole e università, cliniche e ospe-

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dali, che servirono sia i cattolici, sia la società in gene- re, con particolare attenzione alle necessità dei poveri.

In quasi tutte le famiglie dell’Irlanda vi è stato qualcuno

– un figlio o una figlia, una zia o uno zio – che ha dato

la propria vita alla Chiesa. Giustamente le famiglie irlandesi hanno in grande stima ed affetto i loro cari,

che hanno offerto la propria vita a Cristo, condividendo

il dono della fede con altri e attualizzandola in un’amo- revole servizio di Dio e del prossimo.

6. Alle vittime di abuso e alle loro famiglie

Avete sofferto tremendamente e io ne sono vera- mente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. Molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficiente- mente coraggiosi per parlare di quanto vi era accadu-

to, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito

abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze. È comprensi- bile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome

esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stes- so tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persi- stere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue soffe- renze redentrici, sono gli strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente nel potere risanatore del suo amore sacrificale – anche nelle situazioni più buie e senza speranza – che porta la liberazione e la promessa di un nuovo inizio. Rivolgendomi a voi come pastore, preoccupato per il

bene di tutti i figli di Dio, vi chiedo con umiltà di riflette-

re su quanto vi ho detto. Prego che, avvicinandovi a

Cristo e partecipando alla vita della sua Chiesa – una Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata

nella carità pastorale – possiate arrivare a riscopri- re l’infinito amore di Cristo per cia-

scuno di voi. Sono fiducioso che in questo modo sarete capaci di trovare riconciliazione, profonda guarigione interiore e pace.

4. Negli ultimi decenni, tuttavia, la Chiesa nel vostro

Paese ha dovuto confrontarsi con nuove e gravi sfide alla fede scaturite dalla rapida

trasformazione e secolarizzazio-

ne della società irlandese (

in questo contesto generale che

dobbiamo cercare di compren- dere lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tut- t’altro che piccola all’indeboli- mento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti.

È

del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti. È ). Solo esaminando con attenzione

).

Solo esaminando con attenzione

molti elementi che diedero origine alla presente crisi è possibile intraprendere una chia- ra diagnosi delle sue cause e trovare rimedi efficaci. Certamente, tra i fattori che vi contribuirono possiamo enumerare: procedure inade- guate per determinare l’idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente for- mazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati; una tendenza nella

i

società a favorire il clero e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno porta- to come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona. Bisogna agire con urgenza per affrontare questi fattori,

che hanno avuto conseguenze tanto tragiche per le vite delle vittime e delle loro famiglie e hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecu- zione.

Come voi, sono stato profondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abu- so di ragazzi e gio- vani vulnerabili da parte di membri della Chiesa.

7. Ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi

5. In diverse occasioni sin dalla mia ele-

zione alla Sede di Pietro, ho incontrato

vittime di abusi sessuali, così come

sono disponibile a farlo in futuro. Mi sono soffermato con loro, ho ascoltato le loro vicende, ho preso atto della loro sofferenza, ho pregato con e per loro. Precedentemente nel mio pon- tificato, nella preoccupazione di affrontare questo tema, chiesi ai Vescovi d’Irlanda, in occasione della visita ad Limina del 2006, di “stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i princìpi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi” (Discorso ai Vescovi dell’Irlanda, 28 ottobre 2006). ( )

Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro geni-

tori. Dovete rispondere di ciò davan- ti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende

presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica perce- zione del sacerdozio e della vita religiosa.

Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assu-

mervi la responsabilità dei peccati che avete commes-

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so e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento.

renza, voglio darvi atto della dedizione della vostra vita

pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento. Offrendo preghiere

Il

di sacerdoti e religiosi e dei vostri apostolati, e vi invito

a riaffermare la vostra fede in Cristo, il vostro amore

e

penitenze per coloro che avete offeso, dovete cerca-

verso la sua Chiesa e la vostra fiducia nella promessa

re

di fare personalmente ammenda per le vostre azio-

 

di

redenzione, di perdono e di rinnovamento interiore

ni. Il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdo- nare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni senza nascondere nulla. Riconoscete aperta-

del Vangelo (

).

Soprattutto, vi esorto a diventare

sempre più chiaramente uomini e donne di preghiera, seguendo con coraggio la via della conversione, della purificazione e della riconciliazione. In questo modo, la

mente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio.

 
mente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio.
 

8. Ai genitori

Siete stati profondamente sconvolti nell’apprendere le cose terribili che ebbero luogo in quello che avrebbe

dovuto essere l’ambiente più sicuro di tutti. Nel mondo

di

oggi non è facile costruire un focolare domestico ed

educare i figli (

).

Mentre portate avanti le vostre

importanti responsabilità, siate certi che sono vicino a voi e che vi porgo il sostegno della mia preghiera.

9. Ai ragazzi e ai giovani dell’Irlanda

Desidero offrirvi una particolare parola di incoraggia- mento. La vostra esperienza di Chiesa è molto diversa

Chiesa in Irlanda trarrà nuova vita e vitalità dalla vostra testimonianza al potere redentore del Signore reso visibile nella vostra vita.

da quella dei vostri genitori e dei vostri nonni. Il mondo

è

molto cambiato da quando essi avevano la vostra

età. Nonostante ciò, tutti, in ogni generazione, sono chiamati a percorrere lo stesso cammino della vita, qualunque possano essere le circostanze. Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa, particolarmente di coloro che furono scelti in modo speciale per guidare e servi- re i giovani. Ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tra- dirà mai la vostra fiducia! Lui solo può soddisfare le

 

11. Ai miei fratelli vescovi

Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri pre- decessori avete mancato, a volte gravemente, nel- l’applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Capisco quanto era difficile afferrare l’estensione e la complessità del problema, ottenere informazioni affidabili e prendere decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si deve

vostre attese più profonde e dare alle vostre vite il loro significato più pieno indirizzan-

ammettere che furono commessi gravi errori di giudizio

 

e

che si sono verificate mancanze di

dole al servizio degli altri. Tenete gli occhi fissi su Gesù e sulla sua bontà e proteggete nel vostro cuore la fiamma della fede. Insieme con i vostri fratelli cattolici in Irlanda guardo a voi perché siate fedeli discepoli del nostro Dio e contribuiate con il vostro entusiasmo e il vostro idealismo tanto necessari alla

Riconoscete aperta- mente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio.

governo. Tutto questo ha seriamente

minato la vostra credibilità ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell’affronta-

re

i casi di abuso dei ragazzi, continua-

te

a cooperare con le autorità civili nel-

ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa.

10. Ai sacerdoti e ai religiosi dell’Irlanda

l’ambito di loro competenza ( In particolare, siate sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficoltà e ali- mentate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle (

12. A tutti i fedeli dell’Irlanda

Tutti noi stiamo soffrendo come conseguenza dei pec- cati di nostri confratelli che hanno tradito una consegna sacra o non hanno affrontato in modo giusto e respon- sabile le accuse di abuso. Di fronte all’oltraggio e all’in- dignazione che ciò ha provocato, non soltanto tra i laici ma anche tra voi e le vostre comunità religiose, molti di voi si sentono personalmente scoraggiati e anche abbandonati. Sono consapevole inoltre che agli occhi di alcuni apparite colpevoli per associazione, e siete visti come se foste in qualche modo respon- sabili dei misfatti di altri. In questo tempo di soffe-

L’esperienza che un giovane fa della Chiesa dovrebbe sempre portare frutto in un incontro personale e vivifi- cante con Gesù Cristo in una comunità che ama e che offre nutrimento. In questo ambiente, i giovani devono

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essere incoraggiati a crescere fino alla loro piena sta- tura umana e spirituale, ad aspirare ad alti ideali di

santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale ( 13. Cari fratelli e sorelle in Cristo, è con profonda preoccupazione verso voi tutti

in questo tempo di dolore, nel quale la

fragilità della condizione umana è stata così chiaramente rivelata, che ho desi-

derato offrirvi queste parole di incorag-

giamento e di sostegno (

con tutti voi, prego con insistenza che, con la grazia di Dio, le ferite che hanno

colpito molte persone e famiglie possa- no essere guarite e che la Chiesa in Irlanda possa sperimentare una stagio- ne di rinascita e di rinnovamento spiri- tuale.

alcune diocesi dell’Irlanda, come pure in seminari

e congregazioni religiose. La Visita si propone di aiu- tare la Chiesa locale nel suo cammino di rinnovamen-

e sarà stabilita in cooperazione con i competenti uffi-

della Curia Romana e la Conferenza Episcopale Irlandese. I particolari saranno resi noti a suo tempo.

Propongo inoltre che si tenga una Missione a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi. Nutro la speranza che, attingendo dalla com- petenza di esperti predicatori e organiz- zatori di ritiri sia dall’Irlanda che da altrove, e riesaminando i documenti conciliari, i riti liturgici dell’ordinazione e della professione e i recenti insegna- menti pontifici, giungiate ad un più pro- fondo apprezzamento delle vostre rispettive vocazioni, in modo da risco-

prire le radici della vostra fede in Gesù Cristo e da bere abbondantemente dalle sorgenti del- l’acqua viva che egli vi offre attraverso la sua Chiesa.

to

ci

Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio può dare ad una parroc- chia e uno dei doni più preziosi della divina misericordia.

