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12.

Il campo magnetostatico nel vuoto

Le equazioni del campo


Nel caso stazionario le equazioni che descrivono il campo magnetostatico sono

B dl = J n dS
0

(12.1)

B n dS = 0
S

(12.2)

Nella (12.1) lorientamento di e di n su S sono scelti in accordo con la regola della mano destra.
Il secondo membro della (12.1) rappresenta, a meno della costante 0, la somma algebrica delle
correnti concatenate con la curva chiusa (Il segno pi associato alle correnti concatenate che
hanno orientamento concorde ad n ). Le (12.1) e (12.2) vanno completate con opportune condizioni
di regolarit allinfinito. Si noti che, in virt della (12.2) i flussi attraverso due generiche superfici
aperte aventi lo stesso orlo sono uguali: il flusso dipende solo da , e pertanto si parla di flusso
concatenato con una linea chiusa , senza specificare la superficie:
= B n dS
S

dove si indicato con S la generica superficie di orlo .


Sulle eventuali superfici di discontinuit per il campo, quali quelle dove si localizza una densit di
corrente superficiale K(vedi paragrafo 5), la (12.1) si particolarizza con la seguente condizione
sulle componenti tangenti del campo dinduzione magnetica B:
n ( B a B b ) = 0 K

(12.3)

La (12.2) d luogo invece alla seguente condizione di continuit delle componenti normali:
n (B a B b ) = 0 .

(12.4)

La magnetostatica delle distribuzioni di corrente ha per obbiettivo il calcolo del campo dinduzione
magnetica quando le correnti sono note.
Il campo in assenza di sorgenti
Si assuma che la densit di corrente sia nulla in ogni punto dello spazio. Il problema invariante
per traslazioni, pertanto, linduzione magnetica uniforme. Sia, ad esempio, B(r ) = B0 i z .
Linvarianza per rotazioni comporta che B0=0. Infatti, detto B' il campo induzione magnetica
associato al problema ottenuto ruotando lo spazio di intorno allasse x, risulta che B' (r ) = B0i z .
Poich i due precedenti problemi sono indistinguibili deve risultare che in uno stesso punto dello
spazio il campo identico, pertanto B(r ) = B' (r ) da cui segue B0=0.

Distribuzioni di corrente a simmetria cilindrica


Si assuma che una corrente uniforme di densit J = Ji z sia presente allinterno di un cilindro di
lunghezza infinita di asse z e sezione circolare di raggio a (figura 12.1(a)). Si consideri un sistema
di coordinate cilindrico (r,,z) coassiale alla distribuzione di corrente. Per un osservatore posto a
distanza r dallasse, la distribuzione di corrente non varia per traslazione lungo z e per rotazione
intorno a z. Pertanto, le componenti dellinduzione magnetica in coordinate cilindriche dipendono
solo da r:
Br = Br (r ), B = B (r ), B z = B z (r ) .
(12.5)
Dalla legge di Ampre per la curva 1 (vedi figura 12.1(b)) si ha che Bz costante. Infatti:
r2

r1

r1

r2

0 = Br (r ')dr ' + B z (r2 )dz + Br (r ')dr ' + B z (r1 )dz

(12.6)

= [B z (r2 ) B z (r1 )]z


con r1 e r2 arbitrari (positivi). Ne consegue che Bz indipendente dalla posizione e quindi uniforme
in tutto lo spazio.
Dalla legge di Gauss per la superficie cilindrica S (figura 12.1(c)), si ha:
0 = Bz 0 dS Bz 0 dS + Br r * dS
S+
S
Sl
(12.7)
*
= Br r area (Sl )
dove Sl la superficie laterale del cilindro ed S+ e S- sono le superfici che corrispondono alle basi
del cilindro. I contributi dovuti a queste due basi di normali i z e i z si cancellano essendo le due
basi di area uguale e Bz uniforme. La componente Br pertanto nulla.
La corrente concatenata con una curva circolare del tipo 2 (figura 12.1(b)) dipende dal raggio r
della medesima:
I per r a

(12.8)
Ic = r 2
I 2 per r a
a

( )

( )

(a)

(b)

(c)

z
S

r*

Sl
r1
r2

Figura 12.1. La densit di corrente (a) insieme alle curve e superfici utilizzate per la legge di Ampre (b) e Gauss (c).

dove I = Ja 2 la corrente totale attraverso una sezione ortogonale allasse z. Dalla legge di
Ampre per la curva 2 si ha che
2

B (r )rd ' =

0 c

(12.9)

da cui

0 I
2r per r a
.
(12.10)
B (r ) =
0 Ir per r a
2a 2
Riassumendo, linduzione magnetica data da B = i B (r ) + i z Bz 0 dove Bz 0 una costante che
risulta essere nulla, in assenza di sorgenti allinfinito. Infatti, si consideri il campo differenza
B = B i B (r ) . Per costruzione, il campo vettoriale i B (r ) soddisfa le equazioni (12.1) e (12.2)
e non presenta sorgenti allinfinito allinfuori della regione cilindrica ove circola la corrente I.
Pertanto, il campo B soddisfa le equazioni della magnetostatica in assenza di sorgenti. In base a
quanto dimostrato in precedenza, linduzione magnetica in assenza di sorgenti nulla e quindi
B = 0 , cio B = i B (r ) .

Per a 0 + (mantenendo costante la corrente I) la (12.10) fornisce lespressione del campo


prodotto da una corrente filiforme.
Infine, si noti che linduzione magnetica ortogonale allasse della densit di corrente in ogni punto
dello spazio.
Distribuzioni di corrente a simmetria piana
Si assuma che una corrente uniforme sia presente allinterno di uno strato piano infinito di spessore
2h con densit J = Ji x (figura 12.2). Si consideri un sistema di coordinate cartesiano il cui piano xy
coincide con il piano di simmetria dello strato. La distribuzione di corrente non varia per traslazione
lungo x e lungo y. Pertanto, le componenti dellinduzione magnetica in coordinate cartesiane
dipendono solo da z:
(12.11)
B x = B x ( z ), B y = B y ( z ), B z = B z ( z ) .
Inoltre, la distribuzione di corrente invariate a seguito di una rotazione di intorno allasse x (fig.
12.2). Da ci risulta che Bx una funzione pari (Bx(z)=Bx(z)) mentre By e Bz sono funzioni dispari
della coordinata z [By(z)= By(z) e Bz(z)= Bz(z)].

