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BATTUTA: riflessioni tecnico-tattiche

Premetto che non esiste fondamentale avulso dagli altri; anche la battuta, pertanto, quale (sempl. ) il
gesto di inviare nel campo opposto la palla, è correlata al muro, alla difesa, al contrattacco, ecc.
Spesso e giustamente rappresenta il primo fondamentale d’attacco, che non permette tentativi, ma dal
quale dipende il buon esito del sistema di gioco prescelto.Appresso esporrò qualche breve ( e spero
semplice ) riflessione sul servizio, prendendo spunto dalle mie esperienze di atleta ed allenatore semi-
professionista.
Scelta: occorre, preliminarmente, scegliere il tipo di battuta da effettuare, in dipendenza del momento
della gara, delle capacità tecnico-emotive del giocatore, dei ricevitori avversari. Bisogna, cioè,
valutare ( una specie di analisi costi/ benefici) fino a che punto conviene rischiare in quel particolare
momento di gioco, valutazione che è strettamente collegata al fatto che non tutti gli atleti sono -per
così dire – autorizzati a forzarne l’esecuzione ( sulla base di una costante scoutizzazione delle
prestazioni precedenti, infatti, il coach determina quali giocatori possono/ devono rischiare - per es.
battendo in salto – pur di ottenere un punto diretto ! ); del resto, poi, si aggiunga la considerazione
che vi sono rotazioni dell’avversario in cui la nostra battuta si trova a confrontarsi con la miglior
ricezione altrui ( si pensi al caso di una ricezione a 2 o 3: con il libero che moltiplica le capacità
ricettive di uno o due compagni di squadra ! ). Per sintetizzare il concetto, direi che la battuta in sé
deve fare i conti con limiti oggettivi ( momento di gara – ricezione avversa ecc. ) e soggettivi
( capacità del battitore, ecc. ).
Correlazione battuta-muro-difesa:
E’ implicita con quanto premesso una correlazione tra fondamentali della c.d. Fase Punto: trattasi di
un aspetto peculiare della nuova pallavolo, ma che in parte deriva dal vecchio sistema del “cambio-
palla”.
Oggi il Rally Point System comporta una dinamicità di gioco tale da non consentire pause nemmeno
alle squadre più forti ( si può, cioè, perdere un set quando si incappa in pause/ errori gratuiti / super-
prestazioni degli avversari, ecc. ); in passato il momento determinante della gara era quindi costituito
dal possesso-palla, dall’opportunità di servire per la trasformazione in punto! Anche negli anni
addietro, pertanto, una correlazione tra fondamentali della F.P. era indispensabile per vincere.
Oggi tale concetto deve necessariamente essere rivalutato sotto l’aspetto delle innovazioni
regolamentari ed alla luce del progressivo innalzamento dell’altezza media degli atleti:
la mancanza del “tentativo” di battuta ha trasformato il servizio in gesto unico, carico di tensione, da
curare nel dettaglio ( rincorsa, lancio del pallone, colpo sulla palla, ecc.), da padroneggiare al fine di
ottenere uno dei risultati possibili ( punto diretto, centrare una zona di conflitto, ovvero togliere/
limitare una delle possibilità d’attacco agli avversari), avvicinandolo quasi al secondo servizio
tennistico ( gesto che si effettua meccanicamente e con scarna possibilità d’errore per correggere il
precedente fallo e rimettere in moto il gioco assicurandosi un minimo vantaggio sul concorrente).
Quanto alla ricerca d’elevare l’altezza media dei giocatori, è intuitivo che le Società di Volley spesso
curano un c.d.. piano-altezza che si articola in varie fasi, nel rispetto della vita dei giovani che
decidono di accostarsi al nostro meraviglioso sport, sulla scorta del numero dei praticanti ed in base
alla media riscontrabile nel tessuto sociale del territorio in cui operano.
Analisi ( sintetica) della correlazione battuta-muro- difesa:
In primis credo che per eguagliare i modelli proposti in Serie A bisognerebbe avere a disposizione
atleti professionisti e programmare un minuzioso studio delle rotazioni proprie e degli avversari, gara
dopo gara, con tutte le variabili legate all’utilizzo di ogni atleta in rosa ( ed al loro stato di forma )!