).

Insieme

14. Desidero proporvi alcune iniziative concrete per affrontare la situazione.

Al termine del mio incontro con i vescovi dell’Irlanda, ho chiesto che la quaresima di quest’anno sia consi- derata tempo di preghiera per una effusione della

misericordia di Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo sulla Chiesa nel vostro Paese. Invito ora voi tutti a dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità. Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra pre- ghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le vostre opere di misericordia per otte- nere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. Vi incoraggio

a riscoprire il sacramento della

Riconciliazione e ad avvalervi con maggiore frequenza della forza trasformatrice della sua grazia.

In questo Anno dedicato ai Sacerdoti, vi do in conse-

gna in modo del tutto particolare la figura di San Giovanni Maria Vianney, che ebbe una così ricca com-

prensione del mistero del sacerdozio. “Il sacerdote, scrisse, ha la chiave dei tesori del cielo: è lui che apre

la porta, è lui il dispensiere del buon Dio, l’amministra-

tore dei suoi beni”. Il Curato d’Ars ben comprese quan-

to grandemente benedetta è una comunità quando è servita da un sacerdote buono e

santo: “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio può dare ad una par- rocchia e uno dei doni più pre- ziosi della divina misericordia”. Per intercessione di San Giovanni Maria Vianney possa il sacerdozio in Irlanda riprendere vita e possa l’intera Chiesa in Irlanda crescere nella stima del grande dono del ministero sacerdotale (

nella stima del grande dono del ministero sacerdotale ( Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all’

Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all’adora-

zione eucaristica, e in ogni dio- cesi vi dovranno essere chiese o cappelle specificamente riservate

a questo fine. Chiedo che le par-

rocchie, i seminari, le case reli-

giose e i monasteri organizzino tempi per l’adorazione eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di prendervi parte. Con la pre- ghiera fervorosa di fronte alla reale presenza del Signore, potete compiere la riparazione per i peccati di abuso che hanno recato tanto danno, e al tempo stes- so implorare la grazia di una rinnovata forza e di un più profondo senso della missione da parte di tutti i vesco- vi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli. Sono fiducioso che questo programma porterà ad una rinascita della Chiesa in Irlanda nella pienezza della

verità stessa di Dio, poiché è la verità che ci rende libe-

ri (cfr Gv 8, 32).

Desidero concludere questa Lettera con una speciale Preghiera per la Chiesa in Irlanda, che vi invio con la cura che un padre ha per i suoi figli e con l’af- fetto di un cristiano come voi,

scandalizzato e ferito per quanto è accaduto nella nostra amata Chiesa. Mentre utilizzere-

te questa preghiera nelle vostre famiglie, parrocchie e

comunità, possa la Beata Vergine Maria proteggervi e guidarvi lungo la via che conduce ad una più stretta unione con il suo Figlio, crocifisso e risorto. Con gran- de affetto e ferma fiducia nelle promesse di Dio, di

cuore imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica come pegno di forza e pace nel Signore.

Dal Vaticano, 19 marzo 2010, Solennità di San Giuseppe

BENEDICTUS PP. XVI

Inoltre, dopo essermi consultato e aver pregato sulla questione, intendo indire una Visita Apostolica in

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“La figura del sacerdote” in Santa Caterina da Siena

- “La figura del sacerdote” in Santa Caterina da Siena Nelle Opere di santa Caterina da

Nelle Opere di santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, troviamo un insegnamento ricchissi-

mo sul sacerdozio. Per accogliere profondamente questo insegnamen- to, è opportuno ricordare brevemente il contesto ecclesiale della vita di Caterina e alcune caratte- ristiche essenziali della sua Teologia. Caterina è nata nel 1347 ed è morta nel 1380: una vita abbastanza breve, di 33 anni, come quella di Gesù ma una vita intensamente vissuta in un momento drammatico della storia della Chiesa: il grande Scisma d'occidente, che scoppia nel 1378. Per quasi 40 anni, fino al 1417, ci saranno allo stesso tempo due Papi (e alla fine anche tre), uno a Roma e l'altro ad Avignone, ciascuno con i suoi cardinali (e anche con i suoi santi). Tutta la Chiesa sarà divisa in due campi, anche gli ordini religiosi. Questa lacerazione ecclesiale sarà pro- prio il martirio di Caterina, nei due ultimi anni della sua vita.

ANNO

SACERDOTALE

insegnamento sul sacerdo- zio, in riferimento al Mistero Eucaristico, vero sole della Chiesa

pellegrinante. Cercheremo adesso di considerare alcuni aspetti essenziali di questo insegnamen- to prima nel Dialogo e poi nelle Lettere della santa.

Il sacerdozio e i sacerdoti nel Dialogo di Caterina

Nel Dialogo sulla Divina Provvidenza troviamo un insegnamento molto forte riguardo al sacerdozio e ai sacerdoti. Il pensiero della santa è vicinissimo a quel- lo di san Francesco, tutto fondato sul Mistero Eucaristico, con la stessa afferma- zione della dignità sublime del sacerdozio, la stessa esigenza di santità, e anche la stessa consa- pevolezza dell'indegnità di tanti sacerdoti. Si ritrova anche lo stes- so amore verso tutti, con un forte impegno, soprattutto nella preghie- ra, per la loro santificazione. Uno dei temi principali del Dialogo è infatti la "Reformazione (cioè la Riforma) della santa Chiesa". E' proprio l'oggetto della "seconda petizione" nel primo capitolo. Si tratta di questa profonda e urgente "Reformatio in capite et in mem- bris", desiderata dai santi di que- st'epoca tormentata. Anzitutto rifor-

ma "in capite", perché è la Gerarchia della Chiesa che ha più bisogno di riforma, e questo al supremo livello, come lo dimostrerà il gran- de scisma d'Occidente che scoppia nel 1378, due anni prima della morte di Caterina. I principali responsabili sono i cardinali, ma anche i papi dell'epoca.

Ma questo profondo bisogno di riforma riguarda anche tutto il clero, i secolari, i religiosi, e anche i teologi. Caterina sa bene infatti che non tutti i sacerdoti rispon- dono a questa esigenza, e così, troviamo nel Dialogo un lungo discorso sui ministri buoni e sui ministri catti- vi. Tuttavia, per lei come per san Francesco, dobbiamo rispettare ed amare tutti a causa del Sacramento dell'Eucaristia per il quale sono stati ordinati: per la nostra santa, i santi sacerdoti sono una delle cose più belle nella Chiesa. Ministri del Sole eucaristico, anche loro sono diventati dei soli. Ma Caterina parla anche dei sacerdoti peccatori. E' un discorso molto forte, molto commovente perché tutto animato dalla fede e dalla carità. Bisogna tuttavia amare

animato dalla fede e dalla carità. Bisogna tuttavia amare Il grande paradosso è che que- sta

Il grande paradosso è che que- sta donna, Dottore della Chiesa, era illetterata e quasi analfabeta. Sapeva leggere poco, e ancora meno scrivere, ma sapeva meravigliosamente parlare. Così tutte le Opere di Caterina, cioè, le Orazioni, il Dialogo e le Lettere, sono le paro- le della santa, scritte dai suoi

discepoli. La sua teologia è essenzialmente una teologia orale, estremamente incarnata, concreta, che non usa tanto i concetti e le idee, ma i simboli e le immagini. Così, per la nostra santa, Gesù si rivela veramente come Via, Verità e Vita nel suo Corpo crocifisso e risorto. Caterina lo contempla dai piedi alla testa, salendo successivamente dai piedi inchiodati sulla Croce al suo Costato aperto dove nasce la Chiesa nel Sangue e nell'Acqua; e finalmente alla sua Bocca che ha bevuto tutta l'amarezza del calice nella Passione, e che soffia lo Spirito Santo e dà la pace nella Risurrezione. Per Caterina, i piedi, il costato e la bocca sono i tre scaloni della scala o del ponte che è il Corpo di Cristo Via; sono anche i tre capitoli del libro che è lo stesso Corpo di Cristo Verità. Cristo Vita si rivela nel mistero del suo Costato aperto, nel Sangue della Redenzione e nell'Acqua viva dello Spirito Santo.

Questo cristocentrismo corporeo è dunque la chiave di tutta la teologia di Caterina, e specialmente del suo

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anche questi e riverirli sempre a causa del sacra- mento di cui rimangono ministri, bisogna anche pregare intensamente per la loro conversione.

L'insegnamento di Caterina su questo punto raggiunge il suo vertice nel capitolo 126, quando Dio rimprovera il sacerdote peccatore ricordandogli tutto ciò che il suo Figlio Gesù ha fatto con il suo proprio corpo nella sua Passione, per Amore nostro. Il peccatore fa tutto il con- trario con il suo corpo. Sul piano letterario il testo è veramente splendido. Tutto questo discorso di Caterina sul peccato dei sacerdoti ha un carattere essenzialmente profetico: è un invito alla conversione, alla preghiera. L'intenzione non è mai di giudicare, di criticare, di scandalizza- re, ma di rimediare ad una cosa

tanto dolorosa per la Chiesa. Come nei profeti, i rimproveri più forti sono accompagnati dalla promessa della salvezza. Qui è la promessa della riforma della Chiesa, operata dalla Misericordia del Signore.