Fig. 12.2
3

Fig. 12.3

Dalla legge di Ampre per la curva 1 (vedi figura 12.3) si ha che Bx uniforme in tutto lo spazio
(Bx=Bx0), essendo z2 e z1 qualsiasi:
x2

z1

x1

z2

x1

z2

x2

z1

0 = Bx (z 2 )dx + Bz (z )dz + B x (z1 )dx + Bz (z )dz = [Bx (z 2 ) B x (z1 )]( x 2 x1 )

(12.12)

Calcolando il flusso di B attraverso la superficie chiusa di un parallelepipedo con le basi poste in


z=z1 e z=z1 e le altre quattro facce sui piani x=x1, x=x2, y=y1, y=y2, dalla (12.2) risulta che Bz
uniforme in tutto lo spazio (Bz=Bz0), essendo z1 qualsiasi:
0=

x2 y 2

Bz (z1 )dxdy

x2 y 2

x1 y1

x1 y1

Bz ( z1 )dxdy +

= [B z (z1 ) B z ( z1 )]( x 2 x1 )( y 2 y1 )

z1 y 2

Bx 0 dydz

z1 y1

z1 y2

Bx 0 dydz +

z1 y1

z1 x2

B y ( z )dxdz

z1 x1

z1 x2

( z )dxdz =

z1 x1

(12.13)
Poich Bz una funzione dispari, segue che Bz0=0.
La corrente concatenata con la curva (figura 12.3) vale (z1>0):

per z1 h
J ( 2 hy 1 )

Ic =
z
J ( 2 zy 1 ) = J 2 h h y 1 per 0 z1 h

(12.14)

Fig. 12.4

La circuitazione di B lungo la curva vale:


y1

B dl = B y ( z1 )dy + B y (z1 )dy = 2 y1 B y (z1 )

(12.15)

y1

Dalla legge di Ampre applicata alla curva si ricava


K

0 2 per z1 h
B y (z1 ) =
.
(12.16)
K
z
0
per 0 z1 h

2 h
dove si posto K=2Jh. Per h 0 + (mantenendo costante la densit di corrente superficiale K) la
(12.16) fornisce lespressione del campo prodotto da una corrente superficiale.
Lannullamento della componente uniforme Bx0, segue invocando lunicit con considerazioni
analoghe al caso del filo rettilineo indefinito.
Il campo prodotto da una distribuzione piana di corrente diretta lungo lasse x diretto lungo lasse
y. Lespressione (12.13), fornisce quindi il valore dellinduzione in ogni punto dello spazio.

La spira circolare
Si assuma che una corrente filiforme di intensit I circoli in una spira piana di raggio R contenuta
nel piano xy il cui asse coincidente con lasse z (figura 12.5). La distribuzione di corrente non
varia per rotazioni intorno allasse z. Pertanto, le componenti dellinduzione magnetica in
coordinate cilindriche dipendono solo dalle coordinate r e z:
Br = Br (r , z ), B = B (r , z ), B z = B z (r , z ) .
(12.17)

(a)

(b)

z
z
r

R
I

x
Figura 12.5. La densit di corrente insieme alla curva utilizzata per la legge di Ampre (a). Landamento delle linee di
forza dellinduzione magnetica B (b).

Dalla legge di Ampre alla curva (figura 12.3) segue che la componente B identicamente nulla,
infatti
0 = B dl =

B (r , z )rd = 2B (r , z )

(12.18)

Le componenti Br e Bz sono funzioni della coordinata z dispari e pari, rispettivamente. Infatti, preso
il punto di coordinate (r, 0, z), una rotazione di intorno allasse x seguita da un cambio di segno
alla corrente I lascia le sorgenti inalterate (figura 12.6). Landamento qualitativo delle linee di forza
dellinduzione magnetica riportato in figura 12.5(b).

(a)

(c)

(b)
z

x
I

i r Br

x
i z Bz

i r Br

i z Bz

P i B
r r

i z Bz

Figura 12.6. La sequenza di trasformazioni che lascia il campo inalterato. Il punto P ha coordinate (r, 0, z). Il punto
immagine P ha coordinate (r, 0, z). La configurazione (a) identica alla configurazione (c), pertanto,
i B (P ') + i B (P ') = B(P ') = i B (P ) + i B (P ) .
r

Figura 12.7. Il solenoide toroidale con la curva utilizzate per la legge di Ampre.

Il solenoide toroidale
Il solenoide toroidale (figura 12.6) ottenuto dalla rivoluzione intorno allasse z di una spira piana
di forma generica il cui asse ortogonale allasse z.
Per simmetria, le componenti in coordinate cilindriche non dipendono da :
Br = Br (r , z ), B = B (r , z ), B z = B z (r , z ) .
(12.19)
Il calcolo di B segue agevolmente dalla legge di Ampre. Infatti, con riferimento alla curva
(contenuta nel toro) si ha che
2

0 I T = B (r, z )rd = 2rB (r, z ) ,

(12.20)

dove IT la corrente netta che circola sulla superficie del toro. Si noti che IT =NI nel caso in cui il
sistema sia costituito da un unico conduttore filiforme avvolto ripetutamente intorno ad un supporto
solido avente la forma della cavit del solenoide toroidale, in modo che il numero totale N delle
spire sia il pi grande possibile e che ciascuna spira sia praticamente contenuta in uno dei semipiani
di asse z. Una analoga circonferenza , sempre con centro sullasse z e giacente su un piano
ortogonale a z, ma esterna al solenoide toroidale, non concatena corrente. In questo caso, segue
ancora dalla legge di Ampre che B nulla nella regione esterna al toro. Riassumendo, si ha:

0 I T
se (r, , z ) all' interno del toro

.
B (r, z ) = 2r
0 se (r, , z ) all' esterno del toro

(12.21)

Le componenti Br e Bz sono identicamente nulle. Questo risultato segue agevolmente, nel caso che
le spire siano circolari, dalla osservazione che (vedi le propriet di simmetria del campo prodotto da
una spira) coppie di spire elementari percorse dalla stessa corrente e disposte simmetricamente
rispetto ad un assegnato punto di osservazione P, producono, in corrispondenza di P, un campo in
direzione del versore i . Il risultato pi generale e pu essere ottenuto utilizzando, come nei casi
precedenti, lunicit del campo.
Infatti, sia B la soluzione del problema. Linduzione B* = B (r , z )i soddisfa le (12.1) e (12.2),
pertanto la differenza B = B B* soddisfa le equazioni della magnetostatica con sorgenti nulle.
Da ci deriva che B = 0 , quindi B = B (r , z )i .

Il solenoide rettilineo indefinito


Il solenoide rettilineo indefinito costituito da una distribuzione di corrente invariante lungo lasse
z avente solo componenti nel piano xy. Esso pu essere immaginato come caso limite del solenoide
toroidale, in cui il raggio del toro tenda ad infinito. Estrapolando i risultati precedenti, si conclude
agevolmente che il campo magnetico allinterno del solenoide indefinito diretto lungo lasse del
solenoide stesso ed nullo allesterno.

r1

r1
r2

Figura 12.8. Il solenoide rettilineo infinito con le curve utilizzate per la legge di Ampre.

Dalla legge di Ampre alla curva 1 (figura 12.8) risulta che Bz uniforme allinterno del solenoide;
infatti, assumendo che la corrente sia uniformemente distribuita in uno spessore :

B (r, )dz + B (r , )dz = Jh


z

h[Bz (r, ) Bz (r1 , )] = 0 Jh


(12.22)
La quantit J pu anche essere espressa in funzione del numero di spire per unit di lunghezza,
supponendo anche in questo caso che sistema sia costituito da un unico conduttore filiforme avvolto
ripetutamente intorno al solenoide. Si ha Jh =NI e quindi J =N/h I = nI.
Segue pertanto che il valore del campo allinterno del solenoide pari a
Bz (r, ) = 0 nI
dove n il numero di spire per unit di lunghezza e I il valore della corrente circolante in ciascuna
di esse. Le linee di B risultano essere rette parallele allasse z ed orientate rispetto alla corrente
secondo la consueta regola della mano destra.