Per limitare notevolmente tutto ciò alle indispensabili nozioni che qui è possibile riassumere per
evitare lungaggini, dirò che punto di partenza decisivo è il fatto che occorre avere le idee chiare sulla
c.d. categoria di riferimento ( cioè il campionato che si dovrà disputare, la media altezza degli atleti
che in esso militano, ecc. ) e sul sistema di gioco prescelto per vincere un ( /quel ) determinato match.
Il ruolo del coach consiste proprio nell’individuare un certo sistema, farlo assimilare alla squadra
( per il caso concreto e/o per tutto il campionato! ), essere in grado di modificarlo in corso di gara ( se
qualcosa va’ storto, senza però snaturarlo! ), adottarlo sulla base delle c.d. risorse umane che si
dispongono, ossia staff in campo ( atleti ) e staff tecnico di supporto ( per es. i rilevatori di scout ).
Nella fase di apprendimento del sistema l’allenatore dovrà correggere eventuali errori ( applicando il
concetto che non si deve allenare l’errore! ) e concordare con i giocatori ulteriori misure che
potranno tornare utili durante la gara ( si pensi a varianti che possano risolvere black-out agonistici:
una scelta opzionale di muro anziché una lettura su avversario poco chiamato a concludere, ecc. ).
Non sarà mai tempo sprecato: in allenamento si può provare tutto, in gara abbiamo solo 2 time-out
( nelle serie maggiori si possono sfruttare anche i 2 c.d. tempi tecnici ) ed in pochi secondi non è
facile infondere profonde modifiche al sistema predisposto “ a tavolino ” ed inoltre non tutti gli atleti
sono così lucidi da comprendere cosa vogliamo modificare da quell’ istante in poi! .
Addentriamoci nel discorso tecnico: abbiamo sufficienti ( scout, ecc. ) elementi sogg.vi ed ogg.vi per
conoscere i nostri giocatori e gli avversari? Bene, concordiamo un sistema con la squadra e cerchiamo
di applicarlo ( fin dove sia possibile! ) in gara.
Scegliamo una rotazione equilibrata, ove il nostro miglior battitore esegua il gesto con a muro i nostri
migliori davanti e dietro ( dove si gioca l’altra “partita nella partita ” altrettanto fondamentale per la
vittoria ) altri due giocatori che si esprimano ottimamente in difesa ( meglio se uno di essi sia il libero
, ancor più se siano 2 liberi, per come innovato da Montali in occasione della recente W.L.2005 con
l’utilizzo di Farina non in maglia “speciale”! ), chiediamogli di battere in base agli obiettivi sopra
descritti per opporre il nostro miglior muro e relativa difesa all’eventuale attacco avverso; specifici
cambi – per es. a muro - possono tornare utili pure nelle parti conclusive dei sets ( previo allenamento
peculiare dei sostituti allo stress psicologico – leggasi paura di sbagliare – di quei momenti con
esercizi che li allenino a fugare detta tensione dai gesti tecnici che essi dovranno compiere in modo
automatico).Si consideri, altresì, lo studio del palleggiatore avversario e suoi eventuali limiti ( per es.
non è capace di alzare in Z.2 se la ricezione lo costringe ad alzare in prossimità di Z.5; non velocizza
se il Centrale riceve oltre i 3 mt., ecc. )
La correlazione si fonda, vieppiù, sulla capacità di adattamento alle altrui contromosse, per cui si
deve spiegare alla squadra il sistema da realizzare ed il c.d. contro-sistema attuabile dagli avversari,
onde evitare stalli negativi del sistema concretamente adottato per quella gara: intendo dire che chi
batte deve prevedere una sostituzione che alzi il tasso tecnico della ricezione avversaria, senza che ciò
alteri l’incisività delle scelte programmate ( per es. il battitore potrà comunicare a chi mura di
modificare tipo/ zona di destinazione del servizio in modo che l’opposizione a rete risulti ancora
adeguata alla nuova scelta nell’ambito del sistema adottato ).
Come si nota ogni confronto in campo non è frutto di casualità! Tutto viene previsto, studiato e
sviscerato fino in fondo ( addirittura estremizzato in Serie A1, ove la qualità dei giocatori permette
soluzioni ed aggiustamenti repentini come una sorta di partita di scacchi! ).

Ippolito Fazio
( All. 2° - Comitato CT )