Le lettere di Caterina ai Sacerdoti

Decourtray, allora arcivescovo di Lione, al Sinodo sulla formazione dei sacerdoti. Tutti gli argomenti di questo genere devono sempre essere visti nella luce più alta, quella dei Santi. Caterina si rivolge al sacerdote con l’appellativo di padre, subito completato dagli altri due: fratello e figlio. E questo è necessario per evitare ogni forma di paternalismo clericale (una delle più profonde tenta- zioni per i sacerdoti, un modo sbagliato di affermare la

propria identità). Il titolo di fratello esprime l'uguaglian- za fondamentale di tutti i battezzati nella Chiesa, e anche di tutti gli uomini, poiché ciascuno è un fratello per il quale Cristo è morto. Il sacerdote rimane sempre un fratello; veramente padre, rimane anche un figlio. Riguardo a lui, Caterina non è solo una figlia obbe- diente, ma anche una sorella, e più pro-

fondamente ancora una madre che osa chiamarlo "figlio mio". E' sicuramente qui l'aspetto più originale, più forte e anche più attuale dell'insegnamento della nostra santa.

più attuale dell'insegnamento della nostra santa. Caterina ricorda al sacerdote che la sua ordinazione

Caterina ricorda al sacerdote che la sua ordinazione sacerdotale lo ha fatto veramente padre, ma che rimane allo stesso tempo un figlio, e un figlio piccolo che deve ancora crescere spi- ritualmente fino a raggiungere l'età adulta che è la perfezione, la santità. Per questa crescita, il sacerdote ha biso- gno dell'amore della Madre, della Mamma. Caterina fa sempre riferimento alla maternità ecclesiale di Maria: ne parla spesso, e sopratutto la condivide e la manifesta attraverso la sua propria maternità spirituale. Questa donna che è Dottore della Chiesa ci offre una meravi- gliosa teologia della maternità che biso- gnerebbe studiare in profondità per capi- re meglio la vocazione della donna nella Chiesa, e specialmente il suo contributo specifico per la forma- zione dei sacerdoti.

L'Epistolario, che è la parte più ampia delle opere di santa Caterina, ci rivela la totale apertura del suo cuore a tutta la Chiesa e a tutta l'umanità del suo tempo. Rimangono 381 lettere dettate dalla santa e indirizzate alle cate- gorie più diverse di persone: uomi- ni e donne, ecclesiastici e laici, grandi e piccoli, italiani e stranieri,

letterati e illetterati, giusti e pecca-

tori

Tra i destinatari delle lette-

re, ci sono molti sacerdoti: i Papi del suo tempo, i cardinali e i vescovi, e tanti sacer- doti secolari o religiosi. L'Epistolario li presenta tutti nell'insieme del Popolo di Dio.

Ciò che colpisce di più nell'insieme delle lettere di Caterina è la sua meravigliosa maternità ecclesiale,

vissuta nell'unione intima con Maria accanto alla Croce

di Gesù. Tutte le lettere infatti cominciano con le stes-

se parole: "Al Nome di Gesù Cristo crocifisso e di

Maria dolce". Caterina condivide veramente l'amore

materno di Maria verso tutti gli uomini per i quali Cristo

è morto, con il desiderio appassionato della loro sal-

vezza. Si potrebbe anche dire che la santa ripete instancabilmente a tutti le parole di Maria a Cana:

"Fate tutto ciò che Gesù vi dirà". Come Madre, Caterina sa adattare a ciascuno dei figli la stessa esi- genza evangelica. Ma questo amore materno, che abbraccia veramente tutti, si manifesta specialmente verso i discepoli della santa, i membri di questa straor- dinaria "famiglia" cateriniana, che trova la sua unità nel riferimento alla "Mamma", come tutti la chiamano. In modo particolare, Caterina è la Mamma dei sacer- doti. Le sue lettere ai discepoli sacerdoti la rivela- no come una meravigliosa formatrice e educatrice del loro cuore nell'amore di Gesù. Così, santa Caterina è un esempio luminoso di donna formatrice del clero. Questo è un argomento delicato, ma molto bello e molto attuale, che fu presentato dal Cardinale

Nelle lettere di Caterina ai sacerdoti, c'è un riferimento speciale a Maria, alla sua maternità. Questo è sopra- tutto evidente quando scrive al sacerdote che era più vicino a lei, il Beato Raimondo da Capua, suo padre spirituale. Lo chiama infatti: "Carissimo padre e figlio in Cristo Gesù dato da quella dolce Maria" (L 226). E' pro- prio da Maria, nella sua maternità, che la santa ha rice- vuto Raimondo come Padre, e ancora più come figlio. Egli stesso, come tutti gli altri discepoli, la chiama "Mamma". Sarebbe bello riportare l'insegnamento che Caterina impartiva ad un altro dei suoi discepoli sacerdoti, fra Jeronimo da Siena, dei frati eremiti di sant'Agostino, nella Lettera 52. E' proprio una lezione di vero amore del prossimo, sul modo di amarlo in Dio, con tutto il cuore, pienamente e puramente. Con il suo discepolo sacerdote, chiamato da lei "carissimo e dilettissimo padre e figliuolo in Cristo Gesù", la santa condivide il suo modo di amare. Qui si manifesta completamente la sua profonda conoscenza del cuore umano, il suo realismo e anche tutta la sua delicatezza di madre, di educatrice del Cuore nell'Amore di Gesù.

P. Gianni Marino cp

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SACERDOTI SANTI

S. Massimiliano Kolbe sacerdote e martire

SACERDOTI SANTI S. Massimiliano Kolbe sacerdote e martire Massimiliano Maria Kolbe nacque a Zdunska-Wola (Lodz) nella
SACERDOTI SANTI S. Massimiliano Kolbe sacerdote e martire Massimiliano Maria Kolbe nacque a Zdunska-Wola (Lodz) nella

Massimiliano Maria Kolbe nacque a Zdunska-Wola (Lodz) nella Polonia centrale, l'8 gennaio 1894, e fu battezzato lo stesso giorno col nome di Raimondo. La famiglia si trasferì poi a Pabianice dove Raimondo fre- quentò le scuole primarie, avvertì un misterioso invito della B. Vergine Maria ad amare generosamente Gesù e sentì i primi segni della vocazione religiosa e sacer- dotale. Nel 1907 Raimondo venne accolto nel Seminario dei Frati Minori Conventuali di Leopoli, dove frequentò gli studi secondari e più chiaramente comprese che per corrispondere alla vocazione divina doveva consacrarsi a Dio nell'Ordine francescano. Il 4 settembre 1910 incominciò il noviziato col nome di fra Massimiliano, e il 5 settembre 1911 emise la profes- sione semplice. Per proseguire la sua formazione religiosa e sacerdo- tale fu trasferito a Roma, dove dimorò dal 1912 al 1919, presso il "Collegio Serafico Internazionale" dell'Ordine. Conseguì nel 1915 la laurea in filosofia, e nel 1919 quella in teologia. Ordinato sacerdote il 28 aprile 1918 celebrava la Prima Messa nel giorno successivo nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, all'altare che ricorda l'Apparizione della Vergine Immacolata ad Alfonso Ratisbonne.

Come i teologi francescani egli ama contemplare nel piano salvifico di Dio la Volontà del Padre il quale per mezzo del Figlio e nello Spirito Santo crea, santifica e salva un mondo in cui il Verbo Incarnato e Redentore costituisce il punto finale dell'amore di Dio che si comu- nica e il punto di convergenza dell'amore delle creatu- re che a Dio si riferiscono; e nello stesso disegno di Dio ama contemplare la presenza di Maria Immacolata che sta al vertice della partecipazione e della collabo- razione rispetto alla Incarnazione Redentrice e all'azio- ne santificante dello Spirito. Si sentiva inoltre forte- mente e responsabilmente inserito nella storia e nella vita della Chiesa, come in quella del suo Ordine Francescano; e ardeva del desiderio di operare alla edificazione e difesa del Regno di Dio, sotto il patro- cinio di Maria Immacolata, e di impegnare i confratelli ad un rinnovato filiale e cavalleresco servizio alla Madre di Dio.

Questi sentimenti di fede e propositi di zelo, che Massimiliano sintetizza nel motto: " Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l'Immacolata ", stanno alla base della istituzione della "Milizia di Maria Immacolata " (M.I.), cui aveva dato statuto e vita il 16 ottobre 1917; come pure costituiscono il fermento che animerà tutta la vita spirituale e apostolica del P. Massimiliano, fino al suo martirio di carità.