S1

n 1
I1

S2

n 2

2
I2

Figura 12.9. Riferimenti e convenzioni per la definizione dei coefficienti di auto e mutua induzione.

Coefficienti di auto e mutua induzione


Siano assegnati due circuiti quasi filiformi percorsi dalle correnti I1 e I2, rispettivamente, e descritti
dalle curve 1 e 2. Si supponga di orientare le curve 1 e 2 concordi con il verso di riferimento per
le correnti e siano S1 e S2 due generiche superfici che hanno per bordo 1 e 2, rispettivamente. Sia
n 1 , ( n 2 ) il versore normale definito su S1 (S2) scelto secondo la regola della mano destra (figura
12.9).
Calcoliamo i flussi 1 e 2 attraverso le superfici S1 e S2 definiti come:

1 = B n 1dS , 2 = B n 2 dS .
S1

(12.23)

S2

Come gi evidenziato precedentemente, si vuole esplicitamente rilevare ancora una volta che, in
virt della (12.2), i flussi attraverso due generiche superfici aperte aventi lo stesso orlo sono
uguali: il flusso dipende solo da , e pertanto si parla di flusso concatenato con una linea chiusa ,
senza specificare la superficie. Ci pu essere facilmente dimostrato applicando la (12.2) alla
superficie chiusa di figura 12.10, ottenuta per unione delle due superfici generiche S1 e S2, aventi
lo stesso orlo . Risulta
0 = B n dS = B n 1dS + B n '2 dS
S

S1

S2

e quindi

B n dS = B n dS = B n dS
'

S1

S2

S2

Lassunto segue per larbitrariet di S1 e S2.

Fig. 12.10

Tenuto conto della linearit del problema, si riconosce che sussiste una proporzionalit tra campo
dinduzione magnetica e corrente. Si vede allora che (principio di sovrapposizione degli effetti)
quando agisce la sola corrente I1 i flussi dellinduzione magnetica attraverso le superfici S1 e S2
valgono:
(12.24)
11 = B1 n 1dS = L1 I 1 , 21 = B1 n 2 dS = M 21 I 1
S1

S2

dove L1 e M21 sono opportune costanti e B1 linduzione magnetica prodotta dalla corrente I1. In
modo analogo, quando agisce la sola corrente I2, si ha:
(12.25)
12 = B 2 n 1dS = M 12 I 2 , 22 = B1 n 2 dS = L2 I 2
S1

S2

con ovvio significato dei simboli. Sovrapponendo gli effetti si ha:


1 = L1I1 + M 12 I 2
,
(12.26)
2 = M 21I1 + L2 I 2
Il coefficiente L1 (L2) detto coefficiente di autoinduzione mentre il coefficiente M21 (M12) detto
di mutua induzione. Lunit di misura dei coefficienti di auto e mutua induzione lhenry (H).
Per via delle convenzioni (regola della mano destra) scelte per orientare il verso positivo per i flussi
concatenati, si ha che il coefficiente di autoinduzione sempre positivo. Infatti, quando I1 positiva
le linee del campo magnetico puntano dalla stessa parte di n 1 rispetto a 1, e ci implica che
anche 1 risulta positivo. Analogamente, quando I1 negativa anche 1 tale: in tutti e due i casi il
rapporto 1 / I 1 sar positivo. Il coefficiente di mutua induzione pu essere sia positivo che
negativo. Per passare da un segno allaltro sufficiente invertire il verso di riferimento per la
corrente in uno dei due circuiti.
Lipotesi che i circuiti siano quasi filiformi indispensabile per definire correttamente il
coefficiente di autoinduzione. Infatti, se un circuito fosse rigorosamente filiforme, allora linduzione
magnetica risulterebbe non limitata in prossimit del circuito stesso (si tenga presente il campo
prodotto da una corrente filiforme rettilinea infinita) e, conseguentemente, il flusso concatenato
sarebbe infinito. Tale problema non si presenta nei confronti del coefficiente di mutua induzione Mij
il quale il rapporto tra il flusso dellinduzione Bj attraverso la superficie Si e la corrente Ij. Infatti,
la superficie Si a una distanza non nulla dal circuito j che genera il campo Bj e, conseguentemente,
si ha che Bj (e i ) limitato in corrispondenza di Si.

Energia magnetica e coefficienti di auto e mutua induzione


Si consideri una spira conduttrice percorsa da corrente i e collegata ad un generatore di f.e.m
costante Eg. Se non esistono altri circuiti percorsi da corrente, lunico campo magnetico quello
prodotto da i.
Si consideri la legge di Faraday-Neumann-Lenz1
d

E tdl = dt B n dS

(12.27)

estesa alla linea chiusa costituita dalla linea media della spira ed il cui versore tangente t
orientato nel verso di i.
Ricordando la definizione di coefficiente di autoinduzione L, il flusso concatenato con la linea
pari a
= B n dS = Li
(12.28)
S

Ricordiamo altres la definizione di f.e.m.


E = ET tdl

(12.29)

si vede che la spira sede di una f.e.m. indotta di valore


d
dLi
di
(12.30)
E = =
= L
dt
dt
dt
Si noti che il verso di percorrenza di che determina il verso di E quello assunto positivo per i
(convenzione del generatore).
Si consideri ancora la linea chiusa , costituita dalla spira e dal generatore. La f.e.m. totale che
agisce lungo risulta
E T = ( E m + E ) tdl = E g

dt

dove Em il campo elettromotore del generatore.


Poich, daltra parte nella spira J=E e nel generatore J=g(Em+E), si ha:
1
E tdl = J tdl
spira

(E
g

spira

+ E) tdl =

J tdl

(12.31)

(12.32)
(12.33)

Nellipotesi che il sistema sia filiforme di sezione S:


i
J = t
(12.34)
S
dove t di nuovo il versore tangente a orientato nel verso di i. Risulta
1
1
ET = ( E m + E) tdl = ( E m + E) tdl + E tdl = i
dl + i
dl = i ( Rg + Rsp )
gS
S

g
spira
g
spira

(12.35)
dove Rg ed Rsp sono le resistenze dei tratti di circuito costituiti dalla spira e dal generatore.

Per introdurre alcune considerazioni sullenergia magnetica necessario abbandonare lipotesi di stazionariet del
campo. Si suppongono pertanto acquisite dal corso di Fisica II alcune nozioni introduttive sulla legge di FaradayNeumann_Lenz. Le implicazioni pi significative della legge dellinduzione verranno discusse successivamente.
10

Pertanto, la somma di tutte le f.e.m. agenti (applicate e indotte) nel circuito bilanciata dalla
tensione (Rg+Rsp)i=RTi:
Eg

d
dt

= RT i

(12.36)

moltiplicando ambo i membri per idt si ottiene:


E g idt = RT i 2 dt + id

(12.37)

che esprime il bilancio energetico, nel tempo dt, tra lenergia erogata dalla sorgente, lenergia
dissipata per effetto Joule e la quantit id , energia che viene immagazzinata nel sistema sotto
altra forma. In un processo che parta da flusso nullo e pervenga al flusso , si immagazzina nel
sistema lenergia:

Wm = id

(12.38)

che viene denominata energia magnetica.


Si noti che, nel caso in esame

LI
1
Wm = id = idLi = LI 2
2
0
0

(12.39)

La variazione di energia id pu essere espressa in funzione del campo dinduzione magnetica:


dWm = (

dB ) d

in cui lintegrale esteso a tutto lo spazio.


La quantit
B

(12.40)

B2
(12.41)
dB =
wm =
0
2 0
0
viene chiamata energia magnetica specifica.
Risulta allora che
B2
1
(12.42)
Wm = wm d =
d = LI 2
20
2

da cui
L = 2Wm / I 2
(12.43)
Si noti ancora una volta che L risulta essere una grandezza positiva per definizione.
La definizione di energia magnetica pu essere estesa ad un sistema costituito da due o pi circuiti
con semplici passaggi. In particolare, lenergia magnetica specifica risulta anche in questo caso data
dalla (12.41), e pertanto nei sistemi lineari, quali quelli in esame, dipende solo dalla configurazione
delle spire e non dalle modalit in cui la configurazione stata ottenuta. Ci consente di affermare
che la variazione elementare di energia un differenziale esatto. Ci implica, nel caso di due
circuiti mutuamente accoppiati che deve essere
(12.44)
M 12 = M 21 = M .
Infatti, si verifica immediatamente che la condizione (12.44) assicura che la variazione elementare
di energia magnetica sia un differenziale esatto:
B

11

di1
di
di
di
dt + i1 M 12 2 dt + i2 L2 2 dt + i2 M 21 1 dt =
dt
dt
dt
dt
1

d L1i12 + d L2 i22 + M 12 i1di2 + M 21i2 di1 = d L1i12 + d L2 i22 + d ( Mi1i2 )


2

2
2

dWm = i1d1 + i2 d2 = i1 L1

(12.45)
Inversamente, si assegni una configurazione finale di correnti I1 e I2 e si valuti la variazione di
energia conseguente a due diverse traiettorie, partendo, ad esempio, da una configurazione iniziale
di correnti nulle. Se lenergia un differenziale esatto, la variazione deve essere indipendente dalla
traiettoria. Vediamo ci cosa richiede. Sia, ad esempio, la prima traiettoria quella che si ottiene
facendo crescere prima i1 da 0 a I1 e tenendo fissa i2=0 e poi facendo variare i2 da 0 a I2. In questo
caso, facendo variare i1 si ottiene
I1
1
'
(12.46)
Wm1 = L1i1di1 = L1 I 12
2
0
La successiva variazione di i2 comporta laggiunta dellulteriore contributo,
I2
I2
1
''
Wm1 = L2 i2 di1 + I 1 M 12 di2 = L2 I 22 + I 1 M 12 I 2
(12.47)
2
0
0
per cui il risultato finale il seguente:
1
1
(12.48)
Wm1 = L1 I 12 + L2 I 22 + I 1 M 12 I 2
2
2
Facendo crescere prima i2 e poi i1, si ottiene facilmente, per permutazione degli indici:
1
1
(12.49)
Wm 2 = L1 I 12 + L2 I 22 + I 2 M 21 I 1
2
2
Imponendo che le due traiettorie diano lo stesso risultato, segue immediatamente la (12.44)

Accoppiamento perfetto
Si vuole ora mostrare che M 2 L1L2 . A tal fine si osservi che se agisce la sola corrente I1 ci sono
alcune linee dellinduzione magnetica che si concatenano con la curva 1 e non con 2, pertanto il
flusso medio per spira concatenato con il circuito 1 maggiore del flusso medio per spira
concatenato con il circuito 2. Risulta cio:

11

21

N1 N 2
e quindi
M
L1

N1 N 2
Analogamente, se agisce la sola corrente I2, si ha:

22

12

N 2 N1
e quindi
M
L2

N 2 N1
Combinando le (12.47) e (12.49), si ottiene
L1 L2 M 2

(12.50)

(12.51)

(12.52)

(12.53)

(12.54)
12

Il coefficiente di accoppiamento tra due circuiti definito come:


M
.
(12.55)
k=
L1 L2
Per quanto osservato sopra, si ha che il coefficiente k varia da 0 a 1. Quando k=1 si dir che i due
circuiti sono accoppiati perfettamente. In questo caso necessario che entrambe le relazioni (12.51)
e (12.53) siano verificate.
Induttanza per unit di lunghezza di un cavo coassiale
Un cavo coassiale costituito da un conduttore cilindrico di raggio Ri e da una guaina superficiale
esterna coassiale e di raggio Re. Si supponga che i due conduttori siano percorsi da correnti uguali e
opposte, distribuite uniformemente sulle superfici dei due cilindri.
Assunto un sistema di coordinate cilindriche,, il campo ha la sola componente , che, utilizzando
la legge di Ampere, risulta essere data da:
0 per r Ri

0i
(12.56)
per Ri r Re
B ( r ) =

2
r

0 per Re r

Per calcolare linduttanza per unit di lunghezza del cavo, si deve calcolare il flusso che si
concatena con la linea chiusa rettangolare AABB, e cio il flusso attraverso la sezione tratteggiata
di fig. 12.11:
Re

= B n dS = l
S

Ri

0i
i
R
dr =l 0 log e
2r
2
Ri

(12.57)

Fig. 12.11

Il coefficiente di autoinduzione per unit di lunghezza L quindi:


R

(12.58)
L = = 0 log e
il 2
Ri
Si noti che il prodotto LC per tale configurazione vale
LC = 0 0
(12.59)
Lo stesso risultato poteva essere ottenuto utilizzando lespressione (12.43), in termini di energia
magnetica. Risulta infatti:
R
2
l0i 2
R
B2
2l e 0 i 2
Wm =
dV =
rdr
=
log e
(12.60)
2 2

r
2
2
4
4

R
0
0
i
V
Ri

e quindi
L = 2Wm / i 2 l =

R
0
log e
2
Ri

(12.61)
13

Induttanza per unit di lunghezza di un una linea bifilare


Un linea bifilare costituita da due conduttori cilindrici indefiniti quasi filiformi di raggi r1 ed r2,
rispettivamente. Si supponga che gli assi dei cilindri siano paralleli e distanti d. Si supponga infine
che i due conduttori siano percorsi da correnti uguali e opposte, distribuite uniformemente sulle
superfici dei due cilindri.
Il campo pu essere ottenuto utilizzando la sovrapposizione degli effetti. Nei punti del piano che
contiene gli assi dei due conduttori esso risulta normale al piano stesso. Con riferimento ai versi
illustrati in figura 12.11, si ha che il campo con buona approssimazione nullo allinterno dei due
conduttori , nellipotesi r1<<d, r2<<d, e vale nei punti della superficie S 0<z<l, r1<r<dr2:
i
B1 n = B1 = 0
(12.62)
2r
0i
B 2 n = B2 =
(12.63)
2 ( d r )

Fig. 12.12

Il flusso concatenato con la linea che orla la superficie S:

i
=l 0
2

d r2

0i
0i
d r2
d r1
1
d2
1

+
dr
l
l
=
log
+
log

log

r r d r
r2
r1
2
2
r1r2
1
Il coefficiente di autoinduzione per unit di lunghezza L quindi:
d2
0
L= =
log
il 2
r1r2
Si noti che il prodotto LC anche per tale configurazione vale 0 0

(12.64)

Induttanza di un solenoide toroidale di sezione rettangolare


La geometria descritta nella figura 12.13. Indicando con I la corrente circolante in ciascuna spira
del solenoide,il campo B dato dalla (12.21). Pertanto il flusso concatenato con una spira
R2
IN h
IN
R
dr = 0 h log 2
(12.56)
= B n dS = 0
S
2 r
2
R1
R1
Il flusso totale concatenato con lintero solenoide pertanto:
IN 2
R
h log 2
= N = 0
2
R1

(12.57)

14

h
R2

I
R1

Figura 12.13. Sinistra: spaccato del toro. Destra sezione del toro nel piano (r,z).

z
R1e
R1i

li
hi

he

R2i
R2e

I2
I1

Figura 12.14. Sezione del mutuo accoppiamento nel piano (r,z).