Nel

Massimiliano è

di

Polonia dove, nonostante le difficoltà di una grave malattia che lo costringe a pro- lungate degenze nel sanatorio di Zakopane, si dedica con ardore all'esercizio del ministero sacerdotale e alla organizzazione della M.I. Nel 1919 a Cracovia ottiene il consenso dell'Arcivescovo a stampare la " Pagella di iscrizione " alla M.I. e può reclutare fra i fedeli i primi militi dell'Immacolata. Nel 1922 dà inizio alla pubblica- zione di " Rycerz Niepokalanej " (Il Cavaliere

dell'Immacolata), Rivista ufficiale della M.I.; mentre a Roma il Cardinale Vicario approva canonicamente la M.I. come "Pia Unione". In seguito la M.I. troverà ade- sioni sempre più numerose tra sacerdoti, religiosi e fedeli di molte nazioni, attratti dal programma del Movimento mariano e dalla fama di santità del fonda- tore. In Polonia intanto P. Massimiliano ottiene di poter costi- tuire nel Convento di Grodno un centro editoriale autonomo che gli consente di pubblicare con più pro- ficua redazione e diffusione "Il Cavaliere" per "portare l'Immacolata nelle case, affinché le anime avvici- nandosi a Maria ricevano la grazia della conversio- ne e della santità".

1919

nuovo

P.

in

È una esperienza di vita spirituale e apostolica che dura cinque anni e prepara la programmazione di un'altra. impresa. Nel 1927 P. Kolbe dà inizio alla costruzione, nei pressi di Varsavia, di un Convento- città, che chiamerà "NIEPOKALANÓW" (Città dell'Immacolata). Fin dagli inizi Niepokalanów assun- se la fisionomia di una autentica " Fraternità france- scana " per l'importanza primaria data alla preghiera, per la testimonianza di vita evangelica e la alacrità del lavoro apostolico. I frati, formati e guidati da P. Massimiliano vivono in conformità alla Regola di S. Francesco nello spirito della consacrazione all'Immacolata, e collaborano tutti nella attività editoria- le e nell'uso di altri mezzi di comunicazione sociale per l'incremento del Regno di Cristo e la diffusione della devozione alla Beata Vergine. Ben presto Niepokalanów diventa perciò un importante e fecondo centro vocazionale che accoglie i sempre più numero- si aspiranti alla vita francescana nei suoi seminari, e un centro editoriale che pubblica in aumentata tiratura: "Il Cavaliere", altre riviste per giovani e ragazzi e altre opere di divulgazione e formazione cristiana.

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Da Niepokalanów, come già da Roma, lo sguardo di P.

Kolbe spazia sul mondo spinto dall'amore verso Cristo

e Maria. "Per l'Immacolata al cuore di Gesù, ecco la

e poiché la consacrazione di

Niepokalanów è incondizionata, così essa non esclude

missionario Non desideriamo infatti consa-

crare soltanto noi stessi all'Immacolata, ma voglia- mo che tutte le anime del mondo si consacrino a Lei ". Nel 1930 P. Kolbe, missionario di Cristo e di Maria, parti per l'Estremo Oriente. Nel mese di aprile approdò in Giappone e raggiunse Nagasaki, dove,

l'ideale

nostra parola d'ordine

stiana spinge forze brutali a invadere la Polonia e perpetrare stragi e oppressioni inaudite; e la perse- cuzione si abbatte anche su Niepokalanów dove è rimasto solo un ridotto numero di frati. P. Massimiliano affronta la situazione con eroica fermezza e carità. Egli accoglie nel convento profughi, feriti, deboli, affamati, scoraggiati, cristiani ed ebrei, ai quali offre ogni conforto spirituale e materiale. Il 19 di settembre la Polizia nazista procede alla deportazione del piccolo gruppo dei frati di Niepokalanów presso il campo di concentramento di Amtitz in Germania, dove il P. Massimiliano animò i fratelli a trasformare la prigione in una missione di testimonianza. Poterono tutti rientrare liberi a Niepokalanów nel mese di dicembre, e ripren- dere un certo ritmo di attività nonostante le devastazio- ni subite dai vari reparti. La Gestapo però ricorrerà all'inganno per incriminare P. Massimiliano.

Arrestato il 17 febbraio 1941 P. Massimiliano fu rinchiuso nel carce- re di Pawiak dove subì le prime tor- ture dalle guardie naziste; e il 28 maggio fu trasferito al campo di con- centramento di Oswiipcim, triste- mente famoso. La presenza del P. Kolbe nei vari blocchi del campo della morte fu quella del sacerdo- te cattolico testimone della fede, pronto a dare la vita per gli altri, quella del religioso francescano testimone evangelico di carità e messaggero di pace e di bene per i fratelli, quella del cavaliere di Maria Immacolata che all'amore della Madre divina affida tutti gli uomini. Coinvolto nelle stesse sofferenze inflitte a tante vittime innocenti, egli prega e fa pregare, sopporta e perdona, illumina e fortifica nella fede, assolve peccatori e infonde speranza.

accolto benevolmente dal Vescovo, dopo appena un mese era in grado di pubblicare in lingua giapponese "

Il Cavaliere dell'Immacolata ". Fu poi costruito sulle

pendici del monte Hicosan alla periferia di Nagasaki un nuovo Convento-città che prese il nome di "Mugenzai

no Sono " ( Giardino dell'Immacolata ), e in cui P. Kolbe organizzò e formò la nuova

comunità francescana missionaria. sul tipo di quella di Niepokalanów.

missionaria. sul tipo di quella di Niepokalanów . I risultati si rivelarono presto assai confortanti. Si

I risultati si rivelarono presto assai confortanti. Si moltiplicavano con- versioni e battesimi, e tra i giovani battezzati maturavano vocazioni religiose e sacerdotali, per cui anche Mugenzai no Sono divenne fecondo centro vocazionale e sede di un noviziato e di un seminario filosofi-

co-teologico.

L'attività editoriale arrivò a pubblica- re "Il Cavaliere", con una tiratura

di 50.000 copie e in una redazione perfezionata che il Vescovo di Nagasaki riconobbe corrispondente "alla mentalità dei Giapponesi fino a destare entusiasmo e favorevoli consensi, e fino ad arrivare a semi- nare nei cuori pagani l'ammirazione prima, e poi l'amore verso l'Immacolata, e a chiamarli e con- durli alla vera fede".

P. Kolbe, autentico apostolo di Maria, avrebbe voluto

fondare altre " Città dell'Immacolata " in varie altre parti del mondo; ma nel 1936 dovette ritornare in Polonia per riprendere la guida di Niepokalanów, e per essere, secondo i disegni di Dio, testimone dell'amore di Cristo

e di Maria di fronte al mondo nella terribile ora incom-

bente.

Negli anni 1936-39 Niepokalanów raggiunse il massi-

mo sviluppo della sua attività vocazionale ed editoriale.

P. Kolbe, ricco delle nuove esperienze acquisite in

Giappone, si dedica non solo a impartire una intensa formazione spirituale alle numerose vocazioni che con- tinuamente affluiscono, ma anche a curare la efficiente organizzazione dell'apostolato stampa. Circa 800 frati, consacrati all'Immacolata sono intenti alla redazio- ne, alla stampa e alla diffusione di libri, opuscoli e periodici tra i quali: "Il Cavaliere", con tiratura di 750.000 e talvolta 1.000.000 di copie, e il "Piccolo Giornale", che raggiunge le 130.000 copie nei giorni feriali e 250.000 copie nei giorni festivi.

Nel settembre del 1939 ha inizio la tragica serie delle prove di sangue che il P. Kolbe aveva in certo modo intravisto. Una folle ideologia antiumana e anticri-

Era pronto al dono supremo cui aveva aspirato fin dagli anni giovanili dando alla sua carità questa dimensione evangelica: "Da te ipsum aliis = Amor"; lo compì con estremo slancio di amore quando liberamente si offrì a prendere il posto di un fratello prigioniero con- dannato insieme ad altri nove per ingiusta rappre- saglia, a morire di fame. Nel bunker della morte il P. Massimiliano fece risuonare con la preghiera il canto della vita redenta che non muore, il canto dell'amore che è l'unica forza creatrice, il canto della vittoria pro- messa alla fede in Cristo.

Il 14 agosto 1941, vigilia della festa della Assunzione di Maria SS., la ferocia inumana e anti- cristiana stroncò la sua esistenza terrena con una iniezione di acido fenico. La Vergine Immacolata, che gli aveva offerto in vita la corona della santità lo atten- deva in cielo per offrirgli quella della gloria. La fama della vita santa e dell'eroica morte del P. Massimiliano Maria Kolbe si diffuse nel mondo, ovun- que ammirata ed esaltata. Il Santo Padre Paolo VI lo proclamava Beato il 17 ottobre 1971. Il 10 ottobre 1982 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo proclama Santo e Martire.

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Massoni e cattolici, alleanza impossibile

Massoni e cattolici, alleanza impossibile sua critica sul metodo massonico come costante nella storia delle massonerie,

sua critica sul metodo massonico come costante nella storia delle massonerie, a prescindere dagli specifici risultati che dal metodo sono di volta in volta derivati. Naturalmente, l’anti-massonismo «politico» e l’anti- massonismo «dottrinale » sono, per usare un termine sociologico, «idealtipi» o «tipi ideali », che l’interprete può ricostruire ma che raramente s’incontrano allo stato puro. Spesso ci si trova di fronte a forme ibride di anti-massonismo, che presentano elementi dell’uno e dell’altro tipo ideale. Tuttavia è importante sottolineare due aspetti importanti della storia degli anti-massoni- smi. Anzitutto, l’anti-massonismo «politico » non presuppone necessariamente l’anti-massonismo «dottrinale ». Per esempio, forze d’ispirazione marxista potranno reclamare provvedimenti legali contro la massoneria ritenendo che sia, in una determinata situazione storica, globalmente nociva e nello stesso tempo esprimere apprezzamen- to per il metodo massonico e per il ruolo «progressista » che, in altre epoche, ha avuto. In secondo luogo, l’anti-massonismo «dottrinale» potrà mantenere ferma la sua critica della massoneria a prescindere dalle posi- zioni concrete che le singole obbedienze massoniche adottano su questo o quel problema.