Ne segue che linduttanza L


L=

0 N 2
R
h log 2
2
R1

(12.58)

Coefficiente di mutua induzione di due solenoidi toroidali concentrici di sezione rettangolare


La geometria descritta nella figura 12.14. Indicando con I1 la corrente circolante in ciascuna spira
del primo solenoide,il flusso generato da I1 e concatenato con una spira del secondo solenoide :
R2 i

21 = B1 n 2 dS =
S2

R1i

R
0 I1 N1 hi
IN
dr = 0 1 1 hi log 2i
2 r
2
R1i

(12.59)

Il segno meno dipende dal fatto che, per I1>0, con riferimento al verso assunto in fig. 12.14 per I1, il
campo B1 prodotto da I1 risulta opposto alla normale n 2 alla superficie S2 del secondo solenoide,
orientata in modo congruente al verso assunto per I2.
Il flusso totale concatenato col secondo solenoide pertanto:
R
INN
2 = N 221 = 0 1 1 2 hi log 2i
(12.60)
2
R1i
Ne segue che il coefficiente di mutua induzione M
M =

2
I1

R
0 N1 N 2
hi log 2i
2
R1i

(12.61)

15

Infine, confrontando M2 con L1L2, si ha:


R
2N 2N 2
M = 0 1 2 2 hi2 log 2i
R1i
4

L1 L2 =

R N2
R
0 N12
he log 2 e 0 22 hi log 2i =
2
R1e 4
R1i

(12.62)

R
R
02 N12 N 22
he hi log 2 e log 2i > M 2
2
R1e
R1i
4
Se ne conclude che in questo caso laccoppiamento tra i due solenoidi non perfetto.
Il coefficiente di accoppiamento k :
R

log 2i

M
R1i
h

= i
k=
L1 L2 he log R2 e

R1e

(12.63)

16

13.

Misura della caratteristica B-H

La caratteristica B-H pu essere misurata con lapparato sperimentale mostrato in fig. 13.1. Il
materiale magnetico collocato allinterno di un solenoide toroidale come quello discusso nel
paragrafo 12. Lavvolgimento costituito da N1 spire percorse da una corrente i la cui intensit pu
essere variata opportunamente, ad esempio con una resistenza2 variabile collegata ad un generatore
sinusoidale. Unaltra resistenza in serie pu consentite di associare il valore vH(t) della differenza di
potenziale ai suoi morsetti alla corrente i:
vH(t)=RHi(t)

(13.1)

vH(t)
R
VAB(t)

vB(t)

Figura 13.1 Un apparato sperimentale che consente di misurare la caratteristica B-H

Le linee di campo, come gi si visto, sono circonferenze con il centro sullasse di simmetria del
toro e che si sviluppano allinterno del toro stesso concatenando le N1 spire dellavvolgimento. Il
campo magnetico pertanto determinato dalla sola legge della circuitazione, che, applicata alla
generica circonferenza di raggio r, fornisce

H dl = H dl = H 2r = N i

(13.1)

Supponendo che il raggio maggiore R dellavvolgimento toroidale sia grande rispetto alla
dimensione della sua sezione, possiamo ignorare la variazione di r allinterno della sezione ed
approssimare r con un raggio medio di valore R. Risulta quindi
Ni
Ni
(13.2)
H= 1 1
2r 2R
Per misurare B si pu far riferimento alla legge dellinduzione (12.27). A questo scopo avvolgiamo
sul toro un altro circuito costituito da N2 spire e chiuso con una impedenza elevata, in modo da
assorbire una corrente trascurabile. In tal modo il campo H non subisce apprezzabili variazioni.
Con riferimento alla fig. 13.2, la tensione indotta sulle N2 spire, nellipotesi che queste siano
realizzate con un conduttore di resistivit trascurabile, risulta essere:

d
dt

E tdl = E tdl + E tdl = V

spira

int A

AB

(13.3)

ext B

La regolazione dellintensit della corrente pu essere ottenuta pi convenientemente con un Variac, un autotrasformatore a rapporto spire variabile.
17

int

ext

int

S
ext

Sext

ext

B
B

Figura 13.2 I riferimenti per il calcolo della tensione VAB sulla curva

Considerando il campo dinduzione B parallelo ad H e praticamente costante allinterno del toro, si


ha per il flusso

= B n dS = N 2 B n dS + B n dS N 2 B dS = N 2 BS
S

e quindi
B=

Sext

(13.4)

(13.5)
N2S
Nella (13.4) si tenuto conto che linduzione magnetica al di fuori del solenoide toroidale
trascurabile e, pertanto, non dipende dalla forma di ext. In tal modo, si pu anche assumere che la
tensione tra A e B sia indipendente dalla forma della curva ext e sia quindi pari alla differenza di
potenziale VAB.
Linduzione magnetica B pu essere ottenuta integrando nel tempo la tensione VAB:
t

(t ) = (0) + V AB (t )dt

(13.6)

Lintegrazione pu essere facilmente realizzata con un circuito integratore, quale ad esempio un


circuito RC (fig 13.1) con una costante di tempo RC molto elevata rispetto al periodo della forma
donda del generatore sinusoidale che alimenta lavvolgimento di N1 spire. Con riferimento al
circuito di fig. 13.1, si ha infatti:
dv
RC B + v B = V AB (t )
(13.7)
dt
e, con lipotesi fatta sulla costante di tempo RC:
dv
RC B V AB (t )
(13.9)
dt
Risulta allora:
t
1
(13.10)
v B (t ) = v B (0) +
V AB (t )dt
RC 0
Riassumendo, si ha che le due tensioni sono proporzionali rispettivamente ad H ed a B:

2R
H
v H = R H i = R H
N 1

1
1

1
V AB (t )dt =
=
N2S B

RC 0
RC

RC
Esse possono quindi consentire di tracciare la caratteristica B-H, utilizzando, ad esempio, un
oscilloscopio, in cui i morsetti associati alla deflessione orizzontale sono alimentati da vH e quelli
t

vB =

18

della deflessione verticale sono alimentati da vB. Il diagramma che si ottiene, nel caso di un
materiale ferromagnetico riportato schematicamente in fig. 13.3.

Figura 13.3 La curva del ciclo disteresi ottenuta in risposta ad una corrente sinusoidale

19

14.

Circuiti magnetici

Introduzione
Lutilizzo di materiali ad alta permeabilit magnetica consente di realizzare i cosiddetti circuiti
magnetici, cio circuiti nei quali linduzione magnetica canalizzata allinterno dei medesimi.
Per comprendere quali siano gli ingredienti necessari alla realizzazione di un circuito magnetico,
si confrontino le equazioni della conduzione stazionaria, ove il concetto di circuito elettrico stato
gi introdotto, e le equazioni della magnetostatica. Assumendo che i materiali siano lineari, si ha:
E T d l = E

SJ n dS = 0

J = ET

H dl = I

SB n dS = 0

B = H

(14.1)

dove ET = E + Em , ed Em il campo elettromotore. Si verifica immediatamente che le equazioni


della magnetostatica corrispondono alle equazioni della conduzione stazionaria a patto di effettuare
le seguenti corrispondenze:
H ET
BJ

(14.2)

I E

dove E = ET dl , ricordiamo ancora, la forza elettromotrice agente sul percorso .

Il funzionamento dei circuiti magnetici pu essere compreso ed il loro modello pu essere


formalizzato convenientemente, tenendo conto della corrispondenza stabilita nelle (14.2). In modo
particolare, ricordiamo che in un circuito elettrico la densit di corrente canalizzata nei
conduttori elettrici grazie al fatto che il conduttore elettrico a contatto con un isolante (la guaina di
plastica o laria). In altri termini, la circostanza che c / est ( c e est sono la conducibilit
del conduttore e del mezzo esterno, rispettivamente) limita la circolazione della corrente elettrica
allinterno dei conduttori i quali, in aggiunta, sono un tubo di flusso per J. Ci suggerisce che per
realizzare un circuito magnetico necessario avere c / est e che il medesimo consente di
canalizzare B, il corrispondente di J nella magnetostatica. Poich non sono noti materiali che si
comportano da isolanti magnetici ( est = 0) , la condizione c / est deve essere soddisfatta,
almeno approssimativamente, impiegando materiali con elevata permeabilit magnetica, cio con
c . La scelta del materiale da impiegare per la realizzazione di un circuito magnetico ricade,
pertanto, sui materiali ferromagnetici.
Di seguito analizziamo il comportamento di sistemi magnetici nellambito dellapprossimazione a
-infinito, cio sistemi nei quali i materiali magnetici presentano una permeabilit magnetica
infinita.

20

Tensione magnetica, forza magnetomotrice e legge di Hopkinson


Consideriamo il tubo di flusso3 indicato in figura 14.1 e la curva contenuta allinterno del
medesimo. La legge di Ampre riferita alla curva si scrive H dl = I ; assumendo che il

materiale attraversato dal tubo di flusso sia lineare ( non necessariamente uguale a +) si ha:
I = H dl = 1B tdl

(14.3)

n
Sl

A.

. .

SA

SB

.B

Figura 14.1.Un tubo di flusso con le sue correnti concatenate indicate con . e .

dove t il versore tangente alla curva. Sia il flusso nella sezione traversa del tubo di flusso
corrispondente allascissa curvilinea l, orientata in modo coerente al verso di t :
= B n dS .
(14.4)
Sl

Se il tubo di flusso sufficientemente piccolo, si ha che n = t e la (14.4) diventa:


= S l B t .
(14.5)
Da ci si ha che:
1
(14.6)
I =
dl
S
l l
dove l la permeabilit magnetica allascissa curvilinea l. Si presti particolare attenzione ai
riferimenti utilizzati per ricavare la (14.6): il flusso valutato nel verso concorde con il versore t
e la somma delle correnti concatenate I valutata secondo la regola della mano destra associata al
verso di percorrenza definito da t .
Tenuto conto che I corrisponde alla forza elettromotrice (vedi 14.2) E , essa anche detta forza
magnetomotrice. La (14.6) la legge di Hopkinson, comunemente scritta con lintroduzione della
riluttanza R:
3

Un tubo di flusso per un campo vettoriale solenoidale definito con riferimento ad una linea chiusa non coincidente
con una linea di campo. Linsieme delle linee di campo che la intersecano individua una superficie Sl che costituisce la
frontiera del volume chiamato tubo di flusso. Il tubo di flusso caratterizzato da un valore costante del flusso associato
ad una qualsiasi sezione del tubo stesso, orientata con coerenza rispetto al verso delle linee di campo. Per costruzione,
infatti, il flusso uscente da Sl nullo. Risulta quindi identico il flusso associato a due generiche sezioni del tubo. Basta,
a questo scopo considerare il flusso uscente dalla superficie chiusa costituita dalle due sezioni in esame e dalla
superficie laterale del tubo da esse delimitata, flusso che nullo per la solenoidalit del campo.
21

(14.7)
f .m.m. = R
1
La riluttanza R =
dl ha una espressione che formalmente corrisponde alla resistenza elettrica
S
l l
introdotta nella conduzione stazionaria.
La (13.6) fornisce la definizione di riluttanza per un tubo di flusso chiuso. Il concetto pu essere
esteso ad un tratto di tubo di flusso. Si consideri il tratto compreso tra le superfici SA e SB
perpendicolari alle linee di campo nel tubo di flusso. Con gli stessi argomenti utilizzati per derivare
la (14.6), si ha che:
(14.8)
H d l = R A B
A B

dove

H dl

la cosiddetta tensione magnetica che compete al tratto AB del tubo di flusso ed

A B

R A B =

A B

1
Sl l

dl la riluttanza che compete a tale tratto. Si noti che la caduta di tensione

magnetica, in generale, non dipende dagli estremi di integrazione se le superfici SA e SB sono


ortogonali al tubo di flusso e se la densit di corrente nel volume del tubo nulla.
Circuiti magnetici
Consideriamo la situazione di figura 14.2 nella quale un materiale con presenta un traferro
e sul quale stato realizzato un avvolgimento costituito da N spire percorse dalla corrente I.
Per quanto osservato in precedenza, la superficie del materiale magnetico approssimativamente un
tubo di flusso per linduzione magnetica. Tuttavia, evidente che se una generica linea di flusso si
chiudesse allinterno del materiale la legge di Ampre verrebbe violata. Pertanto, ed questa la
differenza principale con i circuiti elettrici, dobbiamo ammettere che alcune linee di campo si
sviluppino anche allesterno del materiale. Comunque, se il traferro molto piccolo rispetto alle
altre dimensioni geometriche, si pu dimostrare che linduzione magnetica attraversa lesterno del
materiale solo in corrispondenza del traferro. Infatti, date due tubi di flusso elementari che
concatenano lavvolgimento, identificati dalle linee di campo4 1 e 2, si ha che H dl = H dl e,
1

tenuto conto che la tensione magnetica del tratto delle curve nel materiale nulla (la corrispondente
riluttanza nulla) si ha che:
(14.8)
B dl = B dl .
1est

2est

Poich la curva 2est passando nel traferro ha lunghezza molto minore di 1est , si ha che B al traferro
molto maggiore di B su 1est .
Chiarita la struttura geometrica dei tubi di flusso, possiamo passare alla rappresentazione circuitale
di una rete magnetica. Per la costruzione della rappresentazione circuitale introduciamo come
incognite i flussi nelle sezioni dei tubi di flusso. Ad esempio, per il circuito magnetico di figura 14.3
introduciamo i flussi 1, 2 e 3 con i rispettivi orientamenti:

k = B n k dS
Sk

Dalla solenoidalit di B si ha che 1=2+3; infatti, presa una superficie chiusa S che interseca il
materiale in corrispondenza di S1, S2 e S3 si ha:

Per un tubo di flusso sottile si pu infatti supporre che la linea media del tubo sia una linea di campo
22

B n dS = B n dS B n dS + B n

0=

S1 U S 2 U S 3 U S L

SL

S1

dS + B n 3 dS

S2

S3

(14.9)

= 1 + 2 + 3
Una analoga relazione pu essere scritta in corrispondenza dellaltro nodo della rete magnetica. Si
noti che la (14.9) esprime la conservazione del flusso e corrisponde ad una LKC.
Per individuare le LKT, le quali fanno riferimento alle tensioni lungo i lati delle maglie, dobbiamo
analizzare le tensioni magnetiche. In particolare, abbiamo gi osservato che nei tratti in cui
la tensione nulla, ovvero il tratto schematizzabile come un corto circuito.

+
I

1est

2est

1
Figura 14.2. circuito magnetico che presenta un traferro di lunghezza .

+
I1

N1

n 1
3
3

n 2
2

n 3

N2

I2
Figura 14.3. Sinistra: un circuito magnetico. Destra: i riferimenti utilizzati per definire i flussi e i percorsi per gli
integrali di linea.

I tratti in aria presentano, invece, una tensione magnetica (attenzione ai riferimenti) data dalla
(14.8); utilizzando la legge di Ampre, alla curva chiusa che attraversa i traferri 1 e 3 e,
successivamente, a quella che coinvolge i traferri 2 e 3, si ha:
(14.10)
N 1 I 1 = H dl + H dl = R3 3 + R1 1
3

N 2 I 2 = H d l + H dl = R3 3 + R 2 2
3

(14.11)

le quali sono interpretabili come LKT associate al circuito elettrico di figura 14.4 (destra) dove la

1
riluttanza Rk vale
dl k .
Sk 0
k Sl l

23

Figura 14.4. La rete elettrica equivalente.

Esercizio: calcolo dei coefficienti di auto e mutua induzione in presenza di un circuito magnetico
Calcolare i coefficienti di auto e mutua induzione per il circuito magnetico riportato in figura 14.4
(sinistra). Gli avvolgimenti sono costituiti da N1 e N2 spire, rispettivamente. I traferri, di spessore 1,
2 e 3 hanno sezioni trasverse di area S1, S1 e S3, rispettivamente.
Lobiettivo il calcolo dei seguenti coefficienti:
L1 =

1c
I1

; L2 =
I 2 =0

2c
I2

;M =
I1 = 0

1c
I2

(14.12)
I1 = 0

dove e sono i flussi concatenati con lavvolgimento 1 e con lavvolgimento 2,


rispettivamente.
Per il calcolo dei flussi 1c e 2c si ricorre al modello circuitale (rete magnetica) equivalente. Tale
modello si costruisce sostituendo gli avvolgimenti con opportuni generatori di f.m.m. e i tratti del
circuito magnetico con opportune riluttanze.
Si ricorda che la riluttanza di un tubo di flusso sufficientemente piccolo5 espressa dallintegrale
curvilineo:
1
(14.13)
R =
dl
S

l l

c
1

c
2

dove una curva contenuta nel tubo di flusso ed ortogonale alla sezione trasversa del tubo stesso,
la permeabilit magnetica e S la sezione trasversa del tubo di flusso. Lintensit del generatore
di f.m.m. associato ad un avvolgimento composto da N spire e percorso dalla corrente I vale NI ed
orientato in accordo con la regola della mano destra riferita alla corrente I.
La figura 14.1 (destra) mostra il modello circuitale del sistema fisico in questione. I valori dei
parametri dei componenti sono dati da:

R1 =

; R2 = 2 ; R3 = 3 ; A1 = N1 I1 ; A2 = N 2 I 2
0 S1
0 S2
0 S3

(14.14)

dove si tenuto conto che la riluttanza associata ai tratti di materiale magnetico vale zero in quanto
abbiamo assunto che la permeabilit magnetica sia infinita.
Osserviamo che, con le convenzioni utilizzate sulla rete equivalente, si ha:
1c = N11; 2c = N 22
(14.15)

Sufficientemente piccolo significa tanto piccolo da poter considerare linduzione magnetica uniforme in ogni sezione
trasversa.
24

pertanto, il problema del calcolo dei coefficienti (14.12) equivale al calcolo di 1 e 2 in


corrispondenza di opportune condizioni di alimentazione.

Figura 14.5. Le reti equivalenti per il calcolo dei coefficienti di auto e mutua induzione.

La rete equivalente richiesta per il calcolo di L1 si ottiene imponendo I2=0 (figura 14.5, sinistra).
Considerando che gli elementi R2 e R3 sono in parallelo, segue che:
A1
1' =
(14.16)
R1 + R2 // R3
da cui
N '
N 12
.
(14.17)
L1 = 1 1 =
I1
R1 + R2 // R3
La rete equivalente richiesta per il calcolo di L2 e M si ottiene imponendo I1=0 (figura 14.5, destra).
Il flusso 2'' vale:
A2
2'' =
.
(14.18)
R2 + R1 // R3
Applicando il partitore di corrente agli elementi R1 e R3 si ha che il flusso 1'' vale:
R ''
R3
A2
1'' = 3 2 =
.
R1 + R3 R1 + R3 R2 + R1 // R3
Dalle (7) e (8) si ha:
N ''
N 22
L2 = 2 2 =
I2
R2 + R1 // R3

(14.19)

(14.20)

N 1 N 2 R3
N 11'' N 1 R3 2''
.
(14.21)
=
=
I2
I 2 R1 + R3 (R1 + R3 )R2 + R1 R3
Per fissare le idee, si consideri il caso descritto da N 1 = 100 , N 2 = 200 , 1 = 2 = 3 = 2mm ,
M =

S1 = 25mm 2 , S 2 = 49mm 2 , S 3 = 36mm 2 . Sostituendo i valori numerici nelle (14.14), (14.17),


(14.20) e (14.21), si ha L1 = 0.12mH , L2 = 0.68mH , M = 0.14mH .

Circuito magnetico non lineare


Sia dato un nucleo di materiale ferromagnetico con un traferro di piccola ampiezza (fig 14.6).
Indichiamo con St, S1, S2, S3 le sezioni dei vari tronchi di lunghezza media t, l1, l2, l3 in cui si
suppone di poter scomporre il circuito magnetico (fig. 14.6), ciascuno approssimativamente
caratterizzato da uno stesso valore di flusso, indicato, rispettivamente con t , 1 , 2 , 3 .
25

Il materiale ferromagnetico dolce sia caratterizzato, in assenza di isteresi da una relazione


costitutiva B-H non lineare (fig. 14.7)
l2
I

l3

l1
t

Figura 14.6. Un circuito magnetico (sinistra). Alcune linee di campo ed i riferimenti scelti per i flussi (destra).

H
Figura 14.7. Legame B-H per un materiale ferromagnetico dolce. Larea del ciclo di isteresi trascurabile.