Nel mondo cattolico il magistero esclude, si può dire da sempre, la «doppia appartenenza » dei fedeli insie- me alla Chiesa Cattolica e alla massoneria: e lo fa sulla base di una rigorosa critica dottrinale del metodo massonico, che rimane sempre incompatibile con la fede cattolica quali siano i risultati cui l’applicazione del metodo di volta in volta porta. La posizione attuale e vigente della Chiesa Cattolica è espressa dalla Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 1983, firmata dal suo prefetto di allora cardinale Joseph Ratzinger ma sottoscritta anche dal papa Giovanni Paolo II, così che dev’essere considerata magistero vinco- lante per tutti i fedeli. Secondo questo documento, benché il nuovo Codice di diritto canonico del 1983 non parli più di «scomunica» per

immutato il giudizio

i massoni, in realtà «rimane [

negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

]

I best sellers di Dan Brown hanno un elemento in

comune: descrivono i «liberi muratori» come perso-

naggi tolleranti, anti-fondamentalisti, «buoni»

vero così? L’analisi dell’esperto di esoterismo Massimo Introvigne.

È dav-

Dan Brown nel Simbolo perduto allude spesso ai nemi-

ci della massoneria come personaggi patologici, fon-

damentalisti cristiani vittime di assurde «teorie del

complotto». Si potrebbe osservare che

la predica viene da uno strano pulpito,

dal momento che alcune delle più biz- zarre teorie del complotto sono state divulgate con grande entusiasmo pro- prio da Brown in Angeli e Demoni e nel Codice da Vinci . Ma in verità l’anti-massonismo nasce molto prima del fondamentalismo pro- testante o della destra religiosa statuni- tense così poco simpatica a Brown. Prima ancora che la massoneria moderna sia fondata, nel 1717, si manifestano già reazioni anti-massoni- che. Nel 1698, per esempio, un certo M. Winter (di cui non ho reperito ulteriori dati biografi- ci) fa diffondere un volantino indirizzato «A tutte le per- sone timorate di Dio nella città di Londra» in cui si mette in guardia dal «male perpetrato di fronte a Dio dai cosiddetti Massoni»: «Essi sono l’Anticristo che viene ad allontanare gli uomini dal timore di Dio. Perché mai certi uomini dovrebbero incontrarsi in luo- ghi segreti e con segni segreti, stando attenti che nessuno li veda, se fosse per compiere l’opera di Dio? Non sono questi i modi degli operatori d’iniquità?. Non mesco- latevi con questa gente corrotta – consiglia il volantino – per non tro- varvi con loro quando verrà la con- sumazione del mondo».

con loro quando verrà la con - sumazione del mondo». Come si vede, l’anti-massonismo è almeno
con loro quando verrà la con - sumazione del mondo». Come si vede, l’anti-massonismo è almeno

Come si vede, l’anti-massonismo

è almeno antico quanto la masso-

neria. Tuttavia, come è più opportu- no parlare di massonerie, al plurale, così esistono diversi tipi di anti-masso- nismo. Si deve almeno distinguere fra un anti-massonismo «politico», che spesso reclama leggi anti-massoniche e interdizioni civili per i massoni, e un anti-massonismo di tipo «dottrina- le» che critica la massoneria sul piano filosofico e cul- turale. L’anti-massonismo «politico» trae i suoi argo- menti da specifici risultati del metodo massonico in questo o quel Paese, in questa o quell’epoca storica, sostenendo che essi sono nocivi o pericolosi per la società. L’anti-massonismo «dottrinale» concentra invece la

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Quando qualche massone argomenta che dal fatto che nel nuovo Codice non si usi più
Quando qualche massone argomenta che dal
fatto che nel nuovo Codice non si usi più la
parola scomunica si può evincere che i catto-
lici oggi potrebbero diventare tranquillamente
massoni esprime dunque la posizione della
massoneria, non quella della Chiesa cattoli-
ca. E quale comportamento debbano tenere i
cattolici lo determina ovviamente in modo vin-
colante la Chiesa, non la massoneria. La
massoneria è libera di pensare che i massoni
possono essere cattolici. Ma la Chiesa inse-
gna con assoluta chiarezza che i cattolici non
possono essere massoni. Se pure manca la
parola «scomunica » rimane la sostanza: i
cattolici che sono massoni «non possono
accedere alla Santa Comunione». E il docu-
mento precisa pure che singoli vescovi non
Continuo calo dei
matrimoni in Italia.
Ci si sposa meno e
sempre più vecchi.
Continuano a calare i matrimoni in Italia. Lo dice ancora una
volta l'Istat, l'Istituto nazionale di statistica.
Nel 2008 sono stati celebrati 246.613 matrimoni (circa 4 ogni
possono modificare una decisione che è stata
presa in modo formale e definitivo dalla Santa
Sede. Importante, nella stessa prospettiva, è
un testo pubblicato da L’Osservatore
Romano il 23 febbraio 1985, non firmato ma
mille abitanti). Nel 1972, giusto per avere un'idea del radica-
le cambiamento in atto nella società italiana degli ultimi
decenni, ne erano stati celebrati quasi
419.000 (7,7 ogni mille abitanti).
di cui è comunemente considerato autore
A diminuire, poi, sono sopratutto le
l’allora cardinale Ratzinger. Il testo costitui-
sce per così dire la «motivazione» della
«sentenza» del 1983. Secondo questo testo,
anche nel caso – da esaminare obbedienza
per obbedienza, caso per caso, Paese per
Paese – in cui non vi siano specifici risultati
ostili alla Chiesa, «l’inconciliabilità dei princì-
pi» rimane ferma, in quanto – qualunque
siano i suoi risultati – è sempre il metodo
massonico a essere incompatibile con la fede
prime nozze, quelle tra celibi e nubili:
anche qui si passa dai quasi 392.000
del 1972 (il 93,5% del totale) ai
212.476 nel 2008 (86,2% del totale).
Come sempre il tasso di nuzialità,
cioè del numero di matrimoni per mille abitanti, è superiore al
Sud: 4,9; seguono le isole (4,7), il Centro (4) e il Nord-Est e
Nord-Ovest, entrambe attestate al 3,6. La media italiana si
attesta al 4,1.
cattolica.
Qualcuno, osserva la nota del 1985, potrebbe
obiettare che è improprio parlare di «inconci-
liabilità dei princìpi» perché «essenziale della
massoneria sarebbe proprio il fatto di non
imporre alcun “principio”». Ma proprio questo
aspetto «essenziale» è incompatibile con la
fede cristiana sul piano metodologico:
Chi si sposa per la prima volta, poi, lo fa in età sempre
più avanzata: l'età media degli uomini è di 33 anni, le donne
in media si sposano un po' più giovani, a 30 anni. Sono in
aumento invece le seconde e terze nozze: 34.137 nel 2008,
pari al 13,8% del totale. Nel 1972 la quota raggiungeva "solo"
il 6,5%.
Anche le coppie miste che sono convolate a giuste nozze,
quelle dove almeno uno dei coniugi è straniero, aumentano:
«Anche se si afferma che il relativismo non
viene assunto come dogma» – proprio perché
non ci sono né dottrine né dogmi – «tuttavia si
propone di fatto una concezione simbolica
37.000 circa nel 2008, il 15% del totale. Di queste 24.000
matrimoni vedono una parte italiana coinvolta.
relativistica, e pertanto il valore relativizzante
di una tale comunità morale-rituale, lungi dal
poter essere eliminato, risulta al contrario
determinante. In tale contesto, le diverse
comunità religiose, cui appartengono i singoli
membri delle logge, non possono essere con-
Anche l'opzione del rito religioso è in lento ma costante
calo: dei 246.613 matrimoni uno su tre (90.582) è stato cele-
brato con il solo rito civile. E sono anche le prime nozze a sof-
frirne: il 25% circa delle nozze tra celibi e nubili è stato cele-
brato in comune, il 20% se si considerano i matrimoni tra due
italiani. Cifra quasi raddoppiata negli ultimi 15 anni.
siderate se non come semplici istituzionaliz-
zazioni di una verità più ampia e inafferrabi-
le».
Così, «anche quando [
]
non vi fosse un’ob-
bligazione esplicita di professare il relativismo
come dottrina, tuttavia la forza relativizzante
di una tale fraternità, per la sua stessa logica
intrinseca, ha in sé la capacità di trasformare
la struttura dell’atto di fede in modo così radi-
cale da non essere accettabile da parte di un
cristiano “al quale è cara la sua fede”».
"La diminuzione dei matrimoni è in atto da 35 anni", fa rileva-
re la nota dell'Istat, che aggiunge un dato che fa molto pen-
sare riguardo al confronto tra tasso di nuzialità (la propensio-
ne al matrimonio), in calo come abbiamo detto, e quello di
fecondità (numero di figli per donna), in leggero aumento: "Il
trend divergente tra nuzialità e fecondità va interpretato nel
quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti
familiari. Sono infatti sempre più numerose le coppie che
scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo del
matrimonio". I bambini nati al di fuori del matrimonio sono
infatti il 20% del totale, pari a oltre 100.000 nel 2008.
Massimo Introvigne
Stefano Stimamiglio
Avvenire 19/1/10
Famiglia cristiana 15/04/2010

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Intervista al Cardinale Bagnasco:

«Ru486, così prevale il diritto del più forte»

Eminenza, perché parla di «discesa di civiltà»? «Là dove la vita nella sua integra dignità non è riconosciu- ta ma ulteriormente offesa e ferita di certo non si può dire che la civiltà cresca».