Problema diretto
Si vogliano calcolare le amperspire necessarie per ottenere una determinata induzione Bt nel
traferro.
A causa del flusso disperso in area, non tutto il flusso concatenato con lavvolgimento interessa il
traferro e, pertanto, ci giustifica la definizione di differenti valori di flusso associati ai differenti
tratti del circuito magnetico. E possibile definire approssimativamente, con il calcolo o in via
sperimentale, dei coefficienti k1 , k 2 , k3 , che esprimano il rapporto tra il flusso nei differenti tratti
del nucleo rispetto al flusso nel traferro. Si ha cos
1 = k1 t , 2 = k 2 t , 3 = k3 t .

(14.22)

dove
t = Bt St
La legge della circuitazione, applicata alla linea media del magnete, impone

B dl = Ni .

Tenendo conto dei vari tratti in cui stato scomposto il circuito magnetico, si ha
Bt

t+

B1

l1 +

B2

2l2 +

B3

2l3 = Ni

(14.23)

26

t
t'''
t''
t'

NI
Figura 14.8. Curva di magnetizzazione totale.

I valori medi di induzione B1 , B2 , B3 possono essere ottenuti dai corrispondenti valori di flusso,
noti, in virt delle (14.22):

B1 = 1 = k1 t , B2 = k 2 t , B3 = k 3 t
(14.24)
S1
S1
S2
S3
In base poi alla curva caratteristica del materiale (fig. 14.7) si ricavano il corrispondenti valori di H
e quindi delle permeabilit 1 , 2 , 3 . Si ottiene infine dalla (14.23)
t
kl
2k l 2k l
Ni = t
+ 1 1 + 2 2 + 3 3
0 St 1S1 2 S 2 3 S3

(14.25)

Problema inverso
Si voglia calcolare linduzione Bt nel traferro corrispondente ad una certa f.m.m. Ni.
Si noti che non possibile, in questo caso, utilizzare direttamente lespressione (14.25), poich non
sono noti i valori delle permeabilit nei singoli tratti. Conviene allora prefissare un certo numero di
valori del flusso al traferro (ad esempio 't , 't' , 't'' ) e, per ciascuno di essi calcolare la
corrispondente f.m.m.. Riportando questi valori su un diagramma, possibile ottenere per
interpolazione la caratteristica di magnetizzazione totale (fig. 14.8), che esprime per ogni valore
della f.m.m. il corrispondente valore di flusso al traferro. Tracciata la caratteristica, essa pu servire
sia per determinare la f.m.m. corrispondente ad un determinato flusso, sia per risolvere il problema
inverso.
Potenza di eccitazione
Il numero di spire N che caratterizzano la f.m.m. A=Ni viene determinato in base alla potenza
elettrica disponibile. Infatti il circuito elettrico caratterizzato da una resistenza R = Nl / S , dove l
ed S sono la lunghezza e la sezione di ciascuna spira attraversata dalla corrente i, e quindi assorbe
una potenza P = Ri 2 . Si noti che, a parit di amperspire, la potenza assorbita non dipende dal
numero di spire.
Definita ST=NS la sezione complessiva dellavvolgimento e ragionando a parit di amperspire e di
densit di corrente ammissibile (J=i/S=Ni/ST), risulta infatti
Nl 2 l ( Ni ) 2
lA
P=
i =
=
S
NS
ST
Fissata J e, con essa, ST il numero di spire dipende dalla tensione di alimentazione:
Nl
Nl
V = Ri =
i=
J
S

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t
lm

.P
Am

Figura 14.9. Circuito magnetico con magnete permanente (Sinistra). Determinazione grafica del punto di lavoro P.

Si noti che se la resistenza ohmica fosse nulla, nessuna potenza sarebbe necessaria per sostenere la
magnetizzazione. In tal caso, la sola energia richiesta quella ceduta dal circuito elettrico al campo
magnetico durante il tempo in cui la corrente passa dal valore zero ad i.

Circuito magnetico con magnete permanente

Si consideri il circuito magnetico di figura 14.9, costituito da un magnete permanente (m) di sezione
Sm e lunghezza lm, da due tratti ad elevata permeabilit e da un traferro di piccola ampiezza t e
sezione St. Si supponga che il circuito magnetico sia un tubo di flusso caratterizzato dal flusso
t = Bt St al traferro e m = Bm S m , essendo Bt e Bm e valori medi dellinduzione nel traferro e nel
magnete. In assenza di dispersioni deve essere
m = t
(14.26)
Poich non esistono correnti concatenate con la linea media del circuito magnetico, la legge (14.7)
dei circuiti magnetici si riduce alla
Rm m + Rt t = 0
(14.27)
essendo nulla la f.m.m. totale e trascurabile la riluttanza dei tratti ad alta permeabilit. Nella (14.27)
le riluttanze sono date, come di consueto, dalle espressioni approssimate
t
Rt =
(14.28)
0 S t
l
Rm = m
(14.29)
m Sm
E conveniente esprimere la relazione costitutiva (Hm,Bm) del materiale ferromagnetico del magnete
permanente, con un cambio opportuno di scala degli assi, in modo da esplicitare il legame tra
tensione magnetica Am = H m lm e flusso m = Bm S m (fig. 14.9).
Il punto di funzionamento del magnete, nel piano ( Am , m ) , pertanto determinato, utilizzando le
relazioni (14.26-14.27), imposte dal circuito magnetico, dal vincolo
Am = Rm m = At = Rt t
(14.30)
e quindi dalla retta
A
(14.31)
m = m
Rt
che passa per lorigine con pendenza negativa 1 / Rt .
Il punto di lavoro del magnete deve inoltre appartenere alla sua curva caratteristica ed quindi dato
dallintersezione di questa curva con la retta (14.31), cos come illustrato in fig. 14.9.

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Si noti che, mentre nel traferro campo magnetico e induzione sono equiversi, nel magnete, H e B
sono discordi.
Se si vogliono determinare le dimensioni (lunghezza lm e sezione Sm) di un magnete per ottenere un
assegnato valore di Bt in un dato traferro di lunghezza t e sezione St si pu procedere come segue.
Si riscriva la (14.30), Am = At , esplicitando le tensione magnetiche in termini del campo
magnetico H ( Am = H m lm e At = H t t ). Si ottiene

Bm

.P
Hm, Bm|Hm|
Figura 14.10. Individuazione del punto di lavoro che consente di minimizzare il volume del materiale ferromagnetico
utilizzato.

H t t = H m lm

Risulta anche dalla (14.26)


Bt St = Bm Sm
Moltiplicando tra loro la (14.32) e la (14.33) si ottiene
Bt H tVt = Bm H m Vm

(14.32)
(14.33)

(14.34)

dove Vm e Vt sono i volumi di magnete e traferro. E opportuno scegliere il punto di lavoro


minimizzando il volume del magnete e conseguentemente massimizzando il prodotto Bm H m . Si
ricordi infatti che, nel caso in esame, il primo membro della (14.34) assegnato. La figura 14.10
mostra come si determina il punto P con {Bm H m }max
Una volta determinato il punto P (e, quindi, H m e Bm ), in base alle (14.32) e (14.33) si determinano
lm ed Sm

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