In questi mesi si sono rincorse notizie negative sul fronte della vita: dalla morte di Eluana alla sentenza della Corte costituzionale sulla legge 40. Ora l’adozione dell’aborto chimico. Cosa rivelano?

«L’indirizzo prevalente verso una libertà dell’individuo che si pretende assoluta, cioè sciolta da ogni rapporto con altre libertà e altri diritti. Non esiste, invece, un solo

diritto, ma tanti che devono dialogare tra loro. Da una parte c’è la donna, certo, ma di fronte a lei c’è il diritto di una nuova vita umana che ha tutta la dignità della persona. Le libertà devono dialo- gare, e i diritti contemperarsi. Dove non c’è il rispetto integrale della vita umana nel suo con- cepimento, nella sua fragilità, e poi nel suo tra- monto, la società è meno umana. È amaro che così prevalga il diritto del più forte» (

Nuove misure in materie tanto nevralgiche inducono, di solito, mentalità e costumi nuovi. Sarà così anche con l’aborto chimico? «La pillola abortiva rende tutto più facile, anche se le dispo- sizioni dettate per l’adozione del farmaco ne prevedono l’uso esclusivo in àmbito ospedaliero. Intrinsecamente, mi pare che la mentalità che si rafforza è sempre più quella di un fatto privato, puramente individuale: il rapporto del sog- getto con una vita nuova. Ma la differenza è che il soggetto adulto è certamente più forte del concepito, che non ha alcuna possibilità di affermare se stesso».

ro della Ru486 in regime di ricovero fino ad aborto avvenuto possono ridimensionare gli effetti dell’aborto chimico? «L’offesa alla vita resta, così come la tragedia ulteriore nella tragedia dell’aborto. La facilitazione introdotta dal ricorso a una semplice pillola non agevola certo una riflessione o un possibile ripensamento. Le condizioni fissate dall’Aifa pos- sono ottenere un certo contenimento di queste derive a livello psicologico, emotivo e operativo. Ma – ripeto – anche questi paletti non tolgono assolutamente il male oggettivo della soppressione di una vita concepita».

Cresce l’obiezione di coscienza tra i medici, ormai sopra al 70%. Questo fenomeno cosa segnala? «È un dato oggettivo che dovrebbe far riflette- re sulla sensibilità ancora fortemente radicata nel cuore degli italiani, e in modo particolare di una buona parte della classe medica. È auspi- cabile che l’obiezione nata da profondi convin- cimenti cresca ancora, sia come dato in sé sia come testimonianza per l’opinione pubblica sulla persistenza di una consapevolezza pro-

).

pubblica sulla persistenza di una consapevolezza pro- ). fonda» ( L’Europa viene invocata come giustificazione

fonda» (

L’Europa viene invocata come giustificazione all’appa- rente inesorabilità dell’adozione della Ru486 «L’Europa è solo un grande pretesto usato secondo conve- nienze e interessi. Invocare l’adeguamento all’Europa è un

argomento pretestuoso. Gli obiettivi indicati da organismi sovranazionali vanno considerati solo quando sono orienta-

ti al bene, all’ordine morale. Diversamente, un Paese mem-

bro deve discostarsi, dando il buon esempio agli altri e diventando capofila di una inversione di marcia».

La Ru486 rilancia l’apparente competizione tra il diritto della madre e quello del figlio. Come si scioglie questo nodo? «La cultura oggi dominante sempre più afferma l’assolutez- za dell’individuo e non della persona. Questa invece è costi- tutivamente in dialogo con gli altri soggetti, la loro libertà, i loro diritti e doveri. Una cultura centrata sull’individuo con- cepisce l’uomo in termini di libertà e autodeterminazione assolute, un’isola accanto ad altre che sembrano entrare in rapporto tra loro più per convenienza che non per solidarie- tà. Il rapporto personalista ha in sé, invece, l’idea forte del farsi carico, del prendersi cura dell’altro perché lo si vede come un dono, anche quando la relazione costa e chiede di giocarsi in prima persona».

L’aborto farmacologico tende a far "scomparire" l’in- terruzione di gravidanza nascondendola dietro l’appa- rente banalità di una pillola da ingoiare. Che effetto può avere? «Rendendo tutto più facile, la nuova modalità abortiva cer- tamente aumenta una mentalità che sempre più induce a considerare l’aborto come un anticoncezionale, cosa che la legge 194 – nella sua prima parte – assolutamente esclu- de» (

I vincoli fissati sulla carta dall’Aifa per l’uso ospedalie-

Ha fatto clamore che sia stata ricordata la scomunica "latae sententiae" per chi coopera all’aborto. Un punto fermo che è da sempre dottrina della Chiesa, ma che

qualcuno è sembrato "scoprire" oggi «La prassi della Chiesa prevede censure canoniche non fini

a se stesse ma in chiave pedagogica e formativa, finalizza-

te al ripensamento sulla gravità di un’azione. La sanzione è una "medicina". Il valore fondamentale della vita umana, come ricorda il Papa nella Caritas in veritate, rappresenta oggi una delle nuove povertà, soprattutto quand’è più fragi- le» (

Perché la Chiesa si sente così impegnata sulle que- stioni bioetiche? «Perché ama l’uomo, lo ama integralmente e non solo per alcuni aspetti. È la questione antropologica che ricorda anche il Papa nell’ultima enciclica: tutto ciò che riguarda l’uomo non può non interessare la Chiesa. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, e tutto l’uomo. Per questo la Chiesa non può tacere né disinteressarsi di ciò che riguarda la per- sona, e di conseguenza la società e lo Stato. Non ha nes- sun altro interesse: solo il servizio all’uomo».

Francesco Ognibene

Avvenire 2/8/2009

- pag. 12 -

Scienza atea, un'illusione

Scienza atea, un'illusione La definizione sicuramente non gli piace, ma quello che si può considerare l’

La definizione sicuramente non gli piace, ma quello che si può considerare l’ « antiOdifreddi » – genovese, sei anni in meno del logico cuneese – ha appena portato in libreria la sua risposta all’ultima ondata pamphlettistica di scientisti contro Dio.

) (

della scienza, ha passato tre anni a rac- cogliere e vagliare la recente pubblicisti- ca antiteistica uscendone con il tomo

L’illusione dell’ateismo. Perché la scien- za non nega Dio” ( San Paolo, pagine 574, euro 24), che porta una presenta- zione del cardinale Angelo Bagnasco.

Roberto Timossi, teologo e filosofo

inglese e quella italiana?

«La produzione italiana risente spesso di un taglio pro- vinciale, quindi scade nella polemica anti-cattolica e anti- ecclesiale, finendo per allontanarsi da quello che dovrebbe essere su questi temi un dialogo, o anche un scontro, alto. Mi viene in mente l’ultimo numero di Micro Mega, che contiene un intervento di Telmo Pievani e Orlando Franceschelli – studiosi che per altre cose apprezzo – contro il cosiddetto 'darwinismo ecclesiastico'. Una polemica su un intervento di monsi- gnor Fiorenzo Facchini e sulla sua prefazione a un recente libro di Francisco Ayala. Una polemica quasi politica, che alla fine ha poco o nulla che fare con il vero dibattito sul rapporto tra scienza e fede. O penso ancora a un intervento

rapporto tra scienza e fede. O penso ancora a un intervento di Pievani contro monsignor Ravasi

di Pievani contro monsignor Ravasi e

altri, prima di aver sentito quello che avrebbero detto in occasione del con- vegno su Darwin organizzato dal Pontificio consiglio della cultura, lo scorso marzo» .

Il tempo passa, Darwin resta uno degli appigli preferiti per lo scienti- smo ateo. «Sì, anche se penso che lo stesso naturalista inglese – che nelle sue let- tere prese le distanze dalle repentine strumentalizzazioni delle sue teorie – sarebbe il primo a schermirsi » .

Timossi, qual è l’aporia più diffusa nell’argomentare dei Dawkins e Odifreddi vari? «Direi il riconoscere in base all’episte- mologia contemporanea che la scienza è fallibile e limitata, e allo stesso tempo arrivare a conclusioni apodittiche su questioni su cui la scienza empirica per definizione non può esprimersi, come quelle metafisiche o spirituali».

La scienza è conoscenza solida, seppur sempre perfezionabile, e impermeabile alla fede. Come risponderebbe? «Che la scienza stessa ha bisogno, spingendosi in ipotesi non verificabili direttamente, di 'atti di fede'. Le faccio un esempio recente. Il principio cosmo- logico è quello secondo cui l’universo sarebbe in ogni situazione isotropo e omogeneo, ovvero uguale e soggetto alle stesse leggi in tutte le sue zone. Se non c’è la possibilità della ripetibili- tà, senza il presupposto che l’universo abbia ovunque le stesse leggi, diventa difficile fare delle affermazioni che abbiano valore, appunto, universale. Recentemente alcuni importanti ricer- catori americani che studiano la cosid- detta energia oscura, per spiegare delle anomalie nelle osservazioni sono

giunti a mettere in discussione il princi-

pio cosmologico. Ne ha dato conto la rivista Scientific American sul numero di aprile. Anche questo è un 'atto di fede'. Come lo sono tutte quelle ipotesi da cui grandi scienziati parto- no e in cui credono senza avere ancora osservazioni, documentazioni, dati empirici certi per poter dire che è così».

In due parole, come definirebbe il rapporto corretto tra scienza e fede? «Userei la famosa diade del matematico e filosofo Gottlob Frege: senso e significato. La scienza ci mostra come non sia il caos a prevalere, come esista-

no delle leggi, un’intelaiatura del reale. Questo è quel- lo che potremmo chiamare il 'senso'. Il problema su cui devono lavorare invece filosofia e teologia, parten-

do da quanto è mostrato dalla scienza,

è quello del 'significato'».

Nel suo libro lei passa in rassegna un numero sbalorditivo di scienziati la cui attività è andata di pari passo con un’apertura alla fede o alla dimensione religiosa. Chi, in questa carrellata, è per lei più significativo? «Gli esempi sono tanti, si potrebbe par- lare di Galileo, Lemaître o Mendel. Dovendo sceglierne uno, direi forse il fisico tedesco Max Planck. Planck aveva una proprensione filosofica spon- tanea, nutrita poi con delle letture spe- cifiche. Aveva una grande apertura al mistero sottostante al reale: la scoperta che l’ha reso famoso, quella dei quanti, è avvenuta in fondo contro quello che lui

dei quanti, è avvenuta in fondo contro quello che lui Charles Darwin stesso si riproponeva. Aveva

Charles Darwin

stesso si riproponeva. Aveva una coscienza chiara del fatto che la scienza non andava contro il bisogno religioso, anzi lo svilup- pava, e che il credere in Dio agevolava il lavoro dello scienziato: la sua capacità di meravigliarsi, la sua voglia di fare e scoprire».

Dopo la sua disamina enciclopedica, quale diffe- renze trova tra la produzione ateistica di lingua

Andrea Galli

Avvenire 29/7/2009

- pag. 13 -

SALMO 20

[2]Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.

[3]Ti mandi l'aiuto dal suo santuario e dall'alto di Sion ti sostenga.

[4]Ricordi

tutti i tuoi sacrifici

e gradisca

i tuoi olocausti.

[5]Ti conceda secondo il tuo cuore, faccia riuscire ogni tuo progetto.

[6]Esulteremo

per la tua vittoria, spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio; adempia il Signore tutte le tue domande.

[7]Ora so che il Signore salva il suo consacrato; gli ha risposto dal suo cielo santo con la forza vittoriosa della sua destra.

[8]Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.

[9]Quelli si piegano

e cadono,

ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.

[10]Salva il re, o Signore,

rispondici,

quando ti invochiamo.

PREGARE CON I SALMI

Salmo 20 - Preghiera per il re

Il salmo augura al re, che sta iniziando una battaglia, di poter vin-

cere con l’aiuto di Dio. Tutta la preghiera è percorsa dal tu solen- ne rivolto al re e termina con un altro tu rivolto a Dio. La composi- zione del salmo risale alla tarda epoca monarchica. Per risponde- re all’esigenza cultuale dei sacerdoti, dei cantori del tempio e del popolo, il salmo è stato diviso in due parti, seguite ciascuna da un’antifona corale, presente ai vv. 6 e 10

vv.1-3 La preghiera si apre con una invocazione indirizzata al nome del Dio di Giacobbe, padre delle tribù d’Israele, e prosegue con questo augurio: “Nel momento della guerra santa, Dio ti pro- tegga, o re. Dal suo tempio venga in tuo soccorso con la sua gra-

zia; e tu, con il suo aiuto, possa vincere i tuoi nemici.

vv. 4-6 Ora offri a Dio dei sacrifici: tenga conto della tua religiosi- tà e della tua fede. Accolga benigno le tue offerte e i tuoi sacrifici

e ti conceda quanto tu desideri nel profondo del cuore; possa tu

riuscire nei tuoi intenti. Se ascolta la tua preghiera, o re, noi tutti tripudieremo per la tua vittoria, organizzeremo una grande festa e faremo sventolare i vessilli dell’esercito”.

v. 7 Un solista proclama la risposta favorevole di Dio. Egli ha ascoltato la preghiera del re. Dal cielo allunga la sua mano poten- te e lo rende vittorioso. Il suo intervento è così un altro anello della catena che congiunge i numerosi interventi liberatori.

vv. 8-9 All’oracolo del salmista segue questo commento: gli uomi- ni credono di vincere le battaglie con la potenza bellica di cui dis- pongono. Noi invece, popolo d’Israele, siamo forti e vinciamo i nostri nemici, invocando il nome del nostro Dio.

v. 10 Il salmo si conclude con una supplica per il re e per tutto il popolo d’Israele: “Salva il re, o Signore, e rispondici quando ti invochiamo”.

Lettura cristiana

Il consacrato di Dio è Gesù Cristo che, immolandosi sulla croce,

offre a Dio un sacrificio di soave odore; Dio accetta il suo sacrifi- cio compiacendosene. Con la forza del suo Santo Spirito lo rende definitivamente vittorioso contro le potenze del male. Egli ora gioi- sce per aver vinto la grande battaglia, la gioia della sua vittoria è la gioia di tutta la Chiesa che fa grande festa per il trionfo del suo Re e Signore.

Ogni giorno, poi, partecipa al sacrificio che egli offrì sul Golgotha. Ogni giorno si immola con Gesù, per diventare più gradita a Dio e

per ricevere la grazia di vincere le suggestioni del male. Recitando questo salmo, la Chiesa prega per tutte le autorità reli- giose e civili perché Dio le illumini sulle scelte che stanno per com- piere, e le renda idonee a vincere tutte quelle iniziative maligne capaci di portare un vero danno ai loro sudditi. Se riusciranno ad abbattere ogni ingiustizia, essi ne gioiranno, perché si sentiranno partecipi delle loro stesse vittorie.

- pag. 14 -

Etty Hillesum & Simone Weil, un fuoco sacro

Giovani donne ebree nell’Europa del nazismo. Entrambe morte nel ’43. Entrambe assetate di «soprannaturale» e impegnate in un incadescente confronto con il problema del male.

Capita, talvolta, di rimanere colpiti da eventi e coincidenze che sten- tiamo a classificare come «casua-

li», per il carico di significato di cui sono portatori e il ripensamento che sono capaci di provocare in noi. È questa la sensazio-

ne che abbiamo avvertito considerando la quasi per- fetta contemporaneità tra le vite singolari di Etty Hillesum e Simone Weil, la coincidenza del loro essere giovani donne ebree nell’Europa del nazismo e della II Guerra Mondiale, la scelta di non sottrarsi al destino dei tanti che – a diverso titolo – soffrivano ingiustamente e, soprattut-

to, la sorprendente vicinan- za del loro pensiero, che risalta ancor più se pensiamo a quanto le due erano, invece, diffe- renti e distanti per profilo psicologi- co e formazione.

intatto un pezzetto della propria anima», Simone, altrettanto, ci insegna a non eliminare o fuggire la sofferenza, ma a usarla, piut- tosto, in modo soprannaturale. E non è certo secondario il fatto che

altri elementi, come la paura, la rabbia, il rancore, che li rendono – quelli sì – davvero negativi: tutte e due raccomandano di non cede- re alla tentazione di lasciarsi degradare dall’odio, perché solo in tal modo ci rendiamo

ad esso vulnerabili, dal momento che l’umiliazione di chi è vittima è resa possi- bile dal suo consenso a farsi umiliare. Così, l’atteg- giamento comune di accettazione di tutto il reale, lungi dall’esser manifestazione di una debolezza e passività interiore è, invece, il miglior modo di resistere

al male, l’unico per debel- larlo senza opporvi la forza e la violenza di cui esso stesso si alimenta – il che equivarrebbe a ri-crearlo. Esiste, infatti, una specie di mec- canismo interiore secondo il quale, quanto più siamo condannati a una totale passività dalle circo- stanze esterne, tanto più siamo costretti a mobilizzare le nostre forze interiori. È il concetto del- l’attività passiva, di cui parlano ambedue, che viene pensato dalla Weil come il raggiungimento dello stato di innocenza-purezza al con- tatto del quale ciò che è male si dis- solve, e dalla Hillesum come un fare che consiste nell’ essere.

e dalla Hillesum come un fare che consiste nell’ essere. Simone Weil (1909-1943) e Etty Hillesum
e dalla Hillesum come un fare che consiste nell’ essere. Simone Weil (1909-1943) e Etty Hillesum

Simone Weil (1909-1943) e Etty Hillesum (1914-1943).

queste parole provengano da chi si è impegnato a viverle in prima per- sona nel cuore della sventura – la Hillesum a Westerbork, la Weil in fabbrica. L’opera di smascheramento del- l’immaginazione e della fantasti- cheria come espedienti alienanti che l’io usa per proiettare se stesso sul mondo, stravolgendone il vero volto e fuggendolo, è un elemento educativo molto importante in que- sto nostro tempo in cui, invece, ad esse si attribuisce un ruolo centrale (si pensi all’invadenza del mezzo televisivo); lo stesso si dica per il coraggio di guardare in faccia e accogliere come naturale la soffe- renza, in tempi in cui la felicità sem- bra dover coincidere con la spen- sieratezza e l’assenza di ostacoli, con la fragilità psicologica che ne deriva.

È, invece, idea condivisa da entrambe le autrici che il dolore, la sofferenza, siano «radice della conoscenza » e debbano trovare il giusto spazio nell’animo, senza che siano mescolati ad

In particolare, il 1943 fu per entram- be – a solo un mese di distanza – l’anno di appuntamento con la morte che nessuna delle due, non- ostante la giovane età, voleva man- care, ritenendolo l’esito e il compi- mento di una vita e non, banalmen- te, la sua cessazione. Vi arrivarono preparatissme, in virtù di ciò che forse le accomuna più di tutto il resto: l’esperienza spirituale, testi- moniata sia dalla vita, sia dalla «conoscenza soprannaturale » che traspare dai loro scritti. In effetti, oltre ai numerosi punti di conver- genza che troviamo nelle pagine di ambedue, stupisce la saggezza profonda che le percorre, soprattut- to se consideriamo l’età giovanissi- ma delle nostre pensatrici.

Così, se Etty ci ricorda che « quel che conta in definitiva è come si porta, sopporta, e risolve il dolo- re, e se si riesce a mantenere

Proprio questo lavoro su se stessi è ciò che sia la Hillesum, sia la Weil propongono come unica soluzione al male, giacché esso porta all’acquisizione di uno sguardo nuovo con cui leggere ciò che ci circonda e rapportarsi al mondo. È lo sguardo di chi non vuole imporre che tutto si svolga secondo i propri desideri e la propria volontà – ormai resa passiva – e che, pro- prio per questo, sa cogliere nella

- pag. 15 -

trama pur contraddittoria della vita quell’armonia profon- da che costituisce la sua bellezza misteriosa e la sua bontà sostanziale: in virtù di questo nuovo modo di vedere le cose, il «cieco meccanismo», per dirla con Simone, i «molti misteri del mondo», secondo l’espres- sione di Etty, non sono forzati in un sistema razionale, ma compresi – nel senso di «presi con sé» –, accettati con umiltà.

Indubbiamente, il tono della lettura weiliana è senz’altro più tragico e meno pacificato di quello della Hillesum – indice, questo, che la comune esperienza spirituale e l’altrettanto comune conoscenza sovrannaturale che ne è derivata portano, comunque, il segno personale di chi l’ha vissuta. Ci si accorge che c’è più scioltezza, più immediatezza, più accettazione nei confronti della com-

immediatezza, più accettazione nei confronti della com- Campo di concentramento di Auschwitz ponente istintiva

Campo di concentramento di Auschwitz

ponente istintiva dell’uomo nella Hillesum e, viceversa, più spigolosità, maggiore complessità di pensiero e una difficoltà più marcata a rapportarsi con l’aspetto fisico- materiale di sé e del mondo nella Weil. Le pagine che ci hanno lasciato testimoniano anche, del resto, una vocazione diversa a partire dall’uso del lin- guaggio: poetico-letterario quello di Etty, filosofico-spe- culativo quello di Simone. In ogni caso, i testi delle due autrici sono lì a dimostrare la modifcazione profonda che l’esperienza mistica ha operato in loro, un’esperienza che non ha assolutamen- te nulla a che fare con la sfera sentimentale-emotiva e che non coinvolge affatto l’immaginario (visioni, fenome-

ma tocca quella profondità dell’uomo

che è divina, dalla quale soltanto egli può attingere il vero sapere che, proprio perché tale, si trasforma in vita. Forse – e questo le rende così grandi e attuali – la Hillesum e la Weil hanno incarnato quel «nuovo tipo di santità» che consiste nel «mettere a nudo una larga por- zione di verità e di bellezza sino ad ora nascosta sotto uno strato di polvere». Esso si manifesta nel radica- mento profondo a questa vita e a questa terra, nella gioia di chi ha trovato la sua propria patria, che nessun uomo o circostanza avversa potrà togliergli, perché essa risiede nel profondo di sé, laddove abita Dio, l’armonia e il senso di tutto. Un’idea condivisa: il dolore come «radice della cono- scenza», che deve trovare il giusto spazio nell’animo.

ni straordinari

),

Beatrice Iacopini e Sabina Moser

Avvenire 20/1/10

- pag. 16 -

SIMONE WEIL. Figlia di un ricco medico ebreo e

sorella minore del matematico André Weil, nasce

il 3 febbraio 1909 a Parigi, ricevendo in famiglia

un'educazione severa e raffinata. Ammessa all'É- cole Normale Supérieure, nel 1931 vi supera l'e- same di concorso per l'insegnamento nella scuola

media superiore. Insegna filosofia fra il 1931 e il 1938 nei licei di varie città di provincia.

Al Puy, suo primo luogo d'insegnamento, suscita

scandalo distribuendo lo stipendio fra gli operai in

sciopero e guidando la loro delegazione in munici- pio. È l'inverno 1934-1935: desidera conoscere la condizione operaia nella sua terribile monotonia e

dipendenza. Inizia a lavorare nelle fabbriche metallurgiche di Parigi. L'esperienza di otto mesi di lavoro nelle officine Renault – che ha conseguen-

ze gravi per la sua salute – verrà raccolta, sotto

forma di diario e di lettere, nell'opera La condizio-

ne operaia (1951). Nel 1936 va a combattere con i repubblicani anti-franchisti nella Guerra civile spa- gnola. Ma, vittima di un incidente, torna a Parigi. Nel 1937, mentre viaggia, ammalata, per l'Italia, si inginocchia in una chiesa di Assisi, sentendosi tra- scinata da una forza irresistibile. Iniziano le sue esperienze mistiche, che proseguono nel 1938 quando trascorre la pasqua a Solesmes. Ma non si decide a entrare nella Chiesa cattolica per timore

di trovare in essa un facile riparo che l'avrebbe

potuta allontanare dalla mistica della passione patita insieme a Cristo. Nel 1940 abbandona Parigi

a causa dell'invasione tedesca; resta dai genitori,

a Marsiglia, fino al 1942 e, dopo un breve soggior-

no a New York, raggiunge Londra per unirsi all'or-

ganizzazione France Libre della Resistenza fran- cese. Affetta da tubercolosi, muore nel sanatorio di Ashford il 24 agosto del 1943, all'età di soli 34 anni.

ETTY (Esther) HILLESUM (Middelburg, 15 gen- naio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943) è stata una scrittrice olandese. Con la sua famiglia seguì gli spostamenti del

padre, professore di lingue classiche. Abitò a Tiel,

a Winschoten e nel 1924 a Deventer, dove passò

l'adolescenza. Nel 1932 ebbe la maturità presso il

ginnasio dove il padre Levi, era preside; la madre

di Etty nacque il 23 giugno 1881 a Potsjeb

(Russia). Etty si laureò in giurisprudenza all'Università di Amsterdam. Si iscrisse alla facoltà

di Lingue Slave e all'inizio della guerra si interessò

della psicologia junghiana. I suoi studi furono inter-

rotti a causa dalla guerra. Scrisse il Diario ad Amsterdam, tra il 1941 e il 1943, ed è il diario degli ultimi due anni della sua

vita. Etty fu una donna intelligente, brillante e ricca

di interessi. Nel 1942, lavorando come dattilografa

presso una sezione del Consiglio Ebraico, ebbe anche la possibilità di salvarsi, ma decise, forte

delle sue convinzioni umane e religiose, di condi- videre la sorte del suo popolo. Lavorò in seguito

nel Campo di transito Westerbork come assistente

sociale. I genitori e i fratelli Mischa e Jaap, furono internati tutti nel campo olandese di "transito" di Westerbork. Il 7 settembre 1943 tutta la famiglia, tranne Jaap, fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Mentre lei, i genitori e il fratello Mischa morirono dopo poco tempo dal loro arrivo, l'altro fratello, Jaap, invece perse la vita a Lubben, in Germania, dopo la liberazione, il 17 aprile 1945, durante il viaggio di ritorno a casa, in Olanda. Diversamente che per Anna Frank il suo diario venne pubblicato solo nel 1981.